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Conserve Italia celebra i 50 anni con Pomposa Smart Factory

Il conto finale recita 86,9 milioni di euro: a tanto ammonta il Piano investimenti 2023-2026 concluso da Conserve Italia. Un buon modo per celebrare il 50° anniversario dalla fondazione, avvenuta il 24 maggio 1976. Sono 7 gli stabilimenti interessati dal piano – Pomposa (FE), Ravarino (MO), Barbiano (RA), Massa Lombarda (RA), Alseno (PC), Albinia (GR) e Mesagne (BR) – oltre alla sede di San Lazzaro di Savena (BO). Più di metà della cifra è stata però destinata a Pomposa, non a caso ribattezzata “smart factory”. Tra gli interventi più rilevanti, ci sono i nuovi evaporatori di ultima generazione per la lavorazione del pomodoro, un sistema intralogistico automatizzato con navette autoguidate, l’ampliamento del magazzino automatico fino a 120.000 posti pallet e nuove aree dedicate alla conservazione di legumi e semilavorati. Parallelamente, sono state rinnovate e potenziate le linee produttive con l’introduzione di ulteriori nuove tecnologie per la lavorazione della polpa fine, l’avvio della produzione di legumi monodose sottovuoto e l’installazione di impianti avanzati per migliorare qualità, capacità produttiva e flessibilità industriale.

L’OBIETTIVO È VALORIZZARE LA MATERIA PRIMA DEI SOCI
Un insieme di soluzioni che riducono la mobilità interna ed esterna, migliorando in base a quanto comunicato da Conserve Italia l’efficienza produttiva, senza perdere di vista la sostenibilità ambientale: il Piano ha permesso infatti di ridurre le emissioni annue di CO₂ nell’atmosfera di circa 12.000 tonnellate rispetto agli anni precedenti.
Avviare le celebrazioni dei 50 anni qui a Pomposa significa raccontare ciò che siamo stati e ciò che vogliamo continuare a essere – afferma Maurizio Gardini, Presidente di Conserve Italia (a destra nella foto accanto, che lo ritrae con il direttore dello stabilimento di Pomposa Antonello Chessa) –. La nostra forza è una filiera cooperativa che parte dai campi e arriva sulle tavole dei consumatori, creando valore per i produttori e per i territori con la forza dei nostri marchi storici. Gli investimenti realizzati in questi anni in campo tecnologico, ma non solo, vanno proprio in questa direzione: vogliamo innovare per valorizzare la materia prima dei soci e garantire competitività al sistema agroalimentare italiano”.

LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI CONTINUERÀ
Il Piano rappresenta una leva fondamentale anche per il percorso di sostenibilità ambientale del Gruppo, con interventi che contribuiscono in modo significativo alla riduzione delle emissioni, al miglioramento dell’efficienza energetica e all’incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili. Un percorso che si inserisce in un cammino già avviato, che tra il 2019 e il 2024 ha consentito di ridurre l’impatto ambientale di oltre 54.000 tonnellate di CO₂ e che ora si è prefissato nuovi obiettivi, tra cui l’incremento della quota di energia elettrica da fonti rinnovabili fino al 42% del fabbisogno complessivo e la riduzione di ulteriori 39.000 tonnellate di CO₂ entro la fine del 2027, per un totale di 93.500 tonnellate di CO₂ risparmiate in 9 anni.
Questo Piano è il risultato di una visione condivisa – sottolinea il Direttore Generale Pier Paolo Rosettiche mette insieme la componente agricola all’innovazione industriale. Non si tratta di semplici investimenti tecnologici ma di un modello di sviluppo che punta a rendere la filiera più efficiente e sostenibile. La ‘Pomposa smart factory’ è oggi un esempio concreto di come immaginiamo gli stabilimenti agroindustriali del futuro: interconnessi tra loro, automatizzati e sempre più integrati con il territorio su cui sorgono”.

PIÙ EFFICIENZA CON L’AUTOMAZIONE AVANZATA
Al centro della trasformazione ci sono la digitalizzazione dei processi e l’automazione avanzata, ma anche il profondo rinnovamento delle linee produttive, che stanno ridefinendo l’organizzazione del lavoro e la gestione delle attività industriali. A Pomposa e negli altri stabilimenti del gruppo sono state introdotte tecnologie di ultima generazione per la lavorazione e il confezionamento, con nuove linee dedicate alla polpa fine, al cubettato e ai legumi sottovuoto, oltre all’ammodernamento delle linee vetro e Pet in linea con le normative europee. Questi interventi consentono di aumentare la capacità produttiva e migliorare le caratteristiche organolettiche dei prodotti, garantendo al contempo maggiore flessibilità nell’adattamento alle richieste del mercato.
Abbiamo costruito un ecosistema in cui fabbrica e logistica dialogano in tempo reale – spiega il Direttore Operativo Gabriele Brignani –. L’introduzione di sistemi intralogistici automatizzati, insieme a tecnologie di processo avanzate come gli evaporatori a ricompressione meccanica, ci consente di migliorare efficienza, sicurezza, sostenibilità e controllo delle operazioni, riducendo al contempo consumi ed emissioni oltre a migliorare la qualità dei nostri prodotti. È un passaggio fondamentale verso un modello industriale sempre più data-driven”.

MEZZO SECOLO NEL SEGNO DELLA COOPERAZIONE
La presentazione delle innovazioni apportate allo stabilimento di Pomposa ha dato l’occasione per valorizzare la storia del gruppo, le cui radici affondano ben prima della nascita ufficiale del 1976. La costituzione di Conserve Italia, avvenuta il 24 maggio 1976, fu infatti il punto di arrivo di un percorso avviato già negli anni Sessanta, quando le cooperative ortofrutticole emiliano-romagnole iniziarono a integrare produzione agricola, trasformazione industriale e commercializzazione per dare maggiore forza alla filiera. Quella scelta – unire le forze per non competere tra loro, ma crescere insieme sui mercati – ha rappresentato un passaggio decisivo nella storia dell’agroalimentare italiano. L’idea di creare un consorzio nazionale capace di gestire in modo coordinato produzione, logistica e vendita dei prodotti trasformati rispondeva infatti a esigenze molto concrete: ampliare la gamma, rafforzare i marchi e costruire un’offerta strutturata per la moderna distribuzione.
Da allora, attraverso un percorso fatto di aggregazioni, acquisizioni e sviluppo internazionale, Conserve Italia è diventata una delle principali realtà conserviere europee, mantenendo al centro il modello cooperativo e il legame con i produttori.

UNA PIATTAFORMA INDUSTRIALE PRONTA PER IL FUTURO
Oggi, a cinquant’anni di distanza, il Piano investimenti appena concluso segna secondo il gruppo un passaggio altrettanto significativo, perché consegna una piattaforma industriale evoluta e sostenibile, pronta ad affrontare le sfide dei prossimi decenni. Un percorso che si intreccia con la storia dei grandi marchi di Conserve Italia: da Cirio, che quest’anno celebra 170 anni, fino a Yoga, che ha raggiunto gli 80 anni, passando per Jolly Colombani, che di recente ha compiuto 100 anni, Valfrutta e Derby Blue, simboli della capacità di coniugare tradizione e innovazione.
Le celebrazioni del cinquantesimo di Conserve Italia proseguiranno nei prossimi mesi con un programma articolato di iniziative: tra queste, un Open Day previsto a settembre per aprire le porte della Pomposa Smart Factory alla comunità locale e un grande evento celebrativo in programma a fine anno, pensato per condividere questo traguardo con soci, dipendenti, istituzioni e stakeholder.

Simest sostiene con 300 milioni gli investimenti negli Usa

L’obiettivo è quanto mai importante, soprattutto in tempi di dazi e di un’amministrazione Trump che ha nell’imprevedibilità la sua cifra più evidente. Simest la società del Gruppo CDP per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, comunica l’avvio della Misura Stati Uniti. Si tratta di un’offerta integrata da 300 milioni di euro dedicata al sostegno degli investimenti diretti e alla crescita del tessuto produttivo italiano nel mercato statunitense, attraverso risorse proprie e pubbliche del Fondo 394, gestito da Simest in convenzione con la Farnesina.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del Piano d’Azione per l’Export promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e risponde all’esigenza di rafforzare la presenza nel secondo mercato di esportazione per le imprese italiane e il primo mercato in ambito extra UE.

INTERVENTI DIRETTI DI PARTECIPAZIONE NEL CAPITALE
Attraverso la Misura, Simest potrà effettuare interventi diretti di partecipazione nel capitale di controllate statunitensi di imprese italiane, finalizzati a sostenere l’insediamento negli Usa o lo sviluppo di joint venture con partner locali, anche attraverso soluzioni tailor-made in funzione delle caratteristiche dell’impresa e delle esigenze di consolidamento sul mercato statunitense dell’impresa, con 100 milioni a disposizione di tale operatività.
In aggiunta, sono disponibili ulteriori fondi a valere su risorse del Fondo 394 destinati ad interventi nell’equity di start-up e Pmi innovative che intendono svilupparsi negli Stati Uniti.

FINANZA AGEVOLATA CON CONDIZIONI RAFFORZATE
Accanto all’equity, per sostenere l’insediamento diretto e lo sviluppo commerciale in loco, la Misura Stati Uniti mette a disposizione 200 milioni di euro di finanza agevolata a valere sul Fondo 394, a favore delle imprese che realizzano progetti di investimento negli States e delle imprese con interessi nell’area.
Tra gli elementi distintivi della Misura:

  • una quota di cofinanziamento a fondo perduto fino al 10% dell’intervento agevolativo;
  • un incremento al 50% della quota del finanziamento erogata in anticipo;
  • una maggiore flessibilità nella durata dei finanziamenti, estendibile fino a 8 anni attraverso l’estensione del periodo di rimborso, in linea con le esigenze del mercato Usa;
  • per le imprese che esportano, importano, sono presenti o intendono investire nel Paese, un rafforzamento degli strumenti a supporto della capitalizzazione delle controllate statunitensi, per sostenere piani di crescita strutturali.

PIÙ COMPETITIVITÀ AL MADE IN ITALY
La Misura, che valorizza le sinergie con gli strumenti del Gruppo CDP per gli investimenti all’estero, viene definita come un’importante azione del Sistema Italia, guidato dalla Farnesina e composto da Cassa Depositi e Prestiti, Simest, Sace e Ice, volta a rafforzare l’ecosistema pubblico a supporto dell’internazionalizzazione.
Con la Misura Stati Uniti, Simest intende consolidare il proprio ruolo di partner strategico delle imprese italiane, contribuendo a preservare e rafforzare la competitività del Made in Italy in uno dei mercati chiave a livello globale.

Real estate, gli investimenti nel retail oltrepassano i 2 miliardi

Gli ultimi anni sono stati contraddistinti da profondi cambiamenti nel mercato retail, sia di carattere temporaneo, come la perdita del potere d’acquisto dei consumatori con un tasso inflattivo in aumento, sia strutturale come l’evoluzione delle preferenze dei consumatori che coniugano l’acquisto nello store fisico con quello effettuato online. Il team Real Estate di PwC, in collaborazione con l’Ufficio Studi di PwC Italia, ha realizzato un approfondimento che si sofferma su vari aspetti macroeconomici e di mercato che hanno contribuito a cambiare le scelte dei consumatori e come questi abbiano influito su due settori specifici del mercato immobiliare: shopping center e high street retail.

UN RINNOVATO INTERESSE
Il mercato immobiliare retail, sotto la media storica dovuta alla pandemia (-45% gli investimenti nel 2023 rispetto al 2021) sta attraversando un rinnovato interesse da parte degli investitori, con volumi pari a circa 2.2 miliardi di euro, in aumento di oltre il 200% nel 2024 rispetto allo scorso anno. L’operazione di Kering in Via Montenapoleone ha impattato fortemente il volume investimenti totale, rappresentando il deal single asset più rilevante mai avvenuto sul mercato italiano. Dal 2018 il segmento retail ha riscontrato un trend in sostanziale decrescita (-65% nel 2023 rispetto al 2018), con i rendimenti prime in tendenziale crescita, in particolare gli shopping center, che hanno registrato un aumento di 210 bps nel periodo compreso tra i l 2018 e il 2024.

Il settore retail ha subito un impatto fortemente negativo negli anni post covid (-45% nel 2023 rispetto al 2021). Quando un evento esterno di tale portata ha una ricaduta importante a livello globale inevitabilmente porta con sé profondi cambiamenti in ogni mercato, in particolare nel segmento più rilevante di un’economia avanzata come quello dei consumi. Ad esempio, nei primi anni Novanta lo shopping center rappresentava una novità assoluta, in cui si racchiudeva in un solo luogo fisico un’offerta di prodotti così ampia mai vista prima. “Negli ultimi anni, il concetto di luogo che racchiuda un’ampia scelta di prodotti non è più sufficiente a soddisfare una domanda sempre più esigente. Il nuovo concept di centro commerciale di successo – afferma Antonio Martino, Partner PwC Italia e Real Estate Advisory Leader – deve racchiudere anche una vasta offerta di servizi come, ad esempio, il benessere e la cura personale veicolati sia attraverso lo store fisico sia online, un concetto orientato al multichannel. Lo shopping center è passato da mero luogo aggregatore di prodotti multibrand a un luogo ad alto valore esperienziale”.

IL SEGMENTO HIGH STREET
Il segmento high street sta vivendo dei cambiamenti che riguardano prettamente le scelte d’investimento. Storicamente l’high street era valutata come asset class che riguardava l’aspetto reputazionale di un brand di lusso. La strategia abituale riguardava l’affitto di un flagship store nelle vie principali delle capitali globali, che diventava un punto di riferimento nella strategia di marketing del brand di lusso. In questi ultimi anni, i due gruppi del lusso più importanti, Kering e LVMH, hanno invertito questo paradigma strategico, acquistando gli immobili più importanti delle vie del lusso più importanti a livello globale, al fine di rendere ulteriormente riconoscibile il nome della holding, oltre a quello dei singoli brand.

“I negozi dei brand di lusso sono oggetto di un ripensamento strutturale, sia in termini architettonico/estetici sia funzionali. L’obiettivo è renderli un luogo di destinazione per consumatori sempre più interessati ai contenuti esperienziali del customer journey e per avvicinare nuove tipologie di utenti finali” ha concluso Emanuela Pettenò, Partner PwC Italia, Deals Markets Leader e Consumer Markets Leader.

Zerbinati, i nuovi soci di minoranza iCCT e Presa investono 12,5 milioni

Il Fondo illimity Credit & Corporate Turnaround Fund – iCCT e Presa hanno strutturato un’operazione per supportare la crescita di Zerbinati, azienda specializzata nella produzione di insalate in busta, zuppe e piatti pronti, attraverso un investimento pari a 12,5 milioni di euro che segna il loro ingresso nel capitale aziendale con una quota di minoranza. Tale operazione si inserisce in un ampio percorso di sviluppo condiviso tra gli investitori e la famiglia Zerbinati. È previsto infatti un nuovo assetto a livello di governance con un passaggio generazionale che vede Simone Zerbinati assumere il ruolo di Amministratore Delegato e il padre Giorgio Zerbinati ricoprire il ruolo di Presidente Onorario.

L’operazione rafforza la presenza del Fondo iCCT nel settore food e in particolare nel segmento dei prodotti freschi e pronti, un mercato in espansione che risponde alla crescente domanda dei consumatori per soluzioni pratiche ma al contempo salutari. Grazie al supporto finanziario e manageriale degli investitori, Zerbinati mira a rafforzare la propria capacità produttiva e ampliare l’offerta con nuove linee di prodotto, mantenendo intatta la filosofia: proporre piatti pronti che esaltino il gusto e la freschezza degli ingredienti. L’azienda continuerà a investire in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di creare soluzioni alimentari che rispondano a un mercato in continua evoluzione, sempre più orientato a uno stile di vita sano e bilanciato.

Fondata nel 1970, Zerbinati è diventata un punto di riferimento per la produzione di zuppe fresche, insalate e piatti pronti, caratterizzati dall’uso di ingredienti freschi e selezionati, con un forte focus su innovazione e sostenibilità. Zerbinati pone estrema attenzione alla qualità degli ingredienti, tutti genuini e accuratamente selezionati. La gamma prodotti, che include zuppe fresche, insalate e piatti pronti ricettati, risponde alle nuove tendenze di consumo: praticità, gusto autentico e attenzione al benessere.

“Abbiamo fiducia nella capacità di Zerbinati di continuare a innovare e di rispondere ai bisogni dei consumatori. Per questo motivo siamo soddisfatti di poter fornire, insieme a Presa, nostro partner in questa operazione, le risorse necessarie per favorire la sua crescita e lo sviluppo dell’azienda. Questa operazione conferma la capacità di illimity SGR di supportare le PMI italiane nel loro percorso di rilancio intervenendo su tutta la loro capital structure, coinvolgendo all’occorrenza altri investitori al fine di massimizzare il valore degli stakeholders coinvolti” ha commentato Paola Tondelli, Managing Director e Responsabile Area UTP & Turnaround Funds di illimity SGR.

“Credo molto in questa operazione, soprattutto alla luce dell’attuale andamento del mercato di riferimento, che sappiamo essere estremamente dinamico e che necessita di costanti e continue strategie di consolidamento e crescita. Sono convinto che questo sodalizio ci consentirà di continuare a presidiare il settore della IV gamma e dei piatti pronti grazie a investimenti industriali e differenziazioni di prodotto” ha aggiunto Simone Zerbinati, Amministratore Delegato di Zerbinati SpA.

Simest, nuova riserva da 200 milioni per investimenti nei Balcani Occidentali

Simest, Società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti per l’internazionalizzazione delle imprese, annuncia l’operatività della nuova riserva da 200 milioni di euro per favorire gli investimenti italiani in un’area chiave per il Made in Italy come quella dei Balcani Occidentali (Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord – FYROM). Le risorse sono veicolate attraverso il Fondo di finanza agevolata 394/81 gestito in convenzione col Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La liquidità è dedicata alle imprese con interesse diretto nell’Area, cioè a quelle imprese che esportano o importano dai Balcani Occidentali o che sono presenti – direttamente o tramite la filiera – in questa regione. Le condizioni prevedono un tasso d’interesse particolarmente agevolato (0,5% luglio ‘24) e una quota a fondo perduto fino al 10%. Inoltre, le imprese interessate ad accedere ai finanziamenti agevolati sono esentate dalla presentazione di garanzie. Le risorse potranno essere utilizzate per sei differenti tipologie d’investimento: inserimento sui mercati; transizione digitale ed ecologica con possibilità di destinare fino all’80% del finanziamento a spese per il rafforzamento patrimoniale; fiere ed eventi; e-commerce; certificazioni e consulenza; temporary export manager.

La nuova riserva va ad aggiungersi all’analoga misura, sempre da 200 milioni di euro, attivata nel luglio 2023 e andata completamente esaurita in favore di 455 investimenti nella regione.

Italian Fine Food investe nelle soluzioni sostenibili per l’alimentazione

Il fondo di private capital Italian Fine Food, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze regionali del food Made in Italy, ha perfezionato un finanziamento convertendo in Heallo Srl, una società specializzata nell’estrazione della fibra solubile Arabinoxilano (e di altre fibre e soluzioni naturali) e nell’impiego della stessa all’interno di alimenti, prodotti farmaceutici, cosmetici e pet food. La società possiede due brevetti, registrati in Italia ed estesi all’estero, a tutela della tecnologia e dei processi adottati per l’estrazione di fibre solubili particolarmente efficaci per il controllo glicemico. L’utilizzo di fibre solubili oligosaccaridiche nella produzione di alimenti viene riconosciuta dalla comunità tecnico-scientifica come possibile soluzione all’insulino-resistenza, alla sonnolenza, alla fame nervosa e alla compromissione delle performance sportive.

Tale soluzione risulta essere più efficace dell’utilizzo dei prodotti integrali e di quelli senza zuccheri aggiunti. Nello specifico, alla fibra Arabinoxilano (fibra alimentare presente in cereali come il frumento, il mais, il riso, la segale, l’avena e l’orzo) viene attribuita la capacità di ridurre la quantità di zuccheri e di colesterolo assorbiti dall’apparato digerente. La sua assunzione per via orale viene proposta per combattere le malattie cardiache, la costipazione, il diabete, il prediabete e la sindrome metabolica, oltre ad essere proposto per aiutare la perdita di peso. Le fibre ottenute possono essere sfruttate altresì quali componenti di medicaldevice, presidi medici in grado di creare protezione gastrica a livello enterico (anti-reflusso, gastro-protettivi, anti-acidoetc.); inoltre le fibre solubili estratte sono note per avere azioni filmanti e antiossidanti sul derma e test preliminari cellulari hanno confermato effetti rigeneranti e antiossidanti delle stesse.

“Con il fondo Italian Fine Food puntiamo a valorizzare le eccellenze del Made in Italy, ma anche ad investire nelle nuove tendenze del settore. Siamo convinti che le tecnologie e i brevetti di cui Heallo dispone non rappresentino solo la frontiera nell’alimentazione e nella cura di molte patologie, ma anche un investimento nella sostenibilità e nel miglioramento della qualità di vita” ha commentato Giovanna Dossena, Principal di AVM Gestioni.

“L’obiettivo di Heallo è quello di andare oltre la produzione e distribuzione di questa preziosa fibra solubile, con una visione che mira ad instaurare partnership tecnologico-strategiche con aziende leader nel settore. Questo approccio innovativo ci permette di valorizzare appieno il nostro know-how, generando un impatto positivo e un valore condiviso nell’intero ecosistema dell’alimentazione salutare e sostenibile” ha sottolineato Francesco Varvello, CEO di Heallo Solutions. “La nostra strategia mira a massimizzare il potenziale della nostra innovazione, posizionandoci non solo come produttori, ma anche come partner tecnologici all’avanguardia nel settore”.

Real estate in ripresa, 470 milioni investiti nel retail nel primo semestre 2024

Il primo semestre del 2024 si è chiuso con un volume d’investimento nel commercial real estate italiano pari a 3,1 miliardi di euro, in netto recupero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+33% rispetto primo semestre del 2023), un dato che riflette una ripresa delle attività d’investimento già in corso. La crescita si è infatti rafforzata nel secondo trimestre del 2024, che con 1,8 miliardi di euro ha visto un incremento dei volumi d’investimento ancora più sostenuto, +42% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Dopo nove mesi di tassi invariati, il primo taglio da parte della BCE contribuisce a migliorare l’outlook sui rendimenti immobiliari, rimasti già prevalentemente stabili nell’ultimo trimestre. Questa tendenza testimonia il progressivo raggiungimento di un nuovo punto di equilibrio delle aspettative di prezzo tra domanda e offerta.

“La crescita dei volumi di investimento del trimestre conferma che il mercato ha superato la sua fase più sfidante ed è iniziata la ripresa, ora che i prezzi hanno toccato il loro punto più basso” afferma Silvia Gandellini, Head of Capital Markets and Head of A&T High Street di CBRE Italy. “Interessante osservare anche come il ticket medio sia cresciuto in modo importante nel secondo trimestre, un dato positivo se consideriamo l’elevato numero di deal di piccola dimensione del 2023 e del primo trimestre dell’anno, sintomatico dell’elevato costo del capitale e di un atteggiamento molto cauto degli investitori”.

Nel secondo trimestre del 2024 l’asset class che ha registrato i volumi d’investimento più elevati è stata hotels, con oltre 690 milioni di euro investiti (+240% rispetto allo stesso periodo del 2023), per un totale di quasi 1 miliardo di euro da inizio anno (+92% rispetto allo scorso anno). In questo settore i volumi sono stati guidati da importanti operazioni su hotel di lusso a Venezia, Roma e sul lago di Como, caratterizzate da elevati prezzi per camera e confermando il forte appetito degli investitori per le destinazioni leisure di maggiore prestigio. Si sottolinea anche una forte componente di acquirenti owner operator, responsabili per oltre la metà dei volumi transati, che reinvestono la liquidità raccolta negli ultimi anni, grazie alle ottime performance delle proprie strutture, in ulteriori espansioni dei propri portafogli. La crescita degli investimenti in Hotels conferma, inoltre, i risultati raccolti dalla recente 2024 European Hotel Investor Intentions Survey realizzata da CBRE, dove emerge un trend strutturale di forte propensione ad investire in questa asset class grazie alle ottime prospettive sui fondamentali del settore nei prossimi anni.

Il settore retail con 470 milioni di euro investiti nel secondo trimestre (+153% rispetto al secondo trimestre 2023, per un totale di 510 milioni nel primo semestre, +121% sull’H1 2023) segna uno dei volumi trimestrali più alti degli ultimi tre anni e un forte recupero rispetto ai risultati del primo trimestre dell’anno, soprattutto grazie a due grandi operazioni nel settore out-of-town che hanno visto come protagonisti centri commerciali e immobili della grande distribuzione organizzata. L’andamento dei volumi d’investimento del secondo trimestre dell’anno anticipa il deciso cambio di passo del Retail atteso per i prossimi mesi, quando assisteremo a nuove operazioni con importanti ticket, in particolare nelle high street del lusso e nei segmenti out-of-town, dove il periodo di repricing sembra ormai essersi concluso.

Nel settore office gli investimenti del secondo trimestre sono stati pari a 330 milioni di euro, in calo del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma in deciso recupero se guardiamo ai primi sei mesi del 2024, che con 816 milioni di euro segnano un aumento del +69% rispetto alla prima metà del 2023. Gli investimenti si sono concentrati soprattutto nelle zone più centrali di Milano e Roma e sono stati guidati da strategie di riposizionamento e massimizzazione del valore degli asset in contesti caratterizzati da livelli molto bassi di vacancy e forte domanda per immobili di primario standing. In questi mercati la disponibilità di capitale per operazioni value-add è molto elevata, ma le opportunità rimangono limitate.

Nel secondo trimestre del 2024 il settore industrial & logistics ha visto investimenti per un totale di 180 milioni di euro (in calo del 26% rispetto al secondo trimestre del 2023), per un totale di 470 milioni di euro da inizio anno (in calo del 13% rispetto all’H1 2023). Gli investimenti in questo settore continuano a essere frenati dal permanere di divari tra le aspettative di prezzo tra venditori e potenziali acquirenti, nonostante la buona presenza di capitali disponibili per essere investiti. Il mercato logistico occupier italiano continua a mostrare un buon equilibrio tra domanda e offerta, anche a fronte di una stabilizzazione dei volumi di take-up, comunque superiori alla media storica, grazie a un rallentamento dell’attività di costruzione in seguito alla limitata disponibilità di terreni da destinare a nuovi sviluppi.

Anche nel settore living l’attività d’investimento rimane concentrata su operazioni value-add. I volumi d’investimento rimangono contenuti a causa della mancanza di prodotto, ma le attività di sviluppo proseguono. Nelle principali città italiane, sui mercati di studentati e abitazioni in affitto si continua a osservare un ampio divario tra domanda degli utenti finali e offerta disponibile, come confermato dalla crescita dei canoni di locazione, proseguita nel corso degli ultimi sei mesi. Si sviluppa anche il settore dei serviced apartment in città d’arte e in destinazioni leisure, dove il loro successo si pone in continuità con le ottime performance registrate negli ultimi anni dall’industria ricettiva.

I volumi d’investimento nel settore alternative rimangono contenuti e concentrati su un numero limitato di operazioni di piccola dimensione per mano di operatori specializzati. Nel corso dei prossimi mesi dovremmo assistere a una ripresa degli investimenti in questo settore, in particolare healthcare e infrastrutture, dove rimane alta la fiducia sui trend dei fondamentali a lungo termine.

Importante osservare anche la geografia degli investimenti. Nel primo semestre del 2024 infatti i mercati regionali sono stati prossimi al 50% dei volumi d’investimento complessivi in Italia, grazie soprattutto alle operazioni nei settori hotels, retail out-of-town e logistica. Si conferma anche un buon interesse da parte degli investitori istituzionali per Uffici nelle città ben collegate dalla rete ferroviaria dell’alta velocità e nei confronti di alloggi per studenti nelle maggiori città universitarie.

De Angelis punta ai mercati esteri e finalizza l’emissione di un minibond per 6 milioni di euro

De Angelis Food, tra i player a livello internazionale nella produzione e commercializzazione nel settore della pasta fresca e prodotti per la gastronomia, ha finalizzato l’emissione di un minibond per complessivi 6 milioni di euro con l’obiettivo di supportare il piano di crescita del Gruppo che prevede di raggiungere i 250 milioni di euro di fatturato consolidato entro il 2030 e di rafforzare il proprio posizionamento sui mercati esteri. L’operazione è stata strutturata e collocata da Banca Finint ed è stata sottoscritta da BCC Banca Iccrea (capogruppo del Gruppo BCC Iccrea) e Banca Popolare dell’Alto Adige (Volksbank). Banca Finint ha svolto inoltre il ruolo di Banca Agente dell’operazione mentre lo studio legale CRCCD ha agito in qualità di deal legal counsel. Il minibond è finalizzato a completare il piano di investimenti avviato negli scorsi anni che consentirà al Gruppo De Angelis di consolidare i programmi di sviluppo sul mercato italiano e internazionale e incrementare i propri volumi di produzione nei mercati della pasta e della gastronomia, quest’ultimo ambito presidiato con la controllata Emme Food.

De Angelis Food, con sede a Villafranca (VR), è un gruppo formato da nove aziende di produzioni enogastronomiche: il pastificio abruzzese Regal, il raviolificio bergamasco Poker, la parmense Food Valley che produce prodotti surgelati plant-based e pasta fresca ripiena di sole verdure, Verum, produttrice di bevande naturali, Modea attiva nel settore della panificazione, la riminese Emmefood produttrice di piatti pronti per il canale Gdo e Horeca, la padovana SaordeMar, attiva nel settore dei sughi di pesce e piatti di baccalà, oltre alla stessa De Angelis, specializzata nella produzione di pasta fresca, e allo stabilimento negli Stati Uniti, la De Angelis Usa – Sfoglini, che realizza pasta secca con grano americano. Il Gruppo ha chiuso l’esercizio 2023 con ricavi consolidati in crescita a circa 115 milioni di euro (+27% rispetto all’esercizio precedente) e un ebitda di 12,5 milioni di Euro (11% di ebitda margin).

“Grazie a queste nuove risorse finanziarie abbiamo la possibilità di completare il piano di investimenti iniziato negli anni scorsi e accelerare il nostro piano di crescita sviluppando una serie di iniziative che nei prossimi anni ci permetteranno di affermarci come un player di riferimento nei settori della pasta fresca e della gastronomia a livello nazionale e internazionale. Per questo motivo, ringraziamo Banca Finint per il fondamentale supporto nel processo di arrangement dell’operazione e gli investitori per aver creduto nel nostro progetto industriale” ha commentato Paolo Pigozzo, CEO di De Angelis Food SpA.

“Siamo felici di aver assistito De Angelis Food nella sua seconda operazione sul mercato dei capitali, dopo aver seguito la prima emissione nel 2022, a dimostrazione della credit story di successo che l’emittente è stata in grado di costruirsi nel mercato dei capitali nel corso del tempo. Si tratta di un’operazione che dimostra la fiducia del mercato verso il tessuto imprenditoriale del paese fatto di aziende eccellenti e innovative e conferma l’expertise di Banca Finint nell’affiancare le imprese e sostenere con soluzioni finanziarie tailor made i loro percorsi di sviluppo” ha aggiunto Simone Brugnera, Responsabile dell’Area Minibond e Direct Lending di Banca Finint.

“L’obiettivo del Gruppo BCC Iccrea è supportare, anche con strumenti alternativi, le aziende vicine al territorio ma con ambizioni di sviluppo anche internazionali, come De Angelis. Il prestito obbligazionario De Angelis rappresenta per noi la cinquantesima emissione sottoscritta dall’inizio delle attività nel mercato dei capitali” ha detto Carlo Napoleoni, Responsabile Divisione Impresa di BCC Banca Iccrea.

“Siamo orgogliosi di poter contribuire al successo di un’eccellenza del Made in Italy come De Angelis Food supportandone il piano di crescita mediante strumenti innovativi di finanza alternativa, complementari alle forme di credito tradizionali. Con questa operazione Volksbank si conferma come partner strategico delle PMI del Nord Est collocandosi in prima linea nel sostegno alle iniziative ad elevata ricaduta nell’economia reale e territoriale” ha concluso Matteo Costa, Responsabile Finanza d’Impresa di Volksbank.

Pillarstone, iniezione di capitali per rilanciare PittaRosso e Scarpe&Scarpe

A seguito della recente omologa del concordato preventivo in continuità, grazie al quale il debito della società viene ridotto a meno di un terzo e il patrimonio netto torna in territorio positivo, PittaRosso torna a operare pienamente “in bonis”. L’operazione di salvataggio del brand, che coi suoi 150 negozi e circa 1500 dipendenti è tra i più noti in Italia nella distribuzione retail di scarpe, è stata possibile grazie all’intervento di un investitore finanziario, il fondo RSCT Fund, (Responsible & Sustainable Corporate Turnaround Fund), gestito da IQIQ con l’advisory esclusiva di Pillarstone, che si è impegnato a ricapitalizzare la società diventando azionista di controllo attraverso la conversione di crediti e l’investimento di nuova finanza. Lion Capital, azionista precedente, manterrà una quota di minoranza.

RSCT è già azionista di controllo (la famiglia Pettenuzzo ha mantenuto una quota di minoranza) di Scarpe&Scarpe, un altro tra i player principali della distribuzione retail di scarpe, con 130 negozi e circa 1200 dipendenti, anch’essa rilevata da una procedura di concordato preventivo nel 2022 a seguito della quale è stato varato un piano di rilancio basato sull’apporto di nuova finanza e nuove competenze manageriali. Le due aziende, che resteranno indipendenti, rappresenteranno un giro di affari superiore ai 500 milioni di euro, che ne fa potenzialmente il leader italiano. Con la gestione coordinata delle due aziende saranno ottenute significative sinergie negli acquisti, nella logistica e nella gestione della rete dei punti vendita, con l’obiettivo di raggiungere una migliore efficienza e una crescita della profittabilità maggiore rispetto ai piani di sviluppo stand alone, rendendo più solide entrambe le aziende. In un settore poco impattato dalla concorrenza online e in cui si assiste a una progressiva scomparsa di piccoli player indipendenti in favore di grandi catene distributive, entrambe le insegne implementeranno una strategia che metta i bisogni del cliente al centro, con un’esperienza d’acquisto più completa che offre non solo scarpe ma anche accessori e abbigliamento.

Un passaggio importante dell’operazione di salvataggio di PittaRosso è avvenuto nel 2022 con la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione costituito da Marco Ghiringhelli e Marco Basaglia, professionisti indipendenti ed esperti nelle situazioni di crisi di impresa, al fine di dare discontinuità rispetto alla precedente gestione e di predisporre un nuovo piano concordatario sulle linee guida condivise con la nuova compagine societaria. Il percorso di risanamento e rilancio, iniziato quattro anni fa e sancito dal voto favorevole di oltre il 93% dei creditori, ha già dato i suoi frutti consentendo alla società di chiudere gli ultimi due bilanci con segno positivo. In particolare, il bilancio relativo all’esercizio 2023 riporta tutti gli indicatori di performance operative e finanziarie positivi e in crescita rispetto all’anno precedente, in particolare i ricavi, pari a 275,8 milioni di euro (+1%), Ebitda pari a 9,8 milioni di euro (+29%) e disponibilità liquide al 31 dicembre 2023 pari a 69,1 milioni di euro. Il piano industriale 2022-2027 prevede lo sviluppo selettivo della rete di vendita ed investimenti destinati al rinnovo dei negozi, allo sviluppo del canale e-commerce, al potenziamento dei sistemi informativi oltre che all’efficientamento energetico, per oltre 17 milioni di euro di cui 5 milioni già investiti nel periodo 2022-2023.

RSCT aveva rilevato nel 2020 crediti sia verso PittaRosso che verso Scarpe&Scarpe, in un momento critico della vita delle due realtà causato dalla pandemia Covid-19 e da politiche di espansione territoriale molto aggressive. “Abbiamo creduto fin da subito alle possibilità di rilancio di queste due imprese, e abbiamo deciso di supportare i piani di concordato con nuova finanza, nuove idee di business e un importante apporto manageriale. Attraverso una gestione coordinata, PittaRosso e Scarpe&Scarpe saranno leader per dimensione e presenza geografica in Italia e con un rinnovato e importante supporto manageriale e finanziario, le due insegne potranno essere ancora più grandi, solide, profittevoli e in grado di garantire continua crescita di valore per tutti gli stakeholders nel lungo termine” commenta Gaudenzio Bonaldo Gregori, Presidente e Amministratore Delegato di Pillarstone.

PwC ha supportato l’operazione con l’incarico di interim CEO e CFO di PittaRosso, lo Studio Legale Nevoni ha seguito gli aspetti legali legati al concordato mentre lo Studio Bogoni ha agito in qualità di advisor finanziario della società; lo studio Giliberti Triscornia e Associati ha agito in qualità di advisor legale di RSCT mentre Gianni & Origoni ha supportato Lion Capital. Fin dalla sua nascita nel 2015 Pillarstone ha supportato oltre 35 aziende in processi di restructuring e turnaround. Ad oggi Pillarstone interviene su un portafoglio di circa 20 aziende, per un controvalore di Asset Under Management di circa 2,5 miliardi di euro, tra le quali si possono contare alcuni leader dei rispettivi mercati quali Sirti, Scarpe&Scarpe, PittaRosso, Premuda, Magicland, Acquaworld.

Pillarstone, fondo immobiliare da 250 milioni per retail e turismo

Pillarstone annuncia il lancio di “Retail & Leisure Fund”, una piattaforma verticale istituita da IQ EQ Fund Management (Ireland) Limited in qualità di alternative investment fund management e focalizzata sul rilancio industriale di asset immobiliari a destinazione d’uso retail e turistica attraverso una gestione attiva ed industriale che mira a favorirne la crescita attraverso un nuovo supporto sia manageriale che finanziario.

La dotazione iniziale del fondo, che investe attraverso l’acquisizione di crediti verso società immobiliari, ha un controvalore di oltre 250 milioni di euro (Gross Book Value) e include 10 asset localizzati su tutto il territorio nazionale per un totale di 200.000 MQ di Gla, per i quali sono già state identificate le linee guida di creazione del valore.

Nata nel 2015, Pillarstone ha un comprovato track record nel valorizzare e rilanciare asset e aziende grazie a un approccio industriale e manageriale e all’iniezione di nuova finanza a supporto degli action plan identificati. Ad oggi, Pillarstone ha lanciato iniziative nei settori corporate, shipping e parchi divertimento per un valore totale di oltre 2,5 miliardi di euro. Partner industriale della piattaforma è Promos, società leader in Italia nella promozione e gestione di strutture commerciali che crea e gestisce destinazioni di shopping multifunzionali.

“Con il fondo Retail & Leisure entriamo in una nuova asset class che presenta significative opportunità anche alla luce dei cambiamenti in atto nel retail e nel turismo in Italia, che possono essere colte intervenendo prontamente sulle operation dei business sottostanti. Inoltre, il fatto di avere creato un fondo verticale su questa asset class, aumenta sensibilmente le potenzialità creare valore tramite sinergie operative. Abbiamo l’obiettivo di raddoppiare gli asset in gestione nei prossimi dodici mesi, applicando le nostre competenze distintive nel rilancio e nella creazione di valore per tutti gli stakeholder coinvolti” ha commentato Gaudenzio Bonaldo Gregori, Country manager di Pillarstone.

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