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Action conquista clientela e arriva a 16 miliardi di fatturato

Obiettivo raggiunto: la catena discount non food olandese Action si riproponeva di fare almeno un’apertura al giorno nel 2025 e ci è riuscita. Sono state 384 le nuove inaugurazioni realizzate lo scorso anno, che hanno portato al termine dell’esercizio a un totale di 3.302 store in 14 Paesi. Le vendite nette sono state pari a 16 miliardi di euro, +16,1% rispetto al 2024, mentre sono salite del 4,9% quelle a parità di punti vendita. La crescita è stata guidata soprattutto dall’aumento del numero di clienti: nel 2025, in media, 21,6 milioni di persone hanno scelto Action ogni settimana, superando i 18,7 milioni del 2024.

IL 2026 VEDRÀ L’ESORDIO IN CROAZIA E SLOVENIA
In un periodo in cui molte famiglie devono affrontare l’aumento dei costi e l’incertezza economica – afferma Hajir Hajji, Ceo di Action – le persone fanno affidamento su di noi per soddisfare le loro necessità. Altri preferiscono semplicemente non spendere più del necessario. Questo si riflette chiaramente nella continua crescita della nostra clientela”.
Nel corso del 2025 l’insegna ha debuttato in Svizzera e in Romania, concludendo il 2025 con 8 negozi nel primo paese e 6 nel secondo. Quest’anno dovrebbe vedere un numero di aperture addirittura superiore rispetto al 2025, con l’ingresso in due nuovi mercati: Croazia e Slovenia.
Action ha una gamma di 6.000 prodotti in 14 categorie e dichiara di introdurne 150 nuovi ogni settimana, per mantenere l’offerta sempre attuale.

ALTO LIVELLO DI COINVOLGIMENTO DEI DIPENDENTI
L’azienda sottolinea che proprio grazie alla crescita vengono realizzati investimenti significativi per creare nuovi posti di lavoro e offrire opportunità di carriera e sviluppo professionale agli 84.246 assunti. Nel 2025 sono stati creati 4.565 nuovi incarichi e 3.705 persone hanno ricevuto promozioni interne. I collaboratori rappresentano 166 nazionalità, rispecchiando le comunità in cui operano negozi e centri di distribuzione.
Action rende noto, inoltre, che i risultati del sondaggio biennale sulla soddisfazione dei dipendenti mostrano che il loro coinvolgimento continua a crescere, attestandosi ben al di sopra dei benchmark di riferimento del settore retail.

RINNOVATA LA COLLABORAZIONE CON FAIRTRADE
Nel 2025, gli obiettivi di riduzione delle emissioni a breve termine dell’azienda sono stati convalidati dalla Science Based Targets initiative (SBTi), confermando l’allineamento delle strategie climatiche con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C.
L’impegno per la sostenibilità che l’azienda segue si è esteso anche alle partnership, con un’attenzione particolare al benessere dei bambini. Oltre alle collaborazioni già attive con SOS Villaggi dei Bambini e la Johan Cruyff Foundation, il marchio sostiene ora la Princess Máxima Centrum Foundation nei mercati in cui opera, contribuendo alla sua missione di curare ogni bambino affetto da cancro.
È stata inoltre rinnovata la collaborazione con Fairtrade e Action precisa di essere diventato il primo retailer internazionale a garantire che i coltivatori di cacao coinvolti nella produzione del cioccolato a marchio privato possano percepire un reddito dignitoso.

Acquisti & buoni propositi: i desideri degli italiani

È un classico di ogni inizio d’anno: l’elenco dei buoni propositi, peraltro sovente destinati a restare tali. E da questo punto di vista il 2026 non fa eccezione, visto che otto italiani su 10 (83%) dichiarano di averne almeno uno, che spesso coincide con l’intenzione di fare determinati acquisti. In cima alle priorità ci sono il benessere e la forma fisica (29%), ma anche il desiderio di viaggiare (27%). Secondo l’Osservatorio Findomestic di gennaio accanto a questi obiettivi, tra gli intenti da realizzare nell’anno in corso, troviamo anche risparmiare di più (24%), dedicare più tempo a sé stessi e alle proprie passioni (23%), aumentare le proprie entrate o generare nuovi redditi (22%).

ALMENO UNA SPESA IMPORTANTE NEL 2026
Va detto che 6 italiani su 10 avevano iniziato anche il 2025 con l’intenzione di cambiare o migliorare qualcosa nella propria vita ma, a distanza di dodici mesi, il 35% riconosce di non essere riuscito a mantenere gli impegni, e il 57% dichiara di averli realizzati solo in parte.
I progetti rimandati nel 2025 (il 60% ammette di averne rinviato almeno uno) restano comunque al centro delle pianificazioni future, in particolare se si tratta di acquisti: il 67% degli italiani dichiara di averne in programma almeno uno importante nel 2026 che spesso coincide con quelli sospesi nei mesi precedenti. Ristrutturare casa e concedersi un viaggio (entrambe citate dal 24% del campione) sono le priorità tra gli acquisti per il nuovo anno e allo stesso tempo i principali progetti rimandati nel 2025.
Allo stesso modo, il 14% ammette di non essere riuscito a realizzare il progetto di acquisto di un’auto l’anno scorso e il 15% si pone l’obiettivo di farlo nell’anno appena iniziato. Pochi meno (12%) desiderano investire sul futuro dei figli e solo l’11% mette la propria cultura e preparazione al centro dei progetti. Percentuali ancora una volta allineate a quelle di coloro che non sono riusciti a concretizzare questi desideri nel 2025.

L’INCERTEZZA PESA SULLA PERCEZIONE DEI CONSUMATORI
Solo il 17% del campione che abbiamo intervistato – sottolinea Claudio Bardazzi, Responsabile Osservatorio Findomestic – ritiene che il 2026 sarà migliore del 2025, quasi la metà (46%) pensa che sarà sostanzialmente uguale e il restante 37% peggiore. A incidere su questa percezione negativa le persistenti incertezze del contesto e le persistenti difficoltà di 4 famiglie su 10, che lamentano da oltre due anni problemi economici molto o abbastanza importanti e che non riescono a risparmiare alla fine del mese. Ciò nonostante, gli italiani non rinunciano a porsi buoni propositi e a progettare acquisti importanti. E così anche a gennaio, le intenzioni d’acquisto a tre mesi risultano in crescita, anche se resta elevato il rischio che i progetti dichiarati restino tali, senza tradursi rapidamente in spesa effettiva”.

PRIORITÀ AI VIAGGI E ALLA CASA
Dopo il crollo di ottobre 2025, a gennaio, si consolida la lieve ripresa delle intenzioni d’acquisto (+1,6%) che, seppur in crescita da 3 mesi consecutivi, restano al di sotto dei livelli medi dell’ultimo anno. Oltre la metà (53%, +1,2 punti percentuali) degli italiani intervistati dall’Osservatorio Findomestic ha intenzione di fare acquisti nei prossimi mesi relativamente a viaggi e vacanze, che restano in cima alla lista dei desideri.
Con il freddo torna anche la voglia di casa: cresce la propensione agli acquisti di piccoli elettrodomestici (nel mirino del 38% dei consumatori, +0,5 punti percentuali), attrezzature per fai-da-te (nei progetti del 35%, settore più dinamico del mese con una crescita di 5,4 p.p.), mobili (28%, +1,4 p.p.), elettrodomestici grandi (26%, +1,2 p.p.) e a ristrutturare casa (16%, +2,4 p.p.).

CALANO GLI SMARTPHONE, MEGLIO I TABLET
In crescita anche la voglia di attrezzature sportive, finite nella lista della spesa del 28% degli italiani, percentuale in linea con quella (29%) di chi dichiara ad inizio anno di voler curare di più la propria forma fisica. Tra i beni tecnologici si registrano, invece, andamenti contrastanti: in calo smartphone (nella lista della spesa del 26% degli italiani ma -1,9 p.p. rispetto a dicembre), televisori (23%, -2 p.p.) e personal computer (22%, -2,2 p.p.) mentre crescono, seppur debolmente, le intenzioni di acquistare tablet (17%, +0,8 p.p.) e fotocamere (15%, +0,5).
Cresce di 0,5 punti e sale al 13% la quota di chi sta pensando all’acquisto di un’auto nuova, mentre cala all’11% (-3,1 p.p.) quella di chi si orienta su un’auto usata. Sostanzialmente stabili (circa 1 italiano su 10) le intenzioni relative agli acquisti di prodotti legati al settore dell’efficienza energetica come impianti di isolamento termico, fotovoltaici, caldaie a condensazione, pompe di calore e nuovi infissi.

Etichettatura ambientale: cresce la trasparenza sugli imballaggi

L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo continua a rafforzarsi sugli scaffali italiani, ma procede a velocità diverse a seconda del tipo di informazione. A dirlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, promosso da Conai e GS1 Italy, che per la prima volta affianca alla fotografia annuale una lettura storica dell’evoluzione semestrale e amplia il perimetro di analisi includendo, oltre a ipermercati e supermercati, anche il canale del libero servizio (supermercati con superficie inferiore ai 400 mq, circa 9.615 punti vendita) offrendo così una visione più completa e rappresentativa del mercato nazionale.
L’Osservatorio utilizza i dati del servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, basandosi su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi.
L’analisi condotta da IdentiPack, sulla base degli oltre 148 mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, conferma come gli imballaggi siano sempre di più un veicolo prezioso di tracciabilità, trasparenza e fiducia tra imprese e consumatori, anche per quanto riguarda i temi ambientali – sottolinea Bruno Aceto, Ceo di GS1 Italy (nella foto in alto) –. Come diffuso e consultato mezzo di comunicazione, le etichette consentono di promuovere la cultura della sostenibilità, avvicinando un pubblico ampio e trasversale ai diversi target e canali distributivi”.

COMPOSIZIONE DEL PACK PRESENTE SU OLTRE METÀ DELLE REFERENZE
Nel periodo che va da luglio 2024 a giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery in vendita in ipermercati, supermercati e libero servizio riporta in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla Decisione 129/97/CE. Si tratta di 82.306 prodotti, in crescita di +3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua.
Il comparto del freddo si conferma il più virtuoso (67,2% delle referenze), seguito da carni (61,3%), fresco (61,2%) e drogheria alimentare (60,4%). Restano invece sotto la media bevande (38,8%), petcare (41,7%) e cura persona (47,5%), seppur con segnali di recupero in alcune categorie.

LE INFORMAZIONI SULLA RACCOLTA DIFFERENZATA
Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggi e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Queste informazioni sono presenti sul 62,1% dei prodotti a scaffale (92.474 referenze) e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, pari all’83,6% del totale grocery.
Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di +2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura persona, petcare e bevande restano ancora distanti dalla media.

PIÙ SPAZIO ALLE DICHIARAZIONI AMBIENTALI VOLONTARIE
Più contenuta, ma in lieve crescita, la presenza di marchi e dichiarazioni ambientali volontarie, riportate dall’8,9% delle referenze e dall’11,5% delle confezioni vendute (oltre 3,1 miliardi di unità). In questo ambito spiccano cura persona, cura casa, drogheria alimentare e freddo, mentre ittico e petcare restano fanalini di coda.
Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità degli imballaggi, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni: lo 0,2% dei prodotti a scaffale venduti riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I casi si concentrano soprattutto nei reparti freddo, cura casa e ortofrutta.

QR CODE ANCORA POCO DIFFUSI
Nonostante le opportunità offerte dagli strumenti digitali come i QR code standard GS1, solo il 3,6% dei prodotti invita i consumatori a consultare online le informazioni ambientali sugli imballaggi, quota che scende al 3,2% se si guardano le confezioni vendute (883 milioni di unità), in lieve calo rispetto all’anno precedente.
Il cura casa resta il comparto più avanzato su questo fronte (28,1% delle referenze), mentre in molti reparti l’uso del digitale è ancora sporadico o assente.
La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori – commenta Simona Fontana, Direttore Generale Conai (nella foto a sinistra) –. I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo”.

I DATI UTILIZZATI DA IDENTIPACK
Utilizzando lo standard GS1 GTIN del codice a barre GS1 per identificare i prodotti, il lavoro di analisi di IdentiPack incrocia le informazioni ambientali riportate sulle etichette dei packaging di largo consumo, digitalizzate dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi (quelle di ben 148.000 prodotti, per questa ottava edizione), con le elaborazioni NielsenIQ sul venduto negli ipermercati e nei supermercati italiani (retail measurement service).È così possibile avere dati aggiornati su quanti prodotti presentano in etichetta le informazioni ambientali che sono obbligatorie da gennaio 2023 – identificazione del materiale di composizione dell’imballaggio e indicazioni per la raccolta differenziata – e quanti riportano informazioni aggiuntive, come i marchi volontari legati alle caratteristiche di sostenibilità del packaging, i suggerimenti su come fare una raccolta differenziata di qualità, o sistemi digitali come un QR code standard GS1 che può collegare a pagine web con le informazioni ambientali presenti sulla confezione.

Accordo Ue-India, le opportunità per il food & beverage italiano

Quanto può valere l’accordo di libero scambio tra India e Ue per le imprese italiane? Il potenziale c’è, ma va costruito nel tempo. Cominciamo da un dato, che dà la dimensione della dinamica economica in atto nel Paese asiatico: si stima che il Prodotto interno lordo indiano sia cresciuto del +6,7% nel 2025, dopo il +6,5% del 2024, mentre è pari al +6,2% l’incremento atteso per il 2026. Numeri da capogiro rispetto a quelli del nostro Paese, che nel 2026 dovrebbe replicare il +0,6% di crescita del Pil fatto segnare lo scorso anno.
Entrando più nello specifico, l’accordo con l’India permetterà di ridurre significativamente le barriere tariffarie e non tariffarie, riducendo dazi, spesso proibitivi, per le esportazioni dell’agroalimentare europeo. Come nel caso dei vini (i cui dazi attuali passeranno dal 150% al 75% all’entrata in vigore dell’accordo, per scendere progressivamente fino al 20%), o come quelli sull’olio d’oliva, che dall’attuale 45% arriveranno a scomparire in cinque anni.
Nomisma ricorda che dalla liberalizzazione saranno esclusi i prodotti agricoli più sensibili per i paesi coinvolti: nel caso dell’Unione Europea rimarranno in vigore gli attuali dazi su una serie di prodotti, tra cui carne bovina, zucchero, riso, carne di pollo, latte in polvere, grano tenero.

IL TARGET IDEALE È LA CLASSE BENESTANTE
Guardando l’accordo dal lato delle imprese italiane, è evidente come le opportunità di crescita siano potenzialmente elevate, per quanto vadano inserite in uno scenario temporale di lungo periodo.
L’India è la nazione più popolosa al mondo insieme alla Cina – conta infatti oltre 1,4 miliardi di abitanti – ma la ricchezza è concentrata in un numero ridotto di persone: si stima che l’1% della popolazione indiana più ricca concentri il 40% della ricchezza nazionale. Esiste però una fascia sociale di famiglie composte da professionisti e imprenditori il cui reddito annuo supera i 40.000 euro e che assomma oltre 60 milioni di persone. Si tratta di una “classe benestante”, in crescita da diversi anni e che rappresenta il target ideale di consumatori per il food & beverage Made in Italy, tanto che le stesse stime indicano come nel giro di pochi anni tale aggregato dovrebbe raddoppiare in termini di numerosità.

OLIO E VINO PESANO ANCORA POCO
Nomisma mette in luce che ad oggi, l’interscambio commerciale di prodotti agroalimentari tra Italia e India vede una bilancia nettamente a favore dell’India – con un saldo di oltre 450 milioni di euro – da cui importiamo principalmente caffè, tè, spezie, pesce e molluschi congelati, riso.
Al contrario, il nostro export agroalimentare (appena 142 milioni di euro nel 2024, ma in crescita di oltre il 7% nel cumulato gennaio-novembre 2025) si compone principalmente di cioccolata, caffè, frutta e piante (congiuntamente fanno il 63% delle nostre esportazioni agroalimentari in India) mentre appare ancora residuale – proprio alla luce dei pesanti dazi alla frontiera – l’export di olio d’oliva e vino (che rappresenta il 5% del totale). Se aggiungiamo anche pasta, formaggi e derivati del pomodoro non arriviamo al 20%, a dimostrazione di come vi siano ampi spazi di crescita per il food &beverage Made in Italy.

IL CAMBIAMENTO DEGLI STILI DI VITA È IN ATTO
Spazi di crescita concreti – sottolinea Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma – che però occorre saper conquistare e soprattutto coltivare alla luce del fatto che, soprattutto per vino e olio d’oliva, si tratta di prodotti i cui consumi si stanno muovendo parallelamente alla crescita economica e reddituale della popolazione locale e, quindi, ai cambiamenti negli stili di vita: basti infatti pensare che attualmente i consumi di vino non vanno oltre i 250 mila ettolitri (in Italia ne consumiamo 90 volte tanto) e le importazioni coprono meno di un terzo di tale quantitativo”.
Oggi, infatti, le importazioni agroalimentari nel mercato indiano (pari ad oltre 33 miliardi di euro) sono principalmente soddisfatte da grandi produttori di commodity agricole come Brasile, Argentina, Indonesia, Russia, Malesia e Stati Uniti, che da soli coprono la metà degli acquisti da parte dell’India e che riguardano principalmente olii vegetali (di palma, di soia e di girasole), frutta e legumi, che complessivamente assommano il 75% del valore delle importazioni agroalimentari indiane. L’India infatti possiede la più ampia superficie agricola al mondo per terre arabili, in grado di soddisfare il fabbisogno della propria popolazione in termini di cereali (riso), latte e zucchero, ma è ancora deficitaria sul fronte dei grassi e delle proteine vegetali.
Di conseguenza le importazioni sono ancora volte principalmente ad acquistare derrate agricole più che prodotti del food & beverage, per quanto – come segnalato precedentemente – stiano progressivamente crescendo alla luce dello sviluppo economico e del benessere che, anno dopo anno, interessa fasce sempre più ampie della popolazione nazionale.

Arimondo stipula un’intesa con Unes e lancia l’insegna Fudi

Arimondo riparte da Fudi e da Unes. Archiviata la collaborazione con Pam, l’azienda ligure ha lanciato la sua nuova insegna – Fudi, appunto – e ha trovato un nuovo partner nella catena di supermercati parte del Gruppo Finiper Canova. A testimoniarlo è l’accordo di somministrazione firmato nei giorni scorsi e che riguarda 24 punti vendita presenti nel Ponente Ligure, da Albisola a Ventimiglia. L’intesa prevede anche l’introduzione di un’ampia gamma di linee a marca privata.

UN’IMPRESA STORICA DELLA DISTRIBUZIONE LIGURE
Prima di entrare merito dell’offerta Mdd destinata a trovare spazio sugli scaffali di Fudi, conviene fare un passo indietro, che nel caso di Arimondo è particolarmente lungo, perché l’azienda è stata fondata addirittura nel 1791. Non a caso, oggi è una delle 150 inserite nel Registro Nazionale delle Imprese Storiche, istituito nel 2011 – in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia – da Unioncamere in collaborazione con le Camere di Commercio e con il coordinamento scientifico del Centro per la cultura d’impresa.
Con sede a Cervo, in provincia di Imperia, Arimondo ha una rete di 40 punti vendita tra supermercati e discount a insegna Eurospin, più di 700 collaboratori e un fatturato lordo che nel 2024 ha superato i 200 milioni di euro. La società dispone, inoltre, di un forno e di un laboratorio di gastronomia e pasticceria di proprietà, che riforniscono quotidianamente i negozi.
Unes, dal canto suo, è nata a Milano nel 1967, fa parte del Gruppo Finiper Canova dal 2002 ed è presente in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna con oltre 200 punti vendita diretti e in franchising. Nel 1999 ha dato vita al brand premium il Viaggiator Goloso, che si è in seguito evoluto nell’omonima insegna. L’azienda impiega oggi più di 3.000 persone e genera un fatturato totale lordo pari a 1,13 miliardi di euro sempre nel 2024.

DA GRUPPO3A A PAM
Socio di Gruppo 3A, Arimondo aveva lasciato la cooperativa piemontese a fine 2018 e dal 1° gennaio dell’anno successivo era stata legata da un accordo di affiliazione al Gruppo Pam. Ed è questa collaborazione che si è interrotta di recente, sancendo il passaggio della rete di supermercati alla nuova insegna Fudi. Come anticipato, l’accordo di somministrazione con Unes comprende le marche private e precisamente: U!, la linea pensata per la spesa di ogni giorno, caratterizzata da un assortimento ampio; il già citato Viaggiator Goloso, il brand focalizzato sulle specialità del patrimonio enogastronomico, con un posizionamento premium; Green Oasis, la gamma per la cura della casa e della persona formulata con attenzione all’ambiente e imballaggi a ridotto impatto; Grandi Vigne, la selezione dedicata al mondo del vino, che propone cantine del territorio italiano; Amarsi è Piacersi, brand dedicato al benessere quotidiano con oltre 100 referenze come prodotti probiotici, proteici, senza lattosio, senza glutine, 100% vegetali e senza zuccheri aggiunti.
Siamo entusiasti di annunciare questo accordo con un operatore stimato e radicato nel territorio come Arimondo” dichiara Armando Strano, Direttore Commerciale di Unes. Sulla stessa lunghezza d’onda Roberto Arimondo, che dichiara: “Siamo lieti di aver stipulato questo accordo con Unes, un partner che condivide con noi la stessa attenzione per la qualità e per la soddisfazione del cliente”.

MediaWorld torna all’utile dopo tre anni

Tutti gli indicatori in crescita e niente rosso nell’ultima riga di bilancio. L’anno fiscale chiuso al 30 settembre 2025 è stato indubbiamente positivo per MediaWorld, insegna di elettronica di consumo parte di Ceconomy – MediaMarktSaturn Retail Group. A fronte di un andamento del mercato italiano sostanzialmente stabile (+0,4%), le vendite sono salite del +1,7%. Il valore della produzione ha raggiunto i 2,4 miliardi di euro (+63,5 milioni vs 2024, pari a +2,7%) con un forte incremento del margine operativo lordo, arrivato a 24,7 milioni di euro (+19,1 milioni vs 2024, pari a +341%), e dell’utile di esercizio, che segna una netta inversione di tendenza, riportandosi in positivo per 0,6 milioni di euro, evidenziando un miglioramento complessivo di 12,6 milioni rispetto alla perdita di 12 milioni dell’esercizio precedente.
La posizione finanziaria netta al 30 settembre 2025 è positiva per 58,2 milioni di euro (+20,2 milioni vs 2024, pari a +53,2%). Nel suo insieme MediaMarktSaturn Retail Group ha un fatturato di 23,1 miliardi di euro e circa 50.000 dipendenti.

INVESTIMENTI PER QUASI 30 MILIONI DI EURO
Nel corso dell’anno fiscale Mediaworld ha effettuato investimenti per un totale di 29,9 milioni di euro, con 10 nuove aperture e 12 ristrutturazioni. Tra queste il Tech Village di Milano Certosa, oggetto di un importante intervento di rinnovo, e il punto vendita di Verano Brianza, sede centrale dell’azienda, individuato come negozio pilota per la trasformazione in “Future Store”. Dotato del nuovo layout esperienziale Look&Feel e di soluzioni avanzate di pagamento – in reparto e in modalità self – viene confermato come laboratorio dell’evoluzione dell’insegna.
Tra le iniziative rientra il rinnovo della partnership strategica con Bennet, che ha visto l’apertura di sei shop-in-shop nel format innovativo “Xpress”, con un assortimento mirato e servizi come il “Pick Up anche in 30 minuti” per migliorare l’esperienza d’acquisto del cliente, all’interno di ipermercati situati nel nord-Italia.

MIGLIORA LA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE
MediaWorld sottolinea che l’insieme delle iniziative sviluppate nel corso dell’esercizio hanno contribuito a rafforzare in modo significativo la percezione del brand: nel 2025 è stato raggiunto un Net Promoter Score pari a 66, il valore più alto mai registrato per la categoria, con un incremento di 2 punti rispetto all’anno precedente.
Un contributo a questo risultato lo ha dato anche il rinnovamento del programma fedeltà che ha risposto ai nuovi bisogni dei clienti, affiancando alla logica tradizionale di punti e premi un modello di loyalty sempre più emozionale, personalizzato e orientato al gioco. Con oltre 6,5 milioni di utenti alla chiusura dell’esercizio, il programma ha consentito, in una logica omnicanale e di rafforzamento del senso di appartenenza al brand, l’accesso a vantaggi sia nei negozi fisici che tramite il sito o l’App.

NUOVE MODALITÀ DI PAGAMENTO
Sul fronte dei servizi
, l’esperienza del cliente è stata ulteriormente semplificata e resa più flessibile. Grazie alla partnership con InPost, i clienti hanno potuto scegliere di ricevere i prodotti presso oltre 9.300 punti di ritiro distribuiti sul territorio nazionale. Questa soluzione si affianca al consolidato servizio di Pick Up anche in 30 minuti presso i punti vendita MediaWorld e alla possibilità di consegna su appuntamento, restituendo al cliente maggiore controllo e comodità.
In questa direzione si inseriscono le nuove modalità di pagamento introdotte nel corso dell’anno, pensate per rendere il percorso d’acquisto sempre più fluido e personalizzato, tra cui l’ampliamento del servizio di pagamento direttamente in reparto con il supporto dei consulenti e le nuove modalità di pagamento digitali, incluse soluzioni di Buy Now Pay Later.

UNA COLLEZIONE MDD FIRMATA ROBBIE WILLIAMS
Così come per tanti altri retailer, un asset chiave è rappresentato dai marchi propri (Peaq, Koenic, Isy, Ok.), valorizzati anche attraverso partnership ad alto impatto. In questo ambito si inserisce la partnership triennale avviata a livello di gruppo con Robbie Williams, che ha portato al lancio della collezione esclusiva di prodotti audio “Peaq by Robbie Williams”.

SIGLATO IL PRIMO CONTRATTO INTEGRATIVO AZIENDALE
Da segnalare che, nel corso dell’anno fiscale, l’azienda ha siglato il primo Contratto Integrativo Aziendale con le organizzazioni sindacali, che coinvolge gli oltre 5.000 collaboratori di negozi, sede ed e-commerce. L’accordo introduce criteri condivisi di organizzazione del lavoro, strumenti di welfare aziendale, smart working fino al 100% per la sede, premi di risultato legati anche alla soddisfazione dei clienti e misure dedicate a pari opportunità e inclusione.
L’insegna rimarca che l’attenzione verso i collaboratori si riflette nei risultati di engagement interno: nel 2025 l’indice di soddisfazione (NPP) è incrementato di 10 punti rispetto alla stessa rilevazione dell’anno precedente. Nel corso dell’esercizio MediaWorld ha inoltre ottenuto, per il quinto anno consecutivo, la Certificazione Top Employer e ha rafforzato il proprio organico con un incremento complessivo di 120 persone tra sede e punti vendita, a supporto della crescita omnicanale dell’azienda.

QUOTA DI MERCATO IN CRESCITA
Chiudere il 2025 in utile e raggiungere il miglior risultato di sempre nella soddisfazione dei clienti è per noi motivo di grande orgoglio – dichiara Emanuele Cosimelli, Amministratore Delegato di MediaWorld –. È un traguardo che va oltre i numeri e che racconta la qualità del percorso che stiamo costruendo: un’azienda che cresce mettendo al centro l’esperienza dei clienti e delle nostre persone. In un contesto di mercato complesso, abbiamo registrato una crescita delle vendite del +1,7%, portando il fatturato a 2,4 miliardi di euro e aumentando la nostra quota di mercato sia nei canali fisici sia in quelli digitali. Il Net Promoter Score record e l’elevato livello di engagement interno dimostrano che la trasformazione di MediaWorld in piattaforma omnicanale di servizi e soluzioni è concreta e riconosciuta. Continueremo a investire con convinzione in innovazione, competenze e relazione, per rafforzare ulteriormente la nostra leadership e dare un significato reale al nostro ruolo di Experience Champion nel mercato italiano”.

Simest sostiene con 300 milioni gli investimenti negli Usa

L’obiettivo è quanto mai importante, soprattutto in tempi di dazi e di un’amministrazione Trump che ha nell’imprevedibilità la sua cifra più evidente. Simest la società del Gruppo CDP per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, comunica l’avvio della Misura Stati Uniti. Si tratta di un’offerta integrata da 300 milioni di euro dedicata al sostegno degli investimenti diretti e alla crescita del tessuto produttivo italiano nel mercato statunitense, attraverso risorse proprie e pubbliche del Fondo 394, gestito da Simest in convenzione con la Farnesina.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del Piano d’Azione per l’Export promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e risponde all’esigenza di rafforzare la presenza nel secondo mercato di esportazione per le imprese italiane e il primo mercato in ambito extra UE.

INTERVENTI DIRETTI DI PARTECIPAZIONE NEL CAPITALE
Attraverso la Misura, Simest potrà effettuare interventi diretti di partecipazione nel capitale di controllate statunitensi di imprese italiane, finalizzati a sostenere l’insediamento negli Usa o lo sviluppo di joint venture con partner locali, anche attraverso soluzioni tailor-made in funzione delle caratteristiche dell’impresa e delle esigenze di consolidamento sul mercato statunitense dell’impresa, con 100 milioni a disposizione di tale operatività.
In aggiunta, sono disponibili ulteriori fondi a valere su risorse del Fondo 394 destinati ad interventi nell’equity di start-up e Pmi innovative che intendono svilupparsi negli Stati Uniti.

FINANZA AGEVOLATA CON CONDIZIONI RAFFORZATE
Accanto all’equity, per sostenere l’insediamento diretto e lo sviluppo commerciale in loco, la Misura Stati Uniti mette a disposizione 200 milioni di euro di finanza agevolata a valere sul Fondo 394, a favore delle imprese che realizzano progetti di investimento negli States e delle imprese con interessi nell’area.
Tra gli elementi distintivi della Misura:

  • una quota di cofinanziamento a fondo perduto fino al 10% dell’intervento agevolativo;
  • un incremento al 50% della quota del finanziamento erogata in anticipo;
  • una maggiore flessibilità nella durata dei finanziamenti, estendibile fino a 8 anni attraverso l’estensione del periodo di rimborso, in linea con le esigenze del mercato Usa;
  • per le imprese che esportano, importano, sono presenti o intendono investire nel Paese, un rafforzamento degli strumenti a supporto della capitalizzazione delle controllate statunitensi, per sostenere piani di crescita strutturali.

PIÙ COMPETITIVITÀ AL MADE IN ITALY
La Misura, che valorizza le sinergie con gli strumenti del Gruppo CDP per gli investimenti all’estero, viene definita come un’importante azione del Sistema Italia, guidato dalla Farnesina e composto da Cassa Depositi e Prestiti, Simest, Sace e Ice, volta a rafforzare l’ecosistema pubblico a supporto dell’internazionalizzazione.
Con la Misura Stati Uniti, Simest intende consolidare il proprio ruolo di partner strategico delle imprese italiane, contribuendo a preservare e rafforzare la competitività del Made in Italy in uno dei mercati chiave a livello globale.

Cereal Docks acquisisce il 70% della spagnola Quality Corn

Il closing è previsto entro la fine di questo mese di gennaio, ma l’accordo c’è già. Cereal Docks acquisisce il 70% di Quality Corn, gruppo spagnolo leader a livello europeo nella trasformazione del mais per l’industria alimentare. L’operazione rafforza la piattaforma produttiva e commerciale di Cereal Docks dedicata al mais, cereale gluten free strategico.
L’ingresso di Quality Corn Group consente innanzitutto al gruppo veneto di ampliare ulteriormente la propria presenza industriale in Europa. Inoltre, l’integrazione con Molino Favero – specializzato nella produzione di farine di mais e ingredienti gluten free – favorirà lo sviluppo di sinergie industriali e commerciali, anche in termini di approvvigionamento agricolo, innovazione di prodotto e soluzioni ingredientistiche a maggior valore aggiunto.

UNA FILIERA CHE VA DAL SEME ALL’INGREDIENTE ALIMENTARE
Quality Corn Group tra le principali aziende a livello europeo nella macinazione del mais per uso alimentare. Il gruppo ha sede operativa ad Ariéstolas, in Aragona e dispone di un secondo stabilimento produttivo nel Sud-Ovest della Francia. Con un fatturato di circa 90 milioni di euro e 80 dipendenti, Quality Corn Group opera lungo una filiera completamente integrata, dal seme all’ingrediente, che consente un controllo diretto di tutte le fasi del processo produttivo, assicurando tracciabilità nonché continuità degli approvvigionamenti per l’industria alimentare.
L’azienda è specializzata nella selezione, nello stoccaggio e nella macinazione del mais e offre un portafoglio prodotti articolato che comprende farine di mais precotte, crude e nixtamalizzate destinate ai mercati bakery, snack e birra, popcorn – ambito in cui Quality Corn Group è tra i principali fornitori europei di chicchi – oltre a mais tostato per snack croccanti e varietà specifiche per tortillas, nachos e prodotti Tex-Mex, a servizio dei principali operatori dell’industria alimentare internazionale.

PIÙ FORNITORI AGRICOLI, PIÙ OFFERTA
È un momento molto importante per il gruppo di professionisti che ha costruito il Gruppo Quality Corn – sottolinea il fondatore e Direttore Generale Agustí Mariné –. Siamo, e vogliamo continuare a essere, un’azienda con profonde radici agricole. Oggi oltre 800 agricoltori professionali conferiscono i migliori prodotti della nostra terra per realizzare alimenti di altissima qualità. Ora, insieme a Cereal Docks, vogliamo aumentare ulteriormente questo numero e offrire ai nostri clienti la possibilità di accedere a un catalogo di ingredienti più ampio. Credo che questo passo rappresenti l’evoluzione naturale richiesta da un settore agroalimentare sempre più professionalizzato, con una maggiore consapevolezza sociale e una più forte responsabilità nei confronti dell’ambiente”.

RAFFORZATO IL RUOLO DI PARTNER DELL’INDUSTRIA
Cereal Docks opera nella prima trasformazione agro-alimentare, per la produzione di ingredienti (farine, oli, lecitine, farine gluten free, estratti vegetali) derivati da semi oleosi e cereali destinati ad applicazioni nei settori feed, food, pharma, cosmetic e usi tecnici. Il quartier generale è a Camisano Vicentino (Vicenza), dove nel 1983 Mauro e il cugino Paolo Fanin hanno fondato l’azienda. Negli anni, il gruppo si è dedicato alla diversificazione dell’offerta e allo sviluppo di nuove aree di business, spostando l’attenzione dal concetto di alimentazione a quello di nutrizione. Nel 2021 si è trasformato in Società Benefit.
Siamo molto contenti dell’ingresso di Quality Corn Group che rappresenta per noi un altro passaggio strategico nel nostro percorso di crescita – commenta Mauro Fanin, Presidente del Gruppo Cereal Docks –. L’operazione è coerente con la nostra visione industriale, orientata allo sviluppo di filiere agricole integrate e ad alto valore aggiunto, e rafforza il nostro ruolo di partner industriale per l’industria alimentare internazionale. Quality Corn condivide il nostro approccio alla qualità, alla tracciabilità e al presidio diretto della filiera, elementi chiave per essere al fianco dei nostri partner in mercati sempre più complessi e globali”.

Il retail di nuovo protagonista del mercato immobiliare

Il 2025 lo ha visto prima asset class per volumi di investimento nel mercato immobiliare: il comparto retail si mette alle spalle gli anni di difficoltà e calo degli investimenti e ritrova la crescita. Inoltre, la terza edizione dell’EY Retail Property Investments Barometer, realizzata in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), restituisce un sentiment positivo anche per il 2026, con alcuni chiari messaggi e spunti forniti dai principali players e stakeholders del settore.
Il dato più significativo è la fiducia degli investitori: il 94% degli intervistati esprime una percezione positiva o neutrale per i prossimi dodici mesi, mentre solo il 6% manifesta dubbi sull’attrattività dell’immobiliare retail. Questo ottimismo si traduce in investimenti reali: la metà degli operatori prevede di destinare oltre 100 milioni di euro nel 2026 e il 32% dichiara di volersi impegnare in investimenti per importi complessivi superiori ai 200 milioni di euro.

RISULTATI POSITIVI, GRAZIE ALL’AUMENTO DEI CANONI
Il 2025 è stato un anno di svolta anche sul fronte delle performance operative dell’immobiliare retail. Il 97% dei rispondenti ha registrato risultati stabili o in crescita nei propri asset retail, in netto miglioramento rispetto all’80% del 2024. In particolare, il 45% ha rilevato incrementi superiori al 5% rispetto al 2024. Le ragioni a supporto di questa crescita sono state individuate nell’aumento dei canoni di locazione, anche grazie ad interventi di riqualificazione degli asset, e maggiori livelli di occupancy, in alcuni casi anche conseguenza di un ripensamento degli spazi e del tenant mix e l’ingresso di nuovi brand.
Parallelamente, si rafforza la spinta verso la digitalizzazione: gli investimenti in tecnologie e strumenti di marketing digitale sono in crescita, con budget previsti per il 2026 che in alcuni casi superano i 20 milioni di euro per singolo rispondente.
Il comparto retail ha confermato le attese e, nel 2025, ha superato tutte le altre asset class – commenta Marco Daviddi, Managing Partner, EY-Parthenon in Italia (nella foto a sinistra) – segnalando una dinamica di mercato in forte ripresa. Il 94% degli operatori guarda con fiducia ai prossimi 12 mesi e cresce la propensione alla rotazione dei portafogli, soprattutto sui centri commerciali. La rinnovata attenzione degli investitori deriva da una buona attività di asset management, specie in termini di riconfigurazione layout e inserimento di nuove categorie merceologiche, che stanno determinando positivi andamenti delle performance dei centri commerciali. Questo trend conferma che il retail è tornato a essere una delle asset class più attrattive e strategiche per gli investitori”.

UN SETTORE ATTRATTIVO PER ALTRI INVESTIMENTI
I dati emersi dalla survey, relativi alla volontà degli intervistati di investire e finanziare il comparto retail, non rappresentano un risultato casuale – sostiene Roberto Zoia, Presidente CNCC – bensì una conferma della visione di lungo periodo delineata dal CNCC. Il comparto dei centri commerciali, infatti, sta raccogliendo i frutti degli importanti investimenti avviati nel post-Covid, focalizzati su digitalizzazione, efficienza energetica, una nuova concezione del mix merceologico e l’avvio di collaborazioni sempre più strette di co-marketing tra landlord e tenant per attrarre il consumatore moderno. Grazie all’attivazione di queste leve strategiche, i fondamentali appaiono solidi, confermando l’attrattività del comparto per nuovi investimenti. Infine, guardando ai prossimi mesi, ci aspettiamo che la performance estremamente positiva ottenuta nel 2025 dall’asset class retail, con il primato per volumi d’investimento nel mercato immobiliare, si possa ulteriormente consolidare”.

I CENTRI COMMERCIALI SONO IL SEGMENTO PIÙ DINAMICO
Sul piano delle strategie di investimento nell’immobiliare, il Barometer evidenzia un orientamento verso prodotti income-generating, con una polarizzazione tra asset core/core+, apprezzati per la stabilità dei flussi e rendimenti single digit, e asset opportunistici con ritorni double digit. In questo contesto, i centri commerciali emergono come il segmento più dinamico, destinato a rivestire un ruolo centrale nelle rotazioni di portafoglio del 2026, con una prevalenza di acquisizioni rispetto a dismissioni o approcci attendisti.
Anche il sistema bancario mostra segnali di apertura: pur mantenendo una certa selettività, il sentiment degli istituti finanziari si stabilizza su un terreno positivo; l’approccio all’erogazione di nuova finanza resta prudente e orientata a prodotti tradizionali, con strategie conservative e tassi di finanziamento attesi stabili.

LE PROSPETTIVE PER IL NUOVO ANNO
Guardando al futuro, il 2026 si apre con prospettive incoraggianti per l’immobiliare destinato al retail. Pur restando sfide legate al contenimento dei costi operativi e agli investimenti per l’efficientamento energetico, il quadro generale è positivo. La combinazione di performance in crescita, ingresso di nuovi capitali e un auspicabile progressivo ampliamento delle opportunità di accesso al credito lascia presagire che il retail sia pronto a riaffermarsi come una delle asset class più dinamiche del mercato immobiliare italiano. Decisivi saranno gli investimenti in innovazione, digitalizzazione e qualità degli spazi, per rispondere alle nuove esigenze di consumatori e retailer.

Fatturato di 2,1 miliardi e 72 aperture nel 2025 per Multicedi

Giro d’affari in forte accelerazione per Multicedi: il 2025 si è chiuso con un fatturato di 2,1 miliardi di euro, salito del +17,5% rispetto all’esercizio precedente. Fondata nel 1993 a Pastorano (Caserta) da un gruppo di imprenditori campani, Multicedi rappresenta oggi una realtà di riferimento nel Centro-Sud, con 585 punti vendita attivi, di cui 446 a insegna Decò e 47 Dodecà. Nel corso del 2025 sono state realizzate 72 nuove aperture (54 Decò e 7 Dodecà), così distribuite: 37 in Campania, 13 nel Lazio, 19 in Puglia e 3 in Molise.

LA QUOTA DI MERCATO IN CAMPANIA TOCCA IL 15,7%
La rete Multicedi è composta prevalentemente dall’insegna Supermercati Decò, che rappresenta il 76% dei punti vendita complessivi. Il 68% delle attività è concentrato in Campania, regione nella quale il gruppo ha raggiunto il 15,7% di quota di mercato. Quella a livello nazionale si attesta invece all’1,44% (fonte: GNLC Nielsen – 2ª Edizione settembre 2025).
Dal punto di vista dei canali distributivi, Multicedi opera attraverso le insegne Decò, Decò Superfreddo, Decò Gourmet, Dodecà, Sebòn, Ayoka e Adhoc, proponendo format diversificati in grado di rispondere alle esigenze dei vari mercati locali.

LA SCUOLA MESTIERI RAFFORZA LE COMPETENZE
Il gruppo conta oggi 1.368 collaboratori diretti e genera un indotto che coinvolge oltre 4.500 famiglie. Anche nel 2025 è proseguito il percorso di formazione del personale grazie alle numerose iniziative della Scuola Mestieri Multicedi, realizzate con il coinvolgimento di partner e fornitori. L’obiettivo è rafforzare competenze e professionalità, così da garantire elevati standard di qualità nei prodotti e nei servizi offerti.
Il 2025 ha segnato inoltre l’avvio della prima edizione della fiera “Filiera d’Eccellenza” di Multicedi, un evento nato per favorire il contatto diretto tra fornitori e produttori di eccellenze e gli addetti dei reparti serviti di Gastronomia, Salumeria e Macelleria, creando un ponte concreto tra chi produce e chi ogni giorno propone questi prodotti ai consumatori finali.

SOLIDARIETÀ, PREVENZIONE E INCLUSIONE
Numerosi i progetti e le iniziative condotte lo scorso anno in ambito Csr. Tra questi, il sostegno continuativo alla Fondazione ABIO Italia, con la donazione dei peluche “Cucciolini” per regalare momenti di gioia ai bambini ricoverati nei reparti oncologici di diversi ospedali di Bari e Napoli; la partecipazione rinnovata al progetto ambientale e storico-culturale “Un mare per il futuro” a Ischia; l’organizzazione di una Carovana della Prevenzione in collaborazione con Susan G. Komen Italia, a sostegno della prevenzione e della lotta ai tumori al seno; l’avvio della collaborazione con l’impresa sociale “I Bambini delle Fate”, finalizzata al sostegno di progetti di inclusione sociale sul territorio.
Il gruppo sottolinea inoltre di supportare numerose associazioni sportive dilettantistiche locali, promuovendo uno stile di vita sano all’insegna dell’attività fisica e della corretta alimentazione.

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