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L’agentic commerce cambia i processi d’acquisto

Quando un agente AI passa dalla raccomandazione all’azione, cambia l’equilibrio del commercio digitale, perché non è più solo una questione di conversione, ma di chi governa l’intento d’acquisto, chi conserva la relazione con il cliente e chi risponde in caso di errore. L’agentic commerce, però, è ancora in piena trasformazione: emergono modelli diversi in parallelo, le interfacce si moltiplicano e standard, protocolli e casi d’uso continuano a cambiare.

L’INFRASTRUTTURA AZIENDALE VA RIPENSATA
In questo scenario, per retailer e brand diventa strategico iniziare a ripensare la propria infrastruttura, per renderla capace di adattarsi nel tempo all’evoluzione tecnologica dell’AI. Secondo Adyen, piattaforma tecnologico finanziaria scelta da molte aziende leader a livello globale che adotta una prospettiva merchant-first, questa evoluzione dovrebbe tradursi infatti in un modello in cui l’AI è un nuovo canale di interazione e acquisto, senza spostare altrove controllo, responsabilità e fiducia, né la titolarità dei dati e della relazione con il cliente.
Per sua natura, l’agentic commerce potrà semplificare il processo d’acquisto per l’utente finale. Le aspettative, però, restano elevate sia in termini di esperienza che di sicurezza, trasparenza e responsabilità – dichiara Gabriele Bellezze, Country Manager di Adyen Italia –. Per le aziende italiane la domanda non è se l’agentic commerce arriverà, piuttosto quanto prepararsi e come far parte di questo ecosistema senza perdere la regia del rapporto con il cliente”.

LE AREE SU CUI INTERVENIRE NELL’IMMEDIATO
A partire da queste considerazioni, sono quattro i pilastri fondamentali su cui i merchant dovrebbero concentrarsi fin da subito:

  • Stabilire mandati e responsabilità

Nell’agentic commerce l’intento viene infatti delegato, quindi occorre definire in modo esplicito quali azioni può compiere un agente, quali permessi e mandati si applicano, quali limiti valgono per spesa, frequenza e contesto. Inoltre, se da una parte l’automazione accelera alcuni processi, nel momento in cui si verificano degli errori è importante fare chiarezza sulle responsabilità per capire chi deve agire in caso di problemi.

  • Rendere i dati di prodotto pronti per l’AI

Un altro pilastro da considerare in questa fase di preparazione all’agentic commerce è la qualità e la disponibilità dei dati di prodotto. Per funzionare, gli agenti AI hanno bisogno di informazioni affidabili su cui basare raccomandazioni e scelte. Prezzi, disponibilità, termini e policy devono essere sempre aggiornati. Le piattaforme AI considerano la freschezza dei dati come un segnale di fiducia, influenzando ciò che appare all’utente.

  • Progettare per interoperabilità e cambiamento

Un’ulteriore priorità, in questa fase, è garantire flessibilità. È importante puntare su un’infrastruttura in grado di  adattarsi all’evoluzione degli standard, evitando logiche di checkout specifiche per un agente o una piattaforma che riducano l’interoperabilità. Allo stesso tempo, è fondamentale non legarsi a token o credenziali che funzionano solo all’interno di un unico ecosistema, e limitare le integrazioni parallele che frammentano i dati dei clienti e la gestione del rischio.

  • Sfruttare i pagamenti come elemento di continuità

Infine, occorre considerare che, man mano che lo shopping si sposta anche su interfacce guidate dall’IA, i segnali di riconoscimento tradizionali si indeboliscono, i login perdono centralità, i cookie diventano meno rilevanti; inoltre, gli utenti possono passare da un agente all’altro, frammentando ulteriormente sessioni e contesto. Un elemento però resta costante, ovvero i dati di pagamento. Attraverso la tokenizzazione, i pagamenti possono diventare il vero filo conduttore per mantenere continuità e riconnettere il cliente all’azienda, indipendentemente da dove inizi la transazione.
Chi costruisce oggi fondamenta adattabili, con controlli chiari e responsabilità definite, ripensando al contempo anche la gestione dei processi di pagamento, sarà nella posizione migliore per intercettare la nuova domanda senza indebolire la relazione con il cliente”, conclude Bellezze.

Valfrutta rafforza la gamma bio con il brik

Valfrutta rafforza la sua presenza nel settore biologico ampliando la propria offerta di succhi bio con il lancio del brik 125 ml senza zuccheri aggiunti. Il nuovo formato si affianca a quello in vetro ed è pensato per intercettare le esigenze di consumo quotidiano. L’obiettivo del marchio di Conserve Italia è ovviamente accrescere il presidio di un segmento sempre più centrale nelle scelte dei consumatori. Il biologico rappresenta infatti una leva strategica nell’area salute e sostenibilità ed è percepito come una scelta orientata al benessere.

UN FORMATO CHE VINCE IN PRATICITÀ
Disponibile in cluster da tre referenze ai gusti pesca, pera e uva-arancia-carota-limone, la nuova gamma Valfrutta Bio 125 ml trova nella praticità un evidente punto di forza. Conserve Italia la definisce ideale per i bambini dai 3 ai 10 anni e per chi cerca prodotti semplici e di qualità: ogni brik contiene fino all’85% di frutta da agricoltura biologica 100% italiana ed è senza zuccheri aggiunti.
Il lancio si inserisce in un contesto di mercato in cui il biologico, pur rappresentando ancora una quota contenuta nei succhi di frutta, mostra segnali di crescita e un forte potenziale di sviluppo. Allo stesso tempo, il formato brik si conferma sempre più rilevante per praticità e accessibilità, rispondendo alle esigenze di consumo fuori casa e domestico. Non a caso, il segmento è tra i più dinamici del mercato.

Tonno: prodotti sostenibili in forte crescita, anche in Italia

© MSC Jason Thom

Il tonno è una delle specie chiave del mercato ittico italiano, sia per il consumo domestico sia per l’industria conserviera, che rappresenta il principale driver per valore e volumi. Si tratta di una categoria matura, ma in evoluzione: secondo il Report Gdo 2026 cresce in modo contenuto (+1,1% a valore e +1,8% a volume). Il prezzo medio appare sostanzialmente fermo (-0,7% €/kg) in un contesto sempre più competitivo, caratterizzato da forte pressione promozionale (46,4% delle vendite) e da una crescente polarizzazione tra segmenti.
All’interno del comparto, il tonno sott’olio in lattina resta centrale (oltre il 54% del valore e circa il 60% dei volumi), mentre i segmenti premium – come vetro e filetti – mostrano maggiore dinamismo; al contrario, le referenze più elaborate risultano in contrazione, riflettendo un cambiamento nelle preferenze dei consumatori.

UNA LEVA COMPETITIVA PER BRAND E MDD
A diffondere questi dati – in occasione della Giornata Mondiale del Tonno che si celebra oggi 2 maggio – è Marine Stewardship Council (Msc), organizzazione internazionale non-profit che certifica le pratiche di pesca sostenibili. Un aspetto, quello della sostenibilità, diventata leva competitiva sul mercato, anche in Italia. Dopo il rallentamento del 2024 legato a inflazione e aumento dei costi produttivi, il tonno certificato Msc è tornato a crescere: nell’anno fiscale 2025/2026 in Italia sono state vendute oltre 21.000 tonnellate (+50% rispetto al 2024/2025), di cui il 94% destinate a prodotti in conserva. Parallelamente è aumentata l’offerta, con oltre 270 prodotti a marchio Msc oggi presenti nella Gdo, dalle conserve tradizionali alle insalate e ai tramezzini.
Anche il mix di specie riflette l’evoluzione del mercato: il tonno a pinne gialle torna a crescere rispetto al tonnetto striato, in linea con la maggiore domanda di prodotti premium. La sostenibilità non è appannaggio solo dei grandi brand come Rio Mare, ma anche delle marche del distributore – per esempio Lidl e Aldi – arrivate a rappresentare il 27% dei volumi di tonno certificato Msc (dal 15% dell’anno fiscale precedente).

AUMENTANO I VOLUMI DI MATERIA PRIMA CERTIFICATA
A livello mondiale, il volume di tonno venduto con il marchio blu Msc ha superato le 400.000 tonnellate metriche tra l’aprile 2025 e il marzo 2026, crescendo del 39% rispetto all’anno precedente. A sostenere un andamento così positivo è la maggiore disponibilità di materia prima: oggi il 67% del pescato mondiale di tonno proviene da attività certificate Msc, per oltre 3,46 milioni di tonnellate, con ulteriori prospettive grazie alle 182 attività di pesca coinvolte nei programmi di miglioramento nel mondo.
Dall’inizio del 2026, quattro nuove attività sono state certificate negli oceani Atlantico e Indiano. In particolare, il tonno pinna gialla dell’Oceano Indiano, dopo quasi un decennio di gestione e sforzi congiunti, è stato riconosciuto come non più sovrasfruttato né soggetto a sovrasfruttamento, consentendo l’estensione della certificazione anche a questa specie e aumentando così i volumi disponibili.

L’ESPANSIONE DELL’OFFERTA ACCELERA LA TRANSIZIONE
Secondo Msc, l’impegno di aziende e retailer verso un’offerta sempre più ampia di tonno certificato segna un passaggio verso una trasformazione su larga scala del settore. Da un lato, stimola la domanda di approvvigionamenti da pesca certificata; dall’altro, rafforza la fiducia di consumatori sempre più attenti alla sostenibilità. Il risultato è un’accelerazione verso oceani più sani e filiere più trasparenti.
La crescente domanda di materia prima certificata spinge un numero sempre maggiore di attività di pesca ad adottare pratiche sostenibili in linea con lo Standard Msc, contribuendo a una gestione più responsabile delle risorse ittiche a livello globale. Nell’ultimo anno, diverse attività di pesca del tonno hanno ottenuto la certificazione Msc per la sostenibilità ambientale. Tra queste, la pesca del tonno rosso australiano meridionale e quella ghanese di tonnetto striato e tonno pinna gialla nell’Oceano Atlantico.

Eataly: Cipolloni lascia, in arrivo nuovo Ad focalizzato sugli Usa

Si apre una nuova fase di crescita per Eataly, che non vedrà però alla guida Andrea Cipolloni. Il manager lascerà il ruolo di Amministratore Delegato nell’ambito di una transizione pianificata, i cui tempi sono non stati specificati. La decisione rientra in una strategia più ampia che ha previsto la nomina di Gabriele Belsito, membro del Comitato Esecutivo Italiano, a Direttore Generale per l’Europa, nonché la ricerca di un Amministratore Delegato incaricato di promuovere la crescita negli Stati Uniti d’America, che nel 2025 hanno rappresentato oltre il 60% del fatturato di Eataly.

RICAVI A QUOTA 700 MILIONI NEL 2025
Nominato a ottobre del 2022, Cipolloni (nella foto a destra) proveniva da Autogrill, gruppo in cui ha lavorato a più riprese – da ultimo come Amministratore Delegato di Autogrill Italia e Autogrill Europe – e che aveva lasciato a settembre dello stesso anno. In precedenza, dal 2011 al 2018, era stato Ceo di Pittarosso e dal 2008 al 2011 General Manager di Limoni.
In questa solida carriera costruita nel retail, Eataly ha rappresentato una tappa importante: è la stessa azienda a rendere noto che, nel periodo che ha visto al vertice Cipolloni, i ricavi totali sono passati da circa 450 milioni di euro a più di 700 milioni del 2025, grazie anche all’apertura di oltre 20 nuovi punti vendita che hanno portato a 69 il numero totale. Il gruppo sottolinea inoltre di aver rafforzato ulteriormente il proprio brand a livello globale e diversificato le fonti di ricavi attraverso quattro pilastri strategici: punti vendita di grandi dimensioni, prodotti a marchio Eataly, travel retail ed Eataly Caffè, format lanciato di recente e in forte crescita.

RAFFORZATA LA PRESENZA GLOBALE
Sono orgoglioso di aver guidato Eataly in questa prima fase di trasformazione e di crescita – dichiara Andrea Cipollonie di quanto abbiamo realizzato come team sia in Italia, che rappresenta la spina dorsale dell’organizzazione, sia all’estero, in particolare negli Stati Uniti dove Eataly ha saputo rafforzare la propria presenza e sviluppare i nuovi format in particolare nel travel retail e con Eataly Caffè”.
Siamo estremamente grati ad Andrea per la sua guida, che si è concentrata su riorganizzazione, efficienza e sviluppo di nuovi format” aggiunge Nicola Farinetti, Presidente del Consiglio di Amministrazione.

L’AZIONARIATO DEL GRUPPO
Dal 2023 il gruppo è partecipato al 52% da Investindustrial, società di investimento indipendente leader in Europa, affiancatosi ai soci storici Eatinvest (famiglia Farinetti), Clubitaly (società il cui maggiore azionista è TIP – Tamburi Investment Partners) ed alla famiglia Baffigo-Miroglio. Eataly conta attualmente più di 5.000 dipendenti e 69 punti vendita distribuiti in 15 Paesi del mondo, fra cui Italia, Stati Uniti, Canada, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svezia, Turchia, Corea del Sud e Arabia Saudita.

Da Lidl la raccolta punti si fa con l’app

Si chiama Lidl Points l’ultima novità del programma fedeltà digitale dell’insegna Lidl, introdotta a partire da oggi 30 aprile. In pratica una raccolta punti. E già questo rende interessante la notizia, considerato che parliamo pur sempre del canale discount. Ma c’è un ulteriore aspetto che merita attenzione e che si colloca a metà strada tra strategia e tecnologia.

UNO STRUMENTO CON PIÙ FUNZIONI
Come sottolineato dal recente report sul commercio digitale di Casaleggio Associati, la maggior parte dei player della Gdo online ha ancora app poco transazionali. Si calcola infatti che in Italia a passare da una app sia il 17,7% del totale transato da parte dei primi mille merchant e-commerce; nell’alimentare la quota scende al 14,2% al netto di casi eccellenti come Deliveroo (86% del transato via app). Per dare qualche termine di confronto, i marketplace registrano il 29,6% del fatturato medio veicolato via app, il comparto moda si attesta al 28,4%.
Il rapporto di Casaleggio Associati evidenzia che “i settori dove l’app intercetta la quota maggiore di fatturato sono quelli caratterizzati da acquisti frequenti, visivamente orientati o basati su urgenza e prossimità”. Almeno un paio di queste caratteristiche si attaglierebbero bene anche alla spesa alimentare.
Certo, la mossa fatta da Lidl non riguarda direttamente le transazioni, ma può essere interpretata come una prova della consapevolezza di dover stringere un legame sempre più stretto con il cliente passando proprio dalle app. Non a caso è la stessa catena a citare – nella nota con cui comunicativa l’iniziativa – Lidl Pay, la funzione che permette di pagare in cassa con una scansione del QR code, come a richiamare il valore dello strumento sotto più profili.

LA MECCANICA DELL’INIZIATIVA
Esaurita la lunga premessa di scenario, vediamo come funziona Lidl Points. La raccolta punti rientra come già accennato in Lidl Plus, il programma fedeltà digitale dell’insegna nato nel 2021. La meccanica è improntata alla semplicità. Per ogni euro speso, i clienti accumuleranno automaticamente un punto sul proprio profilo Lidl Plus. Il saldo dei punti accumulati sarà reso disponibile subito dopo la spesa mentre la possibilità di utilizzo scatterà a partire dal giorno successivo.
I punti avranno una validità di 24 mesi dal momento in cui vengono assegnati, garantendo tutto il tempo necessario per scegliere il proprio premio preferito. Inoltre, sarà possibile accumulare punti fino a un massimo di 5 spese diverse effettuate nell’arco della stessa giornata.

UN CATALOGO VIRTUALE DI PREMI
Il cuore del programma, secondo Lidl, è la nuova Galleria Premi integrata nell’app: un catalogo virtuale con oltre 250 coupon con prodotti food della catena e buoni sconto da applicare sul totale della propria spesa, salvo poche eccezioni (i prodotti esclusi sono latte in polvere per neonati, carte regalo, ricariche telefoniche, carte prepagate, sacchetti ortofrutta). I clienti avranno libertà di scelta e i coupon premio degli articoli potranno essere riscattati più volte, a condizione di avere un saldo punti sufficiente.
Inoltre, per iniziare questo nuovo percorso, esplorando la sezione dell’app dedicata al funzionamento della raccolta, si potranno ricevere subito 50 Lidl Points extra di benvenuto, pronti per essere sommati a quelli accumulati con la spesa di ogni giorno.

L’OBIETTIVO È OFFRIRE VANTAGGI TANGIBILI
L’introduzione di Lidl Points rappresenta per noi un nuovo e ulteriore modo di dire ‘grazie’ a chi ci sceglie ogni giorno – dichiara Martin Brandenburger, Chief Executive Officer di Lidl Italia –. Siamo consapevoli di come le abitudini di acquisto stiano evolvendo e vogliamo offrire un vantaggio tangibile ai nostri clienti: avere sempre più accesso ai loro prodotti preferiti. Questa è un’innovazione di cui andiamo particolarmente orgogliosi, in quanto garantisce la massima libertà nel decidere come e quando farsi premiare, dando vita a un’esperienza davvero su misura”.
La chiusa di Lidl è inequivocabile: “La vera convenienza passa anche attraverso un ecosistema digitale moderno e orientato al cliente”. Difficile dargli torto.

Kimbo supera i 300 milioni di euro di fatturato

L’impennata delle quotazioni del caffè ha fatto la sua parte, ma se l’esercizio 2025 si è chiuso in positivo per Kimbo è merito anche del nuovo percorso dell’azienda, che ha migliorato le proprie performance con riguardo ai principali indicatori finanziari. Lo scorso anno Kimbo ha registrato vendite di caffè pari a oltre 300 milioni di euro, in crescita del +32,8% rispetto al 2024.
La buona notizia è arrivata soprattutto sul fronte della redditività: l’Ebitda, pari a 15,8 milioni di euro, è più che raddoppiato rispetto ai 7,0 milioni del 2024 (+125,9%). Risultati raggiunti nonostante il continuo aumento della materia prima che ha impattato per oltre 150 milioni (+46%).

INDEBITAMENTO IN NETTO CALO
Anche il risultato ante imposte è salito a 10,7 milioni di euro, rispetto ai 2,3 milioni dell’anno precedente (+376,5%). Nell’ultimo anno l’azienda ha inoltre migliorato del 70% la propria posizione finanziaria netta, scesa a -5,3 milioni di euro a fronte dei -18,1 milioni del 2024.
Il deciso recupero della redditività operativa arriva dopo alcuni esercizi caratterizzati da marginalità contenuta o negativa. Questo viene visto da Kimbo come una conferma della validità delle azioni intraprese negli ultimi anni sul fronte dell’efficienza operativa, del mix prodotto e della gestione dei costi. E anche dell’export, considerato che i mercati internazionali nel 2025 hanno registrato una crescita del +46%, arrivando a rappresentare il 27% delle vendite complessive.

IL PROCESSO DI CAMBIAMENTO HA DATO I SUOI FRUTTI
Questi risultati sono andati aldilà di ogni nostra aspettativa – sottolinea Mario Rubino, Chairman di Kimbo dal 2023 (nella foto a destra) –. Kimbo è sempre stata un’azienda solida e affidabile, che ha fatto della qualità la sua prerogativa assoluta, sempre a tutela dei consumatori. Quando sono stato chiamato a ricoprire il mio attuale ruolo, l’azienda era forse un po’ assopita, ma la squadra era già tutta in sede, pronta a supportarmi nella visione e nell’innovazione. Devo quindi ringraziare la mia famiglia e tutte le persone che lavorano in Kimbo: persone che andavano stimolate da un processo di cambiamento che era necessario e che oggi dimostra di saper dare i suoi frutti”.
Tra gli elementi fondamentali ai fini del raggiungimento dei risultati economici, Rubino cita la qualità del lavoro e il clima aziendale: “Dare a ciascuno la possibilità di esprimersi al massimo delle sue potenzialità è stata la giusta e necessaria presa di coscienza per l’azienda. Oggi tutti siamo consapevoli gli uni degli altri, non ci sono più inutili barriere formali, io sono per tutti Mario, non “il Presidente” né “il dottor Rubino”. Anche una maggiore attenzione per la comunicazione interna ha fatto sì che ciascuno potesse sentirsi parte del cambiamento, condividere una stessa visione di futuro, senza accontentarsi ma impegnandosi in prima persona”.

TRADIZIONE NAPOLETANA, VOCAZIONE INTERNAZIONALE
Il 2025 segna un passaggio chiave nel percorso di Kimbo: non solo abbiamo superato i 300 milioni di euro, ma abbiamo soprattutto riportato l’azienda a una redditività sostenibile, rafforzando la nostra struttura finanziaria” afferma Gerardo Evangelista, Business Analyst e Sales Performance Supervisor di Kimbo, terza generazione della famiglia Rubino.
Come Luca Amabile, Industrial Controller di Kimbo, che aggiunge: “Negli ultimi anni il mercato del caffè ci ha messo alla prova: aumento dei costi delle materie prime, forte volatilità, tensioni sui margini, uno scenario globale complesso e spesso imprevedibile. Non è stato un periodo facile, e non sarebbe onesto fingere il contrario. Questo bilancio conferma quindi la solidità delle scelte strategiche intraprese dalla nuova governance che ci ha permesso di esprimere al meglio la nostra innata capacità di valorizzare un posizionamento distintivo che unisce la tradizione napoletana a una crescente vocazione internazionale”.

Ibc, l’instabilità dello scenario globale frena la crescita

Le tensioni in Medio Oriente stanno condizionando l’economia italiana, disegnando uno scenario di forte incertezza per le imprese. Il Pil italiano dovrebbe attestarsi quest’anno al +0,4%, un livello inferiore alle stime pre-conflitto (+0,7%). Contestualmente è atteso un aumento dell’inflazione al consumo (+2,9%), oltre che una frenata dei consumi (dal +1,1% del 2025 al +0,5% del 2026), un rallentamento degli investimenti e una contrazione delle esportazioni. Il quadro prospettico per il 2027 resta debole, con un’inflazione prevista a +1,6% e Pil a +0,5%. I dati sono stati presentati dalla società di consulenza Prometeia durante l’assemblea pubblica di Ibc, l’Associazione Industrie Beni di Consumo, tenuta a Milano.

A PESARE È L’IMPENNATA DI ENERGIA E MATERIE PRIME
A gravare sulle imprese – sottolinea Flavio Ferretti, Presidente di Ibc (nella foto in alto) – è soprattutto l’impennata dei costi esogeni, che colpisce trasversalmente energia e materie prime. I rincari investono comparti strategici: dai fertilizzanti per l’agroalimentare e il chimico, fino alla filiera dei metalli, penalizzata dal costo dell’alluminio. L’instabilità minaccia, inoltre, le catene di fornitura dell’elettronica e della farmaceutica, con ripercussioni a cascata su numerose filiere produttive”.
Anche in caso di una rapida risoluzione del conflitto, il medio-lungo periodo rimane critico: il danneggiamento delle infrastrutture energetiche del Golfo penalizzerebbe la normalizzazione del mercato. Le quotazioni di Brent e gas naturale sono previste su livelli elevati almeno fino alla fine del secondo trimestre 2026, con un rientro graduale solo nella seconda metà dell’anno.

IL LARGO CONSUMO TIENE, MA PEGGIORA IL CLIMA DI FIDUCIA
La stessa Ibc rimarca però che, nonostante le difficoltà, il largo consumo mostra una tenuta resiliente, sostenuta dall’impegno a contenere i costi della filiera e dalla capacità di adattamento dei consumatori. Nel breve termine, i consumi si mantengono stabili (+1,0% a volume a marzo 2026 rispetto allo stesso mese dello scorso anno, fonte NielsenIQ), ma la direzione rimane incerta, anche in considerazioni del peggioramento del clima di fiducia dei consumatori (sceso a marzo a 92,5 da 97,5 di inizio 2026).

IN AUMENTO LA FREQUENZA D’ACQUISTO
Le famiglie italiane reagiscono all’incertezza frammentando la spesa. Secondo NielsenIQ, la frequenza di acquisto è aumentata del 9% nell’ultimo anno, penalizzando la fedeltà alle insegne (-5,7%) e ai brand (-4,2%). Il consumatore è ormai multicanale: alterna fisico e digitale, visita molteplici retailer e sceglie canali diversi a seconda della categoria merceologica. La sfida per le imprese si sposta quindi sulla capacità di garantire disponibilità, semplicità e rilevanza dell’offerta.
Anche la crisi demografica – con calo delle nascite, invecchiamento della popolazione e aumento delle famiglie unipersonali – sta ridisegnando strutturalmente la composizione della spesa, imponendo alle aziende di ripensare formati e priorità per rispondere efficacemente ai bisogni del consumatore.

LE RICHESTE DELL’ASSOCIAZIONE AL GOVERNO
In questo contesto, il presidente Ferretti ha evidenziato l’importanza di azioni del Governo per la semplificazione normativa, il supporto a una transizione ecologica e digitale che non pregiudichi la competitività, e l’alleggerimento del carico fiscale per le imprese. Ha rimarcato, inoltre, l’ampia attività di formazione e informazione dell’associazione inerente agli strumenti abilitanti per la digitalizzazione dei processi e la logistica integrata diffusi da GS1 Italy.
Ibc riunisce aziende attive in Italia e all’estero nei settori alimentare, bevande, prodotti per la cura dell’ambiente domestico e della persona, tessile e abbigliamento, arredo, prodotti e accessori per la casa. Si tratta di oltre 34.000 imprese, che generano un fatturato al consumo stimato di circa 500 miliardi di euro. Il numero di occupati (28% del totale dell’industria in senso stretto) è pari a 1,1 milioni, di cui 516 mila nel comparto grocery.

Crai, Giuseppe Criscuolo nominato Direttore Generale di Dno

Crai punta su Giuseppe Criscuolo per crescere nel Nord-Ovest. È lui il nuovo Direttore Generale di Distribuzione Nord-Ovest (Dno), società nata nell’ambito del progetto CraiFutura dalla sinergia tra lo storico socio piemontese Codè Crai e il Gruppo Abbi della famiglia sarda Ibba. L’obiettivo di Dno – per come è stato comunicato dallo stesso Gruppo Crai – è rafforzare il modello distributivo dell’insegna nella cosiddetta Area 1, valorizzare il sistema imprenditoriale e sviluppare una piattaforma più solida e competitiva per affrontare le evoluzioni del mercato. La collaborazione strategica tra Codè Crai e il Gruppo Abbi si estende a un perimetro che complessivamente coinvolge oltre 500 punti vendita e un volume d’affari superiore a 1,5 miliardi di euro.

FOCUS SULLO SVILUPPO DELLA RETE
Manager con una consolidata esperienza nel settore retail, Criscuolo ha maturato un percorso professionale di oltre 18 anni in Carrefour Italia, ricoprendo posizioni di crescente responsabilità nelle aree franchising, sviluppo rete, pianificazione strategica e trasformazione. Tra le principali esperienze, quella di Franchising & Expansion Director, oltre a incarichi come Regional Director e Transformation Director, contribuendo alla definizione e implementazione di piani strategici e modelli evoluti di sviluppo della rete.
Nel suo nuovo ruolo avrà la responsabilità della gestione operativa ed economica di Dno, con un focus sul presidio e lo sviluppo della rete di vendita, il rafforzamento delle sinergie commerciali e di gruppo e l’ingresso di nuovi soci, contribuendo all’evoluzione del modello Crai.

VALORIZZARE IL RUOLO DEI SOCI
Questa nomina contribuisce al rafforzamento della rete di prossimità – sostiene Giangiacomo Ibba, Presidente del Gruppo Crai – valorizzando il ruolo degli imprenditori che ne fanno parte, oggi e in futuro. Vogliamo continuare a lavorare su integrazione, qualità dell’esecuzione e sviluppo della rete, che sono i fattori chiave per generare valore nel tempo per soci, clienti e territori”.
Sono orgoglioso di essere stato scelto dal Gruppo per guidare Distribuzione Nord-Ovest – dichiara Giuseppe Criscuolo, Direttore Generale di Distribuzione Nord-Ovest –. L’obiettivo sarà quello di rafforzare la rete supportando da vicino i soci nella gestione del loro business, questo ci consentirà di creare le condizioni per crescere in modo strutturato, anche attraverso l’ingresso di nuovi imprenditori”.

Inaugurato a Grandate un punto vendita Pet Store

È arrivata a quota 15 aperture Pet Store, l’insegna di Iper La grande i specializzata in prodotti per animali domestici. L’ultima inaugurazione c’è stata all’interno del Centro Commerciale Grandate, in provincia di Como. Il punto vendita si estende su una superficie di oltre 500 metri quadri e propone un assortimento per cani, gatti e piccoli animali – tra cui tartarughe, uccelli, criceti e conigli – con una selezione di prodotti specializzati, accessori e giochi in linea con i principali trend di settore e con particolare attenzione al benessere animale.

LA SPECIALIZZAZIONE ARRICCHISCE LA SPESA
L’obiettivo dichiarato di Iper La grande i è arricchire ulteriormente l’esperienza di spesa, con uno spazio interamente dedicato al mondo pet. Relativamente agli aspetti progettuali, l’azienda sottolinea che il negozio si caratterizza per le corsie ampie, ben illuminate e il layout funzionale, in modo da rendere la visita piacevole e intuitiva.

MDD ANCHE IN VERSIONE PREMIUM
Tra i punti di forza, l’offerta di pet food a marchio del distributore con le linee Compagni di Viaggio e U!. In particolare, Compagni di Viaggio richiama la Mdd premium de il Viaggiator Goloso e comprende oltre trenta referenze tra alimenti secchi e umidi, con formulazioni grain free, monoproteiche e soluzioni specifiche, come quelle dedicate ai gatti sterilizzati, per rispondere alle diverse esigenze nutrizionali.

NON SOLO PRODOTTI
Il format ha alle spalle una storia lunga oltre 10 anni, iniziata con l’insegna Pet Food Store. Il rebranding in Pet Store risale al 2024, a partire dal punto vendita di Milano Portello. In poco più di due anni, la rete è arrivata a contare 15 negozi, come già anticipato. L’idea di fondo è andare oltre la semplice offerta di cibo per includere un’ampia gamma di prodotti e servizi per gli animali da compagnia, rispondendo in modo mirato alle esigenze di un mercato in continua crescita.
Dal canto suo, Iper La grande i ha 22 punti vendita in 4 regioni e fa parte del Gruppo Finiper Canova, nato nel 1974 ad opera dell’imprenditore Marco Brunelli.

Direttiva Breakfast, nuova etichettatura in arrivo

Deadline 14 giugno: entro questa data le etichette di molti alimenti tipici della prima colazione dovranno adeguarsi alle nuove regole imposte dalla cosiddetta Direttiva Breakfast (Direttiva UE 2024/1438). In particolare, le etichette dovranno fornire informazioni aggiuntive sull’origine (come i paesi di provenienza di tutti i mieli usati nelle miscele), indicare gli ulteriori ingredienti ammessi (come vitamine e minerali nel latte concentrato) o specificare le nuove denominazioni commerciali (come succhi di frutta e confetture a tasso ridotto di zuccheri).

ANCHE IL GEMELLO DIGITALE DEVE ESSERE IN REGOLA
La nuova etichettatura legata alla Direttiva Breakfast non riguarda solo i prodotti venduti nei negozi fisici ma anche quelli commercializzati tramite i siti di e-commerce. Dunque, non basta aggiornare i prodotti ma anche i loro gemelli digitali, perché il consumatore deve poter avere accesso a tutte le informazioni presenti sull’etichetta, complete e aggiornate, anche se non ha il prodotto in mano ma sta solo navigando su un sito di e-commerce.
Quindi, ogni azienda che ha aggiornato le confezioni dei propri prodotti deve assicurarsi che anche i relativi gemelli digitali rispettino le nuove regole introdotte dalla Direttiva Breakfast. A ricordare questo aspetto non secondario è GS1 Italy Servizi, società che sviluppa servizi per aiutare le imprese italiane, dalle piccole aziende alle multinazionali, a innovare e ad accelerare la trasformazione digitale. Il metodo suggerito è Immagino di GS1 Italy Servizi, che cattura le immagini del prodotto fisico e digitalizza tutti i dati presenti in etichetta, creando e rendendo condivisibile il gemello digitale.
Presso la sede milanese di GS1 Italy Servizi sono già in corso gli aggiornamenti dei prodotti con le nuove etichette in linea con la Direttiva Breakfast attraverso il servizio Immagino: dalle immagini delle etichette e dei packaging alla lista degli ingredienti e degli allergeni, dai claim alle certificazioni e ai bollini volontari.

COME FUNZIONA IL SERVIZIO IMMAGINO
Immagino è strutturato su due team. Uno è composto da fotografi specializzati nella realizzazione di immagini realistiche e utili per la vita online dei prodotti, l’altro con esperti di data entry che si occupano della digitalizzazione delle informazioni contenute sull’etichetta dei prodotti e di verificarne l’alta qualità, comparabile tra tutti i prodotti di categorie merceologiche diverse.
Una volta aggiornato il gemello digitale, inserendo i dati e le informazioni corretti nelle schede prodotto, Immagino lo andrà a condividere con i clienti dell’azienda produttrice, i ricercatori (ad esempio del mondo universitario o dei servizi di consumer intelligence) e gli oltre 60 retailer che usano un servizio Immagino.
In dieci anni Immagino ha costruito un archivio che raccoglie i gemelli digitale di oltre 140.000 prodotti di largo consumo, per un totale di oltre 1 milione di immagini.

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