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Viridea compie 20 anni e supera i 60 milioni di euro di fatturato (+6% nel 2016)

Era il 1997 quando apriva il primo punto vendita Viridea di Cusago (MI) dall’esperienza dalla Rappo srl, storica azienda attiva nel settore del giardinaggio professionale: oggi dopo 20 anni sono nove i garden center dell’insegna tra Lombardia, Piemonte e Veneto. L’ultimo arrivato, l’anno scorso, ha aperto ne IL Centro di Arese: 5.400 metri quadri coperti, a cui si affiancano 1.200 metri quadri dedicati al vivaio, con il percorso merceologico ormai consolidato e la novità del reparto dedicato all’alimentazione biologica.

Nel 2016 i nove Viridea Garden Center hanno accolto complessivamente oltre 7 milioni di visitatori registrando un fatturato pari a 60,2 milioni di euro, in crescita del +6% rispetto all’anno precedente.

I punti vendita Viridea si caratterizzano per l’inconfondibile struttura a forma di serra e un percorso che include tre aree merceologiche: giardinaggio e piante, casa e dècor, animali. A queste si è aggiunto negli ultimi due garden center di Montebello della Battaglia (PV) e Arese (MI) un quarto reparto dedicato al mondo del biologico, con una gamma di oltre 3.000 prodotti certificati, dall’alimentazione all’erboristeria.

«L’apertura del primo punto vendita Viridea di Cusago, 20 anni fa fu la concretizzazione della volontà di un’impresa di giardinaggio di differenziare la propria offerta – commenta Fabio Rappo, fondatore Viridea – In quel momento si trattò di un puro gesto di passione pensato per gli appassionati, quali siamo noi stessi, di piante, fiori e animali. L’obiettivo era quello di offrire prodotti e servizi in un ambiente piacevole, che meritasse la visita indipendentemente dalla necessità di acquisto. I 20 anni trascorsi ci hanno consentito di perfezionare e replicare l’iniziativa, mantenendo immutati i principi ispiratori. Per il futuro siamo impegnati a realizzare altri punti vendita su nuovi mercati, adeguando la nostra offerta al mutare delle esigenze dei clienti ma restando sempre fedeli alla nostra filosofia».

Ad oggi sono 490 i dipendenti Viridea e, dato importante, è bassissimo il turn over delle risorse umane.

Viridea è presente a Rho, Cusago, Rodano e Arese in provincia di Milano, a San Martino Siccomario e Montebello della Battaglia in provincia di Pavia, a Settimo Torinese e Collegno in provincia di Torino, a Torri di Quartesolo in provincia di Vicenza.

Melinda accelera sul bio, piano per raggiungere 300 ettari in 5 anni (+370%)

Sempre più bio, non solo nei desiderata dei consumatori ma anche nei progetti di Melinda: il “piano bio” è stato presentato alla C.O.CE.A di Segno di Predaia (Tn) durante l’”Assemblea dei 300” che riunisce periodicamente tutti i consiglieri delle 16 Cooperative associate.

Oggi la produzione di Melinda Bio è di circa 2.500 tonnellate, su circa 80 ettari coltivati. Il piano prevede in cinque anni di raggiungere una superficie coltivata con metodo Bio di 300 ettari (+370%) per una produzione di mele stimata in 14mila tonnellate. Tale produzione consentirà a Melinda di essere presente in maniera costante sul mercato e di lavorare il prodotto in massima sicurezza: è prevista infatti una sala di confezionamento dedicata.

Varie le motivazioni per le quali il consorzio ha deciso di ampliare la propria offerta nel biologico. Prima di tutto la il rafforzamento del percorso intrapreso da anni in direzione di una sempre maggiore sostenibilità delle coltivazioni. La possibilità per i soci di differenziare le coltivazioni. Ma anche, banalmente, un’opportunità commerciale perché il Consorzio riuscirebbe in questo modo a garantire forniture costanti ai clienti.

 

La “road map” per realizzare il “Piano Bio”

Il progetto prevede la produzione di varietà adatte alla coltura biologica e richieste dal consumatore bio e che possibilmente abbiano caratteristiche di resistenza e quindi adatte ad una “facile” gestione agronomica.

È previsto un sostegno alla diffusione di Distretti o Isole BIO o comunque superfici sufficientemente grandi che garantiscano sicurezza alle produzioni biologiche.

Sarà organizzato un adeguato servizio di assistenza tecnica alle nuove superfici, con aumento delle unità lavoro dedicate, un eventuale team tecnico Bio con un responsabile e soprattutto promuovendo formazione specifica ai produttori soci. Saranno inoltre coinvolti capillarmente tutti i possibili interessati al progetto, compresi gli amministratori locali. La fattibilità del piano sarà garantita da un’adeguata copertura economica a sostegno dei soci intenzionati ad aderirvi.

«Melinda, da sempre impegnata in una coltivazione attenta al rispetto ambientale ed ai rapporti fra popolazione e sistema agricolo, crede fortemente in uno sviluppo che sia sempre più sostenibile. Il Piano Bio e l’inserimento delle varietà resistenti nell’assetto varietale della valle sono esempi concreti di tale orientamento» ha commentato Michele Odorizzi, Presidente del Consorzio Melinda.

Il Piano è stato illustrato dal Direttore Generale di Melinda Paolo Gerevini. Sono intervenuti anche Michele Odorizzi; Massimiliano Gremes, Responsabile Qualità; Alessandro Dalpiaz, Direttore APOT; Michele Dallapiccola, Assessore all’agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca della PAT e Federico Barbi, Direttore Commerciale.

Pesce d’allevamento, il grande assente alla ricca mensa del biologico

Problema: il biologico avanza ovunque da anni (con un +21% nel 2016), ma fatica a decollare per quanto riguarda il pesce. Altro problema, ben più grave: la pesca intensiva ha impoverito i nostri mari a tal punto da mettere a serio rischio la stessa esistenza della gran parte di specie marine. Eppure la soluzione è proprio lì, nel pesce d’allevamento biologico. Spigole e orate da allevamenti biologici stentano purtroppo ad affermarsi sia sul fronte dell’interesse dei produttori sia su quello del gradimento dei consumatori.

Ha cercato di porre rimedio a questo stato di cose e cambiare il polso del mercato il CREAConsiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria con il suo Centro di Zootecnia e Acquacoltura, con il progetto chiamato con il nome del mitico pescatore a cartoni, Sampei II, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del CNR.

Il progetto, durato 36 mesi e finanziato dal Mipaaf,  ha inteso favorire l’adozione di modelli produttivi sostenibili in acquacoltura, a cominciare da quello biologico, nonché incentivare i consumi nella ristorazione collettiva pubblica. 

Più nutriente rispetto all’intensivo

Sul versante della produzione, SANPEI 2 ha affrontato e studiato per la prima volta una possibile futura fonte sostenibile di giovanili per avviare le produzioni biologiche locali, mediante la creazione di parchi riproduttori provenienti dalle numerosissime aree lagunari presenti sul territorio italiano. Infatti, sono stati prelevati dai laghi costieri del Parco Nazionale del Circeo giovanili selvatici di specie marine di interesse commerciale per creare un parco riproduttori biologico e poi sono stati verificati gli effetti sulla qualità del prodotto, dopo un periodo di allevamento sperimentale in regime biologico. Le analisi svolte hanno evidenziato come i giovanili selvatici di orata, provenienti da ambienti lagunari di alto valore ecologico, rispetto a quelli provenienti dagli allevamenti intensivi, presentino una qualità nutrizionale migliore in termini di valori più elevati di acidi grassi omega-3 come nel rapporto omega-3/omega-6 oltre che di alcuni macro e micro-elementi (sodio e magnesio, rame e ferro).

Inoltre, in collaborazione con le associazioni di categoria del settore, è stato messo a punto e distribuito un questionario destinato alle imprese associate, volto ad inquadrare le problematiche che impediscono lo sviluppo dell’acquacoltura biologica in Italia, come ad esempio i costi di produzione e di certificazione, i mangimi poco performanti e la ancora scarsa domanda del mercato.

Per quanto riguarda il consumo, invece, SANPEI II ha effettuato un’analisi della filiera, dai produttori alle mense scolastiche e universitarie, in comuni metropolitani e costieri, sia valutando i costi di approvvigionamento, distribuzione e preparazione, sia verificando la fattibilità tecnica, logistica e organizzativa. I risultati mostrano che è fattibile e conveniente introdurre pesce fresco di allevamento invece di prodotto surgelato della pesca di specie intensamente sfruttate.

Infine, un’indagine effettuata su 1.176 studenti, fruitori delle mense universitarie della Sapienza di Roma e del Politecnico di Torino, ha rivelato che il 20% del campione non prende mai pesce in mensa perché lo reputa di cattiva qualità, ma il 60% (il 27% tra quelli che non lo prendono mai) sarebbe disponibile a pagare di più per avere pesce di maggiore qualità. Un dato interessante, anche perché parliamo di studenti con mediamente disponibilità finanziarie si suppone non altissime. Sul campione, inoltre, è stato sperimentato con un buon gradimento il pesce intero al cartoccio (spigola a Roma e trota a Torino), una preparazione che permette di risparmiare i costi della lavorazione in filetti, per reinvestire sulla qualità del prodotto scelto. Sul fronte dei consumatori più piccoli, gli studi svolti hanno rilevato che, senza interventi educativi specifici, anche l’introduzione di nuove ricette a base di pesce non ne aumenta il consumo.

Secondo il Crea,  il pesce sarebbe tra gli alimenti più “difficili” per i bambini e un’educazione alimentare efficace va ripensata concentrandosi non tanto sul singolo alimento, ma su

Per promuovere il consumo di pesce sostenibile nelle mense scolastiche e anche un approccio “etico” all’alimentazione, dove la qualità delle relazioni intorno al cibo (con se stessi, gli altri e l’ambiente) conta più della qualità degli alimenti, il Crea ha prodotto nell’ambito del progetto uno spettacolo teatrale “A tavola! Relazioni biologiche” da mostrare agli studenti.

Food delivery, ora anche per i neonati, bio e green, grazie a Babygnam

Arriva il delivery per l’infanzia. Si chiama Babygnam ed è un servizio studiato per le mamme dinamiche ed esigenti che, tra la cura della casa e il lavoro, hanno poco tempo ma non vogliono ricorrere a pappe pronte e comunque rinunciare alla qualità. Un servizio di alto livello che segna una nuova frontiera nel campo della fruizione dei pasti. Una vera e propria gastronomia per l’infanzia con consegna a domicilio che punta tutto su sostenibilità e qualità: Babygnam infatti lavora ingredienti biologici certificati al 100%, freschi, di stagione e a chilometro zero. Il nuovo servizio, ideato da Nikola Jakubisova, partirà a Firenze lunedì 13 febbraio, pronto però a raggiungere nuove città in caso di successo.

Il servizio sarebbe infatti dovuto partire nove mesi fa, ma la burocrazia ha preteso degli adeguamenti che hanno ritardato la start up. «Non è stato facile, e in questo lungo periodo c’è stato qualche momento di sconforto – ammette Nikola, 35enne naturalmente mamma, che vive a Firenze da 10 anni e ha un passato nel turismo -. Sembra che in Italia l’alimentazione per bambini sia ancora argomento pionieristico, e abbiamo dovuto aspettare per aprire il nostro laboratorio professionale di cibo fresco. Così, rispetto al progetto originale, abbiamo aumentato lo spazio del magazzino, apportato delle modifiche al laboratorio, riconosciuto a livello europeo come idoneo per la produzione di cibo per la prima infanzia. Siamo tornati ancora più green, introducendo il concetto di sostenibilità. Ad esempio, le nostre confezioni sono costituite da tappi e vasetti al 100% riciclabili. Se ci vengono restituiti, si ha il diritto a uno sconto sul prossimo acquisto. La consegna è sempre solo su bicicletta elettrica, e anche se le mamme ritireranno i propri prodotti in bicicletta si otterrà un ulteriore omaggio. Curiamo tutto: i nostri prodotti per la pulizia sono biodegradabili al 97%, al massimo della normativa prevista, e di origine naturale; acquistiamo energia elettrica da fonti rinnovabili, e i nostri prodotti si potranno trovare presto anche in altri punti vendita che abbiano la stessa nostra filosofia, ovvero un’attenzione particolare per le materie prime e l’ambiente». Il laboratorio è in piazza Dresda 11, le consegne avvengono solo su Firenze a privati o aziende, ma con la possibilità di ritiro direttamente al laboratorio. Il cibo è sotto vuoto, e arriva in tavola entro 24 ore dalla preparazione in vasetti trasparenti.

Tre i menu proposti, tutti studiati con l’aiuto di una nutrizionista, Silvia Ciani, divisi per fasce di età: “gnam A” è adatto ai primi mesi di svezzamento (dai sei mesi in su) e propone piatti con ingredienti semplici e selezionati come crema di riso e mela cotta, mais e pera cotta, vellutata di carota e mela; “gnam B” ha ricette più elaborate che comprendono latticini, legumi e cereali; “gnam C”, adatto dopo i 12 mesi, utilizza carne, pesce ed erbe aromatiche: purè bicolor, frullato di frutta e yogurt e vellutata con prosciutto cotto, patata dolce, carota. A queste linee tra un mese si affiancherà la linea “gnam D”, dedicata alle compiste di frutta. I prezzi partono dai 3,50 euro da vasetto da 225gr, che si conserva in frigo per quattro giorni ed è scaldabile a bagnomaria o al microonde; l’etichetta contiene oltre all’apporto nutrizionale e alle modalità d’utilizzo, un calendario della frutta e verdura di stagione della Toscana. I fornitori non utilizzano ogm, fitofarmaci, concimi chimici ma solo fertilizzanti organici. Utilizzano acqua oligominerale, dolcificanti naturali e cottura al vapore. Tra essi anche Toscana biologica, che supporta gli agricoltori della zona. Il pagamento è alla consegna.

Il biologico non s’arresta, nel 2016 in nove mesi ha già superato il fatturato 2014

Anno magico il 2016 per il mercato biologico, con un aumento attorno al 20%. Nei primi tre trimestri dell’anno il fatturato del campione di 18 aziende associate di cui AssoBio, l’associazione nazionale di categoria, monitora ogni tre mesi l’andamento, ha già superato, con 493 milioni di euro a prezzi all’ingrosso, il fatturato dell’intero 2014, quando fu di 485 milioni, e si avvia a superare ampiamente anche quello del 2015 (594 milioni di euro), anno quest’ultimo che aveva già fatto registrare un aumento record del 22,5%. Estrapolando i dati si può ipotizzare per il 2016 una crescita analoga. Un dato che segnala il crescente interesse dei consumatori per gli alimenti bio controllati e certificati secondo i regolamenti europei, ottenuti con tecniche sostenibili per l’ambiente, senza il ricorso a fertilizzanti e pesticidi chimici di sintesi e senza mangimi Ogm. Peraltro il campione, ancorché apparentemente ridotto, è assai significativo: le 18 aziende monitorate, infatti, hanno grande rilievo sul totale delle vendite di prodotti bio, che nel 2015 hanno raggiunto i 2,6 miliardi sul mercato interno e 1,6 di export.

 

Impennata anche nell’export e nella Gdo

E proprio l’export del nostro bio è particolarmente brillante. Nei primi tre trimestri del 2016, infatti, il campione di 18 aziende monitorate da AssoBio ha esportato per un totale di 64 milioni, superando l’intero 2015 (63 milioni). In questo caso l’aumento a fine anno potrebbe superare il 30%. A fare vincere i prodotti italiani bio sono la qualità e il servizio, particolarmente apprezzata in Germania e Francia (i due Paesi in cui esportiamo di più) ma anche in Usa, Canada, nel Benelux e nei Paesi scandinavi.. La categoria più esportata è l’ortofrutta, con il 18% del valore totale.

Restano molto importanti, per la vendita dei prodotti bio, i negozi specializzati, che sono circa un migliaio in tutta Italia, e che, in base al monitoraggio di AssoBio, assorbono circa il 75% dei prodotti bio. Ma sempre più interessante è il canale della grande distribuzione, al quale nei primi nove mesi del 2016 il campione di aziende prese in esame ha fornito 104 milioni di euro di merce, contro i 115 dell’intero 2015. AssoBio stime che le vendite totali al pubblico di prodotti bio da parte di ipermercati e supermercati a fine 2016 supererà il miliardo di euro, con un aumento di circa il 20% rispetto agli 873 milioni del 2015. Quanto agli altri canali, come la ristorazione, nei primi tre trimestri dell’anno hanno toccato i 62 milioni, contro i 68 di tutto il 2015.

Molto positivo l’impatto sull’occupazione. I dati complessivi saranno elaborati solo a fine anno, ma le 18 aziende monitorate sono passate dai 1.993 addetti del 2015 a 2.288, con un aumento del 18,4%.

Insomma, splende il sole sul mercato del bio. E continuerà a splendere ancora per un po’. «Grazie ad alcuni progetti per l’internazionalizzazione sostenuti dalla Commissione europea e coordinati dalla federazione unitaria del settore FederBio – dice Roberto Zanoni, presidente di AssoBio – e grazie alla positiva collaborazione con l’Ice, l’export continuerà ad aumentare, in particolare in Cina, Giappone, Usa e Canada. Per il mercato interno attendiamo che il ministero dia attuazione al Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico, approvato in Conferenza Stato-Regioni nel marzo scorso. È apprezzabile che un settore che non solo svolge, come riconosce anche l’Ue, un ruolo fondamentale nella fornitura di beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale, ma ha anche le performance economiche e occupazionali migliori di tutto l’agroalimentare italiano, possa finalmente contare su strumenti che lo affianchino nel rafforzare la crescita».

Bonduelle lancia I Burger BIO di cereali e verdure, 100% vegetali

I prodotti a base vegetale piacciono sempre di più. È questo, infatti, il trend che sta rapidamente prendendo piede tra gli italiani. E i dati di mercato lo confermano: la categoria dei piatti pronti freschi a base vegetale ha registrato, infatti, una crescita a doppia cifra (+41%), trainata da nuovi segmenti, tra cui il mercato dei burger vegetali che è cresciuto del 57% nell’ultimo anno (Fonte: Nielsen, AT Sett 2016 I+S+LS) proprio perché perfettamente in linea con le nuove esigenze dei consumatori.
In questo contesto, Bonduelle lancia I Burger BIO di cereali e verdure, 100%vegetali: la prima linea di burger che coniuga gusto e benessere, con in più la garanzia del biologico.

La nuova linea

I Burger BIO sono disponibili in 4 ricette originali:
Miglio, orzo, melanzane e basilico 180gr (2 x 90gr)
• Bulgur, miglio, broccoli e pomodori secchi 180gr (2 x 90gr)
• Grano saraceno, miglio, erbette e porri 180gr (2 x 90gr)
• Bulgur, ceci, peperoni e zucchine 180gr (2 x 90gr)
La combinazione di cereali e verdure rende è stata molto apprezzata dai consumatori “messi alla prova” in un blind test.

Il 51% degli intervistati ha preferito I Burger BIO rispetto a quelli dei competitor, sottolineando ancora una volta come Bonduelle sia sinonimo di qualità, innovazione e differenziazione sul mercato (Fonte: Ales Market Research – Blind Taste TestQuantitativo – Sett 2016).
A supporto del lancio de I Burger BIO, Bonduelle ha previsto specifiche attività instore:
materiali promozionali e presenza di hostess dedicate.

Fattorie Scaldasole lancia Teddi Tribe, yogurt bio, per bambini, da consumare fuoricasa

Una nuova linea di yogurt biologici pensata, nei gusti e nel formato, per bambini e ragazzi che hanno voglia di sperimentare nuovi sapori, nuovi modi di mangiare e fare merenda: sono i Teddi Tribe di Fattorie Scaldasole.

Il formato pouch serve per restare fuori dal frigo fino a quattro ore, e li rende facili da portare con sé a scuola, nel parco o per una merenda a casa di amici.

Ma la vera novità, oltre al formato, è rappresentata dai gusti, originali, golosi e nuovissimi sul mercato: Cola, Zucchero filato, Panna e Fragola. Tre proposte che stuzzicano fantasia e curiosità, per fare dello yogurt un’occasione di sano divertimento. obiettivo: avvicinare le esigenze di sicurezza delle mamme con quelle di gusto dei bambini.

I nuovi yogurt contengono esclusivamente zucchero di canna biologico, sono fonte di calcio e privi di glutine: il logo della spiga barrata sulla confezione garantisce il consumo anche alle persone celiache.

Fattoria Scaldasole da trent’anni affianca all’approccio nutrizionale un forte legame con l’ambiente e la natura, il tutto tradotto nel rispetto delle risorse, nell’applicazione di metodi di agricoltura ecosostenibile e nella scelta di materie prime biologiche.

Panettone bio e gluten free questo Natale con Fraccaro Spumadoro

Segue la tradizionale ricetta del classico dolce natalizio, ma è prodotto solo con ingredienti biologici, è realizzato con lievito naturale e pensato per tutte le persone intolleranti al glutine o celiache il Panettone Bio Senza Glutine dell’azienda artigianale Fraccaro Spumadoro. È prodotto con farina di riso, fecola di patate e amido di mais, burro, uova, uvetta e frutta candita, tutto da agricoltura bio.

«In Italia sono sempre più le persone affette da celiachia o coloro che soffrono di intolleranza al glutine – afferma Luca Fraccaro, Ceo dell’azienda – ed è proprio per loro che, con l’avvicinarsi delle festività, abbiamo voluto realizzare il tradizionale dolce natalizio, ma senza glutine: un panettone prodotto artigianalmente con lievito naturale ed ingredienti gluten free di prima qualità e biologici certificati».

Il Panettone Bio Senza Glutine Fraccaro è disponibile nelle pasticcerie di tutta Italia ed è acquistabile dalle persone affette da celiachia con i ticket mensili rilasciati dal Servizio Sanitario Nazionale. È infatti certificato Bio da Icea ed è inserito nel registro dei prodotti senza glutine rilasciato dal Ministero della Salute, in quanto per la sua produzione l’azienda dolciaria veneta si è dotata di un laboratorio a parte e di un forno apposito, al fine di evitare qualsiasi tipo di contaminazione con prodotti e farine contenenti glutine.

La novità realizzata dai Pastry Chef Fraccaro sarà presentata agli operatori di settore e ai buyer mondiali in anteprima alla fiera Sial di Parigi dal 16 al 20 ottobre.

Con gli OMIA Point la cosmesi green si afferma nei negozi di prossimità

Green la cosmesi del futuro è sempre più green. In linea con le richiesta  sempre più responsabili di consumatori sempre più informati e consapevoli per cui la difesa dell’ambiente e la salubrità delle proprie scelte sono divenute fondamentali.

Per assecondare questa nuova domanda ecco allora che creme, saponi e make up eco bio si trovano ormai non solo nei bio-store ma anche negli scaffali di punti vendita tipicamente orientati al food. Accanto ai prodotti alimentari biologici, infatti, anche supermercati e grandi catene di distribuzione si stanno attrezzando per dedicare, quanto più possibile, spazio ai cosmetici biologici.

In linea con questa esigenza, OMIA – la marca più rappresentativa nel mercato dei cosmetici naturali e biologici nel mass market – ha lanciato gli OMIA Point, una soluzione innovativa per tutti i punti vendita al dettaglio che in poco spazio possono così allestire un reparto completo di eco bio cosmesi.

Con una larghezza di soli 60 centimetri, gli OMIA Point sono degli espositori resistenti, studiati per permanere a lungo nel punto vendita, contenenti tutta la gamma di cosmetici eco bio OMIA. L’espositore copre tutte le categorie di consumo più importanti, tutto per l’igiene intima e per la cura dei capelli, del corpo e del viso. Le formule contengono materie prime da agricoltura biologica certificata, olio di argan, aloe vera, oli di mandorla, jojoba, semi di lino, macadamia e tante altre materie prime ricercate da un consumatore sempre più competente.

Il reparto di cosmesi naturale e biologica: supermercati, e piccoli negozi con OMIA point hanno una soluzione per formulare un’ offerta nuova e di tendenza in pochi centimetri. Il consumatore può così trovare i cosmetici eco bio OMIA nel loro negozio di prossimità.

Oltre 546 installazioni hanno popolato in meno di due anni punti vendita indipendenti e supermercati alimentari e si prevede un incremento del 25% nel prossimo anno.

 

Il biologico vola anche nel 2016: +21%, Gdo primo canale

Gdo primo canale, l’e-commerce avanza, e, in generale,  non si arresta, anzi segna un ottimo +21% sul 2014 il consumo di biologico in Italia. Lo confermano i numeri del rapporto Bio Bank 2016. Il valore al consumo è stimato in circa 2,5 miliardi di euro su base annuale. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati relativi al primo semestre divulgata in occasione dell’apertura del Sana 2016, il Salone internazionale del biologico e del naturale a Bologna.

 

In Gdo offerta quadruplicata in 15 anni

Come rileva il rapporto Bio Bank 2016, tra il primo censimento del 2001 e l’ultimo del 2015 l’offerta di prodotti bio con la marca dei supermercati è quasi quadruplicata: da oltre 600 referenze si è passati a quasi 2.300. Tanto che la Gdo è oggi il primo canale di vendita, essendo avvenuto il sorpasso delle vendite bio tra supermercati e negozi specializzati: 873 milioni di euro contro 862, in un mercato domestico che vale complessivamente 2.317 milioni di euro nel 2015, secondo i dati di AssoBio.

 

Fote: Bio Bank 2016
Fote: Bio Bank 2016

Dal pioniere Coop, il primo a metter il bio sugli scaffali dell’ortofrutta nel lontano 1992, la diffusione è stata costante e oggi quasi tutte le insegne hanno la propria marca dedicata al bio: Auchan (Auchan Bio), Carrefour (Carrefour Bio), Conad (Conad il Biologico), Coop (Vivi Verde Coop), Crai (Crai Bio), Despar (Bio,Logico), Dico (Biodì), Esselunga (Esselunga Bio), Finiper (iNaturale Bio), In’s Mercato (Bio), Pam (Bio), Selex (Bio Selex) e Sma (Bio Simply).

Come rileva il rapporto, il 2015 è stato l’anno del bio, con un aumento notevole di referenze rispetto all’anno precedente, per tre insegne: Finiper (passata da 190 a 300), Auchan (da 135 a 180) e Crai (da 20 a 75). Nel 2016, due catene hanno presentato la loro nuova linea bio: Sigma (Bio) e VéGé Retail (sul marchio esistente Delizie VéGé, con la specifica biologico), mentre Conad ha annunciato un ampliamento significativo della sua gamma. Non solo: un distributore storico del settore ha presentato BeneBio, “servizio a 360° per sviluppare con la grande distribuzione soluzioni ad hoc”. Forte di una gamma di oltre 200 prodotti bio secchi e freschi.

Ormai da cinque anni Coop guida con la maggiore presenza di referenze private label biologiche.

biobank gdo
Fonte: Bio Bank 2016

 

 

Produzione in crescita

La crescita dei consumi bio dura ininterrotta da oltre un decennio con ben 13 milioni di italiani che portano in tavola cibo bio almeno una volta a settimana.

La Coldiretti rileva come, a sostenere i consumi, ci sia l’aumento in Italia delle superfici coltivate e agli animali allevati (dati Sinab). Le superfici coltivate con metodo biologico in Italia hanno raggiunto nel 2015 la quota record di 1,5 milioni di ettari, il 12% della Sau nazionale (superficie agricola utilizzata), con una crescita dell’8 % rispetto all’anno precedente. “In pratica – rileva Coldiretti –  oltre centomila ettari di campagne sono passati alla coltivazione bio in un solo anno. Ma ad aumentare del 20 % è anche il numero di bovini, del 18 % il pollame e del 9 % i caprini, con un trend sostenuto dalla richiesta di carne e formaggi biologici. E vola pure il numero degli operatori, anche qui in crescita dell’8 %, saliti a quota 60mila che è il numero più elevato a livello comunitario”.

 

e-commerce canale in crescita

Vola anche l’e-commerce, cresciuto del 71% nel giro degli ultimi cinque anni, e che oggi conta 286 siti di e-commerce alimentari. Nello stesso periodo, sono aumentate del 69% le attività di ristorazione bio. In crescita anche i negozi specializzati di alimenti bio (+15%), gli spacci per la vendita diretta presso le aziende agricole biologiche (+14%), gli agriturismi aperti da coltivatori bio (+13%), le mense scolastiche che utilizzano materie prime biologiche (+12%). Il tutto per una rete che conta oggi 8.884 attività, con 2.878 aziende con vendita diretta, 1.527 agriturismi, 1.395 negozi, 1.250 mense scolastiche, 877 gruppi d’acquisto, 861 ristoranti, e 221 mercatini.

«La crescita rapida dei consumi pone l’esigenza di rafforzare il sistema dei controlli con particolare attenzione ai falsi prodotti biologici importati dall’estero come dimostrano i numerosi casi di frode scoperti dalle forze dell’ordine» ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare “l’importanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti”.

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