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Kate Hudson è la protagonista del Calendario Campari 2016

Vestendo i panni di due diversi personaggi nell’ambito della BitterSweet Campaign, Kate Hudson è protagonista degli scatti del Calendario Campari 2016.

Il tema della BitterSweet Campaign ha diverse sfaccettature e si ispira, in primo luogo, all’iconografia immediatamente riconoscibile delle elezioni presidenziali  utilizzando questo classico tema come metafora della dualità di due fronti opposti. Interpretando in diversi modi il gusto inconfondibile di Campari, emblema della versatilità nel mondo della mixology, il Calendario invita così le persone a esprimere in quale aspetto dei cocktail a base Campari si identificano maggiormente: Bitter o Sweet?

Campari calendar 2Il tema del Calendario è inoltre finalizzato a valorizzare la sempre più crescente popolarità di tutto ciò che riguarda il gusto bitter nel mondo della mixology e del food.

I due aspetti della BitterSweet Campaign, inoltre, riflettono le due anime dei cocktail Campari, quella più bitter o quella più sweet, a seconda della miscelazione.  Questa dualità prende vita nel calendario attraverso gli scatti realizzati dal fotografo di moda Michelangelo Di Battista, che ricostruisce i momenti più significativi di un’elezione presidenziale giocando sul tema della contrapposizione tra bitter e sweet.

Kate Hudson incarnerà queste due anime dei cocktail a base Campari vestendo i panni di due diverse protagoniste, interpretando gli aspetti accattivanti delle declinazione del bitter contrapposti al lato più delicato e più intrigante dello sweet.

Il Calendario sarà presentato ufficialmente il 18 novembre.

Uk: la tassa sui sacchetti di plastica nella GDO si reinvestirà a beneficio della comunità locale

Tesco sta utilizzando una tassa governativa, quella sui sacchetti di plastica, per avvicinarsi e fidelizzare la comunità locale.

I sacchetti di plastica sono un enorme problema per l’ambiente, specie marino e fluviale. Ogni anno nella sola Ue ne finiscono in discarica 8 miliardi. Tanto che a maggio il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva UE secondo la quale gli Stati membri avranno due possibilità: ridurre l’utilizzo di buste di plastica tramite l’applicazione di una tassa entro il 2018 oppure fare in modo tramite altre iniziative di ridurne l’uso a 90 pro capite l’anno entro la fine del 2019, che dovranno diventare 40 sacchetti pro capite l’anno entro il 2025.

Intasco o reinvesto?

Che i sacchetti di plastica siano un costo per il retailer e per l’ambiente è indubbio. Farli pagare in certi casi è stato un deterrente. E se si usasse il ricavo della vendita per finanziare iniziative sociali a beneficio della comunità locale? È ciò che succederà in Inghilterra per effetto di una legge statale che, a partire dal 5 ottobre, imporrà una tassa di 5 pence (circa 7 centesimi di euro) per ogni sacchetto di plastica venduto in supermercato.

Tesco ha iniziato una campagna di sensibilizzazione, impegnandosi a informare i clienti sulla destinazione finale dei fondi ed anche a promuovere iniziative locali meritevoli. Oltre alla shopping bag di tessuto in omaggio, i clienti otterranno tutta una serie di informazioni su come sprecare meno sacchetti e “dritte” su come ricordarsi di portare con sé quelli a lunga durata (ad esempio: tenerne sempre qualcuno nel baule della macchina). Però i sacchetti usa e getta saranno più resistenti (ovvero di fatto realmente riutilizzabili), e saranno riciclati da plastica ricavata all’interno della catena, secondo una logica di “economia circolare”. Infine, i clienti potranno riciclare i sacchetti usati lasciandoli nel punto vendita.

La parte più interessante dell’approccio dell’insegna britannica riguarda la dichiarazione di voler giocare un ruolo proattivo nel vigilare e proporre affinché i soldi raccolti dalla tassa (che ci si aspetta saranno nell’ordine dei milioni di sterline) vengano effettivamente utilizzati all’interno della comunità per progetti utili. I clienti saranno infatti invitati a votare online tre progetti per area selezionati con l’aiuta dell’associazione Groundwork, e anzi saranno invitati a segnalarne o proporne di loro prima della selezione. Tra i progetti più “probabili” la creazione di parchi urbani, orti condivisi e percorsi salute nel verde.

“Le persone sono più in salute perché possono esercitarsi all’aria aperta, coltivare il proprio cibo e allontanarsi dallo stress e dal traffico della vita urbana. Le comunità sono più forti perché la gente ha modo di conoscere i propri vicini e le famiglie hanno un posto dove divertirsi insieme. Gli spazi verdi locali aiutano anche ad affrontare temi ben più complessi: aumentano la biodiversità e riducono l’impatto del riscaldamento globale. Siamo entusiasti di lavorare con i punti vendita e i clienti Tesco per portare questi benefici a migliaia di comunità nel Regno Unito” ha commentato Graham Duxbury, Ad di Groundwork UK.
Un bell’esempio di responsabilità sociale, interazione tra pubblico e privato e un modo per avvicinare e fidelizzare il consumatore e comunicare un’immagine positiva che a Tesco probabilmente, se tutto va come deve andare, frutterà ben più dei 7 pence a sacchetto se li avesse intascati direttamente.

Casi di successo e proibizionismo californiano

L’iniziativa del resto ha dei precedenti assai vicini. L’Irlanda, ad esempio, è stato il primo stato ad applicare una tassa sui sacchetti, la PlasTax, nel lontano 2002. I risultati sono stati molto positivi: un calo del 90% nell’uso dei sacchetti (erano1,2 miliardi l’anno) e 9,6 milioni di euro ricavati e utilizzati per finanziare progetti a favore dell’ambiente. Iniziative simili in Scozia e Galles hanno permesso di raccogliere 5 milioni di sterline (6,8 milioni di euro) andati alle associazioni ambientaliste Keep Scotland Beautiful e Keep Wales Tidy e all’RSPB (una sorta di Lipu britannica).
Draconiano invece l’approccio della California, dove l’anno scorso è passata una legge per proibire l’uso dei sacchetti di plastica, e i supermercati sono stati i primi ad essere coinvolti. Sulla spinta di una forte opposizione dei produttori però la legge, che avrebbe dovuto partire a luglio, è stata sospesa fino a novembre, periodo di elezioni. Vedremo come andrà a finire.

In Italia già da tempo i sacchetti plastica sono stati banditi a favori di quelli biodegradabili. Ma non tutto è risolto: un’indagine di Legambiente dello scorso gennaio nella GDO ha rilevato come su 37 sacchetti prelevati ben 20 fossero di fatto “fuori legge”, ovvero non compostabili.

Da Penny Market una promozione per bambini e famiglie

Prosegue fino all’11 ottobre la collezione di biglie raffiguranti animali, dedicata ai bambini e alle famiglie presso i 320 Penny Market presenti in Italia, a fronte di una spesa di 20 euro e presentando la Penny Card. I 18 soggetti da collezionare sono ripresi da Wild – Oltrenatura e sono suddivisi in tre categorie: “Predatori”, “Esotici” e “Il grande freddo”.

Per tutta la durata della collezione è previsto un concorso che regala subito uno dei 10.000 peluche in palio al cliente che trova la speciale biglia con il logo Penny Market.

«Abbiamo scelto la collezione di biglie – afferma il Direttore Marketing di Penny Market Italia – perché ci piace l’idea di un gioco educativo e allo stesso tempo socializzante: le biglie sono adatte sia ai bambini che alle bambine, permettono l’interazione del gioco tra genitori e figli, ricordano agli adulti i loro giochi dell’infanzia».

Presso i punti vendita di Montemurlo (Prato), Novara e Bari si effettua un maxi torneo di biglie su una pista di 15 metri.

Inoltre è possibile fare una donazione alla fondazione “Mission Bambini”, dedita agli aiuti per l’infanzia, acquistando alcuni prodotti di corredo alla collezione: il sacchetto e la valigetta portabiglie e la pista per biglie. Il 10% della vendita di questi prodotti viene devoluto alla “Fondazione Mission Bambini” per il sostegno del progetto “Un nido per ogni bambino” che garantisce cure, educazione e cibo a 500 bambini in difficoltà in Italia.

San Carlo lancia Highlander, le nuove patatine che puntano ai Millennials

San Carlo lancia una nuova linea di patatine, dal gusto deciso e accattivante: Highlander, in quattro gusti dedicati ai giovani adulti: Tomato (Pomodoro), BBQ (Barbecue), Black Pepper (Pepe Nero) e Vinegar (Aceto). La nuova Highlander è stata presentata in Expo, presso il padiglione CIBUSèITALIA, in una caratteristica cornice in stile ‘scottish’, ideata proprio per caratterizzare il nuovo prodotto che nel gusto, nel packaging e nel nome rimanda inequivocabilmente al mondo epico delle Highlands.

Il packaging delle nuove Highlander si riconosce per il forte impatto visivo: marrone/arancione per le BBQ, nero per le Black Pepper, rosso per le Tomato e viola per le Vinegar. Tutte e quattro caratterizzate da una immagine personalizzata e un claim che richiamano la forza e il carattere dei giovani Highlander moderni: Kiss My BBQ, Black Pepper Forever, Tomato or Nothing, Fight For Vinegar.

Le Highlander sono già commercializzate su tutto il territorio italiano in bar, supermercati e negozi di alimentari nei formati da 130 e 70 grammi e nel formato Bar da 50 grammi. I gusti Tomato e BBQ sono disponibili anche nel formato Vending da 25 grammi.

Per il lancio di Highlander, San Carlo ha ideato una campagna che ha individuato nei canali social, Facebook e Instagram in primis, gli strumenti più efficaci per incontrare il target di riferimento, colpirne l’attenzione e conquistarlo. Per stimolare il passaparola, creare e far crescere la fanbase, il lancio ha avuto come fulcro l’attività di digital Pr svolta con blogger di ambiti lifestyle, fashion e food.

Cedi Sisa Sicilia compie 20 anni e festeggia in crociera con i soci

Il Cedi SISA Sicilia celebra il ventesimo anniversario dalla nascita, che risale al 1995. E lo fa a modo suo, con una crociera sul Mar Mediterraneo Orientale che parte dal porto di Civitavecchia per scoprire le bellezze dei territori italiani, francesi e spagnoli. Per un’intera settimana, Soci e manager del Gruppo potranno esplorare ed assaporare il fascino delle città toccate dall’itinerario. E, durante il viaggio, non mancheranno importanti appuntamenti professionali e di confronto che culmineranno nella consegna di attestati di riconoscimento da parte di Sisa SpA al Presidente del Cedi SISA Sicilia Vito Petitto e al Consigliere di Amministrazione Nazionale Alfio Morfino.

Con 147 punti vendita, 109 Soci, 21 affiliati e 150.663.000 euro di fatturato Cedi nel 2014, il Cedi SISA Sicilia è una realtà in grado di rispondere alle esigenze dei Soci in materia di consulenza, logistica, supporto commerciale e marketing diversificato. Si presenta dunque non solo come un centro distributivo, ma vuole anche essere centro di servizi all’avanguardia.

Le etichette elettroniche Ses tra gestione del punto vendita ed engagement del cliente

Le etichette elettroniche sono una realtà per il retail da circa quindici anni, ma è solo con l’avvento della tecnologia Nfc che si stanno sviluppando tutte le potenzialità sia nella gestione del punto vendita, per quanto riguarda le rotture di stock e la disponibilità delle referenze a scaffale, per arrivare all’integrazione con il digital signage all’interno dello store, sia, sul lato dell’interazione con il cliente, per quanto riguarda le promozioni personalizzate sullo smartphone.

Ses-Store Electronic Systems è uno dei maggiori operatori nello sviluppo delle etichette elettroniche e Alessio Guffré, direttore generale di Ses Italia, ci parla in questa breve videointervista raccolta al World Retail Congress, delle direzioni di sviluppo di queste tecnologie.

Ses è recentemente entrata tra i finalisti dell’e-Commera Award della Paris Retail Week per l’utilizzo delle etichette elettroniche nel negozio Intermarché di Mairie d’Issy (v. qui l’articolo pubblcato da inStore), proprio in collegamento con lo smartphone. Grazie alla tecnologia NFC (Near Field Communication) incorporata nelle etichette elettroniche Ses, i consumatori possono aggiungere i prodotti al carrello della spesa semplicemente avvicinando lo smartphone all’etichetta elettronica; ciò permette di beneficiare all’istante di sconti personalizzati e di conoscere in ogni momento l’esatto totale della spesa, passando alla cassa senza la necessità di dover svuotare il carello.

La strategia di Google: aiutare il retailer a cogliere l’attimo (di vendita)

C’era una volta un motore di ricerca, che nel giro di pochi anni sbaragliò la concorrenza (qualcuno si ricorda Netscape?) grazie alla grande efficenza garantita dagli ormai mitici algoritmi.

Oggi Google, forte di un fatturato di 15,5 miliardi di USD derivato solo dalla pubblicità nel primo trimestre 2015 (+11% dallo stesso periodo 2014), guarda al retail. Obiettivo: far trovare al consumatore il punto vendita più vicino, ed economico, in tempo reale, per l’acquisto di qualsiasi cosa. Che sia online o fisico, poco importa. L’importante è che il cliente ottenga ciò che vuole, nel minor tempo possibile (e senza tanti ripensamenti).
In questa direzione vanno i nuovi prodotti del colosso di Mountain View, come ha spiegato Jonathan Alferness, Global VP of Product Management and Shopping di Google al World Retail Congress settimana scorsa a Roma.

Jonathan Alferness
Jonathan Alferness di Google.

«È in atto una rivoluzione nel retail, e non siamo ancora all’apice perché ancora metà della popolazione mondiale deve connettersi. Al centro di tutto c’è il dispositivo mobile. Già in dieci Paesi la ricerca in mobilità ha superato quella da desktop, dunque i retailer hanno infinite opportunità di raggiungere i consumatori sul mobile». L’importante, secondo Alferness, è cogliere il momento, anzi il micromomento giusto. «Ci sono tantissime occasioni nell’arco della giornata nelle quali una persona ha bisogno di un contatto con la marca, mentre in molti altri momenti non vuole essere disturbata. I consumatori stanno interagendo con i retailer per brevissimi momenti di tempo, quando fanno ricerche in mobilità. Il 76% ricerca su smartphone o tablet prima di andare nel punto vendita, e una ricerca su tre genera una visita. Il futuro del retail sta proprio nella capacità di cogliere, di essere visibili in questi micromomenti».
Qualcuno in realtà lo sta già facendo: Darty ha un “bottone di emergenza” schiacciando il quale si viene richiamati entro 60 secondi, Argos riceve già il 25% di ordini via mobile, Amazon sperimenta con i droni, la britannica Jinn a Londra acquista e consegna qualsiasi cosa (dal pranzo al caffè al caricatore per il cellulare) da qualsiasi negozio in un’ora, Target ha aperto a San Francisco un nuovo tipo di store, chiamato Open House, in cui si invita chi entra a sperimentare le nuove tecnologie nel campo della domotica. Ma solo il 2% dei retailer sarebbe pronto a “cogliere l’attimo”.

Gallery: i tre errori dei retailer secondo Google

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«Noi ci consideriamo dei connettori, degli assistenti allo shopping finali, costruiamo una struttura». Con Google shopping innanzitutto, che risponde alla domanda implicita nella ricerca “dove trovo un frullatore?” con una serie di opzioni, online ma anche fisiche, un’opportunità per i piccoli negozi “smart” oltre che per le catene, considerato che le ricerche geolocalizzate sono aumentate di 34 volte dal 2011. Ma anche tramite YouTube: «pensate alle opportunità di vendita date dai video tutorial di YouTube, per il make-up ad esempio, visti da milioni di persone, se con un click si può comprare un prodotto descritto». Una sorta di “acquisto di impulso digitale” se vogliamo: è questo il “micromomento dello shopping”.

Al via il 19 settembre il talent di Nastro Azzurro “Portami Lontano”

Tra talent show che è anche una sfida tra quattro grandi eccellenza del Made in Italy: moda, food, tech e design, rappresentate ciascuna da un “mentore” e da un giovane talentuoso, selezionato attraverso il concorso “Una Nastro Azzurro Con” tra 120 partecipanti: è il concept che sta alla base di “Portami Lontano”. Sviluppato in quattro puntate, andrà in onda in contemporanea su FoxLife, FoxComedy e Nat Geo People a partire dal 19 settembre, ogni sabato alle 20.00. I quattro vincitori delle categorie Moda, Food, Tech e Design, che parteciperanno al format televisivo si confronteranno con il proprio “mentore”, ma solo uno di questi si aggiudicherà il corso presso la “Mind The Bridge” di San Francisco.

I talenti selezionati sono per la Moda Alessandra Ribello, che ha vinto con il progetto “Remade your denim”, che si propone di dare nuova vita al proprio jeans puntando a garantire qualità, stile e sostenibilità; per il Food Andrea Marconi con “Foodoor.it”, un box con tutto ciò che serve (videoricetta compresa) per cucinare una cena top, direttamente consegnato a casa; per il Tech Marco Tittarelli con “Handsapp”, una game app con finalità benefiche che per prima unisce, in un’unica piattaforma, aziende, giocatori ed enti no profit; per il Design Federica Sala con “Interiorbe”, un portale che rende l’Interior Design di qualità accessibile a tutti.

In ogni episodio di “Portami Lontano”, programma prodotto da FreMantle Media ed al cui concept creativo ha collaborato l’agenzia DLV BBDO, ogni vincitore si confronterà con il proprio “mentore”. «La scelta dei maestri da affiancare ai nostri talenti non è stata facile» racconta Sabrina Fontana, Marketing Manager di Nastro Azzurro & Premium Brands «abbiamo puntato su professionisti di rilievo, affermati nel mondo, che rappresentassero al meglio la realizzazione del talento “Made In Italy”». I mentori sono per la Moda Luca Rubinacci, erede di una famiglia di grandi sarti e fondatore della linea prét à porter “Rubinacci”; per il Food Gino Sorbillo, uno tra i Pizza Chef italiani più affermati ed apprezzati nel mondo, che spopola sui social network; per il Tech Benedetta Lucini, Manager di Start Up che, dopo studi ed importanti esperienze all’estero, è tornata nel Belpaese per seguire l’avvento di Uber della quale è stata general manager Italia; per il Design Lorenza Bozzoli che ha iniziato come Fashion Designer per aziende come Fiorucci e Sergio Rossi per poi spostarsi sull’industrial design, diventando una delle più importanti “firme” di Alessi.

Nastro Azzurro seguirà, attraverso i propri canali social, tutta l’esperienza di queste settimane e di quelle a venire. Le informazioni sui vincitori, sui maestri e su quanto accadrà nelle prossime settimane sono disponibili sul sito di Nastro Azzurro.

Arriva in Italia Best Brands, l’oscar che premia risultati di vendita e awareness

best brands Stephan Nießner , Ferrero 11.02.2015 Foto: Astrid Schmidhuber

Nato in Germania, dove il gruppo di comunicazione Tedesco Serviceplan lo ha creato nel 2004, sbarcato in Cina nel 2014, il premio Best Brands arriva in Italia, per certificare con precisione quale fra tutti i brands del nostro paese è in assoluto il top.

Tutto merito del criterio oggettivo adottato e pserimentato da un decennio: la classifica delle marche italiane verrà stilata non secondo l’opinione (spesso autorevolissima) di una giuria, ma secondo due criteri oggettivi e molto diversi tra loro: il successo economico e l’affetto del pubblico: quindi share of market share of soul.

Per partecipare non serve un’iscrizione al premio: sono candidate d’ufficio tutte le marche rappresentative sia come quota di mercato, sia come capacità di investire in comunicazione, valutata sulla media degli ultimi quattro anni.

Giovanni Ghelardi, Amm. Del. di Serviceplan Italia
Giovanni Ghelardi,, Amm. Del. di Serviceplan Italia

«Best Brands si basa su uno studio estensivo condotto da GFK direttamente su 3.000 persone in Italia – spiega Giovanni Ghelardi AD di Serviceplan Italia che insieme agli altri partner, GFK Italia, RAI Pubblicità, System 24 e ADC Group e con il sostegno di UPA, promuove l’edizione nazionale del premio – con un metodo assolutamente inedito che mette in relazione attraverso un algoritmo esclusivo sia il potenziale economico del brand che il suo legame affettivo con la gente».

Silvio Silprandi, Vice Presidente GfK Eurisko Italia, entra nello specifico della metodologia. «È un processo molto articolato: l’indice finale nasce da due famiglie di indicatori. Da una parte abbiamo il «successo della marca» che comprende la Market Share (cioè la quota di mercato a valore), la Loyalty del consumatore (cioè la fedeltà al brand espressa attraverso l’acquisto più frequente) e il Premium Price (cioè il livello di prezzo su cui si attesta la marca rispetto alla media della competition) e la «share of soul» che comprende la Brand awareness (domande che rilevano il livello di familiarità con la marca), il Brand Potential Index (calcolato su una serie di domande che misurano propensione a spendere di più rispetto alle altre marche, personal relevance, attrattività, distintività e superiorità), il Cross-selling potential (domande che raccolgono il livello di propensione all’acquisto/utilizzo di un nuovo prodotto della marca). In sostanza però l’ingrediente fondamentale di tutto il processo sono i consumatori. Sono loro a determinare sia il successo economico di una marca sia ad esprimere i dati più ‘emozionali’».

In attesa del 28 ottobre quando saranno ufficializzati i Best Brands irtaliani, nell’ultima edizione svoltasi in Germania è stata riconosciuta l’importanza dei brand italiani con l’istituzione della categoria Best International Brand/Corporate Brand Italy vinta da Ferrero, al secondo e terzo posto si sono classificate Tod’s e Luxottica.

Dirk promotes itself with a floating supermarket

Take advantage of an event in Amsterdam that attracts hundreds of sailing and other boats and thousands of people to promote its supermarkets: that is what the Dutch retailer Dirk van den Broek did during Sail 2015 last 19 to 23 August. The idea, borrowed from the river markets of the East, was to create a “floating (and self-propelled) supermarket”, with each boat containing a single product (water, bananas, snacks) that was offered to the spectators on boats or along the banks of the canals in the centre of Amsterdam. Success (at least from the media point of view) assured.

The Dutch retailer is not new to “smart” promotions: last May, in the aisles of a store in the Dutch city, it set up a discotheque (at night) where visitors could dance and at the same time buy biscuits, drinks or whatever.

Dirk van den Broek during Sail 2015 last 19-23 August, set up a (mobile) “floating supermarket” on the canals of the Dutch city.

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