Un progetto innovativo di Conad e Cpr System in collaborazione con l’ Università di Bologna ha consentito di quantificare il valore della partnership nella supply chain che si è espresso in 12 mila spedizioni e circa 4 milioni di chilometri in meno in un anno con una riduzione dell’impatto ambientale misurabile in circa 2600 tonnellate di CO2 equivalente l’anno. La razionalizzazione logistica e la sostenibilità ambientale sono l’obiettivo strategico dell’alleanza tra Conad e CPR System, la cooperativa di Gallo (Fe) leader in Italia per gli imballaggi a sponde abbattibili e riutilizzabili, che associa tutta la filiera dalla produzione alla distribuzione, ai trasporti. L’analisi comparativa dell’efficienza e dell’impatto ambientale della filiera distributiva di Conad nel settore dei prodotti freschi e deperibili, analizzando il vantaggio del ricorso al servizio di CPR System con i fornitori di prodotti deperibili che utilizzano pallet che vengono recuperati con trasporti ottimizzati a pieno carico, è stata condotta dal centro di ricerca Food Supply Chain dell’Alma Mater Studiorum, di cui è direttore Riccardo Manzini, professore della Scuola di Ingegneria. Grazie all’impiego di una piattaforma software innovativa sviluppata dal gruppo di ricerca dell’università, basata su modelli di ottimizzazione matematica, è stato possibile contabilizzare con precisione costi, efficienza logistica e impatto ambientale In particolare, riconfigurando la rete con l’ausilio dell’ottimizzazione e l’inserimento di CPR per la rete distributiva Conad dei prodotti freschi a marchio si sono registrati: – circa 12.000 spedizioni in meno in un anno (da 37.000 a circa 25.000 spedizioni) con l’avvento del pooling CPR System con una movimentazione di alcuni milioni di pallet. – La riduzione dei chilometri percorsi dai mezzi del 42%, che corrisponde a 4 milioni di chilometri in meno percorsi in un anno con una riduzione dell’impatto ambientale misurabile in circa 2600 tonnellate di CO2 equivalente l’anno. – La misurazione precisa della diminuzione delle emissioni di numerose altre sostanze nocive responsabili dell’effetto serra, dell’eutrofizzazione, dello smog fotochimico, dell’assottigliamento dello strato di ozono e dell’acidificazione, in linea con i protocolli e le linee guida internazionali che normano il life cycle assessment applicato a prodotti e processi industriali. CPR, grazie alla sua rete di impianti di produzione e manutenzione (lavaggio e ripristino dei pallet e contenitori riutilizzabili) è in grado di garantire alti standard di affidabilità e di livello di servizio dei propri prodotti. La partnership con CPR System ha consentito a Conad di sviluppare strategie importanti che hanno consentito di: preservare la Qualità e la Sicurezza Alimentare dei prodotti freschi anche grazie alla gestione dello stress fisico-ambientale e di quantificare e governare l’efficienza logistica, ottimizzando i costi e agendo per ridurre l’impatto ambientale comportano.
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A Pasqua le uova solidali Fairtraide si fanno in sette
A ognuno il suo gusto, al bianco cioccolato o fondente, l’importante è che sia cioccolato sotto forma di uova di Pasqua, ma soprattutto che sia una festa per tutti: e allora Fairtrade quest’anno propone sette uova realizzate con cacao e zucchero che arrivano da organizzazioni dove è rispettato il lavoro delle persone e l’ambiente. Un requisito sempre più importante per i consumatori, tanto che nel 2013 i prodotti certificati Fairtrade hanno raggiunto un valore complessivo del venduto a livello globale di 5,5 miliardi di euro (+15% sull’anno precedente). E cacao e zucchero sono proprio tra i prodotti più richiesti insieme a caffè, banane e fiori.
Il commercio equo assicura ai produttori il pagamento di un prezzo stabile in grado di coprire tutti i costi di produzione, il Fairtrade Minimum Price, e un margine di guadagno aggiuntivo per avviare programmi di sviluppo delle comunità, il Fairtrade Premium.
Sole ad esempio è una onlus piemontese che grazie alla distribuzione di uova di cioccolato al latte Fairtrade raccoglie fondi per i propri progetti in Africa. Grazie ai proventi delle vendite dello scorso anno, ad esempio, l’organizzazione ha realizzato un sistema di raccolta per l’acqua piovana e due cisterne da cinquemila litri in Mozambico.
Le uova di cioccolato della linea Solidal di Coop certificate Fairtrade sono in cioccolato fondente o al latte, realizzate con cacao e zucchero Fairtrade provenienti da organizzazioni di Repubblica Dominicana, Perù, Costa Rica, Swaziland, Paraguay e India. Le uova saranno in vendita nei supermercati e ipermercati Coop di tutta la penisola.
Passando ai piccoli fomati, l’ovetto Fairtrade di cioccolato al latte bio distribuito da Baum si chiama Ponchito. Ed è disponibile in due versioni per accontentare tutti: tradizionale da 20 gr e formato xl da 50 gr, entrambe realizzate con cacao e zucchero di canna del commercio equo certificato di Rep. Dominicana e Paraguay. Le sorprese all’interno sono create da artigiani di Paesi in via di sviluppo e di cooperative sociali italiane. I Ponchito si possono acquistare nei punti vendita Coop Estense di Sicilia, Puglia, Modena e Ferrara, negozi Bio c’ Bon Italia, nelle botteghe del mondo e nei supermercati Ecor-NaturaSì.
Per chi è alla ricerca del prodotto biologico, Antica Norba propone invece uova di cioccolato al latte o extrafondente Fairtrade. Saranno distribuite da Baule Volante, e nel Lazio si potranno acquistare anche nei punti vendita “Pane e cioccolato” e presso il “Museo del cioccolato” di Norma (Lt).
Il pollo piemontese Valverde al +30% in Carrefour
Filiera corta, rintracciabilità, benessere animale sono esigenze sentite da fasce di consumatori sempre più ampie: prova ne è il successo della Cooperativa Valverde entrata in GDO tramite Carrefour con il brand Pollo Dal Piemonte, che ha registrato costanti aumenti di volumi e fatturato (+30% nel 2014).
Inserito nel progetto “Localismo” dell’insegna francese, il pollo Valverde è stato scelto perché allevato nelle campagne del Piemonte nel rispetto del benessere animale, dei modi e dei tempi della tradizione. Inizialmente distribuito negli Iper Carrefour di Torino e Provincia, oggi Pollo Dal Piemonte è venduto nei Carrefour Market del Piemonte e della Lombardia e nelle start up dei Carrefour Gourmet, nell’ottica di offrire qualità ed eccellenza del territorio in questi nuovi spazi di valorizzazione delle produzioni tipiche di qualità all’interno del punto vendita. E dal 2015 Pollo dal Piemonte è anche in Liguria.
“Accorciare i passaggi e ridurre le intermediazioni – dichiara Andrea Costa, Presidente di Valverde Coop – consente alla nostra realtà di recuperare valore aggiunto e dare una mano anche all’economia locale e alla valorizzazione del territorio. La rintracciabilità di filiera certificata rappresenta per Valverde un impegno di massima serietà per il produttore e di maggiore sicurezza per il consumatore. Il controllo dell’origine dei prodotti è fondamentale in quanto permette di conoscere i singoli lotti, di risalire alla provenienza di ogni aspetto della produzione, della lavorazione e della distribuzione.
ValVerde è una Cooperativa di soci allevatori (Società Agricola La Madonnina) che alleva polli nel massimo rispetto della natura, tanto da ricevere il premio GOOD CHICKEN, riconoscimento internazionale conferito dal CIWF, Compassion in World Farming, organizzazione Onlus la cui mission é quella di promuovere pratiche di allevamento rispettose del benessere degli animali, dell’ambiente e delle persone. CWIF ha scelto l’italiana ValVerde perché ha soddisfatto i criteri che rispondono alla salvaguardia del benessere animale, della salute pubblica, della sicurezza alimentare proponendo un modello di allevamento rispettoso, dignitoso e di qualità.
Nei supermercati NaturaSì e CuoreBio i prodotti bio liberi dalla ‘ndrangheta della Coop Goel Bio

Vincenzo Linarello, presidente del Gruppo Cooperativo Goel
La promozione dei valori più forti dell’agricoltura biologica con un’attenzione alla tutela economica e sociale del territorio è al centro dell’intesa tra GOEL Bio ed EcorNaturaSì.
GOEL Bio, infatti, è espressione del Gruppo Cooperativo GOEL e nasce per opporsi alle aggressioni e alle infiltrazioni della ‘ndrangheta in ambito agricolo oltre che per creare condizioni di dignità per i produttori soci e per i lavoratori. Agrumi e prodotti della terra calabrese che nascono da aziende agricole riscattate alla ‘ndrangheta, alle quali viene garantito il giusto prezzo per il loro lavoro e dove, attraverso l’applicazione di un rigoroso protocollo etico, non esiste lavoro nero e illegale.
L’intesa tra Goel Bio ed EcorNaturaSì prevede la distribuzione dei prodotti freschi (arance, clementine, bergamotti, cipolla rossa, peperoncino) e confezionati (olio extra-vergine di oliva, miele, vellutata di cipolla rossa, di peperoncino, marmellata di bergamotto, di agrumi freschi, di clementine) nei supermercati NaturaSi e CuoreBio e in tutti i negozi specializzati in alimentazione biologica del territorio nazionale.
Il gruppo EcorNaturaSì ha inoltre aderito al progetto GOEL Bio come socio sovventore nella convinzione che investire sull’etica crea prospettive di sviluppo per tutti.
Spiega Fabio Brescacin Presidente di EcorNaturaSì: «Operare nel bio non significa solo sostenere la qualità del prodotto e dare un cibo sano alle persone, ma significa lavorare per un sano sistema agricolo, ecologicamente ma anche socialmente, quindi uscire dalla piaga del lavoro nero a cui molte aziende spesso sono spinte a causa dei prezzi troppo bassi dei prodotti agricoli e da forme di illecite appropriazioni dei terreni agricoli».
Vincenzo Linarello, presidente del Gruppo Cooperativo GOEL ha affermato che “Opporsi alla ‘ndrangheta non è un problema ormai solo dei Calabresi. Così come il rispetto della dignità dei produttori agricoli e dei lavoratori è un investimento che giova anche ai consumatori. Il futuro è un’opera comunitaria dove nessun interesse di parte deve essere posto sopra quello degli altri: conciliare l’interesse di tutti è la vera sfida dell’etica e dell’innovazione.”
GOEL Bio sta potenziando la produzione di agrumi grazie alla costruzione di un nuovo centro di confezionamento nella Locride che nascerà grazie all’importante sostegno di Enel Cuore che ne sta cofinanziando l’investimento. Questo consentirà presto di poter accogliere nuovi produttori in GOEL Bio e ampliare la distribuzione di agrumi biologici.
Coralis e Coldiretti con Fai lanciano la filiera controllata e certificata
Conoscere la provenienza degli alimenti è una richiesta precisa dei consumatori, anche se non sempre la legge specie comunitaria sembra seguire tale “ratio”. È ancora viva ad esempio la polemica sulla legge Ue che consente di non indicare lo stabilimento di produzione degli alimenti. Coralis, Consorzio di imprenditori della Distribuzione, guarda avanti e propone, in partnership con Fai, Firmato agricoltori italiani, marchio promosso da Coldiretti, una filiera controllata, certificata e che indica con chiarezza i luoghi di produzione. Già da gennaio un numero selezionato di punti vendita consorziati Coralis ha introdotto in assortimento alcuni articoli della filiera dell’ortofrutta e del florovivismo mentre olio, pasta e riso arriveranno ad aprile.
Obiettivo comune: promuovere, sostenere e certificare i prodotti dei nostri territori. “Con Fai vogliamo garantire in Italia e all’estero tutti quei prodotti provenienti al 100 per 100 dai campi e dagli allevamenti italiani che rispettano l’etica nei processi produttivi e assicurano, per contratto, una equa ripartizione del valore tra i vari attori della filiera – spiega Gianluca Lelli, Responsabile Area Economica di Coldiretti – Con accordi come quello siglato con Coralis puntiamo a valorizzare la filiera agricola come vero e unico made in Italy alimentare e accorciare la filiera tra produttore e consumatore, assicurando a quest’ultimo un prodotto di origine sicura, italiana e tracciata, comunicando la distintività del made in Italy nel garantire alti standard di sicurezza alimentare, legame col territorio e naturalità”.
In questo processo Fai rappresenta per Coralis un partner in grado di dare una forte personalizzazione al prodotto grazie all’offerta di filiera certificata e controllata. È infatti la personalizzazione uno dei temi cari a Coralis che nasce come Consorzio di imprenditori della Distribuzione con la volontà di salvaguardare l’identità di ogni punto vendita. Tanto che ogni struttura associata con il progetto “Dai il tuo nome al futuro” porterà il nome di chi l’ha creata e l’ha resa luogo d’incontro e di riferimento all’interno del quartiere.

“Contrapponendosi alla scelta classica di riunire tutti i punti vendita sotto un’unica insegna, Coralis abbandona l’idea che industria e distribuzione debbano avere vita separata – dice il Presidente di Coralis Eleonora Graffione – “Tre sono i concetti ai quali il Consorzio riconosce un valore vero e profondo: la collaborazione nella fase di sviluppo e selezione dei prodotti, grazie a un nuovo rapporto tra fornitori e distributori per la scelta delle migliori soluzioni di processo; la condivisione delle informazioni necessarie al corretto sviluppo del prodotto, dei lotti e dei prezzi; l’allineamento con le ultime necessità di mercato”.
Il consorzio Coralis ha registrato nel 2014 un giro d’affari del +3% rispetto al 2013.
Il retail food contro lo spreco alimentare. I casi di Sma e Metro
Il retail food italiano nelle sue articolazioni di Gd e Do è da tempo impegnato contro lo spreco alimentare – oggi è la seconda giornata nazionale contro lo spreco – e sono molte le catene che collaborano con organizzazioni e istituzioni come Last Minute Market, Caritas, Banco Alimentare. Anche GS1 Italy | Indicod-Ecr è in prima linea contro lo spreco alimentare con il progetto in corso su Prevenzione e trattamento delle eccedenze alimentari.
Per dare un’idea dei numeri che stanno dietro a questa realtà basti ricordare che, secondo Last Minute Market, da un ipermercato di grandi dimensioni sono state recuperate fino a 170 tonnellate di prodotti alimentari in un anno, che corrispondono a circa 300 pasti al giorno per un valore economico di circa 650.000 euro (stima sul valore di vendita dei prodotti recuperati). Gran parte dei prodotti recuperati sono referenze merceologiche fresche e altamente deperibili (frutta, carne, latticini, ecc).
L’impostazione del gruppo di lavoro Ecr è quella caratteristica dell’associazione fra industria e distribuzione: un approccio collaborativo. Gli obiettivi: identificare le aree di collaborazione di filiera nella gestione delle eccedenze; descrivere i possibili modelli della loro gestione; approfondire vincoli e ostacoli alla riduzione dello spreco alimentare (reputazione, sicurezza alimentare, risorse disponibili, vincoli logistici, …); aumentare la cultura/livello di conoscenza a livello aziendale sui percorsi di gestione delle eccedenze alimentari.
Il caso Sma
Ed è proprio uno scoglio di tipo culturale quello da superare secondo Carlo Delmenico, Direttore Responsabilità Sociale d’Impresa SMA spa che, al recente convegno sulla logistica collaborativa di GS1 Italy| | Indicod-Ecr ha affermato: «Il fatto che un valore negativo come le eccedenze alimentari possa essere visibile nei budget di marketing, commerciale o logistica, rende più semplice decidere di distruggerle perché in questo modo non compaiono nella voce dei costi. La strada da perseguire è quella di trasformare il trattamento delle eccedenze un processo aziendale integrato e non solo una pura attività etica». Le soluzioni operative adottate da Sma per gestire gli stock di deposito e di punto vendita sono quelle di realizzare offerte mirate sugli stock a più lunga scadenza e di devolvere alle Onlus, Ci sono però dei limiti operativi che riguardano la polverizzazione della rete e i costi senza ritorno. Nondimeno allo stat attuale Sma nel 2014 ha devoluto 400 tonnellate di cibo per 720.000 pasti donati.
Il caso Metro
Attraverso Metro Cuore – programma di Responsabilità Sociale di Metro Italia – e grazie all’estensione del progetto aziendale per la gestione delle eccedenze alimentari alla totalità dei punti vendita presenti sul territorio italiano, Metro Italia ha rafforzato ulteriormente il proprio impegno al fianco di Banco Alimentare contro gli sprechi. Solo nel corso del 2014, la donazione di prodotti alimentari donati alla Onlus ha raggiunto un valore equivalente che supera 1 milione di euro.
«La collaborazione con la Fondazione Banco Alimentare Onlus si è consolidata negli anni ed ha permesso di sviluppare iniziative su scala nazionale di cui siamo profondamente orgogliosi», dichiara Claude Sarrailh Amministratore Delegato di METRO Italia Cash and Carry. « Abbiamo confermato e raggiunto l’obiettivo definito un anno fa con un risultato davvero importante, risultato reso possibile grazie dall’implementazione di specifiche attività di pianificazione e di gestione dei flussi logistici, oltre a quelli di rifornimento direttamente nei punti vendita».
Oggi è la giornata nazionale contro lo spreco alimentare: le azioni lungo la catena
Anche quest’anno il 5 febbraio è la Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare. Una buona notizia arriva dalla semplificazione normativa in materia di donazione degli alimenti invenduti che dovrebbe diventare operativa entro l’anno e favorire la donazione delle eccedenze e dei prodotti alimentari invenduti, attraverso la semplificazione e armonizzazione del quadro di riferimento (procedurale, fiscale, igienico-sanitario) che disciplina attualmente il settore.
Le responsabilità sono a tutti i livelli della filiera “dalla fattoria alla forchetta”, il risultato è agghiacciante: 1,3 miliardi di tonnellate di cibo buttato ogni anno, sufficiente per sfamare quattro volte gli oltre 800 milioni di persone che muoiono di fame ogni anno.
Ecco alcune azioni intraprese da insegne della GDO per “colpire” il cliente finale.
Tesco ad esempio ha ridotto le promozioni “paghi uno prendi due” e ha inserito informazioni “anti spreco” sulle confezioni di 25 prodotti particolarmente “a rischio” di spreco, come spiega nel video Mark Little, Head of Food Waste Reduction.
I numeri dello scandalo sono evidenziati in questo video-inforgrafica del Barilla Centre for Food and Nutrition.
Gli italiani e lo spreco: percezioni e realtà
Il sondaggio “Waste Watcher – Knowledge for Expo” promosso da Last Minute Market con Swg “fotografa” le attitudini degli italiani verso lo spreco alimentare. Quattro su cinque si dichiarano incuriositi e soddisfatti delle tecnologie che possono favorire la riduzione e prevenzione dello spreco alimentare. Tra le soluzioni si pensa al frigorifero “smart” che segnala le date di scadenza del cibo riposto e conserva meglio il cibo. Il 19% degli intervistati si dichiara al contrario ancora impreparato o impaurito di fronte a tecnologie intelligenti. I più spreconi sono i giovani e i bambini, secondo il 63% degli intervistati. Nella percezione degli italiani solo il 22% dei cittadini di mezza età e solo il 2% degli anziani può essere tacciato di spreco. E i luoghi dello spreco? Mense, supermercati e ristoranti secondo la grande maggioranza degli intervistati, che auspica, sempre a larghissima maggioranza, una campagna di educazione sul tema sia per gli studenti che per i cittadini: lo chiede l’80% degli intervistati, quindi 4 italiani su 5. La realtà però vede lo spreco “domestico” responsabile del 42% dello spreco alimentare…
Rifuti? No grazie. Carlsberg studia una bottiglia al 100% biodegradabile
È stata presentata al World Economic Forum di Davos la bottiglia biodegradabile di fibra di legno per bevande di Carlsberg, un progetto nato dalla collaborazione con l’azienda di packaging ecoXpac, l’Innovation Fund Denmark e la Technical University of Denmark, per sviluppare una bottiglia biodegradabile e di origine organica fatta con fibre di legno da fonti sostenibili che sarà chiamata la “Green Fiber Bottle”. Tutti i materiali utilizzati nella bottiglia compreso il tappo saranno realizzati con materiali biodegradabili.
“In Carlsberg crediamo fermamente nell’importanza dell’economia circolare per assicurare un futuro sostenibile di crescita e sviluppo del Pianeta. Se il progetto di oggi si realizzerà, come pensiamo che succederà, farà un’enorme differenza circa le opzioni che abbiamo per confezionare liquidi, e sarà un altro passo importante nel nostro viaggio verso un’economia circolare e senza rifiuti” ha detto Andraea Dawson-Shepherd, Senior Vice President for Corporate Affairs di Carlsberg.
L’iniziativa fa parte della Carlsberg Circular Community (CCC), una cooperazione tra Carlsberg e alcuni partner (che dovrebbero diventare 15 entro il 2016) con lo scopo di perseguire un’economia circolare e senza sprechi usando per lo sviluppo e la commercializzazione di nuovi prodotti l’approccio Cradle to Cradle, che ha lo scopo di realizzare prodotti che possano essere riciclati all’infinito o che possano tornare in natura perché completamente biodegradabili, senza quindi creare rifiuti.
750 milioni di costi di trasporto in meno con la logistica collaborativa
In una filiera come quella del largo consumo che movimenta circa 3 miliardi di colli ogni anno, la gestione collaborativa della logistica ha un impatto direttamente misurabile in termini di efficienza e di sostenibilità. Secondo i dati presentati ieri al convegno “La logistica collaborativa: una leva sempre più strategica” organizzato oggi a Milano da GS1 Italy | Indicod-Ecr il potenziale risparmio in tutta la filiera del largo consumo con unità di carico efficienti e una saturazione di viaggi prossima al 100% è di circa 750 milioni di euro con 600 milioni di chilometri percorsi in meno e una riduzione delle emissioni di CO2 del 47%, pari a 510 mila tonellate all’anno.
Risultati che riconoscono nell’efficienza delle unità di carico e nella saturazione dei mezzi di trasporto le due leve “collaborative” su cui deve concentrarsi la filiera del largo consumo italiana se vuole ridurre ulteriormente i costi del sistema industria-distribuzione, a vantaggio del consumatore.
« Sono numeri importanti per le imprese del largo consumo e per l’intero sistema paese» ha anticipato Stefano Agostini, Presidente e Amministratore Delegato di Sanpellegrino Nestlé Waters e Consigliere di GS1 Italy | Indicod-Ecr, nel suo intervento di apertura. «È necessario però un cambio di mentalità, occore avere il coraggio di cambiare e l’unico modo è quello di confrontarci con i clienti, con i consumatori».
Questi numeri sintetizzano anche il valore della collaborazione di filiera nella logistica e un richiamo ai ben più ampi benefici che, secondo Daniel Corsten, Professore presso l’IE Business School di Madrid, potrebbe ricevere il largo consumo italiano dalle buone pratiche Ecr per superare la frammentazione che lo caratterizza. A patto che la loro implementazione, dice Corsten, si basi su un solido allineamento degli obiettivi e su validi meccanismi di coordinamento.
«La collaborazione di filiera, infatti, richiede il superamento del perimetro aziendale» ha commentato Silvia Scalia, Coordinatore Ecr Italia di GS1 Italy | Indicod-Ecr «e l’adozione di modelli di condivisione dei processi tra tutti gli attori della filiera. Principi a cui da sempre si ispirano le aziende che partecipano a Ecr Italia, rendendo possibile la realizzazione delle soluzioni innovative e strumenti operativi che presentiamo oggi e che favoriranno le buone pratiche della logistica collaborativa».
Il riferimento è ai risultati delle attività di ricerca che Ecr Italia ha svolto in collaborazione con i poli universitari rappresentati da Fabrizio Dallari, Direttore del Centro di Ricerca sulla Logistica di LIUC Università Cattaneo, e da Gino Marchet, Professore ordinario di Logistica del Politecnico di Milano:
- Mappatura dei flussi logistici: uno studio dei fenomeni che caratterizzano la logistica del sistema del largo consumo italiano e una fotografia dei flussi logistici e della loro morfologia, la quantificazione del loro dimensionamento e un approfondimento specifico sulla saturazione dei mezzi sia in pianta che a volume.
- Analisi dei costi della mancata ottimizzazione: una quantificazione dei costi delle attività del processo order to delivery che ha evidenziato i differenziali di costo esistenti tra pratiche logistiche e modelli di riordino differenti, ed ha prodotto un vero e proprio Simulatore di Riordino Ottimo di filiera – SI.RI.O. – un tool che consente di valutare il differenziale di costo tra diverse ipotesi di riordino per una determinata referenza.
- Atlante della logistica: una mappa geografica aggiornata e un censimento dei principali nodi logistici – oltre 1.000 tra Ce.Di e centri di stoccaggio di beni di largo consumo alimentare gestiti da operatori logistici – presenti sul territorio italiano, con l’obiettivo di fornire una visione della rete distributiva nazionale e di evidenziare le opportunità di ottimizzazione lungo la filiera e di transport & asset sharing.
Il packaging sostenibile? Non c’è. Da Original Unverpackt a Negozio leggero, arriva lo sfuso
Un negozio senza confezioni, dove tutto – dai saponi ai detersivi, dai cereali alle farine alla frutta e verdura – è venduto sfuso. Prodotti biologici o naturali, poca scelta ma completa. È questo il supermercato sostenibile del 2015?
Ha fatto molto parlare sui media l’apertura a Berlino, nel quartiere ex punk ora hipster di Kreuzberg, di Original Unverpackt, un pdv a zero confezioni. Non è solo una questione di risparmiare imballaggi usa e getta, ma anche un modo per limitare lo spreco alimentare, perché si compra solo la quantità di cui si ha bisogno. E per spendere meno, specie per alcuni prodotti tipo le spezie o i cereali biologici in cui il packaging incide molto sul prezzo finale.
E in Italia? Per una volta siamo arrivati prima. Negozio Leggero è un franchising nato a Torino lanciato da Ecologos, società di giovani ricercatori specializzati in tematiche ambientali, e conta oggi 10 pdv. Qui tutto è a peso, tè, vino, uova e pasticceria, distribuiti direttamente o tramite erogatore, i pannolini sono lavabili e i cosmetici naturali. Valori sostenibili che sono comunicati anche tramite corsi ad hoc (da come preparare cosmetici a casa con ingredienti naturali a come fare il pane). Ma esistono anche piccole realtà come Biosballo di Sesto San Giovanni.

Fa anche questo parte dell’economia circolare, ovvero quella in grado di rigenerarsi, dove i materiali sono o biodegradabili o recuperati e reimmessi nel ciclo produttivo. Una tendenza che promette negli anni a venire di assumere sempre più importanza. Il tema dello spreco, alimentare in particolare, è cruciale e la riduzione di rifiuti non biodegradabili anche. Ogni anno in Italia si buttano 108 Kg di cibo a testa, e un totale di 504 Kg di rifiuti. Quanta di questa quota appartiene al packaging, spesso ridondante e di materiale non riutilizzabile (nonostante la raccolta differenziata, pensiamo ai tanti “materiali accoppiati” in genere non riciclabili).
Già da tempo alcuni supermercati hanno iniziato a proporre detersivi o cereali “a peso”, ma l’impressione è che si tratti più di un piccolo ghetto per darsi una verniciatura green, un po’ abbandonato a se stesso. Eppure il cliente del 2015 sembra almeno in parte pronto ad abbracciare le tematiche della sostenibilità, specie se incoraggiato da un reale vantaggio di prezzo che andrebbe forse meglio evidenziato.
Movimenti nel packaging
Cambiano le abitudini, aumentano i canali ma il vecchio packaging “funziona” ancora”? In realtà, no. I consumatori richiedono più informazioni, nutrizionali e sulla provenienza degli alimenti (anche se poi le leggi Ue le tolgono), ma anche storie da trasmettere. Non sempre riportabili direttamente sulla confezione evidentemente, ma magari tramite Qr code.
Non solo: i nuovi canali, e-commerce in primis, richiedono scritte più grandi e chiare, visibili anche nelle miniature dei siti. Poche informazioni utili e immagini che richiamino il prodotto: è tutto ciò che “serve” mettere sul fronte della confezione (che sul web è presentata con poche eccezioni in modo bidimensionale).
Infine, c’è il packaging biodegradabile o addirittura commestibile. Whole Foods negli USA vende già dei gelati di yogurt avvolti nella buccia della frutta anziché nel classico bicchierino (ancora confezionati, ma l’idea è di iniziare a venderli sfusi, come le caramelle), e ci sono involucri sferici e biodegradabili per l’acqua e bicchieri a base di gelatina che, dopo avere bevuto il caffè o la bibita, si possono mangiare. Insomma, tecnologia e sostenibilità vanno a braccetto, e il futuro del retail alimentare dovrà passare anche da qui.
Anna Muzio












