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Marchio del biologico italiano più vicino

Una svolta fondamentale: è questa la valutazione che FederBio dà dell’intesa raggiunta dalla Conferenza Stato-Regioni sul “Marchio del biologico italiano”, istituito dalla Legge 23/2022. “L’intesa che dà il via libera al decreto sul Marchio del biologico italiano è un altro tassello per l’avvio di una misura che può contribuire allo sviluppo del settore – dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – costruendo fiducia e tracciabilità, sostenendo i nostri produttori e garantendo ai cittadini la massima riconoscibilità del biologico nazionale”.

UNO STRUMENTO DI RILANCIO PER LA FILIERA
Questa certificazione volontaria si affianca al logo europeo con l’obiettivo di consolidare il posizionamento del biologico sia in Italia sia all’estero, rafforzando riconoscibilità e competitività dei prodotti bio italiani, nel rispetto di quanto previsto dal regolamento comunitario. Secondo Mammuccini (nella foto a destra), il marchio “non è solo un elemento distintivo, ma uno strumento concreto di rilancio che permette alla filiera biologica nazionale di distinguersi e competere a livello internazionale, valorizzando qualità, sostenibilità e trasparenza. Il marchio contribuisce a rafforzare il ruolo degli agricoltori che coltivano senza chimica di sintesi, tutelando ecosistemi e biodiversità, l’identità e il legame con i territori, unendo tradizioni agricole e sostenibilità, e può accelerare la crescita del comparto, facendo dell’agroecologia un riferimento per l’intero sistema agroalimentare”.

VENDITE NAZIONALI IN CRESCITA, BENE ANCHE L’EXPORT
A riprova delle prospettive favorevoli del comparto, Mammuccini cita le anticipazioni dei dati dell’Osservatorio Sana: “Nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia sono aumentate del 6,2%, raggiungendo 5,5 miliardi di euro, mentre l’export sfiora i 3,9 miliardi. Si tratta di un segnale chiaro: i cittadini sono sempre più attenti alla sostenibilità e questo marchio aggiunge un’ulteriore garanzia per chi acquista consapevolmente”.

Retail sostenibile: la narrazione non basta, servono i fatti

Le pratiche sostenibili stanno entrando sempre più nelle abitudini di acquisto degli italiani e questo impatta sulle aziende, che devono dimostrare con i fatti la loro attenzione all’ambiente e all’uso più efficiente delle risorse. La riprova arriva dalla nuova edizione del Barometro del Retail Sostenibile, realizzato da BearingPoint, multinazionale indipendente di consulenza strategica, manageriale e tecnologica. L’indagine – condotta su un campione di 4.000 consumatori in cinque Paesi europei – fotografa un mercato in profondo cambiamento.

FILIERA CORTA, PRODOTTI SFUSI E BIOLOGICO
Partiamo dal retail alimentare, dove la filiera corta si conferma come uno dei pilastri culturali del consumo sostenibile italiano: coinvolge quasi la totalità della popolazione – il 90% degli italiani, valore più alto d’Europa (con una media del 77%) – e continua a crescere nelle fasce 18-49 anni, mentre gli over 50 mostrano un leggero calo (-3%), pur restando su livelli tra i più alti d’Europa.
Diversa la dinamica negli acquisti sfusi, dove emerge un’interessante inversione generazionale: se da un lato l’acquisto di prodotti sfusi coinvolge l’82% degli italiani, dall’altro sono soprattutto gli over 50 ad aumentare la loro adozione della pratica, mentre gli under 35 registrano un calo significativo (-15 punti) rispetto al 2024.
Anche per quanto riguarda il biologico si osserva un calo al 79%, che riguarda soprattutto gli under 49, sebbene l’Italia mantenga comunque valori più alti rispetto alla media europea (74%). L’acquisto di prodotti di allevamento rimane prevalente (74%), ma cresce la quota di persone che ne riducono il consumo.

FIDUCIA NEI MARCHI A RISCHIO?
C’è però un problema: secondo gli autori dello studio, parallelamente alla crescente attenzione ai criteri di sostenibilità nelle scelte di acquisto, scende la fiducia verso retailer e produttori. Il 68% degli italiani dichiara di aver fiducia nelle iniziative di sostenibilità dei brand, con un calo significativo rispetto al 2024. Il consumatore 2025 si rivela più informato e meno disposto a credere a dichiarazioni non supportate da azioni e dati verificabili.
Allo stesso tempo, però, nonostante l’incertezza economica, la disponibilità a riconoscere un valore economico alla sostenibilità resta elevata: l’80% degli italiani è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto davvero sostenibile. Il 41,6% privilegia la sostenibilità anche a fronte di costi più elevati, contro un 19,6% che privilegia il potere d’acquisto.
Il mercato non è tuttavia polarizzato in senso oppositivo: il consumatore italiano sceglie sostenibile quando percepisce valore reale, trasparenza e benefici concreti.

ITALIA PRIMA IN EUROPA PER LA CIRCOLARITÀ
Ampliando lo sguardo ad altri contesti, il Barometro sottolinea che nel 2025, quasi un italiano su quattro dichiara di acquistare meno prodotti nuovi, segnale di una trasformazione ormai strutturale nel modo in cui i consumatori si rapportano all’acquisto di beni. L’Italia si riconferma il Paese più maturo d’Europa nella circolarità, mentre altri Paesi – come Francia e Germania – registrano segnali di rallentamento. La riduzione del “nuovo” si accompagna a una crescente diffusione di pratiche alternative, che stanno diventando parte integrante delle abitudini di consumo.
Il 69% degli italiani acquista prodotti di seconda mano (vs 63% Europa); il 70% rivende a privati – il valore più alto fra i Paesi analizzati – e anche la rivendita a professionisti cresce di oltre 5 punti rispetto allo scorso anno e si colloca oltre 6 punti sopra la media europea, dove invece la pratica è in calo. Se l’85% pratica la riparazione, oltre l’80% effettua donazioni a parenti o associazioni.

SECONDA MANO, RIPARAZIONE E DONO SONO PRATICHE DIFFUSE
Questa evoluzione è particolarmente evidente in alcune categorie, come moda e tecnologia, dove la seconda mano, la rivendita e la riparazione giocano un ruolo sempre più rilevante nel prolungare il ciclo di vita dei prodotti e nel rispondere a consumatori più attenti al valore complessivo, e non solo al prezzo, del bene.
I dati mostrano come la circolarità sia ormai parte integrante delle scelte dei consumatori italiani – dichiara Nicolò Masserano, Sourcing & Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia –. Seconda mano, riparazione e donazione non sono più comportamenti di nicchia, ma pratiche diffuse che riflettono una crescente attenzione all’impatto ambientale e all’uso più efficiente delle risorse. In questo scenario, la sostenibilità si afferma come criterio strutturale di scelta, che richiede trasparenza, misurabilità e coerenza lungo tutta la filiera”.

C’È SPAZIO PER NUOVI MODELLI E FORMAT COMMERCIALI
In conclusione, il Barometro del Retail Sostenibile di BearingPoint conferma che la sostenibilità non è più una tendenza, ma una trasformazione strutturale. Le aziende devono però colmare il gap tra intenzioni e realtà. “La progressiva riduzione dell’acquisto di prodotti nuovi e la normalizzazione delle pratiche circolari delineano un nuovo equilibrio del retail – commenta Gianluca Sacchi, Consumer Goods & Retail Lead di BearingPoint Italia –. Per brand e retailer è un’opportunità strategica: integrare servizi dedicati, modelli omnicanale e nuovi format commerciali per rispondere a una domanda sempre più consapevole e attenta a valore, qualità e riduzione degli sprechi. Il consumatore italiano è sempre più esigente e chiede evidenze concrete, non solo narrazioni green: integrare la sostenibilità in modo autentico e misurabile diventa così un fattore competitivo decisivo nel 2026”.

Birra 8.6 in edizione limitata firmata dallo street artist Aket Kubic

È firmata dallo street artist francese Aket Kubic la nuova Urban Art Limited Edition 2026 di 8.6 Original, la doppio malto del Gruppo Royal Swinkels. Artista autodidatta del nord della Francia, Kubic è noto per il suo linguaggio visivo, dove cubismo, street art e ironia si intrecciano, trasformando scene di vita quotidiana in murales vibranti. Ispirato da maestri come Picasso e Basquiat, le sue opere oscillano tra caricatura e poesia urbana.
Dopo una prima collaborazione con la galleria Sakura e l’opera dedicata a 8.6 per la mostra “Street in the Can”, Aket Kubic torna oggi a reinterpretare la doppio malto di Gruppo Royal Swinkels. Il risultato è un’edizione limitata di quattro lattine, ognuna dedicata ad una stagione.

UNA LATTINA PER OGNI STAGIONE
Più nel dettaglio, la lattina n°13 rappresenta la primavera, tempo di rinascita e promessa. La n°14 irradia luce e movimento, proprio come l’estate: la figura appare più strutturata, attraversata da geometrie verticali, un volto che vibra di condivisione e libertà, come un corpo immerso in un festival urbano.
Nella lattina n°15 traspare tutta l’intimità dell’autunno, qui le sovrapposizioni grafiche e le sfumature più profonde restituiscono un senso di calore e di equilibrio. L’ultima, la n°16 dà vita ad un’atmosfera sospesa, dove la figura è contornata da simboli stagionali che richiamano il freddo e la notte dell’inverno.

UN PROGETTO DI LUNGO PERIODO
Per 8.6, la street art non è solo ispirazione, ma un vero e proprio terreno di gioco. Anno dopo anno, il brand ha trasformato la sua lattina iconica in una tela bianca, accogliendo universi visivi diversi. Il Gruppo Royal Swinkels sottolinea che anche nel 2026 la Urban Art Limited Edition incarna perfettamente lo spirito di 8.6 Original: una Strong Lager dal gusto deciso e dalla personalità intensa, ottenuta con ingredienti selezionati e uno speciale metodo di fermentazione.

AL VIA LA CAMPAGNA DIGITAL E UN CONCORSO
Disponibile in lattina da 50 cl al prezzo consigliato di 1,79 euro, la nuova Limited Edition 8.6 è supportata da un piano di comunicazione integrata, che prevede una campagna digital e social e uno speciale concorso: fino al 14 giugno, acquistando 2 birre 8.6, in palio 100 set in edizione limitata, composti da uno zaino e una felpa con le illustrazioni dell’artista Aket Kubic, da indossare in perfetto stile urban. Per scoprire in tempo reale se si è tra i fortunati vincitori basterà inquadrare il QR code sulla lattina o collegarsi al sito 86beer.com/urbanart, registrarsi e compilare l’apposito form.

Regolamento UE sul packaging (PPWR), le richieste della filiera ortofrutticola

Chiarezza normativa, regole applicative coerenti, tempistiche adeguate e tutela del mercato unico: sono queste le principali richieste della filiera ortofrutticola europea in vista dell’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), prevista per la seconda metà del 2026. Secondo i rappresentanti del settore, l’assenza di definizioni chiare, di tempi certi e ragionevoli e di un approccio armonizzato a livello UE si tradurranno in un aumento dei costi lungo l’intera filiera, con effetti sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi di prodotti salutari e sul corretto funzionamento del mercato unico europeo.
È quanto emerso dal Fresh Produce Forum tenutosi nell’ambito di Fruit Logistica, durante la sessione “Unwrap the PPWR – Impacts, challenges and perspectives for the Fresh Produce Supply Chain”, promossa congiuntamente da Freshfel Europe e Pro Food. L’incontro ha riunito rappresentanti dell’industria del packaging e della filiera ortofrutticola con l’obiettivo di analizzare il quadro applicativo del Regolamento, il ruolo degli atti delegati e delle future linee guida, nonché le principali criticità operative ed economiche che il settore si troverà ad affrontare nei prossimi anni.

LE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO
Ad aprire i lavori è stato Philippe Binard, General Delegate di Freshfel Europe, l’associazione europea che rappresenta l’intera filiera ortofrutticola fresca, dalla produzione alla distribuzione. Nel suo intervento introduttivo, Freshfel Europe ha fornito un inquadramento complessivo del PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), richiamando l’attenzione sulle tempistiche di implementazione e sulle implicazioni specifiche per il comparto ortofrutticolo, un settore che rappresenta una quota marginale del packaging alimentare europeo, ma che è stato fortemente impattato dal PPWR e penalizzato rispetto ad altri settori con una quota di imballaggi più elevata. Il packaging svolge un ruolo essenziale nel garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e la riduzione degli sprechi lungo l’intera catena del valore.
A seguire, Maria Pamies Vallvé, Sustainability Policy Advisor di Freshfel Europe, si è concentrata sugli aspetti applicativi del Regolamento, illustrando lo stato di avanzamento dei lavori sugli atti delegati e sulle future linee guida applicative. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le criticità emerse nel corso della recente survey EFSA avviata dalla Commissione Europea, sottolineando la necessità di un approccio coerente, basato sui dati e maggiore aderenza alle specificità operative della filiera ortofrutticola.

SERVE UN’APPROCCIO PRAGMATICO
Nel corso del dibattito è intervenuto anche Roberto Zanichelli, Membro del comitato comunicazione di Pro Food, il gruppo merceologico di Federazione Gomma Plastica che rappresenta i produttori di imballaggi per alimenti freschi. Zanichelli ha sottolineato come la filiera non sia contraria alla regolamentazione, ma chieda che l’implementazione del PPWR sia guidata da un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche, in particolare su analisi di Life Cycle Assessment (LCA), evitando scelte ideologiche che potrebbero aumentare lo spreco alimentare e compromettere la sostenibilità complessiva della filiera.
Zanichelli ha richiamato in particolare l’attenzione sulle significative implicazioni economiche legate all’attuazione del Regolamento, evidenziando come l’assenza di definizioni chiare e stabili negli atti delegati possa tradursi in costi di riconversione elevati, investimenti mal indirizzati e maggiore incertezza per le imprese, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva della filiera. Ha inoltre sottolineato le criticità legate all’Allegato V e alle liste di esenzione differenziate tra gli Stati membri che rischiano di compromettere il principio del Mercato Unico, favorendo una frammentazione normativa che non garantisce uniformità di applicazione.

LA CERTEZZA GIURIDICA È FONDAMENTALE PER GLI INVESTIMENTI
È intervenuta inoltre Marzia Scopelliti, Senior Public Affairs Manager di EUROPEN, l’organizzazione europea che rappresenta l’intera catena del valore del packaging e tutti i materiali di imballaggio. Nel suo contributo, Scopelliti ha evidenziato come la fase di definizione degli atti delegati e delle linee guida applicative sia cruciale per garantire chiarezza, coerenza e prevedibilità normativa, condizioni indispensabili per consentire agli operatori della filiera di programmare investimenti e adeguamenti industriali in un contesto di adeguata certezza giuridica.

LA FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO UNICO PREOCCUPA
Un tema centrale del confronto è stato il rischio di frammentazione del mercato unico europeo. A questo proposito, Ann De Craene, in rappresentanza di VTB (Association of Belgian Horticultural Cooperatives) ha evidenziato le preoccupazioni della produzione primaria rispetto alla possibilità che gli Stati membri adottino liste di esenzione nazionali divergenti per i prodotti ortofrutticoli. Uno scenario che rischierebbe di creare distorsioni competitive, ostacoli alla libera circolazione delle merci e di compromettere il corretto funzionamento del mercato unico europeo.
Al termine dell’incontro è emersa una posizione condivisa da parte di tutta la filiera: senza un approccio armonizzato a livello UE e senza una valutazione oggettiva degli impatti ambientali, economici e sociali delle diverse soluzioni di packaging, l’attuazione del PPWR potrebbe tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera catena, incidendo sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi, già in calo in molti Paesi europei, il tutto senza alcun beneficio per l’ambiente, anzi, con il rischio di effetti opposti.

Poker in Friuli-Venezia Giulia per Satur Passione Casa

Si rafforza la presenza di Satur Passione Casa in Friuli-Venezia Giulia con l’apertura il 7 febbraio all’interno della Galleria Bennet di Sacile, uno dei centri commerciali più frequentati e punto di riferimento per lo shopping in provincia di Pordenone. Si tratta del quarto negozio nella regione, dopo quelli di Udine, Udine Città Fiera e Trieste. L’assortimento spazia, come in ogni Satur Passione Casa, dai complementi per la tavola agli accessori per la casa, dai tessili agli articoli regalo, proponendo una selezione delle collezioni e dei marchi del gruppo Galileo, a cui fa capo l’insegna.

FOCUS SULLE COLLEZIONI VILLA D’ESTE HOME TIVOLI
Nel punto vendita è presente il VDE Village, uno spazio interno pensato come format narrativo che mette al centro le collezioni Villa d’Este Home Tivoli, guidando l’attenzione del pubblico. “Siamo entusiasti di questa apertura di Sacile – dichiara Barbara Vitale, Brand Director di Villa d’Este Home Tivoli 1996 –. La presenza del VDE Village, con il suo nuovo lay-out, permetterà ai nostri clienti del Triveneto di scoprire non solo le linee di VDE, ma anche tutte le altre collezioni del Gruppo Galileo, creando un percorso coerente che racconta il nostro stile e la nostra visione del mondo tavola e casa”.

LE LINEE A MARCHIO GALILEO
Diverse le linee a marchio Galileo vendute a Sacile, ognuna delle quali dedicata ad un aspetto del vivere quotidiano, come Fitlover, che propone articoli per il fitness e il benessere personale, e Duppidù, pensata per il mondo pet, con articoli studiati per il comfort e il benessere degli animali domestici. Il catalogo Arredo propone soluzioni per ogni ambiente della casa, mentre la collezione Sibilla raccoglie proposte fra complementi e accessori home&table.
Kooper è invece il marchio dedicato ai piccoli elettrodomestici e alla tecnologia per la casa. Non mancano l’alta cucina – con SìChef, linea di utensili e pentole da cucina progettati con caratteristiche come rivestimenti antiaderenti e fondi adatti anche all’induzione – e l’ordine di casa con SìOrdine, per organizzare gli spazi e contribuire al riordino domestico. Infine, la linea Estè è dedicata al mondo garden e alla vita all’aria aperta, mentre BestBQ è la linea di barbecue.

Luca Busato nominato Direttore Vendite di Ama Crai Est

Novità nella Direzione Vendite di Ama Crai Est, dove arriva Luca Busato, che riporterà direttamente al Direttore Generale Gianfranco Scola. Busato ha una lunga esperienza nel mondo della distribuzione organizzata, con crescenti responsabilità. Dal 2019 ha ricoperto il ruolo di Direttore Commerciale presso il Gruppo Vega Bonisiolo di Mogliano Veneto, con la gestione delle attività commerciali della rete diretta per le insegne come Maxi, Eurospin, Eurospesa e Ita e una rete di 53 punti vendita. Precedentemente in Metro Italia come Territorial Manager, ha sviluppato il business dei punti vendita e la ricerca di nuovi clienti con un’offerta omnichannel, gestendo anche i fornitori locali diretti.
La sua conoscenza delle dinamiche operative dei negozi e delle logiche retail è cresciuta anche attraverso il lungo percorso in Gruppo PamPanorama, dove è stato Direttore di Ipermercato e Direttore di Supermercato/Superstore, oltre che Capo Reparto e addetto vendita nei freschi.

I NEGOZI AL CENTRO DELLA STRATEGIA COMMERCIALE
Con la nomina di Luca Busato alla guida della Direzione Vendite Ama, il Gruppo Crai vuole rafforzare la centralità della rete e degli store, rendendoli il fulcro delle proprie scelte commerciali, organizzative e di sviluppo.
Un passo che, secondo quanto dichiarato dall’insegna, ribadisce l’impegno verso un modello che valorizza imprenditori e negozi, consolidando il servizio e allineando l’organizzazione alle esigenze del territorio.

SUPPORTO CONCRETO AGLI IMPRENDITORI
La lunga esperienza di Luca Busato nel settore, che spazia dalla gestione strategica commerciale alla profonda conoscenza delle operazioni di negozio – commenta Giuseppe Cantone, Direttore Generale di Crai –, lo rende la figura ideale per accompagnare l’evoluzione del Gruppo Crai in una logica sempre più orientata alla prossimità, all’efficacia operativa e al supporto concreto agli imprenditori”.
L’entusiasmo con cui sono stato accolto in Crai rappresenta uno stimolo importante per affrontare questo incarico con senso di responsabilità – dichiara Luca Busato, Direttore Vendite di Ama Crai Est –. Un progetto che considero una grande opportunità professionale da sviluppare lavorando a stretto contatto con la rete e con gli imprenditori per valorizzare sempre di più il ruolo dei punti vendita e il forte legame con i territori”.

Mercato del lavoro, opportunità e stipendi in Gdo

In un mercato del lavoro sempre più dinamico con oltre 4 aziende su 10 nel settore del Retail/Gdo che prevedono un aumento dell’organico nei prossimi 12 mesi, per i lavoratori si aprono nuove opportunità. Qual è l’effetto di questo scenario? Che aumenta il desiderio di mobilità: oltre 6 dipendenti su 10 del settore si dichiarano pronti a cambiare azienda entro un anno, anche con l’obiettivo di migliorare i propri stipendi.
La retribuzione resta infatti un tema centrale: la Ral media annuale del settore Retail/Gdo è di 50.830 euro, di poco inferiore alla media nazionale di 56.360 euro, ma quasi 6 lavoratori su 10 del settore (63%) la considerano non adeguata alle responsabilità ricoperte. Inoltre, guardando alla propria esperienza, i professionisti riconfermano che il principale modo per aumentare la propria retribuzione è quello di cambiare l’azienda (30%), e nella scelta contano sempre di più i benefit.

IL SALARIO CONTA, MA NON BASTA
È questa la fotografia emersa dal report annuale Hays Salary Guide 2026, presentato da Hays Italia, società attiva nel recruitment specializzato. L’obiettivo è monitorare i principali trend del mercato del lavoro in Italia per l’anno 2025 e le aspettative per il 2026. L’indagine è stata condotta su un campione di circa 1.300 intervistati tra colletti bianchi e aziende, di diversi settori. A partire da questi dati, è stata poi elaborata una panoramica di approfondimento dedicata al settore Retail/Gdo, estrapolando le evidenze più rilevanti emerse dall’analisi complessiva. È un segnale chiaro per le imprese: oggi l’attrattività non si gioca solo sugli stipendi, ma su un’offerta complessiva che valorizzi crescita interna, retribuzione e i benefit in modo coerente con le aspettative delle persone.

COSA FARE PER ATTRARRE (E TRATTENERE) I TALENTI
Il 2026 non sarà un anno di attesa, ma di scelte strategiche – commenta Chris Dottie, Managing Director di Hays Italia –. In un mercato del lavoro in cui le persone valutano sempre più il pacchetto complessivo – retribuzione, benefit, qualità dell’ambiente e contenuto del ruolo – le aziende devono agire su tre fronti: trasparenza salariale, per prepararsi alla nuova normativa e rafforzare fiducia ed equità; sviluppo delle competenze, per colmare gli skill gap con percorsi chiari di crescita; intelligenza artificiale, da integrare in modo responsabile per aumentare produttività e valore. Allo stesso tempo, diventa essenziale costruire percorsi di crescita chiari e sostenibili, valorizzare correttamente l’impegno richiesto e creare contesti inclusivi e flessibili. Oggi attrarre e trattenere talenti significa investire in persone, competenze e cultura: chi anticipa il cambiamento lo trasforma in un vantaggio competitivo”.

MOBILITÀ E RETRIBUZIONI: IL 62% DISPOSTO A CAMBIARE AZIENDA
Sul fronte retributivo, la Hays Salary Guide 2026 conferma che per molti professionisti l’aumento passa ancora dalla mobilità: la principale motivazione legata all’incremento degli stipendi – anche nel settore Retail/Gdo – è infatti il cambio di azienda (30%). Guardando al 2026, la mobilità resta un’opzione concreta per una quota rilevante di professionisti (62%), un dato superiore a quello nazionale (44%). Questo anche perché, sul fronte dei percorsi di carriera aziendale, per oltre 6 rispondenti su 10 non esiste una struttura di promozione chiara (41%) o non sono a conoscenza di come vengono gestite le promozioni (24%).
Sul piano dei livelli retributivi, la Ral media nazionale del settore Retail/Gdo rilevata è pari a 50.830 euro, inferiore alla media nazionale che si attesta a 56.360 euro. Per esperienza, gli stipendi crescono progressivamente: si parte da 37.620 euro per profili con 2–5 anni di esperienza, si sale a 49.490 euro nella fascia 5–10 anni e si arriva a 82.710 euro oltre i 10 anni.

I BENEFIT INDIRIZZANO LA SCELTA DEL LAVORATORE
Tra i fattori più importanti nella scelta di un nuovo ruolo emerge il pacchetto di benefit (58%), un dato che nel Retail/Gdo risulta superiore alla media nazionale e che conferma il peso crescente di questo elemento nella valutazione delle opportunità professionali. A fronte di questa aspettativa, tra i benefit più frequentemente offerti dalle aziende del settore spiccano i buoni pasto, seguiti da assistenza sanitaria e auto aziendale (o indennità auto), oltre al lavoro flessibile.
Accanto ai benefit, i lavoratori indicano come rilevanti anche altri elementi nella scelta di una nuova opportunità, come la presenza di un buon ambiente di lavoro (47%), la possibilità di lavorare su ruoli o progetti stimolanti (41%) e le opportunità di lavoro da remoto (38%).

COMPETENZE: IL GAP C’È E VA AFFRONTATO INSIEME
Sul tema competenze emerge un disallineamento tra bisogni percepiti dai professionisti e risposte messe in campo dalle aziende. Il 43% dei lavoratori del settore Retail/Gdo riconosce di avere competenze utili, ma di avere la necessità di aggiornarsi, trovando però poco supporto dal proprio datore di lavoro: il 46% dei lavoratori del settore, infatti, afferma di non ricevere alcun sostegno per l’aggiornamento professionale del suo ruolo attuale. Anche le aziende confermano il gap di competenze: quasi tutte ne hanno riscontrato uno negli ultimi 12 mesi. Per affrontarlo, indicano di offrire principalmente programmi di formazione interna o workshop, insieme a tutoraggio e coaching.

PIÙ FORMAZIONE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’Intelligenza Artificiale entra sempre più nelle attività quotidiane e viene percepita prevalentemente come una leva di supporto. Tra i professionisti, il 40% dichiara di utilizzarla regolarmente sul lavoro, un dato sensibilmente inferiore alla media nazionale del 52%. I vantaggi percepiti sono soprattutto maggiore produttività ed efficienza (63%), supporto nell’analisi dei dati (52%) e creatività/generazione di idee (36%). Un approccio complessivamente positivo che si riflette anche nella disponibilità a formarsi: l’81% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione in IA.

Osservatorio Immagino: come cambia la spesa degli italiani

Più prodotti ricchi di proteine e meno zuccheri (anche nel petfood), più alimenti plant based e meno attenzione in etichetta al benessere animale e alla sostenibilità sociale; più prodotti kosher e che richiamano on pack l’artigianalità, e meno alimenti “100% italiani” o con claim eco-friendly. E ancora: più cosmetici senza allergeni e creme arricchite con vitamine, ma meno prodotti per la cura e la pulizia della casa orientati alla sostenibilità. L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, lo studio semestrale che analizza le abitudini di consumo degli italiani attraverso le etichette dei prodotti che mettono nel carrello della spesa, giunge alla sua diciottesima edizione, online da oggi, e inaugura il 2026 cambiando look: si propone con un nuovo abito “sartoriale”, aderente alle mutate esigenze dei professionisti del mass market, e con una diversa architettura dei contenuti, così da mettere a sistema le tendenze e i fenomeni del largo consumo che sono emersi e si sono aggiunti allo studio dal 2017, anno della prima pubblicazione, ad oggi.
L’Osservatorio Immagino è un unicum nel panorama italiano: trasforma una base dati proprietaria e strutturata, le etichette dei prodotti digitalizzati da Immagino, in intelligence di mercato, incrociandola con le evidenze di sell-out – commenta Bruno Aceto, CEO di GS1 Italy –. Per chi opera nel largo consumo significa avere una lettura autorevole, comparabile e tempestiva di ciò che sta cambiando nella spesa degli italiani”.

UN MONITORAGGIO DEI PRINCIPALI FENOMENTI DI CONSUMO
La nuova edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha monitorato circa 149.000 prodotti, digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, rilevando oltre 100 tra claim, certificazioni, pittogrammi e indicazioni geografiche presenti sulle loro etichette. Questo ampio paniere di referenze – alimentari, cura casa e persona – che copre l’82,6% delle vendite totali di supermercati, ipermercati e libero servizio, nell’anno finito a giugno 2025 ha realizzato oltre 56,9 miliardi di euro di sell-out.
Fedele all’approccio e allo stile creativo che lo caratterizzano sin dalla prima edizione, l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy continua a monitorare, insieme a NielsenIQ, i carrelli della spesa seguendo l’entità e l’evoluzione dei principali fenomeni di consumo che caratterizzano il mercato italiano, individuati in base alle aree valoriali dei claim presenti sulle confezioni dei prodotti.

FOCUS SU VALORE NUTRIZIONALE, SOSTENIBILITÀ E TRADIZIONE
A questa rilevazione continuativa si affiancano la consueta analisi sull’evoluzione del valore nutrizionale della spesa media italiana (misurato dal metaprodotto Immagino) e l’approfondimento sulla comunicazione on pack delle caratteristiche di sostenibilità ambientale e sociale e del benessere animale con l’approccio messo a punto dall’Istituto di management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Il dossier è dedicato ai 6.685 prodotti che hanno sulle etichette almeno un riferimento alla tradizione (con claim come “artigianale”, “filiera”, “regionale” o “nostrano”, per esempio) e che, nell’anno mobile considerato, hanno sviluppato quasi 3,4 miliardi di euro di incassi.
Inoltre, questa diciottesima edizione fornisce il confronto dei carrelli della spesa realizzati nei punti vendita fisica e in e-commerce, e un approfondimento dedicato ai risultati di una ricerca esclusiva condotta da Ipsos-Doxa relativa alla modalità di lettura e di comprensione delle etichette da parte degli italiani.

I NOVE PANIERI FOOD E NON FOOD
La diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha monitorato l’evoluzione dell’offerta e il trend delle vendite, in valore e volume, di nove panieri di spesa, tra food e non food, che rappresentano altrettanti fenomeni e tendenze di consumo in atto in Italia:

  • Il richiamo dell’italianità: il “made in Italy”, le Dop, le Igp e le regioni in etichetta. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 28.494 prodotti con 13,4 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +1,9% a valore e di +0,1% a volume.
  • Il mondo del free from: i trend consolidati ed emergenti dei claim dei prodotti “senza”. L’Osservatorio Immagino ha individuato 22.460 prodotti con 12,5 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +1,7% a valore e di +0,0% a volume.
  • L’universo del rich-in: i cibi ricchi o arricchiti presenti a scaffale. L’Osservatorio Immagino ne ha monitorati 11.827 che hanno realizzato 5,8 miliardi di euro di sell-out, con un trend annuo di +2,0% a valore e di +0,4% a volume.
  • Il cibo identitario (lifestyle): plant based, vegetariano, vegano, alternativo, sostitutivo o a base vegetale. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 5.667 prodotti con 3,1 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +3,2% a valore e di +1,9% a volume.
  • La galassia di loghi e certificazioni: il logo EU Organic per il biologico, le certificazioni kosher o halal, e le certificazioni in area CSR, come Fairtrade, Ecolabel, Friend of the sea e FSC. L’Osservatorio Immagino ne ha seguite 11, trovandole sulle etichette di 26 mila prodotti con 10,4 miliardi di euro di sell-out e volumi stabili.
  • I super ingredienti: dall’avena all’avocado, dal caramello ai semi di chia, dal matcha al pistacchio, i gusti più cool del momento. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 41 super ingredienti in 15.335 prodotti con oltre 5,6 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +5,5% a valore e di +0,9% a volume.
  • Il cura casa green: i prodotti per la pulizia domestica attenti all’ambiente. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 2.570 prodotti con quasi 860 milioni di euro di sell-out e con un trend annuo di -5,9% a valore e di -6,3% a volume.
  • Il cura persona: i claim relativi a protezione, idratazione e rigenerazione, con un focus sui claim free from, rich-in, naturali, biologici e altro ancora. L’Osservatorio Immagino ha analizzato l’andamento di 26.215 mila prodotti del cura persona con quasi 4 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di -0,2% a valore e di -2,4% a volume.
  • Il petfood: i claim più diffusi sulle etichette dei prodotti destinati alla nutrizione di cani e gatti, con il dettaglio dei fenomeni free from, rich-in, italianità e gluten free, e un approfondimento sui claim relativi alla sostenibilità: l’Osservatorio Immagino ha preso in analisi 3.913 mila prodotti con oltre 1,2 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di -0,6% a valore e di -1,4% a volume.

Kinder Kornetti, ora anche in versione Crema al Latte

Il mercato della colazione confezionata continua a occupare un ruolo centrale nelle abitudini degli italiani, confermandosi un comparto di riferimento all’interno dei consumi quotidiani. In Italia le merendine confezionate esprimono un valore complessivo di 1,424 miliardi di euro, a dimostrazione di un legame solido e consolidato tra i consumatori e i prodotti da forno destinati alla prima colazione (fonte: Circana, IS+LSP+Discount+Online, anno terminante agosto 2025).

OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO NEI CROISSANT
All’interno di questo scenario, i croissant rappresentano uno dei segmenti chiave, con un valore di 385 milioni di euro e una penetrazione che raggiunge il 56% delle famiglie italiane. Un comparto ampio e maturo, che continua a offrire opportunità di sviluppo attraverso l’evoluzione dell’offerta e dei gusti: in particolare, la crema rappresenta uno tra i territori di gusto preferiti all’interno del segmento, con una quota già rilevante e un andamento più stabile rispetto ad altre varianti.

NON SOLO CIOCCOLATO
È in questo contesto che Ferrero presenta Kinder Kornetti Crema al Latte, una novità che – come puntualizzato dal gruppo dolciario – nasce dall’evoluzione dell’offerta e dall’ascolto delle dinamiche di categoria. Il nuovo gusto è stato pensato per portare nel momento della colazione una proposta che, nelle intenzioni dell’azienda, deve coniugare morbidezza, delicatezza e riconoscibilità.
L’obiettivo è rafforzare l’identità della gamma, affiancando questo nuovo lancio alla referenza al cioccolato per dare ai consumatori una nuova alternativa.

Conserve Italia, il progetto Agrometeo funziona

Dati, tecnologia e competenze al servizio delle scelte in campo. Seconda tappa di formazione per il progetto Agrometeo promosso da Conserve Italia, un momento di confronto diretto tra tecnici e soci frutticoltori romagnoli per fare il punto su quanto realizzato finora e guardare alle prossime sfide. L’iniziativa, svolta nello stabilimento Agrintesa, ha coinvolto quasi un centinaio di aziende agricole del territorio romagnolo, suddivise in tre incontri, con al centro i risultati della sperimentazione 2025 e gli obiettivi del 2026.

UN INVESTIMENTO STRATEGICO
Il progetto Agrometeo, sviluppato dall’Ufficio Agricolo di Conserve Italia in collaborazione con xFarm Technologies e Università di Bologna, è stato avviato nell’autunno del 2023 dando vita in Emilia-Romagna alla più ampia rete di monitoraggio agronomico d’Italia che coinvolge circa 700 ettari di frutteti con impianti programmati di produzioni da industria. Una rete basata su sensoristica in campo e intelligenza artificiale che oggi supporta i frutticoltori su molteplici fronti, dall’irrigazione alla difesa fitosanitaria, fino alla stima delle rese.
Agrometeo è un investimento strategico per la nostra base sociale – afferma Daniele Piva, Direttore Produzioni Agricole di Conserve Italia – perché promuove la digitalizzazione dei campi mettendo a disposizione degli agricoltori strumenti concreti per affrontare un contesto sempre più complesso, segnato dal cambiamento climatico. La formazione ai soci è il passaggio chiave per trasformare l’innovazione in valore operativo”.

LA TECNOLOGIA PER UNA DIFESA DELLA FRUTTA MIRATA E TEMPESTIVA
Durante le due giornate sono stati presentati i principali risultati del 2025, primo anno pieno di sperimentazione. Sul fronte della difesa fitosanitaria, i DSS (Sistemi di Supporto alle Decisioni) sviluppati per le principali colture frutticole (albicocco, pesco, nettarina, pero e melo) hanno dimostrato una buona capacità di individuare le finestre di rischio per le patologie fungine. In un anno particolarmente favorevole allo sviluppo delle malattie come il 2025, sono emerse finestre di rischio lunghe e ripetute, soprattutto per il pero, mentre sul pesco il DSS per il fusicocco ha individuato tre principali lunghe finestre di rischio legate a piogge e umidità elevata.
Per quanto riguarda il monitoraggio degli insetti, le trappole con riconoscimento automatico hanno raggiunto un’accuratezza media intorno al 70% per le principali specie analizzate, confermando il potenziale della tecnologia, pur con margini di miglioramento per alcuni target. “Il valore aggiunto dei DSS è racchiuso nella possibilità di capire quando intervenire – spiega Mattia Onofri, Responsabile Frutta di Conserve Italia – rendendo i trattamenti più mirati ed efficienti. Nel 2026 lavoreremo per affinare ulteriormente i modelli e adattarli alle diverse realtà aziendali”.

FARMVIEW E IRRIGAZIONE: EFFICIENZA E SOSTENIBILITÀ
Ampio spazio è stato dedicato anche al progetto FarmView, il cosiddetto sistema “contafrutti digitale”, un innovativo strumento di stima della resa basato sul riconoscimento automatico dei frutti tramite riprese video e algoritmi di Intelligenza Artificiale. Nel 2025 sono stati testati tre modelli per albicocco, pesco e pero, sviluppati sulla base di circa 40.000 immagini confrontate con tre anni di dati storici di produzione. Il contributo delle immagini alla stima ha evidenziato la necessità di integrare ulteriori fonti di dati per migliorare la precisione. “Per ottenere stime più accurate – sottolinea Onofri – dovremo integrare le immagini con ulteriori informazioni come dati meteo, indici di vegetazione e conoscenze agronomiche. La strada da seguire è questa”.
Sul fronte della gestione irrigua, la sperimentazione condotta con il supporto del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL) dell’Università di Bologna ha mostrato risultati incoraggianti, con riduzioni dei volumi irrigui in alcuni casi superiori al 40% e un significativo miglioramento dell’efficienza d’uso dell’acqua, senza compromettere lo stato idrico delle piante. “Siamo ancora in una fase di validazione – afferma Luigi Manfrini, Responsabile del gruppo di ricerca Unibo per Agrometeo – ma i dati indicano chiaramente il potenziale dei DSS irrigui. Il lavoro proseguirà per consolidare i risultati e affinare i modelli, com’è inevitabile che sia durante la fase sperimentale”.

LE PROSPETTIVE PER IL 2026
Nel 2026 il progetto Agrometeo entrerà in una nuova fase, con l’obiettivo di rendere gli strumenti sempre più affidabili e integrati, rafforzando e confermando l’impegno di Conserve Italia nel costruire, insieme ai soci produttori, una frutticoltura da industria sempre più innovativa, efficiente e resiliente. “Questo progetto dimostra come la tecnologia possa diventare un alleato concreto dell’agricoltura – conclude Giovanni Causapruno, Sales Director Europe di xFarm Technologies – trasformando i dati raccolti in decisioni operative, più rapide e sostenibili”.

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