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Tetra Pak presenta la confezione in cartone per il tonno

Il progetto è stato sviluppato da Tetra Pak in collaborazione con Jealsa, produttore spagnolo di prodotti ittici, e si è tradotto nella prima confezione in cartone per tonno a lunga conservazione. Il lancio è avvenuto il mese scorso in Svezia con il retailer Axfood, nel formato Mini da 200 ml, aprendo interessanti opportunità. Il mercato globale del tonno a lunga conservazione è destinato infatti a crescere del 12% e raggiungerà i 12,4 miliardi di unità entro il 2030 (fonte: Tetra Pak, Shelf stable tuna market assessment, commissioned by Meticulous Research, 2025). Alla luce di questa evoluzione del comparto, Tetra Pak intende offrire ai brand una soluzione di packaging a base carta già adatta a un’ampia gamma di prodotti a lunga conservazione, da patè, creme e fiocchi fino a sfilaccetti e tonno in bocconcini, con l’obiettivo di espandersi verso ulteriori preparazioni man mano che la categoria evolve.

UN NUOVO PACK PER MODERNIZZARE L’OFFERTA
Si tratta di una vera innovazione di packaging in una categoria che è rimasta invariata per generazioni – sostiene Tatiana Liceti, Executive Vice President, Packaging Solutions di Tetra Pak –. Con la prima confezione in cartone Tetra Recart per tonno a lunga conservazione, offriamo a produttori e brand un nuovo modo per distinguersi a scaffale, proteggere e far crescere la quota di mercato, supportare una produzione scalabile e competitiva in termini di costi, modernizzare l’offerta con un’alternativa a base carta alle soluzioni tradizionali, contribuendo al tempo stesso a sistemi alimentari più sostenibili attraverso produzioni e distribuzioni più efficienti”.

UNA SOLUZIONE CHE AI CONSUMATORI PIACE
Tetra Pak sottolinea che la facilità d’uso e la possibilità di stoccaggio efficiente rendono il formato particolarmente interessante per i consumatori. Oltre l’80% dichiara che acquisterebbe tonno confezionato in Tetra Recart, mentre il 58% afferma di preferirlo alle attuali alternative di packaging per il tonno (fonte: Global Shelf-stable Tuna Market Assessment Study, Tetra Pak, October 2025).
L’azienda rivendica inoltre importanti vantaggi ambientali, perché Tetra Recart presenta la più bassa impronta di carbonio tra le confezioni della sua categoria, inferiore dell’85% rispetto alle lattine in acciaio e dell’83% rispetto ai barattoli in vetro (fonte: Comparative Life Cycle Assessment of Tetra Pak® carton packages and alternative packaging systems for beverages and liquid food on the European market, 2020) Su larga scala, ciò si traduce – in base a quanto comunicato dall’azienda – in 21.000 tonnellate di CO2 in meno per ogni milione di lattine. La confezione utilizza inoltre fino al 71% di carta certificata Fsc, proveniente da foreste gestite responsabilmente e rinnovabili.

PIÙ SPAZIO AL BRAND E MAGGIORE VISIBILITÀ A SCAFFALE
Tra i vantaggi viene citato anche l’impatto a scaffale, perché le ampie superfici piane consentirebbero un branding più incisivo e una comunicazione più chiara, mentre la forma compatta permetterebbe di ottimizzare lo spazio espositivo, incrementando il numero di confezioni per metro lineare. La robustezza e la forma rettangolare favorirebbero inoltre l’efficienza del magazzino, semplificando anche le operazioni di “pick and pack” per l’e-commerce.
Quella presentata nel mercato svedese non resterà una novità isolata, perché Jealsa ha già annunciato che proporrà diverse categorie di prodotti in Tetra Recart, sia con i propri marchi (Rianxeira, Mare Aperto e Robinson Crusoe) sia con brand di terze parti.

Tappi in sughero, la certificazione bio è un’opportunità

Il Sistema Sughero italiano – che conta circa 480 imprese e 2.370 addetti – affronta una fase di mercato complessa: nel 2025 il comparto ha registrato una flessione del fatturato del 2,5%, attestandosi a 342 milioni di euro e proseguendo il rallentamento avviato nel 2023, dopo due anni di crescita (fonte: Consuntivi 2025, Centro Studi FederlegnoArredo). Le esportazioni pari al 10% del fatturato totale del sughero valgono 34 milioni di euro, dei quali l’87% riguardano proprio i tappi in sughero che oggi, devono confrontarsi con il calo dei consumi di vino e con sistemi di chiusura alternativi.
In questo contesto, la possibilità prevista dal Regolamento UE 848 di certificare come biologici i tappi in sughero può rappresentare una concreta opportunità di differenziazione competitiva, soprattutto nei mercati a maggiore valore aggiunto, per valorizzare ulteriormente le caratteristiche di sostenibilità e tracciabilità proprie di questo materiale, che ambisce a diventare così l’unica chiusura naturale sui mercati nazionali e internazionali.

UNA CERTIFICAZIONE CHE COINVOLGE L’INTERA FILIERA
La certificazione biologica dei tappi in sughero rappresenta un’opportunità strategica – sostiene Alessandro Canepari, Responsabile del Gruppo Sughero di sughe – in una fase nella quale il comparto è chiamato a confrontarsi anche con chiusure alternative. Per questo motivo, come associazione che rappresenta i principali produttori di tappi in sughero, ci siamo attivati perché questa opportunità si concretizzasse e diventasse uno strumento importante per rafforzare il posizionamento del sughero anche nel segmento biologico. Il valore aggiunto di questa certificazione sta nel fatto che coinvolge l’intera filiera. Non si certifica soltanto il tappo, ma un percorso produttivo, un elemento distintivo che nessun’altra tipologia di chiusura può offrire con le stesse caratteristiche. Motivo per cui le aziende associate ad Assoimballaggi sono pronte a investire nella certificazione e nei processi necessari per offrire al settore vitivinicolo, anche biologico, una soluzione capace di coniugare sostenibilità e competitività”.

CONTENITORE COERENTE (NELLA SOSTENIBILITÀ) CON IL CONTENUTO
Come sottolineato da Assoimballaggi, la certificazione prevede il rispetto di determinati requisiti lungo l’intero percorso produttivo: dalla gestione delle sugherete e dei terreni di coltivazione, alle pratiche agronomiche seguite, dalla raccolta della corteccia, fino alle successive fasi di trasformazione e produzione industriale, garantendo così una completa tracciabilità del tappo in sughero, che entra di diritto a far parte di una filiera biologica certificata, coerente con i principi che stanno alla base anche delle produzioni agricole.
Secondo l’associazione, in un mercato in cui i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità e alla coerenza ambientale dei prodotti che acquistano, la certificazione biologica del tappo in sughero consente di estendere il concetto di biologico oltre il contenuto della bottiglia, coinvolgendo anche uno degli elementi più rappresentativi del packaging del vino.

Ortofrutta, i contenitori in plastica sono il problema o la soluzione?

Nel dibattito europeo sugli imballaggi, la plastica continua a essere raccontata più come un problema da eliminare che come una soluzione da valorizzare. Contrario a questa logica – definita una semplificazione – è Pro Food, gruppo merceologico di Unionplast – Federazione Gomma Plastica (Confindustria), che rappresenta le principali aziende produttrici di contenitori in plastica per alimenti e bevande, con circa 4.500 addetti, 29 stabilimenti e oltre il 70% della produzione nazionale del settore. L’approccio scelto dall’associazione si propone infatti di essere tecnico e basato sui dati: non difendere la plastica in quanto tale, ma valutare ogni soluzione in funzione del suo impatto lungo l’intero ciclo di vita, del contributo alla sicurezza alimentare, alla logistica e alla riduzione degli sprechi.

CONTO ALLA ROVESCIA PER L’APPLICAZIONE DEL PPWR
A rendere rilevante la questione è l’entrata in vigore del PPWR e la sua applicazione a partire dal prossimo mese di agosto. La fase attuativa è già in corso, con le prime linee guida della Commissione – pubblicate meno di un mese fa – chiamate a chiarire, tra gli altri aspetti, definizioni e responsabilità mentre entrano in vigore obblighi stringenti. In questo contesto, Pro Food richiama l’attenzione sul rischio di un’applicazione non basata su evidenze scientifiche. A maggior ragione in una fase in cui a livello operativo la road map è molto stringente per questa importante transizione e, per l’associazione, sarebbe opportuno un rinvio o una revisione degli obiettivi.

IL PACK SOSTENIBILE È QUELLO CHE RIDUCE GLI SCARTI
Il principio al centro della posizione di Pro Food è chiaro: la sostenibilità non può essere valutata guardando solo al materiale, ma deve includere anche il prodotto confezionato. Soluzioni apparentemente più “virtuose” possono generare impatti maggiori se riducono la shelf life o aumentano gli scarti. Studi LCA, come quello realizzato con l’Università di Torino e commissionato da Pro Food, mostrano ad esempio performance ambientali competitive degli imballaggi in rPET, anche grazie alla riduzione delle perdite alimentari.
Per cui le restrizioni all’uso di imballaggi in plastica per ortofrutta confezionata sotto 1,5 kg e nel settore Horeca previste dal PPWR a partire dal 1° gennaio 2030, non sono accettabili a giudizio di Pro Food, proprio per il fatto di non essere fondate su una valutazione d’impatto specifica. Il tema è ancora più rilevante considerando che circa il 50% dell’ortofrutta in Europa è già venduto sfuso, gli imballaggi in plastica per ortofrutta rappresentano solo l’1,5% di tutti gli imballaggi in plastica per alimenti e che il comparto ha già raggiunto livelli elevati di contenuto riciclato, in alcuni casi superiori agli obiettivi fissati dal PPWR per il 2040. Da qui, ribadisce Pro Food, emerge un’esigenza di coerenza normativa tra obiettivi e stato dell’arte industriale.

LA FRAMMENTAZIONE DELLE REGOLE È NEMICA DELL’EXPORT
Pro Food sottolinea inoltre un rischio per il mercato unico: l’eventuale definizione di liste di esenzione di prodotti ortofrutticoli che potranno continuare ad essere confezionati in imballaggi in plastica, diverse tra Stati membri, frammenterebbe il sistema, costringendo le imprese ortofrutticole ad adattare il packaging Paese per Paese, con impatti su costi, logistica e libera circolazione delle merci.
Per questo l’associazione è impegnata su più fronti: partecipazione ai lavori sugli atti delegati e alle linee guida applicative, dialogo con le istituzioni e supporto a iniziative legali su aspetti ritenuti critici del regolamento.

TRANSIZIONE ECOLOGICA BASATA SUI DATI
È lo stesso gruppo Pro Food a sintetizzare la propria posizione: la transizione deve essere coerente e basata su dati scientificamente provati. Il packaging in plastica deve essere ottimizzato e riciclato per un suo riutilizzo, ma non eliminato dove svolge una funzione essenziale. Il futuro del packaging alimentare passa da eco-design, innovazione, filiere del riciclo e valutazioni scientifiche capaci di misurare l’impatto reale delle alternative.
In questa prospettiva, Pro Food si candida ad essere un interlocutore tecnico della filiera agroalimentare, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e competitività industriale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Valfrutta racconta il mondo acquatico con il pack

Un viaggio alla scoperta del mondo acquatico, tra curiosità, animali e ambienti naturali, per trasformare il momento della merenda in un’esperienza educativa e coinvolgente. Valfrutta presenta la nuova collezione de I Triangolini dal titolo Amici dell’acqua, una proposta dedicata ai più piccoli che unisce gusto, gioco e apprendimento. Protagonista dell’iniziativa è il mondo acquatico, declinato sul packaging in tre habitat naturali differenti – acque dolci, acque fredde, acque calde e temperate –, ognuno dei quali caratterizzato da illustrazioni di animali che popolano questi ecosistemi.
Dai fiumi ai ghiacci polari, fino agli oceani tropicali, ogni confezione diventa una scoperta, capace di stimolare la curiosità dei bambini con informazioni semplici, immediate e visivamente accattivanti. Disponibile fino ad agosto 2026 nei gusti pesca, pera e albicocca, la nuova collezione I Triangolini Valfrutta Amici dell’acqua è proposta nei formati da 8 e 12 brik da 100 ml. Adatti al consumo quotidiano e per il momento della merenda, questi succhi si affiancano alla gamma già esistente, arricchendo l’offerta di Valfrutta con un progetto che coniuga intrattenimento ed educazione.

TRE AMBIENTAZIONI, UN’UNICA ESPERIENZA
La collezione I Triangolini Valfrutta Amici dell’acqua si inserisce in un contesto in cui cresce l’attenzione delle famiglie verso prodotti equilibrati e pensati per un consumo quotidiano, confermando il ruolo di Valfrutta come riferimento nel mondo dei succhi per bambini. La grafica si sviluppa attraverso tre ambientazioni:

  • acque dolci: fiumi, laghi e torrenti diventano l’habitat di animali come coccodrilli, piranha, rane e tartarughe, raccontati attraverso curiosità;
  • acque fredde: i mari polari ospitano specie come foche, calamari, pinguini e capodogli, protagonisti di un racconto che esplora la loro grande capacità di adattamento e i loro comportamenti;
  • acque calde e temperate: dagli oceani tropicali ai mari più miti, squali, pesci pagliaccio, cavallucci marini e delfini accompagnano i bambini in un viaggio tra biodiversità e ambienti marini.

LA CONFEZIONE COME STRUMENTO EDUCATIVO
Con questa iniziativa Valfrutta dichiara di voler rafforzare il proprio impegno nel segmento kids, puntando su un linguaggio semplice e immediato che unisce qualità del prodotto e valore educativo. Ogni pack propone infatti contenuti brevi e accessibili, studiati per essere letti in autonomia o in famiglia, favorendo un apprendimento spontaneo e quotidiano. Il brik diventa dunque il principale punto di contatto con il bambino, trasformandosi da semplice contenitore a vero e proprio supporto narrativo ed educativo.

Agromonte presenta l’etichetta fatta con gli scarti del pomodoro

Un’edizione limitata, ideata per raccontare in maniera inusuale l’impegno sostenibile dell’azienda. Agromonte arriva negli scaffali della Gdo con una versione della sua Salsa Pronta di ciliegino che si può definire speciale, non per il contenuto, bensì per il contenitore. O, meglio, per l’etichetta, realizzata a partire dagli scarti della lavorazione del pomodoro. Bucce, semi e altre parti normalmente rifiutate vengono infatti trasformati in un pigmento naturale, riducendo l’impatto ambientale. Il risultato è un’etichetta caratterizzata da una texture grezza che richiama l’aspetto genuino del frutto stesso. In pratica, è l’esperienza anche tattile a comunicare l’autenticità della natura.
Le bottigliette con “l’Etichetta della Terra” sono facilmente riconoscibili tra quelle classiche del marchio per la loro grana distintiva. Il progetto è nato dalla volontà di promuovere l’economia circolare, in vista della Giornata Mondiale della terra che si celebra il 22 aprile.

LA FILIERA CORTA RIDUCE L’IMPATTO AMBIENTALE
Nel comunicare il lancio, Agromonte sottolinea che la sua filiera corta sostenibile a km zero è da tempo un esempio di come la produzione e distribuzione di prodotti alimentari possa essere progettata in modo etico e vantaggioso per il territorio. Il clima mediterraneo crea condizioni ottimali per la produzione di pomodorini di alta qualità. La coltivazione avviene secondo pratiche agricole sostenibili, nel rispetto dei cicli naturali, affiancate da metodi che tutelano la biodiversità e la salute del suolo. Questo approccio consente di ridurre l’impatto ambientale e di ottenere un prodotto di elevata qualità. La raccolta dei pomodorini avviene esclusivamente nei mesi estivi, selezionando solo i frutti maturi pronti per essere trasformati, assicurando freschezza e nutrienti.

INVESTIMENTI IN SICUREZZA ALIMENTARE E SOSTENIBILITÀ
Agromonte afferma inoltre di investire continuamente in innovazione e ricerca per migliorare la propria produzione, cercando soluzioni che possano ridurre al minimo l’impatto ambientale nel rispetto degli standard di sicurezza alimentare e sostenibilità.
Siamo orgogliosi di presentare L’etichetta della Terra, un gesto concreto compiuto all’interno dell’impegno dell’azienda verso la sostenibilità – dice Miriam Arestia, Responsabile Marketing di Agromonte –. Gli scarti del pomodoro, che altrimenti verrebbero sprecati, diventano un elemento di bellezza e valore, raccontando un futuro ricco di opportunità. Dove molti vedono rifiuti, noi di Agromonte vediamo una nuova possibilità”.

Regolamento UE sul packaging (PPWR), le richieste della filiera ortofrutticola

Chiarezza normativa, regole applicative coerenti, tempistiche adeguate e tutela del mercato unico: sono queste le principali richieste della filiera ortofrutticola europea in vista dell’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), prevista per la seconda metà del 2026. Secondo i rappresentanti del settore, l’assenza di definizioni chiare, di tempi certi e ragionevoli e di un approccio armonizzato a livello UE si tradurranno in un aumento dei costi lungo l’intera filiera, con effetti sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi di prodotti salutari e sul corretto funzionamento del mercato unico europeo.
È quanto emerso dal Fresh Produce Forum tenutosi nell’ambito di Fruit Logistica, durante la sessione “Unwrap the PPWR – Impacts, challenges and perspectives for the Fresh Produce Supply Chain”, promossa congiuntamente da Freshfel Europe e Pro Food. L’incontro ha riunito rappresentanti dell’industria del packaging e della filiera ortofrutticola con l’obiettivo di analizzare il quadro applicativo del Regolamento, il ruolo degli atti delegati e delle future linee guida, nonché le principali criticità operative ed economiche che il settore si troverà ad affrontare nei prossimi anni.

LE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO
Ad aprire i lavori è stato Philippe Binard, General Delegate di Freshfel Europe, l’associazione europea che rappresenta l’intera filiera ortofrutticola fresca, dalla produzione alla distribuzione. Nel suo intervento introduttivo, Freshfel Europe ha fornito un inquadramento complessivo del PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), richiamando l’attenzione sulle tempistiche di implementazione e sulle implicazioni specifiche per il comparto ortofrutticolo, un settore che rappresenta una quota marginale del packaging alimentare europeo, ma che è stato fortemente impattato dal PPWR e penalizzato rispetto ad altri settori con una quota di imballaggi più elevata. Il packaging svolge un ruolo essenziale nel garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e la riduzione degli sprechi lungo l’intera catena del valore.
A seguire, Maria Pamies Vallvé, Sustainability Policy Advisor di Freshfel Europe, si è concentrata sugli aspetti applicativi del Regolamento, illustrando lo stato di avanzamento dei lavori sugli atti delegati e sulle future linee guida applicative. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le criticità emerse nel corso della recente survey EFSA avviata dalla Commissione Europea, sottolineando la necessità di un approccio coerente, basato sui dati e maggiore aderenza alle specificità operative della filiera ortofrutticola.

SERVE UN’APPROCCIO PRAGMATICO
Nel corso del dibattito è intervenuto anche Roberto Zanichelli, Membro del comitato comunicazione di Pro Food, il gruppo merceologico di Federazione Gomma Plastica che rappresenta i produttori di imballaggi per alimenti freschi. Zanichelli ha sottolineato come la filiera non sia contraria alla regolamentazione, ma chieda che l’implementazione del PPWR sia guidata da un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche, in particolare su analisi di Life Cycle Assessment (LCA), evitando scelte ideologiche che potrebbero aumentare lo spreco alimentare e compromettere la sostenibilità complessiva della filiera.
Zanichelli ha richiamato in particolare l’attenzione sulle significative implicazioni economiche legate all’attuazione del Regolamento, evidenziando come l’assenza di definizioni chiare e stabili negli atti delegati possa tradursi in costi di riconversione elevati, investimenti mal indirizzati e maggiore incertezza per le imprese, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva della filiera. Ha inoltre sottolineato le criticità legate all’Allegato V e alle liste di esenzione differenziate tra gli Stati membri che rischiano di compromettere il principio del Mercato Unico, favorendo una frammentazione normativa che non garantisce uniformità di applicazione.

LA CERTEZZA GIURIDICA È FONDAMENTALE PER GLI INVESTIMENTI
È intervenuta inoltre Marzia Scopelliti, Senior Public Affairs Manager di EUROPEN, l’organizzazione europea che rappresenta l’intera catena del valore del packaging e tutti i materiali di imballaggio. Nel suo contributo, Scopelliti ha evidenziato come la fase di definizione degli atti delegati e delle linee guida applicative sia cruciale per garantire chiarezza, coerenza e prevedibilità normativa, condizioni indispensabili per consentire agli operatori della filiera di programmare investimenti e adeguamenti industriali in un contesto di adeguata certezza giuridica.

LA FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO UNICO PREOCCUPA
Un tema centrale del confronto è stato il rischio di frammentazione del mercato unico europeo. A questo proposito, Ann De Craene, in rappresentanza di VTB (Association of Belgian Horticultural Cooperatives) ha evidenziato le preoccupazioni della produzione primaria rispetto alla possibilità che gli Stati membri adottino liste di esenzione nazionali divergenti per i prodotti ortofrutticoli. Uno scenario che rischierebbe di creare distorsioni competitive, ostacoli alla libera circolazione delle merci e di compromettere il corretto funzionamento del mercato unico europeo.
Al termine dell’incontro è emersa una posizione condivisa da parte di tutta la filiera: senza un approccio armonizzato a livello UE e senza una valutazione oggettiva degli impatti ambientali, economici e sociali delle diverse soluzioni di packaging, l’attuazione del PPWR potrebbe tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera catena, incidendo sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi, già in calo in molti Paesi europei, il tutto senza alcun beneficio per l’ambiente, anzi, con il rischio di effetti opposti.

Le Conserve della Nonna rinnova la sua immagine

Nuova veste grafica per Le Conserve della Nonna, marchio del Gruppo Fini. L’obiettivo è ottenere maggiore riconoscibilità a scaffale e comunicare con immediatezza la propria identità. L’idea di base è stata tradurre in segni, colori e materiali i valori a cui il brand di Ravarino (MO) si richiama. Ed ecco quindi illustrazioni acquarellate che rimandano alla manualità e alla cura tipiche della lavorazione artigianale, lasciando ben visibile il prodotto all’interno del vasetto; denominazione chiara e leggibile, per offrire al consumatore un’esperienza di acquisto semplice e intuitiva; una texture di fondo effetto materico che evoca il calore della tradizione e delle preparazioni domestiche. I claim evidenziano i plus di ogni referenza, dalla selezione degli ingredienti alla filiera corta.
La nuova immagine sarà adottata progressivamente su tutte le linee di prodotto. Ogni nostro vasetto racconta una storia di semplicità, attenzione e rispetto per il consumatore – afferma Lorenza Baretti, Brand Manager di Le Conserve della Nonna –. Abbiamo voluto che questa storia fosse visibile già a prima vista, sugli scaffali, grazie a una grafica che trasmetta in modo diretto la nostra identità”.
Il Gruppo Fini, società di proprietà di Holding Carisma, è una storica realtà produttiva dell’alimentare. Dal 1912 ad oggi l’originaria salumeria-gastronomia di Modena si è trasformata in un pastificio che conta oltre 100 dipendenti ed esporta i suoi prodotti in 30 Paesi nel mondo. Fini è un marchio di pasta fresca, mentre Le Conserve della Nonna propone una gamma di passate, sughi, condimenti e confetture.

Largo consumo, in etichetta più informazioni sul materiale degli imballaggi

Nel 2024 è aumentato di +4,1 punti percentuali il numero dei prodotti di largo consumo che riportano in etichetta la codifica identificativa del materiale degli imballaggi in cui sono venduti, secondo la decisione 129/97/CE, volta a individuare il materiale di composizione del packaging. Si tratta di oltre 76.000 prodotti che costituiscono il 52,5% di quelli rilevati dal servizio Immagino e rappresentano il 76,6% delle confezioni vendute nel canale super e ipermercati (+2,2 punti percentuali). È quanto emerge dalla nuova edizione di IdentiPack, il primo Osservatorio nazionale sull’etichettatura ambientale del packaging per il largo consumo, frutto della collaborazione fra CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, e GS1 Italy. Questa settima edizione di IdentiPack ha analizzato le indicazioni presenti sulle etichette di un ampio e rappresentativo paniere, composto da oltre 145.000 prodotti di largo consumo digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, responsabili dell’82,7% del giro d’affari 2024 del canale supermercati e ipermercati.

GELATI E SURGELATI I COMPARTI PIÙ VIRTUOSI
La maggior parte dei prodotti analizzati tratta in etichetta il tema della tipologia di imballaggi e le modalità per il suo corretto conferimento nella raccolta differenziata. Queste informazioni sono comparse sul 60,5% dei prodotti a scaffale, che hanno rappresentato l’82,5% di tutte le confezioni effettivamente vendute in Italia (+1,6 punti percentuali rispetto al 2023). Da Identipack emerge anche che la diffusione di informazioni relative ai packaging e alla loro gestione da parte dei consumatori è aumentata in tutte le categorie merceologiche del largo consumo confezionato. Ancora una volta a brillare è il comparto del freddo: gelati e surgelati hanno la più alta percentuale di prodotti e di confezioni vendute “parlanti” (rispettivamente 82,5% e 94,6%) mentre i maggiori tassi di crescita annua si rilevano per carni, cura casa e petcare; per questi ultimi due comparti vale sia per la percentuale di prodotti a scaffale sia per i prodotti venduti.
In crescita anche i prodotti e le confezioni vendute che forniscono informazioni aggiuntive per permettere ai consumatori di fare una raccolta differenziata di qualità. Tra le altre indicazioni rilevate in etichetta da Identipack spiccano infine le dichiarazioni e i marchi ambientali volontari, presenti sull’8,7% dei prodotti e sull’11,4% delle confezioni vendute.

Più prodotti in vetro nelle case italiane

Gli italiani amano i prodotti alimentari che usano il vetro come imballaggio: secondo una recente indagine commissionata da Coreve (Consorzio Recupero del Vetro) a YouGov sulle abitudini di consumo è emerso che conserve, olio, sughi, vino, birra, i prodotti tipici della gastronomia italiana vengono apprezzati sempre di più se proposti con questo tipo di confezionamento. Analizzando gli scontrini emessi in ogni tipo di canale di vendita, YouGov è riuscita a mappare il consumo in termini quantitativi e qualitativi. Dall’analisi emerge che è aumentata la frequenza d’acquisto di prodotti in vetro (+3,9% nell’ultimo anno) ma si è contratto leggermente il numero dei pezzi acquistati per scontrino (-3,2%).
Se si guarda alla tipologia di prodotto “solido”, sale anno su anno la percentuale di prodotti che adottano questo imballaggio in ogni categoria. Cresce ad esempio del 2,8% l’acquisto di confetture in vetro (che toccano il 78% del totale), del 3,2% i sughi pronti che superano l’83% del totale, del 4% i sottoli e sottaceti, in vetro nell’83,4% dei casi.
Anche i prodotti liquidi vedono una prevalenza di questo materiale e precisamente: il 94% dell’olio, il 98% degli aperitivi, il 72% delle birre e oltre il 67% dei vini.

Abbiamo voluto monitorare gli acquisti di prodotti di largo consumo – dichiara Roberto Saettone, Direttore Generale di Coreve – con un campione altamente rappresentativo delle quasi 26 milioni di famiglie residenti. La metodologia YouGov ha permesso di analizzare gli acquisti dei prodotti a prezzo fisso e variabile di largo consumo ad uso domestico acquistati in tutte le tipologie di negozi e canali. L’indagine mostra come su alcune tipologie di prodotto il vetro venga apprezzato dai consumatori in modo particolare: essi riservano una fortissima percentuale di acquisto a questo imballaggio sebbene le tonnellate di vetro consumate sia fuori casa che in casa possano variare considerevolmente da regione a regione”.

Gli imballaggi in plastica si fanno pubblicità con lo sport

Comunicare i benefici dei packaging in plastica con argomentazioni dimostrabili, ma anche con un linguaggio accattivante, immediato e trasversale. Sono questi gli obiettivi della nuova campagna pubblicitaria di Pro Food, l’associazione che rappresenta il 70% della produzione italiana di contenitori per alimenti, con 14 aziende e 29 impianti produttivi. Attraverso inserzioni sulla stampa B2B, la campagna mette in luce gli aspetti positivi dell’uso della plastica nella filiera agroalimentare. Per farlo, le creatività usano la metafora dello sport, che rispecchia valori positivi e arriva immediatamente a pubblici trasversali, sia di professionisti che di consumatori, con un linguaggio diretto e chiaro senza scadere nel “greenwashing”. Ecco allora che ogni tipologia di packaging viene calata in uno scenario sportivo, per dire che gli imballaggi in plastica in un campo da golf “Amano il green” e rispettano l’ambiente, in un campo da basket “Giocano sempre i tempi supplementari” ed evitano gli sprechi, sotto la rete da beach volley “Sono bravi a fare muro” e garantiscono l’igiene, sul campo da calcio “Giocano in attacco” e generano valore, di fronte a una piscina “Amano la trasparenza” e ispirano fiducia.

La nostra azione di sensibilizzazione sugli imballaggi in plastica si basa su dati scientifici ed evidenze dimostrabili – sostiene Mauro Salini, Presidente di Pro Food –. Con questa campagna aggiungiamo un concetto dall’impatto emozionale. Il tema dello sport non è scelto per caso: così come dietro un atleta di successo ci sono talento e duro lavoro, anche un prodotto apparentemente semplice come una vaschetta in plastica ha alle spalle tecnologia, ricerca, investimenti e progettualità, rispondendo a requisiti economici, ambientali, funzionali ed estetici”.

Tra i suoi obiettivi la campagna vuole accendere anche i riflettori sul Regolamento Europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation), la cui entrata in vigore rischia a giudizio di Pro Food di compromettere, oltre al comparto ortofrutticolo, anche il settore Horeca, attraverso l’adozione di misure definite ideologiche dall’associazione, perché non terrebbero conto delle funzioni che svolgono gli imballaggi in plastica e non solo, limitatamente alla sicurezza e alla shelf life dei prodotti. La campagna ha fatto il suo debutto sui mezzi di comunicazione dei settori ortofrutta, packaging e retail in occasione di Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta tenuto a Rimini dal 6 all’8 maggio, e proseguirà nei prossimi mesi.

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