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Annus horribilis per l’olio italiano: -35%, prezzi top, rischio frodi. Porte aperte alla Tunisia

Maltempo, malattie e parassiti che si sono abbattuti sull’Italia nel 2014 hanno falcidiato la produzione di olio italiano (vd Anno difficile per l’olio d’oliva  italiano. Ci salverà il blending). Il calo della produzione si stima porterà sugli scaffali della Gdo nel 2015 il 35 per cento di olio di oliva italiano in meno (ma anche il – 25 per cento di agrumi, – 15 per cento di vino e fino al 50 per cento di miele Made in Italy in meno).

Causa penuria diminuiranno le promozioni?

Secondo l’osservatorio economico di Unaprol, consorzio olivicolo italiano, i consumatori italiani hanno acquistato nel 2014 nella GDO (Iper +Super), olio extra vergine di oliva con un prezzo medio di 4,11 € litro per un totale di 634 milioni di euro. Bene il segmento premium, con gli evo bio venduti mediamente a 8,13 € litro per un totale di 18 milioni di euro e le Dop vendute a circa 11 € litro per un totale di oltre 31 milioni di euro. Premia anche il 100% italiano, che ha venduto per 111 milioni di euro con un prezzo medio a scaffale di 5,12 € litro. Doppio o quasi triplo il prezzo per le prime due categorie e del 20% circa in più per la terza. Il “ma” sono le promozioni, che hanno raggiunto il 66% sul prodotto extra vergine. “L’analisi effettuata da Unaprol dei dati di vendita di fonte IRI_infoscan nel periodo 2008/2014, mostra sì tenuta delle vendite di extra vergine all’interno della GDO, ma evidenzia che una percentuale alta del prodotto viene venduta in promozione – ha detto Pietro Sandali direttore generale Unaprol – a dimostrazione che l’olio extra vergine di oliva convenzionale viene spesso utilizzato come prodotto civetta”.

I consumi di olio extra vergine nel 2014 sono aumentati del 3% rispetto al 2013 (gli italiani consumano 12 litri di olio di oliva all’anno a testa, di cui 7,5 litri extra vergine), ma nell’arco dei sei anni si registra una leggera flessione per l’extra vergine convenzionale che viene attenuata in parte, in valore, dai prodotti dei segmenti BIO e DOP e, in volume, per la categoria 100% italiano che nel 2014 ha venduto quasi 22 milioni di litri.

Prezzi alle stelle, buyer internazionali alla finestra

L’allarme viene da Sol&Agrifood, salone dell’agroalimentare a fine marzo a Verona: i prezzi dell’olio evo sono raddoppiati nell’ultimo anno, con quotazione al mercato di Jaen in Spagna fino a 3,40 euro/kg, contro 1,80 euro/kg di un anno fa, mentre in Italia, sulla piazza di Bari, si va sopra i 6 euro/kg, contro i 3 euro/kg del 2014.

È allarme per i buyer internazionali, specie dei Paesi non produttori, come il Giappone, meno informati sulla pessima campagna olearia dell’anno scorso. Ma già a breve potrebbero scendere i prezzi e stabilizzarsi: l’Unione Europea ha infatti deciso di aumentare la flessibilità delle importazioni agevolate, cioè senza dazi, di olio d’oliva dalla Tunisia. Il contingente massimo di 56.700 tonnellate rimarrà immutato, ma saranno raddoppiate le soglie massime mensili, che passano da 5.000 a 9.000 tonnellate/mese in febbraio e marzo e a 8.000 tonnellate da aprile a ottobre. Le quotazioni dell’olio di oliva tunisini oggi sono inferiori ai 3 euro/kg e potrebbero portare a una modesta riduzione delle quotazioni, specie in Spagna. La Tunisia nel 2013 si è confermata come il principale fornitore extracomunitario di “olio di oliva”, anche se in calo dalle 76mila tonnellate del 2012 a 62mila tonnellate, calo dovuto anche all’incremento delle importazioni dalla Turchia.

 

Rischio frodi

Dati questi numeri l’allarme del Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare è netto: c’è il concreto rischio di un aumento delle frodi a tavola. Soprattutto nei segmenti low cost. È indubbio che i consumatori porteranno quest’anno in tavola oli non del tutto italiani, o completamente provenienti da Paesi esteri. Ma va considerato che, anche in anni “non sospetti”, la quota di importazioni di olio (da Spagna, Turchia, Tunisia e Grecia) era già altissima, almeno dell’80%.

Fairtrade a Biofach con uno stand con 100 operatori

Sarà presente a Biofach a Norimberga, la principale fiera del biologico che si terrà dall’11 al 14 febbraio, con uno stand istituzionale e più di 100 operatori certificati Fairtrade. Dalla frutta fresca alle bevande, dai cereali al cotone, senza dimenticare i tradizionali prodotti di punta (caffè, cioccolato e tè) in fiera saranno presenti un centinaio di espositori del commercio equo e solidale certificati Fairtrade. Arrivano da tutto il mondo e portano la testimonianza di filiere e prodotti realizzati con un alto valore aggiunto: solo in Italia circa il 50% del valore del venduto dei prodotti è rappresentato dai prodotti bio (dato 2013).

Tra le aziende italiane esporranno Alce Nero (Hall 6 / 6-230); Almaverde Bio Italia srl (Hall 4 / 4-515); Baum (Hall 4 / 4-240); Brio (Hall 6 / 6-145a); Caffè Gioia (Hall 4 / 4-261); Caffè Haiti Roma (Hall 4 / 4-651); Caffè Molinari (Hall 4 / 4-407); Caffè Paranà (Hall 4 / 4-651); Caracol e Punto Equo (Hall 4 / 4-118); Conapi (Hall 6 / 6-133); Fratelli Damiano & C. (Hall 1 / 1-403); Icam (Hall 4 / 4-641); Natura Nuova (Hall 4 / 4-545); Schreyögg caffè (Hall 7 / 7-355c) e Torrefazione Caffè Michele Battista (Hall 4 / 4-221c).

Salumificio Pedrazzoli porta la norcineria bio a Biofach

Possono essere considerati dei veterani del biologico quello di Salumificio Pedrazzoli, azienda mantovana attiva nel bio dal 1996. Prodotti con carne 100% italiana, allevata macellata e lavorata seguendo le tradizioni e le antiche ricette regionali, i salumi di Salumificio Pedrazzoli saranno anche quest’anno a Biofach, la fiera mondiale sul biologico di Norimberga in programma dall’11 al 14 febbraio 2015, all’interno dell’area “BiOrganic LifeStyle”, che raggruppa le eccellenze del bio Made in Italy. Tra le quali non potevano mancare i salami biologici, prodotti che esprimono le antiche tradizioni italiane di conservazione della carne e che valorizzano l’elevata qualità della materia prima.

“Noi di Pedrazzoli pensiamo che per fare un buon prodotto sia necessario partire da un’ottima materia prima: il processo produttivo e le ricette hanno poco valore se non si parte da questo primo ed essenziale  presupposto – dichiara Elisa Pedrazzoli, Responsabile della Linea Biologica e Direttore Commerciale estero di Salumificio Pedrazzoli -. A determinare la qualità e il gusto delle carni suine concorrono quattro fattori: quello genetico, quello dell’alimentazione, quello della macellazione e il benessere animale. Salumificio Pedrazzoli alleva il suino italiano pesante, che è il maiale che più si addice alle produzioni tipiche italiane per la maturità delle sue carni e la qualità del suo grasso. Abbiamo scelto la via del bio dal 1996 perché siamo convinti che facendo vivere bene gli animali otteniamo carne buona, saporita e morbida per produrre salumi attenti anche al benessere dell’uomo”.

Salumificio Pedrazzoli si contraddistingue dalle altre realtà del settore per essere tra le poche in Italia a potersi definire allo stesso tempo Produttore e Allevatore, aspetto che gli permette di garantire, per tutti i suoi prodotti la totale tracciabilità delle carni e di tutte le materie prime utilizzate, tutelando il consumatore da possibili rischi legati alla qualità e genuinità dei prodotti.

Oggi Salumificio Pedrazzoli si qualifica come leader nella produzione di salumi biologici e tradizionali ed è tra i principali attori dell’export di salumi in Germania, dove è presente nel mercato con il marchio PrimaVera proponendo circa 60 differenti salumi/referenze biologiche.

Torna a febbraio Biofach, “la” fiera del biologico

Andrà in scena dall’11 al 14 febbraio a Nuremberg, in Germania, Biofach e Vivaness 2015: Food for Thought, le fiere del biologico e della cosmesi naturale che riuniranno circa 2.200 espositori (200 dei quali al Salone Internazionale della Cosmesi Naturale) e circa 42.000 visitatori professionali attesi.

All’interno della manifestazione  si svolgerà un imponente convegno sul biologico che, tramite quasi 100 conferenze e gruppi di discussione, coivolgerà più di 6.500 partecipanti. In discussione, argomenti che muovono il comparto e danno forma al futuro del mercato globale e del movimento biologico, influenzando altresì la politica, partendo dal tema chiave di quest’anno “Organic 3.0 – buone condizioni quadro per più bio”. Il congresso si articolerà in sette forum, con il debutto del Forum della scienza e del Forum della politica. Agricoltura sostenibile, alimentazione free from, e tendenze del bio del futuro saranno tra i “temi caldi” trattati. Tutte le conferenze sono aperte e gratuite per i partecipanti di Biofach e Vivaness.

Come si posiziona la cosmesi naturale a fronte dell’andamento dinamico del mercato? Come può svilupparsi ulteriormente il settore? Quali temi muovono gli attori del mercato?  A queste domande risponderà il Forum VIVANESS, il congresso del Salone Internazionale della Cosmesi Naturale con sette manifestazioni. Nella giornata del 12 febbraio, dedicata ai mercati internazionali, si terrà la manifestazione “Italia, il mercato si muove ancora!”.

Per programmare la visita al salone e al congresso espositori, consultare la sezione Highlights & Congress sui siti di Biofach e di Vivaness.

 

OGM: Stati liberi di vietare ma falle nella nuova legge

Ogni Stato membro dell’UE potrà limitare o vietare la coltivazione di colture contenenti organismi geneticamente modificati (OGM). Lo stabilisce la legge approvata ieri dal Parlamento europeo con 480 voti favorevoli, 159 voti contrari e 58 astensioni e che entrerà in vigore nella primavera del 2015. Un testo di compromesso che, se consente di fatto la scelta al singolo stato, secondo le associazioni del biologico non dà le dovute garanzie né agli agricoltori né al consumatore.

 

La nuova normativa

Oltre alla possibilità data agli Stati membri di vietare gli OGM (a oggi sono nove i Paesi che hanno fatto questa scelta, Italia compresa, mentre solo in quattro, e principalmente in Spagna, esistono coltivazioni OGM), si è ampliata la “rosa” delle motivazioni: non solo per ragioni di politica ambientale, diverse da quelle espresse nella valutazione dei rischi legati alla salute e all’ambiente effettuata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ma anche “altri motivi, quali gli obiettivi di pianificazione urbana e rurale, l’impatto socio-economico, per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti, e gli obiettivi della politica agricola“. Prima che uno Stato membro possa adottare tali misure, però, l’azienda che coltiva l’OGM oggetto del processo di autorizzazione può esprimere il suo accordo alle restrizioni prevista all’immissione in commercio. Tuttavia, nel caso la società non sia d’accordo, lo Stato membro può imporre il divieto in maniera unilaterale. L’accordo siglato prevede che gli Stati membri garantiscano “aree cuscinetto” in modo che le colture GM non contaminino altri prodotti e una particolare attenzione deve essere rivolta alla prevenzione della contaminazione transfrontaliera con i Paesi vicini. Il mais MON810 è attualmente l’unica coltura GM autorizzata e coltivata nell’UE.

 

“Ambiguità e vaghezze” per il mondo bio, soddisfazione da Coldiretti 

Una legge che secondo alcuni era “l’unico compromesso possibile” tra le fazioni opposte dopo quattro anni di trattative. Secondo le tre principali associazioni, AIAB, FederBio e Associazione Agricoltura Biodinamica, “Il voto di oggi, nonostante le innegabili ricadute positive, rischia di essere un regalo alle multinazionali del biotech. Allo stesso tempo, ponendo limiti all’obbligo di etichettatura, si ignora la volontà di gran parte dei cittadini che, a più riprese, hanno detto ‘no’ agli OGM”. Inoltre, ci sarebbero ambiguità e vaghezze sull’introduzione delle ragioni ambientali invocabili da ogni Stato per sostenere il divieto di coltivare prodotti transgenici. “Un notevole danno anche economico – sottolinea Carlo Triarico, presidente dell’Associazione Agricoltura Biodinamica – se si pensa al boom di domanda interna ed esportazioni che ha avuto negli ultimi anni l’agricoltura biologica e biodinamica. Così si tagliano le gambe a uno dei pochi settori in crescita, che fa dell’Italia un gioiello nella produzione dell’agroalimentare di qualità”.

Fortemente critici sinistra e verdi che hanno votato contro, “per il principio che un’azienda sia messa alla pari di uno stato e per l’assenza di sicurezze sulla protezione delle coltivazioni “altre” dalla contaminazione, per le quali nel caso non c’è la possibilità di chiedere un risarcimento”.

Soddisfatta invece Coldiretti: “La libertà di non coltivare Ogm come ha fatto fino ad ora l’Italia e come chiedono quasi 8 cittadini su 10 che si oppongono al biotech nei campi è una ottima chiusura del semestre di presidenza italiano dell’Unione – ha commentato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo -. Siamo di fronte ad un importante e atteso riconoscimento della sovranità degli Stati di fronte al pressing e alle ripetute provocazioni delle multinazionali del biotech. L’Europa da un lato, le Alpi e il mare dall’altro, renderanno l’Italia finalmente sicura da ogni contaminazione da OGM a tutela della straordinaria  biodiversità e del patrimonio di distintività del Made in Italy.

Biologico ancora su: 2,6 miliardi nel 2014. Oggi la UE decide sugli OGM

Quello del biologico è un mercato in costante crescita dal 2008, che non si è arrestato neanche nel 2014, quando ha avuto un giro d’affari di 2,6 miliardi, in crescita dell’8% rispetto al 2013: queste le stime di FederBio, Federazione italiana agricoltura biologia e biodinamica, in attesa dei dati definitivi di febbraio. Non solo: come ha sottolineato il presidente Federbio Paolo Carnemolla “abbiamo previsioni che questa crescita continuerà. E i valori saranno anche più elevati sui mercati stranieri in particolare in Europa, soprattutto Germania, Stati Uniti e anche Asia”. Già oggi, a fronte di un consumo interno, tra privati e ‘food service’ (mense e ristoranti) di 2,626 miliardi, il valore dell’export è pari a 1,060 miliardi. Per un giro d’affari complessivo quindi di oltre 3,6 miliardi.

E i margini di crescita ci sono ancora. “Le indagini – osserva Carnemolla – dicono che più del 30% dei consumatori sarebbe intenzionato ad acquistare prodotti biologici ma da Firenze in giù è molto difficile trovarne nella rete vendita, dove pesano la scarsa presenza di negozi specializzati in logica moderna e assortimenti spesso modesti”. Tanto che il profilo del consumatore di prodotti biologici non è cambiato negli anni: residente al Nord, in area metropolitana e centri di medie dimensioni, appartiene a nuclei familiari poco numerosi ed è di classe socio-economica e istruzione medio-alta.

Nei discount l’incremento maggiore

In termini assoluti, la quota più importante di mercato è ancora detenuta dai negozi biologici con un valore di oltre 1,1 miliardi e una crescita del 7,5% sull’anno precedente. Le performance migliori nel 2014 vanno però secondo Assobio, associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione che aderisce a FederBio, ai discount (+25,8%), seguiti da ipermercati (+11,5%) e supermercati (+9,9%). Segno negativo, invece, per il comparto bio nei negozi tradizionali (-18%) e per le vendite dirette in azienda, nei mercatini o tramite abbonamento, che registra un calo dell’1,5%: una sorpresa, ma va detto che in questo caso i dati vanno presi cum grano salis, perché è un settore, per sua stessa natura, difficile da monitorare.

Segno meno sull’ortofrutta nell’anno del maltempo

Venendo alle categorie merceologiche, l’ortofrutta nel 2014 ha perso circa il 2,5% di fatturato nella GDO (dato che incide per il 10% sull’andamento delle vendite). Un dato influenzato anche dal difficile andamento climatico. Per le altre categorie di prodotto, buoni risultati si registrano per biscotti (+14%), passate e polpe di pomodoro (+14,1%) e baby food (+20%). Assobio rileva anche un buon andamento di prodotti con ricette vegetariane e vegane a base di soia e seitan. Bene anche i vini.

Oggi la UE decide sugli OGM

Intanto oggi si vota al Parlamento europeo il testo che consentirà agli Stati membri di limitare o abolire le coltivazioni OGM. Una questione che coinvolge direttamente le associazioni del biologico come AIAB, Federbio e l’Associazione Agricoltura Biodinamica, le quali sottolineano come la versione al vaglio dell’Assemblea plenaria presenti alcune lacune, che potrebbero lasciare sul piano giuridico ampi spazi di contestazione alle multinazionali. Tra queste: la vaghezza rispetto alle motivazioni ambientali invocabili; la libertà di circolazione di prodotti Ogm, anche in caso di divieto di produzione nel singolo Stato; la reversibilità in ogni momento del divieto di coltivazione stabilito da un singolo Stato membro. Cruciale anche l’approvazione di una norma che estenda l’obbligo di etichettatura ai prodotti derivati da animali alimentati con Ogm o comunque ottenuti da Ogm. Una pratica che del resto esiste già per i prodotti destinati all’alimentazione umana e per i mangimi.

Sotto la lente anche il TTIP, il Trattato di libero scambio tra Usa e Ue, che rischia di essere approvato. “I cambiamenti del testo in approvazione, che esclude gli emendamenti approvati dal Parlamento,  sono di fatto la rivelazione degli accordi presi in sede Ttip. Ci risulta difficile pensare che in una trattativa sulla libera circolazione di merci e servizi, il Nord America rinunci a imporre gli OGM e si adegui alle etichette ‘parlanti’ che permettono al consumatore di scegliere con più consapevolezza. Basti pensare che nel WTO gli USA hanno considerato l’etichettatura che obbliga a dichiarare la presenza di OGM un ostacolo alla libera circolazione delle merci” spiega Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB.

Almaverde Bio Market, in Emilia-Romagna le tre nuove aperture

Bologna, Parma  e Reggio Emilia: sono le “piazze” scelte da Almaverde per aprire nel corso del mese di dicembre i punti vendita del brand Almaverde Bio Market, inaugurato a Milano in corso Sempione sei mesi fa. Positivi i risultati dello store pilota che ha registrato una crescita del 25% del fatturato dai primi mesi di attività e percentuali di crescita di oltre il 40% per l’area degustazione /bistrot.

Il progetto Almaverde Bio Market nasce da Organic Food Retail Srl, società specializzata nel retail controllata dalla KI Group SpA, azienda con oltre 40 anni di esperienza nel bio. Organic Food Retail è socia del Consorzio Almaverde Bio Italia ed è licenziataria del marchio per la realizzazione di negozi specializzati.

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Sono oltre 1200 i negozi specializzati in bio in Italia e 150 i supermercati con oltre 4500 referenze alimentari in vendita, a cui si aggiungono le 450/500 referenze biologiche presenti nella Gdo. (Fonte: Federbio e Ismea).

Gli Almaverde Bio Market sono punti vendita che intendono abbinare le caratteristiche funzionali del supermercato rigorosamente dedicato al biologico alla componente esperienziale data dalla possibilità di scoprire i valori del bio nelle sue diverse sfaccettature merceologiche e degustarne i sapori nell’accogliente area bistrot, presente all’interno del market. In questo senso vanno anche le iniziative organizzate regolarmente all’interno del supermercato con presentazioni e degustazioni a base di ricette originali,  frutto della collaborazione con la Food Genius Academy di Milano e con lo Chef stellato Luciano Monosilio

Almaverde Bio Market offre circa 3.700 articoli, dall’acqua, alle birre, ai prodotti per l’infanzia, a quelli senza glutine, all’intera gamma dei freschi, con una ampia scelta modulata anche  dall’obiettivo della convenienza.

“Dopo aver messo a punto il format a Milano – spiega Natale Mainieri, Consigliere Delegato di Organic Food Retail – già da  fine dicembre arriveranno le aperture degli Almaverde Bio Market a  Parma, Reggio Emilia e Bologna con la stessa impostazione di Milano. La scelta di queste tre location è strategica e mira a valorizzare il nostro sistema di offerta e raccogliere consensi nella ‘food valley’ italiana e nelle sue capitali dell’eccellenza gastronomica”.

Una società per la commercializzazione

Nel frattempo le imprese produttrici dei prodotti Almaverde Bio, fino ad ora autonome sul piano delle vendite ma in sinergia per la comunicazione e la politica di marca, hanno deciso di realizzare una nuova organizzazione per la commercializzazione che permetterà una distribuzione più capillare dei prodotti ed una costante ricerca di nuove proposte che sapranno accompagnare l’attenzione e l’interesse verso l’alimentazione biologica di un sempre più vasto numero di consumatori, anche con prodotti salutistici, funzionali e gluten-free. Con queste premesse Natura Nuova, Fruttagel, Molino Spadoni, Besana Group e Isalpa/Gruppo Saclà, aziende licenziatarie del marchio Almaverde Bio, hanno dato vita al ‘Almaverde Bio Ambiente Spa’, una società che gestirà la vendita e la distribuzione dei prodotti a marchio Almaverde Bio appartenenti alla cosiddetta categoria ‘ambient’, ovvero tutti i prodotti a marchio AlmaverdeBio esclusi i freschi e i surgelati, con servizi adeguati ai diversi canali commerciali, dalla Gdo al NormalTrade, all’Horeca fino alla vendita on-line.

L’olio Monini è sempre più green

Due tra gli oli extra vergine d’oliva più pregiati Monini, il BIOS e il D.O.P. Umbria, sono stati sottoposti a uno studio completo di LCA (Life Cycle Assessment con metodologia “dalla culla alla tomba”) per arrivare a definirne la Carbon Footprint (CFP), l’indicatore ambientale che quantifica il contributo di un singolo prodotto al riscaldamento globale, considerando l’intero ciclo di produzione. L’unità di misura è espressa in termini di kg di CO2 equivalente ai sensi della ISO/TS 14067:2013, una norma internazionale di recente emanazione che Monini è tra le prime a livello internazionale e tra le pochissime del proprio settore produttivo a utilizzare.

È stata analizzata l’intera filiera Monini: dalla fase di coltivazione e raccolta delle olive, attraverso il loro trasporto al frantoio e l’estrazione dell’olio, alla filtrazione e al confezionamento, fino alla produzione degli imballaggi, alla distribuzione del prodotto finito, all’uso e al fine vita del prodotto e del suo imballaggio. Alla luce dei dati raccolti, Monini ha individuato diverse attività per il miglioramento della carbon footprint dei due oli: contenimento dei consumi energetici e dei prodotti chimici (questi ultimi solo per il D.O.P. Umbria) per la fase di coltivazione delle olive, studio di un imballaggio a bassa impronta di carbonio e il contenimento dei consumi elettrici per le fasi di estrazione dell’olio al frantoio e di confezionamento.

Monini ha anche deciso di compensare le emissioni di gas a effetto serra del ciclo di vita degli oli extra vergine d’oliva BIOS e D.O.P. Umbria non evitabili, attraverso il finanziamento di un’attività in grado di assorbire/evitare tonnellate di CO2 in atmosfera. Per fare ciò è stato scelto il progetto China Anhui Guzhen Biomass, che consiste nella realizzazione e installazione di un boiler da 130t/h e di un generatore a turbina a vapore da 30MW nella contea di Guzhen, contea della provincia di Anhui, nella Cina orientale. Scarti della lavorazione del legno, della coltivazione del riso, del mais e delle arachidi, invece di essere gettati vengono utilizzati come combustibile per la generazione di energia elettrica. La produzione annuale di energia attesa è di 186,900 MWh, che vengono immessi nella East China Power Grid. Due gli effetti positivi sul clima: la riduzione di gas effetto serra e l’aumento dell’utilizzo di energia pulita.

La CFP si aggiunge ai progetti già portati a termine da Monini a favore dell’ambiente e della sostenibilità. Tra questi, c’è l’installazione di un impianto fotovoltaico presso lo stabilimento, l’acquisto di energia da fonti rinnovabili certificate e i packaging eco-sostenibili in vetro riciclato.

Vigna Cunial: il suo brut Monteroma Bio è tra i 100 migliori vini d’Italia

Vigna Cunial, cantina biologica di Traversetolo, è entrata nella lista dei 100 migliori vini d’Italia stilata dai critici enogastronomici Paolo Massobrio e Marco Gatti, autori della nota guida “Il Golosario”. Ideato nel 2002, attraverso migliaia di assaggi il premio “Top Hundred” seleziona ogni anno cento etichette d’eccellenza dalle Valle d’Aosta alla Sicilia, proponendole in una speciale classifica nata per far conoscere la vitalità del mondo enologico nazionale. I Top Hundred sono un premio ai vini, ma anche alle aziende che li producono, dal momento che tra le caratteristiche maggiormente apprezzate in sede di valutazione spicca la coerenza tra tipicità dei vini e territorio di provenienza.

Il vino premiato è il brut “Monteroma Bio”, uno spumante di malvasia in purezza che unisce a un perlage fine e persistente i migliori profumi e i sapori caratteristici di questo vitigno aromatico, coltivato da Vigna Cunial in vigneti che abbracciano l’azienda, posti a circa 300 metri di altitudine. La “terra bianca” di natura franco limoso calcarea e l’allevamento a guyot permettono di ottenere uve di grande qualità, selezionate e raccolte a mano. Nel bicchiere lo spumante presenta un colore giallo paglierino vivace con riflessi dorati. La florealità accarezza il naso, affiancata da una mela suadente che persiste e si stratifica con note di camomilla, miele e timo ad aumentarne la complessità. In bocca emergono i fiori e la frutta, con una freschezza che pervade grazie a un perlage elegante e che delizia con note di erbe aromatiche e una piacevole sapidità. Si abbina bene come aperitivo, perfetto per un tagliere di salumi ed antipasti di mare primi piatti e secondi di pesce. Temperatura di servizio ideale: 8-10 °C.

 

Il Salumificio Pedrazzoli propone il cotechino bio

È 100% Made in Italy, biologico e Senza Glutine il cotechino precotto bio del Salumificio Pedrazzoli, azienda familiare mantovana nata nel 1951 a San Giovanni del Dosso.
Ottenuto dalla lavorazione di carni di suini italiani allevati nell’area geografica tra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, negli allevamenti Biologici Certificati di proprietà di Salumificio Pedrazzoli, il Cotechino Precotto Bio della Linea Primavera è un insaccato da cuocere, composto da carne magra di suino tritata a grana media. La cotenna viene invece macinata più finemente. La concia di base prevede sale e pepe, a cui è possibile aggiungere vino, acqua, aromi, spezie e piante aromatiche, zucchero, nitrito di sodio e/o potassio.

Il Cotechino Precotto Bio è privo di derivati del latte, di conservanti aggiunti, non contiene zuccheri aggiunti ed è certificato senza glutine ed inserito nel prontuario dei celiaci.

Tutti i prodotti – biologici e tradizionali – del Salumificio Pedrazzoli sono ottenuti dalla lavorazione di carne suina esclusivamente italiana. L’azienda, infatti, macella, seziona e lavora solo suino 100% italiano con l’obiettivo di offrire un prodotto esclusivo, artigianale e tradizionale, riproponendo ricette antiche che hanno l’ambizione di riscoprire sapori ormai dimenticati.

Solo salumi bio nella Linea Primavera
La Linea Primavera è una linea di salumi da agricoltura biologica nata nel 1996 come evoluzione naturale della vocazione dell’azienda di cercare di ridurre l’utilizzo dei conservanti nei prodotti e grazie alla collaborazione con l’Università di Cremona, che ha messo a punto metodi innovativi di fermentazione. Si rivolge ad una clientela esigente, specializzata, che sceglie il prodotto non solo perché è buono ma soprattutto perché è sano e garantisce un sistema di lavorazione senza additivi chimici.

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