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Free from per tutti, anche per gli amici a quattro zampe

Attenzione al benessere e all’equilibrio nutrizionale, controllo degli zuccheri e delle calorie, salute intestinale e cardiovascolare: l’evoluzione della nutrizione per cani e gatti segue la stessa traiettoria dell’alimentazione umana. A rivelarlo è l’analisi su 3.913 prodotti del petfood, venduti in supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio per 1,2 miliardi di euro di sell-out, condotta dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.
In pratica, sugar free e senza cereali, con poche calorie e ricchi di Omega 3 e Omega 6 sono le caratteristiche più apprezzate negli alimenti per cani e gatti, quelle la cui presenza sulle etichette dei prodotti cresce in modo più veloce.

MENO ZUCCHERI E CALORIE…
Il paniere dei prodotti free from resta il più numeroso del mondo petfood con 1.997 prodotti per oltre 723 milioni di euro di vendite, in lieve crescita annua sia a valore che a volume. Come per gli umani, anche per cani e gatti si prediligono i 541 alimenti presentati come “sugar free” (+4,0% a volume), i 467 “grain free” o “low grain” (+6,0%) e i 76 etichettati come “low calories” (+7,4%).

…PIÙ PREBIOTOCI E OMEGA 3
Anche il mondo del rich-in è ben presente negli alimenti per cani e gatti, con 1.968 prodotti per oltre 650 milioni di euro di sell-out, e mostra che la richiesta dei consumatori sta cambiando.
Gli alimenti ricchi in “vitamine” restano i più diffusi (1.226 per oltre 435 milioni di euro di giro d’affari), ma perdono vendite e appaiono meno appealing rispetto a caratteristiche più moderne, come l’apporto di “prebiotici” (+6,1% le vendite in volume) o di Omega 3 e 6 (+1,2%).

L’ITALIANITÀ HA PERSO APPEAL (E VENDITE)
A essere meno attraente nella nutrizione degli animali domestici è anche l’italianità: i 521 prodotti che la richiamano in etichetta hanno perso vendite a volume e a valore, fermandosi sotto i 121 milioni di euro di sell-out. Stessa sorte per i 505 prodotti accompagnati in etichetta dall’immagine della bandiera italiana, per i 33 prodotti con il claim “100% italiano” e per i 19 dichiarati “Italian quality”.
L’unico claim del petfood a mantenere le posizioni è stato “prodotto in Italia/made in Italy” (+0,6% sia a valore che a volume): sostenuto dall’aumento dell’offerta (382 prodotti in totale) e della pressione promozionale (+2,9 punti), ha superato gli 86 milioni di euro di sell-out tra supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio.
L’analisi completa del petfood è contenuta nella diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

Free from vs arricchiti, gli italiani premiano entrambi

A tavola i poveri battono i ricchi. I prodotti free from restano ampiamente in vantaggio rispetto a quelli arricchiti sotto il profilo del giro d’affari, con 12,5 miliardi di euro rispetto a 5,8 miliardi, ma ad accomunarli c’è l’incremento delle vendite. A confermarlo è il monitoraggio sulle referenze del food & beverage condotto dalla diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.
L’analisi rivela che il 24,6% dei prodotti ha in etichetta un claim relativo all’assenza di un componente “critico” (come grassi o glutine) e che un altro 13% dichiara on pack di essere ricco o arricchito di un elemento benefico (come proteine o magnesio). L’attenzione per l’alimentazione salutare accomuna consumatori e produttori: infatti per quasi tutti i 39 claim rilevati, l’aumento delle vendite si deve all’azione combinata di una domanda in crescita e di una maggiore offerta a scaffale.

OLTRE IL SENZA GLUTINE C’È DI PIÙ
Tra supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio, il paniere dei 22.463 prodotti “free from” vale 12,5 miliardi di euro (29,6% del totale rilevato) e mostra un tasso di crescita annuo di +1,7% a valore a fronte di volumi stabili.
Se “gluten free” resta il segmento dominante e “senza conservanti” resta saldo in seconda posizione, a mostrare i trend più significativi sono altri claim, a conferma della vivacità del settore e dell’evoluzione delle priorità healthy dei consumatori. Mentre arretrano le indicazioni riferite al ridotto apporto di grassi, avanzano quelle relative al minor contenuto di zuccheri. I 3.217 prodotti con “pochi zuccheri” hanno incassato 1,7 miliardi di euro (+1,9%) e i 1.945 prodotti “senza zuccheri aggiunti” hanno superato la boa del miliardo di euro (+3,4%) e aumentato di +2,3% i volumi venduti. Bene anche il claim “senza lattosio”, rilevato su 3.109 referenze e cresciuto di +3,9% a volume di +5,3% a valore, superando i 2,3 miliardi di euro di sell-out.

VOGLIA DI PROTEINE E FIBRE
Nella diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, il paniere dei prodotti arricchiti risulta composto da 11.827 referenze con 5,8 miliardi di euro di giro d’affari (13,7% del totale rilevato) e ha messo a segno una crescita annua di +2,0% a valore e di +0,4% a volume. Per numero di prodotti, il claim più importante è “fibre”, presente su 4.366 referenze, mentre per giro d’affari a dominare è l’indicazione “proteine” con oltre 2 miliardi di euro di vendite, generate da 3.978 referenze. Trainato dall’interesse dei consumatori per i prodotti proteici (+4,7 punti la componente di domanda), questo paniere ha registrato un aumento annuo di +2,4% a volume e di +5,1% a valore.
A crescere nei 12 mesi rilevati sono stati anche i prodotti arricchiti di minerali (come calcio e magnesio, sospinti dal maggior interesse dei consumatori, e ferro, grazie al maggior spazio a scaffale), così come il claim “fermenti lattici”: con una performance di +10,8% a volume e di +11,4% a valore, i 642 prodotti che lo riportano on pack hanno sfiorato i 569 milioni di euro di giro d’affari.
La diciottesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy è scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

Anche il petfood è sempre più free from, rich-in e tricolore

Cibi ricchi di proteine e vitamine oppure privi di coloranti e glutine, e a ridotto contenuto di zuccheri e calorie. E sempre più connotati come “italiani”: il menu di cani e gatti somiglia sempre più a quello dei loro proprietari perché rispecchia le tendenze dominanti nel mondo del food. A individuare e misurare questo trend è l’analisi contenuta nell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che dedica un approfondimento ai principali fenomeni in atto nel petfood nel canale supermercati e ipermercati: free from, rich-in e italianità. L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha individuato 1.917 prodotti destinati all’alimentazione di cani e gatti che indicano in etichetta l’assenza di un componente, tra ingredienti, additivi e nutrienti: quest’ampio paniere “free from” accomuna oltre la metà dei prodotti petfood a scaffale e ha sfiorato i 645 milioni di euro di sell-out, in crescita annua di +6,8% a fronte di un calo di -1,7% dei volumi venduti. A dominare è il mondo della nutrizione gatto, che sviluppa il 63% del fatturato free from. I claim più importanti sono “senza coloranti” e “sugar free”, mentre il più dinamico per crescita del giro d’affari è “grain free/low grain” (+18,7%). E anche il gluten free sta conquistando spazio nel menu di cani e gatti: sono 172 i prodotti presentati come “senza glutine” e superano i 25 milioni di euro di vendite, in crescita annua di +10,1% grazie soprattutto al contributo della componente di domanda.
Numerica simile per i prodotti petfood del mondo rich-in, ossia quelli accomunati dall’avere in etichetta almeno un’indicazione sulla presenza di una sostanza benefica. L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ne ha contati 1.913: hanno superato i 557 milioni di euro di sell-out, in crescita annua di +4,9% contro un calo di -3,2% a volume. I claim più rappresentativi sono “vitamine” e “proteine”, ma le crescite maggiori a valore riguardano “prebiotici” (+19,6%), “ricco in/ricco di” (+16,9%) e “ingredienti naturali” (+15,6%). Terzo fenomeno rilevato dall’Osservatorio nel petfood è l’affermazione dell’italianità dei prodotti, richiamata sulle etichette di 523 referenze destinate alla nutrizione di cani e gatti. Un paniere che vale quasi 105 milioni di euro e che in un anno è cresciuto di +10,2% a valore e di +3,5% a volume, grazie soprattutto ai prodotti rivolti ai cani. La bandiera italiana è l’immagine più usata, seguita dal claim “prodotto in Italia/made in Italy”, entrambi in crescita annua sia a valore che a volume. Il top per aumento del giro d’affari è il claim “100% italiano” (+13,6%). La sedicesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy e lo speciale “Dieci anni del Servizio Immagino” sono scaricabili gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

Free from, una tendenza in crescita nei carrelli degli italiani

Quasi il 17% dei prodotti confezionati venduti in supermercati e ipermercati italiani evidenzia sull’etichetta di essere privo di un ingrediente, un nutriente o un additivo (come olio di palma, zuccheri o conservanti) e oltre il 12% di essere più “ricco” di una componente nutrizionale (come proteine o potassio). Il dato emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, lo studio semestrale che monitora i fenomeni di consumo nella Gdo incrociando le informazioni sulle etichette dei prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi e i dati di NielsenIQ di venduto e consumo.

Nel carrello “free from” rilevato dall’Osservatorio Immagino sono presenti quasi 14 mila prodotti sulle cui confezioni è segnalata l’assenza o la minor presenza di uno dei 16 ingredienti, nutrienti o additivi monitorati. Nel 2022 questo paniere ha superato i 7,4 miliardi di euro di sell-out, pari a +6,0% rispetto all’anno precedente. I volumi di vendita, invece, sono diminuiti di -5,2%. Ma ci sono stati dei claim che nel corso del 2022 sono riusciti ad andare controcorrente, aumentando le quantità vendute. Sono soprattutto quelli legati alla riduzione del contenuto di zuccheri (+4,1% per “pochi zuccheri” e +1,5% per “senza zuccheri aggiunti”), a conferma della grande attenzione degli italiani per questi nutrienti. Da rilevare anche l’escalation dei 261 prodotti presentati come “senza antibiotici” (+4,3% a volume e +17,2% a valore).

Il carrello “rich-in” costruito dall’Osservatorio Immagino comprende oltre 10 mila prodotti che nel 2022 hanno superato i 4,4 miliardi di euro di sell-out, mettendo a segno una crescita annua di +7,8%. I volumi invece sono diminuiti di -3,6%. Tra i 12 claim rilevati in quest’area, che segnalano la presenza o il maggior contenuto di un nutriente, a registrare le migliori performance sono quelli riferiti alle proteine (+15,0% a valore e +0,1% a volume), al magnesio (+13,5% a valore e +3,9% a volume), al potassio (+7,7% a valore e +5,7% a volume) e allo zinco (+11,6% a valore e +6,6% a volume).

Meglio senza. E il free from spicca il volo

Meglio senza. Gli italiani optano sempre più spesso per prodotti free from: nel carrello della spesainfatti troviamo un numero crescente di alimenti senza glutine, senza conservanti o senza zuccheri, o in alternativa ricco di fibre o di Omega 3. Il trend di crescita nei consumi dei prodotti free from e rich-in continua a guidare le scelte d’acquisto dei consumatori e, a sua volta, il costante aumento dell’offerta da parte delle aziende. Basti pensare che secondo una recente analisi condotta da Allied Market Research se nel 2018 il mercato mondiale del free from è stato valutato 90,1 miliardi di dollari, nel 2026 si stima possa superare i 161 miliardi, con una crescita che sfiora l’80%. Quest’aumento esponenziale si riconnette secondo gli esperti a un’attitudine sempre più diffusa ad acquistare alimenti che garantiscano maggiore benessere e uno stile di vita più salutare. Trend analizzato anche dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy: gli alimenti che comunicano l’assenza di alcune componenti nutrizionali sono 13.153, ossia il 18,3% sull’assortimento nei supermercati e ipermercati, registrando una presenza sulle vendite pari al 26,6% con un giro di affari che sfiora i 7 miliardi di euro. Dal confronto fra il 2019 e il 2018 emerge che tra i claim che hanno incrementato maggiormente le vendite ci sono “senza antibiotici” (+62%), “senza zuccheri aggiunti” (+9,1%) e “senza glutammato” (+4,9%). Il 2019 si è concluso con due new entry nel mondo dei claim emergenti, ovvero “senza lievito” (+1,9%) e “non fritto” (+6,1%).

“Il fenomeno del free from e del rich-in nel settore food è un trend internazionale che sta conquistando anche in Italia sempre più i consumatori e quote di mercato, a maggior ragione in seguito ai mesi di lockdown durante i quali le persone hanno avuto modi di meditare sui propri consumi e sulla propria salute, condizionando inevitabilmente le scelte al supermercato – ha affermato Federica Bigiogera, marketing manager di Vitavigor – Proprio per questa ragione, oltre a produrre da sempre grissini e snack con ingredienti di massima qualità, privi di olio di palma, grassi idrogenati e conservanti, abbiamo ad esempio dedicato la linea “Mini Piattelle” senza lievito e ricchi di fibre a tutti coloro che ricercano benessere e leggerezza non rinunciando al gusto armonico e delicato dei nostri prodotti e stiamo lavorando alla creazione di nuove referenze proprio nell’ambito di queste tendenze”.

Ma anche il comparto dei rich-in sta conoscendo un’evoluzione dei consumi. I prodotti che comunicano sulla confezione la presenza in assoluto o in forma maggiore di alcuni componenti nutrizionali nel 2019 sono stati 8.015 (11,2% sull’assortimento) e hanno generano un fatturato superiore ai 3 miliardi di euro, ossia l’11,9% del totale rilevato: lo studio ha infatti confermato l’interesse delle famiglie italiane per prodotti con proteine e ricchi di fibre registrando rispettivamente una crescita del 5,7% e del 6,3%, portando così ad un progressivo allargamento dell’offerta. Ma cosa è successo nel comparto nel corso degli ultimi difficili mesi? Durante il lockdown la maggior parte degli italiani ha riscoperto il piacere di stare fra i fornelli di casa, motivati soprattutto dalle numerose ricette pubblicate online da food-blogger e influencer. Fra ricette dolci e salate, molti blogger si sono impegnati a ricreare pietanze adatte anche a chi desira cucinare “gluten free”, “lactose free” o predilige piatti integrali e proteici. Benedetta Rossi, Chiara Maci e Sonia Peronaci sono tra le foodblogger italiane che durante il periodo di lockdown hanno arricchito il loro blog e profili social con video-ricette classiche rivisitate in chiave free from e rich-in, coinvolgendo così una fetta sempre più ampia dei propri follower.

Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy, commenta l’andamento e l’evoluzione del mercato del free from e rich-in spiegando che “si tratta di mondi molto articolati dove sembra valere anche per ogni singolo claim il tema del «ciclo di vita». Ad esempio nel free from alcuni claim come  «senza conservanti» e «senza coloranti» presentano in un’analisi di lungo periodo (2016-2019) trend in flessione (rispettivamente -1,6% e -2,3%) a fronte di un’adozione già piuttosto ampia e consolidata da parte delle famiglie (34,7% e 30,6% del totale dei consumatori) con tendenze però alla riduzione, a fronte invece di claim che testimoniano nuove tendenze di consumo, come «senza zuccheri aggiunti» e «pochi zuccheri» (+6,4% e +3,7%); in questo caso il numero ancora limitato di famiglie adottanti dopo tre anni  ma in costante crescita (rispettivamente +2,7% e +1,8% 2019 vs 2016) evidenzia come si tratti di fenomeni di nicchia ma con aspettative di crescita interessanti, posizionati quindi nella parte ascendente del ciclo di vita ipotizzato per i claim”.

Sul fenomeno si è espresso anche Ercole Vagnozzi, professore di Business Intelligence & Customer Relationship Management presso l’Università “Alma Mater” di Bologna: “Negli ultimi anni l’aumento di consumo di prodotti free from e rich-in si sta verificando anche grazie all’influenza di diverse celebrities, come ad esempio l’attrice americana Gwyneth Paltrow che, attraverso riviste di lifestyle, social media e campagne di digital marketing, guidano i consumatori verso alimenti più ricercati e selezionati facendoli percepire come un vero e proprio status symbol – sottolinea il prof. Vagnozzi Non dimentichiamoci però dei millennials che, oltre ad essere i fruitori di punta, continuano a far aumentare la fiducia in questi prodotti attraverso il passaparola, un fenomeno denominato «eWOM». Ma non è tutto, la preferenza delle persone nei confronti di questi alimenti è legata anche proporzionalmente sia all’aumento di reddito e spesa sanitaria sia a una maggiore attenzione alla salute: infatti l’emergenza Covid-19 ha portato i consumatori ad acquistare ad esempio sempre più prodotti con aggiunta di vitamine perché percepiti più rilevanti per le difese immunitarie”.

Free from: c’è chi rallenta. Ma anche chi cresce

Foto di kalhh da Pixabay

Il free from rallenta. Non tutto, certo ma alcuni segmenti sì.

Vediamo quanto emerge dalle rilevazioni dell’Osservatorio Immagino.

Si configura uno scenario dinamico, con due fenomeni opposti che si compensano tra loro, dando come risultato una “somma zero”. Da un alto vediamo infatti ancora il segno più su prodotti con i claim “senza zuccheri aggiunti” (+5,4% di vendite), “pochi zuccheri” (+5,1%), “senza glutammato” (+4,8%), “senza additivi” (+3,6%) e “poche calorie” (+2,5%) e (occhio al fenomeno!) “senza antibiotici”.

Dall’altro si nota invece l’andamento penalizzato dei claim più tradizionali del “free from” (in particolare “senza conservanti”, “senza coloranti” e “senza grassi idrogenati”). Le cause di questa situazione?

Probabilmente la maturità del mercato sostanzialmente fermo.

I settori: l’andamento

Il più importante in termini di incidenza sull’assortimento e sul sell-out resta senza
conservanti, che accomuna il 6,5% dei prodotti alimentari analizzati e genera il 10,5% delle vendite totali del food. Ma sembra ormai maturo, tanto da aver chiuso il 2018 con calo del -4,0% delle vendite. Un altro fenomeno che si va attenuando è quello del “senza olio di palma”: sebbene il 2018 si sia chiuso con
un trend positivo delle vendite (+3,8% rispetto al 2017), sembra che la spinta
evidenziata nei 12 mesi precedenti si stia esaurendo.

Bayernland presenta la sua gamma “senza lattosio”

Bayernland – azienda bavarese specializzata nella produzione di latte e latticini di alta qualità – offre una vasta Linea di Formaggi senza lattosio, pensata per venire incontro alle esigenze emergenti dei consumatori, sempre più orientati verso un’alimentazione attenta e consapevole, che rispetti la sfera della salute e del benessere.
Prodotti gustosi e genuini ma più digeribili, realizzati con il latte proveniente dai verdi pascoli della Baviera senza OGM e senza conservanti, per dare a tutti la possibilità di assaporare a pieno i sapori tradizionali dei formaggi più famosi e apprezzati!
La gamma di prodotti Free From di Bayernland contiene meno dello 0,01% di lattosio e comprende:

  • Formaggi Affettati senza lattosio, quali Edam, Emmental, Tilsiter, Cheddar e Caciotta;
  • Caciottina Valfiorita senza lattosio;
  • Mozzarella Valfiorita senza lattosio;
  • Mozzarella Valfiorita Filone senza lattosio;

Formaggi Affettati senza lattosio
I formaggi affettati senza lattosio di Bayernland sono disponibili in pratiche confezioni da 100g, ognuno con le proprie squisite caratteristiche, perfetti per essere utilizzati a casa e take away.
L’Edam è un formaggio dei Paesi Bassi dalla pasta morbida e dal gusto inconfondibile; l’Emmental, dal gusto dolce e aromatico è il tipico formaggio bavarese; il Tilsiter è un formaggio polacco dal sapore intenso e dalla pasta color avorio; il Cheddar, con il suo tipico colore che varia dal giallo pallido fino all’arancione, è il più famoso formaggio inglese; la Caciotta, prodotta seguendo l’antica ricetta italiana, chiude la grande famiglia dei Formaggi Affettati senza lattosio di Bayernland.

Caciottina Valfiorita senza lattosio
Prodotta seguendo l’originale ricetta italiana, la Caciottina Valfiorita senza lattosio di Bayernland è disponibile nel formato da 220g. Dal gusto dolce e delicato e dalla pasta morbida color avorio, è un formaggio da tavola molto apprezzato che si gusta benissimo da sola, con i salumi e accompagnata ad un ottimo vino rosso.

Mozzarella Valfiorita e Mozzarella Valfiorita Filone senza lattosio

La Mozzarella Valfiorita senza lattosio e la Mozzarella Valfiorita Filone senza lattosio di Bayernland sono la soluzione ideale per creare dei squisiti piatti con il formaggio più amato dagli italiani, da gustare in un piatto freddo o come ingrediente per creare svariate ricette.
Anni di esperienza nella produzione di latte e latticini di altissima qualità hanno portato Bayernland ad allinearsi anche al trend di mercato Free From, un segmento fortemente richiesto dai consumatori, creando così una linea di formaggi senza lattosio varia e completa.
Bayernland permette così ai consumatori di non escludere dalla propria dieta latte e formaggi, alimenti indispensabili per benessere quotidiano.

Gluten free, l’evoluzione del mercato e dei canali secondo Schär

Come è evoluto il mondo del gluten free? Ne abbiamo parlato con Sara D’Agostini, Lead Marketing Italy di Schär, azienda italiana da 35 anni leader del senza glutine. Un settore in crescita, senz’altro, all’interno del comparto benessere (prodotti salutistici, integrali, biologici e gluten free) che secondo Nielsen nel corso degli ultimi due anni (anno terminante a maggio), ha guadagnato circa il 2% a valore. All’interno di questo comparto il bakery senza glutine che pesa il 7% a valore ha un trend del +20% rispetto nel 2017 sul 2016, per 56 milioni di euro. Una crescita trainata da merendine, fette biscottate e biscotti.

I canali: la Gdo raggiunge la farmacia, crescono gli specializzati

I canali in cui si vendono prodotti gluten free sono tre: la farmacia, la Gdo e i negozi specializzati, novità degli ultimi anni. “Tre canali che hanno vissuto un dinamismo importante con un passaggio di consumatori dal canale farmacia alla Gdo, dovuto al fatto che alcune insegne (oggi circa la metà) hanno attivato la rimborsabilità dei prodotti con il Sistema sanitario nazionale, con un grosso sforzo per attivarlo nei vari punti vendita perché il sistema varia da regione a regione e a volte anche da Asl ad Asl, ma anche con grandi vantaggi, perché il paziente celiaco spesso preferisce acquistare questi prodotti dove può anche fare il resto della spesa”.

Il canale dei negozi specializzati è costituito di punti vendita che vendono esclusivamente prodotti senza glutine: qui i consumatori hanno una scelta molto più vasta degli altri due canali perché sono metrature completamente dedicate a questi prodotti: è un canale che gode di ottima salute.

“La farmacia, canale storico, resta il più importante perché da un lato i prodotti li posso ordinare e ricevere il giorno stesso (utilizzano i corrieri dei farmaci, ndr) anche se il display è molto piccolo posso acquistare in teoria tutti i prodotti gluten free in commercio. La Gdo è quasi allo stesso livello, ma il passaggio di clienti dalla farmacia al momento si è assestato, mentre i negozi specializzati continuano a crescere a doppia cifra, sono realtà sempre più performanti”. 

Ma chi e quanti sono questi negozi? “Ci sono piccole catene e franchising ma sono realtà frammentate, quasi sempre indipendenti. Però il negozio specializzato ha il vantaggio di offrire centinaia di referenze e per il celiaco e chi sceglie di mangiare gluten free un punto di riferimento importante. È un canale non rilevato da Nielsen quindi non sappiamo esattamente quanti sono, ma per noi vale un 20% del mercato, sono molto concentrati al centro nord, nel Sud la farmacia è ancora il canale principe mentre al nord la Gdo è più forte.

Oltre la celiachia: alla ricerca di nuovi cereali

In Gdo c’è tutto un fenomeno di marche che in farmacia non esistono come i brand mass market che attirano anche quel consumatore che non ha problemi di salute ma decide davanti allo scaffale, al momento, di acquistare bio, vegetariano o senza glutine. È salutista e sperimenta con il cibo. Spesso compra prodotti senza glutine perché contengono il miglio, la quinoa, il grano saraceno, cereali diversi dal grano.

“Tradizionalmente i prodotti gluten free sono a base di mais e riso, noi come leader di mercato abbiamo iniziato a differenziare, usiamo i cereali nobili naturalmente senza glutine che nell’industria sono dimenticati: il teff, l’amaranto, l’avena, il miglio. Abbiamo anche contratti con coltivatori, ad esempio in Veneto per il miglio, perché avevamo difficoltà ad ottenere le quantità necessarie in una filiera controllata”.

 

Il consumatore in 4 tipi

Il consumatore di gluten free può essere segmentato in quattro classi: gli inconsapevoli, che comprano senza sapere di acquistare senza glutine, anche perché fanno confusione, e questo succede soprattutto con i brand mass market: sono il 60% dei consumatori, che spendono pochissimo; i celiaci sono il 4% ma generano un alto valore (in Italia l’incidenza della malattia sulla popolazione italiana sarebbe l’1% ma i diagnosticati sono 200mila dunque in teoria ci sono 400mila malati non diagnosticati, mentre la sensibilità al glutine è più alta – e controversa – e, non riconosciuta dall’Ssn quindi passa per la Gdo). Il 16% è sensibile al glutine, e il restante 20% sono consumatori che acquistano il senza glutine consapevolmente per scelta alimentare: “i motivi sono diversissimi alcuni vogliono variare la dieta, alcuni pensano di avere benefici per la salute, sono tante persone ma con una spesa media relativamente bassa e spesso non scelgono brand specializzati come noi, ma marchi mass market. Sono consumatori che cercano cose diverse nei prodotti e noi cerchiamo di rispondere a tutte le esigenze, anche se siamo nati come marchio dietetico e ancora oggi l’80% del nostro fatturato lo facciamo con i celiaci. La torta in realtà si è allargata, continuano a crescere i light buyer ma aumentano anche le nuove diagnosi, il l’ultima relazione sulla celiachia del ministero della Salute è del 2016 e parla di quasi 200mila diagnosticati, con 15mila diagnosi in più rispetto all’anno precedente”.

“La nostra gamma è fatta da più di 150 referenze che offrono tutti i momenti di consumo e quindi siamo grossi fautori dello scaffale dietetico in Gdo e facciamo molti progetti di category per definire come deve essere organizzato. Aiutiamo a definire la categoria, anche perché con l’aprirsi del mercato si è creata una grande confusione”.

Leggi anche Schär presenta la nuova colazione senza glutine

Penny Market lancia una linea Free from

Si chiama “Free” la linea di prodotti a marchio free from dedicata a chi, per problemi di salute o di dieta, preferisce non consumare determinati ingredienti (glutine e lattosio, nella fattispecie), che sarà dal 9 novembre in tutti i punti vendita Penny Market.

È in aumento la richiesta dei consumatori per prodotti salutari, gustosi, con un buon rapporto qualità-prezzo, e allo stesso tempo privi di glutine e lattosio. Per rispondere a questa crescente esigenza, la nuova linea di Penny Market propone 14 nuove referenze. Il nuovo assortimento intende coniugare varietà e convenienza per incontrare le esigenze di qualsiasi tipo di stile di vita grazie a un’attenta selezione degli ingredienti, per ottenere un assortimento ampio ma a prezzi contenuti.

La linea comprende prodotti senza glutine tra cui diversi formati di pasta, gallette e biscotti e prodotti senza lattosio, tra cui yogurt e diverse tipologie di formaggi. In arrivo a breve altre referenze che andranno a completare l’offerta.

I primi prodotti della linea sono: Sedani rigati Mais e Riso 500g, Spaghetti Mais e Riso 500g, Penne Rigate Mais e Riso 500g, Gallette Bio Alla Quinoa 120g, Frollini alla Panna 200g, Frollini con Gocce di Cioccolato 200g, Yogurt Fragola/Vaniglia/ Bianco 2x125g, Primo sale 180g, Mozzarella 100g, Robiolino 2X60g, Spalmabile 125g, Stracchino 165g.

Joint venture nel biologico, Farmo e Alce Nero inaugurano uno stabilimento hi-tech

Il bio cresce e con la maggiore età va in cerca di alleanze: ultima in ordine di tempo, la joint venture nel segno dell’innovazione tra Farmo, produttore italiano specializzato nel senza glutine, e Alce Nero, leader del biologico italiano. Dalla condivisione dei valori di due imprese italiane nasce FAN SpA, una realtà centrata su un’unità produttiva dotata di tecnologie di ultima generazione per la produzione di prodotti da forno biologici di alta qualità.

Orientamento alla ricerca, allo sviluppo, tutela della materia prima e dell’agricoltura, vocazione al biologico, trasparenza e rispetto delle persone e dell’ambiente, ma anche qualità massima ed efficienza di produzione, per la crescente e costante diffusione del biologico, rappresentano la sfida industriale di FAN, una realtà che fa dell’innovazione tecnologica il proprio asset fondamentale.

«Nello scenario italiano si tratta di un modello di business singolare – commenta Marco Santori, Presidente di FAN – che vede due aziende di successo diverse per cultura, ma che scelgono di rafforzare, in sinergia, le relative competenze per consolidare, ognuna nel proprio ambito, la propria posizione sul mercato. Due realtà che hanno scelto di investire nel nostro Paese, che stanno vivendo un rapido processo di internazionalizzazione e sono in grado, con quest’operazione, di dimostrare quanto il food italiano sia competitivo».

Come spiega Massimo Monti, Amministratore Delegato di Alce Nero: «La forte crescita del consumo di prodotti biologici ha, da un po’ di anni a questa parte, reso il nostro piccolo mercato decisamente più appetibile per grandi Aziende, Corporate multinazionali e fondi di investimento. È in atto un fenomeno – in particolare in Europa e Nord America – di fortissima concentrazione: grandi gruppi che acquisiscono, spesso strapagandoli, attori storici del biologico. Tale fenomeno, se da una parte può far prevedere ulteriori e importanti spazi di crescita, dall’altra porta con sé un rischio concreto di massificazione e quindi di perdita dei valori che storicamente caratterizzano le produzioni biologiche. Tipicità, distintività, territorialità, sostenibilità e rilevanza del ruolo dell’agricoltore e del trasformatore possono coesistere con questo processo? Noi crediamo di no e siamo quindi convinti che, per mantenere e rafforzare la nostra posizione di agricoltori e trasformatori, in un mondo che sta cambiando così velocemente, sia necessario cambiare ed evolvere; ad esempio condividendo, co-creando, mettendo assieme le migliori energie imprenditoriali del nostro paese. FAN va in questo senso e rappresenta un piccolo e concreto esempio di come si possa intraprendere questa via».

 

Lo stabilimento in numeri

Il nuovo stabilimento FAN, che ha richiesto un investimento di 5 milioni di euro, è il terzo stabilimento inaugurato in pochi anni a Casorezzo (MI), dopo il primo stabilimento Farmo One dedicato al bakery senza glutine e ai mix di farine speciali senza glutine attivo dal 2010 e il secondo FarmoNext, attivo dal 2015 e specializzato nella produzione di Pasta senza glutine. Esteso su un’area di 5000 metri quadri e con grandi potenzialità produttive, il nuovo stabilimento è dotato dell’impiantistica più avanzata per la trasformazione delle materie prime.

Attualmente dispone di una linea produttiva automatica predisposta per la produzione di frollini biologici (per un totale di 20 referenze), con una capacità produttiva di 600 kg di frollini all’ora. Per ora la produzione è focalizzata sul bakery dolce, ma è in previsione un grande potenziamento con nuove linee e l’allargamento al bakery salato.
Di alta qualità, buoni, puliti e salutistici, i prodotti non solo verranno immessi sul mercato italiano ma verranno esportati in oltre 30 Paesi tra Giappone, Stati Uniti ed Europa.
«Al di là dell’inaugurazione dello stabilimento produttivo – dice il Presidente di Farmo Remo Giai – io credo che FAN sia l’inizio di un percorso con grandi opportunità. La nostra sfida quotidiana è quella di essere protagonisti dello sviluppo di un mercato che è in evoluzione e che permette di essere tra coloro che tracciano le vie dell’alimentazione del futuro. Sempre ricercando il nuovo, quello che non c’è ancora e si può creare nonché portare a tavola».

Il fatturato previsto è di 6 milioni di euro nel primo anno, con proiezione al raddoppio nei due anni successivi.

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