Sciopero confermato (come annunciato due settimane fa) per venerdì 22 dicembre, ed è dunque spesa a rischio nella grande distribuzione e nei supermercati Coop. La protesta indetta dai sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil è a sostegno del rinnovo del contratto della Distribuzione Cooperativa e della definizione di quello della grande distribuzione, scaduti entrambi da quattro anni. Coinvolti circa 300mila lavoratori impegnati nella grande distribuzione organizzata e 50mila delle Coop. Anche se non si prevede un’adesione tale da portare alla chiusura dei punti vendita, sono previsti presidi e manifestazioni programmate nei pressi di centri commerciali e Coop o Ipercoop. Interessati anche i grandi gruppo come Ikea. I sindacati protestano contro la proposta di aumenti salariali troppo bassi e contro la richiesta di ridurre il pagamento dei primi tre giorni di malattia.
Le iniziative programmate nei territori ad oggi sono, a Roma lavoratrici e lavoratori si ritroveranno a Piazza San Silvestro alle 9; a Milano si svolgerà un presidio davanti la sede di Federdistribuzione. Da qui partirà un corteo diretto a piazza della Scala; a Bologna, un corteo partirà dalla Despar di via Stalingrado per arrivare alla sede della Legacoop; a Cagliari, presidio e manifestazione davanti La Rinascente di via Roma. Aggiornamenti sul sito Filcams. Varie le iniziative organizzate a livello locale.


«Ormai da quattro anni, le aziende della Grande Distribuzione Organizzata associate a Federdistribuzione impongono unilateralmente l’applicazione di quello che a tutti gli effetti risulta essere un regolamento associativo, residuo del precedente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Terziario, Distribuzione e Servizi scaduto nel 2013 – ha affermato Maria Grazia Gabrielli, Segretaria Generale della Filcams Cgil Nazionale -. L’associazione datoriale infatti, disconoscendo quanto garantito da disposizioni costituzionali in materia, non solo si rifiuta di definire un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di settore, tanto da aver cessato ogni trattativa, ma continua a rendersi indisponibile anche ad applicare il rinnovo del Contratto Nazionale Confcommercio del 2015, determinando per le lavoratrici e i lavoratori un danno sia dal punto di vista retributivo che contributivo».


La decisione è stata presa dopo gli scioperi del 7 novembre e del 19 dicembre 2015, e dopo che la trattativa tra Federdistribuzione e i sindacati per definire un Contratto Nazionale di settore si è nuovamente
Centrale alla questione risulta proprio la questione salariale, con la proposta pari a circa 1800 euro, e una totale “scopertura” per 2014, 2015 e parte del 2016, il che si aggiunge ad altre temi quali le aperture illimitate, le disdette dei contratti integrativi “che hanno già fortemente condizionato i dipendenti del settore”, e la mancanza di un contratto nazionale “che non può che costituire un ulteriore peso negativo per i lavoratori”.

