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Parmigiano Reggiano bene all’estero, ma l’Italia non tiene il passo

Italia vs estero: il Parmigiano Reggiano è chiamato a giocare due partite molto diverse. Perché se la domanda internazionale continua a crescere facendo segnare +2,7% nel 2025 e arrivando a rappresentare oltre la metà del sell-in complessivo (50,5%), il mercato domestico vede calare, e di tanto, i volumi: -10% negli scorsi 12 mesi. In termini di valore, il giro d’affari al consumo complessivo ha raggiunto invece i 3,96 miliardi di euro.
Cosa è accaduto nel mercato interno? Secondo il Consorzio Parmigiano reggiano, l’aumento dei prezzi al consumo ha determinato in Italia una riduzione della frequenza di acquisto e delle quantità per singolo atto, pur mantenendo stabile la base dei consumatori e sostenendo il valore complessivo. In pratica il prodotto non perde acquirenti nelle famiglie italiane, ma viene comprato meno spesso e in porzioni più contenute: il risultato è appunto quella flessione dei volumi pari a circa il 10%, a fronte di una sostanziale tenuta del giro d’affari.

IN CRESCITA LE QUOTAZIONI ALL’ORIGINE
Sul fronte dei prezzi, prosegue il rafforzamento delle quotazioni all’origine: per il 12 mesi la media annuale si è attestata a 13,22 €/kg (+20,6% vs 2024), mentre per il 24 mesi l’aumento è stato del +24,8%, passando da 12,50 €/kg a 15,59 €/kg nel 2025.
La produzione cresce rispetto all’anno precedente, attestandosi a 4,19 milioni di forme contro i 4,079 milioni del 2024 (+2,7%). Parma si conferma prima provincia per volumi produttivi (1,391 milioni di forme), seguita da Reggio Emilia (1,242 milioni di forme), Modena (0,918 milioni di forme), Mantova (0,524 milioni di forme) e Bologna (0,115 milioni di forme).

LA GDO È IL PRIMO CANALE, HORECA ANCORA MARGINALE
La quota Italia si attesta al 49,5% (osservatorio Sell-In Nielsen). A livello distributivo, la Gdo si conferma primo canale (65,5%), seguita dall’industria (17,3%), sostenuta dalla crescente diffusione dei prodotti contenenti Parmigiano Reggiano come ingrediente. Il canale Horeca si conferma ancora marginale, attestandosi al 6,7% del totale, ma con ampi margini di crescita. Il restante 10,5% è distribuito negli altri canali di vendita.

UNA DOP SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALE
Il 2025 segna un ulteriore passo nel percorso di internazionalizzazione della Dop: la quota export supera la metà del totale, attestandosi al 50,5% (pari a 74.980 t.), con una crescita del +2,7%. Tra i principali mercati, performance positive si registrano nel Regno Unito (+7,8%, 8.400 t.), in Canada (+8,3%, 3.900 t.) e Svezia (+8,8%, 2.500 t.). Anche gli Stati Uniti hanno confermato un trend positivo (+2,3%, 16.800 t.), mentre sono rimasti stabili i volumi destinati a Francia (-0,3%, 14.800 t.), e Germania (+0,1%, 10.400 t.).

NEGLI USA DAZI AL 25%
Proprio negli Stati Uniti (primo mercato estero per il Parmigiano Reggiano) il quadro resta complesso. La recente introduzione di dazi aggiuntivi, che si sommano alla tariffa storica del 15%, ha portato il livello complessivo al 25%, con la possibilità di ulteriori incrementi. A ciò si aggiunge una forte incertezza normativa e operativa, che sta rallentando le importazioni: molti operatori attendono maggiore chiarezza prima di procedere con nuovi ordini. Una situazione che, insieme alle tensioni geopolitiche, rappresenta un elemento di rischio per il 2026.

OLTRE 34 MILIONI DI INVESTIMENTI IN MARKETING
In questo contesto, il Consorzio continua a investire sul posizionamento globale della marca. Con investimenti pari a circa 34,3 milioni di euro in marketing e comunicazione, Parmigiano Reggiano rafforza il proprio ruolo di specialità premium e prosegue nel percorso di affermazione come brand iconico del Made in Italy. Centrale resta il lavoro sulla distintività della Dop, attraverso una maggiore informazione al consumatore su stagionatura, origine, processo produttivo e caratteristiche organolettiche.

IL CONSORZIO PUNTA SUL TURISMO
Sempre sul fronte marketing, il “Progetto Turismo”, presentato oggi 26 marzo, mira a segnare un’evoluzione strategica per il Consorzio: il Parmigiano Reggiano diventa una vera e propria destinazione. Si tratta della prima iniziativa organica di sistema che valorizza il territorio come leva di costruzione di marca, integrando caseifici, aziende agricole, ospitalità ed esperienze gastronomiche. Il progetto punta a intercettare e sviluppare un flusso turistico dedicato all’interno di un territorio che registra già circa 4 milioni di visitatori l’anno, con l’obiettivo di passare da circa 85.000 a 300.000 visitatori entro il 2029.
Il piano prevede investimenti diretti del Consorzio, interamente privati e non supportati da fondi pubblici, con l’obiettivo di strutturare l’offerta di accoglienza e rafforzare il legame tra prodotto e territorio, trasformando il Parmigiano Reggiano in un’esperienza oltre che in un’eccellenza gastronomica.

UN’ICONA DEL MADE IN ITALY
Il 2025 conferma che il Parmigiano Reggiano è sempre più un prodotto internazionale, con una quota export che ha superato la metà del totale e un posizionamento premium riconosciuto nei principali mercati – dichiara Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio Parmigiano reggiano –. Stiamo facendo un grande lavoro per rafforzare il Parmigiano Reggiano come icona globale del Made in Italy, capace di generare valore e garantire una buona remunerazione per la filiera. Allo stesso tempo, dobbiamo affrontare alcune sfide importanti: da un lato la contrazione dei consumi in Italia; dall’altro una situazione internazionale complessa, che ci penalizza in particolare negli Stati Uniti, dove l’incertezza normativa sui dazi e le tensioni geopolitiche stanno rallentando gli scambi. In questo scenario, sarà fondamentale continuare a investire sulla crescita nei mercati internazionali e sulla valorizzazione della distintività del nostro prodotto”.

Frena l’export globale di Gorgonzola: -2,14% nel 2025

Segno meno per le esportazioni di Gorgonzola Dop nel 2025. L’anno si è chiuso con 25.445 tonnellate inviate oltre confine, pari 39% circa della produzione annuale (dati Clal), ma in flessione del 2,14% sul 2024. Tra i primi tre Paesi in assoluto per volumi di Gorgonzola Dop importati nel 2025, crescono la Francia (511.494 forme, +2,38%), che da sola assorbe circa un quarto dell’export globale, e la Spagna (175.580 forme, +3,17%), mentre crollano le spedizioni verso la Germania (432.793 forme, -6,9%), secondo mercato estero per importanza.
Calano le esportazioni di Gorgonzola anche verso il rilevante mercato dei Paesi Bassi (90.737 forme, -16%) così come quelle dirette verso i principali Paesi dell’Est europeo: Polonia (-1,9%), Romania (-15,7%) e Ungheria (-7,61%), mentre si registrano gli exploit del mercato lettone (+153%) e di quello danese (+25%).

CALO NEGLI USA, OTTIMA PERFORMANCE IN CANADA
Nell’Europa geografica è negativa la performance del Regno Unito (38.314 forme; -6,58%), mentre cresce dell’8,8% il Lussemburgo che con 113.952 forme importate diventa il quarto mercato di riferimento per il Gorgonzola su base mondiale.
Nel resto del mondo diminuisce l’export verso gli USA (31.440 forme; -2,62%) che nella seconda metà del 2025 hanno imposto dazi sulle importazioni dei prodotti UE, mentre è estremamente positiva la performance del Canada (+113%). In Estremo Oriente si conferma il grande interesse per il Gorgonzola Dop da parte dei giapponesi, in grandissima maggioranza intolleranti al lattosio, che nel 2025 hanno importato 41.758 forme con una crescita del 2,5%. Paesi con crescita a tre cifre nel 2025 sono stati Perù, Kazakistan e Vietnam.

CRITICITÀ DA ANALIZZARE E COMPRENDERE
Come interpretare la battuta d’arresto complessiva? Tra le principali cause, Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola Dop (nella foto a destra), annovera diversi fattori, tra cui il clima di incertezza internazionale, la contrazione dei consumi su diversi mercati, gli aumenti della materia prima e dell’energia: “È un calo che non ci allarma, anche perché riguarda l’intero comparto e non è certo indicativo di una minore affezione verso il formaggio Gorgonzola. Tuttavia, si è accesa una spia rossa e se ci sono delle criticità vanno analizzate e comprese”.

IL CLIMA DI INCERTEZZA NON AIUTA
Per Auricchio il tema del calo di competitività delle aziende produttrici esiste ed è da imputare al clima di sfiducia dei consumatori su cui pesa una congiuntura internazionale instabile segnata da tensioni geopolitiche, protezionismo crescente e relazioni internazionali deteriorate dai troppi conflitti con il conseguente aumento dei costi energetici. “Il blocco dello stretto di Hormuz – prosegue Auricchio – non è da sottovalutare perché comporterà un aumento dei costi energetici potenzialmente incontrollabile, anche nei tempi. C’è molta incertezza e questo complica le scelte degli imprenditori, che sono naturalmente portati a pianificare sul lungo periodo, e angoscia i consumatori che si rivolgono a beni rifugio come l’oro”.
Nessun allarme, dunque, ma una riflessione va fatta. “Occorre agire tutti insieme – conclude Auricchio – agricoltori, produttori, consorzi e classe politica per contrastare questo clima di incertezza e intervenire, laddove possibile, per sostenere concretamente le produzioni Made in Italy”.

Coop Alleanza propone FriP, il formaggio per chi ha problemi renali

L’attenzione al benessere del consumatore può essere declinata in forme diverse, ma quella adottata da FriP (Free Phosphate) – un innovativo procedimento per la produzione casearia – è particolare e merita di essere raccontata. Oltre 4 milioni di italiani convivono con una compromissione della funzione renale e a loro sono destinati i formaggi prodotti con metodologia FriP, che a buona ragione si possono definire speciali in quanto non danneggiano i reni, dando la possibilità di ampliare le scelte alimentari anche in presenza di patologie specifiche. Un’iniziativa in cui ha creduto Coop Alleanza 3.0, che in 80 punti vendita – dal Friuli-Venezia Giulia all’Abruzzo – propone una linea di formaggi marchiati FriP in cui il fosforo diventa non assorbibile grazie all’aggiunta di carbonato di calcio durante la produzione.

DALLA NEFROLOGIA PEDIATRICA AL SUPERMERCATO
Il procedimento è stato sviluppato e brevettato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. La storia di FriP è cominciata infatti in un reparto di nefrologia pediatrica. I neonati con insufficienza renale non possono rinunciare al latte. Per proteggerli dall’eccesso di fosforo, i medici aggiungono quindi al latte una piccola quantità di carbonato di calcio, una sostanza insapore e inodore che lega il fosforo nell’intestino e ne impedisce l’assorbimento. Da questa pratica clinica è nata una domanda semplice: se funziona nel latte per i bambini, può funzionare anche nel formaggio per gli adulti? La risposta è FriP.
La tecnica può essere applicata a diversi tipi di latte e a numerose varietà casearie. Il risultato è un formaggio indistinguibile per gusto e consistenza da quello tradizionale, ma con una caratteristica in più: durante la digestione, il calcio si lega al fosforo formando un composto insolubile che viene eliminato dall’organismo. In parole semplici: il fosforo c’è, ma non viene assorbito.

UNA LINEA DIFFERENZIATA PER CONSISTENZA E STAGIONATURA
Diversi caseifici italiani hanno già adottato la metodologia FriP nel latte vaccino, ovino, caprino e di bufala, dimostrando che innovazione, ricerca scientifica e tradizione possono camminare insieme. Sugli scaffali Coop Alleanza 3.0 verranno proposti il Fresco Dolce FriP, lo Squacquerone FriP, lo Stracchino FriP, la Caciotta FriP e la Caciotta Antiche Mura FriP, declinazioni diverse per consistenza e stagionatura, ma unite dalla stessa innovazione. A produrli sono Caseificio Campagnola, Caseificio Montegrappa e Iaquilat.
Nel comunicare la scelta di inserire in assortimento questa linea, Coop Alleanza 3.0 sottolinea che non siamo in presenza di un’idea suggestiva, ma di una soluzione che funziona. Uno studio pubblicato sul Journal of Nephrology ha coinvolto pazienti in emodialisi e ha dimostrato che il consumo di formaggio FriP contribuisce a ridurre l’aumento del fosforo nel sangue tra una dialisi e l’altra, senza alterare i livelli di calcio. I partecipanti hanno apprezzato il prodotto e molti hanno raccontato quanto sia stato importante poter reinserire il formaggio nella propria alimentazione, non solo in termini nutrienti, ma di qualità della vita.

UN FORMAGGIO VERO, MA PIÙ INCLUSIVO
Per capire il valore di questo progetto va ricordato che le persone con malattia renale devono già limitare proteine, sodio, potassio, liquidi. Ogni restrizione pesa non solo sul corpo, ma anche sulla quotidianità. FriP nasce per ampliare le possibilità di un regime alimentare già ristretto, non per medicalizzare il cibo. Coop Alleanza 3.0 sottolinea che non è classificato come alimento “a fini medici speciali”, ma resta un formaggio vero, che può essere venduto nei normali circuiti alimentari.

Gorgonzola Dop: nel 2025 superati i 5,4 milioni di forme (+2,72%)

Il 2025 è stato un anno record per il Gorgonzola Dop, che ha raggiunto 5.421.517 forme. A renderlo rende noto è il Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola Dop, che evidenzia l’aumento del 2,72% rispetto all’anno precedente (pari a 143.796 forme in più) e del 4,68% rispetto al 2023 (242.542 forme).
Il valore complessivo alla produzione del Gorgonzola Dop supera i 460 milioni di euro posizionandolo al quinto posto tra tutti i prodotti italiani certificati (Dop e Igp).

PIEMONTE IN FORTE CRESCITA, LOMBARDIA STABILE
La produzione ha toccato il picco nel gennaio dello scorso anno, che ha fatto registrare una crescita percentuale del 5,6% rispetto allo stesso mese del 2024. Sul fronte della distribuzione all’interno del territorio consortile, che comprende 15 provincie a cavallo tra Piemonte e Lombardia, crescono entrambe le aree ma è il Piemonte a trainare la produzione con 3.962.282 forme totali (+3,66% rispetto al 2024), mentre la Lombardia si attesta su a 1.459.235 forme prodotte (+0,26%).
Relativamente alle due tipologie, cala del 5,42% la produzione di Gorgonzola Dop di tipo piccante che si attesta su 698.880 forme, pari a circa 13% del totale, dopo però l’aumento record registrato lo scorso anno. Il Gorgonzola Dop prodotto con latte proveniente da agricoltura biologica si conferma a circa l’1% della produzione annua.

CON ROQUEFORT E STILTON NON C’È GARA
Abbiamo chiuso il 2025 registrando ancora una volta un’importante crescita nella produzione di Gorgonzola Dop che dal 2019 supera stabilmente la soglia dei 5 milioni di forme – commenta Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio Gorgonzola Dop (nella foto a destra) – e in soli quindici anni ha visto aumentare di 1/4 la propria produzione. Il mio plauso va a tutte le aziende associate che operano in anni resi complessi dagli elevatissimi costi energetici che sosteniamo in Italia e dall’aumento record del costo del latte, avendo come unico faro la sicurezza e l’altissima qualità del nostro Gorgonzola. Un formaggio, conosciuto e amato in tutto il mondo, che non ha rivali se pensiamo che il francese Roquefort e l’inglese Stilton tra i più noti, vengono prodotti rispettivamente in circa 3 milioni e 1 milione di forme all’anno”.

Il Caseificio Fratelli Castellan ad Anuga nel segno del bio

Sarà un’edizione di Anuga all’insegna del biologico quella che attende il Caseificio Fratelli Castellan. L’imminente fiera di Colonia – in programma dal 4 all’8 ottobre – sarà l’occasione per lanciare sul piano internazionale la Linea Biologica del caseificio trevigiano. Stracchino, Robiola e Ricotta realizzati con latte 100% italiano proveniente da agricoltura biologica con una filiera controllata e certificata. In un mercato come quello tedesco ed in generale del Nord Europa, in cui il biologico è davvero diffuso, l’inserimento di questa linea di formaggi freschi potrebbe offrire occasione di ampliare l’offerta per tanti operatori dell’Horeca e del retail di qualità.
I tre prodotti appartengono alla tradizione italiana e sono accomunati da leggerezza e versatilità in cucina. Lo Stracchino ha un colore bianco latte e una pasta morbida e cremosa; la Robiola è spalmabile, senza crosta con una consistenza soffice e compatta; la Ricotta è saporita e leggera. I formati sono stati scelti pensando alle diverse esigenze del fuoricasa e degli acquirenti dei supermercati. Lo Stracchino è da 100 g e da 1.000 g, la Robiola è da 100 g e la Ricotta è da 1.000 g.
Accanto alla Linea Biologica il Caseificio Fratelli Castellan porterà all’Anuga anche la sua Casatella Trevigiana DOP, prima classificata alla XX edizione del Concorso Caseus Veneti. La Casatella Trevigiana a Denominazione di Origine Protetta viene realizzata solo con il latte convenzionale delle stalle ubicate nella provincia di Treviso seguendo un disciplinare di lavorazione molto preciso a tutela della qualità del formaggio che presenta una pasta morbida, fondente in bocca, di colore bianco latte e con un profumo lieve e fresco. Il suo sapore è dolce, tipico del latte, con venature lievemente acidule. Il Caseificio Fratelli Castellan è uno dei soci promotori del Consorzio per la Tutela del Formaggio Casatella Trevigiana DOP.

Formaggi freschi di bufala avanti tutta

È un buon momento per i formaggi freschi a base di latte di bufala, che nel primo semestre 2025 segnano +12% a volume e a valore, con un prezzo medio stabile. A dirlo sono i dati NielsenIQ, che fotografano nel +26% la crescita a volume della ricorra di bufala, ben superiore al +1,8% della categoria aggregata. Performance positive anche per la mozzarella di bufala, a +12% (vs +2,5% delle varianti miste), e per la burrata di bufala, a +10,3% (vs +5,6% della categoria totale). Una tendenza che avrà favorito il debutto della stracciatella di Fattorie Garofalo, interamente realizzata con latte di bufala. Lanciata nei mesi scorsi, la nuova referenza ha mosso i primi passi in Gdo e sta presidiando progressivamente il mercato, confermando le aspettative dell’azienda in termini di gradimento e rotazione. Il gruppo stima per il prodotto una quota potenziale del 20% del mercato di categoria, sulla scia dei successi già ottenuti da burrata e ricotta.

UN VALORE AGGIUNTO SENSORIALE E COMMERCIALE
Abbiamo scelto di introdurre la stracciatella 100% bufala in un contesto favorevole alla valorizzazione dell’autenticità e della qualità – commenta Alfio Schiatti, Chief Commercial Officer di Fattorie Garofalo (nella foto in basso) –. È un prodotto pensato per il segmento premium, con una texture unica e un gusto distintivo che solo il latte di bufala può offrire”.
Schiatti sottolinea anche la crescita della ricotta bufalina soprattutto nei comparti industriale e food service: “Il latte di bufala è un vero valore aggiunto: innalza la qualità reale e percepita, migliora la resa delle preparazioni e conferisce ai prodotti finiti una riconoscibilità gustativa che oggi fa la differenza. È un fattore decisivo sia sul piano sensoriale sia su quello commerciale. La sua crescita esponenziale negli ultimi mesi lo conferma”.
Fattorie Garofalo è il più grande allevatore di capi bufalini di razza mediterranea italiana (con oltre 12.50 bufale), il primo produttore di latte di bufala e il primo produttore di Mozzarella di Bufala Campana Dop. Ogni anno lavora circa 38 milioni di litri di latte bufalino, produce 10.000 tonnellate di formaggi di bufala, esporta in oltre 40 Paesi e punta alla completa autosufficienza energetica entro il 2025. Il gruppo opera attraverso una filiera completamente integrata, circolare e sostenibile, con controllo diretto su tutte le fasi produttive: dall’allevamento alla trasformazione fino alla distribuzione.

Si rafforza la prevenzione per i prodotti da latte crudo

Il Ministero della Salute, su iniziativa del Sottosegretario Marcello Gemmato (nella foto in alto), ha trasmesso a Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano e alle principali Associazioni di categoria il documento tecnico: “Linee guida per il controllo di Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (STEC) nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati”, frutto del lavoro del Tavolo tecnico istituito presso il Ministero. “Queste Linee Guida – spiega Gemmato – sono uno strumento tecnico-scientifico fondamentale per rafforzare la prevenzione delle infezioni da STEC. Offriamo al territorio un documento aggiornato, condiviso e operativo, con l’obiettivo di proteggere soprattutto i soggetti più fragili: bambini, anziani e persone immunocompromesse”.

Nei mesi scorsi, in accordo con il Ministro Lollobrigida, è stato avviato un Tavolo tecnico composto da esperti del Ministero della Salute e del MASAF, dell’Istituto Superiore di Sanità, degli Istituti Zooprofilattici e delle associazioni di categoria per definire misure di mitigazione più stringenti, volte a garantire la sicurezza alimentare e ridurre il rischio di gravi infezioni da Escherichia coli associate al consumo di latte crudo e derivati. “In estate – continua il Sottosegretario – il rischio microbiologico può aumentare, anche per la maggiore produzione di formaggi a latte crudo in contesti montani. Per questo il Governo ha ritenuto urgente intervenire in parallelo al percorso parlamentare di modifica della normativa nazionale”.
Le infezioni da STEC possono manifestarsi in modo variabile: da forme lievi o asintomatiche fino a diarrea emorragica e sindrome emolitico-uremica (SEU), principale causa di insufficienza renale acuta nei bambini. Il documento fornisce indicazioni pratiche sia per gli operatori della filiera alimentare, utili in fase di autocontrollo, sia per le ASL impegnate nella vigilanza e nei controlli ufficiali, al fine di garantire una gestione più efficace del rischio STEC.

Taleggio Dop, export cresciuto del +11,6% lo scorso anno

Sono cresciute a due cifre le esportazioni di Taleggio nel 2024, a fronte di produzione sostanzialmente stabile. Il risultato è accolto con favore dal Consorzio Tutela Taleggio, che lo interpreta come il frutto di un’attenzione costante alla qualità e alla tutela di un’eccellenza del Made in Italy. Gli scorsi 12 mesi si sono chiusi con una produzione complessiva di Taleggio Dop pari a 8.693.815 kg. “Nel 2024, il Consorzio Tutela Taleggio ha dimostrato una notevole capacità di resilienza e adattamento – commenta Lorenzo Sangiovanni, Presidente del Consorzio Tutela Taleggio – mantenendo saldo il proprio ruolo di tutela e promozione del Taleggio Dop nonostante le sfide poste dal contesto economico e ambientale internazionale. La professionalità e la dedizione delle aziende consorziate hanno permesso di affrontare con fiducia il presente e di prepararsi con determinazione alle sfide future”.

Come anticipato, il dato più rilevante riguarda l’export, che ha raggiunto circa 2.574 tonnellate, con un incremento dell’11,6% rispetto al 2023. Le esportazioni rappresentano ora il 29,6% della produzione totale, a dimostrazione della forte domanda estera per il Taleggio Dop. Il mercato europeo assorbe il 67,2% delle esportazioni, con 1.728.742 kg destinati ai Paesi Ue. La Francia si conferma il principale importatore con 465.977 kg (+51 tonnellate rispetto al 2023), seguita dalla Germania con 394.941 kg (+82 tonnellate) e dal Belgio con 217.200 kg (+29 tonnellate). Le esportazioni verso i paesi extra-Ue ammontano a 845.143 kg, pari al 32,8% del totale export, con una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente. Gli Stati Uniti restano il mercato di riferimento con 362.524 kg esportati, seguiti dal Regno Unito con 159.945 kg, che mantiene la seconda posizione tra i paesi extra Ue per volumi acquistati.

“Abbiamo saputo cogliere le opportunità offerte dai contributi pubblici, ottenendo risorse fondamentali per la promozione del nostro Taleggio DOP – continua Sangiovanni –. In particolare, abbiamo potuto rafforzare la visibilità e la presenza del nostro prodotto sia in Italia sia all’estero. Nel 2024 abbiamo consolidato la presenza sui mercati esteri, incrementato la visibilità e l’appeal del Taleggio Dop verso un pubblico sempre più ampio e giovane. Questi risultati confermano la solidità e la capacità di innovazione del Consorzio, ponendo basi solide per affrontare con successo le evoluzioni future del settore”.

Philadelphia entra nel mercato delle merende fresche

Un nuovo competitor di peso entra nel mercato delle merende fresche e degli snack. Si tratta di Philadelphia, marchio del Gruppo Mondelēz International, che presenta Philadelphia Snack. Il nuovo lancio propone una formula ormai nota al consumatore italiano, cioè l’abbinata tra il prodotto caratteristico del brand – stavolta il formaggio spalmabile Philadelphia – e un’altra referenza, in questo caso i grissini cotti al forno. La mossa nasce dalla considerazione che il mercato delle merende e degli snack freschi sta registrando una crescita significativa, trainata dalla richiesta di soluzioni pratiche, pronte al consumo. In questo scenario, l’azienda intende capitalizzare la notorietà del brand presente nei frigoriferi di una famiglia italiana su due, (fonte: NielsenIQ data – DM FY 2024; Brand Equity Deep Dive 2023 Meals, 2023; YouGov; MAT Q2 2024) contribuendo allo sviluppo della categoria.
Inoltre, il nuovo prodotto si inserisce nella cosiddetta “snackification”, che vede sempre più consumatori, soprattutto giovani, orientarsi verso spuntini veloci nel corso della giornata. Con sole 91 kcal per porzione e soprattutto la possibilità di essere tenuto fino a 4 ore fuori dal frigo, Philadelphia Snack – disponibile nei supermercati e ipermercati in confezione multipack da 126 g (3 monorpozioni da 42 g) – secondo il Gruppo Mondelēz si adatta anche al trend del “time crunching”, la riduzione del tempo a disposizione dedicato alla preparazione dei pasti.

Siamo entusiasti di presentare Philadelphia Snack, un prodotto nato dall’ascolto dei nuovi bisogni dei consumatori – dichiara Francesco Surrenti, Marketing Manager Philadelphia del Gruppo Mondelēz International in Italia – e che per noi rappresenta un’importante evoluzione strategica. Portiamo un brand iconico in un nuovo momento di consumo, rispondendo alle esigenze di una generazione sempre più dinamica, attenta al benessere, alla qualità e alla praticità. Con Philadelphia Snack entriamo in un nuovo mercato in forte espansione con un formato innovativo, perfetto per accompagnare i nuovi stili di vita e ampliare il nostro pubblico di riferimento”.
Il lancio è supportato da una campagna di comunicazione ad hoc, con una strategia media mirata che conta su una forte presenza su TikTok, la piattaforma social più utilizzata dalle ultime generazioni. Attività di sampling, contenuti originali e collaborazioni con creator e influencer aiuteranno a raccontare e valorizzare il prodotto.

Parmigiano Reggiano: 2024 da record, con 3,2 miliardi di euro al consumo

Giro d’affari al consumo ai massimi storici per il Parmigiano Reggiano: il 2024 si è chiuso con 3,2 miliardi di euro contro i 3,05 miliardi del 2023 e un aumento del 4,9%. Risultati positivi per le vendite totali a volume (+9,2%), sostenute da un andamento positivo del mercato italiano (+5,2%) e, soprattutto, dell’export (+13,7%). In crescita anche le quotazioni all’origine: per il 12 mesi la media annuale si è attestata a 11,0 €/kg, segnando un +9% rispetto ai 10,13 €/kg del 2023; per il 24 mesi, l’aumento è stato del +5%, passando dagli 11,90 €/kg dello scorso anno ai 12,5 €/kg del 2024. La produzione è risultata stabile rispetto al 2023: 4,079 milioni di forme vs 4,014 milioni nel 2023 (+1,62%). Tra le provincie della zona di origine, prima per produzione è Parma (1.362.226 forme vs 1.350.415, +0,87%), seguita da Reggio Emilia (1.217.128 forme vs 1.217.380, -0,02%), Modena (877.874 forme vs 860.971, +1,96), Mantova (507.631 forme vs 476.361, +6,56) e Bologna (114.389 forme vs 109.173, +4,77%).
La quota Italia si attesta al 51,3% (osservatorio Sell-In Nielsen). Per quanto riguarda i canali distributivi, la Gdo rimane il primo (65%), seguita dall’industria (18%), che beneficia della crescente popolarità dei prodotti caratterizzati dalla presenza di Parmigiano Reggiano tra gli ingredienti. Il canale Horeca rimane fanalino di coda, e quindi con un enorme potenziale di sviluppo, attestandosi al 7% del totale. Il restante 10% è distribuito negli altri canali di vendita. Le vendite dirette dei caseifici (che si concentrano per oltre l’85% in Italia, pari a circa 9.000 tonnellate) rappresentano il 5,5% delle vendite totali e hanno registrato un forte aumento (+13,0%).
Per il Consorzio, se c’è una certezza che il 2024 ha consolidato è che il futuro del Parmigiano Reggiano è sui mercati internazionali: la quota export rappresenta oggi quasi la metà del totale, il 48,7% (pari a 72.440 t.), con una crescita del +13,7%. Risultati particolarmente positivi sui cinque mercati principali: USA (+13,4%), Francia (+9,1%), Germania (+13,3%), Regno Unito (+17,8%) e Canada (+24,5%). Note positive anche per il Giappone (+6,1%), primo mercato in Asia, e Australia (+28,2%). Con 28,4 milioni di euro investiti per azioni di marketing e comunicazione, Parmigiano Reggiano ha confermato il percorso avviato da alcuni anni per diventare un vero brand iconico globale, pronto ad affrontare gli ostacoli posti da mercati estremamente vasti, ricchi di prodotti d’imitazione e caratterizzati da una marcata confusione al momento dell’acquisto. Il Consorzio sottolinea di lavorare assiduamente per valorizzare la distintività della Dop, fornendo al consumatore più informazioni sulle sue caratteristiche: la stagionatura, la provenienza, il processo produttivo e il gusto, tutti particolari che offrono l’opportunità di differenziarsi dai concorrenti.
Nel prossimo futuro, dovremo sempre più investire sulla crescita nei mercati esteri – dichiara Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano – che rappresentano il futuro della nostra Dop, con una quota export che ha raggiunto quasi la metà del totale, il 48,7%. È obbligatorio creare nuovi spazi nei mercati internazionali e sarà necessario guidare le precondizioni affinché ciò si possa avverare. È evidente come in questo scenario, gli USA, ovvero il nostro primo mercato estero, svolgano un ruolo fondamentale. L’aumento dei dazi sul Parmigiano Reggiano è una notizia che di certo non ci ha rallegrato, ma il nostro è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente a una riduzione dei consumi. Lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani. Con gli USA occorre intavolare un ragionamento sul fatto che non si hanno vantaggi nell’intraprendere una guerra commerciale, né da un lato né dall’altro. Questo dialogo non va condotto bilateralmente dai singoli Paesi, ma dall’Unione Europea. Stiamo attraversando un momento di grande cambiamento, caratterizzato da uno scenario di incertezze legato ai conflitti in essere, da nuovi limiti imposti al libero commercio e da una nuova sensibilità del consumatore che cerca in ciò che mangia quei valori che il nostro prodotto incarna e che deve fare emergere per diventare sempre più una marca globale: non un semplice formaggio, ma uno stile di vita, un’icona del saper fare italiano”.

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