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Lcc: come si chiuderà il 2026? I tre scenari ipotizzati da Circana

In una fase economica caratterizzata da un’elevata incertezza, è sicuramente molto utile disporre di una bussola che aiuti a leggere l’andamento del mercato, delineandone anche le possibili evoluzioni. Nel largo consumo confezionato (Lcc) questa bussola c’è ed è rappresentata da un’analisi previsiva condotta da Circana, consulente globale sulla complessità del comportamento dei consumatori. Il punto di partenza è ovviamente il 2025, chiuso dal comparto Lcc in crescita: le vendite a volume sono aumentate del +1,8% a fronte di un incremento a valore del +3,1%, trainato in buona parte dall’inflazione. Rispetto al periodo pre‑pandemia, i volumi risultano superiori di oltre il 13%, mentre la spesa complessiva delle famiglie nel largo consumo è aumentata di circa 30 miliardi di euro: ciò conferma la centralità del comparto nel carrello degli italiani.
La dinamica 2025 è stata sostenuta da una crescita di assortimento e da segmenti ad alto valore percepito in aree del benessere e della sostenibilità, pur in un contesto di inflazione riaccesa e forte incertezza geopolitica.

LCC “CALMIERATORE” DEI PREZZI
Nei primi mesi del 2026 il largo consumo confezionato ha mostrato un rallentamento della crescita rispetto al 2025, con un trend a valore di circa +1,6% e un incremento dei volumi più contenuto, attorno al +0,6% (dati progressivi al 19 aprile 2026). In questo scenario, il comparto continua tuttavia a svolgere un ruolo di “calmieratore” dei prezzi: i listini dell’Lcc crescono dello +0,5% a fronte di un carrello della spesa Istat in aumento di +2,2%.
Il segmento alimentare rimane il principale motore del largo consumo, mentre cura casa, cura persona e bevande evidenziano trend più deboli o in rallentamento. I freschi – sia a peso imposto che variabile – continuano a guidare la crescita, affiancati da un contributo positivo dei surgelati; il bimestre marzo‑aprile segna un temporaneo saldo a crescita zero per effetto combinato di fenomeni di “scorta” legati alle tensioni geopolitiche e di una Pasqua anticipata.

IN LIEVE CALO LA QUOTA DEI DISCOUNT
Sul fronte dei canali di distribuzione, i supermercati di dimensione inferiore ai 2.500 metri quadri sostengono la crescita, mentre si osserva una battuta d’arresto dei discount, che vedono una lieve flessione della propria quota (-0,2 punti quota) sul largo consumo. La marca del distributore, dopo un 2025 robusto, nel 2026 rallenta il passo pur continuando a svolgere un ruolo chiave nella difesa del potere d’acquisto, con una leggera crescita della quota assortimentale e un aumento della pressione promozionale, a fronte però di un calo di efficacia.
La leva promozionale, infatti, è in ripartenza nei primi mesi del 2026: cresce la pressione, lo sconto medio incrementa lievemente, ma oltre la metà delle categorie del largo consumo si colloca in una situazione di inefficienza promozionale, segnale che “fare più promozioni” non è di per sé sufficiente a sostenere i volumi.

TRE IPOTESI PER LA CHIUSURA DEL 2026
In base ai dati raccolti e analizzati, Circana delinea tre possibili traiettorie per la seconda metà dell’anno: “Difesa dei margini”, “Salvaguardia dei volumi” e “Scenario inflattivo critico”. Questi scenari sono stati sviluppati sulla piattaforma Liquid Data e basati su ipotesi macro e di filiera definite al netto di ulteriori shock esogeni, come nuovi peggioramenti del quadro geopolitico o eventi climatici estremi.
È importante sottolineare che tali scenari non costituiscono previsioni puntuali, ma intervalli di una possibile evoluzione del mercato, pensati per supportare le decisioni di industria e distribuzione nei prossimi mesi.

SCENARIO 1 –DIFESA DEI MARGINI
Questo scenario vede gli operatori della filiera privilegiare la salvaguardia della redditività, accettando una maggiore pressione sui volumi. I risultati potrebbero essere:

  • Ipotesi: prezzi di vendita aumenterebbero di circa +3,2% nel corso del 2026
  • Ipotesi: la pressione promozionale crescerebbe in modo moderato (+0,3 punti percentuali), con un utilizzo selettivo delle promo a sostegno del margine.
  • Risultato previsto: a fine anno si configurerebbe una contrazione dei volumi di circa -0,6%, a fronte di una crescita delle vendite a valore nell’ordine di +1,2%.

In continuità con le dinamiche di contesto già osservate, il largo consumo confermerebbe la propria resilienza in termini di fatturato, ma con un consumatore ancora sotto pressione sul piano reale.

SCENARIO 2 – SALVAGUARDIA DEI VOLUMI
Ipotesi di un orientamento più “offensivo” sul fronte dei volumi, con politiche commerciali mirate a sostenere la competitività di prezzo e la frequenza d’acquisto.

  • Ipotesi: l’incremento dei prezzi si attesterebbe intorno a +2,4%, quindi inferiore rispetto allo scenario di difesa dei margini.
  • Ipotesi sulle promozioni: la promozionalità crescerebbe in misura più marcata (+1,0 punto percentuale), con un ricorso più intenso alle meccaniche per stimolare la domanda.
  • Risultato previsto: in questo scenario, Circana proietta una crescita dei volumi di circa +0,5% e un aumento delle vendite a valore nell’ordine di +2,0%.

La salvaguardia dei volumi privilegia la tenuta dei consumi e la difesa delle quote di mercato, a fronte di una gestione più flessibile dei margini di breve periodo.

SCENARIO 3 – INFLATTIVO CRITICO: LO SCENARIO ESTREMO
L’ inflattivo critico rappresenta l’ipotesi più severa in termini di impatto sul potere d’acquisto delle famiglie italiane.

  • Ipotesi: i prezzi del largo consumo confezionato registrerebbero una forte crescita, intorno a +5,0%.
  • Ipotesi: la promozionalità resterebbe sostanzialmente stabile rispetto ai livelli attuali, senza un incremento significativo della leva promo a compensazione della spinta inflattiva.
  • Risultato previsto: In questo contesto, i volumi subirebbero una flessione più marcata, di circa l’1,4%, mentre le vendite a valore continuerebbero a crescere intorno al 2,5%, prevalentemente per effetto dell’aumento dei prezzi.

Lo scenario inflattivo critico delinea una situazione in cui il largo consumo conserva una crescita nominale, che però pagherebbe il costo di un’ulteriore erosione della domanda reale, con possibili impatti sulla composizione del carrello, sul trading down e sulla polarizzazione dei comportamenti di acquisto.

UN COMPARTO RESILIENTE CHIAMATO A SCELTE STRATEGICHE
In conclusione, Circana osserva che nel 2025 il largo consumo confezionato ha confermato, pur in un contesto macroeconomico complesso, una buona capacità di tenuta, sostenuta da incremento negli assortimenti e da una crescente attenzione al benessere e alla sostenibilità oltre che un travaso di volumi dal fuori casa alla Gdo. “Nel 2025 la Gdo ha consolidato la crescita assorbendo quote da altri canali. Da parte dei player c’è stata l’innovazione delle proposte che, seppur limitata, ha comunque fatto da traino nella crescita dell’Lcc – commenta Marco Limonta, CPG Director -Circana –. I primi mesi del 2026 mostrano un mercato in rallentamento ma comunque sempre in crescita, con l’Lcc che continua a contenere la dinamica dei prezzi rispetto al carrello Istat”.
Le tre traiettorie delineate da Circana trovano industria e distribuzione di fronte a un trivio: proteggere i margini, rilanciare i volumi o farsi trovare pronti di fronte a un eventuale scenario inflattivo critico, lavorando su assortimenti, posizionamento di prezzo e promozionalità in una logica di medio periodo.

e-commerce: così cambia il paniere del LCC. L’analisi di IRI

2020: anno della pandemia. E per l’e-commerce è Big Bang.

La pandemia, infatti, ha accelerato un processo inevitabile, che già covava sotto traccia, anticipandolo di alcuni anni. All’epoca, proiettando il trend dell’e-commerce prima del Covid, si sarebbe arrivati a prospettare il giro d’affari raggiunto nel 2020 solo nel 2022. L’evento pandemico ha invece avvicinato all’e-commerce, in pochissimo tempo, un numero importante di consumatori, alzando la spesa media per famiglia e cambiando la struttura del paniere di Largo Consumo acquistato online. La vera sorpresa non risiede tanto nel balzo iniziale ma nel fatto che il canale virtuale è riuscito a trattenere con regolarità molti di questi nuovi consumatori, costruendo così una nuova base di acquirenti fedeli.

La crescita dell’e-commerce, cioè, non si è esaurita una volta passato il momento dello shock iniziale, ma ha continuato la sua espansione, nonostante comincino i primi rimbalzi sull’impennata dell’anno scorso. L’e-shopping del Largo Consumo è entrato in una nuova era, contendendo fette di mercato crescenti ai canali fisici della Distribuzione Moderna.

Il risultato è che nell’ultimo anno l’e-commerce ha avuto un ruolo importante nella crescita delle vendite di prodotti di Largo Consumo, nonostante detenga ancora una quota limitata. Con solo il 2,3% delle vendite (nel primo trimestre di quest’anno) ha contribuito per 1,2 punti al +6,2% sviluppato dalla domanda nel suo complesso, piazzandosi al terzo posto nella classifica dei driver di crescita delle vendite del comparto.

Come cambia il paniere

Lo sviluppo impressionante del canale ha portato con sé anche una radicale trasformazione nella composizione del paniere di prodotti Confezionati di Largo Consumo. La crescente adesione all’online di nuove fasce di consumatori ha arricchito il basket soprattutto di Alimentari e Bevande. Si ridimensiona la quota dei prodotti per la Cura e l’Igiene della Persona che, nel pre-Covid, erano stati il fulcro del canale, oltre ad essere stata la categoria merceologica «pionieristica» per la spesa virtuale di Largo Consumo in Italia. La maggiore sorpresa però è l’affermazione nell’E-Shopping dei Freschi Confezionati, un fatto che era impensabile prima della pandemia. Nel primo trimestre di quest’anno l’insieme dei reparti a cui attengono questi prodotti raccoglie 23,4 € ogni 100 spesi nel canale, con una crescita di 3,2 euro rispetto ad un anno fa. Questa evoluzione comporta che il paniere medio acquistato online stia diventando sempre più simile a quello della spesa “comune” nei negozi fisici. Come si intuisce dal grafico, se escludiamo dal computo le voci «classiche» del online – quali Cura Persona e Pet Care, che ovviamente ereditano una presenza più rilevante – la composizione degli acquisti per le restanti merceologie è ormai molto vicina fra canale fisico e virtuale.

Le categorie ‘pilota’

Scendendo un po’ più nel dettaglio, quali categorie hanno guidato più di tutte la crescita del e-commerce? Il grafico a seguire mostra le prime 15 macro-categorie del Largo Consumo in cui i consumatori hanno «messo soldi in più» rispetto ad un anno fa. I Surgelati guidano la classifica, seguiti da due voci degli Alimentari Freschi. In generale le macro-categorie del Fresco contano ben 5 tipologie sulle prime 15 categorie per crescita. Per le Bevande da notare la presenza dei Vini e delle Acque all’11° e 12° posto. Dei reparti «classici» della spesa online entrano in classifica solo i Cibi per gli Animali, mentre «spicca» l’assenza al vertice di categorie per la Cura e l’Igiene Personale. E’ vero che la domanda di queste ultime ha sofferto in generale a causa della minor socialità a cui è costretta la popolazione, ma comunque è un segnale di trasformazione radicale del mix di vendite nel canale virtuale.

Con l’inizio della pandemia cresce la formula Click&Collect. Ordinare online e ritirare presso un punto di raccolta o il proprio negozio di fiducia è una formula che raccoglie sempre più consensi sul mercato italiano. All’inizio della pandemia questa tendenza era dovuta alla necessità di «accorciare i tempi» in una situazione di oggettiva difficoltà da parte dei distributori. Tuttavia, il crescente gradimento della formula ha continuato a svilupparsi anche una volta passata la fase critica della logistica, profilando un vero trend di lungo periodo. Anche il vantaggio di prezzo rispetto alla consegna a casa non è un fattore sufficiente per spiegare questo andamento perché, come vedremo più avanti, il divario di costo fra e-commerce e spesa tradizionale nei negozi si sta assottigliando molto rapidamente. Quindi un maggiore ricorso al Click&Collect sta consolidando una chiara tendenza negli anni; rimane però una forte discontinuità nel breve periodo. Il grafico a seguire evidenzia come la quota di spesa online ricorrendo al Click&Collect oscilli di molto lungo le stagioni. Questo up&down è correlato alla necessità/scelta di limitare gli spostamenti al di fuori della propria zona di residenza, come evidenziato sul grafico dall’indicatore elaborato da Google (linea blu). Più si sta a casa (restrizioni alla mobilità, smart working, ecc.) più si preferisce recarsi di persona a prendere la spesa ordinata online. Tanto il rischio di contagio è comunque scongiurato (la spesa è già pronta) e ci si da un obiettivo per uscire di casa, che di questi tempi è comunque un valore aggiunto.

Più concorrenza di prezzo

La crescita dell’e-shopping è stata anche incentivata da una aumentata concorrenzialità di prezzo rispetto ai negozi fisici. Nel pre-Covid il prezzo medio (calcolato a parità di offerta) era dell’8% più alto, oggi si è ridotto al +4%. Su questo, in parte, incide anche il maggior ricorso al Click&Collect (leggermente più economico). Tuttavia, ciò spiega solo una piccola parte della chiusura della forbice dei prezzi. E’ piuttosto l’inasprimento della concorrenzialità che sta favorendo la tendenza. Inoltre, l’evoluzione del basket mediamente acquistato ha abbassato il prezzo medio del carrello online dal +30% circa nel pre-Covid all’attuale +18%. Soprattutto Drogheria Alimentare, Bevande e Pet virano le vendite verso un’offerta relativamente meno cara rispetto al canale fisico.

Più innovazione online

Uno dei temi caldi dell’epoca Covid è stato quello del rallentamento dell’attività di innovazione sugli scaffali dei negozi della distribuzione. Il canale virtuale, invece, ha dimostrato di dare maggior spazio ai nuovi prodotti. La tavola riporta le quote di vendite di referenze di recente lancio (abbiamo selezionato gli ingressi sul mercato a partire dal 2019 ad oggi) mettendo a confronto l’online e il totale dei negozi fisici della Distribuzione Moderna. Nell’ultimo trimestre la quota di domanda per nuovi prodotti è risultata superiore di quasi il 5% nell’E-Commerce rispetto al Brick&Mortar. L’E-Commerce si conferma così un canale molto recettivo nel promuovere i nuovi prodotti; fatto di una certa importanza considerando il periodo di difficoltà che sta affrontando l’innovazione.

La MdD sul web

Un’altra caratteristica del canale virtuale è quella di dare maggior spazio ai prodotti a Marchio del Distributore. Nella tavola a seguire è riassunta la situazione nel primo trimestre di quest’anno, mettendo a confronto la composizione del carrello della spesa online e dei negozi fisici. Per focalizzarci sul comportamento della domanda abbiamo circoscritto il calcolo ai soli distributori GDO che operano anche online.

L’incidenza delle vendite di Marche del Distributore è superiore di quasi 4 punti e mezzo nell’E-Shopping rispetto ai negozi fisici. Poiché stiamo osservando gli stessi operatori, la differenza è attribuibile per la gran parte al comportamento della domanda. Il prodotto dei «padroni di casa» si ricava uno spazio maggiore online rispetto a quanto faccia sullo scaffale dei negozi.

L’e-commerce non è sempre uguale

Ma non è tutto oro quel che luccica! L’e-shopping del Largo Consumo continua a mostrare fortissime discrepanze nelle strategie seguite dai diversi distributori. Nel grafico a seguire vuole illustrare l’incidenza delle vendite da canale virtuale per i principali operatori della GDO che sono attivi in rete. Benché i numeri non siano indicati emerge la forte disparità che si registrava ancora l’anno scorso non da cenni di ricomposizione anche nei primi scorci del 2021. Resta una forte disparità fra i diversi retailer della Grande Distribuzione che operano nel canale. Approcci strategici molto determinati di alcuni, si confrontano con un procedere incerto di altri e addirittura con l’assenza di molti. Questo aspetto è uno dei principali punti interrogativi sull’effettivo sviluppo che il canale online potrà raggiungere quest’anno. Infatti, tutte le analisi indicano che oggi non ci sono vincoli per l’ulteriore espansione della domanda, essi casomai risiedono nel passo che riuscirà a imprimere l’offerta.

Un ulteriore freno potrebbe risiedere nelle forti oscillazioni della domanda che si rivolge al canale online. Diversamente dai negozi fisici che complessivamente (con l’eccezione di Natale e Pasqua) assorbono una pressione di domanda sostanzialmente stabile nel corso dell’anno, l’e-shopping LCC subisce fluttuazioni degli acquisti lungo le settimane che variano dal +20% in autunno e inverno fino al -50% in piena estate. Questo richiede una organizzazione della logistica dedicata molto più flessibile di quella dei negozi fisici. Infine, uno specifico know-how è indispensabile per proporre la propria offerta al consumatore che naviga online. Infatti, la profondità media dello scaffale virtuale è molto più ampia rispetto all’offerta esposta generalmente in un grande negozio. Un sito online offre mediamente una vastità di offerta vicina a quello di un Ipermercato. Questo fatto, se da un lato è un vantaggio, dall’altro amplifica il problema di come avvicinare il consumatore allo scaffale virtuale in modo efficiente. Mentre nei negozi l’applicazione nelle tecniche di category management ha alzato di molto l’efficienza espositiva, nello «spazio limitato» di uno schermo di pc o di cellulare il problema diventa più complesso. Facilitare la ricerca del consumatore online e la definizione dei livelli di priorità esplorativa diventano elementi cruciali per soddisfare l’utente e per ottimizzare i ricavi.

In conclusione, le proiezioni di IRI indicano che l’e-commerce nel Largo Consumo Confezionato ha oggi la potenzialità di raggiungere in un paio d’anni una quota non trascurabile sul totale delle vendite del comparto, agganciandosi agli standard di alcuni paesi europei dove il fenomeno è più sviluppato. Già per il 2021 ci sono i presupposti per avvicinarsi ai 3 punti di quota di mercato, un dato molto significativo se consideriamo che l’online del Largo Consumo trova vincoli di natura territoriale. Continuano perciò ad esserci potenzialità di ulteriore crescita della domanda ma questo potrà avvenire solo se saranno superate le incertezze strategiche che ancora caratterizzano una parte degli operatori della GDO.

Piatti pronti: la sfida è cominciata. L’analisi di Iri

Il 2020 ha portato con sé uno stravolgimento delle abitudini di consumo. I comparti del Food, nello specifico, hanno beneficiato dello spostamento dei consumi dal fuori casa verso un consumo più casalingo. Nel suo complesso, l’Alimentare Confezionato – nelle diverse componenti ambient, fresco e freddo – ha mostrato un incremento a valore pari al +8.5% (Totale Italia, incluso il Discount), attestandosi come il secondo comparto per dinamicità di tutto il Largo Consumo Confezionato. Di pari passo con l’aumento dei consumi in casa, nel 2020 anche il Food Delivery si è rivelato un settore particolarmente vivace: come riportato da un’analisi di GfK Sinottica in riferimento ai mesi di marzo e aprile 2020 (periodo del picco della pandemia), il mondo del Food Delivery ha raggiunto tassi di crescita del +70% e secondo le stime dell’osservatorio e-commerce del Politecnico di Milano, l’anno scorso il settore della consegna del cibo a casa ha generato un fatturato pari a oltre 706 milioni di euro, con una crescita complessiva pari al +19% rispetto al 2019.

Al contrario, con l’arrivo della pandemia, il mondo dell’Out of Home – in costante crescita fino al 2019 – è stato messo inevitabilmente a dura prova. In questo contesto, il mondo dei Piatti Pronti ha visto nascere una nuova ed inaspettata sfida, concretizzatasi nel venir meno delle occasioni di consumo “on the go”, che molti di questi prodotti, soprattutto quelli freschi, hanno l’obiettivo di soddisfare. In riferimento al 2020 è quindi importante analizzare il piatto pronto nella sua accezione più ampia, includendo anche le tecnologie ambient e frozen, che completano l’offerta insieme ai freschi.

Il mercato dei piatti pronti

Il servizio dedicato al monitoraggio dei mercati del Largo Consumo, IRI Liquid Data, evidenzia che la dimensione del mercato dei Piatti Pronti – che include le tipologie Fresche, Surgelate ed Ambient – supera i 1.5 miliardi di euro (Anno Terminante Febbraio 2021 – Totale Italia + Discount) con una crescita del +7.2% a valore e del +3.6% a volume. In base al canale distributivo considerato le performance di questi prodotti presentano alcune differenze: l’Ipermercato conferma la sua difficoltà anche in questo frangente e resta in territorio negativo (-1.2% a valore) insieme al Libero Servizio Piccolo (-5.4% a valore). In entrambi i canali l’assortimento è in riduzione; fenomeno evidente soprattutto nell’Ipermercato, che perde oltre 17 referenze medie a scaffale, attestandosi complessivamente su un’offerta di circa 400 referenze. Al contrario, la dinamicità dei Piatti Pronti è visibile soprattutto nei Supermercati, che segnano un +8.3% (Anno Terminante a febbraio 2021) e nei Discount, che risultano essere il canale più performante anche grazie ad un assortimento in crescita, in controtendenza rispetto agli altri canali (+4.7 referenze medie).

La componente Fresca è quella che ha un peso maggiore e rappresenta oltre il 63% del fatturato totale con un incremento del +7.8% rispetto all’anno terminante a febbraio 2020. Il mondo dei Surgelati vale circa un quarto dell’intero mercato ed è il segmento più dinamico, sfiorando una positività del +9%; mentre la componente Ambient – che pesa poco più del 14% – si conferma come la meno performante tra le tre componenti che costituiscono il mercato dei Piatti Pronti. Il confronto con le dinamiche del 2018 e del 2019 rivela come, ancora una volta, il 2020 abbia portato una rottura con il passato: negli scorsi anni infatti i Piatti Pronti Freschi raggiungevano tassi di crescita vicini alla doppia cifra e la loro componente di servizio e praticità costituiva uno dei principali driver di acquisto per i consumatori. Nel 2020, pur restando in territorio positivo, i Freschi hanno quasi dimezzato la crescita a favore delle altre tecnologie, in particolar modo del Surgelato. Le motivazioni sono presto chiare se si pensa agli accaparramenti già ampiamente analizzati nei primi mesi di Lockdown e alla generale tendenza degli shopper a fare maggiori scorte per ridurre le visite ai punti di vendita.

Primi piatti vs secondi piatti

Negli ultimi anni, abbiamo visto maturare il fenomeno legato ai Primi Piatti Pronti, nel quale il comparto del Fresco si è imposto in modo preponderante con un’abbondanza di offerta legata a zuppe, paste da forno ed insalate pronte. Oggi il primo Piatto “Chilled”, che rappresenta il 15% del totale Piatti Pronti, vale circa 240 milioni di euro ed è la tipologia che segna il passo peggiore con oltre 9 milioni di fatturato persi negli ultimi 12 mesi (Anno Terminante febbraio 2021 – Totale Italia + Discount). Insalate di riso e zuppe sono i principali driver di questo rallentamento: si tratta di un chiaro effetto del venir meno di buona parte delle occasioni di consumo a cui si rivolgono e della marginale importanza che ha assunto nel corso del 2020 la funzione di praticità e servizio che questa tipologia di prodotti svolge intrinsecamente. Al contrario, i Primi Piatti Ambient mostrano buone performance, ma solo grazie al segmento Etnico (+17.8% a valore) che raggiunge un fatturato ormai prossimo ai 30 milioni di euro, confermando che sempre più gli italiani apprezzano anche la cucina estera.

L’offerta dei Secondi Piatti invece, sviluppa complessivamente oltre 733 milioni di euro e cresce a doppia cifra sia nel Freddo che nel Fresco. In entrambi i comparti, il pesce è la proteina che guida questi importanti trend: da un lato troviamo le preparazioni ricettate surgelate che raggiungono i 98 milioni di Euro (+18.7% verso i 12 mesi precedenti), dall’altro il principale driver positivo del comparto è il Sushi, con oltre 150 milioni di euro di fatturato e una crescita percentuale che sfiora il +28% a totale Italia. In crescita sostenuta anche i Secondi piatti Ricomposti (+11% a valore), grazie principalmente agli Hamburger di Prosciutto Cotto. Infine, torna in terreno positivo anche il segmento dei Piatti Pronti Freschi Vegetariani, che a partire dalla seconda metà del 2017 aveva ha segnato un forte rallentamento, sfociato a partire dall’anno seguente in un’importante razionalizzazione dell’offerta. Oggi l’assortimento medio di un punto di vendita è composto da circa 15 referenze (Totale Italia + Discount), numero che fa tornare lo scaffale ai livelli del 2016 e determina un calo di oltre il 20% rispetto ai due anni seguenti. Nell’Anno terminante a Febbraio 2021 la componente “veg” all’interno dei Secondi Piatti Pronti Freschi fattura 86 milioni di € e arriva a pesare quasi il 6% del fatturato dei Piatti Pronti nel loro complesso. La crescita negli ultimi 12 mesi è superiore al 15% ed è trasversale a tutte le tipologie di prodotto, compreso il Burger – la categoria con più referenze – che aveva mostrato i segni più evidenti di crisi e saturazione dell’offerta. La chiave vincente, in questo segmento giovane e in continua evoluzione, è stata l’innovazione che ha saputo indirizzarsi in modo più mirato verso un’esperienza di gusto, slegando definitivamente in concetto di «Veggie» da quello di dieta e privazione.

Largo Consumo Confezionato: il rapporto previsionale di IRI

In che modo lo scenario attuale influenzerà le vendite di Largo Consumo nei mesi futuri?Sul tema, IRI ha elaborato le sue previsioni tenendo conto di alcuni elementi.

A determinare i trend futuri, pesa innanzitutto il fatto che la seconda ondata di contagi da Covid-19 si sta protraendo anche nel primo trimestre del 2021 con la diffusione di nuove varianti del virus: questo sta portando ad un’estensione delle restrizioni alla socialità e alla mobilità, più marcate in alcune aree del Paese. Come conseguenza restano ancora chiuse molte attività turistiche e d’intrattenimento e permangono limitazioni (o chiusure localizzate) per bar e ristoranti. Altro fattore determinate è la distribuzione dei vaccini, che sta procedendo con maggiore lentezza rispetto alle attese e quindi la prospettiva di completamento della vaccinazione di massa è spostata verso la fine del 2021.

L’estendersi della fase pandemica sta quindi mantenendo ancora oggi molto elevato il
passo delle vendite di Largo Consumo nella distribuzione moderna. D’altro canto la permanenza di una fase acuta del virus sta rallentando la ripresa dell’economia e inasprendo il disagio economico ed i divari sociali.

Proprio questa instabilità economica diffusa influenza l’espansione delle vendite nei discount e degli acquisti dettati dalla ricerca di convenienza.
I prezzi restano deboli e si osserva una ripresa dell’attività promozionale, anche se al
di sotto dei livelli pre-Covid.

Le ipotesi evolutive di IRI
Dalle analisi di IRI condotte con metodi di statistica inferenziale sono stati isolati questi fattori, che spiegano le fluttuazioni delle vendite previste per quest’anno. Per ognuno di questi è stata tracciata un’ipotesi evolutiva.
Sul fronte del fattore causale primario, cioè lo sviluppo pandemico, ci attendiamo un primo
ripiegamento solo nei mesi primaverili. Un ripiegamento che dovrebbe coincidere
auspicabilmente anche con l’accelerazione della fase di vaccinazioni di massa.
Nonostante la tendenza al miglioramento del clima di fiducia delle famiglie, gli effetti negativi prodotti da una crisi economica che ormai sembra destinata a protrarsi più a lungo, mantengono condizioni di diffuso disagio economico e ampi divari fra le classi sociali. La ripresa della socialità e della mobilità sarà solo graduale e questo condizionerà ancora le spese domestiche che continueranno ad assorbire quota parte dei consumi in precedenza effettuati fuori casa. La diffusione del «lavoro agile», che sta diventando un fatto strutturale, contribuirà a sua volta a mantenere in ambito domestico una parte dei consumi alimentari migrati dai canali extra-domestici. Questo comporta che una fetta non trascurabile di pasti Out of Home resterà in casa, continuando a sostenere gli acquisti alimentari, soprattutto nella prima metà di quest’anno. La crisi del reddito e l’inasprimento della competitività orizzontale manterranno centrale la gestione del prezzo sia per quanto riguarda il posizionamento che per quanto riguarda la leva promozionale. Per questo motivo non ci aspettiamo un atteggiamento inflazionistico da parte del mercato (i prezzi medi dovrebbero attestarsi al -0,5%), né una contrazione dell’attività promozionale.
Inoltre il 2021 sarà l’anno delle «controcifre» per il Largo Consumo; i trend sconteranno il
confronto con i periodi di forte discontinuità segnati l’anno scorso.
Tenendo conto dei fattori sopra elencati, le previsioni di IRI indicano che le vendite a valore
per la chiusura 2021 registreranno un calo del -3,1%. Si prevede una flessione dei volumi del -2,6%.

A partire da marzo la domanda di Largo Consumo dovrà confrontarsi con più periodi di forte rialzo registrati nel 2020. L’andamento delle vendite è previsto entrare in terreno negativo a causa appunto degli inevitabili «rimbalzi» sulla controcifra. Il rimbalzo negativo è previsto soprattutto per i Reparti Chimici, per cui ci si attende una contrazione delle vendite a valore a del 4,6%. Meno impattate le vendite delle Bevande (-2%) e della Drogheria Alimentare (-2,8%).

Il maggiore calo previsto per il secondo semestre del 2021 è causato principalmente da due fattori:
• Il primo è la ripresa dei consumi Fuori Casa, in coincidenza di una maggiore normalità
sociale con l’auspicato esaurirsi dell’epidemia che “strapperà” un po’ di vendite al retail
(resterà però la parte generata dallo smart working e comunque da un atteggiamento
diffuso di cautela per la frequentazione di bar e ristoranti).
• Il secondo è dovuto alle difficoltà di reddito delle famiglie, a fronte di una ripresa
economica che sarà comunque lenta e che potrebbe manifestarsi con maggiore forza
solo a partire dalla seconda metà del 2022.
Una nota finale deve sicuramente essere attribuita al canale che maggiormente ha acquisito importanza nel corso del 2020 e che rimarrà un punto di riferimento fondamentale per il consumatore anche in futuro: l’e-Commerce. Le previsioni di IRI indicano una crescita a valore per il canale del 60% per il 2021 che lo porterà a sfiorare la quota del 3% sul totale nella Distribuzione Moderna (fisica e online) per le vendite di prodotti confezionati di largo consumo.

2020: le vacanze mordi e fuggi sostengono i prodotti del LCC. L’analisi di Iri

2020: senza dubbio l’anno delle vacanze lampo.C ome precisa Coldiretti, infatti, anche se gli italiani che si sono concessi un periodo di riposo nelle settimane a cavallo di Ferragosto 2020 sono stati  più o meno lo stesso numero dell’anno scorso (oltre 27 milioni), la durata del viaggio è stata mediamente molto contenuta (pochi giorni), tanto che già il 16 Agosto si registrava una massiccia ondata di rientri.

Inoltre, sempre secondo Coldiretti, la maggioranza dei vacanzieri ha scelto di riaprire le seconde case o di alloggiare in quelle di parenti e amici oppure di prenderne una in affitto; il tutto a scabito degli alberghi.

Queste vacanze “mordi e fuggi” e la minor frequentazione di Bar, Ristoranti, Alberghi, Stazioni di Servizio ecc. sostengono gli acquisti domestici per Prodotti Confezionati di Largo Consumo nel periodo di Ferragosto. Infatti, nelle due settimane a cavallo del 15 Agosto la Distribuzione Moderna ha registrato un incremento del +4,4% dei ricavi di Largo Consumo, quasi interamente dovuto all’aumento degli acquisti in volume (+3,9%), visto l’inflazione mediamente molto contenuta (+0,5%). Il tasso di crescita è significativo perchè segue a un mese di Luglio decisamente sotto tono, con un tendenziale dei ricavi attorno al +1%.

Inoltre, si registra un progresso della pressione promozionale (+0,7%), che torna a risalire dopo i cali consistenti registrati durante i mesi più colpiti dall’epidemia,

C’è poi il sospetto che la ripresa dei contagi da Coronavirus stia in qualche misura influenzando il «livello di allarme psicologico» dei consumatori, riflettendosi anche nei loro comportamenti di acquisto.

Infatti, il grafico proposto nella tavola a seguire pone un altro interrogativo sui motivi dello spunto delle vendite di prodotti di Largo Consumo nel periodo di Ferragosto. Si può osservare come il rialzo delle vendite coincida con la ripresa dei nuovi contagi da Covid-19. All’apparenza si nota una relazione fra i due fatti, anche se per confermarla o meno dovremo aspettare l’evoluzione del fenomeno epidemiologico nel nostro Paese nelle prossime settimane.

Certo è che non possiamo escludere a priori che la ripresa dell’epidemia (anche se i numeri sono ben lontani dai mesi del lockdown e la manifestazione dei casi sia ad oggi soprattutto asintomatica) possa aver toccato «nervi scoperti» in una parte della popolazione, portandola a rinunciare in extremis ai propri piani di viaggio o a ridimensionarli. Questo significa: più persone rimaste a casa e/o indotte a restare più a lungo nel contesto domestico e quindi un limite alla frequentazione dei punti di ristorazione.

 

 

 

 

Ma quali sono stati i prodotti con i maggiori incrementi delle vendite? La classifica della crescita vede ai primi posti i reparti “chimici” grazie alla domanda per prodotti “be safe” e per la pulizia degli ambienti e delle stoviglie. Ma anche i prodotti legati alla convivialità (Aperitivi, Spumanti, Birre, Liquori) hanno sviluppato incrementi importanti delle vendite. Da sottolineare, l’impennata delle vendite di prodotti Usa e Getta, corredo necessario per le gite fuori porta, i pic-nic e l’utilizzo nelle case vacanza.

Anche formulazioni alimentari che facilitano le preparazioni (Surgelati, Carni Fresche Confezionate, Conserve Animali, Salumi e Formaggi) hanno registrato crescite significative della domanda. Anche il Ferragosto un po’ più caldo rispetto all’anno passato ha dato il suo contributo spingendo la domanda di categorie stagionali come birre e gelati.

 

I tassi di crescita eccezionali di Disinfettanti e Sanificatori sono la cartina tornasole che la popolazione italiana continua ad adottare un comportamento volto alla cautela. Per fare alcuni esempi: Disinfettanti e i Prodotti da Parafarmacia, nel periodo analizzato (2 settimane terminanti al 23 agosto 2020) vedono un incremento delle vendite pari a 8,3 milioni di euro (+318,6% rispetto allo stesso periodo del 2019); l’Alcool Denaturato registra un aumento delle vendite a valore di 2 milioni di euro, + 234,7% vs il corrispondente periodo dello scorso anno e le vendite di Prodotti per la Pulizia delle Piccole Superfici, con +1,6 milioni di euro ricavi, crescono del 18,5%.

Contemporaneamente si osservano dei tassi interessanti di crescita di prodotti legati a momenti di convivialità, quest’anno probabilmente più all’interno di gruppi ristretti di familiari e amici (magari qualche grigliata o pic nic, piuttosto che la tavolata al ristorante). Un esempio sono le Birre con un incremento delle vendite di 10,6 milioni di euro (+11,2% vs stesso periodo del 2019), le Bollicine e gli Spumanti, oppure, come già accennato, gli Accessori da Tavola Usa e Getta (+2,6 mio €, pari ad una variazione percentuale di +15,7%).

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