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Kimbo supera i 300 milioni di euro di fatturato

L’impennata delle quotazioni del caffè ha fatto la sua parte, ma se l’esercizio 2025 si è chiuso in positivo per Kimbo è merito anche del nuovo percorso dell’azienda, che ha migliorato le proprie performance con riguardo ai principali indicatori finanziari. Lo scorso anno Kimbo ha registrato vendite di caffè pari a oltre 300 milioni di euro, in crescita del +32,8% rispetto al 2024.
La buona notizia è arrivata soprattutto sul fronte della redditività: l’Ebitda, pari a 15,8 milioni di euro, è più che raddoppiato rispetto ai 7,0 milioni del 2024 (+125,9%). Risultati raggiunti nonostante il continuo aumento della materia prima che ha impattato per oltre 150 milioni (+46%).

INDEBITAMENTO IN NETTO CALO
Anche il risultato ante imposte è salito a 10,7 milioni di euro, rispetto ai 2,3 milioni dell’anno precedente (+376,5%). Nell’ultimo anno l’azienda ha inoltre migliorato del 70% la propria posizione finanziaria netta, scesa a -5,3 milioni di euro a fronte dei -18,1 milioni del 2024.
Il deciso recupero della redditività operativa arriva dopo alcuni esercizi caratterizzati da marginalità contenuta o negativa. Questo viene visto da Kimbo come una conferma della validità delle azioni intraprese negli ultimi anni sul fronte dell’efficienza operativa, del mix prodotto e della gestione dei costi. E anche dell’export, considerato che i mercati internazionali nel 2025 hanno registrato una crescita del +46%, arrivando a rappresentare il 27% delle vendite complessive.

IL PROCESSO DI CAMBIAMENTO HA DATO I SUOI FRUTTI
Questi risultati sono andati aldilà di ogni nostra aspettativa – sottolinea Mario Rubino, Chairman di Kimbo dal 2023 (nella foto a destra) –. Kimbo è sempre stata un’azienda solida e affidabile, che ha fatto della qualità la sua prerogativa assoluta, sempre a tutela dei consumatori. Quando sono stato chiamato a ricoprire il mio attuale ruolo, l’azienda era forse un po’ assopita, ma la squadra era già tutta in sede, pronta a supportarmi nella visione e nell’innovazione. Devo quindi ringraziare la mia famiglia e tutte le persone che lavorano in Kimbo: persone che andavano stimolate da un processo di cambiamento che era necessario e che oggi dimostra di saper dare i suoi frutti”.
Tra gli elementi fondamentali ai fini del raggiungimento dei risultati economici, Rubino cita la qualità del lavoro e il clima aziendale: “Dare a ciascuno la possibilità di esprimersi al massimo delle sue potenzialità è stata la giusta e necessaria presa di coscienza per l’azienda. Oggi tutti siamo consapevoli gli uni degli altri, non ci sono più inutili barriere formali, io sono per tutti Mario, non “il Presidente” né “il dottor Rubino”. Anche una maggiore attenzione per la comunicazione interna ha fatto sì che ciascuno potesse sentirsi parte del cambiamento, condividere una stessa visione di futuro, senza accontentarsi ma impegnandosi in prima persona”.

TRADIZIONE NAPOLETANA, VOCAZIONE INTERNAZIONALE
Il 2025 segna un passaggio chiave nel percorso di Kimbo: non solo abbiamo superato i 300 milioni di euro, ma abbiamo soprattutto riportato l’azienda a una redditività sostenibile, rafforzando la nostra struttura finanziaria” afferma Gerardo Evangelista, Business Analyst e Sales Performance Supervisor di Kimbo, terza generazione della famiglia Rubino.
Come Luca Amabile, Industrial Controller di Kimbo, che aggiunge: “Negli ultimi anni il mercato del caffè ci ha messo alla prova: aumento dei costi delle materie prime, forte volatilità, tensioni sui margini, uno scenario globale complesso e spesso imprevedibile. Non è stato un periodo facile, e non sarebbe onesto fingere il contrario. Questo bilancio conferma quindi la solidità delle scelte strategiche intraprese dalla nuova governance che ci ha permesso di esprimere al meglio la nostra innata capacità di valorizzare un posizionamento distintivo che unisce la tradizione napoletana a una crescente vocazione internazionale”.

Ibc, l’instabilità dello scenario globale frena la crescita

Le tensioni in Medio Oriente stanno condizionando l’economia italiana, disegnando uno scenario di forte incertezza per le imprese. Il Pil italiano dovrebbe attestarsi quest’anno al +0,4%, un livello inferiore alle stime pre-conflitto (+0,7%). Contestualmente è atteso un aumento dell’inflazione al consumo (+2,9%), oltre che una frenata dei consumi (dal +1,1% del 2025 al +0,5% del 2026), un rallentamento degli investimenti e una contrazione delle esportazioni. Il quadro prospettico per il 2027 resta debole, con un’inflazione prevista a +1,6% e Pil a +0,5%. I dati sono stati presentati dalla società di consulenza Prometeia durante l’assemblea pubblica di Ibc, l’Associazione Industrie Beni di Consumo, tenuta a Milano.

A PESARE È L’IMPENNATA DI ENERGIA E MATERIE PRIME
A gravare sulle imprese – sottolinea Flavio Ferretti, Presidente di Ibc (nella foto in alto) – è soprattutto l’impennata dei costi esogeni, che colpisce trasversalmente energia e materie prime. I rincari investono comparti strategici: dai fertilizzanti per l’agroalimentare e il chimico, fino alla filiera dei metalli, penalizzata dal costo dell’alluminio. L’instabilità minaccia, inoltre, le catene di fornitura dell’elettronica e della farmaceutica, con ripercussioni a cascata su numerose filiere produttive”.
Anche in caso di una rapida risoluzione del conflitto, il medio-lungo periodo rimane critico: il danneggiamento delle infrastrutture energetiche del Golfo penalizzerebbe la normalizzazione del mercato. Le quotazioni di Brent e gas naturale sono previste su livelli elevati almeno fino alla fine del secondo trimestre 2026, con un rientro graduale solo nella seconda metà dell’anno.

IL LARGO CONSUMO TIENE, MA PEGGIORA IL CLIMA DI FIDUCIA
La stessa Ibc rimarca però che, nonostante le difficoltà, il largo consumo mostra una tenuta resiliente, sostenuta dall’impegno a contenere i costi della filiera e dalla capacità di adattamento dei consumatori. Nel breve termine, i consumi si mantengono stabili (+1,0% a volume a marzo 2026 rispetto allo stesso mese dello scorso anno, fonte NielsenIQ), ma la direzione rimane incerta, anche in considerazioni del peggioramento del clima di fiducia dei consumatori (sceso a marzo a 92,5 da 97,5 di inizio 2026).

IN AUMENTO LA FREQUENZA D’ACQUISTO
Le famiglie italiane reagiscono all’incertezza frammentando la spesa. Secondo NielsenIQ, la frequenza di acquisto è aumentata del 9% nell’ultimo anno, penalizzando la fedeltà alle insegne (-5,7%) e ai brand (-4,2%). Il consumatore è ormai multicanale: alterna fisico e digitale, visita molteplici retailer e sceglie canali diversi a seconda della categoria merceologica. La sfida per le imprese si sposta quindi sulla capacità di garantire disponibilità, semplicità e rilevanza dell’offerta.
Anche la crisi demografica – con calo delle nascite, invecchiamento della popolazione e aumento delle famiglie unipersonali – sta ridisegnando strutturalmente la composizione della spesa, imponendo alle aziende di ripensare formati e priorità per rispondere efficacemente ai bisogni del consumatore.

LE RICHESTE DELL’ASSOCIAZIONE AL GOVERNO
In questo contesto, il presidente Ferretti ha evidenziato l’importanza di azioni del Governo per la semplificazione normativa, il supporto a una transizione ecologica e digitale che non pregiudichi la competitività, e l’alleggerimento del carico fiscale per le imprese. Ha rimarcato, inoltre, l’ampia attività di formazione e informazione dell’associazione inerente agli strumenti abilitanti per la digitalizzazione dei processi e la logistica integrata diffusi da GS1 Italy.
Ibc riunisce aziende attive in Italia e all’estero nei settori alimentare, bevande, prodotti per la cura dell’ambiente domestico e della persona, tessile e abbigliamento, arredo, prodotti e accessori per la casa. Si tratta di oltre 34.000 imprese, che generano un fatturato al consumo stimato di circa 500 miliardi di euro. Il numero di occupati (28% del totale dell’industria in senso stretto) è pari a 1,1 milioni, di cui 516 mila nel comparto grocery.

Crai, Giuseppe Criscuolo nominato Direttore Generale di Dno

Crai punta su Giuseppe Criscuolo per crescere nel Nord-Ovest. È lui il nuovo Direttore Generale di Distribuzione Nord-Ovest (Dno), società nata nell’ambito del progetto CraiFutura dalla sinergia tra lo storico socio piemontese Codè Crai e il Gruppo Abbi della famiglia sarda Ibba. L’obiettivo di Dno – per come è stato comunicato dallo stesso Gruppo Crai – è rafforzare il modello distributivo dell’insegna nella cosiddetta Area 1, valorizzare il sistema imprenditoriale e sviluppare una piattaforma più solida e competitiva per affrontare le evoluzioni del mercato. La collaborazione strategica tra Codè Crai e il Gruppo Abbi si estende a un perimetro che complessivamente coinvolge oltre 500 punti vendita e un volume d’affari superiore a 1,5 miliardi di euro.

FOCUS SULLO SVILUPPO DELLA RETE
Manager con una consolidata esperienza nel settore retail, Criscuolo ha maturato un percorso professionale di oltre 18 anni in Carrefour Italia, ricoprendo posizioni di crescente responsabilità nelle aree franchising, sviluppo rete, pianificazione strategica e trasformazione. Tra le principali esperienze, quella di Franchising & Expansion Director, oltre a incarichi come Regional Director e Transformation Director, contribuendo alla definizione e implementazione di piani strategici e modelli evoluti di sviluppo della rete.
Nel suo nuovo ruolo avrà la responsabilità della gestione operativa ed economica di Dno, con un focus sul presidio e lo sviluppo della rete di vendita, il rafforzamento delle sinergie commerciali e di gruppo e l’ingresso di nuovi soci, contribuendo all’evoluzione del modello Crai.

VALORIZZARE IL RUOLO DEI SOCI
Questa nomina contribuisce al rafforzamento della rete di prossimità – sostiene Giangiacomo Ibba, Presidente del Gruppo Crai – valorizzando il ruolo degli imprenditori che ne fanno parte, oggi e in futuro. Vogliamo continuare a lavorare su integrazione, qualità dell’esecuzione e sviluppo della rete, che sono i fattori chiave per generare valore nel tempo per soci, clienti e territori”.
Sono orgoglioso di essere stato scelto dal Gruppo per guidare Distribuzione Nord-Ovest – dichiara Giuseppe Criscuolo, Direttore Generale di Distribuzione Nord-Ovest –. L’obiettivo sarà quello di rafforzare la rete supportando da vicino i soci nella gestione del loro business, questo ci consentirà di creare le condizioni per crescere in modo strutturato, anche attraverso l’ingresso di nuovi imprenditori”.

Inaugurato a Grandate un punto vendita Pet Store

È arrivata a quota 15 aperture Pet Store, l’insegna di Iper La grande i specializzata in prodotti per animali domestici. L’ultima inaugurazione c’è stata all’interno del Centro Commerciale Grandate, in provincia di Como. Il punto vendita si estende su una superficie di oltre 500 metri quadri e propone un assortimento per cani, gatti e piccoli animali – tra cui tartarughe, uccelli, criceti e conigli – con una selezione di prodotti specializzati, accessori e giochi in linea con i principali trend di settore e con particolare attenzione al benessere animale.

LA SPECIALIZZAZIONE ARRICCHISCE LA SPESA
L’obiettivo dichiarato di Iper La grande i è arricchire ulteriormente l’esperienza di spesa, con uno spazio interamente dedicato al mondo pet. Relativamente agli aspetti progettuali, l’azienda sottolinea che il negozio si caratterizza per le corsie ampie, ben illuminate e il layout funzionale, in modo da rendere la visita piacevole e intuitiva.

MDD ANCHE IN VERSIONE PREMIUM
Tra i punti di forza, l’offerta di pet food a marchio del distributore con le linee Compagni di Viaggio e U!. In particolare, Compagni di Viaggio richiama la Mdd premium de il Viaggiator Goloso e comprende oltre trenta referenze tra alimenti secchi e umidi, con formulazioni grain free, monoproteiche e soluzioni specifiche, come quelle dedicate ai gatti sterilizzati, per rispondere alle diverse esigenze nutrizionali.

NON SOLO PRODOTTI
Il format ha alle spalle una storia lunga oltre 10 anni, iniziata con l’insegna Pet Food Store. Il rebranding in Pet Store risale al 2024, a partire dal punto vendita di Milano Portello. In poco più di due anni, la rete è arrivata a contare 15 negozi, come già anticipato. L’idea di fondo è andare oltre la semplice offerta di cibo per includere un’ampia gamma di prodotti e servizi per gli animali da compagnia, rispondendo in modo mirato alle esigenze di un mercato in continua crescita.
Dal canto suo, Iper La grande i ha 22 punti vendita in 4 regioni e fa parte del Gruppo Finiper Canova, nato nel 1974 ad opera dell’imprenditore Marco Brunelli.

Direttiva Breakfast, nuova etichettatura in arrivo

Deadline 14 giugno: entro questa data le etichette di molti alimenti tipici della prima colazione dovranno adeguarsi alle nuove regole imposte dalla cosiddetta Direttiva Breakfast (Direttiva UE 2024/1438). In particolare, le etichette dovranno fornire informazioni aggiuntive sull’origine (come i paesi di provenienza di tutti i mieli usati nelle miscele), indicare gli ulteriori ingredienti ammessi (come vitamine e minerali nel latte concentrato) o specificare le nuove denominazioni commerciali (come succhi di frutta e confetture a tasso ridotto di zuccheri).

ANCHE IL GEMELLO DIGITALE DEVE ESSERE IN REGOLA
La nuova etichettatura legata alla Direttiva Breakfast non riguarda solo i prodotti venduti nei negozi fisici ma anche quelli commercializzati tramite i siti di e-commerce. Dunque, non basta aggiornare i prodotti ma anche i loro gemelli digitali, perché il consumatore deve poter avere accesso a tutte le informazioni presenti sull’etichetta, complete e aggiornate, anche se non ha il prodotto in mano ma sta solo navigando su un sito di e-commerce.
Quindi, ogni azienda che ha aggiornato le confezioni dei propri prodotti deve assicurarsi che anche i relativi gemelli digitali rispettino le nuove regole introdotte dalla Direttiva Breakfast. A ricordare questo aspetto non secondario è GS1 Italy Servizi, società che sviluppa servizi per aiutare le imprese italiane, dalle piccole aziende alle multinazionali, a innovare e ad accelerare la trasformazione digitale. Il metodo suggerito è Immagino di GS1 Italy Servizi, che cattura le immagini del prodotto fisico e digitalizza tutti i dati presenti in etichetta, creando e rendendo condivisibile il gemello digitale.
Presso la sede milanese di GS1 Italy Servizi sono già in corso gli aggiornamenti dei prodotti con le nuove etichette in linea con la Direttiva Breakfast attraverso il servizio Immagino: dalle immagini delle etichette e dei packaging alla lista degli ingredienti e degli allergeni, dai claim alle certificazioni e ai bollini volontari.

COME FUNZIONA IL SERVIZIO IMMAGINO
Immagino è strutturato su due team. Uno è composto da fotografi specializzati nella realizzazione di immagini realistiche e utili per la vita online dei prodotti, l’altro con esperti di data entry che si occupano della digitalizzazione delle informazioni contenute sull’etichetta dei prodotti e di verificarne l’alta qualità, comparabile tra tutti i prodotti di categorie merceologiche diverse.
Una volta aggiornato il gemello digitale, inserendo i dati e le informazioni corretti nelle schede prodotto, Immagino lo andrà a condividere con i clienti dell’azienda produttrice, i ricercatori (ad esempio del mondo universitario o dei servizi di consumer intelligence) e gli oltre 60 retailer che usano un servizio Immagino.
In dieci anni Immagino ha costruito un archivio che raccoglie i gemelli digitale di oltre 140.000 prodotti di largo consumo, per un totale di oltre 1 milione di immagini.

Amica Chips, Pata e Preziosi Food sanzionate dall’Antitrust

Un’intesa segreta e continuata per ripartirsi la fornitura di snack salati prodotti per conto della Gdo. Un vero e proprio patto di non belligeranza, come lo definisce l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, siglato da Amica Chips, Pata e Preziosi Food. Il tutto in aperta violazione dell’articolo 101, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e che ha indotto l’Antitrust a deliberare una sanzione da oltre 23 milioni di euro.
Queste le cifre: Amica Chips, che nel 2024 ha raggiunto un fatturato superiore ai 137 milioni di euro, dovrà pagare 8,2 milioni di euro. Pata, che sempre nel 2024 ha registrato ricavi per oltre 188,8 milioni di euro, si è vista comminare più di 7,5 milioni di euro. Infine, per Preziosi Food – accreditata di più di 83,3 milioni di euro di fatturato nel 2024 – l’ammenda è pari a 7,5 milioni di euro.

TUTTO È INIZIATO DA UNA SEGNALAZIONE ANONIMA
Il procedimento era stato avviato a settembre 2024 a seguito di una segnalazione anonima, ricevuta attraverso la piattaforma di whistleblowing dell’Autorità. In quella fase l’ipotesi era che, quantomeno nel 2024, le società Amica Chips e Pata avessero concertato le proposte di prezzo da presentare ai buyer delle catene della Gdo relativamente alle patatine fritte a marchio privato.
Nello stesso mese partirono le ispezioni presso le sedi delle due società e in quella di Preziosi Food, altro copacker del settore chips e dunque ritenuto potenzialmente in possesso di informazioni e documenti rilevanti ai fini della corretta ricostruzione dei fatti.

L’AMMISSIONE DI RESPONSABILITÀ
Va detto che nel corso dell’istruttoria le aziende coinvolte hanno riconosciuto la propria responsabilità, arrivando a retrodatare l’intesa rispetto a quanto aveva autonomamente appurato l’Antitrust. Nel caso di Amica Chips e Pata l’accordo risale a maggio del 2016 e ha avuto una durata di 8 anni e 4 mesi, mentre per Preziosi Food la data di inizio è stata collocata a gennaio 2019, il che equivale a un totale di circa 5 anni e 8 mesi.
Il testo del provvedimento dell’Agcm racconta nel dettaglio cosa è accaduto in questo lungo periodo, a cominciare dal patto di non belligeranza tra Amica Chips e Pata, “inizialmente limitato ad alcuni clienti e poi gradualmente esteso dal 2018 alla totalità delle catene della Gdo che richiedevano prodotti per le referenze pl”.
L’accordo prevedeva che ciascuna delle due aziende “si astenesse dal contattare in maniera attiva e mirata gli operatori della Gdo al fine di sviluppare nuovi rapporti di fornitura, limitatamente alle referenze già rifornite dall’altra parte salvo eccezioni”.

LE OFFERTE ALLA GDO VENIVANO CONCORDATE
Secondo l’Agcm, le evidenze dell’istruttoria attestano che le tre aziende in questione hanno coordinato le offerte relative a snack salati a marchio del produttore in relazione a numerose catene. L’elenco è davvero lungo: Lidl, Eurospin, Agorà, Penny Market, Esselunga, Decò, Crai, Coop, Carrefour, C3, Aldi, Selex e Conad.
In base a quanto ricostruito dall’Agcm, il coordinamento delle offerte è avvenuto con riferimento a quegli operatori della Gdo che hanno mostrato interesse a cambiare fornitore o a sondare il mercato alla ricerca di offerte migliori. L’intesa si è quindi tradotta nella presentazione di offerte maggiorate – così da favorire l’azienda a cui, in base all’accordo, avrebbe dovuto essere assegnata la commessa – oppure non presentando alcuna offerta o “manifestando l’indisponibilità a fornire le referenze richieste adducendo, ad esempio, limitazioni alla capacità produttiva”.

FORNITURE RIPARTITE SU BASE TERRITORIALE
Qualche esempio? Nel provvedimento si legge che “nel 2016, Pata e Amica Chips si sono accordate affinché Pata presentasse delle offerte di comodo a Lidl. A partire dal 2019 l’accordo è stato esteso a Preziosi Food, che ha partecipato alla ripartizione territoriale della fornitura delle referenze con Amica Chips. La documentazione agli atti conferma che dal 2019, anno in cui Preziosi Food è diventato fornitore di Lidl, Amica Chips ha iniziato a fornire le referenze oggetto di ripartizione territoriale esclusivamente ai depositi del Nord e Centro Italia e non più a quelli del Sud, ossia Misterbianco e Molfetta, rifornite da Preziosi Food”.
E ancora: “Il coordinamento tra Amica Chips e Pata ha permesso a Pata di proteggere le sue forniture a Eurospin nel 2018, allorché questa aveva iniziato a chiedere quotazioni ad Amica Chips. Ad aprile 2022, inoltre, Amica Chips ha presentato un’offerta di comodo ad Eurospin al fine di favorire l’aggiudicazione della commessa a Pata e, a ottobre 2022, ha comunicato a Eurospin, dandone conto al responsabile commerciale di Preziosi Food, la propria indisponibilità a produrre, funzionale a proteggere le forniture di Pata e Preziosi Food”.
Amica Chips e Pata, inoltre, si sono incontrate più volte nel 2022 “per affrontare il tema della difficile congiuntura di mercato, in un contesto caratterizzato dal significativo aumento dei prezzi delle materie prime, successivamente inviando comunicazioni di aumenti alla generalità dei clienti”.

PREMIATA LA COLLABORAZIONE DI PATA E AMICA CHIPS
Nel definire l’ammenda da pagare, l’Antitrust ha applicato il proprio programma di clemenza e ha concesso a Pata e ad Amica Chips il beneficio della riduzione della sanzione, nella misura del 50% e del 30% rispettivamente, in considerazione delle evidenze prodotte, definite significative dalla stessa Agcm ai fini della prova dell’infrazione.
Inoltre, l’Autorità ha attivato – per la prima volta dalla sua introduzione – la procedura di transazione prevista dall’art. 14-quater della legge 10 ottobre 1990, n. 287 e, grazie al buon esito di tale procedura, le tre società hanno beneficiato di una ulteriore riduzione dell’ammenda. Nel caso di Amica Chips e Pata, infatti, gli importi ricadono nelle forcelle dalle stesse accettate nelle rispettive proposte di transazione, mentre per Preziosi Food la sanzione rispecchia l’ammontare accettato dalla società nella propria proposta transattiva.

Limited edition al gusto tartufo per San Carlo

È una novità dal sapore inconfondibile e a suo modo prezioso quella proposta da San Carlo. Perché stavolta le patatine dell’azienda milanese si sposano con autentico simbolo della gastronomia d’alto livello: il tartufo. La piùgusto Limited Edition gustoTartufo, questa la referenza all’esordio, si inserisce nel filone delle edizioni limitate, come chiarito anche dal nome.

LA PATATINA DA GUSTARE CON UN CALICE DI VINO
Il prodotto viene descritto da San Carlo come caratterizzato da profumo intenso e sapore avvolgente, destinato a chi vuole concedersi un momento di pausa durante la giornata e viaggiare con la fantasia, facendosi trasportare dentro la bellezza dei paesaggi piemontesi, a cui rimanda ovviamente l’aroma di tartufo. Di qui il suggerimento, di per sé abbastanza inedito, di assaporare la referenza da sola o accompagnata da un buon calice di vino.
Piùgusto gusto Tartufo è disponibile nei formati da 50, 70 e 150 grammi e affiancherà gli altri gusti della gamma: Vivace, Lime e Pepe Rosa, Pomodorini di stagione e Porchetta alle erbe. Per la confezione da 70 grammi il prezzo consigliato è 1,50 euro.

L’e-commerce italiano raggiunge i 90,6 miliardi di euro

La crescita c’è stata, ma inevitabilmente l’inflazione ha fatto la sua parte. L’e-commerce italiano ha raggiunto nel 2025 i 90,6 miliardi di euro, con un incremento del 6,1% del fatturato, sostenuta dall’effetto prezzi che ha pesato per un 2% circa. Il dato emerge dal report sul commercio digitale realizzato da Casaleggio Associati e che dettaglia il valore dei diversi settori. Viaggi e Turismo restano trainanti, con un valore online stimato in oltre 22 miliardi di euro, ma con una variazione molto contenuta (+0,9%) seguiti da Marketplace (17,1 miliardi) in forte espansione (+15,7%), Tempo Libero (13,4 miliardi, +0,4%) e Moda (6,5 miliardi, +8,8%). A seguire ci sono Gambling (6 miliardi, +19,7%) e soprattutto l’Alimentare, attestato a 4,9 miliardi di euro e cresciuto del 5% rispetto al 2024.

AI CONTENUTI CI PENSA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Quest’anno lo studio di Casaleggio Associati si è focalizzato sull’intelligenza artificiale e su come sta trasformando l’esperienza di acquisto online. Tra i principali utilizzi da parte delle imprese e-commerce emergono la creazione automatizzata di contenuti prodotto, la gestione Seo, le traduzioni, l’analisi dei dati, il customer service e la personalizzazione della customer experience. Il principale ostacolo all’adozione segnalato dalle aziende riguarda la difficoltà nel selezionare il partner tecnologico più adatto, seguita dalla difficoltà nel dimostrare il Roi delle soluzioni di AI.

OTTIMIZZARE LE PRESTAZIONI DEL SITO È LA PRIORITÀ
Sul fronte degli investimenti a breve termine, le aziende italiane si concentrano principalmente sull’ottimizzazione del sito in termini di prestazioni, tecnologie e customer experience (14% delle risposte). Seguono, con pesi simili, la sperimentazione o adozione di tecnologie AI e gli investimenti in marketing e promozione, entrambi al 13%.
Il budget marketing per l’e-commerce riflette una progressiva diversificazione delle strategie digitali. Il Search Engine Marketing (Sem) rimane la voce principale con il 22%, ma registra un calo rispetto al 30% dello scorso anno, segnale dell’aumento dei costi delle keyword. Il Seo si conferma stabile al 16%.

INSTAGRAM VINCE IN EFFICACIA
Tra le piattaforme social, Instagram prevale: il 22% degli intervistati la giudica molto efficace e un ulteriore 29% efficace. Seguono YouTube (molto efficace per il 18%), WhatsApp Business (15% di massima efficacia, 44% di efficacia) e Facebook (10% di massima efficacia, 25% di valutazioni positive). TikTok risulta molto efficace per il 9% delle aziende, con una distribuzione delle percezioni più polarizzata rispetto agli altri canali.

I TREND DI SVILUPPO SECONDO LE AZIENDE
Guardando al 2026, i trend destinati ad accelerare toccano l’intera filiera digitale, andando dai modelli AI predittivi e personalizzati in tempo reale (17% delle aziende) al commercio conversazionale e customer service automatizzato tramite chatbot (14%), fino alle soluzioni AI per migliorare la customer experience con interazioni contestuali (12%) e alle comunicazioni proattive per prevenire l’abbandono dei clienti (8%). A seguire, ci sono l’Agentic Commerce, ovvero la gestione autonoma dei clienti tramite agenti AI (7%), e l’automazione nella gestione delle scorte e nella logistica (7%)

LA GERMANIA È IL PRINCIPALE SBOCCO ESTERO
Sul fronte della presenza internazionale, gli e-commerce italiani si concentrano principalmente nei mercati europei. La Germania è il principale sbocco estero (13% degli operatori), seguita da Francia (12%) e Spagna (10%). Tra gli altri mercati rilevanti figurano Paesi Bassi e Svizzera (entrambi al 9%), Portogallo (8%) e Regno Unito (7%). Al di fuori dell’Europa, gli Stati Uniti rappresentano il principale paese di destinazione con il 5% delle aziende presenti.
La ricerca completa “Ecommerce Italia 2026” (in italiano e in inglese) è scaricabile al link: www.ecommerceitalia.info/report/ecommerce-italia-2026/

Nel food & beverage gli ingredienti speciali fanno la differenza

Quanto l’ingrediente “giusto” si rivela vincente per far partire (o ripartire) le vendite di un prodotto alimentare? La domanda se l’è posta l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy e la risposta la troviamo nella diciottesima edizione dello studio. In 12 mesi le 15.335 referenze del food & beverage (esclusi acqua e alcolici) che segnalano in etichetta la presenza di un ingrediente speciale (come zenzero, caramello, cacao, mango o semi di sesamo) hanno aumentato di +5,5% il giro d’affari realizzato in supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio, superando i 5,6 miliardi di euro di sell-out. A volumi praticamente fermi (+0,9%) e con la spinta combinata di domanda e offerta, entrambe positive. L’analisi si iscrive nel lavoro dell’Osservatorio Immagino che, dal 2017, segue da vicino l’evoluzione del fenomeno di consumo dei “super ingredienti”, tra tendenze e mode nutrizionali.

SUPERFRUIT PROTAGONISTI NEL CARRELLO
Sono 41 gli ingredienti che l’Osservatorio Immagino rileva sulle etichette dei prodotti alimentari di largo consumo e che appartengono a sette cluster: superfruit, semi, supercereali/farine, spezie, superfood, dolcificanti, traditional. I più presenti nel carrello della spesa degli italiani sono i superfruit (come mandorla, mirtillo e mango), che mostrano anche il miglior andamento annuo, con un aumento di +9,2% a valore e di +5,3% a volume. Bilancio molto positivo anche per i semi (+8,4% a valore e +7,0% a volume).
Bene i superfood (come peperoncino e ginseng), con un +4,2% a valore e +1,5% a volume, i supercereali/farine (come quinoa e farro) con, rispettivamente, +1,9% e +1,6%, e gli ingredienti tradizionali (come nocciola e vaniglia), cresciuti di +5,7% a valore anche se in leggero calo a volume (-0,1%).
Bilancio negativo, invece, per le spezie, che segnano un -0,1% a valore e un -3,6% a volume, e per i dolcificanti, arretrati del -3,8% a valore e del -3,4% a volume.

PRESTO SARÀ LA VOLTA DEL WASABI?
La classifica per andamento dei singoli ingredienti, stilata dall’Osservatorio Immagino, vede spiccare mango e anacardi tra i più diffusi, nonché semi di chia, acqua di cocco e matcha, tutti con crescite a doppia cifra delle vendite a volume. Altri protagonisti degli ultimi anni segnano invece una battuta d’arresto, come accade ad avocado, zenzero, curcuma, cannella, ginseng, spirulina, pistacchio e burro d’arachidi.
Infine, l’Osservatorio Immagino segnala i “saranno famosi”, ossia gli ingredienti emergenti del momento: sono il basmati (+8,1% a volume) e il wasabi (+19,7%). La diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino è scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it

Salame Felino Igp, il fatturato al consumo sale a 90 milioni di euro

Una leggera crescita nonostante il generale calo del potere di acquisto, con una conferma del preaffettato arrivato a un +10% rispetto al periodo pre-Covid. Il Consorzio del Salame Felino Igp chiude il 2025 con un fatturato stabile al consumo a quota 90 milioni di euro (rispetto agli 89 del 2024) mantenendo in lieve rialzo anche i valori produttivi: a fronte di 5,3 milioni di chilogrammi di carne lavorata, circa 3,6 milioni sono stati destinati al prodotto certificato (+1,3%), numeri che portano il totale alla produzione a 46 milioni di euro.

PREAFFETTATO IN CRESCITA DEL 10% SUL PRE-COVID
A fronte di trend consolidati, continua a offrire ottime performance il comparto del preaffettato che ha chiuso il 2025 con un +2% raggiungendo i 575.000 chilogrammi destinati (+10% sul 2019). Questa cifra rappresenta il valore più alto dopo quello del 2022, quando il Covid aveva spinto maggiormente i consumatori verso l’acquisto della vaschetta per un totale di oltre 600.000 chili dedicati. Il comparto nel 2025 ha così rappresentato il 16% dell’intero prodotto certificato.
Buone anche le performance dell’export, stabile al 5% dopo l’importante crescita del 2024 (+2,5% sul 2023): sono stati oltre 140.000 i chili di Salame Felino Igp esportati di cui il 79% nei paesi europei con la Germania come principale mercato, seguita da Austria e Belgio.

UN ANNO DI PREZZI STABILI PER LA MATERIA PRIMA
Considerando le condizioni socio-economiche del nostro Paese, caratterizzate da un minor potere di acquisto, siamo molto soddisfatti di aver chiuso il 2025 con una leggera crescita – afferma Umberto Boschi, Presidente del Consorzio di Tutela del Salame Felino Igp – a testimonianza dell’apprezzamento per il Salame Felino Igp. E il trend del preaffettato, in costante aumento, testimonia la versatilità di questo prodotto di eccellenza. Inoltre, confidiamo che i prezzi della materia prima possano rimanere stabili come è accaduto nel 2025, dopo anni di crescita costante, senza ulteriori problematiche legate alla Peste Suina Africana, soprattutto nell’ottica di penetrare maggiormente nei mercati esteri”.

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