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Culatello di Zibello Dop, la produzione cresce del 12%

Fatturato al consumo di 24 milioni di euro, sfiorando così il record del 2022 (25,2 milioni), e un aumento della produzione del 12%: sono alcuni dei principali numeri comunicati dal Consorzio di Tutela del Culatello di Zibello Dop, all’interno del consuntivo sui dati economici del comparto relativi al 2025. L’ente di tutela racchiude tutte le 20 aziende produttrici della Dop e ha chiuso l’anno con 82.570 culatelli sigillati, in crescita del 12% rispetto ai 73.550 del 2024.

PREZZI ELEVATI PER LA MATERIA PRIMA
I chilogrammi certificati a destinati al Culatello di Zibello sono stati 330.000, con un valore alla produzione di 12,5 milioni di euro. Cresce anche il fatturato al consumo, che dai 18,5 del 2024 sale a 24 milioni di euro. “Siamo molto soddisfatti dell’anno appena concluso – ribadisce Romeo Gualerzi, Presidente del Consorzio di Tutela (nella foto a destra)  –. Nonostante il prezzo della materia prima sia rimasto molto alto, sfiorando i 6 euro al chilo e ricordando che nel 2020 non arrivava a 4 euro, abbiamo avuto maggiore disponibilità; inoltre un mercato più stabile e i numeri costanti dell’affettato hanno garantito ai consorziati una rinnovata fiducia nel poter aumentare la produzione.
Nel 2025 il Consorzio ha immesso sul mercato 1,06 milioni di vaschette – in linea con l’anno precedente – destinando 34.392 culatelli al preaffettato, ovvero il 41,5% dell’intero volume con un fatturato derivante superiore ai 12 milioni di euro.

LA PESTE SUINA IMPATTA SULL’EXPORT
Le sfide per il Consorzio per quest’anno sono concentrate soprattutto sull’export, dove la peste suina africana continua a rappresentare un importante scoglio burocratico: “Mercati come Giappone e Cina al momento sono inaccessibili – osserva Gualerzi –. Questo nonostante da due anni gli allevamenti di suini scelti per la Dop non abbiano registrato alcun caso di Psa. Purtroppo, la massiccia presenza di cinghiali sul territorio parmense continua a essere un problema che andrà necessariamente risolto per aprirsi nuovamente ai mercati di riferimento.

UE E SVIZZERA I PRINCIPALI MERCATI ESTERI
Nei dati economici 2025, il Consorzio ha dichiarato comunque un export del 25%, dove i Paesi dell’area UE (in primis Francia e Germania), insieme con la Svizzera, rappresentano l’88% della quota estero. Ma cresce anche il Nord America, con Canada e Stati Uniti (6% complessivo). Infine, per quanto riguarda i canali di commercializzazione, il normal trade si conferma quello principale con una quota pari al 60% del comparto, mentre la grande distribuzione organizzata rappresenta il restante 40%.

Dalla partnership tra Circana e YouGov nasce Complete Market

Fornire una visione connessa del comportamento degli acquirenti e delle performance del mercato retail: è questo l’obiettivo di Complete Market, la soluzione co-sviluppata da YouGov e Circana. L’idea è unire i dati del panel di YouGov Shopper con i dati retail di Circana per affrontare una sfida di lunga data del settore: collegare cosa acquistano gli acquirenti e perché in un unico processo d’analisi integrata. La prima versione di Complete Market è disponibile tramite la piattaforma Liquid Data di Circana.

SI COMINCIA DA GERMANIA, PAESI BASSI E ITALIA
La prima funzionalità accessibile all’interno di Complete Market è Combined Reporting, che integra i dati degli acquirenti YouGov con i dati POS di Circana per fornire una visione unificata dei cambiamenti del comportamento degli acquirenti e delle tendenze di vendita volta a supportare decisioni immediate. La funzione è ora disponibile per clienti in Germania, Paesi Bassi e Italia.
Attraverso il Combined Reporting, produttori e rivenditori del settore del largo consumo potranno:

  • Collegare il comportamento degli acquirenti direttamente ai risultati sul mercato
  • Rimuovere i flussi di lavoro manuali di integrazione e reporting dei dati
  • Costruire narrative commerciali più forti e basate sull’evidenza
  • Identificare opportunità di crescita tra categorie, marchi e rivenditori

Questa rappresenta l’integrazione fino ad oggi più profonda tra i dati degli acquirenti YouGov e quelli del POS di Circana, che consentirà informazioni più rapide e fruibili di quanto fosse possibile in precedenza tramite soluzioni “standalone”.
Complete Market colma il divario tra le informazioni degli acquirenti e i risultati di mercato – afferma Stefan Heremans, Presidente di YouGov Shopper –. Riunendo i dati sul comportamento dei nostri acquirenti con i dati POS in un’unica soluzione, forniamo ai clienti una visione più completa della domanda e una base di crescita più solida”.

UNA COLLABORAZIONE A LUNGO TERMINE
In base a quanto reso noto, Complete Market riflette una partnership strategica a lungo termine tra Circana e YouGov. Combined Reporting viene definita la prima pietra miliare di un percorso condiviso con funzionalità aggiuntive pianificate per approfondire le capacità analitiche e migliorare l’usabilità. Allo stesso tempo, le funzioni di analisi degli acquirenti di YouGov continueranno a progredire attraverso l’evoluzione di SimIT Web nella piattaforma Shopper Insight supportata dall’IA.
Complete Market è un’importante aggiunta alla piattaforma e al portafoglio di Liquid Data di Circana – sostiene Jeremy Allen, Chief Commercial Officer di Circana –. Integrando le informazioni sugli acquirenti di YouGov con i dati POS di Circana, la funzionalità Combined Reporting offre valore immediato, gettando al contempo solide basi per l’innovazione futura”.

Sei nuovi punti vendita per Ce.Di. Sigma Campania

Crescita nel casertano per Ce.Di. Sigma Campania: sei punti vendita di prossimità dell’Agro Aversano sono entrati nella rete Sigma. I negozi sono localizzati nei comuni di San Marcellino, Trentola Ducenta, Casal di Principe, Casaluce, San Cipriano d’Aversa e Lusciano. Si tratta di supermercati caratterizzati da un’elevata frequenza di acquisto e da una forte specializzazione nei reparti del fresco – ortofrutta, macelleria e salumeria – che rappresentano un elemento distintivo dell’offerta nel format di vicinato.

SINERGIA CON DIT PER CRESCERE NEL CENTRO-SUD
L’operazione si inserisce nel percorso di crescita promosso in collaborazione con Dit – Distribuzione Italiana, centrale delle insegne Sigma e Sisa, che dichiara di voler proseguire nel consolidamento del sistema nel Centro-Sud, puntando su una rete associata solida, sostenibile e fortemente integrata con il tessuto economico locale.
Parallelamente allo sviluppo della rete, Ce.Di. Sigma Campania ha portato avanti un progetto di rinnovamento con la radicale ristrutturazione e innovazione di un punto vendita Sigma a Casavatore (NA). Il supermercato, attivo dal 2010 e sviluppato su una superficie di vendita di circa 400 metri quadri, ha riaperto il 12 marzo adottando un format che punta in modo deciso sui reparti del fresco e freschissimo.

LA PROSSIMITÀ È UN VALORE PER I TERRITORI
Siamo orgogliosi che la nostra rete si stia ampliando sulla base di un progetto imprenditoriale strutturato e di solide relazioni con la rete territoriale – dichiara Francesco Del Prete, Presidente di Ce.Di Sigma Campania –. Lo sviluppo dell’insegna Sigma rappresenta lo stimolo per migliorarci, rafforzare il presidio nei territori in cui operiamo e rispondere nel modo migliore alle esigenze dei clienti”.
L’apertura di questi nuovi punti vendita Sigma è una conferma dell’attrattività dell’insegna – sostiene Alessandro Camattari, Direttore Commerciale e Marketing di Dit – e del valore che il commercio di prossimità rappresenta per i territori. Sono convinto che questa nuova iniziativa contribuirà a rafforzare il legame di fiducia tra le comunità e l’insegna, valorizzando l’imprenditorialità locale e la qualità dell’offerta”.

Epta innova con Zenith, la trasparenza al potere

Viviamo nella società dell’immagine e dunque è necessario mostrare la migliore immagine di sé, soprattutto se si deve conquistare la fiducia di un cliente in pochi secondi. E che la visibilità dei prodotti sia una priorità per il retail contemporaneo dà l’idea di averlo capito molto bene Epta, gruppo specializzato nella refrigerazione commerciale. A dimostrarlo è Zenith, nuova linea d’avanguardia Costan/Bonnet Névé di banchi verticali positivi, presentata in anteprima esclusiva a EuroShop 2026. I consumatori rispondono, infatti, sempre più positivamente a esposizioni che uniscono funzionalità e spettacolarità, ed entrambe le cose non mancano a Zenith, disponibile nei modelli Advance, Advance Open e Advance Integral

IL BANCO “SCOMPARE”, I PRODOTTI SONO PROTAGONISTI
La trasparenza è l’elemento chiave della nuova linea: porte e pannelli laterali in vetro costituiscono le superfici principali, creando una percezione di leggerezza dove il banco “scompare” e i prodotti restano al centro della scena.
Dal punto di vista strutturale, l’estensione dell’altezza delle porte, sia verso l’alto che verso il basso, amplia la superficie espositiva complessiva, con un incremento della Total Display Area del 5% rispetto ai precedenti modelli remoti NT e del 13% rispetto alla serie Integral.
In linea con questa scelta di design, le maniglie in policarbonato, sottili e trasparenti, sono studiate per accentuare l’appeal delle referenze esposte e posizionate a un’altezza ergonomica e confortevole, garantendo un accesso agevole al banco, secondo i principi di design inclusivo.

FLESSIBILITÀ NELL’ALLESTIMENTO DEL REPARTO FRESCHI
Le griglie interne inclinate, superiori e inferiori, sono pensate per guidare lo sguardo del consumatore verso i prodotti esposti. Ripiani e staffe regolabili su montanti con passo di 25 mm, consentono inclinazioni di 0°, –7°, –14° e –21°, offrendo ai retailer flessibilità nell’allestimento del reparto freschi per esposizioni dall’alto impatto visivo.
Un’illuminazione di ultima generazione perfeziona l’effetto scenografico: i LED a basso consumo elevano la percezione di qualità dei prodotti, conferendo loro brillantezza.

RISPARMIO ENERGETICO, ANCHE NEL NOME DELL’AMBIENTE
E se l’immagine conta, la sostenibilità (ambientale ed economica) non è da meno. Ogni modello Zenith è stato ottimizzato per conseguire un risparmio energetico medio osservato del 36% sui modelli Advance, favorendo un ritorno sull’investimento più rapido e costi operativi ridotti. Tutti i banchi si attestano in Classe B e impiegano fluidi refrigeranti al 100% naturali.
L’intera gamma è stata potenziata in termini di isolamento, traslando nelle vetrine positive gli standard adottati per i banchi a temperatura negativa, grazie al raddoppio dello spessore della struttura schiumata, che passa da 30 mm a 60 mm. Il risultato è una migliore stabilità termica, con prestazioni di Classe 4 esclusivamente per i modelli Advance+. Completa il quadro, un processo di schiumatura che utilizza ciclopentano, eliminando l’impiego di sostanze PFAS al fine di rafforzare ulteriormente la sostenibilità ambientale della gamma.
Epta sta inoltre conducendo un’analisi Life Cycle Assessment (LCA) sul modello Zenith, già conforme ai Product Category Rules (cPCR) di Eurovent, al fine di fornire una valutazione oggettiva e verificabile del suo impatto ambientale. Le LCA analizzano l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla selezione dei materiali al consumo energetico, fino alle emissioni di gas serra e alla gestione del fine vita. Grazie a questi dati, Epta rende possibili confronti trasparenti con i banchi delle generazioni precedenti.

INSTALLAZIONE E MANUTENZIONE SEMPLIFICATE
I modelli Zenith sono progettati come un arredo monoblocco, pronto all’installazione, fino a una lunghezza di 3,75 metri. Una soluzione studiata per semplificare l’installazione e garantire, al contempo, un trasporto sicuro. Secondo quanto dichiarato da Epta, che ha realizzato otto test sul campo dedicati, la linea Zenith assicura durabilità nel tempo, affidabilità e minori interventi di manutenzione lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.
Altro dettaglio tecnico interessante riguarda il box elettrico, posizionato sulla sommità del banco a beneficio di un accesso rapido e sicuro senza vincoli di spazio. Valvole, sensori e collegamenti dell’evaporatore sono visibili e facilmente raggiungibili, per interventi di manutenzione più efficaci, durante tutta la vita utile del banco. Componenti chiave come l’illuminazione a LED e le maniglie sono studiati per essere sostituiti in modo semplice e veloce, contribuendo a prolungare la vita utile degli arredi.

LA SUPERVISIONE DEL FUNZIONAMENTO SI FA DA REMOTO
Da ultimo, tutti i modelli Zenith sono dotati di connettività con SwitchOn, la piattaforma di diagnostica avanzata di EptaService dedicata al telemonitoraggio dei banchi remoti. La soluzione digitale fornisce una visione dettagliata e immediata dei parametri di funzionamento, consentendo la supervisione e la gestione 24/7 delle unità frigorifere.

Coop Alleanza propone FriP, il formaggio per chi ha problemi renali

L’attenzione al benessere del consumatore può essere declinata in forme diverse, ma quella adottata da FriP (Free Phosphate) – un innovativo procedimento per la produzione casearia – è particolare e merita di essere raccontata. Oltre 4 milioni di italiani convivono con una compromissione della funzione renale e a loro sono destinati i formaggi prodotti con metodologia FriP, che a buona ragione si possono definire speciali in quanto non danneggiano i reni, dando la possibilità di ampliare le scelte alimentari anche in presenza di patologie specifiche. Un’iniziativa in cui ha creduto Coop Alleanza 3.0, che in 80 punti vendita – dal Friuli-Venezia Giulia all’Abruzzo – propone una linea di formaggi marchiati FriP in cui il fosforo diventa non assorbibile grazie all’aggiunta di carbonato di calcio durante la produzione.

DALLA NEFROLOGIA PEDIATRICA AL SUPERMERCATO
Il procedimento è stato sviluppato e brevettato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. La storia di FriP è cominciata infatti in un reparto di nefrologia pediatrica. I neonati con insufficienza renale non possono rinunciare al latte. Per proteggerli dall’eccesso di fosforo, i medici aggiungono quindi al latte una piccola quantità di carbonato di calcio, una sostanza insapore e inodore che lega il fosforo nell’intestino e ne impedisce l’assorbimento. Da questa pratica clinica è nata una domanda semplice: se funziona nel latte per i bambini, può funzionare anche nel formaggio per gli adulti? La risposta è FriP.
La tecnica può essere applicata a diversi tipi di latte e a numerose varietà casearie. Il risultato è un formaggio indistinguibile per gusto e consistenza da quello tradizionale, ma con una caratteristica in più: durante la digestione, il calcio si lega al fosforo formando un composto insolubile che viene eliminato dall’organismo. In parole semplici: il fosforo c’è, ma non viene assorbito.

UNA LINEA DIFFERENZIATA PER CONSISTENZA E STAGIONATURA
Diversi caseifici italiani hanno già adottato la metodologia FriP nel latte vaccino, ovino, caprino e di bufala, dimostrando che innovazione, ricerca scientifica e tradizione possono camminare insieme. Sugli scaffali Coop Alleanza 3.0 verranno proposti il Fresco Dolce FriP, lo Squacquerone FriP, lo Stracchino FriP, la Caciotta FriP e la Caciotta Antiche Mura FriP, declinazioni diverse per consistenza e stagionatura, ma unite dalla stessa innovazione. A produrli sono Caseificio Campagnola, Caseificio Montegrappa e Iaquilat.
Nel comunicare la scelta di inserire in assortimento questa linea, Coop Alleanza 3.0 sottolinea che non siamo in presenza di un’idea suggestiva, ma di una soluzione che funziona. Uno studio pubblicato sul Journal of Nephrology ha coinvolto pazienti in emodialisi e ha dimostrato che il consumo di formaggio FriP contribuisce a ridurre l’aumento del fosforo nel sangue tra una dialisi e l’altra, senza alterare i livelli di calcio. I partecipanti hanno apprezzato il prodotto e molti hanno raccontato quanto sia stato importante poter reinserire il formaggio nella propria alimentazione, non solo in termini nutrienti, ma di qualità della vita.

UN FORMAGGIO VERO, MA PIÙ INCLUSIVO
Per capire il valore di questo progetto va ricordato che le persone con malattia renale devono già limitare proteine, sodio, potassio, liquidi. Ogni restrizione pesa non solo sul corpo, ma anche sulla quotidianità. FriP nasce per ampliare le possibilità di un regime alimentare già ristretto, non per medicalizzare il cibo. Coop Alleanza 3.0 sottolinea che non è classificato come alimento “a fini medici speciali”, ma resta un formaggio vero, che può essere venduto nei normali circuiti alimentari.

Effetto dazi sul vino, export calato del 3,7% nel 2025

La notizia era ampiamente attesa, alla luce dell’instabilità del quadro internazionale aggravata dalla tempesta dazi, ma non per questo è meno importante: nel 2025 le esportazioni di vino italiano sono diminuite sia volume che a valore. Lo scorso anno si è chiuso con un totale di 21 milioni di ettolitri spediti (-1,9% rispetto al 2024) per un controvalore di 7,78 miliardi di euro (-3,7%). Lo rileva l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sulla base dei dati rilasciati dall’Istat.
Nel complesso, il gap per il vino rispetto allo scorso anno segna -300 milioni di euro, per un saldo attivo con l’estero che, pur rimanendo nella top 5 dei principali comparti del made Italy per bilancia commerciale, scende del 4,3% (a 7,2 miliardi di euro).

PESA IN NEGATIVO LA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO
La performance del vino italiano a valore è stata fortemente condizionata dai dazi statunitensi e dalle dinamiche da essi innescate nel secondo semestre, come la svalutazione del dollaro: il mercato Usa (-9,2%, a 1,76 miliardi di euro) si contrae di 178 milioni di euro che pesano per quasi il 60% sul deficit rispetto all’anno precedente. L’extra-Ue paga il 6,4% (-11,6% nel secondo semestre) e chiude a 4,6 miliardi di euro, mentre tengono i mercati Ue (+0,5%), a quasi 3,2 miliardi di euro.

NON SOLO USA: SEGNO MENO ANCHE PER UK E CANADA
Tra i top 12 Paesi terzi – rileva l’Osservatorio – è solo il Brasile a segnare luce verde per il vino italiano con una crescita del 3,8%. Segno meno, oltre agli Usa, anche per gli altri principali mercati della domanda: -3,9% UK, -5,9% Canada, -4,2% Svizzera, -16% Russia. Diverso lo scenario Ue, dove tiene la Germania (+0,6%, a 1,1 miliardi di euro) e crescono ancora la Francia (+3,6%) e i Paesi Bassi (+5,6%). Tra le regioni, segno negativo per le 3 capofila: il Veneto a -1,2% (2,9 miliardi di euro), la Toscana (-2%) e il Piemonte (-2,2%). Lato tipologie, a valore perdono meno gli spumanti (-2,5%, 2,3 miliardi di euro) dei fermi e frizzanti (-4,3%, a 5 miliardi di euro).

RIPARTIRE DAL MERCATO UE
L’Europa ha calmierato la perdita – sintetizza Lamberto Frescobaldi, Presidente Uiv – e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri. La ‘sveglia’ generata dai dazi ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni”.

LA FRANCIA FA PEGGIO DI NOI
Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti – aggiunge Paolo Castelletti, Segretario Generale Uiv –, in particolare negli Usa si registra un calo nel periodo che sfiora il 23% e punte del -28% dei rossi fermi in bottiglia, oltre a una contrazione del prezzo medio del 10,8%. Una condizione anomala del mercato che si riflette anche nelle dinamiche accusate dai competitor: la Francia, che rimane primo supplier con 1,9 miliardi di euro, chiude l’anno con un calo doppio rispetto al nostro (-18,8%, -39,1% nel secondo semestre). Paradossalmente l’Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all’anno scorso. Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita”.

La fiducia si costruisce a scaffale (e non solo con il prezzo)

È lì che si gioca la partita di retail e industria: a scaffale. Ed è lì che i consumatori si aspettano di trovare chiarezza e informazioni affidabili, per poter scegliere cosa comprare in maniera consapevole. Ovviamente il prezzo è fondamentale, in particolare per noi italiani, ma attenzione a sottovalutare altri aspetti che contribuiscono a creare fiducia, a cominciare dalla coerenza tra esperienza d’acquisto fisica e digitale.
A dare concretezza numerica a questi concetti è una ricerca globale di Pricer, leader mondiale nelle tecnologie per il retail, che ha coinvolto 5.000 consumatori in Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Stati Uniti, con l’obiettivo di analizzare i comportamenti, le aspettative e le nuove dinamiche che stanno ridefinendo lo shopping fisico.
A livello globale, la ricerca evidenzia un’evoluzione ormai trasversale dei comportamenti di acquisto:
– 8 shopper su 10 si aspettano un’esperienza coerente e sincronizzata tra canali online e offline;
– 6 su 10 richiedono una maggiore profondità digitale direttamente a scaffale;
– 7 su 10 dichiarano di abbandonare il negozio quando trovano scaffali vuoti.
Questi dati delineano un quadro chiaro: indipendentemente dal mercato, prezzo, chiarezza informativa e affidabilità operativa rappresentano oggi le basi imprescindibili dell’esperienza retail. Senza queste fondamenta, la fiducia viene meno e l’esperienza in-store perde rilevanza, anche in presenza di soluzioni digitali avanzate.

IN ITALIA L’ATTENZIONE AL PREZZO È AI MASSIMI
All’interno di questo scenario globale, l’Italia emerge come un mercato particolarmente significativo, in cui la ricerca pragmatica del valore si combina con una domanda molto elevata di trasparenza. Gli shopper italiani mostrano infatti i livelli più alti di attenzione al prezzo dell’intero studio, con quasi 9 consumatori su 10 ipersensibili alle variazioni di prezzo a scaffale.
Il confronto dei prezzi è una pratica diffusa e sistematica, con un tasso di comparazione a scaffale che raggiunge l’83%, mentre risulta meno centrale il monitoraggio del totale del carrello. L’attenzione si concentra quindi sul valore del singolo prodotto, più che sulla spesa complessiva, rafforzando l’idea di uno shopping altamente selettivo e consapevole.
In questo contesto, il concetto di equità assume un ruolo centrale. A differenza di altri mercati, dove l’accuratezza tecnica è il principale parametro di valutazione, gli shopper italiani chiedono una dimostrazione concreta della correttezza del prezzo, pretendendo coerenza, chiarezza e leggibilità nel punto esatto in cui avviene la decisione di acquisto. Le promozioni continuano a giocare un ruolo chiave – 6 consumatori su 10 cercano attivamente offerte – ma non sono sufficienti se non accompagnate da trasparenza e comprensibilità.

FORTE INTERESSE PER SOSTENIBILITÀ E PROVENIENZA
Accanto al prezzo, emerge con forza anche il tema del valore “con significato” (Value with Meaning). Il 58% degli shopper italiani desidera trovare direttamente a scaffale informazioni su sostenibilità e provenienza dei prodotti, confermando l’Italia come uno dei mercati più sensibili all’integrazione tra convenienza economica e contenuto valoriale. L’Italia evidenzia, inoltre, un forte ”youth gradient”: Gen Z e Millennials risultano i segmenti più attivi nell’utilizzo di strumenti digitali per verificare offerte, confrontare alternative e cambiare brand quando il valore non è percepito come chiaro.

DALL’ESPOSIZIONE ALLA COMUNICAZIONE
Nel complesso, i dati mostrano come lo scaffale fisico stia evolvendo da semplice spazio espositivo a luogo chiave di costruzione della fiducia. È qui che gli shopper si aspettano di trovare conferma della correttezza del prezzo, della disponibilità dei prodotti e della coerenza tra canali fisici e digitali.
Alla luce di queste evidenze, la ricerca sottolinea il ruolo strategico delle electronic shelf labels e delle soluzioni digitali a scaffale, che permettono ai retailer di garantire allineamento dei prezzi, chiarezza delle promozioni e accesso immediato alle informazioni più rilevanti per il consumatore. In questa direzione si inserisce anche Pricer Avenue, piattaforma di comunicazione a scaffale che amplia le possibilità informative nel punto vendita, trasformando lo scaffale in un canale dinamico di storytelling e valorizzazione dell’offerta. Per il mercato italiano, in particolare, lo scaffale diventa il punto in cui la promessa di valore deve essere dimostrata in modo tangibile, continuo e credibile.

Massimo Lucentini lascia Todis e diventa Direttore Generale di Pewex

Sarà Massimo Lucentini a guidare la nuova fase di sviluppo di Pewex, catena romana di supermercati. Lasciato l’incarico di Direttore Generale di Todis, l’insegna discount del gruppo Conad in cui ha lavorato per 15 anni, il manager è approdato con la stessa carica nella società fondata nel 1987 dai fratelli Paolo e Sante Cetorelli. Pewex è il secondo operatore della Gdo in provincia di Roma, con una quota di mercato dell’11% ottenuta con 40 store, il 3% della rete distributiva della provincia laziale in termini di numerica di punti vendita.
Con i suoi negozi Ultramercato, Supermercato e City, Pewex è inoltre il primo socio sempre per quota di mercato all’interno di Cedi Gros, consorzio facente parte di Selex Gruppo Commerciale che raggruppa 11 insegne storiche del panorama romano ed è leader di mercato nella capitale e nel Lazio.

DAL RETAIL ALLA PRODUZIONE
Se l’insegna Supermercato è autoesplicativa del format utilizzato, qualche precisazione in più la meritano il Pewex City, che compete nell’arena della prossimità, e soprattutto Ultramercato. Quest’ultimo è un punto vendita di destinazione, con una spiccata focalizzazione sui freschi, attraverso servizi come il caseificio interno, la produzione di pasta fresca, la pasticceria. Una visione che la famiglia Cetorelli vuole declinare ancora più in grande: con piattaforme proprietarie per la trasformazione e il confezionamento delle carni, dei salumi in ATM e dei formaggi pre-incartati, Pewex punta ora a completare l’integrazione della filiera con l’imminente realizzazione di laboratori di lavorazione delle carni avicole, di preparati ittici e di un centro di cottura centralizzato dedicato alla gastronomia.

INVESTIMENTI PER 48 MILIONI DI EURO
La società ha chiuso il 2025 con un fatturato di circa 880 milioni di euro, segnando una crescita del 10% rispetto all’anno precedente, grazie anche all’apertura di 4 nuovi punti vendita. Il fatturato della produzione industriale ha toccato invece i 50 milioni di euro.
Per il 2026, il piano industriale prevede – oltre all’apertura dei nuovi centri di lavorazione – 6 nuove aperture (2 Ultramercato, 2 Supermercato, 2 Pewex City), con investimenti per oltre 48 milioni di euro e un piano di assunzioni di circa 600 nuovi collaboratori.

TRA GLI OBIETTIVI C’È MIGLIORARE L’OFFERTA NELLA MDD
La nostra azienda ha assunto una dimensione ed un livello di complessità notevoli – dichiara Paolo Cetorelli (a destra nella foto in alto) – ed abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di iniziare un percorso di integrazione manageriale che supportasse la governance familiare. Negli ultimi anni abbiamo avuto il privilegio di trasformare una cordiale conoscenza di settore in una profonda amicizia con Massimo. Il confronto costante e la condivisione di valori hanno creato le basi naturali per unire i nostri percorsi professionali. Siamo certi che il suo contributo sarà determinante per l’evoluzione di Pewex”.
Entro in Pewex con grande entusiasmo – aggiunge Massimo Lucentini (a sinistra nella foto in alto) – e con il massimo rispetto per la storia di successo scritta finora dall’insegna. La mia sfida sarà quella di mettere a sistema la mia esperienza per rafforzare l’organizzazione aziendale mantenendo la struttura agile come è oggi, per migliorare sensibilmente l’offerta nella marca del distributore e per consolidare il posizionamento dell’insegna come leader nel servizio e nei freschi”.

La spesa degli italiani: più largo consumo, meno beni durevoli

Crescita sì, ma non per tutti. L’instabilità dello scenario politico ed economico trova un corrispettivo anche nel mondo dei consumi, sempre più complesso e frammentato. A confermarlo è un’analisi realizzata da NIQ: in base ai dati raccolti presso oltre 80.000 punti vendita, la spesa degli italiani è salita del 2% nel 2025 rispetto all’anno precedente, per un valore totale di 191 miliardi di euro. L’inflazione avrà fatto la sua parte, ma ciò non toglie che il largo consumo abbia registrato un andamento positivo a valore (+3%) raggiungendo i 133 miliardi di euro, mentre il comparto tech & durables ha mostrato un lieve rallentamento (-1%), attestandosi a 58 miliardi di euro.

FORMATI DISTRIBUTIVI, CHI SALE E CHI SCENDE
La crescita non è stata uniforme nemmeno tra i diversi formati distributivi. L’analisi NIQ evidenzia buone performance per discount (+4%), superstore (+3,4%) e specialisti drug (+3,4%). Al di fuori del largo consumo, si distinguono i negozi di telefonia (+5,3%) e i pet specialist (+2,4%). In sofferenza i negozi specializzati nell’arredo (-5,4%) e in prodotti informatici (-1,8%).
Prosegue l’espansione dell’e-commerce, che nel 2025 ha segnato +9,1% a valore nel largo consumo (2,8 miliardi di euro) e +6% nel tech & durables (5 miliardi di euro). Gli italiani spendono mediamente online 374 euro all’anno per il largo consumo e oltre 1.000 euro per i beni durevoli, con un ruolo sempre più rilevante dei marketplace.

MDD VICINA AL 32% DI QUOTA
Anche nel 2025 la marca del distributore ha confermato la propria attrattività nel largo consumo, crescendo del 3,4% e arrivando al 31,9% di quota. L’incidenza più elevata la fa ovviamente registrare il discount con il 65,1% (+2,4%), mentre l’insieme di iper, super e libero servizio si ferma al 23,3% (+4,5%). Nell’e-commerce la Mdd non ha incrementato la propria quota, pari all’11,5%, mentre i drugstore sono arrivati al 10,2% (+2%).
Nel tech & durables il fenomeno delle private label è meno sviluppato: la quota è pari al 6,7% e inoltre il 2025 ha fatto registrare una contrazione (-3,2%).

IN CRESCITA LA FREQUENZA D’ACQUISTO
Ma cosa guida le scelte dei consumatori? Gli esperti di NIQ citano convenienza, semplicità e disponibilità. La fedeltà alle insegne non è più acquisita, ma va costruita giorno per giorno, in base al valore percepito e alla qualità dell’esperienza. Il consumatore decide in funzione del momento e del bisogno, non della catena, favorendo una spesa frammentata tra canali e retailer e una crescita del 9% della frequenza di acquisto, soprattutto tra le famiglie più giovani.
In uno scenario caratterizzato da maggiore complessità e volatilità, la fedeltà del consumatore si ridefinisce come un equilibrio dinamico tra risparmio intelligente e valore reale. Le app di insegna e gli strumenti digitali diventano leve strategiche per rafforzare l’engagement, mentre l’innovazione che genera valore è quella che parte dai comportamenti, non dalla tecnologia in sé. Per retailer e industria, la priorità è allineare l’offerta ai nuovi bisogni emergenti, intervenendo su assortimenti, prezzo, promozioni ed esperienza.

UN NUOVO INDICATORE DEL POTENZIALE DEI BRAND
Lo studio è stato diffuso in occasione dell’evento NIQ Insight Summit Italy 2026, che ha visto oltre 500 professionisti del settore riuniti a Milano per confrontarsi sulle nuove chiavi di interpretazione dei mercati e dei consumatori. Ma per comprendere un nuovo scenario servono anche nuovi strumenti. Ed è quanto ha proposto NIQ partendo da un’analisi condotta sui Top 500 brand del largo consumo, che ha messo in luce come le valutazioni basate su una singola prospettiva – quella del consumatore (ad esempio la penetrazione) o quella del retail (come le rotazioni) – rischino di offrire una lettura parziale o, in alcuni casi, distorta delle reali performance di marca. Da questa evidenza nasce il Brand Traction Score, un nuovo indicatore integrato e sintetico che combina la trazione della domanda – misurata attraverso il numero di occasioni d’acquisto – con la spinta dell’offerta, rappresentata dal patrimonio distributivo del brand. Una metrica che, in base a quanto riferito da NIQ, è capace di restituire una visione completa ed equilibrata del potenziale di crescita delle marche, dimostrandosi significativamente più predittiva delle vendite rispetto ai Kpi tradizionali. In particolare, la correlazione statistica tra vendite e Brand Traction Score risulta superiore del 30% rispetto a quella tra vendite e penetrazione, storicamente considerata uno degli indicatori di riferimento nei piani strategici.
“In questa edizione del NIQ Insight Summit abbiamo scelto di mettere in discussione le letture convenzionali in uno scenario caratterizzato da forte instabilità – afferma Enzo Frasio, Amministratore Delegato di NIQ in Italia (nella foto in alto) –. Tra tensioni geopolitiche, economiche, pressioni inflazionistiche e continui cambiamenti nei bisogni dei consumatori, il vantaggio competitivo nasce dalla capacità di ampliare lo sguardo: integrare dati convenzionali e non convenzionali, superare le medie e intercettare segnali capaci di anticipare il cambiamento”.

Addetti del banco gastronomia a Scuola di Salumeria con Rovagnati

Valorizzare il banco taglio rafforzandone il ruolo strategico all’interno del punto vendita: è questo l’obiettivo di Scuola di Salumeria, progetto realizzato da Rovagnati in collaborazione con i partner della grande distribuzione. La logica dell’iniziativa è che in un momento in cui la fedeltà del consumatore all’insegna diminuisce del -4,6%, mettere al centro competenze, esperienza e persone può fare davvero la differenza nel recuperare l’attrattività del banco servito favorendo la fidelizzazione del cliente finale.

UN LABORATORIO MULTIDISCIPLINARE PER PROFESSIONISTI
La Scuola di Salumeria, che si inserisce nel più ampio programma di attività formative organizzate dalla Rovagnati Academy, si configura come laboratorio multidisciplinare rivolto a giovani addetti e salumieri professionisti, e si basa sulla condivisione dell’esperienza di specialisti del settore.
Grazie alle competenze trasversali dei docenti Rovagnati, l’iniziativa mira a favorire l’apprendimento di nozioni in ambito alimentare e gastronomico, sanitario e normativo, con particolare riferimento al comparto degli affettati. I protagonisti sono i salumi, raccontati e vissuti a 360°: dalle competenze teoriche alla gestione quotidiana dei prodotti, passando dai comportamenti virtuosi da tenere al banco.

CALCIO D’INIZIO CON COOP LOMBARDIA
Il progetto si articolerà in vari appuntamenti che si susseguiranno nel corso dell’anno e coinvolgeranno vari player della Gdo. Il primo incontro del 2026 è stato realizzato in collaborazione con Coop Lombardia lo scorso 28 gennaio nella sede Rovagnati di Biassono.
Con quest’iniziativa, l’azienda intende contribuire concretamente allo sviluppo del segmento del fresco: un settore strategico che in Italia rappresenta il secondo comparto per importanza dopo la drogheria alimentare. Il mercato dei salumi, infatti, nel nostro Paese raggiunge un valore complessivo di circa 6,2 miliardi di euro, di cui il 60% è generato dal banco gastronomia (3,7 miliardi di euro).

FORMAZIONE FONDAMENTALE PER IL FUTURO DELLA FILIERA
Scuola di Salumeria nasce per celebrare e valorizzare l’eccellenza e l’artigianalità del banco gastronomia come luogo di relazione – dichiara Roberto Montorfano, Commercial Director di Rovagnati – promuovendo la trasmissione di competenze tecniche e il savoir-faire, a dialogo sia con i professionisti più rodati del settore che con le nuove generazioni. Con questo progetto di formazione condiviso ci impegniamo a sostenere la professionalità degli operatori per garantire continuità al comparto e consolidare il ruolo strategico della gastronomia nel fresco italiano. Avere al nostro fianco i clienti in questo percorso rafforza in noi la convinzione che la formazione e la cooperazione attiva siano due ingredienti fondamentali per il futuro della filiera”.

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