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Fratelli Branca Distillerie avvia un programma di Yoga Coaching per i suoi dipendenti

Fratelli Branca Distillerie avvia un programma di Yoga Coaching studiato ad hoc per i suoi dipendenti. Il progetto è stato fortemente voluto da Niccolò Branca, Presidente e Amministratore Delegato dell’azienda, con l’obiettivo di offrire ai propri collaboratori un prezioso strumento per coltivare e sviluppare il proprio livello di auto consapevolezza.
La meditazione, disciplina che Niccolò Branca pratica da 24 anni, è infatti da sempre il filo conduttore della sua vita personale e professionale, come ha raccontato nel libro “Per fare un manager ci vuole un fiore. Come la meditazione ha cambiato me e l’azienda”, edito da Mondadori.
Per Branca, l’applicazione dei principi olistici all’organizzazione dell’impresa è diventato un vero e proprio modello organizzativo in cui l’azienda è concepita come una “rete”, un organismo vivente basato sul concetto di consapevolezza: nella produzione, nel rispetto dell’ambiente, delle persone, delle risorse, del profitto che genera prosperità collettiva.
Branca illustrerà il progetto e la sua visione dell’azienda nell’ambito del convegno “Il benessere dell’anima”, in programma dal 13 al 15 maggio a Rimini. Durante il suo intervento spiegherà perché implementare in azienda l’Economia della Consapevolezza può portare benefici significativi, primo fra tutti un ambiente di lavoro più sano, dove i vari elementi sono in relazione armoniosa tra di loro.
I programmi di Yoga sono stati studiati per Branca da Alessia Tanzi, consulente di strategia aziendale e insegnante di Kundalini Yoga, in modo da permettere ai partecipanti di ottenere benefici rapidi integrando un approccio di Yoga Coaching di gruppo alla pratica individuale, a casa o in ufficio. Sono pensati per uomini e donne d’azienda, vengono trasmessi attraverso un linguaggio a loro familiare e permettono di raggiungere i risultati in poco tempo: 5-10 minuti al giorno sono sufficienti. La disciplina del Kundalini Yoga si presta particolarmente alla pratica nel contesto lavorativo, poiché si differenzia dai tipi più diffusi di Yoga per la velocità della sua efficacia e perché è stato originariamente concepito per chi ha una vita piena di responsabilità e di sfide. Gli esercizi comprendono specifiche combinazioni di respiro, posture e movimenti, mantra e focalizzazione visiva o mentale e portano a forti benefici per lo stress management, l’aumento dell’energia, la motivazione e la realizzazione.

Dossier Efsa: Coop toglie 120 prodotti all’olio di palma dagli scaffali

Coop, a seguito della condanna dell’Efsa, Autorità per la sicurezza alimentare europea circa la presenza nell’olio di palma di “contaminanti da processo a base di glicerolo” che risulterebbero genotossici e cancerogeni, ha deciso di togliere dalla vendita 120 prodotti che contengono il grasso sotto accusa. Inoltre, coerentemente con il “principio di precauzione”, Coop ha sospeso la produzione dei prodotti a proprio marchio che contengono olio di palma, accelerando il processo di sostituzione di tale ingrediente con olio extravergine di oliva o olii monosemi.

Coop ha già sostituito l’olio di palma in oltre 100 prodotti a marchio Coop , come quelli delle linee destinati per bambini (la fascia più a rischio di sovraesposizione secondo l’Efsa) “Crescendo” e “Club 4-10”, i prodotti della linea “Viviverde” e la crema spalmabile Solidal Coop. I prossimi mesi vedranno la sostituzione dell’olio di palma nei rimanenti 120 prodotti private label.

In un comunicato e in un volantino già visto in alcuni punti vendita, l’insegna si scusa con i clienti e i soci “per le mancanze temporanee di alcuni prodotti. Coop tutela i consumatori applicando i concetti di corretta ed equilibrata alimentazione. L’odierna decisione di eliminare l’olio di palma rientra in queste scelte di fondo”.

Margarine e ‘dolci e torte’ sono le principali fonti di esposizione a tutte le sostanze secondo l’Efsa, che ha fissato una dose giornaliera tollerabile (DGT) di 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno (µg/kg di peso corporeo/giorno) per le sostanze incriminate 3-MCPD e i suoi esteri degli acidi grassi sulla base delle evidenze che collegano questa sostanza a un danno d’organo nei test sugli animali, mentre “le informazioni tossicologiche sono troppo limitate per stabilire un livello di sicurezza per 2-MCPD”. L’organismo ricorda come “la stima della media e le esposizioni elevate al 3-MCPD di entrambe le forme per le fasce di età più bassa, adolescenti compresi (fino a 18 anni di età), superano la DGT e costituiscono un potenziale rischio per la salute”.

Giuseppe Allocca, Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, promotrice di una recente campagna di “difesa” del controverso ingrediente, e di cui fanno parte aziende “consumatrici” quali Ferrero, Unilever Italy Holdings, Nestlé Italiana e Unigrà, ha commento: “Fa piacere vedere che l’EFSA riconosce gli sforzi fatti fin qui dai produttori, a livello volontario, che si è tradotto in un deciso miglioramento dei processi di raffinazione con conseguente significativo abbattimento delle sostanze potenzialmente nocive. La recente indicazione dell’EFSA pone nuovi e più ambiziosi obiettivi e rappresenta un ulteriore stimolo al lavoro dell’industria alimentare nella ricerca e adozione di processi di raffinazione ancora più sicuri di tutti i grassi vegetali e animali, e, quindi, anche dell’olio di palma. Intendiamo proseguire con rinnovato impegno su questa strada”.

A seguito della la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis una valutazione della questione nei gruppi tecnici competenti presso la Commissione, per considerare l’eventuale necessità di procedere all’adozione di misure, anche in via precauzionale, finalizzate alla tutela della salute dei cittadini europei.

Sacchetti per il pane 100% biodegradabili e compostabili: parola di U2

Sacchetti per il pane 100% biodegradabili e compostabili: ecco il nuovo impegno di U2 Supermercato, coerente con l’obiettivo salvaguardare l’ambiente.
Sacchetti dalla “doppia vita”: prima contenitori del pane acquistato durante la spesa e poi utili – in quanto  biodegradabili – per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti organici (purché dal sacchetto venga eliminata l’etichetta adesiva del prezzo, non compostabile).
I sacchetti biodegradabili di U2 Supermercato, realizzati in collaborazione con la Taghleef Industries, presso lo stabilimento di San Giorgio di Nogaro (Friuli) che produce i film per imballaggio di alimenti NATIVIA®, sono ecosostenibili evolantini expo plexi multitasca certificati compostabili. Questa gamma di film è realizzata con bioplastiche derivate da fonti rinnovabili, che rispettano l’ambiente e offrono più opzioni a fine vita: incenerimento, riciclo e compostaggio. I nuovi sacchetti per il pane di U2 Supermercato infatti, se non utilizzati come contenitori per la raccolta dei rifiuti umidi, possono essere smaltiti insieme ai rifiuti organici.
Da sempre attento alla salvaguardia dell’ambiente, U2 Supermercato sostiene e promuove soluzioni e iniziative utili alla divulgazione di comportamenti e stili di vita eco attenti: con l’introduzione dei sacchetti per il pane in PLA 100% biodegradabili e compostabili, U2 compie, insieme ai propri clienti, un passo in più verso l’obiettivo di riduzione spreco. Come sostiene l’insegna dal 2014: “E’ Stupido Sprecare, è bello Scoprirlo”.

Spreco zero: l’impegno decennale di Coop Lombardia, 809 tonnellate recuperate nel 2015

Nel 2015 sono state recuperate 809 tonnellate di alimenti (contro le 635 del 2014) per un valore di 3.886.939 donandole a 79 associazioni lombarde: sono solo i numeri più recenti del progetto di Coop Lombardia “Buon fine”, per la lotta allo spreco alimentare. Coop è infatti da oltre 10 anni attiva nel recupero e donazione delle eccedenze alimentari alle ONLUS vicine ai propri punti vendita. Subito dopo l’approvazione della legge 155/2003, detta del Buon Samaritano, che di fatto facilita la donazione di prodotti alimentari sollevando il donatore dal controllo delle derrate anche dopo la consegna, sono state avviate sperimentazioni che consentissero di applicare la legge, pur in assenza di un quadro normativo coerente.

«I prodotti alimentari recuperati sono per circa il 75% freschi e freschissimi (frutta, verdura, latticini, salumi), come banane che si riempiono di puntini e macchie nere, o frutta e verdura fresca preconfezionata, ma con un elemento ammaccato o intaccato: non è possibile aprire la confezione e toglierlo, perché si perderebbe la sua tracciabilità, ma nemmeno venderlo – spiega  Valter Molinaro, Responsabile Innovazione e Gestione Servizi di Coop Lombardia -. Quindi nella GDO o si butta tutto, oppure si recupera la parte buona per la donazione. Inoltre vengono recuperati i prodotti confezionati (sono circa il 25% delle donazioni), se risultano ammaccati o prossimi alla scadenza, senza rotture della confezione che possano intaccare e/o contaminare la qualità del prodotto interno. Le merci, ancora buone e non scadute, sono recuperate giornalmente attraverso procedure interne codificate, le ONLUS sottoscrivono un protocollo che le impegna a riutilizzare i prodotti per i loro assistiti, e sottoscrivono le procedure a cui devono attenersi per gestire correttamente i prodotti, rispettando le norme igienico sanitarie».

 

Il progetto “Buon Fine” esteso a tutta la rete

Il modello di Coop Lombardia è partito dalle amministrazioni locali, che hanno indicato le associazioni presenti nel territorio a cui poter donare i prodotti alimentari. Tutto è partito dal Comune di Sesto San Giovanni, 10 anni fa, attraverso l’Assessorato ai Servizi Sociali, che indicò a Coop due realtà sestesi a cui donare le eccedenze: la Cooperativa Lotta contro l’emarginazione e La Grande Casa; cui nel corso degli anni si è aggiunta l’Onlus Sacumè. Il progetto “Buon fine” è partito proprio dai due negozi di Sesto San Giovanni, e dal 2007 è stato esteso a tutta la rete dei supermercati e ipermercati Coop in Lombardia.

Obiettivo è quello di creare reti di prossimità tra i punti vendita Coop e le associazioni benefiche (Onlus, cooperative sociali, enti ecclesiastici) che operano nel territorio circostante. I prodotti recuperati dai punti vendita giungono agli enti che assistono persone e famiglie in difficoltà e sono poi utilizzati in giornata nelle mense, in comunità alloggio e centri diurni, o distribuiti tramite la preparazione e consegna di pacchi alimentari per indigenti, donne vittime di violenza, immigrati, tossicodipendenti, disabili.

Un momento del carico delle eccedenze in partenza verso le onlus all'Ipercoop Metropoli.
Un momento del carico delle eccedenze in partenza verso le onlus all’Ipercoop Metropoli.
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Un momento del carico delle eccedenze al supermercato di via Palmanova.

Donazione ed educazione

Coop ha anche avviato percorsi formativi con alcuni istituti alberghieri, in modo da diffondere la tematica presso i più giovani, che saranno gli operatori dell’ospitalità di domani. «Il percorso – continua Molinaro – prevede una lezione teorica sulle tematiche dello spreco alimentare, un approfondimento sulle normative, gli impegni di gestione, la sicurezza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti recuperati, la visita guidata presso un supermercato Coop, per seguire il percorso di selezione, recupero, conservazione e consegna prodotti alle ONLUS. In seguito, la visita nella sede delle ONLUS stesse, con sopralluogo nelle mense,  e la preparazione di un pranzo, con i prodotti recuperati, presso la scuola».
Per fare un esempio concreto, nel 2015 il supermercato di via Palmanova a Milano ha donato 18.909 kg di prodotti alimentari a tre Onlus: Suore Francescane Missionarie di Maria; Cooperativa Sociale COMIN e CEAS Centro Ambrosiano di Solidarietà, mentre l’ipercoop Metropoli ha donato 32.927 kg di prodotti alimentari a due Onlus: Associazione Gruppo di Betania e Fondazione Aquilone.

Gli studenti dell'Istituto Alberghiero Vespucci Milano in visita al supermercato Coop di via Palmanova.
Gli studenti dell’Istituto Alberghiero Vespucci Milano in visita al supermercato Coop di via Palmanova.

Incentivi per diffondere la pratica

Spesso le leggi non bastano. Oltre alla questione legislativa (è appena passata al vaglio della Camera una legge, a firma Mariachiara Gadda, che ha lo scopo di semplificare l’iter e le procedure della donazione di alimenti e farmaci) sarebbero utili degli incentivi alla donazione: «Da anni siamo impegnati in un dialogo con le istituzioni locali e regionali perché assicurino un riconoscimento per il lavoro di recupero dei prodotti e la loro donazione, ad esempio riducendo la Tassa rifiuti o affermandone il “valore aggiunto sociale”. Buon fine ha infatti un forte impatto ambientale e sociale in quanto i prodotti recuperati riducono significativamente le quantità dei rifiuti prodotti e consentono alle Onlus di ridurre l’impegno quotidiano della spesa per acquistare beni alimentari agli assistiti» conclude Molinaro.

Tali forme di incentivo potrebbero spingere le insegne che ancora non recuperano quotidianamente i prodotti vicini alla scadenza ad attuare progetti e buone pratiche interne.

In Italia ogni anno si sprecano alimenti per un valore di circa 8 miliardi di euro. A questa quota contribuiscono in larga parte le famiglie, per circa il 42%, il settore della ristorazione per il 14%, i produttori per il 39% e la distribuzione per il 5%.

 

Earth Day: in Italia in 15 anni resta un albero da frutto su tre, a rischio l’agroalimentare italiano

Negli ultimi 15 anni secondo Coldiretti nelle campagne si è salvata una pianta da frutto su tre, con la scomparsa di oltre 140mila ettari di meli, peri, peschi, aranci, albicocchi e altre piante da frutto, con il serio rischio di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.

Non solo: in Italia negli ultimi 25 anni si è persa il 28 per cento della terra coltivata. Le cause? Cementificazione e abbandono delle campagne, provocati da un modello di sviluppo che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile oggi a 12,8 milioni di ettari. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti in occasione della 46esima edizione dell’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra che si celebra in tutto il mondo il 22 aprile con appuntamento centrale a New York dove Ban Ki Moon e i leader mondiali ratificheranno lo storico accordo sul Clima siglato lo scorso dicembre a Parigi.

La situazione – continua la Coldiretti – non è migliore per le fattorie da dove sono scomparsi 2 milioni di animali tra mucche, maiali e pecore negli ultimi dieci anni con il pericolo di estinzione per le razze storiche e lo spopolamento delle aree interne e montane, ma a rischio c’è anche il primato dell’enogastronomia Made in Italy con la dipendenza dall’estero che per carne, salumi, latte formaggi che è vicina al 40%. E sono 130 le razze minacciate di estinzione tra cui 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale della precedente programmazione.

Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato è che sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra.

Secondo Coldiretti “occorre combattere concretamente i due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori per colpa di una filiera inefficiente”.

Gruppo Roberto Abate (Selex) si impegna contro lo spreco alimentare

Il Gruppo Roberto Abate di Belpasso (Ct), associato a Selex, combatte lo spreco e dona le eccedenze alimentari a chi ha più bisogno, grazie a un accordo con Banco Alimentare. Con l’iniziativa “Noi e voi per tutti, per dire no allo spreco“, i prodotti, in prevalenza freschi, vengono ritirati nei punti di vendita del Gruppo e distribuiti agli assistiti, attraverso i pasti preparati nelle mense dei poveri e nelle strutture residenziali, o inseriti nei pacchi donati a chi è in difficoltà nella zona in cui avviene la raccolta. Un circolo virtuoso ed efficiente, sostenuto anche dai clienti stessi, che donano parte dei loro acquisti alle associazioni no profit accreditate al Banco Alimentare o alle Caritas locali presenti nei supermercati del Gruppo Abate circa una volta al mese, per destinarli ai meno fortunati delle parrocchie di riferimento.

Per presentare nei dettagli il progetto e coinvolgere ancora di più la clientela, nei supermercati del Gruppo sono stati predisposti volantini e altro materiale informativo e sarà trasmesso periodicamente un bilancio dei risultati raggiunti.

Nel corso del 2015 tramite la rete Roberto Abate sono stati donati al Banco Alimentare circa 30.000 colli pari a 7.000 chili di generi alimentari, prodotti per l’infanzia e materiale didattico. Di questi, 3.000 chili sono stati devoluti direttamente dall’azienda grazie al servizio Siticibo del Banco Alimentare e 4.000 chili dai clienti durante le raccolte alimentari organizzate durante l’anno nei supermercati del Gruppo.

Nel 2016 la Roberto Abate incrementerà ulteriormente il numero dei supermercati coinvolti, estendendo il servizio a 12 punti di vendita tra Famila, Iperfamila e A&O, con l’obiettivo di raggiungere complessivamente 50.000 colli, pari a oltre 15.000 chili di generi alimentari da mettere a disposizione delle famiglie più svantaggiate.

Il Gruppo Roberto Abate presidia il territorio Siciliano nelle province di Catania, Siracusa, Messina ed Enna, con le insegne Famila, A&O e Ard Discount. Associato Selex dal 2007, gestisce 8 Famila, un Famila Superstore, due Iperfamila, 17 Super A&O, due Svelto A&O, oltre 50 discount a marchio Ard fra diretti e affiliati, per un totale di 80.000 mq di vendita, con oltre 1.200 dipendenti.

 

Nasce Emporio Rimini, il supermercato sociale, tra solidarietà e spreco zero

Un momento dell'inaugurazione. Foto dal profilo Facebook del Comune di Rimini.

Ha aperto a Rimini dopo un percorso di crowdfunding partito l’ottobre scorso Emporio Rimini, anzi #EmporioRimini, il supermercato sociale dedicato alle famiglie in difficoltà del territorio. Un vero e proprio supermercato dove però chi fa la spesa non paga perché dispone di un “carnet” mensile di punti da utilizzare, un supermercato solidale insomma.

Il progetto, promosso dal Comune di Rimini insieme ad associazioni e con il sostegno di privati, è nato dall’iniziativa di gruppo di lavoro sul settore sociale che si è posto il compito di sensibilizzare i soggetti privati economici della Provincia di Rimini e di elaborare proposte finalizzate a fronteggiare la grave situazione di impoverimento di molte famiglie residenti nel territorio.

Può accedere ai servizi del “supermercato solidale chi è residente in provincia, ha un reddito ISEE di valore massimo di 7.500 euro ed è iscritto al centro per l’impiego, una sorta di centro di collocamento per chi cerca un lavoro. A domanda accolta, viene consegnata una tessera necessaria per fare la spesa con caricati dei punti che serviranno per acquistare i beni alimentari necessari.

Il progetto prevede anche un protocollo d’intesa volto a “sostenere, facilitare e implementare la raccolta di eccedenze del mercato alimentare e dei prodotti non più commerciabili ma ancora commestibili conferiti gratuitamente dalle industrie alimentari del territorio di Rimini e dell’area vasta al fine di realizzare il progetto Emporio Solidale di Rimini”. Un circolo virtuoso che unisce solidarietà, sostegno alle persone in difficoltà e e lotta allo spreco alimentare.

Quello di Rimini non è il primo “supermercato solidale” d’Italia. Un precedente di questa logica che lega spreco zero, donazioni e solidarietà si trova a Modena ed è l’Emporio Sociale Portobello, un negozio per famiglie e persone a basso troppo che però utilizza un’altra logica: i clienti “pagano” la spesa fornendo il loro tempo libero per partecipare ad attività di volontariato da svolgere nell’emporio stesso o nelle associazioni del territorio.

Emporio Solidale Portobello
L’Emporio sociale Portobello di Modena.

A Milano i Genitori antismog laureano i Negozi amici dell’Aria: meno traffico, più affari

Genitori Antismog, associazione che da anni si occupa di tematiche ambientaliste ma soprattutto dell’inquinamento in città, ha lanciato il progetto Negozi amici dell’aria. Obiettivo: creare un network di negozianti e esercizi commerciali “sensibili al tema dell’inquinamento dell’aria e del traffico e allo stesso tempo consapevoli che lo sviluppo degli affari vada di pari passo con la trasformazione urbana in favore di città a misura di persona”. Al progetto hanno già aderito una trentina di attività commerciali, dai negozi di bici agli alimentari a km 0 (ma c’è anche Eataly), dalle gelaterie e bar ai negozi per la casa e il benessere. Alcuni sorgono all’interno dell’AreaC, l’area a traffico regolamentato, altri in periferia. L’obiettivo dell’associazione è di superare le 100 adesioni entro fine anno.

logo-negoziVa detto che da quando è stata aperta AreaC, e anzi anche prima, i rapporti tra commercianti e ambientalisti nel capoluogo lombardo sono stati piuttosto tesi, con i negozianti che si sono sempre opposti alla regolamentazione del traffico nelle zone centrali, perché avrebbe apportato un danno agli affari. L’idea di Genitori antismog è invece proprio quella di considerare la città come una sorta di “centro commerciale naturale” “anche se negli ultimi decenni le auto hanno preso tutti gli spazi disponibili – ha dichiarato Lucia Robatto, responsabile del progetto — e oggi per avere “spazio libero” bisogna proprio prendere l’auto e uscire dalla città. Anche per contrastare questo abbiamo deciso di riunire i negozianti che con noi vogliono che le città mettano al centro le persone e non le auto”.

L’adesione al progetto prevede la sottoscrizione a un “manifesto” in 5 punti

1. Condividiamo la visione di una città a misura di persona

2. Accogliamo le politiche di moderazione del traffico

3. Ci impegniamo a contenere sprechi ed emissioni

4. Sensibilizziamo i fornitori sull’uso di mezzi a basso impatto ambientale

5. Offriamo ai clienti consegne a impatto zero (con biciclette) e ci facciamo promotori dei valori espressi.

Una vetrofania dedicata identificherà presso il pubblico gli esercizi che sostengono l’iniziativa. Una sorta di “responsabilità sociale d’impresa” dal basso, che coinvolge i retailer, piccoli o grandi che siano, per il bene del territorio in cui operano.

Genitori Antismog chiede anche la detassazione l’occupazione di suolo pubblico per quegli esercizi commerciali che vogliano arricchire lo spazio urbano a proprie spese con elementi di arredo, come panchine, tavoli, rastrelliere per bici, piante ecc. “perché non è tollerabile che secondo le stesse fonti del Comune di Milano ogni giorno 50.000 veicoli sostino abusivamente, e gratuitamente, sui marciapiedi degradando lo spazio urbano mentre un commerciante deve pagare e rispettare rigide regolamentazioni se vuole mettere una panchina o un vaso sull’ampio marciapiede di fronte alla sua attività”.

 

Carrefour Italia collabora con MSC per offrire prodotti ittici da pesca sostenibile

Offrire ai consumatori, sempre più attenti alle problematiche ambientali, prodotti ittici certificati sostenibili che garantiscano la salute dei mari e tutelino l’attività della pesca per le generazioni future: è l’obiettivo della collaborazione attivata tra Carrefour Italia e MSC Pesca sostenibile.

msc-pescasostenibileIl marchio blu MSC (Marine Stewardship Council) assicura che i prodotti ittici siano realizzati con materie prime certificate sostenibili secondo i più alti standard riconosciuti a livello mondiale per la pesca sostenibile. La certificazione secondo gli standard MSC non si esaurisce a una valutazione della sostenibilità in acqua (secondo tre principi: la salute dello stock, l’impatto sull’ecosistema e l’efficace gestione dell’attività di pesca) ma certifica l’intera filiera produttiva in modo da poter tracciare ogni singolo prodotto dal mare al piatto e dal piatto al mare.

Il marchio blu MSC aiuta i consumatori ad effettuare un acquisto sostenibile in modo semplice senza preoccuparsi di dover valutare all’atto di acquisto alcuni elementi fondamentali per la sostenibilità, ma che talvolta sono complessi per chi non ha conoscenze specifiche. Area di pesca FAO, attrezzo di pesca, taglia minima, pesca illegale, catture accessorie sono solo alcuni degli aspetti coperti dal programma MSC Pesca Sostenibile.

Nei prossimi mesi, nei punti vendita Carrefour si potranno trovare diversi prodotti con il marchio blu MSC di differente tipologia (surgelati, inscatolati e refrigerati). Diverse le specie coinvolte: acciughe, platessa, merluzzo, salmone selvaggio e gamberi boreali e anche una referenza di tonno in scatola Alalunga. Ma l’impegno di Carrefour non si esaurisce nell’offerta di prodotti con marchio blu MSC. L’idea dell’insegna francese è quella di creare un sistema virtuoso spingendo i propri fornitori a certificarsi ed approvvigionarsi di materie prime certificate MSC. Aumentando infatti la domanda di prodotti sostenibili, si ha l’effetto immediato di incentivare i nuovi pescatori a entrare nel Programma MSC mettendo in atto pratiche di pesca sostenibili.

«Dobbiamo tutti prendere coscienza che gli oceani e le risorse marine non sono una fonte illimitata e che l’unico modo per garantire nel tempo la possibilità di dare accesso a questi alimenti a tutte le popolazioni del mondo è solo ed esclusivamente la pesca realizzata in modo sostenibile. L’impegno di Carrefour verso la sostenibilità ittica è iniziato nel 2007, con l’adesione all’appello del WWF di fermare la commercializzazione del tonno rosso ed è continuato nel tempo attraverso la lotta alla pesca illegale e la verifica costante delle taglie minime. Con l’adesione al programma di certificazione MSC Pesca Sostenibile, oggi, Carrefour continua a dimostrare il suo impegno per la sostenibilità e la salvaguardia delle risorse marine» spiega Flavia Mare, responsabile Qualità e CSR manager Carrefour Italia.

«Il mercato Italiano è immaturo per quanto riguarda la sostenibilità rispetto agli altri mercati europei ma sta dando segnali molto positivi. La nostra esperienza in Europa ci dimostra che i retailer possono essere il vero motore verso la sostenibilità ittica. Benvenuto a bordo Carrefour» dice Francesca Oppia, direttore MSC Pesca Sostenibile.

Secondo Fish Forward (progetto del Wwf cofinanziato dalla Ue), il 29% degli stock ittici mondiali è sovra sfruttato e il 61% è pienamente sfruttato.

Ferrero si laurea in sostenibilità, con Greenpeace e il Reputation Institute

Ferrero guadagna parecchi punti in immagine sul fronte della sostenibilità ambientale. Non solo si classifica tra i leader nella valutazione della Greenpeace Palm Oil Scorecard, ma si piazza anche 18a, prima tra le aziende alimentari, nel prestigioso Global RepTrak 100 2016 del Reputation Institute, leader mondiale nei servizi di misurazione e consulenza sulla reputazione che ogni anno stila la classifica dei 100 aziende più sostenibili. La classifica è stilata misurando la reputazione dell’azienda in sette dimensioni chiave considerate cruciali: prodotti e servizi, innovazione, posto di lavoro, governance, cittadinanza, leadership e performance.

Ferrero risulta anche come la prima azienda italiana per reputazione (43esimo posto), al 18esimo posto mondiale, seguita da Armani (32esimo), Pirelli (40esimo), Barilla (43esimo) e Lavazza (77esimo). Altre aziende del settore incluse nella lista sono Nestlé (22esima), Kellogg’s (35esima), Danone (42esima), Heineken (76esima), PepsiCo (95esima) e Carlsberg Group (dentro per un soffio, al 98esimo posto).
«Un risultato molto importante – ha commentato Michele Tesoro amministratore delegato Reputation Institute Italia, uno dei 15 Paesi che partecipano al sondaggio – vista la presenza di Ferrero e di altre aziende italiane nel ranking mondiale. Ciò dimostra la capacità delle nostre realtà di conquistare il consumatore anche fuori dalle mura domestiche. Una conquista che si basa sicuramente sui prodotti di eccellenza ormai riconosciutici, ma anche su altri fattori come la trasparenza e l’eticità dei comportamenti della singola azienda».

L’ultimo Scorecard pubblicato da Greenpeace International ha invece classificato Ferrero come ‘on track’, in linea, nella corsa per porre fine alla deforestazione grazie ai suoi impegni per un olio di palma sostenibile.
Greenpeace ha esaminato 14 produttori mondiali di beni di largo consumo con politiche di ‘deforestazione zero’ in atto, analizzando come queste stiano tenendo fede alle loro politiche attraverso azioni dirette sul campo. Ferrero è l’unica azienda in grado di tracciare quasi il 100% del suo olio di palma fino alle piantagioni d’origine, ed è riconosciuta come una delle aziende leader con una strategia di riforma forte e responsabile della filiera e dell’intero settore.

Ferrero ha lanciato la propria Palm Oil Charter nel 2013, e ha raggiunto l’obiettivo di avere il 100% olio di palma sostenibile certificato RSPO entro la fine del 2014. Dal 2015 è membro del POIG, The Palm Oil Innovation Group.

 

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