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Saldi Invernali e mondo digital: l’indagine Idealo

Saldi invernali, appuntamento immancabile ogini anno.Per capire quanto i saldi invernali coinvolgano anche il mondo digitale, idealo – portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa – ha analizzato l’appuntamento 2019 per scoprire le percentuali di risparmio possibili e soprattutto quando conviene completare gli acquisti.

Considerando un periodo temporale medio da inizio Gennaio a fine Febbraio 2019 – ovvero quando i saldi sono nel pieno delle proprie potenzialità e l’interesse dei consumatori è ancora alto – idealo ha rilevato come la settimana più conveniente sia stata l’ultima di Febbraio, al contrario quella più cara, quindi con meno offerte, è stata la terza di Gennaio

I prodotti più convenienti online durante i saldi 2019

Sempre analizzando i primi due mesi del 2019, i prodotti maggiormente convenienti sono stati gli pneumatici estivi (-33,0% nella settimana più conveniente rispetto a quella più cara durante i saldi invernali) – a dimostrazione del fatto che acquistare articoli al di fuori della stagionalità di utilizzo è il modo migliore per risparmiare – ci sono stati poi gli stivali (-30,8%) e altoparlanti (-27,1%). Ancora, giacche per outdoor (-22,7%), prodotti per la cura del viso          (-16,5%), console di gioco (-15,4%), zaini (-12,6%), lavatrici (-10,3%), obiettivi fotografici (-10,0%) e frigoriferi (-10,0%).

Analizzando, invece, l’interesse dei consumatori digitali è possibile vedere come questo si sia concentrato in particolar modo nella prima settimana di Gennaio, ad inizio delle offerte. Viceversa, i giorni con meno intenzioni di acquisto sono stati quelli della terza settimana di Febbraio e della quarta, probabilmente quando ormai i consumatori avevano già acquistato ciò che li interessava.

Sempre analizzando l’interesse degli e-consumer italiani è possibile vedere come durante i saldi 2019 alcuni prodotti abbiano visto un notevole aumento delle relative ricerche online rispetto al periodo precedente, in particolar modo: scarpe da corsa (+79,4%), caschi da moto (+55,3%), scarpe da ginnastica (+46,9%), pneumatici estivi (+35,0%), giacche outdoor (+27,9%). fotocamere mirrorless (+24,0%), prodotti per la cura del viso (+23,8%), lavatrici (+22,5%), obiettivi fotografici (+15,9%), lavastoviglie (+15,2%), piani cottura (+14,5%) e infine frigoriferi (+13,3%). I saldi invernali diventano quindi occasione per comprare scontati oltre ai grandi elettrodomestici e agli pneumatici estivi, prodotti di uso comune come le macchine fotografie o anche abbigliamento.

La funzione “Prezzo ideale”

Analizzando la funzione “prezzo ideale” presente su idealo – che consente agli utenti di impostare un proprio prezzo ideale per un dato prodotto e di ricevere poi un alert quando il prezzo viene raggiunto, o è addirittura inferiore – permette di capire non solo qual è stata la percentuale di risparmio richiesta dagli italiani ma anche per quale tipologia di prodotti.

Analizzando complessivamente le 30 categorie più cercate su idealo Italia è possibile vedere come lo sconto medio richiesto dagli utenti sia stato pari al -13,87% e abbia in particolar modo riguardato gli stessi prodotti maggiormente cercati in questo periodo, a dimostrazione di come gli italiani non solo siano consapevoli delle effettive possibilità di risparmio, ma conoscano anche la stagionalità nella quale è meglio comprare un dato prodotto.

 

Metodologia

Per realizzare questo studio idealo ha preso in esame esclusivamente i dati del proprio portale italiano nel periodo dal 1° Gennaio al 28 Febbraio 2019.

Shopping online: nel 2019 i consumatori raggiungeranno il 37%

Sarà di 35,65 miliardi di euro con un aumento del 2,01% rispetto al 2018  il fatturato generato dall’e-commerce B2C in Italia nel 2019 e, sulla base dei dati emersi dall’analisi, si prevede che entro la fine del 2019 circa il 37% della popolazione online avrà effettuato almeno un acquisto via Internet. queste alcune delle evidenze dell’analisi dal titolo Ecommerce Report: Italy 2019, condotta per conto di SAP da Ecommerce Foundation.

I segnali per il futuro sono positivi: si stima che nel quinquennio 2018 – 2023 anni le revenue del commercio elettronico aumenteranno in ogni settore: elettronica, cibo e cura della persona, mobili ed elettrodomestici, giocattoli, oggettistica, fai da te e soprattutto moda, che passerà dai 4,48 miliardi di euro di fatturato del 2018 ai 6,71 miliardi del 2023.

Le passioni degli italiani

Gli e-shopper italiani sono sempre più appassionati di giochi e prodotti per il fai da te. Si prevede che nel 2019 il segmento che registrerà la maggiore crescita sarà quello relativo agli accessori per il giardinaggio, la cura degli animali domestici e gli attrezzi per effettuare piccoli lavori a casa (con 9,45 milioni), subito seguito dall’acquisto di giocattoli e prodotti per la prima infanzia (con 9,43 milioni).

La cura della casa per gli italiani resta ancora una priorità anche se negli ultimi anni è cambiato il nuovo modo di intendere la qualità della vita e del proprio abitare, caratterizzato dalla volontà di vedere riflessi i propri principi circa la sostenibilità anche nelle proprie scelte abitative. Questa nuova necessità si riflette anche nei dati emersi dal report dove è importante sottolineare come nel 2019 in Italia si prevede che 9,6 milioni di utenti acquisteranno un elettrodomestico online mentre 4,87 milioni di e-shopper compreranno mobili e accessori per la casa. Un segnale questo che evidenzia come gli italiani vogliano vivere in case più efficienti a livello energetico, con conseguente beneficio sia a livello ambientale sia economico. Una casa che sia efficiente, ma anche smart. Non è un caso infatti che il comparto dell’elettronica di consumo così come i supporti per fruire di contenuti digitali (siano essi libri, film, musica e videogiochi) stiano registrando una forte crescita, con oltre 21,87 milioni spesi solo nel 2019 per l’acquisto di nuovi dispositivi. Si prevede inoltre, che questo segmento raggiungerà oltre 58 milioni entro il 2023. I prodotti leader, con record d’acquisto? Biglietti di viaggio e abbigliamento.

Le transazioni più care (in media 309 euro) in Italia sono appannaggio delle banche ed è il tablet il device su cui avvengono gli acquisti più “salati” (102 euro, in media); quanto al metodo di pagamento preferito, invece, nel 2017 spicca PayPal sia per il pagamento di beni digitali e servizi (con un 32,2%) sia per l’acquisto di beni tangibili (con oltre il 40%). Per quanto riguarda lo shopping online transfrontaliero, il Regno Unito vanta la quota più alta (19%), mentre la Cina si piazza al secondo posto (18%) e la Germania conquista la terza posizione del podio (16%), dati aggiornati al 2018. Infine, sempre lo scorso anno Amazon ha dominato la chart delle piattaforme più utilizzate dagli italiani, con revenue pari a 2.325 milioni di euro, seguita da Zalando (con 448 milioni di euro).

Metodologia

Lo studio è stato condotto per conto di SAP da Ecommerce Foundation, organizzazione indipendente che promuove il commercio digitale a livello globale, monitorando lo scenario dell’e-commerce B2C in diversi Paesi, tra cui l’Italia, i comportamenti dei consumatori e le tendenze future.  Il report si basa sull’uso di numerose fonti: pubblicazioni pubbliche, blog, ricerche di settore e finanziarie, annual report tra cui The World Factbook, Eurostat, Statcounter, Doing Business World Bank, LPI World Bank, Quandl, Netcomm, Statista, The Economist, Osservatori.

Seconda mano: è sempre più boom. Il caso Xtribe

Se negli Stati Uniti il trend della vendita e dell’acquisto di prodotti di seconda mano è già forte, con un giro di affari le cui proiezioni sono pari a 51miliardi di dollari nel 2023, anche in Italia le cose stanno andando meglio: secondo il report dell’Osservatorio second hand economy, nel 2018, il mercato dell’usato ha toccato il valore di 23miliardi di euro, con una crescita del 28% negli ultimi 5 anni.

Un incremento notevole che vede, grazie all’attenzione sempre maggiore per l’ambiente, un’ascesa ancor più dirompente.

Ma il mercato dell’usato, oltre agli spazi fisici scanditi nei quartieri a degli orari e a dei giorni stabiliti, ha sempre più presa nei marketplace che comunque, ricorrendo all’utilizzo di corrieri, non diminuiscono di troppo l’impatto ambientale del fast fashion.

Xtribe, il marketplace green per il second hand market

Con 700mila download l’app di Xtribe si è rapidamente affermata, permettendo di vendere, acquistare e barattare qualsiasi prodotto con le persone e i negozi che sono nelle vicinanze, grazie ad un sistema di geolocalizzazione integrato.

La startup, co-fondata da Mattia Sistigu, è uno di quei validi strumenti per ripensare al Natale 2019 come ad un Natale green in cui acquistare prodotti usati, vendere i propri o barattarli, comodamente nel proprio quartiere, eliminando anche le emissioni di CO2 generate dai motori dei corrieri.

“Vogliamo creare un marketplace che non solo aumenti le possibilità di incontro e di commercio all’interno delle zone frequentate dai nostri utenti ma che questo scambio sposi anche delle tematiche che per noi sono importanti come quella legata alla responsabilità di ognuno di agire nel modo più green possibile.” afferma Mattia Sistigu, COO di Xtribe.

Un sistema semplice che permette di fare economia liberandosi di ciò che non piace più e dandogli nuova vita, rimanendo coerenti con il tema caldo di quest’anno: l’attenzione all’ambiente e alla sua tutela.

 

 

I resi aumentano vertiginosamente: nel 2020 in USA arriveranno a 550 miliardi di $

I resi hanno cambiato la prospettiva dei consumatori. E stanno cambiando il mercato. Tanto che, stando a uno studio pubblicato su The Journal of Marketing, le aziende che offrono resi gratis aumentano le proprie vendite del 457%

Inevitabilmente, però, il numero dei resi sta crescendo esponenzialmente, costringendo alcuni marchi a limitarne le richieste per evitare danni e perdite. Come evidenziato da un report di Appriss Retail, lo scorso anno negli Stati Uniti il loro valore è stato di 369 miliardi di dollari, pari al 10% delle vendite. Una cifra destinata ad aumentare se non si interviene: come riporta GreenBiz, l’anno prossimo negli USA il valore dei resi toccherà la cifra record di 550 miliardi di dollari, segnando un +75% rispetto al 2016. Oltre al dato economico, tuttavia, tutto questo va ad impattare pure sulla salute del Pianeta. Infatti, come rivela il New York Times, il trasporto si piazza al primo posto tra le principali fonti di gas serra nell’atmosfera, un primato recentemente raggiunto dopo aver superato le centrali di energia. A questo si aggiunge la produzione record di imballaggi che genera grandi quantità di rifiuti che stanno mettendo in ginocchio le città.

Tra gli effetti collaterali dei resi non va, inoltre, dimenticato il packaging, con l’enorme quantità di scatole di cartone e involucri di plastica che vengono generati nel processo di restituzione: secondo quanto calcolato dalla rivista statunitense Fast Company, ogni anno negli Stati Uniti vengono spediti 165 miliardi di pacchi, un numero consistente che si traduce nell’abbattimento di 1 miliardo di alberi. L’aumento degli imballaggi sta diventando un problema anche per le città, costrette a far fronte a quantità sempre maggiori di rifiuti, una situazione che ha già costretto l’amministrazione di San Francisco ad aumentare la tassa dei rifiuti. Inoltre, come segnala il rapporto di Forter Fraud Attack Index le frodi legate ai resi costano ai retailer più di 15,3 miliardi di euro l’anno. Una questione che riguarda soprattutto i rivenditori che offrono resi in negozio: grazie alle facili opzioni di ritiro, i truffatori prendono le informazioni personali degli acquirenti, ordinano i prodotti e se ne appropriano.

Perché si rende la merce?

Come evidenziato da The Business of Fashion, tra le cause che spingono i consumatori a rendere la merce acquistata, rientra il fatto che le misure spesso non sono calcolate in modo accurato e, una volta ricevuto il capo, i clienti si accorgono che la taglia non corrisponde affatto a quella desiderata. Ma non solo, secondo la rivista Women’s Wear Daily, esistono dei veri e propri serial returne.

1)    Il compulsive shopper: non può fare a meno di acquistare grandi quantità di vestiti, tuttavia, una volta ricevuta la merce ordinata, tende a sentirsi in colpa e restituire i capi acquistati.

2)    Il wardrober: acquista un capo con l’intenzione di indossarlo per una serata e restituirlo l’indomani. Secondo The Guardian, nel Regno Unito 1 consumatore su 5 fa wardrobing e il fenomeno costa 1,7 miliardi di euro.

3)    Il social media wardrober: acquista un outfit solo per sfoggiarlo sui social, perché si sa, ogni giorno occorre un nuovo #OOTD (outfit of the day).

4)    Il bracketer: compra diverse taglie o colori dello stesso capo, riservandosi poi il diritto di provare il tutto una volta ricevuto l’acquisto e tenere solo la versione che gli sta meglio.

Per questi “consumatori compulsivi” può costituire una soluzione il fashion renting, ovvero la possibilità di affittare gli abiti per un periodo limitato. In questo modo si limitano gli errori di taglia e i sensi di colpa per una spesa “sconsiderata”. Non solo, grazie al pay-per-use, si andranno a soddisfare le esigenze di tutti quei consumatori che comprano abbigliamento a puro scopo di uso e consumo anziché di possesso.

 

Black Friday: al negozio fisico non si rinuncia, ma le info viaggiano online

Non solo online: il Black Friday all’italiana si rivela infatti un’ottima opportunità anche per i negozi fisici, dove oltre il 60% degli interessati si recherà per fare acquisti. Ecco quanto emerge da una ricerca di ShopFully – DoveConviene, che proprio in occasione del “Venerdì Nero” ha tracciato un profilo preciso del consumatore italiano dal quale emergono dati rassicuranti per i negozi tradizionali: il punto vendita fisico continua  ad offrire ai propri clienti un maggior senso di sicurezza e affidabilità, 10 volte maggiore rispetto all’online.

Ma se gli italiani si confermano affezionati a concludere l’acquisto nei negozi fisici, le informazioni per gli acquisti vengono sempre più cercate online. Dall’Osservatorio di ShopFully – DoveConviene emerge infatti che fra coloro che faranno acquisti nei negozi durante il Black Friday, circa il 30% si informerà sulle promo attraverso i volantini cartacei, mentre oltre il 90% si informerà attraverso quelli digitali, che si confermano ormai strumenti imprescindibili anche per i retailer tradizionali. Non a caso già oltre 40 grandi catene di negozi in Italia, tra le centinaia partner di ShopFully – DoveConviene, hanno avviato processi di riduzione sistematica dell’investimento sul volantino cartaceo a favore del digitale.

L’osservatorio ci racconta anche la spesa che gli italiani hanno stimato per il Black Friday: il 60% pensa di spendere tra i 50 e i 200€, il 25% fra 200 e 500€.  I più attenti alla competizione con i prezzi offerti online sono gli uomini (81% vs il 61% delle donne), che in questo specifico momento dell’anno dirigono la loro attenzione verso l’elettronica di consumo, soprattutto in negozio (77%). Le donne invece utilizzano il momento del Black Friday come un anticipo dei saldi invernali, e si concentrano sull’abbigliamento, preferendo nettamente l’esperienza del negozio tradizionale (73%) rispetto agli uomini, interessati a valutare le offerte dell’abbigliamento solo nel 36% dei casi.

“Ancora una volta viene testimoniata la centralità dei negozi fisici per gli italiani, che hanno trasformato un evento digital in un’occasione per fare shopping di persona” commenta Marco Durante, Country Manager di ShopFully – DoveConviene “I dati evidenziano anche però come si rafforzi il ruolo dello smartphone nel prepararsi allo shopping in negozio: ne è prova il numero di coloro che dichiarano di consultare il volantino digitale per gli acquisti. Questi numeri confermano un trend già consolidato: gli italiani comprano nel negozio fisico ma si informano sul digitale”.

 

Food on line: in Italia il settore vale 1,6 miliardi di euro

Il settore del Food&Grocery registra una delle più alte frequenze di acquisto (circa 7 volte in un anno), soprattutto grazie alla diffusione del food delivery: negli ultimi 12 mesi, infatti, un terzo degli eShopper italiani ha comprato online beni alimentari e bevande e il 72% degli ordini con consegna in un giorno nell’alimentare è rappresentato dal pasto a domicilio. Le recensioni online sono la fonte principale per gli utenti che acquistano cibo online (30,3%), seguite dai siti web dei brand (25,5%) e dai marketplace (24,8%).
Il mercato dell’e-commerce alimentare nel mondo vale 58 miliardi di euro, 14,9 miliardi in Europa e 1,6 miliardi in Italia. Sono oltre 1,5 miliardi le persone che acquistano alimentari online in tutto il mondo, vale a dire due terzi degli acquirenti online a livello globale (oltre 2 miliardi). In Europa sono più di 167 milioni le persone che acquistano food online: in Italia sono 9 milioni, contro i 19 milioni del Regno Unito, i 18 milioni in Germania, i 13,5 milioni in Francia e i 10 milioni in Spagna.

Questi i dati salienti presentati in occasione della terza edizione di Netcomm Focus Food, l’appuntamento di riferimento sull’evoluzione digitale per il settore del Food&Grocery promosso da Netcomm in collaborazione con TUTTOFOOD.

Stiamo osservando un cambiamento delle modalità di accesso ai prodotti alimentari, che non avviene solo online, ma con metodi di consegna innovativi, come il click&collect in store o il drive-in, e con soluzioni sempre più semplici, come l’abbonamento o la disponibilità di liste della spesa preimpostate. Anche in questo caso, la personalizzazione è la chiave dello sviluppo di questi servizi, basti pensare a quelli sempre più diffusi di meal-kit, che consentono di ricevere un pacco con tutti gli ingredienti necessari per realizzare una cena a casa: un servizio che va oltre la mera consegna dei prodotti e che aggiunge un forte elemento esperienziale.” Commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “L’esperienzialità diventa così un fattore importante che gli operatori del digital food devono sfruttare, semplificando il cosiddetto food journey, che oggi si presenta particolarmente articolato in ogni sua fase: dalla selezione all’ordine, dal pagamento alla consegna. Modalità di selezione dei prodotti diverse rispetto allo scaffale in negozio, ordini complessi e lunghi spesso effettuati in mobilità e servizi di consegna e di pagamento in divenire sono alcuni degli elementi che le aziende devono semplificare, innovando l’esperienza di acquisto.”

La crescita degli acquisti online nel food è inarrestabile anche in Italia: il settore vale 1,6 miliardi di euro nel nostro Paese e segna un incremento del 42% rispetto allo scorso anno; si tratta del comparto online che nel 2019 cresce con il ritmo più sostenuto, a fronte del +15% dell’eCommerce nel suo complesso. Tuttavia, nonostante la sua dinamicità, il Food&Grocery online ha una incidenza ancora marginale in Italia, pari al 5% sul totale eCommerce B2c italiano, che vale 31,6 miliardi di euro.
Gli acquisti online dei consumatori italiani, su siti sia italiani sia stranieri, in questo settore incidono ancora poco sul totale degli acquisti retail; la penetrazione infatti supera di poco l’1% ed è pari a circa un sesto di quella media dei prodotti (6%).
Lo sviluppo deciso del Food Delivery è dovuto alla crescita della copertura nei centri di medio-grandi dimensioni. In questi anni i player hanno investito per attivare il servizio in nuove città e per aumentare l’offerta disponibile. Oggi, infatti, il 93% delle città italiane con popolazione superiore ai 50.000 abitanti è coperto da servizi di consegna a domicilio (era solo il 74% nel 2017) e circa un abitante su due (47%) può ordinare online piatti pronti (nel 2017 il servizio di Food Delivery era accessibile solo a un terzo della popolazione italiana).

 

AliExpress apre l’11.11 Global Shopping Festival a tutti i consumatori

AliExpress estenderà la partecipazione all’11.11 Global Shopping Festival, ai consumatori di tutto il mondo. Quest’anno, infatti, darà per la prima volta la possibilità ai venditori locali di Italia, Spagna, Russia e Turchia, presenti sulla piattaforma, di prendere parte al più grande evento al mondo dedicato allo shopping online.

“AliExpress mira a diventare un punto di riferimento lifestyle per i venditori e i consumatori di tutto il mondo”, ha dichiarato Wang Mingqiang, General Manager di AliExpress. “Quest’anno, attraverso il coinvolgimento di PMI e venditori esteri al prestigioso 11.11 Global Shopping Festival di Alibaba Group rappresenta solo l’inizio del nostro impegno nel portare sempre più realtà estere sulla nostra piattaforma, aiutandole a crescere e ad essere competitive sui mercati internazionali”.

Il “Self-gifting” si evolve in qualcosa di più grande

In Cina l’11.11 è conosciuto come il “Single Day” perché a livello grafico la data ricorda quattro bastoncini, un termine usato solitamente per riferirsi agli uomini e alle donne single. All’inizio degli anni ’90 un gruppo di studenti di un college cinese ha reso famoso l’11 novembre come giorno in cui sensibilizzare contro la percezione negativa dell’essere single. L’Executive Chairman e CEO di Alibaba, Daniel Zhang, ha poi scelto questa ricorrenza ancora poco conosciuta per portare sul mercato quella che all’epoca era la nuova business unit di Alibaba, Tmall, incoraggiando le persone single a prendersi cura di sé stessi e regalarsi qualcosa in questa giornata.

Nel corso degli ultimi dieci anni, l’11.11 si è trasformato in un evento nazionale dedicato allo shopping non più pensato solamente per le persone single. Oggi rappresenta il più grande evento di shopping al mondo di 24 h, arrivando a superare, per volume di vendite, il Black Friday e il Cyber Monday negli USA. Per molti anni, i venditori internazionali hanno utilizzato l’11.11 per vendere i propri prodotti ai consumatori cinesi sulle piattaforme Tmall e Tmall Global. Di recente, inoltre, l’evento ha attirato i consumatori cinesi al di fuori del Paese e altri acquirenti internazionali.

Ora, nell’evento dell’undicesimo anno, ancora più consumatori di tutto il mondo possono partecipare e godersi le migliori offerte dell’anno grazie ad AliExpress.

Superare i confini per liberare il potenziale delle PMI locali

L’edizione di quest’anno sarà focalizzata su “nuovi consumi”, “new business” e sulla creazione di una società più green. Ci saranno pop-up promozionali oltre ad attività online e offline in 35 città in 15 Paesi e regioni.

“L’11.11 non è solamente un festival dedicato ai consumatori cinesi”, ha dichiarato Jiang Fan, Presidente delle piattaforme Tmall e Taobao di Alibaba. “E’ una festa per 900 milioni di consumatori di tutto il mondo che fanno parte dell’universo di Alibaba”.

Coerentemente con la vision di Alibaba Group focalizzata sulla globalizzazione, AliExpress vede nelle PMI dei player in grado di ricoprire un ruolo fondamentale nella diffusione dell’e-commerce in tutto il mondo. Per questo motivo si impegna concretamente nel supportare il loro sviluppo, superando le barriere commerciali con l’obiettivo di permettere di fare business ovunque nel mondo. Grazie al supporto di AliExpress e gli insight sull’ottimizzazione del brand e sulle strategie di marketing, per i venditori locali l’11.11 Global Shopping Festival rappresenta una grande opportunità per poter lanciare i propri prodotti ed entrare in contatto con i consumatori, sia a livello locale che globale.

11.11 Global Shopping Festival

L’11.11 Shopping Festival è iniziato nel 2009 con solamente 27 venditori con l’obiettivo di promuovere lo shopping online. Nell’edizione dello scorso anno sono stati quasi 180.000 i merchant che hanno partecipato all’evento, con un volume di transazioni pari a RMB 213.5 miliardi (USD 30.8 miliardi) nell’arco di 24 ore.

Giglio Group gestisce in esclusiva l’e-commerce di Harmont & Blaine

Alessandro Giglio

Harmont & Blaine e Giglio Group hanno sottoscritto un importante accordo che affida a quest’ultimo, in esclusiva, la gestione a livello internazionale delle attività di e-commerce e lo sviluppo di un progetto innovativo di omnicanalità all’interno dei punti vendita Harmont & Blaine.

L’accordo prevede la gestione in completo outsourcing, di tutte le fasi delle attività e-commerce. Inoltre, la strategia mira a sviluppare un progetto di omnicanalità che, grazie alla sua esclusiva tecnologia, fornirà al brand funzioni in grado di integrare in maniera efficiente ed efficace tutti i punti vendita fisici con il negozio virtuale, arricchendo e customizzando l’esperienza di vendita per i suoi consumatori.

Il primo step del progetto prevede il lancio di nuovo sito per i primi di novembre. Attraverso le 4 hub del provider digital e l’avanguardia tecnologica raggiunta, il brand migliorerà non solo l’esperienza di vendita ma anche l’efficienza nei mercati stranieri che già ad oggi rappresentano una fetta importante del business on-line.

L’accordo si inserisce in un quadro di crescita importante che i due brand si prefiggono nei prossimi anni rendendo questa collaborazione strategica sia per Harmont & Blaine che per Giglio Group.

Paolo Montefusco, CEO di Harmont & Blaine SpA, dichiara: ‘‘Già da qualche anno Harmont & Blaine ha puntato i riflettori sul digital, registrando trend di crescita del .com importanti: +30% nel 2017 e +39% nel 2018. Anche il 2019 sta performando estremamente bene – con un online a +30% YTD – e riteniamo che sia solo l’inizio. Grazie a questo nuovo importante progetto e al know-how del Gruppo Giglio, riusciremo a dare un boost ancora maggiore non solo al web ma a tutta la rete vendita per offrire al nostro consumatore un’esperienza sempre più contemporanea e dinamica.”

Alessandro Giglio Presidente e Amministratore Delegato di Giglio Group, commenta: “Sono felice di questa collaborazione con un’azienda Italiana famosa come Harmont & Blaine: per noi rappresenta l’ulteriore conferma di una presenza significativa e riconosciuta in un comparto strategico come quello del fashion”.

Alessandro Santamaria, Managing Director, commenta: “La partnership con H&B rappresenta una importante sfida per la crescita e il consolidamento del posizionamento digitale del Brand, sfida che abbiamo colto con molto entusiasmo sviluppando una innovativa strategia omnicanale in grado di incrementare le vendite in tutti i canali distributivi fisici e online grazie anche a importanti logiche di Crm.”    

Fashion & Lifestyle volano negli acquisti on-line

Foto di Free-Photos da Pixabay

Sono il Fashion & Lifestyle le categorie più acquistate online: a dirlo è lo studio netRetail, condotto da Kantar in collaborazione con Netcomm. Sul tema si sono espressi Federico Capeci, CEO Italy, Greece & Israel – Insights Division – Kantar e Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, al Netcomm FOCUS Fashion & Lifestyle, evidenziando come i Brand siano oggi in una fase critica di definizione della loro vision in relazione alla presenza online.

Il Fashion Consumer Journey vede fra i touchpoint più utilizzati le Online Reviews, seguono le visite nei punti vendita ma anche le properties dei Brand. Quello che colpisce, è che poi gli acquisti effettivi avvengano prevalentemente sui Marketplace, mentre gli ambienti di Brand non riescono (dove presenti) a convertire. Solo il Beauty riesce a valorizzare la forza del Brand, capitalizzandone il valore con conversion sui Brand Asset decisamente più elevato rispetto alla categoria Fashion.

Spazio alla personalizzazione

“Oggi, e sempre più in futuro, la chiave della competitività per le aziende che operano nel commercio digitale sta nel rendere sempre più personalizzata l’esperienza di acquisto dei consumatori. I giovani italiani che acquistano online sono infatti sempre più esigenti e attenti al tema ecologico: il 53% dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni dichiara di voler ricevere pacchi con incluso il materiale per effettuare il reso e il 39% degli stessi preferisce spedizioni ecosostenibili per ricevere i propri acquisti.” Commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “In questo scenario le tecnologie stanno già ridisegnando tutta la filiera dell’industria dell’abbigliamento: il punto di partenza è la previsione della domanda e l’intelligenza artificiale è tra le tecnologie più impattanti nell’industria del fashion retail, grazie alla possibilità di disegnare collezioni e nuovi prodotti sulla base dei dati di tendenze del settore, proponendo un’offerta sempre più personalizzata.”

Le reason why d’acquisto

Ma quali sono le motivazioni effettive, i benefit percepiti dell’e-shopping? Attualmente il prezzo, fondamentalmente, poi a seguire l’ampiezza della gamma, la purchase experience.

Il Marketplace facilita l’incontro Brand-Consumer, rende disponibili esperienze estremamente customer-centriche e coinvolgenti, facilita acquisti cross-border, offre volumi, razionalizza l’acquisto, riducendo l’impatto della Brand Equity e dunque indebolendo la relazione Brand-Consumer.

“Siamo oggi, nel contesto eCommerce, in una situazione simile a quella già vista, anni fa, con lo sviluppo della Grande Distribuzione nel Grocery – ha commentato Federico Capeci, CEO Italy, Greece & Israel – Kantar, Insights Division. La piramide motivazionale sembra essersi spostata verso aree prettamente razionali dell’acquisto, ma il lavoro del Marketing è proprio quello di saper costruire quel legame emozionale, quella distintività, in grado di sostenere un “premio” per il nostro prodotto, premio che nel Fashion, nel Beauty, nel Design, e ancor più nel Luxury è fondamentale nella costruzione del valore della marca.”

“I Brand sono oggi nella condizione di dover trovare l’equilibrio adeguato – ha continuato Federico Capeci – fra un approccio di breve termine, chiaramente focalizzato sulle performance di vendite nei marketplace, ed un ruolo più alto dell’eCommerce, integrato con asset più focalizzati sul Brand, dove lo storytelling può sostenere un posizionamento strategico della marca, una vision di medio-lungo termine e costruire Brand Equity e valore per il Consumatore. I Brand più sensibili sono già attivi in questa direzione, per costruire un Marketing integrato che nell’eCommerce può veramente vedere collassare stores, product information, packaging, demand generation ed experience tutto in uno stesso momento di contatto.”

Vino ed e-commerce, meno social ma di qualità e un focus sugli autoctoni

Vino ed e-commerce: qual è lo stato dell’arte? Ce lo racconta la  sesta edizione della ricerca condotta da Omnicom PR Group Italia, società di consulenza strategica in comunicazione attiva.

Ne emerge che si comunica su meno canali social ma che quelli prescelti sono di qualità più elevata. Inoltre è in crescita l’e-commerce proprietario, visto come opportunità per estendere il dialogo con i consumatori, quanto alla content strategy, infine, il focus è sui vitigni autoctoni. Opportunità ancora da cogliere su user experience dei siti, assistenza clienti via chat e utilizzo formati Podcast per raccontare vino e territorio.    

Vediamo adesso come nel 2019 si è evoluto il comparto digitale

I canali social

Instagram continua a crescere rispetto a tutti gli altri social, con un incremento di follower del 71% rispetto al 2018, segno di un crescente interesse verso il social network da parte dei brand ma anche da parte dei giovani verso il mondo del vino. Non solo, oggi sono 17 su 25 le aziende ad avere un account ufficiale (contro le 15 del 2018 e le 6 del 2014). Facebook rimane stabile con 21 aziende su 25 ad avere un account ufficiale mentre migliora la frequenza di aggiornamento settimanale (72% delle cantine nel 2018 contro l’84% del 2019). YouTube e Twitter non invertono il trend degli ultimi anni, risultano poco presidiati e aggiornati (il primo utilizzato spesso come “archivio”, il secondo per comunicare sporadicamente news sull’azienda).

e-commerce

Nell’epoca di Amazon e dei player specializzati in e-commerce del vino è interessante notare che – negli ultimi 12 mesi – le aziende con e-commerce proprietario sono passate da 3 su 25 (2018) a 6 su 25 (2019).  Una controtendenza quindi, forse guidata dalla volontà di accompagnare il consumatore lungo tutto il percorso d’acquisto, senza lasciare a terze parti – nell’ultimo miglio – storytelling, packaging del prodotto e assistenza clienti. 

Autoctoni, food pairing e sostenibilità

Tutte le aziende menzionano, a vario titolo, i vitigni autoctoni (nel 2018 erano il 64%, nel 2014 solo il 19%).

Varia il livello di approfondimento: alcune cantine non si limitano a citarli, ma dedicano spazio alla descrizione dei vitigni e alla scelta di utilizzo, altre dedicano particolare attenzione al tema con un’intera sezione del loro sito.

13 cantine su 25 (52%) fanno riferimento a percorsi di degustazione (nel 2018 erano il 40%, solo il 15% nel 2014). Interessante il trend del “food pairing” (abbinamenti vino-cibo) che vede 10 aziende su 25 protagoniste.

Seppur con diversa intensità, nel 2019 il 100% delle aziende (76% nel 2018 e 37% nel 2017) tratta il tema sostenibilità menzionando certificazioni, efficienza energetica, gestione sostenibile delle risorse naturali e agricoltura priva di pesticidi.

Lingue e chat

Le aziende scelgono di comunicare principalmente in lingua italiana e inglese sui loro siti. Nel 2019, dopo l’italiano (25 su 25), abbiamo l’inglese (21 cantine su 25) seguito dal tedesco (7 su 25), cinese (3 su 25) e russo (2 su 25).  Sui social, 10 aziende su 25 propongono contenuti in lingua straniera. Di queste 10, solo 5 hanno pagine interamente dedicate a mercati esteri.

Per ciò che concerne le chat – quasi tutte su Messenger – solo 12 aziende su 25 hanno risposto a richieste di informazioni.

Opportunità: Podcast, user experience e link-in

Nessuna azienda offre Podcast, aree di miglioramento arrivano anche dall’user experience di alcuni siti, concepiti fino ad oggi per essere solo una vetrina di prodotti (solo 8 su 25 hanno un punteggio superiore al 7 in una scala da 1 a 10) e poco ingaggianti con i visitatori.

Infine, continuano ad essere importanti in ottica SEO (Search Engine Optimization) i siti esterni di qualità (link-in) che rimandano ai website delle cantine, su questo un buon lavoro di ufficio stampa e digital PR può aiutare molto.

Classifica presenza online delle prime aziende vinicole italiane per fatturato

 

*Classifica “Indagine sul settore vinicolo”, Ufficio Studi Mediobanca (Milano, 4 aprile 2019)
 Periodo di riferimento per l’analisi: 20-27 maggio 2019

 

Per l’edizione 2019, a guidare la classifica c’è Frescobaldi. Segue al secondo posto, Mezzacorona. Conferma il suo terzo posto Masi Agricola e chiude in quarta posizione Villa Sandi

 

Metodologia

Omnicom PR Group Italia, società di consulenza strategica in comunicazione attiva con oltre 80 uffici in 30 Paesi, che ha analizzato la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato secondo l’indagine Mediobanca 2019, confrontando i risultati con i trend rilevati dal 2014.

 

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