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Cosa c’è nel carrello dei consumatori italiani? L’essenziale

La ripresa dell’inflazione, seppur contenuta, che ha caratterizzato l’andamento dei prezzi nel largo consumo nei primi 9 mesi del 2025, sta iniziando a impattare sulla domanda. A fronte di una capacità di spesa più ridotta, i consumatori ponderano le proprie scelte d’acquisto e cambiano le dinamiche di fedeltà ai brand e alle insegne distributive. Si aprono quindi nuove sfide per industria e distribuzione per intercettare le nuove esigenze degli shopper. Questo lo scenario delineato e approfondito durante il webinar “Nuovi consumatori, nuove sfide: i segnali del cambiamento nella grande distribuzione”, organizzato da GS1 Italy in ambito ECR e in collaborazione con Circana.

CRESCITA MODERATA A VOLUME
Seppur in questo clima di ordinaria incertezza economica e sociale, i fatturati della distribuzione moderna nel comparto del largo consumo confezionato (LCC) sono aumentati, sostenuti da una crescita moderata dei volumi (+2,2%) e dalla ripresa dell’inflazione (+1,4%). A supportare la domanda sono soprattutto i prodotti più essenziali con dinamiche molto diverse tra loro in base al grado di sostituibilità e alle alternative disponibili nelle diverse categorie.
A fronte della necessità di compiere scelte di acquisto più equilibrate e ponderate, le performance promozionali, complessivamente ancora in calo rispetto al 2024, hanno un grado di aggressività e di efficacia differenti a seconda del ruolo delle categorie.

LA MDD OLTRE IL 30% DI QUOTA
Il ruolo della marca del distributore (MDD) diventa sempre più centrale nella scelta dei consumatori, arrivando a un’incidenza del 30,3% a totale LCC (+0,2% rispetto all’anno precedente). L’assortimento si razionalizza, a eccezione del discount (+3,7%), e dove predomina l’essenzialità c’è poco spazio per l’innovazione di prodotto che infatti risulta limitata: solo il 5% del fatturato deriva da nuovi prodotti (rilevati tramite lo standard di identificazione GS1 GTIN – Global Trade Item Number).
In uno scenario dove l’incertezza è diventata la norma – afferma Corina Passaro, Senior Retail Director di Circana – soddisfare le esigenze dei consumatori è una rivoluzione silenziosa che parte dal carrello e trasforma la catena del valore lungo i processi logistici, produttivi, decisionali”.

L’ERA DELL’OMNICANALITÀ
Questo avviene in un contesto di grande fluidità tra insegne e formati, con i consumatori che mescolano sempre più i propri canali di acquisto. Si assiste a una penetrazione sui canali online in costante aumento, con il digitale che non è più un canale isolato, ma parte integrante del processo di acquisto.
Questi nuovi strumenti aprono scenari di omnicanalità, dove il successo di un’insegna o di un formato dipende dalla capacità di offrire un’esperienza di acquisto coerente e senza frizioni tra negozio fisico, e-commerce, app e servizi di click&collect, premiando chi riesce a soddisfare i bisogni dei clienti in modo rapido e personalizzato in ogni punto di contatto.

EVITARE L’OUT OF STOCK RESTA UNA PRIORITÀ
L’efficienza a scaffale rimane un tema sensibile: il 39% dei clienti preferisce cambiare brand piuttosto che attendere il ripristino. Dal Barometro ECR-OSA (Optimal Shelf Availability) sviluppato da ECR Italia – l’associazione che all’interno di GS1 Italy raggruppa le principali aziende di industria, distribuzione e logistica per migliorare l’efficienza di filiera – emerge che nell’ultimo anno si stabilizzano il tasso di out of stock al 3,4% e quello delle vendite perse al 4,6% (nel 2024 erano rispettivamente 3,5% e 4,8%), ma la stagionalità crea un’alta variabilità nei mesi a seconda della categoria trattata.
ECR Italia ha il compito di mettere a fattor comune esperienze e strumenti – puntualizza Carolina Gomez, ECR Senior Project Manager di GS1 Italy – fornendo al settore linee guida e metriche di riferimento per affrontare in modo coordinato le nuove esigenze dei consumatori e l’evoluzione del mercato”.

BUONE PERFORMANCE PER FORMAGGI E SALUMI
Dalla segmentazione delle categorie di prodotto in base alle performance a volume e per out of stock, attribuendo loro un ruolo (eccellenza esecutiva, collaborazione efficiente, sviluppo potenziale, inefficienza), emerge che formaggi e salumi sono fra le categorie più performanti, mentre frutta e uova fresche risultano tra quelle da sviluppare.
In un momento in cui l’incertezza è la nuova normalità – conclude Giuseppe Luscia, ECR Senior Project Manager di GS1 Italy – la capacità di misurare e interpretare correttamente ciò che accade nel punto vendita diventa essenziale: è lì che si manifesta la fiducia del consumatore e si misura la reale efficacia della collaborazione di filiera”.
Per approfondimenti, i materiali del webinar “Nuovi consumatori, nuove sfide: i segnali del cambiamento nella grande distribuzione” sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

Giuseppe Cantone è il nuovo Direttore Generale di Crai

È Giuseppe Cantone il nuovo Direttore Generale di Crai, insegna presente in oltre 1.150 comuni in tutta Italia con una rete di circa 1.800 punti vendita complessivi, tra supermercati, superette e negozi alimentari. Di origine beneventana, Cantone è un volto noto nella business community della Gdo e del largo consumo italiano. Ha lavorato in gruppi distributivi come Despar e Unes, in quest’ultima come Responsabile Acquisti Grocery e Responsabile Sviluppo Progetto Il Viaggiator Goloso. In curriculum ha anche esperienze nell’industria, in D&D Italia e Waterhouse.
Il suo ultimo incarico prima di approdare in Crai è stato nella catena discount MD, dove per cinque anni ha ricoperto la carica di Direttore Commerciale, con un ruolo chiave per lo sviluppo dell’azienda grazie a una visione strategica e a un approccio orientato ai risultati, distinguendosi per la capacità di coniugare efficienza operativa e innovazione.

LA PROSSIMITÀ È IL MERCATO DI RIFERIMENTO
Cantone in Crai succede a Grégoire Kaufman e sarà a diretto riporto del Presidente Giangiacomo Ibba. L’obiettivo che gli è stato assegnato è consolidare la leadership di Crai nel mercato della prossimità e proseguire nel percorso di crescita delineato dal piano CraiFutura.
Desidero ringraziare Grégoire Kaufman per il contributo importante che ha dato nel guidare una fase di trasformazione cruciale per Crai – commenta Giangiacomo Ibba, Presidente di Crai portando visione, metodo e un approccio strategico che continueranno a rappresentare un punto di riferimento per il Gruppo. Siamo entusiasti di accogliere Giuseppe Cantone, manager di grande esperienza e sensibilità commerciale, che darà nuovo impulso al nostro percorso di crescita. Con lui si apre una fase di ulteriore rafforzamento e innovazione, in piena coerenza con gli obiettivi del piano CraiFutura”.
Assumere la guida di Crai in questa fase rappresenta per me un motivo di grande orgoglio ed entusiasmo – dichiara Giuseppe Cantone, Direttore Generale di Crai –. L’azienda sta vivendo un’evoluzione significativa all’interno della distribuzione moderna, distinguendosi per la capacità di reinterpretare il concetto di prossimità attraverso i propri punti vendita, l’assortimento e i progetti di sviluppo. Il mio impegno sarà quello di accompagnare questa crescita con una visione strategica chiara e condivisa, capace di unire efficienza, relazione e valore per il cliente”.

La Mdd traina la crescita di Despar Italia

Marca del distributore avanti tutta. Despar taglia il traguardo dei 65 anni in Italia e rilancia sulla private label come elemento distintivo dell’insegna. “Puntiamo a chiudere il 2025 con un fatturato in crescita di circa il +3% rispetto all’anno precedente – dichiara Filippo Fabbri, Direttore Generale di Despar Italia –. Un risultato a cui ha dato un grande contributo la nostra marca del distributore: nel 2024 il fatturato dei prodotti a marchio Despar ha superato il miliardo di euro, quest’anno puntiamo a una crescita di circa il +5%”.
Despar Italia ha raggiunto una quota Mdd sul totale vendite grocery pari al 24,4%, superiore a quella del mercato italiano (che si attesta al 23,1%) e in crescita di 0,5 punti rispetto a settembre 2024 (fonte: Nielsen, dati I+S Grocery, progressivo settembre 2025). Tra i retailer della Gdo, escludendo i discount, Despar è la terza insegna per quota della Mdd in Italia e tra quelle con la maggior crescita a livello europeo (fonte: Nielsen IQ Consumer Panel 2024 vs 2023). Atro dato citato dalla società consortile è la quota delle vendite a confezione, che ha raggiunto a settembre il 27,3% (+0,7 vs settembre 2024): oggi nei carrelli dei clienti Despar un prodotto su tre è a marchio privato (fonte: NielsenIQ Discover progressivo settembre 2025).

LA STRUTTURA DELL’OFFERTA
L’offerta a marchio privato si compone di 17 linee, per un totale di circa 4.000 referenze, sviluppate grazie alla collaborazione con più di 500 fornitori di cui circa il 97% italiani. Complessivamente nel 2025 sono circa 170 i nuovi lanci di prodotto e 380 le referenze già esistenti su cui è stato effettuato un restyling. L’obiettivo è rendere l’offerta sempre più in linea con le esigenze in continua evoluzione del consumatore, con attenzione particolare a sviluppare nicchie di mercato, tra cui gli alimenti specializzati, in particolare l’area dei prodotti ad alto contenuto proteico, il segmento premium.

IL LANCIO DI S-BUDGET
La novità principale di quest’anno è però stata l’introduzione a livello nazionale di S-Budget, la linea di primo prezzo. Il progetto, frutto della collaborazione tra i sei soci del consorzio Despar Italia, valorizza una best practice già attiva da anni nei punti vendita di Despar Nord in Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia, trasformandola in un’iniziativa estesa all’intera rete.
Il portafoglio di prodotti S-Budget conta oltre 250 referenze per la spesa quotidiana tra alimentari e non alimentari – pasta, surgelati, latticini, salumi, prodotti per la casa e la persona – capaci di garantire un risparmio medio fino al 30% sul carrello della spesa. S-Budget è oggi presente in tutte le 17 regioni in cui l’insegna opera.

I BEST PERFORMER DEL 2025
Le linee di prodotto che hanno registrato le performance migliori sono state: Passo dopo Passo, marchio dedicato alla filiera, e Scelta Verde, che comprende prodotti biologici nel mondo food ed ecologici nel non food. Passo dopo Passo mostra una crescita del 27% rispetto all’anno precedente sia nel comparto ortofrutta a peso imposto (+36,1% vs 2024) che nel fresco (+10,4% vs 2024), a dimostrazione di quanto la tracciabilità della filiera sia un valore sempre più importante per il consumatore finale.
Scelta Verde cresce invece del 12,1% nel food con incrementi importanti nell’ortofrutta a peso imposto (+28,5% vs 2024) e nel fresco (+10,2%), con buoni risultati anche nella cura casa e cura persona (+17,2%).
Positive le performance registrate da Despar Premium (+2,8% vs 2024), che da oltre quindici anni porta sugli scaffali dei punti vendita dell’Abete eccellenze gastronomiche e specialità locali offrendo un’ampia gamma di prodotti Dop e Igp. Anche quest’anno, in corrispondenza del periodo natalizio, il brand si arricchisce con una Special Edition che include una selezione di salumi e formaggi che valorizzano il patrimonio gastronomico italiano e i piccoli produttori locali.

L’ESPANSIONE DELLA RETE
Sul fronte della rete, lo sviluppo è stato sostenuto dagli investimenti dei soci e dal grande apporto degli oltre 700 imprenditori affiliati. Da gennaio a settembre 2025, sono stati inaugurati 57 nuovi punti vendita (di cui 54 affiliati) e completate 17 ristrutturazioni (di cui 11 realizzate da imprenditori affiliati), a conferma di un’espansione che ha coinvolto tutte le aree in cui l’insegna opera, con particolare vivacità nel Nord Ovest e nel Mezzogiorno.
In Italia sono 1.323 i punti vendita a insegna Despar, Eurospar e Interspar, per un fatturato di 4,5 miliardi di euro. In un mercato grocery in crescita del +2,8% rispetto all’anno precedente, Despar Italia ha registrato una crescita del 3,1%, (fonte dati Nielsen I+S progressivo ottobre 2025). Sei le aziende associate: Despar Nord Ovest – Gruppo 3A, Despar Nord – Aspiag Service, Despar Centro Sud – Maiora, Despar Sardegna – SCS, Despar Sicilia – Ergon, Despar Messina – Fiorino.

I NUMERI DI SPAR INTERNATIONAL
L’Italia è il terzo Paese nel ranking globale di Spar International, il maggior gruppo mondiale della distribuzione associata presente in 48 Paesi nel mondo. Nel 2024 Spar International ha raggiunto un fatturato complessivo di 49,3 miliardi di euro, registrando una crescita del +4,6% rispetto all’anno precedente. Il gruppo conta più di 13.800 punti vendita che ogni giorno servono 14,7 milioni di clienti grazie al contributo di 470.000 collaboratori in tutto il mondo.

GLI INVESTIMENTI IN COMUNICAZIONE
Nell’anno in cui ha celebrato il 65° anniversario della sua presenza in Italia, il Consorzio Despar Italia ha potenziato le attività di comunicazione, incrementando del 25% gli investimenti. Tra le iniziative realizzate, la campagna offline “Da 65 anni sei in buone mani” veicolata attraverso i principali punti di contatto con il cliente e, a febbraio, il concorso nazionale “Festeggia con Despar” che ha permesso ai clienti di vincere 65 gift card del valore di 50 euro per la spesa nei punti vendita dell’Abete e due super premi finali: una Fiat 600 Hybrid e sei super spese da 4.500 euro assegnate nelle aree dei sei soci.
Per rafforzare la brand awareness sono stati quattro i flight della campagna “Casa Despar” che mette al centro il prodotto a marchio, a cui si è aggiunta la prima campagna nazionale totalmente digitale dedicata al lancio della linea convenienza S-Budget.

Tv, cinema e digital per il tè verde Twinings

È dedicata alla gamma di Tè Verdi e a Goodnight Tea la nuova campagna di Twinings. In onda per tutto il 2025 e fino ai primi mesi del 2026, lo spot sarà visibile sulle principali emittenti televisive, nei cinema e sulle piattaforme digitali.
Il cuore creativo rimane quello dello scorso anno e cioè “A Cup of Wellbeing”: un viaggio sensoriale che parte da una verità condivisa: lo stress è (purtroppo) compagno quotidiano di molti italiani. La tazza di tè verde diventa quindi un rituale rigenerante, capace di trasformare anche lo spazio pubblicitario in un momento per rilassarsi, rigenerarsi dall’interno e ritrovare il proprio equilibrio.

FOCUS SUL BENESSERE
Lo spot riprende l’immaginario fiabesco già esplorato nelle campagne “Tealand” e “Gardener”, ispirate al mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Questa volta, il viaggio si fa ancora più intimo: ogni tazza di tè verde Twinings diventa una porta verso un mondo di calma e benessere.
Protagonista è il Pure Green Tea, con le sue proprietà rigeneranti, affiancato dalle altre referenze della gamma, ciascuna arricchita da ingredienti naturali selezionati per i loro benefici specifici in sinergia con le proprietà del tè verde. Come il Pure Green Tea, di cui l’azienda evidenzia le note fresche e leggere, o le miscele arricchite da frutta ed erbe.
A ricordare che il tè può essere bevuto in momenti diversi della giornata, lo spot si chiude con un richiamo a Goodnight Tea, il tè deteinato con melatonina pensato per favorire il riposo.

UN MARCHIO STORICO, ANCHE IN ITALIA
Twinings, con oltre 300 anni di storia, è stata una delle prime società ad aver introdotto il tè in Gran Bretagna nel 1706. Da 170 anni è fornitore ufficiale della Casa Reale inglese. Oggi la R.Twining & Co. è presente con i suoi prodotti in 115 paesi e il marchio Twinings è distribuito in Italia fin dal 1956. Per un totale di oltre 50 miscele di tè offerte in Italia e 250 nel mondo, presenta un’articolata gamma di prodotti: tè nero, tè verde, tè bianco, tè aromatizzati, infusi alla frutta e alle erbe. La R.Twining & Co., la cui sede è ad Andover in Hampshire (UK), appartiene all’Associated British Foods plc, una delle prime 50 aziende quotate alla Borsa di Londra (FTSE).

San Carlo rafforza la linea Veggy Good con le Protein Chips

Si è arricchita di una novità la linea Veggy Good di San Carlo. A fare il loro esordio sul mercato sono state le Protein Chips, disponibili in due varianti di gusto: Limone e Timo; Pomodoro. Si tratta delle prime chips aromatizzate della linea Veggy Good e vengono presentate da San Carlo come fonte di proteine vegetali, ideali per chi segue uno stile di vita attivo ed equilibrato, realizzate con ingredienti 100% naturali.
La variante Limone e Timo è pensata per chi ama sapori freschi e decisi, mentre quella al Pomodoro ha un carattere più classico e familiare. Quanto al momento di consumo, ovviamente la scelta è ampia: dallo spuntino di metà mattina all’aperitivo con gli amici, dalla pausa pomeridiana al dopo sport.
Con le sue Protein Chips, Veggy Good vuole rispondere alle esigenze di chi cerca equilibrio tra gusto, benessere e praticità, proponendo uno snack che tra le sue caratteristiche ha anche quella di essere rispettoso dell’ambiente. Il pack è infatti realizzato in carta Fsc, completamente riciclabile e proveniente da foreste gestite responsabilmente.
Le nuove Protein Chips si aggiungono alla gamma Veggy Good, che comprende: Triangolini con Ceci Croccanti, Triangolini Tre Legumi, Triangolini con Mais e Patata Viola, Quadrotto con Carota.

Shopping natalizio all’insegna della cautela

Un sentimento di cauta fiducia caratterizza la stagione di shopping in vista delle festività 2025: se a livello globale la spesa media prevista cresce del 24% rispetto al 2024, in Italia i consumatori mostrano un atteggiamento più prudente, con budget pianificati e acquisti anticipati. A dirlo è l’Holiday Retail Report 2025 di Shopify, la principale piattaforma per il commercio globale diffusa in oltre 175 Paesi in tutto il mondo e che nel 2024 ha supportato gli acquisti di oltre 875 milioni di persone (pari a 1 utente Internet su 6). Secondo i dati raccolti su un campione rappresentativo di consumatori e imprese, in Italia e nei principali mercati europei e mondiali la fiducia persiste, ma con un approccio più razionale e pianificato.

GLI ITALIANI RIDUCONO IL BUDGET
La spesa media degli italiani prevista per le festività secondo Shopify si attesta a 185 euro (vs 192 dollari a livello globale), in calo del 15% rispetto ai 219 euro del 2024. Oltre 4 italiani su 10 (44%) dichiara inoltre di aver già stabilito un budget oculato di spesa e, di questi, circa un terzo (30%) si impegnerà a rispettarlo. Le stesse aziende italiane coinvolte nella ricerca si dichiarano parzialmente ottimiste in vista dello shopping festivo, con il 64% che prevede vendite in crescita.
I consumatori italiani mostrano segnali di una consapevolezza più matura rispetto all’attuale contesto economico – commenta Paolo Picazio, Country Manager per l’Italia di Shopify (nella foto a sinistra) – che va di pari passo con il crescente coinvolgimento di tecnologia e intelligenza artificiale, utilizzate sempre più in modo pragmatico per semplificare l’esperienza d’acquisto. In questo scenario, unificare i canali e creare una connessione fluida tra online e offline si confermano fattori chiave per intercettare e fidelizzare i clienti, che restano particolarmente attenti al prezzo e che trovano in sconti, spedizione gratuita e programmi fedeltà i principali driver di fiducia verso i brand”.

GLI ACQUISTI INIZIANO PRIMA, LE PROMO NO
L’incertezza economica e la crescita dei costi non sembra quindi inficiare la voglia di shopping in vista del Black Friday & Cyber Monday 2025 e delle festività natalizie, ma le condizioni macroeconomiche ne vanno a modificare la programmazione. Quasi un quarto (26%) degli italiani, infatti, dichiara che inizierà gli acquisti prima del solito, ma solo il 12% delle aziende lancerà promozioni prima di ottobre: un divario che potrebbe far perdere ai brand l’opportunità di intercettare la domanda.

LA TECNOLOGIA NEL CARRELLO
Quest’anno ancor più del precedente, l’intelligenza artificiale si conferma una delle leve chiave del commercio moderno. Sia per i consumatori che per le aziende. Due terzi (66%) dei consumatori italiani prevedono infatti di utilizzare strumenti basati su AI per almeno un’attività di shopping durante le festività, in particolare per trovare offerte (30%) o scoprire nuovi prodotti (20%). Anche a livello globale quasi due terzi (64%) dei consumatori dichiarano di voler utilizzare l’AI per almeno una fase dello shopping natalizio, confermando come l’Italia, da questo punto di vista, si muova in linea con gli altri mercati.

LE IMPRESE INVESTONO IN INTELLIGENZA ARIFICIALE
Parallelamente, oltre 8 imprese italiane su 10 (83%) coinvolte nella ricerca Shopify dichiarano di aver già investito (o pianificato di investire nei prossimi 12 mesi) in soluzioni AI per migliorare l’esperienza di scoperta e acquisto dei propri prodotti.
Tuttavia, la tecnologia non sostituisce la relazione umana: il 74% degli italiani dichiara che “comprare da una persona” resta un elemento importante nell’esperienza di acquisto, in forte crescita rispetto al 55% del 2024. La fiducia nell’AI cresce (il 47% ritiene che migliorerà l’esperienza d’acquisto); allo stesso tempo, il 65% dei consumatori italiani resta ancora diffidente verso un uso non trasparente della tecnologia.

FISICO O DIGITALE? IL FUTURO È IBRIDO
La multicanalità è ormai una realtà consolidata del percorso d’acquisto: oggi l’80% dei consumatori italiani scopre nuovi prodotti attraverso una combinazione di canali fisici e digitali, un dato in crescita rispetto al 74% del 2024 e perfettamente in linea con la media globale. La riscoperta del negozio fisico (+18%) va di pari passo con l’aumento delle ricerche online (+9%), mentre la pubblicità, sia tradizionale (+23%) che digitale (+20%), torna a essere un potente motore di scoperta.
Ma se i canali digitali – social media, influencer e community – giocano un ruolo crescente nella fase di ispirazione (con crescite rispettive del 20%, 15% e 27%), quando si tratta di prendere decisioni di acquisto vere e proprie entrano in gioco dinamiche più personali e “umane”: al primo posto la famiglia (45%), seguita dallo stato d’animo al momento dello shopping (34%) e dal classico “window shopping” (32%). Solo dopo arrivano advertising, social network e, in coda, celebrities e influencer (6%), a conferma di come fiducia, emozioni e relazioni restino i driver più autentici delle scelte dei consumatori italiani.
Si consolida così un modello ibrido, con quasi quattro italiani su dieci (39%) che divideranno gli acquisti tra online e offline, a conferma della necessità per i brand di adottare strategie di commercio unificato, capaci di offrire esperienze coerenti e senza frizioni, indipendentemente da canali e touchpoint. Tuttavia, il 46% dei consumatori italiani ha abbandonato un acquisto nell’ultimo anno a causa di checkout lenti o complessi (48% a livello globale), evidenziando quanto la semplicità e l’integrazione dei processi restino elementi decisivi nel percorso d’acquisto.

SEMPLICITÀ E SOSTENIBILITÀ GUIDANO LE SCELTE
Sconti e offerte restano asset fondamentali per fidelizzare: il 53% degli italiani li considera il principale incentivo alla fedeltà, seguiti da spedizioni gratuite (35%) e programmi loyalty (25%). Allo stesso tempo, la sostenibilità si consolida come valore guida: il 26% intende acquistare in modo più consapevole, mentre il 27% privilegerà brand locali per sostenere l’economia del territorio. La sfida è dunque, per le imprese, trasformare l’impegno etico in leva di fiducia e valore. La sostenibilità, sempre più, è ormai parte dell’esperienza e non un messaggio a sé.
Il retail italiano sta attraversando una fase di evoluzione e maturità – conclude Paolo Picazio –. Il quadro che emerge è quello di un consumatore più consapevole, che guarda alle festività con ottimismo ma anche con realismo: la fiducia torna, ma è una fiducia attenta e costruita su esperienze di valore, convenienza e autenticità. I brand che sapranno coniugare intelligenza artificiale, sostenibilità e relazioni personali costruiranno il vero vantaggio competitivo del futuro”.

LA METODOLOGIA DELLE INDAGINI SU CONSUMATORI E IMPRESE
L’indagine sui consumatori presente nell’Holiday Retail Report 2025 di Shopify è stata realizzata su un campione di 18.000 consumatori in nove Paesi (Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti). Le interviste sono state condotte online da Sapio Research nel mese di agosto 2025 tramite invito via e-mail e questionario web. Per l’Italia il campione è di 2.000 rispondenti.
L’indagine sulle aziende è stata realizzata su un campione di 7.500 imprenditori e decision maker aziendali (non esclusivamente merchant Shopify) attivi in aziende con meno di 1.000 dipendenti, nei medesimi nove Paesi. Le interviste sono state condotte online da Sapio Research tra agosto e settembre 2025 tramite invito via e-mail e questionario web. Per l’Italia il campione è di 1.000 rispondenti.

Acquisizione nel Regno Unito per Granarolo

Consolidare la propria presenza nel Regno Unito ed in particolare a Londra. È questa la ragione che ha spinto Granarolo ad acquisire il 100% di West Horsley Dairy Limited, azienda di distribuzione di prodotti lattiero caseari (latte, panna, formaggi, yogurt) e prodotti per la colazione. Fondata da Philip e Catherine Colton nel 1992, opera con 73 dipendenti, disponendo di una flotta di 43 veicoli refrigerati che si muovono in tutto il sud-est dell’Inghilterra raggiungendo circa 500 clienti – prevalentemente ristoranti, pub, hotel – e con una buona copertura distributiva nell’area di Londra.
Nel 2024 West Horsley Dairy Limited ha fatturato circa 16 milioni di sterline (oltre 18 milioni di euro al cambio attuale).

IL PRESIDIO DEL MERCATO OLTREMANICA
In Inghilterra Granarolo è presente con Granarolo UK Ltd ed è cresciuta nel febbraio 2018 grazie all’acquisizione del 100% del Gruppo Midland Food, distributore di prodotti alimentari freschi, ambient e surgelati nel Regno Unito. In UK, Granarolo rappresenta oggi il 12,8% del dairy italiano esportato (fonte: Clal data + Sell-in data, volume a.t. luglio 2025).
In particolare, la crescita a volume di Granarolo nel Regno Unito è stata del +8,6% vs anno precedente (fonte: Clal data + Sell-in data, volume a.t. luglio 2025). Per Granarolo le vendite all’estero nel 2025 rappresentano circa il 40% del totale. L’azienda si è attestata tra i principali player nell’export di prodotti dairy italiani nel mondo, arrivando a rappresentare il 9,1% del totale (fonte: Clal data + Sell-in data, volume a.t. luglio 2025).

FOCUS SU HORECA E FOODSERVICE
Nel piano strategico 2026-2029 l’internazionalizzazione e in particolare UK e Germania in Europa rappresentano paesi target. “Il consolidamento in UK è un tassello importante della politica di crescita del gruppo all’estero – dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo –. Il progetto è quello di far crescere in modo significativo i volumi del totale dairy italiano in UK, avendo come focus i mercati dell’horeca e del food service di Londra nel quale West Horsley ha consolidato la propria presenza”.

PIÙ ITALIA NELL’OFFERTA DELLA SOCIETÀ TARGET
Puntiamo nel corso dell’anno ad integrare il portafoglio prodotti di West Horsley con la nostra vasta gamma di formaggi italiani freschi e stagionati – aggiunge Anthony Bosco, Chief Executive Officer di Granarolo UK – quali Mozzarella, Burrata, Stracciatella, Mascarpone, Parmigiano Reggiano Dop, Gorgonzola Dop e Pecorino Dop e altre specialità italiane”.
Siamo lieti di cedere West Horsley Dairy a un’azienda come Granarolo, che ha fatto della qualità dei propri prodotti un valore fondamentale – commentano Philip e Catherine Colton, fondatori dell’azienda –. Siamo certi che sarà una combinata perfetta e che massimizzerà il valore dell’offerta di West Horsley, con grande soddisfazione dei numerosi clienti che negli anni hanno riposto in noi la loro fiducia”.

L’IDENTIKIT DEL GRUPPO
Il Gruppo Granarolo conta 15 siti produttivi dislocati sul territorio nazionale, 2 siti produttivi in Francia, 3 in Brasile, 1 in Nuova Zelanda, 1 in Germania e 1 negli Stati Uniti. Rappresenta la più importante filiera italiana del latte direttamente partecipata da produttori associati in forma cooperativa. Riunisce infatti oltre 475 allevatori produttori di latte, un’organizzazione di raccolta della materia prima alla stalla con circa 100 autocisterne, 500 automezzi per la distribuzione, che movimentano 900 mila tonnellate/anno e servono quotidianamente circa 50.000 punti vendita presso i quali 20 milioni di famiglie italiane acquistano prodotti Granarolo.
La compagine societaria è così composta: Granlatte 63,14%, Fondo Nazionale Strategico 15,27%, Intesa Sanpaolo S.p.A. 14,95%, Enpaia 4,58%, Azioni Proprie 2,06%.

Freschissimi a peso variabile, la Gdo può fare di più

I freschissimi a peso variabile continuano a rappresentare una presenza costante sulle tavole delle famiglie italiane. La conferma arriva da YouGov, gruppo globale di ricerca e analisi dei dati, che quantifica in 118,3 gli atti d’acquisto di questa tipologia di prodotti compiuti nel corso dell’anno (in crescita rispetto ai 111,5 del 2024).
La spesa media per atto è però pari a 10,26 euro e dunque in lieve contrazione rispetto al valore registrato lo scorso anno (10,44 euro). Un comportamento che – secondo YouGov – riflette le tendenze comuni a tutti i beni di largo consumo: negli ultimi anni gli italiani hanno reagito all’inflazione cercando di contenere la spesa per singola occasione riducendo la quantità di prodotti acquistata e aumentando inevitabilmente la frequenza degli acquisti per continuare a soddisfare le proprie esigenze.

I TREND DI LUNGO PERIODO
L’incidenza a valore dei freschissimi a peso variabile mostra una flessione di lungo periodo, legata soprattutto alla concomitante crescita registrata nel peso fisso, e si sta stabilizzando intorno al 27%; mentre superano la metà del totale complessivo (57,2%) i carrelli che contengono prodotti a peso variabile. Tra i diversi comparti, l’ortofrutta è quello che genera il maggior traffico (26,7% del totale Fmcg), mentre il pesce registra la spesa media per atto d’acquisto più elevata (13 euro), seguito dalla carne (11 euro).

UN COMPARTO STRATEGICO
Per la distribuzione moderna, i freschissimi a peso variabile rappresentano un comparto strategico – commenta Stefano Vitangeli, Senior Consultant di YouGov – sia per la loro incidenza sulla spesa complessiva, sia per la capacità di attrazione legata all’elevata frequenza d’acquisto. Inoltre, costituiscono non solo un driver competitivo all’interno del canale moderno, ma anche un’opportunità di sviluppo, considerando che coprono solamente il 69,8% degli acquisti delle famiglie per la rilevanza ancora significativa dei canali tradizionali”.

Nuovo store a Marghera per Sephora

Sephora si è allargata all’interno del Centro Commerciale Nave de Vero di Marghera spostando il suo store in uno spazio collocato al piano terra della struttura. Situato in Via Pietro Arduino 20, il nuovo negozio si estende su 320 metri quadri ed è stato pensato per accogliere i clienti in un ambiente moderno e luminoso.
All’interno dello store, i clienti possono trovare la gamma di prodotti Sephora Collection, tra makeup, skincare, haircare e accessori, oltre a novità e brand come Charlotte Tilbury, Rare Beauty, Huda Beauty, Sol de Janeiro, Fenty Beauty, Pat McGrath Labs, Anastasia Beverly Hills, Drunk Elephant e molti altri. Non manca l’area consulenza dedicata, dove i Beauty Advisor offrono supporto su misura, consigliando prodotti e routine personalizzate.
Il nuovo store di Marghera ambisce ad affermarsi come una nuova destinazione beauty nel territorio veneto, proponendo un modello di retail esperienziale, che mira a valorizzare la scoperta e la sperimentazione.
Nata nel 1969 a Limoges, in Francia, la catena Sephora opera in 35 mercati con 50.000 dipendenti e conta oltre 3.000 negozi, di cui circa 130 in Italia, a cui si aggiungono le piattaforme digitali e il sito e-commerce. L’offerta comprende oltre 500 marchi e la private label Sephora Collection. Dal 1997 fa parte del gruppo LVMH.

Filiera lattiero casearia, crescono l’export e la fiducia degli italiani

Numeri da record per la filiera lattiero casearia, con 7,1 miliardi di euro di valore realizzato dalla fase di allevamento e 21,8 miliardi di euro nella successiva trasformazione. Questa seconda fase ha fatto registrare un aumento del 9% nell’ultimo anno, confermando il primato in termini di fatturato nell’ambito dell’industria alimentare. A fare da traino sono le esportazioni: lo scorso anno ha visto un risultato straordinario – 5,4 miliardi euro di giro d’affari e 660 mila tonnellate inviate oltreconfine – e il primo semestre 2025 ha fatto registrare un +15,7% in valore e un +5% in volume.
L’Italia si posiziona al quinto posto tra i produttori di latte bovino in ambito UE, con oltre 13.000 tonnellate consegnate, 23.000 allevamenti e circa 1,7 milioni di vacche. Nel 2025 la produzione di latte è in calo (-0,6% nel periodo gennaio-luglio), a fronte di prezzi alla stalla mediamente in crescita (+15% nel periodo gennaio-agosto) sostenuti dalle quotazioni all’ingrosso dei principali formaggi della tradizione.

IN RECUPERO LA DOMANDA INTERNA
La spesa delle famiglie italiane per i prodotti lattiero caseari – che incide per circa il 14% sullo scontrino medio – fa segnare un deciso recupero nel corso del 2025, con una maggiore propensione da parte dei consumatori a riempire il carrello con formaggi freschi (+5,7% in volume nei primi sette mesi) e yogurt (+6%). All’opposto sempre meno latte fresco, complici dinamiche socio-demografiche e cambiamento di abitudini e preferenze.
Questo è il quadro delineato da Ismea, sulla base degli ultimi dati presentati in occasione di “Think Milk, Taste Europe, Be Smart”, la campagna di promozione di latte e derivati, promossa dal settore lattiero-caseario di Alleanza delle Cooperative Italiane, realizzata da Confcooperative con il cofinanziamento della Commissione europea.

IL PROCESSO DI AGGREGAZIONE AVANZA
Negli ultimi dieci anni, rileva Ismea, sono progressivamente scomparse le realtà di piccole dimensioni, a favore, però, di un progressivo percorso di aggregazione. Sebbene gli allevamenti di piccole dimensioni (<49 capi) siano attualmente circa la metà del totale nazionale, l’offerta è per lo più concentrata in aziende di medio-grandi dimensioni. Quelle grandissime con oltre 5.000 capi, pur rappresentando poco meno del 5% della numerosità totale, detengono circa 1/3 dei capi da latte.
Oggi, uno dei principali obiettivi su cui il comparto deve intervenire anche con strumenti politico-normativi – commenta Giovanni Guarneri, Presidente del Settore lattiero-caseario Confcooperative Fedagripesca (nella foto a sinistra) – è quello dell’aggregazione del sistema produttivo. Solo con una maggiore dimensionalità delle aziende è possibile, infatti, competere nei mercati internazionali. È già in atto un robusto consolidamento delle dimensioni, in virtù sia di processi di crescita che di fusioni fra cooperative e se teniamo conto che il 63% del giro d’affari cooperativo lattiero-caseario è sviluppato proprio dalle 25 imprese più dimensionate, è evidente come risulti fondamentale organizzarsi per fare sinergie ed economie di scala, per essere maggiormente reattivi di fronte a cambiamenti repentini e per accrescere il potere contrattuale sui mercati internazionali”.
Complessivamente, al sistema cooperativo fanno capo, attualmente, 17.000 stalle, 540 imprese di trasformazione e più di 13.000 lavoratori: la cooperazione è responsabile del 65% del latte raccolto in Italia nonché del 70% della produzione dei principali formaggi Dop.

I CRITERI DI ACQUISTO
Interessanti i risultati emersi dalla Consumer Survey condotta da Nomisma, sempre nell’ambito delle attività di monitoraggio del progetto “Think Milk, Taste Europe, Be Smart”. Il 98% della popolazione italiana consuma più o meno regolarmente latte, yogurt e formaggi.
Trai i criteri di acquisto dei prodotti lattiero-caseari e tra i desiderata, convenienza e sconti ricoprono un ruolo di rilievo, accompagnati però da qualità, filiera tracciata e certificazioni, delineando come il passaggio dal prezzo al valore del prodotto sia un percorso da consolidare in modo consapevole.

GLI ITALIANI SI FIDANO DEL MADE IN EU
Rispetto alle precedenti survey di monitoraggio, cresce la fiducia nel latte e nei prodotti lattiero-caseari Made in EU, arrivando quasi a 8 italiani su 10. Il dato è maggiore negli uomini, tra i più giovani e al salire di reddito e titolo di studio. Il 44% cerca fonti ufficiali a conferma delle informazioni sui prodotti alimentari trovate online, ma aumenta il gruppo di chi si informa tramite web e social media (28%). Nel complesso sale la quota di italiani che si informa (85%, +23punti percentuali rispetto al 2024).
Andando poi ad analizzare la conoscenza delle specifiche dei prodotti lattiero-caseari, emerge come oltre 6 su 10 italiani ne sono consapevoli, con una correlazione positiva tra chi si fida ma anche tra chi si informa, indice che la consapevolezza non può prescindere da una corretta informazione. Sulle fake news legate al mondo lattiero-caseario, 2 consumatori su 3 sono in grado di individuarle correttamente: l’eliminazione del lattosio appare un’informazione ancora poco conosciuta, ma in consolidamento, mentre su bevande vegetali e latte Uht permangono falsi miti ancora non del tutto sfatati.

LA PERCEZIONE DEL BENESSERE ANIMALE
L’indagine ha poi esplorato la percezione relativamente alla sostenibilità, con un focus sul comparto bovino da latte: un ambiente pulito e spazioso il concetto principalmente associato al benessere animale, tema su cui gli italiani cercano informazioni (ma sporadicamente) soprattutto su canali entertainment Tv e social. Infine, appare positiva – ma con spazi di miglioramento – l’attitudine futura all’informazione sui prodotti lattiero-caseari, con il 78% che si dichiara interessato ad avere maggiori informazioni sul latte e sulle sue proprietà nutrizionali.
La survey fa emergere chiaramente la connessione fra una corretta informazione su latte e formaggi e la fiducia dei consumatori – afferma Chiara Volpato, Head Of Technical Consulting di Nomisma – che deve necessariamente basarsi su un solido percorso di consapevolezza. Incrociando il profilo relativo all’informazione e la consapevolezza specifica, emerge infatti come gli italiani siano un popolo di fact checkers: oltre uno su due ha un approccio proattivo nell’informazione rispetto ai prodotti alimentari e una buona conoscenza delle specificità dei prodotti dairy”.

UNA CAMPAGNA PER SFATARE I FALSI MITI
Questa indagine – aggiunge Guarneri – ci restituisce un quadro positivo che attesta l’efficacia della campagna ‘Think Milk,Taste Europe, Be Smart’, nata più di quattro anni fa proprio con l’obiettivo di sfatare falsi miti e sensibilizzare i consumatori, ma soprattutto i giovani, nei confronti dei prodotti lattiero-caseari con un’immagine contemporanea e attraverso attività esperienziali, digital e corretta informazione. Oggi, ci approcciamo ad un consumatore informato e consapevole che cerca qualità, sicurezza alimentare, benessere animale, certificazioni e tracciabilità di filiera: ecco perché è importante lavorare di concerto con i diversi attori della filiera, con la distribuzione e con gli organi di stampa per continuare a promuovere un consumo consapevole guidato soprattutto dal valore intrinseco del prodotto stesso”.

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