Plant based avanti tutta. Secondo le ultime stime di Fortune Business Insights, il comparto ad oggi vale oltre 238 miliardi di dollari ed è destinato a raddoppiare entro i prossimi 8 anni, toccando quota 491 miliardi di dollari (+106%), con un tasso di crescita annuale dell’8,5% nel periodo di previsione. Nell’ambito degli alimenti a base vegetale, le bevande rappresentano il segmento principale, arrivando a coprire quasi il 30% della quota totale nel 2025. Un fenomeno di consumo che si sta manifestando in maniera concreta anche in Italia: basti pensare che, secondo il rapporto GFI Europe 2025, il settore dei prodotti a base vegetale nel Belpaese ha generato un fatturato di 639 milioni di euro, con una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente.
ITALIANI PRIMI IN TERMINI DI FIDUCIA
A fare il punto sulle prospettive del comparto è l’Osservatorio OraSì, realtà anch’essa attiva nel plant based, che ha condotto una serie di approfondimenti sulle principali testate internazionali, coinvolgendo anche un panel di esperti del settore. Tra gli aspetti più interessanti c’è il fatto che, secondo Smart Protein, l’Italia guida la classifica europea per fiducia nel settore, con il 57% dei consumatori che esprime piena apertura verso il plant based, distaccando mercati storici come Germania e Spagna. A giudizio dell’Osservatorio OraSì, non si tratta solo di una progressione economica, ma di una metamorfosi culturale profonda: il plant based avrebbe smesso di essere un’alternativa di nicchia per diventare parte integrante di uno stile di vita equilibrato e consapevole. In questo scenario di cambiamento, emerge con forza il fenomeno dei Joyners, la nuova generazione della gioia consapevole, che ricerca attivamente prodotti capaci di coniugare etica, salute e, soprattutto, un’esperienza gustativa appagante.
IL VEGETALE NON È PIÙ VISTO COME UNA RINUNCIA
Ma chi sono i Joyners? L’ Osservatorio OraSì li descrive come una nuova generazione fatta di giovani e adulti, donne e uomini, che non seguono etichette restrittive, ma vivono il mondo vegetale in modo naturale e positivo. “Il plant based non è più una scelta di rinuncia – commenta Alfonso Presutto, biologo e nutrizionista – ma di puro valore aggiunto. I Joyners sono i protagonisti di questa svolta: consumatori che cercano salute e gusto senza compromessi. Per loro, l’alimento vegetale è una scelta consapevole che unisce l’eccellenza nutrizionale alla gioia del palato, trasformando il benessere in un’esperienza quotidiana appagante e qualitativa. Un’alimentazione plant based può essere davvero efficace quando riesce ad essere bilanciata e nutriente”.
I FLEXITARIANI TRAINANO IL MERCATO
Al centro di questo cambiamento non ci sarebbe quindi la rinuncia, come già anticipato, ma il consumo gioioso, sostenuto da un consumatore consapevole che esige trasparenza e ricette semplici. A guidare la trasformazione, secondo l’Osservatorio OraSì, è la platea dei flexitariani, che oggi rappresentano la maggioranza del mercato e ricercano un connubio tra filiera italiana, innovazione funzionale e naturale genuinità. “Dal punto di vista psicologico, tendiamo a mantenere nel tempo i comportamenti che riescono a coniugare benessere e gratificazione – spiega Deborah Disparti, psicologa e psicoterapeuta – mentre quelli vissuti esclusivamente come restrittivi, nel tempo diventano sempre meno sostenibili. Il successo dell’alimentazione plant based si lega a un’esperienza percepita come più flessibile e piacevole, esattamente come accade per i Joyners, integrando nel quotidiano attenzione alla salute e diffondendo una percezione sempre più positiva di questo fenomeno”.
I 10 TREND CHE STANNO TRASFORMANDO IL SETTORE
Come sta cambiando il consumo dei prodotti plant based in Italia? Per rispondere a questa domanda l’Osservatorio OraSì ha identificato i 10 trend che stanno trasformando il settore:
- Consumo gioioso: il passaggio definitivo dal cibo inteso come dovere per la salute alla gioia pura. L’alimento vegetale deve essere, anzitutto, una fonte di gratificazione sensoriale;
- Ricette semplici e trasparenti: un ritorno all’essenziale dettato dal bisogno di fiducia. Il consumatore vuole sapere cosa mette nel carrello, premiando formulazioni brevi, naturali e prive di elementi artificiali;
- Predominio dei Flexitariani: oltre il 60% del mercato è composto da persone che alternano proteine animali e vegetali per varietà e leggerezza, senza barriere ideologiche;
- Approvvigionamento locale: una forte preferenza per la filiera italiana e materie prime tracciabili, come la soia, il riso e le mandorle 100% nazionali;
- Evoluzione delle abitudini quotidiane: le bevande e i prodotti spalmabili vegetali diventano prodotti di uso quotidiano per tutta la famiglia, non più semplici sostituti;
- Valore funzionale: la ricerca di prodotti potenziati con vitamine e minerali per offrire un supporto attivo al benessere e alle difese immunitarie;
- Evoluzione del fuori pasto: l’espansione di soluzioni vegetali pronte al consumo, pratiche, sane e veloci, adatte ai ritmi della vita moderna;
- Ascolto dei bisogni: il consumatore accorda la propria preferenza ai brand capaci di intercettare e soddisfare prontamente le sue reali esigenze quotidiane e preferenze di gusto;
- Ricerca dell’eccellenza: la disponibilità a investire di più per prodotti che garantiscono una qualità organolettica superiore e ricette ricercate;
- Convivialità sociale: Il vegetale inteso come fattore di inclusione, capace di unire esigenze alimentari diverse attorno allo stesso tavolo senza rinunce.



“Il settore del retail real estate sta vivendo una metamorfosi strutturale: le aree commerciali hanno cessato di essere solo luoghi d’acquisto per diventare destinazioni multi-esperienziali capaci di integrare servizi, food ed entertainment – dichiara Filippo Maffioli, Amministratore Delegato di Promos (nella foto accanto) –. In questo scenario, il nostro nuovo corso è sostenuto da un piano di investimenti da quasi 80 milioni di euro per il prossimo triennio. La nostra missione è identificare asset con potenzialità inespresse o stanchi e, grazie a competenze interamente integrate in-house, rigenerarli per trasformarli in realtà attuali, sostenibili e redditizie. Siamo l’unico player italiano capace di governare con un approccio strategico unitario sia il comparto outlet sia quello di centri commerciali e retail park, creando valore economico e sociale dove il mercato vede complessità”.




















Le novità dell’estate 2026 non si fermano qui. Ferrero rinnova anche due tra i suoi stecchi. Cominciamo da Ferrero Rocher Gelato: la copertura croccante di cioccolato al latte con granella di nocciole tostate e scaglie di wafer racchiude un gelato cremoso al gusto di nocciola, arricchito da una variegatura alla nocciola e al cacao. Raffaello Gelato si presenta come un fresco gelato al gusto cocco, arricchito da una variegatura al gusto mandorla, racchiuso in una croccante copertura con scaglie di cocco, granella di mandorle e pezzi di wafer. Entrambi gli stecchi sono già disponibili in Gdo con la nuova confezione da 3 pezzi (190,5 g) al prezzo consigliato di 3,99 euro e nel canale fuori casa nel pack singolo.
A completare le novità della stagione, Ferrero lancia una limited edition disponibile sia in Gdo sia nel canale out of home: Kinder Chocolate Ice Cream Milky Caramel, che unisce il gelato al latte a note di caramello mou e a una copertura al latte e cioccolato finissimo al latte. Una proposta che l’azienda dichiara di aver ideato “per portare innovazione e unicità al momento della merenda”. Venduto in confezione da 4 pezzi da 38,5 grammi l’uno, Kinder Chocolate Ice Cream Milky Caramel ha un prezzo consigliato di 3,79 euro. Con questi lanci, Ferrero conta 27 referenze attive tra Gdo e fuori casa nei principali segmenti del mondo gelato (stecchi, coni, ghiaccioli e vaschette).
















“Avviare le celebrazioni dei 50 anni qui a Pomposa significa raccontare ciò che siamo stati e ciò che vogliamo continuare a essere – afferma Maurizio Gardini, Presidente di Conserve Italia (a destra nella foto accanto, che lo ritrae con il direttore dello stabilimento di Pomposa Antonello Chessa) –. La nostra forza è una filiera cooperativa che parte dai campi e arriva sulle tavole dei consumatori, creando valore per i produttori e per i territori con la forza dei nostri marchi storici. Gli investimenti realizzati in questi anni in campo tecnologico, ma non solo, vanno proprio in questa direzione: vogliamo innovare per valorizzare la materia prima dei soci e garantire competitività al sistema agroalimentare italiano”.
Al centro della trasformazione ci sono la digitalizzazione dei processi e l’automazione avanzata, ma anche il profondo rinnovamento delle linee produttive, che stanno ridefinendo l’organizzazione del lavoro e la gestione delle attività industriali. A Pomposa e negli altri stabilimenti del gruppo sono state introdotte tecnologie di ultima generazione per la lavorazione e il confezionamento, con nuove linee dedicate alla polpa fine, al cubettato e ai legumi sottovuoto, oltre all’ammodernamento delle linee vetro e Pet in linea con le normative europee. Questi interventi consentono di aumentare la capacità produttiva e migliorare le caratteristiche organolettiche dei prodotti, garantendo al contempo maggiore flessibilità nell’adattamento alle richieste del mercato.
La presentazione delle innovazioni apportate allo stabilimento di Pomposa ha dato l’occasione per valorizzare la storia del gruppo, le cui radici affondano ben prima della nascita ufficiale del 1976. La costituzione di Conserve Italia, avvenuta il 24 maggio 1976, fu infatti il punto di arrivo di un percorso avviato già negli anni Sessanta, quando le cooperative ortofrutticole emiliano-romagnole iniziarono a integrare produzione agricola, trasformazione industriale e commercializzazione per dare maggiore forza alla filiera. Quella scelta – unire le forze per non competere tra loro, ma crescere insieme sui mercati – ha rappresentato un passaggio decisivo nella storia dell’agroalimentare italiano. L’idea di creare un consorzio nazionale capace di gestire in modo coordinato produzione, logistica e vendita dei prodotti trasformati rispondeva infatti a esigenze molto concrete: ampliare la gamma, rafforzare i marchi e costruire un’offerta strutturata per la moderna distribuzione.


