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Bonduelle entra nella V gamma con i Contornissimi

Si chiama I Contornissimi la linea che segna il debutto nella V gamma di Bonduelle, operatore di primo piano nel mondo delle verdure presente in 1 famiglia su 2 in Italia (56,3% di penetrazione). Secondo un’indagine Adacta dello scorso marzo, citata dall’azienda, i consumatori ricorrono sempre più spesso ai contorni pronti per risparmiare tempo, per praticità e varietà, ma sono spesso insoddisfatti dal sapore e dall’offerta attuale. I Contornissimi ambiscono a rispondere a queste esigenze proponendo ricette che Bonduelle definisce pratiche e gustose, realizzate senza conservanti e con ingredienti di alta qualità, pronte in pochi minuti in microonde, in padella, in forno o friggitrice ad aria, secondo la ricettazione.

ABBINAMENTI INEDITI E CONDIMENTI
La gamma si compone di 10 referenze suddivise in 3 sub-brand:

  • Ricettati Delicati: verdure cotte con un topping delicato e ricercato, pensati per chi desidera un contorno leggero, ma con nuovi abbinamenti di gusto. Le ricette, tra cui carote al rosmarino, fagiolini e patate con dressing alla senape, edamame con salsa di soia e sesamo, sono già cotte e pronte da scaldare in microonde o padella in 1-2 minuti.
  • Ricettati Saporiti: contorni di verdure arricchiti da condimenti e ingredienti di carattere. Tra le proposte: zucchine con granella di anacardi e nocciole, broccoli leggermente piccanti, spinaci cremosi al formaggio, melanzane con sugo di pomodoro e basilico, pronti da scaldare in microonde o padella in 2-3 minuti.
  • Ricettati da Gratinare: verdure cotte arricchite da una cremosa besciamella, da gratinare in forno o friggitrice ad aria. Un modo pratico per avere mix di verdure dalla preparazione complessa, come broccoli e cavolfiori con besciamella e formaggio, zucca e patate con besciamella e formaggio, finocchi con besciamella vegetale. In questo caso si tratta di prodotti pronti da gratinare: 7 minuti in friggitrice ad aria o 13 minuti in forno.

TRE COLORI PER FARSI NOTARE
A SCAFFALE
Il superlativo assoluto (-issimi) scelto per battezzare la nuova linea intende enfatizzare ricchezza e premiumness della proposta. Quanto al packaging, I Contornissimi presentano un cluster in cartone con colori diversi per ogni sub-brand, per rendere la gamma immediatamente riconoscibile e facilitare l’identificazione a scaffale. Le vaschette sono pensate per essere utilizzate direttamente in microonde o forno, in modo da garantire massima praticità.
A supporto del lancio, Bonduelle ha annunciato un articolato piano di comunicazione e attivazione on e offline: attività in-store con hostess e vasche extra display dedicate, campagne social con sampling e influencer e media OOH tradizionale e digitale su tutto il territorio nazionale.

Buongrano Mulino Bianco ambasciatore dell’agricoltura rigenerativa

Mulino Bianco alza l’asticella della sostenibilità con il nuovo Buongrano, presentato dal marchio del Gruppo Barilla come il primo biscotto certificato con 100% farina di grano tenero da agricoltura rigenerativa. Il lancio segna l’avvio di una nuova fase della Carta del Mulino, il disciplinare del brand che ha definito standard per la coltivazione sostenibile del grano tenero e che aveva preso il via proprio con Buongrano nel 2018.
In sostanza, il grano tenero utilizzato per questo prodotto nasce da pratiche agricole che verranno verificate e monitorate grazie all’introduzione di una nuova regola del disciplinare, vale a dire il rispetto del “Regenerative Agriculture Standard di Food Chain ID”, che aiuta le piante a crescere più sane e forti, favorendo la fertilità del suolo e garantendo la disponibilità di cibo anche in futuro.

CHE COSA È L’AGRICOLTURA RIGENERATIVA
L’agricoltura rigenerativa è un approccio olistico che mette al centro la salute del suolo e degli agroecosistemi. Tra le pratiche adottate ci sono le rotazioni colturali, che restituiscono nutrienti al terreno e favoriscono la sua naturale fertilità, la copertura vegetale durante i periodi di riposo colturale per proteggere il suolo, la creazione di aree fiorite dedicate ad api, farfalle e altri insetti utili, la riduzione di fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi. Tutto questo, sommato all’uso di tecnologie digitali per monitorare gli impatti, rende possibile rigenerare la fertilità dei terreni, aumentare la biodiversità, migliorare i cicli dell’acqua e rafforzare la resilienza delle comunità agricole.

PER L’INTERA GAMMA IL TRAGUARDO È NEL 2030
Buongrano è solo il primo passo: entro il 2030 tutti i prodotti Mulino Bianco saranno realizzati con farina di grano tenero proveniente da agricoltura rigenerativa. “Con Buongrano vogliamo scrivere un nuovo capitolo della storia di Mulino Bianco – afferma Laura Signorelli, Marketing Director Equity Mulino Bianco – che da cinquant’anni nutre la fiducia che il mondo possa essere un posto migliore. Il nostro obiettivo è far conoscere il valore dell’agricoltura rigenerativa: è il nuovo impegno della marca per continuare a garantire ai consumatori la stessa qualità di sempre, nutrendo al contempo la nostra terra”.

I NUMERI DEL PROGETTO
La Carta del Mulino coinvolge oggi oltre 48.000 ettari coltivati da 1.800 agricoltori, 14 mulini esterni, 70 centri di stoccaggio e il mulino di proprietà Barilla. Secondo quanto riferito dall’azienda, il progetto ha portato alla riduzione delle emissioni di CO₂ eq del 7% annuo rispetto all’agricoltura convenzionale (circa 9.500 tonnellate risparmiate ogni anno, l’equivalente di 320 camion carichi di CO₂ eq). Inoltre, 2.000 ettari (pari alla superficie di 2.900 campi da calcio) sono stati destinati a fasce di biodiversità, che hanno favorito un incremento del 40% degli insetti impollinatori, tra cui api, sirfidi e farfalle, nelle aree monitorate dall’Università di Bologna. Il monitoraggio della salute del suolo è garantito da Socrate, un modello nato da un progetto che utilizza satelliti e intelligenza artificiale per misurare in maniera rapida, economica ed accurata, la sostanza organica del suolo, un indicatore chiave della fertilità.

I PARTNER DELL’INIZIATIVA
Il percorso verso l’agricoltura rigenerativa di Buongrano è reso possibile grazie a un ampio sistema di collaborazioni scientifiche e istituzionali: WWF, CNR – IBE, Università di Torino, Bologna e Tuscia, insieme a partner tecnologici e tecnici come XFarm e Open Fields.
La salute del suolo è alla base della qualità del nostro grano e quindi dei nostri prodotti – commenta Michele Zerbini, Soft Wheat & Flours Italy & Galliate Mill Purchasing Associate Director Mulino Bianco –. Con la Carta del Mulino stiamo lavorando al fianco di partner, agricoltori, stoccatori e mulini per diffondere sempre di più le pratiche di agricoltura rigenerativa, capaci di migliorare la fertilità dei terreni anno dopo anno, favorire la biodiversità e valorizzare il lavoro di tutta la filiera. È un percorso che richiede impegno e collaborazione, ma che ci permette di guardare con fiducia al futuro”.

PER IL WWF È UNA RISPOSTA ALLA CRISI CLIMATICA
Anche WWF Italia, quale partner di questo percorso, riconosce l’importanza dell’agricoltura rigenerativa. “Oggi questo modello di agricoltura rappresenta una risposta concreta alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità – dice Eva Alessi, Head of Sustainability WWF Italy –. Il percorso intrapreso da Mulino Bianco e dal Gruppo Barilla con la Carta del Mulino e che con Buongrano include pratiche di agricoltura rigenerativa è un segnale importante: dimostra che è possibile conciliare produzione alimentare di qualità con il ripristino e la tutela degli agroecosistemi, iniziando dal suolo”.

Il web guida le scelte di acquisto nel non food

Italiani sempre più “digitali”, informati e riflessivi nell’approccio allo shopping di prodotti non alimentari. È quanto emerge da un’indagine condotta da Metrica Ricerche per l’Osservatorio Non Food di GS1 Italy. L’indagine ha voluto approfondire il percorso pre e post acquisto adottato dagli italiani nel mondo dei prodotti non food, e in particolare, il ruolo degli strumenti digitali (come i motori di ricerca, i social e l’intelligenza artificiale) nella raccolta di informazioni e nell’orientamento agli acquisti.
Dalla ricerca emerge che l’acquisto non è più un atto, ma un processo – commenta Samanta Correale, Business Intelligence Senior Manager di GS1 Italy – dove chi sa orientarsi, leggere, confrontare e verificare si sente più protetto e soddisfatto. Il consumatore ha imparato a muoversi nel labirinto dell’offerta e oggi vuole essere protagonista delle proprie scelte”.

COME SI DECIDE COSA COMPRARE E DOVE?
Quando iniziano a pianificare un acquisto, gli italiani vanno online soprattutto per due scopi: cercare i negozi che vendono il prodotto cercato e confrontare i prezzi per cercare quello più conveniente. La ricerca dello shop dove trovare il prodotto voluto riguarda soprattutto il bricolage (39% delle risposte), seguito da casalinghi e profumeria e cosmesi, categorie in cui i consumatori mostrano un approccio più razionale e riflessivo.
Invece quando si tratta soprattutto di comprare mobili e arredamento (43,7%) e abbigliamento, calzature, intimo e accessori (40,2%), ma anche tessile per la casa e articoli per lo sport il motore dei consumatori sono il confronto dei prezzi e la ricerca di convenienza.
Ci sono poi prodotti di routine e consumo rapido (come i detersivi per l’igiene e la cura della casa) dove a prevalere è una logica di acquisto abituale e di impulso, spesso legata all’esperienza o alla fiducia consolidata in determinati brand, tanto che il 46,3% dei consumatori decide al momento dell’acquisto, senza una preliminare ricerca di informazioni. Un atteggiamento riscontrato in misura minore anche per altre merceologie, come abbigliamento, edutainment e tessile casa.

MOTORI DI RICERCA E RECENSIONI PER INFORMARSI
Prima di decidere cosa e dove comprare, si ricorre all’online anche per cercare informazioni e leggere le recensioni di altri utenti, che sono tra i contenuti più determinanti per gli acquisti.
I motori di ricerca sono il principale strumento di raccolta delle info in quasi tutte le categorie, e soprattutto in bricolage, casalinghi, tessile, elettronica e mobili e arredamento, dove coinvolgono oltre il 50% dei consumatori. A seguire troviamo i marketplace e siti di aziende rivenditrici, che rappresentano un punto di riferimento consolidato sia per la ricerca che per il confronto tra alternative, in particolare per tessile casa, casalinghi ed edutainment.
Le recensioni online sono il punto di riferimento per articoli sportivi, edutainment e detersivi, e sono importanti anche per elettronica di consumo e casalinghi. Quanto ai siti ufficiali delle aziende sono consultati in particolare per i mobili e arredamento (48,8%) così come i comparatori di prezzo (37,4%), molto utilizzati anche per abbigliamento e bricolage.
Le recensioni lasciate da altri utenti sono il maggior orientamento d’acquisto e l’elemento più persuasivo in tutte le categorie rilevate dell’Osservatorio Non Food – aggiunge Correale – con valori particolarmente elevati (superiori al 70%) in edutainment, articoli sportivi e bricolage. Invece gli influencer hanno un ruolo piuttosto limitato nella fase di scelta, con impatti più rilevanti per categorie ‘estetiche’ come la profumeria e la cosmetica (12,0%)”.

SUI SOCIAL SI SCEGLIE, MA POI SI VA NEL NEGOZIO ONLINE O FISICO
I social sono protagonisti prima, durante e dopo l’acquisto di un prodotto non food. Funzionano soprattutto nel momento della scoperta e della prima valutazione (oltre il 60% in quasi tutte le categorie), quando li si usa per raccogliere informazioni, confrontare, o semplicemente farsi un’idea prima di decidere cosa acquistare. La fase post-acquisto ha un’incidenza più contenuta, ma non trascurabile visto che tutorial o feedback post-vendita fungono da aiuto e supporto per l’acquirente.
Ma i social spingono anche gli acquisti: il 42,3% degli utenti dichiara di aver acquistato almeno una volta un prodotto dopo averlo visto sui social e a guidare la trasformazione dei social in strumenti di consumo sono soprattutto la Generazione Z e i Millennial. A finire nel basket di spesa sono soprattutto prodotti legati all’identità personale e al lifestyle, come abbigliamento, calzature e accessori e profumeria e cosmesi.
Va detto anche che la maggior parte degli acquisti non avviene direttamente sui social e solo una minoranza effettua il checkout attraverso le piattaforme, mentre la stragrande maggioranza clicca su un link, visita un sito esterno o si reca fisicamente in negozio.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUÒ ASPETTARE
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale per pianificare gli acquisti non food non è ancora un’abitudine, bensì un comportamento occasionale e sporadico. “Solo il 16,3% degli intervistati ha dichiarato di usare gli assistenti virtuali, i chatbot o gli strumenti di raccomandazione intelligente – sottolinea Correale – e di farlo specialmente per comprare prodotti di elettronica, edutainment e casalinghi”. La Generazione Z è la più coinvolta con il 32,3% che utilizza sistemi di AI durante lo shopping non food contro l’8,0% dei Boomer.
Il restante 83,7% del campione dichiara di non utilizzare strumenti di questo tipo per acquistare prodotti non food, perché preferisce il contatto e l’interazione umana (45,5%), perché non sa come utilizzarli (28,3%) o non è capace di farlo (13,6%), ma anche per una certa diffidenza nei confronti dei risultati proposti (20,6%), per timori legati alla privacy (14,7%) o per motivazioni etiche o ambientali (intorno al 5%).
L’Osservatorio Non Food di GS1 Italy raccoglie informazioni su 13 comparti: abbigliamento e calzature, elettronica di consumo, mobili e arredamento, bricolage, articoli per lo sport, prodotti di profumeria, casalinghi, prodotti di automedicazione, edutainment, prodotti di ottica, tessile casa, cancelleria, giocattoli. Di questi, lo studio mette a fuoco giro d’affari, consumi, canali di vendita, innovazioni tecnologiche e tendenze, venendo aggiornato annualmente

Gen X, la generazione dimenticata vale 15,2 trilioni di dollari

Attenti a sottovalutarli, perché sono loro il motore dei consumi. I nati tra il 1965 e il 1980 appartengono alla cosiddetta Gen X, spesso chiamata “Generazione Sandwich”, perché centrale tra due fasce d’età che si affidano a lei: da una parte, i genitori verso i quali ricoprono la funzione di caregiver – richiedendo assistenza fisica, emotiva o economica – e, dall’altra, se presenti, i figli che invece hanno bisogno di supporto per l’istruzione e non solo. Essendo così tanto intrecciata con le altre due generazioni, la Gen X possiede un ruolo centrale nei consumi, esercitando una forte influenza sulle decisioni di acquisto di genitori e figli. Si pensi che le donne di questa generazione controllano il 50% della spesa globale e condizionano il 70-80% delle decisioni di acquisto delle famiglie.

UN MERCATO CHE VALE IL DOPPIO DELLA SPESA CINESE
La Gen X è al centro di un importante cambiamento economico considerando che guida la spesa in varie categorie mentre gestisce le esigenze di più generazioni – dichiara Marta Cyhan-Bowles, Chief Communications Officer & Head of Global Marketing COE di NIQ –. I dati sono chiari: l’influenza della Gen X è profonda e troppo spesso trascurata dai brand. Questo target continuerà a plasmare il futuro dell’economia globale e dei consumi per molti anni a venire”.
È questo il profilo tracciato dall’ultimo report globale curato da NielsenIQ, in collaborazione con World Data Lab (WDL), dal titolo “The X Factor: How Generation X is quietly driving trillions in consumer spending” (Il Fattore X: come la Generazione X guida silenziosamente trilioni di spesa nei consumi). I nati tra il 1965 e il 1980 formano la fetta di consumatori più influente e trascurata del prossimo decennio. Grazie all’analisi, si delinea un target dal grande potenziale: globalmente, nonostante sia più piccola dei Millennial o della Gen Z, la Gen X rappresenterà nel 2025 il secondo più grande mercato di consumo al mondo – secondo solo agli Stati Uniti e circa il doppio della spesa totale della Cina.

CAPACITÀ DI SPESA RILEVANTE
Non solo hanno una concreta potenzialità di orientare le scelte di spesa, ma hanno anche una grande capacità di acquisto: a livello globale, le persone tra i 45 e i 60 anni si trovano nei loro anni di massima spesa già dal 2021 e continueranno ad essere quelle con la spesa più alta al mondo fino al 2033. Eppure, fa notare NielsenIQ, il mercato si sta rivolgendo principalmente alla Gen Z, dimenticandosi della Gen X la quale, secondo le previsioni, solo nel 2025 spenderà 15,2 trilioni di dollari, e la cui spesa annuale entro il 2035 raggiungerà il picco di 23 trilioni. Un aumento indirizzato a tre categorie chiave: alimenti e bevande analcoliche (+507 miliardi di dollari), beauty (+80 miliardi di dollari) e bevande alcoliche (+42 miliardi di dollari).
La Gen X è una parte significativa dei consumatori italiani – afferma Enzo Frasio, Amministratore Delegato di NIQ Italia –. La spesa complessiva della Gen X per il 2025 equivale a circa 369,8 miliardi di dollari ed è destinata a crescere del 23% raggiungendo nel 2030 la cifra di 455,6 miliardi di dollari. Nel Bel Paese, questa generazione mostra una buona capacità di spesa: su 14,2 milioni di individui, 1,5 milioni rientrano nella fascia ad alto reddito, contribuendo al fatturato della Gdo con 105 miliardi di dollari e una spesa media individuale annua di 67,4 mila dollari. Sono invece 12,1 milioni quelli della classe media, che generano 263 miliardi di dollari con una spesa pro capite di 21 mila dollari. Questi dati ci mostrano come sia, per brand e retail, un target importante a cui rivolgersi per investire su una crescita a lungo termine”.

CURIOSI E APERTI ALL’ESPLORAZIONE
Dalle rilevazioni di NielsenIQ, i nati tra il 1965 e il 1980 sembrano essere inclini all’esplorazione negli acquisti: anche se non sono pionieri, visto che questo ruolo spetta ai Millennials (20% vs solo 9% della Gen X), si delinea comunque un profilo curioso e disposto a provare nuovi prodotti. Infatti, al 42% piace provare nuovi articoli e restare aggiornato sulle novità e spesso è alla ricerca di nuovi prodotti da adottare (vs 31% dei Baby Boomer).
Inoltre, il 43% del campione di consumatori tricolore appartenenti alla Gen X dichiara di non prestare attenzione alla marca, ma di lasciarsi orientare prevalentemente dal bisogno, mentre il 28% indica di voler mettere nel carrello della spesa, quando possibile, le grandi marche conosciute o prodotti di insegne fidate. Gli articoli di alta gamma sono acquistati dal 44% del campione per concedersi qualcosa di speciale. Emerge anche spazio per i piccoli brand (15%), evidenza ancora più marcata nelle generazioni più giovani (Millenials 19%; Gen Z 21%).

TECNOLOGIA SÌ, MA SENZA RINUNCIARE ALLE INTERAZIONI UMANE
Un ritratto articolato quello della Gen X italiana quando ad essere posto sotto i riflettori è il loro rapporto con la tecnologia. Da una parte, viene integrata nella loro vita quotidiana e si affidano ai sistemi di automazione per accelerare le loro decisioni di acquisto (27%) e ai dispositivi intelligenti (es. i sensori nel frigo) per ordinare i prodotti mancanti (25%). Dall’altra, però, rimane ancora un alone di cautela – per salvaguardare la privacy, è il 49% a evitare di condividere informazioni personali nelle interazioni virtuali– e viene ancora richiesto l’apporto umano quando si richiede supporto ai customer service, come indicato da oltre la metà del campione (53%).

Saikebon parla alla Gen Z con la rapper Anna

Saikebon, brand di noodles istantanei di Star, annuncia una nuova collaborazione con la rapper Anna. L’iniziativa è presentata come un invito a vivere uno stile di vita senza compromessi, con massima libertà di espressione, e all’inno di “Total Baddie, Zero Sbatti”. L’obiettivo della campagna è trasmettere alla Gen Z il messaggio di #TakeEatEasy del brand attraverso contenuti che parlano la loro lingua.
Il riferimento è a “Vera Baddie”, primo album in studio di Anna, e al singolo “Vieni dalla Baddie”, entrambi pubblicato nel 2024. Il termine deriva da “bad”, cattivo, ma nello slang Usa non ha un’accezione negativa. E nemmeno un corrispettivo esatto in italiano, tanto che la stessa Anna, in un’intervista all’Ansa, lo aveva definito in maniera articolata “Essere una baddie significa essere una giovane ragazza forte, sicura di sé, determinata, coraggiosa nelle proprie scelte, dolce. Una tipa tosta che non perde mai di vista i propri obiettivi”.

SPOT E CONCORSO SUI PRODOTTI DELLA GAMMA
La campagna, in questa prima fase, si svilupperà su diversi touchpoint: fino al 1° novembre su Tv, radio, digital e social (Instagram, TikTok e Spotify) sarà on air lo spot in cui Anna apre le porte del suo camerino mentre gusta un Saikebon e dà voce al payoff “Total Baddie, Zero Sbatti”, sulle note della sua hit “Désolée”. Durerà invece fino al 30 novembre il concorso che nei punti vendita coinvolge tutti i prodotti Saikebon, con in palio il merchandising di Anna e la possibilità di partecipare all’estrazione finale per 5 shopping card ognuna del valore di 1.000 euro.
Saikebon ha rivoluzionato il mercato – commenta Francesca Sansò, Marketing Director di Star – inventando nuovi rituali e dando vita alla categoria dei noodles istantanei in Italia. Oggi, con Anna, il brand compie un ulteriore passo: va oltre il ruolo tradizionale del prodotto per entrare nella cultura pop, mantenendo intatto il suo spirito originale. ‘Total Baddie, Zero Sbatti’ non è solo una campagna, ma un invito a sentirsi parte di una community autentica, dove ci si racconta senza filtri e senza compromessi”.
La collaborazione tra il brand e l’artista proseguirà anche nei primi mesi del 2026. Il progetto è stato ideato e sviluppato da Kiwi, unit creativa di Uniting Group, in sinergia con Flu, altra sigla del gruppo focalizzata sull’influencer marketing.

I prodotti Old Wild West in vendita all’Esselunga

Capitalizzare la notorietà del proprio marchio in contesti diversi da quello di appartenenza è una strategia adottata da tante aziende e in settori molto diversi. Ora è la volta di Old Wild West, che ha però scelto un “teatro” molto particolare per dare visibilità al proprio brand: gli scaffali di Esselunga. La catena di ristoranti ispirata all’ambientazione e allo stile del vecchio West del gruppo Cigierre – Compagnia Generale Ristorazione è infatti presente per la prima volta in Gdo con due suoi prodotti, il controfiletto e l’entrecôte argentini.
La partnership è partita ad aprile su una selezione di punti vendita Esselunga ed è stata estesa all’intera rete di superstore durante il mese di settembre. Entro la fine dell’anno i prodotti a marchio Old Wild West entreranno a far parte anche del volantino promozionale Esselunga, in modo da avviare una comunicazione capillare ai clienti della catena.

UN TRAGUARDO E UN’OPPORTUNITÀ
L’ingresso di Old Wild West nei punti vendita Esselunga viene considerato dall’azienda un traguardo significativo nello sviluppo del marchio e nella sua capacità di interpretare le nuove dinamiche del mercato. “Essere presente per la prima volta sugli scaffali di una catena della grande distribuzione rappresenta per noi un’opportunità importante – dichiara Marco Di Giusto, Ceo di Cigierre –. Esselunga è sinonimo di qualità, attenzione alla filiera e cura del dettaglio: valori che condividiamo e che da sempre guidano la nostra proposta anche nei ristoranti Old Wild West. Questa partnership è per noi un passo strategico che apre nuove prospettive di crescita per il brand”.
Cigierre è nata nel 1995 a Udine con l’obiettivo di creare, sperimentare e gestire nuovi format di ristorazione. Proprietaria delle catene Old Wild West, America Graffiti, Wiener Haus, Pizzikotto, Shi’s e Smashie, conta oltre 370 locali in Italia e all’estero, che hanno servito più di 30 milioni di clienti nel 2024.

Shopping natalizio, ecco i giorni di maggiore affluenza

È il 3 gennaio 2026 la data da segnare con il bollino rosso sul calendario dei retailer. Sarà quella la giornata che in Italia registrerà il più alto flusso di visite nei negozi dell’intero periodo natalizio, cioè nel momento più importante per lo shopping (e il fatturato). A dirlo è la divisione di consulenza e analisi del traffico retail di Sensormatic Solutions. Le proiezioni sono basate su trend e dati storici rilevati dalla soluzione ShopperTrak Analytics, che monitora 40 miliardi di visite di acquirenti a livello globale, offrendo un quadro preciso delle abitudini di acquisto.

A CACCIA DI OFFERTE
I dati in realtà rappresentano una conferma di una tendenza ormai consolidata. In un contesto in cui i consumatori continuano a spendere con prudenza è prevedibile che i giorni di maggiore affluenza nei punti vendita durante il periodo festivo coincidano con quelli in cui fioccheranno gli sconti. Ed ecco spiegato perché l’inizio dei saldi invernali – il 3 gennaio 2026, appunto – e le due domeniche successive (4 e 11 gennaio 2026) occupano le prime tre posizioni della speciale classifica, mentre la domenica della Black Week (30 novembre 2025) si inserisce al quarto posto.
Chiude il quintetto il 21 dicembre 2025, cioè l’ultima domenica prima di Natale. In questo caso a guidare lo shopping e provocare il picco di traffico saranno gli acquirenti ‘last minute’. Ma attenzione: una ricerca condotta sempre da Sensormatic Solutions su oltre 1.000 utenti italiani evidenzia che il 57% dei consumatori prevede di anticipare gli acquisti, con l’obiettivo di distribuire il costo delle festività su più mensilità.

LE PROMOZIONI HANNO BISOGNO DI DATI
Insomma, gli italiani continueranno a praticare uno shopping “intelligente”, tanto che il 69% dichiara che dedicherà più tempo alla ricerca di offerte vantaggiose per i propri acquisti natalizi. “La corsa al Natale è alle porte e la competizione per catturare l’attenzione dei clienti quest’anno sarà più agguerrita che mai – dichiara Nicola Fagnoni, General manager Italy & Med Countries ShopperTrak Analytics di Sensormatic Solutions –. In un contesto caratterizzato da incertezza economica che colpisce sia gli acquirenti che le aziende, i retailer che daranno priorità a promozioni omnicanale precise e personalizzate otterranno un vantaggio significativo. L’analisi dei dati rappresenterà il fattore chiave per queste iniziative: dotati di previsioni accurate, i retailer possono utilizzare questi insight per creare esperienze in-store comode e fluide, quelle che gli acquirenti oggi privilegiano”.

I dazi sulla pasta al 107% sconvolgono i piani di Sgambaro

Stavolta tocca alla pasta: l’ombra dei dazi si allunga su un prodotto simbolo del Made in Italy. Tutto è nato da un’indagine del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti e dall’accusa rivolta a vari produttori italiani di aver praticato dumping nell’ordine del 91,74% sul prezzo di vendita, che quindi sarebbe stato fortemente ribassato per conquistare quote di mercato a danno della concorrenza locale. Il dazio antidumping – su cui l’amministrazione Usa non ha però ancora preso una decisione definitiva – sarebbe di eguale entità e si sommerebbe al 15% previsto per tutte le merci provenienti dall’Europa. In pratica le aziende italiane del settore dovrebbero fronteggiare un superdazio pari a quasi il 107%.
Un fulmine a ciel sereno, come lo definisce Claudio Costantini, Direttore Generale del pastificio veneto Sgambaro, capace di sconvolgere tutti i piani: “Una stangata di queste dimensioni diventa insostenibile e quasi inverosimile. Stiamo parlando di un mercato export che vale 700 milioni di euro e che ha già subìto l’accordo sui dazi al 15%”.

FORTI CONSEGUENZE ANCHE SUL MERCATO INTERNO
Inevitabili le ripercussioni, anche perché secondo Costantini sulla pasta i margini sono già bassi: “Vendite bloccate, ma soprattutto ingenti volumi di merce da immettere su mercato interno e su quello europeo con conseguente impatto sui prezzi. Lavoriamo in un mercato già di per sé saturo, che segue un trend costante e rassicurante, ma lento nei suoi movimenti. È difficile ripensare a dei repentini cambi di strategia per affrontare la nuova situazione ed ecco perché riteniamo sia urgente aprire un tavolo di lavoro comune con la Farnesina e con le associazioni di categoria in modo da adottare un approccio comune e far sentire un’unica voce”.
Per il pastificio Sgambaro, il mercato americano pesa meno del 10% sui 24 milioni di euro di fatturato raggiunto nel 2024, ma rappresenta la priorità numero uno su cui investire nel 2026. “Abbiamo messo in programma, proprio dall’anno prossimo, dei piani di sviluppo – ribadisce Costantini – che prevedono sia l’espansione della struttura organizzativa e commerciale sia del portfolio di prodotti dedicati. Un cambiamento di questa portata ci costringerebbe a ripensare tutto il nostro business plan”.

Rossotono si presenta al meglio a Bari

Apulia Distribuzione rafforza il suo presidio in Puglia con l’apertura di un nuovo punto vendita Rossotono a Bari, in via Fanelli 232. Lo store, aperto con il format dei grandi supermercati Rossotono Market, conta una superficie di vendita di 1.800 mq, 36 dipendenti e 7 casse. All’interno è dotato di banchi serviti di gastronomia, macelleria, pescheria e un banco pane e pasticceria. A questi sono aggiunti un banco ready to eat e macelleria pronti da cuocere. È inoltre provvisto di un parcheggio in grado di accogliere oltre 200 automobili, con anche colonnine per la ricarica delle vetture elettriche.
L’assortimento comprende più di 1.000 referenze a marchio RT e Selezione Rossotono, la private label di Apulia Distribuzione. Il negozio aderisce al programma loyalty Speasy, con cui i clienti Rossotono possono accedere alla raccolta punti e a coupon personalizzati secondo le loro esigenze. Disponibile, inoltre, il servizio di spesa a domicilio.

QUARTO POSTO IN PUGLIA PER QUOTA DI MERCATO
Apulia Distribuzione conta al momento più di 280 punti di vendita in cinque regioni del Sud, per un totale di oltre 150.000 metri quadri di superficie di area vendite, a cui si aggiungono il format dell’ingrosso Cash&Carry Tuttorisparmio. Nel 2024 Apulia Distribuzione ha registrato un fatturato alle casse pari a oltre 887 milioni di euro. In Puglia è al 4° posto nel ranking GNLC-Nielsen con una quota di mercato pari al 9,12%.
“Il nuovo Rossotono Market di Bari rappresenta un nuovo traguardo per l’espansione capillare della nostra rete diretta in tutto il Sud e in particolare in Puglia dove la nostra insegna vuole diventare un player innovativo per garantire alta qualità e accessibilità a tutte le famiglie del territorio – commenta Michele Sgaramella, Direttore Commerciale di Apulia Distribuzione –. Soprattutto a Bari, città dove Apulia Distribuzione ha le sue radici e dove è nato il progetto Rossotono, abbiamo voluto realizzare uno dei punti vendita più grandi tra quelli avviati finora, moderno e completo di tutti i comfort per i nostri clienti. Il nuovo Rossotono vuole essere il nostro modo per celebrare la città”.

Dog Heroes raccoglie 5 milioni di euro per crescere nel retail

Risorse finanziarie in arrivo per Dog Heroes: il brand di cibo fresco per cani ha chiuso un round complessivo da oltre 5 milioni di euro, frutto sia della conversione di precedenti strumenti finanziari sia di nuovi investimenti. I fondi serviranno ad accelerare la crescita online e a incrementare la distribuzione nei pet store, canale che si è affiancato a quello principale, cioè la vendita diretta con consegna a domicilio con cui era stata avviata l’attività aziendale. Da settembre 2025 i prodotti della linea “fresco da dispensa” sono presenti in oltre 300 punti vendita Arcaplanet in tutta Italia. Questa collaborazione si aggiunge a quelle già attive con Isola dei Tesori, Giulius e Finiper Pet Store, portando a oltre 450 i pet store serviti. Petco, l’azienda a cui il marchio appartiene, punta a raggiungere i 15 milioni di euro di ricavi entro il 2027.
Dog Heroes è stato lanciato nel 2020 da Marco Laganà e Pierluigi Consolandi e da allora ha servito più di 25.000 cani in tutta Italia e consegnato oltre 4 milioni di pasti a domicilio. Primo finanziatore era stato Grégoire Desforges, discendente della famiglia Marzotto, che lo scorso gennaio ha rilevato la maggioranza dell’azienda vinicola siciliana Baglio di Pianetto fondata dal nonno, il conte Paolo Marzotto.
Il portafoglio del marchio si articola oggi in 6 ricette di fresco surgelato, 5 ricette di fresco da dispensa e una gamma di snack e masticativi complementari. L’assortimento è sviluppato su 7 diverse proteine animali. Tre gli obiettivi importanti per il 2026: il lancio di un nuovo sito web per migliorare ulteriormente l’esperienza digitale, l’introduzione di una linea di integratori per cani e la presentazione della prima gamma di cibo fresco da dispensa per gatti.

UN MERCATO IN FORTE ESPANSIONE
Il round è stato guidato da VC Partners SGR – Fund I con la partecipazione di CDP Venture Capital SGR, attraverso il Fondo Rilancio, Albemarle Asset Management e business angels. L’aumento di capitale arriva in un contesto di mercato in forte espansione: secondo i dati Fediaf (Federazione europea dell’industria degli alimenti per animali da compagnia), in Europa il pet food vale oltre 29 miliardi di euro (dati 2023), con circa 90 milioni di cani e 108 milioni di gatti nelle famiglie. L’Italia rappresenta uno dei mercati più dinamici, con un giro d’affari di oltre 3,1 miliardi di euro (+3,7% a valore) nel solo segmento cane-gatto (Rapporto Assalco-Zoomark 2025).
Con questo round acceleriamo lo sviluppo dell’attività – commenta Pierluigi Consolandi, co-fondatore di Dog Heroes (a sinistra nella foto in alto) – investendo principalmente nell’ampliamento della presenza multicanale e della capacità produttiva. Vogliamo rendere il cibo fresco la scelta naturale per i pet parent italiani, unendo qualità, servizio e accessibilità”.
“Siamo partiti con una visione chiara: migliorare la vita dei cani attraverso un’alimentazione sana e naturale – aggiunge Marco Laganà, co-fondatore dell’azienda (a destra nella foto in alto) –. Questo round ci permette di investire su persone, tecnologia e distribuzione per scalare in modo sostenibile, offrendo qualità e varietà per clienti e retailer, rafforzate da un’educazione nutrizionale solida e diffusa”.
Secondo Alberto Grignolo, Managing Partner di VC Partners, “Dog Heroes ha intercettato un bisogno di mercato in forte crescita, quello di un’alimentazione per animali domestici più salutare e trasparente. Il team ha dimostrato una capacità di esecuzione eccezionale, ottimizzando il proprio modello di business in un contesto in evoluzione”.

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