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Shopping natalizio all’insegna della cautela

Un sentimento di cauta fiducia caratterizza la stagione di shopping in vista delle festività 2025: se a livello globale la spesa media prevista cresce del 24% rispetto al 2024, in Italia i consumatori mostrano un atteggiamento più prudente, con budget pianificati e acquisti anticipati. A dirlo è l’Holiday Retail Report 2025 di Shopify, la principale piattaforma per il commercio globale diffusa in oltre 175 Paesi in tutto il mondo e che nel 2024 ha supportato gli acquisti di oltre 875 milioni di persone (pari a 1 utente Internet su 6). Secondo i dati raccolti su un campione rappresentativo di consumatori e imprese, in Italia e nei principali mercati europei e mondiali la fiducia persiste, ma con un approccio più razionale e pianificato.

GLI ITALIANI RIDUCONO IL BUDGET
La spesa media degli italiani prevista per le festività secondo Shopify si attesta a 185 euro (vs 192 dollari a livello globale), in calo del 15% rispetto ai 219 euro del 2024. Oltre 4 italiani su 10 (44%) dichiara inoltre di aver già stabilito un budget oculato di spesa e, di questi, circa un terzo (30%) si impegnerà a rispettarlo. Le stesse aziende italiane coinvolte nella ricerca si dichiarano parzialmente ottimiste in vista dello shopping festivo, con il 64% che prevede vendite in crescita.
I consumatori italiani mostrano segnali di una consapevolezza più matura rispetto all’attuale contesto economico – commenta Paolo Picazio, Country Manager per l’Italia di Shopify (nella foto a sinistra) – che va di pari passo con il crescente coinvolgimento di tecnologia e intelligenza artificiale, utilizzate sempre più in modo pragmatico per semplificare l’esperienza d’acquisto. In questo scenario, unificare i canali e creare una connessione fluida tra online e offline si confermano fattori chiave per intercettare e fidelizzare i clienti, che restano particolarmente attenti al prezzo e che trovano in sconti, spedizione gratuita e programmi fedeltà i principali driver di fiducia verso i brand”.

GLI ACQUISTI INIZIANO PRIMA, LE PROMO NO
L’incertezza economica e la crescita dei costi non sembra quindi inficiare la voglia di shopping in vista del Black Friday & Cyber Monday 2025 e delle festività natalizie, ma le condizioni macroeconomiche ne vanno a modificare la programmazione. Quasi un quarto (26%) degli italiani, infatti, dichiara che inizierà gli acquisti prima del solito, ma solo il 12% delle aziende lancerà promozioni prima di ottobre: un divario che potrebbe far perdere ai brand l’opportunità di intercettare la domanda.

LA TECNOLOGIA NEL CARRELLO
Quest’anno ancor più del precedente, l’intelligenza artificiale si conferma una delle leve chiave del commercio moderno. Sia per i consumatori che per le aziende. Due terzi (66%) dei consumatori italiani prevedono infatti di utilizzare strumenti basati su AI per almeno un’attività di shopping durante le festività, in particolare per trovare offerte (30%) o scoprire nuovi prodotti (20%). Anche a livello globale quasi due terzi (64%) dei consumatori dichiarano di voler utilizzare l’AI per almeno una fase dello shopping natalizio, confermando come l’Italia, da questo punto di vista, si muova in linea con gli altri mercati.

LE IMPRESE INVESTONO IN INTELLIGENZA ARIFICIALE
Parallelamente, oltre 8 imprese italiane su 10 (83%) coinvolte nella ricerca Shopify dichiarano di aver già investito (o pianificato di investire nei prossimi 12 mesi) in soluzioni AI per migliorare l’esperienza di scoperta e acquisto dei propri prodotti.
Tuttavia, la tecnologia non sostituisce la relazione umana: il 74% degli italiani dichiara che “comprare da una persona” resta un elemento importante nell’esperienza di acquisto, in forte crescita rispetto al 55% del 2024. La fiducia nell’AI cresce (il 47% ritiene che migliorerà l’esperienza d’acquisto); allo stesso tempo, il 65% dei consumatori italiani resta ancora diffidente verso un uso non trasparente della tecnologia.

FISICO O DIGITALE? IL FUTURO È IBRIDO
La multicanalità è ormai una realtà consolidata del percorso d’acquisto: oggi l’80% dei consumatori italiani scopre nuovi prodotti attraverso una combinazione di canali fisici e digitali, un dato in crescita rispetto al 74% del 2024 e perfettamente in linea con la media globale. La riscoperta del negozio fisico (+18%) va di pari passo con l’aumento delle ricerche online (+9%), mentre la pubblicità, sia tradizionale (+23%) che digitale (+20%), torna a essere un potente motore di scoperta.
Ma se i canali digitali – social media, influencer e community – giocano un ruolo crescente nella fase di ispirazione (con crescite rispettive del 20%, 15% e 27%), quando si tratta di prendere decisioni di acquisto vere e proprie entrano in gioco dinamiche più personali e “umane”: al primo posto la famiglia (45%), seguita dallo stato d’animo al momento dello shopping (34%) e dal classico “window shopping” (32%). Solo dopo arrivano advertising, social network e, in coda, celebrities e influencer (6%), a conferma di come fiducia, emozioni e relazioni restino i driver più autentici delle scelte dei consumatori italiani.
Si consolida così un modello ibrido, con quasi quattro italiani su dieci (39%) che divideranno gli acquisti tra online e offline, a conferma della necessità per i brand di adottare strategie di commercio unificato, capaci di offrire esperienze coerenti e senza frizioni, indipendentemente da canali e touchpoint. Tuttavia, il 46% dei consumatori italiani ha abbandonato un acquisto nell’ultimo anno a causa di checkout lenti o complessi (48% a livello globale), evidenziando quanto la semplicità e l’integrazione dei processi restino elementi decisivi nel percorso d’acquisto.

SEMPLICITÀ E SOSTENIBILITÀ GUIDANO LE SCELTE
Sconti e offerte restano asset fondamentali per fidelizzare: il 53% degli italiani li considera il principale incentivo alla fedeltà, seguiti da spedizioni gratuite (35%) e programmi loyalty (25%). Allo stesso tempo, la sostenibilità si consolida come valore guida: il 26% intende acquistare in modo più consapevole, mentre il 27% privilegerà brand locali per sostenere l’economia del territorio. La sfida è dunque, per le imprese, trasformare l’impegno etico in leva di fiducia e valore. La sostenibilità, sempre più, è ormai parte dell’esperienza e non un messaggio a sé.
Il retail italiano sta attraversando una fase di evoluzione e maturità – conclude Paolo Picazio –. Il quadro che emerge è quello di un consumatore più consapevole, che guarda alle festività con ottimismo ma anche con realismo: la fiducia torna, ma è una fiducia attenta e costruita su esperienze di valore, convenienza e autenticità. I brand che sapranno coniugare intelligenza artificiale, sostenibilità e relazioni personali costruiranno il vero vantaggio competitivo del futuro”.

LA METODOLOGIA DELLE INDAGINI SU CONSUMATORI E IMPRESE
L’indagine sui consumatori presente nell’Holiday Retail Report 2025 di Shopify è stata realizzata su un campione di 18.000 consumatori in nove Paesi (Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti). Le interviste sono state condotte online da Sapio Research nel mese di agosto 2025 tramite invito via e-mail e questionario web. Per l’Italia il campione è di 2.000 rispondenti.
L’indagine sulle aziende è stata realizzata su un campione di 7.500 imprenditori e decision maker aziendali (non esclusivamente merchant Shopify) attivi in aziende con meno di 1.000 dipendenti, nei medesimi nove Paesi. Le interviste sono state condotte online da Sapio Research tra agosto e settembre 2025 tramite invito via e-mail e questionario web. Per l’Italia il campione è di 1.000 rispondenti.

Acquisizione nel Regno Unito per Granarolo

Consolidare la propria presenza nel Regno Unito ed in particolare a Londra. È questa la ragione che ha spinto Granarolo ad acquisire il 100% di West Horsley Dairy Limited, azienda di distribuzione di prodotti lattiero caseari (latte, panna, formaggi, yogurt) e prodotti per la colazione. Fondata da Philip e Catherine Colton nel 1992, opera con 73 dipendenti, disponendo di una flotta di 43 veicoli refrigerati che si muovono in tutto il sud-est dell’Inghilterra raggiungendo circa 500 clienti – prevalentemente ristoranti, pub, hotel – e con una buona copertura distributiva nell’area di Londra.
Nel 2024 West Horsley Dairy Limited ha fatturato circa 16 milioni di sterline (oltre 18 milioni di euro al cambio attuale).

IL PRESIDIO DEL MERCATO OLTREMANICA
In Inghilterra Granarolo è presente con Granarolo UK Ltd ed è cresciuta nel febbraio 2018 grazie all’acquisizione del 100% del Gruppo Midland Food, distributore di prodotti alimentari freschi, ambient e surgelati nel Regno Unito. In UK, Granarolo rappresenta oggi il 12,8% del dairy italiano esportato (fonte: Clal data + Sell-in data, volume a.t. luglio 2025).
In particolare, la crescita a volume di Granarolo nel Regno Unito è stata del +8,6% vs anno precedente (fonte: Clal data + Sell-in data, volume a.t. luglio 2025). Per Granarolo le vendite all’estero nel 2025 rappresentano circa il 40% del totale. L’azienda si è attestata tra i principali player nell’export di prodotti dairy italiani nel mondo, arrivando a rappresentare il 9,1% del totale (fonte: Clal data + Sell-in data, volume a.t. luglio 2025).

FOCUS SU HORECA E FOODSERVICE
Nel piano strategico 2026-2029 l’internazionalizzazione e in particolare UK e Germania in Europa rappresentano paesi target. “Il consolidamento in UK è un tassello importante della politica di crescita del gruppo all’estero – dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo –. Il progetto è quello di far crescere in modo significativo i volumi del totale dairy italiano in UK, avendo come focus i mercati dell’horeca e del food service di Londra nel quale West Horsley ha consolidato la propria presenza”.

PIÙ ITALIA NELL’OFFERTA DELLA SOCIETÀ TARGET
Puntiamo nel corso dell’anno ad integrare il portafoglio prodotti di West Horsley con la nostra vasta gamma di formaggi italiani freschi e stagionati – aggiunge Anthony Bosco, Chief Executive Officer di Granarolo UK – quali Mozzarella, Burrata, Stracciatella, Mascarpone, Parmigiano Reggiano Dop, Gorgonzola Dop e Pecorino Dop e altre specialità italiane”.
Siamo lieti di cedere West Horsley Dairy a un’azienda come Granarolo, che ha fatto della qualità dei propri prodotti un valore fondamentale – commentano Philip e Catherine Colton, fondatori dell’azienda –. Siamo certi che sarà una combinata perfetta e che massimizzerà il valore dell’offerta di West Horsley, con grande soddisfazione dei numerosi clienti che negli anni hanno riposto in noi la loro fiducia”.

L’IDENTIKIT DEL GRUPPO
Il Gruppo Granarolo conta 15 siti produttivi dislocati sul territorio nazionale, 2 siti produttivi in Francia, 3 in Brasile, 1 in Nuova Zelanda, 1 in Germania e 1 negli Stati Uniti. Rappresenta la più importante filiera italiana del latte direttamente partecipata da produttori associati in forma cooperativa. Riunisce infatti oltre 475 allevatori produttori di latte, un’organizzazione di raccolta della materia prima alla stalla con circa 100 autocisterne, 500 automezzi per la distribuzione, che movimentano 900 mila tonnellate/anno e servono quotidianamente circa 50.000 punti vendita presso i quali 20 milioni di famiglie italiane acquistano prodotti Granarolo.
La compagine societaria è così composta: Granlatte 63,14%, Fondo Nazionale Strategico 15,27%, Intesa Sanpaolo S.p.A. 14,95%, Enpaia 4,58%, Azioni Proprie 2,06%.

Freschissimi a peso variabile, la Gdo può fare di più

I freschissimi a peso variabile continuano a rappresentare una presenza costante sulle tavole delle famiglie italiane. La conferma arriva da YouGov, gruppo globale di ricerca e analisi dei dati, che quantifica in 118,3 gli atti d’acquisto di questa tipologia di prodotti compiuti nel corso dell’anno (in crescita rispetto ai 111,5 del 2024).
La spesa media per atto è però pari a 10,26 euro e dunque in lieve contrazione rispetto al valore registrato lo scorso anno (10,44 euro). Un comportamento che – secondo YouGov – riflette le tendenze comuni a tutti i beni di largo consumo: negli ultimi anni gli italiani hanno reagito all’inflazione cercando di contenere la spesa per singola occasione riducendo la quantità di prodotti acquistata e aumentando inevitabilmente la frequenza degli acquisti per continuare a soddisfare le proprie esigenze.

I TREND DI LUNGO PERIODO
L’incidenza a valore dei freschissimi a peso variabile mostra una flessione di lungo periodo, legata soprattutto alla concomitante crescita registrata nel peso fisso, e si sta stabilizzando intorno al 27%; mentre superano la metà del totale complessivo (57,2%) i carrelli che contengono prodotti a peso variabile. Tra i diversi comparti, l’ortofrutta è quello che genera il maggior traffico (26,7% del totale Fmcg), mentre il pesce registra la spesa media per atto d’acquisto più elevata (13 euro), seguito dalla carne (11 euro).

UN COMPARTO STRATEGICO
Per la distribuzione moderna, i freschissimi a peso variabile rappresentano un comparto strategico – commenta Stefano Vitangeli, Senior Consultant di YouGov – sia per la loro incidenza sulla spesa complessiva, sia per la capacità di attrazione legata all’elevata frequenza d’acquisto. Inoltre, costituiscono non solo un driver competitivo all’interno del canale moderno, ma anche un’opportunità di sviluppo, considerando che coprono solamente il 69,8% degli acquisti delle famiglie per la rilevanza ancora significativa dei canali tradizionali”.

Nuovo store a Marghera per Sephora

Sephora si è allargata all’interno del Centro Commerciale Nave de Vero di Marghera spostando il suo store in uno spazio collocato al piano terra della struttura. Situato in Via Pietro Arduino 20, il nuovo negozio si estende su 320 metri quadri ed è stato pensato per accogliere i clienti in un ambiente moderno e luminoso.
All’interno dello store, i clienti possono trovare la gamma di prodotti Sephora Collection, tra makeup, skincare, haircare e accessori, oltre a novità e brand come Charlotte Tilbury, Rare Beauty, Huda Beauty, Sol de Janeiro, Fenty Beauty, Pat McGrath Labs, Anastasia Beverly Hills, Drunk Elephant e molti altri. Non manca l’area consulenza dedicata, dove i Beauty Advisor offrono supporto su misura, consigliando prodotti e routine personalizzate.
Il nuovo store di Marghera ambisce ad affermarsi come una nuova destinazione beauty nel territorio veneto, proponendo un modello di retail esperienziale, che mira a valorizzare la scoperta e la sperimentazione.
Nata nel 1969 a Limoges, in Francia, la catena Sephora opera in 35 mercati con 50.000 dipendenti e conta oltre 3.000 negozi, di cui circa 130 in Italia, a cui si aggiungono le piattaforme digitali e il sito e-commerce. L’offerta comprende oltre 500 marchi e la private label Sephora Collection. Dal 1997 fa parte del gruppo LVMH.

Filiera lattiero casearia, crescono l’export e la fiducia degli italiani

Numeri da record per la filiera lattiero casearia, con 7,1 miliardi di euro di valore realizzato dalla fase di allevamento e 21,8 miliardi di euro nella successiva trasformazione. Questa seconda fase ha fatto registrare un aumento del 9% nell’ultimo anno, confermando il primato in termini di fatturato nell’ambito dell’industria alimentare. A fare da traino sono le esportazioni: lo scorso anno ha visto un risultato straordinario – 5,4 miliardi euro di giro d’affari e 660 mila tonnellate inviate oltreconfine – e il primo semestre 2025 ha fatto registrare un +15,7% in valore e un +5% in volume.
L’Italia si posiziona al quinto posto tra i produttori di latte bovino in ambito UE, con oltre 13.000 tonnellate consegnate, 23.000 allevamenti e circa 1,7 milioni di vacche. Nel 2025 la produzione di latte è in calo (-0,6% nel periodo gennaio-luglio), a fronte di prezzi alla stalla mediamente in crescita (+15% nel periodo gennaio-agosto) sostenuti dalle quotazioni all’ingrosso dei principali formaggi della tradizione.

IN RECUPERO LA DOMANDA INTERNA
La spesa delle famiglie italiane per i prodotti lattiero caseari – che incide per circa il 14% sullo scontrino medio – fa segnare un deciso recupero nel corso del 2025, con una maggiore propensione da parte dei consumatori a riempire il carrello con formaggi freschi (+5,7% in volume nei primi sette mesi) e yogurt (+6%). All’opposto sempre meno latte fresco, complici dinamiche socio-demografiche e cambiamento di abitudini e preferenze.
Questo è il quadro delineato da Ismea, sulla base degli ultimi dati presentati in occasione di “Think Milk, Taste Europe, Be Smart”, la campagna di promozione di latte e derivati, promossa dal settore lattiero-caseario di Alleanza delle Cooperative Italiane, realizzata da Confcooperative con il cofinanziamento della Commissione europea.

IL PROCESSO DI AGGREGAZIONE AVANZA
Negli ultimi dieci anni, rileva Ismea, sono progressivamente scomparse le realtà di piccole dimensioni, a favore, però, di un progressivo percorso di aggregazione. Sebbene gli allevamenti di piccole dimensioni (<49 capi) siano attualmente circa la metà del totale nazionale, l’offerta è per lo più concentrata in aziende di medio-grandi dimensioni. Quelle grandissime con oltre 5.000 capi, pur rappresentando poco meno del 5% della numerosità totale, detengono circa 1/3 dei capi da latte.
Oggi, uno dei principali obiettivi su cui il comparto deve intervenire anche con strumenti politico-normativi – commenta Giovanni Guarneri, Presidente del Settore lattiero-caseario Confcooperative Fedagripesca (nella foto a sinistra) – è quello dell’aggregazione del sistema produttivo. Solo con una maggiore dimensionalità delle aziende è possibile, infatti, competere nei mercati internazionali. È già in atto un robusto consolidamento delle dimensioni, in virtù sia di processi di crescita che di fusioni fra cooperative e se teniamo conto che il 63% del giro d’affari cooperativo lattiero-caseario è sviluppato proprio dalle 25 imprese più dimensionate, è evidente come risulti fondamentale organizzarsi per fare sinergie ed economie di scala, per essere maggiormente reattivi di fronte a cambiamenti repentini e per accrescere il potere contrattuale sui mercati internazionali”.
Complessivamente, al sistema cooperativo fanno capo, attualmente, 17.000 stalle, 540 imprese di trasformazione e più di 13.000 lavoratori: la cooperazione è responsabile del 65% del latte raccolto in Italia nonché del 70% della produzione dei principali formaggi Dop.

I CRITERI DI ACQUISTO
Interessanti i risultati emersi dalla Consumer Survey condotta da Nomisma, sempre nell’ambito delle attività di monitoraggio del progetto “Think Milk, Taste Europe, Be Smart”. Il 98% della popolazione italiana consuma più o meno regolarmente latte, yogurt e formaggi.
Trai i criteri di acquisto dei prodotti lattiero-caseari e tra i desiderata, convenienza e sconti ricoprono un ruolo di rilievo, accompagnati però da qualità, filiera tracciata e certificazioni, delineando come il passaggio dal prezzo al valore del prodotto sia un percorso da consolidare in modo consapevole.

GLI ITALIANI SI FIDANO DEL MADE IN EU
Rispetto alle precedenti survey di monitoraggio, cresce la fiducia nel latte e nei prodotti lattiero-caseari Made in EU, arrivando quasi a 8 italiani su 10. Il dato è maggiore negli uomini, tra i più giovani e al salire di reddito e titolo di studio. Il 44% cerca fonti ufficiali a conferma delle informazioni sui prodotti alimentari trovate online, ma aumenta il gruppo di chi si informa tramite web e social media (28%). Nel complesso sale la quota di italiani che si informa (85%, +23punti percentuali rispetto al 2024).
Andando poi ad analizzare la conoscenza delle specifiche dei prodotti lattiero-caseari, emerge come oltre 6 su 10 italiani ne sono consapevoli, con una correlazione positiva tra chi si fida ma anche tra chi si informa, indice che la consapevolezza non può prescindere da una corretta informazione. Sulle fake news legate al mondo lattiero-caseario, 2 consumatori su 3 sono in grado di individuarle correttamente: l’eliminazione del lattosio appare un’informazione ancora poco conosciuta, ma in consolidamento, mentre su bevande vegetali e latte Uht permangono falsi miti ancora non del tutto sfatati.

LA PERCEZIONE DEL BENESSERE ANIMALE
L’indagine ha poi esplorato la percezione relativamente alla sostenibilità, con un focus sul comparto bovino da latte: un ambiente pulito e spazioso il concetto principalmente associato al benessere animale, tema su cui gli italiani cercano informazioni (ma sporadicamente) soprattutto su canali entertainment Tv e social. Infine, appare positiva – ma con spazi di miglioramento – l’attitudine futura all’informazione sui prodotti lattiero-caseari, con il 78% che si dichiara interessato ad avere maggiori informazioni sul latte e sulle sue proprietà nutrizionali.
La survey fa emergere chiaramente la connessione fra una corretta informazione su latte e formaggi e la fiducia dei consumatori – afferma Chiara Volpato, Head Of Technical Consulting di Nomisma – che deve necessariamente basarsi su un solido percorso di consapevolezza. Incrociando il profilo relativo all’informazione e la consapevolezza specifica, emerge infatti come gli italiani siano un popolo di fact checkers: oltre uno su due ha un approccio proattivo nell’informazione rispetto ai prodotti alimentari e una buona conoscenza delle specificità dei prodotti dairy”.

UNA CAMPAGNA PER SFATARE I FALSI MITI
Questa indagine – aggiunge Guarneri – ci restituisce un quadro positivo che attesta l’efficacia della campagna ‘Think Milk,Taste Europe, Be Smart’, nata più di quattro anni fa proprio con l’obiettivo di sfatare falsi miti e sensibilizzare i consumatori, ma soprattutto i giovani, nei confronti dei prodotti lattiero-caseari con un’immagine contemporanea e attraverso attività esperienziali, digital e corretta informazione. Oggi, ci approcciamo ad un consumatore informato e consapevole che cerca qualità, sicurezza alimentare, benessere animale, certificazioni e tracciabilità di filiera: ecco perché è importante lavorare di concerto con i diversi attori della filiera, con la distribuzione e con gli organi di stampa per continuare a promuovere un consumo consapevole guidato soprattutto dal valore intrinseco del prodotto stesso”.

Pet food & care, secondo Circana vale 4,2 miliardi di euro

Si accende la sfida – a colpi di dati – nel mercato pet food & care italiano. Solo qualche settimana fa NielsenIQ aveva annunciato l’ampliamento del servizio di rilevazione su questo sempre più ricco comparto merceologico, mentre oggi è Circana rimarcare la propria copertura omnicanale e le collaborazioni strategiche con retailer leader del canale specializzato e online. E lo fa da un podio importante: l’evento riservato alle aziende associate ad Assalco (Associazione nazionale tra le imprese per l’alimentazione e la cura degli animali da compagnia).
L’ultima rilevazione firmata Circana registrava a dicembre 2024 un valore di 3,1 miliardi di euro su base annua, in crescita del 3,7% sull’anno precedente. L’analisi, ora ampliata, porta a settembre 2025 questo valore – sempre su base annua – a 4, 2 miliardi di euro.

UN PANEL DI PET SHOP INDIPENDENTI
Circana sottolinea di essere l’unica azienda a rappresentare in modo continuativo e strutturato il rilevante fatturato generato dai 4.573 negozi Pet Shop indipendenti presenti in Italia, grazie a un campione proprietario attivo da oltre 20 anni. Questa copertura – ribadisce una nota della società – consente di cogliere trend e dinamiche di mercato che sfuggono ai modelli alternativi che stimano il dato di vendita, senza rilevarlo in store.
Con più di due decenni di collaborazione con aziende dell’industria e della distribuzione, oltre che alla storicità della collaborazione con Assalco per la pubblicazione del suo Rapporto annuale, Circana rivendica una competenza verticale nel canale specializzato, che si traduce in insight strategici e soluzioni su misura per affrontare le sfide del mercato.

NON SOLO CIBO PER CANI E GATTI
Grazie all’ampliamento del panel e all’integrazione di nuovi dati, Circana rileva ora un mercato pet care pari a oltre 1 miliardo di euro nell’anno terminante a settembre 2025. I segmenti oggetto della rilevazione sono: gli accessori per animali da compagnia, che comprendono le lettiere, i prodotti per l’igiene e salute, i masticativi, i giochi e gli antiparassitari; gli alimenti per altri animali da compagnia, ovvero quelli per uccelli, piccoli mammiferi, tartarughe e pesci.

IL WELLNESS COME NUOVO PARADIGMA COMPETITIVO
Che cosa si cela dietro la continua crescita del mercato e quali i nuovi bisogni vengono soddisfatti? Circana osserva che l’espansione del pet care è guidata da un crescente interesse degli italiani per il benessere degli amici animali. Questa tendenza è evidente non solo nelle formule alimentari (con la diffusione di claim come Grain Free, Hypoallergenic e l’arricchimento con Superfood) ma anche nel non food.
Tra i segmenti più dinamici, nel perimetro omnicanale, troviamo:

  • Antiparassitari: registrano l’incremento più robusto del settore non-food, con un balzo del 7,6% a valore;
  • Igiene e salute cane/gatto: cresce del 6,3% a valore, guidato dagli integratori per animali da compagnia (pet supplement);
  • Pet Supplement: il sottosegmento, appena citato, cresce del +21,9% a valore e genera 65 milioni di euro, con oltre 370.000 famiglie acquirenti (+46% vs anno precedente, fonte: YouGov).

VOLUMI IN CRESCITA E STABILITÀ DEI PREZZI
Nel perimetro omnicanale che include distribuzione moderna, drugstore, discount, canale specializzato e online, considerando la crescita a valori costanti nel periodo gennaio-settembre 2025, il segmento dei prodotti per il pet food e il pet care fa segnare +2,1% contro il +1,9% del largo consumo confezionato, evidenziando prezzi stabili rispetto all’incremento dell’1,4% fattore registrare dal mondo lcc.
Il mercato italiano del pet food & care mostra una resilienza straordinaria – commenta Paolo Garro, Business Insights Senior Director di Circana – e una complessità crescente. La nostra capacità di rilevare in modo completo e granulare tutti i canali – mass market, specializzato e online – ci consente di identificare con precisione i trend emergenti e le nuove opportunità di business. Il benessere animale è una delle concause endogene di una crescita solida e duratura, così come il benessere lo è per il cibo per umani”.

cameo celebra i 20 anni di Pizza Ristorante con un’edizione limitata

In quel lontano 2005 a esordire nei punti vendita italiani furono cinque referenze, tuttora in commercio: Quattro Formaggi, Pesto Sfizioso, Spinaci, Tonno e soprattutto Salame, definito ancora oggi il prodotto di punta della gamma, arrivata a contare 14 referenze. Compie vent’anni Pizza Ristorante, marchio di cameo che raggiunge oltre 2,5 milioni di famiglie con circa 16 milioni di pizze all’anno, che generano il 13% del fatturato complessivo dell’azienda, per un totale di oltre 300 milioni di pizze in due decenni.
In realtà l’anniversario è doppio, perché ricorrono anche i 40 anni dalla nascita del marchio in Germania, a Bielefeld sede del gruppo nel mondo.

PIÙ DI UNA SEMPLICE RISERVA DA FREEZER
Da sempre i consumatori riconoscono a Pizza Ristorante un’esperienza di gusto inimitabile, conferita dalla sua caratteristica base sottile e croccante e dalle abbondanti farciture che arrivano fino al bordo – sostiene – Riccardo Panichi, Executive Marketing Manager di cameo –. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Pizza Ristorante non è considerata una semplice riserva da conservare nel freezer: nella maggior parte dei casi viene scelta al supermercato e portata direttamente in tavola la sera stessa, segno di un legame autentico con le abitudini di consumo quotidiane. Siamo orgogliosi di poter festeggiare questo importante traguardo dei vent’anni insieme alle famiglie italiane e, con il lancio della nuova limited edition, ci auguriamo di raggiungere un numero sempre più alto di consumatori”.

EDIZIONE LIMITATA CON UNA NOTA DI TARTUFO
Per celebrare la ricorrenza, l’offerta si arricchisce infatti di un’edizione limitata: Pizza Ristorante Funghi e Pancetta con una nota di Tartufo. Una combinazione che mira ad arricchire la linea di un gusto sofisticato e ricercato.
L’azienda – specializzata in torte, dessert e pizze – sottolinea che i vent’anni di Pizza Ristorante non sono un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso che continua a guardare avanti. Le esigenze alimentari si evolvono, la sensibilità verso la sostenibilità cresce e cameo dichiara di accompagnare questi cambiamenti lavorando su ricette che rispettino i più alti standard di qualità, su nuovi formati e su processi produttivi sempre più sostenibili. È così che, nel 2025, è stato ridotto lo spessore della pellicola di plastica che avvolge le pizze, utilizzando il 14% di materiale in meno. Un cambiamento che si traduce in un risparmio, nel mondo, di 310 tonnellate di plastica all’anno.

Pomodoro da industria, l’Italia supera la Cina

È un bilancio fatto di luci e ombre quello dell’ultima campagna di trasformazione del pomodoro. La principale nota positiva è il sorpasso ai danni della Cina, ma la corsa dei prezzi e la difficoltà di dialogo lungo la filiera hanno di sicuro complicato l’intero processo. A fronte di 78.695 ettari messi a coltura, la produzione è stata di 5,8 milioni di tonnellate, in leggero aumento rispetto al 2024, ma comunque inferiore (-10% circa) a quanto era stato programmato. Tanto basta comunque all’Italia per tornare ad essere il secondo Paese trasformatore di pomodoro a livello mondiale dopo gli Stati Uniti e prima della Cina che, dopo l’exploit degli scorsi anni, ha ridotto drasticamente le produzioni alla luce delle difficoltà legate principalmente al mantenimento delle quote di mercato estero.

IL NORD ACCRESCE LA PRODUZIONE
Andando ad analizzare nel dettaglio, al Centro Sud sono state trasformate 2,71 milioni di tonnellate di pomodoro (-5,3% rispetto al 2024) mentre nel bacino Nord il trasformato finale è stato di 3,12 milioni di tonnellate (+27,6% rispetto allo scorso anno). L’industria ha dovuto fare i conti con un incremento sostanziale dei prezzi del pomodoro rispetto a quanto preventivato, sia nel bacino Nord – dove l’elevato grado Brix ha determinato un indice di pagamento positivo, provocando un incremento del prezzo della materia prima rispetto al contrattato – che in quello Centro Sud, dove, a causa delle difficoltà di approvvigionamento idrico, in particolare nell’areale foggiano, e di comportamenti distorsivi in fase di approvvigionamento della materia prima, il pomodoro ha registrato incrementi fino al 40% rispetto al prezzo medio programmato.

PEGGIORANO LE RESE AGRICOLE
La campagna è stata, inoltre, caratterizzata da un peggioramento delle rese agricole che hanno registrato la performance più negativa degli ultimi cinque anni. Per il pomodoro pelato intero, prodotto caratteristico del Made in Italy, il calo delle rese agricole, associato a quello delle rese industriali, ha portato ad una riduzione della produzione di oltre il 20%.
Quella appena conclusa è stata una campagna particolarmente lunga e complessa – dichiara Marco Serafini, Presidente di Anicav –. Lo sfasamento dei tempi di maturazione della materia prima ha comportato un allungamento dei periodi di trasformazione. Le aziende, in particolare al Centro Sud, non sono mai riuscite a lavorare a pieno regime con una perdita importante delle economie di scala. Inoltre, gli incrementi del prezzo pagato per il pomodoro, che rimane il più alto al mondo, hanno creato situazioni distorsive del mercato rischiando seriamente di mettere in crisi il comparto. Sarà, quindi, prioritario cominciare a lavorare per un riequilibrio del valore lungo tutta la filiera, garantendo una giusta remunerazione ad agricoltura, industria e Gdo, investendo in innovazione e ricerca per migliorare le rese agricole e industriali, aumentare la produttività, ridurre i costi di produzione, ottimizzare i consumi idrici ed energetici e rendere più efficienti le operazioni di raccolta, soprattutto nel bacino pugliese”.

L’EXPORT RESTA FONDAMENTALE
Anicav è l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali. A farne parte sono i 3/4 delle aziende di trasformazione di pomodoro operanti sul territorio nazionale. Dagli stabilimenti di queste imprese esce circa il 70% di tutto il pomodoro lavorato in Italia e la quasi totalità del pomodoro pelato intero prodotto nel mondo, con un fatturato che nel 2024 ha raggiunto i 3,9 miliardi di euro, cioè più del 70% del fatturato totale del comparto italiano della trasformazione del pomodoro. Circa il 60% delle produzioni è destinato all’esportazione sia verso l’Europa (Germania, Francia, Regno Unito) che verso gli altri Paesi (USA, Giappone, Australia).

IL DIALOGO LUNGO LA FILIERA NON DECOLLA
Sulla necessità di collaborazione insiste Giovanni De Angelis, Direttore Generale di Anicav: “Il comparto è messo a dura prova dalle situazioni spesso non semplici dei mercati di sbocco e delle politiche daziarie statunitensi. Resta prioritario un recupero del dialogo di filiera tra parte agricola e parte industriale. L’Interprofessione rimane uno strumento utile e fondamentale ma, in particolare nel Bacino Centro Sud, stenta a decollare per la difficoltà di dialogo tra le parti, per cui è necessaria una ridefinizione del perimetro di competenza e del modello operativo alla base delle relazioni interprofessionali dove gli accordi quadro restano l’elemento indispensabile e centrale. Abbiamo chiesto al Masaf di creare una cornice istituzionale entro cui muoversi per potersi dare regole chiare e cogenti. In assenza di un perimetro di regole ben definito – avverte De Angelis – sarà molto difficile immaginare di poter trovare un accordo per la prossima campagna di trasformazione”.

Acquisizione in Sardegna per il Gruppo San Benedetto

Si allarga la rete produttiva del Gruppo San Benedetto, che in accordo con la Regione Sardegna ha acquisito lo stabilimento di imbottigliamento delle fonti Sandalia e Giara di Villasor, in provincia di Cagliari. L’impianto era rimasto inattivo per circa due anni e ora sarà oggetto di un piano di investimenti per la manutenzione, l’ammodernamento e la piena ripresa della produzione, con l’obiettivo di rilanciare sul mercato le acque minerali Sandalia e Giara entro sei mesi. Il progetto prevede non solo il riassorbimento del personale precedentemente impiegato, ma anche un incremento occupazionale legato al piano di sviluppo industriale e commerciale, che punta a estendere la distribuzione dei prodotti oltre i confini regionali.
Restituire vita a un impianto fermo da anni significa ridare fiducia, lavoro e prospettive – afferma Alessandra Todde, Presidente della Regione (nella foto a sinistra) –. La Sardegna è una terra che offre risorse straordinarie e competenze qualificate: la decisione del Gruppo San Benedetto di investire qui è un segnale concreto di fiducia nel nostro territorio e nelle persone che lo abitano”.

PIÙ VICINI AL CONSUMATORE
Questa operazione rappresenta un atto di fiducia nelle potenzialità del territorio sardo – aggiunge Enrico Zoppas, Presidente e Amministratore Delegato di Acqua Minerale San Benedetto (nella foto a destra, Ph Cristian Castelnuovo) – e nella qualità delle sue risorse naturali. Il nostro obiettivo è dare nuova vita a queste due fonti preziose con l’impegno e la competenza che da sempre ci contraddistinguono, creando valore per la comunità locale e per i consumatori che ogni giorno scelgono i nostri prodotti. L’acquisizione si inserisce perfettamente nel nostro Progetto Network, una visione industriale avanzata fondata sull’integrazione tra innovazione, rispetto per il territorio e responsabilità sociale. Un modello che punta a essere vicini al consumatore non solo commercialmente, ma anche fisicamente, riducendo le distanze tra luogo di imbottigliamento e punto vendita, minimizzando l’impatto ambientale dei trasporti, ottimizzando l’efficienza logistica e contribuendo concretamente allo sviluppo economico dei territori in cui siamo presenti”.

IL NETWORK PRODUTTIVO
Con questo intervento, lo stabilimento di Villasor – dotato di linee di imbottigliamento in Pet e in vetro a rendere per l’acqua naturale e frizzante – si aggiunge altri sette di cui Gruppo San Benedetto dispone in Italia e cioè Scorzè (VE), Pocenia (UD), Popoli Terme (PE), Donato (BI), Nepi (VT), Viggianello (PZ) e Atella (PZ). Sono invece quattro i siti produttivi all’estero: due in Spagna, uno in Polonia e uno in Ungheria.
L’azienda è presente in oltre 100 Paesi nei cinque continenti ed è il primo player del beverage analcolico in Italia, con una quota a volume del 17,1%(fonte: GlobalData 2025, dati 2024). Inoltre, il brand San Benedetto è leader in diversi segmenti: acqua minerale (11%), thè freddo (27,9%), bibite gassate no cole low calorie (30,2%) ed enhanced waters (40,7%). Con il marchio Energade, l’azienda è leader anche nel comparto degli sport drinks (34,7%).

Paolo Borgio alla guida di Macfrut

Si rafforza la squadra di Macfrut con la nomina di Paolo Borgio alla guida della fiera internazionale della filiera dell’ortofrutta. Figura di primo piano nel comparto fieristico, vanta una specifica competenza nel settore del food con importanti incarichi in Fiera Milano nell’ambito del management, delle relazioni commerciali e degli eventi. Attualmente collabora con IEG (Italian Exhibition Group) attraverso una consulenza commerciale sulle manifestazioni italiane ed estere, lanci di nuovi eventi, sul settore congressuale e gli allestimenti. Borgio (a sinistra nella foto in alto) avrà un ruolo centrale nello sviluppo della parte commerciale Italia e nel coordinamento del team di professionisti della manifestazione.

PRESTO UN NUOVO COMITATO TECNICO
Procediamo spediti nell’organizzazione di un grande Macfrut, come si prospetta l’edizione 2026 in programma dal 21 al 23 aprile prossimo – spiega Patrizio Neri, Presidente di Cesena Fiera (a destra nella foto in alto) –. Dall’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, arricchito di due nuove importanti professionalità di settore, come Alessandra Graziani e Carlo Costa, siamo subito passati alle attribuzioni delle deleghe ai consiglieri valorizzando le esperienze di tutti in un’ottica di lavoro squadra. Con la nomina di Paolo Borgio alla guida della manifestazione Macfrut facciamo un ulteriore passo in avanti per la crescita della fiera italiana dell’ortofrutta, allargando la squadra a un importante professionista nel settore fieristico. Il prossimo passo sarà la nomina del Comitato Tecnico e Scientifico Macfrut che coinvolgerà imprenditori e agli esperti del settore e aiuterà il CdA di Cesena Fiera nel delineare le strategie della fiera che è consapevole delle centralità di questo settore nel panorama dell’agrifood del nostro Paese”.

UN HUB GLOBALE PER L’ORTOFRUTTA
Accetto con molto entusiasmo questa nuova sfida in un settore strategico nel made in Italy agroalimentare – afferma Paolo Borgio –. Il nostro obiettivo è rendere Macfrut un hub globale sempre più forte per l’ortofrutta, ampliando le opportunità di networking e di business per tutti gli espositori, in stretta sinergia con un altro elemento che caratterizza questa manifestazione: la conoscenza. Sono convinto che in un’ottica di sistema e di lavoro di squadra Macfrut continuerà a crescere e ad affermarsi sempre di più come punto di riferimento internazionale per il settore”.

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