Negli ultimi 15 anni secondo Coldiretti nelle campagne si è salvata una pianta da frutto su tre, con la scomparsa di oltre 140mila ettari di meli, peri, peschi, aranci, albicocchi e altre piante da frutto, con il serio rischio di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.
Non solo: in Italia negli ultimi 25 anni si è persa il 28 per cento della terra coltivata. Le cause? Cementificazione e abbandono delle campagne, provocati da un modello di sviluppo che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile oggi a 12,8 milioni di ettari. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti in occasione della 46esima edizione dell’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra che si celebra in tutto il mondo il 22 aprile con appuntamento centrale a New York dove Ban Ki Moon e i leader mondiali ratificheranno lo storico accordo sul Clima siglato lo scorso dicembre a Parigi.
La situazione – continua la Coldiretti – non è migliore per le fattorie da dove sono scomparsi 2 milioni di animali tra mucche, maiali e pecore negli ultimi dieci anni con il pericolo di estinzione per le razze storiche e lo spopolamento delle aree interne e montane, ma a rischio c’è anche il primato dell’enogastronomia Made in Italy con la dipendenza dall’estero che per carne, salumi, latte formaggi che è vicina al 40%. E sono 130 le razze minacciate di estinzione tra cui 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale della precedente programmazione.
Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato è che sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra.
Secondo Coldiretti “occorre combattere concretamente i due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori per colpa di una filiera inefficiente”.





Va detto che da quando è stata aperta AreaC, e anzi anche prima, i rapporti tra commercianti e ambientalisti nel capoluogo lombardo sono stati piuttosto tesi, con i negozianti che si sono sempre opposti alla regolamentazione del traffico nelle zone centrali, perché avrebbe apportato un danno agli affari. L’idea di Genitori antismog è invece proprio quella di considerare la città come una sorta di “centro commerciale naturale” “anche se negli ultimi decenni le auto hanno preso tutti gli spazi disponibili – ha dichiarato Lucia Robatto, responsabile del progetto — e oggi per avere “spazio libero” bisogna proprio prendere l’auto e uscire dalla città. Anche per contrastare questo abbiamo deciso di riunire i negozianti che con noi vogliono che le città mettano al centro le persone e non le auto”.
Il marchio blu MSC (Marine Stewardship Council) assicura che i prodotti ittici siano realizzati con materie prime certificate sostenibili secondo i più alti standard riconosciuti a livello mondiale per la pesca sostenibile. La certificazione secondo gli standard MSC non si esaurisce a una valutazione della sostenibilità in acqua (secondo tre principi: la salute dello stock, l’impatto sull’ecosistema e l’efficace gestione dell’attività di pesca) ma certifica l’intera filiera produttiva in modo da poter tracciare ogni singolo prodotto dal mare al piatto e dal piatto al mare.







