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Il Made in Italy guida gli acquisti, ma il 48% dei consumatori ha tagliato la spesa

Il primo criterio di scelta al momento dell’acquisto alimentare, per oltre la metà degli italiani, è l’origine tricolore del prodotto. Il 51% lo indica come determinante principale, davanti al prezzo (41%), alla stagionalità e al chilometro zero (intorno al 34% ciascuno). Un primato che sembra solido. Ma basta scendere di un livello per trovare la crepa: l’89% degli italiani ha notato i rincari alimentari degli ultimi tempi e il 48% ha già cambiato le proprie abitudini d’acquisto di conseguenza. Il Made in Italy piace, viene scelto, viene difeso, ma ha un prezzo che sempre più italiani faticano a sostenere. È quanto emerge dalla ricerca Cia Trend “Coltivare Sicurezza, Attrarre Futuro”, elaborata dall’Ufficio studi dell’organizzazione e presentata in occasione della IX Assemblea elettiva nazionale, tenuta oggi 7 maggio a Roma.

IDENTITA’ SI’, MA ENTRO CERTI LIMITI
La disponibilità a pagare di più per un prodotto certificato italiano è quasi universale nel campione. Ma la condizione è sempre la stessa: “entro certi limiti”. Una risposta che unisce tutte le fasce d’età, tutti i generi, tutte le aree geografiche. Non è un segnale di debolezza del brand Italia, secondo gli autori dello studio, bensì la fotografia di un consumatore sotto pressione, che vuole fare la scelta giusta ma non può sempre permettersela.
Il divario generazionale è però marcato. L’origine italiana del prodotto è determinante per il 62% degli over 55, ma solo per il 35% della fascia 18-24 anni. I giovani, al contrario, valorizzano di più l’eticità del prodotto: la indica il 30% dei 18-24, contro il 13% degli over 55.
Per Cristiano Fini, Presidente di Cia riconfermato dall’Assemblea (nella foto in alto), questi dati vanno letti dentro una prospettiva strategica: “I consumatori riconoscono la qualità del prodotto italiano, ma il sistema non riesce ancora a garantire che questo valore si traduca in un prezzo giusto lungo tutta la filiera, a partire dagli agricoltori. Per questo proponiamo strumenti concreti: un portale istituzionale sulle pratiche sleali, sistemi di certificazione che tutelino una quota minima del prezzo finale al produttore primario, incentivi fiscali per chi acquista prodotti agricoli Made in Italy. Il consumatore vuole fare la scelta giusta: dobbiamo renderla accessibile”.

ITALIAN SOUNDING PERCEPITO COME RISCHIO REALE
Tra i rischi percepiti per il settore agroalimentare italiano, i costi energetici guidano la classifica — indicati come minaccia principale dalla maggioranza degli intervistati. Ma il falso Made in Italy pesa più della concorrenza estera a basso costo (45%). Infatti, ben il 52% degli italiani ritiene che l’Italian Sounding arrechi un danno sia di immagine che alle vendite del vero prodotto tricolore. Il 27% parla esplicitamente di sottrazione di quote di mercato. Solo il 21% ritiene che l’effetto sia nullo o addirittura positivo.
Anche qui il fattore anagrafico è determinante. I giovani tendono a leggere l’Italian Sounding come una minaccia economica. Gli adulti lo vivono come una ferita identitaria: tra i 55 anni e oltre, il 64% vi vede un danno all’immagine del vero Made in Italy, contro il 33% dei 18-24.

UN TERRENO SU CUI IL TRICOLORE NON HA RIVALI
Il 58% dei consumatori ritiene che chi all’estero acquista un prodotto alimentare tricolore cerchi qualità e autenticità. Per 1 italiano su 5, il Made in Italy agroalimentare semplicemente non ha rivali: in nessun ambito il prodotto straniero è percepito come superiore. Solo il 13% cita il cibo come settore in cui l’estero eccelle, contro il 38% che indica tecnologia ed elettronica e il 34% che cita il comparto automotive.
Eppure, il 43% degli intervistati ritiene che l’eccellenza italiana sia riconosciuta solo su alcune categorie specifiche: vino, pasta, olio. Una fama percepita come concentrata, non diffusa. Un limite che Cia dichiara di voler affrontare valorizzando il sistema delle Indicazioni Geografiche nelle aree interne, asset strategico del Made in Italy ancora sottorappresentato sui mercati internazionali.
Il prodotto agricolo italiano vale ben oltre le tre categorie iconiche – evidenzia Fini –. Dobbiamo costruire un ‘nuovo patto’ con i consumatori fondato su una visione One Health: la salute economica delle aziende agricole, la salute ambientale dei territori, la salute delle persone che mangiano. Ogni acquisto consapevole è un atto politico. E la filiera corta, i mercati contadini, la vendita diretta sono gli strumenti più efficaci per rendere quel patto concreto e quotidiano”.

CONSUMATORE PRAGMATICO, SISTEMA DA RIFORMARE
Il quadro complessivo ricavato da Cia è quello di un consumatore né ingenuo né indifferente: riconosce il valore del cibo italiano, ne difende il primato, ma negozia continuamente questa preferenza con i vincoli del portafoglio. Il Made in Italy regge sul piano simbolico; è sul piano dell’accessibilità economica che rischia di perdere terreno. Secondo Cia, la risposta non può essere solo comunicativa: serve redistribuire meglio il valore lungo la filiera, proteggere i produttori agricoli dalla concorrenza sleale e rendere la scelta italiana davvero vantaggiosa, non solo giusta.

Primark festeggia i 10 anni in Italia con tre nuovi negozi

Tre nuove aperture, per un investimento complessivo pari a 22 milioni di euro. Per i suoi 10 anni di presenza in Italia, Primark si regala un consolidamento del piano di espansione, che porterà – dettaglio non secondario – alla creazione di 300 posti di lavoro. I nuovi negozi saranno situati a Cremona (Centro Commerciale Cremona Po’), Ancona (Grotte Center) e Gorizia (Tiare Shopping centre). Attualmente, la catena di abbigliamento opera con 20 superfici commerciali su tutto il territorio italiano, destinate a diventare 28 nei prossimi anni, perché ai tre negozi citati vanno aggiunti quelli già in programma a Napoli (due store), Roma, Parma e Genova. A livello internazionale, Primark conta più di 485 negozi in 19 Paesi in Europa, negli Stati Uniti e in Medio Oriente, con più di 80.000 dipendenti, 5.000 dei quali in Italia

UN POLO LOGISTICO PER SUPPORTARE L’ESPANSIONE
Fondata in Irlanda nel 1969, Primark è arrivata in Italia è nel 2016, con il primo negozio presso Il Centro di Arese, inaugurato con un team di 390 persone. Il secondo punto vendita, a Brescia, aveva aperto otto mesi dopo, a conferma della forte risposta dei clienti italiani. La sede regionale e il flagship store di via Torino a Milano hanno invece visto la luce nel 2022.
A supporto della nuova fase di crescita, Primark sta procedendo con la realizzazione del suo primo polo logistico in Italia. Situato ad Alessandria, il polo creerà più di 200 posti di lavoro e supporterà la rete di negozi su tutto il territorio nazionale. In collaborazione con il partner Segro, il completamento dei lavori è previsto per la fine di novembre 2026 con l’entrata in funzione nel 2027. L’azienda sottolinea che il polo logistico è stato progettato tenendo in considerazione i più alti standard ambientali, rafforzando l’impegno verso una crescita responsabile.

PERCORSI DI CRESCITA PER IL PERSONALE
Altro aspetto ribadito da Primark è la forte attenzione allo sviluppo professionale, alla crescita e al supporto delle persone in ogni fase della loro carriera. Circa il 90% dei Manager arrivano da percorsi di crescita interni, grazie anche al programma “Grow with Us”, che valorizza i talenti, accompagnandoli da ruoli junior fino a posizioni manageriali nei negozi e nella sede regionale.
È per me motivo di grande orgoglio affermare di aver intrapreso il mio percorso professionale in Primark dieci anni fa, come manager del primo negozio ad Arese – dichiara Luca Ciuffreda, Direttore di Primark Italia (nella foto in alto) –. Ho potuto constatare in prima persona quanto l’ascolto attento dei nostri clienti abbia rappresentato un elemento guida fondamentale, che continua tuttora a orientare la nostra crescita e i nostri investimenti in Italia. Il nostro impegno resta quello di consolidare la leadership sui prezzi, garantendo al contempo un’esperienza in store eccellente – con l’obietto di offrire ai nostri clienti moda di qualità e prodotti essenziali per la vita di tutti i giorni, capaci di coniugare valore, accessibilità e durata nel tempo”.

LE ATTIVITÀ A SOSTEGNO DELLE COMUNITÀ LOCALI
Primark si dice consapevole dell’importante ruolo che il retail ricopre nella vita delle persone e per questo continua a investire nelle comunità in cui opera. Quest’anno supporterà Special Olympics attraverso la donazione di 3.000 magliette da utilizzare come uniformi ufficiali durante i Giochi Nazionali e anche i Mondiali in programma per il 2027. Nel contesto del suo impegno sociale, Primark collabora con partner specializzati tra cui Agenzia ONU per i Rifugiati, Special Olympics, Seconda Chance e Fondazione Adecco per abbattere le barriere e creare percorsi di inserimento nel settore retail per le persone che potrebbero incontrare maggiori sfide nel mondo del lavoro.

L’export agroalimentare sale a 72,5 miliardi di euro (+5%)

L’agroalimentare italiano è un motore di sviluppo economico formidabile, caratterizzato da qualità e diversità dell’offerta, ma deve fare i conti con l’evoluzione dello scenario mondiale. Come? Diversificando i mercati di destinazione e guardando a oriente, dove entro il 2034 si concentrerà quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti. A dirlo è il Focus On “Food” realizzato dall’ufficio studi di Sace, la Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Uno studio che ha il merito di raccontare nel dettaglio i trend dell’agroalimentare italiano.
Presa nel suo insieme – dalle attività di coltivazione e allevamento, fino alla logistica e distribuzione all’ingrosso e al dettaglio, passando per la produzione di macchinari agricoli e la trasformazione industriale – la filiera nel 2023 ha generato oltre 660 miliardi di euro fatturato e 141 miliardi di euro di valore aggiunto, grazie alle circa 791.000 imprese attive con oltre 3 milioni di occupati, di cui 580.000 nell’industria. L’Italia, forte delle numerose varietà regionali, vanta 858 prodotti agroalimentari e vitivinicoli a denominazione Dop, Igp e Stg, il numero più alto in Europa.

BENE IL CASEARIO E LE CARNI, FRENATA PER IL VINO
Tra il 2019 e il 2025 le vendite estere sono aumentate a un tasso annuo composto (Cagr) dell’8,1%, una performance migliore del 5% registrato dall’export complessivo. Il settore rappresenta anche una quota rilevante delle esportazioni italiane: 1 bene su 10 che varca i confini nazionali è agroalimentare. Il 2025 è stato ancora un anno di crescita: +5% (superiore al +3,3% del totale) che ha permesso di raggiungere i 72,5 miliardi di euro di valore esportato, di cui 62,5 miliardi di alimentari, bevande e tabacco e 10 miliardi di prodotti agricoli.
La buona performance ha ricevuto il contributo di rilevanti comparti, quali altri prodotti alimentari (+12,7%) – specie cioccolato e caramelle, tè e caffè, piatti e pasti preparati – prodotti agricoli (+9,4%), formaggi e latticini (+13,7%), carni (+10,4%) e prodotti da forno e farinacei (+3%). L’export di frutta e ortaggi è rimasto stabile, mentre è diminuito quello di bevande (-2,5%) – in particolare il vino (-3,7% a 7,8 mld di euro) – e oli e grassi (-8,6%) – su cui ha pesato la decisa flessione dell’olio di oliva (-20% a 2,5 mld di euro).

LA CLASSIFICA DELLE REGIONI
L’Emilia-Romagna è la prima regione per export con un valore di 13,1 miliardi di euro (+8% nel 2025), vantando specializzazione territoriali come l’ortofrutta di Ferrara, Forlì Cesena e Ravenna, i salumi di Modena e Parma e i prodotti alimentari e lattiero caseari di Parma e Reggio Emilia. Seguono Lombardia (11,8 miliardi di euro; +8%), dove si distinguono tra gli altri il latterio-caseario di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Pavia, le carni e i salumi di Cremona e Mantova e il riso di Pavia; Veneto (10,5 miliardi; +4,8%), terra di vini, come quelli di Verona e il prosecco di Treviso, e delle carni e dei prodotti da forno di Verona; e Piemonte (10,2 miliardi; +8,6%), con i dolci e le nocciole di Cuneo e Torino, i vini di Cuneo, Asti e Alessandria.
Crescite a doppia cifra sono state registrate da Sicilia (1,9 miliardi; +11%) – dove emergono l’ortofrutta di Catania, il pomodoro di Ragusa e Siracusa e i vini e liquori di Agrigento, Palermo e Trapani – e Friuli-Venezia Giulia (1,8 miliardi; +11,6%) – con il caffè di Trieste, i vini e distillati di Udine, Pordenone e Gorizia, e il prosciutto crudo di Udine.

L’UNIONE EUROPEA RESTA LO SBOCCO PRINCIPALE
L’export di agroalimentare Made in Italy è concentrato soprattutto nei mercati vicini: circa il 59% è diretto verso i Paesi Ue, mentre la restante quota verso l’area extra-Ue. Nel dettaglio, Germania, Francia e Stati Uniti sono le principali destinazioni, accogliendo da sole quasi il 37% delle vendite del settore. Sia la domanda tedesca che quella francese sono risultate in ampio aumento (+7,2% a 11,2 miliardi di euro e +6,1% a 7,9 miliardi), sulla spinta di altri prodotti alimentari, prodotti agricoli e formaggi e latticini.
L’export verso gli Stati Uniti, invece, è risultato in contrazione (-4,5%), in particolar modo per le minori vendite di bevande, specie di vino. La performance negativa statunitense è stata penalizzata, prima, dal contesto di incertezza legato all’entrata in vigore delle politiche commerciali e, poi, dall’aumento dei dazi doganali. Significativa la crescita registrata dalla Spagna (+13,1%), diffusa a tutti i settori e trainata soprattutto dal maggior export di altri prodotti alimentari, carni e prodotti agricoli. Notevoli dinamiche sono state riportate anche da Paesi dell’Est Europa, come Polonia (+15,6%), Romania (+10,2%), Repubblica Ceca (+9,4%) e Croazia (+10,3%).
Performance molto favorevoli si sono registrate in mercati meno presidiati: in primis Turchia (+14%), dove sono richiesti sia prodotti trasformati sia ingredienti e semilavorati per l’industria alimentare locale – e Marocco (+71,2%), grazie alla modernizzazione della distribuzione alimentare e all’espansione del settore Horeca, trainata anche dal turismo internazionale.

PROSPETTIVE MOLTPO POSITIVE NEI PAESI ASIATICI
Secondo Marina Benedetti e Francesca Corti, le autrici del Focus On “Food” di Sace, le prospettive sono particolarmente positive per i Paesi asiatici, dove si concentrerà quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti entro il 2034. La classe media della Corea del Sud (+8,3%) sta sviluppando gusti sempre più sofisticati e attenzione alla qualità, all’origine e alla tracciabilità dei prodotti alimentari che consuma. Per questo motivo i consumatori stanno dirigendo la domanda verso i prodotti italiani, riconosciuti per la loro sicurezza alimentare in tutto il mondo, in particolare formaggi e latticini, prodotti da forno e oli e grassi.
Il Vietnam (+4,1%), grazie alla rapida urbanizzazione, all’aumento del reddito disponibile e all’espansione dell’Horeca, sarà un buon bacino di domanda, favorito anche dal ruolo del Paese come hub regionale nel sud‑est asiatico. L’espansione della classe media urbana e la progressiva occidentalizzazione delle abitudini alimentari sono i driver che guideranno l’aumento dell’export italiano di agroalimentare in India, soprattutto nei segmenti premium e nell’horeca internazionale.

LE TARIFFE DOGANALI SI ABBASSANO CON LE INTESE COMMERCIALI
La diversificazione dei mercati di destinazione è la strategia su cui devono puntare le imprese del settore per continuare a crescere a livello internazionale. In questo senso – sottolinea lo studio – si inserisce l’azione diplomatica e commerciale che ha portato l’Unione Europe a siglare i recenti accordi commerciali con Paesi Mercosur, tra cui il Brasile, India e Australia. In tutti e tre le intese, infatti, sono previste sostanziali riduzioni delle tariffe doganali sui prodotti agroalimentari, tradizionalmente penalizzati da barriere elevate, che favoriranno anche la crescita delle esportazioni italiane.

Claude Sarrailh nuovo Amministratore Delegato di Esselunga

Tra le catene della Gdo italiana, Esselunga è sempre stata quella dal dna più internazionale (oltre che industriale, ma questo è un altro discorso). Per ragioni storiche, verrebbe da dire, legate alla presenza di Nelson Rockefeller tra i soci fondatori, ma anche per il continuo confronto con le best practice estere. E dunque se c’è un’azienda della Gdo italiana che poteva affidare il timone a un manager straniero era proprio Esselunga. Ed è quanto accadrà il prossimo novembre, quando il francese Claude Sarrailh assumerà il ruolo di Amministratore Delegato e Direttore Generale. Per lui sarà in verità un ritorno nel nostro Paese, visto che dal 2014 al 2018 è stato Ceo di Metro Italy.

L’ULTIMO INCARICO IN AHOLD DELHAIZE
Attualmente Ceo di Ahold Delhaize per Europa e Indonesia, Claude Sarrailh guida un’organizzazione da circa 40 miliardi di euro di fatturato e 160.000 dipendenti. Alle spalle ha 30 anni di esperienza nel retail business, maturata tra Europa, Russia e Asia in gruppi globali come Carrefour, Metro e Ahold Delhaize, che gli hanno consentito di sviluppare competenze in ambito commerciale, supply chain, operations e trasformazione digitale, guidando rilevanti processi di crescita e cambiamento in contesti complessi e competitivi. Il suo approccio viene definito orientato ai risultati e all’innovazione, con particolare attenzione alle sfide dell’intelligenza artificiale e all’efficienza operativa.

UN VENTAGLIO DI COMPETENZE AMPIO
Nella nota stampa con cui Esselunga comunica la nomina si sottolinea la profonda conoscenza che Sarrailh ha non solo nel business retail, ma anche del segmento away from home, per via degli incarichi ricoperti in Metro. Dopo essere stato al vertice della filiale italiana, dal 2018 al 2021 Sarrailh è stato infatti Ceo di Metro China. Competenze che di certo gli torneranno utili, considerato che – sebbene spesso passi sotto silenzio – il gruppo di Pioltello è un operatore di primo piano anche nel fuori casa, grazie a una rete di 131 Bar Atlantic, presenti all’interno delle gallerie commerciali Esselunga e degli urban store laEsse.

ESCE DI SCENA GABRIELE VILLA
A rendere ancora più rilevante il passaggio di consegne in Esselunga, sarà l’uscita di scena – in vista del pensionamento – di Gabriele Villa, attuale Direttore Generale e figura storica dell’azienda, per decenni vicinissimo a Bernardo Caprotti. Villa è in pratica colui che ha affiancato la proprietà dopo la fine del rapporto con Sami Kahale, manager italiano ma anche lui dal background spiccatamente internazionale. Uomo Procter & Gamble di lunghissimo corso, Kahale era arrivato in azienda a giugno del 2018 come Direttore Generale, per poi essere promosso Amministratore Delegato a dicembre del 2019, salvo poi uscire un po’ a sorpresa a giugno del 2021.

AL VIA UNA NUOVA FASE PER L’AZIENDA
Dopo quasi dieci anni dalla scomparsa di mio padre – dichiara Marina Caprotti, Presidente Esecutivo di Esselunga (nella foto a destra)  – si apre per Esselunga una nuova fase di evoluzione e rafforzamento della governance. Abbiamo scelto un manager con una profonda esperienza internazionale nel retail, capace di coniugare visione e concretezza operativa. La sua conoscenza dei mercati globali, unita a una forte spinta verso innovazione ed efficienza, rappresenta un elemento chiave per affrontare un contesto sempre più competitivo. Siamo convinti che il contributo di Claude Sarrailh porterà nuovo slancio allo sviluppo dell’azienda e al rafforzamento del nostro brand, in continuità con il nostro piano strategico e con i valori che da sempre ci contraddistinguono”.
Dal canto suo, Claude Sarrailh si dice “molto lieto di entrare in Esselunga e di avere l’opportunità di guidare un’azienda così distintiva e di alta qualità. Esselunga rappresenta un’icona del retail italiano, con una forte identità e una posizione unica nel mercato. Non vedo l’ora di lavorare insieme alle persone dell’azienda per valorizzarne ulteriormente le competenze e costruire su queste solide basi, continuando a rafforzare le performance e accompagnando Esselunga nella sua prossima fase di sviluppo”.

Despar Nord, fatturato a quota 2,8 miliardi di euro

Segno più per Despar Nord- Aspiag Service nel 2025: lo scorso anno si è chiuso con un fatturato al pubblico pari a 2,871 miliardi di euro, in aumento del 3,1% rispetto all’anno precedente. Ai fini del risultato, ha contato il piano di investimenti, pari a 99,7 milioni di euro, cifra superiore del 31% a quanto stanziato nel 2024.
La concessionaria dei marchi Despar, Eurospar e Interspar in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia ha aperto 4 nuovi negozi a gestione diretta tra Friuli-Venezia Giulia (a Trieste) ed Emilia-Romagna (a Budrio, Bologna e Carpi). Altri 9 supermercati affiliati sono stati inaugurati nelle province di Venezia, Rovigo, Brescia, Bolzano, Trieste, Ferrara, Bologna e Forlì-Cesena. Ad oggi la rete conta 547 punti vendita complessivi, di cui 242 diretti e 305 in affiliazione.

IL FOCUS PER LE NUOVE APERTURE RESTA SULL’EMILIA-ROMAGNA
A sostenere il trend positivo dei ricavi hanno contribuito anche 15 ristrutturazioni (di cui 8 dirette e 7 affiliate), effettuate tra Veneto (7), Friuli-Venezia Giulia (2), Emilia-Romagna (3) e Trentino-Alto Adige (3). Rafforzare la presenza del marchio resta un obiettivo anche nel 2026: l’azienda dichiara di aver destinato a questo scopo quasi il 20% degli investimenti, focalizzandosi soprattutto sull’Emilia-Romagna, dove si concentreranno buona parte delle aperture previste per quest’anno.
Nonostante il complesso e competitivo scenario di mercato, Despar Nord ha ottenuto risultati significativi – commenta Christof Rissbacher, Presidente di Despar Nord (nella foto a sinistra) – riuscendo a proseguire con determinazione il proprio percorso di radicamento e sviluppo, rafforzando la propria organizzazione e investendo in innovazione per rispondere in modo efficace e puntuale alle nuove esigenze della clientela. I dati registrati dal fatturato al pubblico nel 2025 si sono consolidati ulteriormente anche grazie al contributo delle performance dei nostri affiliati, cresciute del 5,4% rispetto all’anno precedente”.

NELLA MDD C’È SPAZIO ANCHE I MICRO-PRODUTTORI
Il prodotto a marchio ha rappresentato quasi il 33,5% del fatturato, con 800 nuove referenze che hanno portato il totale a quota 7.543 (+11,6% rispetto al 2024). Un contributo alla varietà dell’offerta Despar è arrivato anche dal brand Sapori del Territorio, che valorizza e promuove le eccellenze agroalimentari locali e i piccoli produttori locali. Le realtà aziendali coinvolte sono salite in un solo anno del 50% a quota 600, portando a oltre 4.000 le referenze totali.
All’interno del progetto Sapori del Territorio cresce anche il numero dei “microlocali”, ovvero prodotti realizzati da piccoli produttori, espressione autentica del legame diretto con il territorio, le cui realtà imprenditoriali distano pochi chilometri dai punti vendita in cui vengono distribuiti: sono oltre 150 i micro-produttori coinvolti in tutte le regioni per circa 1.000 prodotti in vendita.

IL TRAGUARDO DEI 10.000 COLLABORATORI È VICINO
Allo sviluppo commerciale sui territori delle cinque regioni di competenza di Despar Nord ha corrisposto un innalzamento dei livelli occupazionali, registrando l’ingresso di 344 nuove persone nel 2025. Oltre a questo incremento delle assunzioni, Despar Nord ha deciso di stabilizzare contrattualmente 759 dipendenti portando così la rete di collaboratori totali a 9.816, di cui il 91% ora a tempo indeterminato e il 62% rappresentato da donne. Rimane infine ampiamente al di sotto dell’8% il turnover in uscita del personale.

OTTENUTA LA CERTIFICAZIONE SULLA PARITÀ DI GENERE
Il 2025 è stato un anno importante anche sul fronte delle certificazioni, in primis attraverso il raggiungimento della UNI/PdR 125:2022 sulla promozione della Parità di Genere. Un risultato che convalida il percorso intrapreso da Despar Nord per una cultura aziendale votata all’inclusività, all’equità, al rispetto e alla valorizzazione delle diversità.
In parallelo, è stata rinnovata per tutte le unità locali di Aspiag la certificazione ISO 45001 per la sicurezza dei collaboratori. L’azienda sottolinea inoltre di essere la prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia ad aver ottenuto anche la certificazione ISO 39001, a riprova dell’attenzione per la sicurezza stradale, con 127 collaboratori autisti coinvolti in un corso di guida sicura.
Quanto all’impegno verso l’ambiente, Despar Nord ricorda di essere stata nel 2013 la prima azienda della Gdo in Italia ad ottenere la certificazione ambientale ISO 14001, riconfermata lo scorso anno con 90 siti certificati (erano 78 nel 2024) tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic.

CONFERMATI I PROGRAMMI DI EDUCAZIONE ALIMENTARE
La vicinanza alle comunità nel 2025 si è manifestata supportando e sponsorizzando, con quasi 500.000 euro, oltre 90 iniziative sportive e culturali. È continuata la diffusione delle buone pratiche di educazione alimentare e la promozione di corretti stili di vita, attraverso l’ormai ventennale programma gratuito “Le Buone Abitudini”, indirizzato alle scuole primarie di primo grado. Il progetto è stato declinato in diversi istituti scolastici e in molti punti vendita, utilizzando laboratori tematici per favorire la conoscenza della piramide alimentare, ma anche in partnership con aziende del territorio per sensibilizzare i più piccoli sull’importanza della tutela degli ecosistemi e sul rispetto dell’ambiente.

A SCUOLA DI BIODIVERSITÀ DIRETTAMENTE SUL CAMPO
In questo percorso si inserisce il progetto “Alla scoperta della biodiversità”, iniziativa promossa da Despar Nord per educare le nuove generazioni ai temi della sostenibilità, attraverso esperienze dirette sul campo: il progetto ha coinvolto diverse scolaresche in visite didattiche presso aziende agricole di fornitori locali facenti parte del progetto di Despar “Sapori del Territorio”, offrendo agli studenti l’opportunità di entrare in contatto con modelli produttivi virtuosi, approfondire il ruolo fondamentale della biodiversità e scoprire da vicino il valore delle filiere locali e del sapere agricolo tradizionale.

RACCOLTE FONDI PER L’ACQUISTO DI MATERIALI DIDATTICI
Il ruolo di “partner educativo” di Despar Nord si è poi manifestato anche attraverso le iniziative “Stickermania” e “Scuolafacendo”, progetti nazionali del marchio dell’Abete che nell’ultimo biennio 2204/2025 hanno permesso di sostenere direttamente le scuole, raccogliendo fondi per oltre 1,1 mln euro, destinati all’acquisto di attrezzature e materiali didattici per gli alunni di oltre 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari, appartenenti a tutti gli ordini e gradi.
Infine, anche nel 2025 è proseguito l’impegno per il contrasto agli sprechi alimentari, che vede Despar Nord in prima linea da oltre un decennio in programmi di recupero e di redistribuzione di prodotti invenduti nei punti vendita a beneficio di nuclei familiari maggiormente in difficoltà. L’anno scorso sono state 794 le tonnellate di alimenti recuperati per un equivalente di 1,7 milioni di pasti donati.

L’agentic commerce cambia i processi d’acquisto

Quando un agente AI passa dalla raccomandazione all’azione, cambia l’equilibrio del commercio digitale, perché non è più solo una questione di conversione, ma di chi governa l’intento d’acquisto, chi conserva la relazione con il cliente e chi risponde in caso di errore. L’agentic commerce, però, è ancora in piena trasformazione: emergono modelli diversi in parallelo, le interfacce si moltiplicano e standard, protocolli e casi d’uso continuano a cambiare.

L’INFRASTRUTTURA AZIENDALE VA RIPENSATA
In questo scenario, per retailer e brand diventa strategico iniziare a ripensare la propria infrastruttura, per renderla capace di adattarsi nel tempo all’evoluzione tecnologica dell’AI. Secondo Adyen, piattaforma tecnologico finanziaria scelta da molte aziende leader a livello globale che adotta una prospettiva merchant-first, questa evoluzione dovrebbe tradursi infatti in un modello in cui l’AI è un nuovo canale di interazione e acquisto, senza spostare altrove controllo, responsabilità e fiducia, né la titolarità dei dati e della relazione con il cliente.
Per sua natura, l’agentic commerce potrà semplificare il processo d’acquisto per l’utente finale. Le aspettative, però, restano elevate sia in termini di esperienza che di sicurezza, trasparenza e responsabilità – dichiara Gabriele Bellezze, Country Manager di Adyen Italia –. Per le aziende italiane la domanda non è se l’agentic commerce arriverà, piuttosto quanto prepararsi e come far parte di questo ecosistema senza perdere la regia del rapporto con il cliente”.

LE AREE SU CUI INTERVENIRE NELL’IMMEDIATO
A partire da queste considerazioni, sono quattro i pilastri fondamentali su cui i merchant dovrebbero concentrarsi fin da subito:

  • Stabilire mandati e responsabilità

Nell’agentic commerce l’intento viene infatti delegato, quindi occorre definire in modo esplicito quali azioni può compiere un agente, quali permessi e mandati si applicano, quali limiti valgono per spesa, frequenza e contesto. Inoltre, se da una parte l’automazione accelera alcuni processi, nel momento in cui si verificano degli errori è importante fare chiarezza sulle responsabilità per capire chi deve agire in caso di problemi.

  • Rendere i dati di prodotto pronti per l’AI

Un altro pilastro da considerare in questa fase di preparazione all’agentic commerce è la qualità e la disponibilità dei dati di prodotto. Per funzionare, gli agenti AI hanno bisogno di informazioni affidabili su cui basare raccomandazioni e scelte. Prezzi, disponibilità, termini e policy devono essere sempre aggiornati. Le piattaforme AI considerano la freschezza dei dati come un segnale di fiducia, influenzando ciò che appare all’utente.

  • Progettare per interoperabilità e cambiamento

Un’ulteriore priorità, in questa fase, è garantire flessibilità. È importante puntare su un’infrastruttura in grado di  adattarsi all’evoluzione degli standard, evitando logiche di checkout specifiche per un agente o una piattaforma che riducano l’interoperabilità. Allo stesso tempo, è fondamentale non legarsi a token o credenziali che funzionano solo all’interno di un unico ecosistema, e limitare le integrazioni parallele che frammentano i dati dei clienti e la gestione del rischio.

  • Sfruttare i pagamenti come elemento di continuità

Infine, occorre considerare che, man mano che lo shopping si sposta anche su interfacce guidate dall’IA, i segnali di riconoscimento tradizionali si indeboliscono, i login perdono centralità, i cookie diventano meno rilevanti; inoltre, gli utenti possono passare da un agente all’altro, frammentando ulteriormente sessioni e contesto. Un elemento però resta costante, ovvero i dati di pagamento. Attraverso la tokenizzazione, i pagamenti possono diventare il vero filo conduttore per mantenere continuità e riconnettere il cliente all’azienda, indipendentemente da dove inizi la transazione.
Chi costruisce oggi fondamenta adattabili, con controlli chiari e responsabilità definite, ripensando al contempo anche la gestione dei processi di pagamento, sarà nella posizione migliore per intercettare la nuova domanda senza indebolire la relazione con il cliente”, conclude Bellezze.

Valfrutta rafforza la gamma bio con il brik

Valfrutta rafforza la sua presenza nel settore biologico ampliando la propria offerta di succhi bio con il lancio del brik 125 ml senza zuccheri aggiunti. Il nuovo formato si affianca a quello in vetro ed è pensato per intercettare le esigenze di consumo quotidiano. L’obiettivo del marchio di Conserve Italia è ovviamente accrescere il presidio di un segmento sempre più centrale nelle scelte dei consumatori. Il biologico rappresenta infatti una leva strategica nell’area salute e sostenibilità ed è percepito come una scelta orientata al benessere.

UN FORMATO CHE VINCE IN PRATICITÀ
Disponibile in cluster da tre referenze ai gusti pesca, pera e uva-arancia-carota-limone, la nuova gamma Valfrutta Bio 125 ml trova nella praticità un evidente punto di forza. Conserve Italia la definisce ideale per i bambini dai 3 ai 10 anni e per chi cerca prodotti semplici e di qualità: ogni brik contiene fino all’85% di frutta da agricoltura biologica 100% italiana ed è senza zuccheri aggiunti.
Il lancio si inserisce in un contesto di mercato in cui il biologico, pur rappresentando ancora una quota contenuta nei succhi di frutta, mostra segnali di crescita e un forte potenziale di sviluppo. Allo stesso tempo, il formato brik si conferma sempre più rilevante per praticità e accessibilità, rispondendo alle esigenze di consumo fuori casa e domestico. Non a caso, il segmento è tra i più dinamici del mercato.

Tonno: prodotti sostenibili in forte crescita, anche in Italia

© MSC Jason Thom

Il tonno è una delle specie chiave del mercato ittico italiano, sia per il consumo domestico sia per l’industria conserviera, che rappresenta il principale driver per valore e volumi. Si tratta di una categoria matura, ma in evoluzione: secondo il Report Gdo 2026 cresce in modo contenuto (+1,1% a valore e +1,8% a volume). Il prezzo medio appare sostanzialmente fermo (-0,7% €/kg) in un contesto sempre più competitivo, caratterizzato da forte pressione promozionale (46,4% delle vendite) e da una crescente polarizzazione tra segmenti.
All’interno del comparto, il tonno sott’olio in lattina resta centrale (oltre il 54% del valore e circa il 60% dei volumi), mentre i segmenti premium – come vetro e filetti – mostrano maggiore dinamismo; al contrario, le referenze più elaborate risultano in contrazione, riflettendo un cambiamento nelle preferenze dei consumatori.

UNA LEVA COMPETITIVA PER BRAND E MDD
A diffondere questi dati – in occasione della Giornata Mondiale del Tonno che si celebra oggi 2 maggio – è Marine Stewardship Council (Msc), organizzazione internazionale non-profit che certifica le pratiche di pesca sostenibili. Un aspetto, quello della sostenibilità, diventata leva competitiva sul mercato, anche in Italia. Dopo il rallentamento del 2024 legato a inflazione e aumento dei costi produttivi, il tonno certificato Msc è tornato a crescere: nell’anno fiscale 2025/2026 in Italia sono state vendute oltre 21.000 tonnellate (+50% rispetto al 2024/2025), di cui il 94% destinate a prodotti in conserva. Parallelamente è aumentata l’offerta, con oltre 270 prodotti a marchio Msc oggi presenti nella Gdo, dalle conserve tradizionali alle insalate e ai tramezzini.
Anche il mix di specie riflette l’evoluzione del mercato: il tonno a pinne gialle torna a crescere rispetto al tonnetto striato, in linea con la maggiore domanda di prodotti premium. La sostenibilità non è appannaggio solo dei grandi brand come Rio Mare, ma anche delle marche del distributore – per esempio Lidl e Aldi – arrivate a rappresentare il 27% dei volumi di tonno certificato Msc (dal 15% dell’anno fiscale precedente).

AUMENTANO I VOLUMI DI MATERIA PRIMA CERTIFICATA
A livello mondiale, il volume di tonno venduto con il marchio blu Msc ha superato le 400.000 tonnellate metriche tra l’aprile 2025 e il marzo 2026, crescendo del 39% rispetto all’anno precedente. A sostenere un andamento così positivo è la maggiore disponibilità di materia prima: oggi il 67% del pescato mondiale di tonno proviene da attività certificate Msc, per oltre 3,46 milioni di tonnellate, con ulteriori prospettive grazie alle 182 attività di pesca coinvolte nei programmi di miglioramento nel mondo.
Dall’inizio del 2026, quattro nuove attività sono state certificate negli oceani Atlantico e Indiano. In particolare, il tonno pinna gialla dell’Oceano Indiano, dopo quasi un decennio di gestione e sforzi congiunti, è stato riconosciuto come non più sovrasfruttato né soggetto a sovrasfruttamento, consentendo l’estensione della certificazione anche a questa specie e aumentando così i volumi disponibili.

L’ESPANSIONE DELL’OFFERTA ACCELERA LA TRANSIZIONE
Secondo Msc, l’impegno di aziende e retailer verso un’offerta sempre più ampia di tonno certificato segna un passaggio verso una trasformazione su larga scala del settore. Da un lato, stimola la domanda di approvvigionamenti da pesca certificata; dall’altro, rafforza la fiducia di consumatori sempre più attenti alla sostenibilità. Il risultato è un’accelerazione verso oceani più sani e filiere più trasparenti.
La crescente domanda di materia prima certificata spinge un numero sempre maggiore di attività di pesca ad adottare pratiche sostenibili in linea con lo Standard Msc, contribuendo a una gestione più responsabile delle risorse ittiche a livello globale. Nell’ultimo anno, diverse attività di pesca del tonno hanno ottenuto la certificazione Msc per la sostenibilità ambientale. Tra queste, la pesca del tonno rosso australiano meridionale e quella ghanese di tonnetto striato e tonno pinna gialla nell’Oceano Atlantico.

Eataly: Cipolloni lascia, in arrivo nuovo Ad focalizzato sugli Usa

Si apre una nuova fase di crescita per Eataly, che non vedrà però alla guida Andrea Cipolloni. Il manager lascerà il ruolo di Amministratore Delegato nell’ambito di una transizione pianificata, i cui tempi sono non stati specificati. La decisione rientra in una strategia più ampia che ha previsto la nomina di Gabriele Belsito, membro del Comitato Esecutivo Italiano, a Direttore Generale per l’Europa, nonché la ricerca di un Amministratore Delegato incaricato di promuovere la crescita negli Stati Uniti d’America, che nel 2025 hanno rappresentato oltre il 60% del fatturato di Eataly.

RICAVI A QUOTA 700 MILIONI NEL 2025
Nominato a ottobre del 2022, Cipolloni (nella foto a destra) proveniva da Autogrill, gruppo in cui ha lavorato a più riprese – da ultimo come Amministratore Delegato di Autogrill Italia e Autogrill Europe – e che aveva lasciato a settembre dello stesso anno. In precedenza, dal 2011 al 2018, era stato Ceo di Pittarosso e dal 2008 al 2011 General Manager di Limoni.
In questa solida carriera costruita nel retail, Eataly ha rappresentato una tappa importante: è la stessa azienda a rendere noto che, nel periodo che ha visto al vertice Cipolloni, i ricavi totali sono passati da circa 450 milioni di euro a più di 700 milioni del 2025, grazie anche all’apertura di oltre 20 nuovi punti vendita che hanno portato a 69 il numero totale. Il gruppo sottolinea inoltre di aver rafforzato ulteriormente il proprio brand a livello globale e diversificato le fonti di ricavi attraverso quattro pilastri strategici: punti vendita di grandi dimensioni, prodotti a marchio Eataly, travel retail ed Eataly Caffè, format lanciato di recente e in forte crescita.

RAFFORZATA LA PRESENZA GLOBALE
Sono orgoglioso di aver guidato Eataly in questa prima fase di trasformazione e di crescita – dichiara Andrea Cipollonie di quanto abbiamo realizzato come team sia in Italia, che rappresenta la spina dorsale dell’organizzazione, sia all’estero, in particolare negli Stati Uniti dove Eataly ha saputo rafforzare la propria presenza e sviluppare i nuovi format in particolare nel travel retail e con Eataly Caffè”.
Siamo estremamente grati ad Andrea per la sua guida, che si è concentrata su riorganizzazione, efficienza e sviluppo di nuovi format” aggiunge Nicola Farinetti, Presidente del Consiglio di Amministrazione.

L’AZIONARIATO DEL GRUPPO
Dal 2023 il gruppo è partecipato al 52% da Investindustrial, società di investimento indipendente leader in Europa, affiancatosi ai soci storici Eatinvest (famiglia Farinetti), Clubitaly (società il cui maggiore azionista è TIP – Tamburi Investment Partners) ed alla famiglia Baffigo-Miroglio. Eataly conta attualmente più di 5.000 dipendenti e 69 punti vendita distribuiti in 15 Paesi del mondo, fra cui Italia, Stati Uniti, Canada, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Svezia, Turchia, Corea del Sud e Arabia Saudita.

Da Lidl la raccolta punti si fa con l’app

Si chiama Lidl Points l’ultima novità del programma fedeltà digitale dell’insegna Lidl, introdotta a partire da oggi 30 aprile. In pratica una raccolta punti. E già questo rende interessante la notizia, considerato che parliamo pur sempre del canale discount. Ma c’è un ulteriore aspetto che merita attenzione e che si colloca a metà strada tra strategia e tecnologia.

UNO STRUMENTO CON PIÙ FUNZIONI
Come sottolineato dal recente report sul commercio digitale di Casaleggio Associati, la maggior parte dei player della Gdo online ha ancora app poco transazionali. Si calcola infatti che in Italia a passare da una app sia il 17,7% del totale transato da parte dei primi mille merchant e-commerce; nell’alimentare la quota scende al 14,2% al netto di casi eccellenti come Deliveroo (86% del transato via app). Per dare qualche termine di confronto, i marketplace registrano il 29,6% del fatturato medio veicolato via app, il comparto moda si attesta al 28,4%.
Il rapporto di Casaleggio Associati evidenzia che “i settori dove l’app intercetta la quota maggiore di fatturato sono quelli caratterizzati da acquisti frequenti, visivamente orientati o basati su urgenza e prossimità”. Almeno un paio di queste caratteristiche si attaglierebbero bene anche alla spesa alimentare.
Certo, la mossa fatta da Lidl non riguarda direttamente le transazioni, ma può essere interpretata come una prova della consapevolezza di dover stringere un legame sempre più stretto con il cliente passando proprio dalle app. Non a caso è la stessa catena a citare – nella nota con cui comunicativa l’iniziativa – Lidl Pay, la funzione che permette di pagare in cassa con una scansione del QR code, come a richiamare il valore dello strumento sotto più profili.

LA MECCANICA DELL’INIZIATIVA
Esaurita la lunga premessa di scenario, vediamo come funziona Lidl Points. La raccolta punti rientra come già accennato in Lidl Plus, il programma fedeltà digitale dell’insegna nato nel 2021. La meccanica è improntata alla semplicità. Per ogni euro speso, i clienti accumuleranno automaticamente un punto sul proprio profilo Lidl Plus. Il saldo dei punti accumulati sarà reso disponibile subito dopo la spesa mentre la possibilità di utilizzo scatterà a partire dal giorno successivo.
I punti avranno una validità di 24 mesi dal momento in cui vengono assegnati, garantendo tutto il tempo necessario per scegliere il proprio premio preferito. Inoltre, sarà possibile accumulare punti fino a un massimo di 5 spese diverse effettuate nell’arco della stessa giornata.

UN CATALOGO VIRTUALE DI PREMI
Il cuore del programma, secondo Lidl, è la nuova Galleria Premi integrata nell’app: un catalogo virtuale con oltre 250 coupon con prodotti food della catena e buoni sconto da applicare sul totale della propria spesa, salvo poche eccezioni (i prodotti esclusi sono latte in polvere per neonati, carte regalo, ricariche telefoniche, carte prepagate, sacchetti ortofrutta). I clienti avranno libertà di scelta e i coupon premio degli articoli potranno essere riscattati più volte, a condizione di avere un saldo punti sufficiente.
Inoltre, per iniziare questo nuovo percorso, esplorando la sezione dell’app dedicata al funzionamento della raccolta, si potranno ricevere subito 50 Lidl Points extra di benvenuto, pronti per essere sommati a quelli accumulati con la spesa di ogni giorno.

L’OBIETTIVO È OFFRIRE VANTAGGI TANGIBILI
L’introduzione di Lidl Points rappresenta per noi un nuovo e ulteriore modo di dire ‘grazie’ a chi ci sceglie ogni giorno – dichiara Martin Brandenburger, Chief Executive Officer di Lidl Italia –. Siamo consapevoli di come le abitudini di acquisto stiano evolvendo e vogliamo offrire un vantaggio tangibile ai nostri clienti: avere sempre più accesso ai loro prodotti preferiti. Questa è un’innovazione di cui andiamo particolarmente orgogliosi, in quanto garantisce la massima libertà nel decidere come e quando farsi premiare, dando vita a un’esperienza davvero su misura”.
La chiusa di Lidl è inequivocabile: “La vera convenienza passa anche attraverso un ecosistema digitale moderno e orientato al cliente”. Difficile dargli torto.

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