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Smartphone, integratori e sneaker guidano gli acquisti on line

Prosegue la corsa del mercato degli acquisti online che, anche nel 2020, segna  numeri in positivo. È quanto emerge dalla fotografia del comparto elaborata da Trovaprezzi.it, che registra nel primo semestre dell’anno un totale di circa di 139 milioni di ricerche sull’intero network rispetto ai 97 milioni* del primo semestre dello scorso anno.

Tecnologia

A trainare il settore sono ancora i prodotti di telefonia e di elettronica di consumo. Con oltre 10 milioni di ricerche, Cellulari e Smartphone si confermano in testa alla classifica delle top 10 categorie più cercate tra gennaio e giugno. L’Apple iPhone 11 da 64GB è stato il modello più desiderato in assoluto dagli italiani in questo particolare inizio di anno. Ci sono state però alcune preferenze a seconda del territorio: se a Milano e a Torino si è scelto Apple, a Bologna ha riscosso maggior successo il Huawei P30 Lite da 128GB, mentre i fiorentini si sono dimostrati interessati a Samsung prediligendo il Galaxy A40.

Wellness

Degni di nota anche gli integratori e i coadiuvanti che si riconfermano al secondo posto con circa 7 milioni di ricerche. Le necessità sono state piuttosto variegate: gli italiani hanno scelto in maggioranza gli integratori per i disturbi intestinali (come Bifiselle e Enterolactis Plus) ricercati in particolare a Milano e a Torino. Seguiti da prodotti drenanti e con azione anticellulite (come Biosnel) di grande successo soprattutto a Bari, e da integratori per favorire le funzionalità articolari e muscolari o per la cura di pelle, capelli e unghie (il Solgar Ialuronic Formula è stato il più gettonato a Napoli). Tra i prodotti più ricercati non mancano poi i più noti Be Total Advance B12 e Magnesio Supremo utili al sistema immunitario.

Abbigliamento

Anche la moda ricopre una buona percentuale del mercato: Sneakers e Scarpe Sportive ha totalizzato oltre 4 milioni e 300 mila ricerche. Le Saucony Jazz Original restano il modello più in voga della penisola. Nelle isole, invece, emergono tendenze differenti: a Cagliari si prediligono le Etnies Marana, a Palermo invece le Adidas Forest Grove.

L’emergenza da Covid-19 ha inevitabilmente influito anche sul commercio elettronico: tra febbraio e maggio si è assistito ad un boom di ricerche per l’Amuchina Gel X-Germ Disinfettante Mani e per i dispositivi di protezione individuale, prodotti di punta delle categorie Prodotti Salute e Abbigliamento da Lavoro (rispettivamente al 6° e 8° posto tra le categorie più ricercate).

La top ten

Nella classifica delle 10 categorie merceologiche più in voga troviamo:

Le conseguenze del lockdown

Una spinta notevole all’uso dei canali online in tutta Italia è derivata dal periodo di lockdown. Come rilevato da Netcomm, dall’inizio del 2020 ai primi di maggio si sono registrati 2 milioni di nuovi consumatori online, di cui 1,3 milioni attribuibili alla sola emergenza Coronavirus. Per capire meglio la portata di questo dato occorre paragonarlo a quello registrato nello stesso periodo del 2019, quando vennero rilevati circa 700mila nuovi consumatori (Fonte Netcomm Forum Live 6-7 maggio 2020).

La ricerca dei prodotti passa poi sempre più dai dispositivi mobili: un trend che trova conferme anche nel traffico totale di Trovaprezzi.it proveniente al 68% da smartphone e tablet. In crescita le ricerche da tablet (7% per il 2020, era 5% nel 1° semestre 2019) a discapito di quelle da smartphone (61% vs 63% del 2019).

L’identikit dell’utente tipo più attivo nelle ricerche sul web fornito da Trovaprezzi.it rivela che nel 25% dei casi gli utenti hanno tra i 25 ed i 34 anni, mentre il 23% è in fascia 35-44 anni. Ricerche in crescita rispetto allo scorso anno per i giovani (18-24 anni) che passano dal 6 all’11%; stabili invece gli utenti più maturi (over55 con il 23% totale), mentre la fascia 45-54 mostra una flessione (-4%). Aumentano gradualmente le ricerche effettuate da donne: la quota rosa è del 45% rispetto al 41% del 2019.

Città che vai, smartphone che trovi

Curiose alcune tendenze e peculiarità emerse in base alle ricerche per città:

Se i milanesi, baresi, bolognesi, romani e napoletani sono grandi fan dei Macbook di Apple, a Palermo e a Venezia vanno per la maggiore i notebook di HP, mentre a Cagliari e a Firenze si preferiscono gli Acer. Nel comparto TV i prodotti di LG non temono la concorrenza, confermandosi in testa alle ricerche in tutte le grandi città. Per la climatizzazione la scelta è ardua: a Firenze, Venezia, Cagliari e Roma si preferiscono i modelli Mitsubishi, mentre a Palermo e Bologna il brand più ricercato è Daikin.

*il dato si riferisce complessivamente alle ricerche registrate nel network di Trovaprezzi.it

Il futuro è nell’e-commerce. L’analisi di Supernova- Hub.it

L’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown hanno cambiato le nostre abitudini:una delle trasformazioni più significative e più resilienti riguarda proprio i nostri consumi e ancora di più il nostro modo di acquisto. I dati della ricerca lampo rilasciata da Netcomm a fine marzo parlavano chiaro: nuovi utenti, molti dei quali insospettabili, avevano incominciato ad affacciarsi al mondo dell’e-commerce. Con una nuova ricerca – presentata nei primi giorni di maggio – la tendenza è stata confermata: dall’inizio del 2020 a oggi sono 2 milioni i nuovi consumatori online in Italia (in tutto 29 milioni), di cui ben 1,3 milioni sarebbero da attribuire all’impatto dell’emergenza sanitaria del Covid-19.

L’e-commerce è qui per restare

In proposito Supernova-Hub.it,  convinta che la situazione vissuta in questi mesi porterà ad un cambiamento di lungo periodo: stima infatti che nell’80% dei casi la tendenza ad acquistare online rimarrà anche una volta finita l’emergenza. Ovviamente in parte si tornerà a comprare nei negozi fisici, ma molti dei nuovi utenti rimarranno anche sul web, non più per necessità, ma per comodità, flessibilità e risparmio.

Cambiano gli acquisti

La quarantena che è stata imposta agli italiani li ha portati inoltre a scoprire nuovi prodotti. Si sono moltiplicati gli abbonamenti su TV on demand, per esempio. Con i cinema chiusi e l’impossibilità di incontrarsi con gli amici nei locali, il “cinema casalingo” è stato uno dei modi di passare il tempo più comune. E in un contesto in cui cinema e teatri potranno riaprire solo a condizioni rigidissime (che tra le altre cose permettono l’ingresso di un’utenza davvero limitata), è molto facile immaginare che anche questi nuovi servizi siano entrati nelle nostre case per restare.

Secondo un’indagine di Idealo, dopo aver visto che in fase di lockdown le ricerche online degli italiani riflettevano il momento storico che si stava vivendo, con un aumento del +122,7% di ricerche di prodotti per lo smart working e del +3.909,4% di articoli per il fitness, nel momento della cosiddetta ripartenza con la fase 2, sono aumentate le ricerche legate a prodotti per la bella stagione (come lettini e ombrelloni), per il giardino e gli sport outdoor. Un aumento significativo è stato segnato anche nelle ricerche di prodotti per la cura del corpo, come epilatori, tinte per capelli, articoli di make-up e per la manicure.

Il dato che colpisce di più, però, è che questa situazione finora mai sperimentata ha determinato una crescita importante di settori che fino a poche settimane fa erano considerati emergenti: a registrare l’incremento maggiore, da fine febbraio a metà aprile, è infatti il pet care (+154%); seguito da cibi freschi e confezionati (+130%); prodotti per la cura della casa (+126%) e della persona (+93%) (dati Netcomm). Anche se il settore che ha segnato la maggiore crescita è il cosiddetto eGrocery. Secondo l’Osservatorio eCommerce b2c del Politecnico di Milano, il volume degli acquisti online food & grocery è raddoppiato e il loro valore è persino triplicato. Le categorie di prodotti maggiormente acquistate sono legate ai tre “effetti” identificati da Nielsen: lo “stock” (farina, uova, zucchero, latte, burro, caffè, pasta, sughi e biscotti), la “prevenzione” (guanti, detergenti per le superfici, candeggina, sapone, termometri) e “resto a casa” (pizze surgelate, affettati, mozzarella, patatine, vino e gelato). In cima alla lista ci sono ovviamente i big della gdo, ma hanno registrato una crescita importante anche servizi verticali e dedicati alla consegna a domicilio di frutta e verdura.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione per il nostro Paese, che dimostra che se prima dell’emergenza gli italiani erano timidamente interessati all’e-commerce, oggi ne hanno sperimentato tutta la potenzialità e tutti i vantaggi. Ci sarà un’integrazione sempre più marcata tra online e offline, ma sarà impossibile prescindere dal canale digitale.

Quindi, chi vorrà sopravvivere dovrà puntare su una sempre maggiore vicinanza tra i canali online e offline e sul ruolo sempre più predominante del web.

Ecco allora che il marketplace può diventare un’efficace vetrina per i negozi di vicinato e le microimprese: una delle piattaforma che sta performando meglio in questo periodo e attua delle soluzione per esplorare queste modalità è sendabox.it, fondata da Federico Pozzi Chiesa.

Non solo abilita, tramite tecnologia e con servizi a tariffe competitive, i retailer che si approcciano per la prima volta al mondo dell’e-commerce tramite marketplace o avvalendosi di e-commerce proprietari, ma supporta anche i clienti finali nelle necessità quotidiane legate agli acquisti on line. Il crescente numero di utenti che non dispone di portinerie private può risolvere il problema delle consegne affidandosi a questa piattaforma che integra punti di ritiro e consegna come negozi, edicole, bar e altre piccole attività commerciali che fungono da centri per lo smistamento di pacchi e buste. Grazie al servizio offerto, il corriere effettua il ritiro o la consegna presso il punto scelto dal cliente, permettendogli di non sprecare tempo.

2020: gli acquisti online crescono del 55%

Nel 2020 gli acquisti online dei consumatori italiani (su siti sia italiani sia stranieri) nel comparto Food&Grocery varranno 2,5 miliardi di euro, con una crescita del +55%, quasi 1 miliardo in valore assoluto in più rispetto al 2019.
La componente più rilevante (pari all’87% del comparto) è rappresentata dall’Alimentare: all’interno di questa categoria il Grocery Alimentare (prodotti da supermercato) diventa il principale segmento online, grazie a una crescita del +85% rispetto al 2019 e un valore di 854 milioni di euro. Seguono il Food Delivery (cibo pronto) con 706 milioni (+19%) e l’Enogastronomia (prodotti di nicchia) con 589 milioni di euro (+63%).

Questo è quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.

“A fine 2019, il Food&Grocery era il comparto più dinamico online, ossia con il ritmo di crescita più sostenuto (+40% circa), ma il meno maturo, ossia quello con il tasso di penetrazione più basso (1,1% del valore totale degli acquisti retail dei consumatori italiani)” Dichiara Riccardo Mangiaracina, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano “Con lo scoppio dell’emergenza Covid-19, la domanda online di prodotti alimentari è in alcuni casi decuplicata, mettendo forte pressione agli attori eCommerce. Il lockdown, le nuove esigenze (e paure) dei consumatori hanno fatto cadere le barriere all’utilizzo del canale eCommerce (e dei pagamenti digitali) e hanno convinto anche i retailer più restii al cambiamento della necessità di potenziare l’offerta online, oggi non adeguata”.

Molti negozi fisici, focalizzati sui beni alimentari e di prima necessità, si sono infatti avvicinati per la prima volta all’eCommerce grazie alla collaborazione con soggetti terzi già presenti online (piattaforme di food delivery e non solo). Ancora più numerosi i negozi di quartiere che hanno iniziato a lavorare con strumenti digitali meno evoluti dell’eCommerce, ma ugualmente interessanti, come ad esempio la presa dell’ordine via whatsapp o per telefono.

Commenta Valentina Pontiggia, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano:  “Lo sforzo messo in atto è stato encomiabile, ma l’adeguamento delle risorse non è comunque stato sufficiente a soddisfare interamente la domanda. Rispetto al passato è però maturata una definitiva consapevolezza dei limiti fino a oggi imposti dalle operations. Ed è grazie a questa consapevolezza che stanno prendendo forma nuove strategie”.

Sarà necessario ottimizzare i processi di picking e di distribuzione perché per fare eCommerce nel Food (dove l’ordine medio è costituito da un numero elevato di prodotti, fino a 50 nel Grocery, con un basso valore unitario e con esigenze specifiche come la gestione a temperatura controllata) serve una macchina operativa perfettamente funzionante ed efficiente. Sarà prioritario lavorare sull’organizzazione aziendale, sui ruoli e sulle responsabilità necessarie per favorire una nuova idea di commercio, sicuramente più digitale e omnicanale. Solo così sarà possibile superare i connotati ancora sperimentali di molte iniziative e garantire una copertura territoriale sempre più estesa”.

“Gli italiani hanno modificato in pochissimo tempo i propri modelli di consumo – commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Per questo stiamo assistendo a una continua espansione delle modalità di contactless delivery, come click&collect, drive&collect e ritiro in locker.”  “Un modello che ha preso piede in Italia durante la prima fase di emergenza sanitaria, infine, è il proximity commerce. L’integrazione tra i grandi player del commercio elettronico e i piccoli negozianti, grazie alla logistica e alle piattaforme di delivery, ha permesso di sviluppare una rete locale che ha rimesso al centro il ruolo storico e fondamentale dei piccoli dettaglianti, servendo anche i clienti residenti in piccole comunità.”

Copertura territoriale dei servizi Food&Grocery online

Oggi il 73% degli italiani (era il 68,5% nel 2019) può fare la spesa online da supermercato, anche se il livello di servizio non sempre è idoneo. 

Allargando l’analisi a livello provinciale, nel 2020 è stata attivata almeno una nuova iniziativa di spesa online da supermercato nel 54% delle province italiane.

Il numero di servizi di spesa online da supermercato attivi in ogni provincia dipende in primo luogo dalla popolazione: si passa infatti dalle 10,5 iniziative in media nelle province con oltre 1,5 milioni di abitanti, alle 5,2 dove la popolazione è compresa tra 650 mila e 1 milione, alle 2 quando il dato si ferma al di sotto dei 300.000. In secondo luogo, il numero di iniziative presenti diminuisce percorrendo l’Italia verso le regioni meridionali: sono 4,5 le iniziative per provincia mediamente attive al Nord, 2,5 al Centro e solo 1,7 al Sud.

Nel 2020, come già nel 2019, in tutte le regioni italiane è presente almeno un’iniziativa di Food Delivery e anche la copertura provinciale ha raggiunto il 100% del territorio (era il 97% nel 2019). Al momento, poco più di due terzi (67%) degli abitanti ha potenzialmente accesso a uno di questi servizi (era un abitante su due nel 2019 e un abitante su tre nel 2017).

Considerando i singoli comuni, nel 2020 il 16% è coperto da almeno un servizio di consegna di cibo pronto a domicilio (era il 6,5% nel 2019). I player del settore stanno attivando nuovi servizi di food delivery non solo nelle città più densamente popolate (il 100% dei comuni con almeno 50.000 abitanti oggi è infatti coperto dal servizio, era il 93% nel 2019), ma anche nei centri più piccoli, con l’obiettivo di raggiungere un numero sempre più importante di potenziali clienti (rispetto al 2019, sono 735 i nuovi comuni ad essere coperti dal servizio).

SumUp lancia il nuovo prodotto Negozio Online

Per aiutare i commercianti ad adattarsi alle nuove misure di distanziamento sociale, SumUp, lancia il nuovo prodotto Negozio Online.

Dopo aver introdotto i pagamenti via dispositivo mobile e una serie di servizi che agevolano i commercianti nelle operazioni di fatturazione e contabilità, con il Negozio Online SumUp permette ai commercianti di creare degli store digitali e mostrare i propri prodotti da remoto, facilitando gli acquisti e tutti i tipi di pagamento anche a distanza, specialmente durante e dopo il lockdown. Il Negozio Online di SumUp è disponibile secondo diversi abbonamenti, in base alle necessità.

Il Negozio Online Start è una versione semplificata del Negozio Online, ed è pensato per permettere alle micro-attività di presentare i propri prodotti o servizi e ricevere pagamenti e richieste direttamente attraverso i canali social, come Instagram, Facebook Messenger e Whatsapp. Attraverso un link, i clienti verranno indirizzati alla pagina prodotto contenente dettagli e immagini, potendo scegliere tra diverse varianti, aggiungere prodotti al carrello, oltre a usufruire di funzioni di checkout e pagamento. SumUp Negozio Online Start permette, inoltre, di tracciare tutte le vendite e registrare lo storico degli ordini dei clienti in modo pratico e ordinato. Attraverso la modalità “Pay-as-you-go”, SumUp trattiene il 2,5% per ogni transazione.

SumUp Negozio Online Start sarà disponibile per i clienti di Regno Unito, Irlanda, Italia, Germania, Francia e altri mercati europei.

Le versioni Basic, Plus e Pro saranno disponibili per i clienti europei a partire dalla fine del mese di maggio e permettono di creare un vero e proprio store online all-inclusive che i piccoli e medi commercianti possono impostare e personalizzare velocemente, anche senza possedere conoscenze informatiche o di web-design. Queste versioni forniscono ai commercianti layout personalizzabili, funzioni dedicate a ricevere email e notifiche, pagamenti online, l’opzione di creare un catalogo e organizzare i prodotti, integrazioni legate al marketing e ai social media, report delle vendite, account per i dipendenti, sincronizzazione dei prodotti e un inventario che connette il punto vendita e lo store online.

“Siamo certi che questa estensione dei servizi di SumUp possa permettere ai nostri clienti di ampliare il proprio business, dando loro la spinta e il supporto necessari in questo momento”, spiega Marc-Alexander Christ, Co-Founder SumUp. “Ogni attività commerciale è differente ed ha esigenze diverse, anche in fatto di pagamenti. Fornendo questi nuovi prodotti, puntiamo a diventare un vero e proprio provider di servizi e soluzioni a 360 gradi per le attività il cui business è in espansione. Con i suoi lettori di carte, SumUp supporta ogni giorno oltre 2 milioni di utenti nel ricevere pagamenti nei negozi fisici. In questo periodo difficile per le piccole imprese, però, vogliamo rendere più semplice anche la vendita online, sia in piccola scala con la versione Start del Negozio Online, che attraverso l’estensione del negozio fisico attraverso la creazione di uno store virtuale con le versioni Basic, Plus e Pro”.

La nuova gamma di prodotti incorpora anche la SumUp Card, lanciata ad inizio 2020. Grazie alla collaborazione con MasterCard, la carta permette alle piccole attività un accesso rapido ed immediato ai propri fondi, aiutando e supportando la gestione dei pagamenti essenziali.

 

e-commerce: 6 consigli per gestire resi e rimborsi

Il dilagare del Coronavirus, ha impresso un’accelerazione sull’e-commerce. Come rivela l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm-Politecnico di Milano, secondo cui il 77% delle aziende che vende online nei diversi settori dichiara di aver acquisito nuovi clienti nell’ultimo periodo. Questo porta però ad affrontare nuove sfide: gestione di resi, rimborsi e chargeback.  Come prepararsi al meglio ad affrontare questa evenienza?

La piattaforma di pagamento Adyen, ha preparato alcuni consigli utili a prevenire le richieste di rimborsi, saperle gestire e consolidare i rapporti con i clienti durante l’intera procedura.

I resi

Potrebbe sembrare un paradosso, ma secondo uno studio dell’Università del Texas, più tempo viene concesso ai clienti per restituire un prodotto, meno è probabile che lo facciano.

Quindi>? meglio allungare i termini per la consegna.

I fattori psicologici in gioco sono in particolare due: la cosiddetta “Teoria dei livelli di rappresentazione”, secondo la quale più le cose sono lontane più ci sembrano meno concrete. Dunque, se 30 giorni rappresenta una scadenza dietro l’angolo, 60 giorni sono invece una data lontana nel tempo, un limite più astratto che riduce l’urgenza e ci assicura tempo per valutare con più calma. Elemento questo che si collega in modo diretto all’altro grande fattore, chiamato “L’effetto dotazione”, ovvero più si possiede qualcosa, più si tende a volerlo tenere. Un concetto che è anche alla base del successo del modello di business freemium nell’ultimo decennio.

Prevenire descrivendo

Spesso la restituzione di un articolo deriva dal fatto che esso non corrisponde alle aspettaive. Ergo, meglio fare una descrizione più articolata e fornire quante più informazioni possibile per ogni articolo, includendo immagini ad alta risoluzione per dare agli utenti un’idea esatta di come sia il prodotto.

Informativa sui resi coerente con il brand

In pochi sanno che l’informativa sui resi è uno dei contenuti più letti del proprio sito. Ben 2 utenti su 3, infatti, prima di procedere ad un acquisto la leggono con attenzione, perciò è bene redigerla prestandovi la dovuta cura. Gli ingredienti principali sono semplicità, trasparenza e coerenza con il brand: ovvero una marca che ha come target la generazione Y corre il rischio, con una informativa molto formale, di creare un effetto di dissonanza. Dunque, se il proprio stile di comunicazione sul sito utilizza un tono diretto e informale, l’informativa dovrebbe essere redatta con lo stesso spirito.

Comunicare in modo chiaro e tempestivo

È fondamentale essere chiari, disponibili e tempestivi in tutte le comunicazioni relative ai resi. Se ai clienti piace essere sempre aggiornati sullo stato dei propri ordini, si aspettano lo stesso livello di trasparenza anche sui resi. Ad esempio, offrire loro diverse opzioni, come la possibilità di riprogrammare la consegna o l’emissione di voucher, potrebbe essere utile a mantenere il cliente felice e soddisfatto.

Ottimizzare il servizio clienti

Adyen annovera fra i propri clienti dei veri e propri maestri nella gestione dei resi, come ad esempio Zalando. Il brand è celebre in tutto il mondo per la sua efficienza e capacità gestione dei resi, e questo perché ha compreso che i clienti migliori sono anche quelli che restituiscono il maggior numero di articoli. Pertanto, ha iniziato a usare i resi come un’ulteriore opportunità per consolidare i rapporti con clienti più inclini a spendere.

Evitare il chargeback 

I rimborsi possono rivelarsi complicati da gestire, perché richiedono un trasferimento di fondi dal conto bancario del merchant a quello del cliente. Creare un fondo dedicato appositamente a questo può rendere le cose più semplici. Un fondo per rimborsi consiste in un pool di fondi disponibili sul conto bancario dell’azienda, dal lato del processore di pagamento. In questo modo i rimborsi possono essere emessi in automatico, riducendo il tempo necessario ad amministrarli e garantendo che il denaro torni disponibile sul conto del cliente in pochissimo tempo.

I resi fanno parte di qualunque attività commerciale. Purtroppo, in questo periodo le aziende si trovano a dover emettere molti più resi della norma. Il modo migliore per affrontarli è cercare di ridurne la frequenza” commenta Philippe De Passorio, Country Manager, Adyen Italia. “Quando si verificano, però, vi si può far fronte con una comunicazione trasparente e un fondo apposito ben gestito. Usare un’unica piattaforma di pagamento, poi, può aiutare a ridurre la pressione sull’azienda, in particolare nel riconciliare, effettuare o contestare i rimborsi”.

Sesamo, la start-up B2B per gli operatori di e-commerce

E’ nata durante il lockdown e forse la chiusura totale delle attività è stata un catalizzatore importante. Si chiama Sesamo, la sua matrice è veneta ed ha due obiettivi importanti: proporre i prezzi più bassi sul mercato e gestire le spedizioni più veloci nel segmento ecommerce B2B. Il metodo è rivoluzionario per gli e-shop B2B: spazi di stoccaggio gestititi direttamente, merce di proprietà e una logistica integrata. È la definitiva rivoluzione nella digitalizzazione del business-to-business: il Veneto è in prima fila in questo processo, che porterà l’Italia a riorganizzare questo canale di vendita con un ecommerce più performante rispetto ai marketplace e aggregatori di vendite oggi esistenti.

Sullo scenario internazionale, esiste già un leader di questa metodologia: Alibaba, player dominante nel mercato online B2B. I negozianti non fanno acquisti al centro ingrosso, comprano on line. In Italia però questo modello stenta ad attecchire: le piattaforme che collegano fornitori e partite Iva si contano sulle dita di una mano. Il motivo? Tempistiche di spedizione e prezzi non competitivi; si spende meno e si compera più velocemente in magazzino che non usando un marketplace online.

La start-up Sesamo si ripropone di colmare questa lacuna.

Da sinistra, Leusink, Bakdounes e Zhao

I soci fondatori sono tre manager quarantenni. A guidare il team, Bassel Bakdounes, di padre siriano ma cresciuto in Italia, founder di Velvet Media, agenzia di marketing che ha tra i propri core business la vendita on line: la sua azienda avrà il timone del progetto. C’è poi Ken Zhao, di origini cinesi, vive nel Padovano: CEO di Obor Group, gruppo internazionale composto da aziende dedicate al commercio a vari livelli, tra cui JG Europe di base a Carmignano di Brenta che si occupa di importazione e distribuzione di prodotti esteri e di esportazione di prodotti italiani. Il terzo è Edwin Leusink, olandese che si occupa di business development e internazionalizzazione in Italia, Medio Oriente e Asia. Il progetto ha visto la collaborazione di importanti realtà del mondo del commercio elettronico, da citare la supervisione di Giovanni Cappellotto, guru dell’ecommerce italiano.

“Mettiamo a disposizione un catalogo di decine di migliaia di referenze ai prezzi più bassi esistenti sul mercato con la garanzia di consegna in 24/48 ore in tutta Italia”, spiegano i tre soci fondatori di Sesamo. “I prodotti saranno scelti tra quelli a maggior tasso di innovazione e qualità, i fornitori saranno aziende italiane, ma anche cinesi. Se fino a un paio di mesi fa gli imprenditori erano molto restii a cambiare abitudini di approvvigionamento ormai consolidate, l’emergenza Coronavirus ha accelerato di almeno due anni l’evoluzione digitale in Italia. Oggi il mercato è pronto ad abbracciare questa rivoluzione nella cultura dell’acquistare online. Il primo vero ecommerce B2B è arrivato in Italia, si chiama Sesamo ed è la nostra ricetta per aiutare le pmi ad uscire dalla crisi del Covid-19”.

Concretamente, la start up ha iniziato a lavorare circa un anno fa. I primi mesi sono stati necessari per la scelta del magazzino per lo stoccaggio (uno di questi è a Padova) e degli hub logistici e per la gestione dei processi di sdoganamento della merce. Si è poi proceduto alla digitalizzazione del vasto catalogo di prodotti a disposizione, che spazia da casa e cucina a cancelleria, elettronica, fai da te e illuminazione. C’è di tutto: dalle siringhe per i dolci ai decanter per il vino, passando per cannucce decorate di carta per party, fluidi di ricarica per accendini, lampadine a led, carta fluorescente e cavi usb. Sesamo è un magazzino virtuale gigantesco e che cresce di giorno in giorno.

“Grazie al nostro ampio network di contatti e relazioni internazionali, ci siamo dati un orizzonte temporale di tre anni per allargare la portata del portale in tutta Europa”, precisano ancora i founder, che hanno lanciato il sito www.sesamoshop.it proprio il 4 maggio, giornata simbolo della ripartenza dell’Italia. “Oggi, però, la nostra missione è quella di aiutare a far ripartire le circa ottomila partite Iva venete che comprano in stock. Quando conosceranno i nostri prezzi e potranno evitare inutili attese per lo sdoganamento dei prodotti, capiranno che il mondo è cambiato. Sesamo è la rivoluzione degli ecommerce B2B in Italia”.

Le abitudini di acquisto degli italiani nella pandemia, secondo Weborama

Spesa online, food delivery ed e-commerce: cosa ne pensano gli italiani, costretti a ricorrevi in fase di lockdown? Si è occupata della questione Weborama, Data Science Company attiva da vent’anni in diversi ambiti del marketing digitale e off-line. Nelle regioni del Nord Italia, in cui risiede quasi la metà della popolazione italiana, vive oltre il 62% delle persone che cercano servizi per la spesa online e quasi il 52% di quelle propense al food delivery. Dati trainati in particolare da Lombardia con il 31% di italiani interessati alla spesa online e il 28% al food delivery e soprattutto, dato inaspettato, dall’Emilia-Romagna che registra il 6,5% di interesse per il food delivery e il 10% per la spesa online riservandosi così il terzo posto a livello nazionale. La terza regione a supportare il Nord, in base all’analisi condotta da Weborama, è il Veneto dove la spesa online con il 9% supera di poco il food delivery (8%), segue poi il Piemonte con l’8% di interesse per la spesa online e il 7% per il food delivery.

Queste, ad oggi, sono le regioni più urbanizzate, le aree in cui le grandi catene della GDO sono più diffuse e in cui le piattaforme di food delivery sono maggiormente presenti e che sono state più duramente colpite.

Spesa online e al food delivery

Nel Centro Italia, invece, la spesa online sembra essere un tema che interessa complessivamente il 23% degli italiani, mentre il food delivery registra il 25%, si differenzia la Toscana che da sola con l’9% di interesse per il food delivery si assesta al quarto posto su scala nazionale. Il Lazio svetta in classifica con il 13,5% per la spesa online e il 12,2% per il food delivery mentre per il Sud Italia sono singolari i dati registrati in Campania in merito all’acquisto di prodotti alimentari online con un interesse del 7% e del 12% per il food delivery che pone la regione al terzo posto a livello nazionale dopo Lombardia e Lazio. Fa eccezione anche la Sicilia che, tra le regioni del Sud, si stanzia, dopo la Campania, al secondo posto con il 3% di ordini online e il 5,5% di interesse per le richieste di food delivery. Secondo la ricerca di Weborama, tuttavia, in Sardegna e così come nel resto del sud, sembrano quasi ignorate le due categorie di spesa online e food delivery. Nello specifico, gli italiani interessati alla spesa online in Sardegna sono meno dello 0,5%, il dato più basso dopo la Basilicata con lo 0,11% e il Molise con lo 0,08%, mentre la Puglia rialza l’interesse al 2,8% e registra il 3,2% per il food delivery ma sancisce il distacco dall’Abruzzo all’1% e dalla Calabria con lo 0,1%. Le cause di questa disparità numerica possono essere ricercate nella diversa struttura commerciale, e nella ristorazione che predilige modalità di delivery gestite in autonomia dal singolo ristorante, ma anche in una diversa penetrazione dell’epidemia di Coronavirus. Si può pensare che in aree drammaticamente colpite come Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, i consumatori siano stati più propensi ad evitare per quanto possibile di uscire di casa, mentre laddove il lockdown è stato percepito più come una misura precauzionale, la spesa settimanale o il ritiro di una pizza da asporto sono state considerate come attività legate alla quotidianità abituale.

Le regioni più interessate all’e-commerce in Italia

Al contrario, invece, la distribuzione geografica degli utenti interessati all’e-commerce è sostanzialmente analoga a quella della popolazione. Nella top 10 delle regioni più interessate all’e-commerce troviamo sul podio la Lombardia con il 31%, il Lazio con il 14,5% e la Campania con l’8% seguite in quarta posizione dal Veneto che registra il 7,6%, dal 7,3% del Piemonte e dall’Emilia-Romagna con il 6%, al settimo gradino c’è la Toscana con il 5,3%, poi la Sicilia 5,1% e al penultimo posto la Puglia 4%, chiudono al decimo posto le Marche con il 2%. Ciò conferma nuovamente come l’e-commerce sia ormai una realtà solida in tutto il Paese indipendentemente dall’area geografica.       

Roberto Carnazza, Country Manager di Weborama Italia commenta a proposito dell’analisi: I dati estratti da MoonFish sottolineano ulteriormente come, a causa del Covid-19, le abitudini degli italiani relative alla spesa online siano drasticamente cambiate e come ogni area del Bel Paese segua dinamiche proprie. Una volta usciti dall’emergenza, le vere incognite saranno molteplici: come affrontare un mercato che sarà inevitabilmente diverso, come prevedere i cambiamenti degli utenti online e lo scardinamento dei modelli fino ad ora conosciuti. Avremo una conferma soprattutto dell’effettivo interesse degli utenti verso la spesa online e il food delivery durante la cosiddetta Fase 2, momento in cui per i brand di settore, ma non solo, sarà quindi fondamentale formulare o riformulare strategie data-driven mirate e allo stesso tempo versatili al fine di ottimizzare gli investimenti e proseguire nel processo di fidelizzazione”.

Modalità della ricerca

L’analisi effettuata da Weborama è stata realizzata attraverso il nuovo tool proprietario MoonFish, una nuova soluzione che semplifica la creazione di audience specifiche, basata sulla qualità dei dati di Weborama e sull’intelligenza artificiale semantica. Con MoonFish è possibile creare segmenti di pubblico esclusivi, raggiungere un pubblico che risponderà in modo efficace e che potrà essere immediatamente attivato utilizzando le leve principali leve del marketing e dei media. MoonFish si basa sul know-how di professionisti che lavorano da anni nel reparto R&D di Weborama e rappresenta una risposta innovativa e dalle alte prestazioni alle sfide della conoscenza reale dei clienti dei brand nel mondo digitale. Questa conoscenza è già al servizio di quasi 1.000 grandi aziende nei più vari settori di attività, aziende che hanno la necessità di conversare e rivolgersi direttamente ai loro consumatori ideali.

Prénatal, riaperture ed ecommerce: l’analisi del CEO Giustini

Il risultato della graduale riapertura dei punti vendita di Prénatal Retail Group, a partire dal 14 aprile, ha confermato la bontà della decisione del Governo di riaprire i negozi per bambini, nel massimo rispetto delle disposizioni di sicurezza per clienti e addetti alla vendita.

Nel corso della settimana che si è conclusa sabato 18 aprile, i primi 86 negozi Bimbostore e i 44 Prénatal incaricati alla riapertura (sono rispettivamente 97 e 162 quelli totali sul territorio nazionale) hanno infatti registrato vendite del tessile (completi per culle, carrozzine, lettini), e abbigliamento pari mediamente al 50% del totale venduto. Nella sola giornata di martedì 14 aprile, primo giorno utile, il risultato è quadruplicato rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente.

Il nostro dato conferma che i prodotti tessili e l’abbigliamento, unitamente ai generi di prima necessità come ad esempio baby food, rappresentano un’esigenza reale per le mamme con bambini in fase di rapida crescita”, commenta il CEO di Prénatal Retail Group Amedeo Giustini.

Nella stessa settimana ha continuato a crescere l’intera attività di e-commerce Prénatal il cui sito ha elaborato ordini con componente tessile per il 60%.

Quanto al periodo di chiusura dei negozi, l’aumento di vendite online per Prénatal è stato significativo: il numero di ordini ha segnato +1500% rispetto al mese precedente (i volumi complessivi sono di 20 volte superiori all’abituale) ed è stata estesa anche la possibilità di gestire le “liste nascite a distanza”. Nello stesso periodo è stata fatta la consegna a domicilio di 4.300 prenotazioni di prodotti effettuate prima della quarantena e il nuovo servizio “drive-in” ha consentito il ritiro di 2.860 ordini.

Complessivamente, l’e-commerce di tutte le insegne Prénatal Retail Group ha segnalato un balzo in avanti del 95% nel numero di nuovi utenti e il numero ordini è stato 15 volte superiore rispetto al mese precedente.

Come crescono i consumi online. Lo studio di Salesforce

Covid-19: crescono gli acquisti digitali a svantaggio del retail fisico.

Il report Q1 Shopping Index di Salesforce, basato sui dati raccolti sulla piattaforma Commerce Cloud, si è occupato di analizzare questo trend.

Secondo i dati del report, il numero di acquirenti digitali unici è aumentato del 40% su base annua. Di seguito viene fornita un’analisi dettagliata dello stato del commercio digitale nel primo trimestre 2020 che tiene in conto la situazione attuale.

Superato lo shopping online di Natale

Poiché i governi hanno chiesto ai brand e ai rivenditori di beni non essenziali di chiudere i loro negozi fisici, i consumatori non hanno altra scelta che utilizzare i canali digitali per alcune categorie di prodotti. Di conseguenza, le performance nel Q1 hanno persino superato quelle della stagione dello shopping natalizio 2019, già molto importanti. I punti salienti del commercio elettronico per il primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019 rilevano dunque:

  • una crescita del 20% dei ricavi (rispetto alla crescita del 12% nel primo trimestre 2019);
  • una crescita del 16% del traffico digitale;
  • una crescita del 4% della spesa per acquirente (ossia l’importo medio speso dagli acquirenti per ogni visita).

Benché l’aumento del digitale sia ben lontano dal compensare l’enorme perdita che deriva dalle mancate vendite fisiche, sta comunque contribuendo ad arginare e sopperire a parte delle perdite. La crescente adozione del digitale continuerà anche quando i consumatori ritorneranno a una situazione più libera a cui ci eravamo abituati prima della pandemia. Questo è il motivo per cui così tanti rivenditori tradizionali, marchi nativi digitali e produttori di beni di consumo stanno raddoppiando il digitale per offrire un’esperienza senza interruzioni tra lo shopping journey virtuale e fisico.

I beni essenziali

Con l’implementazione delle politiche di lockdown in tutte le città del mondo, la domanda di beni essenziali è salita a livelli senza precedenti. Nel dettaglio, tra il 10 e il 20 marzo 2020, la spesa per beni essenziali attraverso i canali digitali è cresciuta del 200%, rimanendo elevata nell’intero trimestre. Fare acquisti in digitale per categorie essenziali, come alimentari e articoli per la cura della persona, è diventato una prassi comune. La spesa digitale in alcune importanti categorie di prodotti è cresciuta significativamente nel primo trimestre. Ad esempio, i beni per la casa hanno registrato un aumento senza precedenti pari al 51% su base annua, l’abbigliamento sportivo ha registrato un picco del 31% su base annua e giocattoli e giochi hanno visto una crescita del 34% su base annua.

Questa impennata della spesa digitale è sintomo di un segnale. Brand e rivenditori stanno facendo campagne e sconti elevati per stimolare la domanda e liquidare le scorte. Nonostante l’incertezza economica, è chiaro che le persone benché debbano lavorare e trascorrere il loro tempo libero in casa, vogliono sentirsi più a loro agio. Che si tratti di semplici oggetti di arredamento per rendere più confortevole il proprio ambiente domestico o capi di abbigliamento per lavorare comodi a casa, i consumatori stanno spendendo al di là dell’essenziale e sfruttando la possibilità degli sconti a loro disposizione.

Gli influssi della pandemia

Se il primo trimestre è iniziato in modo abbastanza coerente con gli anni precedenti, la situazione è rapidamente cambiata quando il virus ha iniziato a diffondersi. In particolare, negli ultimi 15 giorni del trimestre si è registrato un aumento del 41% delle entrate digitali.

Con l’aumento della domanda, conseguente alla chiusura di negozi e dei centri di distribuzione, alcuni rivenditori hanno faticato a stare dietro alla raccolta, all’imballaggio e alla spedizione degli ordini. Alcuni hanno tentato di accelerare e riorganizzare le catene di approvvigionamento per offrire punti di ritiro e consegne a domicilio nelle vicinanze. La flessibilità e la creazione di connessioni digitali con i propri clienti saranno fondamentali per resistere a questo momento di incertezza.

In futuro

Indubbiamente, molti brand e rivenditori hanno registrato performance digitali forti nel Q1. Mentre è troppo presto per fare un bilancio della perdita del traffico fisico nel lungo periodo, i primi dati suggeriscono un cambiamento significativo nel comportamento dei consumatori. Poiché la domanda di beni essenziali e le catene di approvvigionamento iniziano a stabilizzarsi, i fornitori di prodotti per il giardinaggio e la cura della casa, i negozi di artigianato, giocattoli e le aziende di athleisure probabilmente vedranno un aumento nel mese di aprile. Inoltre, la spesa attraverso i canali digitali continuerà a salire, soprattutto appena le generazioni più anziane si abitueranno allo shopping digitale.

 

 

e-commerce: istruzioni per l’uso. Il decalogo di Netcomm e altre 13 associazioni

In questo momento di emergenza sanitaria, il numero degli italiani che utilizzano l’e-commerce per necessità di approvvigionamento, ma non solo, sta crescendo senza precedenti. Per questo Netcomm e le 13 associazioni dei consumatori, hanno stilato il decalogo: “e-commerce: istruzioni per l’uso”, che guida il consumatore a riconoscere l’affidabilità dei siti e lo invita ad un corretto uso dell’e-commerce.

Il protocollo, realizzato su iniziativa delle associazioni consumatori nazionali, rafforza le già esistenti relazioni con Netcomm, allo scopo di innalzare la qualità dei servizi presenti nell’offerta digitale e soprattutto meglio utilizzare l’esistente conciliazione paritetica, che garantisce ai consumatori di risolvere, in piena economicità, i contenziosi che potrebbero nascere con i venditori on line.

A questo scopo sarà realizzato un osservatorio permanente, formato da imprese e consumatori, per la rilevazione e l’analisi di problematiche ricorrenti nel mercato online. Saranno, inoltre, agevolate e rafforzate le occasioni di relazione e formazione tra imprese e associazioni dei consumatori, insieme alla diffusione di materiali informativi e linee guida a favore di tutto l’ecosistema (come, ad esempio, momenti formativi in tema di rispondenza dell’ordinamento al diritto digitale dei consumatori, sistemi di risoluzione alternativa delle controversie – ADR, criticità del mercato digitale).

Le associazioni dei consumatori che hanno aderito al protocollo d’intesa sono ACU, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoconsum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Udicon, Unione Nazionale Consumatori. Firmatario dell’accordo anche il CEC, Centro Europeo Consumatori, che partecipa in qualità di garante del consumatore a livello transfrontaliero.

“eCommerce: Istruzioni per l’uso”, il decalogo

A parere di Netcomm e delle associazioni dei consumatori aderenti al protocollo, i siti che si distinguono per qualità e fiducia si identificano primariamente grazie al possesso di alcuni requisiti fondamentali, che il cliente è chiamato a verificare:

1. Facile e immediata visibilità dei dati societari: ossia la ragione sociale, la partita IVA e il numero di REA (ossia, il numero che identifica l’iscrizione alla Camera di Commercio locale), nonché le informazioni di contatto: in particolare un numero di telefono, un indirizzo, un contatto e-mail e un indirizzo pec attivo.

  1. Una buona reputazione online: se è la prima volta che si compra sul sito di e-commerce, è buona norma verificare l’affidabilità del venditore prima dell’acquisto, utilizzando le informazioni a disposizione sull’identità dell’esercente indicate al punto che precede, e indagando le opinioni di altri acquirenti online.
  2. Pubblicazione delle condizioni generali di vendita: esse rappresentano il vero e proprio contratto tra cliente e venditore, detto anche merchant. Definiscono diritti e doveri delle parti, nonché altri impegni alle quali entrambe sono vincolate e vengono, perciò, messe a disposizione del consumatore dai siti più seri ed affidabili anche prima dell’acquisto.
  3. Indicazione delle informazioni di pagamento: soprattutto con riferimento alla procedura di pagamento, è importante che il sito abbia attivato sia un protocollo URL sicuro (es: https://www… (invece di http://www…), sia procedure di sicurezza per lo scambio di dati di transazione elettronica (come la presenza del “lucchetto” nella URL o, ancora meglio, la doppia autenticazione del cliente al momento del pagamento).

    5. Presenza e facile reperibilità delle informazioni su spedizione e consegna: in linea generale le consegne devono avvenire entro 30 giorni. Se però il venditore promette di consegnare in tempi minori, fa fede il suo impegno. Inoltre, il venditore è responsabile della merce spedita fino a quando il consumatore non ne entra in possesso.

    6. Indicazione della procedura per il diritto di recesso in caso di ripensamento: il consumatore, ai sensi dell’art. 52 codice del codice del consumo, può cambiare idea e, senza indicarne la motivazione, restituire la merce entro 14 giorni dalla consegna. Per agevolare il consumatore nell’esercizio del suo diritto, il merchant deve mettergli a disposizione un modulo (cartaceo o elettronico), nonché indicargli i luoghi ove riconsegnare la merce, il tipo di spedizione e gli eventuali costi da sostenere. Se il venditore consente i cambi merce (es. cambio taglia, cambio colore, modello, ecc…), verificare le modalità di reso nelle condizioni generali di vendita.

  4. Esistenza di un promemoria delle garanzie post vendita: il consumatore ha diritto di esercitare la garanzia sui prodotti di consumo entro 2 anni dall’acquisto, a patto che il difetto venga denunciato al merchant entro 2 mesi dalla scoperta, indicando anche in maniera chiara le forme e le modalità di denuncia del vizio (es pec, raccomandata, fax).
  5. Indicazione delle modalità di gestione dei reclami: il merchant deve indicare chiaramente nelle condizioni generali i canali attraverso cui inoltrare il reclamo, i tempi di risposta dell’assistenza clienti e la procedura per la risoluzione delle eventuali controversie stragiudiziali. In particolare:
  1. Indicazione delle modalità di gestione delle controversie giudiziali: nello specifico, l’indicazione della competenza del foro del consumatore, ai sensi dell’art. 66-bis Codice del Consumo. Se il venditore non indica tali informazioni o non è chiaro nell’indicazione, il suggerimento è di prestare attenzione all’acquisto sul sito in questione, per evitare di dover risolvere le controversie in tribunali lontani dal proprio domicilio.
  2. Presenza di un documento di privacy e cookie policy, e corretta acquisizione dei consensi: nella home page del sito devono essere pubblicate e rese visibili, le condizioni di trattamento e revoca all’autorizzazione dei dati degli utenti e dei clienti, ivi compresa la politica dei cookies rilasciati dal sito. Da verificare, altresì, la presenza di caselle da selezionare per conferire il consenso relativo ad ogni singola finalità di raccolta (le principali sono: gestione amministrativa ed evasione dell’ordine, studi e ricerche statistiche, profilazione, marketing, cessione a terzi).

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