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Legal Forum: per discutere di normative. Focus sulle chiusure festive

Torna, per il quarto anno consecutivo, il Legal Forum “La Legge al Centro”, promosso dalla Commissione Consultiva Legale di CNCC. L’obiettivo?

Quello di offrire ad avvocati, giuristi d’impresa, leasing manager e operatori del settore, una panoramica delle novità e criticità legali attinenti alla filiera della industry dei Centri Commerciali.

Ha aperto i lavori Francesco Ruffino, Coordinatore Commissione Consultiva Legale CNCC – Studio Legale Frau Ruffino Verna.

Il Fisco

Nella prima tavola rotonda “Azienda e Fisco: tra attualità e futuro”, moderata da Luca Lucaroni, direttore finanziario di Eurocommercial Properties Italia, ci si è interrogati su alcuni temi di natura fiscale di particolare interesse per gli operatori del settore: nello specifico, il dibattito si è focalizzato su temi quali il riclassamento degli spazi comuni all’interno del centro commerciale, la disciplina dell’ammortamento nell’affitto di ramo d’azienda, e altre tematiche affini che sono state affrontate.

Locazioni & Co.

Nella seconda tavola rotonda “Affitti e Locazioni: disciplina e orientamenti giurisprudenziali”, che è stata moderata da Claudio Cocuzza dello Studio Legale Cocuzza & Associati, si è discusso dei temi di natura più squisitamente civilistica: dalla nozione di azienda alla qualificazione del rapporto affitto di ramo d’azienda versus locazione, dalle criticità in caso di affitto e retrocessione d’azienda in situazioni sia fisiologiche che patologiche, alla disciplina del trasferimento dei dipendenti e della responsabilità solidale o meno per i debiti aziendali.

Fisico o virtuale?

A seguire, è intervenuto Francesco Pugliese, Amministratore Delegato di Conad, sul tema “Online vs Offline: la visione degli operatori” che ha fornito la sua autorevole opinione su un argomento di particolare interesse per tutta la filiera distributiva.

Collegata a tale tema, è stata la successiva tavola rotonda, “I Luoghi sfidano l’e-commerce, moderata da Pietro Malaspina, Senior Advisor di AEDES SIIQ, in cui si è trattato il tema della sfida all’e-commerce. I nuovi format dei centri commerciali di successo, ubicati anche in ambito urbano, sono quelli in grado di diventare luoghi architettonicamente evoluti e piazze sociali dove il consumatore è attratto e coinvolto, facendo leva sulla sua dimensione esperienziale dell’acquisto fisico, impossibile da replicare on line.

Aperture o chiusure? La spina nel fianco

 Ha concluso il Forum una discussione sul tema più attuale del momento, nell’ambito dell’industria dei Centri Commerciali e del commercio in genere, ossia Aperture e chiusure: quale regolamentazione?”, alla luce della proposta di legge attualmente in discussione.

Si sono confrontati sul tema Francesco Pugliese, Massimo Moretti, Presidente del CNCC e Francesco Ruffino. La discussione ha fatto emergere la visione degli operatori, anche sotto l’aspetto giuridico.

«Circa il 17% dei punti vendita Conad – uno ogni sei – si trova in un comune sotto i 5 mila abitanti. Di questi, 165 sono nell’area prealpina, in comuni lontani e isolati dagli altri centri. Sono luoghi dove il negozio fornisce un servizio indispensabile e difficilmente sostituibile. Se il disegno di legge sulle chiusure domenicali sarà approvato senza modifiche anche questi esercizi saranno obbligati a restare chiusi per la maggior parte dei giorni festivi, obbligando i residenti, quando possibile, a spostarsi nei comuni turistici per fare la spesa», ha sottolineato Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad. «Mi chiedo se i relatori del ddl abbiano valutato l’impatto in termini economici, sociali e ambientali del provvedimento tenendo conto di aspetti come questo. Un provvedimento che penalizza il commercio fisico, dimenticando che, soprattutto nei piccoli centri, i negozi sono luoghi di relazione che nessuna forma di shopping virtuale potrà mai sostituire».  

Oggi abbiamo dibattuto anche sui profili legali del nuovo disegno di legge sulle chiusure domenicali che ha molti lati di debolezza – ha aggiunto Massimo Moretti.  Dal punto di vista della concorrenza e della costituzionalità invitiamo la Commissione a riflettere e a sviluppare questo importante tema. Noi, come CNCC, siamo ovviamente disponibili ad organizzare un incontro ed avere un confronto.”

Vendite tax free: in Italia il comparto va a gonfie vele

Vendite tax free alla grande: almeno per quanto riguarda il nostro Paese che, solo nel mese di dicembre 2018, è riuscito ad attrarre il 5% in più di turisti internazionali rispetto all’anno precedente e ad incrementare il proprio volume di vendite esentasse e lo scontrino medio rispettivamente del 12% e dell’8%. Valori importantiche hanno permesso all’Italia di chiudere l’anno con un + 7% nelle vendite tax free, +4% nella transazione media e +6% negli arrivi.

Ma chi sono i principali shopping tourist?

Cinesi e americani, essenzialmente, che detengono rispettivamente il 32% e il 12% delle vendite tax free realizzate durante l’anno.

Il 2019 è iniziato invece con una lieve flessione a valore (-3% vs. 2018 è la media per ogni singola transazione), ma con volumi interessanti: +6%.

Vediamo adesso quali sono i distretti dello shopping più gettonati.

In pole position, senza se e senza ma c’è il Quadrilatero della Moda milanese, cha da solo detiene oltre il 34% di market share e dove la media degli acquisti  si attesta a 1490 euro; seguono poi con una quota del 9% i mall di alta gamma con uno scontrino medio di 490 euro.

Il Quadrilatero della Moda nel dettaglio

Stando ai dati di Planet per il 2018 emerge un aumento delle vendite del 3% rispetto al 2017, a fronte però di una flessione del 4% nello scontrino medio registrato. I volumi degli acquisti tax free per l’area sono suddivisi in particolare fra via Montenapoleone (37%) e via Sant’Andrea (29%) con uno scontrino medio rispettivamente di 1498 € e 2375 €.

 “Nonostante la leggera flessione del valore della transazione media, i dati relativi all’anno appena trascorso testimoniano il costante favore che Milano riscuote presso il pubblico internazionale, in quanto capitale indiscussa della moda nel mondo” commenta Sara Bernabè, General Manager di Planet in Italia, e continua: “Il 2019 rappresenterà per il capoluogo lombardo una grande opportunità migliorare le vendite, poiché continueranno ad aumentare gli arrivi dei viaggiatori internazionali, con potere di spesa sempre più alto. Gli introiti generati dai turisti in visita, in particolare da quelli extra-europei, sono vitali per numerose realtà del segmento lusso. Basti pensare che a livello europeo, gli acquirenti internazionali spendono in media 3,7 volte di più degli acquirenti nazionali, con alcuni rivenditori che registrano fino al 60% delle vendite da clienti non domestici”.

Turisti e spese nel dettaglio

Fra i turisti più sensibili al fascino dello shopping made in Milano, primeggiano fra tutti i cinesi (con una market share del 30,5%) e uno scontrino medio di 1542 €, seguono i russi con uno scontrino di 1410 € e una quota di mercato dell’11% e chiudono il podio i viaggiatori statunitensi che nel 2018 hanno inciso per l’8% sul marcato tax free del distretto della moda, con una aumento degli acquisti del 27% vs 2017 e uno scontrino medio di 1503 euro, mentre sugli outlet hanno pesato solo per il 4%.

Turisti digitali: chi più chi meno

Paese che vai usanza che trovi. E questo succede anche quando gli stranieri fanno i turisti. Prendiamo per esempio i sistemi di pagamento: non tutti gli stranieri hanno le stesse abitudini. Se, infatti, i turisti americani utilizzano le più note applicazioni social del mondo occidentale quali Instagram e Facebook per le ricerche e scelgono di pagare ancora con le carte di credito, i turisti cinesi sono fortemente digitalizzati e pagano tutto con lo Smartphone, utilizzando per le ricerche e le prenotazioni piattaforme come Ctrip e WeChat, due dei più grossi player digitali nel mercato cinese.

Image by StockSnap on Pixabay

Le strategie dei retailer

I retailer italiani non devono quindi sottovalutare questi aspetti, per non precludersi i margini di crescita che questo target garantisce alle boutique presenti sul territorio. E non è dunque un caso che per dialogare con i clienti in arrivo dalla Cina, sempre più digital e amanti dello shopping in Italia MonteNapoleone District, è l’unico distretto del lusso in Europa ad aver aperto, grazie all’accordo con Digital Retex, un account ufficiale WeChat, un canale strategico con oltre 1 miliardo di utenti attivi. L’official account consente di fidelizzare la clientela cinese e indirizzare campagne e messaggi ad hoc valorizzando l’attività e gli eventi organizzati a livello associativo e dai singoli brand.

Sviluppare iniziative volte a migliorare il sistema ricettivo del distretto nei confronti dei clienti extra europei e non solo è uno degli obiettivi di MonteNapoleone District. I diversi eventi quali La Vendemmia, MonteNapoleone Yacht Club, la Christmas Shopping Experience, il nuovo MonteNapoleone Chinese New Year e il prossimo Leonardo 500 rientrano tra gli scopi principali dell’associazione e sono destinati a quanti amano esperienze uniche ed esclusive” ha dichiarato Guglielmo Miani, Presidente di MonteNapoleone District. “E per comprendere le diverse tradizioni e culture di una clientela sempre più internazionale organizziamo una serie di appuntamenti dedicati alla formazione del personale delle boutique in modo da instaurare un rapporto di fiducia duraturo nel tempo, secondo i codici di comportamento delle varie nazionalità. In questo contesto si inseriscono anche l’attività di promozione della destinazione Milano in occasione di ILTM a Cannes, dove abbiamo organizzato per il secondo anno consecutivo l’evento “Unexpected Milan” in collaborazione con il Comune di Milano e alcuni dei più prestigiosi hotel 5 stelle della città che sono parte dell’associazione a cui si sono aggiunte quest’anno anche alcune strutture del lago di Como”.

Uno sguardo al futuro

Per quanto riguarda le previsioni per l’anno in corso, Il primo trimestre 2019 si chiuderà per la Penisola con un +2,2% vs. 2018 negli arrivi internazionali, un risultato nettamente superiore alla media europea del +1,1% e alle previsioni di arrivo dei singoli principali paesi dell’Unione come la Francia (-2,5% di arrivi nel Q1 2019), Gran Bretagna (+1,3% di arrivi nel Q1 2019) e Spagna (+1,3% di arrivi nel Q1 2019). In questo contesto, da osservare i turisti provenienti da Tailandia, Taiwan e Kuwait, che registreranno incrementi relativi negli arrivi rispettivamente del +46%, +10% e +9,7%.

 

Lo store percorre la via della Digital Innovation, in cerca di nuove soluzioni

“Il punto vendita, svuotato del suo significato originario (non rappresentando più l’unica possibilità di accesso fisico al prodotto), è in cerca di nuovi significati e funzionalità, in ottica anche relazionale.” Parola di Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Ne discende che – continua Perego – “I principali retailer internazionali stanno comprendendo sempre più l’importanza della tecnologia per affrontare questo momento e stanno focalizzando i loro sforzi nella sperimentazione di tecnologie di frontiera: durante il 2018 sono state infatti identificate oltre 200 progettualità in ambito Retail nel mondo, con particolare focus su Internet of Things (52% dei casi), Intelligenza Artificiale (32%) e Realtà Aumentata e Virtuale (16%)”.

Se questo è lo scenario a livello globale, cosa succede in Italia?

Ce lo raccontano le evidenze dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e giunto alla sua quinta edizione, che ha condotto un’analisi sui primi 300 retailer per fatturato presenti in Italia con negozi fisici, e – in collaborazione con Confesercenti – su un campione di circa 300 piccole e medie imprese del commercio al dettaglio italiane.

Anche nel nostro Paese, emerge dall’Osservatorio, le cose si stanno muovendo velocemente: lo dimostra il fatto che  la diffusione del digitale cresce sia nel back-end, sia nel front-end. A dispetto di questo fermento, però, la spesa complessiva in digitale dei top retailer è ancora bassa: supera di poco un punto percentuale del fatturato e passa dal 20% del totale degli investimenti annuali nel 2017 al 21% nel 2018. Inoltre  tra i due ambiti si registra ancora una differenza importante: le innovazioni nel back-end rhanno un livello di diffusione e profondità decisamente maggiore, mentre  le  tecnologie più innovative di front-end – come chioschi, totem e touch point, sistemi di sales force automation o di online selling in punto vendita e sistemi di self check-out – sono state sperimentate su un numero limitato di punti vendita (parliamo del 41% dei pdv) e  senza un’estensione dell’adozione sull’intera rete.

Il focus degli investimenti

Nel 2018 ci si è concentarti  su sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi (33% del campione) soluzioni a supporto della fatturazione elettronica e dematerializzazione (27%), soluzioni di CRM e sistemi di cassa evoluti e mobile POS (24%). Seguono con il 22% sistemi di sales force automation o di online selling in punto vendita e soluzioni di Wifi in store, sistemi per l’accettazione di couponing e loyalty con il 21%, sistemi di monitoraggio dei clienti in store e sistemi di business intelligence analytics (19%) e digital signage e vetrine intelligenti e interattive con il 16%.

Merceologia che vai, soluzione che trovi

Nei diversi comparti merceologici, si notano delle differenze nell’adozione delle innovazioni digitali. Nell’Abbigliamento il focus è sullo store: soprattutto nel lusso la boutique rimane il punto privilegiato per un’esperienza multisensoriale di scoperta del prodotto. Nel settore si introduce innovazione per ridurre attività meno piacevoli (come il pagamento), grazie a sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi (44%) e sistemi di cassa evoluti e mobile POS (39%), e per personalizzare il percorso di acquisto, grazie a sistemi di sales force automation o di online selling in punto vendita (39%). L’Alimentare ha concentrato principalmente gli sforzi sulle innovazioni di front-end che creano efficienza, come sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi (47% del campione) e sistemi per l’accettazione di couponing e loyalty (35%), e accesso alle informazioni, come sistemi basati su cartellini interattivi e scaffalature intelligenti (29%). Infine, nell’Arredamento il 67% del campione ha investito in soluzioni basate sulla realtà aumentata e virtuale e su sistemi di monitoraggio dei clienti in store, mentre nella Profumeria e Cosmetica il 50% dei player ha adottato chioschi, totem e touch point, specchi smart e soluzioni per incrementare le performance di magazzino.

Progetti per il futuro

Per il futuro l’85% dei retailer vuole potenziare l’investimento in innovazioni digitali in negozio. In particolar modo il 36% del campione è interessato a chioschi, totem e touch point e a sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi, il 34% a sistemi di sales force automation o di online selling in punto vendita e sistemi di cassa evoluti e mobile POS, il 33% a sistemi per l’accettazione di couponing e loyalty e il 31% a sistemi di indoor positioning. Il 70% dei retailer dichiara invece di voler concentrare gli investimenti futuri in soluzioni volte al miglioramento dei propri processi interni. Nello specifico il 34% del campione mostra interesse verso soluzioni di CRM, il 27% verso sistemi di tracciamento dei prodotti tramite RFId e sistemi ERP e il 25% verso sistemi di monitoraggio dei clienti in store e soluzioni di business intelligence analytics.

L’approccio omnicanale dei top retailer italiani

La quasi totalità dei primi 300 retailer tradizionali operanti in Italia utilizza i canali digitali per supportare le fasi di pre o post-vendita o per abilitare la vendita. Più precisamente, il 96% dei retailer (era il 95% nel 2017) è presente sia online sia su mobile, mentre il 3% è presente solo online (era il 4% nel 2017).

Per quanto riguarda l’utilizzo dei canali digitali per vendere, il 75% (era il 68% nel 2017) ha un sito eCommerce e il 72% (era il 64% nel 2017) ha un’iniziativa di Mobile Commerce, attraverso App o sito ottimizzato. Le differenze tra comparti merceologici sono significative: mentre nell’Editoria, nell’Informatica ed elettronica e nell’Abbigliamento oltre l’85% delle iniziative utilizza i canali digitali per vendere, nell’Alimentare solo il 46% dei top retailer è attivo con un sito eCommerce.

Tra i servizi omnicanale che stanno avendo più successo, c’è il Click&collect, abilitato dal 70% dei top retailer con eCommerce (era il 54% nel 2017). Molto bene anche la verifica online della disponibilità dei prodotti in negozio, sviluppato dal 28% degli operatori (era il 17% nel 2017), e il reso in store degli acquisti effettuati online, attivo per il 26% (era il 22% nel 2017). Per concludere, l’online selling in store, molto amato dai principali retailer internazionali, sta iniziando a diffondersi anche in Italia (lo sta sperimentando il 9% dei top retailer), con una maggiore presenza nell’Abbigliamento e nell’Alimentare.

La nuova Retail experience

L’adozione delle nuove tecnologie si carica di un significato funzionale all’evoluzione del retail quando agisce in sinergia con una nuova esperenzialità.

“La Ricerca 2018 sull’innovazione dell’«experience in the store≫ ha evidenziato infatti  Emilio Bellini, – dimostra come, a livello internazionale, i casi più rilevanti siano offerti dai retailer capaci di coniugare l’adozione di nuove soluzioni digitali e la proposta di nuovi significati del servizio Retail. In particolare, sono emersi tre scenari di innovazioni di significato, sui quali i retailer internazionali e alcuni retailer italiani si stanno muovendo per innovare l’esperienza in the store:

  • da ‘Visitare’ a ‘Stare’;
  • da ‘Consumare tempo’ a ‘Valorizzare tempo’;
  • da ‘Fiction’ a ‘non Fiction’.

In tutti e tre gli scenari le tecnologie digitali possono giocare un ruolo decisivo”.

Le persone amano trascorrere un tempo sempre più ricco e più denso all’interno dei negozi, un tempo arricchito dalla possibilità di vivere “momenti significativi” in termini di relazioni, possibilità di imparare cose nuove, lavorare ai propri progetti professionali e personali. In questo caso le tecnologie digitali abilitano esperienze sempre più immersive e fluide, in cui l’accesso al prodotto è solo un pretesto per stare in negozio.

Le persone amano vivere all’interno degli store esperienze che appartengono al mondo reale, al contesto di vita in cui utilizzeranno i prodotti in vendita. In questo caso le tecnologie digitali non servono a creare atmosfere “artificiali”, ma a rinforzare l’ambientazione “reale” ed estendere i confini fisici del negozio. 

 

 

 

Arcaplanet inaugura altri 7 punti vendita in Nord Italia

Tre in Lombardia (a Dalmine in provincia di Bergamo, e aCastegnato e Lonato del Garda in provincia di Brescia) e gli altri quattro suddivisi tra Piemonte (a Cuneo), Friuli Venezia Giulia (a Villesse in provincia di Gorizia), Toscana (Montemurlo, in provincia di Prato) e Marche ad Ascoli Piceno. Questi  sono i nuovi sette punti vendita inaugurati contemporaneamente il 19 gennaio da Arcaplanet.
Si tratta di un’operazione curiosa e straordinaria che nel mondo della grande distribuzione specializzata rappresenta un unicum e porta la firma di Arcaplanet ormai da 3 anni. L’insegna infatti ha già proposto nei due anni precedenti multi inaugurazioni diffuse sul territorio italiano: nel 2017 erano state 17, 9 l’anno scorso.
L’operazione prevede oltre 4.400 i mq di superficie di vendita in più per l’insegna, 32 nuove risorse impiegate e ulteriori 14 casse.
Si tratta di grandi negozi di varie superfici (dai 350 agli 890 mq) che vantano spazi adatti per ospitare i servizi di ultima generazione dell’insegna: Pet Wash per la toelettatura dei pet, aree Agility e aree lavanderie per l’igiene e la pulizia degli accessori dell’amico peloso.
Tutti gli store sono riforniti con assortimenti completi per il food e il non food per gli animali da compagnia grazie a oltre 10.000 referenze in vendita in ciascuno, tra accessori e alimenti per cani, gatti, piccoli animali, roditori, pesci, anfibi e uccelli, un’ampia selezione trasversale di prodotti esclusivi e specializzati, dietetici e veterinari, di alimentazione biologica e vegetariana, cibo secco e umido, accessori dai tappetini igienici per cani alle lettiere per gatto, dai giochi ai guinzagli, ai “trasportini” ecc.

Il retail nel 2019: le 5 previsioni di Software AG

Quale sarà l’andamento del retail nell’anno appena iniziato? Oliver Guy, Global Industry Director for Retail di Software AG , è convinto che i livelli di successo saranno detreminati dalla capacità di rispondere alle aspettative dei consumatori. Prevedere in modo tempestivo le scelte dei clienti guiderà la crescita. Al contrario, senza un impegno assoluto per la trasformazione digitale, le aziende del Retail rischiano di perdere terreno.

Partendo da questi assunti, ecco i 5 trend individuati.

  1. Retail Therapy: “Come ti fa sentire?”

Un numero maggiore di aziende del settore sfrutterà la differenziazione emotiva, mirando ai sentimenti dei potenziali clienti, creando una connessione emotiva con il marchio. Parte di questo trend sarà legato alla personalizzazione; inoltre, gli operatori del settore aggiungeranno iper-personalizzazione (contesto, tempo reale) sia del prodotto che dell’esperienza. L’intelligenza artificiale può essere d’aiuto in tal senso, ma se basata su dati di qualità, quindi un grande limite sarà dato dalla disponibilità e dalla raccolta dei dati.

  1. Nota per le tartarughe: questa volta vince la lepre

La vendita al dettaglio corre sempre più veloce: i clienti richiedono le cose più velocemente e l’asticella continua ad alzarsi. Questo impatta le internal operation – l’essere in grado di rispondere in tempo utile. Oltre a investire nell’automazione dei processi con l’RPA (Robotic Process Automation), come passo verso l’automazione completa dei processi aziendali, i retailer considereranno la real-time analytics per rispondere a ciò che accade con i clienti nelle loro catene di approvvigionamento e nei loro negozi. Impareranno come rendere operative le tecnologie di AI e di machine learning al fine di fornire valore reale.

  1. L’IoT è un’autostrada verso il pericolo?

L’Internet of Things potrebbe essere la strada verso un futuro di successo per le aziende Retail, ma molti la considerano piena di rischi. Le preoccupazioni in merito a sicurezza, complessità e connessione all’ecosistema IT esistente ne limiteranno l’adozione per un certo periodo. I retailer intelligenti guarderanno a ciò che viene fatto in altri settori e cercheranno di utilizzare l’infrastruttura con alti livelli di sicurezza, scegliendo fornitori con comprovata esperienza.

  1. Nessun uomo è un’isola e basta a se stesso

Gli ecosistemi diventeranno più complessi. Un modo per aumentare il fatturato e differenziare è sfruttare le partnership. Esempi includono il rapporto di Amazon con Morrisons nel Regno Unito, dove i negozi sono centri di distribuzione locali. Kroger e Sobeys hanno esternalizzato le vendite di generi alimentari online a Ocado, mentre Ahold ha collaborato con il fornitore di kit per cucinare Blue Apron. Questi tipi di ecosistemi cresceranno e diventeranno più complessi, il che significa che la gestione delle API diventerà molto più critica.

  1. Separazione cosciente

I vincitori comprenderanno che per innovare hanno bisogno di separare i sistemi di back-office dai punti di contatto con il cliente. Noto anche come commercio headless, questo offre la flessibilità necessaria per ottimizzare e migliorare continuamente il percorso del cliente al front end, senza dover cambiare costantemente il back-office. Questo approccio è stato evidenziato nella Retail Software Adoption Survey di Software AG del 2018, in cui i leader digitali utilizzano “piattaforme di integrazione di terze parti per isolare le piattaforme digitali dai cambiamenti, aumentare l’estensibilità e ottenere velocità di implementazione”.

illycaffè inaugura a Les Halles il suo quinto punto vendita a Parigi

Dopo le aperture di Rue Auber, Opéra, Odeon e Beaugrenelle,  illycaffè inaugura il suo quinto punto vendita diretto a Parigi, in una zona storica della città in piena fase di trasformazione e ammodernamento: il quartiere di Les Halles.
Il nuovo illy Caffè è situato al 62 di Rue Saint-Denis all’angolo con Rue De La Cossonerie e si
sviluppa su 87mq interni con un dehors di oltre 29mq, che verrà inaugurato nella primavera
del 2019. Lo spazio è allestito secondo i canoni che hanno reso il brand riconoscibile in tutto il
mondo, in particolare il bancone, anima del locale come nella migliore tradizione dei caffè
italiani; l’iconico poster che riprende l’illustrazione di Xanti Schawinsky realizzata per illy nel
1934 e lo scenografico chandelier, composto da circa 100 tazzine della illy Art Collection,
firmate da alcuni dei più grandi artisti e designer contemporanei.
illy Caffè Les Halles promette di diventare il nuovo punto d’incontro di tutti gli amanti del
gusto e dell’arte, con un’offerta ricca e diversificata studiata per ogni momento della giornata:
dalle prime ore del mattino per iniziare con l’aroma unico del blend illy e la piccola pasticceria,
ai light lunch e alle pause veloci con proposte dolci e salate, e una ricca offerta di tè Dammann
Frères e cioccolata Domori. All’interno del locale poi, è presente un angolo retail con una
selezione di prodotti del mondo illy.
“L’apertura di illy Caffè Les Halles rappresenta un altro importante tassello del nostro progetto
di espansione internazionale, cui seguiranno sempre nel 2019 nuove aperture in Arabia
Saudita, Austria, Corea del Sud, Marocco e Romania. L’obiettivo per il marchio è quello di
rafforzare e consolidare mercati già avviati e strategici come quello francese” ha dichiarato
Massimiliano Pogliani, Amministratore Delegato di illycaffè.

Il Retail Internazionale visto da Deloitte: podio a stelle strisce. Tra gli italiani la prima è Coop

Si conferma ancora una volta a stelle e strisce il podio del Global Powers of Retailing di Deloitte, giunto quest’anno alla sua 22 ma edizione.

E’ infatti Wal-Mart, da oltre 20 anni leader globale, a guidare la classifica; seguono Costco al secondo posto e The Kroger Co. al terzo.

Quanto ad Amazon, c’era da aspettarselo: continua la scalata (guadagnando due posizioni rispetto al FY 2016) e rivela una crescita a doppia cifra, la maggiore tra le aziende presenti nella Top 10 dei retailer mondiali (25,3%), ancor più considerevole se paragonata alla crescita registrata in media dalla Top 10 (+6,1% YoY).

Sono in totale 250 i retailer considerati da Deloitte, che hanno generato un fatturato pari a 4530 miliardi di dollari nel corso dell’anno fiscale 2017 (periodo compreso tra luglio 2017 e giugno 2018), segnando una crescita del 5,7% rispetto all’anno precedente. Da sottolineare come i primi dieci retailer mondiali contribuiscano per il 31,6% alla produzione di tale valore e crescano a un ritmo più elevato rispetto al resto della classifica (rispettivamente del 6,1% contro il 5,7% complessivo).

Uno sguardo all’Europa

In questo scenario che ruolo giocano l’Europa e l’Italia?

Beh, la prima si può fregiare di un primato interessante: è in testa, infatti, per numero di aziende presenti nella Top 250 (passate da 82 a 87). Inoltre può annoverare in top ten ben tre aziende: le due tedesche Schwarz Group e Aldi Einkauf  e Tesco PLC (UK). Due terzi del fatturato dei retailer in Europa proviene da Germania, Regno Unito e Francia. La Germania è casa delle imprese più grandi, che con una dimensione media di 24,7 miliardi di dollari superano di gran lunga la media di 18,1 miliardi di dollari delle imprese presenti nella Top 250. La Francia, invece, spicca per l’internazionalizzazione con aziende che operano in media in 29,2 paesi.

Il maggior numero di realtà che trovano posto nella Top 250 provengono dall’Europa: cresce, infatti, da 82 a 87 il numero di aziende che hanno sede nella regione e tre di esse rientrano anche nella Top 10 (Schwarz, Aldi Einkauf, Tesco PLC).

“La spinta globale caratterizza le aziende europee, che operano in media in 15,6 paesi contro i 9,5 presidiati nella Top 250,” nota Patrizia Arienti, Senior Partner Deloitte e Responsabile Consumer Industry. “Spinti dalla ricerca di crescita al di fuori dei propri mercati già maturi, i retailer europei sono maggiormente attivi all’estero e si distinguono per intraprendenza globale.”

 “Per riuscire ad aumentare la propria quota di mercato in un settore, come quello del retail, molto competitivo ed ormai improntato all’internazionalizzazione, la gestione strategica della supply chain diventa essenziale. Un forte aiuto sicuramente viene dalle nuove tecnologie definite ‘disruptive’, come Analytics, IoT e Robotica. Approcciare la trasformazione di tutti i processi riconducibili alla supply chain attraverso una strategia di digital transformation end-to-end può aiutare a trarre vantaggio dalle opportunità offerte dai cambiamenti che stanno interessando il retail” commenta Claudio Bertone, Equity Partner Deloitte e Responsabile per il settore Retail.

Cosa succede in Italia

Per trovare invece rappresentatnti del Belpaese (quest’anno se ne contano 4), si dovrà scendere più in basso in classifica. Fino al 71° posto, per l’esattezza, dove troviamo Coop, seguito da Conad (73°+5 posizioni rispetto al FY 2016 ), Esselunga (121° +10 rispetto al FY 2016)  ed Eurospin (168°), che avanza di ben 19 posizioni.

Un posizionamento positivo visto che – come spiega spiega Claudio Bertone. “Tutti i quattro player italiani presenti nella Top 250 dei big della distribuzione registrano un avanzamento in classifica”.

Nota metodologica

*Il Global Powers of Retailing considera nelle proprie classifiche un panel di 250 gruppi di retailer presenti in tutto il mondo, variabile di anno in anno in base ai risultati finanziari; le analisi, in dollari americani, fanno riferimento ai dati di bilancio relativi all’anno fiscale 2017, cioè al periodo compreso tra luglio 2017 e giugno 2018.

 Per convenzione, a livello internazionale si è deciso di:

  •  utilizzare tassi di crescita composti e ponderati sulle vendite anziché utilizzare medie aritmetiche pure. In conseguenza di ciò le imprese di grandi dimensioni hanno pesato di più rispetto alle piccole sul tasso di crescita del gruppo finale.
  • utilizzare il dollaro americano come valuta di riferimento per omogeneizzare i dati, in particolare per quei gruppi che hanno subsidiaries estere. Pertanto le conversioni potrebbero aver comportato alcune distorsioni nella lettura dei risultati dei gruppi italiani.

 

 

 

Euronics in Lombardia: Nova Spa affitta i 10 punti vendita dal ramo d’azienda Castoldi

Euronics, Gruppo leader nella distribuzione di tecnologia, elettronica di consumo ed elettrodomestici, apre il nuovo anno positivamente: Nova spa, socio romano del Gruppo, ufficializza l’affitto del ramo d’azienda da Castoldi, socio storico dell’insegna. I dieci punti vendita lombardi – punto di riferimento per gli acquisti di tecnologia a Milano e in Brianza – sono adesso gestiti attraverso la nuova azienda fondata da Stefano Caporicci, Binova Spa.
L’operazione permetterà il rilancio dei dieci negozi e la salvaguardia dei relativi livelli occupazionali – pari a circa 140 posti di lavoro – e testimonia la coesione e la forza di un Gruppo di cui fanno parte nove imprenditori costantemente focalizzati a sviluppare sinergie organizzative, commerciali e di marketing sotto un’unica insegna.
La decisione di Nova Spa persegue due principali obiettivi: continuare ad assicurare la presenza dell’insegna Euronics in una delle aree più importanti a livello nazionale e a incrementare lo sviluppo della società presieduta da Stefano Caporicci al di fuori della Capitale e del Lazio, dove oggi detiene una posizione di leadership e un numero di punti vendita molto elevato.
Stefano Caporicci, Presidente di Nova Spa, ha commentato: “ll know how sviluppato su una metropoli come Roma ci fa guardare con grande fiducia all’opportunità di approdare a Milano e al suo grande hinterland”. Caporicci ha poi concluso: “Questo passo potrà portare valore aggiunto alla nostra società e all’intero Gruppo Euronics, confermandone la rilevanza nel panorama del retail di elettronica di consumo e elettrodomestici”.
Il fatturato a regime dei dieci nuovi negozi è stimato per circa 70 milioni di euro che poteranno quindi il perimetro delle società controllate dal socio Euronics Nova Spa ad avvicinarsi a un giro d’affari complessivo di circa 300 milioni di euro, confermando la rilevanza del gruppo d’acquisto anche in un momento di concentrazione del canale dei technical goods.

CarNext.com apre il suo primo Delivery Store di proprietà in Italia

CarNext.com, brand specializzato nella vendita di auto usate e garantite di alta qualità del Gruppo LeasePlan Italia, leader mondiale nel noleggio auto a lungo termine, apre a Milano (in Via Giovanni Battista Cassinis, 23) il suo primo Delivery Store di proprietà in Italia.

Per promuoversi sul territorio e inaugurare al pubblico il suo nuovo punto vendita milanese, CarNext.com si è affidata a The Big Now, agenzia creativa full-service del Gruppo Dentsu Aegis Network, che in questi ultimi mesi ha realizzato un articolato piano di comunicazione con l’obiettivo di incrementare la brand awareness, portare traffico sulla piattaforma CarNext.com e incentivare le persone a visitare il nuovo store durante 4 giorni di eventi che si svolgeranno a partire dal 19 gennaio per 4 sabati consecutivi: il 19 e 26 gennaio e il 2 e 9 febbraio.

Durante i giorni dell’inaugurazione (dalle 10:00 alle 19:00), i tre piani del CarNext Delivery Store ospiteranno 4 corner esperienziali a tema food, beauty, gaming e ‘fai da te’ e vedranno la partecipazione di ospiti ed esperti di settore come Erica Liverani, vincitrice della quinta edizione di Masterchef Italia, Simone Belli, make-up artist di fama internazionale, BrazoCrew, gamer & YouTuber e Stefano il Falegname, maker & DIY YouTuber.

Insieme a loro, a intrattenere e coinvolgere il pubblico in store, anche la cronista sportiva e conduttrice TV Barbara Pedrotti in veste di speciale digital reporter degli eventi.

Ai soli partecipanti degli opening del CarNext Delivery Store sarà inoltre possibile partecipare al concorso “Un auto in premio per te” che metterà in palio una Nissan Qashqai 1.5 Dci 110 Business usata, semplicemente registrandosi in store.

La comunicazione

Suddivisa in due fasi, la strategia di comunicazione interamente curata dalla unit guidata da Alessia Oggiano, Co-founder e Managing Director di The Big Now, ha preso il via nel mese di dicembre con una campagna di brand awareness pianificata da Carat su stampa, affissioni statiche e dinamiche, digital e social. Mentre da gennaio, a supporto dell’apertura del nuovo punto vendita, l’agenzia ha ideato una campagna di in-store activation con affissioni nelle città di Milano, Varese e Como, un mini-sito dedicato agli eventi e una campagna digital geolocalizzata e targettizzata sulla base dei 4 temi d’interesse (food, gaming, beauty/make-up e ‘fai da te’).

Spontini firma un accordo con Glovo per portare la pizza nella casa dei milanesi

La pizza di Spontini arriva nelle case dei milanesi grazie all’esclusiva partnership siglata con Glovo, l’app spagnola leader nel settore dell’anything delivery. Da qualche settimana, infatti, la pizza della tradizione milanese, nata nel 1953 nella storica bottega fondata dalla famiglia Innocenti, viene consegnata nelle case meneghine, unicamente dai glover.

Ma cosa ordinano i milanesi?

In pole position troviamo sua “maestà” la Margherita, seguita dalla sfiziosa Spontini 1953, mentre al terzo posto la Margherita Doppia Mozzarella per chi ama la tradizione.

Il momento prediletto per la pizza? Per i milanesi si conferma il fine settimana. La domenica, in particolare, è la giornata clou con oltre il 20% degli ordini di tutta la settimana, per lo più concentrati nella fascia oraria legata alla cena.

Per quanto riguarda invece la distribuzione degli ordini nell’arco della giornata-tipo, mediamente oltre il 50% delle consegne viene effettuato tra le 19 e le 22, mentre più del 25% degli ordini si registra a pranzo, con il resto delle ordinazioni distribuite equamente tra le ore centrali della mattinata e del pomeriggio.

“Essere stati scelti da Spontini come unica piattaforma di delivery è sicuramente motivo d’orgoglio, perché dimostra la fiducia che un’azienda, sinonimo di tradizione e qualità, riveste sui nostri servizi. – ha dichiarato Cecilia Braguglia, Head of Marketing di Glovo Italia.  “Promossa con una campagna pubblicitaria ad hoc sui canali social, la partnership partita da poche settimane sta già mostrando come i milanesi abbiano accolto favorevolmente la nuova proposta. In poco tempo sono stati consegnati più di 15.000 tranci, con oltre il 20% degli ordini concentrati su domenica a conferma del fatto che l’amore per la pizza non è solo un cliché, e che la consegna a domicilio è una tendenza in crescita”.

“Spontini, con una quota di oltre il 20% sul fatturato totale costituita dall’asporto, è da sempre nelle case dei milanesi – ha affermato Massimo Innocenti, CEO & Founder di Spontini – Abbiamo, comunque, sentito la necessità di rispondere a una domanda crescente, proveniente da un mercato in continua evoluzione, di un servizio di delivery efficiente e puntuale. In Glovo abbiamo trovato un partner che ha ‘sposato’ il nostro obiettivo: consegnare un prodotto perfetto a un pubblico che si aspetta da noi sempre il massimo. Glovo ha fin da subito capito le peculiarità della nostra pizza e crediamo di aver fatto la scelta giusta”.

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