Quanto può valere l’accordo di libero scambio tra India e Ue per le imprese italiane? Il potenziale c’è, ma va costruito nel tempo. Cominciamo da un dato, che dà la dimensione della dinamica economica in atto nel Paese asiatico: si stima che il Prodotto interno lordo indiano sia cresciuto del +6,7% nel 2025, dopo il +6,5% del 2024, mentre è pari al +6,2% l’incremento atteso per il 2026. Numeri da capogiro rispetto a quelli del nostro Paese, che nel 2026 dovrebbe replicare il +0,6% di crescita del Pil fatto segnare lo scorso anno.
Entrando più nello specifico, l’accordo con l’India permetterà di ridurre significativamente le barriere tariffarie e non tariffarie, riducendo dazi, spesso proibitivi, per le esportazioni dell’agroalimentare europeo. Come nel caso dei vini (i cui dazi attuali passeranno dal 150% al 75% all’entrata in vigore dell’accordo, per scendere progressivamente fino al 20%), o come quelli sull’olio d’oliva, che dall’attuale 45% arriveranno a scomparire in cinque anni.
Nomisma ricorda che dalla liberalizzazione saranno esclusi i prodotti agricoli più sensibili per i paesi coinvolti: nel caso dell’Unione Europea rimarranno in vigore gli attuali dazi su una serie di prodotti, tra cui carne bovina, zucchero, riso, carne di pollo, latte in polvere, grano tenero.
IL TARGET IDEALE È LA CLASSE BENESTANTE
Guardando l’accordo dal lato delle imprese italiane, è evidente come le opportunità di crescita siano potenzialmente elevate, per quanto vadano inserite in uno scenario temporale di lungo periodo.
L’India è la nazione più popolosa al mondo insieme alla Cina – conta infatti oltre 1,4 miliardi di abitanti – ma la ricchezza è concentrata in un numero ridotto di persone: si stima che l’1% della popolazione indiana più ricca concentri il 40% della ricchezza nazionale. Esiste però una fascia sociale di famiglie composte da professionisti e imprenditori il cui reddito annuo supera i 40.000 euro e che assomma oltre 60 milioni di persone. Si tratta di una “classe benestante”, in crescita da diversi anni e che rappresenta il target ideale di consumatori per il food & beverage Made in Italy, tanto che le stesse stime indicano come nel giro di pochi anni tale aggregato dovrebbe raddoppiare in termini di numerosità.
OLIO E VINO PESANO ANCORA POCO
Nomisma mette in luce che ad oggi, l’interscambio commerciale di prodotti agroalimentari tra Italia e India vede una bilancia nettamente a favore dell’India – con un saldo di oltre 450 milioni di euro – da cui importiamo principalmente caffè, tè, spezie, pesce e molluschi congelati, riso.
Al contrario, il nostro export agroalimentare (appena 142 milioni di euro nel 2024, ma in crescita di oltre il 7% nel cumulato gennaio-novembre 2025) si compone principalmente di cioccolata, caffè, frutta e piante (congiuntamente fanno il 63% delle nostre esportazioni agroalimentari in India) mentre appare ancora residuale – proprio alla luce dei pesanti dazi alla frontiera – l’export di olio d’oliva e vino (che rappresenta il 5% del totale). Se aggiungiamo anche pasta, formaggi e derivati del pomodoro non arriviamo al 20%, a dimostrazione di come vi siano ampi spazi di crescita per il food &beverage Made in Italy.
IL CAMBIAMENTO DEGLI STILI DI VITA È IN ATTO
“Spazi di crescita concreti – sottolinea Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma – che però occorre saper conquistare e soprattutto coltivare alla luce del fatto che, soprattutto per vino e olio d’oliva, si tratta di prodotti i cui consumi si stanno muovendo parallelamente alla crescita economica e reddituale della popolazione locale e, quindi, ai cambiamenti negli stili di vita: basti infatti pensare che attualmente i consumi di vino non vanno oltre i 250 mila ettolitri (in Italia ne consumiamo 90 volte tanto) e le importazioni coprono meno di un terzo di tale quantitativo”.
Oggi, infatti, le importazioni agroalimentari nel mercato indiano (pari ad oltre 33 miliardi di euro) sono principalmente soddisfatte da grandi produttori di commodity agricole come Brasile, Argentina, Indonesia, Russia, Malesia e Stati Uniti, che da soli coprono la metà degli acquisti da parte dell’India e che riguardano principalmente olii vegetali (di palma, di soia e di girasole), frutta e legumi, che complessivamente assommano il 75% del valore delle importazioni agroalimentari indiane. L’India infatti possiede la più ampia superficie agricola al mondo per terre arabili, in grado di soddisfare il fabbisogno della propria popolazione in termini di cereali (riso), latte e zucchero, ma è ancora deficitaria sul fronte dei grassi e delle proteine vegetali.
Di conseguenza le importazioni sono ancora volte principalmente ad acquistare derrate agricole più che prodotti del food & beverage, per quanto – come segnalato precedentemente – stiano progressivamente crescendo alla luce dello sviluppo economico e del benessere che, anno dopo anno, interessa fasce sempre più ampie della popolazione nazionale.



“Chiudere il 2025 in utile e raggiungere il miglior risultato di sempre nella soddisfazione dei clienti è per noi motivo di grande orgoglio – dichiara Emanuele Cosimelli, Amministratore Delegato di MediaWorld –. È un traguardo che va oltre i numeri e che racconta la qualità del percorso che stiamo costruendo: un’azienda che cresce mettendo al centro l’esperienza dei clienti e delle nostre persone. In un contesto di mercato complesso, abbiamo registrato una crescita delle vendite del +1,7%, portando il fatturato a 2,4 miliardi di euro e aumentando la nostra quota di mercato sia nei canali fisici sia in quelli digitali. Il Net Promoter Score record e l’elevato livello di engagement interno dimostrano che la trasformazione di MediaWorld in piattaforma omnicanale di servizi e soluzioni è concreta e riconosciuta. Continueremo a investire con convinzione in innovazione, competenze e relazione, per rafforzare ulteriormente la nostra leadership e dare un significato reale al nostro ruolo di Experience Champion nel mercato italiano”.


“Il comparto retail ha confermato le attese e, nel 2025, ha superato tutte le altre asset class – commenta Marco Daviddi, Managing Partner, EY-Parthenon in Italia (nella foto a sinistra) – segnalando una dinamica di mercato in forte ripresa. Il 94% degli operatori guarda con fiducia ai prossimi 12 mesi e cresce la propensione alla rotazione dei portafogli, soprattutto sui centri commerciali. La rinnovata attenzione degli investitori deriva da una buona attività di asset management, specie in termini di riconfigurazione layout e inserimento di nuove categorie merceologiche, che stanno determinando positivi andamenti delle performance dei centri commerciali. Questo trend conferma che il retail è tornato a essere una delle asset class più attrattive e strategiche per gli investitori”.


La seconda parte di “Ce la siamo sPassata” coinvolge attivamente i consumatori attraverso un contest online: dal 12 gennaio al 12 febbraio 2026 ogni utente potrà scegliere una delle tre Passate della gamma Cirio, realizzare la propria ricetta di famiglia che la coinvolge come ingrediente e inviare al sito dedicato 


