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Regolamento UE sul packaging (PPWR), le richieste della filiera ortofrutticola

Chiarezza normativa, regole applicative coerenti, tempistiche adeguate e tutela del mercato unico: sono queste le principali richieste della filiera ortofrutticola europea in vista dell’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), prevista per la seconda metà del 2026. Secondo i rappresentanti del settore, l’assenza di definizioni chiare, di tempi certi e ragionevoli e di un approccio armonizzato a livello UE si tradurranno in un aumento dei costi lungo l’intera filiera, con effetti sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi di prodotti salutari e sul corretto funzionamento del mercato unico europeo.
È quanto emerso dal Fresh Produce Forum tenutosi nell’ambito di Fruit Logistica, durante la sessione “Unwrap the PPWR – Impacts, challenges and perspectives for the Fresh Produce Supply Chain”, promossa congiuntamente da Freshfel Europe e Pro Food. L’incontro ha riunito rappresentanti dell’industria del packaging e della filiera ortofrutticola con l’obiettivo di analizzare il quadro applicativo del Regolamento, il ruolo degli atti delegati e delle future linee guida, nonché le principali criticità operative ed economiche che il settore si troverà ad affrontare nei prossimi anni.

LE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO
Ad aprire i lavori è stato Philippe Binard, General Delegate di Freshfel Europe, l’associazione europea che rappresenta l’intera filiera ortofrutticola fresca, dalla produzione alla distribuzione. Nel suo intervento introduttivo, Freshfel Europe ha fornito un inquadramento complessivo del PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), richiamando l’attenzione sulle tempistiche di implementazione e sulle implicazioni specifiche per il comparto ortofrutticolo, un settore che rappresenta una quota marginale del packaging alimentare europeo, ma che è stato fortemente impattato dal PPWR e penalizzato rispetto ad altri settori con una quota di imballaggi più elevata. Il packaging svolge un ruolo essenziale nel garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e la riduzione degli sprechi lungo l’intera catena del valore.
A seguire, Maria Pamies Vallvé, Sustainability Policy Advisor di Freshfel Europe, si è concentrata sugli aspetti applicativi del Regolamento, illustrando lo stato di avanzamento dei lavori sugli atti delegati e sulle future linee guida applicative. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le criticità emerse nel corso della recente survey EFSA avviata dalla Commissione Europea, sottolineando la necessità di un approccio coerente, basato sui dati e maggiore aderenza alle specificità operative della filiera ortofrutticola.

SERVE UN’APPROCCIO PRAGMATICO
Nel corso del dibattito è intervenuto anche Roberto Zanichelli, Membro del comitato comunicazione di Pro Food, il gruppo merceologico di Federazione Gomma Plastica che rappresenta i produttori di imballaggi per alimenti freschi. Zanichelli ha sottolineato come la filiera non sia contraria alla regolamentazione, ma chieda che l’implementazione del PPWR sia guidata da un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche, in particolare su analisi di Life Cycle Assessment (LCA), evitando scelte ideologiche che potrebbero aumentare lo spreco alimentare e compromettere la sostenibilità complessiva della filiera.
Zanichelli ha richiamato in particolare l’attenzione sulle significative implicazioni economiche legate all’attuazione del Regolamento, evidenziando come l’assenza di definizioni chiare e stabili negli atti delegati possa tradursi in costi di riconversione elevati, investimenti mal indirizzati e maggiore incertezza per le imprese, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva della filiera. Ha inoltre sottolineato le criticità legate all’Allegato V e alle liste di esenzione differenziate tra gli Stati membri che rischiano di compromettere il principio del Mercato Unico, favorendo una frammentazione normativa che non garantisce uniformità di applicazione.

LA CERTEZZA GIURIDICA È FONDAMENTALE PER GLI INVESTIMENTI
È intervenuta inoltre Marzia Scopelliti, Senior Public Affairs Manager di EUROPEN, l’organizzazione europea che rappresenta l’intera catena del valore del packaging e tutti i materiali di imballaggio. Nel suo contributo, Scopelliti ha evidenziato come la fase di definizione degli atti delegati e delle linee guida applicative sia cruciale per garantire chiarezza, coerenza e prevedibilità normativa, condizioni indispensabili per consentire agli operatori della filiera di programmare investimenti e adeguamenti industriali in un contesto di adeguata certezza giuridica.

LA FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO UNICO PREOCCUPA
Un tema centrale del confronto è stato il rischio di frammentazione del mercato unico europeo. A questo proposito, Ann De Craene, in rappresentanza di VTB (Association of Belgian Horticultural Cooperatives) ha evidenziato le preoccupazioni della produzione primaria rispetto alla possibilità che gli Stati membri adottino liste di esenzione nazionali divergenti per i prodotti ortofrutticoli. Uno scenario che rischierebbe di creare distorsioni competitive, ostacoli alla libera circolazione delle merci e di compromettere il corretto funzionamento del mercato unico europeo.
Al termine dell’incontro è emersa una posizione condivisa da parte di tutta la filiera: senza un approccio armonizzato a livello UE e senza una valutazione oggettiva degli impatti ambientali, economici e sociali delle diverse soluzioni di packaging, l’attuazione del PPWR potrebbe tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera catena, incidendo sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi, già in calo in molti Paesi europei, il tutto senza alcun beneficio per l’ambiente, anzi, con il rischio di effetti opposti.

Poker in Friuli-Venezia Giulia per Satur Passione Casa

Si rafforza la presenza di Satur Passione Casa in Friuli-Venezia Giulia con l’apertura il 7 febbraio all’interno della Galleria Bennet di Sacile, uno dei centri commerciali più frequentati e punto di riferimento per lo shopping in provincia di Pordenone. Si tratta del quarto negozio nella regione, dopo quelli di Udine, Udine Città Fiera e Trieste. L’assortimento spazia, come in ogni Satur Passione Casa, dai complementi per la tavola agli accessori per la casa, dai tessili agli articoli regalo, proponendo una selezione delle collezioni e dei marchi del gruppo Galileo, a cui fa capo l’insegna.

FOCUS SULLE COLLEZIONI VILLA D’ESTE HOME TIVOLI
Nel punto vendita è presente il VDE Village, uno spazio interno pensato come format narrativo che mette al centro le collezioni Villa d’Este Home Tivoli, guidando l’attenzione del pubblico. “Siamo entusiasti di questa apertura di Sacile – dichiara Barbara Vitale, Brand Director di Villa d’Este Home Tivoli 1996 –. La presenza del VDE Village, con il suo nuovo lay-out, permetterà ai nostri clienti del Triveneto di scoprire non solo le linee di VDE, ma anche tutte le altre collezioni del Gruppo Galileo, creando un percorso coerente che racconta il nostro stile e la nostra visione del mondo tavola e casa”.

LE LINEE A MARCHIO GALILEO
Diverse le linee a marchio Galileo vendute a Sacile, ognuna delle quali dedicata ad un aspetto del vivere quotidiano, come Fitlover, che propone articoli per il fitness e il benessere personale, e Duppidù, pensata per il mondo pet, con articoli studiati per il comfort e il benessere degli animali domestici. Il catalogo Arredo propone soluzioni per ogni ambiente della casa, mentre la collezione Sibilla raccoglie proposte fra complementi e accessori home&table.
Kooper è invece il marchio dedicato ai piccoli elettrodomestici e alla tecnologia per la casa. Non mancano l’alta cucina – con SìChef, linea di utensili e pentole da cucina progettati con caratteristiche come rivestimenti antiaderenti e fondi adatti anche all’induzione – e l’ordine di casa con SìOrdine, per organizzare gli spazi e contribuire al riordino domestico. Infine, la linea Estè è dedicata al mondo garden e alla vita all’aria aperta, mentre BestBQ è la linea di barbecue.

Luca Busato nominato Direttore Vendite di Ama Crai Est

Novità nella Direzione Vendite di Ama Crai Est, dove arriva Luca Busato, che riporterà direttamente al Direttore Generale Gianfranco Scola. Busato ha una lunga esperienza nel mondo della distribuzione organizzata, con crescenti responsabilità. Dal 2019 ha ricoperto il ruolo di Direttore Commerciale presso il Gruppo Vega Bonisiolo di Mogliano Veneto, con la gestione delle attività commerciali della rete diretta per le insegne come Maxi, Eurospin, Eurospesa e Ita e una rete di 53 punti vendita. Precedentemente in Metro Italia come Territorial Manager, ha sviluppato il business dei punti vendita e la ricerca di nuovi clienti con un’offerta omnichannel, gestendo anche i fornitori locali diretti.
La sua conoscenza delle dinamiche operative dei negozi e delle logiche retail è cresciuta anche attraverso il lungo percorso in Gruppo PamPanorama, dove è stato Direttore di Ipermercato e Direttore di Supermercato/Superstore, oltre che Capo Reparto e addetto vendita nei freschi.

I NEGOZI AL CENTRO DELLA STRATEGIA COMMERCIALE
Con la nomina di Luca Busato alla guida della Direzione Vendite Ama, il Gruppo Crai vuole rafforzare la centralità della rete e degli store, rendendoli il fulcro delle proprie scelte commerciali, organizzative e di sviluppo.
Un passo che, secondo quanto dichiarato dall’insegna, ribadisce l’impegno verso un modello che valorizza imprenditori e negozi, consolidando il servizio e allineando l’organizzazione alle esigenze del territorio.

SUPPORTO CONCRETO AGLI IMPRENDITORI
La lunga esperienza di Luca Busato nel settore, che spazia dalla gestione strategica commerciale alla profonda conoscenza delle operazioni di negozio – commenta Giuseppe Cantone, Direttore Generale di Crai –, lo rende la figura ideale per accompagnare l’evoluzione del Gruppo Crai in una logica sempre più orientata alla prossimità, all’efficacia operativa e al supporto concreto agli imprenditori”.
L’entusiasmo con cui sono stato accolto in Crai rappresenta uno stimolo importante per affrontare questo incarico con senso di responsabilità – dichiara Luca Busato, Direttore Vendite di Ama Crai Est –. Un progetto che considero una grande opportunità professionale da sviluppare lavorando a stretto contatto con la rete e con gli imprenditori per valorizzare sempre di più il ruolo dei punti vendita e il forte legame con i territori”.

Mercato del lavoro, opportunità e stipendi in Gdo

In un mercato del lavoro sempre più dinamico con oltre 4 aziende su 10 nel settore del Retail/Gdo che prevedono un aumento dell’organico nei prossimi 12 mesi, per i lavoratori si aprono nuove opportunità. Qual è l’effetto di questo scenario? Che aumenta il desiderio di mobilità: oltre 6 dipendenti su 10 del settore si dichiarano pronti a cambiare azienda entro un anno, anche con l’obiettivo di migliorare i propri stipendi.
La retribuzione resta infatti un tema centrale: la Ral media annuale del settore Retail/Gdo è di 50.830 euro, di poco inferiore alla media nazionale di 56.360 euro, ma quasi 6 lavoratori su 10 del settore (63%) la considerano non adeguata alle responsabilità ricoperte. Inoltre, guardando alla propria esperienza, i professionisti riconfermano che il principale modo per aumentare la propria retribuzione è quello di cambiare l’azienda (30%), e nella scelta contano sempre di più i benefit.

IL SALARIO CONTA, MA NON BASTA
È questa la fotografia emersa dal report annuale Hays Salary Guide 2026, presentato da Hays Italia, società attiva nel recruitment specializzato. L’obiettivo è monitorare i principali trend del mercato del lavoro in Italia per l’anno 2025 e le aspettative per il 2026. L’indagine è stata condotta su un campione di circa 1.300 intervistati tra colletti bianchi e aziende, di diversi settori. A partire da questi dati, è stata poi elaborata una panoramica di approfondimento dedicata al settore Retail/Gdo, estrapolando le evidenze più rilevanti emerse dall’analisi complessiva. È un segnale chiaro per le imprese: oggi l’attrattività non si gioca solo sugli stipendi, ma su un’offerta complessiva che valorizzi crescita interna, retribuzione e i benefit in modo coerente con le aspettative delle persone.

COSA FARE PER ATTRARRE (E TRATTENERE) I TALENTI
Il 2026 non sarà un anno di attesa, ma di scelte strategiche – commenta Chris Dottie, Managing Director di Hays Italia –. In un mercato del lavoro in cui le persone valutano sempre più il pacchetto complessivo – retribuzione, benefit, qualità dell’ambiente e contenuto del ruolo – le aziende devono agire su tre fronti: trasparenza salariale, per prepararsi alla nuova normativa e rafforzare fiducia ed equità; sviluppo delle competenze, per colmare gli skill gap con percorsi chiari di crescita; intelligenza artificiale, da integrare in modo responsabile per aumentare produttività e valore. Allo stesso tempo, diventa essenziale costruire percorsi di crescita chiari e sostenibili, valorizzare correttamente l’impegno richiesto e creare contesti inclusivi e flessibili. Oggi attrarre e trattenere talenti significa investire in persone, competenze e cultura: chi anticipa il cambiamento lo trasforma in un vantaggio competitivo”.

MOBILITÀ E RETRIBUZIONI: IL 62% DISPOSTO A CAMBIARE AZIENDA
Sul fronte retributivo, la Hays Salary Guide 2026 conferma che per molti professionisti l’aumento passa ancora dalla mobilità: la principale motivazione legata all’incremento degli stipendi – anche nel settore Retail/Gdo – è infatti il cambio di azienda (30%). Guardando al 2026, la mobilità resta un’opzione concreta per una quota rilevante di professionisti (62%), un dato superiore a quello nazionale (44%). Questo anche perché, sul fronte dei percorsi di carriera aziendale, per oltre 6 rispondenti su 10 non esiste una struttura di promozione chiara (41%) o non sono a conoscenza di come vengono gestite le promozioni (24%).
Sul piano dei livelli retributivi, la Ral media nazionale del settore Retail/Gdo rilevata è pari a 50.830 euro, inferiore alla media nazionale che si attesta a 56.360 euro. Per esperienza, gli stipendi crescono progressivamente: si parte da 37.620 euro per profili con 2–5 anni di esperienza, si sale a 49.490 euro nella fascia 5–10 anni e si arriva a 82.710 euro oltre i 10 anni.

I BENEFIT INDIRIZZANO LA SCELTA DEL LAVORATORE
Tra i fattori più importanti nella scelta di un nuovo ruolo emerge il pacchetto di benefit (58%), un dato che nel Retail/Gdo risulta superiore alla media nazionale e che conferma il peso crescente di questo elemento nella valutazione delle opportunità professionali. A fronte di questa aspettativa, tra i benefit più frequentemente offerti dalle aziende del settore spiccano i buoni pasto, seguiti da assistenza sanitaria e auto aziendale (o indennità auto), oltre al lavoro flessibile.
Accanto ai benefit, i lavoratori indicano come rilevanti anche altri elementi nella scelta di una nuova opportunità, come la presenza di un buon ambiente di lavoro (47%), la possibilità di lavorare su ruoli o progetti stimolanti (41%) e le opportunità di lavoro da remoto (38%).

COMPETENZE: IL GAP C’È E VA AFFRONTATO INSIEME
Sul tema competenze emerge un disallineamento tra bisogni percepiti dai professionisti e risposte messe in campo dalle aziende. Il 43% dei lavoratori del settore Retail/Gdo riconosce di avere competenze utili, ma di avere la necessità di aggiornarsi, trovando però poco supporto dal proprio datore di lavoro: il 46% dei lavoratori del settore, infatti, afferma di non ricevere alcun sostegno per l’aggiornamento professionale del suo ruolo attuale. Anche le aziende confermano il gap di competenze: quasi tutte ne hanno riscontrato uno negli ultimi 12 mesi. Per affrontarlo, indicano di offrire principalmente programmi di formazione interna o workshop, insieme a tutoraggio e coaching.

PIÙ FORMAZIONE SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’Intelligenza Artificiale entra sempre più nelle attività quotidiane e viene percepita prevalentemente come una leva di supporto. Tra i professionisti, il 40% dichiara di utilizzarla regolarmente sul lavoro, un dato sensibilmente inferiore alla media nazionale del 52%. I vantaggi percepiti sono soprattutto maggiore produttività ed efficienza (63%), supporto nell’analisi dei dati (52%) e creatività/generazione di idee (36%). Un approccio complessivamente positivo che si riflette anche nella disponibilità a formarsi: l’81% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione in IA.

Osservatorio Immagino: come cambia la spesa degli italiani

Più prodotti ricchi di proteine e meno zuccheri (anche nel petfood), più alimenti plant based e meno attenzione in etichetta al benessere animale e alla sostenibilità sociale; più prodotti kosher e che richiamano on pack l’artigianalità, e meno alimenti “100% italiani” o con claim eco-friendly. E ancora: più cosmetici senza allergeni e creme arricchite con vitamine, ma meno prodotti per la cura e la pulizia della casa orientati alla sostenibilità. L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, lo studio semestrale che analizza le abitudini di consumo degli italiani attraverso le etichette dei prodotti che mettono nel carrello della spesa, giunge alla sua diciottesima edizione, online da oggi, e inaugura il 2026 cambiando look: si propone con un nuovo abito “sartoriale”, aderente alle mutate esigenze dei professionisti del mass market, e con una diversa architettura dei contenuti, così da mettere a sistema le tendenze e i fenomeni del largo consumo che sono emersi e si sono aggiunti allo studio dal 2017, anno della prima pubblicazione, ad oggi.
L’Osservatorio Immagino è un unicum nel panorama italiano: trasforma una base dati proprietaria e strutturata, le etichette dei prodotti digitalizzati da Immagino, in intelligence di mercato, incrociandola con le evidenze di sell-out – commenta Bruno Aceto, CEO di GS1 Italy –. Per chi opera nel largo consumo significa avere una lettura autorevole, comparabile e tempestiva di ciò che sta cambiando nella spesa degli italiani”.

UN MONITORAGGIO DEI PRINCIPALI FENOMENTI DI CONSUMO
La nuova edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha monitorato circa 149.000 prodotti, digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, rilevando oltre 100 tra claim, certificazioni, pittogrammi e indicazioni geografiche presenti sulle loro etichette. Questo ampio paniere di referenze – alimentari, cura casa e persona – che copre l’82,6% delle vendite totali di supermercati, ipermercati e libero servizio, nell’anno finito a giugno 2025 ha realizzato oltre 56,9 miliardi di euro di sell-out.
Fedele all’approccio e allo stile creativo che lo caratterizzano sin dalla prima edizione, l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy continua a monitorare, insieme a NielsenIQ, i carrelli della spesa seguendo l’entità e l’evoluzione dei principali fenomeni di consumo che caratterizzano il mercato italiano, individuati in base alle aree valoriali dei claim presenti sulle confezioni dei prodotti.

FOCUS SU VALORE NUTRIZIONALE, SOSTENIBILITÀ E TRADIZIONE
A questa rilevazione continuativa si affiancano la consueta analisi sull’evoluzione del valore nutrizionale della spesa media italiana (misurato dal metaprodotto Immagino) e l’approfondimento sulla comunicazione on pack delle caratteristiche di sostenibilità ambientale e sociale e del benessere animale con l’approccio messo a punto dall’Istituto di management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Il dossier è dedicato ai 6.685 prodotti che hanno sulle etichette almeno un riferimento alla tradizione (con claim come “artigianale”, “filiera”, “regionale” o “nostrano”, per esempio) e che, nell’anno mobile considerato, hanno sviluppato quasi 3,4 miliardi di euro di incassi.
Inoltre, questa diciottesima edizione fornisce il confronto dei carrelli della spesa realizzati nei punti vendita fisica e in e-commerce, e un approfondimento dedicato ai risultati di una ricerca esclusiva condotta da Ipsos-Doxa relativa alla modalità di lettura e di comprensione delle etichette da parte degli italiani.

I NOVE PANIERI FOOD E NON FOOD
La diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha monitorato l’evoluzione dell’offerta e il trend delle vendite, in valore e volume, di nove panieri di spesa, tra food e non food, che rappresentano altrettanti fenomeni e tendenze di consumo in atto in Italia:

  • Il richiamo dell’italianità: il “made in Italy”, le Dop, le Igp e le regioni in etichetta. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 28.494 prodotti con 13,4 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +1,9% a valore e di +0,1% a volume.
  • Il mondo del free from: i trend consolidati ed emergenti dei claim dei prodotti “senza”. L’Osservatorio Immagino ha individuato 22.460 prodotti con 12,5 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +1,7% a valore e di +0,0% a volume.
  • L’universo del rich-in: i cibi ricchi o arricchiti presenti a scaffale. L’Osservatorio Immagino ne ha monitorati 11.827 che hanno realizzato 5,8 miliardi di euro di sell-out, con un trend annuo di +2,0% a valore e di +0,4% a volume.
  • Il cibo identitario (lifestyle): plant based, vegetariano, vegano, alternativo, sostitutivo o a base vegetale. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 5.667 prodotti con 3,1 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +3,2% a valore e di +1,9% a volume.
  • La galassia di loghi e certificazioni: il logo EU Organic per il biologico, le certificazioni kosher o halal, e le certificazioni in area CSR, come Fairtrade, Ecolabel, Friend of the sea e FSC. L’Osservatorio Immagino ne ha seguite 11, trovandole sulle etichette di 26 mila prodotti con 10,4 miliardi di euro di sell-out e volumi stabili.
  • I super ingredienti: dall’avena all’avocado, dal caramello ai semi di chia, dal matcha al pistacchio, i gusti più cool del momento. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 41 super ingredienti in 15.335 prodotti con oltre 5,6 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di +5,5% a valore e di +0,9% a volume.
  • Il cura casa green: i prodotti per la pulizia domestica attenti all’ambiente. L’Osservatorio Immagino ha rilevato 2.570 prodotti con quasi 860 milioni di euro di sell-out e con un trend annuo di -5,9% a valore e di -6,3% a volume.
  • Il cura persona: i claim relativi a protezione, idratazione e rigenerazione, con un focus sui claim free from, rich-in, naturali, biologici e altro ancora. L’Osservatorio Immagino ha analizzato l’andamento di 26.215 mila prodotti del cura persona con quasi 4 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di -0,2% a valore e di -2,4% a volume.
  • Il petfood: i claim più diffusi sulle etichette dei prodotti destinati alla nutrizione di cani e gatti, con il dettaglio dei fenomeni free from, rich-in, italianità e gluten free, e un approfondimento sui claim relativi alla sostenibilità: l’Osservatorio Immagino ha preso in analisi 3.913 mila prodotti con oltre 1,2 miliardi di euro di sell-out e con un trend annuo di -0,6% a valore e di -1,4% a volume.

Kinder Kornetti, ora anche in versione Crema al Latte

Il mercato della colazione confezionata continua a occupare un ruolo centrale nelle abitudini degli italiani, confermandosi un comparto di riferimento all’interno dei consumi quotidiani. In Italia le merendine confezionate esprimono un valore complessivo di 1,424 miliardi di euro, a dimostrazione di un legame solido e consolidato tra i consumatori e i prodotti da forno destinati alla prima colazione (fonte: Circana, IS+LSP+Discount+Online, anno terminante agosto 2025).

OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO NEI CROISSANT
All’interno di questo scenario, i croissant rappresentano uno dei segmenti chiave, con un valore di 385 milioni di euro e una penetrazione che raggiunge il 56% delle famiglie italiane. Un comparto ampio e maturo, che continua a offrire opportunità di sviluppo attraverso l’evoluzione dell’offerta e dei gusti: in particolare, la crema rappresenta uno tra i territori di gusto preferiti all’interno del segmento, con una quota già rilevante e un andamento più stabile rispetto ad altre varianti.

NON SOLO CIOCCOLATO
È in questo contesto che Ferrero presenta Kinder Kornetti Crema al Latte, una novità che – come puntualizzato dal gruppo dolciario – nasce dall’evoluzione dell’offerta e dall’ascolto delle dinamiche di categoria. Il nuovo gusto è stato pensato per portare nel momento della colazione una proposta che, nelle intenzioni dell’azienda, deve coniugare morbidezza, delicatezza e riconoscibilità.
L’obiettivo è rafforzare l’identità della gamma, affiancando questo nuovo lancio alla referenza al cioccolato per dare ai consumatori una nuova alternativa.

Conserve Italia, il progetto Agrometeo funziona

Dati, tecnologia e competenze al servizio delle scelte in campo. Seconda tappa di formazione per il progetto Agrometeo promosso da Conserve Italia, un momento di confronto diretto tra tecnici e soci frutticoltori romagnoli per fare il punto su quanto realizzato finora e guardare alle prossime sfide. L’iniziativa, svolta nello stabilimento Agrintesa, ha coinvolto quasi un centinaio di aziende agricole del territorio romagnolo, suddivise in tre incontri, con al centro i risultati della sperimentazione 2025 e gli obiettivi del 2026.

UN INVESTIMENTO STRATEGICO
Il progetto Agrometeo, sviluppato dall’Ufficio Agricolo di Conserve Italia in collaborazione con xFarm Technologies e Università di Bologna, è stato avviato nell’autunno del 2023 dando vita in Emilia-Romagna alla più ampia rete di monitoraggio agronomico d’Italia che coinvolge circa 700 ettari di frutteti con impianti programmati di produzioni da industria. Una rete basata su sensoristica in campo e intelligenza artificiale che oggi supporta i frutticoltori su molteplici fronti, dall’irrigazione alla difesa fitosanitaria, fino alla stima delle rese.
Agrometeo è un investimento strategico per la nostra base sociale – afferma Daniele Piva, Direttore Produzioni Agricole di Conserve Italia – perché promuove la digitalizzazione dei campi mettendo a disposizione degli agricoltori strumenti concreti per affrontare un contesto sempre più complesso, segnato dal cambiamento climatico. La formazione ai soci è il passaggio chiave per trasformare l’innovazione in valore operativo”.

LA TECNOLOGIA PER UNA DIFESA DELLA FRUTTA MIRATA E TEMPESTIVA
Durante le due giornate sono stati presentati i principali risultati del 2025, primo anno pieno di sperimentazione. Sul fronte della difesa fitosanitaria, i DSS (Sistemi di Supporto alle Decisioni) sviluppati per le principali colture frutticole (albicocco, pesco, nettarina, pero e melo) hanno dimostrato una buona capacità di individuare le finestre di rischio per le patologie fungine. In un anno particolarmente favorevole allo sviluppo delle malattie come il 2025, sono emerse finestre di rischio lunghe e ripetute, soprattutto per il pero, mentre sul pesco il DSS per il fusicocco ha individuato tre principali lunghe finestre di rischio legate a piogge e umidità elevata.
Per quanto riguarda il monitoraggio degli insetti, le trappole con riconoscimento automatico hanno raggiunto un’accuratezza media intorno al 70% per le principali specie analizzate, confermando il potenziale della tecnologia, pur con margini di miglioramento per alcuni target. “Il valore aggiunto dei DSS è racchiuso nella possibilità di capire quando intervenire – spiega Mattia Onofri, Responsabile Frutta di Conserve Italia – rendendo i trattamenti più mirati ed efficienti. Nel 2026 lavoreremo per affinare ulteriormente i modelli e adattarli alle diverse realtà aziendali”.

FARMVIEW E IRRIGAZIONE: EFFICIENZA E SOSTENIBILITÀ
Ampio spazio è stato dedicato anche al progetto FarmView, il cosiddetto sistema “contafrutti digitale”, un innovativo strumento di stima della resa basato sul riconoscimento automatico dei frutti tramite riprese video e algoritmi di Intelligenza Artificiale. Nel 2025 sono stati testati tre modelli per albicocco, pesco e pero, sviluppati sulla base di circa 40.000 immagini confrontate con tre anni di dati storici di produzione. Il contributo delle immagini alla stima ha evidenziato la necessità di integrare ulteriori fonti di dati per migliorare la precisione. “Per ottenere stime più accurate – sottolinea Onofri – dovremo integrare le immagini con ulteriori informazioni come dati meteo, indici di vegetazione e conoscenze agronomiche. La strada da seguire è questa”.
Sul fronte della gestione irrigua, la sperimentazione condotta con il supporto del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL) dell’Università di Bologna ha mostrato risultati incoraggianti, con riduzioni dei volumi irrigui in alcuni casi superiori al 40% e un significativo miglioramento dell’efficienza d’uso dell’acqua, senza compromettere lo stato idrico delle piante. “Siamo ancora in una fase di validazione – afferma Luigi Manfrini, Responsabile del gruppo di ricerca Unibo per Agrometeo – ma i dati indicano chiaramente il potenziale dei DSS irrigui. Il lavoro proseguirà per consolidare i risultati e affinare i modelli, com’è inevitabile che sia durante la fase sperimentale”.

LE PROSPETTIVE PER IL 2026
Nel 2026 il progetto Agrometeo entrerà in una nuova fase, con l’obiettivo di rendere gli strumenti sempre più affidabili e integrati, rafforzando e confermando l’impegno di Conserve Italia nel costruire, insieme ai soci produttori, una frutticoltura da industria sempre più innovativa, efficiente e resiliente. “Questo progetto dimostra come la tecnologia possa diventare un alleato concreto dell’agricoltura – conclude Giovanni Causapruno, Sales Director Europe di xFarm Technologies – trasformando i dati raccolti in decisioni operative, più rapide e sostenibili”.

Action conquista clientela e arriva a 16 miliardi di fatturato

Obiettivo raggiunto: la catena discount non food olandese Action si riproponeva di fare almeno un’apertura al giorno nel 2025 e ci è riuscita. Sono state 384 le nuove inaugurazioni realizzate lo scorso anno, che hanno portato al termine dell’esercizio a un totale di 3.302 store in 14 Paesi. Le vendite nette sono state pari a 16 miliardi di euro, +16,1% rispetto al 2024, mentre sono salite del 4,9% quelle a parità di punti vendita. La crescita è stata guidata soprattutto dall’aumento del numero di clienti: nel 2025, in media, 21,6 milioni di persone hanno scelto Action ogni settimana, superando i 18,7 milioni del 2024.

IL 2026 VEDRÀ L’ESORDIO IN CROAZIA E SLOVENIA
In un periodo in cui molte famiglie devono affrontare l’aumento dei costi e l’incertezza economica – afferma Hajir Hajji, Ceo di Action – le persone fanno affidamento su di noi per soddisfare le loro necessità. Altri preferiscono semplicemente non spendere più del necessario. Questo si riflette chiaramente nella continua crescita della nostra clientela”.
Nel corso del 2025 l’insegna ha debuttato in Svizzera e in Romania, concludendo il 2025 con 8 negozi nel primo paese e 6 nel secondo. Quest’anno dovrebbe vedere un numero di aperture addirittura superiore rispetto al 2025, con l’ingresso in due nuovi mercati: Croazia e Slovenia.
Action ha una gamma di 6.000 prodotti in 14 categorie e dichiara di introdurne 150 nuovi ogni settimana, per mantenere l’offerta sempre attuale.

ALTO LIVELLO DI COINVOLGIMENTO DEI DIPENDENTI
L’azienda sottolinea che proprio grazie alla crescita vengono realizzati investimenti significativi per creare nuovi posti di lavoro e offrire opportunità di carriera e sviluppo professionale agli 84.246 assunti. Nel 2025 sono stati creati 4.565 nuovi incarichi e 3.705 persone hanno ricevuto promozioni interne. I collaboratori rappresentano 166 nazionalità, rispecchiando le comunità in cui operano negozi e centri di distribuzione.
Action rende noto, inoltre, che i risultati del sondaggio biennale sulla soddisfazione dei dipendenti mostrano che il loro coinvolgimento continua a crescere, attestandosi ben al di sopra dei benchmark di riferimento del settore retail.

RINNOVATA LA COLLABORAZIONE CON FAIRTRADE
Nel 2025, gli obiettivi di riduzione delle emissioni a breve termine dell’azienda sono stati convalidati dalla Science Based Targets initiative (SBTi), confermando l’allineamento delle strategie climatiche con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C.
L’impegno per la sostenibilità che l’azienda segue si è esteso anche alle partnership, con un’attenzione particolare al benessere dei bambini. Oltre alle collaborazioni già attive con SOS Villaggi dei Bambini e la Johan Cruyff Foundation, il marchio sostiene ora la Princess Máxima Centrum Foundation nei mercati in cui opera, contribuendo alla sua missione di curare ogni bambino affetto da cancro.
È stata inoltre rinnovata la collaborazione con Fairtrade e Action precisa di essere diventato il primo retailer internazionale a garantire che i coltivatori di cacao coinvolti nella produzione del cioccolato a marchio privato possano percepire un reddito dignitoso.

Acquisti & buoni propositi: i desideri degli italiani

È un classico di ogni inizio d’anno: l’elenco dei buoni propositi, peraltro sovente destinati a restare tali. E da questo punto di vista il 2026 non fa eccezione, visto che otto italiani su 10 (83%) dichiarano di averne almeno uno, che spesso coincide con l’intenzione di fare determinati acquisti. In cima alle priorità ci sono il benessere e la forma fisica (29%), ma anche il desiderio di viaggiare (27%). Secondo l’Osservatorio Findomestic di gennaio accanto a questi obiettivi, tra gli intenti da realizzare nell’anno in corso, troviamo anche risparmiare di più (24%), dedicare più tempo a sé stessi e alle proprie passioni (23%), aumentare le proprie entrate o generare nuovi redditi (22%).

ALMENO UNA SPESA IMPORTANTE NEL 2026
Va detto che 6 italiani su 10 avevano iniziato anche il 2025 con l’intenzione di cambiare o migliorare qualcosa nella propria vita ma, a distanza di dodici mesi, il 35% riconosce di non essere riuscito a mantenere gli impegni, e il 57% dichiara di averli realizzati solo in parte.
I progetti rimandati nel 2025 (il 60% ammette di averne rinviato almeno uno) restano comunque al centro delle pianificazioni future, in particolare se si tratta di acquisti: il 67% degli italiani dichiara di averne in programma almeno uno importante nel 2026 che spesso coincide con quelli sospesi nei mesi precedenti. Ristrutturare casa e concedersi un viaggio (entrambe citate dal 24% del campione) sono le priorità tra gli acquisti per il nuovo anno e allo stesso tempo i principali progetti rimandati nel 2025.
Allo stesso modo, il 14% ammette di non essere riuscito a realizzare il progetto di acquisto di un’auto l’anno scorso e il 15% si pone l’obiettivo di farlo nell’anno appena iniziato. Pochi meno (12%) desiderano investire sul futuro dei figli e solo l’11% mette la propria cultura e preparazione al centro dei progetti. Percentuali ancora una volta allineate a quelle di coloro che non sono riusciti a concretizzare questi desideri nel 2025.

L’INCERTEZZA PESA SULLA PERCEZIONE DEI CONSUMATORI
Solo il 17% del campione che abbiamo intervistato – sottolinea Claudio Bardazzi, Responsabile Osservatorio Findomestic – ritiene che il 2026 sarà migliore del 2025, quasi la metà (46%) pensa che sarà sostanzialmente uguale e il restante 37% peggiore. A incidere su questa percezione negativa le persistenti incertezze del contesto e le persistenti difficoltà di 4 famiglie su 10, che lamentano da oltre due anni problemi economici molto o abbastanza importanti e che non riescono a risparmiare alla fine del mese. Ciò nonostante, gli italiani non rinunciano a porsi buoni propositi e a progettare acquisti importanti. E così anche a gennaio, le intenzioni d’acquisto a tre mesi risultano in crescita, anche se resta elevato il rischio che i progetti dichiarati restino tali, senza tradursi rapidamente in spesa effettiva”.

PRIORITÀ AI VIAGGI E ALLA CASA
Dopo il crollo di ottobre 2025, a gennaio, si consolida la lieve ripresa delle intenzioni d’acquisto (+1,6%) che, seppur in crescita da 3 mesi consecutivi, restano al di sotto dei livelli medi dell’ultimo anno. Oltre la metà (53%, +1,2 punti percentuali) degli italiani intervistati dall’Osservatorio Findomestic ha intenzione di fare acquisti nei prossimi mesi relativamente a viaggi e vacanze, che restano in cima alla lista dei desideri.
Con il freddo torna anche la voglia di casa: cresce la propensione agli acquisti di piccoli elettrodomestici (nel mirino del 38% dei consumatori, +0,5 punti percentuali), attrezzature per fai-da-te (nei progetti del 35%, settore più dinamico del mese con una crescita di 5,4 p.p.), mobili (28%, +1,4 p.p.), elettrodomestici grandi (26%, +1,2 p.p.) e a ristrutturare casa (16%, +2,4 p.p.).

CALANO GLI SMARTPHONE, MEGLIO I TABLET
In crescita anche la voglia di attrezzature sportive, finite nella lista della spesa del 28% degli italiani, percentuale in linea con quella (29%) di chi dichiara ad inizio anno di voler curare di più la propria forma fisica. Tra i beni tecnologici si registrano, invece, andamenti contrastanti: in calo smartphone (nella lista della spesa del 26% degli italiani ma -1,9 p.p. rispetto a dicembre), televisori (23%, -2 p.p.) e personal computer (22%, -2,2 p.p.) mentre crescono, seppur debolmente, le intenzioni di acquistare tablet (17%, +0,8 p.p.) e fotocamere (15%, +0,5).
Cresce di 0,5 punti e sale al 13% la quota di chi sta pensando all’acquisto di un’auto nuova, mentre cala all’11% (-3,1 p.p.) quella di chi si orienta su un’auto usata. Sostanzialmente stabili (circa 1 italiano su 10) le intenzioni relative agli acquisti di prodotti legati al settore dell’efficienza energetica come impianti di isolamento termico, fotovoltaici, caldaie a condensazione, pompe di calore e nuovi infissi.

Etichettatura ambientale: cresce la trasparenza sugli imballaggi

L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo continua a rafforzarsi sugli scaffali italiani, ma procede a velocità diverse a seconda del tipo di informazione. A dirlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, promosso da Conai e GS1 Italy, che per la prima volta affianca alla fotografia annuale una lettura storica dell’evoluzione semestrale e amplia il perimetro di analisi includendo, oltre a ipermercati e supermercati, anche il canale del libero servizio (supermercati con superficie inferiore ai 400 mq, circa 9.615 punti vendita) offrendo così una visione più completa e rappresentativa del mercato nazionale.
L’Osservatorio utilizza i dati del servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, basandosi su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi.
L’analisi condotta da IdentiPack, sulla base degli oltre 148 mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, conferma come gli imballaggi siano sempre di più un veicolo prezioso di tracciabilità, trasparenza e fiducia tra imprese e consumatori, anche per quanto riguarda i temi ambientali – sottolinea Bruno Aceto, Ceo di GS1 Italy (nella foto in alto) –. Come diffuso e consultato mezzo di comunicazione, le etichette consentono di promuovere la cultura della sostenibilità, avvicinando un pubblico ampio e trasversale ai diversi target e canali distributivi”.

COMPOSIZIONE DEL PACK PRESENTE SU OLTRE METÀ DELLE REFERENZE
Nel periodo che va da luglio 2024 a giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery in vendita in ipermercati, supermercati e libero servizio riporta in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla Decisione 129/97/CE. Si tratta di 82.306 prodotti, in crescita di +3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua.
Il comparto del freddo si conferma il più virtuoso (67,2% delle referenze), seguito da carni (61,3%), fresco (61,2%) e drogheria alimentare (60,4%). Restano invece sotto la media bevande (38,8%), petcare (41,7%) e cura persona (47,5%), seppur con segnali di recupero in alcune categorie.

LE INFORMAZIONI SULLA RACCOLTA DIFFERENZATA
Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggi e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Queste informazioni sono presenti sul 62,1% dei prodotti a scaffale (92.474 referenze) e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, pari all’83,6% del totale grocery.
Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di +2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura persona, petcare e bevande restano ancora distanti dalla media.

PIÙ SPAZIO ALLE DICHIARAZIONI AMBIENTALI VOLONTARIE
Più contenuta, ma in lieve crescita, la presenza di marchi e dichiarazioni ambientali volontarie, riportate dall’8,9% delle referenze e dall’11,5% delle confezioni vendute (oltre 3,1 miliardi di unità). In questo ambito spiccano cura persona, cura casa, drogheria alimentare e freddo, mentre ittico e petcare restano fanalini di coda.
Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità degli imballaggi, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni: lo 0,2% dei prodotti a scaffale venduti riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I casi si concentrano soprattutto nei reparti freddo, cura casa e ortofrutta.

QR CODE ANCORA POCO DIFFUSI
Nonostante le opportunità offerte dagli strumenti digitali come i QR code standard GS1, solo il 3,6% dei prodotti invita i consumatori a consultare online le informazioni ambientali sugli imballaggi, quota che scende al 3,2% se si guardano le confezioni vendute (883 milioni di unità), in lieve calo rispetto all’anno precedente.
Il cura casa resta il comparto più avanzato su questo fronte (28,1% delle referenze), mentre in molti reparti l’uso del digitale è ancora sporadico o assente.
La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori – commenta Simona Fontana, Direttore Generale Conai (nella foto a sinistra) –. I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo”.

I DATI UTILIZZATI DA IDENTIPACK
Utilizzando lo standard GS1 GTIN del codice a barre GS1 per identificare i prodotti, il lavoro di analisi di IdentiPack incrocia le informazioni ambientali riportate sulle etichette dei packaging di largo consumo, digitalizzate dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi (quelle di ben 148.000 prodotti, per questa ottava edizione), con le elaborazioni NielsenIQ sul venduto negli ipermercati e nei supermercati italiani (retail measurement service).È così possibile avere dati aggiornati su quanti prodotti presentano in etichetta le informazioni ambientali che sono obbligatorie da gennaio 2023 – identificazione del materiale di composizione dell’imballaggio e indicazioni per la raccolta differenziata – e quanti riportano informazioni aggiuntive, come i marchi volontari legati alle caratteristiche di sostenibilità del packaging, i suggerimenti su come fare una raccolta differenziata di qualità, o sistemi digitali come un QR code standard GS1 che può collegare a pagine web con le informazioni ambientali presenti sulla confezione.

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