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Come crescono i consumi online. Lo studio di Salesforce

Covid-19: crescono gli acquisti digitali a svantaggio del retail fisico.

Il report Q1 Shopping Index di Salesforce, basato sui dati raccolti sulla piattaforma Commerce Cloud, si è occupato di analizzare questo trend.

Secondo i dati del report, il numero di acquirenti digitali unici è aumentato del 40% su base annua. Di seguito viene fornita un’analisi dettagliata dello stato del commercio digitale nel primo trimestre 2020 che tiene in conto la situazione attuale.

Superato lo shopping online di Natale

Poiché i governi hanno chiesto ai brand e ai rivenditori di beni non essenziali di chiudere i loro negozi fisici, i consumatori non hanno altra scelta che utilizzare i canali digitali per alcune categorie di prodotti. Di conseguenza, le performance nel Q1 hanno persino superato quelle della stagione dello shopping natalizio 2019, già molto importanti. I punti salienti del commercio elettronico per il primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019 rilevano dunque:

  • una crescita del 20% dei ricavi (rispetto alla crescita del 12% nel primo trimestre 2019);
  • una crescita del 16% del traffico digitale;
  • una crescita del 4% della spesa per acquirente (ossia l’importo medio speso dagli acquirenti per ogni visita).

Benché l’aumento del digitale sia ben lontano dal compensare l’enorme perdita che deriva dalle mancate vendite fisiche, sta comunque contribuendo ad arginare e sopperire a parte delle perdite. La crescente adozione del digitale continuerà anche quando i consumatori ritorneranno a una situazione più libera a cui ci eravamo abituati prima della pandemia. Questo è il motivo per cui così tanti rivenditori tradizionali, marchi nativi digitali e produttori di beni di consumo stanno raddoppiando il digitale per offrire un’esperienza senza interruzioni tra lo shopping journey virtuale e fisico.

I beni essenziali

Con l’implementazione delle politiche di lockdown in tutte le città del mondo, la domanda di beni essenziali è salita a livelli senza precedenti. Nel dettaglio, tra il 10 e il 20 marzo 2020, la spesa per beni essenziali attraverso i canali digitali è cresciuta del 200%, rimanendo elevata nell’intero trimestre. Fare acquisti in digitale per categorie essenziali, come alimentari e articoli per la cura della persona, è diventato una prassi comune. La spesa digitale in alcune importanti categorie di prodotti è cresciuta significativamente nel primo trimestre. Ad esempio, i beni per la casa hanno registrato un aumento senza precedenti pari al 51% su base annua, l’abbigliamento sportivo ha registrato un picco del 31% su base annua e giocattoli e giochi hanno visto una crescita del 34% su base annua.

Questa impennata della spesa digitale è sintomo di un segnale. Brand e rivenditori stanno facendo campagne e sconti elevati per stimolare la domanda e liquidare le scorte. Nonostante l’incertezza economica, è chiaro che le persone benché debbano lavorare e trascorrere il loro tempo libero in casa, vogliono sentirsi più a loro agio. Che si tratti di semplici oggetti di arredamento per rendere più confortevole il proprio ambiente domestico o capi di abbigliamento per lavorare comodi a casa, i consumatori stanno spendendo al di là dell’essenziale e sfruttando la possibilità degli sconti a loro disposizione.

Gli influssi della pandemia

Se il primo trimestre è iniziato in modo abbastanza coerente con gli anni precedenti, la situazione è rapidamente cambiata quando il virus ha iniziato a diffondersi. In particolare, negli ultimi 15 giorni del trimestre si è registrato un aumento del 41% delle entrate digitali.

Con l’aumento della domanda, conseguente alla chiusura di negozi e dei centri di distribuzione, alcuni rivenditori hanno faticato a stare dietro alla raccolta, all’imballaggio e alla spedizione degli ordini. Alcuni hanno tentato di accelerare e riorganizzare le catene di approvvigionamento per offrire punti di ritiro e consegne a domicilio nelle vicinanze. La flessibilità e la creazione di connessioni digitali con i propri clienti saranno fondamentali per resistere a questo momento di incertezza.

In futuro

Indubbiamente, molti brand e rivenditori hanno registrato performance digitali forti nel Q1. Mentre è troppo presto per fare un bilancio della perdita del traffico fisico nel lungo periodo, i primi dati suggeriscono un cambiamento significativo nel comportamento dei consumatori. Poiché la domanda di beni essenziali e le catene di approvvigionamento iniziano a stabilizzarsi, i fornitori di prodotti per il giardinaggio e la cura della casa, i negozi di artigianato, giocattoli e le aziende di athleisure probabilmente vedranno un aumento nel mese di aprile. Inoltre, la spesa attraverso i canali digitali continuerà a salire, soprattutto appena le generazioni più anziane si abitueranno allo shopping digitale.

 

 

Rilanciare il retail dopo l’emergenza: il Report di Credimi

Superata la fase dell’emergenza sanitaria, inizierà quella – lunga – della ricostruzione. Sociale, di un paese distrutto dalla tragedia vissuta, ed economica perché gli strascichi lasciati dalla crisi saranno pesantissimi: il 2020 potrebbe chiudersi con oltre 80 miliardi di consumi in meno e un Pil in caduta del 9%, stando alle stime di Confesercenti, che analizza come le imprese italiane siano ormai senza liquidità.

Anche Confcommercio manifesta una forte preoccupazione per il presente, per la fase della perdita di profitti dovuta alle chiusure forzate e al calo del potere di acquisto che colpirà le famiglie in seguito a licenziamenti e cassa integrazione. Secondo l’ultimo studio, il totale della spesa privata del 2020 sarà decisamente inferiore rispetto a quello dell’anno scorso (-6,8%) e la ricomposizione del paniere penalizzerà vari capitoli di spesa, quali l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione.

Cosa ci sarà dopo l’emergenza?

Guardare ai numeri fa decisamente paura. Secondo un sondaggio SWG per Confesercenti, il 44% degli intervistati non esclude la possibilità di non riaprire più. Ma ci sono anche molte piccole e piccolissime imprese che nel momento più difficile dal secondo dopoguerra stanno provando a reinventarsi. Alcune realtà del commercio lo fanno perché per decreto sono rimaste aperte, altre sfruttano il lockdown per fermarsi a riflettere. Secondo lo stesso studio, infatti, il 56% dei commercianti è sicuro di rialzare la serrandae molti di loro si stanno attrezzando per farlo.

Lo dimostrano anche i numeri di Credimi: una richiesta di finanziamento su due arriva da Pmi che oggi sono costrette a restare chiuse. E le domande arrivano in particolare dalle categorie di servizi e del commercio al dettaglio – due tra quelle più colpite da questa crisi. Quindi molte imprese fanno richiesta di finanziamento per far fronte all’urgente bisogno di liquidità, ma va sottolineato che altrettante chiedono un prestito per farsi trovare pronte alla ripresa. Non è un caso, infatti, che il 41% degli applicant siano aziende con un canale e-commerce, che quindi sono attive in questo periodo di crisi e stanno cercando di riorganizzarsi.

Sembrerebbe che molte imprese, in particolare i piccoli negozianti, abbiano compreso che in questa fase è cruciale ripensare completamente il proprio modello di business: dopo il Covid-19, nulla sarà più come prima. Le abitudini dei consumatori stanno cambiando radicalmente e la svolta verso gli acquisti online sperimentata in questa emergenza avrà delle lunghe code. Difficilmente si tornerà indietro. Soprattutto quando il cambiamento si concentra sui due assi della tecnologia digitale e della logistica: due certezze (o presunte tali) che da subito hanno mostrato tutte le crepe di un paese ancora arretrato. Per questo i pilastri sui cui ricostruire l’ossatura del commercio non possono che essere digitale e logistica, oltre che ovviamente sicurezza sanitaria.

Il rafforzamento dell’e-commerce

Come era prevedibile, Nielsen ha registrato un’impennata delle vendite di prodotti di largo consumo online: tra il 17 e il 23 febbraio del 56,8%, tra il 9 e il 17 marzo del 97,2%.La paura del contagio e le lunghissime file davanti ai supermercati hanno convinto gli italiani a provare la spesa online. Ma l’infrastruttura non ha retto: le grandi catene della distribuzione organizzata sono storicamente in ritardo e persino Amazon ha faticato a tener testa all’esplosione della domanda. Paradossalmente, a beneficiare della situazione sono stati i piccoli negozi, sebbene molti di loro, prima di questa crisi, non avessero neppure un sito web!

Molti piccoli commercianti hanno cercato di riorganizzarsi in fretta, forti anche del supporto di nuovi servizi ad hoc nati in queste settimane per rispondere alle necessità del momento, servizi che con tutta probabilità delineeranno un nuovo modello di acquisto “di prossimità”. Come ad esempio i due marketplace iocomproacasa.it e daje.com: la prima è una piattaforma dove i cittadini posso informarsi sui negozi del paese o dei paesi limitrofi che hanno attivato servizi di consegna a domicilio o ritiro in negozio; la seconda non solo raccoglie una lista di negozi del quartiere Monteverde a Roma (e prossimamente si estenderà a tutta la città) che fanno consegna, ma permette al cliente di comunicare la propria lista della spesa, che la squadra di daje.com spedisce al negozio, occupandosi poi anche della gestione del pagamento. Esemplare è anche il progetto della startup biellese Vidra, supportata da Banca Sella, che si è mobilitata per rendere semplice l’implementazione di una piattaforma e-commerce per i business che ne faranno richiesta.

È evidente che l’adozione della tecnologia ad ogni livello non sarà più una libera opzione, ma una necessità per tutti: per piccoli business del commercio al dettaglio, ma anche per tappare le falle delle grandi aziende, compresi ipermercati e supermercati. Probabilmente, le prime vittime di questo new deal saranno i contanti: per pagare online, così come per ridurre i contatti e le code crescerà l’uso di nuovi sistemi di pagamento, soprattutto app e contactless.

Meno sprechi e acquisti mirati

Non si tratta soltanto di riorganizzare la distribuzione. Bisognerà ripensare anche gli ambienti e limitare il numero massimo di persone per superficie quadrata. Ripensare a come distribuire le proprie risorse, come colmare le perdite dovute al calo di persone fisiche presenti all’interno dell’esercizio commerciale, come evitare gli sprechi e alimentare nuove opportunità di mercato. Uno sforzo non banale perché, per esempio, i negozi di alimentari saranno chiamati a ottimizzare gli stock per limitare gli sprechi; mentre nel caso dell’abbigliamento sarà cruciale il ruolo del buyer nella selezione degli articoli: con meno spazio a disposizione, il margine d’errore si riduce enormemente.

Nuovi protocolli

A fine emergenza, accanto ad una naturale tendenza a prestare maggiore attenzione all’igiene, alla sanificazione degli ambienti e degli scaffali, sarà necessario intervenire con protocolli igienico sanitari in tema salute e sicurezza ad hoc. Basti pensare alle profumerie e quante superficie è possibile toccare: Sephora in Cina si è già mobilitata per la produzione di materiale sterile monouso da utilizzare sui clienti nelle prove make-up e cosmetici, ma non tutti i negozi avranno la possibilità di adeguarsi così velocemente a tutte le nuove regole che verranno imposte. Iniziare a ragionare oggi in ottica futura è fondamentale: non farlo potrebbe tardare l’apertura del negozio, o peggio, decretarne la chiusura per chi non potesse permettersi i lavori d’adeguamento.

Purtroppo, nessuno ha la sfera di cristallo per sapere come davvero sarà il mondo che ci aspetta finita l’emergenza. Non sappiamo se e quando verrà trovata una cura o un vaccino, che potrebbero aiutare a ritrovare la “normalità” delle nostre azioni quotidiane. Ma di certo, in ogni scenario possibile, gli investimenti in questi settori non possono essere rimandati.

A cura dell’Ufficio Studi di Credimi

Fobia contagio: la paura di Covid-19 richiede soluzioni contactless

Le preoccupazioni relative a COVID-19 continuano a crescere e sempre più persone si rifiutano di toccare il dispositivo dei corrieri per firmare e confermare la consegna o il ritiro di un pacco. L’enorme traffico di ordini online con consegna a domicilio o al piano strada ha reso questa situazione un problema urgente per i retailer e le aziende di delivery, i quali cercano di salvaguardare clienti e dipendenti.

In Italia, in ottemperanza a quanto stabilito dal Decreto Legge n. 18 del 20 marzo 2020 (cd. “Cura Italia”), per le raccomandate, i pacchi e in generale tutta la posta assicurata varrà la firma apposta dall’operatore, che si dovrà comunque assicurare della presenza del destinatario o della persona abilitata al ritiro nel luogo indicato come indirizzo. Ciò non toglie che, avere un riscontro dell’avvenuta consegna, possa essere importante e, in molti casi, fondamentale per i retailer e le aziende di delivery.

Per riattivare questo possibilità, senza rischi per dipendenti e clienti, Scandit ha utilizzato la propria tecnologia di mobile computer vision e di scansione dei barcode per creare una web app, Contactless Proof of Delivery, veloce da implementare per i retailer e le aziende di delivery, e disponibile gratuitamente per sei mesi – fino al 30 settembre.

I clienti possono utilizzare il proprio smartphone per scansionare un QR code che apre la web app, quindi è sufficiente scansionare il codice a barre sul pacco e firmare sul proprio dispositivo per confermare una consegna o un ritiro. Il processo è semplice, senza bisogno di scaricare nulla o di accedere a un account.

Scandit ha sviluppato l’app e ha deciso di offrirla gratuitamente durante questa crisi, dopo aver ricevuto richieste da parte di alcuni dei propri clienti operanti in ambito logistica.

“A causa della pandemia, avevamo bisogno di un modo per garantire la sicurezza dei nostri corrieri e dei destinatari dei pacchi che non si sentivano a proprio agio a firmare per le spedizioni sui nostri dispositivi portatili. Avevamo bisogno di una soluzione rapida e semplice per consentire ai clienti di firmare le consegne attraverso i propri dispositivi mobile. Scandit fornisce già un software di scansione dei barcode per una delle nostre applicazioni di smistamento terminali e ci siamo resi conto che la stessa soluzione poteva essere utilizzata per questa nuova app con firma”, ha dichiarato Dastan Namousi, Demand & eService Manager, DB Schenker, Nordics.

“Quando abbiamo sentito parlare di questo problema dai nostri clienti, abbiamo creato rapidamente la web app”, ha dichiarato Samuel Mueller, CEO di Scandit. “Nel tentativo di renderla ampiamente disponibile il prima possibile, la offriamo gratuitamente per sei mesi a tutte le aziende che possono beneficiarne.”

 

Rischio crisi: puntare sull’e-commerce. Il progetto di “vendere online”

Il rischio, secondo l’allarme di confesercenti, è che si perdano fino a 6,5 miliardi di consumi e 8 miliardi di Pil nel semestre. Tradotto in posti di lavoro: non è esclusa la chiusura di 30 mila imprese, coinvolti settori che raccolgono circa un milione di attività. In particolare, per i negozi (la maggioranza nel Nord Italia) il calo stimato nelle vendite è di 748 milioni di euro.

Davanti a questa prospettiva, “Vendere online”, una società tutta al femminile che ha come focus l’aiutare le aziende a sviluppare il business nel web, ha elaborato un kit di sopravvivenza per gli imprenditori.

Pertendo dalla premessa che in questi giorni le persone stanno usando internet e social network in modo eccezionale e che i siti di ecommerce sono letteralmente esplosi, Erika Pagin e Lara Mazzon, entrambe al timone dell’azienda, propongono la loro soluzione. “Il nostro pensiero – spiegano infatti – va alle aziende che non sanno trarre le opportunità presenti online e in particolare non sanno trarre profitto dai vari marketplace, che oggi sono gli unici canali sicuri per comunicare e vendere. Il nostro vaccino contro i danni del Coronavirus all’economia è il web: saranno le vendite online a salvare i commercianti in questo periodo di chiusure forzate. Sul nostro sito www.vendereonline.net è spiegato come vogliamo aiutare gli imprenditori in questo periodo di crisi”.

Il progetto

La società rosa fondata tra il Padovano e il Veneziano regalerà 200 euro “cash”, da investire in spot online, a chi partirà con un progetto di vendita o su Facebook, o sul web con la modalità “click & collect”, ossia “ordina online e ritira in negozio”, o su Amazon con l’apertura di un negozio dedicato. I dettagli su: https://vendereonline.net/kitsopravvivenza.

“Siamo sicure che se rispetteremo tutti i decreti del governo usciremo presto dalle nostre case”, concludono le due manager. “Inevitabilmente però ci saranno dei rallentamenti nell’economia reale. Riteniamo infatti che il cambio di paradigma comportamentale negli acquisti accelererà l’uso di marketplace e siti di ecommerce. In questi giorni tutti siamo costretti ad usare internet, chiediamo consegne a domicilio e spedizioni da Amazon. Dopo il Coronavirus comperare sul web sarà routine, come già avviene negli Usa. Le pmi dovranno essere pronte ad affiancare ai propri negozi reali quelli virtuali, i nostri kit di sopravvivenza alla zona rossa sono a disposizione per aiutarle”.

Ultima settimana di marzo, in GdO vendite su ma più contenute: +2,7%

Durante la settimana tra lunedì 23 marzo e domenica 29 marzo continua la crescita rispetto allo stesso periodo del 2019 delle vendite della Grande Distribuzione Organizzata, anche se in maniera più contenuta: +2,7% a parità di negozi.

Come settimana scorsa, è il Nord Est a registrare gli incrementi più alti su base tendenziale: +7,0%, seguito subito dal Sud (+6,3%). Rallentano molto invece sia il Centro Italia (+0,4%) sia il Nord Ovest (+0,1%).

“La GDO si stabilizza su una crescita moderata durante la terza settimana di quarantena, ma il periodo Pasquale, durante il quale non potremo festeggiare come da tradizione, potrebbe causare una contrazione delle vendite – commenta Romolo de Camillis, Retailer Service Director di Nielsen Connect in Italia – Al contempo, si consolidano anche i fenomeni di consumo legati al nuovo stile di vita ‘domestico’ e alle restrizioni in termini di mobilità: da un lato continua l’ascesa di prodotti alimentari da dispensa e/o destinati alla preparazione di pietanze ‘homemade’, dall’altro si afferma anche la preferenza per modalità di approvvigionamento più comode, ovvero eCommerce e negozi di vicinato.” 

L’andamento dei formati

Il trend maggiore si registra nei Liberi Servizi (+41,6%), nei Supemercati (+15,4%) e nei Discount (+8,4%). Continua invece il calo delle vendite di Specialisti Drug (-32,9%) e Ipermercati (-17,7%).

Continua il calo dei format Cash & Carry, con un trend negativo del -50,3%, in linea con il calo della settimana scorsa.

Per quanto riguarda l’eCommerce, il trend delle vendite di prodotti di largo consumo online da lunedì 23 a domenica 29 marzo è stato del +162,1% in rialzo di +20pp rispetto al trend della settimana precedente.

Da lunedì 23 a dome­nica 29 marzo: la cronaca

Le dinamiche di afflusso ai negozi sono rimaste le stesse della settimana precedente, con trend molto positivi durante i giorni lavorativi. Si accentua perà il calo registrato nel weekend: sabato 28 -28,5% vs stesso sabato del 2019 e domenica 29 -54,9% vs. stessa domenica del 2019, a parità di superficie distributiva. Il picco positivo si è registrato invece lunedì (+22,9%). A livello di peso sulla settimana, il giorno principale rimane comunque il venerdì, confermando una nuova tendenza iniziata con la quarantena. In condizioni di normalità, invece, il giorno principale in termini di peso sulla spesa settimanale degli italiani è sempre stato il sabato.

Le categorie

Le categorie di prodotti maggiormente impattate durante la settimana 13 del 2020 sono sempre legate ai tre “effetti” identificati da Nielsen:

  1. effetto “stock”, in ordine di grandezza rispetto al fatturato generato: caffè macinato (+21,4%), conserve rosse (+52,9%), conserve animali (+16,7%), pasta (+19,3%), biscotti (+14,6%); i comparti non alimentari iniziano a registrare trend di crescita più rallentati, invece, si segnalano solo carta casa (+40,5%) e carta igienica (18,6%);
  2. effetto “prevenzione e salute”, in ordine di grandezza rispetto al fatturato generato: guanti (+163,3%), detergenti superfici (+36,3%), sapone per le mani solido e liquido (+56,8%), candeggina (+52,9%), alcol denaturato (+100,4%), salviettine umidificate (+24,5%);
  3. effetto “resto a casa”, sempre in ordine di grandezza rispetto al fatturato generato, suddiviso in Cuochi a casa, il paniere degli ingredienti base, quindi farine (+212,7%, fatturato triplicato rispetto al 2019), uova di gallina (+5,4%), burro (+85,9%), zucchero (+55,2%), mascarpone (+99,6%), lievito di birra (+226,4%) e margarina (+78%); e Comfort food, il paniere dell’indulgence, quindi creme spalmabili dolci (+72,5%), miele (+67,9%), patatine (+23,5%), pop-corn (+89,8%), olive (+13,6%), merendine (+13,3%), wafer (+9,3%). Continuano anche i trend positivi di vino (+18,5%) e birre alcoliche (+9%).

Retail: i 7 consigli di Xtribe per ricominciare dopo l’emergenza Covid-19

Dopo il lockdown, si dovrà ricominciare. Non si sa ancora quando, ma nel frattempo il retail potrebbe preparare la sua strategia, utilizzando questo tempo per riorganizzare la propria struttura di business e prepararsi alla ripresa grazie anche all’utilizzo del digitale.

Sono tante le attività che si possono implementare e progettare in queste settimane per farsi trovare preparati alla riapertura, pronti per accogliere di nuovo i clienti all’interno delle proprie strutture, e Xtribe , la startup italiana che ha creato un geomarketplace disponibile tramite app per comprare, vendere e barattare prodotti e servizi, ha stilato una lista di 7 passi da seguire per prepararsi a riportare i clienti dall’online all’offline.

  1. Progettare una customer experience efficace: i commercianti, in questo momento, possono studiare e impegnarsi per costruire una customer experience efficace, in grado di rispondere alle aspettative dei clienti (anche di quelli più esigenti). Chiedersi “Come posso migliorare l’esperienza d’acquisto di chi entra nel mio negozio?”, “Come avviene il processo di vendita? Come posso migliorarlo?”, “Quali nuovi strumenti si possono adottare per l’assistenza al cliente?” sono domande essenziali da cui partire.
  2. Abbracciare le logiche del multichannel marketing: scegliere di comunicare su più canali la propria offerta commerciale può essere la mossa giusta per ampliare le proprie possibilità di vendita. In questo momento, ricordare – anche attraverso gli strumenti online – ai clienti e potenziali tali quali sono i valori, i vantaggi e i gli elementi di forza di un punto vendita fisico può essere utile per prepararsi al post emergenza.
  3. Utilizzare i canali digitali per creare aspettativa per la riapertura offline: utilizzare i canali online per creare attesa nei confronti della riapertura e per comunicare in modo costante con i propri clienti può essere un’azione efficace da mettere in campo, soprattutto in questo periodo di chiusura forzata.
  4. Scegliere una piattaforma in cui costruire il proprio profilo per quando ci sarà la riapertura dell’attività: uno degli strumenti possibili è rappresentato dalle piattaforme come Xtribe. Si tratta, nello specifico, di un geomarketplace che permette ai commercianti di iscriversi e iniziare a proporre e vendere i propri prodotti attraverso un’app dotata di una chat che permette di incrementare le occasioni di vendita. L’obiettivo di Xtribe è riuscire a portare i clienti e potenziali tali dall’online all’offline, facendo in modo di ridare valore a tutte quelle attività locali che meritano attenzione e che mettono il cliente al centro, focalizzandosi sulla cura dei dettagli.
  5. Focalizzarsi sulla scrittura e sulla descrizione della propria attività e dei propri prodotti o servizi: saper scrivere la propria descrizione e presentazione in modo efficace su tutti i canali digitali selezionati è il miglior modo per ottimizzare il proprio vantaggio competitivo poiché, più chiaro e in linea con il proprio contesto è il messaggio, maggiori saranno le possibilità di aumentare la propria clientela.
  6. Creazione di un minisito: è con un minisito che si ha la possibilità di mostrare tutta la propria offerta commerciale, fornendo in modo chiaro i dettagli di ogni prodotto e avendo la possibilità di essere in costante contatto con i propri clienti grazie ad una chat, come permette l’app Xtribe. Iniziare a progettare questo strumento in questo periodo, per essere pronti ad utilizzarlo in fase di riapertura dell’attività al pubblico, può essere un passo molto importante.
  7. Preparare delle promozioni speciali o un’iniziativa dedicata per la riapertura e comunicare queste azioni ai clienti: in vista della riapertura si possono studiare e creare in queste settimane delle promozioni ad hoc, riservate ai propri clienti, per fidelizzarli maggiormente una volta che si potrà tornare alla normale vita lavorativa.

 

Consegna e ritiro: il servizio Satispay per gli esercenti ai tempi di Covid- 19

L’emergenza Coronavirus sta impattando fortemente sul commercio. Per superare il periodo di lockdown occorre modificare le proprie abitudini di vendita e andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori. Nasce da questi presupposti il nuovo servizio di Satispay per gli oltre 100 mila negozi aderenti al proprio network. Si chiama “Consegna e Ritiro” e permette agli esercenti di ricevere gli ordini telefonicamente, richiedere e accettare i pagamenti tramite app, semplificando così le operazioni di ritiro e di consegna. Il servizio ha infatti due differenti opzioni: “Consegna a domicilio” e “Prenota e ritira”.

Tramite questa nuova funzionalità i negozianti potranno dare visibilità alla propria attività, che sarà visualizzata direttamente nella lista dei negozi dell’app Satispay e contrassegnata con la categoria “Consegna a domicilio” e/o “Prenota e ritira” per comunicare alla community di oltre un milione di utenti, la nuova modalità di acquisto.

Agli utenti basterà selezionare una delle due categorie, scegliere il negozio, telefonare al numero che trovano nella scheda dell’attività e procedere all’ordine. Una volta concluso, il negoziante potrà inviare al cliente, direttamente dalla sua applicazione Satispay Business, la richiesta di pagamento con l’importo e la specifica dei beni acquistati. Alla ricezione della conferma di pagamento da parte del cliente, il negoziante potrà preparare l’ordine, consegnarlo in sicurezza o attenderne il ritiro presso il proprio negozio senza alcun contatto per il pagamento.

Alberto Dalmasso, CEO e co-founder di Satispay, ha commentato: “Avevamo nella nostra roadmap di sviluppo un focus su prenotazioni e delivery che immaginavamo in un arco temporale di circa tre anni. È chiaro che l’accelerazione nel cambiamento di alcuni modelli imposta dalla pandemia ha toccato molte sfere, incluso il commercio. Da sempre crediamo e agiamo nella convinzione che la capacità di adattamento sia vitale per qualsiasi business e questo ci ha permesso di pensare e sviluppare rapidamente un nuovo servizio. Voglio però aggiungere che in questi giorni in cui abbiamo lavorato a ‘Consegna e Ritira’, non solo ci ha confortato ma ci ha reso orgogliosi vedere come migliaia di negozianti ogni giorno si ingegnassero per comunicare ai propri clienti come si stavano organizzando per il delivery, segnalando e raccomandando il pagamento con Satispay. Portare nelle loro mani, e in quelle di tutti i nuovi negozi che verranno, uno strumento in grado di semplificare questo sforzo titanico che stanno facendo è per noi una grande soddisfazione. Tutto il nostro team ha lavorato alla messa punto del servizio col cuore”. 

“Consegna e Ritiro” è disponibile gratuitamente per gli esercenti per i mesi di aprile e maggio e fa parte di un più ampio servizio Satispay pensato per permettere ai negozianti di dare visibilità alla propria attività attraverso servizi smart.

La nuova funzionalità è già disponibile nell’ultimo aggiornamento dell’app Satispay Business per gli esercenti che vorranno dare visibilità alla propria attività direttamente tramite Satispay. L’obiettivo è quello di creare fin da subito una rete di negozi aderenti al servizio su tutto territorio nazionale, per riuscire a rendere disponibile questa funzionalità agli utenti nel minor tempo possibile. In questo modo, ai clienti basterà aprire l’app per vedere quali negozi vicino alla loro abitazione forniscono il servizio di consegna e ritiro.

Tutte le informazioni riguardo al nuovo servizio sono disponibili sul sito: https://www.satispay.com/it-it/consegna-e-ritiro/

 

Italiaonline e Alibaba.com insieme per favorire l’export del made in Italy

Italiaonline e Alibaba.com hanno firmato un accordo di collaborazione per favorire l’esportazione del Made in Italy delle Piccole e Medie aziende del nostro Paese in modalità 100% digitale.

Italiaonline, infatti, connetterà le PMI sue clienti al marketplace B2B di Alibaba, presente in più di 190 Paesi, con 18 milioni di buyers e contenuti tradotti in 16 lingue. Grazie alla presenza che avranno sulla piattaforma di e-commerce di Alibaba.com, le aziende clienti di Italiaonline potranno quindi essere in contatto con acquirenti in tutto il mondo. È un accordo che allarga ulteriormente l’offerta di Italiaonline a supporto delle piccole e media aziende, grazie alla sinergia tra la vetrina messa a disposizione da Alibaba.com e i prodotti e servizi a 360 gradi che Italiaonline già offre alle aziende clienti.

I vantaggi della piattaforma Alibaba.com per le PMI che si affidano a Italiaonline sono molteplici e vanno dalla possibilità di ampliamento del proprio business nei mercati esteri all’essere ricercate dai clienti in base alla categoria merceologica, dalla negoziazione diretta dei prezzi di vendita – in base, ad esempio, alla tipologia di cliente e all’area geografica – alla possibilità di avere un rapporto diretto con i clienti senza intermediazione. Non meno importante, la certificazione della veridicità delle informazioni pubblicate dall’azienda, al fine di accrescere il grado di fiducia dei buyer.

L’offerta che Italiaonline e Alibaba.com hanno perfezionato è di due tipi (Standard e Premium) e varia in base alle caratteristiche e alle necessità dell’azienda cliente o potenziale.

“Con l’accesso a una vetrina internazionale di prima grandezza come quella fornita da Alibaba.com, metteremo a disposizione delle aziende italiane e in particolare delle PMI opportunità uniche di visibilità e di sviluppo del business”, ha dichiarato Roberto Giacchi, CEO di Italiaonline. “Siamo da sempre vicini alle nostre imprese sul territorio e lo vogliamo essere in particolare modo in questo momento difficile per il nostro paese e l’economia. Grazie al supporto di Italiaonline e di un colosso dell’e-commerce come Alibaba, riusciremo a creare nuovo valore per i nostri clienti, accompagnandoli, attraverso l’utilizzo del canale Internet, in nuovi mercati oltreconfine nei quali affermarsi”.

Rodrigo Cipriani Foresio, General Manager Sud Europa del Gruppo Alibaba, ha aggiunto: “Alibaba conosce bene il valore e il potenziale del made in Italy, ed è in prima linea da anni nel supportare marchi e PMI italiane nel loro percorso di digitalizzazione e internazionalizzazione, in Cina e globalmente. Proprio per questo l’Italia è il primo paese in Europa in cui Alibaba.com ha creato un team locale e un’offerta dedicata. In questa fase delicata per l’economia e l’imprenditoria italiana, siamo ancora più orgogliosi di unire le forze con Italiaonline e mettere a disposizione la piattaforma B2B Alibaba.com e la nostra conoscenza del mercato per permettere alle aziende di ampliare i propri sbocchi commerciali e crescere, accedendo a questa “fiera permanente” online da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento”.

Quando il virus costringe il retail a cambiare passo. E strategie

Se le botteghe alimentari di un tempo  (non moltissime, ormai e, soprattutto, localizzate in alcunee aree e molto meno in altre) stanno vivendo un momento di rivincita, perché preferite dai consumatori esasperati, come risorsa per gli approvvigionamenti d’emergenza (benché non necessari), ci sono altre piccole attività commerciali fortemente penalizzate dal recente lockdown.

Per questo cominciano ad attivarsi iniziative volte a promuovere e sostenere le piccole imprese in difficoltà.

E’ per esempio con questo spirito che, PrestaShop lancia #RestartFromHome, un progetto di “facilitazione” per chi vuole avviare la propria attività online, “ripartendo” da casa.

Partendo dalla pagina restartfromhome.com, gli interessati possono accedere a risorse gratuite, tra cui corsi di formazione, tutorial, guide, mentoring one to one e sconti e promozioni da parte dei diversi operatori della filiera dell’e-commerce: agenzie, soluzioni di pagamento, di spedizioni, di hosting e molto altro ancora.

“Siamo orgogliosi di mettere a disposizione dei commercianti italiani questa soluzione di social learning, estremamente innovativa e completamente gratuita, per aiutarli a fronteggiare questo momento di difficoltà per la loro attività- ha commentato Luca Mastroianni, Head of International di PrestaShop, augurandosi che
“Una volta passata la crisi, queste competenze rimangano un patrimonio per loro prezioso per integrare e innovare la propria attività, ogni volta che ne sentiranno la necessità”.

Stesso spirito costruttivo,  è quello della start-up “Riparto da Casa” fondata dal Ceo di Velvet Media Bassel Bakdounes, con il supporto del know how del web developer Andrea Ballan

In questo caso, però, il modello di business è quello dello scont solidale. In pratica, le aziende propongono delle offerte sul sito internet www.ripartodacasa.it e gli acquirenti danno fiducia adesso comprando servizi scontati. Questo garantisce alle imprese di fatturare pur stando chiuse e quindi di coprire i costi di struttura e di stipendi, e contemporaneamente permette al consumatore finale di aiutarle, ma anche di accaparrarsi voucher convenienti che potrà utilizzare quando l’emergenza sarà passata. “Fai ripartire l’Italia assieme a noi”, questo il payoff dell’iniziativa.

“Dal primo giorno – ha raccontato Ballan – abbiamo capito quanto il Coronavirus avrebbe impattato l’economia italiana abbiamo deciso di fare qualcosa per far ripartire l’economia italiana. Palestre, ristoranti, negozi di vicinato, studi professionali e pmi: tutti possono iniziare a vendere online con noi. E lo possono fare subito e del tutto gratuitamente”.

 

 

CNCC: l’impatto di Covid 19 sul retail e sull’economia dei centri commerciali

In questo momento di grave difficoltà per il Paese, il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), come già comunicato, condivide la volontà del Governo di porre al primo posto la tutela della salute di tutti gli italiani, anche qualora questo comportasse la chiusura totale dei centri commerciali da parte delle Istituzioni preposte  con il conseguente, ulteriore impatto negativo sull’economia del settore centri commerciali ed outlet, già fortemente compromessa a causa dell’impatto dell’emergenza Covid-19.

Il CNCC, a questo proposito, evidenzia come il brusco calo degli ingressi su tutto il territorio nazionale, con picchi in queste ore tra il -70% e il -80%, stia provocando preoccupanti criticità economiche, assimilabili a quelle registrate nel mondo del turismo. Da questo ne consegue un significativo impatto negativo sulla forza lavoro, sulle attività commerciali e sull’intero Pil nazionale, qualora non vengano adottate misure mirate a sostenerlo.

Per questo, il CNCC ha individuato delle misure a sostegno del settore che propongono una duplice finalità: di brevissimo periodo, con l’obiettivo urgente di “mettere in sicurezza” le attività commerciali, e successivamente facilitare e promuovere il “ritorno alla normalità”, agevolando il superamento della crisi economica, non appena quella sanitaria sarà risolta.

Nello specifico, l’Associazione propone di “mettere in sicurezza” le attività commerciali attraverso l’estensione della Cassa Integrazione a tutti i lavoratori dipendenti nei cui contratti nazionali questo non sia previsto, e un sostegno alle imprese commerciali finché sarà in vigore la legislazione d’emergenza riferita al Covid-19 (al momento, da ultime indicazioni la data di riferimento è il 3 aprile 2020). Quest’ultima darebbe la possibilità alle attività commerciali di detrarre a titolo definitivo un importo pari al 10% del fatturato realizzato nello stesso periodo dell’anno precedente, dai versamenti obbligatori (anche qualora venissero posticipati) dovuti a vario titolo a favore dell’Erario e degli enti previdenziali e assistenziali.

Inoltre, il CNCC suggerisce che, una volta superata l’emergenza sanitaria, venga attuato il dimezzamento dell’IVA per un mese sui beni non alimentari venduti su rete fisica(tutti gli esercenti, ovunque presenti, escluse le vendite online), intervento a sostegno delle tipologie di prodotti maggiormente colpite dalla crisi economica, ma anche un reale contributo volto ad accelerare il “ritorno alla normalità” ed evitare un lungo periodo di ripresa.

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