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Le relazioni di filiera, l’impresa etica e il caso Volkswagen

Non poteva capitare meglio, nel pieno della bufera su Volkswagen, l’incontro organizzato a Expo da Impronta Etica per la presentazione della ricerca “Integrata, connessa e sicura. La gestione sostenibile della catena di fornitura tra rischi e opportunità”.

Qui puoi scaricare la ricerca

Una ricerca, curata dal segretario generale di Impronta Etica (associazione senza scopo di lucro per la promozione e lo sviluppo della responsabilità sociale d’impresa, partner del network europeo CSR Europe), che si caratterizza per aver cercato di affrontare la responsabilità sociale d’impresa analizzando il rapporto tra aziende e fornitori, in un contesto che cambia, ma che vede al centro sempre il rapporto con i cittadini consumatori.

Anzi, è propri la centralità del consumatore a determinare la necessità di una gestione sostenibile della catena di fornitura che “massimizza i suoi effetti quando all’obiettivo di riduzione degli impatti ambientali e sociali nel processo produttivo si affianca la capacità di costruire tra l’impresa e il fornitore rapporti stabili, collaborativi, basati sullo scambio e lo sviluppo sinergico di conoscenze e competenze”. Così la filiera è sostenibile se da frantumata e basata sul prezzo diventa integrata con un investimento di lungo periodo che stimoli il fornitore a erogare un servizio sempre migliore come condizione necessaria per il mantenimento della relazione e consenta all’azienda di superare la logica orientata al costo del rapporto. «La logica di integrazione – dice Parmigiani – si ripercuote anche sul processo di innovazione dei prodotti» e fa l’esempio di Procter & Gamble che ha connesso nel processo di sviluppo dei prodotti una quindicina di fornitori: ne sono nati 250 prodotti he hano una redditività passata dal 2 al 6%.

Ma la filiera diventa anche intelligente e connessa per la massima trasparenza e visibilità dei processi e sicura per ridurre la probabilità di rischi e per meglio presidiare la fiducia da parte dei consumatori.

In sintesi, come ha sottolineato Paolo Ricci, docente dell’Università del Sannio, sono quattro i temi chiave della ricerca: le relazioni tra valore d’impresa e valore per il territorio, dove valore non va confuso con profitto, la ridefinizione del termine stakeholder perché le nuove relazioni cambiano la soggettività delle imprese, pensare all’innovazione come sostenibilità («È innovativo ciò che è sostenibile») con il corollario relativo al rischio di impresa che attiene all’imprenditore e non deve essere trasferito ad altri.

Leggi anche: Responsabilità sociale, gli italiani sono pronti a premiare le aziende (poche) che la perseguono

Nel delineare le nuove relazioni di filiera tra etica e strategia nella gestione sostenibile della catena di fornitura, la ricerca analizza numerosi casi di business con l’obiettivo di dimostrare che la sostenibilità lungo la catena è una leva strategica, che sta alla base della «capacità dell’impresa di riappropriarsi del valore e che non si ferma al quotidiano», ha detto Adriano Turrini, presidente di Impronta Etica e di Coop Adriatica. «Non dimentichiamo che al punto d’arrivo della filiera c’è un territorio, inteso come nucleo di comunità. La sostenibilità è la chiave vincente e la leva strategica nello sviluppo dell’impresa. Ma l’impresa deve in questa prospettiva accettare le regole del mercato, la legislazione, qualsiasi forma di concorenza, svincolandosi da una visione che vede l’unico obiettivo nel profitto domani».

È pensando alle nuove relazioni che cambiano la soggettività dell’impresa di cui ha accennato Ricci, che il caso Volkswagen diventa emblematico: «Qual è il sistema identitario di Volkswagen tra ciò che dichiara di fare (visto che per anni ha pubblicato un bilancio di sostenibilità) e come agisce, non rispettando le regole del mercato dove opera?» si chiede il docente.

Proprio a questo riguardo abbiamo chiesto a Turrini una lettura dell’affaire Volkswagen in chiave di responsabilità sociale d’impresa.

Funzionali e sostenibili gli alimenti che tra due anni troveremo sugli scaffali dei supermercati

Pomodori canditi, essenza di caviale, salumi green e ketchup integrale: sono alimenti che presto, entro due anni, potremmo trovare sugli scaffali dei supermercati. A raccontarli i ricercatori dei vari Dipartimenti della Stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari (Ssica) a Expo, presso il padiglione CibusèItalia.

SSICA_EXPO_PackagingA questi si aggiunge un coating per imballaggi metallici o film con effetto barriera per imballaggi flessibili ottenuto da sottoprodotti della lavorazione di legumi.

«Tutti e cinque i progetti di ricerca – spiega il coordinatore del comitato scientifico di Ssica – testimoniano la vocazione della Stazione sperimentale a porsi al servizio dell’industria agroalimentare, sia migliorando gli standard di qualità, sia ottimizzando i costi di produzione, in particolare per quanto concerne la gestione degli scarti. Dall’altro lato, Sica è molto attenta alle possibili ricadute sociali dei risultati dei suoi progetti di ricerca: corollari della nostra mission di favorire il progresso scientifico e tecnologico sono una sempre maggiore tutela della salute dei consumatori e il rispetto per l’ambiente».

SSICA_EXPO_Ketchup-IntegraleSalute, sicurezza, gusto e rispetto per l’ambiente sono infatti le vie maestre lungo le quali si sono sviluppati i progetti, come quello del ketchup integrale che, utilizzando il concentrato di pomodoro unito però all’utilizzo di scarti della lavorazione industriale trasformati in ingredienti salutistici, come l’olio dai semi essiccati ricco in fitosteroli (anti-colesterolo Ldl) e altri nutrienti essenziali.

Nella stessa direzione di alimento funzionale vanno i salumi green (nella foto grande), ottenuti con l’inserimento di ingredienti naturali di origine vegetale (polifenoli e vitamina C) nell’impasto o nel muscolo che, conservando le caratteristiche sensoriali e organolettiche del prodotto tradizionale, espletano una funzione chemoprotettiva nei confronti delle cellule intestinali e permettono di ottenere salumi a ridotto contenuto di sale e di nitriti.

SSICA_EXPO_Essenza-CavialeCon l’essenza di caviale (sviluppato in collaborazione con Agro Ittica Lombarda) si mette a disposizione dei consumatori un prodotto altamente proteico con bassa percentuale di grassi e minima quantità di sale, con caratteristiche gourmet di lusso, ma a costi più contenuti e impatto ambientale praticamente nullo. Inoltre valorizza un sottoprodotto dell’industria ittica finora largamente sottoutilizzato, ma ricco di nutrienti.

SSICA_EXPO_Pomodori-canditiI Pomodori canditi, infine, sono sottoposti a processi di canditura, attualmente non presenti sul mercato: le varietà utilizzate (Cuore di bue e Ciliegino) vengono normalmente consumate fresche.

L’impiego dei pomodori canditi spazia dalle guarnizioni per cocktail ai dolci,dall’accompagnamento di formaggi o salumi.

Tutti questi prodotti, così come avviene nella normale attività della Sica, sono stati sottoposti a collaudi su basi scientifiche per garantire la loro sicurezza alimentare.

Responsabilità sociale, gli italiani sono pronti a premiare le aziende (poche) che la perseguono

Il 62% degli italiani è disposto a spendere fino al 10% in più per prodotti-servizi di aziende socialmente responsabili: è uno dei risultati emersi dalla ricerca “La Corporate Social Responsibility vista da opinione pubblica e imprese”, presentata da Ipsos in occasione dell’evento organizzato da Autogrill per festeggira i 10 anni del suo Rapporto di sostenibilità “Autogrill 10 – Ten Years of Sustainability Looking at the Future. Business and Sustainability: Opportunities and Developments”.

La CSR – afferma Ipsos – riveste oggi un ruolo rilevante nella valutazione di un prodotto e di un servizio. L’origine dei materiali/ingredienti, l’impatto ambientale, l’eticità dell’azienda – pur ancora meno importanti della qualità e del prezzo – vengono considerati da molti al momento dell’acquisto; inoltre per coloro che sono familiari con i temi della responsabilità sociale, questi aspetti appaiono ancor più rilevanti.

 

Schermata 2015-09-21 alle 10.49.27Purtroppo il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa italiana è ancora poco noto tra la popolazione: dopo i primi anni di sua maggiore diffusione, non sembra incrementare i propri conoscitori. Infatti quasi la metà degli intervistati non ha idea di cosa sia, e solo il 12% dichiara una buona familiarità.

Al contempo l’interesse al tema non manca: una quota considerevole del campione ritiene la CSR importante per giudicare l’operato di un’azienda; le priorità per un’azienda responsabile devono essere l’attenzione al personale e il risparmio energetico. E come abbiamo visto, il 62% degli italiani appare disposto a pagare di più i prodotti-servizi di un’azienda responsabile e sostenibile, che cresce al 75% nella popolazione socialmente impegnata.

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Da un’indagine condotta annualmente (Osservatorio Socialis) risulta che l’investimento medio in CSR è minore rispetto a qualche anno fa ma il numero di imprese che investono è in aumento. Le imprese puntano sull’ambiente per affermare la propria responsabilità sociale: il 65% del campione dichiara infatti di aver attivato misure cogenti di contenimento degli sprechi (carta, acqua, illuminazione).

La più importante motivazione per la responsabilità sociale è di tipo “reputazionale”: migliorare l’immagine dell’azienda, mentre la dimensione etica rimane sullo sfondo. Il risultato più evidente che si ottiene nell’investire in CSR, secondo le persone intervistate, è un miglioramento del clima interno aziendale, in seconda battuta un miglioramento dell’immagine ‘esterna’ verso gli stakeholder. Purtroppo – come sottolineano gli esperti – questo approccio porta spesso ad iniziative episodiche e non completamente coordinate col complesso dell’attività aziendale, perdendo in rilevanza.

La crescente importanza della CSR è confermata dai dati internazionali: non solo in Italia ma anche in paesi emergenti quali Messico, Brasile e Indonesia temi quali tutela ambientale e sostegno alla società sono percepiti con grande evidenza.

Per Autogrill, che ha riunito nella due giorni di evento imprese e organizzazioni no-profit, il progresso nell’ambito della Corporate Social Responsibility poggia sulla capacità di fare sistema costruendo partnership strategiche con tutti gli interlocutori di riferimento

Negli ultimi 10 anni, Autogrill ha siglato numerosi accordi che le hanno consentito di accelerare questo processo di innovazione sostenibile. Tra i più significativi, la collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG). La combinazione di processi industriali e produttivi tipici di una grande multinazionale e la profonda conoscenza del territorio ispirata da una visione comune di lungo periodo è alla base del nuovo modello di ristorazione Autogrill: alleanza con il territorio, valorizzazione di prodotti e tradizioni locali, recupero delle buone pratiche di lavorazione artigianale e degli antichi mestieri, interpretazione sostenibile di nuovi stili alimentari.

Bistrot Milano Centrale e Il Mercato del Duomo, entrambi a Milano, rappresentano le testimonianze più significative di questo modello. Il concept Bistrot, a seguito del grande successo riscosso presso i viaggiatori, è stato esportato in altre prestigiose location, in Italia e nel mondo. Nel 2016 la rivoluzione sostenibile arriverà anche in autostrada, con l’apertura del primo Bistrot presso la storica area di servizio di Fiorenzuola d’Arda.

Più recentemente con l’accordo con FAO, firmato nel 2015 nell’ambito della Save Food Global Initiative, Autogrill ha rafforzato ulteriormente l’impegno nella riduzione degli sprechi lungo la catena alimentare, promuovendo allo stesso tempo la commercializzazione dei prodotti provenienti dai piccoli produttori agricoli dei paesi in via di sviluppo

Dal progetto Save the Waste di Pedon una nuova carta da packaging 100% riciclabile

Save the Waste è il progetto etico di Pedon che promuove l’attività integrata di filiera, contribuendo alla cultura della responsabilità d’impresa, dal produttore fino al consumatore. Il processo inizia con la selezione delle sementi garantite Ogm free coltivate da migliaia di famiglie di agricoltori all’interno di programmi per lo sviluppo economico e agricolo, come l’accordo di coltivazione siglato nel 2013 da ACOS Ethiopia PLC, società del Gruppo Pedon, con due Unions, le cooperative agricole che lavorano nello stato di Oromia della Repubblica Federale di Etiopia.

Tale accordo rientra nel progetto “Filiere agricole in Oromia”, realizzato in collaborazione con la Cooperazione Italiana allo Sviluppo, con l’obiettivo di promuovere filiere etiche e sostenibili, permettendo agli agricoltori etiopi di partecipare in modo attivo al miglioramento della qualità dei loro prodotti, nel rispetto degli standard internazionali di produzione, di un rigoroso approccio di filiera, e di contribuire alla loro commercializzazione.

Nell’ambito di Save the Waste, gli scarti dei processi di lavorazione e produzione dei fagioli sono stati recuperati e impiegati nella produzione di una nuova carta chiamata carta CRUSH Fagiolo che riduce del 15% l’impiego di cellulosa vergine proveniente da alberi e diminuisce del 20% l’emissione di gas effetto serra. Il risultato è un astuccio certificato FSC e OGM Free, che può stare a contatto diretto con il prodotto, eliminando così la busta interna al pack, e che racchiude il 30% di fibra riciclata post-consumo.

Gli inchiostri ecologici e la finestra trasparente in PLA ottenuta sempre da scarti vegetali rendono il packaging eco-sostenibile e al 100% riciclabile. Inoltre, l’energia utilizzata lungo l’intero processo, dalla produzione della carta al confezionamento, proviene da fonte rinnovabile. Il nuovo packaging, destinato già da quest’annoo a vestire la Lenticchia Pedina, la lenticchia etica di Pedon, è stato realizzto in collaborazone con due aziende vicentine, Favini e Lucaprint, che hanno condiviso conoscenze e ricerca, generando così innovazione.

Save-The-Waste_Brochure“Siamo orgogliosi di questo progetto che segna il passaggio da un modello lineare ad una economia circolare – dichiara Remo Pedon, AD dell’omonimo Gruppo. Save the Waste comporta enormi vantaggi con ricadute sull’ambiente, creando e distribuendo valore per la Comunità e coinvolgendo tutti gli attori della filiera”.

 

Auchan democratizza la lampadina a Led con la promozione a un euro

Promozione Auchan in tutti i punti vendita d’Italia sulle lampadine a Led, in vendita da oggi al prezzo speciale a partire da 1 euro. Obiettivo, “democratizzare l’acquisto dei Led da parte delle famiglie, contribuendo al risparmio nell’acquisto e in bolletta”. La lampadina a Led infatti ha una durata da oltre 10.000 ore, con più di 10 anni di vita e consuma dieci volte in meno di quella incandescente. Inoltre, consente un risparmio nei consumi dell’87% rispetto alla lampadina ad incandescenza e del 37% rispetto a quella a fluorescenza.
L’iniziativa si inserisce nell’impegno dell’azienda a favore del risparmio energetico, che comprende azioni quali l’installazione di sistemi di illuminazione con tecnologia a LED e gli interventi sugli impianti di refrigerazione alimentare. Auchan, inoltre, produce energia elettrica da fonte rinnovabile, grazie agli impianti fotovoltaici, con un produzione complessiva che è arrivata a 1,6 milioni di kWh annui. Interventi che si riflettono anche nel campo della logistica e dei trasporti: nell’anno analizzato, i veicoli utilizzati conformi alle Direttive Euro 5 sono arrivati al 52% del totale, quelli Euro 4 al 33% e quelli Euro 6 al 15%, mentre il 100% degli autisti viene formato secondo le norme di una guida eco-sostenibile.

Amaro Ramazzotti festeggia i 200 anni con una bottiglia Fairtrade e un progetto in India

Coltivatori di spezie in Kerala, appartenenti alla cooperativa PBS.

Una bottiglia in edizione limitata, celebrativa e non in commercio, certificata Fairtrade di Amaro Ramazzotti. È stata prodotta in occasione dei 200 anni del celebre amaro, e dedicata ai valori di responsabilità sociale e ambientale. Lo zucchero utilizzato proviene da Mauritius, mentre parte RamazzottiFTdelle 33 spezie utilizzate (cardamomo, zedoaria e chiodi di garofano) sono state acquistate in Kerala, da coltivatori che hanno partecipato a un progetto di riqualifica delle coltivazioni, ora biologiche oltre che equosolidali, grazie a un progetto di formazione agraria, commerciale e finanziaria cui ha partecipato Pernod-Ricard insieme all’Ong Positive Planet, all’agenzia governativa GIZ e alla cooperativa locale Pbs (vd Attali: immigrazioni o fame nel mondo, l’unica soluzione è la sostenibilità sociale).

03_Vetiver handicraft making_Slicing of vetiver leavesPernod-Ricard, secondo produttore di alcolici al mondo, sembra aver abbracciato la strada della responsabilità e promette che questo appena conclusosi in Kerala non è l’unico progetto seguito. “Abbiamo impiegato nel progetto 400mila dollari in cinque anni. Giz, agenzia del governo tedesco, ha partecipato per il 50% ai finanziamenti. Oltre alla certificazione delle coltivazioni di spezie, che ha aiutato i contadini a vendere meglio il loro prodotto, sono state coinvolte una cinquantina di donne in un’attività parallela: la coltivazione di vetiver e la produzione di cestini intrecciati. Da anni siamo impegnati nello sviluppo di relazioni sostenibili e dell’imprenditoria locale con partner di diversi Paesi. In Messico ad esempio stiamo lavorando con i piccoli produttori di Mezcal” ha detto Noël Adrian, Ad di Pernod Ricard Messico ed ex Ad di Pernod Ricard Italia.

Per Cédric Retailleau, Ad Pernod-Ricard in Italia “Continueremo ad acquistare spezie in India ma quel che è più importante questa esperienza ha aperto la strada a nuovi progetti in altre parti del mondo”. Le soluzioni sono molteplici, è necessario però individuare i giusti partner con la collaborazione di tutti gli stakeholder.

Cruciali donne e bambini per lottare contro la fame nel mondo: il latte “sociale” di Granarolo

Foto Stefano Pesarelli/Gramarolo, Njombe Milk Factory.

Un convegno organizzato a Expo su uno dei suoi temi di fondo più rilevanti e urgenti: quello della fame nel mondo, on particolare riguardi ai 200 milioni di bambini che ne soffrono nei Paesi in via di sviluppo. “Esperienze, sfide e strategie per l’alimentazione infantile nel mondo” si è tenuto sabato scorso presso l’Auditorium di Palazzo Italia organizzato da Granarolo con la presenza di relatori provenienti da diversi Paesi e organizzazioni internazionali.
Innazitutti i numeri: sono 795 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo, di cui il 98% vive nei Paesi in via di sviluppo: 511,7 milioni in Asia; 232,5 milioni in Africa; 34,3 milioni in America Latina e Caraibi e 14,7 milioni nei Paesi sviluppati. Di questi, 200 milioni sono i bambini malnutriti, che già nascono svantaggiati se a soffrire la fame sono le madri stesse: 17 milioni nascono già sottopeso. Le mamme sono il primo produttore di cibo al mondo, ma tradizioni culturali e strutture sociali fanno sì che spesso siano più colpite dalla fame e dalla povertà rispetto agli uomini.
La fame non significa solamente mancanza reale di cibo, ma anche di micronutrienti, che espone le persone a contrarre più facilmente le malattie infettive, impedisce un adeguato sviluppo fisico e mentale, riduce la produttività nel lavoro e aumenta il rischio di morte prematura. Circa il 50 per cento delle donne incinte nei Paesi in via di sviluppo ad esempio soffre di mancanza di ferro, e a causa di ciò 315.000 donne muoiono ogni anno per emorragie durante il parto.

«Abbiamo scelto di organizzare questo momento di confronto e riflessione perché crediamo che un’alimentazione sicura e accessibile, in un mondo sempre più globalizzato, sia una delle maggiori sfide globali del nostro tempo – ha spiegato Gianpiero Calzolari, Presidente Granarolo S.p.A. -. Per vincerla, noi vediamo solo una strada: organizzazioni internazionali e soggetti privati devono trovare forme di collaborazione e modalità congiunte di divulgazione delle informazioni rilevanti. Nessuno oggi può far finta di non sapere».
Granarolo ha diverse iniziative che sostengono la diffusione di un’alimentazione sicura e accessibile, tra le quali dal 2004 crede e sostiene attivamente questo progetto Africa Milk Project, e Allattami. «In Africa abbiamo sostenuto un progetto che replica il modello cooperativo sul quale Granarolo stessa si fonda, in una delle zone più povere della Tanzania», dice ancora Calzolari. «Oggi la latteria-caseificio di Njombe cammina con le proprie gambe Siamo convinti che si potrà esportare questo modello per dare concrete opportunità lavorative ad altri allevatori e casari e una produzione di latte pastorizzato e quindi sicuro a tanti bambini nel mondo. Stiamo già ragionando con Cefa Onlus su un sostegno alle comunità locali in Mozambico, aggregando il mondo cooperativo che ruota intorno ad ACI (Alleanza Cooperative Italiane)».
Convinti poi che il latte materno sia alimento insostituibile per i neonati, con il Policlinico Sant’Orsola di Bologna Granarolo ha dato vita ad “Allattami”, unica banca del latte materno mai promossa da un’azienda in Europa che consente di nutrire neonati critici e/o prematuri, con latte materno prelevato da madri che ne hanno in eccesso. «Un progetto italiano per l’Italia che ci auguriamo possa essere replicato in molti altri contesti per dare latte di mamma sicuro a tanti bimbi».

Attali: immigrazioni o fame nel mondo, l’unica soluzione è la sostenibilità sociale

Jaques Attali al convegno insieme a (da sinistra a destra) Sandrine Ricard, Andrea Illy e Larry Attipoe di Faitrade International.

Un approccio sostenibile, il miglioramento della vita delle comunità tramite l’educazione anche all’economia famigliare, un rapporto win-win tra pubblico e privato, comunità locali e grandi aziende: di questo si è parlato alla conferenza “Quale economia per nutrire il Pianeta?” organizzata a Milano nell’ambito delle attività di Expo in città. Sullo sfondo, la responsabilità sociale d’impresa come attività cruciale per sostenere nuovi modelli di business che favoriscano il commercio equo nei Paesi in via di sviluppo e nuove forme di impiego per i piccoli produttori locali, a partire dalle donne.
Ospite d’onore era l’economista francese Jacques Attali, co-organizzatore con Pernod-Ricard attraverso la sua organizzazione no profit Positive Planet. Le due realtà insieme a GIZ, agenzia federale che supporta il Governo tedesco nello sviluppo di progetti di cooperazione internazionale, hanno avviato un progetto di responsabilità sociale che ha portato all’acquisto tramite il brand Ramazzotti di spezie (cardamomo, zedoaria e chiodo di garofano) da 500 dei 2000 produttori locali del Kerala appartenenti alla cooperativa PDS (PDS Organic Spices), garantendo loro un reddito dignitoso e un programma di formazione agraria, commerciale e finanziaria.
Un approccio globale che ha preso anche Planet Finance, appena rinominata Positive Planet, tra i maggiori sostenitori del microcredito. Come ha spiegato Attali: “abbiamo visto che l’approccio finanziario non è sufficiente a risolvere tutti i problemi, dalla salute all’educazione all’ambiente. In futuro ci focalizzeremo su come facilitare l’accesso ai capitali privati, come favorire la collaborazione tra le comunità locali dei Paesi in via di sviluppo e le aziende migliorando le pratiche e la qualità del loro prodotto. È ciò che abbiamo fatto con Pernod Ricard in Kerala”.
“L’importante non è la quantità di spezie che abbiamo comprato dai contadini quanto le opportunità di business che abbiamo loro aperto, aiutandoli a certificarsi come equosolidali e biologici” ha spiegato Noël Adrian, Ad di Pernod Ricard Messico ed ex Ad di Pernod Ricard Italia che ha seguito il progetto.
“Noi, che lavoriamo con soldi pubblici e siamo un ente no profit, abbiamo bisogno dei privati. Dobbiamo assicurarci però di due cose: che i progetti porti a una situazione vincente per entrambe le parti, e che i risultati si moltiplichino nel futuro, grazie alle conoscenze acquisite e a pratiche agricole migliori” ha spiegato Romina Laumann, Development Partnerships with the Private Sector Management Team GIZ.
Un approccio giudicato ormai cruciale: “essere altruisti per la gente del Nord è un’eccellente attività, ma è anche un atteggiamento razionale. Aiutando le comunità nei loro Paesi avremo meno gente da dover accogliere da noi, senza potercelo permettere. La difficoltà è trasformare questi piccoli progetti in qualcosa di grande, che coinvolgano non 3000, ma 300 milioni, 3 miliardi di individui. Le persone vengono dove c’è ricchezza e non c’è niente che le possa fermare. È bello se questo sarà l’inizio di qualcosa di molto più grande, altrimenti diventa solo un alibi per non fare niente”. La CSR “ha dei costi, ma a un’azienda costa sempre meno della pubblicità”.
E sul tema di fondo do Expo, come nutriremo 10 miliardi di persone nel 2050, l’economista francese ha pochi dubbi: “Dovremo certamente cambiare i nostri stili di vita. Molto esperti mi dicono che dovremo diventare tutti vegetariani…”.

Nel 2014 spesi 5,9 miliardi per i prodotti Fairtrade nel mondo (+10%)

Ammonta a 5,9 mld di euro il fatturato dei in prodotti del commercio equo certificato registrato nel 2014 in tutto il mondo, con una crescita del 10% sull’anno precedente, e sono stati spesi 105 mln di euro per emancipazione sociale e miglioramento della capacità produttiva delle organizzazioni. Dà i numeri “Global Change, Local leadership” , il nuovo Report Annuale delle attività di Fairtrade International, organizzazione capofila del circuito internazionale del commercio equo. In Italia le vendite retail hanno raggiunto i 90 milioni di euro (+18%), ma la crescita ha riguardati tutti i mercati principali, con l’eccezione del Regno Unito, -4% ma che a fronte di vendite che superano i due miliardi di sterline.

In aumento anche il Fairtrade Premium, ovvero il margine di guadagno aggiuntivo che i produttori ricevono e investono nel miglioramento produttivo e in progetti sociali, che ha raggiunto i 105 mln di euro, +14% rispetto all’anno precedente.

 

Bene cotone e cacao, decolla l’oro
Una crescita a due cifre, grazie ai programmi di approvvigionamento di materia prima Fairtrade, si è registrata per cotone (+28%) e cacao (+24%). Inoltre, con le nuove opportunità commerciali rivolte agli artigiani orafi, i volumi di oro certificato sono più che duplicati (+259%).
Buone notizie anche per i produttori agricoli. Secondo una ricerca condotta nelle organizzazioni, il 93% è soddisfatto dei servizi di supporto ricevuti da Fairtrade. L’indagine, condotta dall’ente di certificazione indipendente FLO-Cert, rileva inoltre che l’impatto che il sistema ha su lavoratori e produttori agricoli viene valutato dagli stessi con un punteggio di 9/10. La ricerca ha evidenziato anche l’esigenza dei produttori di incrementare le vendite, e in primis di sviluppare il mercato locale nei Paesi di origine delle materie prime. Come è successo nel 2015 al Brasile, che è diventato il quarto paese di produttori in cui si possono acquistare caffè e miele Fairtrade a km 0 dopo Kenya, India e Sudafrica.
Dal report si evince anche l’importanza dei servizi che il circuito offre alle organizzazioni per rafforzare l’attività commerciale. Nel 2014, grazie al Fairtrade Access Fund sono stati elargiti prestiti per 11,1 milioni di euro ai piccoli produttori, con relative attività di training e assistenza.
Nonostante ciò le condizioni di vita di molti contadini in tutto il mondo sono ancora una vera sfida. “I problemi che si trovano ad affrontare sono retaggio di centinaia di secoli di marginalità e sfruttamento – spiega Harriet Lamb, CEO di Fairtrade International – . Fairtrade aiuta a ridurre il divario ricchi-poveri, e a cambiare il sistema alimentare globale che sfrutta le persone e il pianeta. Ma oggi le soluzioni posticce non bastano più, e il vero cambiamento avverrà quando le voci dei piccoli produttori agricoli saranno ascoltate ai più alti livelli di governo e dell’industria, e a partire da queste si prenderanno delle decisioni”.
Intanto, si aprono anche nuovi orizzonti: a fine anno verrà lanciato il nuovo Standard per i cambiamenti climatici, che darà alle comunità agricole la possibilità di accedere al mercato dei crediti di CO2.

A ottobre la settimana Fairtrade torna a promuovere i prodotti equosolidali

Coinvolgerà centinaia di supermercati, bar e punti vendita di tutta Italia la campagna annuale di promozione del commercio equo Fairtrade, “The power of you – Dipende da te”, prevista dal 10 al 25 ottobre. Promozioni, incontri col pubblico e iniziative speciali in centinaia di negozi saranno l’occasione per diffondere l’idea di una spesa più sostenibile per l’uomo e per l’ambiente, garantita dal Marchio etico più diffuso al mondo.

 

Due testimonial dal mondo sostenibile
Della narrazione sul “potere delle scelte” saranno testimoni due produttori agricoli, ospiti in alcuni incontri col pubblico. Francisco Ramon Rivera Gonzalez, presidente dalla cooperativa Pantasma del Nicaragua, racconterà come avviene la coltivazione del caffè all’ombra nelle comunità della regione montuosa di una riserva naturale a nord della città di Matagalpa. Jocibel Belchior Bezerra invece, presidente della cooperativa di noci di anacardio di Cocajupi, porterà la voce delle comunità del nord-est del Brasile. Qui i raccoglitori, arrivati grazie a programmi di riforma agraria, ricollocamento o occupazioni di terre improduttive poi legalizzate, coltivano senza pesticidi e promuovono la fertilità del terreno, combattendo la siccità che ha colpito la zona.

Durante la campagna, il 14 ottobre è previsto il Fairtrade Day, che sarà celebrato all’interno di Expo con la presenza della presidente di Fairtrade International, Marike De Pena, Ambassador del progetto W.E.-Women for Expo, e della CEO Harriet Lamb. Il circuito Fairtrade è uno dei partner della società civile di Expo.

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