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MD, aprono tre nuovi negozi in franchising

Partinico (PA), Dossobuono (VR) e Settimo San Pietro (CA): sono le tre località in cui  aprono tre nuovi store a insegna MD frutto di accordi di franchising con tre imprenditori locali.

Con metrature di circa 1.000 mq, parcheggio da un minimo di 30 a 80 posti auto, banchi serviti, tra cui a Settimo San Pietro anche la pescheria, laboratori a vista, oltre 2000 referenze a marchio tra food (80% circa) e non food, i tre nuovi store replicano in queste località il format proposto dalla catena MD, una delle più dinamiche di questi ultimi anni.

Format che si dimostra vincente per i franchisee dell’insegna, che spesso dopo il primo punto vendita ne aprono altri, e sempre più attrattivo per nuovi imprenditori.

Ad aprire a Partinico in provincia di Palermo il loro secondo MD, assumendo 7 persone del posto, è la società Royal Srl che ha già in programma di aprirne un terzo. “Il punto di forza del franchising MD è l’avere una direzione dedicata su cui contare per ogni aspetto dell’operazione: da quelli logistico-operativi a quelli finanziari, passando per la messa adisposizione di una rete di servizi rodata ed efficiente” commenta Antonio Reale titolare della società Royal.

A Dossobuono (VR) apre il primo store la società Centro Vendite Alimentari Srl: “Abbiamo accettato la sfida di aprire un punto vendita in una zona molto difficile per le insegne non venete, ma a convincerci è stata proprio la validità della formula commerciale di MD e l’affiancamento continuo da parte di tutto lo staff affiliazione su cui abbiamo potuto contare, dalle prime fasi decisionali fino al momento dell’apertura” è il commento di Gabriele Ferrante amministratore della Centro Vendite Alimentari che per lo store ha assunto 15 persone, età media 25 anni, tutti del posto.

A Settimo San Pietro, Cagliari, 10 nuovi assunti per il 2° store MD della società Super B della famiglia Baire che ne prevede già un terzo per il 2021: “Ci siamo sentiti accolti in una famiglia, non solo in un business dai promettenti sviluppi – afferma  Gianluca Baire amministratore della società Super B – Abbiamo aperto il primo store MD in franchising lo scorso 18 settembre e l’accoglienza del pubblico e i risultati immediati hanno confermato subito la bontà della scelta tanto da decidere per nuove aperture MD”.

Oggi i punti vendita a insegna MD gestiti in franchising sono 230, dislocati su tutto il territorio nazionale. Fanno capo a poco più di un centinaio di società di medio-piccole dimensioni non sempre provenienti dal commercio, né tanto meno alimentare.

“Ci occupiamo di tutto, affiancando l’imprenditore passo per passo – afferma Armando Strano a cui fa capo la Direzione Franchising di MD – per questo un’esperienza commerciale precedente non è un requisito indispensabile. Si affidano a noi, alla solidità del marchio, alla serietà dell’offerta, all’assistenza continua e problem solving. Ne sono prova le continue richieste di franchisee MD desiderosi di raddoppiare i loro punti vendita”. 

Librerie Feltrinelli: nuovo retail concept a Milano

Gli spazi della libreria laFeltrinelli di piazza Piemonte a Milano riaprono al pubblico, trasformati dal nuovo retail concept firmato FutureBrand e PCMV, che accompagna i visitatori in uno spazio aperto.

Per arrivare a definire il nuovo progetto, è stata condotta una ricerca etnografica qualitativa a Milano, Firenze e Napoli, con interviste ai lettori dentro e fuori le librerie della catena per raccogliere il loro sentiment nei confronti de laFeltrinelli.

“Con lo studio PCMV –  Spiega Gianni Tozzi, Executive Creative Director di FutureBrand – abbiamo riorganizzato integralmente gli spazi, puntando sulla trasparenza, percepibile fin dall’ingresso con la grande vetrata che sale al primo piano e teatralizza la facciata, annullando il confine tra dentro e fuori.”

“Già dall’ingresso si è accolti dalle novità letterarie organizzate attorno all’albero della cultura, circondato dal profumo dei fiori e del caffè. Un grande lucernario porta la luce naturale all’interno dello spazio, aumentando la sensazione di trovarsi in un luogo aperto e vitale. Al centro, l’agorà con le sue gradinate invita a sedersi per leggere, chiacchierare, guardarsi intorno e condividere il momento. La scala centrale, un elemento iconico dello spazio, si veste della storia de laFeltrinelli e accompagna i visitatori alla scoperta degli spazi del primo piano e poi ancora più su, dove la cultura del libro si contamina con giochi, fumetti e il mondo dell’e-game.”

Coerentemente con lo sviluppo nel digitale di Feltrinelli, anche nel punto vendita di Piazza Piemonte l’innovazione gioca un ruolo di primo piano: la tecnologia, l’interattività e le nuove modalità di navigazione dello spazio sono parte integrante del percorso e dell’esperienza di acquisto.

Nasce anche il Red Caffè, progettato da Studio02, che diventa un luogo dedicato a chi ama la lettura, il benessere e la convivialità. “Per la sua identità di marca ci siamo ispirati all’alfabeto di icone che racconta il mondo del libro e che rappresenta il filo conduttore di tutto lo spazio e i suoi touchpoint, dando la massima coerenza all’invito de laFeltrinelli di vivere la cultura come una fonte di energia e di benessere psico-fisico,” chiude Tozzi.

Mooney lancia il nuovo registratore telematico EasyCassa

Mooney, brand leader nel settore dei pagamenti, ha lanciato sul mercato il suo innovativo registratore telematico in cloud EasyCassa. La soluzione in abbonamento è dedicata soprattutto alle attività del settore Food&Beverage e delle strutture di accoglienza ed è attualmente implementato in più di 7.800 punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Come funziona e quali sono i vantaggi di EasyCassa

EasyCassa è un registratore telematico di cassa con diverse funzionalità innovative per semplificare le attività di vendita degli esercenti, disponibili sia sul dispositivo che su una comoda app inclusa nell’abbonamento. Con EasyCassa si possono gestire oltre 300 tavoli e le relative comande in ordine di uscita delle portate, dividere i conti velocemente, anche separati secondo le consumazioni o divisi “alla romana” e organizzare i prodotti per categoria creando listini personalizzati. Inoltre EasyCassa prevede qualsiasi metodo di pagamento, e permette di salvare le percentuali di sconto per poterle applicare velocemente in fase di vendita.

Per quanto riguarda gli aspetti burocratici, EasyCassa porta moltissimi vantaggi agli esercenti, semplificando operazioni che fino a qualche anno fa comportavano una significativa perdita di tempo e risorse. Un esempio è la registrazione dei dati dei clienti, che con EasyCassa avviene velocemente e che permette di ritrovare facilmente tutte le informazioni su un comodo database. Con il lettore di codici a barre in dotazione nell’abbonamento si semplifica anche il processo previsto per la Lotteria degli Scontrini che partirà il 1° gennaio 2021.

Grazie al registratore telematico EasyCassa l’invio dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate è automatico e rapido, come anche la gestione della fatturazione: le fatture, sia attive che passive, vengono emesse come fossero dei semplici scontrini e vengono salvate sul Cloud EasyCassa in ordine di emissione per semplificarne la ricerca e la visualizzazione.

Con EasyCassa non ci sono spese aggiuntive

La comoda soluzione in abbonamento permette agli esercenti di avere a disposizione tutte le funzionalità e tutte le innovazioni senza avere ulteriori spese. Nel canone mensile di EasyCassa, infatti, sono incluse non solo l’installazione del registratore di cassa e una formazione per imparare a utilizzarlo, ma anche i futuri aggiornamenti del software che ulteriori normative statali potrebbero eventualmente richiedere. L’abbonamento comprende anche le necessarie verifiche fiscali periodiche e l’assistenza sia per la parte hardware che per il software, anche in caso di necessità di un tecnico specializzato. Tutti i dispositivi in dotazione sono inoltre coperti da garanzia.

Regali on line minacciati dai cyber criminali

Il periodo natalizio, che tipicamente ha inizio con gli acquisti del Black Friday e del Cyber Monday, ha sempre interessato i criminali informatici che rivolgono la loro attenzione sia a persone singole sia ad aziende, soprattutto tramite campagne di attacchi volti ad ottenere un ritorno economico.

Quest’anno, a causa della pandemia, si affronterà uno shopping natalizio che si svolgerà in maniera differente rispetto al passato. Molti negozi potrebbero rimanere fisicamente chiusi al pubblico incoraggiando, quindi, i clienti a effettuare acquisti online.

In generale il volume degli acquisti online si prevede molto più elevato rispetto alle vendite effettuate di persona, in quanto molte persone, anche se ne avranno la possibilità, rinunceranno all’acquisto diretto a causa delle misure di distanziamento sociale e per tutelare la propria salute. Questi fattori forniranno ulteriori opportunità per i cyber criminali.

“Durante queste festività natalizie, molto differenti purtroppo rispetto al passato, ci aspettiamo che i singoli individui e le aziende siano soggetti a campagne di attacchi da parte di cyber criminali intenzionati a ottenerne un ritorno economico”, dichiara Gabriele Zanoni, EMEA Solutions Architect di FireEye. “Prevediamo che le operazioni malevole, che saranno condotte, avranno un considerevole impatto sul mercato retail e sui servizi finanziari”.

Gli aggressori, che effettuano operazioni di phishing, adattano spesso le loro “esche” per essere coerenti con il momento storico, come festività in corso o eventi degni di nota (catastrofi naturali, scadenze fiscali, grandi eventi sportivi, ecc). L’utilizzo di email con queste tematiche è una strategia di ingegneria sociale molto comune ed efficace, riescono infatti a portare l’utente a infettarsi con malware in grado di rubare le credenziali e permettere così agli aggressori di comandare i sistemi delle vittime (RAT). In altri casi queste email contengono link per reindirizzare le vittime su pagine web di phishing che infettano i loro device con malware e ne acquisiscono i dati. Esempi di tipiche email di “esche” durante le festività natalizie sono le cartoline elettroniche di auguri inviate apparentemente da aziende, datori di lavoro o amici, promozioni per il Black Friday e il Cyber Monday e inviti a eventi natalizi.

FireEye ritiene probabile che anche operazioni come skimming web, business email compromise (BEC) e i furti di account aumenteranno in maniera considerevole durante questo periodo. L’incremento dell’attività dei consumatori durante le festività aumenta l’opportunità per i cyber criminali di condurre con successo questa tipologia di attacchi.

Le azioni da parte dei gruppi di criminalità informatica sfruttano una serie di tattiche e metodi:

Operazioni ransomware

I cyber criminali utilizzano il ransomware per crittografare computer e sistemi aziendali con l’obiettivo di richiedere il pagamento di un riscatto. Anche un breve momento di inattività durante questo periodo comporterebbe una perdita di profitti e un possibile impatto negativo sul brand.

“Le aziende di media o piccola dimensione possono essere più vulnerabili, in quanto sono generalmente meno preparate a gestire questa tipologia di attacchi e il prezzo da pagare per essere online per i propri clienti durante il periodo dello shopping natalizio, potrebbe essere particolarmente elevato”, afferma Zanoni. “I mercati retailer, che hanno necessariamente servizi online e on demand, se attaccati durante questo periodo, potrebbero quindi cedere e pagare il riscatto per riavere i propri accessi e riprendere a offrire il servizio ai propri clienti”.

Inoltre, negli ultimi anni molte organizzazioni si sono affidate ad assicurazioni cyber e potrebbero avere qualche supporto in più per riuscire a gestire questi incidenti.

Furti di account

FireEye prevede che i cybercriminali sfrutteranno malware in grado di accedere alle credenziali delle vittime per abusare poi dei comportamenti dei consumatori durante le festività natalizie. A causa dell’aumento delle attività di acquisto durante questo periodo, che genera un elevato volume di transazioni, i cyber criminali avranno inoltre un ulteriore incentivo a condurre attività di skimming e di compromissione di sistemi POS.

“Durante queste festività, le compromissioni dei terminali POS potrebbero non essere così redditizie come in passato a causa dell’aumento degli acquisti online a discapito quindi degli acquisti effettuati di persona”, aggiunge Zanoni. “Queste operazioni hanno, tuttavia, ancora il potenziale per essere più redditizie in questo periodo rispetto ad altri periodi dell’anno in quanto hanno la possibilità di compromettere un maggior numero di carte di pagamento”.

FireEye ritiene probabile che, a causa dell’aumento degli acquisti online, i cyber criminali si concentreranno maggiormente sulle operazioni di web skimming, in particolare sui siti di eCommerce e sulla loro infrastruttura di supporto.

Minacce agli utenti mobile

In aggiunta alle tradizionali operazioni di malware, Mandiant Threat Intelligence ha rilevato un alto livello di interesse verso i dispositivi mobile, con furti di credenziali e malware per il mobile banking. Gli aggressori, negli ultimi anni, si sono affidati a false applicazioni caricate negli store di Google e Apple. FireEye ritiene che vi sia la possibilità che applicazioni malevole, che offrano il confronto prezzi, codici sconto o altri vantaggi, vengano progettate e caricate sugli store durante il periodo natalizio.

Attacchi DDoS e schemi BEC

Gli attacchi DDos (Distributed Denial-of-Service) in questo periodo potrebbero avere un impatto notevole sui retailer in quanto impedirebbero ai potenziali clienti di accedere ai siti di e-commerce. Acquistare servizi DDoS on-demand per attaccare il sito internet di un retailer ha spesso un motivazione finanziaria alle spalle, a volte si tratta di frodi pubblicitarie, altre volte di estorsione o di tentativi di mettere fuori gioco la concorrenza. In altri casi ancora, è possibile che gli attacchi DDoS possano essere collegati a cause di attivisti, come quelle condotte da gruppi che portano avanti le loro ideologie, cercando di attirare l’attenzione su questioni controverse, politiche o sociali, con cui determinate organizzazioni o industrie sono collegate.
Gli attacchi DDoS potrebbero avere un impatto particolare nelle giornate dove il volume di traffico è elevato, come il Cyber Monday e il Black Friday, che in genere vengono segnalati come i giorni di maggior traffico annuale su internet per gli acquisti online.

Gli attacchi di tipo BEC, invece, sono schemi di ingegneria sociale in cui i cyber criminali convincono inconsapevoli dipendenti a inviare denaro o informazioni sensibili a conti o sistemi sotto il diretto controllo dell’aggressore. Negli ultimi anni, tali attacchi sono stati sempre più redditizi e FireEye prevede che queste tipologie di attacchi continueranno a minacciare le organizzazioni.
Le festività natalizie offrono maggiori opportunità per i cyber criminali impegnati in questa attività a causa del numero più elevato di dipendenti che si prendono del tempo libero, in cui il traffico e-mail è più elevato del normale, tutto questo può contribuire a raggirare i dipendenti e far loro inviare denaro o informazioni sensibili agli attaccanti.

“Visto che ci aspettiamo un’elevata attività criminale durante il prossimo periodo natalizio, è importante che gli utenti rimangano sempre vigili nel corso delle attività online e mobile, nonchè durante l’utilizzo di carte di credito e credenziali”, conclude Zanoni. “Gli utenti devono necessariamente prestare attenzione nella lettura dei messaggi e non cliccare su link o aprire allegati provenienti da mittenti sconosciuti. In aggiunta devono essere attenti a non scaricare e utilizzare applicazioni mobile non ufficiali. Per quanto riguarda le aziende, invece, potrebbe aiutare effettuare formazione ai dipendenti per aumentare la loro consapevolezza verso queste minacce”.

Birra,un 2020 da dimenticare: il Covid cancella 1,6 miliardi

Poi venne marzo e la filiera gelò.

Parafrasando il poeta, possimo infatti amaramente constatare che il settore della birra, che nel 2019 a generava quasi 10 miliardi di euro (9.483 milioni di euro) di valore condiviso, dando lavoro a 108 mila famiglie (+18% rispetto al 2017) e versando contributi allo stato per 4,5 miliardi di euro (+8% in 3 anni), con l’esplodere della pandemia si è bloccato. Il valore condiviso del settore birra è infatti indietreggiato di quasi 1,6 miliardi, con una perdita di circa 21.000 posti di lavoro lungo l’intera filiera in appena 6 mesi.

I dati, che fotografano l’andamento del settore nel 2019 e nei primi 6 mesi del 2020, evidenziando un “prima” e un “dopo” Covid-19, sono stati diffusi dall’Osservatorio Birra con la presentazione del 4° Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, realizzato da Althesys. Per calcolare il valore condiviso, lo studio ha analizzato tutte le fasi della filiera della birra (approvvigionamento materie prime, produzione, logistica, distribuzione e vendita), considerando gli effetti diretti (valore aggiunto, contribuzione fiscale, occupazione, ecc.) delle attività dell’industria birraria italiana, quelli indiretti e indotti, le ricadute degli investimenti pubblici.

2009-2019: il boom

La birra è arrivata a fine 2019 forte di una crescita durata praticamente 10 anni: +35% dal 2009 (17,2 milioni di ettolitri), con il 36,1% dei consumi concentrati nell’Ho.Re.Ca. e una quota, addirittura, del 63% del valore condiviso che fa capo a bar, hotel, ristoranti e pizzerie, in virtù di un notevole valore aggiunto.

Nel 2019 il valore condiviso creato dall’industria della birra in Italia ha sfiorato i 10 miliardi di euro (9.483 milioni di euro, +3% rispetto al 2019). A cosa corrispondono 10 miliardi? Parliamo di un mezzo punto percentuale (0,53%) del nostro PIL, del 21% del valore del recovery fund per il biennio 2021-2022 e del 72% del valore alla produzione del settore delle bevande alcoliche. La birra non ha portato ricchezza solo a chi la produce, anzi, ne hanno beneficiato soprattutto le fasi a valle e a monte della filiera… e lo Stato. Distribuzione e vendita hanno fatto la parte del leone (7.388 milioni di euro), mentre la primavera della birra ha portato un buon contributo alle casse dello Stato: 4.552 milioni di euro tra Iva, imposte e contributi sul reddito e sul lavoro, con una crescita del +8% rispetto a 3 anni prima. Ha permesso anche di distribuire 2.698 milioni di euro di salari e di dare lavoro, lungo la filiera, a 108.338 famiglie (con un valore di 31,4 occupati per ogni addetto alla produzione), registrando un aumento del +18% nella capacità di dare occupazione rispetto al 2017.

Covid-19: persi 1,6 mld in 6 mesi

Con l’arrivo del virus è cambiato tutto: da marzo a giugno 2020 la produzione ha subito una battuta d’arresto del -22%, con picchi, tra marzo e maggio, del -30%, e una timida ripresa a luglio (+8%) e agosto (+2%). Di riflesso, anche il valore condiviso è crollato, nel primo semestre 2020, del -22,7% (circa 900 milioni di euro) rispetto al primo semestre 2019 e del -34,2% rispetto al potenziale stimato (quasi 1,6 miliardi di euro), visto che i primi due mesi dell’anno seguivano il trend positivo degli ultimi anni, registrando un aumento della produzione del +7 e del +12%.

La perdita di quasi 1,6 miliardi di euro (1.564) va a penalizzare soprattutto distribuzione e logistica, con l’Ho.Re.Ca. che da sola perde 1.373,9 milioni di euro. Il che significa anche 21.016 posti di lavoro persi lungo la filiera.

Non si spegne la sete di birra

In questi mesi difficili non è però venuta meno la voglia di birra degli italiani: non solo è stata la bevanda più consumata nel lockdown e nei mesi estivi, ma per il 48% degli italiani birra vince la Palma d’oro di bevanda socializzante per eccellenza, come rilevato dallo studio di Osservatorio Birra “La birra specchio della socialità dal pre al post Covid-19”. E i produttori di birra, con un importante sforzo logistico, hanno messo in sicurezza i dipendenti per mantenere “accesi” i birrifici e garantire alla GDO regolare fornitura di prodotto. Ma il sostanziale blocco del canale Ho.Re.Ca. non è stato compensato dalle vendite del canale moderno.

La conferma arriva da Wietse Mutters, Amministratore Delegato di HEINEKEN Italia, azienda presente nel nostro Paese dal 1974, dove ha portato ricchezza e occupazione puntando sulla valorizzazione di birre locali che hanno una tradizione e un posto speciale nel cuore delle persone. “La birra, bevanda socializzante per eccellenza, è stata colpita alla crisi proprio nel suo momento di massima espansione. La situazione è preoccupante e parte dal fuori casa, dove le prospettive sono incerte e migliaia di operatori sono in crisi, ma tutta la filiera ne risente a monte passando dall’industria fino ad arrivare all’agricoltura. Per guardare al futuro con più fiducia, sosteniamo le richieste al Governo di AssoBirra perché il settore torni trainante per la ripresa del Paese.”

Ripensiamo le accise?

Un appello a ripensare la fiscalità della birra arriva anche dal resto della filiera, in particolare Ho.Re.Ca. e distribuzione, non considerando adeguati gli aiuti ricevuti in questi mesi.

Un sondaggio somministrato da Fondazione Birra Moretti a 135 soggetti tra proprietari e lavoratori dell’Ho.Re.Ca. e del settore della distribuzione indica che circa il 15% delle aziende è stata costretta a licenziare, percentuale che sale a 19,2% nel caso del solo Ho.Re.Ca..

Per il 40% del campione, gli aiuti non sono stati per nulla adeguati, mentre il 70% di chi lavora nell’Ho.Re.Ca. investirebbe volentieri nell’impresa i benefici di una minore accisa. Per poter sopravvivere, chiedono infatti: agevolazione sugli spazi, riduzione dell’Iva e dell’accise, incentivi per impianti sulla birra in fusto, agevolazioni sul vuoto a rendere e sulla mobilità.

Un diverso sistema di tassazione della birra potrebbe permettere quegli investimenti che servono a rilanciare l’out of home, un settore che altrimenti rischia di veder chiusi, nei prossimi mesi, circa 50 mila locali che attualmente danno lavoro a 350 mila persone (Fonte Fipe Confcommercio).

Technogym apre il suo nuovo store a Los Angeles

TECHNOGYM annuncia l’apertura del suo nuovo negozio a Los Angeles, California. Due piani interamente dedicati all’home Wellness nel cuore del West Hollywood Design District, – 131 North Robertson Boulevard – oltre 300 metri quadrati pensati per offrire una vera Wellness Experience e permettere a visitatori e clienti di scoprire i migliori prodotti e le più innovative tecnologie per l’home fitness. All’interno dello store saranno sempre presenti anche dei personal trainer e interior designer esperti per la progettazione di home gym su misura e offrire consulenze personalizzate sull’allenamento.

Technogym  offre un’esperienza di allenamento completamente personalizzata in base alle esigenze, alle passioni e alle aspirazioni individuali.

Per gli amanti del design c’è Personal Line che combina lo stile del famoso architetto e designer Antonio Citterio con l’esperienza di Technogym nelle tecnologie per il fitness e il Wellness. La collezione comprende una gamma completa di attrezzature cardio, dal tapis roulant, alla bike ed ellittica fino all’iconico Kinesis, l’esclusiva soluzione Technogym per l’allenamento funzionale creato per migliorare forza, equilibrio e flessibilità. 

Per gli atleti professionisti e gli appassionati di sport, c’è Skill Line è la scelta ideale per allenarsi come i migliori atleti e per migliorare le proprie prestazioni. La linea comprende il tapis roulant Skillrun, il vogatore Skillrow, l’indoor bike Skillbike e Skillmill il tapis roulant curvo non motorizzato, appositamente studiato per la preparazione atletica e la performance sportiva e nata dall’esperienza di Technogym come 8 volte Fornitore Ufficiale dei Giochi Olimpici.

Per chi dispone di spazi limitati, la soluzione perfetta è il tapis roulant MyRun: compatto, minimal e facile da usare. MyRun include anche un app che offre un’ampia selezione di contenuti di allenamento grazie alla connessione con il proprio tablet. Oppure ancora Technogym Bench, la soluzione per l’allenamento funzionale a casa che è stata progettata per combinare la massima varietà di esercizi con il minimo ingombro, per eseguire la più ampia gamma di esercizi per l’allenamento di resistenza, forza e core training in uno spazio molto limitato.

L’apertura di Technogym Los Angeles fa parte del progetto retail globale che prevede la presenza diretta di Technogym nelle principali città del mondo: Milano, New York, Madrid, Madrid, Dubai, Città del Messico, Doha, Vienna, Zurigo, Mosca e uno spazio all’interno dei grandi magazzini Harrod’s di Londra.

Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP protagonista sulle tavole del Natale

Per il suo colore, vivo e acceso, la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP si intona benissimo all’atmosfera natalizia. Cromie e abbinamenti a parte, per la sua croccantezza, dolcezza e versatilità, è tra gli ingredienti principe dei piatti che, dall’antipasto al dolce (panettone gourmet, incluso), impreziosiscono le tavole delle Feste intorno alle quali si riunisce la famiglia. Che sia la Vigilia, il giorno di Natale o la cena di San Silvestro, non c’è menù che non preveda almeno uno dei piatti a base di cipolla. Fosse anche solo per il soffritto che dà carattere a tutto ciò che tocca.

Portare la confettura di cipolle rosse di Tropea in tavola per accompagnarle ai formaggi stagionati. Se non ora, quando?! Aprire le danze della grande abbuffata con gli anelli di cipolla, ricetta rustica, croccante, facile e gustosa, senza ombra di dubbio tra gli irrinunciabili fritti a base di pastella o pasta cresciuta. Gli fanno compagnia le frittelle di cavolfiore e baccalà. Ecco alcuni esempi di antipasto nei quali è possibile declinare la cipolla rossa calabrese. E siamo solo all’inizio!

Dal pesce che si usa cucinare per la cena del 24 dicembre all’arrosto che si prepara per il pranzo del 25. Un tocco di Rossa di Tropea sta bene con tutto, anche nel sugo alla base della pasta al forno. Formaggi e non solo. L’abbinamento è perfetto anche con la selvaggina, con la carne e gli arrosti e perché no!? con il tonno e lo sgombro. Un tempo – ma per molti è ancora così – la cena della Vigilia, in Calabria, era più importante del pranzo di Natale. La famiglia, con i vari componenti che facevano ritorno dalle diverse destinazioni dove passavano il resto dell’anno per studio o lavoro, si riuniva per accogliere il Bambinello Gesù. Sempre per il 24 dicembre, finita la cena, si usava non sparecchiare, perché si lasciava da mangiare per il Bambin Gesù che stava arrivando.

Secondo un’antica usanza, tramandata di generazione in generazione e fedelmente rispettata da qualcuno, ancora oggi, sono 13 i cibi che in Calabria bisogna mangiare la sera del 24 dicembre. 13 portate come il numero degli Apostoli insieme a Gesù ma possono essere anche 9, come i mesi dell’attesa o 7 come le virtù, ma sempre rigorosamente a base di verdure, ortaggi e pesce conservato o fresco. Come il baccalà, l’unico pesce un tempo alla portata di tutte le tasche, oggi rivisitato dai grandi chef e diventato gourmet. Lo si ama cucinare in tante varianti; in umido, al sugo, con le patate, fritto con i peperoni cruschi le olive nere, con il peperoncino in polvere, rosso Natale anche lui e naturalmente con la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. Questa, fa la sua bella e buona figura anche al forno, contorno speciale per ogni secondo.

Baccalà “scattiato” con Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP (per 4 persone)
Il nome di questo piatto della memoria si deve al suono generato dall’immersione dell’ingrediente principe della ricetta (in questo caso, il baccalà) nell’olio bollente: scattìa, scoppietta.

Per la sua realizzazione occorrono 500 grammi di baccalà, una cipolla media, una foglia di alloro, pepe rosso macinato nella quantità giusta per impanare tutti i lati dei tranci di baccalà, extravergine di oliva e sale quanto basta.

Se non già spugnato, bisogna immergete il baccalà in una bacinella capiente piena di acqua fredda e lasciarlo in ammollo per 24 ore avendo cura di cambiare l’acqua ogni 8. Una volta completata questa operazione, si può procedere con la preparazione. In una padella mettere extravergine abbondante, la cipolla rossa di Tropea Calabria IGP tagliata a fettine sottili e una foglia di alloro.

Dopo aver fatto leggermente appassire la cipolla inserire i pezzetti di baccalà, precedentemente sgocciolato e far cuocere, senza coperchio a fuoco vivo, in modo che scoppietti. Aggiungere una spolverata di pepe rosso macinato, rigirare i tozzetti di baccalà e ripetere l’operazione col pepe rosso sull’altro lato. Completare la cottura, servire e gustare.

Industria e Distribuzione: accordo contro le pratiche sleali

Le imprese appartenenti al comparto industriale, rappresentate in Centromarca, Federalimentare e IBC – Associazione Industrie Beni di Consumo, e le imprese del comparto distributivo, rappresentate in Federdistribuzione, ANCC-Coop, ANCD-Conad, insieme ad ADM Associazione Distribuzione Moderna, hanno raggiunto un’intesa per proporre ai legislatori alcune linee guida sull’integrazione della Direttiva UE 2019/633 nell’attuale quadro normativo nazionale per contrastare le pratiche sleali e anticoncorrenziali nel mercato italiano. L’accordo è un importante tassello, concordato da distribuzione e industria del largo consumo, per affermare con sempre maggior impegno la legalità e la correttezza delle relazioni commerciali e il contrasto a qualunque pratica sleale a tutti i livelli della filiera agroalimentare, anche a vantaggio del consumatore finale.

Per le aziende della distribuzione e del largo consumo la libera e leale concorrenza e il rispetto della legalità sono due principi portanti della filiera, fondamentali per continuare a offrire ai consumatori prodotti di qualità al giusto prezzo, per tutelare la sana occupazione e per sostenere la rete delle PMI, in particolar modo in campo agricolo, favorendone l’efficienza e dunque la crescita, anche attraverso una maggiore competitività, sia nel mercato italiano sia a livello internazionale.

Entrando nel dettaglio, l’intesa tra distribuzione e industria propone la creazione di un ampio ambito di applicazione della norma, coinvolgendo tutti i soggetti della filiera senza limiti di fatturato, in un contesto di reale reciprocità, quindi di tutela sia dei “fornitori” che dei “clienti” di tutti i comparti interessati. È necessario che a vigilare sull’applicazione della normativa venga individuato un soggetto superpartes rispetto ai diversi comparti interessati, che sia dotato delle adeguate risorse e completamente autonomo. Il nuovo quadro normativo dovrebbe valorizzare la concorrenza e salvaguardare la libera contrattazione, diventando un punto di riferimento per comportamenti corretti da parte di tutti i soggetti. È perciò utile approfondire l’ipotesi di opportune modalità di conciliazione. Infine si ribadisce la necessità di garantire la riservatezza in eventuali fasi istruttorie, il diritto alla difesa e sanzioni dissuasive commisurate alla gravità dei fatti, ma che non compromettano la continuità delle imprese e il loro equilibrio economico.

L’accordo si inquadra dunque in una più ampia intesa tra i due comparti, che puntano sempre più alla modernizzazione delle filiere, ad una equilibrata remunerazione degli operatori, al rispetto dei diritti delle persone e dei lavoratori nella produzione, raccolta, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari. In coerenza con questa prospettiva, distribuzione e industria dei beni di consumo sono impegnate da anni in un percorso di buone pratiche di sostenibilità sociale, ambientale ed economica.

GDO e differenze inventariali: nuove strategie

Differenze inventariali nella distribuzione: come le imprese affrontano il problema? Il tema è stato affrontato nella ricerca Le differenze inventariali nella GDO in Italia: classificazione, misurazione e nuove strategie di prevenzione, condotta da Crime&tech, spin-off di Università Cattolica del Sacro Cuore – Transcrime, con il supporto di Checkpoint Systems.

Tra i principali risultati, il rapporto rileva che:

  • Le differenze inventariali rappresentano un tema complesso che coinvolge diverse funzioni aziendali. Le cause infatti possono essere di natura operativa, derivanti da errori o inefficienze nei processi interni, e di natura criminale, derivanti da comportamenti illeciti da parte di clienti, personale interno o fornitori esterni;
  • La maggior parte delle aziende tende ad attribuire la quota di differenze inventariali sconosciute a cause di origine criminale. Tuttavia, questo può essere fuorviante senza un’analisi preliminare, specialmente in un settore come la GDO;
  • L’assenza di standard condivisi riguardo la definizione e la misurazione delle differenze inventariali può creare problemi di comparabilità e definizione di benchmark comuni per il settore;
  • Le strategie di contrasto adottate dalla maggior parte delle aziende si basano sulla riduzione delle differenze inventariali di natura criminale, con il coinvolgimento della sola security e/o di altre aree dell’azienda. Il contrasto delle differenze di natura operativa, invece, rappresenta una priorità per un numero inferiore di aziende;
  • Migliorare la produzione, l’integrazione e l’analisi dei dati provenienti dalla rete di vendita e dai magazzini tramite tecnologie innovative e la formazione dei dipendenti potrebbe incrementare l’efficacia delle suddette strategie;
  • Il contrasto alle differenze inventariali di natura criminale si concentra su tre aree principali: protezione del punto vendita da minacce esterne, protezione del singolo prodotto, e analisi dei dati per identificare fenomeni di infedeltà e frodi;
  • L’emergenza COVID-19 ha causato, secondo la percezione più diffusa, un calo generale delle differenze inventariali di origine criminale, anche se in alcuni casi è stato rilevato un aumento dei casi di infedeltà interna.

Marco Dugato, Amministratore di Crime&tech e Ricercatore di Transcrime, ha affermato: «Questo studio rappresenta un ulteriore passo verso una migliore comprensione del fenomeno delle differenze inventariali nella GDO, nelle dimensioni legate all’operatività aziendale e ai fenomeni di natura criminale. L’obiettivo per il futuro è che le informazioni raccolte in questo report possano servire da punto di partenza per la creazione di uno standard di definizione e classificazione delle differenze inventariali comune a tutti i retailer».

Alberto Corradini, Business Unit Director di Checkpoint Systems Italia, ha aggiunto: «Ancora una volta Checkpoint Systems supporta la ricerca sulle perdite nel retail. Crediamo sia molto importante per gli operatori del settore e per chi si occupa di sicurezza valutare e definire le proprie strategie di prevenzione delle perdite, riducendo i furti e migliorando l’esperienza del cliente. In questo anno così atipico e sfidante trovare delle best practice e stabilire una metodologia per valutare le differenze inventariali sono ancor più delle necessità e siamo sicuri che creare occasioni in cui i retailer possano confrontarsi, condividendo i propri punti di vista ed esperienze, possa essere estremamente utile in vista di un futuro sempre più omnicanale e tecnologico».

Modalità della ricerca

Le informazioni sono state raccolte tramite interviste individuali e un focus group, coinvolgendo un campione di aziende della GDO che rappresenta più del 40% del fatturato del settore a livello italiano includendo un totale di più di 7500 punti vendita tra store di prossimità, supermercati, ipermercati e cash&carry su tutto il territorio nazionale.

Solo il 6,2% dei prodotti in GDO ha un packaging 100% riciclabile

La sostenibilità ambientale deve essere una priorità: e i pareri sono sempre più concordi su questo punto. Basti pensare che secondo un recente sondaggio pubblicato da Environmental Leader ben il 74% dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più per un prodotto dal packaging sostenibile. Ma se molto è stato detto, poco è stato fatto: secondo uno studio effettuato dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy infatti soltanto il 25,4% dei prodotti alimentari nella GDO riporta in etichetta le informazioni necessarie su come smaltirne correttamente la confezione e solo il 6,2% dei prodotti ha un packaging completamente riciclabile. Questo significa che il 74,6% dei prodotti non riporta alcuna informazione. Carenze che rappresentano un enorme problema per l’ambiente: il peso del packaging determinato dagli acquisti di prodotti di largo consumo degli italiani nel 2019 ammonta infatti a quasi 3 milioni di tonnellate. Il futuro però appare più roseo: un’indagine di Markets and Markets pubblicata su Food Packaging Forum stima che il mercato globale dei packaging eco-friendly passerà dagli attuali 174,7 miliardi ai 249,5 miliardi di valore entro il 2025 (+42,8%), registrando un tasso annuo di crescita composto del 7,4%. Sono sempre di più infatti le aziende che investono sulla sostenibilità, come l’italiana Vitavigor, pronta a lanciare una nuova linea di snack con carta 100% riciclabile.

Ma quali sono le aree merceologiche che comunicano maggiormente la riciclabilità dei packaging sulle etichette? Secondo lo studio di Osservatorio Immagino di GS1 Italy, ai primi posti possiamo trovare l’ortofrutta (43,7%), il freddo (41,5%) e la drogheria alimentare (31,8%), seguiti dal fresco (26,5%), il cura casa (24,3%) e le carni (14,6%). Le percentuali dei prodotti che indicano la possibilità di riciclo restano basse invece per quanto riguarda le bevande (14,6%), il pet care (13,1%) e la cura persona (11,5%). Per quanto riguarda invece i prodotti all’interno delle singole categorie merceologiche, l’acqua minerale trionfa con il 100% delle referenze dichiarate totalmente o largamente riciclabili sull’etichetta. Poco più in basso, con oltre il 90% delle referenze, abbiamo il cura casa, con prodotti per detergenza bucato e stoviglie, le bevande piatte e gassate, le carni e l’ortofrutta, mentre intorno all’80% ci sono i prodotti di drogheria alimentare, del fresco, del freddo e del petcare. Infine, fra i prodotti con il minor grado di riciclabilità del packaging ci sono i preparati e i piatti pronti (41,2%), i prodotti da ricorrenza (30,7%) e i condimenti freschi (25,3%).

“Diventa sempre più importante comunicare al consumatore le informazioni sulla riciclabilità per favorirne la consapevolezza, aiutarlo nelle scelte d’acquisto e soprattutto nel corretto smaltimento del packaging di prodotto – ha spiegato Samanta Correale, Business Intelligence Senior Manager GS1 Italy – Affinché l’intero processo sia virtuoso, infatti, è necessario che arrivi fino in fondo”.

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