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Amica Chips, Pata e Preziosi Food sanzionate dall’Antitrust

Un’intesa segreta e continuata per ripartirsi la fornitura di snack salati prodotti per conto della Gdo. Un vero e proprio patto di non belligeranza, come lo definisce l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, siglato da Amica Chips, Pata e Preziosi Food. Il tutto in aperta violazione dell’articolo 101, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e che ha indotto l’Antitrust a deliberare una sanzione da oltre 23 milioni di euro.
Queste le cifre: Amica Chips, che nel 2024 ha raggiunto un fatturato superiore ai 137 milioni di euro, dovrà pagare 8,2 milioni di euro. Pata, che sempre nel 2024 ha registrato ricavi per oltre 188,8 milioni di euro, si è vista comminare più di 7,5 milioni di euro. Infine, per Preziosi Food – accreditata di più di 83,3 milioni di euro di fatturato nel 2024 – l’ammenda è pari a 7,5 milioni di euro.

TUTTO È INIZIATO DA UNA SEGNALAZIONE ANONIMA
Il procedimento era stato avviato a settembre 2024 a seguito di una segnalazione anonima, ricevuta attraverso la piattaforma di whistleblowing dell’Autorità. In quella fase l’ipotesi era che, quantomeno nel 2024, le società Amica Chips e Pata avessero concertato le proposte di prezzo da presentare ai buyer delle catene della Gdo relativamente alle patatine fritte a marchio privato.
Nello stesso mese partirono le ispezioni presso le sedi delle due società e in quella di Preziosi Food, altro copacker del settore chips e dunque ritenuto potenzialmente in possesso di informazioni e documenti rilevanti ai fini della corretta ricostruzione dei fatti.

L’AMMISSIONE DI RESPONSABILITÀ
Va detto che nel corso dell’istruttoria le aziende coinvolte hanno riconosciuto la propria responsabilità, arrivando a retrodatare l’intesa rispetto a quanto aveva autonomamente appurato l’Antitrust. Nel caso di Amica Chips e Pata l’accordo risale a maggio del 2016 e ha avuto una durata di 8 anni e 4 mesi, mentre per Preziosi Food la data di inizio è stata collocata a gennaio 2019, il che equivale a un totale di circa 5 anni e 8 mesi.
Il testo del provvedimento dell’Agcm racconta nel dettaglio cosa è accaduto in questo lungo periodo, a cominciare dal patto di non belligeranza tra Amica Chips e Pata, “inizialmente limitato ad alcuni clienti e poi gradualmente esteso dal 2018 alla totalità delle catene della Gdo che richiedevano prodotti per le referenze pl”.
L’accordo prevedeva che ciascuna delle due aziende “si astenesse dal contattare in maniera attiva e mirata gli operatori della Gdo al fine di sviluppare nuovi rapporti di fornitura, limitatamente alle referenze già rifornite dall’altra parte salvo eccezioni”.

LE OFFERTE ALLA GDO VENIVANO CONCORDATE
Secondo l’Agcm, le evidenze dell’istruttoria attestano che le tre aziende in questione hanno coordinato le offerte relative a snack salati a marchio del produttore in relazione a numerose catene. L’elenco è davvero lungo: Lidl, Eurospin, Agorà, Penny Market, Esselunga, Decò, Crai, Coop, Carrefour, C3, Aldi, Selex e Conad.
In base a quanto ricostruito dall’Agcm, il coordinamento delle offerte è avvenuto con riferimento a quegli operatori della Gdo che hanno mostrato interesse a cambiare fornitore o a sondare il mercato alla ricerca di offerte migliori. L’intesa si è quindi tradotta nella presentazione di offerte maggiorate – così da favorire l’azienda a cui, in base all’accordo, avrebbe dovuto essere assegnata la commessa – oppure non presentando alcuna offerta o “manifestando l’indisponibilità a fornire le referenze richieste adducendo, ad esempio, limitazioni alla capacità produttiva”.

FORNITURE RIPARTITE SU BASE TERRITORIALE
Qualche esempio? Nel provvedimento si legge che “nel 2016, Pata e Amica Chips si sono accordate affinché Pata presentasse delle offerte di comodo a Lidl. A partire dal 2019 l’accordo è stato esteso a Preziosi Food, che ha partecipato alla ripartizione territoriale della fornitura delle referenze con Amica Chips. La documentazione agli atti conferma che dal 2019, anno in cui Preziosi Food è diventato fornitore di Lidl, Amica Chips ha iniziato a fornire le referenze oggetto di ripartizione territoriale esclusivamente ai depositi del Nord e Centro Italia e non più a quelli del Sud, ossia Misterbianco e Molfetta, rifornite da Preziosi Food”.
E ancora: “Il coordinamento tra Amica Chips e Pata ha permesso a Pata di proteggere le sue forniture a Eurospin nel 2018, allorché questa aveva iniziato a chiedere quotazioni ad Amica Chips. Ad aprile 2022, inoltre, Amica Chips ha presentato un’offerta di comodo ad Eurospin al fine di favorire l’aggiudicazione della commessa a Pata e, a ottobre 2022, ha comunicato a Eurospin, dandone conto al responsabile commerciale di Preziosi Food, la propria indisponibilità a produrre, funzionale a proteggere le forniture di Pata e Preziosi Food”.
Amica Chips e Pata, inoltre, si sono incontrate più volte nel 2022 “per affrontare il tema della difficile congiuntura di mercato, in un contesto caratterizzato dal significativo aumento dei prezzi delle materie prime, successivamente inviando comunicazioni di aumenti alla generalità dei clienti”.

PREMIATA LA COLLABORAZIONE DI PATA E AMICA CHIPS
Nel definire l’ammenda da pagare, l’Antitrust ha applicato il proprio programma di clemenza e ha concesso a Pata e ad Amica Chips il beneficio della riduzione della sanzione, nella misura del 50% e del 30% rispettivamente, in considerazione delle evidenze prodotte, definite significative dalla stessa Agcm ai fini della prova dell’infrazione.
Inoltre, l’Autorità ha attivato – per la prima volta dalla sua introduzione – la procedura di transazione prevista dall’art. 14-quater della legge 10 ottobre 1990, n. 287 e, grazie al buon esito di tale procedura, le tre società hanno beneficiato di una ulteriore riduzione dell’ammenda. Nel caso di Amica Chips e Pata, infatti, gli importi ricadono nelle forcelle dalle stesse accettate nelle rispettive proposte di transazione, mentre per Preziosi Food la sanzione rispecchia l’ammontare accettato dalla società nella propria proposta transattiva.

L’Antitrust avvia un’indagine sulla crescita dei prezzi in Gdo

Si accende il faro dell’Antitrust sulla crescita dei prezzi in Gdo. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata nell’ambito della filiera agroalimentare. Lo spunto lo ha dato la netta divaricazione determinata negli ultimi anni tra l’inflazione generale e l’inflazione dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quello segnato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%). L’Autorità sottolinea che, a fronte di questi aumenti dei prezzi al consumo, i produttori agricoli lamentano spesso una compressione o, quanto meno, una crescita inadeguata dei propri margini, che potrebbe essere in parte riconducibile al forte squilibrio di potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della grande distribuzione organizzata.

APPROFONDIMENTI ANCHE SU SUPERCENTRALI E CONTRATTI
Lo spettro di interesse dell’indagine si preannuncia molto ampio e comprenderà supercentrali, consuetudini contrattuali e persino la Mdd. L’Autorità evidenzia infatti che nell’ambito della filiera agro-alimentare, l’anello della catena rappresentato dalla fase di scambio tra i distributori finali e i fornitori costituisce uno snodo cruciale, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori – e, di conseguenza, della redditività delle attività produttive a monte – sia per la definizione dell’andamento dei prezzi al consumo.
In tale contesto, l’indagine intende approfondire, tra l’altro, le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della Gdo, anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali); la richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, ovvero il cosiddetto trade spending); il crescente rilievo dell’incidenza dei prodotti a marchio del distributore.

IL RILIEVO CONCORRENZIALE DELLA MDD
Nella nota che ha comunicato l’apertura dell’indagine si precisa che i temi legati all’esercizio del potere di acquisto da parte delle catene distributive hanno un rilievo concorrenziale anche perché la gestione degli acquisti e della vendita dei servizi ai fornitori, come pure quella dell’approvvigionamento e del posizionamento dei prodotti private label, rappresentano un’importante leva strategica di competizione a valle tra gli operatori della Gdo e incidono direttamente sulle dinamiche di formazione dei prezzi finali.
L’Autorità ha avviato una consultazione pubblica sulle tematiche specificate in dettaglio nel provvedimento d’avvio dell’indagine: i soggetti interessati possono presentare contributi entro il 31 gennaio prossimo all’indirizzo e-mail IC58@agcm.it.

Faro dell’Antitrust su Amica Chips e Pata per presunta intesa anticoncorrenziale

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di Amica Chips e Pata per una presunta intesa restrittiva della concorrenza relativa alla produzione e alla commercializzazione di patatine a marchio privato realizzate per conto della Gdo. A seguito di una segnalazione anonima giunta a marzo scorso, i funzionari dell’Autorità – con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza – hanno già svolto ispezioni nelle sedi delle due aziende e di un altro soggetto ritenuto in possesso di elementi utili all’istruttoria. Secondo l’Autorità, le due società si sarebbero coordinate per evitare l’innescarsi di meccanismi concorrenziali nella negoziazione con le insegne e ripartirsi così la clientela, mantenendo in tal modo i prezzi a un livello sovra-concorrenziale. Tra le catene della Gdo interessate dalla condotta vi sarebbero Esselunga, Carrefour, Coop, Conad, Lidl, Aldi, MD e Penny.

Amica Chips e Pata sono i principali produttori italiani di chips a marchio privato. Nello specifico, Amica Chips è fornitore di Esselunga, Lidl, Carrefour, Selex e Crai, mentre Pata di Coop, Pam, Tigre, Conad, Eurospin e Despar. Secondo l’Antitrust, la segnalazione e le informazioni sinora raccolte permettono di ipotizzare l’esistenza, quantomeno relativamente al 2024, di un coordinamento delle strategie commerciali, in grado di incidere significativamente sulla concorrenza nel mercato.

Nel 2023 Amica Chips ha registrato un fatturato pari a circa 140 milioni di euro, mentre Pata si è attestata intorno ai 171 milioni di euro. Nel provvedimento di avvio dell’istruttoria, l’Antitrust quantifica in 580 milioni di euro il mercato delle patatine e sottolinea che le private label sono un prodotto collocato in una fascia di prezzo medio-basso, offerto dalla Gdo in alternativa a quelli recanti il brand dei produttori. Per tale motivo, un’intesa volta a mantenere artificialmente più elevato il prezzo da praticare alla Gdo per le private label è idonea – a giudizio dell’Autorità – a ridurne la capacità concorrenziale nei confronti dei prodotti a marchio proprio e, quindi, a condizionare l’intero mercato all’ingrosso di chips, con un’inevitabile ricaduta sui prezzi praticati ai consumatori finali. In pratica, se confermate, tali condotte rivelerebbero l’esistenza di un’alterazione delle dinamiche competitive fra le maggiori imprese operanti nel mercato nazionale della produzione e commercializzazione di chips e potrebbero configurare un’intesa orizzontale illecita, sotto forma di accordo e/o pratica concordata.

Amica Chips e Pata hanno ora 60 giorni per esercitare il diritto di essere sentite, mentre il procedimento dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026.

L’AGCM mette al bando la Hot Chip Challenge

Stop alla commercializzazione e pubblicizzazione della Hot Chip Challenge: a deciderlo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dopo aver concluso il procedimento avviato nei confronti della società Dave’s S.r.l. a cui è stato chiesto di rimuovere l’articolo anche dai propri listini di vendita.

La società distribuiva “Hot Chip Challenge”, uno snack a base di patate con ingredienti che lo rendono particolarmente piccante, incitando soprattutto i giovani, a mo’ di challenge per l’appunto, a consumarlo senza bere e resistere così alla sua elevata piccantezza.

L’Autorità ha ritenuto che gli impegni presentati dalla società siano idonei a far cessare i profili di illegittimità della pratica commerciale contestati nella comunicazione di avvio dell’istruttoria ovvero l’induzione a una sfida rivolta, perlopiù, a consumatori adolescenti (diffusa anche attraverso i social media) e la non adeguata rappresentazione delle informazioni sui rischi per la salute connessi all’uso del prodotto. Inoltre l’Antitrust contestava la mancanza di informazioni rilevanti su un prodotto alimentare che poteva mettere in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, specie se bambini o adolescenti.

Con questa decisione l’Autorità è intervenuta con successo per tutelare i consumatori più giovani e più influenzabili da messaggi che li inducono a mangiare prodotti anche pericolosi, facendo leva sulla loro propensione ad accogliere le sfide lanciate sui social media.

Antitrust: sanzione da 1,4 milioni di euro a Chiara Ferragni e Balocco

Si prospetta un Natale amaro per l’influencer Chiara Ferragni e l’azienda dolciaria Balocco, accusati dall’Antitrust di aver fatto credere ai consumatori di contribuire a una donazione benefica comprando il Pandoro Pink Christmas del 2022. È emerso invece che la donazione, pari a 50 mila euro, a favore dell’Ospedale Regina Margherita di Torino per acquistare un nuovo macchinario destinato alle cure terapeutiche dei bambini affetti da osteosarcoma e sarcoma di Ewing, era già stata effettuata dalla sola Balocco ma mesi prima dell’avvio dell’iniziativa.

L’Antitrust contesta di aver attuato dunque una pratica commerciale scorretta per tre diverse condotte: aver diffuso, attraverso il comunicato stampa di presentazione dell’iniziativa in circolazione dall’inizio di novembre 2022, che le vendite del Pandoro Pink Christmas (sugli scaffali a oltre 9 euro rispetto ai circa 3,70 euro del pandoro non griffato) sarebbero servite a finanziare un percorso di ricerca solidale quando in realtà la Balocco aveva già fatto donazione a maggio dello stesso anno; aver diffuso, tramite la confezione, informazioni che avvaloravano la circostanza non veritiera di una raccolta solidale; aver pubblicato post sui canali social della Ferragni in cui si lasciava intendere che l’acquisto del Pandoro Pink Christmas avrebbe voluto dire contribuire alla donazione.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato quindi le società Fenice S.r.l. e TBS Crew S.r.l., che gestiscono i marchi e i diritti di Chiara Ferragni, rispettivamente per 400 mila euro e 675 mila euro, e Balocco S.p.A. Industria Dolciaria per 420 mila euro. Le società Fenice e TBS Crew hanno incassato oltre 1 milione di euro a titolo di corrispettivo per la licenza dei marchi della signora Ferragni e per la realizzazione dei contenuti pubblicitari senza versare nulla all’ospedale Regina Margherita di Torino.

L’Autorità ha ritenuto inoltre che il costo del Pandoro Pink Christmas, in vendita a un prezzo pari a circa due volte e mezzo quello del Pandoro classico Balocco, abbia contribuito a indurre in errore i consumatori rafforzando la loro percezione di partecipare a un’iniziativa solidale. Secondo l’Antitrust questa pratica avrebbe limitato considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori facendo leva sulla loro sensibilità verso iniziative benefiche, in particolare quelle in aiuto di bambini affetti da gravi malattie. Un pandoro troppo caro allora sia per i consumatori, sia per la Ferragni e Balocco.

Nutri-score, Dukan multata dall’Antitrust

La scia di polemiche innescata dall’etichetta nutrizionale Nutri-score non si placa. Quello di Carrefour, a cui l’Antitrust ha imposto recentemente di precisare che «il sistema a semaforo è stato sviluppato in base ad un algoritmo e a valutazioni scientifiche non universalmente riconosciute e condivise», non è più un caso isolato.

Adesso tocca a Dukan, multinazionale attiva nel settore dei prodotti dietetici, forte di un fatturato annuo in Italia di 499 milioni di euro, sanzionata con una multa pari a 30 mila euro perché rea di aver apposto il sistema di bollinatura Nutri-score «senza elementi chiarificatori del significato di tale bollinatura».

Tra le valutazioni presenti nel bollettino settimanale dell’Antitrust si legge pure che è stata riscontrata un’omissione informativa sulla confezione di detti prodotti e che quindi «il bollino semaforico può ingenerare nel consumatore medio l’erroneo convincimento che l’alimento contrassegnato con il verde sia sempre e comunque da prediligere, a discapito dei prodotti arancioni o gialli, prescindendo dall’interazione che sviluppa con il complessivo regime alimentare seguito, nonché dalle condizioni soggettive dell’individuo che lo assume».

Per l’Antitrust, la comunicazione basata sul solo bollino in questione rischia, ad esempio, di far sottostimare i potenziali effetti nocivi che l’assunzione di quantità significative di alimenti etichettati in verde può determinare sulla salute del consumatore.

Il sistema ideato da Serge Hercberg continua dunque a generare seri dubbi, e la sua applicazione potrebbe vedere nuovi possibili stop in futuro, con buona pace dei tanti prodotti Made in Italy come i formaggi, fortemente penalizzati dall’etichetta a semaforo.

Minister Guidi: deregulation, soon a new set of rules

 

Will this be the time something really happens in terms of deregulation of OTC medicines and fuel service stations?

Speaking at the European Competition Day, organised by the Italian Competition and Market Authority (AGCM) within the scope of the Italian Presidency of the EU, the Minister of Economic Development, Federica Guidi, announced a forthcoming package of deregulation in various sectors. The Minister explained that competition is key to economic growth: “We must remove constraints and barriers to promote competition and growth. Eliminating barriers to market entry, to entrepreneurial activity and to exit from the market of inefficient companies is essential to progress”.

This is the context of the deregulation package soon to be approved by the Government, the draft of which has recently been circulated:  the next annual law on competition should contain measures concerning insurance companies and banks, the professions and medicines.

 

 

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