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Torna la Open Week di Noi Distribuzione per chi vuole lavorare nel retail

Un’intera settimana dedicata a far conoscere ai giovani le opportunità di lavoro e di crescita professionale offerte dalle imprese del retail moderno. Dopo il successo della prima edizione del 2025, torna la Open Week di Noi Distribuzione. L’appuntamento è dal 2 al 6 marzo 2026, con un calendario di attività delle aziende – come workshop, testimonianze, career e recruiting day – e opportunità di candidatura diretta con l’obiettivo di favorire occasioni di contatto con coloro che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro o che sono interessati a intraprendere una carriera professionale nel retail.

L’OCCUPAZIONE FEMMINILE INCIDE PER OLTRE IL 62%
In Italia la distribuzione moderna conta circa 450.000 lavoratori. Secondo la nuova edizione della ricerca realizzata da Federdistribuzione in collaborazione con PwC Italia, basata sui dati consolidati del 2024 di un campione rappresentativo delle imprese del settore, i contratti a tempo indeterminato rappresentano l’86,3% del totale, una quota superiore rispetto alla media nazionale. Significativo anche il tasso di occupazione femminile, pari al 62,1%, ben al di sopra della media italiana del 42,5%, mentre la quota di giovani donne occupate under 30 raggiunge il 20%, contro una media nazionale del 12%.
Quanto all’aspetto anagrafico, la fascia di lavoratori over 50 è salita al 30,2%, in linea con l’andamento demografico del Paese; il 18% degli occupati del settore ha meno di 30 anni, mentre il 51,7% si colloca tra i 30 e i 50 anni.

LE FIGURE PIÙ RICHIESTE
La distribuzione moderna ha registrato un aumento degli occupati dell’1,6% tra il 2018 e il 2024. Considerando nuove assunzioni, inserimento di nuovi profili professionali e sostituzione delle uscite, si stima per le imprese del retail moderno un fabbisogno di circa 20.000 posizioni nel 2026. È quanto emerge da una nuova analisi condotta sempre da Federdistribuzione, che conferma anche per quest’anno come le figure più richieste dalle aziende del settore riguardino l’area dei servizi operativi, che concentrano quasi il 90% della domanda.
Tra i profili più ricercati figurano anche l’addetto alle vendite e lo specialista nel settore alimentare, seguiti dalle posizioni nei comparti del “fai da te” e dell’arredamento, dagli addetti alle vendite nel comparto beauty e da altri ruoli legati all’evoluzione tecnologica e a professionalità tecniche specifiche.

UN’OCCASIONE CONCRETA DI INCONTRO CON I GIOVANI
La seconda edizione della Open Week di Noi Distribuzione conferma l’impegno delle imprese del retail moderno nel creare occasioni concrete di incontro con i giovani che si affacciano al mondo del lavoro – dichiara Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione –. Il nostro è un settore dinamico, capace di offrire opportunità professionali diversificate e percorsi di crescita, sia nel comparto alimentare sia nel retail specializzato. In un contesto segnato da cambiamenti demografici, trasformazioni tecnologiche e cambiamenti sociali, la distribuzione moderna continua a investire nelle persone, nei territori e nell’innovazione, mantenendo una solida tenuta occupazionale anche in questa fase complessa. Con la Open Week vogliamo porre l’accento sul valore del lavoro e delle competenze nel nostro settore e far conoscere da vicino le tante opportunità di imprese che svolgono un servizio essenziale per milioni di persone e per l’economia del Paese”.

La Gdo alla prova della sostenibilità

Le imprese della Gdo giocano d’anticipo sulla sostenibilità. Con l’obiettivo di essere pronte in vista dell’adozione dei nuovi standard ESRS previsti dalla direttiva Ue Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), oggetto di revisione del Pacchetto Omnibus che punta a semplificare gli obblighi di sostenibilità per le imprese, posticipando al 2028 l’obbligo di rendicontazione per le grandi imprese non quotate. L’analisi contenuta nel Report di Sostenibilità di Settore della Distribuzione Moderna 2025 di Federdistribuzione evidenzia come il 94% delle imprese sia già impegnato nell’allineamento ai requisiti della nuova direttiva europea, l’80% intenda pubblicare un bilancio di sostenibilità volontario già nel 2025 e il 59% abbia definito una strategia di sostenibilità con obiettivi quantitativi. La sostenibilità è entrata a pieno titolo nella governance aziendale del settore: il 71% delle imprese ha una o più figure con deleghe formali alla sostenibilità, mentre quasi la metà, il 47%, possiede un sistema di gestione dei rischi aziendali che include quelli legati agli ESG. Il Report, realizzato con il supporto di Altis Advisory, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è giunto alla sesta edizione ed evidenzia l’impegno crescente delle imprese del settore retail nei diversi ambiti di sostenibilità.

IL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Dall’analisi emergono risultati positivi in termini di efficientamento energetico e riduzione delle emissioni. Tra il 2022 e il 2023 il comparto alimentare ha registrato una riduzione dell’intensità energetica del -9% in rapporto al fatturato e del -4% per metro quadro. Il comparto del retail specializzato mostra una riduzione dell’intensità pari al -10% sul fatturato e al -7% sulla superficie di vendita. Inoltre, il 41% delle aziende dichiara una riduzione delle emissioni negli ultimi tre anni superiore al 10% e l’88% ha attivato azioni di efficienza energetica nei propri punti vendita, mentre il 65% ha sistemi di monitoraggio GHG (Greenhouse Gas Protocol), il principale standard internazionale per la misurazione, gestione e rendicontazione delle emissioni di gas a effetto serra. Il 53% delle imprese ha anche definito una strategia con obiettivi sulle emissioni Scope 1 e 2, mentre il 47% già traccia le emissioni Scope 3.

ECONOMIA CIRCOLARE E USO RESPONSABILE DELLE RISORSE
Il 94% delle imprese ha implementato una strategia specifica per la gestione degli imballaggi, mentre l’82% ha attivato sistemi di tracciamento per rifiuti pericolosi e non pericolosi e il 59% dispone di politiche formalizzate in materia di gestione circolare. Il 71% delle imprese ha adottato una politica sugli impatti di materie prime, rifiuti ed economia circolare, mentre il comparto alimentare è fortemente impegnato nel contrasto allo spreco alimentare: il 100% delle imprese ha attive partnership con organizzazioni dedicate alla redistribuzione delle eccedenze e il 91% dispone di sistemi di controllo per il monitoraggio in termini di peso delle donazioni effettuate.

LAVORO E GESTIONE DEI COLLABORATORI
Il 41% delle aziende ha adottato delle policy dedicate alla gestione degli impatti sui lavoratori, mentre il 35% affronta questi temi nel proprio Codice Etico. Sono diffusi strumenti di ascolto e coinvolgimento dei collaboratori (73%), piani di welfare strutturati (47%) e iniziative per la parità di genere, con il 71% delle aziende che monitora il gender pay gap e che ha attivato almeno un’iniziativa con l’obiettivo di ridurlo nel tempo, a dimostrazione di una crescente attenzione verso il tema della parità di genere.

LE COLLABORAZIONI DI FILIERA
Cresce l’attenzione del settore. Il 71% delle aziende ha adottato un codice di condotta per la supply chain e l’83% ha implementato un processo di selezione dei fornitori che include criteri di sostenibilità, mentre il 76% delle aziende ha già avviato collaborazioni con i supplier in ottica ESG e il 77% ha una policy per valutare il rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale dei fornitori. Inoltre, la metà delle imprese (54%), ha formalizzato una procedura di due diligence o audit sui diritti umani e dei lavoratori sulla catena di fornitura.

LE INIZIATIVE A FAVORE DELLE COMUNITÀ LOCALI
Il 100% delle imprese ha attivato delle iniziative per le comunità locali, in particolare nei settori dell’educazione (65%), della salute, cultura e sport (59%) e dell’ambiente (47%). Il 76% pur realizzando iniziative concrete, non include questa tematica in documenti formali. C’è l’opportunità per il settore di rafforzare l’approccio strategico su questo ambito, oggi presidiato soprattutto in chiave progettuale.

IL RAPPORTO CON I CONSUMATORI
Il contatto diretto con milioni di persone è un elemento distintivo della Gdo. Il 94% delle aziende ha formalizzato politiche per garantire qualità e sicurezza sui prodotti e servizi, mentre il 100% dichiara di aver implementato strumenti specifici per la raccolta di feedback da parte dei consumatori. In ambito alimentare, la marca del distributore emerge come elemento strategico per il presidio diretto della qualità dell’offerta, per la trasparenza nella comunicazione verso il consumatore e per lo sviluppo di linee di prodotto con caratteristiche di sostenibilità. Non ultimo, il 71% delle imprese attua politiche di prezzo al fine di favorire l’accessibilità ai consumatori appartenenti a categorie economicamente vulnerabili.
Le nostre imprese dimostrano di essere pronte all’evoluzione del contesto normativo – dichiara Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione – e stanno integrando sempre più la sostenibilità nei propri modelli di business. Il contatto quotidiano con milioni di persone conferisce al retail moderno una responsabilità sociale, ambientale ed economica importante, ma è anche un’opportunità: quella di orientare comportamenti virtuosi a monte e a valle della filiera, ossia verso produttori e consumatori, generando così valore condiviso. È essenziale che questo impegno, che ha già portato a importanti investimenti da parte delle imprese, sia accompagnato da politiche e normative coerenti e stabili, capaci di sostenere il settore lungo un percorso di transizione che deve essere sostenibile per tutti”.
Le imprese del retail moderno stanno reagendo con prontezza alle sollecitazioni, normative ma non solo – sostiene Stella Gubelli, Amministratore Delegato di Altis Advisory, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – orientando l’attenzione agli impatti sociali e ambientali generati. Oggi, per le imprese della distribuzione moderna le scelte di sostenibilità non sono ‘solo’ un insieme di azioni, ma parte integrante dei modelli di business, della governance, delle politiche di gestione e delle relazioni lungo tutta la catena del valore. La sfida resta aperta: per consolidare i progressi compiuti è fondamentale continuare nel percorso di integrazione, con un impegno costante che si fondi su visione strategica, collaborazione tra attori e responsabilità condivisa”.

LA PAROLA AGLI ITALIANI
Negli ultimi anni, l’interesse degli italiani per la sostenibilità ha subito un rallentamento, passando dal 30% al 24%, complice l’instabilità geopolitica ed economica. Tuttavia, l’80% ritiene urgente cambiare i comportamenti di acquisto e di consumo, l’84% chiede alle aziende un impegno sociale e il 78% acquista da brand che riflettono i propri valori. Tre leve guidano l’adozione della sostenibilità: paura del cambiamento climatico (22%), etica (meno di 1 su 10) e qualità (70% associa sostenibilità a qualità e innovazione). Sono questi alcuni dei dati che emergono dal contributo indipendente curato da Ipsos Italia e incluso all’interno del Report di Federdistribuzione. Ipsos sottolinea anche come sia in crescita l’apprezzamento degli italiani verso le insegne retail impegnate sulla sostenibilità e come sia fondamentale per le imprese costruire fiducia attraverso valori condivisi, esperienze autentiche e comunicazioni credibili.
L’innovazione digitale, se integrata strategicamente, consente alle imprese di migliorare produttività, efficacia e modelli di business. Lo sottolinea l’analisi curata da Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, ospitata nel Report. Per una transizione digitale e sostenibile efficace è fondamentale adottare una strategia a lungo termine basata sulla valutazione della maturità aziendale e su interventi immediati. Un processo che può, inoltre, valorizzare l’individuo attraverso approcci “human-tech” che sostituiscono o affiancano l’essere umano o che adattano la tecnologia alle esigenze personali, coinvolgendo attivamente i beneficiari.

Federdistribuzione: a febbraio la prima open week dedicata al retail

Si terrà dal 17 al 21 febbraio la prima “Open Week” di Noi Distribuzione: in diverse città italiane sono previsti incontri, testimonianze, career day e recruiting day dedicati a chi desidera avvicinarsi al mondo del lavoro nel retail. Un’occasione per chi, soprattutto tra i più giovani, si affaccia al mondo del lavoro e vuole entrare in contatto con aziende che quotidianamente offrono un servizio essenziale a milioni di persone, scoprendo le opportunità di inserimento e di crescita professionale che offrono. L’iniziativa è organizzata da Noi Distribuzione, un progetto sostenuto dalle imprese associate a Federdistribuzione per raccontare con voce nuova il settore e le storie di chi ogni giorno ci lavora con passione.

Secondo una ricerca a cura di Federdistribuzione e PwC Italia, il settore distributivo impiega oltre 440 mila lavoratori, con una forte stabilità lavorativa: i contratti a tempo indeterminato rappresentano l’86,5% del totale, un dato di 3 punti percentuali sopra la media nazionale, così come il tasso di occupazione femminile che nel settore è pari a 61,1%, sopra la media italiana del 42%. Se si guarda all’occupazione giovanile femminile, la percentuale di donne occupate sotto i 30 anni è pari al 19%, contro la media nazionale del 12%. L’apertura del lavoro ai giovani è un altro dei tratti distintivi del retail moderno: nonostante la quota di over 50 sia salita al 28%, in linea con l’andamento demografico del Paese, circa il 18% degli occupati del settore ha meno di 30 anni, mentre il 54% dei lavoratori ha tra i 30 e i 50 anni. La distribuzione moderna è un settore in continua crescita, che ha registrato un incremento di occupati del +3,9% tra il 2018 e il 2023 e che investe in innovazione, trainato da digitalizzazione e introduzione di nuove tecnologie, tenendo sempre al centro le persone. Da una recente analisi condotta da Federdistribuzione, le figure più richieste nel 2025 dalle imprese del settore vedono in testa quelle dell’area dei servizi operativi (quasi il 90%), con l’addetto alle vendite e lo specialista nel settore food tra i profili più ricercati dalle aziende, rispettivamente 29% e 12%. Ma non mancano nuovi ruoli legati all’evoluzione tecnologica e professionalità tecniche specifiche.

“Le imprese del retail moderno sono un motore fondamentale dello sviluppo economico e sociale del Paese e generano occupazione nei territori attraverso investimenti importanti. Anche il mercato del lavoro nella distribuzione moderna sta affrontando una fase di trasformazione per effetto di diverse dinamiche in corso: dal progressivo inverno demografico nazionale, ai cambiamenti nella piramide dei valori, soprattutto tra i più giovani, fino alle nuove tecnologie, tra cui l’introduzione dell’intelligenza artificiale. Il nostro è un settore che ha dimostrato non solo di aver mantenuto una tenuta occupazionale rilevante anche negli anni complessi della pandemia, ma di essere cresciuto, sviluppando nuovi modelli e ruoli professionali. Per questo motivo è importante sostenere un’iniziativa come quella della Open Week di Noi Distribuzione, che permette ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro di scoprire le tante opportunità per sviluppare il proprio talento all’interno di un settore dinamico, in continua evoluzione, fatto di persone che, ogni giorno, lavorano con passione per garantire un servizio essenziale a milioni di cittadini” ha dichiarato Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione.

Il calendario completo con gli eventi organizzati dalle aziende è disponibile qui

Inflazione stabile a ottobre ma i consumi stentano a ripartire

Secondo i dati diffusi da Istat, a ottobre i prezzi al consumo hanno evidenziato un indice generale di inflazione in leggera risalita con un +0,9% su base annua, mentre il carrello della spesa segna una crescita con un +2,2% su base tendenziale.

Nel mese di ottobre i dati sull’andamento dei prezzi confermano un quadro generale caratterizzato da una situazione stabile dell’inflazione. Il comparto alimentare registra una accelerazione riferibile in particolare ai beni alimentari non lavorati. Il calo a ottobre dell’indice del clima di fiducia da parte dei consumatori sottolinea come rimanga una situazione di incertezza, che impegna le imprese della distribuzione moderna a mantenere alta l’attenzione a tutela del potere d’acquisto delle famiglie per garantire su tutto il territorio nazionale un’offerta di qualità a prezzi convenienti.

Allo stesso tempo, il settore del retail moderno nel suo complesso ha la necessità di continuare a investire nello sviluppo e per far fronte alle sfide di un contesto economico, tecnologico e delle abitudini di consumo in continuo cambiamento. Investimenti che generano ricadute positive per il territorio, nelle comunità locali in termini occupazionali, progettualità di rigenerazione urbana, contrasto ai fenomeni della desertificazione commerciale e del consumo di suolo. È dunque fondamentale, per Federdistribuzione, che la Legge di Bilancio 2025 venga incardinata nella prospettiva di sostegno ai redditi delle famiglie e di facilitazione degli investimenti e delle opportunità di crescita delle imprese.

Inflazione in lieve calo ad agosto, ma i consumi non decollano

I dati diffusi dall’Istat relativi ai prezzi al consumo del mese di agosto evidenziano, rispetto al mese precedente, un indice generale di inflazione in leggero calo con un +1,1% su base annua. Il carrello della spesa segna una lieve crescita con un +0,9% su base tendenziale, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto decelerano all’1,1% dall’1,8% del mese precedente.

Anche ad agosto si conferma un trend di stabilizzazione della crescita dei prezzi. Tuttavia lo scenario economico rimane contraddistinto dalla fragilità dei consumi, evidente anche dall’andamento sotto le attese dei saldi estivi, soprattutto in alcuni comparti come quello dell’abbigliamento. La prospettiva di scenario rimane ancora incerta a causa sia delle diverse tensioni geopolitiche sia dell’impulso inflazionistico di alcune materie prime, quali ad esempio caffè e cacao, che potrebbe determinare, in prospettiva, qualche ulteriore effetto sui prezzi al dettaglio.

In questo contesto il sostegno ai consumi, al potere di acquisto delle famiglie e alle filiere di eccellenza del Made in Italy rimane un obiettivo prioritario per l’economia del Paese. In tale prospettiva anche quest’anno Federdistribuzione ha aderito alla convenzione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) che introduce uno sconto del 15% sul plafond di spesa della carta “Dedicata a te”, riservata alle famiglie economicamente più fragili e che da settembre sarà utilizzabile per acquistare i beni alimentari di prima necessità all’interno dei punti vendita delle aziende distributive aderenti all’iniziativa.

Più occupati nel retail: addetto vendite e specialista food le figure maggiormente ricercate

Sono oltre 440 mila gli occupati nel settore distributivo del retail con un trend in crescita del +7% tra il 2018 e il 2022 e con un aumento degli addetti over 50, che rappresentano quasi il 24% del totale. Il numero degli occupati under 30 è pari al 19,5%, maggiore della media italiana (13%); la tipologia contrattuale più diffusa nel settore è il tempo indeterminato (86%) mentre l’incidenza del part-time è del 44%; l’occupazione femminile raggiunge il 63%, superiore alla media nazionale del 42%. Cresce il turnover, passato dall’8,2% del 2021 al 13,3% del 2022. Sono alcuni dei dati emersi dalle elaborazioni di PwC e dalle ricerche condotte in collaborazione con ADAPT su un campione rappresentativo delle aziende associate a Federdistribuzione, presentate in occasione del convegno “Il lavoro nel settore retail 2030. La sfida del lavoro sostenibile per i lavoratori e imprese”, organizzato da Federdistribuzione e ospitato e patrocinato dal CNEL, con la partecipazione di politici, organizzazioni sindacali ed esperti.

Dai dati raccolti dalle aziende risulta che nel 2024 i profili più ricercati nel settore retail riguardano l’area dei servizi operativi (90,3%), in particolare l’addetto alle vendite (61,6%) e lo specialista settore food (14,3). Lato recruitment, si rileva come i canali gestiti direttamente dalle aziende, in particolare i profili social e le agenzie per il lavoro, siano quelli più efficaci. Emerge inoltre l’impegno delle imprese per nuovi progetti nell’area attraction, recruitment e retention e per iniziative mirate alla conciliazione vita-lavoro e a una organizzazione del lavoro più vicina alle esigenze dei lavoratori.

Un lavoro attrattivo
Il tema della percezione del mondo del lavoro nel settore retail è stato oggetto di una rilevazione presentata dal Prof. Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos. In un contesto caratterizzato da una forte influenza dell’ingresso delle nuove generazioni nel mercato del lavoro, lo studio mette in luce come 4 italiani su 10 reputino la distribuzione moderna attrattiva dal punto di vista lavorativo. I più interessati al settore dal punto di vista occupazionale sono coloro che danno molta importanza all’ambiente di lavoro, alla costruzione di una relazione basata sulla fiducia e sulla collaborazione. Il report evidenza alcuni punti di attenzione nella percezione del lavoro nel settore distributivo, legati principalmente al tema della conciliazione vita-lavoro e ai ritmi di lavoro richiesti. Allo stesso tempo emerge come le persone che hanno già lavorato nel retail esprimano verso il settore un giudizio reputazionale sensibilmente più elevato, evidenziando una professionalità ricca che include la propensione al lavoro di squadra, il problem solving, la capacità di ascoltare e di comunicare, oltre alla gestione di situazioni di stress. La ricerca sottolinea anche le opportunità di sviluppo per il settore sul piano reputazionale attraverso la valorizzazione dei punti di forza come la crescente presenza territoriale, l’evoluzione tecnologica, il dinamismo, la capacità di adeguarsi alle esigenze della clientela, così come il valore del ruolo svolto dalle aziende della Distribuzione Moderna a vantaggio dell’economia del Paese, considerando in particolare le ricadute occupazionali e il portato in termini di innovazione tecnologica.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Tra le nuove sfide per il mercato del lavoro si affaccia anche quella posta dall’intelligenza artificiale: le sue implicazioni nel settore retail, assieme all’analisi del regolamento UE sull’IA, sono stati i temi al centro dell’intervento di Michele Faioli, Professore associato del Dipartimento di Diritto privato e pubblico dell’Economia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha messo in luce le potenzialità di utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare il processo di matching, ossia di allineamento, fra le competenze richieste a livello aziendale e quelle offerte dai potenziali candidati, così come per supportare le politiche di sviluppo del personale mediante la costruzione di percorsi formativi mirati alle necessità aziendali e dei lavoratori (es. reskilling/upskilling), in un’ottica di maggiore sostenibilità complessiva del mercato del lavoro.

“Oggi il settore retail si confronta con sfide cruciali, legate alle transizioni digitali e demografiche, ai processi di profondo cambiamento e di innovazione a cui assistiamo. Dalla risposta che saprà dare a queste sfide ne va del benessere del Paese, perché la rete della distribuzione moderna è elemento fondamentale per la tenuta e la coesione del tessuto sociale. Il recente rinnovo del contratto collettivo nazionale siglato da Federdistribuzione e sindacati va quindi accolto con particolare soddisfazione. È stata una bella notizia, che conferma il buono stato di salute del sistema di relazioni industriali”, ha dichiarato Renato Brunetta, Presidente del CNEL.

“L’evoluzione del mondo del lavoro emerge con forza dall’esperienza quotidiana delle imprese e le ricerche ne fotografano gli aspetti più rilevanti che riguardano le nuove generazioni, ma che investono anche la dimensione intergenerazionale dei lavoratori nelle organizzazioni. Interpretare questi cambiamenti, interrogarsi su quali possano essere le possibili soluzioni, sostenibili sia per le persone sia per il sistema economico e imprenditoriale, sono priorità che richiedono il confronto attivo e la collaborazione tra le parti sociali, le aziende con le proprie associazioni datoriali di categoria e le istituzioni pubbliche. Solo attraverso il dialogo costante, supportato da un osservatorio del mondo del lavoro basato sulle evidenze dei dati, può alimentare nuove progettualità da parte delle imprese, favorite anche dall’introduzione di politiche e strumenti normativi specifici, per la creazione di luoghi di lavoro in sintonia con le dinamiche di progressivo cambiamento tecnologico, demografico e dei bisogni delle persone”, ha aggiunto Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione

Il convegno ha ospitato anche due tavole rotonde moderate da Mariangela Pira, giornalista di SkyTg24. Nella prima Fabrizio Russo, Segretario Generale di Filcams – CGIL, Vincenzo Dell’Orefice, Segretario Generale Aggiunto di Fisascat – CISL e Paolo Andreani, Segretario Generale di Uiltucs – UIL, hanno dialogato sulla conciliazione vita-lavoro, sull’utilizzo di nuovi strumenti di welfare in linea con i bisogni emergenti dei lavoratori, oltre che su argomenti quali formazione, mismatch delle competenze e percorsi di carriera. Le politiche di welfare pubblico, gli interventi normativi per favorire politiche fiscali e gli incentivi a vantaggio dei lavoratori e dell’occupazione sono stati invece al centro del dibattito della seconda tavola rotonda, a cui hanno preso parte Nunzia Catalfo, già Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’On. Walter Rizzetto, Presidente della XI Commissione (Lavoro Pubblico e Privato) della Camera dei Deputati, Maurizio Sacconi, Presidente dell’Associazione Amici di Marco Biagi, nonché ex Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, e la Sen. Cristina Tajani, membro della VI Commissione (Finanze e Tesoro) del Senato della Repubblica.

Finiper Canova oltrepassa i 3 miliardi di fatturato ed esce da Federdistribuzione

Più di 3 miliardi di fatturato e oltre 200 milioni di Ebitda: con questi risultati, mai raggiunti prima d’ora, Finiper Canova chiude il 2023 e si avvia verso una nuova fase che inizia con l’uscita da Federdistribuzione. Nonostante l’ottimo rapporto di collaborazione, il gruppo lombardo ha deciso infatti di lasciare l’associazione presieduta da Carlo Buttarelli ritenendo che, in una fase di trasformazione organizzativa, una posizione di autonomia rispetto a tutte le associazioni imprenditoriali di settore sia più funzionale al raggiungimento dei propri obiettivi.

Nato nel 1974 da un’idea di Marco Brunelli col marchio Iper La grande i, il gruppo è cresciuto anno dopo anno superando i confini tradizionali della grande distribuzione organizzata affermandosi con formati diversi dall’ipermercato ma complementari. Il primo passo è stato l’acquisizione della catena Unes, finalizzata a completare l’offerta e soddisfare le esigenze dei consumatori che richiedono un’esperienza d’acquisto più immediata e di prossimità. In seguito è nato il brand il Viaggiator Goloso, asset strategico e oggi un punto di forza del gruppo.

Marco Brunelli

Impegnandosi per evolvere sia il concetto di centro commerciale (con la creazione di Piazza Portello a Milano e Il Centro di Arese), sia l’approccio alla ristorazione (con diversi ristoranti firmati Iper La grande i e format come Caffè Portello, Rom’Antica, Cremamore e Ristò), il Gruppo di Brunelli, a ormai cinquant’anni dalla sua fondazione, continua a seguire una visione imprenditoriale che affianca al ruolo di distributore anche quello di produttore.

“Siamo orgogliosi di quanto abbiamo conseguito nel 2023, un anno di consolidamento e di cambiamenti positivi che hanno posto le basi per una visione che trascende il singolo brand e diventa una visione sempre più di gruppo, abbracciando tutte le anime commerciali al suo interno. Guardiamo avanti con l’impegno di valorizzare ogni aspetto, sviluppando non solo le realtà già esistenti ma anche valutando nuovi formati che rispondano alle mutevoli esigenze del mercato” commenta Christophe Mosca, Direttore Generale Gruppo Finiper Canova.

Ccnl: siglato il rinnovo da Federdistribuzione e sindacati

Federdistribuzione e le organizzazioni sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno sottoscritto il rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro della distribuzione moderna organizzata. Dopo un confronto costruttivo tra le parti, il percorso negoziale si è concluso con un accordo che dimostra attenzione ai lavoratori del settore e che accoglie le esigenze di sostenibilità delle imprese del retail moderno.

Sul piano economico, l’intesa prevede un aumento retributivo a regime di 240 euro al IV livello. A copertura del periodo di carenza contrattuale si prevede altresì la corresponsione di una una tantum di 350 euro, suddivisa in due tranche di uguale importo a luglio 2024 e luglio 2025.

Diverse le tematiche affrontate dal punto di vista normativo: dalla lotta alla violenza di genere al graduale innalzamento dell’orario minimo dei lavoratori part-time come ulteriore risposta al lavoro “disagiato”, dall’estensione delle opportunità occupazionali per i giovani nel weekend al rafforzamento delle misure di conciliazione vita-lavoro. Viene poi aggiornata la classificazione del personale con l’impegno delle parti ad un confronto attivo e costante per valorizzare ulteriormente i ruoli e le professionalità distintive del settore.

“Abbiamo raggiunto l’accordo che fornisce risposte economiche ai lavoratori per i prossimi anni, tenuto conto di quanto già erogato nei mesi scorsi, e introduce novità normative a un settore che è in continua evoluzione e che necessita di soluzioni specifiche. Il percorso che abbiamo avviato per dare identità e specificità alle grandi imprese del retail che operano in Italia è per noi un impegno ineludibile. La Federazione continuerà a essere l’interprete primario del settore distributivo moderno in Italia, convinta che la crescita, la capacità di generare investimenti, occupazione e valore per il territorio, da parte delle imprese associate, convivano con una visione più moderna, ma non precaria, del lavoro. Federdistribuzione proseguirà quindi questo percorso, in un costruttivo confronto con le parti sindacali, con la stessa passione, determinazione e, soprattutto, con la stessa coerenza, dimostrate dalle aziende che hanno creduto nel percorso negoziale fino al rinnovo odierno” ha dichiarato Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione.

Lidl Italia lascia Federdistribuzione, tempi troppo lunghi per rinnovo Ccnl

A meno di tre anni dall’adesione, Lidl Italia annuncia l’uscita da Federdistribuzione con effetto immediato, a seguito del continuo ed eccessivo protrarsi delle negoziazioni per il rinnovo del Ccnl della distribuzione moderna organizzata, scaduto nel 2019.

Tale decisione è maturata con l’obiettivo di dare risposte concrete e immediate ai propri 22 mila dipendenti, che in questi anni hanno visto una progressiva erosione del proprio potere d’acquisto a causa dell’inflazione.

“Da quattro anni i nostri collaboratori attendono il rinnovo del Ccnl e per noi è inaccettabile che le trattative si siano ulteriormente arenate per dinamiche che esulano dai loro bisogni. Il prolungato immobilismo nella trattativa ha introdotto incertezze che intendiamo subito superare per il senso di responsabilità che abbiamo nei confronti delle nostre persone” ha dichiarato Massimiliano Silvestri, Presidente di Lidl Italia.

L’azienda applicherà il Ccnl già rinnovato da Confcommercio che prevede aumenti salariali e una tantum già definiti.

Immediata giunge la replica di Federdistribuzione: “Gli elementi del percorso negoziale con le organizzazioni sindacali, condivise all’unanimità negli organi direttivi di Federdistribuzione di cui Lidl Italia è stata una componente importante, sono sempre stati improntati principalmente alla tutela dei lavoratori. A conferma di questa attenzione, le nostre imprese associate hanno deciso di erogare nel mese di aprile un anticipo economico sui futuri aumenti contrattuali. Non abbiamo mai fatto mancare la nostra disponibilità a riaprire al più presto il tavolo negoziale, sul quale non sono in discussione le componenti economiche già ampiamente condivise con le organizzazioni sindacali, bensì un aggiornamento dello stesso, rispetto alle esigenze di innovazione ed evoluzione del retail moderno”.

Inflazione stabile a febbraio, ma il contesto economico rimane incerto

I dati diffusi da Istat relativi ai prezzi al consumo del mese di febbraio evidenziano, rispetto al mese precedente, un indice generale di inflazione stabile con un +0,8% su base annua, mentre il carrello della spesa segna una significativa diminuzione con un +3,7% su base tendenziale.

“A febbraio si conferma dunque il trend di rallentamento della crescita dei prezzi, in particolare per il carrello della spesa che rileva un -1,4% rispetto al mese precedente” ha detto Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione. “Il contesto economico rimane comunque segnato dall’incertezza, anche a causa delle tensioni geopolitiche in corso, oltre che dalla fragilità dei consumi. Dopo due anni di forte inflazione che ha avuto rilevanti effetti negativi sul potere d’acquisto, le famiglie hanno cambiato le abitudini, orientandole sempre di più in un’ottica di risparmio e convenienza”.

In questo scenario, per Buttarelli, le imprese della distribuzione moderna sono impegnate a mantenere in equilibrio le dinamiche dei prezzi, con il duplice obiettivo da un lato di garantire alle famiglie un’offerta di qualità a prezzi accessibili, dall’altro di assicurare una giusta remunerazione ai produttori. In particolare, nella filiera agroalimentare, dove le relazioni commerciali sono spesso di lungo periodo, si instaurano rapporti di reale partnership che consentono alle imprese produttrici di crescere dimensionalmente e migliorare il proprio livello di efficienza.

“È importante il sostegno con misure specifiche sia alle nostre imprese, che garantiscono un servizio essenziale al Paese, per supportarle lungo un percorso di efficientamento e di sviluppo tecnologico, sia alla domanda interna, da cui dipende la tenuta delle numerose filiere del Made in Italy e la sostenibilità economica nazionale” conclude Buttarelli.

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