Chiarezza normativa, regole applicative coerenti, tempistiche adeguate e tutela del mercato unico: sono queste le principali richieste della filiera ortofrutticola europea in vista dell’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), prevista per la seconda metà del 2026. Secondo i rappresentanti del settore, l’assenza di definizioni chiare, di tempi certi e ragionevoli e di un approccio armonizzato a livello UE si tradurranno in un aumento dei costi lungo l’intera filiera, con effetti sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi di prodotti salutari e sul corretto funzionamento del mercato unico europeo.
È quanto emerso dal Fresh Produce Forum tenutosi nell’ambito di Fruit Logistica, durante la sessione “Unwrap the PPWR – Impacts, challenges and perspectives for the Fresh Produce Supply Chain”, promossa congiuntamente da Freshfel Europe e Pro Food. L’incontro ha riunito rappresentanti dell’industria del packaging e della filiera ortofrutticola con l’obiettivo di analizzare il quadro applicativo del Regolamento, il ruolo degli atti delegati e delle future linee guida, nonché le principali criticità operative ed economiche che il settore si troverà ad affrontare nei prossimi anni.
LE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO
Ad aprire i lavori è stato Philippe Binard, General Delegate di Freshfel Europe, l’associazione europea che rappresenta l’intera filiera ortofrutticola fresca, dalla produzione alla distribuzione. Nel suo intervento introduttivo, Freshfel Europe ha fornito un inquadramento complessivo del PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), richiamando l’attenzione sulle tempistiche di implementazione e sulle implicazioni specifiche per il comparto ortofrutticolo, un settore che rappresenta una quota marginale del packaging alimentare europeo, ma che è stato fortemente impattato dal PPWR e penalizzato rispetto ad altri settori con una quota di imballaggi più elevata. Il packaging svolge un ruolo essenziale nel garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e la riduzione degli sprechi lungo l’intera catena del valore.
A seguire, Maria Pamies Vallvé, Sustainability Policy Advisor di Freshfel Europe, si è concentrata sugli aspetti applicativi del Regolamento, illustrando lo stato di avanzamento dei lavori sugli atti delegati e sulle future linee guida applicative. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le criticità emerse nel corso della recente survey EFSA avviata dalla Commissione Europea, sottolineando la necessità di un approccio coerente, basato sui dati e maggiore aderenza alle specificità operative della filiera ortofrutticola.
SERVE UN’APPROCCIO PRAGMATICO
Nel corso del dibattito è intervenuto anche Roberto Zanichelli, Membro del comitato comunicazione di Pro Food, il gruppo merceologico di Federazione Gomma Plastica che rappresenta i produttori di imballaggi per alimenti freschi. Zanichelli ha sottolineato come la filiera non sia contraria alla regolamentazione, ma chieda che l’implementazione del PPWR sia guidata da un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche, in particolare su analisi di Life Cycle Assessment (LCA), evitando scelte ideologiche che potrebbero aumentare lo spreco alimentare e compromettere la sostenibilità complessiva della filiera.
Zanichelli ha richiamato in particolare l’attenzione sulle significative implicazioni economiche legate all’attuazione del Regolamento, evidenziando come l’assenza di definizioni chiare e stabili negli atti delegati possa tradursi in costi di riconversione elevati, investimenti mal indirizzati e maggiore incertezza per le imprese, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva della filiera. Ha inoltre sottolineato le criticità legate all’Allegato V e alle liste di esenzione differenziate tra gli Stati membri che rischiano di compromettere il principio del Mercato Unico, favorendo una frammentazione normativa che non garantisce uniformità di applicazione.
LA CERTEZZA GIURIDICA È FONDAMENTALE PER GLI INVESTIMENTI
È intervenuta inoltre Marzia Scopelliti, Senior Public Affairs Manager di EUROPEN, l’organizzazione europea che rappresenta l’intera catena del valore del packaging e tutti i materiali di imballaggio. Nel suo contributo, Scopelliti ha evidenziato come la fase di definizione degli atti delegati e delle linee guida applicative sia cruciale per garantire chiarezza, coerenza e prevedibilità normativa, condizioni indispensabili per consentire agli operatori della filiera di programmare investimenti e adeguamenti industriali in un contesto di adeguata certezza giuridica.
LA FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO UNICO PREOCCUPA
Un tema centrale del confronto è stato il rischio di frammentazione del mercato unico europeo. A questo proposito, Ann De Craene, in rappresentanza di VTB (Association of Belgian Horticultural Cooperatives) ha evidenziato le preoccupazioni della produzione primaria rispetto alla possibilità che gli Stati membri adottino liste di esenzione nazionali divergenti per i prodotti ortofrutticoli. Uno scenario che rischierebbe di creare distorsioni competitive, ostacoli alla libera circolazione delle merci e di compromettere il corretto funzionamento del mercato unico europeo.
Al termine dell’incontro è emersa una posizione condivisa da parte di tutta la filiera: senza un approccio armonizzato a livello UE e senza una valutazione oggettiva degli impatti ambientali, economici e sociali delle diverse soluzioni di packaging, l’attuazione del PPWR potrebbe tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera catena, incidendo sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi, già in calo in molti Paesi europei, il tutto senza alcun beneficio per l’ambiente, anzi, con il rischio di effetti opposti.










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L’Osservatorio utilizza i dati del servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, basandosi su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi.
“La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori – commenta Simona Fontana, Direttore Generale Conai (nella foto a sinistra) –. I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo”.

