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Conad, con i Superbollini la raccolta diventa digitale

Svolta digitale nei processi di fidelizzazione Conad. Dal 15 giugno, i Superbollini sostituiscono i bollini cartacei con un sistema di accumulo interamente digitale, integrato nella carta fedeltà Conad e nell’ecosistema HeyConad. Il nuovo modello di raccolta è chiaramente più semplice e immediato di quello tradizionale: dopo ogni spesa effettuata con Carta Insieme o Carta Insieme Più Conad Card, i Superbollini saranno accreditati automaticamente sulla carta del cliente senza necessità di schede cartacee e operazioni manuali in cassa. Il saldo è sempre visibile sullo scontrino e nell’area riservata di sito e App. Inoltre, i Superbollini possono essere trasferiti ad altri clienti tramite la funzione “Dona Superbollini” di sito e app e i premi possono essere richiesti direttamente in cassa, presentando la propria carta, fisica o dematerializzata.

SI COMINCIA CON LA COLLEZIONE BIALETTI
La prima iniziativa di collezionamento digitale sarà firmata Bialetti e sarà attiva da lunedì 15 giugno fino al 6 settembre. Ogni 15 euro di spesa con le Carte Conad il cliente accumulerà automaticamente un Superbollino – utilizzabile per richiedere i premi entro il 22 settembre – e un Buono Sport Digitale, con cui sostenere le associazioni e le società sportive dilettantistiche del proprio territorio. Quest’ultima è un’iniziativa rinnovata dall’insegna per il terzo anno consecutivo.
La Collezione Bialetti sarà supportata da una campagna di comunicazione dedicata: “Supernovità, Supersemplici, Supercomodi!” è il claim scelto per trasferire ai clienti i vantaggi del sistema digitale, descritto anche in una sezione del sito aziendale.

UN ALTRO TASSELLO DELLA PIATTAFORMA HEYCONAD
Con i Superbollini compiamo un ulteriore passo avanti nella costruzione dell’ecosistema HeyConad, la piattaforma integrata che accompagna ogni giorno milioni di famiglie italiane nella loro vita quotidiana, dalla spesa ai servizi, come viaggi, assicurazioni, salute e cura degli animali – commenta Silvia Bassignani, Direttrice Marketing Canali, New Business e Crm di Conad –. La digitalizzazione delle collection si inserisce esattamente in questa visione, abilitando offerte e strumenti di engagement e fidelizzazione sempre più personalizzati, rilevanti e coerenti con abitudini di acquisto e le preferenze del cliente, segnando un ulteriore passo verso una relazione one-to-one integrata su tutti i touchpoint: negozio fisico, App, sito e altri canali di contatto con il cliente”.

Lidl riorganizza il reparto non food e lo suddivide in “mondi”

La velocità e l’agilità dell’esperienza d’acquisto hanno sempre giocato a favore del discount nel confronto con format caratterizzati da metrature e assortimenti più estesi. Ciò non toglie che si possa sempre fare meglio, in particolare nel non food, dove è l’inevitabile eterogeneità dell’offerta a esporre al rischio di comunicare un’immagine confusa. Un problema all’attenzione anche di un’insegna leader del canale come Lidl, che ha rinnovato il layout espositivo dei prodotti non alimentari in tutti gli oltre 800 store italiani, attraverso l’allestimento dei “I tuoi mondi Lidl”. Con questo nuovo approccio, la catena dichiara di voler consolidare il proprio posizionamento in un segmento strategico.

SEI CATEGORIE PER UNA NAVIGAZIONE IN STORE FACILITATA
Con l’introduzione dei mondi tematici non food, Lidl ha inteso strutturare le aree espositive in base ai bisogni dei clienti, per dargli modo di reperire più rapidamente i prodotti che desiderano. Il cuore del progetto è ovviamente costituito dalle private label non food dell’insegna: Parkside (fai da te e giardinaggio), Crivit (sport e tempo libero), Silvercrest (cucina e casalinghi), Livarno (casa e decorazione), Lupilu (neonati, bambini e giocattoli), Esmara (moda e accessori). A loro viene riservato ora un “palcoscenico” di rilievo, oltre a garantirne la presenza costante in punto vendita.

A CIASCUN MARCHIO IL SUO COLORE
La nuova configurazione è supportata da un sistema di comunicazione visiva caratterizzata da colori specifici per ogni marchio. Questa impostazione è studiata per rendere l’identificazione dei prodotti più immediata e riconoscibile, permettendo ai clienti di orientarsi tra le diverse categorie. L’adozione di una segnaletica chiara e di messaggi dedicati ha anche lo scopo di rafforzare la brand awareness e la fedeltà dei consumatori, mettendo in risalto la varietà e la profondità dell’assortimento disponibile.

L’OBIETTIVO È CREARE UN AMBIENTE PIÙ ORDINATO
Essendo una delle realtà più rilevanti per incidenza del non food in Italia, il nostro obiettivo è confermarci come prima scelta dei consumatori anche in questo comparto – sostiene Gianfranco Marc Brunetti, Chief Customer Officer di Lidl Italia – che da sempre rappresenta un pilastro dell’esperienza di acquisto in Lidl e un elemento distintivo nel nostro mercato. Questo ruolo di primo piano ci spinge a innovare continuamente per offrire sempre maggiore immediatezza, ispirazione e semplicità. Ed è proprio in questo senso che si colloca la riorganizzazione dell’area non alimentare, volta ad accogliere i clienti in un ambiente più ordinato, piacevole e accattivante. Questa evoluzione degli spazi rafforza la riconoscibilità dei nostri brand e ci conferma come destinazione affidabile per le esigenze di ogni giorno”.

Lcc: come si chiuderà il 2026? I tre scenari ipotizzati da Circana

In una fase economica caratterizzata da un’elevata incertezza, è sicuramente molto utile disporre di una bussola che aiuti a leggere l’andamento del mercato, delineandone anche le possibili evoluzioni. Nel largo consumo confezionato (Lcc) questa bussola c’è ed è rappresentata da un’analisi previsiva condotta da Circana, consulente globale sulla complessità del comportamento dei consumatori. Il punto di partenza è ovviamente il 2025, chiuso dal comparto Lcc in crescita: le vendite a volume sono aumentate del +1,8% a fronte di un incremento a valore del +3,1%, trainato in buona parte dall’inflazione. Rispetto al periodo pre‑pandemia, i volumi risultano superiori di oltre il 13%, mentre la spesa complessiva delle famiglie nel largo consumo è aumentata di circa 30 miliardi di euro: ciò conferma la centralità del comparto nel carrello degli italiani.
La dinamica 2025 è stata sostenuta da una crescita di assortimento e da segmenti ad alto valore percepito in aree del benessere e della sostenibilità, pur in un contesto di inflazione riaccesa e forte incertezza geopolitica.

LCC “CALMIERATORE” DEI PREZZI
Nei primi mesi del 2026 il largo consumo confezionato ha mostrato un rallentamento della crescita rispetto al 2025, con un trend a valore di circa +1,6% e un incremento dei volumi più contenuto, attorno al +0,6% (dati progressivi al 19 aprile 2026). In questo scenario, il comparto continua tuttavia a svolgere un ruolo di “calmieratore” dei prezzi: i listini dell’Lcc crescono dello +0,5% a fronte di un carrello della spesa Istat in aumento di +2,2%.
Il segmento alimentare rimane il principale motore del largo consumo, mentre cura casa, cura persona e bevande evidenziano trend più deboli o in rallentamento. I freschi – sia a peso imposto che variabile – continuano a guidare la crescita, affiancati da un contributo positivo dei surgelati; il bimestre marzo‑aprile segna un temporaneo saldo a crescita zero per effetto combinato di fenomeni di “scorta” legati alle tensioni geopolitiche e di una Pasqua anticipata.

IN LIEVE CALO LA QUOTA DEI DISCOUNT
Sul fronte dei canali di distribuzione, i supermercati di dimensione inferiore ai 2.500 metri quadri sostengono la crescita, mentre si osserva una battuta d’arresto dei discount, che vedono una lieve flessione della propria quota (-0,2 punti quota) sul largo consumo. La marca del distributore, dopo un 2025 robusto, nel 2026 rallenta il passo pur continuando a svolgere un ruolo chiave nella difesa del potere d’acquisto, con una leggera crescita della quota assortimentale e un aumento della pressione promozionale, a fronte però di un calo di efficacia.
La leva promozionale, infatti, è in ripartenza nei primi mesi del 2026: cresce la pressione, lo sconto medio incrementa lievemente, ma oltre la metà delle categorie del largo consumo si colloca in una situazione di inefficienza promozionale, segnale che “fare più promozioni” non è di per sé sufficiente a sostenere i volumi.

TRE IPOTESI PER LA CHIUSURA DEL 2026
In base ai dati raccolti e analizzati, Circana delinea tre possibili traiettorie per la seconda metà dell’anno: “Difesa dei margini”, “Salvaguardia dei volumi” e “Scenario inflattivo critico”. Questi scenari sono stati sviluppati sulla piattaforma Liquid Data e basati su ipotesi macro e di filiera definite al netto di ulteriori shock esogeni, come nuovi peggioramenti del quadro geopolitico o eventi climatici estremi.
È importante sottolineare che tali scenari non costituiscono previsioni puntuali, ma intervalli di una possibile evoluzione del mercato, pensati per supportare le decisioni di industria e distribuzione nei prossimi mesi.

SCENARIO 1 –DIFESA DEI MARGINI
Questo scenario vede gli operatori della filiera privilegiare la salvaguardia della redditività, accettando una maggiore pressione sui volumi. I risultati potrebbero essere:

  • Ipotesi: prezzi di vendita aumenterebbero di circa +3,2% nel corso del 2026
  • Ipotesi: la pressione promozionale crescerebbe in modo moderato (+0,3 punti percentuali), con un utilizzo selettivo delle promo a sostegno del margine.
  • Risultato previsto: a fine anno si configurerebbe una contrazione dei volumi di circa -0,6%, a fronte di una crescita delle vendite a valore nell’ordine di +1,2%.

In continuità con le dinamiche di contesto già osservate, il largo consumo confermerebbe la propria resilienza in termini di fatturato, ma con un consumatore ancora sotto pressione sul piano reale.

SCENARIO 2 – SALVAGUARDIA DEI VOLUMI
Ipotesi di un orientamento più “offensivo” sul fronte dei volumi, con politiche commerciali mirate a sostenere la competitività di prezzo e la frequenza d’acquisto.

  • Ipotesi: l’incremento dei prezzi si attesterebbe intorno a +2,4%, quindi inferiore rispetto allo scenario di difesa dei margini.
  • Ipotesi sulle promozioni: la promozionalità crescerebbe in misura più marcata (+1,0 punto percentuale), con un ricorso più intenso alle meccaniche per stimolare la domanda.
  • Risultato previsto: in questo scenario, Circana proietta una crescita dei volumi di circa +0,5% e un aumento delle vendite a valore nell’ordine di +2,0%.

La salvaguardia dei volumi privilegia la tenuta dei consumi e la difesa delle quote di mercato, a fronte di una gestione più flessibile dei margini di breve periodo.

SCENARIO 3 – INFLATTIVO CRITICO: LO SCENARIO ESTREMO
L’ inflattivo critico rappresenta l’ipotesi più severa in termini di impatto sul potere d’acquisto delle famiglie italiane.

  • Ipotesi: i prezzi del largo consumo confezionato registrerebbero una forte crescita, intorno a +5,0%.
  • Ipotesi: la promozionalità resterebbe sostanzialmente stabile rispetto ai livelli attuali, senza un incremento significativo della leva promo a compensazione della spinta inflattiva.
  • Risultato previsto: In questo contesto, i volumi subirebbero una flessione più marcata, di circa l’1,4%, mentre le vendite a valore continuerebbero a crescere intorno al 2,5%, prevalentemente per effetto dell’aumento dei prezzi.

Lo scenario inflattivo critico delinea una situazione in cui il largo consumo conserva una crescita nominale, che però pagherebbe il costo di un’ulteriore erosione della domanda reale, con possibili impatti sulla composizione del carrello, sul trading down e sulla polarizzazione dei comportamenti di acquisto.

UN COMPARTO RESILIENTE CHIAMATO A SCELTE STRATEGICHE
In conclusione, Circana osserva che nel 2025 il largo consumo confezionato ha confermato, pur in un contesto macroeconomico complesso, una buona capacità di tenuta, sostenuta da incremento negli assortimenti e da una crescente attenzione al benessere e alla sostenibilità oltre che un travaso di volumi dal fuori casa alla Gdo. “Nel 2025 la Gdo ha consolidato la crescita assorbendo quote da altri canali. Da parte dei player c’è stata l’innovazione delle proposte che, seppur limitata, ha comunque fatto da traino nella crescita dell’Lcc – commenta Marco Limonta, CPG Director -Circana –. I primi mesi del 2026 mostrano un mercato in rallentamento ma comunque sempre in crescita, con l’Lcc che continua a contenere la dinamica dei prezzi rispetto al carrello Istat”.
Le tre traiettorie delineate da Circana trovano industria e distribuzione di fronte a un trivio: proteggere i margini, rilanciare i volumi o farsi trovare pronti di fronte a un eventuale scenario inflattivo critico, lavorando su assortimenti, posizionamento di prezzo e promozionalità in una logica di medio periodo.

Arriva a scaffale la limited edition Ringo feat Gocciole

Un incontro inedito, tra due prodotti simbolo del Gruppo Barilla. Ringo feat Gocciole è il nuovo biscotto in edizione limitata che mette insieme due celebrità del comparto. Da un lato la cialda di pastafrolla al cacao con la caratteristica “R” di Ringo, dall’altro quella con gocce di cioccolato ispirata alla tipica forma di Gocciole e, al centro, una crema al latte. Tutta l’operazione – a partire dal nome del prodotto – è ispirata ai featuring musicali, cioè all’incontro tra artisti diversi che proprio nella collaborazione si rivelano in qualche modo complementari.

DALLA COLAZIONE ALLA MERENDA
In questo caso i mondi diversi che entrano in contatto sono anche quelli della colazione – territorio di caccia di Gocciole – e la merenda, verso cui è più vocato Ringo. L’impressione è che sarà la seconda occasione di consumo a prevalere, viste le caratteristiche complessive della nuova referenza, ma l’esperimento è sicuramente degno di nota, in termini di marketing e anche sotto il profilo produttivo.
Non a caso è lo stesso Gruppo Barilla a sottolineare che con questa limited edition, Ringo rafforza il proprio posizionamento, evolvendo verso un linguaggio ancora più dinamico e attuale grazie all’incontro con Gocciole, mentre quest’ultimo brand amplia ulteriormente il proprio universo entrando sempre di più nel momento del consumo fuori casa e dello snack.

LA PRODUZIONE È AD ASCOLI
La limited edition Ringo feat Gocciole è prodotta all’interno dello storico stabilimento di Ascoli del Gruppo Barilla. Un sito produttivo che l’azienda definisce simbolo di resilienza, visto che ha saputo rialzarsi dopo la violenta alluvione del 2011, da sempre all’avanguardia nella produzione dei prodotti da forno. Inaugurato nel 1981, conta 6 linee produttive per 18 ricette originali, una superficie di 105.000 metri quadri e impiega attualmente oltre 200 persone, con un’età media di 38 anni.

DUE BRAND DALLA LUNGA STORIA
Ringo è nato nel 1967 da un’intuizione di Mario Pavesi ed è ispirato già nel nome a un’icona musicale del calibro di Ringo Starr, batterista dei Beatles. Il brand è riuscito ad attraversare generazioni diverse mantenendo intatto il proprio legame con la cultura pop e con il mondo dei più giovani. Oggi Ringo è leader nel mercato degli snack in Italia ed è acquistato da oltre 7,7 milioni di famiglie italiane (fonte: Nielsen Discover Products in Totale Italia I+S+LIS+DIS durante anno solare 2025 – S 28/12/25, YTD – 17 S 26/04/26).
Anche Gocciole si conferma uno dei brand più amati dagli italiani: scelto da circa 9,2 milioni di famiglie, solo nel 2025 ha superato i 50 milioni di confezioni vendute (fonte: Nielsen Aprile 2026). Nato nel 1987 all’interno della linea Amici del Mattino, il biscotto ha saputo evolversi negli anni diventando un punto di riferimento della colazione italiana grazie alla sua pastafrolla e alle gocce di cioccolato.

UNA NUOVA ESPERIENZA DI GUSTO
Con Ringo feat Gocciole abbiamo voluto unire due brand amatissimi e due prodotti cult della merenda e della colazione che fanno parte della quotidianità di intere generazioni – commenta Francesco Maria Agnoli, Senior Equity Manager Ringo, Pavesini, Gran Pavesi –. Questa limited edition nasce per celebrare il piacere dello stare insieme in modo spontaneo e autentico, trasformando due momenti di consumo in una nuova esperienza di gusto da condividere”.
Ringo feat Gocciole è disponibile nei punti vendita a partire da questo mese di giugno 2026, a un prezzo consigliato al pubblico di 2,29 euro.

Caffitaly amplia l’offerta di caffè monorigine con Tanzania

Nuova referenza in edizione limitata per Caffitaly. Si tratta di Tanzania, creata con l’obiettivo di portare in tazza tutta l’intensità e il carattere dell’Africa orientale. Proveniente dalla regione del Kagera, sulle rive del Lago Vittoria, questa Robusta tanzaniana coltivata secondo tradizione si traduce in un espresso che l’azienda definisce cremoso e rotondo, a bassa acidità e corpo pieno. In tazza emergono note di cioccolato fondente, cacao, caramello bruno e frutta secca tostata, accompagnate da un finale speziato e persistente.
Con un’intensità di 10/10, la nuova Limited Edition Tanzania è pensata per chi ama caffè strutturati e avvolgenti. Il caffè è disponibile nell’astuccio da 10 capsule, ciascuna contenente 8 grammi di miscela, la quantità ideale per un espresso di qualità come quello del bar.

UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DI PROFILI AROMATICI DIVERSI
Tanzania fa parte della gamma premium dei caffè monorigine di Caffitaly, che comprende le referenze permanenti Brasile, Colombia, India e Kenya, insieme alle Limited Edition dedicate ai grandi territori del caffè nel mondo. “Con i monorigine in edizione limitata arricchiamo la nostra gamma di referenze premium capaci di distinguersi per qualità, ricercatezza e identità aromatica – commenta Marta Colombo, CMO di Caffitaly –. Ogni Limited Edition nasce con l’obiettivo di accompagnare i consumatori alla scoperta di profili aromatici differenti: la selezione accurata delle materie prime e l’attenzione a ogni fase della lavorazione ci permettono di offrire caffè di altissima qualità ed esperienze di degustazione sempre nuove, pensate per un consumatore sempre più attento ed evoluto”.

De Cecco acquisisce RossoGargano e punta al miliardo di fatturato

Non solo pasta per la F.lli De Cecco di Filippo: l’azienda di Fara San Martino (CH) consolida il proprio ruolo nelle conserve vegetali siglando un accordo vincolante finalizzato all’acquisizione dell’intero capitale sociale di RossoGargano, società consortile con sede a Foggia. L’operazione è subordinata all’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari, ma dovrebbe perfezionarsi entro il prossimo mese di luglio.
RossoGargano realizza – attraverso il coordinamento di diverse fasi dell’attività dei propri consorziati – prodotti a base di pomodoro e conserve alimentari e vegetali in genere, gestendo e programmando la coltivazione della materia prima, occupandosi della trasformazione dei prodotti agricoli dei soci e di terzi presso i propri stabilimenti e promuovendone l’immissione sul mercato.
In base a quanto resto noto, l’operazione consentirà a De Cecco di beneficiare del pieno controllo della filiera produttiva di RossoGargano in un settore considerato strategico dal gruppo e di una rilevante qualità strutturale e logistica, assicurata da tecnologie recentemente rinnovate. Oltre a presidiare il mercato italiano, l’azienda foggiana è presente in tre dei principali mercati internazionali di De Cecco.

INVESTIMENTI PER 250 MILIONI ENTRO IL 2029
Siamo particolarmente soddisfatti di aver raggiunto questo accordo con i soci di RossoGargano – dichiara Filippo Antonio De Cecco, Presidente del Consiglio di Amministrazione della F.lli De Cecco –. Si tratta di un’operazione di grande rilievo strategico per il Gruppo De Cecco, che ci consentirà di completare e rafforzare la nostra filiera produttiva, migliorare le nostre marginalità in un segmento di mercato in cui già operiamo con successo e offrire ai nostri consumatori prodotti realizzati con il controllo diretto di ogni fase del processo, dalla coltivazione della materia prima fino alla commercializzazione. Siamo certi che questa acquisizione rappresenti un passo fondamentale nel percorso di crescita del gruppo, e non vediamo l’ora di integrare le eccellenti competenze e risorse di RossoGargano nella nostra realtà. Con l’acquisizione di Rosso Gargano e l’avvio delle nuove linee di produzione si prevede che il totale dei prodotti venduti dal Gruppo De Cecco passi da 2.700.000 quintali nel 2026 a 4.500.000 quintali nel 2027, mentre il fatturato complessivo del gruppo si stima che passerà da 740 milioni di euro del 2026 ad un miliardo di euro nel 2027”.
Negli anni compresi tra il 2025 e il 2029 il Gruppo De Cecco ha previsto investimenti per un totale complessivo di 250 milioni, di cui 100 milioni sono già stati spesi. Intesa Sanpaolo attraverso la Divisione IMI CIB ha agito in qualità di Underwriting Bank, mettendo a disposizione le risorse finanziarie necessarie al perfezionamento dell’acquisizione.

Francesco Avanzini nominato Presidente della supercentrale AgeCore

Il Direttore Generale di Conad Francesco Avanzini è stato nominato Presidente di AgeCore, l’alleanza strategica di retailer europei creata nel 2015 e di cui fanno parte Colruyt Group (Belgio), Conad (Italia), Coop (Svizzera), Eroski (Spagna), Kaufland (Germania). Il fatturato complessivo sviluppato dai membri di AgeCore è stato lo scorso anno pari a circa 120 miliardi di euro. Il mandato di Avanzini come Presidente di AgeCore avrà durata annuale e terminerà a giugno 2027.

NON SOLO ACQUISTI: ORA SI LAVORA SULLA TECNOLOGIA
Nata inizialmente per la definizione di accordi commerciali con le grandi multinazionali dei beni di largo consumo, AgeCore ha progressivamente ampliato negli anni il proprio raggio d’azione. L’alleanza ha infatti esteso il proprio mandato a progetti di sviluppo della marca commerciale e avviato diversi cantieri di lavoro nel settore della logistica. Nei prossimi mesi, il confronto e la collaborazione saranno estesi anche alle tecnologie legate ai sistemi di pagamento al pubblico, all’innovazione tecnologica e alle esperienze nel retail media. In questo percorso, l’obiettivo strategico finale di AgeCore sta evolvendo da operatore di negoziazione commerciale a realtà associativa attiva su diverse aree strategiche del moderno retail europeo.

Nuova brand identity per GS1 Italy Servizi

Si è vestita di viola GS1 Italy Servizi, la società commerciale di GS1 Italy. La nuova identità cromatica si accompagna al brand descriptor “Trasformiamo processi, connettiamo imprese” e rientra in un progetto di riposizionamento realizzato insieme a Identitas, il Brand Identity Studio dell’agenzia creativa Giango. “La nuova immagine di GS1 Italy Servizi è chiara, riconoscibile e coerente con la sua mission – commenta Bruno Aceto, Ceo di GS1 Italy Servizi – che è quella di rendere le aziende italiane sempre più digitali, interconnesse e collaborative tra loro”.

DA FORNITORE DI SERVIZI AD ALLEATO
Dietro questo lavoro di brand repositioning c’è un obiettivo preciso messo nero su bianco dalla stessa GS1 Italy Servizi, che ambisce a diventare una delle prime e più accreditate solution factory italiane. Non, dunque, un mero fornitore di servizi digitali quanto un alleato, capace di far emergere i bisogni delle imprese, capirli e risolverli.
In questo modo GS1 Italy Servizi intende guidare ed elevare le piccole, medie e grandi imprese del Sistema Italia nelle relazioni digitali con i loro interlocutori fornendo consulenza e soluzioni end-to-end per l’automazione dei processi aziendali: dalla supply chain al data management, dall’anagrafica di prodotto all’etichetta ambientale, dalla digitalizzazione dei documenti alla tracciabilità delle merci.

Etruria Retail rafforza la squadra con Seccafien e Faucci

Due nuovi ingressi nella struttura manageriale di Etruria Retail: Lorenzo Seccafien è stato nominato Direttore Generale di GMS, mentre Sara Faucci è la Responsabile Marketing della cooperativa. Ruoli diversi accomunati da uno stesso obiettivo, come specificato dalla cooperativa toscana, è cioè contribuire alla crescita e all’evoluzione della rete nei territori in cui Etruria Retail opera con le insegne Famila, Famila Market e Super A&O.

AFFIDATA A SECCAFIEN LA RETE VENDITA DIRETTA
Da febbraio scorso Lorenzo Seccafien (nella foto a destra) è il nuovo Direttore Generale di GMS, la società controllata da Etruria Retail che gestisce i punti vendita diretti della cooperativa. Seccafien, veneto, arriva con un’esperienza consolidata nella grande distribuzione. Dopo lunghe esperienze nel settore Gdo (Lidl Italia, Obi Italia, Gruppo Tuo) negli ultimi 10 anni ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in Pam Panorama (Direttore Operativo del Franchising, Direttore Vendite e, dal 2022, Direttore Operativo di Gruppo). Oggi mette queste competenze al servizio di GMS, una realtà che conta diverse centinaia di collaboratori tra dipendenti e persone in formazione.
A Seccafien vengono affidati la guida operativa dei punti vendita, la logistica e il controllo qualità. In Etruria Retail ritrova un manager che di sicuro conosce bene: Luca Migliolaro, attuale Direttore Generale della cooperativa, ha infatti lavorato a più riprese in Gruppo Pam, da ultimo come Direttore Commerciale e Marketing, carica ricoperta fino a febbraio 2024.

A FAUCCI LA RESPONSABILITÀ DEL MARKETING
L’altro ingresso è quello di Sara Faucci (nella foto accanto), nuova Responsabile Marketing della cooperativa. Fiorentina di nascita e senese d’adozione, laureata in Comunicazione d’Impresa all’Università di Siena, ha maturato una solida esperienza tra marketing e comunicazione: un percorso iniziato in Targetti, seguito da alcuni anni di consulenza in agenzia e oltre dodici in Unicoop Firenze come responsabile pubblicità. Certificata PMP (Project Management Professional) nel 2021, porterà competenze trasversali tra strategia, organizzazione e relazione con clienti e territori.
Il senso di queste scelte lo spiega il presidente di Etruria Retail, Claudio Bernardini: “L’obiettivo è chiaro: lavorare in squadra, dentro e fuori l’azienda. Perché per noi il valore sta nell’equilibrio tra i negozi di proprietà – che sono patrimonio della cooperativa, quindi di tutti i soci – e la rete di imprenditori che ogni giorno animano i territori. Come si traduce questo in pratica? Si sperimenta prima nei negozi di proprietà. Le soluzioni che funzionano, quelle che rendono più efficiente il lavoro e migliorano il servizio, vengono poi messe a disposizione della rete. Niente prove a carico degli imprenditori, ma strumenti già rodati e pronti all’uso. Gioco di squadra significa anche questo: mettere a fattor comune le risorse della cooperativa, valorizzare il ruolo di chi fa impresa con noi e costruire insieme un rapporto sempre più solido con produttori, allevatori, imprese e associazioni del nostro territorio. Dalla Toscana all’Umbria, dal Lazio alla Liguria”.

Ortofrutta, i contenitori in plastica sono il problema o la soluzione?

Nel dibattito europeo sugli imballaggi, la plastica continua a essere raccontata più come un problema da eliminare che come una soluzione da valorizzare. Contrario a questa logica – definita una semplificazione – è Pro Food, gruppo merceologico di Unionplast – Federazione Gomma Plastica (Confindustria), che rappresenta le principali aziende produttrici di contenitori in plastica per alimenti e bevande, con circa 4.500 addetti, 29 stabilimenti e oltre il 70% della produzione nazionale del settore. L’approccio scelto dall’associazione si propone infatti di essere tecnico e basato sui dati: non difendere la plastica in quanto tale, ma valutare ogni soluzione in funzione del suo impatto lungo l’intero ciclo di vita, del contributo alla sicurezza alimentare, alla logistica e alla riduzione degli sprechi.

CONTO ALLA ROVESCIA PER L’APPLICAZIONE DEL PPWR
A rendere rilevante la questione è l’entrata in vigore del PPWR e la sua applicazione a partire dal prossimo mese di agosto. La fase attuativa è già in corso, con le prime linee guida della Commissione – pubblicate meno di un mese fa – chiamate a chiarire, tra gli altri aspetti, definizioni e responsabilità mentre entrano in vigore obblighi stringenti. In questo contesto, Pro Food richiama l’attenzione sul rischio di un’applicazione non basata su evidenze scientifiche. A maggior ragione in una fase in cui a livello operativo la road map è molto stringente per questa importante transizione e, per l’associazione, sarebbe opportuno un rinvio o una revisione degli obiettivi.

IL PACK SOSTENIBILE È QUELLO CHE RIDUCE GLI SCARTI
Il principio al centro della posizione di Pro Food è chiaro: la sostenibilità non può essere valutata guardando solo al materiale, ma deve includere anche il prodotto confezionato. Soluzioni apparentemente più “virtuose” possono generare impatti maggiori se riducono la shelf life o aumentano gli scarti. Studi LCA, come quello realizzato con l’Università di Torino e commissionato da Pro Food, mostrano ad esempio performance ambientali competitive degli imballaggi in rPET, anche grazie alla riduzione delle perdite alimentari.
Per cui le restrizioni all’uso di imballaggi in plastica per ortofrutta confezionata sotto 1,5 kg e nel settore Horeca previste dal PPWR a partire dal 1° gennaio 2030, non sono accettabili a giudizio di Pro Food, proprio per il fatto di non essere fondate su una valutazione d’impatto specifica. Il tema è ancora più rilevante considerando che circa il 50% dell’ortofrutta in Europa è già venduto sfuso, gli imballaggi in plastica per ortofrutta rappresentano solo l’1,5% di tutti gli imballaggi in plastica per alimenti e che il comparto ha già raggiunto livelli elevati di contenuto riciclato, in alcuni casi superiori agli obiettivi fissati dal PPWR per il 2040. Da qui, ribadisce Pro Food, emerge un’esigenza di coerenza normativa tra obiettivi e stato dell’arte industriale.

LA FRAMMENTAZIONE DELLE REGOLE È NEMICA DELL’EXPORT
Pro Food sottolinea inoltre un rischio per il mercato unico: l’eventuale definizione di liste di esenzione di prodotti ortofrutticoli che potranno continuare ad essere confezionati in imballaggi in plastica, diverse tra Stati membri, frammenterebbe il sistema, costringendo le imprese ortofrutticole ad adattare il packaging Paese per Paese, con impatti su costi, logistica e libera circolazione delle merci.
Per questo l’associazione è impegnata su più fronti: partecipazione ai lavori sugli atti delegati e alle linee guida applicative, dialogo con le istituzioni e supporto a iniziative legali su aspetti ritenuti critici del regolamento.

TRANSIZIONE ECOLOGICA BASATA SUI DATI
È lo stesso gruppo Pro Food a sintetizzare la propria posizione: la transizione deve essere coerente e basata su dati scientificamente provati. Il packaging in plastica deve essere ottimizzato e riciclato per un suo riutilizzo, ma non eliminato dove svolge una funzione essenziale. Il futuro del packaging alimentare passa da eco-design, innovazione, filiere del riciclo e valutazioni scientifiche capaci di misurare l’impatto reale delle alternative.
In questa prospettiva, Pro Food si candida ad essere un interlocutore tecnico della filiera agroalimentare, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e competitività industriale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

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