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GDO, è partito il braccio di ferro sui listini

I primi ritocchi dei listini finiranno nel carrello della spesa con l’autunno, poi il nuovo anno potrebbe portare rincari anche a due cifre per alcuni generi alimentari. A chiedere gli aumenti l’industria di marca che proprio in queste settimane sta incontrando le catene della GDO per definire volumi e prezzi di vendita per il 2022. Per la pasta, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, i produttori chiedono aumenti del 20%, per le farine del 15%, le merendine +12%, salumi +4%, fazzoletti di carta e carta igienica +7%, conserve di pomodoro +15%, piselli ed altri legumi 17%, l’olio 20%, i prodotti lattiero caseari +8% e via di seguito.

Una pioggia di rincari chiesti dopo un decennio di inflazione zero o, per alcuni comparti merceologici, di deflazione. Perché quest’anno a ritoccare i listini all’insù sono praticamente tutti i produttori ed è una situazione che, secondo le stime degli addetti ai lavori, potrebbe spingere nel 2022 i prezzi del carrello della spesa del 2-4%. È il sommarsi di molte concause dagli aumenti dell’energia ai trasporti, alle materie prime base senza dimenticare la speculazione che sfrutta la situazione ritardando lo scarico di navi cariche di grano, mais, soia e semi di girasole puntando sui rincari.

«Serve un grande senso di responsabilità di tutti gli attori della filiera e come Selex non intendiamo scaricare sui consumatori aumenti così importanti – dice Maniele Tasca, direttore generale del Gruppo – ma si rischia una forte pressione sui margini delle aziende della GDO. Se ci saranno rincari che l’industria non può assorbire sarà accettabile un aumento dei listini ma temporaneo perché le insegne saranno in grande difficoltà nel trasferire questi aumenti».

Giorgio Santambrogio, Ceo di Gruppo VèGè, punta l’indice contro la speculazione: «Siamo contro le speculazioni che alcuni fornitori fanno e siamo disposti a sederci al tavolo per studiare come ripartire tra catene e industria i rincari – spiega l’AD. Bisogna innanzitutto collaborare con industria di marca perché non è equo che la GDO debba assorbire i rincari non potendo scaricarli sui clienti».

Un’altra possibile area d’intervento è lavorare sull’efficienza della filiera. Patrizio Podini, fondatore e presidente di MD, teme una speculazione che si autoalimenta creando rarefazione delle materie prime con «aumenti esagerati, fuori da ogni regola – premette. Lancio un appello al Governo e all’Antitrust per intervenire sugli aumenti ingiustificati dei prezzi con controlli e verifiche. C’è poi il caro bolletta elettrica quasi raddoppiata in un anno, un costo diventato insopportabile».

Guarda alle conseguenze Marco Pedroni, presidente Coop Italia e Associazione nazionale cooperative di consumatori. «Si rischia un’inflazione da costi sui consumatori che potrebbe essere un freno formidabile alla ripresa del Paese. Il problema non riguarda solo la distribuzione ma ricade su tutti i comparti produttivi: agricoltura, industria, distribuzione – avverte Pedroni. È un tema urgente che deve essere assunto dall’esecutivo e dalle politiche economiche che si potranno intraprendere. Sarebbe importante in questo momento un’azione forte di sostegno dei consumi, anche attraverso le leve fiscali. E poi su iniziativa del Governo, sarebbe utile istituire un tavolo comune per non lasciare sole le singole imprese. Sono convinto che tutti, produttori e distributori, debbano prendere la responsabilità di limitare in modo significativo gli aumenti di prezzo sui consumatori».

Fonte: Il Sole 24 Ore

Le merendine fatturano 1.088 milioni di euro. L’analisi di Iri

Per colazione o come pausa dolce, agli italiani le merendine piacciono. Ma quali performance hanno avuto durante la pandemia? Ce lo racconta un’analisi di IRI.

Insieme a Biscotti, Fette Biscottate, Cereali per la Prima Colazione, Torte Pronte, Pasticceria e Wafer, le Merendine compongono, il comparto dei Prodotti da Forno e Cereali, che rappresenta quasi il 6% del fatturato del Largo Consumo Confezionato (LCC), in lieve flessione nell’ultimo anno rispetto ai precedenti. La pandemia da Covid-19 e le variate abitudini degli Italiani nell’ultimo anno hanno infatti portato ad una crescita complessiva di questi prodotti, seppur inferiore a quella del Largo Consumo nel suo complesso: se l’LCC ha registrato un trend di fatturato per gli ultimi 12 mesi a marzo 2021 pari a +6,1%, i Prodotti da Forno si sono fermati ad un +1,3% (sul perimetro di ipermercati, supermercati, negozi a libero servizio piccolo e discount). Le Merendine sono riuscite a chiudere il periodo con uno spunto lievemente superiore, pari al +2,0%, realizzando il 26,9% del fatturato del comparto.

Andamento della categoria

La categoria delle Merendine ha realizzato nell’ultimo anno a marzo 2021 un fatturato di 1.088 milioni di euro nella Distribuzione Moderna (ipermercati + supermercati + libero servizio piccolo + discount) in crescita del +2%; anche i volumi sono stati positivi e pari al +1,6%. Come tutte le categorie del Largo Consumo, anche le Merendine sono state impattate dalla pandemia: ad una crescita delle vendite del mese di marzo 2020 (+4,4% a valore), comune a molte categorie per effetto dei comportamenti dei consumatori che hanno acquistato molti prodotti in ottica di “scorta”, hanno fatto seguito i mesi della primavera/estate con fatturato negativo, per riprendere poi a crescere con tassi importanti a partire da settembre, ovvero dalla seconda fase di restrizioni. Oltre la metà delle vendite complessive delle Merendine sono state realizzate dal canale dei supermercati (56% del valore e 52% dei volumi), ma la crescita del mercato è trainata dai discount che hanno superato nell’ultimo anno un quinto del fatturato complessivo e un quarto dei volumi con trend in crescita quasi a doppia cifra. Il libero servizio piccolo e soprattutto gli ipermercati chiudono invece il periodo in terreno negativo, come successo per molte altre categorie del Largo Consumo. L’assortimento medio delle Merendine è ampio: settimanalmente sono presenti quasi 100 referenze in un supermercato medio, che salgono a 150 in un ipermercato ma scendono a 36 in un discount, in cui gli assortimenti sono sempre molto più «asciutti». L’offerta di prodotti così variegata è frutto delle diverse tipologie di Merendine, che permettono di segmentare la categoria da più punti di vista: in primis per forma, andando dai trancini ai croissant, dalle crostatine ai plum cake, solo per citarne alcune, fino ad arrivare a prodotti più innovativi come i pancakes. I trancini sono il tipo di prodotto più importante in termini di peso, dal momento che sviluppano un terzo del fatturato complessivo della categoria, seguiti dai croissant, con oltre ¼ del fatturato; la tipologia più dinamica è però quella dei plum cake, che aumentano il proprio peso anno dopo anno, seguiti dalle crostatine. Le Merendine si differenziano anche tra semplici, ricoperte (spesso con cioccolato) e farcite con creme e marmellate di gusti vari, che permettono ai produttori di innovare e soddisfare così i gusti di un numero maggiore di consumatori. Ancora, è possibile identificare alcuni segmenti del mercato, più o meno dinamici e ampi, che offrono alternative ai consumatori con prodotti biologici, senza glutine o con farina integrale.

I primi due sono nicchie di mercato, che sviluppano ognuno circa l’1% del fatturato complessivo, in calo nell’ultimo anno, frutto delle strategie dei produttori, che di volta in volta presentano sul mercato nuovi prodotti. Le Merendine integrali sviluppano invece oltre il 6% del fatturato complessivo e, anche in questo caso, il loro peso sull’intera categoria varia in funzione dei nuovi prodotti, che spesso arricchiscono l’offerta integrale con altri ingredienti più o meno golosi: crema alla nocciola, marmellata ai frutti rossi, miele, cioccolato. I consumatori sono infatti sempre più alla ricerca, non solo in questa categoria, di prodotti “salutistici” ma che strizzino anche l’occhio al gusto.

Prezzi e promozioni

All’interno del comparto dei Prodotti da Forno e Cereali, la categoria delle Merendine ha, insieme ai Cereali, un posizionamento premium tra i prodotti consumati per la Prima Colazione: il prezzo medio al chilo di pari a 6,45€ (anno terminante a marzo21, iper+super+LSP), in linea con i Cereali (6,49€) e decisamente più elevato di Biscotti e Fette Biscottate, che si posizionano intorno i 4€; questi prezzi non tengono in considerazione le Merendine senza glutine, che raggiungono quasi i 14€/kg. Le Merendine sono anche la categoria più promozionata tra i Prodotti da Forno (oltre 1/3 dei volumi sono venduti in taglio prezzo), seguite a breve distanza dai Biscotti e con maggior distacco da Fette Biscottate e Cereali (meno del 30%). La pressione promozionale è però in progressivo calo; risulta infatti essere inferiore di 3 punti rispetto allo scorso anno e di quasi 7 rispetto all’anno terminante a marzo 2017. Un discorso a parte deve essere fatto per i discount, che hanno notoriamente prezzi più bassi e promozioni più contenute: con un prezzo medio al chilo di 4,69€, il risparmio per le Merendine acquistate in questo canale è pari a quasi il 30% rispetto alla Distribuzione Moderna “classica”. Al contempo le attività di taglio prezzo sono inferiori e si attestano nell’ultimo anno ad un 22% dei volumi complessivi.

Innovazione

Come già anticipato, l’innovazione di prodotto nelle Merendine è importante e permette ai produttori di soddisfare le nuove richieste dei consumatori: negli anni solari 2019 e 2020 i nuovi lanci (intesi come nuovi EAN immessi sul mercato) hanno sviluppato un fatturato che si attesa tra il 3 e il 4% delle vendite complessive della categoria, in crescita rispetto ai lanci del 2018 (1,4% del fatturato) ma inferiore a quelli del 2017, che avevano superato il 5%. L’innovazione di prodotto delle Merendine è soprattutto estensione di gamma: si differenzia l’offerta grazie a nuove farciture golose (crema alla nocciola, latte e cacao, crema pasticcera…), nuovi gusti di confettura (molto apprezzati negli ultimi anni i frutti rossi, che sono stati utilizzati per parecchi lanci, ma anche farciture più particolari come mix di zucca-carotaarancia, per fare un esempio), farina integrale o nuovi ingredienti nell’impasto, dalle classiche gocce di cioccolato ai più innovativi mix di pere e cioccolato o mele. Non mancano, anche se in misura minore, le nuove brand che arricchiscono i classici ingredienti delle Merendine con crema al limone piuttosto che yogurt greco o farina di riso. Ancora una volta, l’innovazione permette di soddisfare le richieste dei consumatori che cercano prodotti buoni, in linea con le tendenze “salutistiche” ormai radicate, ma comunque sempre golosi.

Il canale online

Per quanto attiene alle Merendine, il canale on-line pesa solo l’1,2% del fatturato complessivo (anno terminante a marzo 2021, totale iper + super + libero servizio piccolo + discount + generalisti Online) ma questo peso è più che raddoppiato rispetto ai 12 mesi precedenti. La sua crescita ha infatti contribuito per oltre il 20% alla crescita del fatturato complessivo della categoria.

Cresce la voglia di foto, il ruolo della Gdo

In Italia sono operativi circa 43 milioni di smartphone. E’ stato calcolato che ogni smartphone scatta almeno 185 fotografie l’anno, scaricando nelle gallerie dei telefonini circa 8 miliardi di foto ogni anno. Una parte, minoritaria, di queste foto viene condivisa sui social e un’altra parte viene sviluppata grazie ai servizi di sviluppo on line. Rimane, tuttavia, una massa di sterminata di foto che i consumatori potrebbero decidere di sviluppare se trovassero un modo rapido e conveniente di farlo.

Da qui l’idea di Cewe Italia: mettere i consumatori nelle condizioni di stampare le foto al supermercato. L’azienda, infatti, ha già iniziato a dislocare corner per la stampa immediata di fotografie in circa un centinaio di punti vendita della Grande Distribuzione (IperCoop, DM Drogherie Crai, Migross del Gruppo Végé). Ma oggi lo sviluppo foto nel mass market può funzionare?

Le ragioni di un successo ci sono- e non sono poche: gli italiani, innanzitutto, non sviluppano le foto che hanno nei telefonini; per di più cresce la voglia di memoria, specie dopo la pandemia (in questo annus horribilis ha segnato il +30%); e ancora: nel resto dell’Europa questo ritorno è una realtà già da anni.

Infine, il servizi di stampa immediata delle foto nella Gdo funziona benissimo in Europa da anni. La multinazionale tedesca Cewe, leader di settore, ha aperto da tempo circa 20mila corner di sviluppo foto nei punti vendita dei grandi retailer delle principali categorie merceologiche.

La ripresa dell’abitudine di sviluppare foto non passerà attraverso la rete dei tradizionali negozi di fotografia, in grave crisi, e neppure attraverso i servizi di stampa on line, che pur essendo attrattivi per il pubblico giovane, necessitano comunque del passaggio della consegna delle foto stampate, sia con la spedizione postale oppure con il ritiro in apposite location. La stampa delle foto al supermercato o al drugstore offre, invece, la possibilità di fare la spesa alimentare e poi di stampare le proprie foto, istantaneamente, usando il proprio telefonino: nella postazione si troveranno già i cavetti per ogni tipo di cellulare, oppure si può optare per il collegamento bluetooth, non servono chiavette Usb (la macchina stampa lo scontrino con cui si va a pagare in cassa). E le foto potranno essere stampate anche sotto la forma di  biglietti di auguri, cartoline e altro.

“L’espansione della rete di punti vendita della Grande Distribuzione dotati di corner per la stampa immediata delle fotografie favorirà il desiderio di stamparle di nuovo – spiega Massimo Amadei, responsabile di Cewe Italia – I primi corner da noi dislocati in varie città d’Italia stanno avendo un ottimo successo, generando pedonalità, attaccamento al brand e margini interessanti per le catene distributive che aderiscono”.

Inoltre, l’offerta di Cewe è concorrenziale, con prezzi mediamente minori dello sviluppo foto on line. Naturalmente Cewe offre anche un servizio completo Omnichannel: stampa in  negozio, stampa da casa web, stampa in mobilità app.

 

La GDO italiana raccontata dall’Osservatorio Mediobanca

Un 2020 positivo per La GDO: le previsioni sono intatti di una chiusura del +5%, di cui l’1% attribuibile all’esplosione del canale on-line. Incrementi molto marcati per i Discount (+8,7%), i Super (+6,8%) e i Drugstore (+6,6%). Queste alcune delle evidenze dell’osservatorio realizzato dall’Area Studi Mediobanca.

L’intero sistema dovrebbe ripiegare dell’1,6% nel 2021,cumulando nel biennio un aumento del 3,3%. Continua la crisi delle grandi superfici che si prevede perderanno il 4,8% nel biennio 2020-21. L’e-commerce (+60% nel 2021) potrebbe arrivare al 3% del mercato già nel 2021, due anni in anticipo rispetto al 2023 previsto prima della pandemia. Si tratta tuttavia di un segmento che continua a registrare margini negativi per oltre il 10%.

Nel 2020 la concentrazione del mercato italiano è in aumento: la market share dei primi cinque retailer è del 57,5% dal 52,8% del 2019. Il mercato italiano supera così
quello della Spagna (50%), ma resta frammentato rispetto a Francia (78,1%), Gran Bretagna(75,3%) e Germania (75,2%). Nel 2020 Conad detiene la maggiore quota di mercato con il 14,8%, seguita da Selex al 13,7% e dalle Coop al 12,9%. Nel 2011 le Coop erano il primo gruppo con il 15,3%, seguite da Conad al 10,6% e da Selex all’8,1%.

Le vendite: la vera sfida per il 2021
I dati preliminari dei grandi retailer internazionali quotati indicano vendite nel 2020 in crescita dell’8,3%, con effetti molto positivi sui margini industriali (+17,1%) e sul risultato netto (+42,4%). Il Roi del sistema è calato al 4,9% del 2019 dal 5,6% medio del 2015-2017. Il trend discendente interessa tutti i segmenti che pure segnano livelli molto diversi: i Discount dal 20,1% al 16,6%, la Distribuzione Organizzata dall’8,8% al 7,8% e la Grande Distribuzione dal 6,7% al 4%. Dinamica analoga per l’ebit margin: dal 2,5% del 2015-2017 al 2,1% del 2019, con i Discount in questo caso in lieve crescita dal 4,7% al 4,9%, la Distribuzione Organizzata in calo dal 2,8% al 2,4% e la Grande Distribuzione in flessione dal 2,9% all’1,9%. Per Conad la traiettoria è dal 2,5% all’1,8%, mentre le Coop segnano sull’intero quinquennio un margine negativo che si fissa al -1,4% nel 2019. Crescono i 32 drugstore italiani che hanno realizzato nel 2019 vendite per 3,6 miliardi +5,1% sull’anno precedente. L’ebit margin è al 4,6%, il Roi al 12,3%. La forza lavoro complessiva sfiora le 13mila unità.

I conti dei singoli operatori
Lidl Italia è campione di crescita delle vendite tra il 2015 e il 2019: +8,7% medio annuo, seguita da Eurospin e Agorà appaiate al +7,6%. Segue il trio Lillo-MD (+6,9%), VéGé (+5,3%)  Crai (+5,2%). In termini di redditività del capitale investito (Roi) primeggia Eurospin (20,2%), seguita da Lillo-MD (16,5%), Agorà e Lidl Italia al 12,9% e Crai all’11,9%. Tutti i restanti operatori sono sotto la doppia cifra, capeggiati da VéGé al 9,1%. Supermarkets Italiani si conferma regina di utili cumulati tra il 2015 e il 2019: 1.340 milioni, seguita da Eurospin a 1.016 milioni, Conad a 879 milioni e VéGé a 839 milioni. Carrefour ha cumulato perdite per 603 milioni, Coop per 252 milioni. Coop Alleanza 3.0 è la maggiore cooperativa italiana con vendite nel 2019 pari a 4.043 milioni, seguita da PAC 2000 A (Gruppo Conad) a 2.851 milioni e Conad Nord Ovest a 2.586 milioni che precede Unicoop Firenze a 2.320 milioni. Il prestito soci del sistema Coop appare in costante declino dagli 11,1 miliardi del 2014 agli 8 miliardi del 2019. Negli ultimi 5 anni le Coop hanno realizzato proventi finanziari netti per 1.233 milioni e subìto svalutazioni finanziarie per 845 milioni.

Variazione cumulata del fatturato e occupati (2015-2019)

La crescita dei “campioni nascosti” 
All’interno della Distribuzione Organizzata operano aziende di dimensioni rilevanti. Quelle con fatturato superiore a 500 milioni sono venti, dalla Finbre (Maxi Di) con 2.124 milioni, alla Poli con 506 milioni. Alcune hanno segnato nel 2019 performance rilevanti in termini di Roi: Verofin (Tigros) al 18,2%, Gruppo Arena al 18%, SC Evolution (Iperal) al 15,8%, Supermercati Tosano Cerea al 15,3%, Cannillo (Maiora) al 15,2% e Mega Holding (Megamark) al 15,1%. In aggregato i venti operatori fatturano 20,6 miliardi, sono cresciuti nel 2019 del 5,9% e segnano un Roi medio del 7,9%. Nel complesso, si posizionerebbero alle spalle dei Discount, ma con un Roi pari a circa la metà.

I maggiori operatori internazionali
Nel 2019 i maggiori retailer internazionali selezionati hanno un fatturato che oscilla tra i €463 miliardi di WalMart e i €18,6 miliardi della portoghese Jeronimo Martins. Tali operatori fatturano circa il 20% del loro giro d’affari in punti vendita all’estero: la maggiore proiezione internazionale è dell’olandese Ahold Delhaize (77,6%), seguita dalla Jeronimo Martins che vende soprattutto in Polonia (73,3%) e dalle francesi Auchan (62%) e Carrefour (52%). Il panel esprime un Roi medio nel 2019 pari al 9%, doppio di quello italiano ma in calo costante dal  10,9% del 2015. La classifica per Roi comprensiva dei retailer internazionali e di quelli italiani vede primeggiare l’australiana Coles (31,3%), seguita dall’italiana Eurospin (20,2%), dall’altra australiana Woolworths (19,8%), dalla statunitense Target (18%) e ancora dall’italiana Lillo-MD (16,5%). Buone anche le perfomance delle due società iberiche: Jeronimo Martins (13,6%) e Mercadona (13,3%). La Lidl Italia segna un Roi (12,9%) superiore a quello della casa madre tedesca Lidl Stiftung (8,8%). Supermarkets Italiani detiene il primato internazionale quanto a vendite per metro quadro nei confini nazionali: con €15.900 precede le britanniche J Sainsbury con €13.600, Tesco con €11.500 e Wm Morrison a €11.200 e le due australiane Woolworths (€10.700) e Coles (€10.400).

Sostenibilità ambientale nella GDO 
Di sostenibilità le imprese della GDO trattano diffusamente. Sporadica in Italia la presenza di report dedicati che interessano il 62,5% del totale contro il 96,4% rilevato nei gruppi internazionali. Circa alcuni dei temi oggetto di misurazione analitica, i retailer italiani appaiono nella sostanza allineati ai grandi player internazionali. Quanto alle risorse umane, nel 2019 la forza lavoro femminile è pari al 62,9% del totale in Italia contro il 60,3% dell’estero; in termini di formazione, le ore annue dispensate ai dipendenti che ne hanno diritto ammontano a 16,3 in Italia e 21,6 all’estero; il ricorso al part-time interessa il 52% dell’organico in Italia, il 43,8% all’estero. Sui temi ambientali: la quota di rifiuti differenziati è pari al 75,1% in Italia e al 71,7% all’estero. L’intensità energetica è allineata: circa 450 kWh per mq, ma i retailer italiani sono meno impattanti in termini di intensità carbonica: 136 kg di CO2 per mq contro 208 kg.

Metodologia

L’Area Studi Mediobanca ha realizzato la nuova edizione dell’Osservatorio sulla GDO italiana e internazionale a prevalenza alimentare che aggrega i dati economici e finanziari di 117 aziende nazionali e 27 maggiori player internazionali per il periodo 2015-2019. Per l’Italia la copertura è stimata pari al 93% del mercato. Lo studio comprende un approfondimento su 32 Drugstore italiani e un focus sulla sostenibilità della GDO in Italia e all’estero. L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com

Deliveroo e GDO: il borsino dei cibi più richiesti a domicilio

Lanciato ad aprile 2020, con l’obiettivo di offrire un ulteriore supporto agli italiani nel corso del lockdown, oggi il servizio deliveroo di consegna dai supermercati è  attivo in 20 città italiane, con circa 250 store disponibili sulla piattaforma. Tra questi, alcuni dei principali brand della grande distribuzione come Carrefour Italia, Conad e Fresco Market.
Quali sono i prodotti alimentari più ordinati su Deliveroo?

Considerando solo le città dalle dimensioni più grandi dove il servizio è attivo – come Milano, Roma e Cagliari – gli articoli più ordinati sono frutta – tra cui banane e clementine – datterini, latte, uova e birra nel formato bottiglia da 66cl.
Questi ultimi, in particolare, sono stati i prodotti i cui ordini sono aumentati di più negli ultimi tre mesi: +72% per la birra e +52% per le uova.

Quando si hanno picchi di ordini?
Gli ordini sono distribuiti piuttosto equamente nel corso della settimana, con picchi che si registrano, in particolare, tra il sabato e la domenica. A dimostrazione di come l’abitudine degli italiani a dedicare parte del weekend alla tradizionale spesa settimanale si rifletta anche anche nell’utilizzo della App per ordinare quei prodotti che spesso mancano in cucina. “Abbiamo lanciato questo servizio nel corso del lockdown  – commenta Matteo Sarzana General Manager Deliveroo Italia – per essere ancor più vicini ai nostriconsumatori e dar loro la possibilità di utilizzare l’App anche per ordinare prodotti, confezionati o freschi, di cui si dovesse aver bisogno nel corso della giornata. E fin da subito questo servizio è stato apprezzato dai nostri utenti. Siamo partiti da Milano e oggi siamo, insieme ai nostri partner, in 20 città. Una conferma ulteriore del fatto che Deliveroo è sempre più un servizio essenziale a disposizione degli italiani”.

Penny Market: ancora tre nuove aperture

Aprono i battenti tre nuovi punti vendita PENNY Market, rispettivamente ad Andria, Olginate e San Giovanni in Persiceto.

Lo store di Andria, che ha una superficie di mq. 1.100, è situato in centro città, a circa 200 metri dalla stazione ferroviaria, e intende soddisfare la domanda e i servizi propri di un discount di prossimità. Sorge a seguito di una riqualificazione dell’immobile ed è il secondo punto vendita PENNY in città, il cinquantesimo nella regione Puglia.  

Apertura ex novo per gli spazi di Olginate, 900 mq circa, che ha come caratteristica quella di puntare sull’italianità della propria offerta: sono oltre il 70% infatti i prodotti italiani e del territorio in assortimento. Questo nuovo punto vendita è il secondo che si affaccia sul lago di Lecco.

900mq di superficie di vendita e un assortimento che vanta quasi il 90% dei fornitori con sito produttivo sul territorio nazionale sono il biglietto da visita del punto vendita di San Giovanni in Persiceto, che sorge su spazi da sempre adibiti alla grande distribuzione organizzata, e quindi punto di riferimento per la clientela della zona.

Minimo comune denominatore di tutti e tre gli store è l’attenzione alla sostenibilità, in quanto sono state adottate tecnologie con basso impatto ambientale in grado di migliorare la percezione dell’ambiente, come ad esempio l’uso di corpi illuminanti a Led ad alta resa cromatica e bassi consumi, banchi frigoriferi con chiusure vetrate in grado di abbattere i consumi e migliorare il comfort climatico lungo il percorso di acquisto.

Vino e GDO: tavola rotonda virtuale a Wine2Wine

Vino e Grande distribuzione di fronte al cambiamento”, questo il titolo della 16° edizione della tavola rotonda tematica organizzata da Veronafiere. Originariamente programmata in aprile a Vinitaly 2020, si terrà lunedì 23 novembre, dalle ore 11,00 alle 12,30, on line nell’ambito della manifestazione Wine2Wine Exhibition.

Verrà presentata la ricerca elaborata da IRI per Vinitaly che analizza l’andamento delle vendite del vino italiano nel canale della Grande distribuzione (Gdo) nei primi 10 mesi del 2020, con tendenze discontinue tra primavera, estate e autunno, causate dall’intensità variabile della pandemia Covid. Favorite anche dalla chiusura, totale o parziale, di ristoranti, bar e affini (il canale HoReCa), le vendite del vino sono complessivamente aumentate nella Gdo del 6,5% a volume.

Saranno esaminati l’andamento dei vari formati, dei vini a denominazione d’origine, degli spumanti e del prosecco in particolare, del vino a marchio del distributore (MDD), del vino biologico ed altro ancora. Il dibattito che seguirà la presentazione della ricerca cercherà di individuare le tendenze d’acquisto dei consumatori, di prefigurare lo scenario del 2021 e le possibili sinergie tra cantine e insegne della Grande Distribuzione.

Il programma

La tavola rotonda sarà aperta dalla presentazione della ricerca da Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI e seguita dagli interventi dei discussant, con la conduzione di Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWatch:

  • Federvini, Mirko Baggio (Responsabile vendite canale Gdo Italia di Villa Sandi)
  • Unione Italiana Vini, Enrico Gobino (Marketing Director del Gruppo Mondodelvino Spa)
  • Carrefour, Gianmaria Polti, Responsabile Beverage
  • Conad, Alessandra Corsi, Direttore marketing dell’offerta e MDD
  • Coop Italia, Francesco Scarcelli, Responsabile Vini, Birre, Bevande Alcoliche
  • Gruppo Selex, Fabio Sordi, Direttore commerciale.

Modalità di partecipazione

La tavola rotonda è gratuita e aperta a tutti;  per collegarsi sarà sufficiente collegarsi al link seguente:

https://www.vinitaly.com/it/wine2wine-exhibition-digital-edition/?utm_source=Fanini&utm_campaign=Wine2Wine20&utm_term=26&utm_content=digitaledition

 

 

Post- Covid: crescono del 10% i supermercati. L’analisi di Repower

Nello scenario post lockdown Repower ha affidato al Sole24 ORE e Infodata la ricerca “PMI. La ripresa post-Covid in 8 focus”, ricerca in cui vengono indagati 8 settori chiave del nostro tessuto imprenditoriale attraverso altrettanti focus dettagliati.

Ogni focus è composto da un sommario iniziale, da un’analisi dei vari cluster di cui si compone il settore, con numeri e dati aggiornati, e si conclude con i 10 consigli per battere il Covid-19 nei diversi business.

Il focus relativo a retail e gdo comprende circa 141.000 imprese appartenenti sia alla grande distribuzione organizzata (centri commerciali, ipermercati, supermercati e punti vendita analoghi) sia alla parte terminale della filiera automotive: autosaloni e concessionari, servizi di manutenzione, riparazione e commercio di accessori e ricambi.

Le evidenze rivelano che il settore della GDO, tra il 2010 e il 2018, ha visto una crescita per il comparto supermercati (negozi destinati alla vendita di beni alimentari, di solito di oltre 400 mq) di quasi il 10%, arrivando a superare i 45,5 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo gli ipermercati (esercizi con superficie maggiore di 2.500 mq e che vendono anche il non- food) hanno invece registrato una flessione dello 0,23%, portando la cifra complessiva degli scontrini a 21,7 miliardi. I discount e la grande distribuzione specializzata negli ultimi venti anni hanno invece vissuto una crescita inarrestabile dovuta alla crisi economica a discapito dei piccoli negozi, che dal 2007 al 2015 hanno perso il 15% e dal 2016 al 2019 un ulteriore 3%. Come prevedibile, il commercio elettronico è volato, con un +60% registrato tra il 2015 e il 2019 anche a causa della modesta base di partenza.

Per quanto riguarda il settore automotive, dopo un’impennata di immatricolazioni nel 2017 secondo l’ACI e una brusca discesa nei 6 anni successivi, si è assistito ad un cambiamento delle abitudini del consumo soprattutto per i millennials delle grandi città, per i quali hanno preso piede forme flessibili di possesso e l’utilizzo sempre più diffuso del car sharing. Nel comparto auto elettriche, le immatricolazioni crescono a ritmi vertiginosi (+115% nel 2019), come evidenziato anche nel White Paper Repower “La mobilità sostenibile e i veicoli elettrici”, ed è destinato a mantenere e superare questi dati per parecchi anni, con una previsione di successo del mercato delle vetture elettriche che si riflette anche nella domanda di servizi correlati, come riparazioni e ricarica.

La pandemia ha colpito in modo diverso i settori GDO e automotive: i dati di marzo e aprile 2020 vedono una crescita della distribuzione del settore food, con la grande distribuzione a +6,9% mentre il settore non alimentare ha visto più che dimezzare il valore rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con una crescita del 27% del commercio elettronico.

Di segno diametralmente opposto, invece, il mercato dell’auto, con il settore del noleggio in generale e di quello a breve termine in particolare fortemente colpiti, ma la vendita a privati scesa relativamente meno degli altri settori (-35,2%). Continua la forte crescita delle vetture elettriche (+54,9%) e delle ibride plug-in (+145%).

La seconda metà del 2020 sarà fortemente segnata dall’impatto della crisi sull’economia: la riduzione del potere d’acquisto degli italiani e la crisi delle imprese potrebbe comportare un ulteriore abbassamento dei consumi, che per il settore food e retail sarà aggravato anche dalla diversa gestione della socialità.

Per ripartire sarà necessario concentrarsi di più sulla sicurezza del cliente, offrire possibilità di pagamento dilazionate o condizioni vantaggiose per incentivare gli acquisti, ampliare la gamma di prodotti e favorire delivery e commercio elettronico, anche con soluzioni innovative quali il pagamento senza casse. La sostenibilità sarà un fattore di scelta cruciale da parte dei consumatori, e la mobilità elettrica probabilmente beneficerà di questa nuova tendenza.

Lavori in GDO: retribuzioni (poco) sotto la media nazionale

La retribuzione media dei lavoratori del settore della grande distribuzione e del commercio al dettaglio è paria 28.555 € lordi annui e si posiziona poco sotto alla retribuzione media nazionale, con valore inferiore di circa 800 euro.

La retribuzione media dei lavoratori con qualifica di quadro si attesta a 52.864 €, 2,5% in meno rispetto alla media nazionale (circa 1.400 euro in meno), mentre gli impiegati del settore percepiscono una retribuzione inferiore del 6,9% alla media nazionale (28.625 €, circa 2.100 euro in meno). Questi alcuni dei dati che emergono dalla Guida alle retribuzioni dei professionisti nella filiera della GDO, realizzata da Spring Professional in collaborazione con JobPricing che analizza ben 450.000 casi in Italia.

Anche la retribuzione variabile, fattore rilevante nel mercato, ha un peso minore nella GDO rispetto alla media nazionale, sia come importo sia come numero di percettori, e sia per i quadri sia per gli impiegati. Nel 2019 il 64,4% dei quadri ha percepito una quota variabile, mentre la percentuale degli impiegati è il 49,6%; gli importi medi sono stati rispettivamente di 6.072 € lordi e 2.205 € lordi.

L’andamento delle retribuzioni negli ultimi 5 anni non è stato positivo: la retribuzione media reale è calata dell’1,4%, a fronte di un andamento medio nazionale che è stato pari all’1,9%. Tale trend ha un impatto ancor più negativo se si considera l’inflazione, che è stata del 2,7% sull’orizzonte dell’ultimo quinquennio. In altre parole, la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori della GDO è stata significativa. Per entrambe le qualifiche, il 2019 ha visto un lieve decremento delle retribuzioni (nell’ordine dello 0,5%), mala situazione retributiva è stata complessivamente stagnante per tutto il mercato (le retribuzioni su scala nazionale sono calate dello 0,1%). Tuttavia, negli ultimi 5 anni le retribuzioni dei quadri non solo hanno tenuto, ma sono anche in andamento positivo, mentre risultano in calo le retribuzioni degli impiegati.

I numeri del settore

Tra grandi magazzini, supermercati, ipermercati e minimarket, la GDO al 31 dicembre 2018 conta oltre 22mila punti vendita, per quasi 25 milioni di Mq di superficie (fonte: MISE – Ossservatorio sul sistema distributivo). Il numero di esercizi è cresciuto costantemente nel periodo 2015-2018 (+6,6%), con un +0,8% rilevato tra il 2018 e il 2017. Il numero di addetti della GDO è di circa 420mila unità. Dal 2015 al 2018 il numero di addetti è aumentato del 6,2%, trend positvo in tutte le tipologie di esercizio ad eccezione dei minimarket. Il 2018 registra un incremento dell’1,8%. Tutte le variazioni positive sono in rallentamento rispetto a quanto registrato negli anni passati, manifestando quindi un rallentamento della tendenza espansiva del segmento

Epta amplia la famiglia di vetrine refrigerate OutFit

L’area freschi e freschissimi è sempre più fattore differenziante per il successo dei Retailer, nonché elemento di fidelizzazione nei processi di acquisto dei Consumatori. Secondo l’indagine “Campioni del fresco 2019” condotta da Oliver Wyman, il 64% degli italiani ritiene infatti che la qualità dei prodotti freschi e la relativa ampiezza di assortimento, ad esempio di carne e salumi, pesce, frutta e verdura, panetteria, formaggi e piatti pronti, sia il criterio più importante nella scelta del punto vendita preferito.

Nel progettare questi ambienti, dunque, diviene cruciale studiare attentamente la percezione dello spazio e la modalità espositiva, che deve essere mirata ad esaltare le referenze ed attrarre l’attenzione dei consumatori. A tale scopo, Epta amplia la famiglia di vetrine refrigerate OutFit, firmata Costan. Una linea personalizzabile ed estremamente versatile, molto apprezzata dai Retail Designer, in grado di rendere accessibile l’esclusività su larga scala. Per tutti i nuovi modelli OutFit è, inoltre, disponibile la Finishing Collection: una ricca palette di finiture che spaziano dalle materiche come il legno e la pietra, fino alle serigrafie e alle stampe customizzate. 

Un’unica famiglia che offre infinite possibilità di personalizzazione, grazie anche a forme e moduli tra loro combinabili, con cui enfatizzare l’assortimento e la qualità dei freschi: dal libero servizio, alla pasticceria, alla tavola calda, rendendo ogni punto vendita, dall’ipermercato al proximity store, unico e distintivo.

Oufit è già nota al mercato grazie a Velvet, la gamma di serve-over Costan costituita da tre estetiche, Design, Style, Studio e molteplici moduli: dalla versione semiverticale a quella a torre e tavola calda, fino a tre differenti profondità. Degne di nota anche le varianti per le vetrate, senza montanti, con vetri curvi, dritti, ribaltabili, con apertura a libro o adatti per convertire Velvet da serve-over a self-service.

Oggi i prodotti OutFit, si impreziosiscono di ulteriori nuovi modelli: Silk e Boutique. Il primo è un’isola a libero servizio, che si caratterizza per l’essenzialità delle sue linee squadrate ed è ideale sia per arredare spazi di vendita dalle ampie dimensioni  che per creare corner tematici Bio e Vegan, garantendo un’eccellente visibilità delle referenze. Disponibile in quattro differenti lunghezze o come banco di testa, Silk  è concepito per assicurare un ottimo rapporto tra superficie occupata e volume espositivo.

Boutique, invece, introduce un nuovo modello di banco multifunzionale, che può  essere utilizzato sia come retrobanco che come  banco stand-alone:  grazie ad un design essenziale coniugato a versatilità e performance migliorate, permette di organizzare, ad esempio, food tasting nei negozi tradizionali o all’interno delle grandi superfici di vendita, per promuovere momenti di interazione con i Consumatori. Boutique offre la possibilità di conservare prodotti refrigerati o a temperatura ambiente anche all’interno di cellette di stoccaggio situate nella base chiusa.Compattezza, ratio espositiva superiore e ergonomia: con Outfit è possibile  plasmare ambienti confortevoli e funzionali, in grado di agevolare il lavoro degli Operatori e offrire una maggiore scelta ai Consumatori.

“Il reparto freschi e freschissimi acquisisce sempre più un ruolo strategico che si traduce in un incremento della reddittività del punto vendita.” dichiara William Pagani, CMO – Group Marketing Director di Epta. “Lo studio sopracitato, di Oliver Wyman, evidenzia come le visite dei clienti soddisfatti del reparto freschi siano più frequenti del 15% e il loro paniere medio sia più ampio del 13%. In tale scenario, i banchi della linea OutFit Costan nascono proprio con la volontà di supportare e accompagnare i Retailer nella loro #storevolution, scegliendo l’outfit più adeguato per creare aree espositive ad effetto, massimizzando i volumi d’acquisto.” E prosegue “Oggi, il ritorno al negozio fisico, di prossimità o grande superficie, deve essere contraddistinto, ancora più che in passato, da nuove esperienze di consumo e, al contempo, da un’esaltazione dei freschi, per contribuendo ad una maggiore fidelizzazione all’insegna”.

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