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Osservatorio Immagino, l’italianità arranca nel carrello della spesa

Non basta più mettere in etichetta la bandiera tricolore, il claim “made in Italy”, l’indicazione della regione di provenienza o la certificazione Igp per conquistarsi un posto nel carrello della spesa degli italiani. Benché siano la famiglia di prodotti alimentari più presente sugli scaffali di supermercati e ipermercati e quella che genera maggiori incassi per i retailer, gli alimenti che richiamano in etichetta la loro italianità hanno vissuto un 2024 statico, con vendite leggermente positive a valore ma in lieve calo a volume. A rilevare e misurare questa performance è la diciassettesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, lo studio semestrale che ha analizzato le abitudini di consumo degli italiani nel corso dell’intero anno 2024.
Ancora una volta il paniere “italiano” monitorato dall’Osservatorio Immagino conquista il primo posto per importanza nella spesa complessiva, con 27.978 referenze che nel 2024 hanno sviluppato un giro d’affari di oltre 11,6 miliardi di euro. Rispetto al 2023 le vendite sono avanzate di +1,2% a valore, ma sono diminuite di -0,7% in volume, penalizzate dall’andamento flat delle componenti di domanda e di offerta. Nemmeno l’aumento della pressione promozionale (31,3% contro il 30,4% del 2023) e l’incremento dei prezzi inferiore alla media del largo consumo (+1,9% rispetto a +3,2%) sono riusciti a rilanciare le vendite.

DALLA BANDIERA NAZIONALE AI “BOLLINI” UE
L’”indicatore” più diffuso di italianità individuato dall’Osservatorio Immagino (Tavola 1) è la bandiera nazionale, presente su 16.461 prodotti, che hanno chiuso un 2024 in crescita sia a valore che a volume (rispettivamente +2,5% e +0,2%). Invece, gli oltre 9 mila prodotti accompagnati dal claim “100% italiano” sono rimasti stabili come giro d’affari (+0,2%) a fronte di un calo di -1,5% dei volumi venduti. Indicatori tutti al negativo per le 5.717 referenze alimentari contrassegnate dal claim “prodotto in Italia”, che hanno perso il -1,8% a valore e il -3,6% a volume.
Il 2024 non è stato un anno facile nemmeno per le indicazioni geografiche europee che “premiano” le eccellenze della produzione agroalimentare italiana. Nell’Osservatorio Immagino i prodotti Dop, Doc e Docg alimentano un paniere da 4.888 referenze e 1,6 miliardi di euro di giro d’affari in super e ipermercati, che in 12 mesi ha mantenuto stabili i volumi (-0,1%) e segnato un +2,1% del fatturato, soprattutto grazie al contributo della componente di domanda (+1,3%) e all’inflazione, che ha determinato un aumento di +2,2% del prezzo medio. A brillare sono stati i 1.467 prodotti Dop, in crescita annua di +2,7% a volume e di +5,8% a valore per un totale di quasi 803 milioni di euro. Decisive sono state la spinta dell’offerta (+4,9%) e l’aumento dei prezzi (+3,1%).

IL BUSINESS DEI PRODOTTI REGIONALI
L’Italia è un puzzle di 20 regioni, non solo geograficamente ma anche come composizione della spesa alimentare. Sono 165 i prodotti presenti in super e ipermercati che riportano on pack il claim generico “regione/regionale” e nel 2024 hanno fatto un balzo in avanti di +9,0% a volume e di +12,3% a valore per un giro d’affari complessivo di 55 milioni di euro. Ben più ampio è il ruolo dei prodotti alimentari che evidenziano con orgoglio la loro appartenenza a una specifica regione italiana. Come ha fatto sin dalla sua prima edizione, l’Osservatorio Immagino ha stilato la classifica 2024 delle regioni italiane con la maggior presenza e il più alto giro d’affari in supermercati e ipermercati.
Il Trentino-Alto Adige mantiene la medaglia d’oro, conquistata già dalla prima edizione, con oltre 396 milioni di euro di incassi generati da 1.028 referenze, nonostante un trend annuo negativo (-0,8% a valore e -1,7% a volume). Seguono al secondo posto la Sicilia e al terzo il Piemonte. Tra le altre regioni spicca la Sardegna, che ha ottenuto un +4,2% a valore (per un totale di 216 milioni di euro) e un +6,8% a volume, trainata dalla componente di domanda e da alcune categorie merceologiche, quali latte Uht, vini Doc/Dogc, mozzarelle, latte fresco e specialità croccanti.
Brillante anche il 2024 degli 838 prodotti della Puglia, che hanno ottenuto un +13,0% a valore, superando i 207 milioni di euro di sell-out, e hanno espanso di +5,1% i volumi venduti. A trainare la crescita è stato il vino Igp/Igt (che da solo rappresenta il 25,5% del totale dei prodotti pugliesi), seguito dalle birre alcoliche, dalle altre paste filate fresche e dal vino Doc/Docg.

LE TIPICITÀ CITTADINE
Non sono solo le regioni a fare da “marchio di garanzia” dell’autenticità di un prodotto alimentare. Anche le tradizioni di molte città giocano un ruolo importante nel successo della cucina italiana. In quest’edizione dell’Osservatorio Immagino, per la prima volta, sono stati rilevati anche i claim on pack che fanno riferimento alle tradizioni di alcuni capoluoghi di provincia, come Bologna/bolognese, Genova/genovese, Napoli/napoletano e Roma/romano. I risultati? Sorprendenti. Ben 1.563 prodotti riportano in etichetta il riferimento a una città e nel 2024 hanno sviluppato quasi 579 milioni di euro di sell-out. La performance migliore l’hanno ottenuta la pasta fresca ripiena, i primi piatti pronti, i preparati per primi piatti e i formaggi grana e simili.

Plasmon amplia la gamma di snack per bambini

Il mercato delle merende per bambini cresce (+14,4% per le pouch e +20,7% per gli snack, in base ai dati GFK + IRI Combined, relativi al 2025 vs il 2024) e Plasmon – di recente acquisita da NewPrinces – arricchisce la gamma con sei tra Frullati, Barrette e Snack Paff. Gli ultimi inserimenti si basano sulla valutazione delle potenzialità espresse e su alcune leve di vendita, come le combinazioni di gusto varie, che rendono la proposta differenziante rispetto a specifici target di riferimento, i diversi benefit (ad esempio “100% frutta”, “con Vitamina C aggiunta”, “aiuta il sistema immunitario”, ecc.) e la praticità di referenze comode da consumare in ogni occasione, anche fuori casa.

IL BISCOTTO DÀ UNA MARCIA IN PIÙ AL FRULLATO
Cominciamo dai Frullati, proposti in pouch: per il 2025 Plasmon ha rivisto l’aspetto dei pack a scaffale per avere un brand impact più forte e una migliore distintività delle varianti. L’immagine con in primo piano l’ingrediente protagonista è stata scelta per dare un forte appetite appeal e una maggior percezione di freschezza. In questo formato entrano in gamma Il Frullato Mela, Pesca e Albicocca con 100% frutta con Vitamina C aggiunta (dal sesto mese), frutti considerati da sempre tra i preferiti dei bambini e top vendenti nel mondo succhi e nettari.
Nuovo anche Il Frullato Nutri-mune Yogurt e Biscotto, da offrire a partire dall’ottavo mese. La ricetta è la più alto-vendente nel mondo baby dello scaffale yogurt (fonte Plasmon on Nielsen Last 52 weeks 25.08.2024), in questo caso con anche il gusto del Biscotto Plasmon. Sulla confezione si enfatizza il benefit del prodotto, ossia che aiuta il sistema immunitario grazie alla presenza della vitamina C, secondo per interesse dopo la dicitura “100% frutta” (fonte Toluna MaxDiff Flavor & Claim Test).
Altra new entry del segmento pouch è il Fruttino Mela e Banana nel formato da 130 g per consumatori dal 12° mese di età; una gamma che, secondo le analisi di vendita (fonte GFK – MAT P8 2024), attrae bambini fino ai 5 anni. La gamma 12+ è in forte crescita, con un incremento del +147%. In tutte le proposte è aggiunta la vitamina C, che arricchisce ulteriormente i nutrienti di questi alimenti.

PAFF, PAUSA IN VERSIONE DOLCE
Altra categoria che ha registrato un importante aumento (complessivamente del 20,7%) è quella degli Snack, che per Plasmon si declina in snack sapidi ma non solo. Nuovi sono infatti I Paff Banana e I Paff Fragola, consigliati dal 12° mese, protagonisti di una nuova mini range alla frutta, valida alternativa per i bambini che prediligono il sapore della frutta. Di grande impatto sono le nuove forme, più giocose per stimolare la creatività e contribuire a rendere ancora più piacevole il momento della pausa. A base di farina di mais, questi paff sono apprezzati per la sensazione croccante che offrono prima di sciogliersi immediatamente in bocca.

BARRETTE AVANTI TUTTA  
Plasmon ha deciso di incrementare anche la categoria barrette, che l’azienda ritiene abbia un forte potenziale, soprattutto negli snack a base di frutta. Tra le new entry c’è la Barretta Banana (dal 12° mese), ricca di banana e cereali Plasmon. Il gusto banana rientra tra i preferiti dei bambini e l’avena è un ingrediente importante nel mondo del benessere. L’ultima puntualizzazione fatta dall’azienda è che tutti questi snack sono comodi da afferrare dai bambini e possono essere trasportati in borsa senza bisogno di essere conservati in frigorifero e senza sporcare.

L’UE approva un claim salutistico per il kiwi verde

Il kiwi verde è diventato il primo frutto fresco in assoluto a ricevere un’indicazione sulla salute autorizzata dalla Commissione Europea, segnando una svolta per Zespri, azienda neozelandese leader nella produzione e commercializzazione mondiale di kiwi. La Commissione Europea ha ufficialmente approvato il claim sulla salute secondo cui “Il consumo di kiwi verdi contribuisce alle normali funzioni intestinali grazie a un aumento della frequenza di evacuazione”, sulla base di un consumo giornaliero di due kiwi verdi freschi (Actinidia deliciosa var. Hayward) che forniscono almeno 200 g di polpa. L’autorizzazione rientra tra le sole tre dichiarazioni sulla salute approvate dalla Commissione Europea negli ultimi cinque anni, a seguito di un rigoroso processo di valutazione in cui meno di 1 richiesta su 8 ottiene l’approvazione.
Questo traguardo non è solo una prima volta per Zespri – afferma Jason Te Brake, Ceo di Zespri – ma per l’intero settore dei prodotti freschi. Il riconoscimento da parte della Commissione Europea sul ruolo del kiwi verde per la salute dell’apparato digerente riflette uno dei modi in cui aiutiamo le persone a prosperare attraverso la bontà dei kiwi. L’approvazione non solo convalida il programma di salute e innovazione di Zespri, ma offre anche un valore tangibile al settore e riflette il duro lavoro dei nostri coltivatori di kiwi verdi per produrre frutti nutrienti e dal gusto eccezionale”.

UN PERCORSO LUNGO OLTRE 15 ANNI
Zespri ha finanziato integralmente il processo di richiesta e la maggior parte delle ricerche chiave presentate a supporto scientifico, dedicando oltre 15 anni a documentare i benefici del kiwi verde. L’approvazione arriva a seguito della presentazione, nel 2018, di un dossier scientifico completo che includeva 18 studi di intervento sull’uomo, sei dei quali sono stati infine considerati una solida base per dimostrare l’effetto del kiwi verde sulla funzionalità intestinale. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha espresso un parere scientifico positivo nel 2021, che si è ora concretizzato nell’autorizzazione formale da parte della Commissione.
L’azienda sottolinea come questo risultato dimostri il valore fondamentale degli investimenti nella scienza della salute e della nutrizione, sia per rafforzare la fiducia nella categoria dei prodotti freschi, sia per stimolare un’ulteriore crescita e domanda di kiwi verdi. Nel 2024/25, Zespri – che è al 100% di proprietà di attuali ed ex produttori di kiwi e conta un team globale di più di 900 persone – ha fornito un totale di 220,9 milioni di vassoi (più di 795.000 tonnellate di Zespri Green, Zespri RubyRed e Zespri SunGoldTM Kiwifruit) a più di 50 mercati e raggiunto un fatturato globale di 5,14 miliardi di dollari neozelandesi, pari a circa 2,60 miliardi di euro.

Margherita cresce a doppia cifra e investe in un nuovo polo produttivo

La soglia dei 100 milioni di euro è a un passo e, a giudicare dal trend di crescita dello scorso anno, non sarà difficile da raggiungere. Si è chiuso con un fatturato consolidato superiore ai 97 milioni di euro il 2024 di Margherita, azienda di Fregona (TV) attiva nella produzione di pizze per private label e con il proprio brand Re Pomodoro, commercializzate in Gdo e nel canale Horeca. L’incremento è stato di ben il 24% rispetto all’esercizio precedente e a contribuire in maniera significativa è stata l’acquisizione di ProPizza, realtà produttiva abruzzese specializzata in basi pizza e pinsa. Un’ulteriore operazione straordinaria c’è stata quest’anno, con l’acquisizione da parte della capogruppo Idak di una società nel Sud Italia che – in base a quanto comunicato da Margherita – oltre a rafforzare l’asset complessivo, amplia la gamma prodotti e consolida la presenza sul mercato. L’export rappresenta il 90% del fatturato, con una distribuzione in più di 30 Paesi.

Margherita conta 5 stabilimenti e produce circa 200.000 pizze e prodotti a base pizza al giorno. A ciò si aggiunge la prossima apertura di un nuovo polo produttivo a San Donà di Piave (VE), il più grande del gruppo, destinato a lavorare in sinergia con lo stabilimento di Fregona (TV). La crescita si riflette anche sul piano occupazionale: i dipendenti, tra diretti e indiretti, sono passati da 427 a 491 in un anno, con il 60% di personale femminile. L’azienda fa sapere che ulteriori assunzioni sono previste per l’avvio del nuovo stabilimento e che nel 2024 ogni collaboratore ha ricevuto un premio produzione medio di 1.440 euro netti.

L’ATTENZIONE ALL’AMBIENTE
Quanto alla sostenibilità ambientale, di recente è stata ottenuta la valutazione “silver medal” Ecovadis, che sancisce lo standard globale per catene di fornitura sostenibili e resilienti. L’azienda è anche attivamente impegnata nella riduzione della plastica, nell’uso di imballaggi in carta riciclata e nel recupero degli oli di conservazione per la produzione di biocarburanti in collaborazione con Hera. “La filosofia di Margherita non si limita a produrre pizza e prodotti a base pizza di qualità superiore – dichiara Andrea Ghia, Amministratore Delegato di Margherita (nella foto in alto) –. Il nostro impegno è anche sociale e territoriale: puntiamo a inclusione, sostenibilità e trasparenza, condividendo obiettivi e risultati con tutti i dipendenti. Crediamo infatti che un’azienda con questo tipo di approccio verso le persone possa ottenere miglioramenti non solo in termini produttivi ma anche di qualità della vita lavorativa”.

PittaRosso apre a Lecce il suo sesto negozio pugliese

PittaRosso continua la sua espansione aprendo un nuovo punto vendita a Lecce, in Via dei Templari 13, una delle strade più centrali e frequentate della città. Si tratta del sesto negozio in Puglia per l’insegna di calzature – dopo quelli di Cavallino, sempre nel leccese, Foggia, Locorotondo (BA), Taranto, Terlizzi (BA) – e del 149° a livello nazionale. Lo store è stato inaugurato ufficialmente sabato 23 agosto ed è ospitato al piano -1 dello stabile Upim, anche se la gestione è svolta direttamente da PittaRosso.
Il negozio propone un’ampia selezione di prodotti per tutta la famiglia, con la consueta suddivisione nei reparti Donna, Uomo, Bambino e Sport. L’insegna definisce l’ambiente accogliente, sottolineando di averlo ideato per garantire un’esperienza d’acquisto pratica e coinvolgente. L’obiettivo è stato quello di realizzare spazi curati e funzionali, in modo da accompagnare il cliente in un percorso fluido e intuitivo, facilitando la scoperta delle nuove collezioni e delle promozioni in corso.
E restando in tema di promozioni, ovviamente l’apertura è stata accompagnata da un’iniziativa speciale pensata per fare colpo sui consumatori: fino al 31 agosto, i clienti del negozio leccese possono usufruire del 20% di sconto extra su tutti gli articoli già in saldo. Lo stesso taglio prezzo – il già citato 20% – viene proposto anche sulla nuova collezione. Inoltre, a queste offerte legate al lancio della superficie commerciale di Via dei Templari, si aggiunge la Campagna promozionale “Mese dello Sport”, con sconti fino al 50% su una selezione di articoli dei principali brand sportivi.

Conapi-Mielizia, il miele italiano si racconta all’Expo di Osaka

Il miele italiano non è solo dolcezza: è strategia economica. Nell’anno agricolo 2024-25, Conapi-Mielizia, Consorzio Nazionale Apicoltori, filiera del miele biologico e convenzionale con oltre 600 apicoltori e 100.000 alveari, ha sviluppato un fatturato di 23,5 milioni, di cui circa 3,2 milioni provenienti dall’export. Il Giappone da solo pesa il 30% dell’export, pari a quasi 1 milione di euro, confermando il Sol Levante come mercato chiave per la cooperativa di Monterenzio e il suo storico marchio Mielizia. In occasione dell’Expo Osaka, Mielizia celebra 25 anni di presenza nel mercato nipponico con installazioni interattive dedicate alle api, simbolo dell’eccellenza italiana e della capacità di trasformare tradizione e innovazione in valore internazionale.
Una crescita costante che verrà celebrata a Expo Osaka 2025, dove il 29 agosto il Padiglione Italia ospiterà il Convegno Internazionale “Biodiversità a rischio: il ruolo fondamentale degli impollinatori per il futuro della vita sul pianeta”. All’iniziativa internazionale, trasmessa anche in diretta streaming, interverranno esperti, produttori ed esponenti delle istituzioni italiani e giapponesi, tra cui Giorgio Baracani e Nicoletta Maffini, rispettivamente Presidente e Direttore Generale di Conapi, gli entomologi Gianumberto Accinelli e Masahiro Mitsuhata e i rappresentanti di Nichifutsu Boeki, distributore di Mielizia in Giappone. Confermata anche la partecipazione di Mario Vattani, Ambasciatore e Commissario Generale per l’Italia a Expo Osaka 2025.

UNA FILIERA A DIFESA DELLA BIODIVERSITÀ
Il miele biologico Mielizia è presente da oltre 25 anni in Giappone. Un mercato altamente competitivo, attento ad aspetti come la salute e l’autenticità, nel quale – secondo Conapi – il marchio Mielizia si distingue per via di una filiera certificata e tracciata che, oltre alla qualità, garantisce rispetto per l’ambiente, per le api e per la biodiversità, temi centrali nel dibattito globale. Grazie alla propria filiera, infatti, Conapi-Mielizia contribuisce all’impollinazione diretta di una parte significativa del territorio italiano. “Portiamo in Giappone non solo miele – sottolinea Giorgio Baracani, Presidente di Conapi – ma la storia di centinaia di apicoltori italiani che custodiscono ogni giorno la biodiversità del nostro Paese”.
Il Padiglione Italia, progettato dall’architetto Mario Cucinella e situato nel distretto “Saving Life”, ospiterà nel Giardino del terzo piano cinque installazioni interattive – tra cui bee-hotel e arnie – per far conoscere da vicino il ruolo cruciale delle api negli ecosistemi e il percorso che dal fiore porta al miele. Expo Osaka, attesa da oltre 28 milioni di visitatori, sarà il palcoscenico globale per raccontare come le api, e con loro il miele italiano, possano diventare ambasciatori di un futuro sostenibile.

Largo consumo, in etichetta più informazioni sul materiale degli imballaggi

Nel 2024 è aumentato di +4,1 punti percentuali il numero dei prodotti di largo consumo che riportano in etichetta la codifica identificativa del materiale degli imballaggi in cui sono venduti, secondo la decisione 129/97/CE, volta a individuare il materiale di composizione del packaging. Si tratta di oltre 76.000 prodotti che costituiscono il 52,5% di quelli rilevati dal servizio Immagino e rappresentano il 76,6% delle confezioni vendute nel canale super e ipermercati (+2,2 punti percentuali). È quanto emerge dalla nuova edizione di IdentiPack, il primo Osservatorio nazionale sull’etichettatura ambientale del packaging per il largo consumo, frutto della collaborazione fra CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, e GS1 Italy. Questa settima edizione di IdentiPack ha analizzato le indicazioni presenti sulle etichette di un ampio e rappresentativo paniere, composto da oltre 145.000 prodotti di largo consumo digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, responsabili dell’82,7% del giro d’affari 2024 del canale supermercati e ipermercati.

GELATI E SURGELATI I COMPARTI PIÙ VIRTUOSI
La maggior parte dei prodotti analizzati tratta in etichetta il tema della tipologia di imballaggi e le modalità per il suo corretto conferimento nella raccolta differenziata. Queste informazioni sono comparse sul 60,5% dei prodotti a scaffale, che hanno rappresentato l’82,5% di tutte le confezioni effettivamente vendute in Italia (+1,6 punti percentuali rispetto al 2023). Da Identipack emerge anche che la diffusione di informazioni relative ai packaging e alla loro gestione da parte dei consumatori è aumentata in tutte le categorie merceologiche del largo consumo confezionato. Ancora una volta a brillare è il comparto del freddo: gelati e surgelati hanno la più alta percentuale di prodotti e di confezioni vendute “parlanti” (rispettivamente 82,5% e 94,6%) mentre i maggiori tassi di crescita annua si rilevano per carni, cura casa e petcare; per questi ultimi due comparti vale sia per la percentuale di prodotti a scaffale sia per i prodotti venduti.
In crescita anche i prodotti e le confezioni vendute che forniscono informazioni aggiuntive per permettere ai consumatori di fare una raccolta differenziata di qualità. Tra le altre indicazioni rilevate in etichetta da Identipack spiccano infine le dichiarazioni e i marchi ambientali volontari, presenti sull’8,7% dei prodotti e sull’11,4% delle confezioni vendute.

Lo shopping ai tempi dell’intelligenza artificiale

Sono passati quasi tre anni dall’avvento di ChatGPT e l’intelligenza artificiale stia assumendo un ruolo sempre più centrale nella relazione tra brand e consumatori, affermandosi come guida di fiducia, compagno affidabile. A dimostrarlo, numeri alla mano è la “Consumer Pulse Survey 2025” di Accenture. Giunta alla sesta edizione, la ricerca ha coinvolto un campione rappresentativo di 18.214 consumatori in 14 Paesi (oltre all’Italia, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Cina continentale e Hong Kong, India, Giappone, Spagna, Svezia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti). Tanti gli spunti interessanti che emergono focalizzando l’attenzione sul nostro mercato: il 73% degli italiani ha già utilizzato strumenti basati sull’IA generativa (come ChatGPT, Gemini o Claude), di questi il 25% dichiara di farlo in modo abituale. Se interrogati sul tipo di relazione che instaurano con l’AI il 34% degli italiani la definisce “un’assistente”, il 26% un “buon advisor” e il 24% si spinge a considerarla “un buon amico”.
Quasi un italiano su due (47%) ha già utilizzato l’intelligenza artificiale per supportare le proprie scelte d’acquisto, mentre un ulteriore 37% sta valutando di farlo prossimamente. Un comportamento che si inserisce in un processo di acquisto sempre più digitale: il 40% degli italiani compie l’intero percorso online, dalla ricerca iniziale fino all’acquisto; il 26% utilizza i canali digitali per informarsi, ma acquista poi in negozio; solo il 23% sceglie un’esperienza interamente fisica e tradizionale.
Se prendiamo invece in considerazione gli utenti abituali e analizziamo le motivazioni per cui utilizzano i tool di GenAI, la percentuale di coloro che dichiarano di farlo per supportare le proprie scelte d’acquisto sale al 69% (vs il 47% del totale degli utenti). Seguono motivazioni connesse al raggiungimento di obiettivi di sviluppo personale (63%), ad attività legate al lavoro (61%), suggerimenti per investimenti finanziari (59%), consigli sulle relazioni sociali (59%) e su salute e benessere (58%).

IL PARADIGMA “ME, MY BRAND AND AI”
Nel supportare e guidare i consumatori nelle scelte d’acquisto, l’intelligenza artificiale può assumere tre ruoli principali:

  1. L’AI come “guida di fiducia” per suggerire soluzioni affidabili e real time
    Sebbene i negozi fisici restino la principale fonte di raccomandazioni per orientare le decisioni d’acquisto, la Generative AI sta rapidamente guadagnando terreno, posizionandosi già oggi come seconda fonte di informazione tra gli utenti abituali, superando amici, familiari e altri più comuni canali digitali.
    Quando si parla invece di affidabilità della fonte, le informazioni reperite tramite tool di Gen AI sono giudicate affidabili dal 24% degli italiani, percentuale che sale al 37% se consideriamo gli utenti abituali. Questi ultimi continuano comunque ad affidarsi ai motori di ricerca tradizionali (46%), ai marketplace online (44%), ai siti web proprietari dei brand (42%) e alla consulenza in store (41%).
    I brand devono quindi lavorare attivamente per sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale, migliorando l’ottimizzazione dei propri contenuti per aumentarne la visibilità e costruendo una maggiore fiducia e credibilità nei confronti dei consumatori.
  1. L’AI come “compagno affidabile” per creare relazioni personalizzate con i consumatori
    Molti consumatori iniziano a percepire l’intelligenza artificiale come uno strumento capace di offrire esperienze personalizzate, proattive e coinvolgenti dal punto di vista emotivo. L’AI apre nuove possibilità per creare relazioni autentiche e durature, basate sulla comprensione reciproca e sulla rilevanza.
    In questo contesto, le aziende devono puntare sulla personalizzazione, integrando l’AI con i dati lungo tutta la supply chain, per costruire interazioni sempre più autentiche e memorabili, capaci di incarnare i valori del brand e rafforzare i legami con i consumatori. A conferma di ciò, il 38% degli italiani afferma che sarebbe disposto a cambiare brand se un altro fosse in grado di offrirgli un’esperienza che lo faccia sentire speciale e riconosciuto. Un dato che richiama direttamente il bisogno di un’interazione più intima e significativa con i brand.
  1. L’AI come “secondo io” per agire per conto dei consumatori nelle decisioni di acquisto
    Gli agenti AI sono in grado di agire in modo proattivo sulla base di istruzioni predefinite e di apprendere dalle abitudini e preferenze individuali. Così facendo, semplificano il confronto tra prodotti, gestiscono il checkout e supportano anche l’assistenza post-vendita. Il 70% degli italiani dichiara di essere già aperto ad affidarsi a un agente AI personale che sappia risolvere i suoi problemi.
    Tra chi utilizza abitualmente i tool di GenAI, il 34% affida all’AI la gestione della maggior parte del processo, riservando a sé solo la scelta finale, mentre l’8% si spinge oltre, delegando interamente la decisione all’AI, senza supervisione. Siamo ancora in una fase iniziale, ma la sua diffusione sta chiaramente avanzando. Per favorire questo passaggio, i brand devono conquistare la fiducia dei consumatori, attraverso maggiore trasparenza, personalizzazione e controllo, rispettando i valori e le preferenze individuali.

L’UTILIZZO NEI PROGRAMMI FEDELTÀ
Quasi un italiano su due (48%) aderisce ai programmi fedeltà dei propri brand preferiti e il 26% dichiara di farlo anche per brand competitor. Le principali reticenze alla sottoscrizione dei programmi fedeltà vanno ricercate nella mancanza di volontà di pagare un supplemento per aderire a un programma (73%), nella paura di essere inondati da comunicazioni promozionali (70%) o di sentirsi vincolati a un particolare brand (60%). Il 41% dichiara anche di non voler fornire ai brand dati personali e relativi alle proprie abitudini di acquisto. Più in generale, il 45% degli italiani dubita del valore reale che può derivare dal sottoscrivere programmi fedeltà.
Per rafforzare il rapporto di fiducia con i propri consumatori, i brand possono sfruttare le nuove potenzialità dell’IA per migliorare i propri programmi fedeltà aumentando personalizzazione, trasparenza e rilevanza.

UNO STRUMENTO STRATEGICO
In un contesto di profonda incertezza come quello attuale, i brand che avranno successo saranno quelli in grado di puntare non solo sul fattore economico, ma sulla costruzione di esperienze memorabili e di una connessione forte con i propri consumatori basata sulla fiducia. L’intelligenza artificiale, considerato anche il grado di predisposizione al suo utilizzo da parte dei consumatori, può diventare uno strumento strategico nelle mani dei brand per abilitare la creazione di esperienze differenzianti e relazioni più profonde grazie a due capacità chiave: l’empatia, utile a comprendere e apprendere dai sentimenti umani; e l’autonomia, con la quale anticipa i bisogni e interviene preventivamente.
L’intelligenza artificiale sta rapidamente evolvendo da semplice strumento a vero e proprio partner strategico nella relazione tra brand e consumatori – sostiene Andrea Ruzzi, Responsabile Consumer and Manufacturing di Accenture Italia (nella foto in alto) –. I dati ci mostrano una crescente apertura da parte degli italiani verso l’AI, non solo come supporto alle decisioni, ma come agente personale in grado di comprendere, anticipare e agire. Per i brand, questo significa ripensare a fondo la customer experience: costruire fiducia, personalizzare le interazioni e offrire esperienze memorabili grazie a tecnologie sempre più empatiche e autonome, perfettamente integrate con il personale di vendita. Una trasformazione che rende ancora più cruciali gli investimenti sia nell’adozione tecnologica, sia nell’upskilling delle persone”.

Piano industriale da 180 milioni di euro per Gruppo Megamark

Aperture, ristrutturazioni e anche acquisizioni per accelerare la crescita in Puglia e Campania. Vale 180 milioni di euro il piano industriale 2025/2026 del Gruppo Megamark di Trani, attivo nel Sud Italia con circa 600 punti vendita ad insegna A&O, Dok, Famila, Sole365 e Ottimo. A sostenere l’investimento, 45 milioni di euro di risorse proprie e un finanziamento di 135 milioni di un pool di banche costituito da Intesa Sanpaolo – Divisione IMI CIB (Global Coordinator e Banca Agente), BNL BNP PARIBAS e BPER CIB.
Il piano prevede un’attività di sviluppo e ammodernamento della rete commerciale nelle due regioni in cui Megamark è più presente: Puglia (in cui il gruppo detiene il 22,6% del mercato) e Campania (18,9%). In Puglia, dove il gruppo è nato oltre cinquant’anni fa, sono previste dieci nuove aperture e undici ristrutturazioni, oltre alla realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra per autoconsumo, per un investimento complessivo di 128 milioni di euro. In Campania, Megamark investirà 52 milioni di euro destinati all’acquisizione di tredici punti vendita nelle province di Benevento e Avellino, all’apertura di otto nuovi negozi, alla ristrutturazione di cinque punti vendita di proprietà e all’acquisto di due nuovi marchi. Tutte le aperture e le ristrutturazioni dei punti vendita saranno realizzate nell’ottica della sostenibilità ambientale e dell’efficientamento energetico.
Megamark – che oggi conta oltre 4.500 collaboratori a gestione diretta e circa 4.800 delle società compartecipate operative anche in Campania e Molise – al termine del piano industriale avrà circa 1.200 collaboratori diretti in più, essendo previste tra 800 e 1.000 assunzioni in Puglia e 300 in Campania.

CRESCITA A DUE CIFRE NEL PRIMO SEMESTRE 2025
Il gruppo ha chiuso il 2024 con vendite al pubblico pari a 3,2 miliardi di euro, segnando un +11,1% a rete corrente e +4,5% a rete costante, crescita quasi doppia rispetto a quella media registrata dal mercato (2,3%, dati Like for Like, fonte Nielsen). Il trend positivo è stato confermato nel primo semestre del 2025, con ricavi in aumento del 13,8% a rete corrente rispetto allo stesso periodo del 2024.
Siamo orgogliosi del sostegno finanziario delle banche concesso sulla base della nostra situazione patrimoniale e finanziaria – dichiara Giovanni Pomarico, fondatore e Presidente del Gruppo Megamark –; riconosciamo ai tre finanziatori il merito di aver riposto in noi quella fiducia e stima che, nel corso degli anni, abbiamo conquistato presso il sistema bancario. È un finanziamento che rappresenta un riconoscimento della solidità del gruppo, oltre che un’opportunità per accelerare il nostro percorso di crescita”.
L’intera operazione di finanziamento è stata condotta con la consulenza dello Studio Legale Advant Nctm di Milano che ha assistito il pool di banche e, per Megamark, dello Studio Associato Poliseno di Bari.

Aurora, il robot per la gestione digitale dei magazzini

È alta meno di un metro, dal design compatto e leggero. Si chiama Aurora ed è il robot progettato nei laboratori del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, una innovazione che mira a rivoluzionare la gestione dei magazzini. Aurora è in grado di mappare gli ambienti con il laser rilevando gli eventuali ostacoli, grazie a radiofrequenze trasmesse da etichette intelligenti (RFID) identifica la posizione di tutti gli oggetti presenti e la trasmette a un database, costruendo una mappa continuamente aggiornata del magazzino e delle scorte ad ogni scansione.
Il robot Aurora – spiega Andrea Motroni, Ricercatore in Ingegneria delle Telecomunicazioni all’Università di Pisa (a destra nella foto accanto) – è in realtà un sistema di telecomunicazioni avanzato che sfrutta dei segnali elettromagnetici per identificare e trovare la posizione di tutti gli oggetti presenti nell’ambiente. Dopodiché, trasmette queste informazioni ad un database, costruendo così la mappa completa del magazzino o di un grande negozio. La particolarità inoltre è che le etichette non hanno batteria, non necessitano di manutenzione, sono sottilissime e si integrano facilmente nei vari materiali, dai tessuti alla carta”.
Il risultato è che industrie, grandi negozi ed e-commerce possono avere in tempo reale la situazione delle scorte, anche in casi molto delicati come per esempio le forniture di farmaci, e sapere quali prodotti vengono venduti di più – e quindi devono essere riordinati più di frequente – e quali invece risultano più difficili da vendere.
Aurora è una delle tecnologie progettate nel Centro 5.0 del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione – dice Giovanni Stea, Docente di Ingegneria Informatica all’Università di Pisa (a sinistra nella foto in alto) –. Il Centro supporta aziende e pubbliche amministrazioni nell’adozione di nuove tecnologie per l’Industria 5.0. Sostenere la sovranità digitale del nostro Paese e aumentare la resilienza del sistema produttivo in modo sostenibile e centrato sulle persone è ciò che ci può consentire di mantenere competitivo e moderno il nostro sistema industriale e il nostro territorio”.

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