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Squisitus porta a Marca le eccellenze territoriali

Genuinità, qualità e sostenibilità della filiera non sono più richieste di nicchia, ma driver fondamentali per l’industria agroalimentare. L’attenzione dei consumatori nella scelta dei prodotti è sempre più focalizzata su questi temi e anche il mercato del food registra una crescita del mondo del “genuino”, con aumento della ricerca di alimenti freschi, meno processati, privi di additivi artificiali e con maggiori garanzie in termini di qualità di produzione.
Dall’analisi di questa tendenza nasce Squisitus, un nuovo format fieristico che riunisce più brand sotto il payoff “Healthy • Sport • Tasty”, dove eccellenze territoriali storiche hanno l’opportunità di dialogare con i buyer dei canali Gdo e Horeca all’interno di un’aerea condivisa che prevede show cooking, degustazioni e incontri B2B.

APPUNTAMENTO A BOLOGNA
Il debutto del nuovo hub ci sarà a Marca by BolognaFiere dove al padiglione 29, il 14 e 15 gennaio 2026, alcuni brand storici territoriali saranno per la prima volta presenti con Squisitus alla più importante fiera della distribuzione moderna organizzata. “Oggi il consumatore guarda con crescente attenzione alla genuinità e alla tradizione: sceglie prodotti in modo consapevole che oltre ad essere buoni devono essere sani e realizzati con ingredienti naturali – spiega Giuseppe Pepè Sciarria, Ceo di Passione per il Food e cofondatore del progetto –. Con Squisitus vogliamo rispondere a questa evoluzione, riportando al centro le peculiarità delle aziende e delle persone che rendono unico il Made in Italy”.

IL FORMAT ESPOSITIVO
Squisitus è un’area condivisa tra diverse aziende alimentari italiane di eccellenza, ideata da Passione per il Food e Bsg come un’esperienza che racconti il cibo come linguaggio, il benessere come stile di vita e la comunicazione come connessione, interpretando i trend del mercato del settore. Nel 2025 in Italia, dai dati raccolti tra i partner di Passione per il Food, emerge che nel canale della grande distribuzione organizzata le vendite di questa tipologia di prodotti che rispettano la salute, realizzati su ricette tradizionali, con ingredienti semplici e naturali, frutto di processi artigianali sono cresciute in media dell’8%.
L’Italia del food è sinonimo di eccellenza in ambito internazionale – sottolinea Roberta Ceccarelli, Ceo di Bsg e cofondatrice del progetto –. Con Squisitus arrivano per la prima volta a Marca brand del calibro di Bottega Gamberoni, storica azienda romana, simbolo dell’artigianalità della pasta fresca; Mastrogregori, da 40 anni specialista della castagna italiana. Anche Madeo, esclusiva realtà calabrese che ha portato il suino nero oltre i confini italiani torna a Marca esponendo nell’area di Squisitus, che raccoglie tutte aziende che hanno la visione comune di coniugare tradizione, gusto e attenzione al consumatore”.

Come diventare fornitori della Gdo

Un vademecum per vendere i propri prodotti alla Gdo. È questo in estrema sintesi “Gdo Leader”, un manuale appena pubblicato da Dario Flaccovio Editore nell’ambito della collana Economia e Business della casa editrice siciliana. L’autore è Giuseppe Pepè Sciarria, imprenditore ed esperto del settore agroalimentare o meglio Gdo Agri Hunter, come preferisce definirsi. Attraverso la piattaforma Passione per il Food, Sciarria fornisce servizi integrati alle aziende interessate a posizionare le loro referenze nei canali Gdo e Horeca. Le tante esperienze maturate negli anni le ha ora raccolte in un libro, che propone una visione strategica e numerosi spunti pratici. “Entrare in Gdo è l’occasione per rimanere al passo con l’evoluzione del mercato – afferma Sciarria – e offre concrete opportunità di guadagno. Pensiamo per esempio alle piccole e medie aziende agricole produttrici di ortofrutta, che stringendo una relazione con la grande distribuzione organizzata possono vendere tutto l’anno e contare su pagamenti sicuri e regolamentati. Lo stesso vale per altre categorie di prodotti freschi e in generale per il mondo food & beverage”.

Cosa serve per raggiungere lo scopo? La prima risposta che viene in mente è la quantità, cioè volumi di produzione adeguati a una catena della Gdo, ma Sciarria preferisce mettere l’accento sulla qualità: “Rapportarsi con un distributore locale, che ha una piccola rete di punti vendita, è una strategia perseguibile anche nel caso di volumi contenuti e consente di testare il prodotto, cominciando a capire il modo di ragionare degli operatori del retail. Le cose davvero indispensabili sono il rispetto degli standard qualitativi della Gdo, il contenuto di innovazione a fronte di quello che c’è già sul mercato e la capacità raccontare la referenza come la miglior scelta possibile che il buyer possa fare. Grande attenzione va riservata al packaging, perché è la confezione a comunicare i valori del prodotto e a renderlo interessante e appetibile dal buyer e dal consumatore”.

Il percorso è indubbiamente complesso e presuppone la comprensione delle esigenze del cliente finale, ma appunto per questo c’era bisogno di un libro come “Gdo Leader”, che al quadro teorico affianca interessanti case history di successo, cioè aziende che hanno accresciuto il loro giro d’affari grazie alla collaborazione con la Gdo. Le indicazioni pratiche vanno poi calate nella singola realtà imprenditoriale, sebbene molti dei suggerimenti di Sciarria siano utili a prescindere dal settore in cui si opera. Un esempio? “Prendere gli impegni che si è sicuri di mantenere – scandisce il Gdo Agri Hunter –. Se sono capace di produrre 10 unità, alla Gdo ne garantirò 8, con la promessa fare di più se sarà possibile. A volte, pur di accaparrarsi il cliente, si accettano richieste impossibili da esaudire. Ed è il miglior modo per rovinare un rapporto di collaborazione”.

Gdo Leader, il vademecum per portare i tuoi prodotti nella grande distribuzione organizzata – di Giuseppe Pepè Sciarria, Dario Flaccovio Editore.

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