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Mediobanca fa il punto su fatturato, costi e utili della Gdo

In crescita le vendite della Gdo italiana nel 2025: +4,3% è la stima di Mediobanca, che precisa come l’inflazione sia stata pressocché nulla nei 12 mesi considerati. Il dato proviene dalla nuova edizione dell’Osservatorio sulla Gdo a prevalenza alimentare che aggrega i dati economico-patrimoniali di 118 aziende nazionali e 30 maggiori player internazionali per il periodo 2019-2024. Per l’Italia la copertura è pari al 95,8% del mercato.
Riavvolgendo invece il nastro al 2024, emerge che l’aggregato dei maggiori gruppi italiani ha realizzato un fatturato netto pari a 109,8 miliardi di euro (Iva esclusa), di cui 13,4 miliardi in capo a operatori a controllo estero (12,2% del totale). Tra il 2019 e il 2024, le vendite sono aumentate del 30,9% con un tasso medio annuo del 5,5%.

SALGONO I RICAVI PROMOZIONALI, MA PESA IL COSTO DEL LAVORO
L’analisi di Mediobanca consente di mettere a fuoco una serie di rilevanti indicatori economici medi del settore, a cominciare dai ricavi derivanti da attività promozionali, saliti del +4,1% all’anno tra il 2019 e il 2024 e pari al 6,5% delle vendite dei dettaglianti; i ricavi immobiliari sono l’1,2%.
La Gdo conferma l’alta incidenza del costo del lavoro, che per i retailer nazionali rappresenta mediamente il 12,5% delle vendite, mentre quello per trasporti e logistica è pari al 3,1% e i costi dell’energia arrivano all’1,9%.
Tiene la redditività nel 2024: Ebit margin al 2,7% (2,5% la media dei sei anni, che si confronta con il 4,6% del Food & Beverage), Roi al 7,1% (6% la media vs il 10,5% della Gdo non alimentare), spingono gli investimenti (+4,9% sul 2023). Nel quinquennio 2020-2024 gli operatori della Gdo nazionale hanno distribuito dividendi per 1,3 miliardi di euro e immesso risorse con aumenti di capitale a pagamento per 691 milioni.

TRE PUNTI IN PIÙ DI MARGINALITÀ PER I DISCOUNT
Nel 2024 discount non più così irraggiungibili: il loro fatturato è cresciuto del 3,6% sul 2023 rispetto al +2% degli altri operatori, registrando un tasso medio di crescita delle vendite tra il 2019 e il 2024 dell’8,4% (+4,9% gli altri). Spicca la marginalità: l’Ebit margin dei discount si attesta nel 2024 al 5,1%, staccando il 2,1% degli altri gruppi, così come per il Roi, al 16,6% (5,6% gli altri operatori).
Brillano per vendite le aziende meridionali (+8,4% medio annuo sul 2019), +6% le imprese del Centro Italia, mentre gli operatori del Nord-Est risultano più dinamici di quelli del Nord-Ovest (+5,2% vs +2,9%).

CHI HA INCREMENTATO MAGGIORMENTE IL GIRO D’AFFARI
L’Osservatorio di Mediobanca mette in file una serie di spunti sull’andamento di singoli operatori della Gdo. Radenza Group ha realizzato la maggiore crescita del fatturato tra il 2019 e il 2024: +13,5% medio annuo, seguita da In’s Mercato (+12,1%), Tatò Paride (+10,4%) e Agorà (+10,1%). Nell’ultimo anno primeggiano RetailPro (+7,9%), Agorà (+7,8%) e Radenza Group (+6,3%) seguite da Sait (+5,4%), Eurospin (+5,1%), Selex (+4,6%), Conad e Lidl (entrambe +3,9%).
Ebit margin 2024 più elevati per Noto (che controlla AZ) con il 6,5%, i discount Cive (6,1%) ed Eurospin (5,9%); seguono Agorà (5,2%) e l’altro discount Lidl (5%). La classifica per l’indice di redditività del capitale investito (Roi) vede sul podio: Radenza Group con il 20,6%, seguita da Md al 19,6% e Eurospin (18,3%) a cui si avvicinano Cive (16%) e In’s Mercato (15,6%).

EUROSPIN IN CIMA ALLA CLASSIFICA DEGLI UTILI
Eurospin si afferma regina di utili cumulati tra il 2019 e il 2024: 1.931,2 milioni di euro, superando VéGé a 1.685 milioni e Selex (1.651,5 milioni). PAC 2000 A (Gruppo Conad) è la maggiore cooperativa italiana con vendite nel 2024 pari a 4.902 milioni di euro, seguita da Coop Alleanza 3.0 a 3.975 milioni e da Conad Nord Ovest a 3.239 milioni che precede Unicoop Firenze a 3.045 milioni.
Il prestito soci del sistema Coop passa dagli 8 miliardi di euro del 2019 ai 7,1 miliardi del 2024. Tra il 2019 e il 2024 le Coop hanno realizzato proventi finanziari netti per 612 milioni di euro e contabilizzato svalutazioni di titoli e partecipazioni per 707 milioni.

SI AMPLIA LA QUOTA DI MERCATO DEI PRIMI DELLA CLASSE
In base ai dati Mediobanca, la quota di mercato dei primi sette operatori nazionali è passata dal 52,2% del 2010 al 71% di ottobre 2025, quota che senza la vivacità della distribuzione organizzata sarebbe ferma a circa il 50%. Tra il 2019 il 2025 la market share dei sette gruppi della distribuzione organizzata, con esclusione delle due cooperative Conad e Coop, è cresciuta di 7,1 punti percentuali, anche grazie all’incremento delle basi associative. VéGé è l’operatore che ha attratto il maggior numero di nuovi associati (sette), due dei quali già aderenti ad altre strutture (D.IT e C3).
Nell’ambito della distribuzione organizzata, nel 2024 emerge Agorà, grazie a marginalità (la più elevata del settore, con Ebit margin 5,2% e Roi 14,3%) e vendite, in crescita dal 2019 ad un tasso medio annuo del 10,1%. Il Cagr medio del +6,6% tra 2019 e 2024 è superato anche da Selex (+7,3%) con Ebit margin del 3,3% e Roi al 10,3%. C3 raggiunge un rapporto tra Mon e fatturato pari al 3,9%, più alto di quello medio (3,1%), ma resta arretrato in termini di Roi (8%).
Nel 2024 si attestano invece sotto la media del segmento i valori di VéGé (Ebit margin 2,9% e Roi 9,2%), con un fatturato in crescita del +5,5% medio annuo dal 2019. Ultime per Ebit margin, Crai e Despar (rispettivamente 0,9% e 1,2%); quest’ultima si posiziona in coda anche per Roi (4,3%).

FOCUS SUI PLAYER DELLA DO CHE SUPERANO I 500 MILIONI
Le aziende della distribuzione organizzata con fatturato superiore a 500 milioni di euro sono 26. Il maggiore incremento di fatturato nel 2024 è stato realizzato da Multicedi (+13,2% sul 2023) e FG Holding (i.e. Magazzini Gabrielli, +12,8%), seguite da Megaholding (Megamark, +12,6%), Retail Evolution (Iperal, +10,8%) e Abbi Holding (+10,7%). Retail Evolution è il primo operatore per Ebit margin (7,6%), seguito da Verofin (Tigros) (7,1%) e F.lli Lando (5,7%); Gruppo Rossetto presenta l’indice di redditività del capitale investito (Roi) migliore (20,8%), seguita dal Gruppo Unicomm (Arca, Gmf Fioroni, Unicomm) e Verofin (Tigros) (entrambe con il 19,7%).
Altri 20 associati hanno realizzato nel 2024 un giro d’affari compreso tra i 200 e 500 milioni di euro. Tra questi, la crescita maggiore del fatturato tra il 2023 e il 2024 è stata registrata da 5 Erre (+7,3%), seguita da Sidi Piccolo – Sistema Distributivo Innovativo (+6,7%) e Grd (+5,9%). Nel 2024 Isa – Industria Servizi Alimentari emerge in termini di Ebit margin (8,1%); mentre il maggiore Roi è ottenuto da Sisa Sicilia (18,3% nel 2024), Gambardella (18%) e L’Abbondanza (17,4%).

IN QUATTRO AL SUD VANNO OLTRE IL MILIARDO DI RICAVI
Splende per dinamismo e performance l’area del Sud e Isole. Nel 2024 quattro operatori della Gdo che operano in maniera prevalente in questi territori hanno superato 1 miliardo di euro di ricavi: Megaholding (2.087 milioni), Conad Adriatico (1.345,3 milioni), Gruppo Arena (1.265,7 milioni) e Multicedi (1.245,5 milioni).
Tra i retailer della Gdo con più di 200 milioni di euro di ricavi nel 2024, crescita del fatturato double digit tra il 2019 e 2024 per: Radenza Group (+13,5% in media all’anno), Abbi Holding (+13,4%), Sidi Piccolo (+12,8%), Megaholding (+12,1%), Gruppo Arena (+11,6%) e Tatò Paride (+10,4%). Migliori Ebit margin per: Noto (5,3% in media nel 2019-2024), Gruppo Arena (5,1%), Isa – Industria Servizi Agroalimentari (4,6%) e Radenza Group (4,3%) che si distingue anche per miglior ROI (29% medio nel 2019-2024).

FOCUS SUL MODELLO DEL TRIVENETO
Forte competitività e attaccamento al territorio contraddistingue la Gdo del Trivento. Sono in cinque – tra le aziende che operano principalmente in Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia – a superare 1 miliardo di euro di fatturato nel 2024: Gruppo Unicomm (3.123,7 milioni), Finbre (2.764,6 milioni), Aspiag Service (2.285,5 milioni), Supermercati Tosano Cerea (1.513,7 milioni) e Alì Group (1.297,3 milioni).
Tra gli operatori più grandi (fatturato 2024 maggiore di 200 milioni di euro), ricavi in forte crescita per Supermercati Visotto (Cagr +12,9%), Migross (+10,9%) e Gruppo Rossetto (+10%). Primeggiano per Ebit margin: F.lli Lando (5,5% medio nel 2019-2024), Supermercati Tosano Cerea (4,9%), Supermercati Visotto (4,8%) e Alì Group (4,3%); mentre per ROI si distinguono Gruppo Rossetto (18,7% medio), Prix Quality (16%) e Migross (14%).

I MAGGIORI OPERATORI INTERNAZIONALI
Infine, uno sguardo alla Gdo di oltreconfine. Nel 2024 i maggiori retailer internazionali hanno registrato un fatturato che oscilla tra i 649,3 miliardi di euro della statunitense WalMart e i 20,5 miliardi della britannica Wm Morrison. La maggiore proiezione internazionale è della portoghese Jeronimo Martins (80,7%, per due terzi in Polonia), dell’olandese Ahold Delhaize (78,6%), seguita dalla giapponese Seven & i (77,1% principalmente nel Nord America) e dalle francesi Carrefour (53,7%) ed Elo-Auchan (46,5%).
Il panel internazionale esprime un Roi medio nel 2024 pari al 10,2%, in aumento rispetto al 9,9% del 2023. Quanto a vendite per metro quadro al netto di Iva sul proprio mercato domestico, Esselunga con 16.071 euro per metro quadro supera tutti i principali operatori internazionali. A distanza le britanniche J Sainsbury (13.924 euro) e Tesco (12.893 euro), le australiane Coles (11.815 euro) e Woolworths (11.694 euro), seguite dalla canadese Empire (11.203 euro).
L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com

 

Action conquista clientela e arriva a 16 miliardi di fatturato

Obiettivo raggiunto: la catena discount non food olandese Action si riproponeva di fare almeno un’apertura al giorno nel 2025 e ci è riuscita. Sono state 384 le nuove inaugurazioni realizzate lo scorso anno, che hanno portato al termine dell’esercizio a un totale di 3.302 store in 14 Paesi. Le vendite nette sono state pari a 16 miliardi di euro, +16,1% rispetto al 2024, mentre sono salite del 4,9% quelle a parità di punti vendita. La crescita è stata guidata soprattutto dall’aumento del numero di clienti: nel 2025, in media, 21,6 milioni di persone hanno scelto Action ogni settimana, superando i 18,7 milioni del 2024.

IL 2026 VEDRÀ L’ESORDIO IN CROAZIA E SLOVENIA
In un periodo in cui molte famiglie devono affrontare l’aumento dei costi e l’incertezza economica – afferma Hajir Hajji, Ceo di Action – le persone fanno affidamento su di noi per soddisfare le loro necessità. Altri preferiscono semplicemente non spendere più del necessario. Questo si riflette chiaramente nella continua crescita della nostra clientela”.
Nel corso del 2025 l’insegna ha debuttato in Svizzera e in Romania, concludendo il 2025 con 8 negozi nel primo paese e 6 nel secondo. Quest’anno dovrebbe vedere un numero di aperture addirittura superiore rispetto al 2025, con l’ingresso in due nuovi mercati: Croazia e Slovenia.
Action ha una gamma di 6.000 prodotti in 14 categorie e dichiara di introdurne 150 nuovi ogni settimana, per mantenere l’offerta sempre attuale.

ALTO LIVELLO DI COINVOLGIMENTO DEI DIPENDENTI
L’azienda sottolinea che proprio grazie alla crescita vengono realizzati investimenti significativi per creare nuovi posti di lavoro e offrire opportunità di carriera e sviluppo professionale agli 84.246 assunti. Nel 2025 sono stati creati 4.565 nuovi incarichi e 3.705 persone hanno ricevuto promozioni interne. I collaboratori rappresentano 166 nazionalità, rispecchiando le comunità in cui operano negozi e centri di distribuzione.
Action rende noto, inoltre, che i risultati del sondaggio biennale sulla soddisfazione dei dipendenti mostrano che il loro coinvolgimento continua a crescere, attestandosi ben al di sopra dei benchmark di riferimento del settore retail.

RINNOVATA LA COLLABORAZIONE CON FAIRTRADE
Nel 2025, gli obiettivi di riduzione delle emissioni a breve termine dell’azienda sono stati convalidati dalla Science Based Targets initiative (SBTi), confermando l’allineamento delle strategie climatiche con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C.
L’impegno per la sostenibilità che l’azienda segue si è esteso anche alle partnership, con un’attenzione particolare al benessere dei bambini. Oltre alle collaborazioni già attive con SOS Villaggi dei Bambini e la Johan Cruyff Foundation, il marchio sostiene ora la Princess Máxima Centrum Foundation nei mercati in cui opera, contribuendo alla sua missione di curare ogni bambino affetto da cancro.
È stata inoltre rinnovata la collaborazione con Fairtrade e Action precisa di essere diventato il primo retailer internazionale a garantire che i coltivatori di cacao coinvolti nella produzione del cioccolato a marchio privato possano percepire un reddito dignitoso.

Aldi Italia, il Country Managing Director sarà Massimiliano Silvestri

La notizia era già corsa online e sulle pagine dei giornali e ora c’è la conferma: Massimiliano Silvestri, ex Ceo di Lidl Italia, assumerà l’incarico di Country Managing Director di Aldi Italia a partire dal 1° Novembre 2026. Nella nota con cui la filiale del Gruppo Aldi Süd comunica l’ingresso di Silvestri, si precisa che la continuità di business verrà garantita dall’attuale leadership team di Aldi Italia: Peter Rieger, Head of Operations, Michael Postinghel, Head of Supply Chain and Real Estate, e Martin Shields, Head of Commercial. Nessun riferimento, invece, a Michael Gscheidlinger, il precedente Country Managing Director, che negli ultimi cinque anni era stato il volto più noto di Aldi Italia.

CAMBIA IL VERTICE, NON LA STRATEGIA
Il comunicato relativo alla nomina di Massimiliano Silvestri (nella foto a destra) si chiude con una postilla, che fa pensare a una sorta di promessa rivolta a clienti (e anche ai concorrenti): “Continueremo ad offrire prodotti di alta qualità al prezzo più basso possibile, servendo le famiglie italiane in tutto il nostro mercato di riferimento”.
Aldi è presente in Italia dal 2018 con una sede operativa a Verona, due centri di distribuzione – rispettivamente a Oppeano (VR) e Landriano (PV) – e una rete di circa 200 punti vendita in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige e Veneto. Aldi Süd, il gruppo di cui fa parte, è una realtà di riferimento della grande distribuzione organizzata a livello internazionale, presente con oltre 7.500 punti vendita in 11 Paesi e 4 continenti, per un totale di oltre 200.000 collaboratori in tutto il mondo.

Arnd Riehl è il nuovo Ceo di Penny Italia

La nota stampa è stringata e non fornisce – come di regola in queste occasioni – troppi dettagli. Arnd Riehl è il nuovo Chief Executive Officer di Penny Italia, il discount alimentare del gruppo tedesco Rewe, a partire dal 1° febbraio 2026. Succede a Nicola Pierdomenico, che l’azienda – e anche questo rientra nella regola – ringrazia “per il contributo offerto durante il suo mandato”, augurandogli ogni successo per il futuro.
Quella di Arnd Riehl è una carriera interna da quasi un decennio: nel Gruppo Rewe è entrato nel 2016 come Direttore Vendite Discount National (Penny) in Germania, dal 2020 al 2023 ha ricoperto la carica di Ceo di Billa Slovacchia, prima di assumere il ruolo di Director People & Culture presso Rewe International nel gennaio 2024.

INTERVENTI MIRATI SU LOGISTICA E ASSORTIMENTI
L’azienda precisa che questa nomina conferma l’impegno nel percorso di crescita e innovazione sul mercato italiano: “Il piano strategico avviato nei mesi scorsi prosegue con determinazione, prevedendo investimenti significativi per la modernizzazione della rete, l’efficientamento dei processi e la valorizzazione delle leve fondamentali del business, in linea con le evoluzioni del mercato e le esigenze dei clienti”.
Attraverso interventi mirati su logistica, assortimenti e patrimonio immobiliare, Penny Italia intende consolidare la propria competitività e assicurare continuità al progetto aziendale, “con l’obiettivo di offrire un’esperienza di acquisto sempre più moderna e di qualità”.

UNA RETE DI OLTRE 460 PUNTI VENDITA
Nata nel 1994, l’insegna discount Penny conta circa 460 punti vendita distribuiti sul territorio italiano, oltre 5.000 dipendenti (di cui il 62% donne) e rivendica di avere un fatturato per metro quadro superiore alla media di categoria. A livello internazionale, è presente anche in Austria, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania.
La storia di Rewe è assai più lunga e inizia nel 1927, quando 17 cooperative d’acquisto fondarono la “Revisionsverband der Westkaufgenossenschaften” – o in breve Rewe – con l’obiettivo di organizzare collettivamente l’acquisto di cibo. Oggi la cooperativa ha una presenza internazionale nella vendita al dettaglio e nel turismo, impiega oltre 389.000 dipendenti e ha chiuso il 2023 con un fatturato superiore ai 92 miliardi di euro, con più di 16.000 tra punti vendite e agenzie in tutto il mondo. Oltre a Penny, nel retail ha insegne come Rewe, Rewe Center, Rewe City, Billa e Diy.

Da Penny si paga con i buoni pasto e Satispay

Passa anche dai sistemi di pagamento e dai servizi digitali la strategia Penny Italia per rafforzare la propria competitività. La novità più rilevante è l’accettazione dei buoni pasto, che l’insegna del gruppo Rewe sottolinea essere un cambio di paradigma per il mondo del discount, storicamente meno coinvolto da questo tipo di convenzioni. I clienti Penny possono ora utilizzare i buoni pasto dei circuiti Day by Upcoop, Repas, Toduba, 360 Welfare, EP Spa Lunch GM, Satispay, Pellegrini e Coverflex, beneficiando di una maggiore flessibilità nella gestione del proprio potere d’acquisto. Un passo concreto verso l’inclusione di nuove abitudini di consumo e verso una maggiore accessibilità dell’offerta.
A questo si aggiunge la possibilità di pagare in cassa gli avvisi del circuito Pago Pa, integrando un servizio utile e quotidiano all’interno dell’esperienza di spesa.

PRELIEVI E VERSAMENTI IN CASSA PER I CLIENTI DELLE BANCHE DIGITALI
In ottica di digitalizzazione dei servizi finanziari, Penny ha inoltre attivato il servizio Paysafe:Cash, che consente ai clienti di banche digitali come N26, Hype e Bunq di effettuare prelievi e versamenti in contanti direttamente in cassa. Una soluzione pensata per valorizzare il punto vendita come spazio multifunzionale.
Infine, l’introduzione del pagamento tramite Satispay rafforza ulteriormente l’offerta di strumenti digitali agili e smart, in linea con le nuove abitudini di pagamento e con le aspettative di un consumatore sempre più connesso e orientato alla velocità.
Nel presentare queste innovazioni, Penny – che in Italia conta circa 460 punti vendita – rivendica la propria visione strategica di mettere la tecnologia al servizio delle persone, semplificare la vita quotidiana e generare valore per il cliente e per il business, anche attraverso soluzioni che ridefiniscono il ruolo del discount nel panorama della distribuzione moderna.

Lidl, 1.200 prodotti a “inflazione zero” da un anno

Prezzi senza rincari per 12 mesi su oltre 1.200 prodotti. È questa la mossa di Lidl Italia per contrastare il ritorno dell’inflazione. E la cosa interessante è che non si tratta di un impegno per il futuro, ma il bilancio di quanto già fatto, certificato da NielsenIQ. La premessa indispensabile è data dalle stime preliminari dell’Istat: a maggio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e un incremento del +1,7% su base annua. Si tratta di una frenata rispetto al +1,9% registrato ad aprile, ma con un dato in controtendenza: i beni alimentari accelerano nettamente, salendo dal +2,2% al +3,2% e trainano l’inflazione del cosiddetto “carrello della spesa”, che tocca un +3,1% contro il +2,6% di aprile. La tendenza è confermata anche da NielsenIQ, che ha rilevato, sempre a maggio, un balzo dell’inflazione tendenziale al 2,3% (rispetto allo 0,8% di aprile).

In questo scenario, Lidl Italia sottolinea il suo impegno contro il caro-vita con oltre 1.200 articoli a “inflazione zero” sulle oltre 3.500 referenze proposte a scaffale nei circa 780 punti vendita dell’insegna. Come certificato da NielsenIQ, nel periodo dall’1.06.2024 al 31.05.2025, il prezzo di vendita di oltre 1.200 prodotti non ha mai superato il prezzo di inizio monitoraggio. Articoli del paniere base come spaghetti, fusilli, biscotti, farina, baguette, prosciutto cotto vengono offerti a scaffale senza rincari da 12 mesi. “Tutelare il potere di acquisto dei nostri clienti è da sempre uno dei nostri obiettivi – dichiara Massimiliano Silvestri, Presidente Lidl Italia –. Abbiamo già intrapreso azioni simili in passato, in periodi in cui il tema dell’inflazione era molto più sentito, ma non intendiamo abbassare la guardia. I dati purtroppo mostrano come l’inflazione sia tornata ad alzare la testa soprattutto sul carrello della spesa. Questa è la nostra risposta concreta”.

Aldi rilancia il suo impegno nella prossimità

Una nuova fase strategica di consolidamento e rafforzamento della presenza in Italia: è così che Aldi vede il suo futuro, dopo aver tagliato il traguardo dei sette anni dalla prima apertura. Arrivata quasi alla soglia dei 200 negozi, la catena fa parte del Gruppo Aldi Süd, realtà di riferimento della grande distribuzione organizzata a livello internazionale, con oltre 7.500 punti vendita in 11 Paesi e 4 continenti. Aldi afferma di essersi impegnata sin dal 2018 ad offrire ai clienti il meglio del Made in Italy all’insegna della convenienza, in sinergia con la costante valorizzazione dei collaboratori e il sostegno continuativo alla comunità locale, con una sempre crescente attenzione alla sostenibilità. In questa nuova fase Aldi vuole attestarsi come motore di supporto alla società, in grado di dare nuovo respiro alle piccole comunità e realtà del territorio e contribuire allo sviluppo. Un approccio sintetizzato nella filosofia “Spendi meno, vivi meglio”, espressione concreta di un format di vendita che è stato adattato all’Italia. Circa l’80% dei prodotti alimentari nasce, infatti, dalla collaborazione con fornitori italiani.

“In un contesto che vede l’Italia affrontare grandi sfide economiche e sociali, Aldi riafferma oggi la sua presenza e vicinanza, non solo in termini di prossimità e crescente distribuzione dei nostri negozi – dichiara Michael Gscheidlinger, Country Managing Director Aldi Italia – ma soprattutto in termini di impatto valoriale. Dopo 7 anni di presenza in Italia, oggi Aldi è pronta ad iniziare una nuova fase strategica che punta al consolidamento. Questi anni sono serviti per porre le fondamenta e le giuste condizioni per la nostra presenza nel Belpaese. I clienti ed il mercato hanno dato grandi risposte alle nostre proposte. Ora, guardiamo al futuro con maggiore consapevolezza, responsabilità e chiarezza attraverso un cambio di passo che presuppone un’integrazione maggiore con le strategie internazionali”.

La presenza in Italia è stata costruita su uno store concept appositamente studiato e l’azienda si impegna a continuare a realizzare punti vendita in grado di esprimere al meglio la qualità e lo stile italiano. Quanto al personale, ad oggi nei quasi 200 punti vendita in 6 regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige) Aldi conta oltre 3.800 collaboratori; l’età media del management è inferiore a 36 anni, con più del 50% di donne in posizioni manageriali. Inoltre, a riprova dell’attenzione ai temi legati alla Diversity& Inclusion, Aldi sottolinea di avere un organico composto da 64 nazionalità differenti, Italia esclusa. Nell’ultimo anno è stata rinnovata anche la strategia di comunicazione, con l’obiettivo di presentare la propria offerta e aprirsi maggiormente all’ascolto attivo delle esigenze della comunità locale. In tutti i touchpoint di riferimento, Aldi sostiene di parlare direttamente al consumatore, mettendo al centro l’italianità e raccontando un’identità aziendale focalizzata attorno ai concetti di freschezza, territorialità e convenienza.

Penny chiude il 2024 con 1,6 miliardi di fatturato e investe sui reparti serviti

Si è chiuso con un fatturato di 1,6 miliardi di euro (+1,4%) il 2024 di Penny Italia. Il discount alimentare del gruppo tedesco Rewe nel nostro Paese ha una rete vendita composta da 466 negozi in 18 regioni e ha investito 48 milioni di euro per 20 aperture e 86 ammodernamenti, 65 dei quali con l’inserimento dei nuovi reparti serviti di macelleria, gastronomia e punto caldo. Penny sottolinea l’attenzione ai reparti serviti, confermando a fine 2024: 191 macellerie, 165 gastronomie e 149 punti caldi. Sono oltre 1.200 le persone assunte lo scorso anno e quasi 200 le crescite interne anche grazie alle oltre 35.000 ore di formazione erogate. In totale, nel 2024 l’azienda contava su oltre 5.000 collaboratori, con il 65% donne e 28 nazionalità. Tra gli avvenimenti più rilevanti dell’anno, l’insegna ricorda di aver ricevuto il 28 ottobre 2024 dal Presidente della Repubblica il premio Airc per il sostegno alla Ricerca, avendo sviluppato, già nel 2023, 12 referenze per un’alimentazione che supporta la prevenzione in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro. Sempre lo scorso anno c’è stato il lancio di Foreveryou, nuovo marchio frutto di 18 mesi di ricerche di mercato, focus group, analisi di laboratorio e test clinici. Le 25 referenze – food e non food – sono pensate e create ad hoc per i clienti 50+ con formulazioni specifiche.

In tema di relazioni di business, sono stati oltre mille i partecipanti al Penny & Partners Forum del 10 aprile 2024; l’evento, riconosciuto giornata nazionale del “Made in Italy” e in cui è intervenuto il ministro del MIMIT Adolfo Urso, ha visto la partecipazione degli amministratori delegati e dei top manager di medie e grandi aziende operanti in Italia. Infine, con il claim “Daje Penny” è iniziata la sponsorship con Run Rome The Marathon: Penny è presente nel percorso con i suoi 27 negozi della capitale, ma anche con un temporary store all’Expo Village e uno stand dedicato al Circo Massimo, punto di partenza ed arrivo della 42 km. Anche sul piano del CSR e della lotta allo spreco, all’interno del virtuoso percorso #Viviamosostenibile, l’insegna sottolinea di aver rinforzato per tutto il 2024 il legame con partner di valore come Banco Alimentare, Fondazione Progetto Arca, Croce Rossa Italiana, Too Good To Go e Coripet, studiando e attivando azioni concrete di sostegno per le comunità e diffondendo una cultura responsabile del rispetto delle persone e delle risorse del pianeta. “In un contesto economico e sociale complesso e a tratti molto difficile – dice Nicola Pierdomenico, Ceo Penny – Penny Italia è stata in grado di mantenere la sua quota di mercato e di crescere di misura. Sono altresì orgoglioso del fatto che Penny Italia, e le sue persone, non abbiano mai smesso di portare idee e di essere pionieri di innovazione, proponendo soluzioni, con la capacità di rimettersi in gioco e la professionalità e la resilienza che questi tempi ci chiedono”.

Lidl raggiunge il 6% di quota nel mercato italiano della Gdo

Lidl Italia consolida il percorso di crescita degli ultimi anni e tocca il 6% di quota di mercato. A certificarlo è la Prima Edizione 2025 della Guida NielsenIQ Largo Consumo, che scatta una fotografia dettagliata della distribuzione moderna in Italia, il cui giro d’affari complessivo è di 132,1 miliardi di euro, suddiviso tra ipermercati (24,8%), supermercati (41,7%), discount (23,8%) e libero servizio (9,6%). “Il raggiungimento del 6% di quota di mercato è il frutto di un importante lavoro di squadra, partito da lontano – dichiara Massimiliano Silvestri, Presidente Lidl Italia – e che ha come perno gli investimenti sul territorio. Negli ultimi 10 anni abbiamo investito 3,5 miliardi di euro, di questi, circa 2,1 miliardi negli ultimi cinque. Pensando al futuro, per il prossimo triennio abbiamo in serbo un piano di sviluppo da 1,5 miliardi di euro per la realizzazione di 150 nuovi store. Il 2025 è iniziato con l’apertura di ben 23 negozi, solo nei primi due mesi, per un investimento complessivo di 180 milioni di euro. Grazie a questi importanti e strutturati interventi siamo stati in grado di ampliare la nostra rete vendita raggiungendo quota 780 store e guadagnando, di conseguenza, la fiducia di un numero crescente di clienti”.
Lidl, arrivata in Italia nel 1992, si pone l’obiettivo di raggiungere quota 1.000 punti vendita entro il 2030. Sul territorio nazionale conta 12 piattaforme logistiche, impiega più di 22.000 collaboratori e ha un’offerta a scaffale composta da oltre 3.500 referenze, di cui oltre l’80% prodotte in Italia e a marchio proprio.

Action, almeno una nuova apertura al giorno nel 2025

Almeno un negozio al giorno: è questo il programma di aperture di Action per il 2025. Obiettivo peraltro sfiorato dalla catena discount non food già nel 2024, chiuso con 352 nuovi negozi, portando il totale a 2.918 punti vendita in 12 paesi europei. Lo scorso anno le vendite nette di Action sono aumentate del 22%, raggiungendo 13,8 miliardi di euro. La crescita a rete costante – escludendo quindi i nuovi negozi – è stata del 10,3% e grazie all’incremento delle vendite nette e a una continua disciplina dei costi, il retailer olandese è riuscito ad aumentare il proprio Ebitda operativo a 2.076 milioni di euro, segnando un incremento del 29% rispetto all’anno precedente. Action sta inoltre ultimando i preparativi per il suo ingresso nel mercato svizzero: l’inaugurazione del primo negozio è prevista per il 5 aprile 2025 a Bachenbülach, nel cantone di Zurigo, mentre il 24 aprile sarà la volta di Martigny, nella Svizzera francese. Per l’autunno è pianificato l’ingresso in Romania, mentre Croazia e Slovenia sono gli obiettivi del 2026.

Sul fronte della sostenibilità ambientale, l’insegna si impegna a ridurre le emissioni di gas serra (GHG) lungo l’intera catena del valore. Lo scorso mese di febbraio i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni a breve termine, basati su criteri scientifici, sono stati approvati dall’iniziativa Science Based Targets (SBTi). “L’approvazione della SBTi conferma che i nostri obiettivi climatici sono ambiziosi ma realizzabili – afferma Hajir Hajji, Ceo di Action – garantendo una riduzione delle emissioni in modo scientificamente rigoroso. Questi obiettivi sono in linea con l’impegno a limitare il riscaldamento globale, come stabilito dall’Accordo di Parigi sul clima. Siamo fermamente determinati a raggiungere questi traguardi e a mettere in atto le azioni necessarie per conseguirli”. Nel dettaglio, Action ha ridotto le emissioni di gas serra in termini assoluti dalle proprie attività (scope 1 e scope 2) del 51% rispetto all’anno di riferimento 2021. I progressi ottenuti nel 2024 sono stati possibili grazie al raggiungimento dell’obiettivo di negozi 100% gas-free (67 utilizzano sistemi di riscaldamento alternativi, come per esempio il teleriscaldamento) e all’implementazione dell’illuminazione LED al 100% in negozi, uffici e centri di distribuzione. Attualmente, il 90% dell’elettricità consumata proviene da fonti pulite e rinnovabili. Sulla base di questi risultati, la catena discount non food ha deciso di aumentare il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra di scope 1 e 2 al 75% entro il 2030 (in precedenza era il 60%). Inoltre, Action si impegna affinché l’80% dei suoi fornitori, in base alle emissioni generate, adotti obiettivi basati su criteri scientifici entro il 2029 (scope 3) rispetto al 12% attuale.

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