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Red Bull lancia Organics, la nuova linea di soft drink bio ed effervescenti

Red Bull presenta ORGANICS, una nuova gamma premium di bevande dissetanti biologiche, senza aromi artificiali, coloranti artificiali, conservanti o additivi. ORGANICS by Red Bull è disponibile in 4 varianti: Simply Cola, Bitter Lemon, Ginger Ale e Tonic Water.
I prodotti della linea ORGANICS by Red Bull non sono Energy Drink, ma Soft Drink effervescenti .
Le bevande ORGANICS by Red Bull contengono ingredienti di origine naturale e, in ottemperanzaai Regolamenti Europei per i prodotti biologici, rappresentano una alternativa biologica alle bibiteanalcoliche tradizionali.
Questa nuova linea di prodotti è confezionata nell’iconica lattina di alluminio Red Bull, riciclabile al 100%. ORGANICS by Red Bull propone un’offerta alternativa ai benefici funzionali di Red BullEnergy Drink e include i seguenti gusti:
ORGANICS Simply Cola:contiene ingredienti di origine naturale, con un gusto unico, che non risulta troppo dolce.
ORGANICS Bitter Lemon: contiene succo naturale di limone e oli di agrumi, accompagnati da
una nota erbacea amara, derivante da estratti vegetali naturali, e presenta una caratteristica nota bitter.
ORGANICS Ginger Ale: contiene oli naturali di zenzero e succo di limone da agricoltura biologica,con un colore ambrato e un aroma speziato.
ORGANICS Tonic Water:contiene una miscela armonica di limone e lime con ingredienti di
origine naturale. Un caratteristico mix di note dolci, amare e secche.

Sanpellegrino lancia un nuovo NESTEA, grafica d’impatto: ricettazione naturale

Sanpellegrino, dopo la conclusione della partnership con The Coca-Cola Company, torna a gestire direttamente NESTEA in Italia.

E non basta, in concomitanza con la nuova strategia distributiva, cambiano anche la  veste grafica (con un’immagine di grande impatto) e la ricetta (più semplice), pensata  per soddisfare le esigenze dei consumatori, che sempre di più spesso cercano prodotti naturali, con ingredienti selezionati di alta qualità, senza dover rinunciare al gusto.

 

La nuova gamma NESTEA

E’ composta da ingredienti selezionati, a cominciare dalle foglie di tè provenienti dalle Blue Mountains in India, una regione nota da oltre 100 anni per il suo tè profumato e di qualità. Il nuovo NESTEA offre una vera esperienza del tè, non contiene coloranti, aromi artificiali e conservanti. Una formula nuova, ben “raccontata” anche dal packaging, che enfatizza l’ingrediente principale: la foglia di tè.

Il nuovo NESTEA è disponibile su tutto il territorio nazionale nei canali Modern Trade e Ho.Re.Ca. in due varianti:

  • Limone, in lattina 250 ml e bottiglia PET 500 ml e 1 L
  • Pesca, in lattina 250 ml e bottiglia PET 500 ml e 1 L

La gamma tè Sanpellegrino

Il gruppo Sanpellegrino con NESTEA può completare il proprio portafoglio nella categoria dei tè proponendo due diversi brand con caratteristiche e posizionamenti differenti:

NESTEA, si rivolge principalmente a un target più giovane, come i millenials che concentrano i consumi principalmente nel canale fuori casa, punterà su un prodotto pieno di gusto, con ingredienti semplici e un’immagine di brand completamente rinnovata.

Al contrario BELTE’ cercherà di consolidare il proprio ruolo nel canale retail puntando maggiormente sulle famiglie e proponendo un prodotto naturale maggiormente legato al benessere e alla leggerezza.

 

 

Gli italiani e la spesa alimentare: i cinque nuovi profili Nielsen

Addio vecchi schemi basati su rilevazioni socio demografiche, la società, spinta dalla rivoluzione tecnologica e dall’invecchiamento della popolazione, cambia e così Nielsen identifica cinque nuovi profili di acquisto per gli italiani. Basati sugli acquisti reali delle novemila famiglie campione. Christian Centonze, Leader Soluzioni per il Largo Consumo di Nielsen, presenta i nuovi profili di acquisto degli italiani e considera come stanno impattando, e come influiranno in futuro, sui vari canali di acquisto, dall’iper all’eCommerce.

Frammentati oggi, polarizzati sempre più in futuro

Se stupisce la presenza ancora importante (4 milioni di famiglie) del segmento traditional, sicuramente, all’interno di questa ampia frammentazione che non ragione più per fasce di età ma piuttosto per disponibilità di spesa e aspirazioni, due sono le categorie verso cui nei prossimi anni tenderanno a convergere i consumi: la premium (golden shopper), definita “il sacro Graal del largo consumo” che detta tendenze e privilegia prodotti ad alto valore aggiunto (free from, bio, nutraceutici, con un focus sul benessere) e i low cost, che puntano alla convenienza e acquistano per la metà nel canale discount.

Insomma, nonostante le differenze, gli stili individuati da Nielsen non devono essere considerati compartimenti stagni, bensì “vasi comunicanti”, che fanno registrare migrazioni da un approccio alla spesa all’altro. E del resto sono 2 milioni le famiglie che negli ultimi due anni hanno già cambiato approccio alla spesa alimentare.

Retail Innovation, torna l’appuntamento con il nuovo volto del Retail

Innovazione, dinamicità, futuro: tre parole chiave per caratterizzare il retail del futuro.

Per approfondire l’argomento l’appuntamento è a Milano il prossimo 13 marzo, con Retail Innovation 13

CONVEGNO RETAIL INNOVATIONS 13

Milano, 13 marzo 2018, ore 9 – 17.30

 

 

Armando Garosci, Gior. Largo Consumo

Introduzione e moderazione

Fabrizio Valente, Founder e Amm. Del. Kiki Lab – Ebeltoft Italy

Presentazione della ricerca internazionale Retail Innovations 13

Tendenze e casi di retail innovativo in diversi settori, posizionamenti e

Format, provenienti da 17 Paesi

Testimonianze aziendali

Marco Pedroni, Pres. Coop Italia

Piero Candela, Head of Bus. Dev. Alipay Italia – Alibaba

Stefano Ghidoni, Dir. Cliente e Innovazione Auchan Retail Italia

Massimo Mercati, Amm. Unico Apoteca Natura – Aboca

Andrea Prosperi, Dir. Ris. Umane Teddy – Terranova

Emanuele Bellandi, Founder MyOverRose

Testimonianze partner

Luciano Roznik, Founder e Dir. Creativo AllWays

Diego Toscani, Dir. Gen. Promotica

Edoardo Arisi, Amm. Del. BloggerItalia

Emanuele Plata, Pres. PLEF

Gianluca Pellegrinelli, Founder Glooke Marketplace

 

Ai partecipanti sarà distribuita una copia della ricerca Retail Innovations 13
Quota di iscrizione 800€ + iva – Inviti disponibili per manager Retail e IdM lettori di Largo Consumo
Per iscrizioni: kiki@kikilab.it – 030 22 16 81

Partner

AllWays, BloggerItalia, Confcommercio, Inema, Sint Group, Promotica 

San Valentino non decolla, metà degli italiani lo ignora mentre in Uk “vende” più della Pasqua

La reputazione di campioni del romanticismo, almeno a parole, degli italiani è messa a dura prova a ridosso del San Valentino: nonostante aziende e retailer facciano a gara per proporre regali e leccornie per le rispettive metà, la metà degli italiani ignore la ricorrenza senza sborsare un centesimo, mentre uno su tre se la cava con un mazzo di fiori. Lo rileva Coldiretti con un sondaggio condotto dal sito www.coldiretti.it.

Quasi la metà (45%) delle persone per l’appuntamento del 14 febbraio ha dunque deciso di non regalare niente, o almeno nulla di materiale mentre tra gli altri doni, troviamo cioccolatini o altri dolciumi (15%), gioielli o altri oggetti di valore (8%) mentre solo il 2% punta su un vestito o un altro capo di abbigliamento. Anche sotto la spinta dell’effetto Sanremo, tradizionalmente considerato il Festival dei fiori, l’omaggio floreale si conferma simbolo della festa degli innamorati.

Il settore dei fiori in Italia fa capo a 27mila aziende con 100mila addetti e vale complessivamente 2,5 miliardi di euro. I fiori italiani spiega Coldiretti sono i più profumati, non solo perché non devono affrontare lunghi viaggi come invece avviene per quelli stranieri che arrivano meno freschi alla meta, ma anche perché molti produttori nazionali sono impegnati a selezionare varietà che regalano profumi più intensi e caratteristici.

Di tutt’altro segno il successo della festività nei Paesi anglosassoni, dove peraltro è nata. Nel Regno Unito ad esempio ha superato la Pasqua quanto a spese de consumatori, diventando il più importante avvenimento commerciale della prima metà dell’anno. Quest’anno secondo Mintel i britannici spenderanno 620 milioni di sterline in regali (oltre 730 milioni di euro, +5% rispetto al 2017), con una spesa media di 60 sterline e i “vecchi Millennial” (la fascia di età fra i 28 e i 37 anni) tra i più accaniti “donatori”.  In quel di Albione però si cerca una maggiore concretezza con la maggior parte dei soldi spesi per cibi e bevande da consumare a casa, seguiti da gioielli, fiori, abbigliamento e scarpe. Coccolarsi a casa davanti a un film o a una serie tv pare infatti sia una delle  attività più apprezzate dai giovani maturi: sempre più anche da noi. Non a caso Foodora, operatore di food delivery, parte proprio oggi, in vista del San Valentino, con la sua prima campagna pubblicitaria tv, su Sky, centrata sull’emozione del “Primo Morso”, il piacere della prima volta, da condividere. 

La richiesta dei consumatori in ogni caso va verso regali che prevedano la personalizzazione (e dunque largo a ricami e stampi da imprimere al momento sul regalo) e un'”esperienza” (corsi, serate, viaggi). 

A giudicare da come è andata con il black Friday, nei prossimi anni potremmo aver delle sorprese…

 

 

 

Olio, EVO e semi i più usati, biologico in crescita ma il prezzo è decisivo

Mai più senza, e non certo di bassa qualità: è stretto il rapporto tra italiani ed olio, uno dei capisaldi della dieta mediterranea, con il 72% che ne consuma più di un litro di olio al mese.

È quanto emerge da una ricerca Doxa per l’azienda Pietro Coricelli, che sottolinea come il 44% tien in casa tre bottiglie di olio contemporaneamente, tra queste il 98% dichiara di avere in casa olio extra vergine, il 68% olio di semi e il 18% olio di oliva. E, se la spesa media per l’acquisto di un litro d’olio si attesta su 5,5 Euro, il 63% degli intervistati dichiara di comprare olio biologico.

 

In Gdo centrale resta il prezzo

La ricerca, realizzata su un campione di consumatori italiani appartenenti alla community Doxa Roamler, evidenzia come per il 58% di consumatori che acquistano al supermercato, il prezzo è centrale: il 54% sceglie in base al prezzo/promozioni. E, se il 35% risulta sensibile all’estetica del packaging, ben l’80% dichiara di affidarsi alla lettura dell’etichetta per distinguere le diverse tipologie di olio extra vergine presente sugli scaffali.

Se è radicata la conoscenza e la cultura dell’olio, c’è però ancora da lavorare: il 76% degli intervistati dichiara di leggere l’etichetta, considera molto importante (68%) la provenienza dell’olio e, nel 67% dei casi, ritiene importanti le indicazioni in merito all’utilizzo. Insomma, gli italiani sembrano conoscere le proprietà, i benefici e l’utilizzo corretto dell’olio in cucina, ma è ancora bassa la conoscenza sull’approccio sensoriale e sulle differenze di gusto. Solo il 19% sa che l’acidità dell’olio non si percepisce dal gusto, mentre il 50% ritiene erroneamente che l’extra vergine di oliva “più è verde più e buono”.

«La degustazione è fondamentale per imparare a riconoscere le qualità dell’olio, per percepire le differenze, per imparare a scegliere quello più affine al proprio gusto o il prodotto migliore da abbinare ad un piatto. L’approccio sensoriale gioca un ruolo fondamentale per la conoscenza di questa preziosa materia prima e questi dati dimostrano che bisogna lavorare ancora in questa direzione. La nostra missione è da sempre quella di diffondere la cultura dell’olio e momenti come questi diventano occasioni uniche per condividere con tutti gli appassionati e i curiosi, la nostra conoscenza, frutto di oltre 80 anni di esperienza, amore e passione mia e della mia famiglia per l’olio» ha commentato Chiara Coricelli.

Smartphone, cresce a valore il mercato in Italia e nel mondo. I dati di GFK

Smartphone: scendono del 2,3% le vendite dei telefonini venduti nel nostro paese nell’ultimo trimestre del 2017. A valore, invece, le cose vanno nettamente meglio, facendo registrare un trend del +1,9% rispetto al terzo quadrimestre del 2016 e addirittura del +3,1% anno su anno. Con il risultato che il giro di affari nel 2017 si è attestato a oltre 5,6 miliardi.

Semplice la spiegazione: nell’ultimo anno i consumi hanno virato con decisione verso modelli più grandi e più cari della media. Ce lo racconta una recente ricerca GFK.

I risultati a livello internazionale

Andamento non dissimile da quello del nostro paese si registra in tutta l’Europa occidentale, dove le vendite di smartphone sono diminuite a volume del 3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma sono cresciute a valore del 17% , sviluppando un giro d’affari pari 56 miliardi di dollari, in aumento del 5% rispetto al 2016. A far da trainano le performance positive di Gran Bretagna (+24%) e Francia (+19%).

Trend positivo per il mercato degli smartphone in Europa centrale e orientale: le vendite sono cresciute del 7% nell’ultimo trimestre dell’anno. Anche qui il trend a valore è particolarmente positivo (28%). Anche per il 2018 le previsioni sono per una crescita del mercato. 

Il mercato degli smartphone in Nord America è cresciuto del 6% a unità nel Q4 2017: si tratta della crescita più elevata degli ultimi due anni. Positivo anche il trend su base annua, con un incremento delle vendite del 2%. Per il 2018, invece, si prevede un trend piatto.

 

Vendite Smartphone –  Q4 2017 vs. Q4 2016
 

 

Unità vendute (milioni)Valore (miliardi di dollari) 
Q4 16Q4 17Trend Y/Y % Q4 16Q4 17Trend Y/Y %  
Europa Occidentale38.337.0-3%16.118.817% 
Europa Centrale e Orientale23.625.27%5.46.928% 
Nord America58.762.06%27.428.54% 
America Latina33.135.06%10.011.212% 
Medio Oriente e Africa42.646.28%10.610.93% 
Cina118.4114.7-3%36.643.017% 
Asia – Paesi sviluppati 20.318.5-9%13.913.2-5% 
Asia – Paesi emergenti58.958.6-1%10.111.514% 
Totale393.9397.21%130.1144.011% 
Fonte: GfK Point of Sales (POS), rilevazioni effettuate in 75 mercati, dati mensili aggiornati a fine novembre 2017, più dati settimanali aggiornati al 31 dicembre. Percentuali arrotondate. 

 

In America Latina, la domanda è cresciuta del 6% negli ultimi mesi del 2017, trainata da Brasile: GfK prevede un rallentamento della crescita nel 2018.

Fa registrare il +8% su base annua il trend del mercato degli smartphone in Medio Oriente e Africa,  trainato principalmente da Egitto e Arabia Saudita.  Buone le previsioni (+5%) per il prossimo anno.

In Cina si nota un calo a volume, compensato a valore da un vero boom: +17%.

Segno meno, invece, sia a valore che a volume nei paesi dell’Asia sviluppata* dove il mercato degli smartphone frena rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-9% a unità, -4% a valore), a causa soprattutto del trend negativo della Corea del Sud. Tuttavia, GfK prevede un ritorno alla crescita nel 2018, trainato principalmente dal Giappone.

Negativo il trend a valore (-1%) nei Paesi asiatici emergenti*, a fronte di un incremento del 14% a unità. Causa principale è la maggiore diffusione di modelli di fascia bassa. Complessivamente, in questa regione sono stati venduti 232,7 milioni di smartphone nel corso dell’anno (+8% rispetto al 2016). Per il 2018, GfK prevede una crescita della domanda del 9%.

 

Vendite Smartphone – 2017 vs 2016 
 Unità vendute (milioni)Valore (miliardi di dollari)
 20162017Trend Y/Y %20162017Trend Y/Y %
Europa Occidentale131.0125.6-4%53.556.05%
Europa Centrale e Orientale78.085.29%16.821.226%
Nord America198.2201.32%82.984.01%
America Latina105.9115.89%30.936.819%
Medio Oriente e Africa168.9176.54%42.141.5-1%
Cina448.5454.41%133.1152.314%
Asia – Paesi sviluppati 72.968.5-6%46.144.2-4%
Asia – Paesi emergenti214.5232.78%34.542.724%
Totale1,417.91,4603%439.9478.79%
Fonte: GfK Point of Sales (POS), rilevazioni effettuate in 75 mercati, dati mensili aggiornati a fine novembre 2017, più dati settimanali aggiornati al 31 dicembre. Percentuali arrotondate.

 * Nello studio vengono considerati Paesi asiatici sviluppati: Australia, Hong Kong, Giappone, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Taiwan. Sono considerati Paesi asiatici emergenti: India, Indonesia, Cambogia, Malesia, Filippine, Tailandia e Vietnam.

Lo studio

I dati riportati sono basati sul  tracking GfK Point of Sales (POS): dati di vendita effettivi per i mesi di ottobre e novembre, dati di dicembre stimati sulla base delle rilevazioni settimanali al 31 dicembre 2017.

 

Food Court: quale il suo ruolo oggi, all’interno dei Centri Commerciali? Il parere dei netsurfer

Sempre più spesso la Food Court si rivela un motore importante dei centri commerciali.

E l’offerta si va diversificando di conseguenza, con l’obiettivo di intercettare il numero più elevato di visitatori, magari segmentandolo per target.

Su questo tema Web Research ha effettuato uno studio selezionando 3.874.546 opinioni lasciate nella rete domestica a titolo personale da privati consumatori.

Gli ambienti di provenienza dei pareri pesano rispettivamente il 73% (social) e il 23% (blog e forum), la media nazionale di influencer per prodotti e servizi nel 2018 è stata circa il 12%.

Vediamo nel dettaglio cosa è emerso.

Utilizzo

 

Solo una persona su 4 che si reca in un centro commerciale utilizza la food court

 

Frequenza

Tra gli utilizzatori uno su quattro mangia sempre qualcosa; circa la metà mangia qualcosa saltuariamente; uno su sette sceglie solo centri commerciali dove potere mangiare; uno su otto si reca a mangiare nel centro commerciale a prescindere dal fare acquisti

Qualità

Tre quarti dei giudizi sulla qualità del cibo è positiva

Prezzo

9 frequentatori dei food court su 10 sono soddisfatti del prezzo

Varietà dell’offerta

8 frequentatori dei food court su 10 giudicano varia l’offerta alimentare

Momenti di consumo

Il pranzo è il momento di maggior utilizzo, seguono staccatissimi la prima colazione, la merenda e la cena.

Giorni di utilizzo

Il momento di massimo afflusso è nel fine settimana

Profilo socio-demo

Ne scrivono in rete più donne che uomini

L’84% dei frequentatori dei food court ha età compresa tra i 30 ed i 49 anniLa quasi totalità dei frequentatori dei food court è di cultura compresa tra medio alta e medio bassa

Leggermente maggiore la frequentazione dei food court al Nord

Maggiore la frequentazione dei food court da parte di chi risiede in aree urbane 

di Gian Marco Stefanini

gianmarco.stefanini@web-research.it

Packaging, le soluzioni di Esseoquattro per macelleria, pescheria e ortofrutta

Packaging: il 2018 inizia all’insegna di nuove sfide rivolte ai produttori. La nuova legge 123/2017, che adegua il nostro paese agli standard europei suli imballaggi in plastica, avrà come diretta conseguenza un aumento della domanda di quelli in carta. Uno scenario in cui Esseoquattro Spa, da 40 anni nel settore packaging, può dire la sua.

Avendo puntato negli anni sull’ecocompatibilità dei prodotti, l’azienda è infatti pronta a rispondere ai nuovi requisiti normativi con una gamma completa di prodotti in carta o principalmente composti di carta che quindi non rientrano nel campo di applicazione della normativa e che offrono una soluzione specifica per ogni settore.

Le soluzioni

Per il reparto ortofrutta Esseoquattro propone i sacchetti in kraft di pura cellulosa a fibra lunga e i sacchetti scoprigusto Ideabrill® con banda trasparente microforata per i preparati già tagliati di frutta e verdura (ad esempio il minestrone). Entrambi disponibili con la nuova stampa generica Naturalmente Fresco o personalizzabili con l’immagine del cliente.

Per la pescheria, Esseoquattro propone l’Imprigionagusto Ideabrill®. Un sacchetto composto da carta di pura cellulosa vergine a fibre lunghe umido-resistente, accoppiata ad un film trattato. Il sacchetto è termosaldato e sigillabile in 1 secondo per trattenere al proprio interno liquidi e odori, evitando così spiacevoli fuoriuscite durante il trasporto e lo stoccaggio in frigo.

Per la macelleria, Esseoquattro propone incarto e salvafresco Ideabrill®, la cui composizione permette di conservare più a lungo inalterate le caratteristiche organolettiche della carne fresca, e l’imprigionagusto che mantiene i cibi pronti di gastronomia caldi per circa un’ora.

Oltre ai prodotti della linea Ideabrill®, per lo street food e in genere per i prodotti fritti e conditi è importante ricordare la linea completa di carte e sacchetti in supporto antigrasso bianco (Glisser) e avana (Oléane) presentata da Esseoquattro, ottimi alleati per servire cibi croccanti come appena sfornati.  La linea in antigrasso Oleane, in particolare, è stata studiata per essere uno strumento prezioso per qualsiasi servizio: è infatti possibile scaldare gli alimenti contenuti in forno tradizionale o in microonde e quindi servire le preparazioni fragranti e profumate.

Pane: fresco, artigianale e con materie prime poco raffinate. Si ritorna alle origini

Pane? Sì, certo, ma fresco e naturale, perché l’importante è che faccia bene. Il benessere in tavola, ricomincia da qui.

Ecco uno dei dati principali emersi da un convegno AIBI, l’Associazione Italiana Bakery Ingredients, anizzato durante il Sigep.

“E’ una sorta di ritorno alle origini – ha spiegato al convegno Palmino Poli, presidente di AIBI – di rincorsa alla naturalità intesa come leggerezza e salute. In un mondo sempre più tecnologico, può sorprendere ma, come abbiamo visto al convegno, la ricerca del naturale appartiene anche ad epoche diverse ed il pane, che fin dall’antichità è visto come ‘dono degli dei’, rappresenta al meglio questa tendenza di consumo, vecchia e nuova al tempo stesso”.

Free from e materie selezionate

Tra il 2011 ed il 2016, è il pane a valore aggiunto, prodotto con materie prime selezionate, quello che ha guadagnato maggiori consensi, con una crescita del 10%. Oggi, secondo Cerved, il segmento più vivace del settore punta proprio sul binomio “naturale-salutare”: attualmente questa componente vale il 20% dell’intero mercato ma è destinata a crescere ancora.

In particolare, il consumatore di oggi chiede un pane fresco e artigianale, ottenuto con materie prime poco raffinate. Non compra sempre lo stesso tipo di pane ma ne cerca e ne sperimenta di nuovi.  Anche nell’arte bianca si assiste al trionfo del “free from”: senza sale, senza glutine, senza grassi. 

Materie prime selezionate

Ciò spiega il successo dei pani realizzati con un importante contributo nutrizionale: multicereali, multivitaminici, ricchi di fibre e sali minerali, ma con un ridotto contenuto di sodio. In generale le farine sono sempre più altamente selezionate, con l’obiettivo di offrire prodotti di qualità: poco raffinate, integrali, biologiche, con un alto valore proteico, con un basso indice di glutine, macinate a pietra o a km 0.

E la pasticceria non è da meno

Piacciono sempre di più le brioche integrali, oppure realizzate con farina di cereali e con zucchero di canna, arricchite con ingredienti naturali, come la frutta secca ed i frutti di bosco. I panificatori puntano su soluzioni alleggerite delle ricette classiche: grassi diversi e più salutistici come l’olio d’oliva, ricotta di capra al posto di pecora, pasta di mandorle con meno zucchero.

Un passaporto per il futuro

Grazie alla ricerca scientifica, si potrà andare ben oltre la lista degli ingredienti e dare informazioni al pubblico sulla naturalità dei prodotti e degli ingredienti. Al convegno AIBI, Cesare Manetti, responsabile del corso in Biotecnologie Agro-Industriali e Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università “La Sapienza” ha spiegato i vantaggi del “Passaporto dell’Alimento”, che permetterebbe di disegnare il “profilo”, ovvero l’identitkit del pane, e di confrontarlo con i “profili” dei consumatori. “Oggi – ha sottolineato Manetti – la scienza può comprendere quanto la fase di trasformazione possa conservare il ‘naturale’ e, sulla base di queste indicazioni, selezionare processi più adatti a conservare la ‘naturalità’ degli ingredienti.

Roberto Capello, presidente della Federazione italiana panificatori, guarda con favore al contributo della ricerca. “Il rigore scientifico – afferma – può aiutarci a definire sempre meglio cosa deve davvero intendersi per ‘naturale’. Al contrario, assistiamo ad un impiego spesso arbitrario di questo aggettivo, sia in senso positivo che negativo. Il motivo? Non esiste una definizione legislativa di naturalità e, cosa ancora più grave, manca in Italia una vera cultura del pane, che aiuterebbe a fare chiarezza e ad impedire la diffusione di notizie infondate e pericolose sul nostro modo di lavorare e sui prodotti della panificazione artigianale”.

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