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Con MCTech ora San Benedetto vende anche know how industriale

Come risolvere le complessità progettuali e industriali nell’ambito delle chiusure e dei tappi per il food & beverage? Rivolgendosi a un concorrente. Non è un paradosso, ma la sintesi della nuova avventura imprenditoriale di Enrico Zoppas, Presidente di Acqua Minerale San Benedetto. Il gruppo veneto è noto per aver puntato sempre sulla tecnologia e sull’affinamento dei processi produttivi e questo insieme di competenze ora è a disposizione del mercato, attraverso una nuova azienda, chiamata Moulds & Closures Technology o, meglio, con il nome abbreviato MCTech.

NON SOLO BEVERAGE
Il campo d’azione di MCTech è la progettazione e lo sviluppo di soluzioni di chiusure e stampi per tappi ad alte prestazioni, pensate per rispondere alle esigenze di settori caratterizzati da elevata complessità tecnica e normativa, come il già citato food & beverage, ma anche la cosmetica e la farmaceutica.
Con sede a Paese, in provincia di Treviso, MCTech è guidata dallo stesso Zoppas (a destra nella foto a fianco, accanto a Katia Uberti, Sindaco di Paese) nel ruolo di Presidente e valorizza un patrimonio di conoscenze maturate in oltre 70 anni di esperienza nel beverage, finora riservate al Gruppo San Benedetto. Non a caso, il progetto parte dallo stabilimento aziendale dedicato alla produzione di tappi e occupa circa un centinaio di persone. Nel medio-lungo periodo, l’obiettivo è trovare il proprio spazio nel settore altamente competitivo delle chiusure e dei sistemi di stampaggio ad alte prestazioni.
L’azienda progetta e sviluppa soluzioni di chiusura custom made e stampi per tappi, seguendo ogni progetto fino all’applicazione finale, per garantire piena coerenza tra progettazione, processo produttivo e destinazione d’uso. L’idea è quella di affiancare i clienti con un servizio completo che comprende consulenza tecnica specializzata, progettazione su misura, ingegnerizzazione e produzione di nuovi sistemi di chiusura, prototipazione e validazione degli stampi, oltre alla gestione della logistica e delle spedizioni.

FILIERA PRODUTTIVA INTEGRATA
Elemento distintivo di MCTech è una filiera produttiva completamente integrata, che copre tutte le fasi del processo, in modo da eliminare la necessità di fornitori esterni, centralizzando competenze e operazioni e riducendo tempi, costi e complessità operative. Anche i controlli e i test di validazione sono svolti internamente, nel laboratorio PTCC – Packaging Technology Corporate Center, per assicurare elevati standard di performance, sicurezza e conformità alle normative di settore.

TRE MODI DI INTENDERE L’INNOVAZIONE
L’azienda intende declinare il concetto di innovazione su tre livelli chiave: innovazione di prodotto, con soluzioni tecniche ad alte prestazioni progettate per affrontare le sfide più complesse del mercato; innovazione di costo, attraverso l’ottimizzazione dei processi produttivi per garantire competitività e sostenibilità economica senza compromessi sulla qualità; innovazione tecnologica, grazie all’integrazione di tecnologie all’avanguardia che aumentano efficienza, precisione e sostenibilità in ogni fase del processo.
MCTech nasce con l’ambizione di dare forma a soluzioni innovative, mettendo a disposizione del mercato un modello industriale completo, flessibile e altamente specializzato – dichiara Enrico Zoppas, Presidente di Acqua Minerale San Benedetto e di MCTech –. Investire in tecnologia significa investire nel futuro dell’industria: l’innovazione non è solo un’opportunità, ma una responsabilità. Con MCTech vogliamo trasformare idee e competenze in soluzioni concrete, affidabili e competitive, capaci di rispondere alle esigenze dei mercati più esigenti, in Italia e all’estero”. L’Amministratore Delegato della nuova azienda è Andrea Loss (al centro nella foto qui in alto), mentre del Cda fanno parte – oltre al Presidente Zoppas – i consiglieri Frédéric Barut (a destra nella foto in alto) e Luigino Micheletto (a sinistra nella foto in alto).

Agroalimentare, 3 volte più forte dell’automotive franco-spagnolo

Con un valore aggiunto di 64,1 miliardi di euro, pari a tre volte quello dell’automotive di Francia e Spagna, il Food&Beverage del Belpaese si conferma un comparto fortissimo, che persino nel 2020 ha potuto vantare una crescita a 2 cifre, pari all’11,6%. Parola del Rapporto The European House – Ambrosetti sugli scenari e le sfide per il settore agroalimentare che saranno i temi portanti della quinta edizione del Forum ‘La Roadmap del futuro per il Food&Beverage: quali evoluzioni e quali sfide per i prossimi anni’, che si terrà a Bormio il prossimo 4 e 5 giugno.

Ad animare il Forum saranno una serie di tavole rotonde alle quali parteciperanno importanti vertici dell’industria alimentare, ma anche politici, medici e sportivi. Già confermata la presenza di campioni del ciclismo come Ivan Basso e Alberto Contador e di miti dello sci come Deborah Compagnoni. Le parole chiave di questa edizione saranno infatti ‘alimentazione, salute e sport’.

II numeri del Rapporto

L’industria agroalimentare si è quindi confermata, anche in tempo di crisi, un pilastro della nostra economia: lo scorso anno – rilevano le analisi The European House – Ambrosetti – ha generato un valore aggiunto pari a 64,1 miliardi di euro, di cui 31,2 mld generati dal settore F&B, in leggero calo dell’1,8% rispetto al 2019, e 32,9 mld provenienti dal comparto agricolo. Un andamento che ha accusato gli effetti della pandemia, ma segnando pur sempre una performance generale migliore rispetto al dato di contrazione avvertito sul Pil nazionale (- 8,9%).

“L’Italia è il 2° Paese in Europa per incidenza del settore agroalimentare sul PIL (3,8%), preceduto solo dalla Spagna (4,0%) e più alta di quella che si registra in Francia (3,0%) e Germania (2,1%)” – afferma Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti “Il settore agroalimentare si conferma al 1° posto tra le “4A” del Made in Italy, 1,9 volte l’automazione, 2,8 volte l’arredamento e 3,2 volte l’abbigliamento. Il settore Food&Beverage si è dimostrato il più resiliente alla crisi COVID-19 tra tutti i settori della manifattura italiana, con una riduzione del Valore Aggiunto pari a -1,8% nel 2020, rispetto al -8,9% del totale dell’economia italiana”.

Uno sguardo all’export

Le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani hanno segnato lo scorso anno una crescita dell’1,8%, raggiungendo un valore record di 46,1 miliardi di euro, Con le bevande che rappresentano la categoria più venduta al di fuori dei confini e generano oltre un quinto del fatturato (20,6%). Germania, Francia e Stati Uniti rimangono i Paesi di maggiore approdo dell’export made in Italy. Ma c’è ancora un bel margine di crescita, specialmente in confronto ai nostri peer europei. Basti pensare che l’export tedesco si attesta ai 75,2 mld, quello francese ai 62,5 miliardi mentre la Spagna si aggira intorno ai 58. Per non parlare poi di un immenso mercato di sbocco come quello cinese, verso cui però il nostro Paese è ancora piuttosto timido, come dimostra il fatto che per noi la Cina è solo al 20° nella classifica dei paesi di destinazione, mentre è al 6° posto per la Spagna, all’8° per la Francia.

Ultimo “caso” da valutare: gli esiti nel medio periodo della Brexit, da non sottostimare dal momento che, il Regno Unito, conta per il 12% sull’intero fatturato dai prodotti agroalimentari italiani commercializzati al di fuori dei confini nazionali.

 

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