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Federdistribuzione presenta il bilancio di sostenibilità della distribuzione moderna

«Siamo le aziende del prezzo giusto, non del prezzo basso»: così il presidente di Federdistribuzione  Giovanni Cobolli Gigli ha introdotto l’incontro di presentazione del secondo Bilancio di sostenibilità della Distribuzione moderna organizzata (Dmo). «Uno strumento – ha aggiunto – nel quale esprimere la nostra identità, dichiarando i valori forti intorno ai quali le aziende della Dmo rappresentano, pur nella loro diversità, un insieme coeso». Un concetto ribadito anche da Mario Gasbarrino, amministratore delegato di Unes, per il quale: «In un settore ad elevata competitività come quello della distribuzione, la sostenibilità è un fattore di incontro, di scambio delle best practice».

L’obiettivo del bilancio di sostenibilità (l’unico, salvo errori, che riguarda un intero settore) è infatti quello di «trasmettere l’idea che l’impegno delle imprese sull’ambiente, nei confronti  di collaboratori e clienti, verso i fornitori e la comunità non è sporadico o casuale, ma rappresenta un atto consapevole che entra a far parte della più autentica strategia d’impresa e sul quale il commitment è molto forte. È la testimonianza che la sostenibilità non viene più intesa solo come una leva di posizionamento, ma sta diventando una leva economica». Federdistribuzione, ricordiamolo, rappresenta un variegato universo di imprese distributive per un totale di 14,600 punti vendita, 60,6 miliardi di euro di giro d’affari, pari al 47,9% della Dmo.

Va detto che, poiché la cronaca ha il sopravvento sui temi di un convegno, a poche ore di distanza, la notizia che qualche centinaia di dipendenti di Auchan hanno occupato piazza Montecitorio in seguito al fatto che il retailer francese si appresterebbe a licenziare oltre mille dipendenti, quale effetto della crisi di questi anni e della necessità di una riorganizzazione della propria presenza in Italia (cìè anche chi paventa una sua uscita), getta qualche ombra su queste affermazioni. Tuttavia non ne mina la sostanza.

Nel completo rapporto di bilancio, gli aspetti citati da Cobolli sono sintetizzati in una serie di numeri a significare un percorso virtuoso, come l’ha definito Mario Molteni, direttore di Altis (Università Cattolica di Milano): «La seconda edizione del Bilancio di Sostenibilità di Settore racconta di aziende che credono e investono in iniziative di responsabilità sociale e ambientale, assumendo il ruolo di propulsore di crescita». Nelle otto aree oggetto dell’indagine (clienti, fornitori, collaboratori, comunità, certificazione, ambiente, comunicazione), che censisce 60 iniziative diverse delle imprese associate, le attività delle imprese della Dmo hanno tassi di penetrazione elevati, che sfiorano il 100% in alcuni casi come i sistemi di riduzione dei consumi energetici, l’attivazione del servizio di ascolto dei clienti, l’inserimento di informazioni addizionali sull’etichetta dei prodotti a Marca del Distributore.

«Il dato più significativo – ha sottolineato Molteni – è che in tutte le aree si registra un incremento, con l’eccezione delle certificazioni, ma per il semplice motivo che è già completamente presidiata».

L’area che registra l’evoluzione più significativa è quella dei fornitori: +15% rispetto all’indagine 2012. Le aziende distributive lavorano con i fornitori in logica di partnership e per una loro valorizzazione, favorendo un percorso di crescita delle PMI. Pratiche quali l’instaurazione con le PMI di un rapporto di lunga durata (79% delle imprese), la valutazione del Codice etico del fornitore o la firma congiunta di un codice di condotta (75% delle imprese), la dematerializzazione degli scambi di documenti (82% delle imprese) favoriscono nelle imprese fornitrici l’avvio di un percorso di Responsabilità Sociale d’Impresa e di innovazione.

Anche l’area clienti segna un trend positivo dell’11%. Nei confronti dei clienti le imprese distributive tutelano il potere d’acquisto e mostrano attenzione alle nuove dimensioni sociali, andando spesso oltre gli obblighi di legge.

sostenibilità Dmo 2014

«La sostenibilità – ha concluso Molteni – è diventata un aspetto strutturale del business per le imprese della Dmo, che svolge, per di più, un ruolo proattivo verso le imprese fornitrici e di educazione della clientela. Il fatto che la riduzione degli imballaggi sia aumentata del 18% e la riduzione dei rifiuti del 12% testimonia di un approccio pragmatico alla sostenibilità, che fa bene immediatamente al conto economico dell’impresa».

Sono numerosi gli spunti emersi dalla duplice tavola rotonda che ha discusso i risultati del bilancio di sostenibilità di settore. Proviamo a sintetizzarli.

Consumo di suolo. Per le imprese della Dmo che vuole continuare a investire e a crescere, il tema è particolarmente importante. Intorno al consumo di suolo, in discussione nei palazzi della politica,  si intrecciano infatti gli interessi delle comunità locali, quelli della Dmo (per la quale è centrale la redditività del punto vendita), quelli delle amministrazioni locali. «Ma dobbiamo operare tutti all’interno di un quadro di certezze: oggi quando si parte non si sa quando si arriva e quando e in quali condizioni si arriva a compimento del progetto», ha detto Valerio di Bussolo, direttore della comunicazione di Ikea Italia.

Anche perché, ha illustrato il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, sono numerosi i casi in cui le Regioni e le amministrazioni locali hanno posto vincoli all’apertura di punti vendita e agli orari di apertura, nonostante le disposizioni contenute nei decreti Cresci Italia e Salva Italia che avevano invece aperto le porte a una maggiore liberalizzazione al riguardo, tanto che l’Antitrust è dovuto intervenire presentando ricorsi contro gli atti degli enti locali.

Rapporti con i fornitori. Per Luigi Mastruobuono, direttore generale di Confagricoltura sono quattro le aree di lavoro comune con la Dmo: la condivisione di dati per comprendere e migliorare le relazioni con i consumatori; valorizzare la filiera agroalimentare che vale il 14% del Pil; l’internazionalizzazione, perché la Dmo può essere la piattaforma di diffusione dei prodotti italiani all’estero; la comunicazione per creare maggiore valore veicolando nuovi contenuti relativi alla sostenibilità.

E Mario Gasbarrino ha aggiunto che quando si parla di prodotti a marchio del distributore questi rapporti sono già a livelli elevati tanto che molte Pmi sono cresciute fino ad affacciarsi ai mercati internazionali grazie alla Dmo e che la valorizzazione dei prodotti locali in futuro è destinata a crescere. Non solo, ma «quando un distributore sognatore e un produttore inventore si incontrano si raggiunge un equilibrio perfetto. Tanto che con il nostro fornitore di acqua minerale abbiamo eliminato il fardello in polietilene, risparmiando circa 480 camion di plaastica indifferenziata. E noi valiamo solo l’1% del fatturato complessivo della distribuzione alimentare».

Convegno Bilancio di sostnibilità distribuzione moderna 2

Filiera. «Il futuro si giocherà su una visione della filiera diversa, con progetti a lungo termine. Ma occorre fare rapidamente un salto di qualità. Mi auguro che l’industria recuperi quella capacità di innovazione  che in questi ultimi anni è stata più appannaggio della distribuzione. Dobbiamo tornare a metterci in gioco per costruire una visione più integrata più documentata con la distribuzione e con l’agricoltura». Alberto Frausin, amministratore delegato Carlsberg Italia.

Eccedenze alimentari. La Francia recupera le eccedenze 6-7 volte di più che l’Italia. L’auspicio del presidente di Fondazione Banco Alimentare Andrea Giussani è che la lotta contro lo spreco possa diventare un processo ordinario all’interno delle imprese distributive, per far si che da opportunità etico-sociale possa diventare una normale attività. Dando poi evidenza dei risultati ottenuti per favorirne il contagio e la diffusione.

Frescobaldi licenzia un 2014 positivo con una crescita del 6,3% in Italia

Da sinistra Ferdinando Frescobaldi, John Armleder, Giovanni Geddes Da FilicaJa in occasione della manifestazione Vendemmia d'Autore lo scorso febbraio

Frescobaldi, lo storico gruppo vitivinicolo toscano, ha registrato nel 2014 un fatturato di 85,8 mln di euro, crescendo del 2,8% rispetto al 2013. Il risultato più positivo è un’ulteriore crescita del comparto del vino in Italia (+ 6,3%), il che conferma il trend positivo iniziato l’anno precedente (+6,1% rispetto al 2012): un dato significativo che dimostra l’attenzione crescente nel nostro mercato verso i vini di qualità, e soprattutto la forza dei brand del gruppo.

A livello reddituale, il Gruppo Frescobaldi si aspetta ottimi risultati con un EBITDA oltre il 30% del fatturato.

Buona anche la performance all’estero, che cresce del 4,8%, trascinata da Paesi come gli USA, Svizzera e Germania. La quota dell’export è del 68%, con una crescita dovuta in gran parte ai vini di alta gamma: conferma che il comparto vitivinicolo italiano continua ad attrarre i consumatori stranieri, per i quali ha sempre grande importanza il valore del brand, ma anche il fascino del territorio e della storia che si celano dietro ad una bottiglia di vino.

Come nel passato, il Gruppo continua a credere negli investimenti che nel 2014 raggiungono la cifra di oltre 13 milioni di euro, impiegati nell’ammodernamento e rafforzamento della struttura produttiva, dei vigneti e degli impianti sempre più all’avanguardia: l’obiettivo è quello di produrre vini di qualità sempre maggiore e   puntare sull’alta gamma, sostenuta da progetti di lungo termine che mirano a costruire il valore di ciascuna delle marche del Gruppo (Frescobaldi, Luce della Vite, Ornellaia, Masseto e Attems).

«Consideriamo che i mercati consolidati» dichiara Giovanni Geddes, Amministratore Delegato del Gruppo «Italia, Europa e Nord America, pesano ancora circa 85% del fatturato e continuano a crescere. I mercati emergenti sono importanti come prospettiva futura, ma restano ancora da conquistare. Nonostante questo, investiamo sia in personale che in promozione. La OCM continua ad essere un notevole aiuto e volano per gli investimenti per portare la cultura del prodotto Italiano nel mondo».

Scarica il White Paper GDO Report 2014

È disponibile in formato Pdf GDO Report 2014, un’analisi aggregata sui bilanci 2013 di 53 delle maggiori imprese della Gdo realizzata da DGM Consulting.

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Il report indaga i risultati economico-finanziari di un campione di 53 delle maggiori società della grande distribuzione, ritenuto altamente rappresentativo delle dinamiche interne al comparto, e li proietta nel biennio 2014-2015. Il fatturato totale del panel rappresenta nel 2013 circa il 65,6% dell’intero giro d’affari italiano dei canali ipermercati, supermercati, superstore, libero servizio e hard discount (Federdistribuzione 2013).

Il GDO REPORT di DGM Consulting fornisce

  • Le evidenze sulle dinamiche passate e presenti del settore italiano della Grande Distribuzione Organizzata, che diano indicazione di possibili cambiamenti nel comparto
  • Una comparazione tra i soggetti prescelti per l’analisi, e tra questi e i valori medi del mercato, per l’identificazione delle eccellenze gestionali in atto.
  • Una valutazione dell’impatto di variabili esogene sulle performance aziendali future, in ipotesi di perfetta continuità strategica, per rintracciare le prossime tendenze.

Il documento presenta dapprima un’analisi del mercato della grande distribuzione in Italia con attenzione alle dinamiche passate e presenti, e ai possibili sviluppi futuri. Successivamente, procede ad analizzare le aziende del campione selezionato, sia a livello aggregato, sia per cluster, sia singolarmente. I dati pubblici sono stati dapprima elaborati nella loro componente storica e vengono in seguito utilizzati come base di proiezione per l’ottenimento dei possibili valori economici, patrimoniali e finanziari degli esercizi 2014 e 2015, ipotizzando un’omogeneità di rete di vendita e una perfetta continuità tattico-strategica.

Per scaricare GDO Report 2014 clicca qui

 

Gruppo Cevico, fatturato più 25 milioni di euro in quattro anni

Il Gruppo Cevico ha presentato i risultati della gestione 2013/2014, tutti in positivo: il fatturato consolidato (Cevico, Le Romagnole, Cantina dei Colli Romagnoli, Le Romagnole Due, Due Tigli, Sprint Distillery, Winex e Tenuta Masselina) è risultato pari a 127,761 milioni, il patrimonio netto è salito a 66,619 milioni di euro (64,756 milioni lo scorso anno) e l’utile è stato di 1,55 milioni. Un trend di crescita di lungo periodo che in quattro anni ha visto salire il fatturato del gruppo cooperativo di 25 milioni di euro (nel 2011 era a quota 102,265 milioni).

Bene anche l’’export, che tocca quota 20,473 milioni di euro, pari al 22,3% del fatturato Cevico, confermandosi un segmento fondamentale per l’agroalimentare nazionale, anch’esso con una crescita di lungo periodo che in quattro anni l’ha visto salire di 13,7 milioni di euro.

Importanti nel 2014 la definizione di tre importanti partnership commerciali: con Medici Ermete & Figli di Reggio Emilia, Istituto Tecnico Agrario “Scarabelli” di Imola, San Patrignano di Coriano di Rimini.

Cevico associa oltre 5000 viticoltori a conduzione diretta dei vigneti ed è tra i primi dieci player del vino a livello nazionale. Gli associati nel complesso dispongono di 6.700 ettari di vigneti, con 1,3 milioni di quintali di uva lavorata. Il Gruppo Cevico opera su due stabilimenti di confezionamento (Lugo di Romagna e Forli) a conduzione diretta, con un terzo a Reggio Emilia nell’ambito della partnership con la Medici Ermete & Figli. La capacità di stoccaggio è di oltre 650.000 ettolitri di vino, le associate “Le Romagnole” e “Cantina dei Colli Romagnole” operano su 18 cantine di vinificazione ubicate in tutto l’asse Romagnolo, ben 24 i marchi gestiti, di cui uno dedicato alle produzioni biologiche.

L’Assemblea ha eletto i componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione del Gruppo Cevico: confermata alla presidenza per il prossimo triennio Ruenza Santandrea che nel suo intervento ha evidenziato come “c’è tanto futuro nella nostra identità più classica e Cevico è pronta a narrare un territorio che in prospettiva può andare molto oltre i numeri positivi presentati oggi all’assemblea di bilancio. La comunità di questi 5000 viticoltori ha un radicamento sul territorio e un patrimonio di identità che ne fa la protagonista della storia che la Romagna deve ancora raccontare”.

I bilanci della Gdo sotto la lente. Un convegno a Milano

Cresce il fatturato ma non crescono i margini? Qual è il livello di indebitamento dei principali player? Le minacce esterne e i problemi di organizzazione interna sono superabili?
Il GDO Forum, attraverso la presentazione del GDO Report 2013-2015 di DGM Consulting, si pone l’obiettivo di rispondere a questi e al altri interrogativi. Il report mette in luce, tramite delle analisi mirate, i risultati economici e finanziari conseguiti dal mercato e dai suoi principali player ed evidenzia i trend futuri.
L’analisi vuole essere un momento di dibattito per cogliere eccellenze, criticità, ipotesi di sviluppo e previsioni. Le evidenze emergenti saranno il punto di partenza per aprire un confronto con alcuni esponenti di settore e con tutte le imprese che vorranno partecipare.
La partecipazione rappresenta l’opportunità per incontrare i manager di altre aziende e condividere i temi con gli esperti.

GDO FORUM
Eccellenze e future tendenze nel mondo della Grande Distribuzione Organizzata
26 Novembre 2014 – SAS – Via C.R. Darwin 20/22 – Milano
Programma:
•             10.30 – 10.40 Benvenuto SAS e inizio lavori
•             10.40 – 12.00 Eccellenze e future tendenze nella GDO: l’analisi dei risultati
G. Meloni (Socio DGM Consulting e Professore Università Bocconi)
•             12.00 – 12.30 Dalle analisi alle idee: la voce alle imprese
Tavola rotonda
•             12.30 – 12.45 Spazio alle domande e conclusioni
•             A seguire pranzo a buffet
L’evento è aperto e gratuito, ma con un numero limitato di posti disponibili. È quindi possibile registrarsi, e ricevere eventuali informazioni, inviando una mail con i propri recapiti a: riccardo.arcioni@dgmco.it

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