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Tetra Pak presenta la confezione in cartone per il tonno

Il progetto è stato sviluppato da Tetra Pak in collaborazione con Jealsa, produttore spagnolo di prodotti ittici, e si è tradotto nella prima confezione in cartone per tonno a lunga conservazione. Il lancio è avvenuto il mese scorso in Svezia con il retailer Axfood, nel formato Mini da 200 ml, aprendo interessanti opportunità. Il mercato globale del tonno a lunga conservazione è destinato infatti a crescere del 12% e raggiungerà i 12,4 miliardi di unità entro il 2030 (fonte: Tetra Pak, Shelf stable tuna market assessment, commissioned by Meticulous Research, 2025). Alla luce di questa evoluzione del comparto, Tetra Pak intende offrire ai brand una soluzione di packaging a base carta già adatta a un’ampia gamma di prodotti a lunga conservazione, da patè, creme e fiocchi fino a sfilaccetti e tonno in bocconcini, con l’obiettivo di espandersi verso ulteriori preparazioni man mano che la categoria evolve.

UN NUOVO PACK PER MODERNIZZARE L’OFFERTA
Si tratta di una vera innovazione di packaging in una categoria che è rimasta invariata per generazioni – sostiene Tatiana Liceti, Executive Vice President, Packaging Solutions di Tetra Pak –. Con la prima confezione in cartone Tetra Recart per tonno a lunga conservazione, offriamo a produttori e brand un nuovo modo per distinguersi a scaffale, proteggere e far crescere la quota di mercato, supportare una produzione scalabile e competitiva in termini di costi, modernizzare l’offerta con un’alternativa a base carta alle soluzioni tradizionali, contribuendo al tempo stesso a sistemi alimentari più sostenibili attraverso produzioni e distribuzioni più efficienti”.

UNA SOLUZIONE CHE AI CONSUMATORI PIACE
Tetra Pak sottolinea che la facilità d’uso e la possibilità di stoccaggio efficiente rendono il formato particolarmente interessante per i consumatori. Oltre l’80% dichiara che acquisterebbe tonno confezionato in Tetra Recart, mentre il 58% afferma di preferirlo alle attuali alternative di packaging per il tonno (fonte: Global Shelf-stable Tuna Market Assessment Study, Tetra Pak, October 2025).
L’azienda rivendica inoltre importanti vantaggi ambientali, perché Tetra Recart presenta la più bassa impronta di carbonio tra le confezioni della sua categoria, inferiore dell’85% rispetto alle lattine in acciaio e dell’83% rispetto ai barattoli in vetro (fonte: Comparative Life Cycle Assessment of Tetra Pak® carton packages and alternative packaging systems for beverages and liquid food on the European market, 2020) Su larga scala, ciò si traduce – in base a quanto comunicato dall’azienda – in 21.000 tonnellate di CO2 in meno per ogni milione di lattine. La confezione utilizza inoltre fino al 71% di carta certificata Fsc, proveniente da foreste gestite responsabilmente e rinnovabili.

PIÙ SPAZIO AL BRAND E MAGGIORE VISIBILITÀ A SCAFFALE
Tra i vantaggi viene citato anche l’impatto a scaffale, perché le ampie superfici piane consentirebbero un branding più incisivo e una comunicazione più chiara, mentre la forma compatta permetterebbe di ottimizzare lo spazio espositivo, incrementando il numero di confezioni per metro lineare. La robustezza e la forma rettangolare favorirebbero inoltre l’efficienza del magazzino, semplificando anche le operazioni di “pick and pack” per l’e-commerce.
Quella presentata nel mercato svedese non resterà una novità isolata, perché Jealsa ha già annunciato che proporrà diverse categorie di prodotti in Tetra Recart, sia con i propri marchi (Rianxeira, Mare Aperto e Robinson Crusoe) sia con brand di terze parti.

Il 68% delle aziende della Gdo sperimenta l’intelligenza artificiale

La grande distribuzione organizzata italiana non guarda più all’intelligenza artificiale come a una suggestione futuristica, ma come a una necessità operativa imminente. Tuttavia, il passaggio dalla teoria alla pratica industriale è ancora lungo. La survey “AI nella Gdo”, curata da Fòrema, ente di formazione del sistema di Confindustria Veneto Est, ed Enia, Fondazione italiana per l’intelligenza artificiale, commissionata dalle tech company Aton e Gtn su un campione di 70 primarie aziende del settore (sono poco più di cento in Italia, il 46% supera il miliardo di euro di fatturato) delinea un panorama dove l’entusiasmo per le potenzialità della tecnologia convive con una marcata cautela organizzativa. L’indagine scatta un’istantanea precisa: siamo ancora nel pieno dell’era esplorativa dei test.

L’ADOZIONE SU SCALA INDUSTRIALE È (PER ORA) UN’ECCEZIONE
Il dato più eclatante riguarda la curva di maturità digitale. Se il 68% dei rispondenti (pari a 48 aziende) si dichiara immerso in fasi di esplorazione o di sperimentazione attiva, solo un’unica impresa (pari a circa l’1,4% del campione) dichiara di aver avviato lo “scaling”, ovvero l’adozione su scala industriale. Specularmente, il 19% delle aziende (13 realtà) non ha ancora avviato alcuna attività. Questo sbilanciamento rappresenta il vero collo di bottiglia del retail moderno. Non si tratta solo di far funzionare una nuova tecnologia, ma di renderla replicabile e sostenibile all’interno di reti logistiche complesse e di centinaia di punti vendita fisici.

L’OBIETTIVO È ACCRESCERE L’EFFICIENZA INTERNA
Laddove l’intelligenza artificiale entra in funzione, lo fa preferendo il pragmatismo alla spettacolarità, puntando dritto all’efficienza interna. I casi d’uso più diffusi vedono in testa le “knowledge base” aziendali, adottate da 38 imprese, seguite dal monitoraggio delle rotture di stock con 28 applicazioni. La riconciliazione automatica dei documenti (DDT) e i chatbot per il customer service si attestano a quota 23 preferenze, mentre la gestione dei prezzi e delle promozioni coinvolge 28 realtà. Infine, l’ottimizzazione dei consumi energetici tocca quota 21 applicazioni, a dimostrazione di una focalizzazione orientata principalmente alla riduzione dei costi operativi.

IL VERO LIMITE È LA MANCANZA DI COMPETENZE
Paradossalmente, il freno principale all’adozione di massa non è legato a limiti tecnologici o finanziari. Le vere barriere identificate dai manager sono di natura organizzativa. Manca una governance complessiva che permetta di implementare l’intelligenza artificiale in modo lineare e sicuro. La carenza di competenze interne specializzate viene citata da ben 41 rispondenti, seguita a ruota dalla resistenza culturale al cambiamento e dalla diffidenza verso l’AI (35 risposte).
Anche sul fronte normativo la strada è in salita: solo 11 aziende hanno formalizzato una policy interna di governance sull’intelligenza artificiale, 17 la stanno definendo, mentre ben 42 realtà non hanno ancora affrontato il tema della compliance rispetto all’AI Act europeo. A pesare è anche l’incertezza sul ritorno economico: per 29 aziende i benefici reali dell’innovazione rimangono ancora “da quantificare”.

IL BANCO DI PROVA RESTA IL NEGOZIO FISICO
La forte spinta verso l’efficienza logistica e il back-office documentata dalla survey dimostra che la Gdo crede nel valore concreto e affidabile dell’AI – dichiara Giorgio De Nardi, Ceo di Aton –. Tuttavia, il vero banco di prova per il retail moderno resta il negozio fisico, dove l’integrazione tra intelligenza artificiale, sistemi informativi e personale sul campo è ancora complessa. Per superare la fase dei progetti pilota e fare un reale salto di scala industriale, serve una visione sistemica, capace di tradurre i dati in decisioni operative immediate migliorative in velocità e precisione”.
I dati confermano che il vero ostacolo all’adozione dell’intelligenza artificiale nella grande distribuzione non risiede nella tecnologia, bensì nelle competenze e nella cultura organizzativa – aggiunge Matteo Sinigaglia, Direttore Generale di Fòrema –. Avere 41 aziende su 70 che lamentano la mancanza di esperti interni e scoprire che la stragrande maggioranza non ha ancora definito una policy di governance dimostra che la transizione digitale rischia di arenarsi. Non basta finanziare progetti pilota; serve un piano straordinario di alfabetizzazione e formazione manageriale sul dato. Solo superando le diffidenze culturali il retail italiano riuscirà a trasformare gli algoritmi in produttività industriale”.

Euronics Italia taglia il traguardo dei 25 anni con oltre 2 miliardi di fatturato complessivo

Nel 2026 Euronics Italia festeggia i 25 anni dalla fondazione e arriva a questo appuntamento con una quota che sfiora il 24% nel mercato dei technical goods. Il 2025 si è chiuso con un fatturato di oltre 250 milioni di euro e un utile ante imposte superiore ai 330.000 euro, mentre il fatturato complessivo al pubblico delle imprese socie ha superato i 2 miliardi di euro al netto dell’Iva. Lo scorso anno ha visto l’apertura di 16 nuovi punti vendita tra diretti e affiliati. A oggi, Euronics conta oltre 7.200 collaboratori attivi nei 258 punti vendita diretti ad insegna Euronics, Comet e SME e nei 164 punti vendita affiliati, per una rete totale del gruppo di 423 store.

IL CLICK&COLLECT SALE AL 27% DI QUOTA
E poi c’è l’online: il negozio www.euronics.it si conferma un asset strategico, registrando un +11% rispetto al 2025, mentre il servizio Click&Collect ha raggiunto una quota del 27%, a conferma della sinergia tra il canale fisico e quello digitale. In espansione il progetto di “Ship from Store” che riduce significativamente i tempi di consegna andando incontro ai desideri dei clienti di efficienza e velocità.
In tema di innovazione, il gruppo conferma che per il 2026 si dedicherà ancora allo sviluppo di servizi a supporto del cliente mediati dall’intelligenza artificiale, forte dei risultati di Ronics, il personal shopper AI driven: +53% di conversion dei clienti che lo hanno utilizzato.
Sul fronte delle risorse umane, il gruppo dichiara di aver continuato a investire nello sviluppo delle competenze e nella formazione attraverso Euronics Academy, coinvolgendo collaboratori e rete vendita in percorsi dedicati all’evoluzione del retail, dei servizi e delle nuove tecnologie. Nel 2025 il piano assunzioni ha generato 183 nuovi posti di lavoro.

BUONA PARTENZA PER IL PROGRAMMA FEDELTÀ STAR CLUB
A conferma della capacità del brand di creare relazione, Euronics Italia sottolinea che l’indice NPS (Net Promoter Score) ha raggiunto il massimo storico di 73% anche grazie al lancio, lo scorso 7 maggio, del nuovo programma fedeltà Star Club che registra performance in significativa crescita rispetto alla precedente edizione. In sei settimane le adesioni hanno già superato quota 300.000 iscritti. Anche il tasso di penetrazione delle transazioni loyalty sul totale registra un incremento di oltre 12 punti percentuali rispetto alla precedente edizione, accompagnato da una crescita dell’87% dello scontrino medio loyalty. In forte aumento l’interesse verso i meccanismi premiali del programma: i buoni sconto Euronics richiesti tramite conversione punti crescono del 38%, mentre risultano più che raddoppiate le richieste dei coupon messi a disposizione dai partner del programma.

L’OBIETTIVO È RESTARE AL PASSO CON L’EVOLUZIONE DEL MERCATO
Il 2025 ha rappresentato per Euronics un anno di consolidamento e rafforzamento del proprio posizionamento sul mercato – dichiara Massimiliano Iovino, Direttore Generale di Euronics Italia (nella foto accanto) –. I risultati raggiunti confermano la solidità di un modello fondato sulla vicinanza al cliente, sulla competenza della rete e sulla capacità di evolvere interpretando rapidamente i cambiamenti del mercato e dei consumi. In uno scenario in continua trasformazione, abbiamo continuato a investire nello sviluppo dei servizi, nell’innovazione omnicanale e nella qualità della relazione con le persone, con l’obiettivo di rendere la tecnologia sempre più accessibile, concreta e vicina alla vita quotidiana dei clienti”.
Il gruppo è costituito da 10 imprenditori italiani e l’assemblea dei soci, oltre ad approvare il bilancio d’esercizio 2025, ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, eleggendo Presidente Diego Crisafulli, affiancato dai Vicepresidenti Elena Vipiana e Raffaele La Torre (nella foto a destra). Per celebrare il venticinquesimo anniversario è stato scelto il concept “Il futuro è di casa”, con un programma di iniziative dedicato ai clienti che prevede promozioni, eventi speciali e un contest nazionale.

Tappi in sughero, la certificazione bio è un’opportunità

Il Sistema Sughero italiano – che conta circa 480 imprese e 2.370 addetti – affronta una fase di mercato complessa: nel 2025 il comparto ha registrato una flessione del fatturato del 2,5%, attestandosi a 342 milioni di euro e proseguendo il rallentamento avviato nel 2023, dopo due anni di crescita (fonte: Consuntivi 2025, Centro Studi FederlegnoArredo). Le esportazioni pari al 10% del fatturato totale del sughero valgono 34 milioni di euro, dei quali l’87% riguardano proprio i tappi in sughero che oggi, devono confrontarsi con il calo dei consumi di vino e con sistemi di chiusura alternativi.
In questo contesto, la possibilità prevista dal Regolamento UE 848 di certificare come biologici i tappi in sughero può rappresentare una concreta opportunità di differenziazione competitiva, soprattutto nei mercati a maggiore valore aggiunto, per valorizzare ulteriormente le caratteristiche di sostenibilità e tracciabilità proprie di questo materiale, che ambisce a diventare così l’unica chiusura naturale sui mercati nazionali e internazionali.

UNA CERTIFICAZIONE CHE COINVOLGE L’INTERA FILIERA
La certificazione biologica dei tappi in sughero rappresenta un’opportunità strategica – sostiene Alessandro Canepari, Responsabile del Gruppo Sughero di sughe – in una fase nella quale il comparto è chiamato a confrontarsi anche con chiusure alternative. Per questo motivo, come associazione che rappresenta i principali produttori di tappi in sughero, ci siamo attivati perché questa opportunità si concretizzasse e diventasse uno strumento importante per rafforzare il posizionamento del sughero anche nel segmento biologico. Il valore aggiunto di questa certificazione sta nel fatto che coinvolge l’intera filiera. Non si certifica soltanto il tappo, ma un percorso produttivo, un elemento distintivo che nessun’altra tipologia di chiusura può offrire con le stesse caratteristiche. Motivo per cui le aziende associate ad Assoimballaggi sono pronte a investire nella certificazione e nei processi necessari per offrire al settore vitivinicolo, anche biologico, una soluzione capace di coniugare sostenibilità e competitività”.

CONTENITORE COERENTE (NELLA SOSTENIBILITÀ) CON IL CONTENUTO
Come sottolineato da Assoimballaggi, la certificazione prevede il rispetto di determinati requisiti lungo l’intero percorso produttivo: dalla gestione delle sugherete e dei terreni di coltivazione, alle pratiche agronomiche seguite, dalla raccolta della corteccia, fino alle successive fasi di trasformazione e produzione industriale, garantendo così una completa tracciabilità del tappo in sughero, che entra di diritto a far parte di una filiera biologica certificata, coerente con i principi che stanno alla base anche delle produzioni agricole.
Secondo l’associazione, in un mercato in cui i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità e alla coerenza ambientale dei prodotti che acquistano, la certificazione biologica del tappo in sughero consente di estendere il concetto di biologico oltre il contenuto della bottiglia, coinvolgendo anche uno degli elementi più rappresentativi del packaging del vino.

Consumatori italiani tra i più attenti alle offerte in Europa

Quali fattori guidano oggi le scelte di acquisto e come evolvono i comportamenti dei consumatori in un contesto di crescente pressione economica e digitalizzazione? The State of Shopping 2026, il report annuale di Shopfully, tech company italiana leader europeo nel Drive to Store, condotto in otto Paesi europei tra cui l’Italia, delinea il ruolo degli strumenti digitali, delle dinamiche economiche e delle aspettative dei consumatori nel ridefinire il percorso d’acquisto.
Rispetto ad altri mercati europei, i consumatori italiani tendono a confrontare più opzioni prima di acquistare: infatti, il 62% dichiara di suddividere gli acquisti tra più punti vendita per individuare le offerte più convenienti, ben al di sopra della media europea (44%).
Anche la fase di ricerca risulta particolarmente strutturata: il 31% afferma di informarsi sempre online prima di concludere un acquisto, contro il 25% registrato a livello europeo. In questo contesto, assumono un ruolo centrale le piattaforme digitali dedicate a volantini e offerte, utilizzate da quasi 2 italiani su 3 (62%), più che negli altri principali Paesi europei come Francia (58%), Spagna (55%) e Germania (45%). Il digitale si conferma quindi uno strumento chiave per orientarsi tra promozioni e prezzi e prendere decisioni più consapevoli.

MENO FEDELTÀ, NEL NOME DELLA CONVENIENZA
La maggiore capacità di confronto si riflette anche nella relazione con retailer e brand. La fedeltà si fa più fragile: oltre la metà degli italiani (60%) si dichiara pronta a cambiare punto vendita in presenza di offerte più vantaggiose, segnalando una fedeltà meno consolidata e più legata alla convenienza.
Le promozioni continuano a incidere in modo rilevante sul processo decisionale – solo l’1% afferma di non esserne influenzato – ma non rappresentano l’unico elemento determinante: il 61% dei consumatori indica infatti il rapporto qualità-prezzo come principale criterio di scelta, seguito da qualità e prestazioni (47%). Più distanti altri elementi come la reputazione del marchio (27%) e la pubblicità, che incide in misura marginale (5%).

I TAGLI SI CONCENTRANO NELLE CATEGORIE NON ESSENZIALI
L’attenzione alla spesa si traduce anche in una maggiore selettività nei consumi. Il 52% degli italiani dichiara di privilegiare prodotti in promozione, mentre il 42% riduce le spese non essenziali. I tagli si concentrano soprattutto nelle categorie discrezionali, come arredamento e oggettistica (48%) ed elettronica (40%), seguite dall’abbigliamento (36%). Più contenuto invece l’impatto su acquisti legati ai bisogni primari, come alimentari (11%) e salute (7%).

DIGITALE PER INFORMARSI, NEGOZIO PER ACQUISTARE
Il percorso di acquisto si sviluppa ormai su più canali, con ruoli distinti tra fase di informazione e momento della transazione. Il digitale viene ampiamente utilizzato per raccogliere informazioni, confrontare prezzi e individuare promozioni. Tra i principali punti di accesso figurano le piattaforme di offerte e volantini (62%), seguite da siti e app di retailer e brand (38%) e marketplace online (31%).
Il punto vendita fisico, però, continua a rappresentare il canale principale per gli acquisti: il 59% degli italiani dichiara di fare shopping prevalentemente in negozio, mentre solo l’1% si affida soprattutto all’online. Circa il 40% adotta invece un approccio ibrido, scegliendo di volta in volta il canale più adatto in base al prodotto o alla comodità.
La scelta del canale varia però in base alla tipologia di prodotto: il negozio fisico resta prevalente soprattutto per alimentari (98%) e prodotti per la salute e la cura della persona (84%), mentre categorie come elettronica (24%) e abbigliamento (20%) registrano una maggiore incidenza degli acquisti online.

UTILIZZO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ANCORA LIMITATO
Gli strumenti di intelligenza artificiale sono già presenti anche nel processo d’acquisto: il 18% degli italiani dichiara infatti di averli già impiegati per supportare le proprie decisioni, un dato inferiore rispetto a quanto rilevato in altri Paesi come la Spagna (31%) e la Francia (20%). Le applicazioni più diffuse riguardano il confronto tra i prezzi praticati da diversi retailer (53%), l’individuazione di offerte poco convenienti o poco trasparenti (26%) e il monitoraggio delle variazioni di prezzo nel tempo (20%). Anche l’uso dell’IA riflette un comportamento d’acquisto fortemente orientato alla verifica e alla ricerca del miglior rapporto tra qualità e prezzo.
Il consumatore oggi è molto più preparato e attento: confronta prezzi, verifica le offerte e valuta il valore complessivo di ciò che acquista – commenta Marco Durante, Global VP Sales & Marketing di Shopfully –. Questo cambia profondamente la relazione con brand e retailer, rendendola più dinamica e meno legata alle abitudini. In questo contesto, gli strumenti digitali, inclusa l’intelligenza artificiale, contribuiscono ad aumentare il livello di consapevolezza e rendono sempre più centrale la capacità di dimostrare il valore in modo chiaro, concreto e trasparente.

Gruppo Cebon perfeziona la strategia commerciale del segmento industriale

Da fornitore a partner: è questo cambiamento di ruolo alla base del nuovo posizionamento di Cebon Industrial, azienda parte di Cebon Group focalizzata sul mercato industriale. L’obiettivo è accompagnare i clienti lungo l’intera catena del valore, dal design all’ingegnerizzazione, dalla documentazione alla delivery.
In un contesto in cui il settore delle batterie industriali è diventato sempre più complesso e competitivo, con richieste crescenti in termini di performance, tracciabilità, documentazione, integrazione e affidabilità della supply chain, Cebon Industrial si propone come interlocutore unico e responsabile, capace di offrire continuità, coordinamento tra funzioni e una visione industriale di lungo periodo.
Al centro vi è la capacità di mettere a sistema competenze trasversali – ingegneria, progettazione, sviluppo prodotto e qualità – per trasformare idee e requisiti tecnici in soluzioni concrete, con un processo più fluido, trasparente e integrato.

OLTRE IL PRODOTTO
Cebon Industrial nasce per rispondere a un mercato che non chiede più soltanto un prodotto – afferma Luca Negri, Sales Manager Cebon Industrial (nella foto in alto) – ma un partner presente lungo tutto il percorso di sviluppo industriale. Cebon Group detiene numerose realtà nel campo dell’illuminazione, della sicurezza e batterie consumer e non solo. Contiamo quindi su una vasta esperienza in segmenti complementari ma differenti. La nostra evoluzione riflette il modo in cui vogliamo affiancare i clienti: con maggiore integrazione, altissima competenza tecnica e una proposta di valore che va ben oltre la batteria in sé”.
All’interno del Gruppo Cebon, questo passaggio contribuisce anche a chiarire il posizionamento delle diverse realtà aziendali. Se Cebon Industrial presidia il mondo delle batterie per applicazioni industriali e il supporto ai clienti Oem, Sparq prosegue il proprio percorso focalizzato sulle soluzioni di energy storage e sui sistemi Bess, con un orientamento specifico verso l’innovazione nei sistemi di accumulo e la transizione energetica.
Cebon Industrial si inserisce così in una strategia più ampia di evoluzione del Gruppo Cebon, che punta a rendere più chiaro e distintivo il contributo delle proprie business unit nei rispettivi mercati. In questo contesto Gpbm, già distributore in Italia dei marchi del Gruppo Cebon, si occuperà della gestione a livello amministrativo di Cebon Industrial.

Cura di sé nel carrello: come la salute guida gli acquisti

Pensare alla salute a lungo termine è ormai un bisogno diffuso nel nostro paese: il 75% degli italiani dichiara infatti una grande attenzione al tema, un dato che supera nettamente la media europea (61%). Dopo le preoccupazioni economiche e quelle legate al cambiamento climatico, i problemi di salute sono il principale pensiero delle famiglie, con un particolare riguardo al peso corporeo (38%), allo stress (37%) e ai disturbi del sonno (26%) che si traduce prevalentemente nell’applicazione di una dieta sana (46%) e nella pratica regolare di sport (34%).
Questa attitudine determina anche le scelte di acquisto quotidiane per un italiano su due (51%): il 49% infatti è abituato a tenere in considerazione le informazioni nutrizionali dei prodotti e il 47% le certificazioni di qualità. È questo lo scenario che emerge dalle evidenze di “La salute riempie il carrello”, il webinar realizzato da YouGov, società attiva nelle ricerche sul mondo del largo consumo.

UN ITALIANO SU CINQUE VORREBBE PIÙ SCELTA
La crescente rilevanza del benessere come driver d’acquisto ha importanti ripercussioni su distribuzione e industria. Se infatti per il 60% degli italiani l’aiuto che riceve nelle scelte salutistiche è un criterio importante nell’individuazione del punto vendita dove rifornirsi, quasi uno su cinque (17%) dichiara che un maggior assortimento migliorerebbe la sua esperienza d’acquisto, suggerendo un ampliamento dell’offerta degli alimenti che fanno bene all’intestino (21%), di quelli con supplementi nutrizionali (17%) e dei prodotti per il benessere e la cura della pelle (15%). Il costo (53%) rimane la principale barriera per gli acquisti, doppiando la diffidenza per i cibi confezionati (26%) e la mancanza di chiarezza nella lista degli ingredienti (21%): non a caso le private label, tradizionale alleato del potere d’acquisto, mostrano una crescita in penetrazione maggiore dei brand, guadagnando dieci punti percentuali nelle categorie sugar free, senza lattosio e plant-based.

I MACRO TREND CHE IMPATTANO SUI CONSUMI
Sono quattro le principali tendenze che influenzano i consumi in Europa e in Italia: “ridurre per stare meglio”, “costruire la salute nel tempo”, “benessere facile e veloce”, “piacere consapevole”. Il primo di questi atteggiamenti è sospinto sia dalla necessità di far fronte a intolleranze e allergie (il 15,5% delle famiglie ha almeno un componente che non può assumere lattosio e il 4,1% glutine) che dalla ricerca di stili di vita alternativi (i vegetariani sono presenti nel 10,4% delle famiglie, i vegani nel 4,4%) o orientati a un maggior controllo su di sé, come nel caso degli alcohol reducers.

RECORD DI CRESCITA PER IL KEFIR
“Costruire la salute nel tempo” significa soprattutto per i consumatori indirizzare le proprie preferenze verso i cosiddetti superfood, con la frutta secca a recitare la parte del leone (88,5%) per penetrazione, seguita dallo yogurt greco (57,9%) e dal kefir (39%) che è il prodotto a far registrare la maggior crescita relativa dal 2022. Un discorso a parte meritano le referenze ad alto contenuto proteico (che nel 2025 hanno raggiunto una penetrazione del 56,2% dal 52,3% dell’anno precedente) e di fibre. Queste ultime in particolare beneficiano della diffusa attenzione per il trattamento dei disturbi intestinali, affrontati in Italia mediamente con 2,3 rimedi diversi con una preferenza per alimentazione adeguata (56%), farmaci otc (40%) e integratori alimentari (36%).

ANCHE LA PRATICITÀ VUOLE LA SUA PARTE
“Il benessere facile e veloce” risponde alla praticità, che porta a modificare la routine su bisogni salutistici. La colazione rinnovata secondo queste esigenze premia così kefir (la cui penetrazione è cresciuto del 9,3%), frutti di bosco (+5,2%) e creme spalmabili 100% frutta secca (5,1%) e penalizza succhi di frutta (-2,3%), merendine (2,1%) e confetture con zucchero (2,1%). “Velocità” è la parola d’ordine che spinge il mercato delle acque funzionali (10,4%) e quello dei farmaci per la perdita di peso (utilizzati dal 7% dei consumatori europei). “Il piacere consapevole” è un ponte tra salute fisica e il bisogno di indulgenza: in questo momento si riscontra la necessità di benessere di tipo mentale, che occupa la prima posizione per numero di menzioni sui social media e spinge i trend di consumo di prodotti che supportano le capacità della mente (memoria, rilassamento ecc.).

I RETAILER DOVRANNO RIPENSARE I LAYOUT?
Il consumatore affronta sempre più la salute in modo olistico e preventivo – afferma Marco Pellizzoni, Commercial Director di YouGov Shopper – comportandosi in modo di incanalare in quella direzione il proprio stile di vita, comprese le abitudini per la cura della persona e la nutrizione. Lo sviluppo di prodotti multifunzione e cross-categoria che rispondano a esigenze quotidiane possono così diventare in futuro la principale opportunità per l’industria. Viceversa, i retailer riteniamo debbano ripensare i layout in una funzionale ottica di bisogno, sostituendo la classica suddivisione per categorie”.

CraiGo! apre nel Porto Cala del Forte di Ventimiglia

CraiGo!, il format convenience di Crai, approda a Ventimiglia con l’apertura di un nuovo store di 175 metri quadri all’interno del Porto Cala del Forte. Uno sbarco sulla costa ligure di Ponente – per continuare con le metafore nautiche – che intende rispondere alle esigenze di un target abbastanza particolare, fatto di turisti e diportisti. Non a caso l’offerta comprende un’ampia proposta Food & Drink To Go, composta da prodotti freschi e pronti al consumo. Con la stessa logica è stata realizzata una cella refrigerata ad accesso diretto dedicata alle bevande, che permette di effettuare acquisti rapidi e in autonomia, particolarmente utili per chi arriva o riparte dal porto. Insalate, wrap e panini farciti, frutta fresca tagliata subito a disposizione, in un ambiente studiato anche per chi desidera ritagliarsi una sosta in tranquillità, con microonde per riscaldare le vivande, Wi-Fi gratuito, un’area soft drink, con una comoda spremiagrumi, e la zona self-service Lavazza che propone il caffè a 0,90 euro.

SPESA CONSEGNATA DIRETTAMENTE A BORDO
A distinguere il nuovo CraiGo! è soprattutto il servizio di consegna della spesa direttamente a bordo delle imbarcazioni ormeggiate nel Porto Cala del Forte. Una soluzione che porta il concetto di prossimità oltre i confini tradizionali del punto vendita, consentendo a diportisti ed equipaggi di ricevere prodotti freschi, bevande e articoli di prima necessità in modo rapido e senza lasciare la propria barca. Il nuovo CraiGo! è aperto 7 giorni su 7, dalle 07.30 alle 22.00, con un team di 11 neoassunti.
Con questo store a Ventimiglia, la nostra idea di prossimità evolve – dichiara Giuseppe Criscuolo, Direttore Generale Distribuzione Nord Ovest. Grazie al nuovo servizio di consegna a bordo abbattiamo le barriere fisiche del negozio, portando CraiGo! direttamente dove si trovano i nostri clienti. È la risposta concreta alle esigenze di un pubblico diversificato che cerca qualità e un servizio su misura”.
L’apertura del punto vendita CraiGo! – commenta Marco Cornacchia, Chief Executive Officer del Porto di Ventimiglia – rappresenta un tassello strategico nel percorso di ampliamento dei servizi dedicati ai nostri clienti. Il servizio di delivery direttamente a bordo contribuisce a elevare ulteriormente l’esperienza in porto, in linea con i nostri standard di qualità e di servizio. La presenza di un partner che condivide la nostra visione dell’accoglienza rafforza ulteriormente il posizionamento di Cala del Forte come destinazione nautica internazionale e polo di servizi integrato con il territorio”.

Valfrutta rilancia nei piatti pronti con l’Insalata di Riso

Valfrutta amplia la gamma I Pronti al Vapore con una proposta pensata per rispondere ai nuovi stili di consumo: l’Insalata di Riso con verdure, tofu e omelette. La ricetta unisce cereali, proteine e verdure in un unico piatto, con l’obiettivo di offrire una soluzione pratica e allo stesso tempo evoluta dal punto di vista nutrizionale e del gusto. Con questa novità, Valfrutta intende portare nel mondo dei piatti pronti Uht un linguaggio più contemporaneo, ispirato alle proposte del banco gastronomia, mantenendo tutti i vantaggi di conservazione e praticità tipici della categoria. In particolare, l’inserimento dell’omelette e del tofu – unito al mix di verdure composto da piselli, cipolla, carote, olive verdi, peperoni e capperi – contribuisce a rendere il piatto più moderno, con un risultato che mira a richiamare la qualità e la varietà di una ricetta fatta in casa. La cottura a vapore consente di preservare al meglio il sapore e le proprietà nutrizionali degli ingredienti. La referenza è senza conservanti.

PIATTI UNICI PER UN TARGET GIOVANE
La novità si inserisce nel trend di crescita dei piatti pronti Uht, scelti sempre più spesso non solo come soluzione di servizio ma come vera e propria opzione alimentare. Il mercato vale oggi circa 160 milioni di euro e registra una crescita sia a valore (+3,8%) sia a volume (+2,8%), con un’attenzione crescente verso piatti completi, bilanciati e ricchi di proteine vegetali. A trainare lo sviluppo sono in particolare i piatti unici, apprezzati da un target giovane e attento al benessere, alla qualità percepita e alla varietà dell’offerta.
La gamma I Pronti al Vapore Valfrutta si compone di cinque ricette complete, che spaziano tra tradizione mediterranea e ispirazioni internazionali, con mix di cereali, legumi e verdure lavorati a vapore. L’Insalata di Riso con verdure, tofu e omelette si aggiunge infatti alle altre quattro referenze già in commercio e cioè: Cous Cous con carote, piselli, zucchine e peperoni; Bulgur, Quinoa, Riso Rosso con pomodori e olive verdi; Riso Basmati, Lenticchie con bocconcini e salsa di soia; Farro con olive nere, pomodori secchi, capperi.

Cereal Docks entra in PRD per crescere nel gluten free

Rafforzarsi nel settore degli ingredienti plant based e in particolare nel segmento del senza glutine: è questa la logica alla base dell’accordo siglato da Cereal Docks per acquisire il 75% di PRD – Pasini Riso e Derivati, azienda con sede a Castel d’Ario (MN). In questo modo, infatti, il gruppo fondato nel 1983 a Camisano Vicentino (VI) da Mauro e Paolo Fanin amplia il proprio perimetro oltre le matrici storicamente presidiate – come soia, girasole, mais e colza – integrando competenze nella produzione di ingredienti a base di riso e avena destinati principalmente alle industrie del segmento gluten free e delle bevande vegetali, mercati in forte evoluzione sulla spinta delle nuove esigenze dei consumatori.
A giudizio di Cereal Docks, l’operazione – il cui completamento è subordinato al preventivo benestare da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto rientrante nell’ambito di applicazione della normativa cosiddetta “Golden Power” – presenta un elevato valore strategico per il know-how industriale sviluppato da PRD, in un contesto in cui operatori con competenze analoghe risultano ancora limitati a livello nazionale.

LA FAMIGLIA PASINI RESTA NELL’AZIONARIATO
Fondata nel 2000, PRD è di proprietà della famiglia Pasini, che ha alle spalle una tradizione risicola e che manterrà una partecipazione, garantendo continuità nello sviluppo futuro. L’azienda ha un fatturato superiore ai 30 milioni di euro, conta 23 dipendenti e opera come partner industriale di produttori attivi gluten free e nelle bevande vegetali.
La sua acquisizione si inserisce nella prima fase dello sviluppo per linee esterne intrapreso da Cereal Docks, che negli ultimi anni ha consolidato il proprio core business nella nutrizione animale e accelerato la crescita nel settore degli ingredienti per l’industria alimentare, ampliando il portafoglio prodotti, le capacità tecnologiche e la presenza internazionale attraverso investimenti, acquisizioni e partnership strategiche.

OPERAZIONI IN ITALIA, BULGARIA, SPAGNA E FRANCIA
Dopo l’ingresso di Molino Favero nel 2023, specializzata nella produzione di farine, mix e ingredienti naturalmente privi di glutine, il gruppo veneto ha infatti accelerato il consolidamento nel segmento degli ingredienti, rafforzando progressivamente la propria presenza a livello europeo. Negli ultimi mesi sono entrate a far parte del perimetro realtà complementari come Prista Commerce, in Bulgaria, specializzata nella lavorazione dei semi di girasole, e Quality Corn Group, attiva negli ingredienti a base di mais con stabilimenti industriali in Spagna e Francia. Nel marzo scorso, è stata annunciata la joint venture tra una delle società del gruppo, Aethera Biotech, e la multinazionale francese Robertet, leader mondiale nelle materie prime naturali per profumi, aromi e ingredienti attivi, con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel settore delle biotecnologie vegetali applicate alla cosmetica ed alla nutraceutica.
Ad oggi Cereal Docks realizza un fatturato consolidato di 1,4 miliardi di euro, impiega circa 500 collaboratori e opera con 11 stabilimenti produttivi in Italia, Spagna, Romania e Bulgaria e 5 centri di stoccaggio. Ogni anno trasforma oltre 3 milioni di tonnellate di materie prime agricole e coinvolge nelle proprie filiere più di 20.000 aziende agricole in Italia e in Europa. L’export rappresenta circa il 20% del fatturato. Dal 2021, inoltre, Cereal Docks è Società Benefit.

L’AMPIEZZA DI OFFERTA E COMPETENZE GENERA VALORE
L’evoluzione dell’industria alimentare richiede competenze sempre più specialistiche e la capacità di integrare matrici, tecnologie e applicazioni differenti – commenta Mauro Fanin, Presidente di Cereal Docks –. Negli ultimi anni abbiamo intrapreso un percorso di sviluppo che punta a costruire una piattaforma ingredienti ampia e diversificata, capace di generare innovazione e valore per i clienti. L’ingresso di PRD rafforza questa visione e amplia ulteriormente le nostre competenze in segmenti ad elevato potenziale di crescita”.
L’ingresso in Cereal Docks rappresenta un’evoluzione naturale del nostro percorso – aggiunge Renato Pasini –. Abbiamo trovato un gruppo con cui condividiamo visione industriale, valori e approccio imprenditoriale. Restiamo profondamente legati alle nostre radici familiari e al territorio, ma allo stesso tempo pronti ad affrontare nuove opportunità di crescita e sviluppo, valorizzando le competenze costruite negli anni grazie ad un partner solido e orientato al lungo periodo”.

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