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Tosano e Nhood rilanciano il centro commerciale Porte di Milano

Si appresta a rinascere il centro commerciale Porte di Milano di Cesano Boscone. Protagonisti del rilancio sono Supermercati Tosano Cerea, retailer veneto socio di Gruppo VéGé, e Nhood, società internazionale di soluzioni immobiliari specializzata nel commercial real estate e nella rigenerazione urbana. Il primo farà il suo ingresso nel centro commerciale con la propria piattaforma alimentare ad insegna Iper Tosano, che aprirà a giugno 2026, mentre Nhood gestirà e commercializzerà gli spazi del centro, mettendo a disposizione competenze e un network internazionale per arricchire l’offerta retail e di ristorazione.

UN IPER DA 7.000 METRI QUADRI
Porte di Milano è in fase di ristrutturazione e riqualificazione generale con nuovo ipermercato e il restyling della galleria commerciale. Il centro si sviluppa su due livelli con circa 60 attività tra negozi, servizi e ristorazione ed è dotato di un parcheggio con oltre 1.500 posti auto a disposizione dei visitatori. L’ipermercato Tosano avrà una superficie di vendita di circa 7.000 metri quadri.
Supermercati Tosano Cerea e Nhood replicano così la collaborazione già attivata in altri due centri commerciali lombardi e cioè a Nerviano, nel milanese, e a Molinetto di Mazzano, in provincia di Brescia. A Cesano Boscone – così come già accaduto nelle altre due strutture citate – l’insegna Iper Tosano succede a quella Bennet, che a sua volta era subentrata ad Auchan. I tre punti vendita rientravano, infatti, in un pacchetto di sette che Bennet acquisì nel 2020 da Margherita Distribuzione, la società del gruppo Conad a cui facevano capo tutte le attività italiane in precedenza appartenenti ad Auchan.
Il progetto di rilancio del centro commerciale di Cesano Boscone conferma la fiducia di Iper Tosano nella capacità di Nhood di generare luoghi di vita, capaci di coniugare aggregazione e shopping e di attrarre insegne nazionali e internazionali nei territori locali – dichiara Luigi Lancia, Vicedirettore Generale Property Management di Nhood (nella foto in alto) –. In sinergia con Supermercati Tosano Cerea, l’obiettivo è trasformare il centro in uno spazio attrattivo, sostenibile e profondamente connesso con la comunità, generando valore economico e sociale per tutto il territorio”.

SPECIALISTA DELLE GRANDI SUPERFICI
L’inaugurazione di Cesano Boscone rappresenterà un consolidamento nel territorio milanese per la Supermercati Tosano Cerea, nata nel 1970 con l’apertura del primo supermercato a conduzione familiare a Cerea, in provincia di Verona, dove ha ancora la sua sede principale. L’azienda conta ad oggi 22 ipermercati caratterizzati da un assortimento molto ampio – sarebbero oltre 40.000 le referenze proposte nei generi vari, in base a quanto dichiarato dalla stessa società – l’ultimo dei quali ha avviato l’attività in questi giorni a Brescia. Dunque, con Cesano Boscone il retailer veneto arriverà a quota 23 negozi. La rete, tutta a gestione diretta, è presente in 5 regioni e in 11 provincie (Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Milano, Brescia, Mantova, Ferrara, Udine e Firenze), per un totale di oltre 5.000 dipendenti.

Il Prosciutto di San Daniele Dop cresce del 6% sui mercati internazionali

Effetto dazi al contrario. Il Prosciutto San Daniele Dop chiude positivamente il 2025 in termini di esportazioni, crescendo nettamente anche negli Stati Uniti, dove è presumibile che la politica protezionista dell’amministrazione Trump abbia indotto ad anticipare una parte di acquisti. Sta di fatto che a livello globale le spedizioni sono salite del 6% per un totale di circa 460.000 prosciutti destinati all’estero. Il totale del prodotto esportato ha raggiunto il 18% rispetto alle vendite complessive.
Francia e Stati Uniti si confermano i principali sbocchi commerciali, rappresentando ciascuno il 23% del totale esportato. Seguono Germania con il 12%, Australia con il 10%, Svizzera e Belgio entrambe al 7%, quindi Austria al 4%.

BENE IN USA, GERMANIA UK
Significativo l’incremento a volume degli Stati Uniti, che fanno segnare +20% rispetto all’anno precedente, mentre è pari al +15% la crescita registrata in Germania. Dati che evidenziano il rafforzamento del prodotto in due dei principali mercati strategici. Dinamiche particolarmente positive si rilevano anche nel Regno Unito (+37% a volume) che riprende pienamente quote di mercato un tempo erose a causa della Brexit.
Inoltre, il Prosciutto San Daniele Dop si consolida in nuovi mercati europei come Paesi Bassi (+49%) e Polonia (+83%) a testimonianza di un’espansione maggiore con ottime performance degli ultimi anni. Si registrano invece flessioni in Australia e in Brasile, a causa di esportazioni altalenanti e contrazioni dei mercati locali.
La distribuzione geografica dell’export mostra oggi un equilibrio tra Unione Europea ed extra UE: il 52% delle esportazioni è destinato ai Paesi comunitari mentre il 48% raggiunge mercati al di fuori dell’Unione, quota in crescita di tre punti percentuali rispetto a cinque anni fa. Un dato che conferma il progressivo rafforzamento del Prosciutto di San Daniele Dop sui mercati internazionali più dinamici.

IL DISOSSATO PREVALE SULLA VASCHETTA
Dal punto di vista dei formati il 77% delle esportazioni riguarda prosciutti disossati mentre il 23% è rappresentato da confezioni in vaschetta. La prevalenza del disossato riflette le esigenze logistiche e distributive dei mercati esteri mentre il segmento del pre-affettato continua a rappresentare una componente significativa dell’offerta internazionale ready-to-go per il consumatore.
“La crescita registrata sui mercati esteri del 2025 conferma il valore e la riconoscibilità del Prosciutto di San Daniele Dop a livello internazionale – dichiara il Presidente del Consorzio Nicola Martelli –. Negli Usa il San Daniele registra andamenti molto positivi con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente anche per il fatto che l’imposizione dei dazi statunitensi ha probabilmente anticipato le vendite prima che i dazi fossero applicati nel secondo semestre dell’anno. Tra i primi quattro principali Paesi di esportazione si trovano quindi i mercati tradizionali come Francia e Germania e mercati extra UE come Usa e Australia che dimostrano come il rafforzamento delle contrattazioni, anche nei paesi terzi, rappresenti un segnale importante per la competitività del comparto e per la valorizzazione dell’eccellenza che il nostro prosciutto esprime”.

Nonna Rina segue Nonno Nanni nel senza lattosio

Passa dal senza lattosio il rilancio di Nonna Rina, brand di pasta fresca conosciuto in passato per gli gnocchi. Grazie a investimenti definiti significativi da Latteria Montello, a cui appartiene anche il marchio Nonno Nanni, oggi Nonna Rina può infatti contare su due stabilimenti produttivi che si estendono su una superficie complessiva di 7.000 metri quadri, con cinque linee produttive attive.
In particolare, la pasta fresca ripiena ha al suo interno i formaggi freschi Nonno Nanni e ora è proposta nella versione senza lattosio. Il progetto nasce dall’ascolto delle nuove esigenze alimentari e dalla volontà di rendere il prodotto accessibile a tutti. L’azienda precisa, infatti, che la cultura del senza lattosio nella gamma prodotti Nonno Nanni non è una tendenza, ma un percorso consolidato che oggi si estende anche al mondo della pasta fresca.

LE REFERENZE IN FASE DI LANCIO
Due le ricette pensate per chi è intollerante al lattosio, entrambe nel classico formato da 250 g: i Girasoli Pesto e Stracchino Nonno Nanni, in cui l’aroma intenso del basilico si fonde con la cremosità dello Stracchino senza lattosio; i Ravioloni Cotto affumicato e Robiola Nonno Nanni, dal gusto più deciso e strutturato, dove la morbidezza della Robiola incontra le note aromatiche del prosciutto cotto affumicato.
Con il lancio della linea Nonna Rina Senza Lattosio, il gruppo intende confermare il proprio impegno nel rispondere ad un bisogno reale e sempre più diffuso.
Oltre alla nuova linea senza lattosio, Nonna Rina propone gnocchi, gnocchetti e chicche di patate. A completare la gamma è la pasta fresca all’uovo, realizzata con farine italiane, uova fresche italiane da galline allevate a terra e con una lavorazione lenta dell’impasto e trafilatura al bronzo, che conferisce porosità per trattenere i sughi.

MediaWorld vende viaggi in collaborazione con Bluvacanze

La vendita di viaggi è un servizio che più insegne della Gdo hanno in portafoglio da anni, ma MediaWorld è la prima catena di elettronica di consumo a proporlo, grazie alla collaborazione avviata con il Gruppo Bluvacanze. Interessante la genesi del progetto: MediaWorld Viaggi nasce per rispondere a un’esigenza concreta emersa dall’analisi dei comportamenti di acquisto dei clienti, sempre più orientati verso prodotti e soluzioni legate alla mobilità, all’outdoor e all’esperienza di viaggio. In questo senso, il servizio rappresenterebbe un’estensione naturale dell’esperienza offerta dall’insegna: dalla scelta dei dispositivi tecnologici utili a partire, fino alla prenotazione della vacanza.

DAL PRODOTTO AL SERVIZIO
Negli ultimi due anni, l’analisi dei dati di vendita ha evidenziato una crescita significativa di alcune categorie particolarmente affini al settore del viaggio, a conferma di come questo ambito sia sempre più centrale nell’universo di interesse dei clienti MediaWorld. In particolare, prodotti come le action camera, le cuffie Bluetooth, i power bank, le fotocamere mirrorless e i relativi obiettivi, i lettori e-book e i droni del hanno registrato un incremento fino al 40% rispetto all’anno fiscale precedente. Trend che riflettono un crescente orientamento verso soluzioni pensate per accompagnare la preparazione, la fruizione e il racconto dell’esperienza di viaggio.
La piattaforma consente di esplorare e acquistare pacchetti viaggio, tour esperienziali, city break e proposte personalizzabili, attraverso un’interfaccia intuitiva che dà modo di confrontare le offerte, personalizzare gli itinerari e completare l’acquisto. Un ruolo centrale è affidato al programma MediaWorld Club, che permetterà agli iscritti di accedere a promozioni dedicate, anticipazioni su nuove destinazioni e vantaggi personalizzati.

UN PROGETTO GUIDATO DAI BISOGNI DEI CLIENTI
Dalle prime interazioni con la piattaforma emerge un interesse in linea con la stagionalità, con un focus prevalente su destinazioni legate al mare e al clima caldo. “Il nostro obiettivo è continuare a far evolvere MediaWorld come punto di riferimento per le persone, non solo quando acquistano un prodotto – afferma Vittorio Buonfiglio, COO MediaWorld Italia – ma quando progettano esperienze. MediaWorld Viaggi va in questa direzione: è un servizio che nasce dall’osservazione dei comportamenti reali dei clienti e che ci permette di esplorare nuovi territori, mantenendo al centro semplicità, fiducia e qualità dell’esperienza. È un esempio concreto di come intendiamo innovare il nostro modello, partendo dai bisogni delle persone, per essere sempre più una piattaforma omnicanale di servizi e soluzioni”.

L’OBIETTIVO È SEMPLIFICARE L’ACQUISTO
Per lo sviluppo e la gestione operativa del servizio, MediaWorld ha scelto il Gruppo Bluvacanze. “Il progetto nasce dall’incontro tra la fiducia che i clienti ripongono in un grande brand retail e la nostra competenza nella consulenza e nell’organizzazione del viaggio – dichiara Domenico Pellegrino, Amministratore Delegato del Gruppo Bluvacanze –. Portiamo il valore del turismo organizzato all’interno di un contesto ad alta frequentazione, rendendo l’acquisto della vacanza più semplice, accessibile e sicuro. È un modello che integra esperienza umana e servizi digitali specializzati, e che interpreta le nuove abitudini di consumo, sempre più orientate alla qualità”.

Cosa chiedono i consumatori? Prezzi trasparenti e correttezza

Alle prese con riduzione del potere d’acquisto, incertezza finanziaria ed esigenza di far quadrare il bilancio famigliare, i consumatori hanno acquisito una maggiore consapevolezza di come risparmiare e di quando concedersi qualche gratificazione. E tra le cose che apprezzano c’è di sicuro la correttezza delle pratiche commerciali. A dirlo è il report “What matters to today’s consumers 2026: How AI is transforming value perception” del Capgemini Research Institute.
L’indagine è stata condotta su 12.000 consumatori di età superiore ai 18 anni in 12 paesi del Nord America, Europa e Asia-Pacifico nei mesi di ottobre e novembre 2025 e poi integrata da interviste con oltre dieci esperti dei settori dei consumer product e del retail. In base allo studio, arrivato alla quinta edizione, oggi la fiducia in un brand si misura sulla trasparenza dei prezzi e sulla chiarezza della comunicazione.
Quasi tre consumatori su quattro (74%) dichiarano che cambierebbero brand a fronte di un prezzo regolare più basso, o se la dimensione della confezione o la qualità del prodotto venissero ridotte senza una comunicazione trasparente (71%). La maggioranza dei consumatori considera la shrinkflation una pratica scorretta e molti preferiscono un piccolo aumento di prezzo dichiarato piuttosto che una riduzione nascosta delle quantità.

QUANDO IL BRAND BATTE LA MDD
La ricerca evidenzia che circa la metà dei consumatori acquista quantità minori e sceglie alternative più economiche per poter gestire il proprio budget. Tuttavia, la fiducia nel brand prevale nelle categorie in cui la qualità e le prestazioni sono fondamentali, con il 77% dei consumatori di tutte le fasce di reddito che evita i prodotti a marchio del distributore per articoli di elettronica e referenze per la cura dei bambini.
Eppure, in un contesto di crescente pressione finanziaria, il bisogno di gratificazione emotiva gioca un ruolo chiave negli acquisti: 7 consumatori su 10 cercano piccoli piaceri per alleviare le preoccupazioni economiche, a conferma che il concetto di valore è al tempo stesso pratico ed emotivo.

L’AI STA DIVENTANDO UNA GUIDA AFFIDABILE NEGLI ACQUISTI
E poi c’è l’intelligenza artificiale, passata da semplice abilitatore a consulente di fiducia per i consumatori. Dall’interpretazione delle preferenze e dei comportamenti degli utenti fino alla fornitura di supporto conversazionale in tempo reale tramite chatbot e assistenti virtuali, gli strumenti di AI sono ormai centrali nel modo in cui i consumatori si orientano. Un consumatore su quattro ha utilizzato strumenti di shopping basati sulla Gen AI nel 2025 e un ulteriore 31% prevede di adottarli in futuro. Tuttavia, solo il 19% è disposto a pagare un abbonamento mensile o un pagamento una tantum per chatbot o assistenti virtuali.
La maggioranza dei consumatori (76%) desidera poter impostare limiti per gli assistenti di AI e due terzi affermano di fidarsi maggiormente dell’intelligenza artificiale quando questa spiega le ragioni alla base delle proprie raccomandazioni e azioni. La trasparenza dei dati rimane un fattore cruciale: il 71% dei consumatori è preoccupato per il modo in cui la Gen AI utilizza le informazioni personali e due terzi esige che i brand dichiarino chiaramente quando la pubblicità è generata dall’intelligenza artificiale.

IL CONTATTO UMANO NON PASSA MAI DI MODA
I consumatori vogliono che efficienza, rilevanza e connessione umana coesistano. Quasi due terzi desiderano che la Gen AI offra contenuti iper-personalizzati e il 65% afferma che la tecnologia ha reso lo shopping meno stressante. Tuttavia, oltre sette su dieci attribuiscono grande valore all’assistenza umana durante acquisti complessi come la pianificazione dei pasti o la risoluzione di problemi di servizio. La conclusione, secondo Capgemini Research Institute, è che i brand che sapranno combinare velocità e personalizzazione con rassicurazioni umane tempestive conquisteranno la fedeltà dei consumatori.
Oggi il valore va oltre prezzo e qualità – afferma Gerardo Ciccone, CPRD (Consumer Product, Retail, Distribution) Director di Capgemini in Italia – e si fonda su equità, trasparenza e connessione emotiva. I consumatori desiderano un’AI “invisibile” che li aiuti a prendere decisioni consapevoli, integrando comodità e coinvolgimento emotivo”.

L’e-commerce pesa il 13% sui consumi e vale 62,3 miliardi di euro

Crescono gli acquisti online – e con loro l’incidenza sul totale dei consumi – ma anche gli investimenti sul digitale effettuati dai distributori: l’e-commerce si conferma un pilastro strategico per il retail. A fare il punto sul comparto è la Ricerca degli Osservatori eCommerce B2c e Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano. Nel 2025 il valore degli acquisti e-commerce business to consumer ha raggiunto i 62,3 miliardi di euro, segnando +7% rispetto al 2024. La quota del canale online sui consumi totali sale quindi al 13%, un punto percentuale in più rispetto all’anno precedente. Contemporaneamente, l’incidenza degli investimenti in digitale sul fatturato dei retailer ha toccato il 4,7% (era il 3,2% nel 2024).

BEAUTY E ALIMENTARE TRA I COMPARTI PIÙ DINAMICI
Più nel dettaglio, nel 2025 il valore complessivo degli acquisti di prodotto ha raggiunto i 40 miliardi di euro (+5%). Tra i comparti più dinamici spiccano il Beauty&Pharma (+10%) e il Food&Grocery (+7%). Crescono in linea con la media di mercato l’Abbigliamento e l’Arredamento (entrambi +5%), mentre l’Informatica ed elettronica di consumo e l’Editoria crescono del +4%. Il comparto Auto e ricambi risente della crisi generale e segna solo un lieve aumento pari al +1%.
L’eCommerce di servizi vale invece 22,3 miliardi di euro (+9%) ed è trainato dai comparti merceologici aggregati nella voce “Altri servizi” (+12%), spinti soprattutto dal Ticketing per eventi e dal Turismo e Trasporti (+8%). Seguono le Assicurazioni con +10% nel 2025.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UNA LEVA D’INNOVAZIONE
Quanto agli investimenti dei retailer italiani, le priorità strategiche per superare le preoccupazioni di contesto sono interventi di contenimento dei costi (indicati dal 57% dei top retailer) e revisione della customer experience (38%). L’intelligenza artificiale si conferma come una delle principali leve di innovazione, grazie alla capacità di trasformare in modo profondo i processi a supporto sia dell’online sia dell’offline, verso una maggior efficienza operativa e personalizzazione della customer experience. Nel 2025, il 46% dei top player ha integrato in modo strutturato l’AI tradizionale nei processi aziendali.
Più sperimentale, ma diffusa, l’adozione dell’AI generativa: il 76% dei retailer ha avviato almeno un progetto pilota, con obiettivi che spaziano dalla produzione istantanea di schede prodotto al supporto avanzato nel Customer Service. Cresce inoltre l’attenzione verso la valorizzazione, monetaria e non, del dato: l’89% dei retailer ha potenziato i sistemi di raccolta e analisi per attivare esperienze personalizzate, investendo in soluzioni di Business Intelligence Analytics (78%), sistemi di Customer Relationship Management (67%) e Customer Data Platform (52%).

PROSEGUE LA RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE FISICA
Cosa sta accadendo invece sul fronte del retail fisico? A fine 2024 si contavano 539.789 esercizi commerciali, con un calo del -2,8% rispetto all’anno precedente. I settori più colpiti sono l’Editoria (-5%), l’Abbigliamento (-3,8%) e l’Arredamento (-3,2%). Complessivamente, in 10 anni l’Italia ha perso 85.261 negozi. Continua però l’impegno per migliorare e semplificare l’esperienza di acquisto in store: il 46% dei retailer punta su sistemi di self check-out, il 29% sul self scanning e l’83% utilizza strumenti di digital couponing e loyalty.
Ma l’innovazione non è solo sul piano transazionale: si investe in nuovi formati di vendita attraverso l’apertura e il potenziamento di negozi di prossimità (24% dei retailer) e di store esperienziali (19%), progettati per creare un legame profondo con il brand, per stimolare l’interazione diretta attraverso touchpoint digitali e fisici e per sviluppare un senso di community. Inoltre, vengono implementate soluzioni innovative in grado di ottimizzare l’interazione brand-consumatore come chioschi digitali (46%) e soluzioni di sales force automation (29%), che supportano il personale di front-end nell’erogazione di servizi a valore aggiunto per il cliente.
Il digitale, infine, abilita l’implementazione di modelli di continuità fisico-digitale: un esempio è rappresentato dalle app con funzionalità in store (50%), che integrano il carrello online con quello offline e velocizzano l’accesso ai servizi omnicanale.

SI LAVORA SU EFFICIENZA E PERSONALIZZAZIONE
L’instabilità del contesto e l’evoluzione delle abitudini di consumo, segnate da un calo del potere d’acquisto, spingono i retailer italiani a lavorare su due cantieri: efficienza dei processi e personalizzazione dell’esperienza del cliente – dichiara Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2c e dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail (nella foto a sinistra) –. Il digitale diventa indispensabile non solo per abilitare modelli di continuità fisico-digitale, ma anche per automatizzare il processo di acquisto in store — tramite self scanning, self check-out e digital couponing — e per evolvere verso nuove frontiere come l’Agentic AI, che promette sistemi in grado di anticipare autonomamente i bisogni dei consumatori. Il 2025 è stato infatti l’anno in cui grandi player hanno iniziato a rilasciare guide e protocolli per rendere i siti leggibili e interagibili dagli agenti: sebbene il ritmo e l’estensione futura dell’Agentic Commerce siano ancora poco chiari, la tecnologia sta migliorando rapidamente così come la sua integrazione nei modelli esistenti.

PIÙ VALORE ALLA VISITA IN NEGOZIO
L’evoluzione dei modelli di consumo e la ricerca di esperienzialità durante la visita in store spingono i retailer verso una profonda revisione dei tradizionali formati di negozio – afferma Elisabetta Puglielli, Direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail (nella foto a destra) –. La visita in store non è più finalizzata esclusivamente alla transazione. I retailer lavorano alla progettazione di ambienti dinamici, in grado di stimolare il cliente all’interazione diretta con prodotti e servizi, attraverso soluzioni tecnologiche e non, creando un legame più profondo con il brand. Si investe, inoltre, su formati in grado di aumentare il valore e la qualità della visita in negozio e sviluppare un senso di community, tramite l’offerta di esperienze coinvolgenti, consulenze personalizzate e attività ad hoc, come workshop e corsi di formazione.

Torna la Open Week di Noi Distribuzione per chi vuole lavorare nel retail

Un’intera settimana dedicata a far conoscere ai giovani le opportunità di lavoro e di crescita professionale offerte dalle imprese del retail moderno. Dopo il successo della prima edizione del 2025, torna la Open Week di Noi Distribuzione. L’appuntamento è dal 2 al 6 marzo 2026, con un calendario di attività delle aziende – come workshop, testimonianze, career e recruiting day – e opportunità di candidatura diretta con l’obiettivo di favorire occasioni di contatto con coloro che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro o che sono interessati a intraprendere una carriera professionale nel retail.

L’OCCUPAZIONE FEMMINILE INCIDE PER OLTRE IL 62%
In Italia la distribuzione moderna conta circa 450.000 lavoratori. Secondo la nuova edizione della ricerca realizzata da Federdistribuzione in collaborazione con PwC Italia, basata sui dati consolidati del 2024 di un campione rappresentativo delle imprese del settore, i contratti a tempo indeterminato rappresentano l’86,3% del totale, una quota superiore rispetto alla media nazionale. Significativo anche il tasso di occupazione femminile, pari al 62,1%, ben al di sopra della media italiana del 42,5%, mentre la quota di giovani donne occupate under 30 raggiunge il 20%, contro una media nazionale del 12%.
Quanto all’aspetto anagrafico, la fascia di lavoratori over 50 è salita al 30,2%, in linea con l’andamento demografico del Paese; il 18% degli occupati del settore ha meno di 30 anni, mentre il 51,7% si colloca tra i 30 e i 50 anni.

LE FIGURE PIÙ RICHIESTE
La distribuzione moderna ha registrato un aumento degli occupati dell’1,6% tra il 2018 e il 2024. Considerando nuove assunzioni, inserimento di nuovi profili professionali e sostituzione delle uscite, si stima per le imprese del retail moderno un fabbisogno di circa 20.000 posizioni nel 2026. È quanto emerge da una nuova analisi condotta sempre da Federdistribuzione, che conferma anche per quest’anno come le figure più richieste dalle aziende del settore riguardino l’area dei servizi operativi, che concentrano quasi il 90% della domanda.
Tra i profili più ricercati figurano anche l’addetto alle vendite e lo specialista nel settore alimentare, seguiti dalle posizioni nei comparti del “fai da te” e dell’arredamento, dagli addetti alle vendite nel comparto beauty e da altri ruoli legati all’evoluzione tecnologica e a professionalità tecniche specifiche.

UN’OCCASIONE CONCRETA DI INCONTRO CON I GIOVANI
La seconda edizione della Open Week di Noi Distribuzione conferma l’impegno delle imprese del retail moderno nel creare occasioni concrete di incontro con i giovani che si affacciano al mondo del lavoro – dichiara Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione –. Il nostro è un settore dinamico, capace di offrire opportunità professionali diversificate e percorsi di crescita, sia nel comparto alimentare sia nel retail specializzato. In un contesto segnato da cambiamenti demografici, trasformazioni tecnologiche e cambiamenti sociali, la distribuzione moderna continua a investire nelle persone, nei territori e nell’innovazione, mantenendo una solida tenuta occupazionale anche in questa fase complessa. Con la Open Week vogliamo porre l’accento sul valore del lavoro e delle competenze nel nostro settore e far conoscere da vicino le tante opportunità di imprese che svolgono un servizio essenziale per milioni di persone e per l’economia del Paese”.

Nasce Eté Station, la prima stazione di servizio di Moderna 2020

Brand extension nei carburanti per Eté, insegna di Moderna 2020, che amplia così il proprio ecosistema con l’obiettivo di rispondere in modo concreto alle nuove esigenze della mobilità urbana. Per il suo esordio in un settore già presidiato da vari altri gruppi della Gdo in diverse zone d’Italia, Moderna 2020 ha scelto di giocare in casa: Eté Station si trova infatti a Salerno, la città dove ha sede l’azienda.
E come è giusto che sia, alla luce dell’evoluzione del concetto di mobilità, l’impianto combina erogazione di carburanti tradizionali e ricariche per veicoli elettrici di nuova generazione. Accanto a pompe e colonnine, Eté Station opera anche come centro multiservizi, offrendo servizi di pagamento, ricariche e tabacchi.

RISTORAZIONE VELOCE NELL’AREA BISTROT
Eté Station non limita, però, la propria offerta ai carburanti. Un’ampia sezione della struttura è infatti dedicata alla ristorazione veloce, con un’area bistrot pensata per la somministrazione di pasti rapidi e servizi di caffetteria. Lo spazio food è concepito come luogo di pausa e ristoro, capace di valorizzare il tempo di sosta.
Moderna 2020 opera nella distribuzione organizzata nel Sud Italia ed è socia di Gruppo VéGé. L’azienda nasce nel 1968 come attività all’ingrosso, per trasferirsi poi nel mercato del retail con negozi di proprietà e affiliati. Ad oggi conta 4 piattaforme distributive tra Salerno e Caserta.

Coupon, il mercato italiano supera i 500 milioni di euro

Cresce ancora il mercato dei buoni sconto in Italia. Nel 2025 sono stati distribuiti 326 milioni di coupon, con un incremento del +7% rispetto al 2024. I buoni distribuiti hanno raggiunto un giro d’affari totale di 505 milioni di euro di valore (+9%), con il singolo coupon che ha toccato un ammontare medio di 1,55 euro (+2 %).
Nell’ultimo anno è inoltre proseguita la digitalizzazione del settore: i coupon digitali hanno raggiunto il 19% del totale, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un trend che conferma l’evoluzione delle abitudini di risparmio e la crescente integrazione tra promozioni e strumenti digitali in-store.
I dati emergono dalla ricerca “Il mercato del couponing in Italia nel 2025” realizzata da Savi, marketing technology company specializzata nella gestione dei buoni sconto e nell’analisi dei comportamenti d’acquisto nel largo consumo, su un totale oltre 38.000 rivenditori, tra insegne della Gdo, drugstore, negozi specializzati e farmacie (esclusi i discount), e che copre la quasi totalità del mercato italiano.

LE CATEGORIE MERCEOLOGICHE: CHI CRESCE E CHI RALLENTA
Dal punto di vista della distribuzione per macro-categoria, l’alimentare si conferma il primo comparto con il 51,5% del totale, pur registrando una lieve flessione (-1,3%). Stabile la cura e igiene personale, che rappresenta il 26,6% dei coupon (+0,1%), mentre prosegue la contrazione della detergenza, che scende al 12,1% (-0,1%).
La dinamica più interessante riguarda il petfood, che continua la sua crescita e arriva a sfiorare il 10% del totale (9,8%), con l’incremento più marcato (+1,3%). Un segnale chiaro di come la presenza sempre più diffusa di animali domestici nelle famiglie italiane stia influenzando in modo strutturale anche le strategie promozionali.

BENE BEVANDE E DOLCIUMI, CALANO I PRODOTTI CONFEZIONATI
All’interno del comparto alimentare emergono dinamiche differenziate. Le bevande guidano la crescita, arrivando al 29,2% dei coupon food con un forte aumento (+4,7%), mentre rallentano i prodotti confezionati, che pur restando una delle principali categorie scendono al 22,6% (-3,9%). Lieve crescita per il latte e derivati (16,8%, +0,3%), seguiti dai dolciumi in marcata espansione al 16,6% (+4,1%).
In aumento, seppur più contenuto, anche i condimenti (5,9%, +0,4%), mentre calano i coupon utilizzati per i prodotti da forno (5,4%, -3,1%) e per i surgelati (3,5%, -2,5%).
Negli ultimi 5 anni il mercato del couponing è cresciuto del 67%, superando i 500 milioni di valore – dichiara Andrea Zermian, Sales and Marketing Director di Savi Italia –. Questa tendenza, che osserviamo in particolare nel formato digitale il cui utilizzo è raddoppiato, non è solo un indicatore dell’evoluzione delle abitudini di risparmio degli italiani, ma rappresenta soprattutto un cambio di paradigma nel modo in cui le aziende costruiscono la relazione con i propri clienti. Oggi il digital coupon è molto più di una leva promozionale: è uno strumento di engagement evoluto che consente ai brand di dialogare in modo diretto e personalizzato con il consumatore, integrare promozione e dati e misurare con precisione l’efficacia delle campagne. Già il 71% delle nostre aziende partner lo considera una leva centrale nelle proprie strategie. In particolare, il mobile coupon rappresenta una modalità efficace per misurare l’impatto del retail media sia online sia in-store, abilitando un’attribuzione precisa tra esposizione e conversione in cassa”.

LA FORMULA “INSTANT ON PACK” RESTA LA PIÙ EFFICACE
La ricerca condotta da Savi evidenzia inoltre segnali particolarmente positivi sul fronte della conversion, con diverse leve promozionali che registrano performance in miglioramento. Spiccano soprattutto i media “legacy” (metodi di distribuzione più tradizionali), con i coupon instant on pack, applicati direttamente sulle confezioni, che raggiungono una redemption media del 79%, in crescita del 4%, confermandosi lo strumento più efficace in assoluto in termini di attivazione immediata all’acquisto.
Trend positivo anche per i coupon digitali emessi tramite siti web, email, newsletter, social media e carte fedeltà, che salgono a una redemption media del 24% (+2%), segnale della crescente capacità dei canali digitali di generare conversione concreta in cassa. Si registra invece una flessione per i buoni distribuiti dai promoter nei punti vendita, che si attestano al 15% (-3%).

Epta presenta ad EuroShop 2026 un nuovo paradigma della refrigerazione

Un percorso esperienziale pensato per guidare i visitatori alla scoperta delle soluzioni, in funzione delle loro reali esigenze. È questa la formula scelta da Epta in occasione di EuroShop, il principale evento fieristico a livello mondiale dedicato al segmento retail, in programma a Düsseldorf dal 22 al 26 febbraio 2026. Lo spazio Epta (Hall 15 – Stand B24-B42) si presenta come un vero e proprio portale verso un nuovo paradigma di refrigerazione commerciale: i visitatori saranno invitati a scoprire come il portfolio completo di soluzioni del gruppo sia basato sull’innovazione responsabile, innalzando ulteriormente gli standard in termini di efficienza energetica e merchandising.
EuroShop 2026 sarà il momento ideale per valorizzare il ruolo del gruppo in qualità di Fully Integrated Solutions Provider, capace di accompagnare le insegne nella transizione verso una sostenibilità di lungo termine e nella creazione di format più distintivi e redditizi” commenta Aurélien Tissot, Group Marketing SR Director di Epta.

NETWORKING PER COMPRENDERE L’EVOLUZIONE DEL SETTORE
Il concept interattivo sarà arricchito da contenuti digitali e materiali multimediali fruibili in modo fluido e intuitivo, per favorire il dialogo con gli esperti Epta, al fine di promuovere un networking, fondato sulla condivisione di competenze e nuovi indirizzi strategici del settore.
A completare l’esperienza, un ricco palinsesto di momenti di confronto direttamente in stand. Personalità di spicco del mondo retail, opinion leader, rappresentanti delle associazioni di settore, partner e clienti animeranno la Talking Epta Arena, offrendo contributi e punti di vista complementari. Ogni giornata di fiera sarà infatti dedicata a un tema chiave per il settore.
In un mercato che non smette mai di evolvere e innovare, anticipando le esigenze dei propri consumatori, Epta supporta i propri clienti nel restare sempre un passo avanti – continua Tissot – grazie a una nuova generazione di soluzioni progettate per trasformare le aree vendita in veri punti di attrazione e creare nuove opportunità di creazione di valore. Per Epta, il vero progresso non si ferma una volta raggiunto l’obiettivo, ma continua ad avanzare, alimentato da responsabilità, curiosità e collaborazione”.

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