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Mdd da record, raggiunto il 50% di quota a volume in Europa

In ogni cosa c’è sempre una prima volta, ma questa – relativa al settore del largo consumo – davvero non passa inosservata. Nel 2025 per la prima volta la marca del distributore (Mdd) ha raggiunto una quota in unità di vendita del 50% in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito. Complice il carovita, i prodotti private label sono entrati con maggiore frequenza nel carrello della spesa delle famiglie, consentendo di tagliare un traguardo che può essere definito storico.
Secondo l’ultima analisi di Circana sul mercato europeo del largo consumo, la quota di unità vendute a marca del distributore è aumentata costantemente ogni anno dal 2021, salendo di oltre tre punti percentuali nel periodo, con un’ulteriore crescita prevista per il 2026. I prodotti Mdd rappresentano già più della metà delle unità vendute in alcuni paesi, guidati dalla Spagna (59%) e dai Paesi Bassi (56%), dove il discount è più consolidato. La quota a volume della marca privata è salita al 52% nel Regno Unito e in Germania, mentre si attesta al 46% in Francia e al 36% in Italia.

ITALIA ATTESTATA AL 31% A VALORE
Il principale motore della crescita sono state le categorie food & beverage, in particolare nei piatti pronti, negli snack, nelle bevande e nei prodotti lattiero-caseari. Significativo viene definito da Circana l’incremento nelle acque minerali, grazie a prezzi competitivi, promozioni profonde, edizioni limitate e un target mirato.
Ovviamente, la fetta della torta si riduce a valore, scendendo al 42% delle vendite nei sei principali mercati europei, per un totale di 324 miliardi di euro. Più nel dettaglio, la quota a valore della Mdd si attesta al 31% in Italia, 36% in Francia, 44% in Germania e Regno Unito, 52% in Spagna e 55% nei Paesi Bassi.

L’INFLAZIONE CAMBIA IL MODO DI FARE LA SPESA
“Nell’ultimo decennio – dichiara Ananda Roy, Senior Vice President of Strategic Growth Insights di Circana – le marche del distributore sono diventate marchi potenti a tutti gli effetti. Considerando che oggi un carrello della spesa medio costa quanto un carrello premium dello scorso anno, i consumatori attenti al prezzo devono compiere decisioni difficili su quali prodotti acquistare. L’assortimento dei distributori spazia dai prodotti base a prezzi contenuti alle prelibatezze premium, fino ad alimenti salutari, iperproteici e articoli di tendenza: un’alternativa affidabile e attraente alle marche industriali che sta cambiando il modo in cui le persone fanno la spesa in tutto il mondo”.

INNOVAZIONE A SCAFFALE E NELLA COMUNICAZIONE
Monitorando le vendite di milioni di referenze in oltre 230 categorie del largo consumo, l’analisi di Circana rileva che i retailer sono riusciti a mantenere i prezzi bassi e una qualità elevata. Le marche private stanno intercettando i trend legati alla salute e agli stili di vita, offrendo proposte premium e lanci di prodotti innovativi con un dinamismo superiore a quello dei brand nazionali. Anche la strategia dei distributori di indirizzare contenuti sui social media verso acquirenti più giovani e meno fedeli ai marchi tradizionali sta giocando un ruolo chiave nel sostenere la domanda.

ULTERIORE SLANCIO ARRIVERÀ DALLO SHOPPING ONLINE…
Mentre i marchi industriali hanno cercato di riconquistare i consumatori rallentando la crescita della pl, l’aumento dell’inflazione alimentare potrebbe portare a un nuovo incremento di questi prodotti entro la fine dell’anno. Si prevede inoltre che lo shopping online e quello guidato dall’intelligenza artificiale – che tipicamente privilegiano prodotti più economici a parità di benefici – quest’anno forniranno ai supermercati un ulteriore slancio.

… E DALLE TENSIONI GEOPOLITICHE INTERNAZIONALI
I retailer si rivolgono anche alle generazioni più giovani, meno fedeli ai grandi brand, attraverso TikTok shop – sottolinea Roy – e contenuti virali; i discount stanno aprendo nuovi punti vendita e l’AI rende più semplice che mai confrontare i prodotti solo su prezzo e funzionalità. Le marche industriali dovranno contare su qualcosa di più della semplice reputazione del marchio o di forti sconti per attirare i consumatori”.
E la prima volta potrebbe non essere l’ultima, anzi. “Si prevede che la crisi del costo della vita si intensificherà nella seconda metà dell’anno – avverte Roy – poiché le tensioni geopolitiche stanno aumentando i prezzi di fertilizzanti, trasporti, distribuzione e ingredienti. È probabile che ciò offra un ulteriore vantaggio ai distributori, con una rapida crescita della Mdd mentre le famiglie cercano nuovi modi per risparmiare”.

RISPONDERE CON LE PROMOZIONI È TATTICA, NON STRATEGIA
Circana ha inoltre rilevato che le promozioni a scaffale, i prezzi riservati ai programmi fedeltà (loyalty pricing) e le strategie di allineamento dei prezzi si sono intensificati nell’ambito di una “guerra dei prezzi” nel settore. Tuttavia, i prodotti di marca vengono scontati in modo molto più aggressivo rispetto alle Mdd: nei sei principali mercati europei, il 34% delle vendite a volume dei brand industriali è avvenuto in promozione, contro il 14% della marca del distributore. “Con margini già ridotti – conclude Roy – le marche industriali dovranno analizzare a fondo i dati sulla fedeltà dei consumatori e le strategie di prezzo e promozione se vogliono competere e sopravvivere. Saturare il mercato di promozioni non è una tattica di sopravvivenza a lungo termine”.

I brand del largo consumo preferiti dagli italiani

La ricerca si chiama Brand Footprint Report 2026, è a firma di YouGov e propone una classifica dei marchi di beni di largo consumo più scelti dai consumatori italiani. In pratica, YouGov ha analizzato 754 major brands (marchi con una penetrazione superiore al 2%) rappresentanti il 67% del mondo industria per raccontare un mercato che si rivolge a sette cluster di atteggiamenti di consumo identificati dall’istituto di ricerca (smart social, price-driven, conscious living, light & healthy, lifestyle pioneers, fast life, functionals). Un esercizio difficile per le caratteristiche di un sistema frammentato, variegato e complesso che evidenzia come i marchi più performanti in termini di numero di atti di acquisto e quelli che hanno segnato la maggiore crescita a volume siano accomunati dalla capacità di investimenti mirati.

MULINO BIANCO SI CONFERMA AL PRIMO POSTO
Cominciamo dal podio, che è appannaggio (come è normale che sia) di autentici campioni del settore e anche del marketing, ingrediente indispensabile di qualsiasi successo di lungo periodo: Mulino Bianco difende vittoriosamente il primo posto, precedendo Kinder (2°) e Coca-Cola (3°).
Bauli è il marchio che fa segnare la crescita maggiore, mentre Parmareggio fa il suo ingresso nella top 20. Da segnalare come ACE sia il brand più scelto nella categoria Home & Personal Care mentre Zymil prevalga in quella del benessere.
Per quanto riguarda la penetrazione, Milk è il marchio con la maggiore continuità di crescita di penetrazione nel tempo mentre Gimoka quello che ha registrato il maggior incremento di penetrazione nei discount. Coccolino è il brand che cresce di più in penetrazione dai consumatori Silver (over 65), Frosta tra i più giovani (under 35) mentre Fruttolo è il più sovraindicizzato dagli shopper che utilizzano regolarmente i social media.

PIÙ ATTI D’ACQUISTO, MENO FEDELTÀ
Il resto delle evidenze dello studio di YouGov – emerse dall’analisi delle informazioni comportamentali e attitudinali del campione di 17.000 famiglie – appare meno prevedibile. Vediamole nel dettaglio. Nel nostro paese sono 210 gli atti di acquisto medi in un anno (+4,8% rispetto al 2025, una crescita che genera scelte meno fedeli da parte degli shopper), con una spesa per atto in contrazione nonostante l’inflazione degli ultimi anni (21,47 euro, -1,5%).
Per quanto riguarda i target, gli over 65 sono sempre più rilevanti in termini di incidenza (costituiscono il 32% dei responsabili di acquisto) mentre l’analisi dei canali mostra una prevalenza dei supermercati e una elevata penetrazione dei discount, anche se in rallentamento.
Tra le categorie si rivelano particolarmente performanti i prodotti legati al benessere (senza lattosio, senza glutine, plant-based, sugar free e alto proteici) che registrano aumenti importanti in termini di penetrazione e gli snack (con un incremento della spesa media rispetto al 2019 del 69% per il salato e del 49% per il dolce).

LA VOGLIA DI PROMOZIONI RESTA ELEVATA
La strategia degli shopper italiani rimane votata alla cautela, con il 79% che dichiara la volontà di incrementare gli acquisti in promozione mentre due su tre si propongono di ridurre gli acquisti fuori casa e il 60% i consumi in generale. Queste esigenze di risparmio si traducono nell’ormai generalizzata frammentazione della spesa e nel rifugio crescente nella private label, che ha raggiunto una spesa media famigliare di 1.060 euro (+44% negli ultimi cinque anni).
Per quanto i supermercati risultino ancora protagonisti in termini di spesa media (2.302 euro), frequenza (90,3 atti d’acquisto annui) e penetrazione (98,3%), i discount e i drugstore stanno allargando le loro clientele grazie alla penetrazione in crescita (rispettivamente 89,1% e 68,6%). Una dinamica frammentata che si traduce inevitabilmente in una diffusa infedeltà: ogni famiglia visita ben 9 insegne all’anno, determinando per il 65% di queste un calo di loyalty.

SI CONSOLIDA IL TREND DEL BENESSERE
Prudenza non è tuttavia sinonimo di ritorno all’essenziale, come si osserva facilmente dalle categorie che registrano le migliori performance in penetrazione (+31,3% kefir, +29,2% semi, +20,4% formaggi di soia, +18,9% frutta esotica).
Il benessere è un trend: i prodotti senza lattosio (87,3%), sugar free (82,1%), plant based (67,2%) vengono scelti da un numero sempre maggiore di consumatori mentre gli alcolici sono in calo sia nei consumi domestici che fuori casa, soprattutto tra i giovanissimi. Anche l’indulgenza si dimostra una leva strategica per gli acquisti, sebbene il ciclo di vita dei nuovi prodotti di questo particolare segmento resista meno all’usura del tempo (il 72% registra infatti una flessione dopo il secondo anno dal lancio).

IL FUTURO DELLO SHOPPING È TIK TOK?
Tra le novità di maggiore rilevanza, il ruolo del social shopping. L’esordio di Tik Tok Shop ha fatto registrare nei primi sei mesi di presenza nel nostro paese 31.000 sessioni di live shopping; numeri importanti ma ancora molto lontani dall’esprimere appieno il potenziale di uno strumento che intercetta 23,9 milioni di individui su base giornaliera e 12,5 milioni di responsabili di acquisto (47% del totale).

CALMA PIATTA SOLO IN APPARENZA
Sebbene la classifica dei marchi più apprezzati dagli italiani mostri una sostanziale continuità nelle prime posizioni – premette Roberto Borghini, General Manager di YouGov Shopper – è sotto la superficie che si mostrano i cambiamenti maggiori. Se, infatti, familiarità e reputazione continuano a giocare un ruolo determinante, soprattutto in uno scenario dominato da fattori di incertezza e da una permacrisi economica, emergono elementi fortemente innovativi che dovranno essere attentamente valutati dagli operatori. Fenomeni come il ruolo inedito del social shopping o la crescente ricerca di varietà negli acquisti dimostrano la dinamicità degli acquirenti”.

COME VIENE REALIZZATO LO STUDIO
Il Brand Footprint Report utilizza l’indicatore messo a punto da YouGov “Consumer Reach Points” (CRP*) per valutare la “forza” dei marchi. Il CRP si calcola moltiplicando tre fattori: la popolazione di famiglie, la penetrazione (percentuale di famiglie che acquistano il marchio) e la frequenza di acquisto da parte dei consumatori (il numero di volte in cui il brand è acquistato, in media). Questo indicatore riflette il livello di coinvolgimento dei consumatori, evidenziando quanti scelgono un prodotto e quanto spesso. Attraverso l’analisi di tali parametri, il Brand Footprint di YouGov mira a offrire un quadro dei marchi che hanno conquistato con efficacia i consumatori italiani.

Despar Italia supera i 4,6 miliardi di fatturato e rilancia sugli investimenti

Despar Italia archivia il 2025 come settimo operatore della distribuzione italiana per dimensione, ma scalare una posizione sembra essere un obiettivo alla portata. Nell’aggiornamento di febbraio 2026, a fonte Nielsen Gnlc, la società consortile è salita infatti sul sesto gradino della classifica. E finalizzati a confermare la crescita sono gli investimenti previsti dalle sei società consorziate (Despar Nord Ovest – Gruppo 3A; Despar Nord – Aspiag Service; Despar Centro Sud – Maiora; Despar Sardegna – SCS; Despar Sicilia – Ergon; Despar Messina – Fiorino) pari a 55,4 milioni di euro per il 2026 e destinati all’espansione e al riammodernamento della rete commerciale. In programma ci sono 36 aperture e 45 ristrutturazioni.
Il saldo del 2025 si è attestato, invece, a 102 nuove aperture e 30 restyling di negozi diretti e affiliati, portando a un totale di 1.382 punti vendita (422 diretti e 960 affiliati) per una superficie complessiva di vendita pari a 810.968 metri quadri.

I PUNTI VENDITA DIRETTI INCIDONO PER IL 65% DEI RICAVI
L’esercizio 2025 si è chiuso con un fatturato al pubblico di 4,64 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente. Il 65% dei ricavi arriva dai punti vendita diretti, il 35% dalla rete affiliata.
Entrando nel dettaglio dei format, il 34% è attribuibile ai punti vendita Despar, il supermercato di prossimità con superfici fino a 800 metri quadri; il 39% deriva invece dagli Eurospar, supermercati di media dimensione compresi tra 800 e 2.000 metri quadri, mentre il 27% è stato generato dagli Interspar, punti vendita di grande superficie oltre i 2.000 metri quadri. Il format Despar si distingue per la dinamica di crescita più significativa, con un incremento del 4,3% nel corso del 2025, a conferma di come la prossimità rappresenti un punto distintivo dell’insegna.

NEL NETWORK SONO ENTRATI 76 IMPRENDITORI
Ancora in tema di format, tutti hanno conosciuto nuove aperture negli scorsi 12 mesi. Ad essere inaugurati sono stati, infatti, 46 Despar Express (punti vendita compatti per la spesa quotidiana in contesti urbani, turistici o nei piccoli comuni), 49 Despar, 5 Eurospar, 2 Interspar. L’espansione ha coinvolto anche tutti i territori presidiati, con particolare vivacità nell’area del Nord Ovest e nel Centro Sud.
Una spinta trainante allo sviluppo del network è stata data dai negozi in affiliazione: oggi sono 750 gli imprenditori affiliati al marchio dell’Abete con 960 punti vendita in gestione sul territorio nazionale che nel 2025 hanno generato un fatturato al pubblico di 1,6 miliardi di euro. Nel 2025 la rete affiliata si è allargata con l’apertura di 94 nuovi negozi e la ristrutturazione di altri 20. Un risultato reso possibile sia dal rafforzamento di partnership consolidate, sia dall’ingresso di 76 nuovi imprenditori.

MDD, L’INSEGNA NELLA TOP 5 ITALIANA PER QUOTA DI MERCATO
Despar Italia sottolinea di aver consolidato nel 2025 il proprio posizionamento nella marca del distributore, raggiungendo una quota di mercato pari al 24,3% sul totale delle vendite grocery, in crescita di 0,4 punti percentuali rispetto al 2024 e superiore alla media del mercato Mdd in Italia, attestata al 23,1% (fonte NielsenIQ, I+S dicembre 2025). Un risultato che colloca l’insegna tra le prime cinque realtà in Italia per quota di mercato nella private label.
Le vendite dei prodotti a marchio Despar hanno superato 1,1 miliardi di euro, registrando un incremento a valore del 4,6%. Performance positive anche sul fronte dei volumi: le vendite a confezione hanno raggiunto una quota del 27,4% a fine 2025, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (fonte: NielsenIQ, I+S+LS).
Questi risultati confermano il ruolo sempre più strategico del prodotto a marchio come leva di fidelizzazione della clientela: la penetrazione della Mdd Despar sul totale acquirenti è pari all’83,2%. La percentuale aumenta fino al 90,6% considerando i clienti che hanno fatto la spesa almeno quattro volte nell’anno nei supermercati dell’insegna (fonte: Panel Consumer Nielsen IQ, 2025).

CON LA LINEA S-BUDGET COMPLETATA L’OFFERTA A MARCHIO
La novità dell’anno è stata l’estensione della linea convenienza S-Budget a tutta la rete vendita Despar sul territorio nazionale. Oltre alle aree gestite dal socio Despar Nord, dove questa linea è storicamente presente e continua a detenere il peso maggiore, vengono definiti particolarmente positivi i risultati conseguiti nel Centro e nel Sud Italia.
La nuova linea ha consentito di costruire un’offerta private label in grado di coprire tutti i segmenti, dall’entry level al premium. Nel 2025 il lancio di circa 180 nuovi prodotti e il restyling di oltre 420 referenze hanno portato alla realizzazione di un assortimento Mdd che complessivamente conta circa 4.200 referenze, sviluppate con oltre 500 fornitori, per il 97% italiani.
Oltre a S-Budget, entrata a regime nel 2025, a dare buoni risultati nei prodotti a marchio – in base a quanto reso noto da Despar Italia – è stato il mondo dei freschissimi con Passo dopo Passo, la linea di filiera Despar che include ortofrutta, carne e pesce, che ha segnato una crescita del +24,2%, con un +30,8% nell’ortofrutta. (fonte NielsenIQ I+S dicembre 2025).

IN CANTIERE CI SONO 180 NUOVI LANCI
La nostra Mdd ha continuato nel percorso di crescita che abbiamo registrato in modo costante negli anni – afferma Filippo Fabbri, Direttore Generale di Despar Italia (nella foto a destra) – e che intendiamo proseguire anche nel 2026 con l’obiettivo di un incremento del fatturato Mdd di almeno il 4,5%. Per l’anno in corso prevediamo circa 180 nuovi lanci e oltre 400 restyling, con focus sui segmenti specializzati e premium, oltre che sulla linea convenienza. Vogliamo offrire ai clienti un assortimento completo e coerente: la parte principale del mercato restano i prodotti mainstream a marchio Despar, ma la costruzione di una vera e propria piramide dal premium all’entry level rappresenta un vantaggio competitivo decisivo. In questo modo possiamo rispondere a bisogni di consumo sempre più diversificati e consolidare ulteriormente le nostre prospettive di crescita”.

Vino in Gdo: nel 2025 calati i volumi, tiene il valore

Il mercato del vino nella grande distribuzione organizzata italiana chiude il 2025 con segnali contrastanti: calano i volumi, mentre il valore resta sostanzialmente stabile grazie a un progressivo orientamento dei consumatori verso prodotti di fascia più alta. È quanto emerge dall’analisi presentata da Virgilio Romano, Insight Director di Circana, responsabile della Ricerca presentata al Vinitaly 2026 in occasione della ventiduesima edizione della tavola rotonda dedicata al mercato del vino nella Gdo italiana.
Nel 2025 il comparto di vini e spumanti nella Gdo ha raggiunto un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro e 737 milioni di litri venduti. A fronte di una lieve contrazione del valore (-0,5%), si registra una flessione più marcata dei volumi (-2,7%), accompagnata da un incremento medio dei prezzi (+2,3%).
L’analisi evidenzia un mercato in trasformazione, tra pressione sui volumi e ricerca di valore – dichiara Romano –. In questo contesto, sembra proprio che la competizione premierà gli operatori più efficienti, capaci di valorizzare il prodotto e intercettare nuovi consumatori, soprattutto nelle fasce medie e medio-alte”.

CRESCE L’ATTENZIONE PER LE ETICHETTE PREMIUM
Uno dei trend più rilevanti riguarda infatti il cosiddetto “effetto mix”: sono gli stessi consumatori a spingere verso l’alto il prezzo medio, scegliendo vini mediamente più costosi rispetto al passato. Le fasce di prezzo più elevate (oltre i 10 euro) mostrano performance migliori, mentre i segmenti sotto i 5 euro, che concentrano i maggiori volumi, registrano i cali più consistenti. Scendendo più nel dettaglio, i bianchi superiori ai 5 euro registrano una crescita del 2%, che aumenta considerevolmente per quelli dal costo superiore ai 10 euro (+8,4%).

SPUMANTI IN CONTROTENDENZA, SOFFRONO I FRIZZANTI
Tra le diverse categorie, gli spumanti mostrano segnali di tenuta e crescita, continuando la loro lenta ma progressiva erosione di quote di mercato, registrando un +1,5% nei volumi e un +1,2% nei valori. In particolare, il rosato cresce del 3,8% e il bianco del 2,2%. I vini fermi registrano un calo contenuto (-3,1% nei volumi, -0,5% nei valori), con i rossi che continuano a perdere terreno (-4,2%), pur rimanendo detentori della quota di mercato maggiore (36%), mentre sono i frizzanti ad evidenziare le maggiori difficoltà (-5,7% nei volumi e -5,5% nei valori).
In particolare, spumanti a parte, i bianchi fermi si distinguono come una delle poche tipologie in grado di contribuire positivamente al risultato complessivo, pur mantenendo il segno negativo (-2,1%).

CALI DIFFUSI NEI CANALI, AD ECCEZIONE DELL’E-COMMERCE
La contrazione dei volumi interessa trasversalmente tutti i canali distributivi, con l’eccezione dell’e-commerce che mostra dinamiche più positive. Le vendite risultano in calo sia in promozione che a prezzo pieno, con un impatto più significativo sulle grandi aziende e sui prodotti a marchio del distributore (Mdd), mentre le realtà più piccole dimostrano maggiore resilienza.

NUOVE OPPORTUNITÀ TRA TERRITORI E INNOVAZIONE
Il mercato evidenzia una crescente attenzione verso denominazioni emergenti e territorialità, con una combinazione di sperimentazione e ricerca di sicurezza da parte dei consumatori. Parallelamente, si affaccia una nuova nicchia rappresentata dai vini dealcolati, ancora marginale ma in crescita, con un fatturato iniziale di circa 3 milioni di euro e una distribuzione in progressiva espansione.

IL 2026 È INIZIATO NEL SEGNO DELLA CONTINUITÀ
Le prime settimane del 2026 confermano i trend di fine 2025: volumi ancora in calo per il vino e segnali più positivi per gli spumanti. Tuttavia, per una valutazione più completa dell’andamento del mercato sarà necessario attendere i dati dei primi quattro mesi dell’anno.

Il lavoro nel retail ai tempi dell’intelligenza artificiale

Il retail è notoriamente uno dei più grandi datori di lavoro italiani e già questo di per sé giustifica l’utilità di uno studio che indaghi le best practice del settore nella valorizzazione del personale e i modelli organizzativi più efficaci. Ma l’urgenza di saperne di più è accresciuta dall’elefante nella stanza, ovvero l’intelligenza artificiale, destinata a incidere profondamente sull’operatività dei retailer e dunque anche dei lavoratori. A provare a farsi carico di questo compito è In People We Trust, progetto di ricerca e divulgazione realizzato con il coordinamento scientifico dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Università di Parma con la collaborazione di Ipsos Doxa e promosso da Largo Consumo.
L’iniziativa ha coinvolto circa 900 lavoratori appartenenti sia al retail (grande distribuzione organizzata, retail non food e ristorazione commerciale), sia al non retail, (industria, agricoltura, costruzioni, logistica, servizi, sanità, settore pubblico e terzo settore), in modo da poter fare un confronto tra comparti diversi. Tre i segmenti principali su cui ci si è concentrati: personale della Gdo, retail non food (abbigliamento, durevoli, health & beauty) e ristorazione commerciale. Ad essere analizzati sono stati il rapporto tra engagement, condizioni lavorative, tecnologia, formazione e percorsi di carriera, con l’obiettivo di indagare percezioni, esperienze e valori delle persone nel mondo del lavoro.

PERSONALE STABILE, MA SOTTO PRESSIONE
Lo studio evidenzia che il retail italiano mostra una forza lavoro esperta e stabile, ma sottoposta a intensa pressione operativa. La maggior parte dei lavoratori ha una lunga esperienza nel settore, con oltre il 68% che conta più di sei anni di attività e il 76% con contratto a tempo indeterminato. La fascia 36–55 anni rappresenta il 58,8% del campione e quasi il 47% opera in ruoli front-line, esposto quotidianamente al cliente e alla pressione commerciale.
La struttura organizzativa tende a una configurazione “base larga – vertice stretto”: quasi il 30% dei lavoratori è concentrato nelle vendite, il 10% in customer care, il 7,2% in cassa e l’11,2% in logistica, mentre solo il 5,2% occupa posizioni di top management o HR. Questa distribuzione accentua la percezione di limitate opportunità di crescita e può ridurre motivazione e engagement.

RETRIBUZIONI SUGLI STESSI LIVELLI DEGLI ALTRI SETTORI
Nonostante le criticità operative, il retail mostra punti di forza significativi sul fronte della retribuzione e della formazione. La distribuzione salariale è quasi identica a quella del non retail: circa il 57–58% dei lavoratori percepisce uno stipendio tra 1.000 e 2.000 euro, circa il 20% tra 2.000 e 3.000 euro e circa l’8% sopra i 3.000 euro. Il retail non risulterebbe quindi penalizzato economicamente rispetto agli altri comparti.
Nel confronto emerge un dato interessante: i lavoratori retail giudicano più adeguato il livello retributivo rispetto al lavoro svolto e anche la formazione ricevuta viene valutata positivamente. Il retail sembra avere una maggiore visibilità del legame tra performance e riconoscimento, rafforzando engagement e motivazione. La presenza diffusa di gruppi organizzati e ruoli standardizzati supporta ulteriormente queste dinamiche, rendendo retribuzione e formazione strumenti concreti per valorizzare le persone e migliorare la competitività del settore.

LA LEADERSHIP DI PROSSIMITÀ È UN PUNTO DEBOLE
Un dato critico resta il rapporto con i responsabili di negozio, che risulta generalmente più positivo negli altri comparti esaminati. Nel settore retail, la figura del responsabile è centrale e comprende la gestione del team, il raggiungimento dei risultati commerciali, la relazione con i clienti e l’applicazione delle procedure aziendali. Spesso, però, queste figure vengono promosse principalmente per le performance commerciali e ricevono meno supporto sul piano manageriale e relazionale. La leadership di prossimità appare perciò uno dei punti più delicati dell’organizzazione retail, con impatti diretti su motivazione, engagement e qualità delle relazioni interne.

POLITICHE DI BENESSERE DA TRADURRE IN REALTÀ
I dati evidenziano una diminuzione della percezione di sicurezza e attenzione alla salute dei dipendenti. Negli ultimi anni le aziende hanno promosso iniziative di wellbeing e benessere organizzativo, ma molti lavoratori percepiscono un divario tra comunicazione e realtà operativa. Turni serrati, organici ridotti e pressione sui risultati rischiano di rendere marginali o simboliche le politiche di benessere. L’attenzione a salute e sicurezza si collega direttamente al clima tra colleghi, perché la pressione operativa influisce sulle micro-comunità di lavoro e sulla qualità delle relazioni interne.

IL CLIMA AZIENDALE INFLUISCE SULLA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE
Il clima tra i colleghi è un aspetto tutt’altro che secondario, perché influisce direttamente sull’engagement e sulla soddisfazione dei clienti, rendendo le relazioni interne un vero fattore strategico per l’organizzazione. “Siamo in un momento storico particolare, oltre alle tensioni generali che agitano i lavoratori ed i consumatori, si registra una attenzione crescente al presente, quasi a voler rimuovere l’idea di futuro – spiega Andrea Alemanno di Ipsos Doxa –. Emerge forte la ricerca di “compagni di cammino”, ed in questo contesto il ruolo dei lavoratori del retail è cruciale. Possono fornire un servizio attento e senza frizioni, ma al contempo possono generare l’empatia che il cliente cerca in modo sempre più intenso. Per fare questo devono essere consci del proprio ruolo e soddisfatti del lavoro. Ed è difficile, oggi, essere felici del proprio lavoro. Questa è una grande responsabilità dei datori di lavoro del retail: aumentare la soddisfazione dei dipendenti è importante non solo per l’employer branding, ma anche per essere più efficienti ed in grado di offrire al cliente l’ambiente che cerca”.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE ACCOLTA CON SCETTICISMO
L’introduzione di nuove tecnologie e strumenti basati su AI genera timori e resistenze operative. I dati mostrano un crescente scetticismo verso la tecnologia, percepita da molti lavoratori come fonte di complicazioni e carico aggiuntivo. Questo scenario genera timori e resistenze, perché molti lavoratori si chiedono se la tecnologia servirà davvero ad aiutarli o se aumenterà il controllo e la sostituibilità delle attività umane. Il vero nodo, quindi, non è solo introdurre tecnologia, ma come questa viene progettata e integrata nel lavoro quotidiano, in modo da supportare le attività operative senza appesantire il carico sui lavoratori e senza compromettere le relazioni con i clienti.

LA TECNOLOGIA RISCHIA DI ESSERE SOLO UNA LEVA DI MARKETING
Se guardiamo a quello che sta succedendo in alcune grandi città in Cina o in Corea del Sud, vediamo punti vendita dove l’intelligenza artificiale è già ovunque: assistenti robotici, specchi intelligenti, sistemi che suggeriscono prodotti in tempo reale – sottolinea Adriano Solidoro, Professore aggregato di Organizzazione Aziendale e Gestione delle risorse umane presso Università degli studi di Milano-Bicocca –. Ma la vera domanda non è quanto sia avanzata la tecnologia. La domanda è se questa tecnologia aiuta davvero chi lavora e chi compra, oppure se resta soprattutto una leva di marketing, una dimostrazione di innovazione più che un reale miglioramento dell’esperienza”.
Il futuro del retail non si giocherà solo su quanto investiamo in tecnologia, ma su come ripensiamo il lavoro nei punti vendita – afferma Giovanni Francesco Paoletti, Professore associato di Organizzazione aziendale presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca – Possiamo avere AI, dati, sistemi avanzati, ma se le persone sono sotto pressione, senza prospettive e con poco supporto manageriale, tutto questo rischia di non funzionare. Le aziende che faranno la differenza saranno quelle capaci di tenere insieme innovazione e qualità del lavoro, perché è da lì che nasce davvero il valore per il cliente”.

IL CAMBIAMENTO È GIÀ IN ATTO
La letteratura che studia le motivazioni e il senso di appartenenza delle persone si concentra molto sulle dimensioni soft dell’organizzazione – conclude Davide Pellegrini, Professore del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, Facoltà di Economia e Gestione delle Imprese Università di Parma –. La ricerca invece si propone di analizzare e misurare l’impatto della dimensione hard analizzando il mix di processi-strumenti e regole che scandisce la quotidianità delle persone e quell’insieme di micro-innovazioni incrementali che lentamente modificheranno la ripartizione dei carichi di lavoro tra centro e periferia. Tra i processi che vedranno nuovi equilibri segnaliamo il riordino automatico, la logistica di negozio (ricevimento, semina, caricamento) la progettazione e la manutenzione degli spazi, il pricing, le promo, la gestione del retail media (dalle spazi digitali fino alle bilance e alle etichette elettroniche), il crm da centrale e periferico, il data sharing, la gestione dei pagamenti, le casse self, i nastri orari, le postazioni, l’interfunzionalità, la centralizzazione delle lavorazioni, delle cucine, l’integrazione e-commerce e il quick delivery. I retailer più bravi saranno quello che non mostreranno ai propri shopper la complessità del cambiamento”.

MA PERCHÉ NON SI PARLA MAI DI PART TIME?
Chiudiamo con un’annotazione a margine. Il progetto di ricerca è indubbiamente articolato e ricco di spunti, peccato però che nella comunicazione dei dati emersi non ci sia alcun riferimento alle forme di contratto part time, assai frequenti nel comparto retail per indubbie esigenze di operatività. A giudizio di InStoreMag sarebbe stato interessante capire quanto l’impiego orario parziale è diffuso e soprattutto come è percepito dai lavoratori. Perché di sicuro anche questo è un elemento capace di influire sulla relazione tra le aziende del settore e i loro dipendenti.

Vino, in Europa si riparla di health warning in etichetta

Il vino italiano ed europeo esprime forte preoccupazione per la prima bozza pubblicata il 23 marzo scorso dalla Commissione Salute del Parlamento europeo sul piano “Beca” (Europe’s Beating Cancer Plan), che invita la Commissione Ue a presentare “senza ulteriori indugi” proposte legislative sugli health warning in etichetta. Una posizione che, secondo Unione italiana vini (Uiv), rischia di riaprire un fronte già definito e di penalizzare ingiustamente un settore strategico del Made in Europe.

PER UIV È UN PASSO INDIETRO RISPETTO AGLI IMPEGNI UE
Colpisce e preoccupa – dichiara Lamberto Frescobaldi, Presidente di Unione italiana vini (nella foto in alto) – che si torni a mettere in discussione un equilibrio già raggiunto a livello europeo, ignorando deliberatamente sia il voto espresso dal Parlamento europeo solo tre anni fa, sia le indicazioni della Dichiarazione politica delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili. Si tratta di un’impostazione che rischia di alimentare un approccio ideologico e punitivo, anziché fondato su evidenze scientifiche e distinzione tra abuso e consumo responsabile. Non è accettabile che si continui a intervenire su temi già chiariti, distogliendo l’attenzione dalle vere priorità di sviluppo e competitività del settore vitivinicolo europeo. Invitiamo i parlamentari europei e la Commissione a correggere con decisione questa impostazione, evitando misure che colpirebbero indiscriminatamente un comparto simbolo dell’economia, della cultura e della sostenibilità europea”.
L’avvio della discussione è previsto nelle prossime settimane.

Parma capitale internazionale del barbecue

Doppio appuntamento nei padiglioni di Fiere di Parma, dall’11 al 14 aprile 2026: BBQ Expo e Butcher Show – frutto della partnership tra Area Fiera e Fiere di Parma – occupano circa 40.000 metri quadrati di superficie espositiva e riuniscono, per la prima volta sulla stessa piattaforma, la filiera della carne e della ristorazione. Due manifestazioni complementari dedicate al mondo del barbecue, 400 brandi, 68 eventi e academy tenute da 42 pit master, più di 100 macellai in fiera, in gara e in aula, provenienti da tutta Italia e dall’estero.
Secondo gli ultimi dati Ismea, la produzione italiana del comparto cresce del 3,4% a volume, dopo il +6,3% del 2024: un dato in controtendenza rispetto al contesto europeo, dove la produzione di carni bovine si è ridotta del 3,2%, con cali significativi in Germania (-7,9%) e Paesi Bassi (-13%). Il valore della filiera nella fase agricola supera i 4 miliardi di euro, mentre il fatturato dell’industria delle carni bovine raggiunge 6,7 miliardi di euro, in crescita del 7% sul 2023. Numeri che confermano la vitalità di un settore in evoluzione, che a Parma trova un nuovo spazio di confronto, visione e crescita.

GENERARE OPPORTUNITÀ, FACENDO CULTURA DEL CIBO
BBQ Expo e Butcher Show – dichiara Antonio Cellie, Amministratore Delegato di Fiere di Parma – uniscono due mondi sempre più convergenti: la cultura gastronomica del fuoco, con tutto il sistema tecnico e produttivo che la sostiene, e la professione della macelleria che, come format di retail o reparto in Gdo, è in rapida evoluzione con competenze e modelli di business che la collocano tra i mestieri più dinamici del food. Parma non è diventata Food Valley per caso: è un territorio con una vocazione produttiva e culturale profonda, dentro cui questi appuntamenti trovano la loro logica più naturale. La nostra visione è che Parma sia una fiera-piattaforma in cui filiere diverse si connettono e si strutturano, generando opportunità concrete per le imprese facendo cultura del cibo”.

BBQ EXPO: QUANDO IL FUOCO DIVENTA GASTRONOMIA
BBQ Expo occupa il Padiglione 3 con un’offerta che copre l’intera filiera dell’outdoor cooking: barbecue e smoker di nuova generazione, sistemi per la gestione del calore, accessori tecnici, combustibili, rub e spezie che anticipano i trend del gusto. Accanto all’offerta espositiva, spazio al design degli spazi esterni: soluzioni per cucine outdoor che confermano come il giardino sia diventato una stanza progettata con gli stessi materiali e la stessa cura degli ambienti interni.
Il barbecue italiano ha compiuto un salto di maturità. Non è più solo un fenomeno che guarda con curiosità al mondo americano: oggi lo reinterpreta in chiave tricolore, innestando su cotture low & slow e bark compatto una sensibilità fatta di misura, materia prima e cultura del sapore. Il rub, da semplice miscela di spezie, è diventato progetto aromatico: agrumi siciliani biologici, aglio nero fermentato, miele in polvere al posto dello zucchero di canna, caffè liofilizzato per note profonde senza amaro.

DAGLI USA LA COTTURA LUNGA 12 ORE
Questa trasformazione sarà al centro del programma di eventi, con un calendario fitto di dimostrazioni, sessioni tecniche e sfide che alternano formazione e spettacolo. Sul palco e nelle aree cooking si alternano alcuni dei nomi più rappresentativi del barbecue italiano. Andrea Critelli porta in scena il Whole Hog, maiale intero cotto per 12 ore, una delle preparazioni più impegnative della tradizione americana dove il tempo è l’ingrediente principale. Andrea Marino, BBQ coach, guida una sessione dedicata all’arte del brisket, il taglio più tecnico e più ambito del barbecue texano. Giovanni Baratta, pit master e socio di Joe Bastianich, firma uno Smashburger in collaborazione con lo chef Massimo Vallotti: e lo farà su un offset smoker americano da 500 galloni arrivato direttamente dalla Georgia, un affumicatore grande quanto dieci vasche da bagno, raramente visto in Europa.

GIRO DEL MONDO INTORNO AL BARBECUE
Il programma si allarga con incursioni internazionali che confermano quanto il fuoco sia un linguaggio senza confini. Marco Buhi Dacchini porta l’Asian BBQ Fusion, Emilio Leonzio esplora il mito del pastrami e la New York Deli Culture, Guido Asados e il butcher Gianluca Nana raccontano la tradizione argentina, Dott. Asado le cotture sudamericane tra tecnica e rito. Luca Bini lavora sul mare in plancha, Marco Savona sulle salse iconiche reinterpretate in chiave italiana. A completare l’esperienza è il grande Grill & Beer Village nell’area esterna: grigliate al momento, finger food, birre artigianali e distillati, dove la cucina diventa spettacolo vivo.

CON LA MASTER’S CHALLENGE SPAZIO ALL’AGONISMO
BBQ Expo, grazie all’importante collaborazione con Stefano Noli (pitmaster di South Brixia BBQ è campione italiano 2023; attualmente è il team con più gare all’attivo in Italia) ospita la Master’s Challenge, prima gara italiana sanzionata dalla KCBS, la federazione americana che regola le competizioni di barbecue a livello mondiale. I team si sfidano su quattro categorie: pollo, costine di maiale, boston butt e brisket. I punteggi sono validi per la classifica TOY Europe 2026 e il titolo più ambito è quello di Grand Champion, assegnato alla squadra con il punteggio complessivo più alto. Una competizione che porta Parma direttamente dentro il circuito internazionale del barbecue agonistico.

BUTCHER SHOW, LA MACELLERIA INCONTRA LA RISTORAZIONE
Nel padiglione accanto, Butcher Show riunisce realtà artigianali e industriali da tutta Italia e dall’estero, insieme alle principali rappresentanze istituzionali del settore: Assocarni, Federcarni, Assica e la Nazionale Italiana Macellai. A confermare il peso strategico del comparto è la presenza del Gruppo Cremonini, player centrale della supply chain italiana.
Un comparto in piena trasformazione, che Butcher Show fotografa nella sua complessità. Simbolo di questo cambiamento è il macellaio che nel 2026 non è più soltanto chi taglia la carne, ma un professionista che pensa sempre più come un ristoratore: valorizza i tagli meno convenzionali, lavora l’animale nella sua interezza, costruisce una filiera tracciata dall’allevamento al piatto. Il confine tra bottega e ristorante si sta assottigliando: chi sa stare da entrambe le parti, con la tecnica del macellaio e la visione dello chef, costruisce un modello di impresa nuovo, riconoscibile, difficile da replicare.

UN HUB B2B PER GLI OPERATORI DEL SETTORE
Butcher Show si propone come hub B2B in cui macellai, ristoratori e operatori del settore trovano strumenti concreti per sviluppare la propria attività: macellerie, laboratori di trasformazione, industrie, tecnologie, packaging, formazione, tutto ciò che serve per fare impresa in un mercato che cambia rapidamente. “Con BBQ Expo – continua Mauro Grandi, Ceo di Gruppo Area Fiera – contribuiamo a scrivere la storia del barbecue in Italia, generando al contempo valore e crescita per tutto il comparto. La cultura della carne di qualità attraversa oggi due mondi che raramente si siedono allo stesso tavolo: la macelleria, che oggi è già un’impresa strutturata con tecnologie e modelli di business propri, e la ristorazione, che su tagli, cotture e materia prima costruisce identità e differenziazione. Butcher Show affianca BBQ Expo per creare questo incontro: uno spazio professionale, concreto, dove macellai e ristoratori trovano strumenti, confronto e opportunità di crescita reale”.

AL VIA LE SELEZIONI DELLA NAZIONALE ITALIANA MACELLAI
A dare concretezza a questa visione, una serie di appuntamenti. Il 13 aprile, dalle 16:30 alle 17:30, “Ispirazioni”: Luca Brasi, Gianluca Nana, Irene Paolini, Andrea Pucci, Davide Tanzi e Gabriele Cappi si raccontano per chi ha il coraggio di guardare oltre il bancone. Il tema è l’identità professionale: costruire un’offerta unica che parli del proprio territorio, superare il confine tra bottega e ristorante, pensare come un macellaio in cucina e come uno chef dietro al banco.
Sempre il 13 aprile, dalle 15:00 alle 16:00, l’agronoma Assunta Susanna Bramante, PhD in Produzioni animali, Sanità e Igiene degli Alimenti, interviene sulle qualità nutritive della carne bovina. Evento a cura dell’Associazione Carni Sostenibili.
L’Arena Nazionale Macellai ospita le selezioni della Nazionale Italiana Macellai in vista dei Campionati Europei 2027 e dei Mondiali 2028 in Australia. Chi viene selezionato entra nel gruppo azzurro, si allena con i campioni e può arrivare a rappresentare l’Italia nelle sfide internazionali.

Orange Capital Development si rafforza nel food con l’80% di Effepi

Orange Capital Development continua il proprio percorso di crescita nel settore food e annuncia l’acquisizione del 80% di Effepi, azienda con sede in provincia di Cuneo, attiva nella produzione di dolci surgelati di alta qualità. Fondata nel 1992, Effepi opera nel segmento premium dei frozen dessert, con un fatturato di circa 16 milioni di euro nello scorso 2025 e un piano di crescita che, proprio grazie all’ingresso di Orange Capital Development, punta a raggiungere 20 milioni entro la fine del 2026, per poi superare quota 30 milioni nei prossimi quattro anni.

L’OBIETTIVO È COSTRUIRE UN POLO NEI SURGELATI
L’operazione segna un ulteriore passo nella strategia di Orange Capital Development volta alla creazione di un polo alimentare specializzato nel frozen, caratterizzato da elevata qualità di prodotto, innovazione e forte attenzione ai nuovi trend di consumo.
Effepi, che conta oggi circa 40 dipendenti con prospettive di ulteriore espansione occupazionale, vanta una significativa presenza in mercati del centro e nord Europa (in particolare in Germania e UK), che coprono circa il 60% delle esportazioni. L’azienda offre un’ampia gamma di prodotti, tra cui tiramisù, profiterole, torte e prodotti da forno e monoporzioni, affiancati da una linea di gelati gourmet.

SINERGIE INDUSTRIALI E COMMERCIALI CON GELIT
In base a quanto resto noto da Orange, l’integrazione di Effepi genera importanti sinergie industriali e commerciali, in particolare con Gelit, società leader di mercato nella produzione di piatti pronti surgelati già parte del portfolio. Le complementarità riguardano diversi ambiti: dall’offerta di prodotto, che consente di abbinare primi piatti e dessert per un’esperienza completa, alle sinergie logistiche, grazie alla presenza di un hub strategico nel Nord Italia, fino allo sviluppo dei canali food service e Horeca.
Particolarmente rilevante sarà la condivisione della piattaforma commerciale e della base clienti, che permetterà a Effepi di entrare in nuovi mercati, in primis Stati Uniti, Canada e Australia, facendo leva sulle relazioni consolidate di Gelit. Parallelamente si punterà a rafforzare la presenza in Europa ed esplorare nuovi mercati in Asia, tra cui Giappone, Corea e Indonesia, dove si intendono portare i sapori autentici della cucina italiana.

AMPLIARE L’OFFERTA NEL SEGNO DEL MADE IN ITALY
Con l’acquisizione di Effepi proseguiamo il progetto di costruzione di un polo di eccellenza nel frozen food – commenta Davide Salvatore, Founder e Managing Director di Orange Capital Development (nella foto a destra) – ampliando in modo significativo la nostra offerta. Da oggi siamo in grado di proporre ai mercati internazionali una vera e propria Italian experience, completa e fatta di prodotti di alta qualità, che interpretano al meglio la tradizione gastronomica italiana e le nuove esigenze dei consumatori. In termini puramente economici, le possibili sinergie da sviluppare aprono ottime prospettive di crescita e ci fanno guardare al futuro con ottimismo, nonostante un momento storico estremamente difficile caratterizzato da tensioni geopolitiche e commerciali che incidono inevitabilmente anche sui mercati”.

UN PROGETTO SUPPORTATO DA CAPITALI DEL SUD EST ASIATICO
Fondata e guidata da Davide Salvatore, Orange Capital Development gestisce veicoli di investimento di private equity supportati da capitali e aziende del Sud Est asiatico, interessate a investire sia in Europa che su scala globale in business caratterizzati da sostenibilità, innovazione e eccellenza operativa. Il focus attuale è nel settore delle energie rinnovabili, biocarburanti, nanotecnologie e food.

Italmark stringe un accordo con Amazon per la spesa online

Si comincia da Brescia città, ma l’obiettivo è estendere progressivamente il servizio alla provincia nei mesi a venire. Italmark si aggiunge all’elenco di insegne (citiamo Unes, Pam Panorama, Sole365, a cui va aggiunto il retailer online Cortilia) che hanno stretto un accordo con Amazon per proporre anche attraverso questa “vetrina” il proprio assortimento. Nel caso dell’azienda bresciana, socia di Gruppo Selex, si tratta di circa 13.000 prodotti. Tra le categorie disponibili all’indirizzo amazon.it/Italmark figurano i prodotti freschi – come carne, pesce, frutta e verdura e gastronomia – oltre ovviamente alle referenze a marchio del distributore Consilia. Non mancano i prodotti senza glutine, senza lattosio e vegani, birre e alcolici, articoli per la colazione, così come proposte dedicate al mondo dell’infanzia, agli animali domestici e alla cura della casa.

UN PASSO IMPORTANTE NELLA STRATEGIA OMNICANALE
Italmark è nata vicina alle comunità che serve e ha costruito la propria identità su questo radicamento – dichiara Marco Odolini, Presidente Italmark –. Con la stessa coerenza oggi scegliamo di essere presenti anche dove i consumatori cercano convenienza e rapidità. La collaborazione con Amazon rappresenta un passo importante nella nostra strategia omnicanale e ci consente di portare su uno dei marketplace più frequentati al mondo la stessa qualità, selezione e cura che i nostri clienti conoscono nei nostri supermercati, puntando su tre leve fondamentali: ampiezza dell’offerta, velocità di consegna e qualità del servizio”.

LE CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO
I clienti Amazon residenti a Brescia possono ricevere la propria spesa in giornata, dal lunedì al sabato (per ordini effettuati entro le ore 14 per la consegna nel pomeriggio dello stesso giorno), in finestre di consegna da 2 ore (senza costi aggiuntivi per ordini superiori a 95 euro e al costo di 6,90 euro per ordini di importo compreso tra 40 e 94,99 euro). Inoltre, i clienti iscritti a Prime possono approfittare di un’offerta di lancio che prevede la consegna senza costi aggiuntivi per ordini di importo superiore a 70 euro. È inoltre possibile pianificare le consegne fino a cinque giorni in anticipo.

LA CONSEGNA IN GIORNATA È SEMPRE PIÙ POPOLARE
Amazon sottolinea che il servizio con Italmark espande ulteriormente l’offerta per i clienti italiani, che oggi possono acquistare prodotti freschi nelle città di Milano, Monza e Brianza, Roma, Torino, Bologna e aree limitrofe su Amazon Fresh, e in oltre 15 province in Italia. In totale sarebbero oltre 1,5 milioni i prodotti disponibili.
Secondo quanto reso noto da Amazon, l’opzione di consegna in giornata è sempre più popolare in Italia. Nel 2025, sono stati effettuati quasi 3 milioni di ordini di prodotti di uso quotidiano con consegna in giornata, per un totale di oltre 6 milioni di prodotti nel corso dell’anno. Le categorie più richieste per la consegna in giornata includono alimentari, cura della persona e prodotti per la casa.

I CLIENTI CHIEDONO CONVENIENZA E AMPIA OFFERTA
Siamo felici di avviare la collaborazione con Italmark, un’insegna profondamente radicata nel territorio lombardo, per offrire ai clienti di Brescia un’esperienza di acquisto sempre più completa e di qualità su Amazon – afferma Christophe Benoist, Head of Grocery Partnerships di Amazon Italia e Francia –. Italmark è da sempre sinonimo di attenzione al cliente e valorizzazione dei prodotti locali, elementi che si integrano perfettamente con la nostra missione di offrire ai clienti italiani un’esperienza di spesa conveniente e un’ampia selezione di prodotti. È un piacere accoglierla su amazon.it/supermercato e di rendere la sua selezione ancora più accessibile a un numero crescente di clienti”.

UNA RETE DI CIRCA 100 SUPERMERCATI
Italmark è un’azienda familiare lombarda nata nel 1965. Dal 2023 fa parte del Gruppo Selex, tra i principali player della Gdo italiana. L’insegna presidia principalmente il territorio lombardo e alcune aree del Nord Italia attraverso una rete di circa 100 supermercati a insegna Italmark e Family Market, supportati da tre centri distributivi. La proposta commerciale si fonda su una selezione accurata dei prodotti, con particolare attenzione ai freschi e alle produzioni locali, valorizzando oltre 900 referenze provenienti da produttori lombardi. Accanto all’offerta in store, Italmark ha sviluppato un approccio multicanale con servizi di spesa online, consegna a domicilio e ritiro in negozio. L’impegno dell’azienda si estende anche alla sostenibilità ambientale e sociale, coordinata attraverso il programma “Italmark per Noi”, che promuove iniziative a favore della comunità, dell’ambiente e del benessere delle persone, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Barilla si conferma prima azienda food al mondo per reputazione

Barilla si conferma, per il terzo anno consecutivo, la prima azienda al mondo nel settore alimentare per reputazione nel Global RepTrak 100 condotto da RepTrak, che dal 1999 analizza ogni anno le aziende con la migliore reputazione a livello globale. Nel ranking 2026, il Gruppo raggiunge il 9° posto complessivo, guadagnando 16 posizioni rispetto al 2025 (quando era al 25° posto) ed entrando così nella top 10 globale, a conferma del percorso di crescita reputazionale costruito negli anni.

UN SETTORE OGGETTO DI FORTE ATTENZIONE MEDIATICA
L’azienda di Parma sottolinea che il risultato riflette la capacità di coniugare qualità dei prodotti, visione industriale e responsabilità sociale, elementi sempre più centrali nella valutazione della reputazione aziendale. Lo studio considera, infatti, dimensioni chiave come performance, innovazione, governance, sostenibilità e capacità di generare fiducia nel tempo.
Nell’attuale contesto macroeconomico caratterizzato da forte incertezza, mantenere performance stabili rappresenta già un segnale positivo – dichiara Sara Fargion, Vice President, Emea di RepTrak –. In questo scenario, però, la capacità di crescere diventa un vero fattore distintivo. Il settore Food, in particolare, è sottoposto a pressioni significative: le persistenti dinamiche inflazionistiche continuano ad alimentare un’elevata attenzione mediatica e a influenzare in modo costante la percezione pubblica in tutti i 14 Paesi in cui misuriamo la reputazione”.

A PARMA UN HUB PER L’INNOVAZIONE
Presente in oltre 100 Paesi, con 30 siti produttivi e una produzione annuale superiore ai 2 milioni di tonnellate tra pasta, sughi pronti e prodotti da forno, Barilla continua a investire in innovazione e nel miglioramento continuo dell’offerta. Va in questa direzione l’inaugurazione, lo scorso novembre, a Parma, di BITE (Barilla Innovation & Technology Experience), il nuovo centro di ricerca e sviluppo dove 200 professionisti, tra tecnologi alimentari, ricercatori, ingegneri e food designer, sviluppano nuovi prodotti, migliorando ricette, processi produttivi e packaging.
BITE è un hub all’avanguardia che integra competenze scientifiche, cultura del cibo e tecnologia per progettare il futuro dell’alimentazione grazie anche ad un ecosistema di open innovation che coinvolge università e centri di ricerca a livello globale, accelerando lo sviluppo di soluzioni sempre più sostenibili, sicure e in linea con l’evoluzione dei consumi.

DALLE PISTE DI F1 ALLE CAMPAGNE SOLIDALI
Secondo il Gruppo Barilla, a sostenere la crescita e la capacità di intercettare nuovi trend e culture alimentare contribuiscono anche la partnership con la Formula 1, che ha portato il valore della convivialità Barilla anche nel contesto della massima competizione sportiva motoristica. Mentre in Italia iniziative ad alto impatto sociale, come le campagne solidali con Dynamo Camp e Medici Senza Frontiere, hanno mobilitato migliaia di volontari e coinvolto decine di migliaia di cittadini, contribuendo a sostenere progetti sociali e umanitari attraverso gesti concreti di partecipazione e condivisione.

LA PARITÀ RETRIBUTIVA DI GENERE È REALTÀ
In parallelo, Barilla prosegue il proprio percorso sul fronte sociale e ambientale, integrando la sostenibilità e l’efficienza energetica e idrica al centro del proprio modello di crescita. Un impegno che riguarda anche le quasi 9.000 persone Barilla e che si traduce, tra l’altro, in una policy globale di congedo parentale paritario, che garantisce a entrambi i genitori 12 settimane retribuite al 100%, e nel raggiungimento già nel 2020 della parità retributiva di genere secondo il principio “equal pay for equal work” per tutte le persone Barilla nel mondo.
La classifica Global RepTrak 100 e il report completi sono disponibili sul sito: www.reptrak.com/globalreptrak

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