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Dr. Schär, il fatturato sale a 632 milioni di euro

Gluten free e internazionalizzazione: sono questi i due binari su cui procede Dr. Schär, che archivia il 2025 con un incremento del fatturato globale dell’1,3%, pari a 632 milioni di euro rispetto ai 624 milioni del 2024. Nello scorso esercizio l’azienda italiana ha investito complessivamente 8,8 milioni di euro nell’efficientamento della produzione e della logistica, mentre il piano per il 2026 prevede lo stanziamento di 28 milioni di euro, con risorse concentrate principalmente in Italia, Spagna e Germania.

INNOVAZIONE E RADICAMENTO NEI MERCATI LOCALI
Oltre a sostenere la crescita nei mercati di maggior rilievo strategico, l’allocazione del capitale è volta a potenziare le capacità produttive locali. E proprio questo principio di presidio industriale, insieme a quello dell’innovazione, è applicato lungo tutta la catena del valore: dalla ricerca allo sviluppo del prodotto, fino alla produzione, grazie alla rete di filiali distribuite nei mercati principali.

Hannes Berger, ©AlexFilz

Dr. Schär ha infatti 18 sedi in 11 paesi e un totale di 1.800 dipendenti, mentre i suoi prodotti sono disponibili in più di 100 nazioni. “Lo scenario internazionale resta caratterizzato da forti elementi di complessità, dalla volatilità dei costi delle materie prime e da un quadro geopolitico in continua evoluzione – commenta Hannes Berger, Ceo di Dr. Schär –. In questo contesto, la performance del 2025 riflette la solidità di un modello costruito nel tempo, capace di sostenere una crescita costante e responsabile. Le sfide sul nostro percorso rafforzano la determinazione a investire in innovazione, qualità e radicamento nei mercati”.

IN CRESCITA L’INTERESSE PER LA NUTRIZIONE SPECIFICA
Il business di Dr. Schär si basa sull’offerta di prodotti nel settore della nutrizione specifica. Il segmento gluten-free, sotto il marchio Schär, rappresenta la quota più rilevante, affiancato da categorie complementari quali prodotti a basso contenuto proteico e quelli destinati alla dieta chetogenica terapeutica. A livello globale, la crescente attenzione verso alimenti specifici e soluzioni sicure rappresenta un importante driver di crescita, in particolare in Europa e Nord America, mercati caratterizzati da consumatori maturi e consapevoli, attenti alla qualità e all’equilibrio nutrizionale dei prodotti.
In questo scenario si inserisce il consolidamento di Dr. Schär nei mercati strategici, tra cui l’Italia, dove l’azienda conta 730 collaboratori tra l’headquarter, il Dr. Schär R&D Centre di Trieste – centro nevralgico per l’innovazione nella nutrizione specifica – e tre stabilimenti (Postal e Laives in Alto Adige e Borgo Valsugana in Trentino), specializzati nella produzione di pani, prodotti da forno, piatti pronti surgelati e pizze surgelate per il mercato locale e internazionale.
L’Europa rappresenta uno dei pilastri strategici del nostro sviluppo – prosegue Berger –. Nel corso dell’anno abbiamo celebrato traguardi importanti, come il decennale della nostra presenza in Francia e in Austria, e abbiamo rafforzato il posizionamento in Scandinavia con lo switch del portfolio prodotti del brand Semper a Schär e con l’apertura di una nuova sede a Stoccolma. Segnali concreti di un impegno continuo verso mercati chiave, nei quali intendiamo continuare a investire facendo leva su competenze industriali, capacità locali e una visione di lungo periodo”.

UTILIZZO ESCLUSIVO DI UOVA DA GALLINE NON ALLEVATE IN GABBIA
Parallelamente all’espansione industriale, Dr. Schär conferma il proprio impegno verso la sostenibilità. Nel 2025 è stata completata la transizione all’utilizzo esclusivo di uova da galline cage-free, mentre all’inizio del 2026 le sedi tedesche di Dreihausen e Apolda hanno adottato energia elettrica pulita certificata, portando a sette il numero di stabilimenti a basso impatto ambientale. Nel corso del 2026, inoltre, è prevista l’installazione di pannelli fotovoltaici nello stabilimento austriaco di Klagenfurt.

Marco Bordoli entra nel CdA di Dit – Distribuzione italiana

Dit – Distribuzione italiana, centrale delle insegne Sigma e Sisa, accelera nel piano strategico con la nomina all’interno del proprio board di Marco Bordoli come Consigliere di Amministrazione. Manager noto nel mondo della Gdo, Bordoli ha alle spalle una carriera trentennale che lo ha visto ricoprire ruoli apicali in diverse aziende. Il suo nome è legato soprattutto al gruppo Crai, dove entrò nel 2000 come Direttore Commerciale, dopo aver maturato una lunga esperienza professionale in Star, Rinascente, Sadas e Standa. Nel 2008 era salito di grado, diventando Direttore Generale e Amministratore Delegato di Crai Secom, che ha lasciato nel giugno del 2022, per poi essere nominato a dicembre dello stesso anno Presidente di Planet Farms Italia.

UN PIANO DI RIORGANIZZAZIONE MIRATO ALL’EFFICIENZA
La stessa Dit sottolinea che – dopo la recente nomina di Roberto Romboli a direttore sviluppo della marca del distributore, in affiancamento al Direttore Commerciale e Marketing Alessandro Camattari – l’ingresso di Bordoli conferma la strategia per il 2026, che prevede un piano di riorganizzazione del modello centrale-centri distributivi-punti vendita. L’obiettivo è raggiungere una migliore efficienza in tutta la filiera liberando contestualmente risorse per garantire alle insegne Sigma e Sisa una maggiore competitività, ma soprattutto una chiara distintività nel format di riferimento della prossimità. Un ambito, quest’ultimo, che indubbiamente Bordoli conosce bene.

ALLO STUDIO IL RIPOSIZIONAMENTO DELE INSEGNE SIGMA E SISA
Il 2026 sarà un anno chiave per il consolidamento strutturale del sistema Dit, che come anticipato già nel corso della convention del 18 novembre scorso sta operando su sei aree strategiche: la ridefinizione delle regole interne, l’efficientamento dei processi decisionali lungo tutta la filiera, lo sviluppo di progetti comuni nelle attività «no-core», la ridefinizione del posizionamento delle insegne Sigma e Sisa, la crescita e il consolidamento del ruolo della Mdd, lo sviluppo e il rafforzamento delle competenze all’interno del sistema.

Il consumo domestico di surgelati è aumentato dell’1,1% nel 2025

Surgelati avanti tutta: il comparto archivia un altro anno positivo in termini di volumi nel canale retail. A dirlo sono i dati 2025 rilevati da quest’anno da NielsenIQ per IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, che quantificano nel +1,1% rispetto al 2024 la crescita dei consumi, per un totale superiore alle 642.000 tonnellate.
In attesa dei numeri definitivi, che includeranno anche i consumi fuori casa, il dato appare particolarmente significativo e incoraggiante, replicando il buon andamento degli anni precedenti. Gli italiani, infatti, hanno inserito ormai stabilmente i surgelati nella propria alimentazione, riconoscendone a giudizio di IIAS il valore in termini di qualità, gusto e risparmio economico. “I dati retail registrati nel 2025 hanno confermato l’apprezzamento dei consumatori italiani verso un settore che negli ultimi anni è diventato simbolo di praticità d’uso, ma anche di sicurezza e qualità nutrizionali elevate, bontà, convenienza economica e valenza antispreco”, commenta Giorgio Donegani, Presidente IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati in occasione della “Giornata del cibo surgelato”, che si celebra il 6 marzo.

VEGETALI, PRODOTTI ITTICI E PATATE I PIÙ APPREZZATI
Ma quali sono state nel 2025 le categorie merceologiche surgelate più amate dagli italiani? Con quasi 207.000 tonnellate consumate nel 2025, pur a fronte di una sostanziale stabilità (-0,1% rispetto al 2024), i vegetali surgelati si confermano di gran lunga al primo posto, evidenziando la tendenza verso scelte alimentari sempre più consapevoli ed equilibrate e dimostrandosi validi alleati di chi guarda al benessere e a elevati contenuti nutrizionali, ma anche di chi è propenso a scegliere sempre più proteine a base vegetale.
Segue il pesce surgelato (naturale e preparato), che con 104.000 tonnellate registra un +3,5%, consolidando ulteriormente la ripresa già evidenziata nel 2024. Al terzo posto, con quasi 93.000 tonnellate consumate, troviamo le patate e in questo caso c’è da segnalare una lieve decrescita, definita peraltro fisiologica da IIAS (-0,9% rispetto al 2024) per una categoria che rimane sul podio delle preferenze così come era accaduto negli ultimi anni.

VARIETÀ DELL’OFFERTA E CONVENIENZA TRAINANO LA PIZZA
Fra gli altri segmenti a maggiore diffusione vanno evidenziate le performance delle pizze surgelate, con un +3%, per un totale di oltre 72.000 tonnellate consumate, e dei piatti pronti, +1,8% per quasi 68.000 tonnellate. Crescite giustificate, nel caso delle pizze, da un’offerta divenuta sempre più varia, con l’introduzione di nuovi formati e ingredienti e dalla convenienza economica. Secondo una recente indagine condotta da AstraRicerche per IIAS, la pizza surgelata risulta nettamente più conveniente rispetto al delivery, per il quale si spendono mediamente 7,18 euro a pizza, cioè più del doppio. Per i piatti pronti a far premio sono stati la qualità degli ingredienti, la gamma sempre più ampia di ricettazioni sia tradizionali sia innovative, la velocità di preparazione e l’attenzione all’equilibrio nutrizionale.
Tra i restanti segmenti, infine, vanno citate le prestazioni positive di tre categorie: carne, +4,4% per quasi 19.500 tonnellate consumate, grazie alle ottime performances del pollame; senza glutine, +4,2% e oltre 9.660 tonnellate; pane e paste, che hanno segnato l’incremento percentuale più alto (+4,7% rispetto al 2024) pur rimanendo in un ambito di nicchia (5.300 tonnellate, meno dell’1% del consumo totale domestico di alimenti surgelati).

MENO SPRECHI E MENO TEMPO AI FORNELLI
Insomma, gli alimenti surgelati intercettano i nuovi stili di consumo delle famiglie italiane, raggiungendo una penetrazione che sfiora il 100% soprattutto in quelle più numerose e con bambini.
I numeri del 2025 sono in linea con i risultati di una recente indagine condotta per IIAS da AstraRicerche – continua Donegani – che ha messo in luce come più di 1 italiano su 2 metta abitualmente in tavola gli alimenti surgelati. Tra le ragioni di questo successo c’è il “value for money” che contraddistingue tali prodotti, ossia il loro elevatissimo rapporto “qualità-prezzo” derivante dalla riduzione degli sprechi, anche grazie alla lunga conservazione, e dall’alta qualità nutrizionale, unite al tempo che aiutano a risparmiare nella preparazione. Sempre AstraRicerche ha analizzato per IIAS 5 diversi alimenti surgelati sotto il profilo del “value for money”, mettendoli a confronto con 5 alimenti freschi equivalenti. Il risultato ha evidenziato che 4 volte su 5 i surgelati fanno risparmiare senza rinunciare alla qualità, anzi. E questo è sicuramente uno dei principali segreti del loro successo”.

Tosano e Nhood rilanciano il centro commerciale Porte di Milano

Si appresta a rinascere il centro commerciale Porte di Milano di Cesano Boscone. Protagonisti del rilancio sono Supermercati Tosano Cerea, retailer veneto socio di Gruppo VéGé, e Nhood, società internazionale di soluzioni immobiliari specializzata nel commercial real estate e nella rigenerazione urbana. Il primo farà il suo ingresso nel centro commerciale con la propria piattaforma alimentare ad insegna Iper Tosano, che aprirà a giugno 2026, mentre Nhood gestirà e commercializzerà gli spazi del centro, mettendo a disposizione competenze e un network internazionale per arricchire l’offerta retail e di ristorazione.

UN IPER DA 7.000 METRI QUADRI
Porte di Milano è in fase di ristrutturazione e riqualificazione generale con nuovo ipermercato e il restyling della galleria commerciale. Il centro si sviluppa su due livelli con circa 60 attività tra negozi, servizi e ristorazione ed è dotato di un parcheggio con oltre 1.500 posti auto a disposizione dei visitatori. L’ipermercato Tosano avrà una superficie di vendita di circa 7.000 metri quadri.
Supermercati Tosano Cerea e Nhood replicano così la collaborazione già attivata in altri due centri commerciali lombardi e cioè a Nerviano, nel milanese, e a Molinetto di Mazzano, in provincia di Brescia. A Cesano Boscone – così come già accaduto nelle altre due strutture citate – l’insegna Iper Tosano succede a quella Bennet, che a sua volta era subentrata ad Auchan. I tre punti vendita rientravano, infatti, in un pacchetto di sette che Bennet acquisì nel 2020 da Margherita Distribuzione, la società del gruppo Conad a cui facevano capo tutte le attività italiane in precedenza appartenenti ad Auchan.
Il progetto di rilancio del centro commerciale di Cesano Boscone conferma la fiducia di Iper Tosano nella capacità di Nhood di generare luoghi di vita, capaci di coniugare aggregazione e shopping e di attrarre insegne nazionali e internazionali nei territori locali – dichiara Luigi Lancia, Vicedirettore Generale Property Management di Nhood (nella foto in alto) –. In sinergia con Supermercati Tosano Cerea, l’obiettivo è trasformare il centro in uno spazio attrattivo, sostenibile e profondamente connesso con la comunità, generando valore economico e sociale per tutto il territorio”.

SPECIALISTA DELLE GRANDI SUPERFICI
L’inaugurazione di Cesano Boscone rappresenterà un consolidamento nel territorio milanese per la Supermercati Tosano Cerea, nata nel 1970 con l’apertura del primo supermercato a conduzione familiare a Cerea, in provincia di Verona, dove ha ancora la sua sede principale. L’azienda conta ad oggi 22 ipermercati caratterizzati da un assortimento molto ampio – sarebbero oltre 40.000 le referenze proposte nei generi vari, in base a quanto dichiarato dalla stessa società – l’ultimo dei quali ha avviato l’attività in questi giorni a Brescia. Dunque, con Cesano Boscone il retailer veneto arriverà a quota 23 negozi. La rete, tutta a gestione diretta, è presente in 5 regioni e in 11 provincie (Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Milano, Brescia, Mantova, Ferrara, Udine e Firenze), per un totale di oltre 5.000 dipendenti.

Il Prosciutto di San Daniele Dop cresce del 6% sui mercati internazionali

Effetto dazi al contrario. Il Prosciutto San Daniele Dop chiude positivamente il 2025 in termini di esportazioni, crescendo nettamente anche negli Stati Uniti, dove è presumibile che la politica protezionista dell’amministrazione Trump abbia indotto ad anticipare una parte di acquisti. Sta di fatto che a livello globale le spedizioni sono salite del 6% per un totale di circa 460.000 prosciutti destinati all’estero. Il totale del prodotto esportato ha raggiunto il 18% rispetto alle vendite complessive.
Francia e Stati Uniti si confermano i principali sbocchi commerciali, rappresentando ciascuno il 23% del totale esportato. Seguono Germania con il 12%, Australia con il 10%, Svizzera e Belgio entrambe al 7%, quindi Austria al 4%.

BENE IN USA, GERMANIA UK
Significativo l’incremento a volume degli Stati Uniti, che fanno segnare +20% rispetto all’anno precedente, mentre è pari al +15% la crescita registrata in Germania. Dati che evidenziano il rafforzamento del prodotto in due dei principali mercati strategici. Dinamiche particolarmente positive si rilevano anche nel Regno Unito (+37% a volume) che riprende pienamente quote di mercato un tempo erose a causa della Brexit.
Inoltre, il Prosciutto San Daniele Dop si consolida in nuovi mercati europei come Paesi Bassi (+49%) e Polonia (+83%) a testimonianza di un’espansione maggiore con ottime performance degli ultimi anni. Si registrano invece flessioni in Australia e in Brasile, a causa di esportazioni altalenanti e contrazioni dei mercati locali.
La distribuzione geografica dell’export mostra oggi un equilibrio tra Unione Europea ed extra UE: il 52% delle esportazioni è destinato ai Paesi comunitari mentre il 48% raggiunge mercati al di fuori dell’Unione, quota in crescita di tre punti percentuali rispetto a cinque anni fa. Un dato che conferma il progressivo rafforzamento del Prosciutto di San Daniele Dop sui mercati internazionali più dinamici.

IL DISOSSATO PREVALE SULLA VASCHETTA
Dal punto di vista dei formati il 77% delle esportazioni riguarda prosciutti disossati mentre il 23% è rappresentato da confezioni in vaschetta. La prevalenza del disossato riflette le esigenze logistiche e distributive dei mercati esteri mentre il segmento del pre-affettato continua a rappresentare una componente significativa dell’offerta internazionale ready-to-go per il consumatore.
“La crescita registrata sui mercati esteri del 2025 conferma il valore e la riconoscibilità del Prosciutto di San Daniele Dop a livello internazionale – dichiara il Presidente del Consorzio Nicola Martelli –. Negli Usa il San Daniele registra andamenti molto positivi con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente anche per il fatto che l’imposizione dei dazi statunitensi ha probabilmente anticipato le vendite prima che i dazi fossero applicati nel secondo semestre dell’anno. Tra i primi quattro principali Paesi di esportazione si trovano quindi i mercati tradizionali come Francia e Germania e mercati extra UE come Usa e Australia che dimostrano come il rafforzamento delle contrattazioni, anche nei paesi terzi, rappresenti un segnale importante per la competitività del comparto e per la valorizzazione dell’eccellenza che il nostro prosciutto esprime”.

Nonna Rina segue Nonno Nanni nel senza lattosio

Passa dal senza lattosio il rilancio di Nonna Rina, brand di pasta fresca conosciuto in passato per gli gnocchi. Grazie a investimenti definiti significativi da Latteria Montello, a cui appartiene anche il marchio Nonno Nanni, oggi Nonna Rina può infatti contare su due stabilimenti produttivi che si estendono su una superficie complessiva di 7.000 metri quadri, con cinque linee produttive attive.
In particolare, la pasta fresca ripiena ha al suo interno i formaggi freschi Nonno Nanni e ora è proposta nella versione senza lattosio. Il progetto nasce dall’ascolto delle nuove esigenze alimentari e dalla volontà di rendere il prodotto accessibile a tutti. L’azienda precisa, infatti, che la cultura del senza lattosio nella gamma prodotti Nonno Nanni non è una tendenza, ma un percorso consolidato che oggi si estende anche al mondo della pasta fresca.

LE REFERENZE IN FASE DI LANCIO
Due le ricette pensate per chi è intollerante al lattosio, entrambe nel classico formato da 250 g: i Girasoli Pesto e Stracchino Nonno Nanni, in cui l’aroma intenso del basilico si fonde con la cremosità dello Stracchino senza lattosio; i Ravioloni Cotto affumicato e Robiola Nonno Nanni, dal gusto più deciso e strutturato, dove la morbidezza della Robiola incontra le note aromatiche del prosciutto cotto affumicato.
Con il lancio della linea Nonna Rina Senza Lattosio, il gruppo intende confermare il proprio impegno nel rispondere ad un bisogno reale e sempre più diffuso.
Oltre alla nuova linea senza lattosio, Nonna Rina propone gnocchi, gnocchetti e chicche di patate. A completare la gamma è la pasta fresca all’uovo, realizzata con farine italiane, uova fresche italiane da galline allevate a terra e con una lavorazione lenta dell’impasto e trafilatura al bronzo, che conferisce porosità per trattenere i sughi.

MediaWorld vende viaggi in collaborazione con Bluvacanze

La vendita di viaggi è un servizio che più insegne della Gdo hanno in portafoglio da anni, ma MediaWorld è la prima catena di elettronica di consumo a proporlo, grazie alla collaborazione avviata con il Gruppo Bluvacanze. Interessante la genesi del progetto: MediaWorld Viaggi nasce per rispondere a un’esigenza concreta emersa dall’analisi dei comportamenti di acquisto dei clienti, sempre più orientati verso prodotti e soluzioni legate alla mobilità, all’outdoor e all’esperienza di viaggio. In questo senso, il servizio rappresenterebbe un’estensione naturale dell’esperienza offerta dall’insegna: dalla scelta dei dispositivi tecnologici utili a partire, fino alla prenotazione della vacanza.

DAL PRODOTTO AL SERVIZIO
Negli ultimi due anni, l’analisi dei dati di vendita ha evidenziato una crescita significativa di alcune categorie particolarmente affini al settore del viaggio, a conferma di come questo ambito sia sempre più centrale nell’universo di interesse dei clienti MediaWorld. In particolare, prodotti come le action camera, le cuffie Bluetooth, i power bank, le fotocamere mirrorless e i relativi obiettivi, i lettori e-book e i droni del hanno registrato un incremento fino al 40% rispetto all’anno fiscale precedente. Trend che riflettono un crescente orientamento verso soluzioni pensate per accompagnare la preparazione, la fruizione e il racconto dell’esperienza di viaggio.
La piattaforma consente di esplorare e acquistare pacchetti viaggio, tour esperienziali, city break e proposte personalizzabili, attraverso un’interfaccia intuitiva che dà modo di confrontare le offerte, personalizzare gli itinerari e completare l’acquisto. Un ruolo centrale è affidato al programma MediaWorld Club, che permetterà agli iscritti di accedere a promozioni dedicate, anticipazioni su nuove destinazioni e vantaggi personalizzati.

UN PROGETTO GUIDATO DAI BISOGNI DEI CLIENTI
Dalle prime interazioni con la piattaforma emerge un interesse in linea con la stagionalità, con un focus prevalente su destinazioni legate al mare e al clima caldo. “Il nostro obiettivo è continuare a far evolvere MediaWorld come punto di riferimento per le persone, non solo quando acquistano un prodotto – afferma Vittorio Buonfiglio, COO MediaWorld Italia – ma quando progettano esperienze. MediaWorld Viaggi va in questa direzione: è un servizio che nasce dall’osservazione dei comportamenti reali dei clienti e che ci permette di esplorare nuovi territori, mantenendo al centro semplicità, fiducia e qualità dell’esperienza. È un esempio concreto di come intendiamo innovare il nostro modello, partendo dai bisogni delle persone, per essere sempre più una piattaforma omnicanale di servizi e soluzioni”.

L’OBIETTIVO È SEMPLIFICARE L’ACQUISTO
Per lo sviluppo e la gestione operativa del servizio, MediaWorld ha scelto il Gruppo Bluvacanze. “Il progetto nasce dall’incontro tra la fiducia che i clienti ripongono in un grande brand retail e la nostra competenza nella consulenza e nell’organizzazione del viaggio – dichiara Domenico Pellegrino, Amministratore Delegato del Gruppo Bluvacanze –. Portiamo il valore del turismo organizzato all’interno di un contesto ad alta frequentazione, rendendo l’acquisto della vacanza più semplice, accessibile e sicuro. È un modello che integra esperienza umana e servizi digitali specializzati, e che interpreta le nuove abitudini di consumo, sempre più orientate alla qualità”.

Cosa chiedono i consumatori? Prezzi trasparenti e correttezza

Alle prese con riduzione del potere d’acquisto, incertezza finanziaria ed esigenza di far quadrare il bilancio famigliare, i consumatori hanno acquisito una maggiore consapevolezza di come risparmiare e di quando concedersi qualche gratificazione. E tra le cose che apprezzano c’è di sicuro la correttezza delle pratiche commerciali. A dirlo è il report “What matters to today’s consumers 2026: How AI is transforming value perception” del Capgemini Research Institute.
L’indagine è stata condotta su 12.000 consumatori di età superiore ai 18 anni in 12 paesi del Nord America, Europa e Asia-Pacifico nei mesi di ottobre e novembre 2025 e poi integrata da interviste con oltre dieci esperti dei settori dei consumer product e del retail. In base allo studio, arrivato alla quinta edizione, oggi la fiducia in un brand si misura sulla trasparenza dei prezzi e sulla chiarezza della comunicazione.
Quasi tre consumatori su quattro (74%) dichiarano che cambierebbero brand a fronte di un prezzo regolare più basso, o se la dimensione della confezione o la qualità del prodotto venissero ridotte senza una comunicazione trasparente (71%). La maggioranza dei consumatori considera la shrinkflation una pratica scorretta e molti preferiscono un piccolo aumento di prezzo dichiarato piuttosto che una riduzione nascosta delle quantità.

QUANDO IL BRAND BATTE LA MDD
La ricerca evidenzia che circa la metà dei consumatori acquista quantità minori e sceglie alternative più economiche per poter gestire il proprio budget. Tuttavia, la fiducia nel brand prevale nelle categorie in cui la qualità e le prestazioni sono fondamentali, con il 77% dei consumatori di tutte le fasce di reddito che evita i prodotti a marchio del distributore per articoli di elettronica e referenze per la cura dei bambini.
Eppure, in un contesto di crescente pressione finanziaria, il bisogno di gratificazione emotiva gioca un ruolo chiave negli acquisti: 7 consumatori su 10 cercano piccoli piaceri per alleviare le preoccupazioni economiche, a conferma che il concetto di valore è al tempo stesso pratico ed emotivo.

L’AI STA DIVENTANDO UNA GUIDA AFFIDABILE NEGLI ACQUISTI
E poi c’è l’intelligenza artificiale, passata da semplice abilitatore a consulente di fiducia per i consumatori. Dall’interpretazione delle preferenze e dei comportamenti degli utenti fino alla fornitura di supporto conversazionale in tempo reale tramite chatbot e assistenti virtuali, gli strumenti di AI sono ormai centrali nel modo in cui i consumatori si orientano. Un consumatore su quattro ha utilizzato strumenti di shopping basati sulla Gen AI nel 2025 e un ulteriore 31% prevede di adottarli in futuro. Tuttavia, solo il 19% è disposto a pagare un abbonamento mensile o un pagamento una tantum per chatbot o assistenti virtuali.
La maggioranza dei consumatori (76%) desidera poter impostare limiti per gli assistenti di AI e due terzi affermano di fidarsi maggiormente dell’intelligenza artificiale quando questa spiega le ragioni alla base delle proprie raccomandazioni e azioni. La trasparenza dei dati rimane un fattore cruciale: il 71% dei consumatori è preoccupato per il modo in cui la Gen AI utilizza le informazioni personali e due terzi esige che i brand dichiarino chiaramente quando la pubblicità è generata dall’intelligenza artificiale.

IL CONTATTO UMANO NON PASSA MAI DI MODA
I consumatori vogliono che efficienza, rilevanza e connessione umana coesistano. Quasi due terzi desiderano che la Gen AI offra contenuti iper-personalizzati e il 65% afferma che la tecnologia ha reso lo shopping meno stressante. Tuttavia, oltre sette su dieci attribuiscono grande valore all’assistenza umana durante acquisti complessi come la pianificazione dei pasti o la risoluzione di problemi di servizio. La conclusione, secondo Capgemini Research Institute, è che i brand che sapranno combinare velocità e personalizzazione con rassicurazioni umane tempestive conquisteranno la fedeltà dei consumatori.
Oggi il valore va oltre prezzo e qualità – afferma Gerardo Ciccone, CPRD (Consumer Product, Retail, Distribution) Director di Capgemini in Italia – e si fonda su equità, trasparenza e connessione emotiva. I consumatori desiderano un’AI “invisibile” che li aiuti a prendere decisioni consapevoli, integrando comodità e coinvolgimento emotivo”.

L’e-commerce pesa il 13% sui consumi e vale 62,3 miliardi di euro

Crescono gli acquisti online – e con loro l’incidenza sul totale dei consumi – ma anche gli investimenti sul digitale effettuati dai distributori: l’e-commerce si conferma un pilastro strategico per il retail. A fare il punto sul comparto è la Ricerca degli Osservatori eCommerce B2c e Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano. Nel 2025 il valore degli acquisti e-commerce business to consumer ha raggiunto i 62,3 miliardi di euro, segnando +7% rispetto al 2024. La quota del canale online sui consumi totali sale quindi al 13%, un punto percentuale in più rispetto all’anno precedente. Contemporaneamente, l’incidenza degli investimenti in digitale sul fatturato dei retailer ha toccato il 4,7% (era il 3,2% nel 2024).

BEAUTY E ALIMENTARE TRA I COMPARTI PIÙ DINAMICI
Più nel dettaglio, nel 2025 il valore complessivo degli acquisti di prodotto ha raggiunto i 40 miliardi di euro (+5%). Tra i comparti più dinamici spiccano il Beauty&Pharma (+10%) e il Food&Grocery (+7%). Crescono in linea con la media di mercato l’Abbigliamento e l’Arredamento (entrambi +5%), mentre l’Informatica ed elettronica di consumo e l’Editoria crescono del +4%. Il comparto Auto e ricambi risente della crisi generale e segna solo un lieve aumento pari al +1%.
L’eCommerce di servizi vale invece 22,3 miliardi di euro (+9%) ed è trainato dai comparti merceologici aggregati nella voce “Altri servizi” (+12%), spinti soprattutto dal Ticketing per eventi e dal Turismo e Trasporti (+8%). Seguono le Assicurazioni con +10% nel 2025.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UNA LEVA D’INNOVAZIONE
Quanto agli investimenti dei retailer italiani, le priorità strategiche per superare le preoccupazioni di contesto sono interventi di contenimento dei costi (indicati dal 57% dei top retailer) e revisione della customer experience (38%). L’intelligenza artificiale si conferma come una delle principali leve di innovazione, grazie alla capacità di trasformare in modo profondo i processi a supporto sia dell’online sia dell’offline, verso una maggior efficienza operativa e personalizzazione della customer experience. Nel 2025, il 46% dei top player ha integrato in modo strutturato l’AI tradizionale nei processi aziendali.
Più sperimentale, ma diffusa, l’adozione dell’AI generativa: il 76% dei retailer ha avviato almeno un progetto pilota, con obiettivi che spaziano dalla produzione istantanea di schede prodotto al supporto avanzato nel Customer Service. Cresce inoltre l’attenzione verso la valorizzazione, monetaria e non, del dato: l’89% dei retailer ha potenziato i sistemi di raccolta e analisi per attivare esperienze personalizzate, investendo in soluzioni di Business Intelligence Analytics (78%), sistemi di Customer Relationship Management (67%) e Customer Data Platform (52%).

PROSEGUE LA RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE FISICA
Cosa sta accadendo invece sul fronte del retail fisico? A fine 2024 si contavano 539.789 esercizi commerciali, con un calo del -2,8% rispetto all’anno precedente. I settori più colpiti sono l’Editoria (-5%), l’Abbigliamento (-3,8%) e l’Arredamento (-3,2%). Complessivamente, in 10 anni l’Italia ha perso 85.261 negozi. Continua però l’impegno per migliorare e semplificare l’esperienza di acquisto in store: il 46% dei retailer punta su sistemi di self check-out, il 29% sul self scanning e l’83% utilizza strumenti di digital couponing e loyalty.
Ma l’innovazione non è solo sul piano transazionale: si investe in nuovi formati di vendita attraverso l’apertura e il potenziamento di negozi di prossimità (24% dei retailer) e di store esperienziali (19%), progettati per creare un legame profondo con il brand, per stimolare l’interazione diretta attraverso touchpoint digitali e fisici e per sviluppare un senso di community. Inoltre, vengono implementate soluzioni innovative in grado di ottimizzare l’interazione brand-consumatore come chioschi digitali (46%) e soluzioni di sales force automation (29%), che supportano il personale di front-end nell’erogazione di servizi a valore aggiunto per il cliente.
Il digitale, infine, abilita l’implementazione di modelli di continuità fisico-digitale: un esempio è rappresentato dalle app con funzionalità in store (50%), che integrano il carrello online con quello offline e velocizzano l’accesso ai servizi omnicanale.

SI LAVORA SU EFFICIENZA E PERSONALIZZAZIONE
L’instabilità del contesto e l’evoluzione delle abitudini di consumo, segnate da un calo del potere d’acquisto, spingono i retailer italiani a lavorare su due cantieri: efficienza dei processi e personalizzazione dell’esperienza del cliente – dichiara Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2c e dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail (nella foto a sinistra) –. Il digitale diventa indispensabile non solo per abilitare modelli di continuità fisico-digitale, ma anche per automatizzare il processo di acquisto in store — tramite self scanning, self check-out e digital couponing — e per evolvere verso nuove frontiere come l’Agentic AI, che promette sistemi in grado di anticipare autonomamente i bisogni dei consumatori. Il 2025 è stato infatti l’anno in cui grandi player hanno iniziato a rilasciare guide e protocolli per rendere i siti leggibili e interagibili dagli agenti: sebbene il ritmo e l’estensione futura dell’Agentic Commerce siano ancora poco chiari, la tecnologia sta migliorando rapidamente così come la sua integrazione nei modelli esistenti.

PIÙ VALORE ALLA VISITA IN NEGOZIO
L’evoluzione dei modelli di consumo e la ricerca di esperienzialità durante la visita in store spingono i retailer verso una profonda revisione dei tradizionali formati di negozio – afferma Elisabetta Puglielli, Direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail (nella foto a destra) –. La visita in store non è più finalizzata esclusivamente alla transazione. I retailer lavorano alla progettazione di ambienti dinamici, in grado di stimolare il cliente all’interazione diretta con prodotti e servizi, attraverso soluzioni tecnologiche e non, creando un legame più profondo con il brand. Si investe, inoltre, su formati in grado di aumentare il valore e la qualità della visita in negozio e sviluppare un senso di community, tramite l’offerta di esperienze coinvolgenti, consulenze personalizzate e attività ad hoc, come workshop e corsi di formazione.

Torna la Open Week di Noi Distribuzione per chi vuole lavorare nel retail

Un’intera settimana dedicata a far conoscere ai giovani le opportunità di lavoro e di crescita professionale offerte dalle imprese del retail moderno. Dopo il successo della prima edizione del 2025, torna la Open Week di Noi Distribuzione. L’appuntamento è dal 2 al 6 marzo 2026, con un calendario di attività delle aziende – come workshop, testimonianze, career e recruiting day – e opportunità di candidatura diretta con l’obiettivo di favorire occasioni di contatto con coloro che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro o che sono interessati a intraprendere una carriera professionale nel retail.

L’OCCUPAZIONE FEMMINILE INCIDE PER OLTRE IL 62%
In Italia la distribuzione moderna conta circa 450.000 lavoratori. Secondo la nuova edizione della ricerca realizzata da Federdistribuzione in collaborazione con PwC Italia, basata sui dati consolidati del 2024 di un campione rappresentativo delle imprese del settore, i contratti a tempo indeterminato rappresentano l’86,3% del totale, una quota superiore rispetto alla media nazionale. Significativo anche il tasso di occupazione femminile, pari al 62,1%, ben al di sopra della media italiana del 42,5%, mentre la quota di giovani donne occupate under 30 raggiunge il 20%, contro una media nazionale del 12%.
Quanto all’aspetto anagrafico, la fascia di lavoratori over 50 è salita al 30,2%, in linea con l’andamento demografico del Paese; il 18% degli occupati del settore ha meno di 30 anni, mentre il 51,7% si colloca tra i 30 e i 50 anni.

LE FIGURE PIÙ RICHIESTE
La distribuzione moderna ha registrato un aumento degli occupati dell’1,6% tra il 2018 e il 2024. Considerando nuove assunzioni, inserimento di nuovi profili professionali e sostituzione delle uscite, si stima per le imprese del retail moderno un fabbisogno di circa 20.000 posizioni nel 2026. È quanto emerge da una nuova analisi condotta sempre da Federdistribuzione, che conferma anche per quest’anno come le figure più richieste dalle aziende del settore riguardino l’area dei servizi operativi, che concentrano quasi il 90% della domanda.
Tra i profili più ricercati figurano anche l’addetto alle vendite e lo specialista nel settore alimentare, seguiti dalle posizioni nei comparti del “fai da te” e dell’arredamento, dagli addetti alle vendite nel comparto beauty e da altri ruoli legati all’evoluzione tecnologica e a professionalità tecniche specifiche.

UN’OCCASIONE CONCRETA DI INCONTRO CON I GIOVANI
La seconda edizione della Open Week di Noi Distribuzione conferma l’impegno delle imprese del retail moderno nel creare occasioni concrete di incontro con i giovani che si affacciano al mondo del lavoro – dichiara Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione –. Il nostro è un settore dinamico, capace di offrire opportunità professionali diversificate e percorsi di crescita, sia nel comparto alimentare sia nel retail specializzato. In un contesto segnato da cambiamenti demografici, trasformazioni tecnologiche e cambiamenti sociali, la distribuzione moderna continua a investire nelle persone, nei territori e nell’innovazione, mantenendo una solida tenuta occupazionale anche in questa fase complessa. Con la Open Week vogliamo porre l’accento sul valore del lavoro e delle competenze nel nostro settore e far conoscere da vicino le tante opportunità di imprese che svolgono un servizio essenziale per milioni di persone e per l’economia del Paese”.

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