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Innovazione limited edition in UK per Raviolificio Scoiattolo

Due edizioni limitate sviluppate esclusivamente per il mercato britannico e destinate a Morrisons, una delle principali insegne della Gdo inglese. Il Raviolificio Scoiattolo dà prova della sua capacità di interpretare le esigenze dei mercati esteri e di tradurle in soluzioni su misura per la grande distribuzione con un’abbinata davvero particolare. Le due referenze sono pensate per celebrare prima San Valentino e poi la Festa della Mamma e Pasqua: per questo saranno in promozione nel mese di febbraio e fino ai primi di aprile in circa 280 punti vendita nel Regno Unito.

UN RAVIOLO A FORMA DI CUORE, CON RIPIENO BRITISH
Il primo prodotto, disponibile fino al 9 marzo, è un raviolo a forma di cuore, che nasce da uno stampo studiato ad hoc per ottenere un formato di circa 16 grammi, con una parte centrale ampia capace di contenere fino al 50% di ripieno, valorizzandone gusto e texture.
Il ripieno, di ispirazione tipicamente anglosassone, è a base di guancia di bovino cotta a lungo in brasiera con alloro fresco, misto soffritto e vino rosso. La carne viene cotta intera, senza essere macinata, per preservarne la naturale fibrosità, che rimane visibile all’apertura del raviolo. Il colore scuro del ripieno, punteggiato dalla verdura del soffritto, e il profumo intenso richiamano immediatamente una carne a lunga cottura, come vuole la tradizione gastronomica d’oltremanica. Un prodotto gourmet, pensato per il banco gastronomia, proposto a un prezzo promozionale di 2,50 sterline.
Accanto alla referenza salata, Scoiattolo ha sviluppato una seconda proposta dolce, disponibile dal 2 marzo fino al 6 aprile, che gioca sulla novità del ripieno: un classico formato come il Gran Panzerotto, ma con un cuore di cioccolato fondente. L’idea nasce dal desiderio di sviluppare un raviolo dal profilo dolce, il cui ripieno fosse capace di richiamare l’esperienza del soufflé, con un cuore cremoso, in grado di sciogliersi in fase di cottura, offrendo una diversa interpretazione della pasta fresca ripiena. Una proposta distintiva e ancora poco esplorata nella categoria, pensata per rispondere alle aspettative del mercato di riferimento.

DAL CONTINUATIVO AI PRODOTTI PER INCURIOSIRE I CONSUMATORI
Siamo entrati in Morrisons ad ottobre 2025 – racconta Alessandro Pedretti, Key Account Director di Scoiattolo – dopo molti mesi di lavoro, con diverse referenze a marchio Scoiattolo in continuativo su tutto l’anno, proposte adeguate al mercato e con un posizionamento mirato. Questo è stato possibile grazie alla fiducia dei buyer e dei category manager dell’insegna, che hanno visto in noi il partner ideale per arricchire con prodotti qualitativi e made in Italy il loro deli counter. Questo ci ha permesso di aumentare la presenza del nostro brand in UK, già da tempo sugli scaffali di Costco. Insieme abbiamo poi studiato due referenze preziose, golose e distintive, in edizione limited per un breve periodo e legate a ricorrenze ben precise, in grado di incuriosire i consumatori e di variare l’offerta a banco”.

L’EXPORT INCIDE PER IL 70%
Le due limited edition rappresentano un esempio concreto della capacità di Scoiattolo di innovare formato, ricetta e processo produttivo per rispondere alle esigenze della grande distribuzione internazionale. Un approccio che ha permesso all’azienda di consolidare la propria presenza all’estero e di sviluppare progetti su misura per mercati con gusti, abitudini di consumo e occasioni d’acquisto differenti.
Oggi l’export rappresenta circa il 70% del fatturato di Scoiattolo, a conferma di una strategia fortemente orientata ai mercati internazionali. La crescita è trainata in particolare da USA e Canada, dove il brand è presente dal 2019, e dall’ingresso più recente, nel 2023, nei mercati asiatici e neozelandesi. Parallelamente, Scoiattolo collabora da molti anni con alcuni dei principali marchi della grande distribuzione in Olanda, Francia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Spagna e Germania.

IL TAILOR MADE PAGA, ANCHE A VOLUME
I volumi destinati all’estero sono cresciuti in modo significativo, passando dai 11,3 milioni di kg del 2022 ai 14,2 milioni di kg del 2024, per un valore complessivo di oltre 48 milioni di euro. Un risultato costruito nel tempo e dovuto – secondo l’azienda – a una forte capacità di ricerca e sviluppo, a un approccio tailor made e a un ricco assortimento che conta oggi oltre 250 ricette, 30 formati e 50 referenze complessive a marchio Scoiattolo commercializzate nel mondo.

Adyen lancia “Personalize” per esperienze di checkout su misura

Esperienze di pagamento più semplici e soprattutto su misura per il singolo cliente. È quanto promette Adyen, piattaforma tecnologico finanziaria scelta da molte aziende leader a livello globale, con il lancio di Personalize, un nuovo prodotto all’interno della suite dedicata all’ottimizzazione dei pagamenti Adyen Uplift. Personalize consente alle aziende di adattare le pagine di checkout in tempo reale, in base alle preferenze individuali degli acquirenti, rendendo appunto il pagamento più semplice per i clienti e riducendo i costi di elaborazione per i merchant.

L’OBIETTIVO È AUMENTARE I TASSI DI CONVERSIONE
Lanciato a gennaio 2025, Adyen Uplift nel suo primo anno ha aiutato le aziende a ridurre i costi di pagamento del 9,4% sul traffico idoneo e a diminuire i falsi positivi (ovvero il blocco di transazioni legittime) in media del 42%. Inoltre, le oltre 6.500 aziende che utilizzano Adyen Uplift hanno registrato un aumento medio dell’1,19% nei tassi di conversione dei pagamenti rispetto ai benchmark di settore, con picchi fino al 6% per alcuni clienti. L’azienda precisa che questi risultati sono frutto di un routing ottimizzato e della capacità di prevenire blocchi non necessari dovuti a configurazioni di rischio poco efficienti. Il nuovo prodotto Personalize va oltre, concentrandosi sulle prime fasi del customer journey e indirizzando gli shopper verso i metodi di pagamento più performanti, massimizzando sia i risparmi per i merchant che i tassi di conversione.

COME FUNZIONA IL SISTEMA DI PERSONALIZZAZIONE
I checkout online tradizionali seguono iter rigorosi, proponendo le stesse opzioni di pagamento e gli stessi step di sicurezza a tutti, senza considerare la storia o le preferenze dell’utente. Questa mancanza di flessibilità è una delle principali cause di abbandono del carrello: secondo una ricerca Adyen, nel contesto italiano il 39% degli acquirenti rinuncia all’acquisto se il processo richiede troppo tempo. Inoltre, il 20% delle aziende desidera aumentare il fatturato netto cercando nuovi modi per ridurre il costo dei pagamenti.
Personalize risponde a queste sfide aggiungendo un layer di Dynamic Identification all’esperienza di checkout. Grazie all’analisi di trilioni di dollari in dati transazionali e all’infrastruttura bancaria globale di Adyen, le aziende possono ora riconoscere gli shopper e personalizzare l’esperienza di pagamento ancora prima che venga cliccato il pulsante “paga”. In questo modo, i metodi di pagamento vengono ordinati automaticamente in base alle preferenze del singolo cliente, offrendo un’esperienza più rapida e intuitiva che riduce l’abbandono del carrello.

MIGLIORARE EFFICIENZA E SICUREZZA
Al momento del checkout, l’obiettivo è ridurre al minimo le frizioni senza aumentare i rischi – commenta Carlo Bruno, VP of Product di Adyen –. Personalize trova il giusto equilibrio grazie alla Dynamic Identification, che riconosce subito lo shopper. Possiamo, così, personalizzare il percorso fin dal primo step, garantendo un’esperienza fluida e sicura ancora prima che il cliente inizi a digitare”.
Oltre alla rapidità, Personalize migliora i margini e la sicurezza evidenziando i metodi di pagamento più convenienti e identificando i segnali di rischio prima ancora che venga effettuata una transazione. Queste ottimizzazioni, supportate da report dettagliati, funzionalità di A/B testing e componenti UI configurabili, permettono ai merchant di individuare i punti di attrito e verificare le performance in tempo reale. Secondo quanto reso noto da Adyen, i primi dati mostrano che le aziende possono aumentare i tassi di conversione fino al 6% e ridurre i costi di transazione fino al 3%.

TRASFORMARE I PAGAMENTI IN VANTAGGIO STRATEGICO
I risultati dei primi progetti pilota dimostrano come Personalize aiuti le aziende a gestire i costi di transazione migliorando l’esperienza degli acquirenti. La piattaforma tech per l’hospitality Tebi, ad esempio, ha ottenuto un risparmio del 4,26% e un incremento dello 0,8% nelle conversioni al checkout. Questi dati confermano che la personalizzazione real-time del checkout può proteggere i margini senza aggiungere difficoltà al customer journey.
Collaborare con Adyen per implementare Personalize ci ha permesso di creare un checkout che si adatta realmente alle preferenze dei nostri clienti in tempo reale – afferma Marc Hoynck, Integrations & Payments Product Manager di Tebi –. Nel settore hospitality, l’ultimo step del percorso deve essere il più semplice. Adattandoci alle modalità di pagamento preferite dagli ospiti, stiamo recuperando vendite che prima andavano perse per colpa delle frizioni, riducendo al contempo i costi di transazione per i nostri merchant”.

Lidl ingaggia Stefanie Graf come testimonial della pl Crivit

In Lidl marca del distributore fa sempre più rima con testimonial. Dopo Arnold Schwarzenegger, scelto per Parkside – private label di articoli per il fai da te – ora a scendere in campo è Stefanie Graf, campionessa di tennis e vincitrice di 22 titoli Slam, che diventa il volto di Crivit, brand di di abbigliamento e attrezzature sportive.
Il claim della campagna, on air da da sabato 14 febbraio in oltre 30 Paesi, è “Find your move”, che vuole essere un invito a condurre uno stile di vita sano e attivo nella propria quotidianità: in casa, in palestra o all’aperto.

UNA LINEA PER LO SPORT ACCESSIBILE
Una gioia per l’attività sportiva che Stefanie Graf afferma di aver mantenuto intatta dai campi internazionali alla vita di tutti i giorni: “Per me, fare movimento rappresenta molto più di un semplice allenamento o di una prestazione agonistica. Rappresenta la gioia e la possibilità di trascorrere del tempo di qualità, emozioni che voglio trasmettere a più persone possibili. La collaborazione con Crivit, Lidl e il Gruppo Schwarz mi sta a cuore perché il marchio condivide la mia convinzione che lo sport debba essere accessibile a chiunque”.
Concetti che riecheggiano nelle dichiarazioni di Gianfranco Marc Brunetti, Chief Customer Officer Lidl Italia: “Il brand Crivit rappresenta una nostra private label di punta e con l’inizio di questa collaborazione, che porta il volto di una leggenda del tennis come Stefanie Graf, vogliamo ispirare chiunque a seguire uno stile di vita attivo. Come il claim del brand ‘Find your move’ ci invita al movimento, siamo certi che attraverso prodotti in grado di unire performance e convenienza l’approccio al mondo dello sport possa diventare ancora più accessibile a tutti.”

VOLTI NOTI PER INCREMENTARE LA VISIBILITÀ DELLA MDD
A quanto è dato sapere, la collezione di volti noti abbinati alle private label non alimentari di Lidl è destinata ad arricchirsi in futuro. Ciascun brand, alla guida di una specifica area merceologica – oltre a Parkside per il fai da te e Crivit per lo sport, ci sono Silvercrest per gli elettrodomestici, Lupilu per i bambini e la prima infanzia, Esmara per il fashion e Livarno per l’interior design – sarà rappresentato da un testimonial di rilievo, che contribuirà ad incrementarne la visibilità e a consolidare la relazione con il pubblico di riferimento.

Biologico da record, consumi europei a quasi 59 miliardi di euro

Superfici sostanzialmente invariate mentre crescono i consumi di alimenti biologici a livello globale e in particolare in Europa, raggiungendo il massimo storico di quasi 59 miliardi di euro. Questo il quadro che emerge dal rapporto “The World of Organic Agriculture 2026” presentato dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica FiBL in collaborazione con Ifoam, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale, in occasione della fiera Biofach tenuta a Norimberga.
Secondo l’analisi, relativa al 2024, i terreni coltivati a biologico in Europa restano stabili a 19,6 milioni di ettari. Di questi, 18,1 milioni si concentrano nell’Ue, dove il biologico rappresenta l’11,1% della superficie agricola totale, contro il 3,9% dell’intero continente.

SPAGNA PRIMA PER ESTENSIONE, ITALIA PER SAU
Per quanto riguarda i Paesi con la maggior estensione di terreni bio, spicca la Spagna con quasi 2,9 milioni di ettari, seguita dalla Francia con 2,7 milioni di ettari e dall’Italia, che occupa il terzo posto con 2,5 milioni di ettari, ma è prima come percentuale di superficie agricola utilizzata (SAU) bio, che supera il 20%, quasi il doppio della media europea.
Il nostro Paese mantiene anche il primato per quanto riguarda il numero di produttori bio, con oltre 87.042 operatori sui 490.637 attivi nell’intera Europa.

LA GERMANIA È IL PIÙ GRANDE MERCATO CONTINENTALE
Significativo il dato sulle vendite al dettaglio di prodotti biologici in Europa, che nel 2024 hanno toccato la cifra record di 58,7 miliardi di euro (con un aumento del 4,1%), a dimostrazione della crescente attenzione dei consumatori. Nel 2024, la Germania si è confermata il più grande mercato biologico in Europa (17 miliardi di euro), seguita da Francia (12,2 miliardi di euro) e Italia (5,2 miliardi di euro). La Svizzera ha registrato il consumo pro capite più elevato al mondo, pari a 481 euro a persona.
A livello mondiale, secondo le analisi del “The World of Organic Agriculture 2026”, la superficie agricola coltivata a biologico nel 2024 è rimasta sostanzialmente stabile a 99 milioni di ettari, mentre le vendite globali al dettaglio di alimenti e bevande biologiche hanno toccato quota 145 miliardi di euro. Gli Stati Uniti si confermano il mercato più rilevante con 60,4 miliardi di euro, seguiti dalla già citata Germania con 17 miliardi di euro e dalla Cina con 15,5 miliardi di euro.

FEDERBIO: AVANTI CON IL GREEN DEAL PER AUMENTARE LE PRODUZIONI
Le analisi europee ci consegnano una fotografia nitida, i cittadini stanno orientando le proprie scelte alimentari sempre più verso il biologico – afferma Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio –. Il dato rilevante è che, per la prima volta nel 2024, la percentuale di crescita dei consumi ha superato la percentuale di crescita delle superfici coltivate a bio. L’incremento delle vendite di biologico deve però andare di pari passo con un aumento delle produzioni. Per questo non bisogna rallentare gli obiettivi del Green Deal: le strategie comunitarie a sostegno dello sviluppo agroecologico, unite a investimenti rilevanti in ricerca e innovazione, sono la chiave per far crescere il settore. Il paradosso è evidente: mentre i cittadini scelgono la sostenibilità, Bruxelles frena. È invece necessario proseguire con determinazione verso un’agricoltura e un sistema alimentare resiliente e rispettoso degli ecosistemi. Non si tratta solo di ambiente, clima e salute, ma di economia reale: è in gioco il futuro delle nostre imprese agricole e delle generazioni che verranno”.

Snack avanti tutta, il quarto pasto conquista gli italiani

Se è vero che il cibo è un’istituzione nella cultura degli italiani, la distribuzione dei pasti nel corso di una giornata ordinaria, negli ultimi anni, ha subito un netto cambiamento in linea con i nuovi stili di vita della popolazione del nostro Paese. Questo è quanto riporta la nuova ricerca “Snacking Revolution” di YouGov, da dove emerge che sempre più di prediligono pasti leggeri sia a colazione (solo il 21% degli italiani fa abitualmente una colazione “sostanziosa”), sia a pranzo e cena, occasioni in cui prevale largamente il piatto unico (rispettivamente 64% e 68%) rispetto a primo e secondo.
Otto italiani su 10, infatti, sono ormai abituati allo snack o spuntino che dir si voglia, inteso come vero proprio “quarto pasto” a integrazione di quelli principali e consumato più volte al giorno e in contesti diversi (lavoro, studio, in movimento).

UNA NUOVA ABITUDINE QUOTIDIANA
Secondo il report “Snacking Revolution” (studio che combina i dati dello Shopper Panel YouGov, che monitora gli acquisti di oltre 17.000 famiglie e 30.000 individui, con Survey CAWI) lo spuntino è diventato parte integrante delle abitudini di acquisto e consumo per il 79% degli italiani: il 55% di loro preferisce consumarlo nel pomeriggio, con un picco della categoria 18-34 anni (66%) e localizzata nel nord-ovest dell’Italia (61%), a conferma del fatto che la “snackification” sta ridisegnando i confini tra pasto e fuoripasto.
Lo snack è ormai una realtà nella spesa degli italiani: i dati del panel YouGov mostrano, infatti, come esso sia presente nel 45% dei loro carrelli; all’interno del comparto si registra un incremento delle famiglie acquirenti (26,5 milioni nel 2025 vs. 26 milioni nel 2024), della frequenza d’acquisto (78,0 nel 2025 vs.75,1 nel 2024) e della spesa media (426 euro nel 2025 vs. 408 euro nel 2024). Nella scelta tra dolce e salato, poi, i gusti degli italiani sono dinamici, con il salato che riporta una crescita rilevante nel lungo termine (vs 2019) sia in spesa media (+69%) che in frequenza d’acquisto (+44%).

DALLO “SGARRO” AL BENESSERE
Il report evidenzia quali sono i cibi prediletti per una pausa snack: frutta fresca e secca si preferiscono per lo più a metà mattina (51% frutta fresca, 42% frutta secca) e a metà pomeriggio (53% frutta fresca, 41% frutta secca), mentre per il dopo cena prevale la coccola dolce (64%).
Lo yogurt emerge tra gli snack più apprezzati dagli italiani in tutte le sue varianti (greco, intero, light) e insieme ad altri latticini ad esso legati (kefir e skyr), così come le alternative High-Protein, con una Penetrazione complessiva di 93,5% nel 2025 (vs. 93,0% nel 2024) e una frequenza d’acquisto di 25,8 nel 2025 (vs. 23,9 nel 2024).
Parallelamente aumenta l’assortimento dei prodotti “senza” (lattosio, zucchero, glutine), che registrano una crescita nel 2025 pari a un indice di penetrazione di 87,2% (vs. 85,2% nel 2024) e a una spesa media di 64,62 euro (vs. 58,75 euro nel 2024). Anche le alternative Plant-Based hanno visto un incremento in termini di penetrazione (67,3% vs. 63,9%) e spesa (49,16 euro vs. 47,04 euro) nel 2025 rispetto al 2024.
Questi dati confermano da un lato una domanda strutturale di spuntini più salutari e funzionali che vadano incontro anche alle esigenze dei target più attenti al benessere (Health Actives e Health Moderate); dall’altro posizionano lo snacking come un prodotto che strizza l’occhio alle tendenze in corso come il Body Cult, l’Alternative Protein, il Clean Eating, la Mindfulneess o il Brain Food.

AUMENTA LA SPESA, CAMBIANO I TARGET E LE OCCASIONI DI CONSUMO
Tra i target in più forte crescita, il report individua segmenti oggi meno “core” per la categoria snack quali i single e le famiglie bi-componenti, gli over 55 e le famiglie senza bambini, tutti target che mostrano forti aumenti della spesa media dedicata agli snack nel corso degli ultimi 3 anni.
Un focus specifico è dedicato anche alle famiglie con tifosi di calcio, pari a 11,8 milioni di nuclei in Italia, che mostrano quote valore di snack dolci e merendine superiori alla media e rappresentano un bacino ideale per attivazioni di sponsorship legate a sport. Un esempio su tutte quella attivata dal marchio Philadelphia con la Lega Serie A per le ultime due stagioni, che ha determinato una crescita legata proprio al target delle famiglie con tifosi, in cui il brand è salito a volume a tassi più che tripli (+18,5%) rispetto a quanto registrato nelle famiglie senza tifosi (+5%), attivando anche nuovi consumatori (+15,4% nelle famiglie con tifosi)

DISCOUNT, DRUGSTORE E ONLINE I CANALI DI ACQUISTO IN CRESCITA
Per ciò che concerne i canali di acquisto le rilevazioni di YouGov evidenziano come discount, drugstore e online costituiscano opportunità sempre maggiori grazie alla loro crescita di penetrazione (per discount e drug) e frequenza (per tutti e tre i canali) e al progressivo allargamento dell’offerta e degli assortimenti.
Attenzione però al rischio che l’affermarsi progressivo delle casse self-service potrebbe costituire per gli acquisti di impulso, così importanti per il mondo dello snacking. Questa tipologia di casse è infatti utilizzata sempre più spesso e dal 27% delle famiglie italiane (7,1 milioni). La sovra-incidenza interessa per lo più i nuclei giovani con bambini localizzati nel Nord-Ovest Italia e rende sempre più necessario presidiare adeguatamente anche le aree adiacenti alle casse automatiche, per non perdere le opportunità di acquisto di impulso garantite dalle avancasse tradizionali, area di forza tipica di alcuni mercati del mondo snacking.
Infine, un ruolo non marginale è rappresentato dalle vending machine, il cui utilizzo coinvolge quasi 27 milioni di consumatori in Italia e con livelli di penetrazione rilevanti (45%), per lo più dovuti alla loro presenza capillare in uffici, scuole, università e luoghi di transito come stazioni e aeroporti.

UN’OPPORTUNITÀ PER PRODUTTORI E RETAILER
Lo spuntino non è più un consumo occasionale – commenta Marco Pellizzoni, Commercial Director di YouGov Shopper – ma un vero e proprio nuovo momento alimentare che riflette l’evoluzione degli stili di vita degli italiani. I dati dello Shopper Panel di YouGov mostrano come lo ‘snacking’ stia ridefinendo il concetto tradizionale di pasto, con scelte sempre più orientate a praticità, benessere e personalizzazione. Crescono nuovi target, come senior, single e piccoli nuclei familiari. Per aziende e retailer questo rappresenta un’importante opportunità strategica di innovazione, con gamme sempre più articolate e soluzioni capaci di intercettare target e occasioni di consumo sempre più frammentate e in continua evoluzione”.

Con MCTech ora San Benedetto vende anche know how industriale

Come risolvere le complessità progettuali e industriali nell’ambito delle chiusure e dei tappi per il food & beverage? Rivolgendosi a un concorrente. Non è un paradosso, ma la sintesi della nuova avventura imprenditoriale di Enrico Zoppas, Presidente di Acqua Minerale San Benedetto. Il gruppo veneto è noto per aver puntato sempre sulla tecnologia e sull’affinamento dei processi produttivi e questo insieme di competenze ora è a disposizione del mercato, attraverso una nuova azienda, chiamata Moulds & Closures Technology o, meglio, con il nome abbreviato MCTech.

NON SOLO BEVERAGE
Il campo d’azione di MCTech è la progettazione e lo sviluppo di soluzioni di chiusure e stampi per tappi ad alte prestazioni, pensate per rispondere alle esigenze di settori caratterizzati da elevata complessità tecnica e normativa, come il già citato food & beverage, ma anche la cosmetica e la farmaceutica.
Con sede a Paese, in provincia di Treviso, MCTech è guidata dallo stesso Zoppas (a destra nella foto a fianco, accanto a Katia Uberti, Sindaco di Paese) nel ruolo di Presidente e valorizza un patrimonio di conoscenze maturate in oltre 70 anni di esperienza nel beverage, finora riservate al Gruppo San Benedetto. Non a caso, il progetto parte dallo stabilimento aziendale dedicato alla produzione di tappi e occupa circa un centinaio di persone. Nel medio-lungo periodo, l’obiettivo è trovare il proprio spazio nel settore altamente competitivo delle chiusure e dei sistemi di stampaggio ad alte prestazioni.
L’azienda progetta e sviluppa soluzioni di chiusura custom made e stampi per tappi, seguendo ogni progetto fino all’applicazione finale, per garantire piena coerenza tra progettazione, processo produttivo e destinazione d’uso. L’idea è quella di affiancare i clienti con un servizio completo che comprende consulenza tecnica specializzata, progettazione su misura, ingegnerizzazione e produzione di nuovi sistemi di chiusura, prototipazione e validazione degli stampi, oltre alla gestione della logistica e delle spedizioni.

FILIERA PRODUTTIVA INTEGRATA
Elemento distintivo di MCTech è una filiera produttiva completamente integrata, che copre tutte le fasi del processo, in modo da eliminare la necessità di fornitori esterni, centralizzando competenze e operazioni e riducendo tempi, costi e complessità operative. Anche i controlli e i test di validazione sono svolti internamente, nel laboratorio PTCC – Packaging Technology Corporate Center, per assicurare elevati standard di performance, sicurezza e conformità alle normative di settore.

TRE MODI DI INTENDERE L’INNOVAZIONE
L’azienda intende declinare il concetto di innovazione su tre livelli chiave: innovazione di prodotto, con soluzioni tecniche ad alte prestazioni progettate per affrontare le sfide più complesse del mercato; innovazione di costo, attraverso l’ottimizzazione dei processi produttivi per garantire competitività e sostenibilità economica senza compromessi sulla qualità; innovazione tecnologica, grazie all’integrazione di tecnologie all’avanguardia che aumentano efficienza, precisione e sostenibilità in ogni fase del processo.
MCTech nasce con l’ambizione di dare forma a soluzioni innovative, mettendo a disposizione del mercato un modello industriale completo, flessibile e altamente specializzato – dichiara Enrico Zoppas, Presidente di Acqua Minerale San Benedetto e di MCTech –. Investire in tecnologia significa investire nel futuro dell’industria: l’innovazione non è solo un’opportunità, ma una responsabilità. Con MCTech vogliamo trasformare idee e competenze in soluzioni concrete, affidabili e competitive, capaci di rispondere alle esigenze dei mercati più esigenti, in Italia e all’estero”. L’Amministratore Delegato della nuova azienda è Andrea Loss (al centro nella foto qui in alto), mentre del Cda fanno parte – oltre al Presidente Zoppas – i consiglieri Frédéric Barut (a destra nella foto in alto) e Luigino Micheletto (a sinistra nella foto in alto).

Unes acquisisce la catena Supermercati Borello

Non solo rebranding e rinnovamento della proposta commerciale: il rilancio di Unes passa anche dalle acquisizioni. L’insegna del Gruppo Finiper Canova rileva la Supermercati Borello, storica realtà della distribuzione organizzata piemontese che conta 51 punti vendita. L’accordo, che si chiuderà entro fine maggio, prevede la costituzione di una NewCo, la cui totalità delle quote sarà successivamente acquisita dalla società Unes Maxi.
L’operazione non prevede alcun cambio di insegna, i punti vendita Borello manterranno infatti la loro immagine. Rispetto a eventuali nuove espansioni sarà valutato caso per caso, in base al posizionamento idoneo al contesto, se procedere con l’insegna Unes, il Viaggiator Goloso o Supermercati Borello, proprio a ulteriore conferma della volontà di valorizzare il marchio piemontese ed evidenziarne l’identità precisa.

DAL FRANCHISING AL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ
Siamo entusiasti di dare il benvenuto a Supermercati Borello nella famiglia Unes – afferma Armando Strano, Direttore Commerciale di Unes (a destra nella foto in alto) –. Questo passo non è solo un’espansione della nostra rete, ma rappresenta la nostra interpretazione di sviluppo sostenibile. Infatti, la scelta di Borello è nata da una profonda conoscenza dell’azienda e dell’imprenditore. Dopo un primo contatto nato in seno alla divisione franchising, ci siamo riconosciuti in un’identica visione e idea di sviluppo. Il nostro impegno sarà volto anche a garantire continuità e nuove opportunità per i collaboratori il cui lavoro è parte integrante del successo di Borello”.

LA PARTNERSHIP CON ARIMONDO
Supermercati Borello ha fatto parte in passato di Gruppo 3A, che aveva lasciato a fine 2018. Dal 1° gennaio dell’anno successivo era stata legata da un accordo di affiliazione al Gruppo Pam, collaborazione conclusa di recente. In pratica, lo stesso percorso seguito da Arimondo, con cui Unes ha stipulato un accordo per la somministrazione di prodotti in 24 supermercati presenti nel Ponente Ligure, da Albisola a Ventimiglia, che adotteranno la neo-fondata insegna Fudi.
Dopo anni di impegno e dedizione nel costruire una realtà solida e apprezzata – dichiara Fiorenzo Borello, Presidente Supermercati Borello (a sinistra nella foto in alto) – sono fiducioso che l’ingresso in un Gruppo di riferimento del panorama nazionale come Finiper Canova rappresenti la migliore opportunità per il futuro. Sono convinto che i nostri valori, la nostra attenzione al cliente e la nostra tradizione saranno preservati e valorizzati”.

AL VIA I CORNER FIRMATI ROM’ANTICA
Per sostenere la crescita, Unes intende proseguire anche nel progetto di rebranding dei propri punti vendita, rinnovandone 35 nel corso del 2026, mentre saranno 6 le nuove aperture. Un’ulteriore novità riguarda l’introduzione nell’ambito degli spazi Unes di Rom’antica, insegna del Gruppo Finiper Canova che da più di 30 anni propone la pizza alla romana. Il primo corner firmato Rom’antica sarà realizzato nel punto vendita di Gaggiano e nel corso dell’anno seguiranno almeno altre 3 inaugurazioni.

ACCORDO CON GLOVO, SI COMINCIA DA MILANO
Per giocare la sua partita anche nel quick commerce, la catena ha invece avviato da questo mese di febbraio una partnership con Glovo, replicando quanto fatto da Finiper per altre insegne del suo portafoglio – Giannasi, Rom’antica e Chicchi e Fritti nel food, Iper La grande i nel retail – che già utilizzano la piattaforma di multi-delivery. La collaborazione è stata avviata a Milano, attraverso l’integrazione dell’offerta Unes nel magazzino urbano Glovo di via Filzi, con l’obiettivo di estendere il servizio di consegna rapida della spesa anche alle piazze di Bologna e Torino nel prossimo futuro.
Gli utenti di Glovo potranno accedere a un catalogo che comprende circa 3.800 referenze, di cui 300 a marchio privato U! mentre gli altri 3.500 sono prodotti di grandi brand industriali. Per la fase inziale è previsto un fitto calendario di attività promozionali. Le offerte seguiranno il modello “mirroring” rispetto alle dinamiche di Glovo Express: gli utenti potranno beneficiare sia delle promozioni attivate dai singoli brand sia delle iniziative speciali targate Glovo.

Marchio del biologico italiano più vicino

Una svolta fondamentale: è questa la valutazione che FederBio dà dell’intesa raggiunta dalla Conferenza Stato-Regioni sul “Marchio del biologico italiano”, istituito dalla Legge 23/2022. “L’intesa che dà il via libera al decreto sul Marchio del biologico italiano è un altro tassello per l’avvio di una misura che può contribuire allo sviluppo del settore – dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – costruendo fiducia e tracciabilità, sostenendo i nostri produttori e garantendo ai cittadini la massima riconoscibilità del biologico nazionale”.

UNO STRUMENTO DI RILANCIO PER LA FILIERA
Questa certificazione volontaria si affianca al logo europeo con l’obiettivo di consolidare il posizionamento del biologico sia in Italia sia all’estero, rafforzando riconoscibilità e competitività dei prodotti bio italiani, nel rispetto di quanto previsto dal regolamento comunitario. Secondo Mammuccini (nella foto a destra), il marchio “non è solo un elemento distintivo, ma uno strumento concreto di rilancio che permette alla filiera biologica nazionale di distinguersi e competere a livello internazionale, valorizzando qualità, sostenibilità e trasparenza. Il marchio contribuisce a rafforzare il ruolo degli agricoltori che coltivano senza chimica di sintesi, tutelando ecosistemi e biodiversità, l’identità e il legame con i territori, unendo tradizioni agricole e sostenibilità, e può accelerare la crescita del comparto, facendo dell’agroecologia un riferimento per l’intero sistema agroalimentare”.

VENDITE NAZIONALI IN CRESCITA, BENE ANCHE L’EXPORT
A riprova delle prospettive favorevoli del comparto, Mammuccini cita le anticipazioni dei dati dell’Osservatorio Sana: “Nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia sono aumentate del 6,2%, raggiungendo 5,5 miliardi di euro, mentre l’export sfiora i 3,9 miliardi. Si tratta di un segnale chiaro: i cittadini sono sempre più attenti alla sostenibilità e questo marchio aggiunge un’ulteriore garanzia per chi acquista consapevolmente”.

Retail sostenibile: la narrazione non basta, servono i fatti

Le pratiche sostenibili stanno entrando sempre più nelle abitudini di acquisto degli italiani e questo impatta sulle aziende, che devono dimostrare con i fatti la loro attenzione all’ambiente e all’uso più efficiente delle risorse. La riprova arriva dalla nuova edizione del Barometro del Retail Sostenibile, realizzato da BearingPoint, multinazionale indipendente di consulenza strategica, manageriale e tecnologica. L’indagine – condotta su un campione di 4.000 consumatori in cinque Paesi europei – fotografa un mercato in profondo cambiamento.

FILIERA CORTA, PRODOTTI SFUSI E BIOLOGICO
Partiamo dal retail alimentare, dove la filiera corta si conferma come uno dei pilastri culturali del consumo sostenibile italiano: coinvolge quasi la totalità della popolazione – il 90% degli italiani, valore più alto d’Europa (con una media del 77%) – e continua a crescere nelle fasce 18-49 anni, mentre gli over 50 mostrano un leggero calo (-3%), pur restando su livelli tra i più alti d’Europa.
Diversa la dinamica negli acquisti sfusi, dove emerge un’interessante inversione generazionale: se da un lato l’acquisto di prodotti sfusi coinvolge l’82% degli italiani, dall’altro sono soprattutto gli over 50 ad aumentare la loro adozione della pratica, mentre gli under 35 registrano un calo significativo (-15 punti) rispetto al 2024.
Anche per quanto riguarda il biologico si osserva un calo al 79%, che riguarda soprattutto gli under 49, sebbene l’Italia mantenga comunque valori più alti rispetto alla media europea (74%). L’acquisto di prodotti di allevamento rimane prevalente (74%), ma cresce la quota di persone che ne riducono il consumo.

FIDUCIA NEI MARCHI A RISCHIO?
C’è però un problema: secondo gli autori dello studio, parallelamente alla crescente attenzione ai criteri di sostenibilità nelle scelte di acquisto, scende la fiducia verso retailer e produttori. Il 68% degli italiani dichiara di aver fiducia nelle iniziative di sostenibilità dei brand, con un calo significativo rispetto al 2024. Il consumatore 2025 si rivela più informato e meno disposto a credere a dichiarazioni non supportate da azioni e dati verificabili.
Allo stesso tempo, però, nonostante l’incertezza economica, la disponibilità a riconoscere un valore economico alla sostenibilità resta elevata: l’80% degli italiani è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto davvero sostenibile. Il 41,6% privilegia la sostenibilità anche a fronte di costi più elevati, contro un 19,6% che privilegia il potere d’acquisto.
Il mercato non è tuttavia polarizzato in senso oppositivo: il consumatore italiano sceglie sostenibile quando percepisce valore reale, trasparenza e benefici concreti.

ITALIA PRIMA IN EUROPA PER LA CIRCOLARITÀ
Ampliando lo sguardo ad altri contesti, il Barometro sottolinea che nel 2025, quasi un italiano su quattro dichiara di acquistare meno prodotti nuovi, segnale di una trasformazione ormai strutturale nel modo in cui i consumatori si rapportano all’acquisto di beni. L’Italia si riconferma il Paese più maturo d’Europa nella circolarità, mentre altri Paesi – come Francia e Germania – registrano segnali di rallentamento. La riduzione del “nuovo” si accompagna a una crescente diffusione di pratiche alternative, che stanno diventando parte integrante delle abitudini di consumo.
Il 69% degli italiani acquista prodotti di seconda mano (vs 63% Europa); il 70% rivende a privati – il valore più alto fra i Paesi analizzati – e anche la rivendita a professionisti cresce di oltre 5 punti rispetto allo scorso anno e si colloca oltre 6 punti sopra la media europea, dove invece la pratica è in calo. Se l’85% pratica la riparazione, oltre l’80% effettua donazioni a parenti o associazioni.

SECONDA MANO, RIPARAZIONE E DONO SONO PRATICHE DIFFUSE
Questa evoluzione è particolarmente evidente in alcune categorie, come moda e tecnologia, dove la seconda mano, la rivendita e la riparazione giocano un ruolo sempre più rilevante nel prolungare il ciclo di vita dei prodotti e nel rispondere a consumatori più attenti al valore complessivo, e non solo al prezzo, del bene.
I dati mostrano come la circolarità sia ormai parte integrante delle scelte dei consumatori italiani – dichiara Nicolò Masserano, Sourcing & Procurement & Sustainability Lead di BearingPoint Italia –. Seconda mano, riparazione e donazione non sono più comportamenti di nicchia, ma pratiche diffuse che riflettono una crescente attenzione all’impatto ambientale e all’uso più efficiente delle risorse. In questo scenario, la sostenibilità si afferma come criterio strutturale di scelta, che richiede trasparenza, misurabilità e coerenza lungo tutta la filiera”.

C’È SPAZIO PER NUOVI MODELLI E FORMAT COMMERCIALI
In conclusione, il Barometro del Retail Sostenibile di BearingPoint conferma che la sostenibilità non è più una tendenza, ma una trasformazione strutturale. Le aziende devono però colmare il gap tra intenzioni e realtà. “La progressiva riduzione dell’acquisto di prodotti nuovi e la normalizzazione delle pratiche circolari delineano un nuovo equilibrio del retail – commenta Gianluca Sacchi, Consumer Goods & Retail Lead di BearingPoint Italia –. Per brand e retailer è un’opportunità strategica: integrare servizi dedicati, modelli omnicanale e nuovi format commerciali per rispondere a una domanda sempre più consapevole e attenta a valore, qualità e riduzione degli sprechi. Il consumatore italiano è sempre più esigente e chiede evidenze concrete, non solo narrazioni green: integrare la sostenibilità in modo autentico e misurabile diventa così un fattore competitivo decisivo nel 2026”.

Birra 8.6 in edizione limitata firmata dallo street artist Aket Kubic

È firmata dallo street artist francese Aket Kubic la nuova Urban Art Limited Edition 2026 di 8.6 Original, la doppio malto del Gruppo Royal Swinkels. Artista autodidatta del nord della Francia, Kubic è noto per il suo linguaggio visivo, dove cubismo, street art e ironia si intrecciano, trasformando scene di vita quotidiana in murales vibranti. Ispirato da maestri come Picasso e Basquiat, le sue opere oscillano tra caricatura e poesia urbana.
Dopo una prima collaborazione con la galleria Sakura e l’opera dedicata a 8.6 per la mostra “Street in the Can”, Aket Kubic torna oggi a reinterpretare la doppio malto di Gruppo Royal Swinkels. Il risultato è un’edizione limitata di quattro lattine, ognuna dedicata ad una stagione.

UNA LATTINA PER OGNI STAGIONE
Più nel dettaglio, la lattina n°13 rappresenta la primavera, tempo di rinascita e promessa. La n°14 irradia luce e movimento, proprio come l’estate: la figura appare più strutturata, attraversata da geometrie verticali, un volto che vibra di condivisione e libertà, come un corpo immerso in un festival urbano.
Nella lattina n°15 traspare tutta l’intimità dell’autunno, qui le sovrapposizioni grafiche e le sfumature più profonde restituiscono un senso di calore e di equilibrio. L’ultima, la n°16 dà vita ad un’atmosfera sospesa, dove la figura è contornata da simboli stagionali che richiamano il freddo e la notte dell’inverno.

UN PROGETTO DI LUNGO PERIODO
Per 8.6, la street art non è solo ispirazione, ma un vero e proprio terreno di gioco. Anno dopo anno, il brand ha trasformato la sua lattina iconica in una tela bianca, accogliendo universi visivi diversi. Il Gruppo Royal Swinkels sottolinea che anche nel 2026 la Urban Art Limited Edition incarna perfettamente lo spirito di 8.6 Original: una Strong Lager dal gusto deciso e dalla personalità intensa, ottenuta con ingredienti selezionati e uno speciale metodo di fermentazione.

AL VIA LA CAMPAGNA DIGITAL E UN CONCORSO
Disponibile in lattina da 50 cl al prezzo consigliato di 1,79 euro, la nuova Limited Edition 8.6 è supportata da un piano di comunicazione integrata, che prevede una campagna digital e social e uno speciale concorso: fino al 14 giugno, acquistando 2 birre 8.6, in palio 100 set in edizione limitata, composti da uno zaino e una felpa con le illustrazioni dell’artista Aket Kubic, da indossare in perfetto stile urban. Per scoprire in tempo reale se si è tra i fortunati vincitori basterà inquadrare il QR code sulla lattina o collegarsi al sito 86beer.com/urbanart, registrarsi e compilare l’apposito form.

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