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Viva Wallet for PrestaShop module: pagamenti frictionless per l’online

La neobank pan-Europea Viva Wallet e la piattaforma di e-commerce PrestaShop, hanno realizzato una nuova collaborazione che consentirà agli esercenti online in Europa e nel Regno Unito di accettare pagamenti completamente localizzati in pochi clic, grazie al nuovo modulo Viva Wallet.   

Viva Wallet for PrestaShop moduleoffre pagamenti frictionless, che si adattano automaticamente all’utilizzo del cliente. I merchant che scelgono il nuovo modulo Viva Wallet, avranno un tasso di conversione più elevato grazie ai parametri di targeting locale offerti. Ai clienti finali degli store online verrà offerta un’esperienza completamente localizzata in base alla loro posizione (lingua e metodo locale di pagamento) e alle loro preferenze (es. dispositivo, modalità di pagamento precedente). Scegliendo il modulo Viva Wallet, i negozianti non solo riceveranno la migliore soluzione di pagamento e-commerce disponibile, ma anche altri vantaggi come un conto con IBAN nazionale e una debit card business con BIN locale, con regolamento il giorno seguente e 0% di commissioni per il servizio di accettazione delle carte.

Viva Wallet aiuta le aziende in 23 paesi ad aumentare le proprie entrate grazie all’offerta di soluzioni di pagamento attivabili istantaneamente. Il modulo Viva Wallet per PrestaShop, aiuterà gli esercenti a ottenere in tempo reale un account con IBAN nazionale, attivare l’accettazione dei pagamenti per tutti i circuiti internazionali di carte e per i metodi di pagamento locali, e ad utilizzare la carta di debito aziendale Viva Wallet, il tutto in pochi clic. Inoltre, gli esercenti online possono ridurre le commissioni di incasso fino allo 0% utilizzando il nostro modulo one-click Viva Wallet all’interno di Prestashop” – ha dichiarato Yannis Larios, VP of Strategy di Viva Wallet.  

“Siamo entusiasti di iniziare una collaborazione con Viva Wallet, un payment provider che offre piani da 0% di commissioni di accettazione grazie al suo programma di carte di debito aziendali. La nostra partnership europea aumenterà l’impronta di Viva Wallet e accelererà la sua acquisizione di nuovi merchant all’interno del nostro ecosistema open-source”, ha affermato Valerio Martelli VP of Partnership di PrestaShop. 

Portali self-service: 4 strategie per il successo

Secondo Harvard Business Review, l’81% dei clienti cerca di risolvere i propri dubbi in autonomia prima di rivolgersi ai canali ufficiali di assistenza. 

Offrendo un efficace canale self-service digitale, le aziende possono soddisfare più velocemente le esigenze dei clienti, riducendo al contempo il costo del servizio.

Tuttavia, per gestire al meglio un self-service non è sufficiente l’aggiunta di chatbot o l’inserimento di una sezione FAQ sul sito. Infatti, sarà più efficace se implementato come parte di una strategia di customer service allargata, realizzata tramite un portale clienti self-service.

Quattro modi per utilizzare i portali clienti self-service

L’implementazione del self-service dovrebbe essere basata su obiettivi organizzativi ed esigenze dei clienti. Prima di adottare tattiche individuali a caso, le aziende dovrebbero determinare lo scopo ultimo del self-service e l’impatto che questo avrà sull’esperienza complessiva del cliente.

Di seguito quattro strategie che i team di customer experience possono seguire per realizzare al meglio i propri portali self-service:

  1. Trasformare un centro di costi in un centro di profitto

In base ai dati di Hubspot, Il 31% dei professionisti del customer service afferma che il proprio reparto è considerato un centro di costo, con cifre in aumento negli ultimi anni.

Tuttavia, il servizio clienti può essere trasformato in un centro di profitto sfruttando il self-service per stabilire un vantaggio competitivo e generare nuovi flussi di reddito.

Inoltre, le aziende possono sfruttarlo come strumento per aumentare le entrate, offrendo nuovi prodotti e servizi attraverso suggerimenti contestuali basati sul machine learning.

Gli acquirenti dovrebbero essere in grado di accedere facilmente al sito di un’azienda, trovare rapidamente ciò di cui hanno bisogno e sentirsi sicuri del proprio acquisto. Questo processo semplificato è ancora più importante per i clienti B2B, per i quali l’acquisto è solo una piccola parte del loro lavoro.

2. Creare un unico hub di supporto

I portali self-service possono essere utilizzati per ottimizzare la customer experience centralizzando la conoscenza relativa a problematiche, informazioni degli account e attività dei clienti in un unico luogo. Creando un portale self-service per i clienti con una sezione FAQ, basi di conoscenza, chatbot e assistenti virtuali, i clienti possono consultare un’unica pagina digitale per trovare le informazioni di cui hanno bisogno.

3. Costruire community

In alcuni casi, il self-service può essere il punto di partenza per lo sviluppo di un luogo digitale in cui i clienti possono aiutarsi a vicenda. In questa strategia, le aziende creano community in cui i clienti possono rispondere in modo volontario alle reciproche domande e condividere conoscenza. Questo porta a un maggiore engagement e fedeltà sui vari canali.

Lo abbiamo vissuto in prima persona nelle iniziative di software open source. Vengono creati portali che danno accesso a vere e proprie community interattive dove è possibile porre domande, visualizzare le risposte e lasciare commenti accessibili a tutti i membri della community. Si ha accesso alle conoscenze dei membri della comunità attraverso i loro blog personali e si ha la possibilità di visualizzare e scaricare documenti utili per lo sviluppo dei software open source.

Inoltre, le aziende possono analizzare come forniscono il self-service su canali esterni, ad esempio i social media, al fine di coinvolgere i clienti ovunque si trovino. Le strategie digitali self-service più comuni, come le risposte automatiche, i messaggi chatbot e le FAQ, possono essere eseguite anche attraverso questi canali.

4. Fornire risposte proattive

Sfruttando i dati a loro disposizione, le aziende possono utilizzare il self-service come strumento strategico preventivo, e non solamente reattivo.

Invece di aspettare che i clienti sollevino quesiti, è possibile sfruttare il self-service per rispondere in modo proattivo e affrontare le loro richieste in anticipo. Le aziende possono farlo sia attraverso l’analisi predittiva dei clienti, raccogliendo informazioni sul loro comportamento e modellando quello dei potenziali consumatori, sia utilizzando i dati raccolti dalle tecnologie IoT per avere consapevolezza in tempo reale su situazione e contesto.

di Andrea Diazzi, 
Direttore Vendite 
di Liferay Italia, Grecia, Cipro e Israele

 

Out of stock e pandemia: il bilancio di Checkpoint

Alberto Corradini

La prima ondata del Covid-19 in Italia ha significato un boom nel consumo e nelle vendite di generi alimentari, ma ha invece penalizzato la  componente non Food e non specializzata nel commercio di beni di prima necessità, con una significativa diminuzione dei consumi. Partendo da queste premesse, Alberto Corradini di Checkpoint Systems analizza alcuni dati ufficiali per stilare un bilancio sull’impatto che essa ha avuto realmente sulla filiera, e per aprire una riflessione sull’esigenza di utilizzare l’esperienza maturata per mettere in atto strategie efficaci nel continuare a fronteggiare il prosieguo di una situazione di grave emergenza.

L’impatto della pandemia sulla catena di fornitura.

Si è parlato di un aumento dei volumi di vendita, ma è vero pure che, specialmente in GDO il comparto ha subito alcune criticità nella logistica, con ben il 60% delle aziende intervistate da ECR Italia nell’ambito della ricerca dal titolo Covid-19 nel largo consumo: quali effetti e quali implicazioni per la filiera?, che ha dichiarato di aver riscontrato problemi significativi lungo la catena di approvvigionamento, specie con fornitori esteri[1]. Tuttavia solamente un 20% delle aziende della GDO è preoccupata che nel futuro prossimo si possano verificare scenari critici di eguale misura. Nella catena di rifornimento da Centro di Distribuzione a Punto Vendita, infatti, complici l’assenza di traffico e la disponibilità di flotte dedicate di automezzi in grado di operare in modo continuativo, non si sono nel complesso registrate problematiche significative. Se parliamo poi della categoria Largo Consumo la percentuale di imprese che hanno subito criticità nell’approvvigionamento scende ulteriormente e ben l’82% delle aziende del comparto ha dichiarato addirittura di non aver subito alcun significativo impatto, se non con alcuni fornitori internazionali.

L’out-of-stock

Il problema dell’esaurimento delle scorte, che prima della pandemia era principalmente legato a stagionalità, promozioni, concorrenza dell’ecommerce, ha subito con il Covid una moderata accelerazione. Errori a livello di fornitura, di stoccaggio o, a monte, di produzione, piuttosto che di distribuzione o, in store, di mancati rifornimenti degli scaffali, ordini errati o inventari imprecisi, sono aumentati proprio con il complicarsi della logistica in senso più generale. Un’analisi che il Barometro OSA (Optimal Shelf Availability) – realizzato da GS1 Italy in ambito ECR e in collaborazione con IRI – ha svolto proprio sullo scenario dell’Out-of-Stock 2020 ci fornisce dati interessanti, descrivendoci un tasso medio percentuale del 3,9% registrato tra gennaio e dicembre 2020, ossia un aumento di soli +0,3 punti rispetto al 2019. Lo scenario, da un certo punto di vista, è ben più rassicurante del previsto, e denota un impatto della pandemia non così significativo, con appena il 5,1% in più di vendite perse a causa dello spettro “scaffali vuoti”, rispetto al periodo pre-Covid.

A un anno circa dall’inizio dell’emergenza possiamo dire quindi che, nel complesso, la logistica sembra aver retto alla crisi. È chiaro però che la pandemia ha contribuito a generare nei retailer la consapevolezza della necessità di adottare alcune misure per mantenere efficiente la supply chain e, di conseguenza, il business: ridurre gli assortimenti per ottimizzare il lavoro sui punti vendita ed evitare problemi a livello di gestione delle scorte; aumentare la disponibilità e flessibilità della manodopera per garantire l’efficienza dei magazzini; potenziare la collaborazione di filiera per migliorare i processi di consegna e supportare gli andamenti altalenanti della domanda; sono questi i principali learnings che i retailer portano con sé in questo 2021. D’altro canto, da attenti osservatori del mercato quali siamo, oltre che fornitori di tecnologie all’avanguardia, intendiamo suggerire l’esigenza di continuare a presidiare il problema dell’OOS, con l’intento di contenerne il margine specie in questo periodo transitorio dove l’uscita dalla pandemia sembra ancora piuttosto lontana.

[1]Covid-19 nel largo consumo: quali effetti e quali implicazioni per la filiera?”, Report ECR Italia GS1 (2020)

Cheese Bar Poncelet a Barcelona, per gli amanti del formaggio

Cheese Bar Poncelet a Barcelona: 300 metri quadrati dedicati al ‘culto’ del formaggio, ideati dallo studio vanciano estudi{H}ac che ha voluto realizzare un punto di incontro pensato principalmente per gli estimatori del formaggio. e per chi ne apprezza la cultura, anche se in realtà Poncelet rappresenta un luogo ideale dove chiunque può approfittare di una proposta gastronomica innovative e decisamente specializzata.

Il progetto decorativo è stato realizzato partendo da una interpretazione decisa dell’identità del marchio e conferendogli specificità, sotto il segno della personalizzazione che caratterizza da sempre l’approccio progettuale di Josè Manuel Ferrero e del suo team. Ne nasce un interno luminoso e di ampio respiro, con arredi originali e innovativi, dove si combinano tavoli e panche di legno realizzati su misura e in cui l’idea del formaggio è espressa con piccole figure stilizzate, e dove un giardino vertical regala un senso di freschezza e di natura, sotto un soffitto originale punteggiato da piccoli stick di colore.

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Il Cheese Bar Poncelet è di forte impatto estetico e si apprezza fin dalla sua imponente facciata esterna, caratterizzata da un intreccio di elementi di legno combinati per creare rombi di diverse dimensioni. Il tratto distintivo di Poncelet è il pavimento idraulico a piastrelle che college la dispensa dei formaggi con l’area bar, realizzato specificamente per questo progetto e caratterizzato con Ia grafica del brand Poncelet. 

L’architettura stessa dello spazio è studiata nel suo complesso per portare in primo piano la grande cantina dei formaggi, progettata a forma di diamante a sottolineare il valore del suo prezioso contenuto e che utilizza materiali come il rovere naturale o la terracotta trattata a mosaico, per creare un ambiente particolarissimo, una vera e propria  ‘gioielleria’ del formaggio.

Torna il concorso “San Benedetto I Love You 2021”

Acqua Minerale San Benedetto torna con il concorso “San Benedetto I Love You 2021”.

La consumer promotion rientra in una serie di numerosi programmi che il Gruppo Veneto sta attuando per essere sempre più presente per i suoi consumatori, mettendo in palio premi che incoraggino sia la promozione di comportamenti sostenibili sia la diffusione di momenti divertenti ed educativi da trascorrere in famiglia e tra amici.
Dal 16 marzo al 31 agosto 2021 con l’acquisto di una confezione da 6 bottiglie dei formati famiglia di Acqua Minerale San Benedetto frizzante e leggermente frizzante da 1,5Le 1,25 L e di Acqua Minerale San Benedetto Naturale ed Ecogreen da 1,5 e 2L – sarà possibile partecipare al concorso. Per aderire sarà sufficiente registrarsi sul sito www.sanbenedettoiloveyou.it e seguire le istruzioni suggerite nella sezione dedicata all’iniziativa, oppure inviare un SMS al numero 342.4126032 e inserire i dati riportati sullo scontrino d’acquisto.
Attraverso la formula “Instant Win”, già con un unico acquisto di Acqua Minerale San Benedetto si avrà l’opportunità di vincere fantastici premi. Per farlo basterà digitare i dati dello scontrino di acquisto sul sito https://www.sanbenedettoiloveyou.it/ oppure inviare un SMS. In palio: ogni settimana una delle 50 Trekking Bike ATALA e ogni mese uno dei 15 week-end a Gardaland Resort con pernottamento al Gardaland Magic Hotel o Gardaland Adventure Hotel per 4 persone in camera a tema e biglietti di ingresso a Gardaland Park. Non è finita qui: per coloro che avranno giocato almeno 3 volte, successivamente ad acquisti in scontrini differenti, San Benedetto offre la possibilità di vincere, con l’estrazione finale, una Toyota Corolla 1.8 Hybrid Active versione Hatchback con l’innovativo sistema Full Hybrid Electric di quarta generazione che consente alla vettura di viaggiare in modalità zero emissioni per oltre il 50% del tempo in città e di garantire bassi consumi ed emissioni.
San Benedetto conferma anche per quest’anno l’attivazione della sezione “Vota la scuola del tuo cuore”, il progetto pensato per supportare le scuole dell’infanzia, le primarie di primo grado e le secondarie di primo e secondo grado. In fase di registrazione al sito si avrà la possibilità di indicare la propria scuola preferita e i 50 istituti più votati durante il periodo promozionale vinceranno premi firmati Ravensburger e buoni acquisto Prink da 100€ per l’acquisto di nuove cartucce e toner. Un impegno concreto quello di San Benedetto nei confronti degli istituti scolastici per continuare a sostenere le nuove generazioni che rappresentano il futuro del Paese.
Il concorso “San Benedetto I love You 2021” verrà veicolato sulle confezioni di Acqua Minerale San Benedetto, sul sito www.sanbenedetto.it e sulla Pagina Facebook San Benedetto.

Fattorie Garofalo, traguardi e prospettive

Fattorie Garofalo guarda con ottimismo al dopo Covid-19, visto che nel 2020 ha rilanciato prepotentemente il processo di crescita in atto da anni e ha visto un’espansione del fatturato considerevole rispetto al pur ottimo 2019, continuando a porre in essere nuovi investimenti, puntando sul nuovo marchio ed un pack rinnovato e a sviluppare ulteriore crescita occupazionale. Sono queste le note salienti del mondo di aziende agrozootecniche, industriali e del retail che fanno capo al gruppo con base a Capua (Caserta) ed impegnate nella filiera bufalina, nella trasformazione delle materie prime in Mozzarella di bufala campana Dop, carni e salumi, e nella cessione sul mercato di energia da fonti rinnovabili.

Fattorie Garofalo: il fatturato lordo di gruppo 2020 

Le stime si attestano a  120milioni di euro, registrando una crescita del 20% sull’anno precedente. Mentre nel 2019, con 100 milioni di euro, il fatturato era cresciuto di circa il 10% sul 2018. La crescita del fatturato in un anno così difficile è presto spiegata: a fronte di un crollo degli ordinativi e degli acquisti del settore Horeca (-55%), dovuto essenzialmente alle misure sanitarie, il gruppo Fattorie Garofalo ha reagito con una espansione delle vendite nel retail Gdo (+ 20%) e all’estero (+6%), dove il marchio Fattorie Garofalo è molto conosciuto. Intanto nel 2020 cresce l’occupazione (+4% sul 2019), che raggiunge le 400 unità.

L’export

Il gruppo raggiunge con i propri prodotti oltre 40 Paesi, e ha teste di ponte per il retail anche in Gran Bretagna e Francia. Le esportazioni rappresentano sulla vendita dei prodotti lattiero-caseari circa il 60% del fatturato. Attualmente, sui mercati esteri la referenza a brand Fattorie Garofalo a vendite più elevate è la Mozzarella di Bufala Campana clip 250g. Tra i prodotti di successo, e percepiti come nuovi, a brand Fattorie Garofalo si conferma la burrata.

Complessivamente il reparto retail – per il quale è in atto il restyling in “Bufala di Fattorie Garofalo, shop – food – lounge” – conta ora su 10 punti vendita in Italia, tra questi quello recentemente aperto al Centro Commerciale I Gigli di Campi Bisenzio, vicino Firenze – e due all’estero nell’aeroporto di Londra – Luton e nel centro commerciale Velizy 2 a Parigi.

Gli investimenti

Nel 2020 anche questa è una voce in crescita, che  continua a svilupparsi per compleessivi 28,8 milioni di euro, che hanno riguardato soprattutto l’acquisizione del nuovo allevamento di Fattoria Apulia a Cerignola forte di 1.850 ettari e rilevato dal gruppo Amadori. Tale nuovo asset contribuirà in maniera decisiva a raddoppiare l’approvvigionamento intergruppo di latte bufalino – da 83mila a 172mila tonnellate annue – con una forza complessiva di 20 mila capi nei 7 allevamenti attesa per il 2024. Entro questo orizzonte temporale l’incidenza del latte prodotto dalle aziende zootecniche del gruppo sui consumi lattieri dei caseifici sarà vicina al 50%.  

Produzione industriale

Pari a 10 milioni di chilogrammi, si caratterizza per una diversificazione dell’offerta, volta ad intercettare nuovi segmenti di mercato ed il consolidamento dei nuovi prodotti lanciati negli scorsi anni, alla quale si accompagna un’intensa attività di branding sul nuovo marchio Fattorie Garofalo – Capua, 1962.

Molteplici sono le ulteriori iniziative in atto: dalla mozzarella biologica a quella senza lattosio fino al Dulce de Leche –. Ma i temi della diversificazione e del branding sono legati a quello della ricerca & sviluppo.

“Mentre continuiamo ad investire sugli allevamenti di bufale per rafforzare il livello di integrazione verticale del gruppo nel segno della nostra tradizione imprenditoriale – spiega Raffaele Garofalo, presidente di Fattorie Garofalo – abbiamo iniziato a puntare con sempre maggiore decisione sull’innovazione di prodotto, su un pack rinnovato e il nuovo marchio, che crediamo strategici per arricchire sempre più l’offerta e renderla accattivante così da intercettare le nuove tendenze espresse dai gusti in continua evoluzione dei consumatori e consentire una ulteriore espansione del gruppo in vista dell’uscita dalla pandemia.”

“Nei Paesi con piani vaccinali più avanzati – conclude Garofalo – è già in atto una ripresa della domanda, come accade in Gran Bretagna, mercato sul quale siamo storicamente presenti.”

Bio: crescono i consumi durante il lockdown. Bene anche il Km0

Frutta e verdura bio: crescono i  consumi durante la pandemia e per il 60% dei responsabili acquisti l’origine 100% italiana acquisirà ulteriore centralità nelle scelte scelta di frutta e verdura. Ne è conferma l’elevata importanza attribuita ai prodotti ortofrutticoli a km zero o del territorio (45%). Anche la ricerca di adeguate garanzie di controllo e rintracciabilità lungo la filiera genera interesse (45%). Tra gli altri valori determinanti, ci sono i prodotti biologici (34%) e salutistici (32%), con un occhio anche alla sostenibilità, grazie alle confezioni in materiali riciclabili o ecosostenibili (30%).

Questi i primi dati di Organic F&V Monitor, l’Osservatorio – promosso da AssoBio e Alleanza Cooperative Italiane e curato da Nomisma – che nasce nell’Anno Internazionale della frutta e della verdura promosso dall’ONU.

Durante il lockdown,  infatti, i consumatori sono andati alla ricerca di prodotti naturali, biologici, con etichette chiare, a conferma di una tendenza di crescita già in atto.

Rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea, l’Italia è il Paese in cui la propensione al consumo di frutta è più elevata. Nel complesso, l’81% della popolazione in Italia assume almeno una porzione di frutta o verdura al giorno, ma il primato riguarda anche le quantità, oltre che la frequenza. Nel 2020, secondo le elaborazioni di Nomisma, il consumo pro capite annuo (at home + away from home) di ortofrutta fresca in Italia è stato di 160 kg, di gran lunga superiore rispetto a quello di molti paesi europei come la Germania (che si ferma a 109 kg) o il Regno Unito (101 kg). 

Nell’anno della pandemia una famiglia su quattro ha acquistato ortofrutta online dai siti della grande distribuzione, con una domanda potenziale ancora maggiore e non soddisfatta a causa di una forte intensità delle richieste (durante il lockdown il 16% ha provato a effettuare un ordine senza successo). Per l’ortofrutta il canale on line non si esaurisce con la GDO: un ulteriore 15% ha acquistato da siti di produttori o mercati agricoli on line.

Fonte: Nomisma su Osservatorio The World After Lockdown

Bio in GdO 

Le vendite di ortofrutta veicolate dalla distribuzione moderna evidenziano un incremento nell’anno della pandemia: +9,1% a volume rispetto al 2019 (fonte: Nielsen, perimetro confezionato a peso imposto) e +8% a valore (oltre 4,5 miliardi di euro).

L’ortofrutta è da sempre la categoria elettiva del consumatore interessato al bio a cui afferisce il maggior giro d’affari del segmento: 208 milioni di euro le vendite a peso imposto realizzate nella distribuzione moderna nel 2020 – divisi quasi perfettamente a metà tra frutta (48%) e verdura (52%). Vendite che hanno registrato un balzo del +8% a valore rispetto all’anno precedente – crescita quasi doppia rispetto all’intero paniere bio (+4,5 a valore rispetto al 2019). Libero servizio piccolo (LSP) e discount registrano le performance più brillanti (+9 e +28% rispettivamente).

Ma ci sono ulteriori potenzialità di mercato visto il crescente interesse del consumatore, le vendite bio sul totale dell’ortofrutta pesano ancora solo il 4,6% sul totale (5,6% nella categoria frutta e 3,9% nella verdura).

Il progetto Organic F&V Monitor 

Nel costruire le prospettive e quindi le politiche strategiche del mondo ortofrutta bio, però, occorre monitorare anche tutti gli altri canali, dedicando particolare attenzione ai consumi nell’away from home, oltre che ampliare il dettaglio per categoria nell’analisi del peso variabile. Per queste ragioni Nomisma e Assobio hanno deciso di proseguire le attività dell’Osservatorio Ortofrutta, inaugurato già nel 2018, che intende superare la carenza di informazioni in merito all’andamento vendite e al ruolo del comparto bio, nelle singole categorie di ortofrutta a peso imposto e peso variabile nei diversi canali.

In questo articolato contesto proseguono i lavori di F&V Organic Monitor – il progetto curato da Nomisma, promosso da AssoBio con il supporto di ACI (Alleanza Cooperative Italiane) – che ha l’obiettivo di:

  1. mappare le reali dimensioni delle vendite di ortofrutta in Italia, estendendo il monitoraggio anche al peso variabile sia per quanto riguarda i consumi domestici (distribuzione moderna, negozi specializzati in prodotti bio ed e-commerce) che quelli fuori casa (ristorazione commerciale e collettiva)
  2. individuare il reale ruolo del biologico sul totale delle vendite in Italia
  3. identificare il peso dei diversi canali di vendita
  4. valutare l’andamento delle vendite per categorie e varietà

Gli attori della filiera aderenti (produttori, retailer, operatori ristorazione, operatori e-commerce) saranno coinvolti nella raccolta dati, che verranno poi codificati e aggregati a disegnare un quadro d’insieme dell’Osservatorio.

“Il segnale che il consumatore italiano ci manda è inequivocabile – osserva Roberto Zanoni, Presidente di AssoBio – nell’anno del lockdown le scelte hanno premiato i prodotti biologici e biodinamici, la vendita di ortofrutta bio è cresciuta dell’8%. Riteniamo per questo che sia il momento opportuno per rilanciare l’attività dell’Osservatorio Organic F&V Monitor insieme a Nomisma, riconoscendo il giusto peso e dignità a ciascun canale di vendita, dallo sfuso al fuori casa, fino alla ristorazione collettiva, per fornire agli operatori uno strumento informativo completo, utile per supportare il loro sviluppo commerciale e strategico nel comparto”.

“Il progetto di ricerca rappresenta per l’intero comparto ortofrutticolo un’importante occasione di studio e di sviluppo futuro – commenta Andrea Bertoldi, Consigliere AssoBio. “I Numeri danno la misura della rilevanza commerciale, restituiscono la valenza della filiera e consentono di raccogliere le informazioni sugli aspetti produttivi e di vendita, in ottica di efficientamento e sostenibilità. La necessità degli operatori è quella di incrociare le esigenze della domanda di frutta e verdura con le inevitabili risposte dell’offerta produttiva e della filiera commerciale, così da elaborare un rapporto sulle tendenze e di mettere in atto le scelte migliori per il futuro”.

“Oggi solo il 19% degli italiani segue le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che prevedono l’assunzione di almeno 4 porzioni di frutta e verdura al giorno. Se a questo si aggiunge il fatto che il 46% degli over 18 anni è in sovrappeso o obeso, appare cruciale l’azione di sensibilizzazione del consumatore per consolidare sili di vita alimentari salutari” osserva Silvia Zucconi Responsabile Market Intelligence Nomisma. “Il contesto pandemico ha contribuito ad orientare le scelte dei consumatori verso prodotti espressione di valori quali salutismo, tracciabilità, garanzie di qualità. Avere dati che misurano e monitorano le dinamiche di mercato dell’ortofrutta diventa così – non solo uno strumento fondamentale per le imprese della filiera – ma anche contributo addizionale per supportare la definizione di policy di prevenzione e la promozione di campagne a sostegno della comunicazione degli attributi valoriali dell’ortofrutta e del biologico, proponendo iniziative concrete proprio nell’Anno Internazionale della frutta e della verdura”.

Coin e la tiktoker: insieme contro la violenza sulle donne

Valeria Vedovatti, giovane influencer e tiktoker dà avvio, dalle vetrine del department store Coin di Piazza V Giornate a Milano, alla campagna di sensibilizzazione rivolta ai giovani contro la violenza sulle donne.

A partire dal 12 marzo, e per tutti i venerdì pomeriggio fino a fine anno, sarà infatti attivo nello store Coin in Piazza V Giornate a Milano lo sportello di ascolto e sostegno psicologico Il Petalo Bianco, un’iniziativa innovativa per sostenere e aiutare concretamente le vittime di abusi e violenze. Il progetto è promosso da Coin in collaborazione con l’associazione FARE X BENE, attiva da oltre un decennio nella lotta a ogni forma di violenza.

Tutte le vittime di abusi potranno usufruire gratuitamente della competenza professionale di un team di psicologi esperti di FARE X BENE, per la prima volta all’interno di un departement store, un luogo fisico, concreto e riservato, realizzato in un contesto “insospettabile”, dove recarsi liberamente e senza rischi.

Coin e FARE X BENE hanno avviato, inoltre, un ciclo di incontri in diretta Instagram con esperti e protagonisti di storie di violenza che hanno scosso l’Italia intera, ma anche testimonial e influencer che hanno scelto di promuovere il progetto. Tra gli altri, Roberta Bruzzone, Valentina Pitzalis, Luca Trapanese, Rossella Migliaccio, Marco Bianchi, Giulia De Lellis, Andrea Casalino. Tutti indosseranno la t-shirt benefica a sostegno dell’iniziativa.

L’iniziativa di Coin e FARE X BENE proseguirà nell’autunno con un progetto di sensibilizzazione presso alcune scuole secondarie di Milano per prevenire comportamenti violenti e aiutare i ragazzi ad essere di supporto alle famiglie che vivono situazioni difficili.

Piatti Freschi Italia: Beretta lancia “Tramezzino Più”

Piatti Freschi Italia, azienda del Gruppo Fratelli Beretta, continua a puntare su qualità, semplicità e trasparenza, creando un tramezzino “firmato” che mette al centro l’eccellenza dei salumi Beretta.

Con questo nuovo lancio l’azienda  punta ad accrescere la penetrazione su un mercato oggi molto dinamico: basti pensare, infatti, che oggi le famiglie che acquistano tramezzini nel nostro paese sono circa 4 milioni, il 16% delle famiglie italiane.

Il “Tramezzino Più” di Beretta nasce con la promessa al consumatore di un prodotto di alta qualità, dalla ricetta semplice e ispirato alla più consolidata tradizione gastronomica italiana: morbido pane bianco senza crosta, preparato anche con lievito madre, avvolge una ricca farcitura fatta di salumi di alta qualità garantiti dal brand Beretta.

Tre sono le ricette proposte: Prosciutto Cotto alta qualità, Prosciutto di Praga e, novità assoluta per il mercato italiano, Mortadella Bologna IGP.

Le confezioni, del peso di 140gr per una porzione di due tramezzini, saranno distribuite nei canali tradizionali, nella grande distribuzione e nel canale delle vending machines.

Centromarca: dalle industrie aderenti 73 miliardi di valore condiviso

Storicamente le marche accompagnano il nostro vissuto quotidiano. Ma qual è il loro valore condiviso prodotto oggi dalle industria di marca? Secondo le evidenze dello studio redatto per Centromarca da Althesys Strategic Consultants,  parliamo di circa 73,1 miliardi di
euro, pari al 4% del Pil 2019. È un ammontare equivalente al 120% circa dell’intera produzione italiana di agricoltura, silvicoltura e pesca e a un terzo dei fondi del Recovery fund. Rispetto al totale, 12,5 miliardi di euro sono generati con il ricorso a fornitori italiani, 16,2 miliardi nella fase di produzione delle industrie di marca, 1,3 miliardi con la logistica e 43,1 miliardi con i diversi canali distributivi (di cui 10,3 con la moderna distribuzione). È parte del valore condiviso anche la contribuzione fiscale: 30,2 miliardi di euro, pari al 6,4% delle entrate fiscali italiane del 2019. Secondo le stime di Althesys, ogni addetto dell’industria di marca genera 7 occupati nella filiera e 10 nell’intera nazione. 

Il food

Il comparto alimentare genera 28 miliardi di euro di valore condiviso (38,3% del totale), 11,7 miliardi di contribuzione fiscale e oltre 290mila posti di lavoro. Si distingue per l’alto valore creato nelle fasi a monte della filiera, cioè per i fornitori, evidenziando lo stretto rapporto tra l’industria di marca e le filiere agricola e zootecnica. Il 49% del valore generato nella fase di distribuzione e vendita è per la moderna distribuzione, dove passano i maggiori volumi. L’industria rimane, tuttavia, la principale creatrice di valore condiviso se comparata ai singoli canali distributivi. Le bevande creano 34 miliardi di euro di valore condiviso, 14 miliardi di contribuzione fiscale e oltre 359mila posti di lavoro. Il comparto crea un cospicuo valore per la distribuzione‐vendita, in particolare nell’Horeca dove si concentra il 57% della ricchezza generata nella filiera.

Il non food

I prodotti chimici per la cura della persona e della casa creano 11,1 miliardi di euro di valore condiviso, 4,5 miliardi di contribuzione fiscale e oltre 103mila posti di lavoro.
«L’industria di marca italiana è un motore di sviluppo per l’intero sistema economico, che crea ricchezza e benessere ben oltre i confini delle imprese», sottolinea Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys Strategic Consultants. «Il nostro studio mostra, numeri alla mano, come il valore condiviso generato dalle imprese aderenti a Centromarca pervada l’intera filiera. La capacità della marca di creare valore condiviso è un elemento concreto per la resilienza e il rilancio dell’Italia».

La sostenibilità 
Secondo le evidenze dell’indagine redatta dal dipartimento di Economia aziendale
dell’Università Roma Tre (redatta nel 2020 sulla base di dati pubblici) il 74% delle industrie
aderenti a Centromarca dà conto pubblicamente, attraverso Internet, della sua attività nel campo della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il 57% di queste aziende diffonde un bilancio di sostenibilità: è una percentuale rilevante se si considera che in Italia lo fa solo il 19% delle imprese (dato Istat, basato su dichiarazioni). Il 65% delle industrie che rendicontano dichiara i suoi impegni futuri, indicando obiettivi quantitativi misurabili.
Sul fronte ambientale il 72% delle industrie di marca, che documentano pubblicamente la loro attività, ha realizzato azioni per l’approvvigionamento responsabile delle materie prime; il 69% per il contenimento dei consumi energetici e/o il ricorso a fonti rinnovabili; il 56% per l’utilizzo responsabile della risorsa idrica; il 55% per la riduzione di sprechi/rifiuti; il 50% per la riduzione/riciclo degli imballaggi. In area economico aziendale il 42% delle industrie di marca ha al suo attivo iniziative di formazione/aggiornamento del personale; il 43% per le quote rosa; il 42% per la prevenzione infortuni; il 37% per incrementare l’occupazione. In area sociale il 61% delle industrie di marca destina risorse economiche alla comunità e ai territori.
Nel 2020, secondo stime elaborate da Centromarca, circa 53 milioni di euro sono stati destinati dalle industrie associate a donazioni economiche, acquisto di attrezzature medico-scientifiche, forniture gratuite di materiali ad alto consumo per sostenere ospedali, enti ed istituti di ricerca impegnati nell’assistenza ai malati e nelle attività di studio per contrastare Covid-19. L’attività delle industrie di marca che rendicontano si focalizza attualmente su dieci dei diciassette Sdgs (obiettivi di sviluppo sostenibile) individuati dalle Nazioni Unite: energia  pulita e conveniente (55% delle aziende impegnate); consumo e produzione responsabile (48%); salute e benessere (46%); climate change (44%); tutela della risorsa idrica (43%); qualità del lavoro e crescita economica (43%); lotta alla fame (35%); parità dei sessi (35%); vita sulla terra (35%); partnership per il raggiungimento di obiettivi sostenibili (33%). «Tutte le industrie di marca sono consapevoli del fatto che la competitività è legata all’impegno non solo sui versanti economico e della governance, ma anche sui fronti ambientale e sociale», rileva Carlo Alberto Pratesi, professore di marketing, innovazione e sostenibilitàall’Università Roma Tre.

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