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Un nuovo pack per i formati speciali della linea Dedicato di Granoro

Dopo essere stato il primo pastificio in Italia ad aver lanciato il pack riciclabile nella carta per tutte le linee di pasta Biologica, si rafforza l’impegno di Granoro nella promozione di un approccio sostenibile e nella riduzione della plastica dal proprio packaging. Dal mese di ottobre anche i formati speciali della Linea Granoro “Dedicato”, la pasta di filiera 100% Puglia, saranno confezionati con un pack in carta riciclabile – Aticelca 501. Si tratta di un incarto accoppiato carta/film in cui la componente in carta rappresenta più del 65%, rendendo la confezione perfettamente riciclabile nella carta (metodo Aticelca 501).

La carta utilizzata per le confezioni Granoro è certificata FSC, con provenienza certificata da foreste gestite in maniera corretta e responsabile. Con questa ulteriore e importante scelta Granoro punta a ridurre ulteriormente e in maniera sostenibile l’impatto ambientale in termini di emissioni di CO2, ridimensionando l’utilizzo di plastica in media del 35% per ogni confezione.

«L’utilizzo di un pack in carta – spiegano da Granoro – si colloca in un percorso di sostenibilità che l’azienda ha intrapreso ormai da diverso tempo e che è finalizzato sia alla riduzione dell’impatto ambientale, anche grazie ad investimenti in impianti di trigenerazione, che alla promozione di un nuovo modello sociale, che prevede l’attuazione di rapporti di lavoro etici e sostenibili con i propri dipendenti e il potenziamento di accordi di filiera volti alla sostenibilità economica della cerealicoltura pugliese».

Entro il termine del 2021 Granoro prevede di convertire in film carta tutti i formati speciali della linea “Dedicato”, ampliando così la quota di pasta prodotta con packaging riciclabile nella carta per altri 4 milioni di pacchi.

Pasta e consumatori: cosa ci dicono i Big Data. L’analisi di XChannel

Italia: ammonta a ben 23 chilogrammi la quantità di pasta pro capite, il doppio rispetto agli altri paesi. Ecco il primo dato eclatante dell’International Pasta Organization. Se d’estate il consumo diminusice un po’, con l’arrivo dell’autunno, torna però a crescere: lo si vede chiaramente dai trend dei volumi di ricerca su Google: dal 2014, le query relative alla parola pasta registrano un calo da maggio ad agosto, per risalire fino al picco dell’ultima settimana di dicembre. L’amore per la pasta nel nuovo millennio non si dimostra solo tra gli scaffali dei supermercati, ma anche a suon di like e follow. Sfruttando questa opportunità, XChannel,  specializzata in strategia di marketing crosscanale, ha realizzato un Osservatorio Pasta, analizzando ciò che accade nel mondo dei big-data: quello dei motori di ricerca e dei social network.

I marchi oggetto di analisi sono stati i 10 top competitor del mercato: Pasta Rummo, Barilla, De Cecco, Voiello, La Molisana, Garofalo, Di Martino, Divella, Pasta Cuomo e Pastificio Felicetti. Vediamo nel dettaglio cosa è emerso.

In termini di Fan Base, Barilla occupa il posto più alto sul podio con  2,7milioni di fan su Facebook e 46mila follower su Instagram (@barillaitalia). Seguono Pasta Garofalo (206mila) e Pasta De Cecco (119mila), e poi Pasta Rummo (26mila) e Pastificio Felicetti (18mila). Nel 2019 sono stati finora pubblicati 763 post su Facebook e 669 post su Instagram, segno di una sana – seppur moderata – differenziazione di strategia tra i due canali, differenziazione dovuta anche alle diverse funzioni offerte dalle due piattaforme. Per esempio, Instagram può essere sfruttato per pubblicare caroselli (immagini a scorrimento su un unico post) che mostrano i singoli ingredienti di una ricetta: lo fa molto bene Pasta Rummo. Sempre Instagram è la patria delle stories, meno rivelanti su Facebook e utili per fare teasing prima di un post o semplicemente per arricchire le featured stories, cioè i gruppi di storie permanenti e organizzate per argomento.

E veniamo all’Engagement: su Facebook Pasta Cuomo registra un 4,6% di Post Interaction, seguita da Pasta Rummo (4,3%) e Voiello (4%); su Instagram vincono invece Pasta Rummo (3,8%), La Molisana (2,7%) e Pasta Di Martino (2,5%). .

Quanto ai contenuti, è evidente che i brand con maggiore share-of-shelf prediligono grafiche e video per comunicare i prodotti e i valori dell’azienda, mentre i player “follower” puntano più sul documentare la partecipazione a eventi istituzionali (o la loro organizzazione) ed eventuali riconoscimenti ricevuti. E così, mentre Pasta Garofalo ricorre spesso a grafiche distintive e immediatamente riconoscibili dallo sfondo nero, Pasta Di Martino propone una carrellata di post sulle manifestazioni che la vedono partecipe e/o partner.

Ma quali sono i temi principali? Ne emergono tre:

1) la linea Integrale: in particolare, Pasta Rummo promuove i suoi 12 formati di Bio Integrale attraverso il nuovissimo pack, Voiello fa affidamento sulla notorietà dello Chef Antonino Cannavacciuolo (mettendo un suo mini-video sulla cover di Facebook), Barilla posta – tra l’altro – un video con Roger Federer mentre De Cecco esalta la qualità della pasta e il metodo Lenta Essicazione. Questa scelta è avallata dai dati di mercato ISMEA, secondo cui il consumo di pasta integrale dal 2015 al 2017 è aumentato dal 36% al 75%, imponendosi sulla senza glutine (dal 7% al 30%) e sulla biologica (dal 13% al 63%).
2) la provenienza del grano: il pubblico è sempre più attento alla tematica, tanto che diversi brand focalizzano parte della comunicazione sulle origini della loro pasta. La Molisana, su tutti, non perde occasione di sottolineare l’italianità del prodotto. Va detto che – sempre secondo i dati ISMEA – il 30-40% del grano utilizzato proviene dall’estero, e questo non solo per soddisfare la crescente domanda di molini e pastifici, ma anche a causa della scarsa redditività del grano italiano.

3) le ricette, che in un mondo sempre più popolato da Chef amatoriali non smettono di essere apprezzate: c’è chi posta il procedimento nel copy dei post, chi inserisce un link che rimanda alla relativa sezione del sito e chi si limita a consigliare i piatti senza specificare dosi e procedimento.

Gusti e forme nuove per ogni occasione, ecco la pasta per Halloween e per Natale

Al di là dei formati tradizionali c’è fermento nel mondo della pasta: Dalla Costa, una delle principali aziende italiane nel settore della produzione di pasta secca con sede a Castelminio di Resana in provincia di Treviso ricerca gusti e forme particolari. L’attrazione per il design e la geometria del prodotto ha stimolato l’azienda a reinventare la struttura delle forme per creare paste originali e uniche che celebrino momenti di festa e di vita quotidiana. 

Un’attenzione particolare è dedicata al mondo dei bambini, per i quali si produce una selezione di prodotti in licenza Disney e, nel 2018, è stata avviata la produzione di una linea gluten free biologica, VeganOK, senza additivi, frutto della ricerca e dello sviluppo di prodotti rivolti anche a chi non può assumere glutine. 

I formati speciali si differenziano per l’impiego di diverse semole e farine e, grazie all’utilizzo di spezie e verdure disidratate, che arricchiscono il prodotto di sapore, profumo e colore. 

Nel processo di lavorazione vengono utilizzate trafile in bronzo e la pasta viene lasciata essiccare a lungo e a bassa temperatura. Si raggiunge così una qualità eccellente che si esprime nella consistenza e nella ruvidezza che consente di trattenere ogni tipo di condimento ed esaltare ingredienti e profumi. 

Tra le ultime realizzazioni di Dalla Costa c’è quella dedicata ad Halloween a forma di ragni, zucche e pipistrelli neri e arancioni, colori dati dalla lavorazione delle carote arancioni e viola disidratate.

Alberi di Natale, pacchettini regalo, candele e stelle comete contraddistinguono invece la Christmas Pasta, la pasta dedicata al Natale. Il colore rosso e verde è ricavato attraverso pomodoro e spinaci disidratati.

 

Pasta 100% con grano italiano e alto-proteico: la nuova ricetta de La Molisana

Da settembre pasta La Molisana arriva sugli scaffali con una nuova ricetta, fatta con grano esclusivamente italiano e alto-proteico (fino al 17%). Tutto ciò è reso possibile da un percorso virtuoso di agricoltura sostenibile che valorizza le colture locali attraverso parametri qualitativi e tecnologici altissimi. Il grano proviene infatti da Molise, Puglia, Marche, Lazio e Abruzzo, dove gli accordi di filiera messi in atto da La Molisana riconoscono agli oltre 1.450 agricoltori un prezzo minimo garantito e introducono modelli premiali che incentivano la qualità della materia prima.
In questo modo La Molisana mette a punto un importante strumento per sostenere l’agricoltura italiana, creare un legame stabile con i coltivatori e tutelare il loro lavoro.

Questo impegno sarà ben evidente sulle nuove confezioni che orgogliosamente mostrano la scritta ”solo grano italiano decorticato a pietra”. La novità interessa l’ampia gamma di formati sia classici, sia integrali. Compreso l’iconico Spaghetto Quadrato che si rifà alla tradizione regionale abruzzese-molisana dello spaghetto alla chitarra, i Rigatoni e le Farfalle Rigate Integrali, rivisitazione delle classiche farfalle in ridotte dimensioni dalla texture ruvida e porosa grazie alla trafilatura al bronzo è esaltata dalla rigatura su un lato, perfetta per catturare il condimento.

L’azienda ha anche lanicato il nuovo concorso “La Molisana e Gli Incredibili, insieme per una pasta da eroi”: modalità e informazioni su www.lapastaincredibile.it da dove è anche possibile scaricare il ricettario

Indicazione di origine per riso e pasta, Coldiretti presenta le prime confezioni

A due settimane dall’entrata in vigore del decreto sull’indicazione di origine per riso e pasta (prevista per il 16 e 17 febbraio) Coldiretti presenta le prime confezioni con l’etichetta che indica la provenienza della materia prima. E ricorda come un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori.

Scopo dell’etichetta è quello di incentivare un settore a rischio, con il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione, una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono per un territorio di 2 milioni di ettari coltivati situati spesso in aree marginali. Ma l’etichetta darà ossigeno anche ai risicoltori italiano, considerando che dai Paesi asiatici proviene oggi la metà del riso importato. e che il prodotto straniero è spesso favorito dal regime praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Il risultato è che un pacco di riso su quattro contiene prodotto straniero, con le quotazioni del riso italiano per gli agricoltori crollate dal 58% per l’Arborio e il Carnaroli e del 37% per il Vialone nano, senza peraltro avere effetti sui prezzi al consumo. 

 

Pasta e riso, cosa prevedono le nuove etichette

Il decreto stabilisce che dal 17 febbraio prossimo le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più Paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

L’indicazione in etichetta dell’origine per il riso scatta il 16 febbraio e deve riportare le diciture “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Qualora le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura “origine del riso”, seguita dal nome del Paese. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture “UE”, “non UE”, ed “UE e non UE”.

 

Richiesta popolare

La scelta di apporre in etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti è condivisa dal 96% dei consumatori italiani e confermata anche dal Tar del Lazio che ha sottolineato come sia “prevalente l’interesse pubblico ad informare i consumatori considerato anche l’esito delle consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese di origine e/o del luogo di provenienza dell’alimento e dell’ingrediente primario”. 

 

Dalla carne alla passata, tutte le indicazioni obbligatorie

L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 19 aprile 2017 l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, è stato raccolto l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine del miele.

Dall’indicazione dell’origine è esclusa oggi un quarto della spesa alimentare degli italiani, dai salumi ai succhi di frutta, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio.

Lo scaffale della Pasta Secca. L’analisi di Immediando

Anche nel caso della Pasta secca, piatto tipico della tradizione alimentare italiana, le nuove istanze salutistiche stanno progressivamente condizionando l’assortimento a scaffale. All’interno di questa categoria i player producono prodotti innovativi e gustosti con un occhio in più all’aspetto salutistico. Farine integrali, farine biologiche di semola, di farro, riso e mais sono le principali, farina di lenticchie, ceci e arricchite sono le più innovative e negli ultimi anni stanno aumentando il loro spazio espositivo sugli scaffali.

Dunque il mercato della pasta secca dà ai consumatori la possibilità di scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze grazie ad un vasto assortimento. Nel complesso, il comparto della pasta secca propone circa 255 referenze, domina la pasta di semola con le sue 193 referenze, seguita dalla pasta di farina biologica e insapore (kamut, quinoa, lenticchie, ceci, orzo…) che occupa il 12% dello scaffale con 41 prodotti presenti a scaffale (16% delle referenze totali della categoria), mentre la pasta senza glutine  ha il 7,2% delle referenze della categoria.

Sugli scaffali della Gdo, la pasta corta è il prodotto con maggior spazio espositivo ma anche il maggior assortimento (grazie alle numerose tipologie di pasta prodotte, dalle più conosciute come le penne rigate o lisce, ai radiatori, dalle mezze maniche ai cellentani). Nel segmento della pasta di semola, la pasta corta occupa il 76% dello scaffale, dati piuttosto simili anche nella pasta biologica e insapore.

All’interno del mercato vi sono numerosi produttori, sia appartenenti a grandi gruppi sia piccoli produttori locali, specializzati nella produzione di farine integrali ma soprattutto biologiche. Sugli scaffali della Gdo partecipano alla competizione più di 40 players (inoltre vi sono più di 200 piccoli produttori), ma, da soli, i 4 principali occupano il 61% dello scaffale. La PL ha un ruolo cruciale con una quota spazio pressochè pari al leader di mercato.

Negli ultimi anni gli acquisti dei consumatori sono cambiati e l’attenzione verso la salute è riuscita a mutare l’immagine tradizionale degli scaffali e la competizione all’interno della Gdo. I nuovi produttori, nati dal fenomeno salutistico, hanno apportato dei cambiamenti anche in una categoria come la pasta che per anni si è basata sulla tradizione. Tutte queste novità hanno portato ad una diminuzione dei consumi della tradizionale pasta di semola, ma nonstante ciò i consumi della pasta sono aumentati grazie alla pasta biologica e integrale e alla pasta arricchita. Segnali del cambiamento in atto, riscontrabili anche a scaffale. 

di Diego Rovetta- Immediando

Nel flagship La Molisana a Termini full immersion in quota e limited edition

Dal 10 ottobre e per un mese sarà alla Stazione termini di Roma il Temporary Store de La Molisana che, grazie a video e postazioni multimediali, proporrà al pubblico di proiettarsi a 730 metri di altitudine, dove hanno sede il molino e il pastificio dell’azienda. Tra le pochissime che presidiano l’intera filiera: dalla selezione delle materie prime al prodotto finito.
Forme semplici, materiali naturali e tradizionali come legno e pietra fanno del Temporary Store un vero e proprio avamposto del territorio di origine. La Molisana è infatti un pastificio di montagna, dove l’aria rarefatta conserva il grano integro e assicura una pasta essiccata in purezza. L’acqua di sorgente arriva fredda dal Parco del Matese e con le sue proprietà oligominerali certificate rende la pasta particolarmente genuina e digeribile. Grazie ai video della vetrina multimediale i visitatori vivranno una full immersion nelle diverse fasi di lavorazione: dalla decorticazione a pietra del grano alla trafilatura al bronzo della pasta, tecniche della tradizione svolte oggi con le più moderne tecnologie.


Il Temporary Store di Roma sarà anche l’occasione per scoprire il nuovo pack e la nuova ricetta della pasta La Molisana nei formati più classici o in quelli più innovativi, come lo Spaghetto Quadrato e le Farfalle Rigate.
In vendita anche gli esclusivi kit box di Sfarinati oppure pasta corta o lunga, classica, integrale o senza glutine. Solo presso il Temporary Store saranno in vendita questi speciali contenitori a tiratura limitata che, in linea con la natura eco-friendly del brand, si trasformano in oggetti colorati e utili per la casa, come svuotatasche e portariviste.
E per chi ama cimentarsi in ricette speciali saranno disponibili, in esclusiva nello Store originali accessori da cucina. Sarà inoltre possibile scoprire da vicino una grande novità nella gamma de gli Sfarinati La Molisana: la speciale semola per pizza.

Nuova ricetta e restyling per la pasta La Molisana, nel nome della qualità

Punta su clean label e trasparenza in etichetta il rebranding effettuato da pasta La Molisana, che si presenta sugli scaffali con una nuova ricetta e un nuovo pack. Non è un semplice restyling estetico, ma un rebranding con un nuovo logo che riassume la forte identità di un marchio storico dell’alimentare Made in Italy, nato nel 1912. E che ha caratteristiche fatte per convincere il, consumatore d’oggi: dalla filiera integrata, dal chicco di grano alla tavola, perché le semole arrivano al pastificio dall’adiacente Molino di proprietà dell’azienda, anch’esso con una tradizione ultracentenaria al territorio, quello di Campobasso, con caratteristiche e risorse uniche. La pasta La Molisana, fatta di sola semola (70%) e acqua (30%), nasce a 730 metri di altitudine. L’aria fresca conserva integro il grano, assicurando una pasta essiccata in purezza.

Ma il nuovo pack custodisce infatti anche una nuova ricetta, che alza ulteriormente l’asticella della qualità. Si parte dalla selezione dei grani, che grazie alla competenza della famiglia Ferro, mugnai da quattro generazioni, porta il valore proteico da 14% a 14,5%, incrementando uno dei principali parametri con cui si misura la qualità della pasta e la sua tenacia in cottura (superiore alla media del mercato, pari al 12%). Al migliore grano duro dal profumo intenso, dal colore giallo tenue e dall’alto contenuto proteico, si aggiunge un’acqua certificata da un bollino di qualità. L’Acqua del Parco del Matese, utilizzata per impastare le semole, è infatti riconosciuta per le sue caratteristiche oligominerali e la sua leggerezza; è povera di sodio e nitrati, dunque indicata anche per l’alimentazione dei bambini.

 

Pack “parlante”

È su queste straordinarie materie prime che si innesta il sapiente lavoro dei mastri mugnai e pastai de La Molisana, evidenziato sul pack (anch’esso innovativo per la sua categoria, dall’effetto tattile “vellutato”) che comunica le modalità di lavorazione. Come la decorticazione a pietra, una moderna tecnologia che utilizza un metodo antico, che permette di purificare ogni singolo chicco di grano con precisione e delicatezza, rispettandone le qualità originali. La trafilatura al bronzo, poi, garantisce una pasta ruvida e cattura-sughi.

Nuove ricette di pasta senza glutine e vegetale per Farmo

Senza glutine, tutta vegetale, fatta con ingredienti alternativi ai più comuni mais e riso: sono le nuove ricette di pasta di Farmo, che utilizzano legumi e cereali “alternativi” e naturalmente gluten-free. 

Dunque quinoa, amaranto, grano saraceno, ceci, lenticchie rosse, cavolo verde, cavolfiore bianco, carote, prezzemolo accrescono la qualità nutrizionale della pasta aumentandone l’apporto di proteine, fibre, vitamine e sali minerali, con una presenza ridotta di grassi saturi. L’attività di ricerca e sperimentazione ha permesso alle nuove paste di avere un gusto e una consistenza piacevoli, con un’ottima tenuta di cottura.

La linea SOLARE, che oggi vede già in commercio la Pasta di Lenticchie Rosse nei formati spaghetti, penne e fusilli, si amplia con le ricette nei formati lunghi e corti della Pasta di riso integrale, Pasta Multicereale (riso integrale, riso bianco, mais e quinoa, Pasta di Ceci, Pasta di Cavolo verde (riso integrale e cavolo verde), Pasta di Grani antichi (disponibile in due varianti: riso integrale, amaranto, cavolo verde, quinoa e mais, riso bianco, riso integrale, grano saraceno e quinoa), Pasta di Carote e Prezzemolo (riso integrale, carote e prezzemolo), Pasta di Quinoa (riso integrale e quinoa) e Pasta di Cavolfiore (riso integrale e cavolfiore bianco).

Produrre Pasta utilizzando legumi inediti, verdure e cereali naturalmente senza glutine è il nuovo driver di sviluppo di Farmo, che si propone a un numero crescente di consumatori interessati alle tendenze salutistiche. Un target sempre più ampio che non annovera solo celiaci, vegani, vegetariani, sportivi, seguaci di regimi alimentari low carb o high protein, ma si sta estendendo progressivamente ad includere chiunque ricerchi un’alimentazione nutriente, sana e alternativa. Persone che scelgono di consumare cibi gluten free perché li considerano più leggeri, digeribili e migliori dal punto di vista nutrizionale.

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla pasta ve lo dice Aidepi, con la guida al sugo

Quali sono i formati di pasta più richiesti? e il sugo più adatto a quel formato? A questa e altre domande risponde Aidepi, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, che ha presenta una guida per abbinare ad ogni formato di pasta il suo condimento.

Che dice come ad esempio Spaghetti, Penne, Rigatoni, Fusilli da soli raccolgono il 70% del gradimento dei nostri connazionali. Ma anche che dei 300 formati esistenti, ognuno racconta una storia, ognuno si lega a un condimento d’elezione. Qualche esempio? Con la Carbonara rigatoni o spaghetti. Con i sughi di mare vanno preferiti i formati più lisci. E guai ad abbinare gli Ziti con un aglio olio e peperoncino. Al di là delle “coppie fisse” stabilite da una tradizione secolare (Spaghetti sono con aglio olio e peperoncino o con il sugo al pomodoro, Trofie con il pesto, Tagliatelle con il ragù alla bolognese) ci sono, secondo Aidepi, quattro parametri da tenere d’occhio: la trafila, il formato, la capacità di contenere sughi e l’intensità al palato. Perché, in base al formato (rigato, liscio, bucato, spesso o sottile), l’esperienza gustativa è differente ed è necessario comportarsi in maniera adeguata. Ecco come raccapezzarsi:

Pasta lunga:

Bucatini: amatriciana. gricia, sughi strutturati con pomodoro e formaggi
Bavette: sughi semplici di pesce, pesto alla genovese
Capellini: minestre
Fusilli: con ragù alla napoletana, sughi di carne, ricotta.
Lasagne: sughi ricchi di carne, formaggi e verdure
Maccheroncini: ragù alla napoletana, sughi di carne.
Rigatoni: sughi corposi, ragù di carne, verdure, salsiccia. adatti anche a timballi al forno, con sughi di carne
Spaghetti: serviti asciutti, con filetto di pomodoro, sughi all’olio, sughi di pesce, carbonara
Ziti: serviti asciutti, in timballo o spezzati con ragù alla napoletana o sughi di carne.

Pasta corta:

Conchiglie: con salsa di pomodoro, sughi semplici, sughi di carne.
Farfalle: sughi semplici all’olio, paste fredde estive
Mezze maniche rigate: pomodoro fresco o sughi semplici al burro, carbonara
Orecchiette: cime di rapa, sughi al pomodoro e ricotta.
Pasta mista: in brodo, brodo, minestroni, zuppe, la pasta e fagioli.
Penne lisce: sughi leggeri di pesce e verdure, pasta fredda
Paccheri: ragù di pesce, sughi corposi di verdure
Trofie: lessate con fagiolini e patate e poi condite con il classico pesto alla genovese

 

L’Italia è leader mondiale nella produzione (3,2 milioni di tonnellate) e consumo (24 kg a testa) di pasta.

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