Una grave incertezza incombe sul futuro del comparto ortofrutta: la riduzione del numero dei principi attivi utilizzabili per la difesa delle colture, senza che vengano messe a disposizione dei produttori nuove alternative valide. Ne è convinto Raffaele Drei, Presidente di Fedagripesca Confcooperative (nella foto in alto), a cui aderiscono oltre 450 cooperative ortofrutticole con 45.000 soci e un fatturato di 7,7 miliardi di euro. “La Commissione europea – ha spiegato Drei a margine dell’inaugurazione della fiera internazionale Macfrut – ha ridotto progressivamente negli ultimi anni il numero dei principi attivi autorizzati: un percorso orientato ad innalzare livelli qualitativi e di sicurezza alimentare che non si può non condividere. A condizione però che ciò non provochi come conseguenza la perdita di buona parte della produzione nazionale, a tutto vantaggio di competitor che non rispettano gli stessi standard qualitativi. Nonostante la sua forte vocazione produttiva, il nostro Paese ha progressivamente perso la leadership in alcune colture strategiche. Basti pensare che dal 2014 ad oggi sono andate perdute oltre il 45% delle superfici coltivate a pere in Emilia-Romagna e gli ettari di pesche e nettarine si sono dimezzati nell’ultimo decennio”.
Nell’ambito dell’ortofrutta, per ogni principio attivo eliminato, in mancanza di alternative efficaci si rischia di perdere intere colture. È per questo che, ha aggiunto Drei, “come Confcooperative abbiamo richiesto in questi mesi una moratoria quinquennale sui principi attivi oggi in uso. Ma se con il Ministero dell’Agricoltura stiamo registrando una totale condivisione sulla questione, sentiamo ora l’urgenza di appellarci ad un più ampio coinvolgimento di altre istituzioni, a partire da quelle che hanno la competenza in materia, sia a livello nazionale che comunitario. Il nostro auspicio è che tutte le istituzioni coinvolte assumano l’impegno di analizzare le problematiche connesse alla revoca delle autorizzazioni dei principi attraverso una valutazione di impatto complessiva più ampia rispetto alla mera analisi della molecola”. Secondo Drei, ad esempio, nelle valutazioni non si tiene spesso sufficientemente conto di altri aspetti e ricadute. Gli attuali mezzi di distribuzione e le macchine agricole utilizzate nell’ortofrutta sono ad esempio tecnologicamente più avanzate rispetto a 20 anni fa, con una conseguente riduzione significativa dei rischi ambientali e della salute umana.
C’è poi il tema del freno alla ricerca. “Se vogliamo trovare altre molecole meno pericolose – ha argomentato Drei – è fondamentale che la ricerca abbia tempi più veloci e percorsi burocratici più snelli. A tal proposito, ci aspettiamo misure concrete già nell’ambito del cosiddetto ‘Pacchetto per la semplificazione’ presentato dal Commissario Hansen. Le aziende che producono i principi attivi riescono in paesi come il Brasile ad ottenere nel giro di soli due anni l’autorizzazione alla produzione. Mentre in Europa occorrono all’incirca dieci anni per riuscire ad avere l’autorizzazione ad una nuova molecola, con il rischio che le disposizioni normative possano nel frattempo anche subire modifiche”.







L’assemblea dei soci, convocata per l’approvazione del bilancio, ha confermato all’unanimità tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione, il Presidente Oreste Santini e il Vicepresidente Giuseppe Sammaritano (nella foto a sinistra). Secondo Santini, “il focus di D.it dovrà essere sempre più rivolto alla costruzione di progetti di vendita specifici per la prossimità, su cui occorrerà sviluppare format sempre più differenzianti. Il mercato richiede scelte precise ed il nostro ruolo deve essere rivolto alla creazione di politiche commerciali e marketing che portino valore – attraverso i nostri punti vendita – ai territori nei quali operiamo. Questa è la specificità e la vera forza della Do e di D.it in particolare, attraverso le sue insegne storiche Sigma e Sisa”. Giuseppe Sammaritano, Vicepresidente di D.it, sottolinea che la centrale “nei prossimi anni dovrà puntare su un deciso allargamento del sistema, sia a livello nazionale per quanto concerne la base sociale, sia a livello locale attraverso uno sviluppo delle reti di vendita dei diversi Cedi. L’elemento dimensionale – pur salvaguardando le specificità territoriali – è sempre più rilevante; pertanto, è fondamentale che fin da subito D.it metta in campo tutti le proprie risorse affinché i punti di forza della cooperativa diventino i pilastri di alleanze più allargate”. A D.it fanno riferimento 10 centri distributivi: Realco, Consorzio Europa, Cedi Sigma Campania, San Francesco, Sisa Sicilia, Supercentro, Europa Commerciale, Lombardi & C., Le Delizie del Sud e Va.Pa.





Si arricchisce anche la linea Succoso Zero, che arriva a sette varianti di gusto, disponibili in formati da 0,40 l Pet e 0,90 l Pet. La nuova ricetta è San Benedetto Succoso Zero Pera-Banana Ananas, a base di succo di frutta e senza zuccheri aggiunti.
“San Benedetto ha sempre adottato un approccio strategico orientato all’innovazione – dichiara Vincenzo Tundo, Direttore Commerciale e Marketing Italia di Acqua Minerale San Benedetto – per creare valore per il consumatore. Il nostro impegno costante nell’anticipare le esigenze del mercato ci ha portato a rafforzare la presenza nel segmento delle bevande, offrendo prodotti capaci di unire qualità e gusto. Con questi nuovi lanci confermiamo la volontà di investire in referenze ad alto valore aggiunto, capaci di rispondere alle tendenze di consumo emergenti e di ridefinire l’esperienza di idratazione quotidiana”.
Il rinnovamento del packaging di Yoga Yotea risponde a una strategia ben definita: consolidare la presenza nel canale Horeca e Vending, ampliando al tempo stesso l’offerta nel Retail con il cluster 200×3 ml e la lattina da 330 ml. Il ritorno alla bottiglia Pet da 500 ml rappresenta un’evoluzione importante, recuperando un formato apprezzato dai consumatori e riportando il prodotto alle sue origini. Yotea è infatti una gamma che Yoga cura internamente fin dagli anni ’80, garantendo un controllo diretto sulla qualità e sulla selezione delle materie prime. La base della sua ricetta rimane il thè nero indiano, scelto per il suo sapore autentico e la sua capacità dissetante.

