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GrosMarket si rifà il look a Cernusco sul Naviglio

Nuovo investimento in Lombardia per GrosMarket: l’insegna del Gruppo Sogegross ha realizzato una riqualificazione completa del punto vendita di Cernusco sul Naviglio (MI). L’intervento, del valore di 1,5 milioni di euro, ha interessato sia gli spazi esterni sia l’area vendita, con l’obiettivo di offrire ai professionisti della ristorazione un ambiente più funzionale, accogliente e allineato agli standard più aggiornati del settore Horeca. I lavori hanno coinvolto l’intera struttura, con interventi finalizzati a ottimizzare gli spazi e ampliare i servizi per la clientela professionale. Tra le principali novità: la nuova immagine interna ed esterna del punto vendita, l’installazione della nuova insegna GrosMarket e il rifacimento del piazzale d’ingresso, pensato per rendere più agevole l’accesso e migliorare l’esperienza complessiva dei clienti.

REPLICATO IL MODELLO DI DALMINE E BOLOGNA
L’intervento su Cernusco segue il modello dei cash & carry di Dalmine e Bologna, già oggetto di un analogo restyling, e rientra nel piano di ammodernamento della rete avviato dal Gruppo Sogegross. L’insegna fa sapere che oltre all’aspetto estetico, i lavori hanno permesso di ottimizzare i reparti e ampliare le aree tecniche e di servizio.
Il restyling di Cernusco rappresenta un nuovo passo nello sviluppo della rete GrosMarket volta a rafforzare la presenza sul territorio e a elevare la qualità dei servizi per i professionisti Horeca – commenta Flavio Zago, Direttore BU Canale Ingrosso del Gruppo Sogegross –. L’obiettivo è offrire punti vendita moderni, funzionali e orientati al servizio: spazi efficienti, assortimenti mirati e strumenti digitali pensati per semplificare il lavoro quotidiano dei nostri clienti con un focus specifico su ristoranti, pizzerie, bar, gelaterie, locali, hotel e tutto il mondo dei consumi alimentari fuori casa che rappresenta un mercato molto caratteristico del nostro paese e altrettanto rilevante per l’economia italiana”.

PIÙ SPAZIO AI REPARTI REFRIGERATI
La riqualificazione del punto vendita ha portato all’ampliamento delle superfici refrigerate, con particolare attenzione ai prodotti deperibili. La macelleria si è arricchita di banchi espositivi a libero accesso e un’area dedicata alla frollatura Dry-Aged. Anche il reparto ittico è stato completamente rivisto, la zona surgelati è stata potenziata e l’intera sezione ortofrutta ora beneficia di un sistema di refrigerazione esteso.
L’area dedicata al Delivery, a temperatura controllata, è stata progettata per ottimizzare la gestione degli ordini e del magazzino. “Attualmente la Delivery costituisce un pilastro essenziale per il sostegno concreto delle realtà della ristorazione – afferma Zago –. Integrando sistemi digitali per la gestione delle commesse, il supporto diretto dei nostri consulenti presenti sul territorio e un’infrastruttura logistica moderna, riusciamo ad assicurare consegne rapide e adattabili alle diverse esigenze”.
GrosMarket opera nell’ingrosso alimentare con 22 punti vendita in Liguria (7), Piemonte (5), Lombardia (4), Emilia-Romagna (3), Toscana (3). La sua formula di cash&carry è ovviamente aperta a tutti i possessori di partita Iva, ma focalizzata principalmente sui professionisti del settore alimentare a cui offre la possibilità di acquisto in punto vendita oppure l’opzione Delivery, con ordine online e consegna diretta presso l’attività commerciale.

Gli italiani e la pasta, non solo tradizione

Qual è lo specchio più fedele dei gusti degli italiani a tavola? Ognuno avrà la sua risposta a questa domanda, ma YouGov Shopper – operatore attivo nel settore delle ricerche sul mondo del largo consumo – ne suggerisce una: la pasta. La categoria è tra le più rilevanti del panorama alimentare del food & beverage del nostro paese, con il 96,8% delle famiglie che l’acquista almeno una volta all’anno. In coerenza con i principali atteggiamenti anti-inflazionistici e con la frammentazione della spesa conseguente, la frequenza media ha fatto registrare nell’ultimo anno 21,9 atti d’acquisto (+3,5%) che contribuisce a contenere a circa 49 euro la spesa media annuale per famiglia (-5,8% rispetto al 2024).
Barilla guida la classifica dei brand grazie a una penetrazione del 61,3% e una frequenza di acquisto di 6,4 volte mentre i principali marchi noti che inseguono mostrano performance variabili tipiche di un mercato competitivo e dinamico.

LA SPECIALIZZAZIONE DI FORMATO E MATERIA PRIMA PAGA
Secondo YouGov Shopper – che basa le sue analisi su uno shopper panel di quasi 17.000 famiglie rappresentative della totalità delle famiglie italiane (26 milioni) – la specializzazione del prodotto è la tendenza più rilevante. Gli ampi margini di crescita consentono infatti performance migliori in termini di penetrazione per le varianti della pasta come i formati speciali (che raggiungono il 76% dal 74,8% del 2024) e quelle realizzate con farine integrali, di farro e kamut. Sebbene ancora relativamente circoscritto, il numero dei consumatori di pasta vegetale – cioè a base di legumi e cereali – è in forte crescita (+23%), così come il numero di consumatori di pasta senza glutine (+7,2%) o integrali (+5%).

IL RITRATTO DEI COMPRATORI DELLE VARIANTI INTEGRALE E VEGETALE
Le tipologie alternative alla classica pasta di semola rispondono a nuove esigenze nutrizionali e di varietà, grazie alla diversificazione dell’offerta che stimola il consumo. Ma chi sono i consumatori di queste proposte che si stanno lentamente imponendo? E quali sono le ragioni che trainano gli acquisti? L’analisi degli alti acquirenti (che corrispondono al 50% più alto rappresentando 4,8 milioni di famiglie per la pasta integrale e 1,4 milioni per quella salutistica) dei due segmenti della pasta integrale e di quella vegetale o salutistica che non rientra nella categoria integrale o gluten free evidenzia la preferenza dei senior (over 55, con figli adulti) per i prodotti del primo, mentre i decisori d’acquisto maturi (45-54 anni, con figli adolescenti) si orientano verso quelli del secondo.

SALUTISTI INTERESSATI A CERTIFICAZIONI E NOVITÀ
Entrambi i target si distinguono chiaramente per l’attenzione sopra la media dedicata alle informazioni sulle certificazioni (112%), alle proprietà dei prodotti (130% per il target salutista, 119% per quello integrale) e al biologico (rispettivamente 125% e 117%). Gli alti acquirenti di pasta salutistica risultano inoltre più aperti ai cibi esteri (116%) e alle novità (108%) mentre i brand più noti risultano relativamente poco attrattivi; tra le caratteristiche preferite, il basso contenuto di zucchero e l’assenza totale di Ogm riscuotono un apprezzamento diffuso.
La cura della linea e della forma fisica, anche grazie a un regolare esercizio, spiccano tra le principali preoccupazioni di questi consumatori. In particolare, entrando nello specifico delle abitudini alimentari, sono soprattutto le famiglie acquirenti di pasta salutistica a spiccare per le caratteristiche fortemente connotate: se confrontati con il riferimento nazionale, spicca nelle famiglie la presenza di vegani (185%), vegetariani (161%), persone intolleranti o allergiche (152%) o con alto livello di colesterolo (135%).

Aldi Italia, il Country Managing Director sarà Massimiliano Silvestri

La notizia era già corsa online e sulle pagine dei giornali e ora c’è la conferma: Massimiliano Silvestri, ex Ceo di Lidl Italia, assumerà l’incarico di Country Managing Director di Aldi Italia a partire dal 1° Novembre 2026. Nella nota con cui la filiale del Gruppo Aldi Süd comunica l’ingresso di Silvestri, si precisa che la continuità di business verrà garantita dall’attuale leadership team di Aldi Italia: Peter Rieger, Head of Operations, Michael Postinghel, Head of Supply Chain and Real Estate, e Martin Shields, Head of Commercial. Nessun riferimento, invece, a Michael Gscheidlinger, il precedente Country Managing Director, che negli ultimi cinque anni era stato il volto più noto di Aldi Italia.

CAMBIA IL VERTICE, NON LA STRATEGIA
Il comunicato relativo alla nomina di Massimiliano Silvestri (nella foto a destra) si chiude con una postilla, che fa pensare a una sorta di promessa rivolta a clienti (e anche ai concorrenti): “Continueremo ad offrire prodotti di alta qualità al prezzo più basso possibile, servendo le famiglie italiane in tutto il nostro mercato di riferimento”.
Aldi è presente in Italia dal 2018 con una sede operativa a Verona, due centri di distribuzione – rispettivamente a Oppeano (VR) e Landriano (PV) – e una rete di circa 200 punti vendita in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige e Veneto. Aldi Süd, il gruppo di cui fa parte, è una realtà di riferimento della grande distribuzione organizzata a livello internazionale, presente con oltre 7.500 punti vendita in 11 Paesi e 4 continenti, per un totale di oltre 200.000 collaboratori in tutto il mondo.

Sostenibilità ambientale, Conserve Italia fissa gli obiettivi 2025-27

Riduzione di 39.045 tonnellate di emissioni di CO2 e aumento della quota di energia elettrica da fonti rinnovabili dal 30 al 42% del fabbisogno energetico aziendale. Sono gli Obiettivi di Sostenibilità Ambientale 2025-27 fissati da Conserve Italia, un passo deciso nella transizione ecologica del gruppo cooperativo agroalimentare, che punta a rendere sempre più performanti i propri processi produttivi e a consolidare il legame tra innovazione, filiera agricola italiana, responsabilità ambientale e sociale.

LA TUTELA DELL’AMBIENTE È UNA LEVA DELLA CRESCITA
L’annuncio dei nuovi obiettivi costituisce l’evoluzione di un percorso già consolidato: nel periodo 2019-2024 Conserve Italia ha infatti già ridotto il proprio impatto ambientale di oltre 54.500 tonnellate di CO2 intervenendo su vari ambiti, dal packaging ai trasporti passando per l’ammodernamento ed efficientamento degli impianti industriali. Con la definizione dei nuovi Obiettivi, il gruppo punta a raggiungere al 31 dicembre 2027 il traguardo di 93.500 tonnellate di CO2 risparmiate in 9 anni, pari all’assorbimento delle emissioni annue di una città di 17.000 abitanti.
Il nostro impegno è fare della sostenibilità una leva di crescita per tutta la filiera cooperativa – dichiara Maurizio Gardini, Presidente di Conserve Italia (nella foto a sinistra) –. Gli obiettivi che ci siamo dati per il triennio 2025-2027 rappresentano una tappa concreta in un percorso avviato vent’anni fa con la pubblicazione del primo Report di Sostenibilità, una strada che abbiamo convintamente intrapreso e che unisce tutela dell’ambiente, benessere sociale, sviluppo economico e valorizzazione dei soci produttori”.

PACKAGING, ENERGIA E TRASPORTI
Gli interventi previsti nel triennio 2025-27 si articolano su cinque ambiti prioritari.

  • Packaging più sostenibili grazie all’uso di materiali a minore impatto ambientale (sia nel processo produttivo che nella gestione logistica), materiali riciclati e riduzione del peso degli imballaggi del packaging primario.
  • Riduzione del film estensibile nei processi di confezionamento, così da intervenire sul packaging secondario.
  • Efficientamento energetico e più fonti rinnovabili con ammodernamento tecnologico degli impianti produttivi, produzione di energia da biomasse per autoconsumo, installazione di nuovi impianti fotovoltaici negli stabilimenti, ricorso a energie rinnovabili (eolico e idroelettrico) tramite società partecipate.
  • Incremento del trasporto intermodale con maggiore uso di modalità ferroviarie e multimodali, in sostituzione del trasporto su gomma (già oggi l’azienda trasporta in Italia e in Europa il 20% delle proprie merci con trasporto intermodale).
  • Adozione di slip sheet (foglio in fibra compatta per il trasporto merci) al posto dei pallet in legno per ottimizzare i carichi sui tir e ridurre i materiali di movimentazione.

INVESTIMENTI PER OLTRE 86 MILIONI DI EURO
Il raggiungimento degli Obiettivi di Sostenibilità Ambientale è sostenuto dal Piano investimenti da oltre 86 milioni di euro, che interessa i sette principali stabilimenti italiani del gruppo con interventi di ammodernamento tecnologico, automazione, digitalizzazione e riduzione dell’impatto ambientale.
Con questo Piano stiamo traghettando Conserve Italia verso un modello produttivo a basse emissioni e ad alta efficienza. Intendiamo misurare i nostri progressi per raggiungere gli obiettivi individuati – spiega il Direttore Generale Pier Paolo Rosetti (nella foto in alto) –. Innovazione e sostenibilità camminano insieme: è così che rendiamo più competitiva la nostra filiera agricola e più responsabile la nostra industria agroalimentare”.

L’Albero del Pane accelera lo sviluppo con nuovi soci finanziari

Accelerare lo sviluppo, attraverso progetti di crescita sia organica che per linee esterne. È questo l’obiettivo che ha portato l’Albero del Pane, azienda specializzata nei prodotti da forno dolci e salati, ad aprire il capitale a Unigrains Italia e ai co-investitori BNP Paribas BNL Equity Investments, Hydra e Alexa Invest. L’operazione vede la partecipazione anche di Agazio Tedesco, Amministratore Delegato, e della famiglia Tedesco, fondatrice della società nel 1979.

L’AZIENDA IN CIFRE
L’Albero del Pane ha registrato nel 2024 un fatturato complessivo di circa 63 milioni di euro ed esporta in oltre 70 Paesi circa il 30% del totale. I marchi propri incidono per il 43% del giro d’affari. I principali sono: Ore Liete, acquisito da Nestlé nel 2016 e utilizzato prevalentemente per i prodotti da forno dolci; GranArt, rilevato nel 1996 e utilizzato per i prodotti da forno salati; Piselli, che fa parte del gruppo dal 2014 e noto per la pasticceria fresca. I prodotti a marchio del distributore rappresentano il restante 57% del fatturato sulla base dei dati 2024.
Il sito principale di produzione è a Umbertide (PG) e si estende su una superficie totale di 25.000 metri quadri, con quattro linee di produzione dedicate ai biscotti, due linee di produzione dedicate ai prodotti a base lievitata / brioche, un laboratorio per la pasticceria fresca. Lo stabilimento di Cavriglia (AR) ha una superficie totale di 6.000 metri quadri e comprende quattro linee di produzione dedicate ai prodotti salati, più una aggiuntiva installata recentemente. Infine, l’impianto di Brescia ha una linea di dedicata ai croissant si estende su una superficie totale di 7.000 metri quadri. L’offerta complessiva supera le 1.000 referenze, mentre l’organico è composto da circa 230 dipendenti.

UN MERCATO DINAMICO, MA FRAMMENTATO
Con il supporto dei nuovi investitori, Unigrains, BNP Paribas BNL Equity Investments, Hydra e Alexa Invest, l’Albero del Pane si dice pronta ad esplorare nuove opportunità di crescita, ponendosi come consolidatore in un mercato dinamico ma ancora frammentato. La strategia farà leva sulle competenze in materia di produzione, approvvigionamento e sulla rete di vendita, sia italiana che estera. Un percorso che prevede di rafforzare i team di gestione, inserendo profili tecnici che possano apportare nuove competenze, elevare il know-how, migliorare ulteriormente la qualità dei prodotti e continuare ad innovare con nuove ricette.
Attraverso questa operazione, compiamo un ambizioso passo in avanti – dichiara Agazio Tedesco, Amministratore Delegato di L’Albero del Pane – avvalendoci del supporto di Unigrains Italia, un partner finanziario specializzato nel settore agroalimentare. Tale partnership ci sosterrà nel perseguimento della nostra strategia di crescita, sia organica che per linee esterne”.

INVESTIMENTO DI LUNGO PERIODO
Unigrains Italia è la filiale dell’omonimo investitore francese specializzato nel settore agroalimentare. La sua strategia è entrare come investitore di lungo periodo nel capitale di medie imprese agroalimentari italiane con valore d’impresa compreso tra 30 milioni di euro e 120 milioni di euro e quote unitarie tra 8 milioni di euro e 25 milioni di euro. La casa madre Unigrains, che opera nel settore agroalimentare dal 1963, ha supportato più di 1.000 aziende dalla sua creazione, con più di 80 aziende partner attualmente in portafoglio e 964 milioni di euro di capitale proprio.
Seguiamo da tempo la famiglia Tedesco e il management dell’azienda lungo il loro percorso – afferma Francesco Orazi, Direttore Generale di Unigrains Italia –. L’azienda ha conseguito risultati straordinari negli anni, capitalizzando esclusivamente sulle proprie risorse. Consideriamo il settore dei prodotti da forno come una filiera distintiva del Made in Italy e crediamo che mantenga un alto potenziale di crescita, sia organica che tramite acquisizioni. Per questo, intendiamo sostenere L’Albero del Pane sia dal punto di vista commerciale, valorizzando il nostro network di relazioni, sia in termini di scouting per potenziali target di acquisizione”.

Acquisti natalizi: nel largo consumo prodotti di marca per tre italiani su quattro

Quanto conta la marca negli acquisti natalizi? Tanto, secondo un’indagine realizzata da SWG per Centromarca. È indubbio che i risultati della ricerca portino acqua al mulino del committente, ma i numeri sono numeri: per gli acquisti natalizi, tre italiani su quattro si fanno guidare dalla presenza di una marca. Nella scelta del brand, i fattori determinanti sono: la qualità (58% di risposte), il positivo rapporto qualità-prezzo (52%), la reputazione (29%), la storia e la tradizione della azienda (24%), l’innovazione (20%), i valori come etica e sostenibilità (16%) e la comunicazione (10%). Se non trovano il prodotto di marca preferito, sette italiani su dieci lo cercano presso altri rivenditori. I Millenials con il 77% di risposte e i GenX con il 74% sono le generazioni più fedeli.

IL BRAND È DECISIVO NELLA SCELTA DEL REGALO
L’indagine – svolta su un campione di 1.200 maggiorenni residenti in Italia, stratificato per area geografica e distribuito per quote di genere ed età – rivela che gli italiani acquisteranno per uso personale o per regali principalmente generi alimentari e bevande (37% di risposte), prodotti per la cura della persona (36%), libri e hobbistica (34%), abbigliamento (33%) e prodotti per la casa (25%). Per il 58% del campione la presenza della marca è decisiva al momento della scelta di un regalo, per la qualità e il prestigio che comunica a chi lo riceve. Il dato segna un incremento di 15 punti percentuali rispetto al 2024.
Il ridotto potere d’acquisto delle famiglie si fa sentire se si considera che due consumatori su cinque prevedono di ridurre il budget per regali, pranzi e cene fino a oltre il 50% rispetto al 2024; il 47% manterrà l’importo dell’anno precedente; il 13% lo aumenterà fino a oltre il 50%. La spesa per pranzi e cene delle festività si aggirerà sui 130 euro. Ai regali saranno destinati mediamente 176,7 euro, ad altre attività 80,1 euro e 53,9 euro alle donazioni.

QUOTA RECORD A LIVELLO EUROPEO
Per il mercato del largo consumo, NIQ prevede nel 2026 un’espansione a valore del +2,6%, sostanzialmente in linea con l’anno in corso. In questo scenario, secondo le elaborazioni del Centro Studi Centromarca, l’industria di marca registrerà una crescita di circa 2 punti percentuali, continuando a detenere una quota di mercato tra le più elevate in Europa pari al 68,1% nell’omnichannel (76,7% nei canali iper/super/libero servizio).
La moderna industria di marca è fondamentale per lo sviluppo del largo consumo confezionato – sottolinea Francesco Mutti, Presidente di Centromarca –. La leadership si fonda su investimenti destinati alla selezione delle migliori materie prime, all’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi, alla sostenibilità dello sviluppo. Ne derivano una qualità e una distintività nel mercato che fa premio nel rapporto con i consumatori italiani ed esteri».
Centromarca afferma che questo primato è confermato da uno studio svolto da Caliber, da cui si evince che le aziende associate godono di una reputazione superiore rispetto alla media globale ed europea. In particolare, il settore del largo consumo italiano (rappresentato nella ricerca dal perimetro Centromarca) è l’unico in crescita, con uno score reputazionale di 77 punti a fronte di una media internazionale di 72 punti.

AZIENDE SOLIDE PER AFFRONTARE L’INSTABILITÀ
In base a recenti stime della Commissione Europea, il prodotto interno lordo italiano crescerà del +0,4% nel 2025 e del +0,8% annuo nel biennio 2026-2027. In un contesto di sostanziale stagnazione, secondo il Presidente Mutti “È indispensabile puntare allo sviluppo di un’industria eccellente e innovativa, capace di generare valore a monte e a valle delle filiere. Servono aziende solide, capaci di affrontare l’instabilità che in questi anni caratterizza le catene del valore. In tal senso si collocano i nostri interventi e le proposte di policy recentemente presentate al Governo, alle forze politiche e alle associazioni delle imprese operanti nella filiera del largo consumo”.
Centromarca, Associazione Italiana dell’Industria di Marca, è stata fondata nel 1965 e associa 193 imprese che rappresentano oltre 2.600 marchi, tra le più importanti attive nei settori del largo consumo: alimentare, bevande, cura della casa e della persona. Complessivamente le industrie associate sviluppano un fatturato di 69 miliardi di euro, un valore condiviso di 87 miliardi di euro e occupano direttamente 95.000 addetti.

La cucina italiana riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco

Ora è ufficiale: la cucina italiana è stata iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco con l’elemento denominato “Italian cooking, between sustainability and biocultural diversity” (“La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”). La decisione è stata assunta nel corso della XX sessione del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, riunito a New Delhi (India) il 10 dicembre 2025. La candidatura è stata promossa dal Governo italiano – attraverso il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste – su impulso di tre comunità proponenti: Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli, Accademia Italiana della Cucina e la rivista “La Cucina Italiana”.

COSA SIGNIFICA ESSERE PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE UNESCO
Secondo la Convenzione Unesco del 2003, per patrimonio culturale immateriale si intendono le pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze, saper fare che le comunità riconoscono come parte del proprio patrimonio. Il dossier presentato descrive la cucina italiana come un mosaico di tradizioni: un sistema di pratiche sociali, rituali e saperi che intrecciano biodiversità agricola, prodotti tipici, artigianato alimentare, mercati rionali, ricettari familiari e convivialità.

UN ITER INIZIATO NEL 2020
Il percorso è iniziato nel 2020 e ha richiesto oltre cinque anni di lavoro. Nel marzo 2023 il Governo italiano ha presentato ufficialmente la candidatura. Il 10 novembre 2025 l’organo di valutazione Unesco ha espresso parere favorevole che ha portato alla decisione adottata il 10 dicembre 2025 dal Comitato Intergovernativo.
In particolare, Casa Artusi sottolinea di essere stata uno dei motori della candidatura fin dall’avvio di questo percorso: la Fondazione, dedicata alla figura di Pellegrino Artusi, afferma di aver contribuito in modo determinante alla stesura del dossier per mano di Massimo Montanari, al coinvolgimento delle comunità della cucina di casa e alla messa a disposizione delle proprie esperienze didattiche e di ricerca sulla cucina domestica italiana.

LE ALTRE CUCINE GIÀ RICONOSCIUTE DALL’UNESCO
Tra le principali tradizioni gastronomiche già iscritte, rientrano la cucina tradizionale messicana (2010), il “pasto gastronomico dei francesi” (2010), il Washoku giapponese (2013) e la Dieta Mediterranea (dal 2010).
Per Casa Artusi il riconoscimento rappresenta una responsabilità e un’opportunità per intensificare programmi di educazione alimentare, formazione, ricerca, documentazione e sviluppo di progetti di cooperazione nazionale e internazionale.

AL VIA UN NUOVO OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
Il riconoscimento Unesco alla Cucina Italiana Patrimonio immateriale dell’umanità – dichiara Andrea Segrè, Presidente di Casa Artusi (nella foto a destra) – è meritato. Da Pellegrino Artusi, il padre della cucina italiana moderna, questo patrimonio si è arricchito in biodiversità culturale e sostenibilità. Adesso però dobbiamo mantenerlo e per questo la Fondazione Casa Artusi annuncia proprio oggi la nascita dell’Osservatorio internazionale sulla cucina e il buon gusto italiano, istituito per monitorare e valorizzare al massimo questo patrimonio. Attraverso indagini, ricerche e rapporti, l’Osservatorio sarà strumento e opportunità concreta per comunicare in chiave nazionale ma anche internazionale i valori identitari della cucina italiana – gusto, salubrità, sostenibilità – così come per riflettere sulle sfide del nostro tempo intorno alla produzione e fruizione del cibo: dall’efficienza delle risorse al cambiamento dei modelli di consumo, ai valori etici e sociali legati alla tradizione alimentare mediterranea”.

Leroy Merlin Italia, il Direttore Generale è Ignacio Sánchez Villares

Arriva dal Brasile il nuovo Direttore Generale di Leroy Merlin Italia. Ignacio Sánchez Villares, questo il suo nome, negli ultimi cinque anni ha guidato la filiale brasiliana della catena francese, che si definisce multispecialista per il miglioramento della casa. Il nuovo Direttore Generale entrerà in carica il 1° gennaio 2026. Nel comunicare la notizia, l’insegna sintetizza anche la missione principale che attende il manager: “Continuare il consolidamento della leadership di Leroy Merlin in un mercato in rapida evoluzione”.

PIENA FIDUCIA NELLE POTENZIALITÀ DEL MERCATO
Ignacio Sánchez Villares vanta una trentennale esperienza internazionale nel settore e dunque il gruppo francese si attende che porti in Leroy Merlin Italia “competenza, visione strategica e una consolidata leadership manageriale che, insieme alla profonda conoscenza delle dinamiche commerciali e di business, rappresentano una componente fondamentale per il futuro dell’azienda”.
All’insegna dell’ottimismo, come è giusto che sia, anche la prima dichiarazione fatta dal nuovo Direttore Generale: “L’Italia sarà il quarto paese che avrò l’onore di guidare – afferma Ignacio Sánchez Villares –. Questa nuova avventura rappresenta una sfida entusiasmante e ricca di opportunità in un mercato che offre un potenziale straordinario”.
Arrivata in Italia nel 1996, Leroy Merlin è presente sul territorio nazionale con 51 punti vendita, 1 garden e 9 showroom in 15 regioni per un fatturato di oltre 2 miliardi di euro. Offre lavoro a oltre 8000 collaboratori, per l’86% azionisti del gruppo stesso.

Black Friday molto positivo per la tecnologia di consumo

Un incremento delle vendite online in Italia del +3% a valore nella sola giornata di venerdì 28 novembre: va in archivio con risultati positivi il Black Friday 2025. A tirare un bilancio è NielsenIQ grazie ai dati Digital Purchases, il più grande e-panel europeo con oltre 2 milioni di e-shopper, che monitora in tempo reale gli acquisti sui canali digitali. L’analisi evidenzia una crescita ancora più significativa su intervalli più ampi: +5% nella settimana di promozioni e +14% sull’intero mese di novembre rispetto allo stesso periodo del 2024.
Un trend in aumento, dunque, che conferma come le promozioni non siano più concentrate esclusivamente sulla giornata di venerdì, ma si estendano su archi temporali sempre più lunghi, anticipando l’avvio delle offerte e prolungandone la durata. Dati alla mano, l’edizione 2025 rimarca la passione degli italiani per lo shopping online, affermandosi ancora una volta come uno degli appuntamenti più attesi dell’anno.

MEZZO MILIARDO DI EURO PER LE PRINCIPALI CATEGORIE
Dopo i risultati positivi dello scorso anno (+4,9% a valore) anche quest’anno le rilevazioni effettuate da NielsenIQ (NIQ) sul Panel Weekly per la settimana del Black Friday (dal 24 al 30 novembre 2025) mostrano una solida crescita del fatturato del +8,4% a valore per le categorie più importanti del mercato della tecnologia di consumo rilevate settimanalmente. Per questo perimetro di prodotti, durante i sette giorni di sconti è stato generato un controvalore di 543,7 milioni di euro.
La tendenza positiva ha interessato soprattutto il canale online che ha registrato un +13,2% rispetto al 2024, mentre i punti vendita tradizionali hanno visto un incremento più ridotto (+5,6%). Le vendite online hanno contribuito al 37,7% del fatturato totale.
La settimana del Black Friday si conferma la più importante del 2025 per giro d’affari: rispetto al fatturato totale (fisico e online) della settimana media riferita all’ultimo anno, si è registrato infatti un incremento del +169%.

I PRODOTTI PIÙ ACQUISTATI
Il settore che ha registrato la crescita più marcata è stato quello della Fotografia, con un +60,8% a valore rispetto alla settimana del Black Friday 2024, che però ha un peso ridotto sul totale mercato. Molto positive le performance anche del Piccolo Elettrodomestico (+19,9%) e del Grande Elettrodomestico (+23%), quest’ultimo influenzato positivamente dagli effetti del Bonus Elettrodomestici 2025, l’incentivo governativo lanciato lo scorso 18 novembre che offre uno sconto fino al 30% sull’acquisto di un nuovo apparecchio ad alta efficienza energetica.
Positivi anche l’Informatica e Office (+3,5%), l’Home Comfort (+2,7%) e l’Elettronica di Consumo (+1,7%). In controtendenza la Telefonia – il comparto più importante per giro d’affari – che ha visto una decrescita delle vendite a valore del -1,5% rispetto alla settimana del Black Friday 2024. In questo caso, la negatività interessa soprattutto il canale online, mentre i punti vendita tradizionali rimangono in area positiva.

BENE I GRANDI ELETTRODOMESTICI, FRENATA PER GLI SMARTPHONE
Guardando alle tre categorie più importanti in termini di fatturato, crescono rispetto allo scorso anno i PC Portatili (+2,2%), i TV (+1,7%) e i Tablet (+4,6%) mentre registrano una performance negativa gli Smartphone (-1,8%). Analizzando la Top 10 dei prodotti Tech più venduti, al primo posto le Fotocamere (+60,8%). Ma in classifica si trovano soprattutto Grandi Elettrodomestici: i Forni (+48%), le Lavastoviglie (+34%), gli Aspirapolvere (+30%) – in particolare i Robot (+54%), i Frigoriferi (+22%), le Lavatrici (+20,4%) e le Asciugatrici (+17,3%). Tra i prodotti più venduti, anche: Rasoi Elettrici (+27%), Air Treatment e Stampanti (entrambi +26%).
L’impatto delle attività promozionali nel corso del Black Friday 2025 è in leggera crescita e si assesta al 33% dei volumi venduti con una riduzione di prezzo di almeno il 15%. I Visori per Realtà Aumentata (AR) e Realtà Virtuale (VR) sono stati il prodotto con la percentuale più alta di vendite promozionali (49%) e hanno registrato una crescita del +15,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

CRESCE IL TEMPO TRASCORSO SUI SITI E-COMMERCE
Il Black Friday non impatta solo sui costi dei prodotti, ma anche sulle abitudini digitali dei consumatori. A rivelarlo è Sinottica, la ricerca che da quasi cinquant’anni analizza in modo continuativo stili di vita, valori, comportamenti di consumo e abitudini mediali degli italiani. Secondo questa fonte, l’interesse verso i portali e-commerce è in forte crescita durante la settimana degli sconti: gli utenti unici giornalieri aumentano del +21%, mentre il tempo dedicato alla navigazione su siti di shopping online segna un incremento del +40%. Una tendenza che dimostra come la ricerca di offerte e la pianificazione degli acquisti siano ormai parte integrante dell’esperienza digitale.

CHI SONO I BLACK FRIDAY LOVERS
Sempre sulla base degli insight di Sinottica, esiste un segmento di consumatori che vive questa data come un appuntamento imperdibile: i Black Friday Lovers. Si tratta di un target con caratteristiche ben definite: +13% donne, +15% nella fascia d’età tra i 14 e i 54 anni e +13% laureati rispetto alla media della popolazione. Consumatori che non si limitano a cogliere le opportunità di sconto, ma pianificano e si informano attivamente per massimizzare i vantaggi delle promozioni.
Le categorie più desiderate? Abbigliamento (56%), seguito da Elettronica (47%), Cosmesi (23%), Arredamento (16%) e Fai-da-te (15%). Un comportamento che evidenzia un approccio consapevole e orientato alla ricerca del miglior affare, rendendo questo target particolarmente interessante per strategie di marketing e comunicazione mirate.

Agromonte valorizza il marchio con le in-store promotion

Sono gli store Iper Carrefour e Iper La Grande presenti in Area 1 e 2 e nelle regioni limitrofe il teatro dell’attività di in-store promotion di Agromonte, pensata per potenziare la brand awareness e rafforzare la presenza a scaffale. Per l’occasione, la categoria di riferimento degli ipermercati è stata personalizzata con l’installazione di archi posti all’ingresso dei corridoi, studiati per guidare il consumatore e rendere immediatamente riconoscibile il reparto dedicato alle conserve di pomodoro.
Il percorso visivo è ulteriormente valorizzato da stopper XL: supporti pubblicitari di grande formato collocati direttamente sugli scaffali dei prodotti del marchio, per un’efficace comunicazione in-store.
A completamento dell’attività, sono presenti calpestabili posizionati in prossimità delle referenze esposte, progettati per accompagnare il cliente lungo il percorso e creare una comunicazione continua, immersiva e coerente.

UN MESSAGGIO CHE PUNTA SULL’AUTENTICITÀ
Il payoff “L’originale siciliano” racconta la storia della prima ricetta Agromonte: un messaggio che celebra il ruolo pionieristico del brand nel mercato delle salse pronte, trasmettendo al consumatore autenticità, tradizione e passione in ogni bottiglia. Inoltre, il claim “Scalda e versa” sottolinea la praticità della Salsa pronta all’uso, realizzata con 100% pomodorino fresco trasformato entro poche ore dalla raccolta, senza concentrati, conservanti o coloranti, e con ingredienti selezionati di alta qualità.
Grazie a questa iniziativa, intendiamo offrire un’esperienza d’acquisto coinvolgente e diretta – afferma Miriam Arestia, Responsabile Marketing di Agromonte – rafforzando il legame con i nostri clienti e promuovendo la qualità e l’innovazione che ci contraddistinguono. Siamo certi che questa presenza capillare nei punti vendita sarà un’opportunità unica per far conoscere ulteriormente il brand e consolidare la fiducia nel nostro marchio”.

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