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Il retail torna protagonista del mercato immobiliare

Il 2025 lo ha visto prima asset class per volumi di investimento nel mercato immobiliare: il comparto retail si mette alle spalle gli anni di difficoltà e calo degli investimenti e ritrova la crescita. Inoltre, la terza edizione dell’EY Retail Property Investments Barometer, realizzata in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), restituisce un sentiment positivo anche per il 2026, con alcuni chiari messaggi e spunti forniti dai principali players e stakeholders del settore.
Il dato più significativo è la fiducia degli investitori: il 94% degli intervistati esprime una percezione positiva o neutrale per i prossimi dodici mesi, mentre solo il 6% manifesta dubbi sull’attrattività dell’immobiliare retail. Questo ottimismo si traduce in investimenti reali: la metà degli operatori prevede di destinare oltre 100 milioni di euro nel 2026 e il 32% dichiara di volersi impegnare in investimenti per importi complessivi superiori ai 200 milioni di euro.

RISULTATI POSITIVI, GRAZIE ALL’AUMENTO DEI CANONI
Il 2025 è stato un anno di svolta anche sul fronte delle performance operative dell’immobiliare retail. Il 97% dei rispondenti ha registrato risultati stabili o in crescita nei propri asset retail, in netto miglioramento rispetto all’80% del 2024. In particolare, il 45% ha rilevato incrementi superiori al 5% rispetto al 2024. Le ragioni a supporto di questa crescita sono state individuate nell’aumento dei canoni di locazione, anche grazie ad interventi di riqualificazione degli asset, e maggiori livelli di occupancy, in alcuni casi anche conseguenza di un ripensamento degli spazi e del tenant mix e l’ingresso di nuovi brand.
Parallelamente, si rafforza la spinta verso la digitalizzazione: gli investimenti in tecnologie e strumenti di marketing digitale sono in crescita, con budget previsti per il 2026 che in alcuni casi superano i 20 milioni di euro per singolo rispondente.
Il comparto retail ha confermato le attese e, nel 2025, ha superato tutte le altre asset class – commenta Marco Daviddi, Managing Partner, EY-Parthenon in Italia (nella foto a sinistra) – segnalando una dinamica di mercato in forte ripresa. Il 94% degli operatori guarda con fiducia ai prossimi 12 mesi e cresce la propensione alla rotazione dei portafogli, soprattutto sui centri commerciali. La rinnovata attenzione degli investitori deriva da una buona attività di asset management, specie in termini di riconfigurazione layout e inserimento di nuove categorie merceologiche, che stanno determinando positivi andamenti delle performance dei centri commerciali. Questo trend conferma che il retail è tornato a essere una delle asset class più attrattive e strategiche per gli investitori”.

UN SETTORE ATTRATTIVO PER ALTRI INVESTIMENTI
I dati emersi dalla survey, relativi alla volontà degli intervistati di investire e finanziare il comparto retail, non rappresentano un risultato casuale – sostiene Roberto Zoia, Presidente CNCC – bensì una conferma della visione di lungo periodo delineata dal CNCC. Il comparto dei centri commerciali, infatti, sta raccogliendo i frutti degli importanti investimenti avviati nel post-Covid, focalizzati su digitalizzazione, efficienza energetica, una nuova concezione del mix merceologico e l’avvio di collaborazioni sempre più strette di co-marketing tra landlord e tenant per attrarre il consumatore moderno. Grazie all’attivazione di queste leve strategiche, i fondamentali appaiono solidi, confermando l’attrattività del comparto per nuovi investimenti. Infine, guardando ai prossimi mesi, ci aspettiamo che la performance estremamente positiva ottenuta nel 2025 dall’asset class retail, con il primato per volumi d’investimento nel mercato immobiliare, si possa ulteriormente consolidare”.

I CENTRI COMMERCIALI SONO IL SEGMENTO PIÙ DINAMICO
Sul piano delle strategie di investimento nell’immobiliare, il Barometer evidenzia un orientamento verso prodotti income-generating, con una polarizzazione tra asset core/core+, apprezzati per la stabilità dei flussi e rendimenti single digit, e asset opportunistici con ritorni double digit. In questo contesto, i centri commerciali emergono come il segmento più dinamico, destinato a rivestire un ruolo centrale nelle rotazioni di portafoglio del 2026, con una prevalenza di acquisizioni rispetto a dismissioni o approcci attendisti.
Anche il sistema bancario mostra segnali di apertura: pur mantenendo una certa selettività, il sentiment degli istituti finanziari si stabilizza su un terreno positivo; l’approccio all’erogazione di nuova finanza resta prudente e orientata a prodotti tradizionali, con strategie conservative e tassi di finanziamento attesi stabili.

LE PROSPETTIVE PER IL NUOVO ANNO
Guardando al futuro, il 2026 si apre con prospettive incoraggianti per l’immobiliare destinato al retail. Pur restando sfide legate al contenimento dei costi operativi e agli investimenti per l’efficientamento energetico, il quadro generale è positivo. La combinazione di performance in crescita, ingresso di nuovi capitali e un auspicabile progressivo ampliamento delle opportunità di accesso al credito lascia presagire che il retail sia pronto a riaffermarsi come una delle asset class più dinamiche del mercato immobiliare italiano. Decisivi saranno gli investimenti in innovazione, digitalizzazione e qualità degli spazi, per rispondere alle nuove esigenze di consumatori e retailer.

Mapic Italy, confermata la ripresa dell’industria dei centri commerciali

Si è conclusa ieri l’edizione 2021 di Mapic Italy, l’evento più importante dedicato al mercato immobiliare commerciale in Italia, che ha visto tra i protagonisti il CNCC – Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, quale Official & Content Partner dell’iniziativa. Un’occasione di confronto sul tema “People and Places: A New Chapter” rivolto alla community degli operatori del settore, con un’attenzione particolare, dopo oltre 18 mesi caratterizzati dalla pandemia, alle prospettive e alle sfide del mercato nel prossimo futuro, alla ridefinizione del retail mix delle location commerciali e alle tendenze di nuovi concept esperienziali.

Il presidente del CNCC, Roberto Zoia, intervenendo nel panel “Beyond retail property: what’s next?” ha ribadito l’ottimismo registrato nei mesi scorsi dall’industria dei centri commerciali, con fatturati che si stanno riprendendo e gradualmente allineando al livello pre-Covid, in un trend positivo che continuerà a migliorare se la situazione sanitaria resterà sotto controllo e vi sarà un progressivo ritorno alla normalità (rientro a scuola, negli uffici pubblici e privati, ecc.). Il cambiamento che sta caratterizzando i centri commerciali, sempre più destinazioni sociali, oltre che commerciali, è un aspetto che sta subendo un’accelerazione nei progetti di re-fitting delle strutture, ma si stava in realtà già consolidando prima dello shock che il retail ha avuto a causa dall’emergenza sanitaria. Un’evoluzione vera e propria, quella fotografata dal CNCC, che ruoterà attorno al servizio e all’esperienza e ad una dimensione focalizzata sul cliente e non sul prodotto, in cui il retail fisico e il commercio tradizionale non spariranno ma si arricchiranno con l’offerta omni-channel e in cui si vedrà un ulteriore rafforzamento del modello di innovazione aperto tipico di queste realtà, contraddistinto da una forte partnership tra proprietà, retailer, gestori e clienti.

Un altro fattore imprescindibile, messo in luce dall’Associazione, riguarda anche la sempre maggiore attenzione al territorio che i player dell’industria devono dedicare, creando dei modelli personalizzati di centri commerciali a seconda del bacino di riferimento, in quanto le differenze territoriali sono molto marcate, sia da un punto di vista di affluenza che di spesa. L’Osservatorio CNCC1, infatti, registra che a parità di chiusure e limitazioni dei mesi scorsi, le strutture presenti al Sud Italia si sono dimostrate più resilienti segnando un -25,5% del fatturato del primo semestre di quest’anno rispetto al 2019, mentre per lo stesso periodo di confronto si raggiunge un -29,7% al Centro e -30,3% al Nord. Inoltre, secondo il CNCC, emerge chiaramente come il segmento “salute & benessere” giocherà un ruolo centrale nel rinnovamento del merchandise mix. Il successo degli hub vaccinali organizzati in 23 centri commerciali nel nostro Paese, è l’esempio concreto di come queste strutture siano capaci non solo di adattarsi in tempi rapidissimi alle esigenze del momento, ma siano anche una valida alternativa, per operatori pubblici e privati, da tenere in considerazione per i bisogni dei cittadini, oltre che dei clienti.
“In questi due giorni di discussione e confronto con i principali stakeholder dell’industria dei centri commerciali, abbiamo avuto l’ennesima conferma del grande ottimismo e fermento a cui stiamo assistendo. Dopo mesi molto complicati, è stato particolarmente incoraggiante rilevare che l’industria ne sta uscendo rafforzata: infatti, come sintesi di questi due giorni di confronti tra i diversi operatori, abbiamo riscontrato un’unità d’intenti che sarà fondamentale per sostenere e realizzare tutti i progetti e le idee su cui lavoreremo. A partire dai prossimi mesi, ci aspettiamo importanti investimenti sul patrimonio immobiliare, relativi sia al merchandise mix, sia a interventi in un’ottica di sostenibilità a tutto tondo. L’impegno del CNCC verterà proprio nell’innestare questi investimenti all’interno del PNRR, perché siamo convinti che l’industria dei centri commerciali potrà essere un volano importantissimo per la ripartenza del Paese”.

Come discusso durante la sessione “Shopping centers: the new age”, dedicata alle analisi di CNCC, la leva del PNRR potrebbe, infatti, essere impiegata per rafforzare la vocazione sociale dei centri commerciali contribuendo a raggiungere gli obiettivi di almeno quattro Missioni del Piano. In tema di Digitalizzazione, 5G e banda ultra-larga i centri commerciali agiscono come poli di connettività a livello territoriale, soprattutto in quelle aree particolarmente svantaggiate dal punto di vista infrastrutturale. Per quanto riguarda invece la Rivoluzione verde e la transizione ecologica, il contributo delle strutture retail passa dall’efficientamento energetico e l’adeguamento sismico, oltre che dalla riduzione dell’impatto ambientale attraverso una gestione efficiente delle risorse, l’implementazione di nuove tecnologie per l’energia rinnovabile e promuovendo varie iniziative per incentivare la mobilità sostenibile (stazioni di ricarica, car sharing, ecc.). Inclusione e coesione saranno, invece, raggiunti con una rigenerazione urbana che passa anche dal sociale: i centri commerciali come nuove opportunità di socialità e cultura per le comunità locali in cui sono insediati (ad esempio con biblioteche comunali e campagne di sensibilizzazione), ma anche spazi di co-working liberamente accessibili e aree dedicate a scuole per l’infanzia e primarie. Infine, la Salute che dopo l’esperienza degli hub vaccinali nei centri commerciali potrà evolvere con nuove opportunità, ad esempio con la realizzazione di Case di Comunità che consentirebbero di rafforzare i servizi di assistenza sanitaria territoriale, aspetto chiave della riforma della pianificazione sanitaria.

L’impatto del Covid sui centri commerciali in Italia

La pandemia ha avuto effetti su diverse asset class immobiliari, tra cui il mondo del retail, nel quale tutte le categorie merceologiche hanno registrato evidenti flessioni delle vendite, seppure con performance diverse. Dai dati emersi dal nuovo Snapshot “L’impatto del Covid sui centri commerciali” realizzato dal Dipartimento di Ricerca di World Capital, rispetto al 2019 è la ristorazione a segnare la contrazione maggiore con -45,8%, seguita dall’abbigliamento e calzature (circa -34,5%), da attività di servizio (-33,9%), servizi sanitari e alla persona (-30,9%), cultura e tempo libero (-29,1%), beni per la casa (-15,9%) ed elettronica di consumo (-13,5%).

Focalizzandoci sugli effetti pandemici registrati nei centri commerciali italiani, il CNCC (Consiglio Nazionale Centri Commerciali), insieme a Confesercenti, Confcommercio, Confimprese, Federdistribuzione, Coop, Conad ha stimato che le perdite di fatturato in questo specifico segmento si aggirano attualmente intorno ai 400 milioni di euro a settimana, con un calo degli ingressi di circa il 50% rispetto ai mesi del 2020 precedenti alla pandemia.

Dando uno sguardo ai dati relativi all’indice di affluenza, le continue chiusure e severe restrizioni a cui tutti i centri commerciali d’Italia sono stati sottoposti hanno generato una contrazione dei trend rispetto al 2019.
Sempre rispetto al 2019, le regioni italiane che hanno registrato le performance più incoraggianti (registrate nel mese di aprile) sono l’Emilia-Romagna e il Lazio, che si assestano rispettivamente al -29,6% e al -29,7%, mentre quelle più colpite sono state la Sardegna, con un -58,3%, e la Campania, che segna un divario pari al -56,9%.

“Con il protrarsi delle continue chiusure dettate della pandemia anche gli shopping mall hanno arrestato la loro crescita. Ad oggi, gli ultimi dati affermano come, rispetto al 2019, il comparto abbia fatto registrare un -15%. Tuttavia, vista la situazione di forte crisi globale, il segno meno risulta essere tutto sommato incoraggiante. Il nostro settore ha mostrato una forte resilienza, con i gestori e gli operatori che hanno affrontato il periodo più difficile della crisi senza arrendersi – ha commentato Roberto Zoia, Presidente del CNCC. Il trend emergente sarà quello di espandere sempre più lo share funzionale delle piattaforme commerciali rendendole dei veri e propri Hub territoriali con una propria identità; insistendo sempre più sul commercio di esperienza.”

“La ripresa delle attività commerciali e la riapertura dei negozi durante i weekend contribuiranno sicuramente a dare maggior respiro al settore del retail – dichiara Andrea Faini, CEO di World Capital. Un’asset class di grande appeal per gli investitori, che nel 2019 (primi 3 Q) si classificava al terzo posto della graduatoria delle tipologie di beni immobiliari che attirano maggiori investimenti con un volume pari a 7,2 miliardi di euro, ovvero +40% rispetto allo stesso periodo 2018. Focalizzandoci sul segmento dei centri commerciali, tale settore rappresenta in Italia una grande fonte occupazionale, annoverando al suo interno 700.000 lavoratori.”

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