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Pet food & care, secondo Circana vale 4,2 miliardi di euro

Si accende la sfida – a colpi di dati – nel mercato pet food & care italiano. Solo qualche settimana fa NielsenIQ aveva annunciato l’ampliamento del servizio di rilevazione su questo sempre più ricco comparto merceologico, mentre oggi è Circana rimarcare la propria copertura omnicanale e le collaborazioni strategiche con retailer leader del canale specializzato e online. E lo fa da un podio importante: l’evento riservato alle aziende associate ad Assalco (Associazione nazionale tra le imprese per l’alimentazione e la cura degli animali da compagnia).
L’ultima rilevazione firmata Circana registrava a dicembre 2024 un valore di 3,1 miliardi di euro su base annua, in crescita del 3,7% sull’anno precedente. L’analisi, ora ampliata, porta a settembre 2025 questo valore – sempre su base annua – a 4, 2 miliardi di euro.

UN PANEL DI PET SHOP INDIPENDENTI
Circana sottolinea di essere l’unica azienda a rappresentare in modo continuativo e strutturato il rilevante fatturato generato dai 4.573 negozi Pet Shop indipendenti presenti in Italia, grazie a un campione proprietario attivo da oltre 20 anni. Questa copertura – ribadisce una nota della società – consente di cogliere trend e dinamiche di mercato che sfuggono ai modelli alternativi che stimano il dato di vendita, senza rilevarlo in store.
Con più di due decenni di collaborazione con aziende dell’industria e della distribuzione, oltre che alla storicità della collaborazione con Assalco per la pubblicazione del suo Rapporto annuale, Circana rivendica una competenza verticale nel canale specializzato, che si traduce in insight strategici e soluzioni su misura per affrontare le sfide del mercato.

NON SOLO CIBO PER CANI E GATTI
Grazie all’ampliamento del panel e all’integrazione di nuovi dati, Circana rileva ora un mercato pet care pari a oltre 1 miliardo di euro nell’anno terminante a settembre 2025. I segmenti oggetto della rilevazione sono: gli accessori per animali da compagnia, che comprendono le lettiere, i prodotti per l’igiene e salute, i masticativi, i giochi e gli antiparassitari; gli alimenti per altri animali da compagnia, ovvero quelli per uccelli, piccoli mammiferi, tartarughe e pesci.

IL WELLNESS COME NUOVO PARADIGMA COMPETITIVO
Che cosa si cela dietro la continua crescita del mercato e quali i nuovi bisogni vengono soddisfatti? Circana osserva che l’espansione del pet care è guidata da un crescente interesse degli italiani per il benessere degli amici animali. Questa tendenza è evidente non solo nelle formule alimentari (con la diffusione di claim come Grain Free, Hypoallergenic e l’arricchimento con Superfood) ma anche nel non food.
Tra i segmenti più dinamici, nel perimetro omnicanale, troviamo:

  • Antiparassitari: registrano l’incremento più robusto del settore non-food, con un balzo del 7,6% a valore;
  • Igiene e salute cane/gatto: cresce del 6,3% a valore, guidato dagli integratori per animali da compagnia (pet supplement);
  • Pet Supplement: il sottosegmento, appena citato, cresce del +21,9% a valore e genera 65 milioni di euro, con oltre 370.000 famiglie acquirenti (+46% vs anno precedente, fonte: YouGov).

VOLUMI IN CRESCITA E STABILITÀ DEI PREZZI
Nel perimetro omnicanale che include distribuzione moderna, drugstore, discount, canale specializzato e online, considerando la crescita a valori costanti nel periodo gennaio-settembre 2025, il segmento dei prodotti per il pet food e il pet care fa segnare +2,1% contro il +1,9% del largo consumo confezionato, evidenziando prezzi stabili rispetto all’incremento dell’1,4% fattore registrare dal mondo lcc.
Il mercato italiano del pet food & care mostra una resilienza straordinaria – commenta Paolo Garro, Business Insights Senior Director di Circana – e una complessità crescente. La nostra capacità di rilevare in modo completo e granulare tutti i canali – mass market, specializzato e online – ci consente di identificare con precisione i trend emergenti e le nuove opportunità di business. Il benessere animale è una delle concause endogene di una crescita solida e duratura, così come il benessere lo è per il cibo per umani”.

cameo celebra i 20 anni di Pizza Ristorante con un’edizione limitata

In quel lontano 2005 a esordire nei punti vendita italiani furono cinque referenze, tuttora in commercio: Quattro Formaggi, Pesto Sfizioso, Spinaci, Tonno e soprattutto Salame, definito ancora oggi il prodotto di punta della gamma, arrivata a contare 14 referenze. Compie vent’anni Pizza Ristorante, marchio di cameo che raggiunge oltre 2,5 milioni di famiglie con circa 16 milioni di pizze all’anno, che generano il 13% del fatturato complessivo dell’azienda, per un totale di oltre 300 milioni di pizze in due decenni.
In realtà l’anniversario è doppio, perché ricorrono anche i 40 anni dalla nascita del marchio in Germania, a Bielefeld sede del gruppo nel mondo.

PIÙ DI UNA SEMPLICE RISERVA DA FREEZER
Da sempre i consumatori riconoscono a Pizza Ristorante un’esperienza di gusto inimitabile, conferita dalla sua caratteristica base sottile e croccante e dalle abbondanti farciture che arrivano fino al bordo – sostiene – Riccardo Panichi, Executive Marketing Manager di cameo –. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Pizza Ristorante non è considerata una semplice riserva da conservare nel freezer: nella maggior parte dei casi viene scelta al supermercato e portata direttamente in tavola la sera stessa, segno di un legame autentico con le abitudini di consumo quotidiane. Siamo orgogliosi di poter festeggiare questo importante traguardo dei vent’anni insieme alle famiglie italiane e, con il lancio della nuova limited edition, ci auguriamo di raggiungere un numero sempre più alto di consumatori”.

EDIZIONE LIMITATA CON UNA NOTA DI TARTUFO
Per celebrare la ricorrenza, l’offerta si arricchisce infatti di un’edizione limitata: Pizza Ristorante Funghi e Pancetta con una nota di Tartufo. Una combinazione che mira ad arricchire la linea di un gusto sofisticato e ricercato.
L’azienda – specializzata in torte, dessert e pizze – sottolinea che i vent’anni di Pizza Ristorante non sono un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso che continua a guardare avanti. Le esigenze alimentari si evolvono, la sensibilità verso la sostenibilità cresce e cameo dichiara di accompagnare questi cambiamenti lavorando su ricette che rispettino i più alti standard di qualità, su nuovi formati e su processi produttivi sempre più sostenibili. È così che, nel 2025, è stato ridotto lo spessore della pellicola di plastica che avvolge le pizze, utilizzando il 14% di materiale in meno. Un cambiamento che si traduce in un risparmio, nel mondo, di 310 tonnellate di plastica all’anno.

Pomodoro da industria, l’Italia supera la Cina

È un bilancio fatto di luci e ombre quello dell’ultima campagna di trasformazione del pomodoro. La principale nota positiva è il sorpasso ai danni della Cina, ma la corsa dei prezzi e la difficoltà di dialogo lungo la filiera hanno di sicuro complicato l’intero processo. A fronte di 78.695 ettari messi a coltura, la produzione è stata di 5,8 milioni di tonnellate, in leggero aumento rispetto al 2024, ma comunque inferiore (-10% circa) a quanto era stato programmato. Tanto basta comunque all’Italia per tornare ad essere il secondo Paese trasformatore di pomodoro a livello mondiale dopo gli Stati Uniti e prima della Cina che, dopo l’exploit degli scorsi anni, ha ridotto drasticamente le produzioni alla luce delle difficoltà legate principalmente al mantenimento delle quote di mercato estero.

IL NORD ACCRESCE LA PRODUZIONE
Andando ad analizzare nel dettaglio, al Centro Sud sono state trasformate 2,71 milioni di tonnellate di pomodoro (-5,3% rispetto al 2024) mentre nel bacino Nord il trasformato finale è stato di 3,12 milioni di tonnellate (+27,6% rispetto allo scorso anno). L’industria ha dovuto fare i conti con un incremento sostanziale dei prezzi del pomodoro rispetto a quanto preventivato, sia nel bacino Nord – dove l’elevato grado Brix ha determinato un indice di pagamento positivo, provocando un incremento del prezzo della materia prima rispetto al contrattato – che in quello Centro Sud, dove, a causa delle difficoltà di approvvigionamento idrico, in particolare nell’areale foggiano, e di comportamenti distorsivi in fase di approvvigionamento della materia prima, il pomodoro ha registrato incrementi fino al 40% rispetto al prezzo medio programmato.

PEGGIORANO LE RESE AGRICOLE
La campagna è stata, inoltre, caratterizzata da un peggioramento delle rese agricole che hanno registrato la performance più negativa degli ultimi cinque anni. Per il pomodoro pelato intero, prodotto caratteristico del Made in Italy, il calo delle rese agricole, associato a quello delle rese industriali, ha portato ad una riduzione della produzione di oltre il 20%.
Quella appena conclusa è stata una campagna particolarmente lunga e complessa – dichiara Marco Serafini, Presidente di Anicav –. Lo sfasamento dei tempi di maturazione della materia prima ha comportato un allungamento dei periodi di trasformazione. Le aziende, in particolare al Centro Sud, non sono mai riuscite a lavorare a pieno regime con una perdita importante delle economie di scala. Inoltre, gli incrementi del prezzo pagato per il pomodoro, che rimane il più alto al mondo, hanno creato situazioni distorsive del mercato rischiando seriamente di mettere in crisi il comparto. Sarà, quindi, prioritario cominciare a lavorare per un riequilibrio del valore lungo tutta la filiera, garantendo una giusta remunerazione ad agricoltura, industria e Gdo, investendo in innovazione e ricerca per migliorare le rese agricole e industriali, aumentare la produttività, ridurre i costi di produzione, ottimizzare i consumi idrici ed energetici e rendere più efficienti le operazioni di raccolta, soprattutto nel bacino pugliese”.

L’EXPORT RESTA FONDAMENTALE
Anicav è l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali. A farne parte sono i 3/4 delle aziende di trasformazione di pomodoro operanti sul territorio nazionale. Dagli stabilimenti di queste imprese esce circa il 70% di tutto il pomodoro lavorato in Italia e la quasi totalità del pomodoro pelato intero prodotto nel mondo, con un fatturato che nel 2024 ha raggiunto i 3,9 miliardi di euro, cioè più del 70% del fatturato totale del comparto italiano della trasformazione del pomodoro. Circa il 60% delle produzioni è destinato all’esportazione sia verso l’Europa (Germania, Francia, Regno Unito) che verso gli altri Paesi (USA, Giappone, Australia).

IL DIALOGO LUNGO LA FILIERA NON DECOLLA
Sulla necessità di collaborazione insiste Giovanni De Angelis, Direttore Generale di Anicav: “Il comparto è messo a dura prova dalle situazioni spesso non semplici dei mercati di sbocco e delle politiche daziarie statunitensi. Resta prioritario un recupero del dialogo di filiera tra parte agricola e parte industriale. L’Interprofessione rimane uno strumento utile e fondamentale ma, in particolare nel Bacino Centro Sud, stenta a decollare per la difficoltà di dialogo tra le parti, per cui è necessaria una ridefinizione del perimetro di competenza e del modello operativo alla base delle relazioni interprofessionali dove gli accordi quadro restano l’elemento indispensabile e centrale. Abbiamo chiesto al Masaf di creare una cornice istituzionale entro cui muoversi per potersi dare regole chiare e cogenti. In assenza di un perimetro di regole ben definito – avverte De Angelis – sarà molto difficile immaginare di poter trovare un accordo per la prossima campagna di trasformazione”.

Acquisizione in Sardegna per il Gruppo San Benedetto

Si allarga la rete produttiva del Gruppo San Benedetto, che in accordo con la Regione Sardegna ha acquisito lo stabilimento di imbottigliamento delle fonti Sandalia e Giara di Villasor, in provincia di Cagliari. L’impianto era rimasto inattivo per circa due anni e ora sarà oggetto di un piano di investimenti per la manutenzione, l’ammodernamento e la piena ripresa della produzione, con l’obiettivo di rilanciare sul mercato le acque minerali Sandalia e Giara entro sei mesi. Il progetto prevede non solo il riassorbimento del personale precedentemente impiegato, ma anche un incremento occupazionale legato al piano di sviluppo industriale e commerciale, che punta a estendere la distribuzione dei prodotti oltre i confini regionali.
Restituire vita a un impianto fermo da anni significa ridare fiducia, lavoro e prospettive – afferma Alessandra Todde, Presidente della Regione (nella foto a sinistra) –. La Sardegna è una terra che offre risorse straordinarie e competenze qualificate: la decisione del Gruppo San Benedetto di investire qui è un segnale concreto di fiducia nel nostro territorio e nelle persone che lo abitano”.

PIÙ VICINI AL CONSUMATORE
Questa operazione rappresenta un atto di fiducia nelle potenzialità del territorio sardo – aggiunge Enrico Zoppas, Presidente e Amministratore Delegato di Acqua Minerale San Benedetto (nella foto a destra, Ph Cristian Castelnuovo) – e nella qualità delle sue risorse naturali. Il nostro obiettivo è dare nuova vita a queste due fonti preziose con l’impegno e la competenza che da sempre ci contraddistinguono, creando valore per la comunità locale e per i consumatori che ogni giorno scelgono i nostri prodotti. L’acquisizione si inserisce perfettamente nel nostro Progetto Network, una visione industriale avanzata fondata sull’integrazione tra innovazione, rispetto per il territorio e responsabilità sociale. Un modello che punta a essere vicini al consumatore non solo commercialmente, ma anche fisicamente, riducendo le distanze tra luogo di imbottigliamento e punto vendita, minimizzando l’impatto ambientale dei trasporti, ottimizzando l’efficienza logistica e contribuendo concretamente allo sviluppo economico dei territori in cui siamo presenti”.

IL NETWORK PRODUTTIVO
Con questo intervento, lo stabilimento di Villasor – dotato di linee di imbottigliamento in Pet e in vetro a rendere per l’acqua naturale e frizzante – si aggiunge altri sette di cui Gruppo San Benedetto dispone in Italia e cioè Scorzè (VE), Pocenia (UD), Popoli Terme (PE), Donato (BI), Nepi (VT), Viggianello (PZ) e Atella (PZ). Sono invece quattro i siti produttivi all’estero: due in Spagna, uno in Polonia e uno in Ungheria.
L’azienda è presente in oltre 100 Paesi nei cinque continenti ed è il primo player del beverage analcolico in Italia, con una quota a volume del 17,1%(fonte: GlobalData 2025, dati 2024). Inoltre, il brand San Benedetto è leader in diversi segmenti: acqua minerale (11%), thè freddo (27,9%), bibite gassate no cole low calorie (30,2%) ed enhanced waters (40,7%). Con il marchio Energade, l’azienda è leader anche nel comparto degli sport drinks (34,7%).

Paolo Borgio alla guida di Macfrut

Si rafforza la squadra di Macfrut con la nomina di Paolo Borgio alla guida della fiera internazionale della filiera dell’ortofrutta. Figura di primo piano nel comparto fieristico, vanta una specifica competenza nel settore del food con importanti incarichi in Fiera Milano nell’ambito del management, delle relazioni commerciali e degli eventi. Attualmente collabora con IEG (Italian Exhibition Group) attraverso una consulenza commerciale sulle manifestazioni italiane ed estere, lanci di nuovi eventi, sul settore congressuale e gli allestimenti. Borgio (a sinistra nella foto in alto) avrà un ruolo centrale nello sviluppo della parte commerciale Italia e nel coordinamento del team di professionisti della manifestazione.

PRESTO UN NUOVO COMITATO TECNICO
Procediamo spediti nell’organizzazione di un grande Macfrut, come si prospetta l’edizione 2026 in programma dal 21 al 23 aprile prossimo – spiega Patrizio Neri, Presidente di Cesena Fiera (a destra nella foto in alto) –. Dall’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, arricchito di due nuove importanti professionalità di settore, come Alessandra Graziani e Carlo Costa, siamo subito passati alle attribuzioni delle deleghe ai consiglieri valorizzando le esperienze di tutti in un’ottica di lavoro squadra. Con la nomina di Paolo Borgio alla guida della manifestazione Macfrut facciamo un ulteriore passo in avanti per la crescita della fiera italiana dell’ortofrutta, allargando la squadra a un importante professionista nel settore fieristico. Il prossimo passo sarà la nomina del Comitato Tecnico e Scientifico Macfrut che coinvolgerà imprenditori e agli esperti del settore e aiuterà il CdA di Cesena Fiera nel delineare le strategie della fiera che è consapevole delle centralità di questo settore nel panorama dell’agrifood del nostro Paese”.

UN HUB GLOBALE PER L’ORTOFRUTTA
Accetto con molto entusiasmo questa nuova sfida in un settore strategico nel made in Italy agroalimentare – afferma Paolo Borgio –. Il nostro obiettivo è rendere Macfrut un hub globale sempre più forte per l’ortofrutta, ampliando le opportunità di networking e di business per tutti gli espositori, in stretta sinergia con un altro elemento che caratterizza questa manifestazione: la conoscenza. Sono convinto che in un’ottica di sistema e di lavoro di squadra Macfrut continuerà a crescere e ad affermarsi sempre di più come punto di riferimento internazionale per il settore”.

Etruria Retail stringe un accordo con la GMF del Gruppo Unicomm

Era uno dei quesiti sollevati dall’acquisizione di Carrefour Italia da parte di NewPrinces: che cosa avrebbe fatto Etruria Retail, master franchisee del gruppo francese? Avrebbe trovato un accordo con la società compratrice – guidata dal vulcanico Angelo Mastrolia, che ha messo a segno una serie impressionante di acquisizioni nel giro di pochi mesi, ma è alla sua prima esperienza nel retail – o avrebbe cercato nuovi approdi? La risposta è arrivata: la cooperativa toscana ha siglato un accordo con GMF, società del Gruppo Unicomm, a sua volta socio di Selex.
I negozi affiliati Etruria Retail abbandoneranno le insegne Carrefour per passare, a partire da gennaio 2026, a quelle Famila e A&O, con il prodotto a marchio Selex.

LA STORIA SI RIPETE
Si apre così un nuovo capitolo per Etruria Retail, che per ben due volte nel corso degli anni si è trovata a fare i conti con la ritirata di gruppi francesi dal mercato italiano. Nata nel 1961 a Siena come gruppo di acquisto e tra i fondatori di Conad nel 1962, la cooperativa era entrata in Crai nel 1994, per poi affiliarsi ad Auchan nel 2000 con un contratto di master franchising.
Il rapporto con Carrefour era iniziato nel 2020, dopo la decisione di Auchan di cedere a Conad le attività italiane e ora la storia si è ripetuta, portando all’alleanza con il Gruppo Unicomm.

PENSARE IN GRANDE, AGIRE LOCALE
Siamo due aziende che condividono valori, storia e visione – sottolinea Claudio Bernardini, Presidente di Etruria Retail – e abbiamo scelto di mettere in comune i punti di forza per guardare insieme al futuro. Con questa operazione rafforziamo la nostra rete e il legame profondo con le comunità in cui operiamo, con l’obiettivo di generare valore, migliorare la competitività e promuovere al tempo stesso la redditività, restituendo benefici tangibili a soci, clienti e fornitori”.
Come Unicomm – aggiunge Marcello Cestaro, Presidente del gruppo veneto – abbiamo sempre creduto che sia fondamentale pensare in grande, ma agire in locale. Ne è prova il fatto che, ogni volta che abbiamo acquisito realtà in territori diversi dal Veneto, abbiamo sempre mantenuto un presidio commerciale e di marketing radicato sul territorio, per valorizzarne competenze e relazioni. Grazie alla collaborazione avviata con Cedi Etruria il Gruppo Unicomm nel 2026 raggiungerà un fatturato alle casse di oltre 4 miliardi”.

LA RETE DI VENDITA
L’accordo dà vita a una rete di oltre 400 punti vendita e 12 Cash & Carry, distribuiti tra Umbria, Lazio, Toscana e Marche e con un fatturato stimato di circa 1 miliardo di euro. I conti sono presto fatti: Etruria Retail supera i 300 punti vendita tra Toscana, Umbria e Lazio, ha registrato un volume d’affari di 470 milioni di euro nel 2024. GMF – con oltre 100 punti vendita, tra diretti e affiliati, e un fatturato 2024 di 510 milioni di euro – è il presidio territoriale in Italia centrale del Gruppo Unicomm. Opera con le insegne Emisfero, EMI, Hurrà e Cash & Carry C+C, occupando oltre 1.200 collaboratori.
Dal canto suo Gruppo Unicomm è presente in 7 regioni e 32 province con i marchi C+C Cash and Carry, Famila, MEGA, Emisfero, A&O, Emi e Hurrà. Conta oltre 8.000 collaboratori, più di 230 punti vendita diretti e un centinaio di affiliati. La sede principale è a Dueville, in provincia di Vicenza.

SINERGIE PER GUADAGNARE COMPETITIVITÀ
Questa nuova collaborazione – afferma Giancarlo Paola, Amministratore Delegato di GMF – rappresenta un passo importante, perché rafforza la nostra presenza in Italia Centrale sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Quantitativamente, grazie alla rete di Cedi Etruria, che presidia capillarmente il territorio, ma soprattutto qualitativamente, perché è composta da imprenditori che da decenni conoscono e rispondono ogni giorno alle esigenze e alle abitudini della propria clientela. Siamo convinti che da questa unione nasceranno importanti sinergie operative, in grado di migliorare l’efficienza e la competitività di entrambe le aziende, nel rispetto delle identità e dei valori che ci accomunano”.
Nel comunicare la notizia, le due aziende hanno precisato che nessun posto di lavoro è a rischio: l’obiettivo, al contrario, è rafforzare le competenze presenti, promuovendo un percorso di sviluppo che valorizzi l’esperienza e la professionalità delle persone.
Questo progetto – dichiara Luca Migliolaro, Direttore Generale di Etruria Retail – nasce dalla volontà di crescere insieme, unendo forze, esperienze e valori con un’azienda che, come noi, vive e conosce a fondo il territorio: i clienti, le istituzioni, i fornitori e la vita sociale delle nostre comunità. Crediamo che collaborare con chi condivide la nostra visione sia la chiave per creare valore vero e duraturo e siamo convinti che la qualità del servizio e la cura delle relazioni nascano dall’ascolto, dal rispetto reciproco e dalla voglia di fare bene insieme”.

Esselunga debutta in Trentino-Alto Adige nel WaltherPark di Bolzano

Per un’insegna della Gdo esordire in una nuova regione è sempre importante, ma lo diventa ancora di più se lo si fa in un contesto di prim’ordine. Come nel caso di Esselunga, approdata oggi – 16 ottobre – in Trentino Alto-Adige, all’interno del complesso multifunzionale WaltherPark di Bolzano, firmato dall’archistar Sir David Chipperfield. Il progetto, sviluppato sull’ex stazione degli autobus, ha riqualificato l’intero quartiere compreso tra la stazione ferroviaria e piazza Walther, con ampi spazi verdi, infrastrutture per la mobilità sostenibile e il rinnovato Parco della Stazione.
Con oltre 600 milioni di euro di investimento e 127.000 metri quadri di superficie complessiva, WaltherPark è il più grande intervento privato mai realizzato in Alto Adige. Dalla primavera del 2024 la proprietà fa capo al Gruppo Schoeller di Monaco di Baviera, che riunisce diverse società attive nel settore degli imballaggi sostenibili e della logistica, per ricavi complessivi superiori a 1 miliardo di euro. La gestione è affidata a Svicom Società Benefit, che si è aggiudicata il mandato di condominium management per tutti gli edifici (ovvero delle aree comuni), oltre a quello di asset & property manager della galleria commerciale.

NON SOLO RETAIL
Il complesso unisce retail, living, office e hospitality, con il Falkensteiner Hotel Bozen WaltherPark (4 stelle superior) inaugurato la scorsa estate. Il cuore commerciale è la Highstreet Gallery, sviluppata su 4 piani per 31.000 mq di spazi commerciali, 4.000 mq dedicati al food market, 2.000 mq di palestra con il Club Virgin Active e il Salewa Cube, la boulder hall per le arrampicate.
Il secondo piano, dotato anche di terrazza panoramica, è riservato al Mercato Centrale Bolzano.Bozen, brand già presente a Firenze, Roma, Torino e Milano, oltre a Melbourne, in Australia. Si presenta come un food market con 1.000 posti a sedere e 23 stand gastronomici per una proposta food&beverage che combina specialità nazionali ed eccellenze locali. Tra le insegne più note: il tartufo di Christiano Savini, il pane di Davide Longoni, lo Smashed Burger di Joe Bastianich, il pesce al Bistrot Pedol, GrowEat con i suoi piatti vegetariani, il fritto di Alessandro Chen e la pasticceria di Andreas Archerer.

LE CARATTERISTICHE DEL SUPERMARKET
Tornando alla parte retail, sono più di 80 i brand locali e internazionali presenti al WaltherPark, tra cui Peek & Cloppenburg, OVS, JD Sports, Conté, Ecoalf, Starbucks, Nike, Lego. E ovviamente Esselunga. La catena lombarda occupa una superficie di vendita di 2.630 metri quadri, in cui propone oltre 15.000 prodotti, comprensivi delle linee a marchio privato. I reparti assistiti sono pesce (con una selezione di sushi), carne, panetteria (con oltre 15 varietà di pane fresco sfornato durante tutto l’arco della giornata) e la gastronomia, con l’assortimento di “Cucina Esselunga”: più di 200 ricette già pronte, tra piatti della tradizione italiana, estera e vegetariani.
Immancabili i prodotti Elisenda, la linea di alta pasticceria realizzata in collaborazione con i fratelli Cerea del ristorante stellato Da Vittorio, e l’enoteca, con oltre 900 etichette e l’assistenza di un sommelier per guidare i clienti nella scelta dei vini. L’indicazione dei reparti rispetta il bilinguismo ed è dunque in italiano e tedesco. A Bolzano, tra il supermercato e il Bar Atlantic (il 128esimo della catena) lavorano 106 persone.

TECNOLOGIA ALLA BARRIERA CASSE
Come da tradizione in Esselunga, la barriera casse comprende quelle veloci dedicate al self-payment e al self check-out e il servizio “Presto Spesa”, disponibile anche su app. I nuovi clienti hanno la possibilità di aderire al programma Fìdaty richiedendo direttamente in negozio, tramite un QR code, la card gratuita e subito attiva. L’Esselunga di Bolzano è aperta dal lunedì al sabato dalle 8 alle 21, la domenica dalle 8.30 alle 20.
Complessivamente la rete Esselunga conta oltre 190 negozi tra superstore, supermarket e il nuovo format laEsse, per un totale di oltre 28.000 dipendenti, compresi quelli che operano nei centri produttivi e di lavorazione che servono tutti i negozi della catena. Il gruppo ha un fatturato pari a 9,4 miliardi di euro e dichiara oltre 5,5 milioni di clienti fidelizzati.

LA STORIA DEL PROGETTO
Il quartiere in cui sorge il WaltherPark ha una storia lunga. Delimitato da via Garibaldi, via Alto Adige e viale Stazione fu gravemente danneggiato durante la Seconda guerra mondiale e in gran parte ricostruito fra gli anni Cinquanta e Settanta. Più recentemente, il patrimonio edilizio si trovava in condizioni tali da richiedere importanti interventi di risanamento. L’idea del progetto nasce nel 2008 e, successivamente, nel 2014 viene pubblicato il bando per la riqualificazione. Nel 2016 il Piano per la nascita di Waltherpark è oggetto di referendum popolare, che raggiunge il 64,39% dei consensi. Nel 2019 c’è l’avvio del cantiere, con i primi lavori di demolizione.
La struttura centrale, in cui sorge la galleria commerciale, rappresenta il basamento su cui si innalzano 9 corpi edilizi di diversa altezza – non superiore ai 30 metri – con molteplici destinazioni d’uso, pensati per offrire un mix di funzioni e servizi volto a migliorare la qualità della vita, la resilienza del progetto (anche dal punto di vista economico) e la vitalità del nuovo quartiere, che comprende anche 110 appartamenti collocati in 6 edifici, mentre tre edifici sono ad uso direzionale, con una superficie complessiva di 11.000 mq. All’interno del “Tower” in Via Garibaldi, al terzo piano, si trovano spazi occupati dalla Provincia Autonoma di Bolzano, che ospiteranno circa 150 persone di diversi dipartimenti.

Magazzini Gabrielli apre un punto vendita Tigre nella Città del Vaticano

Tecnicamente si tratta di un’apertura all’estero quella fatta da Tigre, insegna del Gruppo Gabrielli, a metà di questo mese di ottobre. Il punto vendita in questione ha una storia lunghissima, perché lo Spaccio Annona – collocato all’interno della Città del Vaticano – già negli anni Trenta distribuiva derrate alimentari. Poi lo scenario cambiò e quello spaccio si trasformò in un vero supermercato, segnando l’inizio anche in Vaticano di un modo diverso di fare la spesa. Ora, per la prima volta dopo 80 anni, l’Annona è gestito da un’azienda privata, la Magazzini Gabrielli, con sede ad Ascoli Piceno e punti vendita in Marche, Abruzzo, Molise, Umbria e Lazio.
Il Tigre Annona è aperto dal lunedì al sabato dalle 7 alle 19.30, con un orario più esteso rispetto al passato. La struttura occupa una superficie totale di 1.321 metri quadrati, di cui 875 destinati alla vendita, con 34 addetti, 6 casse e 30 posti auto riservati. Il punto vendita, completamente ristrutturato, propone circa 11.000 prodotti – con una particolare attenzione a regionalismi, soprattutto nei reparti gastronomia, forno ed ortofrutta – e applica la politica commerciale di “prezzi convenienti tutti i giorni”.

I REPARTI E L’OFFERTA DI SERVIZI
Il negozio ha tutti i reparti tipici di un moderno supermercato e riguardo ai freschissimi, oltre l’ortofrutta, ci sono i banchi serviti della carne, del pane, della gastronomia e della cucina. La macelleria offre molti prodotti pronti da cuocere e nel reparto pane vengono servite pizze sfornate al momento. L’offerta comprende inoltre prodotti ittici in modalità take-away. L’azienda definisce ampio e profondo l’assortimento di vini e bibite, anche con la presenza di frigoriferi dedicati.
Da segnalare la piccola area ristoro all’ingresso per la consumazione in loco dei piatti pronti. Per tutti i reparti freschi è attivo il servizio di prenotazione. In aggiunta il cliente può fare la spesa e passare a ritirarla quando vuole nell’arco della giornata. A breve, sarà attivato il Click&Collect, che permetterà di ordinare la spesa online e di ritirarla in negozio. Sono invece da subito operative le agevolazioni previste per le famiglie numerose, per gli over settanta e il “Cico Club” dedicato ai neogenitori: per tutte queste categorie è previsto lo sconto del 10%.

TELEGESTIONE PER CONTENERE I CONSUMI
Per quanto riguarda gli accorgimenti green, la struttura è dotata di telegestione per il monitoraggio costante dei frigoriferi e degli impianti di raffreddamento; l’illuminazione interna ed esterna è a led con controllo intelligente e adattivo, in linea con la certificazione ISO 50001 ottenuta da Magazzini Gabrielli proprio nel 2025.
Il negozio dispone inoltre di un compattatore per il riciclo delle bottiglie in Pet, con rilascio di buoni acquisto, e di cestini in plastica riciclata. Dal punto di vista della tecnologia sono state introdotte molte innovazioni, tra queste le etichette elettroniche e il sistema di sollevamento dei cestini in cassa.

FOCUS SULLA CAPITALE
Siamo felici ed onorati di aver intrapreso questa collaborazione con la Città del Vaticano – dichiara Laura Gabrielli, Presidente di Magazzini Gabrielli –. Per la prima volta nella storia, infatti, il Governatorato ha deciso di affidare ad un privato la gestione dell’Annona. È stato motivo di grande soddisfazione per la nostra azienda siglare il 4 luglio l’accordo per la concessione di questo negozio. Abbiamo lavorato assiduamente durante il periodo estivo per poterci esprimere al meglio. Il negozio è stato completamente ristrutturato. Quello che contraddistingue la Magazzini Gabrielli è una storia che da oltre 130 parla di valori. Il marchio Tigre è nato poco meno di 50 anni fa ad Ascoli Piceno: era il ‘78 quando mio padre e i suoi fratelli decisero di aprire il primo supermercato. Si trattava della naturale evoluzione del reparto alimentari all’interno dei grandi magazzini a prezzo unico. Oggi tra gestione diretta e franchising, con le tre insegne Oasi Tigre e Tigre Amico, siamo un gruppo con una numerica importante di negozi, e ci riempie di orgoglio poter annoverare tra questi il Tigre Annona. La nostra presenza nel territorio in cui operiamo è sempre più radicata. Negli ultimi anni, oltre a rafforzarci in Marche, Abruzzo, Molise e Umbria con aperture e rinnovi, abbiamo accelerato lo sviluppo nel Lazio ed in particolare nella Capitale. Siamo cresciuti nei numeri e nella visibilità in maniera sana e sostenibile e sul mercato godiamo di ottima reputazione. Ora con questa eccezionale apertura del Tigre Annona stiamo per compiere una nuova sfida”.

I 100 brand di maggior valore al mondo

Il podio resta immutato, ma di novità in classifica ce ne sono tante. Interbrand ha reso nota la sua annuale classifica Best Global Brands, che conferma in vetta Apple (470,9 miliardi di dollari), seguita da Microsoft (388,5 miliardi) e Amazon (319,9 miliardi). A completare la top 10 sono Google, Samsung, Toyota, Coca-Cola, Instagram, McDonald’s e Mercedes-Benz.
Ma cosa è accaduto nell’ultimo anno? La sintesi proposta da Interbrand è che i brand leader hanno saputo reagire con rapidità alle sfide del mercato e ai cambiamenti delle dinamiche competitive, puntando a rafforzare la propria crescita. Il valore complessivo dei 100 brand globali in classifica è di 3.600 miliardi di dollari, con un incremento del 4,4% rispetto al 2024.
Altro aspetto interessante è il forte dinamismo, con 12 nuovi ingressi – un record mai registrato nelle precedenti edizioni – e crescite rilevanti. “L’espansione dei servizi digitali e l’ascesa dell’intelligenza artificiale stanno accelerando come mai prima d’ora l’affermazione di nuovi leader di mercato – afferma Gonzalo Brujó, Global Ceo di Interbrand –. L’innovazione dirompente si conferma così una delle forze chiave che ridefiniscono i brand globali. In questo scenario a emergere sono quei brand capaci di innovare trasversalmente tra i settori, esplorare nuove arene competitive, costruire rilevanza e investire in strategie di branding a lungo termine. Al contrario, chi si affida soltanto alla forza della propria legacy si trova ad affrontare sfide sempre più complesse per mantenere un trend di crescita”.

L’INNOVAZIONE FA SEMPRE LA DIFFERENZA
Tra i brand che sanno cavalcare l’onda dell’innovazione ci sono quelli il cui valore è in rapida ascesa all’interno della classifica: Nvidia (#15, +116%), Netflix (#28, +42%), YouTube (#13, +61%), Uber (#64, +38%), Nintendo (#53, +35%) e Instagram (#8, +27%). Come pure BlackRock (#31), Booking.com (#32), Qualcomm (#39), GEAerospace (#44), Uniqlo (#47), Schneider Electric (#65), Monster (#70), Nasdaq (#85), Byd (#90) e Shopify (#99), che hanno fatto il loro ingresso nella Best Global Brands 2025, segnando il numero di debutti più alto di sempre.

CRESCITA RECORD PER I MEDIA
Digital media e piattaforme di entertainment hanno registrato alcuni dei maggiori incrementi in termini di valore del brand dal 2024 al 2025. Instagram è cresciuta del 27% entrando così nella Top 10 per la prima volta. YouTube ha segnato un aumento del 61%, salendo alla 13esima posizione, avendo ampliato il ruolo degli influencer nella generazione di domanda per i prodotti sponsorizzati e le fonti di guadagno dei creator.
Netflix, con un incremento del 42%, ha scalato 10 posizioni, guadagnandosi il 28° posto, risultato raggiunto con l’espansione nel gaming, nello sport e con gli eventi live realizzati. La forza dell’entertainment si riflette anche nei risultati conseguiti da Amazon, grazie a Prime Video, che conferma la sua posizione sul terzo gradino del podio, e la consolidata presenza di Disney, con il suo ampio portafoglio che include le piattaforme, che resta nella top 20.

I CAMPIONI DEL LARGO CONSUMO
Per quanto riguarda il largo consumo, i brand a maggior valore economico sono nell’ordine: L’Oréal Paris (#59), Pampers (#60), Colgate (#76), Gillette (#78), Nestlé (#79) e Danone (#91). Scorrendo la classifica si ritrovano anche una serie di brand beverage come Coca-Cola (#7), Pepsi (#38), Nescafé (#63), Nespresso (#98) e la new entry Monster (#70). Budweiser (#66) e Corona (#80) tengono alta la bandiera del beverage alcolico.
Il retail è rappresentato da nomi come Ikea (#35), Zara (#41), eBay (#61), H&M (#68), Sephora (#93) e Pandora (#95), ma mentre la maggior parte dei retailer ha faticato (Ikea -9%, H&M -13%), Uniqlo è entrato nella classifica posizionandosi al 47° posto con un valore di 17,7 miliardi di dollari, per effetto – secondo Interbrand – dell’espansione internazionale e della coerenza del brand.

AUTO: SCIVOLONE PER TESLA
Dal canto suo, il mondo delle auto sta affrontando il complesso passaggio ai veicoli elettrici, dimostrando la resilienza dei brand di fronte a dinamiche di mercato difficili. Tra i marchi automotive a maggior valore, la ricerca segnala Toyota, che con una crescita del 2% mantiene la sesta posizione, Mercedes (#10) e Bmw (#14) che continuano a presidiare la Top 20, nonostante una riduzione del valore del brand rispettivamente del 15% e del 10%.
Flessione a due cifre per Tesla: il valore del brand è calato del 35% a causa della maggiore concorrenza nel segmento dei veicoli elettronici. Ed ecco che Byd entra per la prima volta in classifica posizionandosi sul 90esimo gradino.
Ferrari conferma il trend di forte crescita con +17%, rafforzando il suo posizionamento come brand di lusso a pieno titolo, acquisendo credibilità nell’ambito del fashion e mantenendo intatta la desiderabilità di tutto ciò che è Ferrari. “Byd è il più grande disruptor nel mercato automotive dalla comparsa di Tesla – dichiara Manfredi Ricca, Global Chief Strategy Officer di Interbrand –. Il prodotto, di livello mondiale, ha registrato significativi progressi nel mercato europeo, ampliando la sua presenza a partire dalla base asiatica. Tuttavia, Byd deve prestare attenzione: senza investimenti per rafforzare la narrativa del brand, questa crescita non sarà sostenibile”.

IL SETTORE DEL LUSSO FRENA
Interbrand sottolinea che il lusso nel suo complesso ha faticato. In questo contesto, Prada (#86) ha segnato un aumento dell’8%. Hermès (#21), il brand del lusso in più rapida crescita, ha registrato un aumento del 18% in termini di valore e un incremento di una posizione. Louis Vuitton (#12) ha perso il 5% di valore, Gucci (#69) esce dalla top 50. Chanel (#24, -8%) ha mantenuto la sua posizione nella top 25.
Per quanto riguarda in particolare il soft luxury, l’aumento dei prezzi protrattosi oltre il periodo post pandemico, unito alla mancanza di veri e propri successi creativi, ha allontanato diverse fasce di clienti, frenando l’intero settore.

RISULTATO STORICO PER NVIDIA
Tra le case history di maggior interesse segnalate da Interbrand c’è sicuramente Nvidia, che ha registrato il più grande aumento di valore del brand nella storia di Best Global Brands, crescendo del 116% fino a raggiungere 43,2 miliardi di dollari (#15). “Il marketing di prodotto eccezionale di Nvidia e il completo dominio del suo ecosistema hanno alimentato la sua ascesa fulminea – sostiene Greg Silverman, Global Director of Brand Economics di Interbrand –. Tuttavia, in un contesto così dinamico, l’emergere di un nuovo disruptor potrebbe compromettere la posizione di questo brand; per mantenere una crescita sostenibile è infatti indispensabile investire nello storytelling a lungo termine. La dimensione da sola non definisce una vera strategia di brand”.

COSA FANNO BENE I MIGLIORI
Secondo gli autori della classifica, i brand vincitori di quest’anno hanno saputo trasformare i profondi cambiamenti del mercato in opportunità concrete. New entry come Booking.com (#32), Uniqlo (#47), Monster (#70) e Shopify (#99) si concentrano su bisogni specifici dei loro clienti, eccellendo in ciò che fanno. Continuare a investire nel brand sarà cruciale per sostenere la crescita e restare competitivi. L’ingresso di Shopify (#99) testimonia l’ascesa inarrestabile dell’imprenditoria digitale e la crescente democratizzazione del commercio per le piccole imprese a livello globale. “I brand vincenti del 2025 sono quelli che vedono la disruption come un’opportunità – conclude Silverman –. Che si tratti di Instagram che cresce nell’e-commerce, Netflix che entra nell’intrattenimento live o Ferrari che esplora moda e hospitality, tutti sfruttano il brand per generare nuove fonti di ricavo”.

I CRITERI DELLA CLASSIFICA
A margine, ricordiamo che la metodologia di Brand Valuation di Interbrand prende in considerazione tre fattori: la performance finanziaria dei prodotti o servizi contraddistinti dal brand, il ruolo svolto dal brand nel processo d’acquisto (Role of Brand) e la forza competitiva del brand, di conseguenza la sua capacità di creare fidelizzazione e di sostenere domanda e margini nel lungo periodo (Brand Strength).
Per essere inclusi nella classifica i brand devono soddisfare i seguenti criteri: devono essere sufficientemente disponibili dati pubblici relativi alle performance finanziaria del brand; una significativa porzione dei ricavi deve provenire da Paesi al di fuori di quello di origine; il brand deve avere una presenza globale e una penetrazione nei mercati emergenti; deve esserci l’aspettativa di un profitto economico positivo nel lungo termine, generando un ritorno superiore al costo del capitale; il brand deve avere un profilo pubblico e un livello di notorietà sufficiente nelle principali economie mondiali; il punteggio di “Brand Strength Score” deve essere pari o superiore a 50. Tali requisiti – precisa Interbrand – giustificano l’esclusione di alcuni nomi noti che ci si potrebbe aspettare di trovare in classifica.

Sugar e Plastic tax, Governo intenzionato al rinvio

Si profila un rinvio a gennaio 2027 per Sugar e Plastic tax. La notizia è arrivata a valle del Consiglio dei Ministri, durante il quale è stato presentato il Documento Programmatico di Bilancio.
L’annuncio è stato accolto con soddisfazione da Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese che producono e vendono bevande analcoliche in Italia: “Siamo grati al Governo che si è impegnato nel posticipo di un anno di Sugar tax e Plastic tax, una doppia tassazione che colpiva in stereo il comparto delle bevande analcoliche – sottolinea Giangiacomo Pierini, Presidente di Assobibe –. Questo risultato è frutto di un ascolto attento delle esigenze di un settore che contribuisce alla crescita del Paese e alla valorizzazione del Made in Italy. Questo ulteriore tempo guadagnato permettere un dialogo che auspichiamo ci porti, in 12 mesi, alla definitiva cancellazione di imposte che ormai ogni governo ha posticipato e, per la Sugar tax in particolare, riconoscendone l’inefficacia dal punto di vista della salute oltre all’inutilità sotto l’aspetto economico”.

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