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Tappi in sughero, la certificazione bio è un’opportunità

Il Sistema Sughero italiano – che conta circa 480 imprese e 2.370 addetti – affronta una fase di mercato complessa: nel 2025 il comparto ha registrato una flessione del fatturato del 2,5%, attestandosi a 342 milioni di euro e proseguendo il rallentamento avviato nel 2023, dopo due anni di crescita (fonte: Consuntivi 2025, Centro Studi FederlegnoArredo). Le esportazioni pari al 10% del fatturato totale del sughero valgono 34 milioni di euro, dei quali l’87% riguardano proprio i tappi in sughero che oggi, devono confrontarsi con il calo dei consumi di vino e con sistemi di chiusura alternativi.
In questo contesto, la possibilità prevista dal Regolamento UE 848 di certificare come biologici i tappi in sughero può rappresentare una concreta opportunità di differenziazione competitiva, soprattutto nei mercati a maggiore valore aggiunto, per valorizzare ulteriormente le caratteristiche di sostenibilità e tracciabilità proprie di questo materiale, che ambisce a diventare così l’unica chiusura naturale sui mercati nazionali e internazionali.

UNA CERTIFICAZIONE CHE COINVOLGE L’INTERA FILIERA
La certificazione biologica dei tappi in sughero rappresenta un’opportunità strategica – sostiene Alessandro Canepari, Responsabile del Gruppo Sughero di sughe – in una fase nella quale il comparto è chiamato a confrontarsi anche con chiusure alternative. Per questo motivo, come associazione che rappresenta i principali produttori di tappi in sughero, ci siamo attivati perché questa opportunità si concretizzasse e diventasse uno strumento importante per rafforzare il posizionamento del sughero anche nel segmento biologico. Il valore aggiunto di questa certificazione sta nel fatto che coinvolge l’intera filiera. Non si certifica soltanto il tappo, ma un percorso produttivo, un elemento distintivo che nessun’altra tipologia di chiusura può offrire con le stesse caratteristiche. Motivo per cui le aziende associate ad Assoimballaggi sono pronte a investire nella certificazione e nei processi necessari per offrire al settore vitivinicolo, anche biologico, una soluzione capace di coniugare sostenibilità e competitività”.

CONTENITORE COERENTE (NELLA SOSTENIBILITÀ) CON IL CONTENUTO
Come sottolineato da Assoimballaggi, la certificazione prevede il rispetto di determinati requisiti lungo l’intero percorso produttivo: dalla gestione delle sugherete e dei terreni di coltivazione, alle pratiche agronomiche seguite, dalla raccolta della corteccia, fino alle successive fasi di trasformazione e produzione industriale, garantendo così una completa tracciabilità del tappo in sughero, che entra di diritto a far parte di una filiera biologica certificata, coerente con i principi che stanno alla base anche delle produzioni agricole.
Secondo l’associazione, in un mercato in cui i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità e alla coerenza ambientale dei prodotti che acquistano, la certificazione biologica del tappo in sughero consente di estendere il concetto di biologico oltre il contenuto della bottiglia, coinvolgendo anche uno degli elementi più rappresentativi del packaging del vino.

I consumatori italiani sono tra i più attenti alle offerte in Europa

Quali fattori guidano oggi le scelte di acquisto e come evolvono i comportamenti dei consumatori in un contesto di crescente pressione economica e digitalizzazione? The State of Shopping 2026, il report annuale di Shopfully, tech company italiana leader europeo nel Drive to Store, condotto in otto Paesi europei tra cui l’Italia, delinea il ruolo degli strumenti digitali, delle dinamiche economiche e delle aspettative dei consumatori nel ridefinire il percorso d’acquisto.
Rispetto ad altri mercati europei, i consumatori italiani tendono a confrontare più opzioni prima di acquistare: infatti, il 62% dichiara di suddividere gli acquisti tra più punti vendita per individuare le offerte più convenienti, ben al di sopra della media europea (44%).
Anche la fase di ricerca risulta particolarmente strutturata: il 31% afferma di informarsi sempre online prima di concludere un acquisto, contro il 25% registrato a livello europeo. In questo contesto, assumono un ruolo centrale le piattaforme digitali dedicate a volantini e offerte, utilizzate da quasi 2 italiani su 3 (62%), più che negli altri principali Paesi europei come Francia (58%), Spagna (55%) e Germania (45%). Il digitale si conferma quindi uno strumento chiave per orientarsi tra promozioni e prezzi e prendere decisioni più consapevoli.

MENO FEDELTÀ, NEL NOME DELLA CONVENIENZA
La maggiore capacità di confronto si riflette anche nella relazione con retailer e brand. La fedeltà si fa più fragile: oltre la metà degli italiani (60%) si dichiara pronta a cambiare punto vendita in presenza di offerte più vantaggiose, segnalando una fedeltà meno consolidata e più legata alla convenienza.
Le promozioni continuano a incidere in modo rilevante sul processo decisionale – solo l’1% afferma di non esserne influenzato – ma non rappresentano l’unico elemento determinante: il 61% dei consumatori indica infatti il rapporto qualità-prezzo come principale criterio di scelta, seguito da qualità e prestazioni (47%). Più distanti altri elementi come la reputazione del marchio (27%) e la pubblicità, che incide in misura marginale (5%).

I TAGLI SI CONCENTRANO NELLE CATEGORIE NON ESSENZIALI
L’attenzione alla spesa si traduce anche in una maggiore selettività nei consumi. Il 52% degli italiani dichiara di privilegiare prodotti in promozione, mentre il 42% riduce le spese non essenziali. I tagli si concentrano soprattutto nelle categorie discrezionali, come arredamento e oggettistica (48%) ed elettronica (40%), seguite dall’abbigliamento (36%). Più contenuto invece l’impatto su acquisti legati ai bisogni primari, come alimentari (11%) e salute (7%).

DIGITALE PER INFORMARSI, NEGOZIO PER ACQUISTARE
Il percorso di acquisto si sviluppa ormai su più canali, con ruoli distinti tra fase di informazione e momento della transazione. Il digitale viene ampiamente utilizzato per raccogliere informazioni, confrontare prezzi e individuare promozioni. Tra i principali punti di accesso figurano le piattaforme di offerte e volantini (62%), seguite da siti e app di retailer e brand (38%) e marketplace online (31%).
Il punto vendita fisico, però, continua a rappresentare il canale principale per gli acquisti: il 59% degli italiani dichiara di fare shopping prevalentemente in negozio, mentre solo l’1% si affida soprattutto all’online. Circa il 40% adotta invece un approccio ibrido, scegliendo di volta in volta il canale più adatto in base al prodotto o alla comodità.
La scelta del canale varia però in base alla tipologia di prodotto: il negozio fisico resta prevalente soprattutto per alimentari (98%) e prodotti per la salute e la cura della persona (84%), mentre categorie come elettronica (24%) e abbigliamento (20%) registrano una maggiore incidenza degli acquisti online.

UTILIZZO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ANCORA LIMITATO
Gli strumenti di intelligenza artificiale sono già presenti anche nel processo d’acquisto: il 18% degli italiani dichiara infatti di averli già impiegati per supportare le proprie decisioni, un dato inferiore rispetto a quanto rilevato in altri Paesi come la Spagna (31%) e la Francia (20%). Le applicazioni più diffuse riguardano il confronto tra i prezzi praticati da diversi retailer (53%), l’individuazione di offerte poco convenienti o poco trasparenti (26%) e il monitoraggio delle variazioni di prezzo nel tempo (20%). Anche l’uso dell’IA riflette un comportamento d’acquisto fortemente orientato alla verifica e alla ricerca del miglior rapporto tra qualità e prezzo.
Il consumatore oggi è molto più preparato e attento: confronta prezzi, verifica le offerte e valuta il valore complessivo di ciò che acquista – commenta Marco Durante, Global VP Sales & Marketing di Shopfully –. Questo cambia profondamente la relazione con brand e retailer, rendendola più dinamica e meno legata alle abitudini. In questo contesto, gli strumenti digitali, inclusa l’intelligenza artificiale, contribuiscono ad aumentare il livello di consapevolezza e rendono sempre più centrale la capacità di dimostrare il valore in modo chiaro, concreto e trasparente.

Gruppo Cebon perfeziona la strategia commerciale del segmento industriale

Da fornitore a partner: è questo cambiamento di ruolo alla base del nuovo posizionamento di Cebon Industrial, azienda parte di Cebon Group focalizzata sul mercato industriale. L’obiettivo è accompagnare i clienti lungo l’intera catena del valore, dal design all’ingegnerizzazione, dalla documentazione alla delivery.
In un contesto in cui il settore delle batterie industriali è diventato sempre più complesso e competitivo, con richieste crescenti in termini di performance, tracciabilità, documentazione, integrazione e affidabilità della supply chain, Cebon Industrial si propone come interlocutore unico e responsabile, capace di offrire continuità, coordinamento tra funzioni e una visione industriale di lungo periodo.
Al centro vi è la capacità di mettere a sistema competenze trasversali – ingegneria, progettazione, sviluppo prodotto e qualità – per trasformare idee e requisiti tecnici in soluzioni concrete, con un processo più fluido, trasparente e integrato.

OLTRE IL PRODOTTO
Cebon Industrial nasce per rispondere a un mercato che non chiede più soltanto un prodotto – afferma Luca Negri, Sales Manager Cebon Industrial (nella foto in alto) – ma un partner presente lungo tutto il percorso di sviluppo industriale. Cebon Group detiene numerose realtà nel campo dell’illuminazione, della sicurezza e batterie consumer e non solo. Contiamo quindi su una vasta esperienza in segmenti complementari ma differenti. La nostra evoluzione riflette il modo in cui vogliamo affiancare i clienti: con maggiore integrazione, altissima competenza tecnica e una proposta di valore che va ben oltre la batteria in sé”.
All’interno del Gruppo Cebon, questo passaggio contribuisce anche a chiarire il posizionamento delle diverse realtà aziendali. Se Cebon Industrial presidia il mondo delle batterie per applicazioni industriali e il supporto ai clienti Oem, Sparq prosegue il proprio percorso focalizzato sulle soluzioni di energy storage e sui sistemi Bess, con un orientamento specifico verso l’innovazione nei sistemi di accumulo e la transizione energetica.
Cebon Industrial si inserisce così in una strategia più ampia di evoluzione del Gruppo Cebon, che punta a rendere più chiaro e distintivo il contributo delle proprie business unit nei rispettivi mercati. In questo contesto Gpbm, già distributore in Italia dei marchi del Gruppo Cebon, si occuperà della gestione a livello amministrativo di Cebon Industrial.

Cura di sé nel carrello: come la salute guida gli acquisti

Pensare alla salute a lungo termine è ormai un bisogno diffuso nel nostro paese: il 75% degli italiani dichiara infatti una grande attenzione al tema, un dato che supera nettamente la media europea (61%). Dopo le preoccupazioni economiche e quelle legate al cambiamento climatico, i problemi di salute sono il principale pensiero delle famiglie, con un particolare riguardo al peso corporeo (38%), allo stress (37%) e ai disturbi del sonno (26%) che si traduce prevalentemente nell’applicazione di una dieta sana (46%) e nella pratica regolare di sport (34%).
Questa attitudine determina anche le scelte di acquisto quotidiane per un italiano su due (51%): il 49% infatti è abituato a tenere in considerazione le informazioni nutrizionali dei prodotti e il 47% le certificazioni di qualità. È questo lo scenario che emerge dalle evidenze di “La salute riempie il carrello”, il webinar realizzato da YouGov, società attiva nelle ricerche sul mondo del largo consumo.

UN ITALIANO SU CINQUE VORREBBE PIÙ SCELTA
La crescente rilevanza del benessere come driver d’acquisto ha importanti ripercussioni su distribuzione e industria. Se infatti per il 60% degli italiani l’aiuto che riceve nelle scelte salutistiche è un criterio importante nell’individuazione del punto vendita dove rifornirsi, quasi uno su cinque (17%) dichiara che un maggior assortimento migliorerebbe la sua esperienza d’acquisto, suggerendo un ampliamento dell’offerta degli alimenti che fanno bene all’intestino (21%), di quelli con supplementi nutrizionali (17%) e dei prodotti per il benessere e la cura della pelle (15%). Il costo (53%) rimane la principale barriera per gli acquisti, doppiando la diffidenza per i cibi confezionati (26%) e la mancanza di chiarezza nella lista degli ingredienti (21%): non a caso le private label, tradizionale alleato del potere d’acquisto, mostrano una crescita in penetrazione maggiore dei brand, guadagnando dieci punti percentuali nelle categorie sugar free, senza lattosio e plant-based.

I MACRO TREND CHE IMPATTANO SUI CONSUMI
Sono quattro le principali tendenze che influenzano i consumi in Europa e in Italia: “ridurre per stare meglio”, “costruire la salute nel tempo”, “benessere facile e veloce”, “piacere consapevole”. Il primo di questi atteggiamenti è sospinto sia dalla necessità di far fronte a intolleranze e allergie (il 15,5% delle famiglie ha almeno un componente che non può assumere lattosio e il 4,1% glutine) che dalla ricerca di stili di vita alternativi (i vegetariani sono presenti nel 10,4% delle famiglie, i vegani nel 4,4%) o orientati a un maggior controllo su di sé, come nel caso degli alcohol reducers.

RECORD DI CRESCITA PER IL KEFIR
“Costruire la salute nel tempo” significa soprattutto per i consumatori indirizzare le proprie preferenze verso i cosiddetti superfood, con la frutta secca a recitare la parte del leone (88,5%) per penetrazione, seguita dallo yogurt greco (57,9%) e dal kefir (39%) che è il prodotto a far registrare la maggior crescita relativa dal 2022. Un discorso a parte meritano le referenze ad alto contenuto proteico (che nel 2025 hanno raggiunto una penetrazione del 56,2% dal 52,3% dell’anno precedente) e di fibre. Queste ultime in particolare beneficiano della diffusa attenzione per il trattamento dei disturbi intestinali, affrontati in Italia mediamente con 2,3 rimedi diversi con una preferenza per alimentazione adeguata (56%), farmaci otc (40%) e integratori alimentari (36%).

ANCHE LA PRATICITÀ VUOLE LA SUA PARTE
“Il benessere facile e veloce” risponde alla praticità, che porta a modificare la routine su bisogni salutistici. La colazione rinnovata secondo queste esigenze premia così kefir (la cui penetrazione è cresciuto del 9,3%), frutti di bosco (+5,2%) e creme spalmabili 100% frutta secca (5,1%) e penalizza succhi di frutta (-2,3%), merendine (2,1%) e confetture con zucchero (2,1%). “Velocità” è la parola d’ordine che spinge il mercato delle acque funzionali (10,4%) e quello dei farmaci per la perdita di peso (utilizzati dal 7% dei consumatori europei). “Il piacere consapevole” è un ponte tra salute fisica e il bisogno di indulgenza: in questo momento si riscontra la necessità di benessere di tipo mentale, che occupa la prima posizione per numero di menzioni sui social media e spinge i trend di consumo di prodotti che supportano le capacità della mente (memoria, rilassamento ecc.).

I RETAILER DOVRANNO RIPENSARE I LAYOUT?
Il consumatore affronta sempre più la salute in modo olistico e preventivo – afferma Marco Pellizzoni, Commercial Director di YouGov Shopper – comportandosi in modo di incanalare in quella direzione il proprio stile di vita, comprese le abitudini per la cura della persona e la nutrizione. Lo sviluppo di prodotti multifunzione e cross-categoria che rispondano a esigenze quotidiane possono così diventare in futuro la principale opportunità per l’industria. Viceversa, i retailer riteniamo debbano ripensare i layout in una funzionale ottica di bisogno, sostituendo la classica suddivisione per categorie”.

CraiGo! apre nel Porto Cala del Forte di Ventimiglia

CraiGo!, il format convenience di Crai, approda a Ventimiglia con l’apertura di un nuovo store di 175 metri quadri all’interno del Porto Cala del Forte. Uno sbarco sulla costa ligure di Ponente – per continuare con le metafore nautiche – che intende rispondere alle esigenze di un target abbastanza particolare, fatto di turisti e diportisti. Non a caso l’offerta comprende un’ampia proposta Food & Drink To Go, composta da prodotti freschi e pronti al consumo. Con la stessa logica è stata realizzata una cella refrigerata ad accesso diretto dedicata alle bevande, che permette di effettuare acquisti rapidi e in autonomia, particolarmente utili per chi arriva o riparte dal porto. Insalate, wrap e panini farciti, frutta fresca tagliata subito a disposizione, in un ambiente studiato anche per chi desidera ritagliarsi una sosta in tranquillità, con microonde per riscaldare le vivande, Wi-Fi gratuito, un’area soft drink, con una comoda spremiagrumi, e la zona self-service Lavazza che propone il caffè a 0,90 euro.

SPESA CONSEGNATA DIRETTAMENTE A BORDO
A distinguere il nuovo CraiGo! è soprattutto il servizio di consegna della spesa direttamente a bordo delle imbarcazioni ormeggiate nel Porto Cala del Forte. Una soluzione che porta il concetto di prossimità oltre i confini tradizionali del punto vendita, consentendo a diportisti ed equipaggi di ricevere prodotti freschi, bevande e articoli di prima necessità in modo rapido e senza lasciare la propria barca. Il nuovo CraiGo! è aperto 7 giorni su 7, dalle 07.30 alle 22.00, con un team di 11 neoassunti.
Con questo store a Ventimiglia, la nostra idea di prossimità evolve – dichiara Giuseppe Criscuolo, Direttore Generale Distribuzione Nord Ovest. Grazie al nuovo servizio di consegna a bordo abbattiamo le barriere fisiche del negozio, portando CraiGo! direttamente dove si trovano i nostri clienti. È la risposta concreta alle esigenze di un pubblico diversificato che cerca qualità e un servizio su misura”.
L’apertura del punto vendita CraiGo! – commenta Marco Cornacchia, Chief Executive Officer del Porto di Ventimiglia – rappresenta un tassello strategico nel percorso di ampliamento dei servizi dedicati ai nostri clienti. Il servizio di delivery direttamente a bordo contribuisce a elevare ulteriormente l’esperienza in porto, in linea con i nostri standard di qualità e di servizio. La presenza di un partner che condivide la nostra visione dell’accoglienza rafforza ulteriormente il posizionamento di Cala del Forte come destinazione nautica internazionale e polo di servizi integrato con il territorio”.

Valfrutta rilancia nei piatti pronti con l’Insalata di Riso

Valfrutta amplia la gamma I Pronti al Vapore con una proposta pensata per rispondere ai nuovi stili di consumo: l’Insalata di Riso con verdure, tofu e omelette. La ricetta unisce cereali, proteine e verdure in un unico piatto, con l’obiettivo di offrire una soluzione pratica e allo stesso tempo evoluta dal punto di vista nutrizionale e del gusto. Con questa novità, Valfrutta intende portare nel mondo dei piatti pronti Uht un linguaggio più contemporaneo, ispirato alle proposte del banco gastronomia, mantenendo tutti i vantaggi di conservazione e praticità tipici della categoria. In particolare, l’inserimento dell’omelette e del tofu – unito al mix di verdure composto da piselli, cipolla, carote, olive verdi, peperoni e capperi – contribuisce a rendere il piatto più moderno, con un risultato che mira a richiamare la qualità e la varietà di una ricetta fatta in casa. La cottura a vapore consente di preservare al meglio il sapore e le proprietà nutrizionali degli ingredienti. La referenza è senza conservanti.

PIATTI UNICI PER UN TARGET GIOVANE
La novità si inserisce nel trend di crescita dei piatti pronti Uht, scelti sempre più spesso non solo come soluzione di servizio ma come vera e propria opzione alimentare. Il mercato vale oggi circa 160 milioni di euro e registra una crescita sia a valore (+3,8%) sia a volume (+2,8%), con un’attenzione crescente verso piatti completi, bilanciati e ricchi di proteine vegetali. A trainare lo sviluppo sono in particolare i piatti unici, apprezzati da un target giovane e attento al benessere, alla qualità percepita e alla varietà dell’offerta.
La gamma I Pronti al Vapore Valfrutta si compone di cinque ricette complete, che spaziano tra tradizione mediterranea e ispirazioni internazionali, con mix di cereali, legumi e verdure lavorati a vapore. L’Insalata di Riso con verdure, tofu e omelette si aggiunge infatti alle altre quattro referenze già in commercio e cioè: Cous Cous con carote, piselli, zucchine e peperoni; Bulgur, Quinoa, Riso Rosso con pomodori e olive verdi; Riso Basmati, Lenticchie con bocconcini e salsa di soia; Farro con olive nere, pomodori secchi, capperi.

Cereal Docks entra in PRD per crescere nel gluten free

Rafforzarsi nel settore degli ingredienti plant based e in particolare nel segmento del senza glutine: è questa la logica alla base dell’accordo siglato da Cereal Docks per acquisire il 75% di PRD – Pasini Riso e Derivati, azienda con sede a Castel d’Ario (MN). In questo modo, infatti, il gruppo fondato nel 1983 a Camisano Vicentino (VI) da Mauro e Paolo Fanin amplia il proprio perimetro oltre le matrici storicamente presidiate – come soia, girasole, mais e colza – integrando competenze nella produzione di ingredienti a base di riso e avena destinati principalmente alle industrie del segmento gluten free e delle bevande vegetali, mercati in forte evoluzione sulla spinta delle nuove esigenze dei consumatori.
A giudizio di Cereal Docks, l’operazione – il cui completamento è subordinato al preventivo benestare da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto rientrante nell’ambito di applicazione della normativa cosiddetta “Golden Power” – presenta un elevato valore strategico per il know-how industriale sviluppato da PRD, in un contesto in cui operatori con competenze analoghe risultano ancora limitati a livello nazionale.

LA FAMIGLIA PASINI RESTA NELL’AZIONARIATO
Fondata nel 2000, PRD è di proprietà della famiglia Pasini, che ha alle spalle una tradizione risicola e che manterrà una partecipazione, garantendo continuità nello sviluppo futuro. L’azienda ha un fatturato superiore ai 30 milioni di euro, conta 23 dipendenti e opera come partner industriale di produttori attivi gluten free e nelle bevande vegetali.
La sua acquisizione si inserisce nella prima fase dello sviluppo per linee esterne intrapreso da Cereal Docks, che negli ultimi anni ha consolidato il proprio core business nella nutrizione animale e accelerato la crescita nel settore degli ingredienti per l’industria alimentare, ampliando il portafoglio prodotti, le capacità tecnologiche e la presenza internazionale attraverso investimenti, acquisizioni e partnership strategiche.

OPERAZIONI IN ITALIA, BULGARIA, SPAGNA E FRANCIA
Dopo l’ingresso di Molino Favero nel 2023, specializzata nella produzione di farine, mix e ingredienti naturalmente privi di glutine, il gruppo veneto ha infatti accelerato il consolidamento nel segmento degli ingredienti, rafforzando progressivamente la propria presenza a livello europeo. Negli ultimi mesi sono entrate a far parte del perimetro realtà complementari come Prista Commerce, in Bulgaria, specializzata nella lavorazione dei semi di girasole, e Quality Corn Group, attiva negli ingredienti a base di mais con stabilimenti industriali in Spagna e Francia. Nel marzo scorso, è stata annunciata la joint venture tra una delle società del gruppo, Aethera Biotech, e la multinazionale francese Robertet, leader mondiale nelle materie prime naturali per profumi, aromi e ingredienti attivi, con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel settore delle biotecnologie vegetali applicate alla cosmetica ed alla nutraceutica.
Ad oggi Cereal Docks realizza un fatturato consolidato di 1,4 miliardi di euro, impiega circa 500 collaboratori e opera con 11 stabilimenti produttivi in Italia, Spagna, Romania e Bulgaria e 5 centri di stoccaggio. Ogni anno trasforma oltre 3 milioni di tonnellate di materie prime agricole e coinvolge nelle proprie filiere più di 20.000 aziende agricole in Italia e in Europa. L’export rappresenta circa il 20% del fatturato. Dal 2021, inoltre, Cereal Docks è Società Benefit.

L’AMPIEZZA DI OFFERTA E COMPETENZE GENERA VALORE
L’evoluzione dell’industria alimentare richiede competenze sempre più specialistiche e la capacità di integrare matrici, tecnologie e applicazioni differenti – commenta Mauro Fanin, Presidente di Cereal Docks –. Negli ultimi anni abbiamo intrapreso un percorso di sviluppo che punta a costruire una piattaforma ingredienti ampia e diversificata, capace di generare innovazione e valore per i clienti. L’ingresso di PRD rafforza questa visione e amplia ulteriormente le nostre competenze in segmenti ad elevato potenziale di crescita”.
L’ingresso in Cereal Docks rappresenta un’evoluzione naturale del nostro percorso – aggiunge Renato Pasini –. Abbiamo trovato un gruppo con cui condividiamo visione industriale, valori e approccio imprenditoriale. Restiamo profondamente legati alle nostre radici familiari e al territorio, ma allo stesso tempo pronti ad affrontare nuove opportunità di crescita e sviluppo, valorizzando le competenze costruite negli anni grazie ad un partner solido e orientato al lungo periodo”.

Conad, con i Superbollini la raccolta diventa digitale

Svolta digitale nei processi di fidelizzazione Conad. Dal 15 giugno, i Superbollini sostituiscono i bollini cartacei con un sistema di accumulo interamente digitale, integrato nella carta fedeltà Conad e nell’ecosistema HeyConad. Il nuovo modello di raccolta è chiaramente più semplice e immediato di quello tradizionale: dopo ogni spesa effettuata con Carta Insieme o Carta Insieme Più Conad Card, i Superbollini saranno accreditati automaticamente sulla carta del cliente senza necessità di schede cartacee e operazioni manuali in cassa. Il saldo è sempre visibile sullo scontrino e nell’area riservata di sito e App. Inoltre, i Superbollini possono essere trasferiti ad altri clienti tramite la funzione “Dona Superbollini” di sito e app e i premi possono essere richiesti direttamente in cassa, presentando la propria carta, fisica o dematerializzata.

SI COMINCIA CON LA COLLEZIONE BIALETTI
La prima iniziativa di collezionamento digitale sarà firmata Bialetti e sarà attiva da lunedì 15 giugno fino al 6 settembre. Ogni 15 euro di spesa con le Carte Conad il cliente accumulerà automaticamente un Superbollino – utilizzabile per richiedere i premi entro il 22 settembre – e un Buono Sport Digitale, con cui sostenere le associazioni e le società sportive dilettantistiche del proprio territorio. Quest’ultima è un’iniziativa rinnovata dall’insegna per il terzo anno consecutivo.
La Collezione Bialetti sarà supportata da una campagna di comunicazione dedicata: “Supernovità, Supersemplici, Supercomodi!” è il claim scelto per trasferire ai clienti i vantaggi del sistema digitale, descritto anche in una sezione del sito aziendale.

UN ALTRO TASSELLO DELLA PIATTAFORMA HEYCONAD
Con i Superbollini compiamo un ulteriore passo avanti nella costruzione dell’ecosistema HeyConad, la piattaforma integrata che accompagna ogni giorno milioni di famiglie italiane nella loro vita quotidiana, dalla spesa ai servizi, come viaggi, assicurazioni, salute e cura degli animali – commenta Silvia Bassignani, Direttrice Marketing Canali, New Business e Crm di Conad –. La digitalizzazione delle collection si inserisce esattamente in questa visione, abilitando offerte e strumenti di engagement e fidelizzazione sempre più personalizzati, rilevanti e coerenti con abitudini di acquisto e le preferenze del cliente, segnando un ulteriore passo verso una relazione one-to-one integrata su tutti i touchpoint: negozio fisico, App, sito e altri canali di contatto con il cliente”.

Lidl riorganizza il reparto non food e lo suddivide in “mondi”

La velocità e l’agilità dell’esperienza d’acquisto hanno sempre giocato a favore del discount nel confronto con format caratterizzati da metrature e assortimenti più estesi. Ciò non toglie che si possa sempre fare meglio, in particolare nel non food, dove è l’inevitabile eterogeneità dell’offerta a esporre al rischio di comunicare un’immagine confusa. Un problema all’attenzione anche di un’insegna leader del canale come Lidl, che ha rinnovato il layout espositivo dei prodotti non alimentari in tutti gli oltre 800 store italiani, attraverso l’allestimento dei “I tuoi mondi Lidl”. Con questo nuovo approccio, la catena dichiara di voler consolidare il proprio posizionamento in un segmento strategico.

SEI CATEGORIE PER UNA NAVIGAZIONE IN STORE FACILITATA
Con l’introduzione dei mondi tematici non food, Lidl ha inteso strutturare le aree espositive in base ai bisogni dei clienti, per dargli modo di reperire più rapidamente i prodotti che desiderano. Il cuore del progetto è ovviamente costituito dalle private label non food dell’insegna: Parkside (fai da te e giardinaggio), Crivit (sport e tempo libero), Silvercrest (cucina e casalinghi), Livarno (casa e decorazione), Lupilu (neonati, bambini e giocattoli), Esmara (moda e accessori). A loro viene riservato ora un “palcoscenico” di rilievo, oltre a garantirne la presenza costante in punto vendita.

A CIASCUN MARCHIO IL SUO COLORE
La nuova configurazione è supportata da un sistema di comunicazione visiva caratterizzata da colori specifici per ogni marchio. Questa impostazione è studiata per rendere l’identificazione dei prodotti più immediata e riconoscibile, permettendo ai clienti di orientarsi tra le diverse categorie. L’adozione di una segnaletica chiara e di messaggi dedicati ha anche lo scopo di rafforzare la brand awareness e la fedeltà dei consumatori, mettendo in risalto la varietà e la profondità dell’assortimento disponibile.

L’OBIETTIVO È CREARE UN AMBIENTE PIÙ ORDINATO
Essendo una delle realtà più rilevanti per incidenza del non food in Italia, il nostro obiettivo è confermarci come prima scelta dei consumatori anche in questo comparto – sostiene Gianfranco Marc Brunetti, Chief Customer Officer di Lidl Italia – che da sempre rappresenta un pilastro dell’esperienza di acquisto in Lidl e un elemento distintivo nel nostro mercato. Questo ruolo di primo piano ci spinge a innovare continuamente per offrire sempre maggiore immediatezza, ispirazione e semplicità. Ed è proprio in questo senso che si colloca la riorganizzazione dell’area non alimentare, volta ad accogliere i clienti in un ambiente più ordinato, piacevole e accattivante. Questa evoluzione degli spazi rafforza la riconoscibilità dei nostri brand e ci conferma come destinazione affidabile per le esigenze di ogni giorno”.

Lcc: come si chiuderà il 2026? I tre scenari ipotizzati da Circana

In una fase economica caratterizzata da un’elevata incertezza, è sicuramente molto utile disporre di una bussola che aiuti a leggere l’andamento del mercato, delineandone anche le possibili evoluzioni. Nel largo consumo confezionato (Lcc) questa bussola c’è ed è rappresentata da un’analisi previsiva condotta da Circana, consulente globale sulla complessità del comportamento dei consumatori. Il punto di partenza è ovviamente il 2025, chiuso dal comparto Lcc in crescita: le vendite a volume sono aumentate del +1,8% a fronte di un incremento a valore del +3,1%, trainato in buona parte dall’inflazione. Rispetto al periodo pre‑pandemia, i volumi risultano superiori di oltre il 13%, mentre la spesa complessiva delle famiglie nel largo consumo è aumentata di circa 30 miliardi di euro: ciò conferma la centralità del comparto nel carrello degli italiani.
La dinamica 2025 è stata sostenuta da una crescita di assortimento e da segmenti ad alto valore percepito in aree del benessere e della sostenibilità, pur in un contesto di inflazione riaccesa e forte incertezza geopolitica.

LCC “CALMIERATORE” DEI PREZZI
Nei primi mesi del 2026 il largo consumo confezionato ha mostrato un rallentamento della crescita rispetto al 2025, con un trend a valore di circa +1,6% e un incremento dei volumi più contenuto, attorno al +0,6% (dati progressivi al 19 aprile 2026). In questo scenario, il comparto continua tuttavia a svolgere un ruolo di “calmieratore” dei prezzi: i listini dell’Lcc crescono dello +0,5% a fronte di un carrello della spesa Istat in aumento di +2,2%.
Il segmento alimentare rimane il principale motore del largo consumo, mentre cura casa, cura persona e bevande evidenziano trend più deboli o in rallentamento. I freschi – sia a peso imposto che variabile – continuano a guidare la crescita, affiancati da un contributo positivo dei surgelati; il bimestre marzo‑aprile segna un temporaneo saldo a crescita zero per effetto combinato di fenomeni di “scorta” legati alle tensioni geopolitiche e di una Pasqua anticipata.

IN LIEVE CALO LA QUOTA DEI DISCOUNT
Sul fronte dei canali di distribuzione, i supermercati di dimensione inferiore ai 2.500 metri quadri sostengono la crescita, mentre si osserva una battuta d’arresto dei discount, che vedono una lieve flessione della propria quota (-0,2 punti quota) sul largo consumo. La marca del distributore, dopo un 2025 robusto, nel 2026 rallenta il passo pur continuando a svolgere un ruolo chiave nella difesa del potere d’acquisto, con una leggera crescita della quota assortimentale e un aumento della pressione promozionale, a fronte però di un calo di efficacia.
La leva promozionale, infatti, è in ripartenza nei primi mesi del 2026: cresce la pressione, lo sconto medio incrementa lievemente, ma oltre la metà delle categorie del largo consumo si colloca in una situazione di inefficienza promozionale, segnale che “fare più promozioni” non è di per sé sufficiente a sostenere i volumi.

TRE IPOTESI PER LA CHIUSURA DEL 2026
In base ai dati raccolti e analizzati, Circana delinea tre possibili traiettorie per la seconda metà dell’anno: “Difesa dei margini”, “Salvaguardia dei volumi” e “Scenario inflattivo critico”. Questi scenari sono stati sviluppati sulla piattaforma Liquid Data e basati su ipotesi macro e di filiera definite al netto di ulteriori shock esogeni, come nuovi peggioramenti del quadro geopolitico o eventi climatici estremi.
È importante sottolineare che tali scenari non costituiscono previsioni puntuali, ma intervalli di una possibile evoluzione del mercato, pensati per supportare le decisioni di industria e distribuzione nei prossimi mesi.

SCENARIO 1 –DIFESA DEI MARGINI
Questo scenario vede gli operatori della filiera privilegiare la salvaguardia della redditività, accettando una maggiore pressione sui volumi. I risultati potrebbero essere:

  • Ipotesi: prezzi di vendita aumenterebbero di circa +3,2% nel corso del 2026
  • Ipotesi: la pressione promozionale crescerebbe in modo moderato (+0,3 punti percentuali), con un utilizzo selettivo delle promo a sostegno del margine.
  • Risultato previsto: a fine anno si configurerebbe una contrazione dei volumi di circa -0,6%, a fronte di una crescita delle vendite a valore nell’ordine di +1,2%.

In continuità con le dinamiche di contesto già osservate, il largo consumo confermerebbe la propria resilienza in termini di fatturato, ma con un consumatore ancora sotto pressione sul piano reale.

SCENARIO 2 – SALVAGUARDIA DEI VOLUMI
Ipotesi di un orientamento più “offensivo” sul fronte dei volumi, con politiche commerciali mirate a sostenere la competitività di prezzo e la frequenza d’acquisto.

  • Ipotesi: l’incremento dei prezzi si attesterebbe intorno a +2,4%, quindi inferiore rispetto allo scenario di difesa dei margini.
  • Ipotesi sulle promozioni: la promozionalità crescerebbe in misura più marcata (+1,0 punto percentuale), con un ricorso più intenso alle meccaniche per stimolare la domanda.
  • Risultato previsto: in questo scenario, Circana proietta una crescita dei volumi di circa +0,5% e un aumento delle vendite a valore nell’ordine di +2,0%.

La salvaguardia dei volumi privilegia la tenuta dei consumi e la difesa delle quote di mercato, a fronte di una gestione più flessibile dei margini di breve periodo.

SCENARIO 3 – INFLATTIVO CRITICO: LO SCENARIO ESTREMO
L’ inflattivo critico rappresenta l’ipotesi più severa in termini di impatto sul potere d’acquisto delle famiglie italiane.

  • Ipotesi: i prezzi del largo consumo confezionato registrerebbero una forte crescita, intorno a +5,0%.
  • Ipotesi: la promozionalità resterebbe sostanzialmente stabile rispetto ai livelli attuali, senza un incremento significativo della leva promo a compensazione della spinta inflattiva.
  • Risultato previsto: In questo contesto, i volumi subirebbero una flessione più marcata, di circa l’1,4%, mentre le vendite a valore continuerebbero a crescere intorno al 2,5%, prevalentemente per effetto dell’aumento dei prezzi.

Lo scenario inflattivo critico delinea una situazione in cui il largo consumo conserva una crescita nominale, che però pagherebbe il costo di un’ulteriore erosione della domanda reale, con possibili impatti sulla composizione del carrello, sul trading down e sulla polarizzazione dei comportamenti di acquisto.

UN COMPARTO RESILIENTE CHIAMATO A SCELTE STRATEGICHE
In conclusione, Circana osserva che nel 2025 il largo consumo confezionato ha confermato, pur in un contesto macroeconomico complesso, una buona capacità di tenuta, sostenuta da incremento negli assortimenti e da una crescente attenzione al benessere e alla sostenibilità oltre che un travaso di volumi dal fuori casa alla Gdo. “Nel 2025 la Gdo ha consolidato la crescita assorbendo quote da altri canali. Da parte dei player c’è stata l’innovazione delle proposte che, seppur limitata, ha comunque fatto da traino nella crescita dell’Lcc – commenta Marco Limonta, CPG Director -Circana –. I primi mesi del 2026 mostrano un mercato in rallentamento ma comunque sempre in crescita, con l’Lcc che continua a contenere la dinamica dei prezzi rispetto al carrello Istat”.
Le tre traiettorie delineate da Circana trovano industria e distribuzione di fronte a un trivio: proteggere i margini, rilanciare i volumi o farsi trovare pronti di fronte a un eventuale scenario inflattivo critico, lavorando su assortimenti, posizionamento di prezzo e promozionalità in una logica di medio periodo.

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