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Per la gestione dei pagamenti Eataly si affida ad Adyen

Da Stoccolma a Parigi: si amplia la collaborazione tra Adyen ed Eataly. Il gruppo fondato da Oscar Farinetti, dal 2023 partecipato al 52% da Investindustrial, ha scelto la piattaforma tecnologico finanziaria come partner strategico per la gestione dei pagamenti nei punti vendita fisici, dopo i risultati positivi ottenuti con la prima integrazione a livello e-commerce nel 2017. Il calcio d’avvio c’è stato nello store di Stoccolma, dove in meno di sei mesi, è partito il progetto di Unified Commerce su circa 20 casse dell’area ristorante e dell’area mercato, attivando in quest’ultima anche terminali POS per il self checkout. Questo processo ha permesso di ridurre drasticamente i tempi di transazione con carta di credito, da 45-50 a soli 4-5 secondi, migliorando al contempo la fluidità dell’esperienza di acquisto e riducendo i tempi di attesa.
Inoltre, l’integrazione rapida con il sistema di cassa del merchant ha supportato l’avvio di funzionalità e modalità di pagamento all’avanguardia, come la gestione delle mance digitali e il Pay at Table, che ha consentito di ottimizzare il turnover dei clienti della zona ristorante, diminuendo di circa il 50% le tempistiche di pagamento al tavolo.

I RISULTATI OTTENUTI A PARIGI
La collaborazione si è poi estesa allo store di Parigi. Dopo l’internalizzazione della gestione da parte di Eataly, il punto vendita ha attraversato una complessa fase di aggiornamento tecnologico, che ha interessato i diversi sistemi di cassa, di rete e ERP. In questo contesto, Adyen ha rappresentato l’ultimo step, assicurando l’integrazione con le nuove infrastrutture e la possibilità di accettare, tramite un unico terminale, tutti i principali metodi di pagamento, inclusi meal voucher e gift card. Il go-live, avvenuto a luglio 2025, ha già registrato risultati definiti eccellenti: in un solo weekend, il negozio ha fatturato 120.000 euro, supportando transazioni tramite carta di credito, lo schema locale Cartes Bancaires, i buoni pasto e le carte regalo.

SICUREZZA E CONTINUITÀ OPERATIVA
In entrambi gli store è stata, infine, introdotta anche una gestione centralizzata dei terminali di pagamento. In questo modo, tutti i device implementati, da quelli più robusti con pulsantiera per le casse fisse dell’area mercato ai modelli mobili full touch per la zona ristorazione, possono essere ordinati, configurati e monitorati in modo semplice ed efficiente tramite la piattaforma Adyen, garantendo sicurezza e continuità operativa in ogni store.
In un contesto internazionale in cui la velocità, la sicurezza e la personalizzazione dell’esperienza di pagamento sono fondamentali, Adyen si è dimostrata un partner affidabile e flessibile, capace di adattarsi alle esigenze specifiche di ciascun mercato chiave – dichiara Rocco Dario Spano, Group Cio Eataly –. La rapidità con cui abbiamo implementato i progetti di Stoccolma e Parigi dimostra l’efficacia della partnership, rafforzata anche dal supporto locale costante del team Adyen, che ci ha accompagnato in ogni fase con soluzioni tempestive e dedicate”.
Siamo orgogliosi di supportare Eataly in questo percorso di innovazione, mettendo a disposizione la nostra piattaforma unificata per semplificare la gestione dei pagamenti e abilitare nuove funzionalità strategiche – commenta Gabriele Bellezze, Country Manager Adyen Italia –. Crediamo che la possibilità di offrire soluzioni flessibili e in grado di favorire la rapidità delle operazioni rappresenti un elemento chiave per accompagnare la crescita di realtà come Eataly nei settori del retail e della ristorazione”.
In continuità con quanto realizzato finora, Eataly prevede di estendere progressivamente la collaborazione con Adyen anche ad altri store e mercati europei, con l’obiettivo di offrire un’esperienza di pagamento all’avanguardia e ottimale in tutti i propri punti vendita.

Unionbirrai: un emendamento contro i vincoli produttivi

Adeguare il quadro normativo nazionale alla realtà moderna del settore brassicolo. Viene descritto così da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti italiani, l’obiettivo dell’emendamento al Ddl Imprese presentato dal senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione Industria e Agricoltura del Senato. Il testo propone la modifica dell’articolo 7 della legge 16 agosto 1962, n. 1354 e, soprattutto, l’abrogazione definitiva del DPR 1498/1970, accogliendo le istanze portate avanti da anni dall’associazione.
L’emendamento, attualmente all’esame del Senato, stabilisce che: “L’anidride carbonica nella birra deve avere un contenuto non inferiore a gr 0,2 per ml 100 e un contenuto non superiore a gr 1 per ml 100. Il decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1970, n. 1498 è abrogato”. Una modifica che risponde alle richieste avanzate da Unionbirrai per rimuovere limiti – definiti anacronistici dall’associazione – imposti da una norma concepita oltre 50 anni fa e che sarebbe superata dalle pratiche e dagli standard produttivi odierni. Il DPR 1498/1970 introduceva infatti parametri rigidi su acidità, anidride carbonica, limpidità, tenore alcolico e ceneri, che secondo Unionbirrai sono del tutto incompatibili con gli stili brassicoli moderni, con le lavorazioni artigianali e con la normativa europea in materia di sicurezza alimentare.
Siamo molto soddisfatti – dichiara Vittorio Ferraris, Direttore Generale di Unionbirrai (nella foto in alto) – per la presentazione di un emendamento che recepisce finalmente le nostre proposte in modo chiaro e netto. Da troppo tempo chiediamo di superare un decreto vetusto, che penalizza in particolare i piccoli birrifici italiani e favorisce i produttori esteri non soggetti alle stesse limitazioni. È una norma che frena innovazione, qualità e libertà produttiva: tutte caratteristiche che rendono unica la birra artigianale italiana”.
Unionbirrai sostiene di aver già raccolto, nel corso delle interlocuzioni informali con i dicasteri competenti, pareri favorevoli alla revisione del DPR che riconoscevano l’obsolescenza e l’incompatibilità della norma con la legislazione europea, in particolare con il Regolamento CE 852/2004, che fonda la sicurezza alimentare sul sistema HACCP, demandando ai produttori la responsabilità di valutare e controllare i propri processi.
“Ora è il momento di unire le forze – prosegue Ferraris –. Rivolgiamo un appello a tutte le associazioni del settore brassicolo, ai birrifici, agli operatori della filiera, alle reti d’impresa: sosteniamo insieme questo emendamento. Non è solo una battaglia normativa, ma un atto di giustizia per centinaia di produttori che con passione portano avanti un’eccellenza italiana. È l’occasione per costruire un comparto più competitivo, innovativo e libero”.

Sughi Pronti Cirio con Datterino in versione da 190 g

Nuovo formato per i Sughi Pronti Cirio con Datterino, che approdano nei punti vendita della grande distribuzione organizzata nel vasetto di vetro da 190 g. Secondo quanto riferito da Conserve Italia, la gamma nasce dalle ottime performance della linea tradizionale da 350 g, a cui si va ad affiancare, consolidando la presenza del marchio nel segmento e presidiando nuove occasioni di consumo. L’obiettivo è rispondere alle esigenze di un settore in continua evoluzione, che privilegia i piccoli nuclei familiari.
Il mercato dei sughi pronti è in costante crescita in Italia: oltre 18 milioni di famiglie li acquistano ogni anno con una penetrazione del 69,3% (fonte: YouGov Shopper 03/2025), con un trend positivo sia a volume (+4,4%) sia a valore (+4,9%) per un mercato interno che vale 412 milioni di euro (fonte: Circana Tot Italia+Super+LP 05/2025).

PIÙ VARIETÀ, MENO SPRECHI
Il formato da 190 g è ideale per due porzioni di consumo e favorisce la riduzione degli sprechi. Con questo lancio, il marchio Cirio si dimostra attento all’evoluzione dei consumi, cogliendo le tendenze emergenti (porzioni più contenute, maggiore varietà, ispirazioni vegetali e speziate) e traducendole in soluzioni concrete, semplici da usare e distintive a scaffale.
Il pomodoro datterino 100% italiano, coltivato nelle aree più vocate a partire dalla Puglia, rimane il filo conduttore di tutte le ricette, realizzate con ingredienti selezionati provenienti dalla filiera agricola nazionale: carne 100% italiana, basilico fresco, cipolla italiana e olio extravergine d’oliva e certificazione vegana per le referenze vegetali.

RAGÙ VEGETALE ALL’ESORDIO
La gamma è disponibile in vassoio da otto vasetti, ha un termine minimo di conservazione di 30 mesi e si compone di cinque referenze, tra cui il primo Ragù Vegetale firmato Cirio, che unisce il datterino 100% italiano a proteine vegetali (piselli, farine di lenticchie e mais). Si tratta di un prodotto certificato vegano e balza all’occhio grazie alla caratterizzazione verde in etichetta. Le altre quattro ricette sono: Sugo al Basilico, preparato con pomodoro e basilico 100% italiani, arricchito con olio extravergine d’oliva (certificata vegana); Sugo all’Amatriciana, con pancetta 100% italiana affumicata naturalmente e un tocco di peperoncino; Ragù di Carne, con carne di suino e bovino 100% italiani; Arrabbiata con Peperoncino Jalapeño, dal gusto fresco, con aroma erbaceo e moderatamente piccante (certificata vegana).
Un’ultima annotazione relativa alla confezione: l’etichetta trasparente è stata scelta perché valorizza gli ingredienti e la denominazione della ricetta, grazie anche ad una shape più lineare che meglio si adatta alle dimensioni più ridotte.

Mondoffice diventa un brand europeo e lancia i prodotti a marchio

Non più solo Italia per Mondoffice, società del Gruppo Raja attiva nella fornitura di soluzioni per i luoghi di lavoro. Dal 2026 la francese JPG e la spagnola Kalamazoo, anch’esse parte del Gruppo Raja e specializzate nella medesima area di business, assumeranno lo stesso nome. Pur operando sotto un unico marchio, le tre aziende resteranno distinte, contando complessivamente su più di 800 dipendenti e oltre 320.000 clienti per un fatturato aggregato di circa 300 milioni di euro. La scelta mira a creare un’identità condivisa sui tre principali mercati dell’Europa del Sud e a rafforzare le sinergie.
In base alla stessa logica, viene lanciata la prima linea di prodotti a marchio Mondoffice: un’offerta di 1.000 prodotti brandizzati, inclusi articoli essenziali come carta, penne, mobili e prodotti per l’igiene e la pulizia. “Stiamo compiendo un nuovo passo avanti nello sviluppo della nostra area di business Raja Office – dichiara Danièle Marcovici, Ceo del Gruppo Raja –. D’ora in poi ci affideremo ai suoi due marchi più forti, Mondoffice nel Sud Europa e Viking nel Nord”.

L’IDENTIKIT DI GRUPPO RAJA
Fondato nel 1954, il gruppo francese Raja è un distributore multicanale europeo di forniture e attrezzature aziendali (imballaggi, forniture e mobili per ufficio, attrezzature industriali, prodotti per l’igiene e la pulizia e dispositivi di protezione individuale), presente in 19 Paesi con 27 società che servono oltre 2 milioni di clienti in Europa, dalle start-up alle multinazionali, in tutti i settori di attività: distribuzione, industria, e-commerce, servizi e pubblica amministrazione. Con sede europea a Roissy, vicino a Parigi, impiega 5.000 persone e genera un fatturato di 1,7 miliardi di euro.
Ad essere specializzata nella distribuzione di forniture e attrezzature per gli ambienti di lavoro è la già citata divisione Raja Office, che ha registrato un fatturato di circa 800 milioni di euro nel 2024, grazie a una presenza in 10 paesi europei attraverso sei centri di distribuzione.

INTERNAZIONALE PER DEFINIZIONE
La promozione di Mondoffice a brand europeo è dovuta alla capacità di evocare immediatamente l’attività dell’azienda e il suo carattere internazionale. “Si tratta di un passaggio storico per la nostra società – afferma Irma Garbella, Amministratrice Delegata di Mondoffice (nella foto a destra) –. Grazie a questo passo non solo rafforziamo la nostra identità, ma diamo slancio ad una crescita internazionale. Siamo orgogliosi che il Gruppo Raja abbia deciso di puntare su Mondoffice e i valori che rappresenta per imporsi in un mercato sempre più competitivo e complesso”.
Parte del Gruppo Raja dal 2019, Mondoffice ha sede a Castelletto Cervo, in provincia di Biella, dove l’attuale centro di distribuzione è stato ampliato nel 2024, da 20.000 a 45.000 metri quadri. L’offerta dell’azienda si avvale di oltre 40.000 prodotti dalla cancelleria alla tecnologia, dall’arredo alla ristorazione, all’igiene alla pulizia e sicurezza ai prodotti per il magazzino e gli ambienti industriali, generando un fatturato di oltre 140 milioni di euro.

Bennet premia i clienti per i suoi 60 anni

Sono passati 60 anni da quando il Cavalier Enzo Ratti (nella foto) fondò Bennet, azienda che ha contribuito a scrivere la storia della grande distribuzione organizzata in Italia. Una ricorrenza da festeggiare con i clienti, punto di riferimento fondamentale per qualsiasi attività commerciale. Dall’11 settembre al 5 ottobre, l’insegna comasca lancia un Grande Concorso Anniversario, con un montepremi di oltre un milione di euro. L’estrazione finale vede in palio una Toyota Rav4 Hybrid. “Questi 60 anni rappresentano un importante traguardo che ci ha visti evolvere insieme alle scelte e ai nuovi modelli di acquisto dei nostri clienti – commenta Adriano De Zordi, Amministratore Delegato di Bennet –. Da quando nel 1965 abbiamo aperto il primo punto vendita, il nostro impegno è sempre stato quello di anticipare i bisogni dei consumatori, garantendo loro qualità, convenienza e un’esperienza di acquisto unica”.
Bennet rivendica di aver saputo evolversi seguendo le trasformazioni del settore, con intuizioni come l’introduzione dei primi negozi integrati negli anni ‘60, l’innovazione nei modelli di pagamento negli anni ‘70 e lo sviluppo in tempi più recenti di soluzioni tecnologiche al servizio del cliente. Ogni fase è stata una risposta alle richieste di un mercato in continua trasformazione. Oggi l’impegno riguarda anche la sostenibilità, la responsabilità sociale, i territori presidiati e ha portato l’azienda a ridurre le proprie emissioni, ottimizzare gli imballaggi e promuovere iniziative solidali in ambito medico, culturale e sociale.
Guardiamo ai prossimi 60 anni con la stessa passione e dedizione che ci hanno contraddistinto fino ad oggi – conclude Adriano De Zordi –. Continueremo a lavorare per offrire ai nostri clienti prodotti e servizi di alta qualità, sempre più sostenibili e con l’obiettivo di rendere ogni spesa un’esperienza positiva”.

Valfrutta, gli agricoltori ci mettono la faccia

Stavolta in prima fila ci sono loro, gli agricoltori, protagonisti della nuova campagna di comunicazione lanciata da Valfrutta sui media cartacei per raccontare il suo progetto di tracciabilità. Stefano, Beatrice, Claudia, Roberto… I volti di alcuni dei produttori della marca della “natura di prima mano” appaiono su quotidiani e riviste nazionali, nell’ambito di una narrazione che svela chi c’è dentro la più grande filiera cooperativa italiana.
Valfrutta è impegnata già da alcuni anni sul fronte della tracciabilità, a partire dalle pesche in pezzi per poi passare ai vegetali raccolti e lavorati in giornata, come mais dolce, fagiolini, piselli e fagioli borlotti, con più di 200 aziende agricole coinvolte. L’iniziativa, di per sé, è molto semplice. Inquadrando il QR code presente sulle etichette dei prodotti Valfrutta, il consumatore può scoprire l’identità e la storia degli agricoltori e dei loro territori, oltre a tutte le informazioni sulla referenza che sta acquistando. Basta uno smartphone per conoscere l’esatta provenienza di ogni prodotto, nonché i volti di chi lo ha coltivato, ripercorrendo le orme della filiera. È questo lo spirito che sta alla base del progetto tracciabilità, ideato per valorizzare i soci agricoltori delle cooperative e garantire al consumatore la massima trasparenza. Non a caso il cuore della nuova campagna è il claim “Ogni prodotto ha un’origine. Il nostro ha un volto”.

UNA FILIERA FATTA DI PERSONE
Con questa campagna vogliamo far conoscere non solo la qualità e la sicurezza che garantiamo con il progetto tracciabilità, che ci permette di certificare ogni singolo passaggio della filiera dal campo alla tavola, ma soprattutto il mondo di persone autentiche che c’è dentro Valfrutta – afferma Stefania Costa, Marketing Manager Food di Conserve Italia, il gruppo cooperativo che detiene il marchio –. Abbiamo voluto mettere in risalto i volti e le storie dei nostri soci, uomini e donne che dimostrano come l’agricoltura sia un settore sempre più inclusivo e vitale, che guarda al futuro attraverso le nuove generazioni. Mostrare ai consumatori che dietro ogni nostro prodotto ci sono cura, impegno e passione è il nostro modo di rafforzare il patto di fiducia che facciamo con loro ogni giorno”.
La campagna stampa, che ha visto un primo step in estate con la presenza su riviste e periodici, è ora in corso sui principali quotidiani italiani. A firmarla è l’agenzia Jam e la Tempesta, che ha seguito sin dall’inizio la creatività del progetto tracciabilità. Il centro media è Life.

Piccoli marchi crescono, grazie all’innovazione

Piccolo è meglio? Quando si parla di innovazione nel largo consumo sembrerebbe proprio di sì. Le piccole aziende stanno lavorando bene su vasta scala nella creazione di prodotti “Superstar” e la media di vendite di innovazione è maggiore per le marche di piccole e medie dimensioni rispetto a quelle più grandi. A sostenerlo è il report “Europe’s Innovation Pacesetters 2025” pubblicato da Circana, uno studio dettagliato su oltre 75.000 nuovi lanci e rinnovamenti di beni di largo consumo nel 2024 che includono alimentari, bevande, prodotti per la casa, cura della persona, neonati e animali domestici. Il report analizza i dati dei punti vendita dei più grandi mercati europei monitorati da Circana – Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito – e si basa su ricerche sui consumatori per comprendere i loro comportamenti di acquisto.

CREATIVITÀ (E VENDITE) IN CALO
In tutta Europa, la continua incertezza geopolitica ed economica, unita all’inflazione, ha portato a un calo complessivo dell’innovazione nei beni di largo consumo. Il numero di innovazioni è diminuito del 20% rispetto al 2023, mentre le vendite inerenti nuovi prodotti sono calate del 17%, passando da 28,9 miliardi di euro nel 2023 a 24,1 miliardi di euro nel 2024. Lo scorso anno solo il 5,2% di tutti i beni di largo consumo erano innovazioni, in calo rispetto al 6,2% dell’anno precedente; uno dei livelli più bassi mai registrati da Circana.
Il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno avuto i tassi di inflazione più alti e quindi hanno subito il maggiore calo di innovazione in termini di valore delle vendite. Il Regno Unito ha visto le vendite di innovazioni nelle categorie alimentari diminuire del 28% tra il 2023 e il 2024, mentre i Paesi Bassi sono calati del 43% nello stesso periodo. Il Regno Unito rimane tuttavia il mercato più importante per l’innovazione, con il 7% delle vendite di nuovi prodotti alimentari provenienti dallo sviluppo di nuovi prodotti, il più alto tra i sei Paesi.
L’innovazione è la linfa vitale del settore dei beni di largo consumo, una fonte attestata di crescita e un modo per soddisfare i consumatori che cercano prodotti nuovi in un momento di tagli ai costi e di incertezza – commenta Ananda Roy, Senior Vice President and Industry Advisor, Consumer Goods, Circana –. Nonostante il calo dell’innovazione anno su anno, registrato in tutti gli anni successivi alla pandemia, e con le aziende concentrate sull’ottimizzazione dei loro portafogli e sull’uso della ‘shrinkflation’ per aumentare le vendite, esistono significative aree di crescita tra brand minori e follower e tra alcuni dei nostri marchi storici più amati che si stanno reinventando”.
L’analisi di Circana rivela anche che i nuovi prodotti performano meglio nell’anno successivo al loro lancio. Ciò accade in quanto i consumatori hanno modo di provarli, eventuali problemi iniziali della distribuzione possono essere risolti e le strategie di prezzo possono essere adeguate. I lanci di prodotti innovativi Rising Stars (che hanno generato da 500.000 a 1 milione di euro di vendite per SKU) o Mainstream (da 100.000 a 500.000 euro) nel loro primo anno, spesso passano a diventare Superstar (generando più di 1 milione di euro) entro il secondo anno di diffusione.

DAL POLLO BIOLOGICO ALLA VODKA SCOZZESE
Nel 2024, i produttori di beni di largo consumo minori hanno innovato su vasta scala, con l’innovazione che ha contribuito fino al 79% delle vendite totali di una brand. Come anticipato, la media di vendita di innovazione è stata più alta per i produttori di dimensioni extra piccole, piccole e medie rispetto a quelli grandi, con un aumento del contributo complessivo delle aziende minori all’innovazione di prodotto.
L’azienda alimentare spagnola a conduzione familiare, Avícola Sánchez, è in cima alla classifica dei Produttori Più Innovativi del 2024 (basata sul valore medio delle vendite per innovazione). Nota per il suo pollo biologico Avicosan, ha generato vendite di 36 milioni di euro per ogni innovazione. In un altro caso, la marca di bevande alcoliche ‘disruptive’ Glen’s Vodka, che fa particolarmente leva sulle sue radici scozzesi, ha generato vendite di 22 milioni di euro per ogni innovazione.

MARCHI STORICI E MDD
Circana sottolinea che le brand storiche si stanno reinventando attraverso una combinazione di diversificazione, collaborazione e ispirazione da TikTok per svecchiare, dare nuova energia e ridefinire le categorie. Per quanto riguarda invece le marche del distributore, molti lanci sono ora diventati brand a sé stanti, con i reseller in tutta Europa che sperimentano nuove rotte di mercato, ‘bundle’ di prodotti e servizi nonché strategie di prezzo per contribuire a rendere l’esperienza di acquisto più piacevole. “I consumatori apprezzano moltissimo i nuovi prodotti che si adattano al loro stile di vita, alle loro scelte alimentari – aggiunge Ananda Roy – e che li aiutino a raggiungere i loro obiettivi di vita. Per questi motivi, sono disposti a pagare di più per articoli che offrono qualcosa di veramente differenziato. Ma è fondamentale assicurarsi che i nuovi prodotti soddisfino le aspettative, altrimenti i consumatori li abbandoneranno in modo silenzioso. Il messaggio per i produttori e le marche CPG è chiaro e semplice: è il momento di innovare”. Come? Secondo il report sono sei i trend di innovazione che influenzano i consumatori:

  1. Alimenti a base vegetale con gusti innovativi, ingredienti riutilizzati creativamente (ad es. frutta brutta ma buona) e sistemi di ricarica o detersivi per bucati veloci aiutano i consumatori a scegliere prodotti etici.
  2. Crescente domanda di tavolette di cioccolato fondente e aromatizzate, con packaging innovativo.
  3. Focus su salute e benessere, con bevande energetiche premium e ipertoniche che soddisfano la domanda di una nutrizione potenziata in formati convenienti.
  4. Produttori che aggiungono proteine e vitamine, seguendo trend salutistici come il microbioma e la perdita di peso (inclusi prodotti ispirati a GLP-1).
  5. Ispirazione alla cucina globale, come il Dubai Chocolate, il cioccolato diventato virale.
  6. Brand noti con un tocco in più, come le bevande proteiche con caffè.

Rapporto Coop 2025: i consumi nell’età del caos

Dall’imprevedibilità al caos: visto con gli occhi degli italiani – attraverso il filtro del Rapporto Coop 2025, di cui a Milano è stata presentata l’anteprima digitale – il mondo è avviato su una parabola poco rassicurante. Come di consueto, l’Ufficio Studi di Ancc-Coop racconta l’evoluzione dei consumi partendo da un’analisi ad ampio raggio sugli scenari globali – economici e non solo – e gli stati d’animo degli italiani, ma stavolta la premessa geopolitica è fondamentale, perché alle grandi perturbazioni (difficili se non impossibili da prevedere) del passato recente, come la pandemia e l’inflazione, si è aggiunta la guerra. Il conflitto è diventato la modalità prioritaria di risoluzione delle controversie internazionali, aumenta la spesa militare (2,7 trilioni di dollari nel 2024, +17% rispetto al 2022), si chiudono le frontiere e cambiano i rapporti di forza tra le potenze. La stessa logica del conflitto dalla geopolitica si estende alle relazioni commerciali – bombardate da Donald Trump a suon di dazi – con la metà delle imprese esportatrici che prevede un calo dei flussi commerciali nel 2025. E dunque non stupisce che la preoccupazione sia il nuovo mood degli italiani. Abbandonata la serenità e la fiducia caparbia che avevano ostentato negli anni difficili della pandemia e del post-Covid, negli ultimi mesi gli italiani sembrano aver intuito i molti rischi che si prospettano. Dalle risposte alla domanda sullo stato d’animo provato pensando al futuro dei prossimi 12/18 mesi, emerge che rispetto al 2022 cresce il timore (dal 20% al 39%), prende quota l’inquietudine (dal 24% al 37%) e l’allerta (dal 16% al 25%), mentre si riducono repentinamente serenità (dal 34% al 24%) e fiducia (dal 27% al 24%).

L’ECONOMIA ITALIANA RALLENTA
A complicare il quadro, il Rapporto sottolinea come l’Italia sembra aver esaurito l’abbrivio della crescita record del periodo post pandemico, con un andamento del Pil molto meno entusiasmante. Le stime dei previsori macroeconomici individuano per il biennio 2025-2026 una crescita su base annua del Pil di mezzo punto percentuale, mentre le previsioni degli opinion leaders intervistati dagli autori dello studio sono anche più pessimistiche (+0,1% nel 2026). A fronte di un’occupazione in aumento (sono 840.000 i nuovi occupati), fa difetto all’Italia la produttività per ora lavorata che è prevista in decrescita fino al -1,4%, in maniera opposta rispetto al resto dell’Europa. E proprio questa mancata crescita non fa ripartire l’ascensore sociale fermo da anni, mentre rimane ingessata la situazione dei redditi delle famiglie in un Paese dove oggi il 10% della popolazione detiene il 58% della ricchezza (peggio di noi solo i tedeschi).

L’IMPATTO SULLA SPESA DELLE FAMIGLIE
Nel 2024 la spesa complessiva delle famiglie italiane è salita del +0,5% rispetto a cinque anni fa, ma oltre la metà è assorbita dalle spese obbligate (abitazione, utenze domestiche, trasporti e cibo) e non si discostano da queste voci le intenzioni di acquisto per i prossimi 12-18 mesi. Il risparmio persiste come driver primario per il 42% degli italiani e il Rapporto Coop si spinge a dire che ad essere messa in discussione è l’essenza stessa della società dei consumi e che pare oramai arrivato il tempo del deconsumismo. L’ipotesi suona forse un po’ azzardata, ma comunque si fonda sull’intenzione (emersa da una survey condotta ad agosto su un campione di 1.000 italiani rappresentativo della popolazione dai 18 ai 65 anni) di voler acquistare solo le cose indispensabili o di seconda mano, riparare gli oggetti piuttosto che sostituirli.
E anche quando si torna a spendere in acquisti tecnologici (16,5 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi, +1,2% su base annua), lo si fa privilegiando l’utilità alla gratificazione: tra i top ten delle vendite spiccano gli apparecchi per la cura dentale e una miriade di elettrodomestici piccoli o grandi (dalle friggitrici alle macchine da caffè all’aspirapolvere). All’opposto si spende meno in elettronica di consumo, tanto che gli acquisti annui di smartphone si riducono di 2 milioni di unità rispetto al 2022.

IDENTITÀ ALIMENTARE IN EVOLUZIONE
Veniamo al rapporto – ancora privilegiato – con il cibo. Rispetto al 2022 gli italiani che si identificano con un’identità alimentare ancorata esclusivamente alla tradizione scendono dal 34% al 22%, mentre cresce la percentuale di chi autodefinisce il proprio stile associandolo ad abitudini alimentari innovative (dal 23% al 31%) o mixa tradizione e innovazione (dal 30% al 38%). Nei primi 6 mesi del 2025 la spesa reale per la ristorazione fuori casa è però calata di un -2,2% e un italiano su 3 vi rinuncerà ulteriormente nei mesi a venire.
Contestualmente si registra una ripresa importante nei carrelli della spesa; le vendite nella grande distribuzione sono cresciute del +3,8% a valore e del +2% a volume nei primi sei mesi dell’anno. A fare da traino frutta e verdura e altri comparti del fresco; gli italiani sembrano non poter rinunciare più ad un cibo salutare e 7 su 10 dichiarano di leggere abitualmente le etichette nutrizionali dei prodotti che acquistano. I carrelli si riempiono così di frutta esotica, latte fermentato, pane, yogurt, olio, meno zucchero, meno sale, meno carboidrati e sono i cibi ultraprocessati a perdere appeal; più compaiono additivi in etichetta e più diminuiscono le vendite. In questo trend accelera anche il biologico con una crescita delle vendite a valore molto importante anche nel Sud d’Italia; sono poi 8,4 milioni gli italiani che nei prossimi mesi aumenteranno questi acquisti.

TUTTI A DIETA
Perfetto controaltare di questi comportamenti, secondo il Rapporto Coop, è il fatto che il cibo ha acquisito nella percezione corrente e maggioritaria una funzione di alleato della salute. Quasi 1 italiano su 4 controlla il peso almeno una volta a settimana e di qui presumibilmente il boom di vendite delle bilance sia per la persona che per gli alimenti. Le prime registrano un aumento esponenziale nei primi sei mesi dell’anno pari a oltre il +55% (ne sono state vendute oltre 432.000 in più), le seconde si attestano su un +5,5%.
Il mantra del perdere peso spiega anche l’altra grande passione degli italiani ovvero la dieta iperproteica che già coinvolge il 17% della popolazione, con le vendite dei sostitutivi vegetali della carne che nell’ultimo anno crescono del +20,9% (10 volte di più delle carni stesse), seguite da uova (+7,8%) e legumi (+5,0%).

A CACCIA DI CONVENIENZA
Seppure l’inflazione alimentare sia meno alta nel nostro Paese che nel resto d’Europa (nei primi sette mesi del 2025 la crescita è stata del +3,1% su base annua e del +29,1% rispetto al 2019 a fronte di una media Ue rispettivamente del +3,3% e del +38,5%), le persistenti difficoltà reddituali degli italiani fanno sì che resti alta anche a tavola la ricerca del risparmio e di soluzioni di maggiore convenienza. Secondo il Rapporto Coop, questa ricerca sembra rivolgersi però in minor misura all’utilizzo del discount che nel primo semestre 2025 registra una crescita a volume del +1,8%, ma piuttosto agli scaffati dei supermercati che mettono a segno un +2,7% dove si prediligono i prodotti in promozione e quelli a marchio del distributore. Infatti, il 40% degli italiani inizierà o aumenterà l’acquisto di prodotti alimentari in offerta/promozione (mentre solo il 5% smetterà o diminuirà); il 18% acquisterà più prodotti a marca del distributore, più del doppio rispetto a quelli che aumenteranno l’acquisto di marchi industriali (9%).
La debolezza della domanda è un fatto reale – ammette Domenico Brisigotti, Direttore Generale Coop Italia – e sembra destinata a intensificarsi, con un comportamento di acquisto sempre più orientato alla ricerca di risparmio nella spesa quotidiana. Per affrontare questo scenario, riteniamo di dover continuare e rafforzare il piano avviato quest’anno, che si concentra da un lato sulla convenienza della nostra marca privata disponibile in ogni segmento dell’offerta e dall’altro su un sistema di promozioni e comunicazione volto a valorizzare la generale proposta di tutela del potere d’acquisto delle famiglie da parte di Coop. La risposta dei consumatori è positiva: le vendite di Coop crescono più del mercato (un +0,8% rispetto alla media del retail) ed è migliorato anche il giudizio che i consumatori, oltre che i nostri soci, hanno della nostra offerta e del nostro posizionamento”.

IDEALISTI E PRAGMATICI
Gli italiani ritratti dal Rapporto sono persone consapevoli, leggono le etichette, vogliono esercitare con le loro azioni una difesa dell’ambiente – spiega Maura Latini, Presidente Coop Italia – e lottano contro il cambiamento climatico. Sono idealisti tanto quanto pragmatici. Credo che siano per queste componenti molto in linea con la nostra policy: una forte e diffusa marca Coop che oramai copre segmenti sia consueti che innovativi con prezzi accessibili per tutti, una importante presenza di marche leader e una politica per i prodotti locali specifica nei territori”.
Guardiamo con attenzione alle modifiche in corso dei comportamenti di acquisto – aggiunge Ernesto Dalle Rive, Presidente Ancc-Coop – e come datori di lavoro, le cooperative di consumatori hanno in Italia quasi 60.000 occupati, siamo disponibili a ragionare sulle modalità e sulla qualità della nostra offerta occupazionale che già vede a favore dei nostri dipendenti importanti misure previste dalle politiche di welfare e che si pone l’obiettivo di conciliare sempre di più tempi di vita e tempi di lavoro. Se su questi temi si dovesse sviluppare un confronto fra la grande distribuzione tutta e il Governo non ci sottrarremmo e porremmo in quella sede la necessità di una riflessione sulle attuali modalità di erogazione del servizio nelle giornate festive e domenicali. Inoltre, auspichiamo da parte del Governo interventi strutturali che possano mitigare le difficoltà in essere. La riduzione del cuneo fiscale per il ceto medio e politiche di sostegno e contrasto alla povertà ci vedono favorevoli e disponibili anche ad essere soggetti propositivi in un eventuale tavolo di discussione collegiale su temi di filiera che essendo tali non possono essere unilaterali, ma devono essere affrontati con tutte le organizzazioni coinvolte”.
Il “Rapporto Coop 2025 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” è redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto d’analisi di NielsenIQ e i contributi originali di Circana, GS1-Osservatorio Immagino, CSO Servizi, GfK, Mediobanca Ufficio Studi. Inoltre, il Rapporto per alcune sue parti si è avvalso dell’ausilio dei nuovi programmi di intelligenza artificiale generativa, tra cui Chat Gpt, Gemini e Midjourney.

Torna l’iniziativa “Noi Amiamo la Scuola” di Gruppo VéGé

Per il nono anno consecutivo, Gruppo VéGé conferma il suo sostegno al mondo scolastico italiano attraverso l’iniziativa “Noi Amiamo la Scuola”, affiancata anche nel 2025 da “Tutti uniti per la scuola” in alcuni territori specifici. Realizzato con il supporto della Rete ITAsf, rete di scuole riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il progetto è rivolto agli Istituti Comprensivi, Scuole Statali e paritarie di 1° e 2° grado, nonché Scuole d’Infanzia distribuite su tutto il territorio nazionale.
A partire dal 22 settembre fino al 10 dicembre 2025, tutti i clienti che faranno la spesa presso gli oltre 2.500 punti di vendita aderenti al Gruppo VéGé riceveranno un codice QR ogni 15 euro di spesa (e multipli), con la possibilità di ottenere codici aggiuntivi grazie all’acquisto dei prodotti acceleratori dei brand Ohi Vita (Mdd benessere del gruppo), Mucho Amor (linea pet care) e dei principali partner dell’industria di marca.
I QR code potranno essere donati alle scuole tramite l’app gratuita “Noi Amiamo la Scuola”, disponibile per Android e iOS, oppure attraverso i siti dedicati www.noiamiamolascuola.it e www.tuttiunitiperlascuola.it.

NUMERI IN CRESCITA
Nel 2024 sono stati oltre 8.438 gli istituti pluricomprensivi iscritti, con una crescita del +815% rispetto al 2017 e un ulteriore +7% rispetto al 2023. Ad aderire quest’anno sono 24 delle 32 imprese mandanti di Gruppo VéGé e precisamente: Apulia Distribuzione, Asta, Bava, Bennet, Caramico Gaetano & C., Centrodet, Coal, Detercart Lombardo, F.lli Arena, F.lli Morgese, Gambardella, Gargiulo & Maiello, Gda, General Trade, G.F.E. Distribuzione Associata, Grd, Grossy, I.S.A Ind. Servizi Agroalimentari, Migross, Moderna 2020, Multicedi, Si.D.I. Piccolo Sistema Distributivo Innovativo, Rossi, Vega.
Le scuole partecipanti avranno a disposizione un borsellino virtuale dedicato per ciascuna insegna, in cui verranno accumulati i codici QR donati dai clienti. Al termine dell’attività, una classifica per insegna decreterà le scuole vincitrici, che riceveranno maxi-coupon del valore di 5.000 euro da utilizzare per l’acquisto di materiale didattico. Le scuole dovranno aver raccolto almeno 50 codici QR per accedere alla classifica.
Noi Amiamo la Scuola è un appuntamento che ogni anno si rinnova con entusiasmo e partecipazione crescente – dichiara Francesca Repossi, Responsabile Marketing di Gruppo VéGé –. Il nostro obiettivo è sostenere la scuola in modo concreto, premiando la fiducia delle famiglie e rafforzando il legame con le comunità locali. Con oltre 2.500 punti vendita aderenti e una partecipazione scolastica in continua espansione, questo progetto rappresenta un pilastro del nostro impegno sociale”.

Carrefour investe 5 milioni di euro a Torino per l’iper di Corso Monte Cucco

Un mese di lavori, iniziati alla fine di luglio, e un investimento di circa 5 milioni di euro: tanto ha richiesto il rinnovamento dello storico Ipermercato Carrefour di Corso Monte Cucco a Torino, riaperto ieri 8 settembre. Il punto vendita si estende su una superficie di circa 7.500 metri quadrati e il progetto di ristrutturazione ha interessato le strutture interne, compreso il reparto pescheria, portando all’introduzione di un nuovo reparto panetteria e pasticceria di produzione propria firmata Carrefour.
In linea con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze locali, l’ipermercato di Corso Monte Cucco propone ora una selezione ancora più ampia di specialità piemontesi, tra cui Amaretti di Mombaruzzo, grissini Rubatà, Buon Riso Roma, torcetti e paste di meliga. La cantina vini è stata ampliata con decine di etichette regionali, tra cui i vini Alta Langa e quelli della linea a marchio proprio Terre d’Italia. Il reparto ortofrutta, completamente rinnovato, offre ogni giorno frutta e verdura fresca di stagione, insieme a soluzioni ready to eat come frutta tagliata e macedonie.

UNO SPAZIO PER IL TARGET HORECA
Tra i nuovi servizi si segnala il corner dedicato alla clientela Horeca, con oltre 400 prodotti pensati per rispondere alle esigenze del mondo della ristorazione locale. Una soluzione coerente con l’evoluzione che dovrà avere l’ipermercato a giudizio di Angelo Mastrolia, Presidente di NewPrinces che ha sottoscritto con Carrefour un accordo vincolante per l’acquisizione del 100% del capitale sociale di Carrefour Italia. Il Corner Disney è invece dedicato ai più piccoli per rendere la spesa un momento di scoperta e divertimento per tutta la famiglia.
Abbiamo deciso di investire risorse importanti nel territorio di Torino – ha dichiarato Christophe Rabatel, Ceo di Carrefour Italia – per completare un percorso intrapreso da tempo che ha l’obiettivo di offrire ai nostri clienti locali un’esperienza di spesa di qualità, sostenibile e sempre più legata alle eccellenze del territorio. Oggi rafforziamo con convinzione il nostro legame con Torino e confermiamo l’importanza che questa città ricopre per tutta l’azienda”.
La riapertura del Carrefour Iper di Corso Monte Cucco restituisce ai cittadini uno spazio moderno e rinnovato – ha aggiunto Paolo Chiavarino, Assessore al Commercio e ai Mercati del Comune di Torino – valorizzando l’intero quartiere. La nostra visione di sviluppo del territorio è quella di una città dinamica e inclusiva, dove ogni realtà commerciale, dalla grande alla piccola, contribuisce a creare un tessuto economico forte. Tale iniziativa rappresenta, insieme al prezioso servizio offerto dai negozi di vicinato, un importante sostegno per lo sviluppo economico e per l’innovazione, offrendo nel contempo un’ulteriore opportunità di scelta per i cittadini”.

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