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Primark festeggia i 10 anni in Italia con tre nuovi negozi

Tre nuove aperture, per un investimento complessivo pari a 22 milioni di euro. Per i suoi 10 anni di presenza in Italia, Primark si regala un consolidamento del piano di espansione, che porterà – dettaglio non secondario – alla creazione di 300 posti di lavoro. I nuovi negozi saranno situati a Cremona (Centro Commerciale Cremona Po’), Ancona (Grotte Center) e Gorizia (Tiare Shopping centre). Attualmente, la catena di abbigliamento opera con 20 superfici commerciali su tutto il territorio italiano, destinate a diventare 28 nei prossimi anni, perché ai tre negozi citati vanno aggiunti quelli già in programma a Napoli (due store), Roma, Parma e Genova. A livello internazionale, Primark conta più di 485 negozi in 19 Paesi in Europa, negli Stati Uniti e in Medio Oriente, con più di 80.000 dipendenti, 5.000 dei quali in Italia

UN POLO LOGISTICO PER SUPPORTARE L’ESPANSIONE
Fondata in Irlanda nel 1969, Primark è arrivata in Italia è nel 2016, con il primo negozio presso Il Centro di Arese, inaugurato con un team di 390 persone. Il secondo punto vendita, a Brescia, aveva aperto otto mesi dopo, a conferma della forte risposta dei clienti italiani. La sede regionale e il flagship store di via Torino a Milano hanno invece visto la luce nel 2022.
A supporto della nuova fase di crescita, Primark sta procedendo con la realizzazione del suo primo polo logistico in Italia. Situato ad Alessandria, il polo creerà più di 200 posti di lavoro e supporterà la rete di negozi su tutto il territorio nazionale. In collaborazione con il partner Segro, il completamento dei lavori è previsto per la fine di novembre 2026 con l’entrata in funzione nel 2027. L’azienda sottolinea che il polo logistico è stato progettato tenendo in considerazione i più alti standard ambientali, rafforzando l’impegno verso una crescita responsabile.

PERCORSI DI CRESCITA PER IL PERSONALE
Altro aspetto ribadito da Primark è la forte attenzione allo sviluppo professionale, alla crescita e al supporto delle persone in ogni fase della loro carriera. Circa il 90% dei Manager arrivano da percorsi di crescita interni, grazie anche al programma “Grow with Us”, che valorizza i talenti, accompagnandoli da ruoli junior fino a posizioni manageriali nei negozi e nella sede regionale.
È per me motivo di grande orgoglio affermare di aver intrapreso il mio percorso professionale in Primark dieci anni fa, come manager del primo negozio ad Arese – dichiara Luca Ciuffreda, Direttore di Primark Italia (nella foto in alto) –. Ho potuto constatare in prima persona quanto l’ascolto attento dei nostri clienti abbia rappresentato un elemento guida fondamentale, che continua tuttora a orientare la nostra crescita e i nostri investimenti in Italia. Il nostro impegno resta quello di consolidare la leadership sui prezzi, garantendo al contempo un’esperienza in store eccellente – con l’obietto di offrire ai nostri clienti moda di qualità e prodotti essenziali per la vita di tutti i giorni, capaci di coniugare valore, accessibilità e durata nel tempo”.

LE ATTIVITÀ A SOSTEGNO DELLE COMUNITÀ LOCALI
Primark si dice consapevole dell’importante ruolo che il retail ricopre nella vita delle persone e per questo continua a investire nelle comunità in cui opera. Quest’anno supporterà Special Olympics attraverso la donazione di 3.000 magliette da utilizzare come uniformi ufficiali durante i Giochi Nazionali e anche i Mondiali in programma per il 2027. Nel contesto del suo impegno sociale, Primark collabora con partner specializzati tra cui Agenzia ONU per i Rifugiati, Special Olympics, Seconda Chance e Fondazione Adecco per abbattere le barriere e creare percorsi di inserimento nel settore retail per le persone che potrebbero incontrare maggiori sfide nel mondo del lavoro.

Ultra-fast fashion: italiani attratti dai prezzi ma consapevoli della bassa qualità

Cosa pensano gli italiani dell’ultra-fast fashion, il sistema di moda caratterizzato da una maggiore rapidità di produzione e da prezzi ancora più accessibili? Stileo, motore di ricerca di moda con oltre 7 milioni di visite mensili, ha indagato in tale ambito attraverso il report Fashion Research 2024 in cui ha analizzato le abitudini di acquisto (e non solo) degli utenti in Europa rivelando qual è l’opinione degli italiani su questo modello di consumo di moda.

Lo studio riporta che il 79% degli italiani conosce i principali e-shop di questa categoria, con il 63% che dichiara di aver acquistato almeno una volta da questi e-commerce, mentre un 19% afferma di non aver mai fatto shopping in questo particolare tipo di shop online e di non avere intenzione di farlo in futuro. Quali sono le ragioni che dissuadono questi utenti dal fare acquisti? Chi sceglie di non comprare da questi siti lo fa principalmente perché ritiene che i prodotti siano di bassa qualità (53%) e, in secondo luogo, per motivi etici, ovvero dubbi rispetto alla sostenibilità della produzione e preoccupazioni per le condizioni dei lavoratori (31%). Dallo studio emerge che le dinamiche gaming che caratterizzano questi siti, come ad esempio giochi o sistemi di raccolta punti, sono particolarmente attraenti agli occhi dei consumatori e li spingono all’acquisto. Secondo il 44% degli intervistati, sono proprio queste attività a rendere più interattivo lo shopping, mentre il 36% non è particolarmente attratto da queste dinamiche ma sceglie comunque di acquistare perché ne riconosce i prezzi altamente competitivi e l’ampia gamma di prodotti tra cui scegliere (36%).

Per quanto riguarda il possibile divieto di questi negozi in Italia a favore di produttori e le aziende locali, più della metà degli intervistati (54%) sarebbe d’accordo, anche se implicherebbe pagare di più per gli stessi prodotti, mentre il 26% sarebbe contrario. Anche la cybersecurity è un aspetto molto importante per gli utenti quando si tratta negozi ultra-fast fashion: se il 39% degli intervistati si sente sicuro riguardo l’uso dei propri dati, circa il 23% si sente più preoccupato del solito quando visita questi e-commerce.

Bilanci nel fashion, il 2023 è stato l’anno dell’eleganza e del look minimal

Il 2023 è ormai agli sgoccioli ed è tempo di bilanci, anche in ambito fashion. Il motore di ricerca di moda Stileo ha recentemente pubblicato la classifica dei brand e degli articoli più popolari durante l’anno sulla piattaforma, osservando l’evoluzione dei gusti degli italiani in fatto di moda.

Se il 2022 era stato l’anno del ritorno alla normalità, evidenziato da un’esplosione dei colori vivaci come arancio, viola e verde e dal boom del casualwear, negli ultimi dodici mesi si è registrato un vero e proprio back to basics: l’accoppiata bianco e nero è stata quella più amata, insieme ai colori neutri. Inoltre, se casualwear è stata la parola d’ordine dello scorso anno, il 2023 ha registrato la crescente popolarità di un trend opposto: i capi e accessori eleganti, con un picco di popolarità di capi e accessori appartenenti a queste categorie.

I brand più amati
Hogan è il brand più apprezzato in assoluto, e vince anche nella categoria scarpe sia uomo che donna, mentre Michael Kors è il secondo marchio più amato dagli utenti. Conosciuto per le sue handbag, non a caso il brand è anche la parola chiave più utilizzata per cercare le borse da donna. A chiudere il podio è invece la moda premium targata Liu Jo. Per quanto riguarda gli abiti, Elisabetta Franchi è il filtro più utilizzato per le ricerche, sia per i vestiti corti che per quelli lunghi. Il marchio italiano risulta essere particolarmente adatto per le grandi occasioni ed è il filtro più utilizzato assieme agli aggettivi “estivo” ed “elegante” e “da cerimonia”.

Gli articoli più popolari
L’articolo più cercato è il completo da uomo, che segna il ritorno alla vita mondana anche per la moda maschile. Seguono gli accessori da donna: le evergreen Converse bianche e gli occhiali da sole di Prada. Se in ambito capi dominano le opzioni eleganti, nelle calzature è la sneaker a fare da padrona, sia per l’uomo che per la donna. Di recente, infatti, lo stile formale è stato rivisitato e si sceglie sempre più spesso di creare look che rappresentino il perfetto mix tra raffinatezza e comodità. Per esprimere questa necessità vengono eletti come principali brand Hogan, Premiata, Liu Jo e Nike.

I colori dell’anno
Il 2023 è stato caratterizzato dai colori neutri e dai look minimal. I trend che si sono susseguiti nelle varie stagioni, come il quiet luxury, hanno reso lo stile contemporaneo più classico e ricercato. Le tonalità più cercate sono state nero, il bianco e marrone, colori versatili da poter utilizzare in svariate situazioni. La tendenza si riflette anche negli accessori: le scarpe più cercate sono nelle tonalità bianco e nero. Per quanto riguarda gli altri colori, vincono il blu e il rosso, grazie allo stile marinière diffuso nell’autunno e all’esplosione del rosso sulle passerelle, seguiti dal verde, un must-have nella scorsa stagione primaverile.

La Moda italiana lancia l’allarme: a rischio 35.000 posti di lavoro

“È cambiato tutto dopo il COVID, e oggi assistiamo ad uno smarrimento senza precedenti per il nostro settore. Riteniamo quindi che proprio in questo momento ci sia bisogno di unione, e che ci sia bisogno anche di traghettare un cambiamento. Una vera e propria rivoluzione. E la rivoluzione passa attraverso tecnologie, passa attraverso informazioni ma passa soprattutto attraverso un cambio di mentalità”: questa la dichiarazione con cui Bassel Bakdounes (foto), Ceo di Velvet Media, ha aperto l’Assemblea Plenaria della digital convention ECOMM FASHION, “Stati Generali” della moda italiana.

Nel corso dell’evento Massimo Torti, Segretario Generale della Federazione Moda Italia, ha segnalato nuovi dati elaborati dal proprio centro-studi inerenti il segmento moda. Dei 115.000 punti vendita in Italia, pari ad una forza lavoro di circa 313.000 addetti, dopo il 18 maggio, data di fine lockdown, hanno riaperto il 94% di cui il 76% ha fatto registrare forti cali di fatturato, soprattutto nelle grandi città e nei centri storici privi di turismo. Da qui le stime, che prevedono perdite di circa 15 miliardi di consumi con il rischio di chiusura di 17.000 punti vendita e di conseguenza perdita di 35.000 posti di lavoro. Altrettanto significativa la percentuale di digitalizzazione dei punti vendita, a chiusura del 2019 solo il 36,2% dei punti vendita aveva già un sito web mentre il 67,1% utilizzava almeno i social network. “I confini tra fisico e virtuale si attenuano. Il negozio fisico non è destinato a tramontare ma ad evolversi. Evoluzione è il concetto chiave.” sottolinea Torti.

Un quadro altrettanto complesso quello presentato in anteprima da Siro Badon, Presidente di Assocalzaturifici. Dall’indagine condotta dal Centro Studi di Confindustria Moda e presentata in anteprima ad Ecomm emerge un quadro difficile. Nel primo trimestre del 2020 le imprese del comparto calzaturiero hanno accusato una flessione media del fatturato pari al -38,4%, con una perdita complessiva stimata in 1,7 miliardi di euro. Nel dettaglio il 60% delle aziende calzaturiere a campione ha registrato, nei primi tre mesi 2020, un calo del fatturato compreso tra il -20% e il -50% rispetto all’analogo periodo 2019; un ulteriore 20% degli interpellati ha rilevato una contrazione superiore al -50%. Se guardiamo alla raccolta ordini le prospettive non sono migliori: il 46% delle aziende intervistate ha indicato un calo tendenziale nel primo trimestre compreso tra il -20% e il -50%; il 37% ha subìto un arretramento superiore al -50% con un decremento medio degli ordinativi pari al -46,2%. “Ci troviamo chiaramente – spega Badon – di fronte a sfide impegnative e definitive nella loro capacità di plasmare l’industria e il mercato. I fattori del cambiamento che ciascuno di noi stava affrontando negli ultimi anni – l’esplosione dei canali digitali di vendita, accelerazione e disintermediazione nei processi di acquisto e progressiva selezione della distribuzione tradizionale multimarca – sono diventati in pochi mesi la condizione normale in cui operano gli imprenditori.”

Infine Steven Tranquilli, Presidente di Federpreziosi, conferma che anche un settore tendenzialmente conservatore come quello dei preziosi sta avviando l’integrazione tra canali tradizionali di vendita e mondo digitale. Sebbene con un po’ più di ritardo nella trasformazione, i dati segnalano che il 48,1% delle gioiellerie ha sia un sito web che un profilo sui social network, di cui il 22,6% ha soltanto profilo social mentre il 29,3% non ha alcuna strategia di comunicazione.

Mafalda Lepore Head of Loyalty & Promotions di Roncaglia Relationship Marketing

La squadra Loyalty del Gruppo Roncaglia si arricchisce di una nuova professionista: è Mafalda Lepore che assume il ruolo di Head of Loyalty & Promotions della Roncaglia Relationship Marketing.

Con oltre 15 anni di esperienza nel marketing e una consolidata competenza nello sviluppo di progetti in ambito CRM e Loyalty maturata nella gestione di clienti leader nei mercati Retail, Petrolifero, FMCG e Utilities, Mafalda è stata Head of Reward Marketing per primarie agenzie, fra cui Seri Jakala. Come Business Development Manager ha inoltre gestito l’attività commerciale e di new business per lo sviluppo di soluzioni innovative di co-marketing, engagement e couponing.

“La passione per il mio lavoro mi porta a cercare traguardi sempre nuovi e intraprendere sfide avvincenti e stimolanti come questa – ha affermato Mafalda Lepore -. Il Gruppo Roncaglia è un’azienda in cui l’approccio creativo all’engagement e alla loyalty consente di spostare la relazione con il brand da un piano utilitaristico ad uno più emozionale per una experience unica e memorabile. Credo nell’impegno e nella determinazione del singolo ma sono convinta che dietro un successo importante ci sia sempre il lavoro di un team, in cui ognuno sia libero di esprimere il proprio talento avendo chiaro l’obiettivo della squadra”.

Con l’arrivo di questa importante risorsa, il Gruppo Roncaglia potenzia ulteriormente un settore sempre più strategico per l’agenzia, in forte crescita sia per numero e rilevanza dei clienti, sia per i premi conquistati negli ultimi anni, in Italia e all’estero: riconoscimenti a una Loyalty sempre in evoluzione, che riesce a coinvolgere ed ingaggiare i consumatori con programmi innovativi, creativi ed efficaci.

Moda, lusso e innovazione digitale, i brand italiani in cima al mondo

È Gucci il marchio del lusso più digitale del mondo. Lo dice il report della sesta edizione della Digital Competitive Map 2018 realizzata da Contactlab, azienda di soluzioni di digital marketing multicanale, e da Exane BNP Paribas, il ramo del gruppo bancario francese dedicato agli investimenti finanziari. Oltre a Gucci, nella top ten dei brand che meglio utilizzano la strategia di innovazione digitale ci sono altri sei italiani: Valentino (al terzo posto), Zegna (al settimo), Bottega Veneta (al nono posto) e Bulgari (al decimo). In testa più o meno allo stesso livello di Gucci c’è Burberry.
L’analisi, che prende in considerazione 34 marchi di moda e lusso internazionali, tiene conto di 19 criteri (uno in più dell’anno scorso) e 178 parametri rispetto ai 146 del 2017 ed evidenzia come i settori nei quali ci sono ancora margini di miglioramento sono opzioni di consegna, servizi di cross-canalità, metodi di pagamento online, estensione delle categorie di prodotto sul web, consulenza di stile e condivisione social sui nuovi canali di messaggistica evoluta come WeChat e WhatsApp.

In particolare tre dei brand esaminati non offrono il servizio clienti via telefono, tre brand hanno la web live chat sistematicamente inattiva, tre brand non forniscono informazioni sui giorni e gli orari di apertura dei negozi e otto brand sono tuttora privi di “mobile responsive email layout”. Buoni invece i risultati raggiunti nell’efficacia dei siti web, nell’apertura di canali di e-commerce (diretti e indiretti), nel marketing via mail e nella localizzazione social nei vari Paesi.
L’analisi è riassunta in una mappa che colloca i vari marchi su un piano cartesiano nel quale l’asse delle ascisse riassume la “digital customer experience” e quella delle ordinate la “digital strategic reach”.

Nella prima eccellono Gucci e Louis Vuitton mentre nella seconda primeggia Burberry. Tra i marchi italiani bisogna segnalare la crescita di Prada, finalmente convertitosi al digitale e leader dei servizi cross-channel nei quali si distinguono anche Zegna e Valentino, che offrono ai clienti il servizio “Reserve&Try in Store”, grazie al quale si prenota on line un capo e lo si prova in negozio.
Per quanto riguarda l’e-commerce negli ultimi anni si sognelano due tendenze: l’aumento della presenza (e delle vendite) in mercati lontani come l’Estremo Oriente, il Golfo e la Russia; e la presenza anche sulle piattaforme dei principali etailer occidentali come Farftech, Net-a-Porter e 24 Sèvres.

A Dolce&Gabbana va invece il primato come brand più social, grazie all’utilizzo in particolare di Instagram e del russo VK. Già 13 marchi hanno introdotto la funzionalità Instagram Shopping, mentre Gucci, Moncler e Ferragamo hanno adottato Facebook Shopping. Fendi si distingue per il numero maggiore di opzioni di condivisione di prodotti sui social, tra cui WhatsApp e WeChat. Le e-mail sono sempre più utilizzate per connettere agli account social dei brand, tra cui gli asiatici Line, WeChat e Weibo.
“Il passaggio all’omnicanalità, vale a dire la capacità di un brand di tenere il contatto col cliente nei suoi diversi percorsi e mezzi con cui si interfaccia con esso – dichiara Marco Pozzi, Senior Advisor di Contactlab – è sicuramente uno degli aspetti su cui hanno maggiormente lavorato i brand che hanno fatto più passi in avanti nella classifica globale, mostrando uno sforzo logistico non indifferente. Tuttavia l’approccio omnicanale deve coinvolgere tutti i livelli del business, ponendosi come modalità operativa anche nella relazione con il cliente attraverso le strategie di marketing sino a un livello individuale. Risultano infatti sempre più indissolubili dai piani di business le logiche di acquisizione e di fidelizzazione del consumatore attraverso i mezzi digitali, insieme alla capacità di un brand di intercettare e interpretare i mutevoli e non-lineari comportamenti del consumatore. Il segreto per far funzionare questa dinamica è la capacità di un’azienda di estrarre valore dai dati per creare un rapporto di fiducia con il consumatore e rendere fluido e sempre pertinente il suo rapporto con il brand”.

MyWay, Fiorella Rubino lancia la prima capsule collection di moda personalizzabile

Secondo molti il futuro della moda è questo: la personalizzazione, la possibilità del cliente – resa possibile anche grazie alle nuove tecnologie digitali – di costruire il capo da acquistare secondo i propri desideri. Un approccio innovativo che ora abbraccia Fiorella Rubino, il brand fast fashion curvy di Miroglio Fashion, che presenta il nuovo progetto di capsule collection interamente personalizzata. Si chiama “MY WAY”, e da la possibilità di creare il proprio capo in libertà, rispecchiando in modo autentico esigenze, desideri e stile.

 

Sul web e in negozio

Attraverso il sito www.fiorellarubino.com dal 9 aprile sarà possibile personalizzare modelli di tuniche e jeans in ogni dettaglio – forma, lunghezza, tessuti, colori e accessori. Tre capi e oltre 1.500 combinazioni da creare e visualizzare con l’utilizzo del 3D di ultima generazione. In oltre 170 negozi Fiorella Rubino poi è possibile vedere e toccare i capi, provare le taglie, conoscerne il materiale e ottenere tutti i consigli e i suggerimenti da parte del personale del negozio, per poi fare l’ordine online in location o da casa. Una vera e propria shopping experience multicanale.

“Stiamo tracciando un percorso che è iniziato con una grande testimonianza già nel mese di marzo – dice Anne van Merkensteijn, Brand Director di Fiorella Rubino – quando con il lancio della campagna Stile Libero e la presentazione della ricerca ‘Le Forme della Libertà’ abbiamo raccontato a pubblico e stampa l’evoluzione di quel rapporto tutto speciale che ogni donna ha con la percezione del proprio corpo e con la moda. Oggi Fiorella Rubino sposa il concetto di personalizzazione, in linea con le grandi tendenze presenti sul mercato, un territorio questo fino ad oggi presidiato da brand del luxury. La personalizzazione è l’essenza stessa dello Stile Libero, perché oggi tutte le consumatrici, al di là del proprio portafoglio, vogliono essere considerate speciali e avere proposte uniche per loro. Attraverso questo progetto daremo pertanto spazio alla loro interpretazione creativa, trasformando il cliente in un piccolo creatore di moda con l’obiettivo di dare loro la possibilità di rendere il proprio look ancora più unico e differenziante”.

“Noi partiamo dal presupposto che sia sempre più fondamentale parlare ‘con’ i consumatori e non ‘ai’ consumatori – dice Hans Hoegstedt, CEO di Miroglio Fashion – . Saper ascoltare le loro esigenze, creando una relazione autentica e intima in modo da poterne cogliere le richieste e adeguare la nostra offerta, con proposte sempre più personalizzate. Questo perché riteniamo che possa esistere una alternativa forte e distintiva alla massificazione imperante delle grandi catene internazionali del fast fashion. Già con la startup Tailoritaly la nostra azienda ha avuto la possibilità di creare cultura sull’innovazione e, in particolare, sperimentare in modo concreto il tema della personalizzazione. Oggi, con questo progetto di Fiorella Rubino, la nostra expertise in tema di customizzazione prende forma su uno dei brand più importanti del portfolio di Miroglio Fashion e diventa una personalizzazione seriale”.

Nato in Italia nel 2004, il brand Fiorella Rubino è oggi distribuito a livello europeo attraverso 220 punti vendita monomarca principalmente in Italia, Spagna, Germania e Russia. È uno dei 12 brand di Miroglio Fashion, la terza azienda sul mercato italiano dell’abbigliamento femminile.

Nasce a Londra il flagship Bottletop, primo store stampato in 3D da un robot

Un negozio a spreco zero, con un interno a metà tra installazione artistica e design retail costruito da una stampante 3D con plastica riciclata: è uno dei progetti più innovativi del settore già piuttosto avanzato dell’abbigliamento il primo flagship del brand etico di accessori Bottletop, che ha aperto a fine novembre al numero 84 della lussuosa Regent Street.

Il marchio di moda d’alta gamma etico britannico da sempre fa della sostenibilità verso l’ambiente e le popolazioni svantaggiate la sua bandiera, dalle materie prime utilizzate, tutte certificate come la pelle a deforestazione zero e il metallo grezzo. E il flagship intende riflettere proprio questi valori fondanti.

Il negozio è incorporato in una sorta di rete-pattern di plastica riciclata (che alla fine del processo recupererà 60mila bottiglie) che ricopre soffitto e pareti, e nei primi due mesi dall’apertura sarà un work in progress, con il layout costruito lentamente sotto gli occhi dei clienti e curiosi che entrano nel piccolo spazio. «Usiamo questa tecnologia da una prospettiva di storytelling che ci aiuti ad esprimere i nostri valori. Lo scopo di aprire le porte mentre stiamo creando e costruendo lo spazio è quello di portare i clienti dentro questo ambiente ed ecosistema in evoluzione, e di educarli. Le cose devono cambiare e questa è solo la punta dell’iceberg di ciò che è possibile fare» ha detto il cofondatore di Bottletop Oliver Wayman.

Le pareti di pelle certificata sostenibile e alluminio riciclato modellano lo spazio ma diventano anche il supporto per presentare le collezioni. Il soffitto alla fine del processo diventerà un’installazione di migliaia di lattine (senza linguetta) ideate dall’artista britannica Rachel Whiteread e sospese sul supporto di plastica che ingloba il negozio, realizzato con stampa 3d da un robot (chiamato Kuka, a chi interessasse) in grado di realizzare grandi superfici grazie a una tecnologia sviluppata da Ai Build.

Una versione mini del robot industriale usato per stampare parte del negozio è esposta in vetrina, e realizza portachiavi e gadget per i clienti.

Il pavimento è realizzato con pneumatici riciclati. Sul fronte marketing non mancano un profumo e una colonna sonora realizzati appositamente per lo store dal profumiere Timothy Han e dal produttore Mario C, che ha lavorato con artisti del calibro di Beastie Boys e Bjork e ha prodotto la super-band creata per l’occasione Bottletop, composta da Carl Barat (Libertines), Matt Helders (Arctic Monkeys) e Gruff Rhys.

Wayman ha lavorato con lo studio di architetti londinese Krausse per sviluppare il modello 3d dello spazio in corso di realizzazione. 

Oltre all’attenzione all’ambiente, Bottletop produce le proprie collezioni (borse e accessori) nei Paesi in via di sviluppo avvalendosi di artigiani locali e sostenendo le comunità locali con vari progetti.

Zalando, da un anno sulla vetta dei marchi di abbigliamento online

È ancora Zalando il più apprezzato dei marchi di abbigliamento e accessori online, e lo è da oltre un anno: lo rileva BEM Research nella classifica relativa a novembre 2017, che vede in seconda posizione Adidas, che scavalca Zara solo per pochi decimi di punto, mentre Nike guadagna il quarto posto scalzando BonPrix.

In sesta posizione si conferma Lesara, altro brand dell’abbigliamento e accessori made in Germany, mentre chiudono la classifica dei top 10. Sarenza e Kiabi (che registrano infatti un balzo in avanti di diverse posizioni), Bershka e Rolex (che si contendono invece a pari merito il nono gradino della classifica, con il brand svizzero di orologi di lusso in forte miglioramento rispetto al mese precedente).

Nel complesso, la media del BEM Rank a novembre 2017 per i 53 brand considerati è pari a 29,6 punti, sostanzialmente stabile rispetto a ottobre.

Considerando i due macro-aggregati che compongono il BEM Rank, si osserva che Zalando primeggia per la capacità di essere rintracciata sul web (visibilità online) o perché gli utenti cercano direttamente il suo brand oppure perché appare nelle prime posizioni di Google Italia per ricerche relative a parole chiave generiche ad alto traffico. Sulla visibilità online risultano avere un’ottima performance anche Gucci e Scarpe&Scarpe. Relativamente alle prestazioni dell’homepage, ovvero alla velocità di caricamento e all’usabilità, BonPrix conquista la posizione più alta, seguita da C&A e La Redoute.

«In vista delle spese natalizie, e appena superato il Black Friday, i grandi marchi dell’abbigliamento stanno intensificando le loro attività su Internet – spiega Mariachiara Marsella, web marketing manager di BEM Research –. Sul web ci sono diverse opportunità per le aziende operanti in questo settore, anche per quei brand specializzati nel lusso e nei prodotti di alta qualità. La clientela facoltosa è infatti attratta dalla comodità di effettuare acquisti dal proprio smartphone, mentre il ceto medio può vedere nell’online un canale più conveniente. Purtroppo però c’è da notare che i marchi italiani della moda, eccellenza nel mondo, faticano a emergere sul web, forse perché ancora troppo ancorati al tradizionale canale di vendita attraverso le boutique».

L’acquisto online di capi di abbigliamento, calzature e in generale accessori è notevolmente aumentato nel tempo e nel 2016 ha registrato un tasso di crescita quasi doppio rispetto a quello dell’e-commerce totale al 35%. Tra i fattori che hanno favorito la crescita c’è la forte competizione del settore che ha determinato un abbassamento dei prezzi, l’utilizzo quotidiano di smartphone e tablet e il conseguente aumento di applicazioni mobile e-commerce espressamente dedicate all’acquisto, facile, veloce e sicuro di capi di abbigliamento, accessori e scarpe.

A novembre 2017 i brand entrati nella classifica BEM Rank nel settore abbigliamento e accessori sono: Adidas, Armani, Asos, Bata, Benetton, Bershka, BonPrix, C&A Shop, Calzedonia, Carpisa, Clayton, Coccinelle, Converse, Deichmann, Desigual, Gucci, Guess, H&M, Intimissimi, Kiabi, La Redoute, Lesara, Liu Jo, Louis Vuitton, Mango, Manzara, Marella, Mytheresa.com, Nike, Nuna Lie, OVS, Pandora, Piazza Italia, Pimkie, Pittarello, Privalia, Puma, Rolex, Sarenza, Scarpa, Scarpe&Scarpe, SheIn, Silvian Heach, Spartoo, Stradivarius, Stylight, Subdued, Tally Weijl, Terranova, Twin Set, Yoox, Zalando, Zara.

Lidl, nei negozi dal 4 dicembre la collezione per le feste firmata Heidi Klum

Arriverà in tutti i punti vendita Lidl il 4 dicembre la nuova e seconda collezione limited edition che Heidi Klum firma per il discounter tedesco, e chiamata, visto l’approcciarsi delle feste natalizie, #LETSCELEBRATE. La collezione racchiude outfit minimal e key pieces di tendenza, perfetti per le occasioni più speciali, ad un prezzo in linea con l’offerta Lidl.

La capsule collection propone una moda glamour, pensata per le innumerevoli occasioni che animano il periodo natalizio. La collezione si compone di outfit trendy ed easy-chic, che possono essere abbinati facilmente, e comprende oltre 30 tra abiti (in taglie dalla 36 alla 46), scarpe (dal 37 al 41), borse ed accessori. Ogni singolo capo colpisce per l’elevata qualità e l’estrema convenienza, con un prezzo al pubblico che va dai 7 ai 30 euro.

«Durante la “Lidl Fashion Week” nei nostri punti vendita sarà possibile vivere un’esperienza d’acquisto ancora più coinvolgente grazie a un’offerta moda davvero alla portata di tutti. #LETSCELEBRATE, la seconda collezione fashion firmata da Heidi Klum per Lidl a tema festività, propone infatti capi glamour e versatili al tempo stesso, dall’effetto wow assicurato, ma soprattutto ad un prezzo Lidl. Una linea perfetta da sfoggiare in un periodo dell’anno così speciale» dice Alessia Bonifazi, Responsabile Comunicazione di Lidl Italia.

Dal 4 dicembre fino ad esaurimento scorte, tutti i consumatori potranno trovare nei 600 punti vendita di Lidl Italia i key pieces #LETSCELEBRATE, come gli scintillanti abiti in paillettes, i morbidi cappotti oversize o le eleganti tute a figura intera. A questi si uniscono capi minimal come top in satin, minigonne in velluto, o intramontabili decolleté nere.

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