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Frodi e-commerce, il pericolo ora sono le microtransazioni

Le frodi e-commerce non stanno arretrando, si stanno redistribuendo. È quanto sostiene il report Fraud’s Identity Crisis pubblicato dalla piattaforma tecnologico finanziaria Adyen. Nel 2025 le perdite legate ai chargeback fraudolenti sulla piattaforma globale di Adyen sono diminuite del 20%, ma questo dato nasconde un trend preoccupante. Nello stesso periodo è infatti calato del 23% anche il valore medio di una contestazione fraudolenta. In pratica le frodi, invece di concentrarsi solo su un numero ridotto di transazioni di alto valore, si sono estese ad attività di importo inferiore, risultando più semplici da replicare su larga scala. Le frodi ecommerce a livello globale sono quindi sulla buona strada per superare i 100 miliardi di dollari entro il 2029, rispetto ai 44 miliardi del 2024.

ENTRO IL 2029 LE PERDITE SUPERERANNO I 100 MILIARDI DI DOLLARI
Il report si basa su due fonti principali: i dati delle transazioni della piattaforma Adyen relativi all’intero anno 2025, che rappresentano un volume globale di pagamenti processati pari a circa 1,6 trilioni di dollari statunitensi; una survey condotta su 1.000 decision maker di aziende enterprise con sede negli Stati Uniti e attive in settori quali retail, travel e hospitality, digital goods, gaming e in altri ambiti. Dall’analisi emerge che l’automazione e l’intelligenza artificiale hanno abbassato le barriere all’ingresso per i malintenzionati, consentendo loro di programmare, testare e condividere le proprie tattiche all’interno di network chiusi. Account falsi e bot sono oggi la seconda tipologia di frode più riscontrata a livello globale, segnalata dal 42% delle aziende.
Le frodi ecommerce a livello globale sono su una traiettoria che le porterà a superare i 100 miliardi di dollari entro il 2029. spinte da un cambiamento strutturale nel modo in cui operano i malintenzionati – dichiara Trevor Nies, Global Head of Digital di Adyen –. Stiamo assistendo a un passaggio da attacchi esterni di alto valore a forme di abuso ad alta frequenza all’interno di ambienti considerati affidabili. Questa dinamica accelererà ulteriormente con l’agentic commerce. Gli agent basati sull’AI industrializzano i casi limite che le aziende già faticano a contenere, e lo fanno su larga scala. È qui che entra in gioco la Dynamic Identification di Adyen. Per avere successo in questa nuova fase serve passare da difese statiche a un trust scoring sofisticato e dinamico, in grado di validare su larga scala anche l’intento autonomo”.

LE FALSE CONTESTAZIONI SONO LA PRIMA MINACCIA
Il rischio non deriva più principalmente da sconosciuti che cercano di “forzare l’ingresso”. Arriva da clienti noti, account autenticati e dispositivi verificati, le cosiddette false contestazioni (in inglese first-party fraud). Quest’ultima è la tipologia di frode segnalata più frequentemente (44%), seguita da account falsi e uso improprio dell’identità (42%) e abuso di policy o promozioni (40%). Minacce più tradizionali, come carte e account rubati, sono state segnalate dal 36% delle aziende intervistate.
I dati della piattaforma Adyen mostrano che solo il 3% delle identità rappresenta il 50% del valore complessivo dei rimborsi, mentre il 5% delle identità genera il 41% degli episodi di frode e il 58% del valore delle frodi. Il costo di gestione di una singola contestazione legata a usi impropri da parte dei clienti è salito a 82 dollari, rispetto ai 74 dollari del 2024.
Il pattern è particolarmente evidente nei periodi di shopping ad alto volume, quando sconti lampo, tempi di restituzione ridotti e incentivi alla fedeltà offrono a una piccola minoranza di clienti che abusano del sistema maggiori opportunità di agire. Gli eventi in sé non creano il problema, ma lo accelerano, accorciando i tempi con cui questi comportamenti si ripetono e rendendo più difficile per le aziende distinguere, in tempo reale, i consumatori motivati dagli incentivi da coloro che abusano sistematicamente delle condizioni di vendita.

IL RISCHIO MAGGIORE È BLOCCARE CLIENTI IN BUONA FEDE
Per la maggior parte dei merchant enterprise, il rischio commerciale principale non è più quello di non individuare alcune frodi, bensì quello di bloccare clienti in buona fede. Il 50% dei business intervistati nella survey Adyen segnala un aumento dei falsi declini, e i controlli statici arrivano a bloccare fino al 10% dei clienti legittimi al checkout. Il 58% segnala un aumento dei costi di revisione manuale, evidenziando gli ulteriori oneri legati alla gestione delle frodi.
In questo modo i costi si accumulano. Quasi il 70% delle aziende si aspetta che frodi e abusi limitino la propria crescita dei ricavi nei prossimi 12–24 mesi; la percentuale sale al 79% nei settori del travel e dell’hospitality e all’81% nei digital goods e nel gaming. Di conseguenza, cambia anche l’inquadramento della funzione: il 48% delle aziende considera oggi la gestione delle frodi un equilibrio tra prevenzione delle perdite e crescita, mentre il 39% la vede principalmente come una leva che abilita la crescita. Solo il 3,2% dichiara di non aver accettato alcun trade-off legato alle frodi nell’ultimo anno.
In passato la gestione delle frodi puntava a tenere fuori i soggetti malevoli, ma oggi la minaccia si è spostata all’interno: account considerati affidabili, identità verificate e perfino agenti autonomi – commenta Brigette Korney, Global Head of Performance Optimization di Adyen –. Le aziende che agiscono ora avranno un vantaggio significativo rispetto a quelle che aspettano e, di fatto, finiscono per assumersi il rischio in prima persona”.

L’AGENTIC COMMERCE STA APRENDO NUOVE FRONTIERE
La superficie di rischio si sta ampliando anche verso il commercio autonomo. Con gli agenti basati sull’AI destinati a influenzare tra il 5% e il 20% del volume dei pagamenti entro cinque anni, il 30% dei merchant statunitensi individua già nel punteggio di affidabilità delle piattaforme AI il nuovo segnale più importante per gestire la transizione. L’agentic commerce non crea una nuova categoria di frode, ma industrializza i casi limite che le aziende già faticano a contenere, estendendo il rischio oltre il checkout a promozioni, resi e identità.
Il divario tra adozione da parte dei consumatori e la prontezza delle aziende si sta ampliando. I sistemi tradizionali di rilevamento delle frodi si basavano sull’incertezza umana, sui pattern di navigazione e sulle esitazioni che caratterizzano il modo in cui le persone reali effettuano gli acquisti. Gli agenti autonomi, al contrario, non esitano. Questo li rende quasi indistinguibili da quelli malevoli, e i sistemi di rilevamento delle frodi basati sul comportamento umano non hanno ancora una risposta a questo problema.

Frodi fiscali nella Gdo, la precisazione di Margherita Distribuzione

In riferimento alla notizia di poche settimane fa, relativa alla maxi frode fiscale che ha coinvolto Carrefour e Auchan, Margherita Distribuzione (ex Auchan S.p.A.) ritiene opportuno fare alcune precisazioni.

L’azienda fa sapere che già nel 2019, quando il management nominato dai nuovi soci venne a conoscenza delle pratiche contestate, si è prontamente attivata al fine di interrompere ogni condotta potenzialmente illecita.

Inoltre, con il coinvolgimento fattivo di Auchan Retail, suo precedente unico azionista, Margherita Distribuzione ha fornito piena collaborazione alla Agenzia delle Entrate ed ha condiviso tutta la documentazione disponibile, nonché già versato tutti gli importi contestati. Margherita Distribuzione e Auchan Retail continueranno pertanto a collaborare con le autorità al fine di far luce sugli eventi contestati e perseguire i responsabili della frode.

Come già evidenziato da Instoremag.it, a Margherita Distribuzione il giudice ha sequestrato circa 34 milioni di euro per il periodo 2015-2019, contestualmente a Gs (oltre 26 milioni) e 200 milioni di euro a 15 indagati legati ad altre nove società coinvolte nell’inchiesta. Margherita Distribuzione ha già chiuso, nei mesi passati, una transazione con l’Agenzia delle Entrate e questo accordo potrebbe portare alla restituzione delle somme sequestrate.

Natale online/2: la contraffazione corre sulla rete, un consumatore su due teme il falso

Nei giorni dello shopping natalizio cresce la preoccupazione – per chi acquista i regali online – di incorrere in truffe che riguardano prodotti contraffatti. Una ricerca di MarkMonitor, azienda specializzata nella protezione del brand, realizzata dall’azienda indipendente Vitreous World e condotta nel novembre 2017 su 3455 adulti di nove paesi (Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) segnala che quasi un consumatore su due (esattamente il 45%) teme di ricevere prodotti contraffatti acquistati online durante la stagione invernale. Una preoccupazione motivata dal fatto che quasi un consumatore su tre sostiene di aver ricevuto un prodotto poi risultato falso (nel 2016 era il 23%). E se qualcuno cerca volutamente merce contraffatta perché a prezzo basso, il 91% degli intervistati viene raggirato in modo inconsapevole, perché convinto di acquistare merce originale.

Un problema che si accentua nel periodo natalizio. «Siamo in quel periodo dell’anno – spiega Chrissie Jamieson, vicepresidente marketing di MarkMonitor, brand di Clarivate Analytics – in cui i consumatori si mettono alla ricerca dei regali perfetti. E, da acquirenti esperti, utilizzano internet per cercare occasioni e offerte. Sfortunatamente, questa ricerca online li espone a una serie di rischi, poiché i contraffattori utilizzano gli stessi canali per vendere i loro prodotti e ingannare i consumatori. Il problema si sta intensificando a causa dell’aggiunta di nuove piattaforme come social media e app, ognuna delle quali può essere sfruttata a loro favore da questi individui».

 

Strategie per difendersi: anche i marketplace colpiti

I consumatori naturalmente cercano di difendersi a loro modo. Intanto acquistando dai marketplace online (l’86% degli intervistati si sente più tranquillo), oppure utilizzando i link dei risultati dei motori di ricerca (67%) e le app sullo smartphone (56%). Questo malgrado il 42% dei prodotti contraffatti risulta acquistato su marketplace online e il 15% tramite i link nei risultati di ricerca.

La ricerca evidenzia anche che l’86% dei consumatori ritiene che i brand dovrebbero fare di più per proteggerli dall’acquisto di prodotti contraffatti. Non a caso dopo l’acquisto accidentale di un prodotto falso il 44% del campione mette in guardia dal brand amici e familiari, il 25% smette di comprare quel brand e il 22% vede intaccare notevolmente la sua percezione del marchio.

«Lo studio – aggiunge Jamieson – mostra che gli acquirenti sono consapevoli della minaccia della contraffazione, e alcuni, in più di un’occasione, ci sono cascati. Un ulteriore dato significativo è rappresentato dall’aumento del numero di consumatori che credono che i brand debbano fare di più per proteggerli dalla presenza di prodotti contraffatti su Internet. L’impatto sui consumatori è significativo poiché, oltre alla perdita di denaro e al disagio, potrebbero anche essere soggetti a rischi per la salute. I brand devono invece considerare i danni alla reputazione, le perdite di ricavi e la fiducia dei consumatori minata. Tutti questi problemi rafforzano il fatto che, se da un lato i consumatori dovrebbero essere più vigili quando fanno acquisti online, dall’altro le aziende devono fare tutto il possibile per proteggere se stesse e i propri clienti da queste minacce».

 

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