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Libri/Scoprire i Millennials, la generazione che vive nel momento

cover libro Millennials«Dei Millennials si parla tanto (e qualche volta a sproposito) e proprio per questo motivo ho voluto dare non solo un quadro di riferimento descrittivo, ma anche degli esempi pratici, delle case history e una vera e propria guida all’azione». Così spiega Diego Martone il senso de “I nuovi Dei dell’Olimpo dei Consumi: alla conquista dei Millennials”, il libro che ha scritto e pubblicato come e-book in modalità self-publishing (proprio come farebbe un Millennial!).

Martone è presidente e fondatore di Demia, società di consulenza strategica e ricerche di mercato, si occupa da più di venticinque anni di ricerche demoscopiche e di marketing. Negli ultimi anni ha approfondito il tema del marketing generazionale, e ha realizzato per conto di Assogestioni e presentato al Salone del Risparmio 2015 la prima indagine sui risparmiatori di domani: i Millennials italiani. E questa occasione gli ha dato lo spunto per approfondire il tema.

Cominciamo col dire che in questo agile e-book non ci si perde per strada. L’autore lo scrive avendo ben chiara la domanda che pone solo nell’ultimo capitolo per introdurre una serie di indicazioni per affrontare questo universo di nuovi interlocutori del sistema del consumo in tutte le sue molteplici sfaccettature.

“Come ci si deve comportare – si chiede Diego Martone – per conquistare la Generazione Y? Che si tratti di proporre un prodotto, di orientare un’offerta di servizi, di scoprire un talento da assumere, di conquistare un voto elettorale e così via, la domanda rimane inalterata. Vi sono, senza dubbio, degli indirizzi da seguire per rendere il proprio lavoro più mirato in questa direzione, con l’avvertenza che ciascun campo d’azione contiene delle specificità che non possono essere ignorate”.

I Millennials (o generazione Y) sono 6 milioni e 120 mila ragazzi/uomini e 6 milioni e 35 mila ragazze/donne che costruiscono, come avviene nel resto del mondo occidentale, la forza lavoro e di governo dei prossimi anni, scrive Martone. Sono quelli nati tra il 1980 e il 2004 rappresentano “una fascia di popolazione che condivide valori e comportamenti talmente differenti da quelli delle Generazioni precedenti (X, Boomers, Silent) al punto da permettere di immaginare nell’arco di poco tempo l’imporsi di un ‘sistema di vita’ rivoluzionario e la necessità per le aziende di ogni settore merceologico e di servizi di riscrivere le proprie strategie di comunicazione e vendita”, si legge nella premessa.

Detto questo, il percorso proposto dall’autore si snoda, in maniera chiara, ad analizzare le caratteristiche di questa fascia di popolazione che, molto efficacemente, viene identificata come la generazione che “vive nel momento e svolge la propria vita un passo alla volta, senza creare troppo vincoli al cambiamento” e l’identikit che Martone ne traccia non è ne troppo edulcorato, né negativo. È una generazione forse disillusa, abituata a vivere nella precarietà, ma ben distante dagli sdraiati, dai bamboccioni o dai choosy che dir si voglia. È una generazione invece che ha a disposizione le tecnologie, vive in una società dove la condivisione è diventata un modo per surrogare livelli di reddito ridotti. Ma è anche quella generazione che dal punto di vista sociale è più aperta, da quello scolastico più preparata (anche se sulla conoscenza delle lingue il gap con i giovani degli altri Paesi europei persiste), da quello tecnologico, va da sé, più consapevole.

Il racconto di Martone, con il supporto di risultati di ricerche effettuate direttamente, accompagna la generazione Y nei suoi rapporti con il lavoro, con la famiglia, con gli strumenti digitali, con il mondo del consumo e dei viaggi, con il cibo, con la società multietnica, con il sesso.

Forse il primo quadro completo dei Millennials con i quali le imprese devono imparare a confrontarsi utilizzando il loro linguaggio (o i loro linguaggi, visto che questa definizione comprende ai due estremi ragazzini nativi digitali e trentacinquenni) che però è ancora in buona parte da imparare. Martone, nell’ultimo capitolo, tira le fila del discorso e dà una serie di utili indicazioni proprio a questo scopo.

Come dice l’autore, «Siccome ho il massimo rispetto dei potenziali lettori e non posso esimermi dall’invitarvi a leggere gratuitamente un piccolo assaggio di quello che troverete all’interno. In fondo in libreria siamo tutti abituati a sfogliare un testo prima di portarlo alla cassa! Leggi l’Indice dei contenuto  e la Premessa nell’Anteprima I nuovi Dei dell’Olimpo dei Consumi».

Il libro può essere acquistato secondo queste modalità:

  • Su Lulu.com
  • All’interno dello store di Kobo (manon è necessario avere il kobo per leggerlo)
  • Presso il sito di Feltrinelli
  • Su iTunes, per tutti quelli che hanno iPhone, iPad, Mac in genere…
  • Su Amazon, anche in questo caso generosa anteprima generata in automatico  da Amazon stessa

#SaveRummo, solidarietà e creatività nel web

SaveRummo_4Una nota del pastificio Rummo informa che a una settimana dall’alluvione che ha colpito il beneventano l’azienda con tutti I suoi dipendenti sta ripristinando l’area. Il bilancio parla di alcune line di produzione danneggite, ma le più importanti saranno in grado di ripartire a breve. Nel magazzino che si sviluppa in altezza sono stati danneggiati solo i primi due metri sugli oltre trenta totali, ma grazie anche ai depositi dislocati a livello internazionale tra Parigi, Londra e New York può contare sull’80-90% degli stock per far fronte alle richieste di breve periodo dei suoi clienti.

«Siamo considerati da tutti un punto di riferimento nell’alto di gamma per le tecnologie e i processi di produzione all’avanguardia, per i nostri uomini e la filosofia che ci anima, un po’ d’acqua non ci può fermare – afferma Cosimo Rummo, Presidente e AD dell’omonimo pastificio – anzi il calore che in queste ore ci viene dimostrato ci dà la forza per tornare velocemente a produrre più motivati di prima».

La campagna di solidarietà virale #SaveRummo nata spontaneamente dal popolo del web, con grande sorpresa della famiglia Rummo, che non ne è l’autrice, puntualizza la nota, ha raggiunto quasi un milione di like e cresce esponenzialmente ogni ora coinvolgendo tutti, sia gli appassionati sia gli addetti ai lavori come i giornalisti che hanno chiamato a raccolta gli chef perché contribuiscano a sostenere l’azienda, fiore all’occhiello dell’industria campana e simbolo della qualità Made in Italy nel mondo.

Qui presentiamo una selezione delle immagini postate nel web.

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Motta e Sun co-marketing: con Buondì il latte Consilia costa 1 cent

È piaciuta ai consumatori l’attività di co-marketing tra Motta e Sun – Supermercati Uniti Nazionali, gruppo di acquisto attivo nel nord e nel centro Italia. Semplice ed efficace: acquistando una confezione di Buondì Motta nei punti vendita delle aziende aderenti al Consorzio Sun (Magazzini Gabrielli, Italbrix, Cadoro e Gros) è possibile comperare a solo 1 centesimo un litro di latte Consilia, private label della centrale di acquisto Sun.

«Da sempre il latte rappresenta un alimento indispensabile della nostra dieta Mediterranea – ha dichiarato Sfefano Rango direttore generale Sun – per questo abbiamo voluto andare ancora di più incontro alle esigenze dei nostri consumatori vendendo 1 litro di latte a solo un centesimo grazie a questa attività di co-marketing con un’azienda storica e importante quale Motta».

Sound Branding identità di marca e shopping experience nell’era della multicanalità

Si parla tanto di shopping experience e marketing emozionale, di come il punto vendita fisico per continuare ad avere successo debba imparare a coinvolgere e attirare il cliente invogliandolo a recarvisi fisicamente invece di acquistare da uno smartphone, nei ritagli di tempo ovunque egli o ella sia. Dunque il layout di un negozio, la scelta dei materiali e dei colori, il servizio, le tecnologie giocano un ruolo. Ma il suono? È uno degli elementi più potenti che influenzano la permanenza in un luogo (“si può decidere di non guardare, ma non di non ascoltare” dice Michele Arnese) ma è spesso trascurato e dato per scontato, come fosse un inevitabile rumore di sottofondo. Eppure influenza la shopping experience, la fruizione dei contenuti e delle aree del negozio ma anche dei prodotti esposti, in modo subliminale spesso ma proprio per questo che difficilmente può essere ignorato.
Anzi il suono (brani musicali noti ma anche pensati ad hoc, e perfino suoni presi dalla quotidianità come la strada o la spiaggia) può essere utilizzato per creare “aree sonore” rivolte a target diversi (divisi per età ad esempio) ma anche prodotti diversi (come può l’enoteca avere la stessa identità sonora della parafarmacia?).

Non solo: in tempi di multicanalità è essenziale che l’identità sonora sia frutto di una strategia complessiva che unifichi in qualche modo tutti i punti di contatto attraverso i quali il consumatore raggiunge il marchio o il retailer: fisico, mobile, pubblicità e social.
Ne abbiamo parlato con Michele Arnese di amp, compagnia basata a Monaco di Baviera che si occupa di Sound Branding, ovvero di identificare per ogni marca o situazione l’identità sonora più incisiva e adatta, e che hatra i suoi clienti Porsche, Triumph, Unicredit ed Erste Bank.
“Il Sound Branding fa parte dell’identità di una marca – spiega Arnese -; ogni marca ha un suono che deriva dalla comunicazione effettuata su tutti i canali, digitali e reali, ma quasi mai è il frutto di una strategia unica e consapevole, quindi varia da canale a canale e non è in linea con quello che sono gli attributi di una marca e con quello che la marca vuole comunicare”.
Come si sceglie il suono di una marca? “Noi lavoriamo con lo stesso processo con cui si lavora per la parte visiva ad esempio per trovare un logo. Facciamo dei workshop con le persone che si occupano di branding e marketing aziendale e lavoriamo sulle caratteristiche della marca e sul suo posizionamento. Abbiamo una metodologia che si basa sugli archetipi umani, quindi cerchiamo di capire come deve parlare il brand dal punto di vista sonoro per raggiungere le persone che vuole raggiungere, dando alla comunicazione l’efficacia emozionale di cui ha bisogno”.

Ma non si tratta solo di questo. Il ritmo della musica ad esempio è bene che cambi a seconda del momento della giornata per seguire il ritmo circadiano degli individui.
“La sound identity è un concetto molto largo, compiliamo le playlist di musica da trasmettere nel comparto retail ma componiamo anche DNA sonori che vengono declinati nei diversi punti di contatto. Ad esempio si crea una melodia principale che diventa un ingrediente delle musiche che sono diverse a seconda del punto di contatto e del contesto”.

 

Gdo contro lo spreco/2. Pam lancia “Reimpiatta il piatto”, concorso zero waste

Incrocia la passione per la cucina “creativa” con la sensibilizzazione alla gestione degli avanzi alimentari e alla lotta allo spreco il nuovo concorso web lanciato da Pam Panorama, “Reimpiatta il piatto”.

Dal 5 ottobre sino al 4 novembre sul portale reimpiattailpiatto.pampanorama.it, si potrà caricare l’immagine e il nome di un piatto, la cosiddetta “ricetta originaria”, e l’immagine e il procedimento della “ricetta di recupero”, ovvero la ricetta ottenuta utilizzando come ingrediente principale gli avanzi della ricetta originaria. I piatti saranno valutati da una giuria di esperti e dal giudizio popolare mediante votazione sul sito, e le migliori cinque ricette potranno accedere al montepremi finale di 5.000 euro in buoni spesa. Il concorso è aperto a tutti i possessori di Carta Per Te Pam Panorama previa iscrizione al sito pampanorama.it.

Sembra proprio che le insegne italiane si stiano sensibilizzando verso i temi della responsabilità sociale d’impresa e ambientale, puntando a coinvolgere un consumatore che in certi casi era arrivato prima di loro, e intercettandolo sulla strada del web e dei farmers’ market.

Un temporary store dedicato al panettone. Che a Expo fa festa

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Resterà aperto fino a fine ottobre il temporary store tutto dedicato al panettone, progettato da Marketing & Trade per conto di Braims, azienda produttrice di materie prime per pasticceria e di Novacart, leader nella produzione di stampi in carta per la cottura di prodotti dolciari.

Posizionato in uno dei più importanti food district di Milano, lo spazio è contraddistinto da una forte luminosità e visibilità su strada. È caratterizzato al suo interno da una preponderanza cromatica che s’ispira e interpreta le linee del panettone intrecciandosi con i colori del logo EXPO2015. Un pattern che trova spazio sul tavolo centrale e sulle scatole che riempiono gli scaffali, creando un contrasto deciso con le tinte bianche predominanti nel negozio.

panettone temporaryLo store ospita (e vende) ospita le preparazioni sia tradizionali sia rivisitate dei 25 finalisti del concorso Panettone Day 2015 che si è concluso a settembre.

Con questa iniziativa si moltiplicano le iniziative volte a far riconoscere il panettone non solo come il classico dolce natalizio, ma un prodotto che può attraversare tutto l’anno. Anche il Panettone Day programmato domani 7 ottobre a Expo rientra in questo mainstream. L’iniziativa è promossa da Camera di Commercio di Milano e dal Comitato dei Maestri Pasticceri, sponsor Tre Marie. L’iniziativa è promossa da Camera di Commercio di Milano e dal Comitato dei Maestri Pasticceri, sponsor Tre Marie. Saranno distribuiti 5.000 panettoni ai visitatori di Expo.

Territorio, sport, amicizia e solidarietà nella nuova promozione Kinder Ferrero e Conad

Si chiama “Chi ama lo sport trova un tesorio” il nuovo progetto di marketing tra Conad e Kinder Ferrero teso a valorizzare lo sport come pratica di condivisione e aggregazione sociale. L’attività intende infatti sostenere le Associazioni Sportive Dilettantistiche che in Italia sono oltre 60.000 e che affiancano molte famiglie italiane nell’educazione sportiva dei più piccoli.

La dinamica di partecipazione prevede l’acquisto di prodotti Kinder nei punti vendita Conad e la votazione della propria Associazione Sportiva Dilettantistica preferita sul sito chiamalosport.it, previa indicazione del punto vendita Conad in cui si è effettuata la spesa: ogni mese Kinder e Conad premieranno le 5 Associazioni più cliccate con un premio di 2.000 € da utilizzare per migliorare le proprie strutture e/o servizi.

Alla fine del periodo di attivazione del progetto (31 gennaio 2016) sarà inoltre assegnato un Super Premio di 5.000€ all’Associazione più votata in assoluto. Un premio spetterà anche ai punti vendita Conad che hanno contribuito all’iniziativa, con uno stanziamento di 1.000 € ai Soci Imprenditori che più hanno saputo promuovere il successo del progetto.

Infine ai consumatori di Kinder che parteciperanno a “Chi ama lo sport trova un tesoro” è dedicata una meccanica “Instant Win” con la quale aggiudicarsi 246 buoni Decathlon da 50 €, (2 al giorno da ottobre a gennaio).

Il nuovo progetto prende avvio proprio a conclusione della precedente campagna “Disegna il tuo parco a colori” rivolta a tutti i bambini fra i 4 e i 12 anni che, grazie al loro impegno e alla loro fantasia, sono stati invitati ad aiutare Kinder e Conad nella riqualificazione di 8 aree giochi su tutto il territorio italiano. Agli otto comuni di residenza dei vincitori è andata la somma di 15.000 euro ciascuno per riqualificare i parchi delle loro città.

Gruppo Lillo con MD sponsorizza la Settimana della Prevenzione di Napoli

MD sostiene la Settimana della Prevenzione giunta alla quinta edizione e presentata ieri a Napoli. Un progetto volto a diffondere la cultura della prevenzione attraverso conoscenze di tipo sanitario, culturale, educativo e scientifico. Tutti elementi utili a riconoscere e combattere le malattie più comuni che colpiscono oggigiorno la popolazione.

La Settimana della Prevenzione comincia a Napoli il 4 di ottobre con una serie di convegni e dibattiti tematici alla Città della Scienza. Dall’8 al 10 di ottobre, in piazza del Plebiscito, è possibile usufruire gratuitamente di screening medici e conoscere dal vivo anche i prodotti MD in un punto informativo dedicato. L’evento si conclude l’11 con la Prevention Race, una maratona di 10 km per ribadire il concetto che alimentazione e attività fisica vanno di pari passo nel combattere le malattie.

L’alimentazione gioca un ruolo primario nella prevenzione di numerose patologie contemporanee e nutrirsi bene vuol dire scegliere prodotti di fiducia la cui qualità e sicurezza è garantita da marchi come quelli presenti nei 720 punti vendita MD, frutto di oltre 20 anni di storia.

Tra questi, “Vivo Meglio”, un’intera gamma ispirata ai principi dell’alimentazione salutistica e rispettosa delle intolleranze, e “Premium”, dove la selezione delle migliori materie prime si unisce alle lavorazioni tipiche della tradizione gastronomica italiana con prodotti DOP, come l’Olio Extravergine di oliva. In anteprima anche la nuova linea Bio MD.

Kate Hudson è la protagonista del Calendario Campari 2016

Vestendo i panni di due diversi personaggi nell’ambito della BitterSweet Campaign, Kate Hudson è protagonista degli scatti del Calendario Campari 2016.

Il tema della BitterSweet Campaign ha diverse sfaccettature e si ispira, in primo luogo, all’iconografia immediatamente riconoscibile delle elezioni presidenziali  utilizzando questo classico tema come metafora della dualità di due fronti opposti. Interpretando in diversi modi il gusto inconfondibile di Campari, emblema della versatilità nel mondo della mixology, il Calendario invita così le persone a esprimere in quale aspetto dei cocktail a base Campari si identificano maggiormente: Bitter o Sweet?

Campari calendar 2Il tema del Calendario è inoltre finalizzato a valorizzare la sempre più crescente popolarità di tutto ciò che riguarda il gusto bitter nel mondo della mixology e del food.

I due aspetti della BitterSweet Campaign, inoltre, riflettono le due anime dei cocktail Campari, quella più bitter o quella più sweet, a seconda della miscelazione.  Questa dualità prende vita nel calendario attraverso gli scatti realizzati dal fotografo di moda Michelangelo Di Battista, che ricostruisce i momenti più significativi di un’elezione presidenziale giocando sul tema della contrapposizione tra bitter e sweet.

Kate Hudson incarnerà queste due anime dei cocktail a base Campari vestendo i panni di due diverse protagoniste, interpretando gli aspetti accattivanti delle declinazione del bitter contrapposti al lato più delicato e più intrigante dello sweet.

Il Calendario sarà presentato ufficialmente il 18 novembre.

Uk: la tassa sui sacchetti di plastica nella GDO si reinvestirà a beneficio della comunità locale

Tesco sta utilizzando una tassa governativa, quella sui sacchetti di plastica, per avvicinarsi e fidelizzare la comunità locale.

I sacchetti di plastica sono un enorme problema per l’ambiente, specie marino e fluviale. Ogni anno nella sola Ue ne finiscono in discarica 8 miliardi. Tanto che a maggio il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva UE secondo la quale gli Stati membri avranno due possibilità: ridurre l’utilizzo di buste di plastica tramite l’applicazione di una tassa entro il 2018 oppure fare in modo tramite altre iniziative di ridurne l’uso a 90 pro capite l’anno entro la fine del 2019, che dovranno diventare 40 sacchetti pro capite l’anno entro il 2025.

Intasco o reinvesto?

Che i sacchetti di plastica siano un costo per il retailer e per l’ambiente è indubbio. Farli pagare in certi casi è stato un deterrente. E se si usasse il ricavo della vendita per finanziare iniziative sociali a beneficio della comunità locale? È ciò che succederà in Inghilterra per effetto di una legge statale che, a partire dal 5 ottobre, imporrà una tassa di 5 pence (circa 7 centesimi di euro) per ogni sacchetto di plastica venduto in supermercato.

Tesco ha iniziato una campagna di sensibilizzazione, impegnandosi a informare i clienti sulla destinazione finale dei fondi ed anche a promuovere iniziative locali meritevoli. Oltre alla shopping bag di tessuto in omaggio, i clienti otterranno tutta una serie di informazioni su come sprecare meno sacchetti e “dritte” su come ricordarsi di portare con sé quelli a lunga durata (ad esempio: tenerne sempre qualcuno nel baule della macchina). Però i sacchetti usa e getta saranno più resistenti (ovvero di fatto realmente riutilizzabili), e saranno riciclati da plastica ricavata all’interno della catena, secondo una logica di “economia circolare”. Infine, i clienti potranno riciclare i sacchetti usati lasciandoli nel punto vendita.

La parte più interessante dell’approccio dell’insegna britannica riguarda la dichiarazione di voler giocare un ruolo proattivo nel vigilare e proporre affinché i soldi raccolti dalla tassa (che ci si aspetta saranno nell’ordine dei milioni di sterline) vengano effettivamente utilizzati all’interno della comunità per progetti utili. I clienti saranno infatti invitati a votare online tre progetti per area selezionati con l’aiuta dell’associazione Groundwork, e anzi saranno invitati a segnalarne o proporne di loro prima della selezione. Tra i progetti più “probabili” la creazione di parchi urbani, orti condivisi e percorsi salute nel verde.

“Le persone sono più in salute perché possono esercitarsi all’aria aperta, coltivare il proprio cibo e allontanarsi dallo stress e dal traffico della vita urbana. Le comunità sono più forti perché la gente ha modo di conoscere i propri vicini e le famiglie hanno un posto dove divertirsi insieme. Gli spazi verdi locali aiutano anche ad affrontare temi ben più complessi: aumentano la biodiversità e riducono l’impatto del riscaldamento globale. Siamo entusiasti di lavorare con i punti vendita e i clienti Tesco per portare questi benefici a migliaia di comunità nel Regno Unito” ha commentato Graham Duxbury, Ad di Groundwork UK.
Un bell’esempio di responsabilità sociale, interazione tra pubblico e privato e un modo per avvicinare e fidelizzare il consumatore e comunicare un’immagine positiva che a Tesco probabilmente, se tutto va come deve andare, frutterà ben più dei 7 pence a sacchetto se li avesse intascati direttamente.

Casi di successo e proibizionismo californiano

L’iniziativa del resto ha dei precedenti assai vicini. L’Irlanda, ad esempio, è stato il primo stato ad applicare una tassa sui sacchetti, la PlasTax, nel lontano 2002. I risultati sono stati molto positivi: un calo del 90% nell’uso dei sacchetti (erano1,2 miliardi l’anno) e 9,6 milioni di euro ricavati e utilizzati per finanziare progetti a favore dell’ambiente. Iniziative simili in Scozia e Galles hanno permesso di raccogliere 5 milioni di sterline (6,8 milioni di euro) andati alle associazioni ambientaliste Keep Scotland Beautiful e Keep Wales Tidy e all’RSPB (una sorta di Lipu britannica).
Draconiano invece l’approccio della California, dove l’anno scorso è passata una legge per proibire l’uso dei sacchetti di plastica, e i supermercati sono stati i primi ad essere coinvolti. Sulla spinta di una forte opposizione dei produttori però la legge, che avrebbe dovuto partire a luglio, è stata sospesa fino a novembre, periodo di elezioni. Vedremo come andrà a finire.

In Italia già da tempo i sacchetti plastica sono stati banditi a favori di quelli biodegradabili. Ma non tutto è risolto: un’indagine di Legambiente dello scorso gennaio nella GDO ha rilevato come su 37 sacchetti prelevati ben 20 fossero di fatto “fuori legge”, ovvero non compostabili.

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