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Ortofrutta, i contenitori in plastica sono il problema o la soluzione?

Nel dibattito europeo sugli imballaggi, la plastica continua a essere raccontata più come un problema da eliminare che come una soluzione da valorizzare. Contrario a questa logica – definita una semplificazione – è Pro Food, gruppo merceologico di Unionplast – Federazione Gomma Plastica (Confindustria), che rappresenta le principali aziende produttrici di contenitori in plastica per alimenti e bevande, con circa 4.500 addetti, 29 stabilimenti e oltre il 70% della produzione nazionale del settore. L’approccio scelto dall’associazione si propone infatti di essere tecnico e basato sui dati: non difendere la plastica in quanto tale, ma valutare ogni soluzione in funzione del suo impatto lungo l’intero ciclo di vita, del contributo alla sicurezza alimentare, alla logistica e alla riduzione degli sprechi.

CONTO ALLA ROVESCIA PER L’APPLICAZIONE DEL PPWR
A rendere rilevante la questione è l’entrata in vigore del PPWR e la sua applicazione a partire dal prossimo mese di agosto. La fase attuativa è già in corso, con le prime linee guida della Commissione – pubblicate meno di un mese fa – chiamate a chiarire, tra gli altri aspetti, definizioni e responsabilità mentre entrano in vigore obblighi stringenti. In questo contesto, Pro Food richiama l’attenzione sul rischio di un’applicazione non basata su evidenze scientifiche. A maggior ragione in una fase in cui a livello operativo la road map è molto stringente per questa importante transizione e, per l’associazione, sarebbe opportuno un rinvio o una revisione degli obiettivi.

IL PACK SOSTENIBILE È QUELLO CHE RIDUCE GLI SCARTI
Il principio al centro della posizione di Pro Food è chiaro: la sostenibilità non può essere valutata guardando solo al materiale, ma deve includere anche il prodotto confezionato. Soluzioni apparentemente più “virtuose” possono generare impatti maggiori se riducono la shelf life o aumentano gli scarti. Studi LCA, come quello realizzato con l’Università di Torino e commissionato da Pro Food, mostrano ad esempio performance ambientali competitive degli imballaggi in rPET, anche grazie alla riduzione delle perdite alimentari.
Per cui le restrizioni all’uso di imballaggi in plastica per ortofrutta confezionata sotto 1,5 kg e nel settore Horeca previste dal PPWR a partire dal 1° gennaio 2030, non sono accettabili a giudizio di Pro Food, proprio per il fatto di non essere fondate su una valutazione d’impatto specifica. Il tema è ancora più rilevante considerando che circa il 50% dell’ortofrutta in Europa è già venduto sfuso, gli imballaggi in plastica per ortofrutta rappresentano solo l’1,5% di tutti gli imballaggi in plastica per alimenti e che il comparto ha già raggiunto livelli elevati di contenuto riciclato, in alcuni casi superiori agli obiettivi fissati dal PPWR per il 2040. Da qui, ribadisce Pro Food, emerge un’esigenza di coerenza normativa tra obiettivi e stato dell’arte industriale.

LA FRAMMENTAZIONE DELLE REGOLE È NEMICA DELL’EXPORT
Pro Food sottolinea inoltre un rischio per il mercato unico: l’eventuale definizione di liste di esenzione di prodotti ortofrutticoli che potranno continuare ad essere confezionati in imballaggi in plastica, diverse tra Stati membri, frammenterebbe il sistema, costringendo le imprese ortofrutticole ad adattare il packaging Paese per Paese, con impatti su costi, logistica e libera circolazione delle merci.
Per questo l’associazione è impegnata su più fronti: partecipazione ai lavori sugli atti delegati e alle linee guida applicative, dialogo con le istituzioni e supporto a iniziative legali su aspetti ritenuti critici del regolamento.

TRANSIZIONE ECOLOGICA BASATA SUI DATI
È lo stesso gruppo Pro Food a sintetizzare la propria posizione: la transizione deve essere coerente e basata su dati scientificamente provati. Il packaging in plastica deve essere ottimizzato e riciclato per un suo riutilizzo, ma non eliminato dove svolge una funzione essenziale. Il futuro del packaging alimentare passa da eco-design, innovazione, filiere del riciclo e valutazioni scientifiche capaci di misurare l’impatto reale delle alternative.
In questa prospettiva, Pro Food si candida ad essere un interlocutore tecnico della filiera agroalimentare, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e competitività industriale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Regolamento UE sul packaging (PPWR), le richieste della filiera ortofrutticola

Chiarezza normativa, regole applicative coerenti, tempistiche adeguate e tutela del mercato unico: sono queste le principali richieste della filiera ortofrutticola europea in vista dell’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), prevista per la seconda metà del 2026. Secondo i rappresentanti del settore, l’assenza di definizioni chiare, di tempi certi e ragionevoli e di un approccio armonizzato a livello UE si tradurranno in un aumento dei costi lungo l’intera filiera, con effetti sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi di prodotti salutari e sul corretto funzionamento del mercato unico europeo.
È quanto emerso dal Fresh Produce Forum tenutosi nell’ambito di Fruit Logistica, durante la sessione “Unwrap the PPWR – Impacts, challenges and perspectives for the Fresh Produce Supply Chain”, promossa congiuntamente da Freshfel Europe e Pro Food. L’incontro ha riunito rappresentanti dell’industria del packaging e della filiera ortofrutticola con l’obiettivo di analizzare il quadro applicativo del Regolamento, il ruolo degli atti delegati e delle future linee guida, nonché le principali criticità operative ed economiche che il settore si troverà ad affrontare nei prossimi anni.

LE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO
Ad aprire i lavori è stato Philippe Binard, General Delegate di Freshfel Europe, l’associazione europea che rappresenta l’intera filiera ortofrutticola fresca, dalla produzione alla distribuzione. Nel suo intervento introduttivo, Freshfel Europe ha fornito un inquadramento complessivo del PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), richiamando l’attenzione sulle tempistiche di implementazione e sulle implicazioni specifiche per il comparto ortofrutticolo, un settore che rappresenta una quota marginale del packaging alimentare europeo, ma che è stato fortemente impattato dal PPWR e penalizzato rispetto ad altri settori con una quota di imballaggi più elevata. Il packaging svolge un ruolo essenziale nel garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e la riduzione degli sprechi lungo l’intera catena del valore.
A seguire, Maria Pamies Vallvé, Sustainability Policy Advisor di Freshfel Europe, si è concentrata sugli aspetti applicativi del Regolamento, illustrando lo stato di avanzamento dei lavori sugli atti delegati e sulle future linee guida applicative. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le criticità emerse nel corso della recente survey EFSA avviata dalla Commissione Europea, sottolineando la necessità di un approccio coerente, basato sui dati e maggiore aderenza alle specificità operative della filiera ortofrutticola.

SERVE UN’APPROCCIO PRAGMATICO
Nel corso del dibattito è intervenuto anche Roberto Zanichelli, Membro del comitato comunicazione di Pro Food, il gruppo merceologico di Federazione Gomma Plastica che rappresenta i produttori di imballaggi per alimenti freschi. Zanichelli ha sottolineato come la filiera non sia contraria alla regolamentazione, ma chieda che l’implementazione del PPWR sia guidata da un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche, in particolare su analisi di Life Cycle Assessment (LCA), evitando scelte ideologiche che potrebbero aumentare lo spreco alimentare e compromettere la sostenibilità complessiva della filiera.
Zanichelli ha richiamato in particolare l’attenzione sulle significative implicazioni economiche legate all’attuazione del Regolamento, evidenziando come l’assenza di definizioni chiare e stabili negli atti delegati possa tradursi in costi di riconversione elevati, investimenti mal indirizzati e maggiore incertezza per le imprese, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva della filiera. Ha inoltre sottolineato le criticità legate all’Allegato V e alle liste di esenzione differenziate tra gli Stati membri che rischiano di compromettere il principio del Mercato Unico, favorendo una frammentazione normativa che non garantisce uniformità di applicazione.

LA CERTEZZA GIURIDICA È FONDAMENTALE PER GLI INVESTIMENTI
È intervenuta inoltre Marzia Scopelliti, Senior Public Affairs Manager di EUROPEN, l’organizzazione europea che rappresenta l’intera catena del valore del packaging e tutti i materiali di imballaggio. Nel suo contributo, Scopelliti ha evidenziato come la fase di definizione degli atti delegati e delle linee guida applicative sia cruciale per garantire chiarezza, coerenza e prevedibilità normativa, condizioni indispensabili per consentire agli operatori della filiera di programmare investimenti e adeguamenti industriali in un contesto di adeguata certezza giuridica.

LA FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO UNICO PREOCCUPA
Un tema centrale del confronto è stato il rischio di frammentazione del mercato unico europeo. A questo proposito, Ann De Craene, in rappresentanza di VTB (Association of Belgian Horticultural Cooperatives) ha evidenziato le preoccupazioni della produzione primaria rispetto alla possibilità che gli Stati membri adottino liste di esenzione nazionali divergenti per i prodotti ortofrutticoli. Uno scenario che rischierebbe di creare distorsioni competitive, ostacoli alla libera circolazione delle merci e di compromettere il corretto funzionamento del mercato unico europeo.
Al termine dell’incontro è emersa una posizione condivisa da parte di tutta la filiera: senza un approccio armonizzato a livello UE e senza una valutazione oggettiva degli impatti ambientali, economici e sociali delle diverse soluzioni di packaging, l’attuazione del PPWR potrebbe tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera catena, incidendo sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi, già in calo in molti Paesi europei, il tutto senza alcun beneficio per l’ambiente, anzi, con il rischio di effetti opposti.

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