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Effetto dazi sul vino, export calato del 3,7% nel 2025

La notizia era ampiamente attesa, alla luce dell’instabilità del quadro internazionale aggravata dalla tempesta dazi, ma non per questo è meno importante: nel 2025 le esportazioni di vino italiano sono diminuite sia volume che a valore. Lo scorso anno si è chiuso con un totale di 21 milioni di ettolitri spediti (-1,9% rispetto al 2024) per un controvalore di 7,78 miliardi di euro (-3,7%). Lo rileva l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sulla base dei dati rilasciati dall’Istat.
Nel complesso, il gap per il vino rispetto allo scorso anno segna -300 milioni di euro, per un saldo attivo con l’estero che, pur rimanendo nella top 5 dei principali comparti del made Italy per bilancia commerciale, scende del 4,3% (a 7,2 miliardi di euro).

PESA IN NEGATIVO LA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO
La performance del vino italiano a valore è stata fortemente condizionata dai dazi statunitensi e dalle dinamiche da essi innescate nel secondo semestre, come la svalutazione del dollaro: il mercato Usa (-9,2%, a 1,76 miliardi di euro) si contrae di 178 milioni di euro che pesano per quasi il 60% sul deficit rispetto all’anno precedente. L’extra-Ue paga il 6,4% (-11,6% nel secondo semestre) e chiude a 4,6 miliardi di euro, mentre tengono i mercati Ue (+0,5%), a quasi 3,2 miliardi di euro.

NON SOLO USA: SEGNO MENO ANCHE PER UK E CANADA
Tra i top 12 Paesi terzi – rileva l’Osservatorio – è solo il Brasile a segnare luce verde per il vino italiano con una crescita del 3,8%. Segno meno, oltre agli Usa, anche per gli altri principali mercati della domanda: -3,9% UK, -5,9% Canada, -4,2% Svizzera, -16% Russia. Diverso lo scenario Ue, dove tiene la Germania (+0,6%, a 1,1 miliardi di euro) e crescono ancora la Francia (+3,6%) e i Paesi Bassi (+5,6%). Tra le regioni, segno negativo per le 3 capofila: il Veneto a -1,2% (2,9 miliardi di euro), la Toscana (-2%) e il Piemonte (-2,2%). Lato tipologie, a valore perdono meno gli spumanti (-2,5%, 2,3 miliardi di euro) dei fermi e frizzanti (-4,3%, a 5 miliardi di euro).

RIPARTIRE DAL MERCATO UE
L’Europa ha calmierato la perdita – sintetizza Lamberto Frescobaldi, Presidente Uiv – e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri. La ‘sveglia’ generata dai dazi ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni”.

LA FRANCIA FA PEGGIO DI NOI
Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti – aggiunge Paolo Castelletti, Segretario Generale Uiv –, in particolare negli Usa si registra un calo nel periodo che sfiora il 23% e punte del -28% dei rossi fermi in bottiglia, oltre a una contrazione del prezzo medio del 10,8%. Una condizione anomala del mercato che si riflette anche nelle dinamiche accusate dai competitor: la Francia, che rimane primo supplier con 1,9 miliardi di euro, chiude l’anno con un calo doppio rispetto al nostro (-18,8%, -39,1% nel secondo semestre). Paradossalmente l’Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all’anno scorso. Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita”.