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L’ittico nel retail vale più di 4 miliardi e continua a crescere

Il mercato ittico del retail italiano continua ad ampliarsi e raggiunge nel 2026 i 4.012 milioni di euro: +3,6% rispetto all’anno precedente e +6,3% nel biennio 2024-2026. A trainare sono soprattutto i formati confezionati, che crescono più rapidamente del pesce a peso variabile e stanno guadagnando quote di mercato rispetto all’anno precedente. I dati provengono dall’edizione 2026 del Norwegian Seafood Seminar, il congresso annuale organizzato dal Norwegian Seafood Council, che ha riunito a Milano, durante la fiera internazionale TuttoFood, i principali operatori e stakeholder del comparto ittico italiano e norvegese.

QUALITÀ PIÙ IMPORTANTE DEL PREZZO
A guidare l’evoluzione dei consumi di ittico è anche la crescente attenzione verso qualità, sicurezza e sostenibilità. Secondo una ricerca condotta da NielsenIQ, il 54% degli italiani considera oggi la qualità più importante del prezzo nelle scelte alimentari vs 44% registrato un anno fa. Tra i principali driver di acquisto emergono sicurezza alimentare e freschezza (64%), qualità e garanzie di sicurezza (61%), sostenibilità ambientale (52%) e tracciabilità dell’origine (49%). “I numeri mostrano un cambiamento strutturale nelle priorità dei consumatori – commenta Andrea Succi, Consumer Panel Sales Lead di NielsenIQ –. Anche in un contesto economico ancora influenzato dall’inflazione, cresce la ricerca di qualità, sicurezza e valore nutrizionale. Il pesce, e in particolare il salmone norvegese, beneficia di questo cambiamento grazie a un posizionamento sempre più forte in termini di affidabilità, qualità percepita e versatilità di consumo”.

IL SALMONE TRAINA LA CRESCITA DEL COMPARTO
Il salmone si conferma la categoria più dinamica nell’ambito dell’ittico: l’Italia è oggi il sesto mercato mondiale per consumo di salmone atlantico e il terzo per il salmone norvegese, con consumi cresciuti del +6% nel 2025. Le esportazioni norvegesi verso l’Italia hanno registrato un +4% nei primi quattro mesi del 2026, consolidando una crescita stabile della categoria. Nel settore retail italiano, il salmone genera 757 milioni di euro di fatturato considerando i prodotti a peso fisso, con performance particolarmente positive per il fresco confezionato (+12,9%) e il congelato (+3,2%). Il salmone affumicato resta il segmento principale con 565 milioni di euro, pur mostrando una sostanziale stabilità. I discount registrano la crescita più sostenuta, mentre la private label raggiunge un valore di 320 milioni di euro, pari al 42% del mercato retail del salmone.

IL SUSHI SPINGE I CONSUMI FUORI CASA
Anche il segmento Out Of Home ha subito una evoluzione quantitativa con riferimento all’ittico, specialmente per il salmone. Secondo Circana, nel 2025 gli ordini di salmone nel canale fuori casa sono aumentati del +15,6%, contro il +3% registrato nei consumi domestici. Il sushi si conferma il principale driver del fenomeno: il 69% degli ordini del fuori casa di salmone avviene in formato sushi. “Il salmone è oggi una delle categorie alimentari più capaci di intercettare i nuovi modelli di consumo – spiega Matteo Figura, Executive Foodservice Director di Circana –. La crescita del sushi e dei format quick service ha ampliato le occasioni di consumo e reso il salmone un prodotto quotidiano, accessibile e trasversale. Il fuori casa continua a rappresentare il principale acceleratore di questa evoluzione”.

BACCALÀ E STOCCAFISSO: TRADIZIONE CHE EVOLVE
Accanto al salmone, stoccafisso e baccalà mostrano segnali di trasformazione legati all’evoluzione delle abitudini di consumo. Nel retail, lo stoccafisso confezionato cresce del +3,4% raggiungendo i 5,8 milioni di euro. A trainarlo sono soprattutto i formati ready to eat, che rappresentano il 71% del valore totale, e l’incremento del prodotto surgelato, che si attesta su +10,9% rispetto all’anno precedente. Positivi anche i risultati della private label (+12,9%).
Il baccalà registra invece una lieve flessione (-1,6%, pari a 20,7 milioni di euro), crescono però le preparazioni surgelate (+2,9% in volume) e il ready to eat (+19%), a conferma di una domanda sempre più orientata verso praticità e velocità di preparazione. Anche il tradizionale prodotto “da ammollare” continua a perdere peso (-18,5%), evidenziando un cambiamento strutturale nei comportamenti di acquisto.
Il mercato italiano continua a dimostrare una forte attenzione verso i prodotti ittici – sostiene Tom-Jørgen Gangsø, Direttore Italia del Norwegian Seafood Council (nella foto in alto) – ma con modalità di consumo sempre più evolute. Crescono le occasioni di consumo fuori casa, aumenta la richiesta di prodotti pratici e pronti all’uso e diventano sempre più centrali qualità, sostenibilità e tracciabilità. In questo scenario il seafood norvegese continua a rafforzare il proprio posizionamento grazie alla capacità dei produttori norvegesi e italiani di coniugare innovazione, affidabilità della filiera e risposta concreta alle nuove esigenze dei consumatori italiani”.

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